Antonio Sbardella

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Antonio Sbardella
Antonio Sbardella.jpg
Informazioni personali
Arbitro di Football pictogram.svg Calcio
Professione Dirigente
Attività nazionale
Anni Campionato Ruolo
1958-1959
1959-1971
Serie B
Serie A e B
Arbitro
Arbitro
Attività internazionale
?-1971 UEFA e FIFA Arbitro
Premi
Anno Premio
1970 Fischietto d'oro

Antonio Sbardella (Palestrina, 17 ottobre 1925Roma, 14 gennaio 2002) è stato un calciatore, arbitro di calcio e dirigente sportivo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu arbitro internazionale di calcio e dirigente prima di squadre di club e poi della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Morì a Roma dopo una lunga malattia incurabile nell'ospedale Fatebenefratelli dell'isola Tiberina.[1][2]

Era il padre di Marina, giornalista sportiva televisiva, Presidente della divisione calcio a cinque della F.I.G.C., membro alla FIFA della Commissione per il calcio a cinque, Delegato Uefa, e padre di Enrico, allenatore di calcio.[3]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Iniziò la carriera come giocatore, precisamente di ruolo portiere, iniziando nelle giovanili della Lazio e concludendo la carriera in Serie C nell'Artiglio, la squadra romana del quartiere Italia.

Concluse presto la sua carriera a causa della doppia frattura di clavicola e omero, che lui definì come «un fortunato colpo di sfortuna», intraprendendo la più fortunata carriera arbitrale.[4]

Arbitro[modifica | modifica wikitesto]

Tuscania e Viterbese riunite insieme all'arbitro, l'internazionale Antonio Sbardella (al centro), in occasione dell'amichevole disputata il 21 marzo 1968.

Alla sua prima direzione, in una partita tra la rappresentativa degli erbivendoli e quella dei macellai sul campo del suo vecchio Artiglio, si rese protagonista di una scazzottata e la partita finì in rissa.[4]

Nella sua carriera ha arbitrato 167 gare in Serie A.[4], e nel 1966 venne insignito con il prestigioso Premio Giovanni Mauro.

Il 21 marzo 1968 ha arbitrato la partita amichevole tra il Tuscania e la Viterbese, e in quel giorno fu intitolato il campo sportivo di Tuscania ad Ascanio Maccarri (portiere della squadra di casa morto otto anni prima per un incidente di gioco durante una partita).

Raggiunse l'apice della carriera ai Mondiali di Messico '70 dirigendo la finale per il terzo e quarto posto tra Uruguay e Germania. Sarebbe toccato a lui dirigere la finalissima, ma ciò non fu possibile perché all'atto conclusivo ci arrivò la Nazionale italiana. Venne premiato con il "Fischietto d'oro" come miglior arbitro del torneo.[1]

Vanta anche due finali di Coppa Italia (nel 1963 Atalanta-Torino e nel 1966 Catanzaro-Fiorentina) e la finale di Coppa delle Fiere del 1967 tra Leeds United e Dinamo Zagabria.

Dirigente[modifica | modifica wikitesto]

Appeso il fischietto al chiodo, Sbardella intraprese la carriera dirigenziale, prima a livello di club con la Lazio, con cui ha vinto uno scudetto nel ruolo di direttore sportivo[2] fino al 1974, successivamente per un brevissimo periodo con la Roma,, quindi con la Triestina, in veste di amministratore delegato, ed ancora la Lazio (fino al 1983 come direttore generale),[4] poi con la FIGC fondando e guidando la Divisione Calcio a 5, di cui era rimasto presidente, e da dieci anni era Presidente del Comitato Regionale Lazio della Lega Nazionale Dilettanti.[2]

Iniziative[modifica | modifica wikitesto]

L'Associazione Italiana Arbitri assegna annualmente il Premio Antonio Sbardella al miglior arbitro CAN D immesso nel ruolo CAN PRO.[5]

In suo onore esiste anche un torneo di calcio a 5 intitolato Trofeo Antonio Sbardella.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]