Streghe di Valle Camonica

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Targa commemorativa sulla torre Federici di Sonico
« Signori miei, son stato in Valcamonica
per consultare le streghe di quel loco
se mi saprebbon di Turpin la cronica
mostrar per forza d'incantato foco;
una vecchiarda in volto malinconica
rispose allor con un vocione roco:
-Gnaffe, che sì tu lo vedrai di botto;
entra qui tosto meco e non far motto »
(Teofilo Folengo, Orlandino, I, stanza 12)

La caccia alle streghe della Valcamonica fu una serie di persecuzioni condotte tra il XV e il XVI secolo nella nota valle lombarda.

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Il Cristianesimo, giunto in Valle Camonica già alla fine dell'Impero Romano, si diffuse tra la popolazione in modo superficiale e non prettamente ortodosso, tanto che, stando almeno a quanto scrisse Gabriele Rosa, le popolazioni camune avrebbero celebrato culti dedicati alle divinità pagane fino al IX secolo[1]. Per questo motivo sin dai tempi più antichi erano state emesse varie leggi per punire le eresie. Gli Statuti di Valle Camonica del 1498, ad esempio, punivano la sodomia e l'eresia diabolica con il rogo, sebbene i giudici fossero inclini a mitigare le pene[2].

In Europa, a partire dalla metà del XV secolo, nei dibattiti religiosi riguardanti l'eresia e la stregoneria (dibattiti alimentati, fra l'altro, dalla crescente diffusione dei trattati demonologici) la figura della strega e la realtà del sabba iniziarono a imporsi come delle minacce concrete da combattere senza indugi. Gran parte delle credenze e delle usanze popolari che conservavano l'impronta degli antichi miti pagani confluirono così, inevitabilmente, nel vasto repertorio magico-diabolico degli inquisitori[3].

Nel progredire di questa tendenza furono soprattutto le popolazioni alpine ad attirare l'attenzione degli inquisitori e dei demonologi. L'isolamento in cui vivevano gli abitanti della Valle Camonica, la loro condizione sociale e le abitudini che da questa provenivano, unitamente alle infermità e alle deformazioni fisiche dovute alle malattie, generavano nei visitatori un sentimento di sospetto e paura impregnato di pesanti pregiudizi. In una lettera datata 1º agosto 1518 Giuseppe da Orzinuovi, funzionario veneto di Terraferma, descrive così la Valle Camonica a Ludovico Querini[4]:

« (...) luogo però più montano che pianura, luogo più sterile che fructuoso, et abitato da gente per la mazor parte più ignorante che altramente, gente gozuta, quasi tutta deforme al possibile senza alcuna regola del vivere civile. »
(Giuseppe da Orzinuovi, Lettera del 1° agosto 1518 a Ludovico Querini)

Giuseppe da Orzinuovi, in ogni modo, non manca di richiamare l'attenzione del Querini sulla dura esistenza dei valligiani e sulla facilità con cui la disperazione può trascinarli nell'errore e nell'apostasia:

« Noe è dubio che li desperati, vedendosi prometere dil bene, assai richeze et a piaceri bontempo, prometono di fare tutto. »
(Giuseppe da Orzinuovi, Lettera, cit.)

Non per questo viene meno la certezza che nella Valle Camonica sia costantemente in aumento il potere del Maligno e dei suoi adepti:

« Et pare che da quel tempo in qua siano trasferite le strigaria de albania in questa valle camonica; tanto che li è moltiplicata de tempo in tempo la maledizione, che se ora non se li feva condigna provisione, el morbo de tale peste andava tanto avanti che tutta quella valle, monte e piano, quei poveri sacerdoti et secolai, fati i fedeli parte di le Maestà divina et de loro senza più baptesimo che baptizzati et consequenter dediti ad opere diaboliche, dotti da fascinar li omini, strigar fantolini. »
(Giuseppe da Orzinuovi, Lettera, cit.)

Le persecuzioni del XV secolo[modifica | modifica sorgente]

Le prime notizie di provvedimenti mirati a contrastare le streghe camune risalgono al 1445, quando l'inquisitore della valle chiede istruzioni a Venezia per avviare un procedimento contro di loro[5].

Il 9 dicembre 1485 l’inquisitore domenicano Antonio da Brescia denuncia al Senato veneziano l’esistenza dell’eresia stregonica a Edolo[6]. Il frate ottiene in seguito dal Consiglio dei Dieci l'approvazione per iniziare il procedimento inquisitorio. Sempre nel dicembre del 1485 la Serenissima sollecita il sostegno del capitano e podestà di Brescia nei confronti di Antonio; frattanto il vescovo della città rivendica il diritto di sanzionare le sentenze di condanna. L'anno successivo i magistrati laici bresciani si oppongono all'operato del frate inquisitore[7].

Nel 1499 tre preti camuni (Martino Raimondi di Ossimo, Ermanno de Fostinibus di Breno, Donato de Buzolo di Paisco Loveno) vengono condotti a Brescia in quanto accusati di recarsi in Tonale con l'olio santo e le ostie consacrate per le messe nere e non somministravano l'estrema unzione. Gli studiosi confermano che in Valle Camonica vi era una forte degradazione del clero, sebbene escludono che vi siano stati episodi di depravazione[8].

Le persecuzioni del XVI secolo[modifica | modifica sorgente]

Prima persecuzione (1505-1511)[modifica | modifica sorgente]

Il 23 giugno 1505 presso Cemmo vi fu un rogo di sette donne ed un uomo[9]. Nel 1510 presso Edolo vi fu un rogo di 60 streghe, condannate dal vescovo di Brescia Paolo Zane[10], arse con l'accusa di aver arrecato siccità e fatto ammalare uomini e animali con i loro sortilegi. Nell'agosto del 1511 Giorgio da Casale, professore dell'ordine dei Frati Predicatori, ottiene da papa Giulio II l'incarico di inquisitore a Brescia e a Cremona[11]. Questa nomina viene ricordata anche nel breve di papa Adriano VI Dudum, uti nobis del 10 luglio 1523, nel quale il pontefice si sofferma sulle difficoltà incontrate dall'inquisitore nel portare avanti i processi "nei detti luoghi deputati al suo ufficio" a causa dell'opposizione di "taluni, tanto ecclesiastici quanto laici"[12].

Seconda persecuzione (1518-1521)[modifica | modifica sorgente]

La seconda persecuzione avviene con la riconquista della Valle Camonica da parte della Serenissima a seguito della pace di Noyon con la Francia.

Nei primi mesi del 1518 approdano in Valle e fissano la loro dimora nelle cinque pievi camune altrettanti inquisitori: don Bernardino de Grossis a Pisogne, don Giacomo de Gablani a Rogno, don Valerio de Boni a Breno, don Donato de Savallo a Cemmo e don Battista Capurione ad Edolo[13]. Essi sono inviati dal vescovo Paolo Zane e coordinati dal vice inquisitore fra Lorenzo Maggi[14].Tra giugno e luglio del 1518 vennero arse tra le 62 e le 80 streghe (tra cui 20 uomini). Subiscono la condanna a morte anche tre personaggi di spicco della società stregonesca: tale Agnese "capitana delle fattucchiere", messer Pasino "cancelliere del Tonale" e un tale anonimo che era il corriere del primo in Francia e Spagna[15].

Il 14 luglio viene informato il Consiglio dei Dieci a Venezia, e questo il 31 luglio impone il blocco dell'inquisizione nella valle[14].

Il 25 settembre il vescovo di Pola e nunzio pontificio a Venezia Altobello Averoldi[16] porta davanti al collegio un reo confesso, tale pre Betin, che testimonia dei sabba presso il monte Tonale. Sono nominati quindi delegati per i processi nell'area i vescovi di Famagosta Mattia Ugoni e Capodistria Bartolomeo Assonica, mentre Lorenzo Maggi riprende in autonomia l'attività giudiziaria: verrà richiamato a Venezia per giustificare il suo comportamento[14].

Il 28 settembre 1520, dopo due anni di disputa, Luca Tron, Savio del Consiglio dei Pregadi, si oppone al continuo della persecuzione della stregoneria. Ciò lo porterà ad un forte scontro col nunzio pontificio, che sostiene che questi processi sono prerogativa del diritto canonico[14].

Il 21 marzo il Consiglio dei Dieci emette rigide norme per i processi da parte dell'Inquisizione e il 27 luglio decide la definitiva sospensione dei processi in Valcamonica[14].

Nel febbraio del 1521 papa Leone X, con il breve Honestis petentium votis, affianca ai vescovi e agli inquisitori, ritenuti poco rigorosi nei loro processi contro le streghe, il vescovo Altobello Averoldi, che all'epoca aveva già delegato il vescovo di Capodistria per l'esercizio dell'inquisizione in Valcamonica, dove "massimamente pullulano ed hanno vigore gli appartenenti a questa setta dannata"[17].

Le streghe del Tonale[modifica | modifica sorgente]

Di particolare rilevanza sono le streghe del Tonale, presenti in diverse leggende camune e solandre che si rifanno ad una matrice ancestrale e folklorica.

Il monte Tonale si trova tra la Valle Camonica e la Val di Sole, tra la Lombardia ed il Trentino-Alto Adige. Si tramanda che su questo monte, durante il mese di giugno, nei giorni di giovedì e sabato, venissero praticati degli incontri tra streghe, i così detti sabba.

Nel 1518 Carlo Miani, castellano di Breno e gentiluomo di Venezia scriveva al dottor Marino Zorzi[18]:

« (...) a Breno alcune donne tormentate confessarono di haver fatto morir homini infiniti mediante polvere avuta dal demonio, la quale sparsa in aria facea sorgere procelle e con essa una asserì d’aver ucciso 200 persone (...) »
(1518, Carlo Miani, Lettera a Marino Zorzi)

Allo stesso modo racconta di fanciulle che, spinte dalle loro stesse madri, disegnate delle croci a terra ci sputavano sopra urlando disgustose parole. Questo rito faceva apparire il demonio a cavallo che le scortava sulla vetta del monte Tonale, sul quale prendevano parte a pantagruelici banchetti. In cambio del loro ripudio del Cristianesimo ottenevano bellezza e giovinezza.

Nel corso dei processi del 1518 una donna di cinquant'anni, chiamata Onesta, confessò di essersi più volte recata al Tonale cavalcando una capra. Lassù la donna avrebbe imparato a scatenare le tempeste e, dopo aver reso omaggio al Diavolo assiso in trono, avrebbe ricevuto una polvere magica per far morire le persone. Onesta raccontò poi di banchetti antropofagi ai quali partecipava una gran quantità di gente[19].

In una sua relazione del 17 dicembre 1518 a Girolamo Querini, Francesco Rovello da Clusone, che assistette ai processi in prima persona, si dichiarava scettico riguardo alla realtà del sabba[20]:

« (...) Invero difficil cosa da credere (...) imaginandomi più tosto che 'l para cussì a queste femine per forza del diavolo, et che siano illusioni. »
(Francesco Rovello, Lettera del 17 dicembre 1518 a Girolamo Querini)

Il giurista bresciano Alessandro Pompeio, anch'egli testimone oculare dei processi avvenuti nel 1518, in una sua lettera del 28 luglio a Giovanni Giustiniani descrisse il sabba delle streghe con maggior sdegno e preoccupazione:

« Queste bestie eretiche hanno electo uno monte, el qual se chiama Monte Tonale, nel qual se reduseno ad foter e balare, qui afirmano che non trovano al mondo nihil delectabilius et che onzendo un bastone, montano a cavalo et eficitur equus, sopra il quale vanno a ditto monte et ibi inveniunt el diavolo, quale adorano per suo Dio et signore, et lui ge dà una certa polvere, con la quale dicte femene et homeni fanno morir fantolini, tempestar, et secar arbori et biave in campagna, et altri mali, et butando dicta polvere sopra uno saxo, si speza. »
(Alessandro Pompeio, Lettera del 28 luglio 1518 a Giovanni Giustiniani)

Il Pompeio era rimasto molto colpito da un'affermazione del Pasino, il quale stimava che le streghe del Tonale raggiungessero il numero di duemilacinquecento[21].

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

« (...) in alcune parti della Lombardia e soprattutto in quei luoghi in cui detto Giorgio[22] svolgeva il ruolo di inquisitore, furono trovate molte persone di ambo i sessi che, dimentiche della propra salvezza e allontanandosi dalla fede cattolica, avevano formato una setta, rinnegato la fede abbracciata con il sacro battesimo, calpestato la santa croce con i piedi e perpetrato su di essa atti ignominiosi. Avevano poi abusato dei sacramenti e soprattutto dell'Eucarestia, eletto il diavolo come loro signore e protettore, prestandogli obbedienza e venerandolo; con i loro incantesimi, formule magiche, sortilègi ed altri nefandi atti superstiziosi avevano in molte maniere danneggiato le bestie e i frutti della terra. »
(Adriano VI, Dudum, uti obis, breve del 10 luglio 1523[23])
« (...) in Pisogne e in Edolo furono abbruciate nel 1510 sessanta streghe e alcuni stregoni che assaltavano huomini, donne, animali, seccavano prati, herbe, etc coi loro incantesimi. Quando furono menati al fuoco, dicevano che non lo temevano, che avrebbero fatto miracolo, loro era apparso il diavolo. Assurde accuse, ma allora i più le credevano ond’è a lodarsi la prudenza del governo di Venezia in tali occasioni (...) il vescovo Zane d’altra parte avuto eccitamenti dalla Valle Camonica, v’andò con un domenicano e predicatori e fece abbruciare alcune streghe ad Edolo. »
(Cocchetti, Brescia e sua provincia, tratto dalla Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto, 1859)
« In Valcamonica et etiam qui a Bressa et per tutto lo mondo è sparsa questa triste eresia et abnegazione del Signore Dio e dei Santi. Et sono già stati brusati in Valcamonica in quattro luoghi circa 64 persone, maschi et femmine, at altrettanti e più ne sono in presone (...) et ne sono circa 5000, cosa inestimabile (...) »
(Marin Sanudo, Diarii, Tomo XXV, pg 586, Venezia 1536[24])

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gabriele Rosa, Guida topografica, storica, artistica ed industriale al Lago d'Iseo ed alle Valli Camonica e di Scalve, Tipografia Fratelli Bolis, Bergamo, 1874 (poi Brescia, Apollonio, 1886). Si dovrebbe tuttavia considerare quella del Rosa soltanto come un'interessante ipotesi storica, alla quale è possibile dare ancora oggi una validità euristica. Va tenuto presente che una ricostruzione documentata di presunti riti pagani collettivi celebrati in Valcamonica nel periodo indicato dallo scrittore bresciano risulta tuttora problematica.
  2. ^ Massimo Prevideprato, Tu hai renegà la fede - Stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo, Brescia, Vannini, 1992, p. 19.
  3. ^ La bibliografia sull'argomento è vasta e diversificata. Citiamo qui: M. Romanello (a cura di), La stregoneria in Europa (1450-1650), Il Mulino, Bologna, 1975; J. C. Baroja, Le streghe e il loro mondo, Pratiche Editrice, Parma, 1994; N. Cohn, I demoni dentro. Le origini del sabba e la grande caccia alle streghe, Unicopli, Milano, 1994; C. Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino, 1995; M. Montesano, Le streghe. Le origini, il mito, la storia, collana Atlanti Universali Giunti, Gruppo Editoriale Giunti, Firenze, 1996.
  4. ^ Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe., Palumbo, Palermo, 1959, cap. 19; Maurizio Bernardelli Curuz, Streghe bresciane: confessioni, persecuzioni e roghi fra il XV e il XVI secolo, Ermione, Desenzano del Garda, 1988, p. 92.
  5. ^ P. Di Gesaro, Streghe, Praxis 3, Bolzano, 1988.
  6. ^ Romolo Putelli, Miscellanea di storia dell’arte camuna da inediti documenti, Breno; P. Di Gesaro, Streghe, cit.
  7. ^ P. Di Gesaro, Streghe, cit.
  8. ^ Massimo Prevideprato, Tu hai renegà la fede - Stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo, Brescia, Vannini, 1992, pp. 78-86.
  9. ^ Bernardelli Curuz, p. 111.
  10. ^ G.F. Gambara, Gesta de'Bresciani durante la lega di Cambrai, Brescia 1820
  11. ^ Cfr. S. Abbiati, A. Agnoletto, M. R. Lazzati (a cura di), La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, Mondadori, Milano, 1991. Giorgio da Casale era già stato inquisitore a Piacenza e a Cremona dal 1502 al 1511. Per la Valcamonica cfr. P. Di Gesaro, Le streghe. cit.
  12. ^ Cfr. S. Abbiati, A. Agnoletto, M. R. Lazzati (a cura di), La stregoneria, cit.
  13. ^ Massimo Prevideprato, Tu hai renegà la fede - Stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo, Brescia, Vannini, 1992, p. 68.
  14. ^ a b c d e "L'infelice Bartholomeo...", atto de: Pisogne: convegno sulla caccia alle streghe
  15. ^ Massimo Prevideprato, Tu hai renegà la fede - Stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo, Brescia, Vannini, 1992, p. 77.
  16. ^ Altobello Averoldi (1468-1531) venne creato vescovo di Pola da Alessandro VI nel novembre del 1497 e Leone X lo nominò nunzio presso la Repubblica di Venezia nel settembre del 1517. Cfr. Dizionario Biografico degli Italiani, IV, Treccani, Roma, 1962.
  17. ^ Cfr. S. Abbiati, A. Agnoletto, M. R. Lazzati (a cura di), La stregoneria, cit.
  18. ^ Lorenzi, p. 69.
  19. ^ Cfr. G. Bonomo, Caccia alle streghe, cit., cap. 19.
  20. ^ M. Sanudo, Diarii, Visentini, Venezia, 1899, coll 323-325; Cfr. G. Bonomo, Caccia alle streghe, cit., cap. 19.
  21. ^ M. Sanudo, Diarii, Visentini, Venezia, 1899, coll. 572-574. Cfr. G. Bonomo, Caccia alle streghe, cit.
  22. ^ Il già citato Giorgio da Casale.
  23. ^ Cfr. S. Abbiati, A. Agnoletto, M. R. Lazzati (a cura di), La stregoneria, cit., pag. 343.
  24. ^ Lino Ertani, La Valle Camonica attraverso la storia, Esine, Tipolitografia Valgrigna, 1996, p. 115.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maurizio Bernardelli Curuz, Streghe bresciane: confessioni, persecuzioni e roghi fra il XV e il XVI secolo, Ermione, Desenzano, 1988.
  • Francesco Bolzoni, Le streghe in Italia, Cappelli, Bologna, 1963.
  • Giuseppe Bonomo, Caccia alle streghe. La credenza nelle streghe dal secolo XIII al XIX, con particolare riferimento all'Italia, Palumbo, Palermo, 1959.
  • Gregorio Brunelli (Gregorio di Valcamonica), Curiosj trattenimenti continenti raguagli sacri e profani de' popoli camuni, presso Giuseppe Tramontin, Venezia, 1698.
  • Pinuccia Di Gesaro, Streghe. L’ossessione del diavolo, il repertorio dei malefizi, la repressione, Praxis 3, Bolzano, 1988.
  • Roberto Andrea Lorenzi, Sante medichesse e streghe nell'arco alpino, Praxis 3, Bolzano, 1994.
  • Massimo Prevideprato, Le streghe del Tonale. Processi e vicende nel '500, Cividate Camuno, S. Marco, 1976.
  • Massimo Prevideprato, Intorno ad alcuni aspetti della stregoneria alpina nel Cinquecento, in "Studi e fonti di storia lombarda", X, nn. 21-22, NAE, Milano, 1990.
  • Massimo Prevideprato, Santa Caterina di Berzo: il caso di una mistificatrice nella Valcamonica del Seicento, in "studi e fonti di storia lombarda", Milano, 1991.
  • Massimo Prevideprato, Tu hai renegà la fede. Stregheria ed inquisizione in Valcamonica e nelle Prealpi lombarde dal XV al XVIII secolo, Vannini, Brescia, 1992.
  • G. Rosa, Processi di streghe, in "Archivio storico lombardo", XVI, 1889, pp. 625-45.
  • Marin Sanudo, Diarii, XXV-XXVI, Visentini, Venezia, 1899.
  • G. Tortelli, Inquisizione e stregoneria a Brescia e nelle valli. La difficile convivenza fra autorità laiche e religiose nei primi decenni del XVI secolo, in "Scritti in onore di Gaetano Panazza", Brescia 1994.

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