Leggenda di Colapesce

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La leggenda di Colapesce è una leggenda siciliana con molte varianti, le cui prime attestazioni risalgono al XIV secolo.

Indice

[modifica] Leggenda

Nella sua versione più conosciuta, si narra di un certo Nicola (Cola di Messina), figlio di un pescatore, soprannominato Colapesce per la sua abilità nel muoversi in acqua; di ritorno dalle sue numerose immersioni in mare si soffermava a raccontare le meraviglie viste e, talvolta, a riportare tesori.

La sua fama arrivò al re di Sicilia ed imperatore Federico II di Svevia che decise di metterlo alla prova: il re e la sua corte si recarono pertanto al largo a bordo di un'imbarcazione e buttarono in acqua una coppa che venne subito recuperata da Colapesce. Il re gettò allora la sua corona in un luogo più profondo e Colapesce riuscì nuovamente nell'impresa. La terza volta il re mise alla prova Cola gettando un anello in un posto ancora più profondo ed in quell'occasione Colaspesce non riemerse più.

Secondo la leggenda più diffusa, scendendo ancora più in profondità Colapesce vide che la Sicilia posava su 3 colonne delle quali una piena di vistose crepe e segnata dal tempo[1], secondo un'altra versione essa era consumata dal fuoco dell'Etna, ma in entrambe le storie decise di restare sott'acqua, sorreggendo la colonna per evitare che l'isola sprofondasse. Ancora oggi si troverebbe quindi a reggere l'isola.

Una versione catanese della leggenda[2] vuole che il sovrano, interessato alla conoscenza del mondo e delle curiosità fenomeniche, chiedesse a Colapesce di andare a vedere cosa vi fosse al di sotto dell'Etna e farne testimonianza. Colapesce scese e raccontò di aver visto che sotto l'Isola vi fosse il fuoco e che esso alimentava il gigantesco vulcano. Federico ne chiese una prova tangibile, così il giovane disse che avrebbe fatto giungere al suo re la prova che desiderava, ma che sarebbe morto nel fargliela pervenire. Colapesce si tuffò con un pezzo di legno per non fare più ritorno, mentre il legno - che notoriamente galleggia - tornò in superficie bruciato.

[modifica] Riferimenti

La fontana delle 99 cannelle in L'Aquila pare contenere un riferimento alla leggenda. Uno dei novantanove mascheroni che la caratterizzano rappresenta infatti un uomo con la testa di pesce, probabilmente un richiamo a Colapesce; tra l'altro il mascherone è l'unico posto in angolo, posizione dalla quale "controlla" l'intero monumento[3].

Molti cantanti e cantastorie hanno dedicato loro opere a questo personaggio. Fra questi vi sono Otello Profazio, cantante folcloristico calabrese, autore della canzone Colapesce, Tobia Rinaldo, siciliano, che assieme al gruppo musicale folk I Cariddi ha inciso "La leggenda di Colapesce", e il gruppo vocale campano dei Baraonna, autore della canzone "Cola".

[modifica] Note

  1. ^ Secondo alcuni novellieri del Settecento si deve proprio al cedimento di questa colonna (forse al di sotto di Capo Passero) il terribile terremoto del Val di Noto. Tuttavia una tradizione certamente messinese vuole che si fosse sostituito al pilastro di Capo Peloro.
  2. ^ Cfr. Maria Corti, Catasto Magico, Einaudi, 1999.
  3. ^ la Repubblica L'Aquila, città dei misteri, (23-03-2006).<http://data.kataweb.it/storage/periodici/viaggi/pdf/410/VGI_24_25.pdf>

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