Venezia Football Club

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Venezia FC
Calcio Football pictogram.svg
Venezia FC (Since 2015).png
Arancioneroverdi, Leoni Alati, Lagunari
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali 600px vertical HEX-FF962E HEX-009349 Black background.svg Arancio, nero e verde
Simboli Leone di San Marco
Dati societari
Città Venezia
Nazione Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Lega Pro
Fondazione 1907
Rifondazione 2005
Rifondazione 2015
Presidente Stati Uniti Joe Tacopina
Allenatore Italia Filippo Inzaghi
Stadio Pier Luigi Penzo, Venezia
(7 450 posti)
Sito web www.veneziafc.club
Palmarès
Coccarda Coppa Italia.svg
Titoli nazionali 2 Campionati di Serie B
1 Campionato di Serie C
1 Scudetto Dilettanti Scudetto.svg
Trofei nazionali 1 Coppe Italia
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

Il Venezia Football Club,[1] meglio conosciuto come Venezia, è una società calcistica italiana con sede nella città di Venezia.

Il club, rifondato nel 2015, è la continuazione del sodalizio sorto nel 1907 e denominato Venezia Foot Ball Club sino al 1919, Associazione Calcio Venezia fino al 1930, dal 1945 al 1983 e ancora dal 1989 al 2005, Società Sportiva Serenissima nel 1930, Associazione Fascista Calcio Venezia nel 1934, Calcio Venezia nel 1983, Calcio VeneziaMestre nel 1987, Società Sportiva Calcio Venezia nel 2005, Foot Ball Club Unione Venezia nel 2009 e Venezia Football Club Società Sportiva Dilettantistica[2] nella stagione 2015-2016.

Occupa il 29º posto fra i migliori club che hanno giocato in A, e il 37º posto nella classifica perpetua della massima serie, categoria in cui vanta come miglior piazzamento il terzo posto conseguito nella stagione 1941-1942; nel suo palmarès figura inoltre la Coppa Italia vinta nell'edizione 1940-1941, durante il periodo di maggior successo del club. I giocatori lagunari indossano una divisa arancioneroverde, che abbina i colori storici veneziani nero-verde e arancio-nero del Mestre, a suggellare la fusione dei due sodalizi avvenuta a fine anni 1980.

Disputa gli incontri casalinghi allo stadio Pierluigi Penzo di Venezia. Milita in Lega Pro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione del FBC e i primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Il Venezia Foot Ball Club fu fondato il 14 dicembre del 1907 presso la Trattoria Corte dell'Orso a due passi da campo San Bortolomio a Venezia da una ventina di praticanti ed appassionati attraverso la fusione delle sezioni calcistiche di due società sportive veneziane: la Palestra Marziale e la Costantino Reyer. Il luogo prescelto dai fondatori per dar vita alla nuova realtà calcistica, fu l'ormai scomparsa trattoria "Da Nane in Corte dell'Orso", a due passi dal centralissimo campo veneziano di San Bartolomeo. Fra i fondatori vi furono il terzino destro elvetico Walter Aemissiger, proveniente dalla squadra del Winterthur e primo capitano della squadra, Guido Battisti, Antonio Borella, Gerardo Bortoletti, Davide Fano, il primo presidente, Aldo Federici, detto "Baciccia", mediano destro e poi anche allenatore, Pietro Golzio, detto "Pioppa", Silvio Lorenzetti, Pietro Piccoli, Primo Pitteri, Alessandro Santi, Marcello Santi, Luigi Vianello, Pietro Visintin e Mario Vivante.[3]

In quegli anni le partite dei leoni lagunari si disputavano nella pineta di Sant'Elena, avendo cura di tracciare di volta in volta le linee del campo. Gli allenamenti si svolgevano invece nel campazzo delle Chiovere. Le prime partite del Venezia furono giocate contro le squadre venete del Padova, dell'Hellas Verona e del Vicenza, nonché contro gli equipaggi delle navi che giungevano al porto di Venezia. Il primo incontro disputato dai lagunari fu giocato il 22 dicembre 1907 contro il Vicenza e terminò sul risultato di 1-1.[4]

Tra il 1908 ed il 1910 il Venezia disputò due campionati dell'allora Terza Categoria, intervallati da uno di Prima Categoria disputato nel 1909. Al debutto nel campionato di massima serie i lagunari vennero ammessi direttamente alla semifinale contro i campioni di Lombardia in quanto unica iscritta veneta, ma nel doppio confronto con i meneghini dell'U.S. Milanese furono letteralmente sommersi di reti (perdendo 7-1 l'andata e 11-2 il ritorno),[5] dimostrando di non essere ancora competitivi per la Prima Categoria.

Anni 1910[modifica | modifica wikitesto]

Dal campionato 1910-11 i neroverdi si insediarono saldamente in Prima Categoria e nel 1911-12 il Venezia, dopo aver vinto il girone veneto-emiliano, raggiunse la finale nazionale contro la Pro Vercelli, perdendo poi per 7-0 all'andata e per 6-0 al ritorno.[6] Il 7 settembre 1913 fu inaugurato il campo sportivo di Sant'Elena completo di recinto, spogliatoi e tribuna coperta per più di 500 spettatori.[7]

Nella stagione 1914-1915, ultimo campionato disputato prima della guerra, i lagunari approdarono, venendo peraltro subito eliminati, nel girone A di semifinale con Casale, Genoa e Juventus. Durante la prima guerra mondiale l'attività calcistica a Venezia non cesserà mai totalmente grazie all'impegno della società minore lagunare Aurora F.B.C. Tra i giocatori distintisi in questo periodo segnaliamo i tre stranieri triestini, all'epoca cittadini dell'Impero austro-ungarico, Stritzel, Riccobon e Marincich, oltre al forte centravanti Umberto Vecchina.

Nel mese d'aprile del 1919, a palazzo Gritti-Faccanon, nell'allora sede del Gazzettino, i soci del Venezia F.B.C. e dell'Aurora F.B.C., società minore lagunare, decisero di unire le forze ribattezzando la squadra neroverde in Associazione Calcio Venezia. Nell'occasione anche il Governo contribuì al rilancio del sodalizio lagunare con un contributo straordinario di 40.000 lire, quale indennizzo per aver utilizzato il campo sportivo come base militare.[6]

Anni 1920[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un periodo di alti e bassi, durante il quale retrocesse in Seconda Divisione nel 1921-22 dopo uno spareggio con la Rivarolese (regolamentarmente non previsto, ma organizzato dalla Federazione dopo la iniziale retrocessione dell'Inter la ricomposizione dello scisma FIGC-CCI), ritornò in Prima Divisione al termine della stagione 1925-26. La Prima Divisione però, in seguito a una riforma dei campionati e alla creazione del nuovo campionato di massima serie, la Divisione Nazionale, non era più la massima serie, ma il secondo livello dei campionati italiani.

Nel 1926-27 il Venezia partecipò così al campionato di prima divisione, classificandosi 6º su dieci squadre partecipanti. Nel frattempo l'8 maggio 1927 dopo una lunga ristrutturazione viene inaugurato a Sant'Elena il nuovo Campo Sportivo Fascista alla presenza del Ministro delle finanze Giuseppe Volpi di Misurata e del presidente del C.O.N.I. Lando Ferretti, la rinnovata struttura ha ora una capienza di 10 mila spettatori.[8]

In Prima Divisione anche nella stagione 1927-28 i veneziani giunsero secondi nel girone A alle spalle dell'Atalanta, venendo poi ammessi d'ufficio in Divisione Nazionale per decreto della FIGC insieme ad altre sette squadre:

« Nella prossima stagione al campionato di Divisione Nazionale parteciperanno 32 squadre, che giuocheranno in due gironi di 16 ciascuna... Le iscrizioni si chiuderanno il prossimo 10 luglio. In base alle medesime pervenute, il Direttorio Federale stabilirà i gironi fissando di conseguenza le varie squadre da promuovere. Tuttavia possiamo finora comunicarvi che in Divisione Nazionale entreranno otto squadre più delle previste seguendo nella scelta criteri politici oltre che sportivi. Oltre alle 24 che già hanno diritto, andranno dunque nella massima categoria le seguenti squadre: Hellas, Reggiana, Triestina (indipendentemente quest'ultima dal posto che occupa in classifica, ma in omaggio agli altri titoli della nobilissima Trieste), la Fiorentina, il Legnano, la Milanese, la Venezia e la Prato, tenendo per questa in conto che la cittadina toscana ha ben 155 giuocatori tesserati... »
(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 29 giugno 1928, p. 5.)

I due gironi da sedici squadre così costruiti avrebbero dunque avuto il duplice scopo sia di assegnare il titolo del 1929 - che per ovvi motivi di tempistica a quel punto non sarebbe stato disputato con un torneo conclusivo, bensì reintroducendo per un'ultima volta la finale (e per lo stesso motivo anche la Coppa CONI non fu disputata) -, sia quello di suddividere le società in un raggruppamento d'élite e in uno cadetto per le stagioni a venire. In particolare, metà delle società avrebbero costituito la Divisione Nazionale Serie A, quelle classificate tra la nona e la quattordicesima posizione la Divisione Nazionale Serie B insieme alle quattro vincenti della Prima Divisione, mentre le ultime due classificate di ogni girone sarebbero state addirittura retrocesse in Prima Divisione. Il Venezia, tra alcune vittorie (5-2 alla Pro Vercelli) e pesanti rovesci (sconfitta 10-2 a Milano contro l'Ambrosiana con 5 gol di Meazza), giunse 11º e retrocesse in Serie B.

La partecipazione alla Divisione Nazionale regalò alla società veneziana una situazione finanziaria tutt'altro che florida tanto che i lagunari rinunciarono alla prima trasferta a Fiume nel campionato 1929-30,[9] pur tuttavia alla fine del torneo di Serie B riuscirono ad ottenere la salvezza. L'estate 1930 portò delle novità con il cambio di denominazione, un modo per evitare che la gran mole di debiti accumulatisi potesse aver effetti sulla squadra. La nuova società venne ribattezzata Società Sportiva Serenissima e furono cambiati anche i colori sociali con l'adozione del rosso della bandiera del Leone di San Marco, mentre sul petto venne apposto il classico leone marciano.[10]

Anni 1930[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio del 1931 in occasione del Concorso Ginnico Internazionale Femminile, lo Stadio veneziano di Sant'Elena venne intitolato all'aviatore Pier Luigi Penzo.[8]

Con la nuova denominazione il Venezia disputa quattro campionati di Serie B, al termine della stagione 1933-34 la Serenissima è condannata alla retrocessione.[11] Retrocessione poi annullata per un allargamento della categoria nella stagione successiva le cui partecipanti passarono da 26 a 32 squadre. La società riuscì a mantenere la Serie B, ma non fu l'unica novità della stagione 1934-35: venne nominato un commissario straordinario nella persona di Tommaso Pasquali, mentre la società dal 1º agosto 1934 ritornò a chiamarsi Associazione Calcio Venezia (seppur con l'aggiunta, all'epoca inevitabile, dell'aggettivo Fascista). Inoltre ci fu il ritorno ai tradizionali colori neroverdi.[12] Alle novità societarie non fecero riscontro quelle sportive, il Venezia al termine del campionato retrocesse nella nascente Serie C.[13]

La prima esperienza in terza serie fu brevissima perché i veneziani vinsero subito il campionato, davanti a Vicenza, Udinese e Padova e tornarono a disputare la Serie B, raggiungendo in quell'anno anche i sedicesimi di finale di Coppa Italia, dove il Venezia fu sconfitto 2-0 dalla Lazio. Punto di forza di quella formazione era "la mediana di ferro" Varini-Biffi-Kossovel. Nella stagione successiva in Serie B il Venezia si salvò grazie ad un torneo di qualificazione giocato tra Pro Vercelli, Messina e Catania, giunte quartultime insieme ai neroverdi. Nonostante un torneo all'italiana di andata e ritorno, le quattro squadre terminarono a pari punti. Solo ulteriori spareggi in campo neutro portarono il Venezia a giocarsi la salvezza nella gara decisiva giocata a Roma l'11 luglio 1937 contro il Catania e vinta per 4-0. Nello stesso anno il Venezia raggiunse gli ottavi in Coppa Italia contro il Milan.[14] Tra i giocatori distintisi in questo periodo di storia del Venezia si ricordano Giovanni "Nane" Vecchina, poi pluricampione d'Italia con la Juventus e nazionale azzurro, il portiere De Sanzuane e Aldo Gorini che disputò i suoi quindici anni d'attività indossando solo la maglia dei lagunari.

Con l'avvento nel 1937 alla presidenza di Arnaldo Bennati inizia un periodo di grande ascesa del Venezia. Il nuovo presidente ricostruisce dalle fondamenta la società nero verde. Nel campionato di Serie B 1937-38, nel quale il Venezia giunge ottavo, Bennati getta le basi della successiva stagione facendo seguire giocatori importanti come Victor Tortora e Giovanni Alberti, che a fine campionato approderanno in laguna. Nella stagione 1938-39 il Venezia parte con grandi ambizioni riuscendo a conquistare la promozione in Serie A grazie al secondo posto alle spalle della Fiorentina. Un secondo posto raggiunto all'ultima giornata andando a vincere a Bergamo con l'Atalanta (1-0), affiancandola in classifica e ottenendo la promozione grazie ad un miglior quoziente-reti.[15] Il gol della vittoria, segnato davanti a 5.000 tifosi lagunari, è di Francesco Pernigo, che è tuttora il giocatore lagunare ad aver realizzato il maggior numero di gol (45) nei campionati giocati in serie A.[16] Tra i grandi artefici della promozione anche Giuseppe Girani, allenatore subentrato a campionato in corso e che guiderà i veneziani anche nella stagione successiva. Girani sarà una figura molto importante del calcio veneziano di quell'epoca tanto da rivestire in seguito importanti ruoli dirigenziali.[17]

La partecipazione alla Serie A porta ad una nuova ristrutturazione dello stadio Pier Luigi Penzo, con una capienza che viene raddoppiata, dai 10 mila si passa ai 22 mila dopo i prolungamenti delle tribune e delle gradinate esistenti, e le curve trasformate a gradoni.[18]

Anni 1940: il periodo di gloria[modifica | modifica wikitesto]

« Il materiale umano era grezzo fino alla più assoluta innocenza: e bisognava imparasse tutto, dal controllo di palla o stop al calcio punta e collo, di piatto, di esterno e così via. I putei de Venexia ghe dava dentro con appassionato fervore, per non dire con rabbia. »
(Gianni Brera)
Ezio Loik e Valentino Mazzola, i due maggiori protagonisti della squadra salita alla ribalta nazionale nei primi anni 1940.

Con il ritorno in Serie A dopo dodici anni di assenza la rosa del Venezia viene rinforzata. Arrivano Busidoni, Di Gennaro, Stefanini, ma soprattutto esordisce un certo Valentino Mazzola che si rivelerà il più forte giocatore che abbia mai indossato la maglia del Venezia. In servizio militare a Venezia, il marinaio Mazzola dopo essersi messo in luce al campo dei Bacini giocando degli incontri tra rappresentative militari fece un provino con il Venezia che lo acquistò poi dall'Alfa Romeo Milano (squadra di Serie C).[19] In campionato il Venezia dopo essersi preso il lusso di battere in casa i futuri campioni d'Italia dell'Ambrosiana Inter, conclude onorevolmente il campionato al decimo posto. I lagunari in quegli anni colpirono a tal punto la stampa nazionale che venne addirittura presa in considerazione la possibilità di trapiantare in nazionale il blocco del Venezia. In quella stagione comunque in azzurro ci arrivò il neroverde Guido Corbelli.

La stagione 1940-41 fa entrare il Venezia negli annali del calcio italiano. A rinforzare i lagunari allenati da Giovanni Battista Rebuffo arrivano Piazza, Alberico, ma soprattutto il fiumano Ezio Loik. Quest'ultimo acquistato dal Milan nel Venezia formerà con Valentino Mazzola una formidabile coppia di mezzali che farà la fortuna dei neroverdi e successivamente anche del Grande Torino. Se in campionato i lagunari non vanno oltre il 12º posto, il Venezia arriva alla finale della Coppa Italia con la Roma. Dopo il pareggio per 3-3 nella capitale che aveva visto i veneziani pareggiare dopo l'iniziale tripletta del romanista Amedeo Amadei, il Venezia allo stadio Penzo riesce a battere la Roma per 1-0, grazie ad una rete di Loik.[20] Il Venezia si aggiudica la Coppa Italia e iscrive per la prima volta il proprio nome nell'albo d'oro dei trofei nazionali grazie a questa formazione: Fioravanti, Piazza, Di Gennaro, Tortora (il capitano), Puppo (il giocatore con più presenze in A del Venezia, 145), Stefanini, Alberti, Loik, Pernigo, Diotalevi, Mazzola, Alberico.[21]

La consegna della Coppa Italia 1940-1941 al Venezia

L'anno successivo, con il tricolore della Coppa Italia puntato sul petto il Venezia ha addirittura lo scudetto a portata di mano. La coppia Loik-Mazzola da il meglio di sé, mentre Pernigo arriva a segnare 12 reti in campionato. A poche domeniche dal termine i neroverdi hanno l'occasione di fermare la Roma ospitandola al Penzo, ma dopo aver fallito un rigore i lagunari perdono incredibilmente la partita compromettendo il campionato. A nulla serve rimanere in corsa sino alla fine e sconfiggere allo stadio Penzo il Torino per 3-1. Il campionato fu vinto dai capitolini con 42 punti davanti al Torino (39) ed al Venezia (38). Un finale sin troppo scontato e che lasciò molta amarezza al presidente Bennati.[22] Non miglior sorte ebbero i veneziani in Coppa Italia venendo sconfitti in semifinale dal Milan per 2-1. Il 5 aprile 1942 esordiscono in Nazionale Ezio Loik e Valentino Mazzola nella gara vinta per 4-0 con la Croazia.[23]

La vendita nell'estate del 1942 di Loik e Mazzola al Torino, per l'allora esorbitante cifra di un milione, sommata all'abbandono di Piazza rompono il giocattolo lagunare che la stagione successiva in Serie A ottiene solo una stentata salvezza, pur raggiungendo ancora una volta la finale di Coppa Italia dove il Venezia viene sconfitto 4-0 a Milano dal Torino, una rete fu segnata anche da Mazzola.[24] L'anno successivo l'Italia è spezzata in due dalla guerra e si disputa un campionato ridotto limitato all'Alta Italia. Il Venezia riesce ad arrivare al triangolare finale con V.F. Spezia e Torino, a prevalere furono i primi grazie anche alla sconfitta subita dal Venezia (2-5) nell'ultima gara contro i granata degli ex Loik e Mazzola.[25]

Il calcio nazionale torna dopo la guerra con il campionato Alta Italia 1945-46. Il Venezia arriva penultimo davanti alla Sampierdarenese. L'anno successivo ripristinata la serie A, i neroverdi nonostante i 13 gol di Ottino (miglior goleador in una stagione di serie A del Venezia) retrocedono in Serie B, assieme al Brescia. Contemporaneamente lascia la presidenza Arnaldo Bennati, dopo un decennio di calcio ad alti livelli inizia un periodo di incertezza societaria.

Nella stagione 1947-48 il Venezia ottiene un ottimo quarto posto, mentre nell'annata successiva il direttore sportivo Giuseppe Girani e l'allenatore Mario Villini riescono addirittura a condurre il Venezia al secondo posto del campionato di Serie B ottenendo la promozione nella massima serie assieme al Como, e surclassando il Vicenza di un solo punto. Sono due annate nelle quali si mette in luce l'attaccante Adriano Zecca, autore complessivamente di 39 reti, ben coadiuvato nell'anno della promozione da Massagrande e da Mario Renosto, detto Toceto.[26] È però un Venezia in grande difficoltà sia economica che societaria tanto che nell'annata della Serie A è presieduto da un consiglio di reggenza. Ceduto alla Roma il cannoniere Zecca, Il Venezia non si dimostra all'altezza della massima serie arrivando ultimo in classifica con soli 16 punti. Dopo aver cambiato tre allenatori ed aver inanellato tante brucianti sconfitte il sogno del ritorno in Serie A s'interrompe dopo una sola annata.[27] Nell'estate 1950 viene ceduto al Milan Mario Renosto che con i rosso-neri vinse subito lo Scudetto.

Anni 1950[modifica | modifica wikitesto]

Inizia un periodo contraddittorio in cui il Venezia del dopo Bennati paga da un lato l'assenza di un ambiente solido attorno alla società e dall'altro una certa latitanza delle amministrazioni comunali nel supportare logisticamente il Venezia.

Anche in Serie B il Venezia non brilla particolarmente arrivando lontano dalle posizioni di testa nonostante un attaccante come Broccini capace di segnare 20 reti.[28] Peggio andrà nella stagione 1951-52 dove non servirà nemmeno richiamare l'allenatore dell'ultima promozione in massima serie Mario Villini per evitare la retrocessione in Serie C.[29] Sono annate nelle quali si cerca di valorizzare i giovani locali come Nordio, Bonafin, Stivanello molti dei quali faranno un'ottima carriera nelle categorie superiori.

Il limbo della serie C durerà quattro annate, nel mezzo vi fu l'ascesa alla presidenza di Mario Valeri Manera che diede nuovo impulso al sodalizio veneziano. Nell'annata 1953-54 il Venezia sfiorò la promozione arrivando terzo ad un solo punto dall'Arsenaltaranto grazie anche alle 12 reti di Scroccaro. La vera svolta si ebbe nel 1955-56 quando venne chiamato sulla panchina neroverde Carlo Alberto Quario.[30] Il tecnico era reduce da una promozione in Serie B due anni prima con il Parma ed anche in laguna si dimostrò vincente riuscendo a portare il Venezia in Serie B al primo tentativo. Fu un campionato combattutissimo che vide i veneziani dover affrontare nelle ultime due giornate le antagoniste alla vittoria finale, Sambenedettese e Carbonsarda. Dopo aver pareggiato nelle Marche, la successiva vittoria allo stadio Penzo per 2-0 sulla Carbonsarda permise ai lagunari di conquistare la promozione affiancando la Sambenedettese al primo posto e superando i sardi di un punto.[31] Una promozione fondata su un gruppo di giocatori che anche negli anni a venire regalarono soddisfazioni come il portiere Bertossi, i difensori Fragni e Tesconi, il centrocampista Mion e un terzetto di grandi marcatori come Bozzato, Calegari e Barison capaci di trascinare a suon di reti nella stagione successiva i veneziani nelle prime posizioni della Serie B. Barison passò poi al Genoa e successivamente al Milan per poi debuttare anche in Nazionale. L'allenatore Quario venne anche premiato con il Seminatore d'oro per quella sua prima stagione in Serie B con i veneziani.[32]

Nonostante la cessione di Barison il Venezia nell'anno del cinquantesimo di fondazione lotta sino alla fine per la promozione in Serie A. La sconfitta in casa della capolista Triestina e quella successiva con il Palermo compromise a poche giornate dal termine la corsa al secondo posto a favore del Bari.[33] Un'annata che comunque mise in luce molti giovani provenienti dalle formazioni minori veneziane come Milan, Canella, Ardizzon, Cicogna e il portiere Bubacco.[34]

Nel campionato 1958-59 la presidenza passò ad un commissario straordinario, Bruno Boccanegra, che la mantenne per due annate. La stagione non fu particolarmente brillante con un nono posto finale. Decisamente meglio il cammino in Coppa Italia dove i neroverdi furono eliminati in semifinale dall'Inter per poi perdere anche la finale per il terzo posto (1-2) con il Genoa.[35]

Una fase di gioco di Venezia-Atalanta del torneo 1958-1959

Dopo quattro annate lascia la panchina veneziana Carlo Alberto Quario, gli succede Giovanni Costanzo ma i risultati saranno inferiori alle attese. Al termine del campionato i neroverdi condividono il terzultimo posto con Simmenthal Monza e Taranto. Agli spareggi il Venezia dopo la sconfitta con il Monza (0-2) riesce a vincere con il Taranto (4-2) che alla fine retrocederà in Serie C non riuscendo a sconfiggere il Monza.[36] L'estate 1960 vede il ritorno in laguna di Carlo Alberto Quario e anche questa volta il suo arrivo fu ricco di soddisfazioni.

Anni 1960[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1960-61 sale ai vertici societari in qualità di commissario l'imprenditore Anacleto Ligabue che subito richiama sulla panchina Carlo Alberto Quario. La scelta si rivela ancora una volta vincente dato che i lagunari disputano un campionato perfetto che li vede chiudere al primo posto, davanti a Mantova e Palermo. Un organico vincente in cui si mise in evidenza il giovane veneziano Gianni Rossi come anche i tanti nuovi arrivi di quella stagione quali De Paoli, Frascoli, Grossi e soprattutto l'attaccante Raffin, autore di 17 reti. Il trionfo venne celebrato con il tradizionale corteo acqueo dei tifosi che dallo stadio Penzo a Piazza San Marco circondarono festanti la bissona con a bordo i giocatori.[37]

Il campionato di Serie A 1961-62 è una stagione di grandi soddisfazioni per il Venezia che, sotto la presidenza del conte Giovanni Volpi di Misurata, ottiene la salvezza conquistando il 12º posto davanti alla Juventus, battuta 3-0 a Sant'Elena. Acquistato il forte centrocampista Juan Santisteban dal Real Madrid, i neroverdi dopo un inizio stentato disputano infatti un bellissimo campionato togliendosi la soddisfazione di battere, davanti ad uno stadio Penzo gremito di 25.000 persone, perfino il Milan di Ghezzi e Greaves che poi si aggiudicherà lo scudetto: 2-1 il risultato con gol di Siciliano e Raffin.[38] Proprio quest'ultimo anche in Serie A dimostrerà il suo valore segnando 11 reti.

L'anno successivo, dopo l'ottimo esordio allo stadio San Siro contro la squadra campione d'Italia del Milan) terminata sul 3-3, il Venezia chiude il girone d'andata con solo 11 punti all'attivo. Nel girone di ritorno il Milan viene battuto al Penzo per 2-1, ma a causa di una bottiglietta lanciata in campo che ha colpito il milanista David costringendolo alla sostituzione, per la prima volta nella storia del calcio italiano viene applicata la sconfitta a tavolino per la regola della responsabilità oggettiva.[39] Lagunari che non riescono a risollevarsi e a parte la vittoria esterna per 4-1 a Firenze (la migliore in A della lunga storia dei veneziani), il campionato si chiude con la retrocessione in Serie B. Al termine della stagione tante saranno le partenze a cominciare dall'allenatore Carlo Alberto Quario, a quella di Gino Raffin, autore di 39 reti in tre campionati.

Foto di squadra del Venezia nella stagione 1963-1964, sull'isola di San Giorgio Maggiore, sullo sfondo del campanile di San Marco. I lagunari indossano la storica divisa neroverde, poi abbandonata dopo la fusione del 1987 col Mestre.

Nei due campionati successivi i lagunari giocano in Serie B arrivando rispettivamente al 14º e 13º posto. Al vertice societario vi è Mario Gatto che ricoprirà il ruolo di Commissario per quasi quattro stagioni. Proprio alla terza stagione il Venezia riesce ancora una volta ad ottenere la promozione in Serie A. Alla guida della squadra viene chiamato l'ex nazionale Armando Segato, ai confermati Mencacci, Salvemini e al giovane D'Alessi si aggiunsero Bertogna e Ferruccio Mazzola, figlio dell'indimenticato Valentino Mazzola. Il Venezia termina il campionato al primo posto precedendo di un punto il Lecco.[40]

In serie A il Venezia ci resta una sola stagione. Diverse le ragioni della retrocessione. Se da un lato gli imprenditori veneziani non affiancarono il bravo Mario Gatto ai vertici della società, dall'altra ancora una volta gli amministratori persero l'occasione di realizzare il nuovo stadio. Neppure la campagna acquisti fu delle migliori perché, venduto il giovane Dino D'Alessi, furono acquistati due stranieri, Manfredini e Benitez, ormai in piena fase calante. Nelle prime 6 giornate i neroverdi raccolgono solo 3 punti, poi a Venezia e Firenze sono i giorni tragici dell'alluvione. Ma mentre la Fiorentina ottiene il rinvio della partita, il Venezia viene costretto a raggiungere con mezzi di fortuna Cagliari. Il Venezia perse 4-0, ma alla fine il pubblico di Cagliari colpito dal dramma che stava vivendo la città lagunare tributò un lunghissimo applauso ai veneziani.[41] A sette giornate dal termine, con il Venezia ancora in corsa per la salvezza, al Penzo scende l'Inter che segna con Sandro Mazzola e Corso, cui il Venezia risponde con Manfredini e Bertogna. Poi l'arbitro Sbardella prima concede una punizione ai nerazzurri, da cui scaturisce il vantaggio dell'Inter, quindi annulla due gol di Manfredini.[42] Al termine di quell'incontro Sbardella lascerà il Penzo dal Cantiere Celli mentre i neroverdi perderanno ogni speranza di salvezza finendo quel campionato all'ultimo posto con il Lecco.

Il campionato 1967-68 vede un Venezia che conferma molti dei giocatori dell'anno prima, ma paga a caro prezzo un'incertezza societaria che solo alla fine vedrà divenire presidente l'industriale Bruno Bigatton. Ciò non poteva che condizionare l'andamento della squadra che rimarrà vittima dell'incredibile equilibrio di un campionato che vide ben cinque squadre arrivare al terzultimo posto. Ne seguirono dei lunghissimi spareggi che, divisi in due fasi, videro il Venezia costretto a scendere in campo ben sette volte. Purtroppo i lagunari persero le tre gare della seconda fase con Lecco, Genoa e Perugia venendo condannati alla retrocessione in Serie C.[43] Il presidente Bigatton per cercare di risollevare la squadra richiamò in panchina Carlo Alberto Quario ma nemmeno il fedele timoniere di tanti successi del Venezia seppe risollevare le sorti dei neroverdi. Dopo un'annata di Serie C terminata a centro classifica, nella stagione successiva Quario venne esonerato già nel girone di andata. Il successore Giorgio Sereni non seppe far meglio. Quario con otto campionati completi, più qualche mese, è stato di gran lunga l'allenatore con la maggiore militanza nella storia del Venezia.

Anni 1970 e 1980: l'epoca buia[modifica | modifica wikitesto]

Abbandonati i sogni di gloria delle serie maggiori la Serie C divenne la realtà di quegli anni. Frattanto l'11 settembre 1970 si abbatte su Venezia un tornado che colpisce particolarmente l'isola di Sant'Elena. Ci furono delle vittime in città e tanti danni, tra questi ad essere particolarmente colpito fu lo stadio Penzo. Venne abbattuto parte del muro di cinta e grossi danni subì la tribuna e la copertura della stessa, lento fu il ripristino.[18]

Nel 1970-71 i veneziani sotto la guida di Enrico Radio colsero un quarto posto, l'anno dopo con Sergio Manente sostituito poi dallo stesso Radio arrivarono settimi. Due stagioni nelle quali si mise in luce un attaccante come Roberto Bellinazzi, capace di segnare complessivamente nelle due annate 27 reti. Nel 1972-73 il Venezia sfiora la promozione in Serie B. A guidare i nero verdi è il friulano Cesare Meucci, in campo si mettono in luce l'esperto Ardizzon, Serato, Modonese e Nello Scarpa. In testa a due giornate dalla fine, i nero verdi si fecero raggiungere da Parma e Udinese. Nell'ultima giornata allo stadio Penzo ospitarono l'Alessandria di Marchioro che inseguiva ad un punto. Al cospetto di 14 mila spettatori i nero verdi subirono la più crudele delle beffe venendo sconfitti per 2-0. La vittoria del campionato se la contesero in uno spareggio Parma e Udinese.[44]

Nell'annata seguente sotto la guida di Ezio Volpi il Venezia tenta nuovamente la promozione rinforzato dai ritorni degli attaccanti Bellinazzi e Bianchi, del centrocampista Franco De Cecco, e dai debutti di giocatori che poi faranno un'ottima carriera come i fratelli Stefano e Carlo Trevisanello. Il campionato fu vinto dall'Alessandria mentre il Venezia si dovette accontentare del terzo posto. Fu l'ultimo campionato di vertice, poi fu un lento discendere sino a quando nel 1976-77 il diciottesimo posto in classifica segnò la retrocessione in Serie D, una categoria che mai nella storia aveva toccato. Con la retrocessione ricomincia anche l'incertezza societaria visto che già a campionato in corso Bruno Bigatton aveva lasciato dopo dieci anni la presidenza.

Il Venezia sceglie il momento peggiore per retrocedere. Con la ristrutturazione dei campionati in atto e la prossima suddivisione in Serie C1 e Serie C2 anche il vincere il nuovo campionato non gli ridarebbe la categoria perduta. Nonostante delle mal celate ambizioni il Venezia nella prima annata delude non riuscendo nemmeno ad ottenere un piazzamento che valga l'ammissione alla nuova Serie C2.[45] Costretto a disputare nuovamente la Serie D il Venezia riesce finalmente a darsi un assetto societario consono con la presidenza di Vittorio Heinrich. Sulla panchina si succedono prima Humberto Rosa e poi Beniamino Cancian. Nonostante le due promozioni previste il campionato regala emozioni sino all'ultima giornata quando allo stadio Penzo scende il già promosso Pordenone, davanti ad un pubblico di 11 mila spettatori il Venezia riesce a vincere 1-0 grazie ad una rete di Nello Scarpa. I neroverdi ottengono la promozione sopravanzando di un punto il Montebelluna e la Romanese.[46]

La promozione in Serie C2 se da un lato ridestò l'interesse dei tifosi, dall'altro non risolse completamente i problemi della società non ultimo quello dello stadio Penzo, la cui manutenzione da parte dell'amministrazione comunale lasciava molto a desiderare. La nuova categoria ripropose in modo continuativo il derby cittadino con la Mestrina con cui sia in Coppa Italia che in campionato il Venezia diede vita a delle contese sempre molto sentite. Nonostante un buon avvio il campionato 1979-80 vide i nero verdi piazzarsi a centro classifica, con la punta Bresolin autore di ben 13 reti. L'estate successiva tornò sulla panchina veneziana Dino D'Alessi, con una rosa rivoluzionata ed un girone B che lungo la dorsale adriatica vide i veneziani costretti ad andare a giocare fin in Abruzzo, per il Venezia non fu una stagione semplice. Alla fine riuscì a mantenere la categoria ma a livello societario già durante il campionato il presidente Heinrich lasciò la massima carica a Bramante Siviero. Fu l'inizio di un periodo molto critico per il calcio veneziano che nell'estate vide la società passar nuovamente di mano all'imprenditore avellinese Pompeo Cesarini.[47]

La stagione 1981-82 nonostante i proclami del nuovo presidente, inizia male e nonostante l'arrivo dopo poche domeniche del tecnico Paolo Ferrario la situazione non migliora con il passar delle giornate. Tanto l'equilibrio del campionato come anche la passione del pubblico ma alla fine i veneziani si piazzeranno al terzultimo posto alla pari dell'Avezzano ma con un minor punteggio negli scontri diretti, la retrocessione era nei fatti.[48] Curiosamente in quell'annata alla retrocessione del Venezia coincise la promozione in Serie C1 del Mestre. Con una società sull'orlo del fallimento è il Direttore sportivo Luciano Favero a gestire la stagione entrante che vide arrivare in laguna giocatori di qualità per tentare di vincere il campionato Interregionale. L'arrivo del tecnico Gianni Rossi sarà fondamentale per ricompattare un ambiente che incurante della situazione societaria vide numeri incredibili di presenze allo stadio, con una squadra che ben preso ipoteca la vittoria in campionato. Situazione societaria che il 25 marzo 1983 trova una sua prima soluzione con il fallimento della vecchia società e l'assegnazione provvisoria della gestione ai fratelli Luciano e Gino Mazzuccato. Società che poi sarà acquisita dagli stessi all'asta nel giugno successivo, quando ormai il campionato era stato vinto in pompa magna grazie alle 15 reti di Fantinato e ad un organico di qualità.[49]

La nuova società si rinfonzò a dovere per affrontare il campionato di Serie C2 con in panchina ancora Gianni Rossi. Arrivarono le punte Ballarin e Capuzzo, il centrocampista Tolfo e il difensore Pevarello. La neopromossa Venezia disputa un buon campionato conquistando il quinto posto, anche se rimarrà l'onta della secca sconfitta interna subita nel ritrovato derby con il Mestre (0-3).[50] Nella stagione seguente tornano a vestire la maglia nero verde i fratelli Carlo e Stefano Trevisanello, mentre il vero colpo è a centrocampo dove viene ingaggiato Francesco Guidolin. Non è una stagione facile per i veneziani che si piazzano al quindicesimo posto, pur non rischiando mai la retrocessione. E come non bastasse iniziano a manifestarsi sempre più consistenti problemi con lo stadio Penzo cui viene ridotta la capienza a soli 2500 spettatori, poi portati con una soluzione tampone a 4845. Ben lontani dalla precedente capienza di 10 mila, come anche dalle 25 mila presenze dei periodi della serie A.[18] L'entusiasmo del presidente Luciano Mazzuccato non viene comunque meno e anche nella stagione 1985-86 cerca di allestire una formazione capace di lottare per le posizioni di testa. Nemmeno questa volta i risultati saranno favorevoli tanto che già a dicembre viene sostituito il tecnico Dino D'Alessi con Carlo Facchin ma i lagunari continueranno ad essere impegnati sino alla fine nella lotta per la salvezza. L'unico giocatore a brillare fu ancora una volta Capuzzo con le sue 9 reti segnate, una delle quali in spettacolare rovesciata che valse la vittoria nel derby di andata con il Mestre.[51]

L'orizzonte della società veneziana stava comunque cambiando dato che già dal 7 gennaio 1986 si era avvicinato alla società neroverde mediante una cordata di imprenditori friulani Maurizio Zamparini che, dopo non essere riuscito ad acquistare l'Udinese, aveva spostato la propria attenzione sul Venezia acquisendo metà delle quote sociali. Interesse che si concretizzò con l'acquisto dell'intera società all'inizio della stagione 1986-87 che per i colori veneziani significò una vera rivoluzione sia nei quadri tecnici che dell'organico dei giocatori. Sulla panchina venne richiamato Ezio Volpi mentre molti furono i giocatori acquistati tra i quali Gardiman, Fellet, Seno e l'attaccante Marchetti. Le ambizioni di Zamparini non trovarono pienamente compimento nei risultati della squadra. Dopo che sulla panchina si succedettero anche Massimo Giacomini e Franco Musco il Venezia conquistò il quinto posto, ben lontano però dalla zona promozione. Con l'avvento di Zamparini in laguna si stava però per concretizzare un progetto che in passato era stato più volte messo sul tavolo, ma che forse solo un foresto poteva aver il coraggio di portare a termine: la fusione tra il Venezia e il Mestre.[52]

1987: la fusione col Mestre[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della stagione 1986-87, consigliato da esponenti della giunta comunale, Zamparini rilevò da Gianni Pagotto anche l'altra realtà calcistica del Comune di Venezia, il Mestre che militava all'epoca nello stesso girone della Serie C2, operando una fusione per incorporazione di quest'ultimo club nel Venezia.[53]

Un'amichevole allo stadio Baracca tra VeneziaMestre e Inter nel 1987-1988

Zamparini decise, quindi, di cambiare temporaneamente la denominazione della società lagunare in VeneziaMestre (non esiste, però, alcun documento ufficiale in FIGC che confermi il cambio di denominazione, tesi confermata dalla successiva vittoria in sede giudiziaria contro Danilo Maddalena sulla proprietà del nome Venezia) trasferendola, per la disputa delle gare interne, allo stadio Francesco Baracca di Mestre, dove aveva sede la società stessa. Il titolo sportivo del Mestre fu ceduto alla nuova società fondata a Palermo dopo il fallimento rosanero dell'anno precedente (i siciliani poterono, così, ripartire dalla Serie C2).

Con Ferruccio Mazzola alla guida, e con una rosa più ampia dovuta all'incorporazione dei giocatori del Mestre, la nuova squadra fu promossa in C1. La formazione mantenne la nuova categoria anche l'anno successivo e l'allenatore Gibì Fabbri favorì l'esordio di alcuni giovani, come il trequartista Niky Panarello e il metronomo di centrocampo Cavedon.

L'incorporazione del Mestre nel Venezia determinò numerose reazioni negli ambienti dei due centri. In particolare, a Venezia città (che con lo spostamento della nuova squadra al Baracca si era sentita spodestata del proprio team) venne subito costituito, da soggetti contrari alla fusione, un Calcio Venezia che nei primi anni 1990 militò nel Campionato Nazionale Dilettanti e che giocava con le tradizionali divise neroverdi. Questo club sparì attorno al 1996 dopo che, con la promozione del Venezia arancioneroverde in serie B, gli venne sottratto l'utilizzo del Penzo, lasciando il posto ad altre realtà meno solide economicamente, che non riuscirono a raggiungere nemmeno il massimo campionato di livello regionale (l'Eccellenza). Anche a Mestre vennero fondate altre società; in particolare, dopo che la squadra si ritrasferì a Venezia, con la conquista della Serie B.

Anni 1990[modifica | modifica wikitesto]

Con l'avvento di Maurizio Zamparini e grazie all'integrazione delle due rose del Venezia e del Mestre, la squadra venne subito promossa in C1 (stagione 1987-1988) e nell'anno successivo ottenne la salvezza che le permise di mantenere la categoria (Serie C1). Dopo due campionati di assestamento, nella stagione 1990-91 (la quinta con Zamparini presidente dall'86-87), dopo uno spareggio per il secondo posto giocato a Cesena, davanti a 7000 tifosi veneziani e mestrini, e vinto per 2-1 contro il Como, il Venezia di Alberto Zaccheroni riconquistò la B, confermando quanto espresso dal patron all'atto dell'unione delle due società professionistiche del Comune di Venezia.

A causa della insufficiente capienza per la nuova categoria dello stadio Baracca di Mestre, venne deciso di ristrutturare e ampliare, con eliminazione della pista di atletica, lo stadio Pierluigi Penzo di Venezia, a ventitré anni dall'ultima apparizione in Serie B dei lagunari (mentre il Mestre aveva lì disputato il suo unico campionato cadetto nel 1946-47).

Álvaro Recoba, tra gli artefici dell'insperata salvezza in Serie A della stagione 1998-1999.

Nel 1997-98 il Venezia, guidato da Walter Novellino, chiuse il campionato in seconda posizione alle spalle della Salernitana, ritornando in Serie A a oltre trent'anni di distanza dall'ultima apparizione nella massima categoria. In vista del torneo di A del 1998-99, il Venezia si presentò all'appuntamento con molti interrogativi: celava sì in rosa alcune promettenti novità, come i giovani Bilica e Volpi, alternate tuttavia a grosse lacune di reparto. Diede immediatamente grandi stimoli il neoacquisto padovano Filippo Maniero, prelevato dal Milan di Zaccheroni; i gol della nuova punta fecero respirare i lagunari, anche se la squadra arrancò agli ultimi posti della classifica per tutto il girone d'andata. Tuttavia nella tornata di ritorno, trovato anche l'appoggio del fantasista uruguaiano Álvaro Recoba arrivato in prestito dalla corte del patron Moratti, il Venezia cominciò a ingranare gioco e risultati. Le reti dell'accoppiata Recoba-Maniero (23 complessive al termine della stagione) guidarono i lagunari a un'insperata salvezza: a fine torneo i lagunari ottennero un lusinghiero undicesimo posto in graduatoria, a quattro lunghezze dall'Inter.

Nonostante nell'annata successiva vennero rafforzati alcuni reparti, con l'arrivo del portiere Konsel, del difensore Bettarini, dei centrocampisti Berg e Nanami e delle punte Borgobello e Petkovic, il Venezia cedette di colpo: con Recoba ritornato ai nerazzurri, e una rosa meno convincente rispetto a quella della stagione passata, i lagunari capitolarono chiudendo l'annata al terz'ultimo posto della classifica, con appena 26 punti e tanti rimpianti. A rendere meno amara la stagione furono le prodezze di Pippo Maniero (che stese Fiorentina e Milan) e del giovane difensore brasiliano Fábio Bilica, il quale durante l'amara trasferta di Milano s'improvvisò portiere, data l'espulsione dell'estremo difensore arancioneroverde, neutralizzando pure un rigore al bomber ucraino Andrij Ševčenko. Da segnalare, nonostante il deludente campionato, la semifinale raggiunta in Coppa Italia.

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Riparte dalla Serie B, il Venezia nel 2000-01, che sotto il pressing del presidente Zamparini, viene affidata a Cesare Prandelli, allenatore che solo alcuni mesi prima aveva guidato alla salvezza in A i cugini dell'Hellas Verona. La scelta è effettivamente azzeccata, e il Venezia risale nella massima serie dopo appena un anno la retrocessione in B. Sarà ancora Maniero l'uomo determinante per la promozione lagunare, la seconda nella massima serie nel giro di soli tre anni.

Cesare Prandelli, tecnico della promozione ottenuta al termine del campionato di Serie B 2000-2001.

Tuttavia la stagione seguente ha un esito ben diverso rispetto al '98-'99: un Venezia mai in gara, guidato da tre coach differenti durante il corso del campionato, s'abbandona ai piedi della classifica, e precipita nuovamente in B, con un verdetto finale se possibile ancor peggiore rispetto a quello del 2000: ultimissimo posto, con solamente 18 punti.

Il crac del 2005[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la retrocessione nel 2001-02 l'imprenditore Zamparini coglie l'opportunità di acquisire il Palermo (club potenzialmente più redditizio), cedendo il Venezia. Il patron friulano motiva la sua scelta con l'impossibilità di dotare la squadra lagunare di un moderno stadio nella terraferma veneziana, che egli stesso aveva tentato ripetutamente ma inutilmente di far costruire (anche a proprie spese a patto che fosse accompagnato da un centro commerciale); in realtà, egli stesso aveva appena firmato una convenzione vincolante con il Comune per la realizzazione dello stadio. Convenzione misteriosamente stracciata pochi giorni dopo. La squadra andò in profonda crisi anche perché, nel passaggio al Palermo, Zamparini portò con sé diversi giocatori (tra cui lo stesso Maniero), mandando dei pulmini a caricare i giocatori nel ritiro di Pergine Valsugana, dove gli arancioneroverdi si preparavano per la nuova stagione, per portarli a Longarone dove si allenava il Palermo: questo fatto resterà nella memoria storica dei tifosi come il "furto di Pergine" e la tifoseria non perdonerà mai l'ex presidente che "affida" il club a Franco Dal Cin, trasferendogli la proprietà e una situazione economica disastrosa.

Il dirigente friulano, che ha il mandato di Zamparini, si barcamena per tenere a galla la società. Dopo due salvezze miracolose la squadra, al termine del campionato 2004-05, tra sospetti e voci di combine (vedi la partita Genoa-Venezia), venne retrocessa in Serie C1. Nel frattempo Dal Cin aveva fatto entrare nel Club un gruppo ligure, capitanato dal discusso imprenditore edile Luigi Gallo; i tifosi, che vedono nell'operazione lo spettro del fallimento, iniziano a mobilitarsi, con manifestazioni e proponendo un progetto di salvataggio attraverso una Public Company, ma è tutto inutile: il 22 giugno 2005 la società veneta viene dichiarata fallita.

La prima rinascita[modifica | modifica wikitesto]

La nuova società viene denominata Società Sportiva Calcio Venezia ed ha come soci fondatori, a parità di quote, Gruppo Guaraldo e Poletti Group, oltre ad un 5% del gruppo Umana. L'organigramma risulta essere composto nella seguente maniera: presidente Lorenzo Marinese, vice presidente Arrigo Poletti, consiglieri Ugo Poletti, Luigi Brugnaro e Vincenzo Marinese. Il Venezia, aderendo al lodo Petrucci, riparte quindi dalla Serie C2 dove, dopo una partenza al rallentatore, risale con l'avvento dell'allenatore Nello Di Costanzo velocemente le posizioni fino ad ottenere con due giornate di anticipo la promozione in serie C1, dopo la vittoria contro Jesolo in trasferta per 3-1. In seguito il Gruppo Guaraldo cede la propria quota di partecipazione ai fratelli Arrigo e Ugo Poletti, già soci paritetici, quindi nuovo presidente diviene Arrigo Poletti, vice Ugo Poletti, con consiglieri Andrea Girardi, Vincenzo Marinese e Andrea Seno, quest'ultimo rappresentante anche la carica di direttore sportivo.

Nella stagione 2006-07 il Venezia si affaccia nel campionato di Serie C1 come matricola, ma dimostra subito di avere le carte in regola per un'immediata promozione in Serie B. Dopo qualche pareggio di troppo nelle prime giornate di campionato, il Venezia inizia ad infilare una buona serie di vittorie, trovando nello stadio Penzo la propria roccaforte. Tra le mura amiche qui la formazione arancioneroverde è rimasta imbattuta per quasi due anni (settembre 2005 - aprile 2007), anche grazie all'apporto di un numeroso e caloroso pubblico; ad interrompere questa striscia positiva è un 1-2 subito nell'aprile 2007 contro la Cremonese, sconfitta che peraltro rimane l'unica della stagione 2006-07. Dalla 18ª alla 23ª giornata la formazione lagunare ha detenuto la prima posizione della classifica, anche se in coabitazioni con altre formazioni, a testimonianza del grande equilibrio e del buon livello vigente nel girone A della C1. A metà del girone di ritorno il Venezia registra un vistoso calo nei risultati, tanto da scendere sino alla 6ª posizione e, ad una giornata dal termine, sono virtualmente fuori dagli spareggi per la Serie B. Ma all'ultimo turno i lagunari battono 1-0 il Pisa con un gol al 94º minuto del centrocampista Romondini ed accedono così quasi miracolosamente ai play-off dove, in semifinale, affrontano nuovamente la squadra toscana. Nel doppio confronto il Venezia riesce a pareggiare in casa per 1 a 1 ma viene sconfitto per 3 a 1 nella gara di ritorno: entrambe le reti sono messe a segno dal bomber Marco Moro.

L'avvio della seconda stagione in C1 è stato difficile, tanto che il nuovo allenatore Corradini (l'anno precedente vice di Deschamps alla Juventus) è stato immediatamente licenziato. Dopo un breve periodo in cui la gestione della squadra è stata affidata all'ex-giocatore Paolo Favaretto è stato scelto il nuovo allenatore Fulvio D'Adderio, l'anno prima ad un passo dalla promozione nella serie cadetta con il Foggia. Con D'Adderio si consacra il bomber Marco Veronese, autore alla settima giornata già di cinque reti. I veneti disputano un campionato altalenante, stazionando comunque nella parte alta della classifica. La sconfitta casalinga con la Pro Patria fa scendere la squadra al 7º posto, a 3 punti dal Padova, quinto. A Cava de' Tirreni, la domenica successiva, arriva l'ennesima sconfitta in trasferta (0-2) che costa la panchina all'allenatore D'Adderio. Al suo posto viene chiamato l'allenatore degli allievi Nazionali Michele Serena, che debutta battendo i cugini del Padova nel derby del 16 marzo giocato al Penzo. Ma la carica data dalla vittoria nel derby non è sufficiente al Venezia per ripetersi nel prosieguo del campionato, il sabato successivo gli arancioneroverdi vengono sconfitti per 2-1 sul campo del Novara, e la giornata successiva perdono in casa contro il meno quotato Manfredonia. Il momento difficile sembra non terminare più per la formazione lagunare, che viene sconfitta anche la settimana successiva sul campo della Paganese, ultima in classifica. Il Venezia si trovava quindi a lottare per obiettivi completamente opposti da quelli prefissati dalla dirigenza ad inizio campionato: a 4 partite dal termine i lagunari hanno un distacco di otto punti dai playoff, ormai irraggiungibili, e sei dai play-out. Evitare questi ultimi diviene quindi l'unico traguardo della squadra nel finale di stagione. La partita successiva il Venezia dà spettacolo e vince per 4-1 sul Monza, ottenendo la matematica salvezza.

Dopo la stagione 2007-2008, i presidenti Poletti, che nel frattempo hanno preso pieno controllo dei vertici societari, riescono ad iscrivere la squadra soltanto grazie all'appoggio del Sindaco e del Casinò di Venezia, mentre il D.S. Andrea Seno riesce a fare il possibile rifondando quasi completamente la rosa a budget praticamente uguale a zero.[senza fonte] Si assiste alle conferme del portiere Giuseppe Aprea, del capitano Mattia Collauto, e della bandiera Paolo Poggi, al suo ultimo anno di attività. Dopo l'avvio di campionato, vennero fuori i limiti tecnici di una squadra non in grado di competere ad alti livelli in campionato. Così, dopo una serie interminabile di risultati negativi, Michele Serena venne esonerato. Al suo posto venne ingaggiato Stefano Cuoghi.[54] Nonostante l'arrivo nel mercato di gennaio di ben 7 giocatori la squadra continua a peggiorare la sua situazione in classifica fino ad arrivare ad essere il fanalino di coda del campionato. Nel frattempo a causa delle parallele vicende imprenditoriali dei fratelli Poletti la società entrò in crisi finanziaria e non fu più in grado di pagare gli stipendi dei giocatori, né di assicurare una corretta gestione delle strutture d'allenamento, cumulando per altro nel corso della stagione ben 4 punti di penalità.[55] Il 24 febbraio Cuoghi venne esonerato e al suo posto tornò il ben accolto Michele Serena[56], che riuscì ad infondere nel gruppo la grinta ed il morale necessario per riuscire ad ottenere un inaspettato penultimo posto a fine campionato che valse l'accesso ai play-out per la salvezza contro la Pro Sesto. Ai play-out il Venezia vinse per 3-1 all'andata e spinta da 700 tifosi giunti a Sesto San Giovanni pareggiò 1-1 in trasferta al ritorno ed ottenne una soffertissima salvezza.

Tuttavia, ciò che la squadra riuscì a fare sul campo venne annullato da questioni societarie, visto che i fratelli Poletti annunciarono di non essere in grado di iscrivere la squadra al prossimo campionato e cedettero la squadra all'imprenditore Anglo-Iraniano Shahrdad Golban.[57] Il neo proprietario, nonostante l'aiuto del comune, non riuscì a raggiungere i liquidi necessari per la ricapitolarizzazione e l'8 luglio 2009 il Venezia viene inserito nell'elenco delle sedici squadre escluse dalla Lega Pro.

La FIGC l'11 agosto 2009 iscrive in Serie D la F.B.C. Unione Venezia in luogo della squadra esclusa. Alcuni mesi dopo il tribunale civile di Venezia decreta il fallimento della vecchia società, con un debito stimato tra i 10 e i 15 milioni.[58] In compresenza con altre frodi rilevate a loro carico, i fratelli Poletti vennero arrestati e rinchiusi in carcere.[59][60][61] Ad alcuni mesi di distanza si venne poi a scoprire che anche il misterioso imprenditore Shahrdad Golban si interessò alla società solo per scopi illeciti.[62][63]

La seconda ripartenza[modifica | modifica wikitesto]

Durante i difficili mesi estivi la piazza veneziana avverte il serio pericolo di poter rimanere senza una seria realtà calcistica in città, così già pochi giorni prima che la vecchia S.S.C. Venezia venga esclusa dai campionati F. I.G.C. il Sindaco Massimo Cacciari crea una nuova società calcistica "salvagente" che affida all'avvocato Mauro Pizzigati, già presidente del Casinò di Venezia.

Il 27 luglio 2009 venne ufficialmente costituita la F.B.C. Unione Venezia, successivamente inserita nel girone C del campionato di Serie D per la stagione 2009-2010, che rileverà i titoli sportivi della vecchia società. Nella denominazione sociale, accanto alla riscoperta dell'originario F.B.C., fa la sua comparsa, con l'approvazione di parte della tifoseria, il termine «Unione», a sancire anche nel nome un processo identitario avviato agli occhi di alcuni, specie tra i tifosi dell'entroterra, con la fusione del 1987. Il nuovo presidente è l'avvocato Pizzigati, che opera sotto la guida del Comune con lo scopo di aspettare l'avvento di nuovi imprenditori. Nell'organigramma fanno parte anche lo stimato D.S. Andrea Seno e il segretario Leandro Casagrande, gli unici due ex dirigenti della S.S.C. ad aver mantenuto pulita la loro immagine. La guida tecnica viene affidata all'ex allenatore delle giovanili ed ex vice allenatore Paolo Favaretto.

La squadra parte in cattive condizioni a causa di un ritiro durato solo un paio di settimane per via di un assembramento di rosa cominciato solo a metà agosto dovuto delle convulse vicissitudini societarie. L'inizio di campionato anche per questo motivo fu infelice, con due sconfitte nelle prime due gare, salvo poi dare il via ad una inaspettata ripresa che portò la squadra nelle zone alte della classifica prima dell'inverno. La stagione proseguì con altre vittorie e con qualche pareggio di troppo, che non permisero alla volonterosa squadra di andare oltre il terzo posto in campionato alle spalle di Montichiari ed Este, un risultato tuttavia soddisfacente. Nei play-off l'Unione Venezia superò l'U.S. Jesolo per 1-0, salvo poi perdere nella finale decisiva contro l'Union Quinto per 2-0, in una calda domenica di maggio con oltre duemila tifosi arancioneroverdi presenti. L'Unione Venezia fu quindi costretta a restare in Serie D. Un passo decisivo per il futuro della società avviene però a marzo, quando Enrico Rigoni (padre del giocatore Simone) rileva la totalità delle quote societarie diventando il nuovo Patron. Tuttavia l'organigramma societario e sportivo rimane pressoché invariato, con l'avv. Pizzigati che mantiene la carica di presidente a garanzia del Comune.[64]

Anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

In vista della stagione 2010-2011 il patron Enrico Rigoni si dichiara non disposto a supportare il club veneziano in categorie superiori alla Serie D, rinunciando pertanto ad inviare la domanda di ripescaggio in Lega Pro Seconda Divisione, giudicata troppo onerosa. Frattanto i tifosi, preoccupati per il futuro del club, costituiscono un'associazione denominata VeneziaUnited, che si fa carico di organizzare e gestire la campagna abbonamenti e aprire un sito internet d'informazione. Viene anche aperta una sottoscrizione per l'acquisizione di quote del capitale sociale, allo scopo di affiancare la gestione Rigoni e di introdurre una gestione partecipata e democratica del club; a tale proposito non fa tuttavia seguito un accordo tra le parti.

Cambiano anche i quadri dirigenziali, con il segretario Leandro Casagrande che approda al Treviso. Il patron Rigoni opta per sostituire l'allenatore Favaretto con l'ex tecnico del Calcio Montebelluna Enrico Cunico. La squadra si rivela fin dall'inizio molto competitiva, conseguendo tre vittorie e una sconfitta nelle prime quattro giornate. Successivamente un ciclo di risultati utili porta i lagunari alla vetta solitaria in classifica, con tre punti di vantaggio sul Treviso. Lo scontro diretto dell'andata, disputato all'Omobono Tenni, si chiude però con la vittoria per 3-1 dei trevigiani, che agganciano i lagunari in testa.

L'ambiente societario non è tuttavia stabile: le precarie condizioni di salute del patron Rigoni (colpito da una grave malattia) portano alcuni giocatori a lasciare la squadra a gennaio (Pianu e Di Napoli), mentre la squadra ne risente e incappa in prestazioni negative.

Passaggio di proprietà ai russi[modifica | modifica wikitesto]

Il 10 febbraio 2011 il presidente Pizzigati rassegna le dimissioni e annuncia il passaggio di proprietà ad un gruppo di imprenditori russi, senza renderne note le generalità.[65] A capo di questo gruppo si rivela esservi Yuri Korablin, che diviene il nuovo presidente del sodalizio, affiancato da Aleks Samokhin, Massimo Venturini, Ignazio Guerra e ancora dall'ex patron Enrico Rigoni.[66]; quest'ultimo tuttavia, appena un mese dopo il passaggio di proprietà, muore.[67]

La parte centrale del campionato viene dominata da Treviso e Unione Venezia, che staccano nettamente tutte le avversarie e conducono la classifica in solitaria. Tuttavia sono i trevigiani ad avere la meglio nello sprint finale e a guadagnare la promozione diretta in Seconda Divisione. Decisivo il derby di ritorno, giocato in uno stadio Penzo quasi esaurito (circa 6000 spettatori, record stagionale per la Serie D) il 27 marzo e concluso col punteggio di 1-1. Il pareggio consente infatti ai trevigiani di mantenere il vantaggio in classifica sui veneti. Dopo la sconfitta esterna con il Rovigo l'allenatore Cunico viene sollevato dall'incarico ed al suo posto ritorna in laguna Gianluca Luppi.[68] Il F.B.C. Unione Venezia termina così la stagione al secondo posto e disputa i play-off per il secondo anno consecutivo: dopo aver battuto all'esordio il San Paolo Padova per 1-0, cede per 2-3 in finale regionale contro il SandonàJesolo. Emil Zubin si laurea capocannoniere del campionato con 25 reti.[69]

Durante l'estate 2011, la società dichiara più volte di voler essere ripescata in Seconda Divisione, salvo poi all'ultimo momento non presentare la documentazione necessaria.[70] L'Unione Venezia si appresta così ad affrontare un altro anno di Serie D. Come previsto si verifica una ridefinizione dei quadri societari, con gli imprenditori russi che prendono il controllo totale del sodalizio e rinnovano il C.D.A. Non vengono confermati il D.S. Andrea Seno[71] e l'allenatore Gianluca Luppi.[72] Al loro posto arrivano il D.G. Oreste Cinquini[73] e l'allenatore David Sassarini.[74] Dopo la diciottesima giornata l'Unione è in testa al suo girone, con undici lunghezze di vantaggio sulla seconda in classifica.[75] Da quel momento in poi però la squadra inanella dei risultati negativi che portano alla riduzione del vantaggio in classifica e all'esonero del tecnico David Sassarini, sostituito a gennaio dall'esperto Giancarlo Favarin, che rileva la squadra ancora capolista, ma con soli 5 punti di vantaggio.[76] Ad inizio aprile, quando mancano solo quattro giornate alla fine del campionato, al termine della sfida contro l'MM Sarego pareggiata 1-1 l'Unione perde il primato solitario, ritrovandosi a pari punti con il Delta Porto Tolle.[77] Nonostante le difficoltà l'Unione Venezia riesce ad ottenere la promozione in Lega Pro con una giornata d'anticipo.[78][79] La lunga e combattuta stagione si conclude con la vittoria dello Scudetto Dilettanti, in virtù del successo per 3-2 nella finale giocata a Gubbio contro il Teramo.[80] Emil Zubin anche per questa stagione si conferma capocannoniere del girone con 23 reti.[81]

Nel campionato di Seconda Divisione 2012-13 l'Unione parte a rilento, senza riuscire a trovare una buona continuità di risultati anche per colpa di numerosi infortuni e di una rosa ancora da rifinire. Dopo la sconfitta a Castiglione nella seconda giornata di ritorno, gli arancioneroverdi sono a metà classifica, con 6 vittorie e altrettanti pareggi e sconfitte. L'allenatore Diego Zanin viene sollevato dall'incarico e al suo posto viene chiamato Stefano Sottili, già vincitore della categoria alla guida del Carpi nel 2010-11. Grazie anche ad un azzeccato mercato di riparazione (con l'innesto di Riccardo Bocalon, dalla Prima Divisione), comincia la risalita dei lagunari, che inanellano una striscia di risultati utili consecutivi (sette vittorie e due pareggi) rientrando in piena zona play-off. Complice anche la crisi delle formazioni di vertice, Savona e Pro Patria, a metà aprile la promozione diretta pare essere alla portata, ma qualche i due pareggi consecutivi con Alessandria e Giacomense relegano l'Unione Venezia al terzo posto al termine della stagione regolare, valido per giocare i play-off. Nella semifinale la squadra di Sottili prevale sui lombardi del Renate (1-1 a Meda, e 1-0 nel ritorno, giocato allo stadio Piergiovanni Mecchia di Portogruaro a causa dell'inagibilità del Penzo) e giunge così nella finale promozione contro il Monza. Dopo un pareggio a reti bianche ottenuto in trasferta, la gara di ritorno vede i brianzoli condurre a lungo per 1-2: nei minuti finali tuttavia il Venezia riesce a ribaltare la situazione, con le reti di Bocalon e D'Appolonia che fissano il risultato sul 3-2. Davanti a 4000 spettatori lagunari che assiepano gli spalti Mecchia l'Unione così può festeggiare la promozione in Prima Divisione, a quattro anni dall'ultima apparizione. Protagonisti della stagione sono Denis Godeas, capocannoniere della squadra con 18 centri tra campionato e play-off, oltre ai due veneziani sovracitati, Davide D'Appolonia, anch'egli in doppia cifra (11 gol tra campionato e play-off), e Riccardo Bocalon (8 reti tra campionato e play-off).

In vista della stagione 2013-2014 la rosa viene largamente rinnovata; in panchina viene chiamato il tecnico Alessandro Dal Canto. L'obiettivo dichiarato è il raggiungimento dei play-off, che per questa stagione, a causa della riforma dei campionati della Lega Pro, si estendono fino alla nona posizione in classifica. La squadra, a seguito della vittoria casalinga contro l'AlbinoLeffe, chiude il girone d'andata al terzo posto, a sole sei lunghezze dal primo posto. Il girone di ritorno tuttavia è foriero di una crisi di risultati, che riduce i lagunari al decimo posto finale, fuori dunque dalla corsa promozione.

Alla vigilia del campionato 2014-2015 l'obiettivo dichiarato della dirigenza è di lottare per le prime posizioni del tabellone. In panchina viene riconfermato Dal Canto, che tuttavia rimedia cinque sconfitte nelle prime nove gare. Il neo direttore sportivo De Franceschi, che in estate ha sostituito Andrea Gazzoli, lo esonera e sceglie al suo posto un altro ex veneziano, Michele Serena. La squadra conclude l'annata al 13º posto nel girone A della Lega Pro, con 46 punti guadagnati (al netto di 3 punti di penalità irrogati a seguito di inadempienze amministrative). A campionato concluso il presidente Korablin delega l'avvocato Fausto Baratella ad occuparsi della cessione del club lagunare e a sanarne le carenze patrimoniali. Il 13 luglio 2015, non essendo riuscito a portare a termine il proprio incarico, l'avvocato Baratella annuncia la mancata iscrizione del FBC Unione Venezia al campionato di Lega Pro 2015-2016[82].

Cordata americana[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 luglio seguente a Roma viene firmato l'atto notarile di costituzione di una nuova società, denominata Venezia Football Club Società Sportiva Dilettantistica. A capo del nuovo sodalizio vi è lo statunitense James A. Daniels, Chief Executive Officer della High Ridge Brands, holding produttrice e distributrice di sapone e prodotti correlati attiva nel Nordamerica. A coadiuvare il presidente, nel consiglio d'amministrazione siedono gli avvocati Alessandro Vasta e Giuseppe Santarelli; nell'organigramma rientra altresì l'ex direttore generale della vecchia società Dante Scibilia[83] e il direttore sportivo Giorgio Perinetti.[84]

Il 6 ottobre la carica di presidente viene assunta dallo statunitense Joe Tacopina, dimessosi dai vertici del Bologna. Il 24 aprile 2016, dopo il pareggio per 3 a 3 a Rasai contro l'Union Ripa La Fenadora, con più di 700 tifosi al seguito, vince il girone e viene promosso in Lega Pro con due giornate d'anticipo. Nell'arco della stagione la squadra segna (tra Serie D, Coppa Italia Serie D e Scudetto Dilettanti) più di 100 reti risultando l'attacco più prolifico dalla Serie A alla Serie D. Capocannoniere in questa stagione è Matteo Serafini con 21 reti realizzate. Con il ritorno tra i professionisti, la società assume la denominazione di Venezia Football Club.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria del Venezia Football Club
  • 14 dicembre 1907 - Fondazione del Venezia Foot-Ball Club che viene subito affiliato alla FIF.
  • 1907-1908 - 2º nella Terza Categoria Veneta.
  • 1908-1909 - Perde la semifinale lombardo-veneta nel girone nazione della Prima Categoria contro l'US Milanese.
  • 1909-1910 - 2º nella Seconda Categoria Veneta.

  • 1910-1911 - 4º nella Prima Categoria Veneto-Emiliana.
  • 1911-1912 - 1º nella Prima Categoria Veneto-Emiliana. Perde le finali nazionali contro la Pro Vercelli.
  • 1912-1913 - 3º nella Prima Categoria Veneto-Emiliana.
  • 1913-1914 - 4º nella Prima Categoria Veneto-Emiliana.
  • 1914-1915 - 4º nel girone A delle semifinali nazionali della Prima Categoria.
  • 1915–1919 - Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1919 - La società ricostituitasi dopo il conflitto bellico incorpora l'Aurora F.B.C. e diventa Associazione Calcio Venezia.
  • 1919-1920 - 6º nel girone A delle semifinali nazionali della Prima Categoria.

  • 1920-1921 - 3º nel girone A della Prima Categoria Veneta.
  • 1921 - Il sodalizio entra nel gruppo dei dissidenti che vistisi bocciare il Progetto Pozzo fondano la C.C.I.
  • 1921-1922 - 10º nel girone B della Prima Divisione della C.C.I.
  • 1922 - Il Compromesso Colombo, concordato di riunificare le due federazioni, prevede degli spareggi d'ammissione alla nuova Prima Divisione. Perde al secondo turno il doppio confronto con la Rivarolese (0-0; 1-2). Red Arrow Down.svg Retrocesso nella nuova Seconda Divisione dopo aver perso il turno di ripescaggio contro la Sestrese 0-1.
  • 1922-1923 - 4º nel girone E della Seconda Divisione Nord.
  • 1923-1924 - 2º nel girone E della Seconda Divisione Nord.
  • 1924-1925 - 3º nel girone D della Seconda Divisione Nord.
  • 1925-1926 - 1º nel girone D della Seconda Divisione Nord. Non viene promosso a seguito del blocco delle promozioni voluto dall'Assemblea federale di Genova del 1925.
  • 1926 - La Carta di Viareggio ribattezza la categoria di competenza della società come Prima Divisione Nord. Il torneo cadetto è peraltro sempre organizzato da Milano dalla ex Lega Nord, ora Direttorio Divisioni Superiori, e sempre strutturato su 40 squadre come deciso nell'Assemblea Federale del 1924.
  • 1926-1927 - 6º nel girone B della Prima Divisione Nord.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1927-1928 - 2º nel girone A della Prima Divisione Nord. Green Arrow Up.svg Ammesso nella Divisione Nazionale a titolo divulgativo dalla Presidenza federale.
  • 1928-1929 - 11º nel girone B della Divisione Nazionale. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
  • 1929-1930 - 7º in Serie B. Cambia denominazione in Società Sportiva Serenissima.

  • 1930-1931 - 9º in Serie B.
  • 1931-1932 - 14º in Serie B.
  • 1932-1933 - 11º in Serie B.
  • 1933-1934 - 12º nel girone B della Serie B. Retrocesso dopo aver perso gli spareggi-retrocessione contro Verona e Vicenza e successivamente ripescato a causa dell'aumento delle squadre nei due gironi. Cambia denominazione in Associazione Fascista Calcio Venezia.
  • 1934-1935 - 11º nel girone B della Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.
  • 1935-1936 - 1º nel girone A della Serie C. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1936-1937 - 12º in Serie B dopo una prima sessione di spareggi-retrocessione chiusi in parità a 6 punti, e una seconda serie di spareggi in cui perde le semifinali 2-3 contro la Pro Vercelli e batte 4-0 il Catania in finale.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1938-1939 - 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A per migliore quoziente reti rispetto a quello dell'Atalanta.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (1º titolo).
Semifinalista di Coppa Italia.
Finalista di Coppa Italia.
  • 1943-1944 - 1º nel girone A del Torneo Misto di Divisione Nazionale gestito dal Direttorio III Zona (Veneto), va alla finale Veneta. In finale batte il Verona (5-1; 2-2) ed è campione Veneto 1943-44. Alle qualificazioni interzonali con la Venezia Giulia è 1º e ammesso al girone finale in cui arriva 3º nel girone finale vinto dai Vigili del Fuoco della Spezia.
  • 1944–1945 - Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1945 - Alla ripresa delle attività agonistiche, la società viene ricostituita con denominazione di Associazione Calcio Venezia.
  • 1945-1946 - 13º nella Serie A Alta Italia.
  • 1946-1947 - 19º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
  • 1947-1948 - 4º in Serie B.
  • 1948-1949 - 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
  • 1949-1950 - 20º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.

Fase a gironi di Coppa Italia.
Quarto posto in Coppa Italia.
  • 1959-1960 - 17º in Serie B dopo aver perso lo spareggio contro il Monza e aver vinto quello contro il Taranto.
Quarti di finale di Coppa Italia.

  • 1960-1961 - 1º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 1962-1963 - 17º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 1966-1967 - 17º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1967-1968 - 18º in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C dopo aver perso il secondo turno degli spareggi-retrocessione.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 1968-1969 - 11º nel girone A della Serie C.
  • 1969-1970 - 9º nel girone A della Serie C.

Fase eliminatoria di Coppa Italia Semiprofessionisti.
  • 1973-1974 - 3º nel girone A della Serie C.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Semiprofessionisti.
  • 1974-1975 - 6º nel girone A della Serie C.
Fase a gironi di Coppa Italia Semiprofessionisti.
  • 1975-1976 - 10º nel girone A della Serie C.
  • 1976-1977 - 20º nel girone A della Serie C. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie D.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Semiprofessionisti.
  • 1977-1978 - 9º nel girone C della Serie D.
  • 1978-1979 - 2º nel girone B della Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C2.
  • 1979-1980 - 8º nel girone B della Serie C2.
Ottavi di finale di Coppa Italia Semiprofessionisti.

  • 1980-1981 - 10º nel girone B della Serie C2.
 ? di Coppa Italia Semiprofessionisti.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1982-1983 - 1º nel girone C del Campionato Interregionale. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C2.
  • 1983 - Al termine della stagione l'A.C. Venezia fallisce, e il titolo sportivo viene aggiudicato alla neonata Calcio Venezia S.r.l.[86]
  • 1983-1984 - 5º nel girone B della Serie C2.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1984-1985 - 15º nel girone B della Serie C2.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1985-1986 - 12º nel girone B della Serie C2.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1986-1987 - 5º nel girone B della Serie C2.
 ? di Coppa Italia Serie C.
  • 1987 - La società incorpora l'Associazione Calcio Mestre S.p.A. e, a seguito della fusione, cambia denominazione in Calcio Venezia-Mestre S.r.l. aggiungendo il colore arancione al tradizionale neroverde. Il titolo sportivo del Mestre, invece, viene ceduto al rinato Palermo e il nuovo sodalizio gioca le proprie gare interne allo Stadio "Francesco Baracca" di Mestre.
  • 1987-1988 - 2º nel girone B della Serie C2. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C1.
Fase a gironi di Coppa Italia Serie C.
  • 1988-1989 - 9º nel girone A della Serie C1.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1989-1990 - 4º nel girone A della Serie C1. Cambia denominazione in Associazione Calcio Venezia 1907 S.r.l.
 ? di Coppa Italia Serie C.

  • 1990-1991 - 2º nel girone A della Serie C1. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B dopo aver vinto lo spareggio contro il Como.
Semifinalista di Coppa Italia Serie C.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1997-1998 - 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1999-2000 - 16º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
Semifinalista di Coppa Italia.

  • 2000-2001 - 4º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2001-2002 - 18º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
Fase a gironi di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 2003-2004 - 20º in Serie B. Salvo dopo aver vinto i play-out contro il Bari.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2004-2005 - 21º in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso e finanziariamente fallito, viene coinvolto nel caso Genoa ma non viene giudicato a causa del fallimento.
Fase a gironi di Coppa Italia.
  • 2005 - Nell'estate viene fondata la Società Sportiva Calcio Venezia S.p.a. che aderisce al Lodo Petrucci e riparte dalla Serie C2.
  • 2005-2006 - 1º nel girone A della Serie C2. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C1.
Perde il triangolare di Supercoppa di Lega di Serie C2.
  • 2006-2007 - 4º nel girone A della Serie C1. Perde la semifinale play-off contro il Pisa.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia Serie C.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 2008-2009 - 17º nel girone A della Lega Pro Prima Divisione. Salvo dopo aver vinto i play-out contro la Pro Sesto e successivamente escluso dal campionato per gravi irregolarità di bilancio.
Primo turno di Coppa Italia Lega Pro.
  • 2009 - Nell'estate viene creato il Foot Ball Club Unione Venezia S.r.l., che viene iscritto in soprannumero nel girone C della Serie D.
  • 2009-2010 - 3º nel girone C della Serie D. Perde la finale play-off del girone C contro l'Union Quinto.
Trentaduesimi di finale di Coppa Italia Serie D.

Primo turno di Coppa Italia Serie D.
  • 2011-2012 - 1° nel girone C della Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Lega Pro Seconda Divisione.
Scudetto.svg Vince lo Scudetto Dilettanti in finale contro il Teramo.
Primo turno di Coppa Italia Serie D.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Lega Pro.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia Lega Pro.
Secondo turno di Coppa Italia.
Partecipa alla Coppa Italia Lega Pro.
  • 2015 - Il FBC Unione Venezia non si iscrive al campionato di Lega Pro 2015-2016 e il 21 luglio viene costituita una nuova società denominata Venezia Football Club Società Sportiva Dilettantistica affiliata alla LND.
  • 2015-2016 - 1° nel girone C della Serie D. Green Arrow Up.svg Promosso in Lega Pro.
Trentaduesimi di finale di Coppa Italia Serie D.
In Coppa Italia Lega Pro.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale maglia del Venezia è arancio-nero-verde. La prima storica divisa, invece, fu una maglia per metà rossa e per metà blu ma,[87] dato che quei colori erano già utilizzati dal Genoa – la squadra del capoluogo ligure, da sempre ostile alla Serenissima – fu sostituita già la stagione successiva con l'originale accostamento del nero con il verde. La prima muta di casacche a strisce verticali neroverdi venne commissionata dal giocatore elvetico Walter Aemissiger a una ditta del suo paese d'origine.

Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La prima divisa del Venezia FBC (1907-1909)
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa della SS Serenissima (1930-1934)
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La storica divisa del Venezia (1909-1987)

Dopo la stagione 1929-1930, in coincidenza con cambio di denominazione del club in Serenissima, il colore delle maglie divenne il rosso veneziano tratto dal gonfalone cittadino.[88] Dopo un quadriennio giocato con le tinte della bandiera di San Marco, nell'annata 1934-1935 la squadra ritornò al nome Venezia rispolverando anche i tradizionali colori neroverdi. Nella stagione 2007-2008, in occasione del centenario del calcio a Venezia, la squadra rispolverò una maglia simile a quella usata negli anni 1930 dalla Serenissima.

Dopo la fusione tra Venezia e Mestre del 1987, al nero e al verde s'è affiancato l'arancione del club mestrino. Da qui in avanti, la squadra arancioneroverde non ha più avuto una divisa iconica, giostrando di stagione in stagione tra i più diversi template di maglia, soprattutto palati, fasciati o a bande.[89]

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione dello stemma
Il logo della SSC Venezia dal 2005 al 2009
Il logo del FBC Unione Venezia dal 2013 al 2015
Il logo del Venezia FC in uso dal 2015

Lo stemma della società, oltre al nome e ai colori sociali, reca al centro il Leone di San Marco simbolo della città lagunare nonché della Repubblica Serenissima.

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stadio Pier Luigi Penzo, Stadio Piergiovanni Mecchia e Stadio Francesco Baracca.

Attualmente il Venezia disputa le sue gare interne nello Stadio Pier Luigi Penzo a Venezia. La capienza si aggira attorno agli 8000 spettatori (ridotta rispetto alle norme di sicurezza); l'impianto comunque può raggiungere la capienza massima di 16.500 posti.

Dedicato alla memoria dell'omonimo aviatore, che partecipò alla Grande Guerra, è il secondo stadio più vecchio tra quelli in cui giocano società professionistiche italiane dopo lo Stadio Luigi Ferraris di Genova inaugurato nel 1911[90].

Lo Stadio Pier Luigi Penzo è unico in Italia per il fatto di poter essere raggiunto solo in barca o a piedi. Negli anni 1960 è arrivato ad ospitare fin 26.000 persone, nonostante la capienza fosse minore.

Il progetto di un nuovo stadio nel Comune di Venezia, e precisamente in terraferma, è un argomento molto dibattuto già a partire dagli anni 1960, ma per il momento lo storico Penzo rimane l'unico vero impianto adeguato alle serie professionistiche del capoluogo veneto.

Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Allenatori del Venezia F.C. e Categoria:Presidenti del Venezia F.C.
Allenatori
Presidenti

Calciatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Calciatori del Venezia F.C.

Capitani[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'elenco dei capitani della compagine lagunare con il periodo in cui hanno portato la fascia.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1940-1941
1960-1961, 1965-1966
1955-1956
2011-2012

Competizioni interregionali[modifica | modifica wikitesto]

1935-1936 (girone A)
2011-2012 (girone C)

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria 8 1908-1909 1914-1915 23
Prima Divisione 1 1921-1922
Divisione Nazionale 2 1928-1929 1945-1946
Serie A 12 1939-1940 2001-2002
Seconda Divisione 4 1922-1923 1925-1926 39
Prima Divisione 2 1926-1927 1927-1928
Serie B 33 1929-1930 2004-2005
Serie C 14 1935-1936 1976-1977 23
Serie C1 5 1988-1989 2007-2008
Lega Pro Prima Divisione 2 2008-2009 2013-2014
Lega Pro 2 2014-2015 2016-2017
Serie C2 9 1979-1980 2005-2006 11
Lega Pro Seconda Divisione 1 2012-2013
Serie D 1 2015-2016
Serie D 5 1977-1978 2011-2012 6
Campionato Interregionale 1 1982-1983

È esclusa la partecipazione alla stagione 1943-1944, essendo competizione non ufficiale F. I.G.C.

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Partite e reti totali in campionato

Le classifiche delle presenze e delle reti tengono conto di tutti i campionati disputati dalla compagine lagunare dalla sua fondazione avvenuta nel 1907.

Aggiornato al 29 novembre 2012

Record di presenze
Record di reti
Serie A

Aggiornato al 4 dicembre 2012

Gol totali in Serie A: 324

Record di presenze
Record di reti

Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una spaccatura nella parte più calda della tifoseria determina una complessa geografia delle relazioni con altre tifoserie. All'epoca degli Ultras Unione, gruppo leader della tifoseria, scioltosi nel 2005, vi erano due storici gemellaggi: con i tifosi della Pistoiese e del Modena. Queste relazioni, complici le trasformazioni del tifo organizzato arancioneroverde, pistoiese e modenese, si sono allentate ed hanno perso gran parte della loro importanza.

Amicizie altrettanto importanti erano quelle con il Cosenza e con gli Ultras Rapid Wien che sono state ereditate dal Gate 22 - "A sostegno di un ideale", il nuovo raggruppamento di tifosi, nato nel 2006 sulle ceneri degli Ultras Unione, dei Rude Fans e della Nuova Guardia, che ha preso posto nel settore Distinti dello stadio Penzo. I tifosi rimasti nella sud, raggruppati nel tempo sotto le sigle Vecchi Ultrà, Curva Sud, Old Firm e Zona d'Ombra, hanno costruito invece un solido rapporto con gli Ultras Union C.S., tifosi del Chioggia Sottomarina.

Nel passato possiamo ricordare la Vecchia Guardia 1986, che nel periodo pre e post fusione era legata soprattutto al nome Venezia, gemellati con il Vicenza calcio, scioltosi nel 1994. Nel 2011 parte della Vecchia Guardia ha dato origine al club Associazione Culturale Cuore Neroverde Venezia 1907, il gruppo prendeva posto nel settore Tribuna laterale e si rifà alla tradizione del Venezia pre fusione, in polemica col resto della tifoseria. A partire dalla stagione 2013/2014 l'Associazione si disinteressa all' F.B.C. Unione Venezia ed inizia a seguire i dilettanti dell' A.S.D. Laguna Venezia.[92] Storici furono i Panthers, Gioventù Neroverde e Brigate Neroverdi negli anni 1970 e 1980. Altri club storici furono il Centro Coordinamento Venezia clubs (oggi Associazione Venezia clubs e Centro coordinamento clubs Venezia-Mestre).

A ottobre 2012 il gruppo Gate 22 - "A sostegno di un ideale" si scioglie e attualmente, complice anche lo scioglimento dei Vecchi Ultrà avvenuto ad agosto 2012, l'unico gruppo ultras rimasto è la "Curva Sud VeneziaMestre" , di matrice totalmente apolitica, che accoglie tra le sue fila ex componenti di Ultras Unione, Vecchi Ultrà, Old Firm. Gli ex-membri del Gate 22 non frequentano più lo stadio. Proprio la "CSVM" negli ultimi anni ha rinsaldato il gemellaggio con i tifosi Pistoiesi e instaurato un'importante amicizia con i supporters del San Donà; nell'ultimo periodo si è potuto assistere anche al rinsaldamento del gemellaggio con gli ultras della Fidelis Andria.

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Derby calcistici in Veneto.

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Venezia Football Club 2016-2017.

Rosa[modifica | modifica wikitesto]

N. Ruolo Giocatore
1 Italia P Davide Facchin
2 Italia D Luigi Luciani
3 Italia D Leonardo Galli
4 Italia C Alex Pederzoli
5 Italia D Alessandro Malomo
6 Italia D Maurizio Domizzi
7 Italia C Simone Bentivoglio
8 Italia C Evans Soligo
9 Italia A Nicola Ferrari
10 Italia A Gianni Fabiano
11 Italia A Loris Tortori
12 Italia P Nicola Sambo
13 Italia D Marco Modolo
N. Ruolo Giocatore
14 Italia D Paolo Pellicanò
15 Slovenia C Leo Štulac
16 Italia C Roberto Strechie
17 Italia A Davide Marsura
18 Italia A Stefano Moreo
19 Spagna A Alexandre Geijo
20 Italia A Simone Edera
21 Italia C Alberto Acquadro
22 Italia P Guglielmo Vicario
23 Italia D Ivano Baldanzeddu
24 Italia C Vittorio Fabris
25 Italia D Francesco Cernuto
26 Italia D Agostino Garofalo

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Staff dell'area tecnica
  • Italia Dante Scibilia - Direttore generale
  • Italia Giorgio Perinetti - Direttore sportivo
  • Italia Filippo Inzaghi - Allenatore
  • Italia Maurizio D'Angelo - Allenatore in seconda
  • Italia Massimo Lotti - Preparatore dei portieri
  • Italia Luca Alimonta - Preparatore atletico
  • Italia Daniele Cenci - Recupero infortunati
  • Italia Alessandro Servi - Team manager
  • Italia Claudio Damiani - Video analyst
  • Italia Angelo Castellazzi - Collaboratore tecnico

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Depositata la documentazione per l'iscrizione in Lega Pro, su veneziafc.club, 1º luglio 2016.
  2. ^ Comunicato Ufficiale n° 59 del 13/11/2015 (PDF), su lnd.it, Lega Nazionale Dilettanti, 13 novembre 2015.
  3. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Il Venezia dalla nascita al girone unico, Michele Gottardi, pp. 3-4
  4. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Il Venezia dalla nascita al girone unico, Michele Gottardi, p. 10
  5. ^ Agendina Barlassina 1937-38, p. 36
  6. ^ a b Un Secolo di Calcio Venezia, Il Venezia dalla nascita al girone unico, Michele Gottardi, p. 18
  7. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Storia del Penzo, Renato Vidal, p. 27
  8. ^ a b Un Secolo di Calcio Venezia, Storia del Penzo, Renato Vidal, p. 28
  9. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Dalla Serenissima alla presidenza Bennati, Pietro Bortoluzzi, p. 36
  10. ^ 1907-2007 Cent'Anni da Leoni, Serenissima per sfuggire ai creditori, Sebastiano Giorgi, p. 23
  11. ^ Almanacco Illustrato del Calcio - La Storia 1898-2004, p. 253
  12. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Dalla Serenissima alla presidenza Bennati, Pietro Bortoluzzi, p. 40
  13. ^ Almanacco Illustrato del Calcio – La Storia 1898-2004, p. 255
  14. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Dalla Serenissima alla presidenza Bennati, Pietro Bortoluzzi, p. 44
  15. ^ Almanacco Illustrato del Calcio Italiano 1940, p. 166
  16. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Dalla Serenissima alla presidenza Bennati, Pietro Bortoluzzi, p. 50
  17. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Girani caffè e campioni, Sebastiano Giorgi, p. 55
  18. ^ a b c Un Secolo di Calcio Venezia, Storia del Penzo, Renato Vidal, p. 29
  19. ^ 1907-2007 Cent'anni da Leoni, Verso la gloria con Valentino Mazzola, Sebastiano Giorgi, p. 53
  20. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Coppa Italia 1941:come entrammo nella leggenda, Giorgio Corsetti, p. 78
  21. ^ Almanacco Illustrato del Calcio Italiano 1942, p. 189
  22. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Il Grande Venezia, Pietro Bortoluzzi, p. 66
  23. ^ Almanacco Illustrato del Calcio Italiano 1943, p. 252
  24. ^ Almanacco Illustrato del Calcio 1947, p. 158
  25. ^ Almanacco Illustrato del Calcio 1947, p. 180
  26. ^ Un secolo di Calcio Venezia,Nostalgia della giovinezza e di un calcio diverso,Giorgio Tommaseo Panzetta, p. 96
  27. ^ 1907-2007 Cent'anni da Leoni, Il calcio di provincia, Sebastiano Giorgi, pa.62
  28. ^ Almanacco del Calcio 1952, p. 163
  29. ^ Almanacco Illustrato del Calcio 1953, Rizzoli Editore, p. 159
  30. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Nostalgia della giovinezza e di un calcio diverso, p. 100
  31. ^ Almanacco del Calcio 1955, p. 182
  32. ^ Almanacco Illustrato del Calcio 1958, Rizzoli Editore, I premi I.N.A. "Il Seminatore d'Oro", p. 160
  33. ^ 1907-2007 Cent'anni da leoni, I mitici anni Sessanta, p. 90
  34. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Il Venezia nel Cuore, Giovanni Bubacco, p. 105
  35. ^ Almanacco del Calcio 1960, p. 218
  36. ^ Almanacco del Calcio 1961, p. 162
  37. ^ La Storia del Venezia (1957-1967), venicexplorer.net. URL consultato il 10 marzo 2016.
  38. ^ 1907-2007 Cent'anni da Leoni, I mitici anni sessanta, Sebastiano Giorgi, p. 93
  39. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Le dieci partite che sconvolsero il Venezia, Adriano De Grandis, p. 114
  40. ^ Almanacco Illustrato del Calcio 1967, p. 162
  41. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Le dieci partite che sconvolsero il Venezia, Adriano De Grandis, p. 124
  42. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Le dieci partite che sconvolsero il Venezia, Adriano De Grandis, p. 126
  43. ^ Almanacco Illustrato del Calcio 1969, p. 194
  44. ^ 1907-2007 Cent'Anni da Leoni, La nobile decaduta, Sebastiano Giorgi, p. 102
  45. ^ Almanacco del Calcio Illustrato 1979, Edizioni Panini, p.330
  46. ^ 1907-2007 Cent'Anni da Leoni, Arriva Cesarini, Sebastiano Giorgi, p. 104
  47. ^ Un secolo di Calcio Venezia, Generazione di Mezzo, Sebastiano Giorgi, p. 172
  48. ^ Almanacco Illustrato del Calcio 1898-2004, p. 346
  49. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Il Venezia di Mazzuccato, Sebastiano Giorgi, p. 178
  50. ^ 1907-2007 Cent'anni da Leoni, L'epoca di Mazzuccato, Sebastiano Giorgi, p. 136
  51. ^ Un Secolo di Calcio Venezia, Il Venezia di Mazzuccato, Sebastiano Giorgi, p. 180
  52. ^ 1907-2007 Cent'anni da Leoni, Prologo alla fusione, Sebastiano Giorgi, p. 139
  53. ^ La Storia del Venezia (1986-1999), venicexplorer.net. URL consultato il 22 maggio 2013.
  54. ^ Esonerato Serena Il Venezia affidato a Stefano Cuoghi. La Nuova di Venezia e Mestre, ricerca.gelocal.it. URL consultato il 18 settembre 2011.
  55. ^ Mazzata sul Venezia: altri 2 punti in meno, vesport.it. URL consultato il 18 settembre 2011.
  56. ^ Cuoghi, oggi l'esonero. Ritorna Michele Serena. La Nuova di Venezia e Mestre, nuovavenezia.gelocal.it. URL consultato il 18 settembre 2011.
  57. ^ UFFICIALE: il Venezia passa a Shahrdad Golban. Tuttomercatoweb, tuttomercatoweb.com. URL consultato il 17 settembre 2011.
  58. ^ Corrado Zunino, Venezia addio è ancora fallito, Repubblica.it, 18 novembre 2009. URL consultato il 30 luglio 2011.
  59. ^ Aeroterminal di Venezia, condannati per bancarotta i due fratelli Poletti. Il Corriere del Veneto, corrieredelveneto.corriere.it. URL consultato il 17 settembre 2011.
  60. ^ Arrigo Poletti indagato per truffa a Padova. Geolocal Trentino, trentinocorrierealpi.gelocal.it. URL consultato il 17 settembre 2011.
  61. ^ Crac Aeroterminal, la banca pignora case e garage di Arrigo Poletti. Geolocal Trentino, trentinocorrierealpi.gelocal.it. URL consultato il 17 settembre 2011.
  62. ^ Golban, un prestanome manovrato da imprenditori a caccia di finanziamenti. Il Corriere del Veneto, corrieredelveneto.corriere.it. URL consultato il 17 settembre 2011.
  63. ^ Golban, acquirente VE con titoli del "monopoli". Ve.Sport, vesport.it. URL consultato il 17 settembre 2011.
  64. ^ Enrico Rigoni acquista FBC Unione Venezia, vesport.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
  65. ^ Calcio, colpo di scena: il Venezia ceduto ai russi. La Nuova di Venezia e Mestre, nuovavenezia.gelocal.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
  66. ^ Parla il russo Yuri Korablin, lo zar: Tutto è cominciato per un'acqua alta. Corriere del Veneto, corrieredelveneto.corriere.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
  67. ^ Il Venezia ha perso Enrico Rigoni. La Nuova di Venezia e Mestre, nuovavenezia.gelocal.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
  68. ^ Esonerato Cunico, Luppi nuovo allenatore del Venezia. La Nuova di Venezia e Mestre, nuovavenezia.gelocal.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
  69. ^ Classifica marcatori serie D Girone C 2010/2011, veneziaunited.com. URL consultato il 16 settembre 2011.
  70. ^ Ripescaggio? Non se ne parla neanche. Ve.Sport, vesport.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
  71. ^ Seno liquidato per telefono. La Nuova di Venezia e Mestre, ricerca.gelocal.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
  72. ^ CALCIO. IL VENEZIA IN SERIE D Luppi, delusione e tanti rimpianti «Scaricato così, m'hanno preso in giro». La Nuova di Venezia e Mestre, nuovavenezia.gelocal.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
  73. ^ Oreste Cinquini, nuovo direttore generale . Ve.Sport, vesport.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
  74. ^ Silurato Luppi, il Venezia a Sassarini. La Nuova di Venezia e Mestre, nuovavenezia.gelocal.it. URL consultato il 16 settembre 2011.
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  79. ^ Collauto: «Mai più in D» Scanta promette il tuffo..., nuovavenezia.gelocal.it. URL consultato il 29 maggio 2012.
  80. ^ UnVE vince (3-2). È Scudetto, vesport.it. URL consultato il 6 febbraio 2013.
  81. ^ Emil Zubin superbomber con 23 reti, nuovavenezia.gelocal.it. URL consultato il 29 maggio 2012.
  82. ^ Termina il percorso sportivo del F.B.C. Unione Venezia in Lega Pro. Grazie a tutti - fbcunionevenezia.com, 14 lug 2015
  83. ^ CORRIERE VENETO “Nasce il Venezia FC arancioneroverde con Perinetti direttore tecnico, oscure trame attorno alle spoglie del FBC” - veneziaunited.com, 22 lug 2015
  84. ^ Perinetti a Venezia: il punto sul mercato in Lega Pro
  85. ^ Almanacco illustrato del calcio, 1967, p. 75 (Associazione Calcio Venezia)
  86. ^ Sebastiano Giorgi, Un secolo di calcio a Venezia, p. 178
  87. ^ La Stampa
  88. ^ 1931/1932 – Società Sportiva Serenissima, calciovenezia.com.
  89. ^ Welter, p. 204
  90. ^ Oggi il Penzo compie 100 anni, fbcunionevenezia.com. URL consultato il 9 settembre 2013.
  91. ^ prima della sua nomina sulla panchina lagunare ha rivestito l'interim Maurizio Rossi che ha allenato la squadra in una partita di Coppa Italia Lega Pro
  92. ^ La grande sfida del Cuore Neroverde. Il Laguna Venezia vola alto, sostenitori.info.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Gregorio Giangiacomi (a cura di), Manuale del calcio veneziano. Anni 1992, 1993, 1994, 1995.
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  • Alberto Fiorin, Sebastiano Giorgi, Alessandro Rizzardini, Veneziani (quasi) famosi, Studio LT, 2010.
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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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