Antonio Angelillo

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Antonio Valentín Angelillo
Antonio Valentin Angelillo2.jpg
Angelillo con l'Italia nei primi anni 1960
Nazionalità Argentina Argentina
Italia Italia
Altezza 178 cm
Peso 74 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex mezzala)
Ritirato 1971[1] - giocatore
1991 - allenatore
Carriera
Giovanili
1952-1955 Arsenal de Llavallol
Squadre di club1
1955 Racing Club 9 (3)
1956-1957 Boca Jrs. 34 (16)
1957-1961 Inter 113 (68)
1961-1965 Roma 106 (27)
1965-1966 Milan 11 (1)
1966-1967 Lecco 22 (1)
1967-1968 Milan 3 (1)
1968-1969 Genoa 22 (5)
1969-1971 Angelana 19 (3)
Nazionale
1956-1960 Argentina Argentina 11 (11)
1960-1962 Italia Italia 2 (1)
Carriera da allenatore
1969-1971 Angelana[1]
1971-1972 Aquila Montevarchi [2]
1972-1973 Chieti
1973-1974 Campobasso
1974-1975 Rimini
1975-1977 Brescia
1977-1978 Reggina
1978-1980 Pescara
1981-1984 Arezzo
1984-1985 Avellino
1985-1986 Palermo
1986-1987 Mantova [3]
1987-1988 Arezzo
1988-1990 FAR Rabat
1989-1990 Marocco Marocco
1990-1991 Torres
Palmarès
Coppa America calcio.svg Copa América
Oro Perù 1957
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Antonio Valentín Angelillo (Buenos Aires, 5 settembre 1937Siena, 5 gennaio 2018) è stato un allenatore di calcio e calciatore argentino, naturalizzato italiano grazie alle sue origini lucane (il nonno era nativo di Rapone), di ruolo attaccante o centrocampista.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi in Sudamerica e il trasferimento all'Inter[modifica | modifica wikitesto]

Mezzala assai rapida e prolifica, Angelillo cresce calcisticamente nell'Arsenal de Lavallol, dove debutta nel 1952. Tre anni dopo compie il salto di qualità, passando al Racing Club de Avellaneda. Nel 1956 viene acquistato dal Boca Juniors, con cui totalizzerà 34 presenze e 16 gol.

Angelillo ai tempi dell'Inter

L'exploit in Perù fa di Angelillo oggetto del desiderio di varie squadre europee: la spunta l'Inter, che già nell'estate 1957 lo porta a Milano. Nel corso della prima stagione interista, Angelillo trova come compagni d'attacco il vecchio "Veleno" Lorenzi, che gioca l'ultima sua stagione in maglia neroazzurra, il non più giovane Skoglund e Massei, oriundo argentino pure lui. Segna 16 reti. La classifica cannonieri è vinta dal gallese John Charles (Juventus) con 28 gol, seguono il sudafricano oriundo Eddie Firmani (23) e l'ex compagno d'attacco in Argentina, Omar Sívori (22).

Nella stagione successiva (1958-1959), Angelillo si laurea capocannoniere con 33 gol (tra cui una cinquina alla Spal), stabilendo un record per i tornei a 18 squadre;[4] con 39 reti complessive, inoltre, eguaglia il primato stagionale di gol realizzati con la maglia dell'Inter (appannaggio, fino a quel momento, del solo Giuseppe Meazza).[5]

Angelillo rimarrà all'Inter per quattro stagioni, disputando 127 partite e realizzando 77 gol. Nel 1961 però il rapporto con il club di Angelo Moratti si deteriora: l'allenatore Helenio Herrera accusa Angelillo di «dolce vita». In effetti, la resa sul campo è al di sotto delle attese e delle sue oggettive possibilità e Angelillo trascorre qualche serata di troppo in compagnia della nota ballerina di night, Attilia Tironi (nome d'arte Ilya Lopez).[6] L'attaccante argentino dunque viene ceduto alla Roma.

In realtà, la sua cessione ha un doppio risvolto: al declino delle prestazioni in campo si aggiungono motivi di carattere tecnico; Helenio Herrera preferisce non avere in rosa calciatori dal carattere indipendente, che non si votino al suo concetto organico di squadra e possiedano il carisma per condizionarne la crescita in tal senso. Non a caso, la partenza del solista Angelillo e il contemporaneo arrivo da Barcellona di Luis Suarez segnano la svolta epocale che porterà l'Inter a vincere, nel quinquennio successivo, tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. In ogni caso, rinunciando ad un tale campione, la società volle tutelarsi inserendo nel contratto di cessione una clausola che impegnava la Roma, società acquirente, a non cedere Angelillo né al Milan né alla Juventus, né alla Fiorentina, clausola che lo stesso Angelillo ignorava.[4]

Roma, Milan e la fine della carriera[modifica | modifica wikitesto]
Angelillo alla Roma nella prima metà degli anni 1960

Nella Roma disputa quattro stagioni positive, a parte un inizio molto stentato, giocando da centrocampista. Resta fino alla stagione 1964-1965, totalizzando 27 gol in 106 presenze e vincendo la Coppa delle Fiere 1960-1961 a la Coppa Italia 1963-1964. Vi trova Pedro Manfredini, pochi anni prima in Argentina considerato il suo erede. Nel club capitolino Angelillo arretra a centrocampo, divenendone il regista e disputando, stando agli scritti degli osservatori più attenti (Brera in primo luogo) tre campionati a livelli mondiali.

Nell'estate 1965 Angelillo si trasferisce al Milan di Nils Liedholm. Coi rossoneri disputa una mediocre stagione (11 presenze e 1 rete), anche perché mal visto dai tifosi rossoneri, per la sua lunga militanza con la maglia dei cugini dell'Inter. Nella stagione 1966-1967 quindi va al Lecco neopromosso in Serie A, nelle cui file gioca il giovane talento brasiliano Sergio Clerici: in questa stagione ottiene 22 presenze segnando una sola rete, con la squadra che retrocede in Serie B.

Nell'estate del 1967, nel tentativo di rilanciarsi in una grande piazza, si trasferisce in prova al Napoli (disputando una tournée della squadra azzurra in Colombia, Perù, Bolivia e Venezuela), riformando per qualche partita la famosa coppia con l'amico Omar Sívori. Quest'ultimo è artefice dell'arrivo di Angelillo in maglia azzurra e ne caldeggia l'acquisto definitivo alla dirigenza del Napoli, in cerca di calciatori dal glorioso passato a basso costo. Le appena sufficienti prestazioni nelle amichevoli in maglia azzurra e, soprattutto, l'infortunio gravissimo occorso al suo amico-sponsor Sívori proprio durante quella tournée faranno però saltare l'accordo con la società partenopea.

Sfiduciato e senza squadra, Angelillo accetta di ritornare al Milan in cerca di un attaccante d'esperienza che giochi solo in caso d'emergenza. Sarà scudetto e nonostante solo 3 presenze riuscirà anche a segnare 1 gol. Bisognoso di giocare, l'anno successivo va a giocare in Serie B, per militare nel Genoa, con 22 presenze e 5 reti.

Nel 1969 scende tra i dilettanti accasandosi all'Angelana di Santa Maria degli Angeli, frazione di Assisi, in cui riveste il doppio ruolo di giocatore e allenatore sino al 1971, anno del suo ritiro dall'attività agonistica.[1]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Argentina[modifica | modifica wikitesto]
Angelillo (al centro) e gli Angeli dalla faccia sporca, perno dell'Argentina trionfatrice al Sudamericano 1957

Il 15 agosto 1956, nella vittoria per 1-0 contro il Paraguay, debutta nella nazionale argentina.

La prima grande affermazione avviene nella Campeonato Sudamericano de Football 1957 in Perù dove segna 8 volte, guidando i biancocelesti al trionfo, ma non solo in virtù dei gol (Maschio ne segnerà 9 e sarà il capocannoniere del torneo insieme all'uruguaiano Ambrois, mentre il terzo "angelo" argentino, Sívori, ne farà 3), quanto perché in ogni partita egli copre tutte le fasce del campo: accorre in aiuto della difesa, costruisce il gioco, fa gli assist per Maschio e, infine, segna. Non a caso la stampa sudamericana lo proclama "el nuevo Di Stefano", che nel frattempo si trovava al Real e giocava pure per la nazionale spagnola.

A proposito del Sudamericano 1957, va segnalato che in quell'edizione l'Argentina segnò 25 reti in 6 partite (8-2 alla Colombia, 4-0 all'Uruguay, 6-2 al Cile, 3-0 al Brasile) e tutti i cronisti di calcio dell'epoca davano per scontata la vittoria dei biancocelesti al Mondiale delll'anno successivo; al contrario, in Svezia lo squadrone argentino non è più tale perché privo dei tre "angeli" approdati in Italia, e viene eliminato al primo turno dove perde 1-3 con la Germania Ovest e addirittura 1-6 con la Cecoslovacchia.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960, essendo oriundo, Angelillo è chiamato nella nazionale italiana. In Argentina vige la regola secondo cui chi gioca all'estero non può vestire la casacca biancoceleste. Analoga sorte tocca agli altri due astri argentini del campionato italiano dell'epoca, Humberto Maschio e Omar Sívori ed è già toccata a Pedro Manfredini, Francisco Lojacono e Alfredo Di Stéfano. Nel frattempo in patria è considerato renitente alla leva, sicché per vent'anni non poté rimettere piede in Argentina.

La FIGC, dunque, non si lascia sfuggire l'occasione e decide di inserirlo nel giro azzurro, grazie anche alle sue origini italiane. Tuttavia le presenze di Angelillo con la nazionale azzurra si limiteranno a 2: dopo l'esordio con sconfitta nell'amichevole contro l'Austria (1-2 a Napoli, il 10 dicembre 1960), Angelillo giocherà solo un altro match, il 4 novembre 1961 a Torino, nella sonante vittoria (6-0) contro Israele, partita nella quale realizza, al 69', il suo primo e unico gol in azzurro.

Angelillo tra gli altri due oriundi, il brasiliano Altafini e l'argentino Sívori, in maglia azzurra nel 1961.

Da segnalare che l'esordio in nazionale di Angelillo coincide con l'ultima partita in azzurro di Giampiero Boniperti (autore del gol), nonché con l'esordio in maglia azzurra di Sandro Salvadore e Giovanni Trapattoni. Per quanto concerne la seconda e ultima partita azzurra di Angelillo, in quell'occasione egli si ritrovò a fianco del compagno di nazionale argentina con cui vinse la Copa sudamericana: Omar Sívori. Quest'ultimo match era valevole per le qualificazioni ai Mondiali di Cile 1962, per i quali però Angelillo non verrà convocato al pari dell'altro oriundo Lojacono, e al contrario dei summenzionati Maschio e Sívori e degli italo-brasiliani Altafini e Sormani.

In compenso, Angelillo disputerà qualche incontro per la nazionale di Lega, composta dai migliori stranieri del campionato e da quei calciatori italiani esclusi dalla Nazionale A, e di cui si occupa Boniperti da poco ritiratosi dal calcio attivo.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

La carriera in panchina di Angelillo parte da una squadra dilettantistica, l'Angelana di Santa Maria degli Angeli, frazione di Assisi, dove riveste il doppio ruolo ruolo di allenatore e giocatore.[1] Rimane in Umbria dal 1969 al 1971, retrocedendo nella prima stagione ma risalendo immediatamente in Promozione nella seguente.[7]

Allenerà poi Montevarchi, Chieti, Campobasso, Rimini, Brescia, Reggina e Pescara (dove, nella stagione 1978/1979 ottenne la promozione in Serie A con i biancazzurri, trascinando oltre 40.000 tifosi pescaresi in trasferta, record tutt'ora imbattuto), prima di iniziare l'avventura con l'Arezzo in Serie C1.

È la stagione 1981-1982 quando Angelillo compie nella città toscana un autentico miracolo sportivo: vince la Coppa Italia di Serie C e soprattutto guida gli amaranto alla promozione in Serie B, riportando il club nel calcio di seconda serie dopo 7 anni. Nel 1983-1984 l'Arezzo sfiora il salto in Serie A, giungendo 5º a soli 5 punti dalla promozione dopo aver condotto in testa la prima metà del girone d'andata.

Avellino, Palermo, Mantova, ancora Arezzo, e i marocchini del FAR Rabat saranno le sue successive squadre, prima di chiudere in Serie C2 con la Sassari Torres, chiamato a metà del campionato di Serie C1 1990-1991, ed esonerato nel corso della stagione successiva.

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Ha lavorato come osservatore per l'Inter in Sudamerica: tra le sue principali scoperte, l'argentino Javier Zanetti, futuro capitano del club nerazzurro.[8]

Rimasto legato ad Arezzo, Angelillo ha vissuto nella città toscana; è morto all'età di 80 anni il 5 gennaio 2018 al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, dove si trovava ricoverato da due giorni.[9]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[10][modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe internazionali Altre coppe Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1955 ArgentinaRacing Club PD 9 3 - - - - - - - - - 9 3
1956 Argentina Boca Jrs. PD 29 14 - - - - - - CdA 2 3 31 17
1957 PD 5 2 - - - - - - - - - 5 2
Totale Boca Juniors 34 16 - - - - 2 3 36 19
1957-1958 Italia Inter A 34 16 CI - - - - - - - - 34 16
1958-1959 A 33 33 CI 4 3 CdF 3 2 - - - 40 38
1959-1960 A 31 11 CI 2 1 CdF - - - - - 33 12
1960-1961 A 15 8 CI 2 1 CdF 3 2 - - - 20 11
Totale Inter 113 68 8 5 6 4 - - 127 77
1961-1962 Italia Roma A 24 10 CI 2 0 CdF 2 0 CA+TCS 6+2 3+1 36 14
1962-1963 A 31 6 CI 2 0 CdF 8 3 C.Alpi 4 6 45 15
1963-1964 A 31 4 CI 4 0 CdF 6 0 C.Alpi 4 0 45 4
1964-1965 A 18 7 CI 0 0 CdF 6 1 - - - 24 8
Totale Roma 104 27 8 0 22 4 16 10 150 41
1965-1966 Italia Milan A 11 1 CI 1 0 CdF 9 2 - - - 21 3
1966-1967 Italia Lecco A 22 1 CI 3 0 - - - - - - 25 1
1967-1968 Italia Milan A 3 1 CI 6 0 CdC 0 0 - - - 9 1
Totale Milan 14 2 7 0 9 2 - - 30 4
1968-1969 Italia Genoa B 22 5 CI 2 0 - - - - - - 24 5
Totale carriera 318 122 28 5 37 10 18 13 401 150

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
10-12-1960 Napoli Italia Italia 1 – 2 Austria Austria Amichevole -
4-11-1961 Torino Italia Italia 6 – 0 Israele Israele Qual. Mondiali 1962 1
Totale Presenze 2 Reti 1

Record[modifica | modifica wikitesto]

  • Miglior marcatore stagionale nella storia dell'Inter, insieme a Giuseppe Meazza (38 reti).[5]
  • Miglior marcatore stagionale nella storia della Serie A a 18 squadre (33 reti).[4]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Arezzo: 1980-1981
Arezzo: 1981-1982 (girone B)

Competizioni regionali[modifica | modifica wikitesto]

Angelana: 1970-1971

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Rota.
  2. ^ Panini, 1972, p. 307.
  3. ^ Panini, 1987, p. 305.
  4. ^ a b c Giuseppe Bagnati, Angelillo, il "signor record", su gazzetta.it, 26 febbraio 2008.
  5. ^ a b Matteo Dalla Vite, Eto'o 37 magie: «E chi si muove...», in La Gazzetta dello Sport, 30 maggio 2011.
  6. ^ Dario Colombo, L'Angelo dalla faccia sporca, su gazzetta.it, 23 ottobre 2009.
  7. ^ Addio ad Angelillo, il bomber dei '33' gol che all'Angelana diventò allenatore, su umbria24.it, 7 gennaio 2018.
  8. ^ Gian Luca Rossi, Unico superstite: Javier Zanetti, in Eurocalcio, gennaio 2001.
  9. ^ Morto Angelillo, l'angelo del record da 33 gol: aveva 80 anni, su gazzetta.it, 7 gennaio 2018.
  10. ^ Per l'elenco delle fonti si veda la pagina di discussione.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Almanacco Illustrato del Calcio 1973, Modena, Panini, 1972.
  • Almanacco Illustrato del Calcio 1988, Modena, Panini, 1987.
  • Davide Rota, Dizionario illustrato dei giocatori genoani, De Ferrari, 2008.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]