Mario Corso

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Mario Corso
Mariocorso.jpg
Corso con l'Inter negli anni 1970
Nazionalità Italia Italia
Altezza 175 cm
Peso 75 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Termine carriera 1975 - giocatore
1992 - allenatore
Carriera
Giovanili
1951-1956Audace SME
Squadre di club1
1956-1957Audace SME15 (2)
1957-1973Inter413 (75)[1]
1973-1975Genoa26 (3)
Nazionale
1961-1971Italia Italia23 (4)
Carriera da allenatore
1978-1982NapoliPrimavera
1982-1983Lecce
1983Catanzaro
1984-1985InterPrimavera
1985-1986Inter
1987-1989Mantova
1989-1990Barletta
1992Verona[2]
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Mario Corso (Verona, 25 agosto 1941Milano, 20 giugno 2020) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo centrocampista.

Annoverato tra i calciatori italiani di maggiore estro e fantasia,[3][4][5][6] ha legato il proprio nome a quello dell'Inter, nella quale ha militato dal 1957 al 1973 prima di trasferirsi al Genoa, dove ha concluso la carriera nel 1975. Con la maglia nerazzurra ha collezionato 507 presenze, segnando 95 reti[7] e vincendo quattro campionati nazionali, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Dell'Inter è stato anche allenatore nella stagione 1985-1986, subentrando all'esonerato Ilario Castagner e conducendo la squadra al sesto posto finale.

Nella nazionale italiana giocò 23 partite con 4 reti, senza prendere parte ad alcuna rassegna continentale o mondiale.

Candidato per tre volte al Pallone d'oro, si classificò 7º nell'edizione 1964.[8] Il Genoa lo ha inserito nella sua Hall of Fame.[9]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a San Michele Extra, quartiere periferico di Verona, era sposato con Enrica.[6] È morto il 20 giugno 2020 a 78 anni, dopo un breve ricovero in ospedale.[10]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscibile dai calzettoni abbassati, in omaggio a Omar Sívori, e noto per la millimetrica precisione e il genio dei suoi "lanci lunghi"[11], resi apparentemente facili dalla visione di gioco che la sua tipica corsa a testa alta gli consentiva con naturalezza, per la sopraffina abilità di giocoliere (il suo esercizio preferito, da ragazzino, era colpire di tacco i noccioli di ciliegia e insaccarli nella tasca della giacca)[12] in grado di tenere la palla fra i piedi e di fare impazzire gli avversari in spazi ristrettissimi[13][14] e per la grande abilità nei calci di punizione, Corso era uno specialista del tiro a foglia morta (gesto tecnico spesso utilizzato, in precedenza, ma colpendo diversamente il pallone e ottenendo una diversa traiettoria, dal brasiliano Didi):[4] calciando con il piede sinistro – usava pochissimo il destro[15] – imprimeva al pallone traiettorie mutevoli che non di rado, sebbene ormai in qualche misura previste nella loro imprevedibilità, sorprendevano comunque i portieri.[4][8][16]

Dotato di qualità tecniche, estro e fantasia che gli valsero il soprannome Mandrake[4], seppur altalenante nelle prestazioni,[3] (ma Erminia Moratti, moglie del Presidente Cav. Angelo, soleva ripetere di non andare a San Siro solo per lui “ma [che] se c’era lui ci andavo più volentieri, ero certa che mi sarei divertita”: e il rapporto con i Moratti "dava ai nervi a Helenio Herrera, abituato a primeggiare in tutto, anche negli affetti della presidenza. Anche per questo tutti gli anni lo metteva nella lista dei cedibili, tornandosene poi alla Pinetina con le pive nel sacco dopo che Moratti gli aveva fatto capire che non era il caso")[17], era abituato a far viaggiare la palla piuttosto che macinare chilometri,[18], avalendosi di un "sinistro che serviva come pennello o come stecca da biliardo, per dipingere le foglie morte più assassine o per mettere un compagno davanti alla porta con una rasoiata chirurgica"[17],[18] tendenza per la quale fu ironicamente (ma rispettosamente) ribattezzato «participio passato del verbo correre» da Gianni Brera, che gli rimproverava un eccessivo risparmio di energie;[4] un'analisi, questa, non condivisa dal giocatore, secondo il quale «non si sta tanti anni all'Inter se non si corre».[4] A dispetto di tale critica, seppe comunque distinguersi come calciatore grintoso e combattivo.[19] e mai il tonitruante Brera si sognò di etichettarlo come "abatino", soprannome malignamente affibbiato, invece, all'unico concorrente, Gianni Rivera, che potesse confrontarsi, almeno quanto a classe pura, col "Piede Sinistro di Dio".

Di non facile collocazione tattica, vestiva il numero 11, all'epoca tipicamente riservato alle ali sinistre: tuttavia, la sua posizione in campo era quella di un trequartista ante litteram che si allargava spesso sul lato destro, per poi convergere e concludere a rete con il piede preferito;[4] successivamente, alcuni esponenti della stampa specializzata avrebbero accostato al suo stile di gioco quelli dei più giovani Evaristo Beccalossi[20][21] e, a grandi linee, Ryan Giggs.[4]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

«Quando Suárez era in forma sapevamo di non perdere, ma quando Corso era in forma sapevamo di vincere.»

(Carlo Tagnin, centrocampista dell'Inter dal 1963 al 1965[22])
Corso in maglia interista

Iniziò a giocare nell'Azzurra Verona, società del rione di San Giovanni in Valle, per poi trasferirsi all'Audace San Michele, quindi fu scoperto dall'Inter, dove si trasferì il 20 giugno 1958[23] insieme a Mario Da Pozzo e a Claudio Guglielmoni. Prezzo totale dell'operazione nove milioni di lire; a lui settantamila lire al mese.[16] In nerazzurro debuttò a 16 anni e 322 giorni, in una partita di Coppa Italia contro il Como vinta per 3-0 dall'Inter, segnando il gol del 2-0 e diventando il più giovane marcatore della storia interista. Il 23 novembre dello stesso anno esordì in Serie A, nell'incontro vinto per 5-1 contro la Sampdoria.[24] In serie A segnò la prima rete a 17 anni, 3 mesi e 5 giorni il 30 novembre 1958 nel successo per 3-0 contro il Bologna.[25]

Fu una delle colonne della Grande Inter, spesso determinante[26], fantasista, regista e (sebbene non unico, in una formazione dove giovani talenti come Sandro Mazzola e Giacinto Facchetti completavano un organico di relativamente più "anziani" del calibro di Giuliano Sarti, Armando Picchi, Aristide Guarneri, poi Tarcisio Burgnich e, acquistato successivamente e per certe caratteristiche più direttamente concorrenziale nel ruolo con Corso, Luisito Suarez, con attaccanti quali Antonio Valentin Angelillo, Humberto Maschio, Joaquin Peirò, Jair da Costa, Angelo Domenghini, per completare anche l'attacco con l'acquisto dal Cagliari di Roberto Boninsegna) uomo-simbolo, nonostante uno scarso feeling col tecnico Helenio Herrera, che, per incompatibilità di carattere, ne chiedeva ogni anno la cessione scontrandosi col tassativo rifiuto del presidente Angelo Moratti[3][27] (i suoi commenti ironici e irriverenti urtavano l'ego del "Mago": particolarmente famoso restò l'episodio in cui, a Herrera che arringava la squadra annunciando una vittoria certa, Corso suggerì di sentire che cosa ne pensassero gli avversari nello spogliatoio accanto)[28] Tra il 1963 e il 1971 vinse quattro scudetti (1963, 1965, 1966 e 1971), due Coppe Campioni e due Coppe Intercontinentali (nel 1964 e 1965). Rimane celebre la rete segnata il 26 settembre 1964, nel terzo incontro tra i nerazzurri e l'Independiente valido per l'Intercontinentale: il suo gol, nel primo tempo supplementare, regalò al club milanese la vittoria e il titolo di campione del mondo.

La sua ultima apparizione con l'Inter (tornato Herrera alla guida tecnica della squadra e subentrato Ivanoe Fraizzoli a Moratti nella Presidenza, il tecnico avrebbe ottenuto la sua "vittoria" con la cessione dell'irriverente campione e con diversi anni di prestazioni e piazzamenti non esaltanti della squadra orfana del suo regista naturale) è del 17 giugno 1973, in un Inter-Juventus di Coppa Italia (finito 1-1): in quindici stagioni a Milano giocò 502 partite totali e segnò 94 reti.

Corso con la maglia del Genoa nella stagione 1973-1974

Passò quindi al Genoa, in coincidenza col ritorno sulla panchina nerazzurra di Herrera. La sua prima stagione nel club ligure si concluse con la retrocessione in Serie B. Disposto a giocare con la maglia del "Grifone" anche in serie B, all'inizio dell'annata successiva subì un grave infortunio, fratturandosi la tibia;[29] dopo l'operazione e la convalescenza, rimossa la placca metallica, la tibia, non perfettamente saldata, si spezzò nuovamente durante un allenamento, ponendo fine alla sua carriera.[30]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Mario Corso era l’unico calciatore europeo che Pelé (il quale l'aveva soprannominato "il Professore"[31]) dichiaratamente avrebbe voluto nel suo Brasile[32]. In maglia azzurra, però, Corso non riuscì a eguagliare i risultati ottenuti con le squadre di club.[3] Fece il suo esordio in nazionale nel 1961, in occasione dell'amichevole persa contro l'Inghilterra per 2-3.[24] Il 15 ottobre dello stesso anno segnò i primi goal in azzurro, realizzando una doppietta contro Israele (qualificazione al campionato del mondo 1962) vinta per 2-4; al CT israeliano Gyula Mándi verrà attribuita la seguente dichiarazione, in riferimento alle due reti di Corso: «Siamo stati bravi ma ci ha battuto il piede sinistro di Dio».[4]

Corso con la maglia della nazionale italiana

Escluso per volontà della terna Giovanni Ferrari - Helenio Herrera - Paolo Mazza dalla rosa dei convocati (il Presidente Moratti non aveva nel contesto azzurro alcuna possibilità di temperare i risentimenti del "Mago", e la "bicicletta" con Gianni Rivera fu risolta così a favore di quest'ultimo, poi impiegato nella sola partita di apertura, 0-0 con la Germania Ovest) per la deludente spedizione in Cile per i Mondiali 1962, ingloriosamente terminata al primo turno fra acri polemiche (e le recriminazioni per l'esclusione di Corso ne motivarono buona parte), Corso si "vendicò" clamorosamente durante un’amichevole tra l’Inter e la nazionale cecoslovacca, quando, riconosciuto Ferrari in tribuna, "Mandrake", avendo segnato un goal dei suoi, dedicò al CT, davanti all'intero stadio di San Siro, un beffardo "gesto dell’ombrello"[28]; la pubblica soddisfazione sarebbe costata al campione nerazzurro una lunga esclusione, salvo presenze saltuarie, dalla "rosa" della nazionale e l'esclusione perenne dalle diverse formazioni in occasione dei successivi "Mondiali"[28]. Il 10 maggio 1964 segnò l'ultimo goal in azzurro nell'incontro vinto 3-1 sulla Svizzera.

Non fu poi convocato per il campionato del mondo 1966, a causa di un contrasto personale con l'allenatore Edmondo Fabbri, che preferiva per la Nazionale l'impianto del Bologna a quello dell'Inter, e soprattutto col vice-allenatore Ferruccio Valcareggi[33], poi successore di Fabbri fino al 1974: la sconfitta col Nord Corea mise fine alle ambizioni italiane nel 1966, scatenando pesanti polemiche e per il campionato d'Europa 1968, vinto dall'Italia di Valcareggi.

Il 9 ottobre 1971 giocò la sua ultima partita in nazionale, Italia-Svezia (3-0). Giocò 23 volte con 4 reti in dieci anni.[24]

Nel 1967 la FIFA lo inserì nella formazione del Resto del Mondo, in un'amichevole contro la Spagna in onore del portiere Ricardo Zamora: la selezione internazionale vinse per 3-0.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Corso in veste di tecnico dell'Inter nel 1985

Ritiratosi dai campi di gioco, si iscrive al corso per allenatori di Coverciano ottenendo il patentino nel 1977. La prima esperienza in panchina è con la Primavera del Napoli (1978-1979), che conduce alla vittoria dello scudetto di categoria. In seguito guida altre due squadre del Sud: Lecce e Catanzaro. Con i salentini ottiene la salvezza nel campionato di Serie B 1982-1983, mentre dalla dirigenza dei calabresi viene esonerato dopo 10 partite del campionato di Serie B 1983-1984. Tornato all'Inter, allena il settore giovanile, ma nel novembre 1985 il presidente Ernesto Pellegrini gli affida la prima squadra, per rimpiazzare Ilario Castagner: esordisce il 24 novembre, con un pareggio per 1-1 contro la Juventus di Trapattoni.

Il 6 aprile 1986 vince il derby di ritorno per 1-0, in quella che è la prima stracittadina di Silvio Berlusconi al comando della società rossonera. L'Inter chiuderà il campionato 1985-1986 al sesto posto, davanti ai cugini, qualificandosi per la Coppa UEFA. Nella stagione successiva non sarà confermato sulla panchina dei nerazzurri (il suo posto venne preso proprio dal "Trap") e rimarrà inattivo per un anno.

Nell'annata 1987-1988 guida il Mantova, portandolo a vincere il campionato di Serie C2: confermato anche l'anno seguente, porta i lombardi al sesto posto nel campionato di C1. Nel 1989-1990 viene chiamato sulla panchina del Barletta, che riesce a condurre alla salvezza nel campionato cadetto. Nella stagione 1991-1992 subentra a Fascetti alla guida del Verona in coppia con Nils Liedholm: è questo l'ultimo atto della sua carriera da tecnico, in quanto diviene poi osservatore per l'Inter.[16]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1956-1957 Italia Audace SME IV 15 2 - - - - - - - - - 15 2
1957-1958 Italia Inter A 0 0 CI 1 1 - - - - - - 1 1
1958-1959 A 18 4 CI 4 1 CF 1 0 - - - 23 5
1959-1960 A 31 7 CI 1 3 CF 0 0 - - - 32 10
1960-1961 A 31 10 CI 3 1 CF 5 3 - - - 39 14
1961-1962 A 30 9 CI 0 0 CF 2 0 - - - 32 9
1962-1963 A 30 8 CI 1 0 - - - - - - 31 8
1963-1964 A 28+1[34] 6+0 CI 0 0 CC 5 2 - - - 34 8
1964-1965 A 30 8 CI 2 0 CC 8 1 CInt 3 2 43 11
1965-1966 A 30 3 CI 0 0 CC 6 1 CInt 2 0 38 4
1966-1967 A 32 4 CI 0 0 CC 9 1 - - - 41 5
1967-1968 A 24 2 CI 7 1 - - - - - - 31 3
1968-1969 A 27 4 CI 0 0 - - - - - - 27 4
1969-1970 A 23 2 CI 5 1 CF 8 0 - - - 36 3
1970-1971 A 29 3 CI 1 0 CF 2 0 CAI+TP 3+4 0 39 3
1971-1972 A 29 2 CI 9 1 CC 2 0 - - - 40 3
1972-1973 A 21 3 CI 6 0 CU 0 0 - - - 27 3
Totale Inter 413+1 75+0 40 9 48 8 12 2 514 94
1973-1974 Italia Genoa A 23 3 CI 3 3 - - - - - - 26 6
1974-1975 B 3 0 CI 2 0 - - - - - - 5 0
Totale Genoa 26 3 5 3 - - - - 31 6
Totale carriera 454+1 80+0 45 12 48 10 12 2 560 104

Cronologia presenze e reti in nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
24-5-1961 Roma Italia Italia 2 – 3 Inghilterra Inghilterra Amichevole -
15-6-1961 Firenze Italia Italia 4 – 1 Argentina Argentina Amichevole - Uscita al 46’ 46’
15-10-1961 Tel Aviv Israele Israele 2 – 4 Italia Italia Qual. Mondiali 1962 2
4-11-1961 Torino Italia Italia 6 – 0 Israele Israele Qual. Mondiali 1962 1
27-3-1963 Istanbul Turchia Turchia 0 – 1 Italia Italia Qual. Euro 1964 -
12-5-1963 Milano Italia Italia 3 – 0 Brasile Brasile Amichevole - Ingresso al 57’ 57’
9-6-1963 Vienna Austria Austria 0 – 1 Italia Italia Amichevole - Ingresso al 46’ 46’
13-10-1963 Mosca Unione Sovietica Unione Sovietica 2 – 0 Italia Italia Qual. Euro 1964 -
14-12-1963 Torino Italia Italia 1 – 0 Austria Austria Amichevole -
10-5-1964 Losanna Svizzera Svizzera 1 – 3 Italia Italia Amichevole 1
4-11-1964 Genova Italia Italia 6 – 1 Finlandia Finlandia Qual. Mondiali 1966 -
13-3-1965 Amburgo Germania Ovest Germania Ovest 1 – 1 Italia Italia Amichevole - Ingresso al 46’ 46’
18-4-1965 Varsavia Polonia Polonia 0 – 0 Italia Italia Qual. Mondiali 1966 -
16-6-1965 Malmö Svezia Svezia 2 – 2 Italia Italia Amichevole - Ingresso al 75’ 75’
19-3-1966 Parigi Francia Francia 0 – 0 Italia Italia Amichevole -
18-6-1966 Milano Italia Italia 1 – 0 Austria Austria Amichevole -
1-11-1966 Milano Italia Italia 1 – 0 Unione Sovietica Unione Sovietica Amichevole -
26-11-1966 Napoli Italia Italia 3 – 1 Romania Romania Qual. Euro 1968 -
22-3-1967 Nicosia Cipro Cipro 0 – 2 Italia Italia Qual. Euro 1968 -
27-3-1967 Roma Italia Italia 1 – 1 Portogallo Portogallo Amichevole -
10-5-1971 Dublino Irlanda Irlanda 1 – 2 Italia Italia Qual. Euro 1972 -
25-9-1971 Genova Italia Italia 2 – 0 Messico Messico Amichevole - Uscita al 46’ 46’
9-10-1971 Milano Italia Italia 3 – 0 Svezia Svezia Qual. Euro 1972 - Ingresso al 81’ 81’
Totale Presenze 23 Reti 4

Statistiche da allenatore[modifica | modifica wikitesto]

In grassetto le competizioni vinte.

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Altre coppe Totale % Vittorie
Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
1982-1983 Italia Lecce B 38 10 14 14 CI 5 2 2 1 - - - - - - - - - - 43 12 16 15 27,91
lug.-nov. 1983 Italia Catanzaro B 9 1 3 5 CI 5 1 3 1 - - - - - - - - - - 14 2 6 6 14,29
nov. 1985-1986 Italia Inter A 20 7 5 8 CI 4 3 0 1 CU 6 3 2 1 TE 3 0 2 1 33 13 9 11 39,39
1987-1988 Italia Mantova C2 34 18 12 4 CI-C 6 1 2 3 - - - - - - - - - - 40 19 14 7 47,50
1988-1989 C1 34 10 13 11 CI-C 8 4 3 1 - - - - - - - - -

-

42 14 16 12 33,33
Totale Mantova 68 28 25 15 14 5 5 4 - - - - - - - - 82 33 30 19 40,24
dic. 1989-1990 Italia Barletta B 23 6 12 5 CI 0 0 0 0 - - - - - - - - - - 23 6 12 15 26,09
Totale carriera 158 52 59 47 28 11 10 7 6 3 2 1 3 0 2 1 195 66 73 56 33,85

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 414 (75) se si comprende lo spareggio del campionato di Serie A 1963-1964.
  2. ^ Assume l'incarico insieme al direttore tecnico Nils Liedholm.
  3. ^ a b c d Monti, p. 660.
  4. ^ a b c d e f g h i Gianni Mura, I 70 anni dell'insolente Mariolino. Il sinistro che creò la foglia morta, in la Repubblica, 23 agosto 2011, p. 60.
  5. ^ Morte Corso, il calcio si unisce nel cordoglio: "Campione eterno, dotato di infinita classe", su repubblica.it, 20 giugno 2020.
  6. ^ a b Matteo Marani, Mario Corso, il ricordo di Marani: "Fantasia pura, uno dei più grandi negli Anni '60", su sport.sky.it, 20 giugno 2020.
  7. ^ Mario Corso, morto a 78 anni l'ex giocatore dell'Inter, su sport.sky.it, 20 giugno 2020. URL consultato il 21 giugno 2020 (archiviato il 21 giugno 2020).
  8. ^ a b Giorgio Dell'Arti, Biografia di Mario Corso, su cinquantamila.it, 10 dicembre 2013.
  9. ^ La lista dei 200 (PDF), su genoacfc.it. URL consultato il 10 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2013).
  10. ^ Franco Vanni, È morto Mario Corso, il fenomenale mancino della Grande Inter, su repubblica.it, 20 giugno 2020.
  11. ^ Mario Corso e la Grande Inter - Il ricordo di Guarneri: "Illuminava, era un passaggio avanti agli altri", su inter.it, 20 giugno 2020.
  12. ^ Corso.
  13. ^ Antonio Marzano, Mario Corso: una gazzella, un giocoliere raffinato. Un signore, 21 giugno 2020.
  14. ^ Mimmo Carratelli, È morto Mario Corso, il Mandrake dell’Inter, 21 giugno 2020.
  15. ^ Giovanni Marino, La vita mancina di Mario Corso. "Io, tra Herrera, Pelè e Berselli", su repubblica.it, 21 aprile 2010.
  16. ^ a b c Compleanno Inter per Corso mitico «piede sinistro di Dio», in La Gazzetta dello Sport, 25 agosto 2001.
  17. ^ a b Mario Spolverini, Mario Corso, un genio a modo suo, una foglia che non è mai morta, 20 giugno 2020.
  18. ^ a b Nicola Calzaretta, Tiro mancino, in Guerin Sportivo, n. 4, 11 marzo 2016.
  19. ^ Panini, Il personaggio: Mario Corso (Internazionale), p. 495,
  20. ^ Cento Inter, p. 115.
  21. ^ Bruno Longhi, Sono Evaristo, festeggio i 60. Scusate se insisto, su sportmediaset.mediaset.it, 12 maggio 2016.
  22. ^ Libri: 'Io, l'Inter e il mio calcio mancino', su inter.it, 7 febbraio 2013.
  23. ^ Il 20 giugno nel nome delle stelle e della Grande Inter, su inter.it, 20 giugno 2018.
  24. ^ a b c CORSO, Mario in "Enciclopedia dello Sport", su treccani.it. URL consultato il 22 dicembre 2019.
  25. ^ Corso_Testo_3, su 110.inter.it. URL consultato il 22 dicembre 2019.
  26. ^ Tosatti, p. 77.
  27. ^ Tosatti, p. 51.
  28. ^ a b c "L’uomo del giorno, Mario Corso: il piede sinistro di Dio e le sue uscite fuori luogo", Carmelo Barillà.
  29. ^ Monti, p. 661.
  30. ^ "Muore MARIO CORSO … la fine di un mito (1941/2020)",  Calcio Anni 70, tributo a ......, 20/06/2020.
  31. ^ ANSA, Marco Conterio: "Funerali Mario Corso, Bellugi: «Pelé lo chiamava 'Il Professore'»", 23 giugno 2020.
  32. ^ Massimo Moratti: «Era il mio preferito della Grande Inter», in Il Secolo XIX Genova, 20 giugno 2020.
  33. ^ Thomas Berardi, I "tesori perduti" dalle Nazionali: la storia dei 15 più forti giocatori epurati dai ct, su tgcom24.mediaset.it, 18 novembre 2014 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2014).
  34. ^ Spareggio per lo scudetto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Tosatti (a cura di), 1946-1996: 50 anni che fecero grande il pallone, Milano, Selezione dal Reader's Digest, 1996, ISBN 978-88-7045-191-7.
  • Fabio Monti, CORSO, Mario, in Enciclopedia dello sport, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002.
  • Almanacco illustrato del calcio 2005, Modena, Panini, 2004.
  • Cento Inter, Milano, La Gazzetta dello Sport, 2008.
  • Mario Corso, Mario Corso vi insegna il calcio in 23 lezioni, De Vecchi, 1964.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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