Riccardo Lattanzi

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Riccardo Lattanzi
Riccardo Lattanzi 01.jpg
Informazioni personali
Arbitro di Football pictogram.svg Calcio
Professione Dirigente e Imprenditore
Attività nazionale
Anni Campionato Ruolo
1966-1967
1967-1982
Serie B
Serie A e B
Arbitro
Arbitro
Attività internazionale
1973-1981 UEFA e FIFA Arbitro
Esordio 1973
Premi
Anno Premio
1968
1974
1977
1980
1992
Premio Florindo Longagnani
Premio Giovanni Mauro
Premio "Giovanni Galeati"
Premio "Generoso Dattilo"
Premio "Saverio Giulini"
Premio "Riccardo Lattanzi"[1]

Riccardo Lattanzi (Ancona, 10 aprile 1934Roma, 13 luglio 1991) è stato un arbitro di calcio e dirigente arbitrale italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

"Non si può amare ed apprezzare un gioco senza conoscerne e rispettarne le regole".

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Con la citazione di questa frase, e con uno sguardo rivolto alla foto di Riccardo Lattanzi, gli istruttori iniziano ogni anno i corsi per i nuovi arbitri: non c'è arbitro italiano oggi che non l'abbia ascoltata almeno una volta. Riccardo, il più famoso della famiglia Lattanzi, ha impostato la sua vita di arbitro proprio seguendo questo principio. Ha amato, studiato ed approfondito le regole di gioco come forse nessuno in Italia. Conoscitore e studioso del regolamento, ha curato per anni la traduzione dei testi della F.I.F.A. Le sue riunioni tecniche, con una comunicazione essenziale ed efficace, suscitavano interesse e passione per approfondire casi e regole del gioco del calcio.

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Laureato in giurisprudenza, Riccardo proviene da una famiglia con la passione per il calcio: il padre Vitale, capostipite della famiglia, dopo una lunga carriera divenne "arbitro benemerito"; il fratello Renato per lungo tempo fece da guardalinee proprio a Riccardo; un secondo fratello, Vittorio, è stato anch'egli apprezzato arbitro di serie A. Dopo una carriera dirigenziale prima nelle Ferrovie dello Stato e poi al Ministero del Lavoro, alla fine degli anni '70 Riccardo entra nell'azienda di famiglia nel campo dell'arredamento.

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Inizia la sua attività arbitrale nel 1953 a 19 anni. L'esordio in serie B è dell'11 settembre 1966. Esordisce in A il 7 gennaio 1968. Diventa arbitro internazionale nel 1973. Premio "Florindo Longagnani" 1967-1968, destinato al miglior debuttante in serie A, consegue poi i prestigiosi premi "Giovanni Mauro" nella stagione 1973-1974, "Giovanni Galeati" nel 1977-1978, "Generoso Dattilo" nel 1980-1981. Dirige 160 gare in serie C, 116 gare in serie B, 134 gare in serie A (tra cui "classiche" del campionato come 1 Juventus-Inter, 1 derby di milano e 1 Milan-Juventus), 50 gare in Coppa Italia.

Vanta 85 presenze in campo internazionale. Rappresenta gli arbitri italiani alle Olimpiadi di Mosca nel 1980. Nel 1981, pur avendo ancora alcuni anni di attività a disposizione, lascia i campi di calcio per ricoprire incarichi dirigenziali a livello federale. Diventa allora uno dei più grandi dirigenti dell'Associazione Italiana Arbitri (A.I.A.).

Già Vicepresidente della Sezione A.I.A. di Roma (1969-1981), nel 1987, nella veste di Commissario Straordinario, fonda la seconda Sezione Arbitri di Roma ("Roma 2"). Nel 1988-1989 ricopre l'incarico di Presidente del Comitato Regionale Arbitrale del Lazio. Sempre nel 1988 viene nominato membro della Commissione Carte Federali e delegato U.E.F.A. Viene nominato Vicepresidente dell'A.I.A. Alla fine della sua carriera diventa responsabile della Scuola Arbitrale, una scuola centrale di arbitraggio che, sotto suo progetto, venne fondata per uniformare a livello nazionale le varie direzioni.

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Muore prematuramente, nel 1991, dopo lunga malattia, a cui fa tuttavia sempre fronte, svolgendo fino alla fine i suoi impegni di dirigente e lavorando fino all'ultimo giorno per completare la versione Italiana delle regole del gioco del calcio, lasciando un vuoto non solo nella sua famiglia, ma in tutti gli Arbitri Italiani. Nel 1992 gli viene assegnato, alla memoria, il premio "Saverio Giulini" destinato al miglior dirigente dell'A.I.A. Nel 2007, in occasione del suo ventennale, la Sezione Arbitri "Roma 2", nel frattempo cresciuta fino a diventare tra le più grandi d'Italia, viene intitolata a suo nome. A suo nome viene anche istituito il "Premio Nazionale Riccardo Lattanzi" che ogni anno premia il miglior arbitro CAN-C.

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Cronologia e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Premio "Florindo Longagnani" (1967-1968) come miglior arbitro esordiente in serie A.
  • Premio "Giovanni Mauro" (1974-1975) come miglior arbitro della stagione in serie A.
  • Premio "Giovanni Galeati" (1977-1978) come miglior arbitro della stagione assunto a ruolo internazionale.
  • Premio "Generoso Dattilo" (1980-1981) come miglior arbitro internazionale.
  • Premio "Saverio Giulini" (1992) come miglior dirigente A.I.A. (conferito postumo).
  • Incaricato di preparare la versione Italiana delle norme emanate dall'International Football Association Board.
  • Ricopre le cariche di Commissario Straordinario A.I.A., Responsabile della Scuola Arbitrale, Presidente del Comitato Regionale Arbitrale del Lazio, Membro della Commissione Carte Federali, Delegato U.E.F.A. e Vicepresidente dell'Associazione Italiana Arbitri (A.I.A.)
  • A lui si deve la fondazione della Seconda Sezione Romana degli Arbitri, a lui intitolata ( "Roma 2 - Riccardo Lattanzi").
  • A suo nome è stato istituito il "Premio Nazionale Riccardo Lattanzi" che ogni anno premia il miglior arbitro CAN-C.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Riccardo, che definiva il suo ruolo come "giudice mai censorio, ma pacificatore", era noto per fare da paciere dentro e fuori il campo da gioco. Molti amici e conoscenti lo hanno visto in svariate occasioni intervenire per andare a dividere due perfetti sconosciuti in alterco, o venuti alle mani, e non desistere fino a quando non si fossero stretti la mano o perfino andati a bere qualcosa tutti assieme!
  • Quando invitato a fare un discorso per promuovere tra i giovani l'arbitraggio, e il gioco del calcio in generale, era noto intervenire portandosi dietro un anonimo sacchetto della spesa. Interpellato, come sempre accadeva, riguardo alla cronica mancanza di infrastrutture per gli allenamenti, raccoglieva allora con un sorriso divertito quel sacchetto tirandone fuori una maglietta bianca, un paio di calzoncini neri e due scarpe da ginnastica logore: "Ecco, queste sono le mie 'infrastrutture' di ogni mattina; questo è tutto quello che serve: due scarpe da ginnastica, pantaloncini e maglietta; di strada ce n'è tanta a disposizione: palla avanti e pedalare"! Effettivamente era ciò che lui stesso faceva ogni mattina prima di andare a lavorare.
  • Sempre alla ricerca di nuovi giovani talenti, e allo scopo di avvicinare quanti più giovani possibile al calcio e all'arbitraggio, durante le domeniche di riposo usava frequentare campetti di periferia dove, fattosi riconoscere, indossava la divisa arbitrale e dirigeva con passione partite di squadre totalmente sconosciute. Del resto, un po' controcorrente, ripeteva sempre che "il calcio vero non è quello della serie A e della serie B, ma quello delle migliaia di partite di cui i giornali e la televisione non parlano mai".
  • Amante di metafore ed esemplificazioni, interpellato su cosa pensasse del "coraggio" usava rispondere: "Immagina di essere su un campo di calcio con ventidue persone che ti corrono intorno. Tu devi cercare di essere più veloce di loro per potergli stare sempre accanto e giudicarli. E per questo loro ce l'hanno comprensibilmente con te. Immagina poi che tutto intorno c'è un grande anfiteatro con centomila sconosciuti che ti urlano contro e ti lanciano oggetti. Incomprensibilmente, ma lo fanno. E immagina che tu stai lì, al centro di tutto, in calzoncini neri, da solo. E non sai se ce la farai. Ma sai che devi riuscirci. E ogni domenica, costi quel che costi, ci vai e lo fai. Ecco, questo per me è coraggio".
  • Durante una partita di serie B del 1976, Catanzaro-Novara, applicando alla lettera la regola n. 6 del Regolamento del calcio, dovette sostituire un guardalinee che si era infortunato, cercando il sostituto tra il pubblico, fra coloro che ne avessero i requisiti tecnici e di ruolo: si presentò un tesserato che sostituì il guardalinee ma, alla fine, venne purtroppo alla luce che quell'associato era stato recentemente e momentaneamente sospeso. In perfetta applicazione della regola, la partita venne quindi ripetuta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Istituito in suo nome e memoria.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "La Nostra Storia" - Associazione Italiana Arbitri - Sezione Roma 1, "Generoso Dattilo".
  • La Repubblica, 14 luglio 1991.
  • Corriere dello Sport - Stadio, 21 aprile 1981.
  • Archivi di famiglia.
  • Almanacco illustrato del calcio, Modena, Edizioni Panini, varie edizioni (dal 1971 a oggi).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

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