Campanile di San Marco
| Campanile di San Marco | |
|---|---|
| Stato | |
| Regione | Veneto |
| Località | Venezia |
| Coordinate | 45°26′02.5″N 12°20′20.5″E |
| Religione | cattolica |
| Patriarcato | Venezia |
| Architetto | Buono di Napoli Luca Beltrami |
| Stile architettonico | architettura romanica in Italia |
| Sito web | www.basilicasanmarco.it/basilica/campanile/ |
Il Campanile di San Marco è il campanile della Basilica di San Marco a Venezia. Il campanile attuale è una ricostruzione completata nel 1912, poiché la torre precedente crollò nel 1902. Con un'altezza di 98,6 metri, è la struttura più alta di Venezia è uno dei campanili più alti d'Italia. Tra i più riconoscibili simboli della città lagunare, è comunemente chiamato "el paròn de casa" (il padrone di casa).[1] È uno dei simboli più riconoscibili della città.[2]
Situato in Piazza San Marco vicino alla bocca del Canal Grande, il campanile fu originariamente concepito come torre di avvistamento per segnalare l'avvicinarsi delle navi e proteggere l'ingresso alla città. Serviva anche come punto di riferimento per guidare le navi veneziane in porto in sicurezza. La costruzione iniziò nei primi anni del X secolo e proseguì in modo discontinuo, con la torre che veniva gradualmente innalzata. Nel XII secolo furono aggiunti un carillon di campane e una guglia. Nel XIV secolo la guglia fu dorata, rendendo la torre visibile da lontano alle navi nell'Adriatico. Il campanile raggiunse la sua altezza definitiva nel 1514, quando il carillon di campane e la guglia furono completamente ricostruiti sulla base di un disegno rinascimentale precedente di Giorgio Spavento. Storicamente, le campane servivano a regolare la vita civile e religiosa di Venezia, segnando l'inizio, le pause e la fine della giornata lavorativa; la convocazione delle assemblee di governo; e le esecuzioni pubbliche.
Il campanile si erge isolato nella piazza, vicino alla facciata della Basilica di San Marco. Ha una forma semplice, che ricorda la sua funzione difensiva originaria, costituita principalmente da un fusto quadrato in mattoni con lesene, 12 metri di larghezza per lato e 50 metri di altezza.[3] La cella campanaria è a sua volta sormontata da un attico con effigi del Leone di San Marco e figure allegoriche che rappresentano Venezia come la Giustizia. Il tutto è completato dalla cuspide, di forma piramidale, sulla cui sommità, montata su una piattaforma rotante per funzionare come segnavento, è posta la statua dorata dell'arcangelo Gabriele. La base della costruzione è impreziosita, dal lato rivolto verso la basilica, dalla loggetta del Sansovino.
Contesto storico
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Le razzie magiare nel nord Italia avvenute nel 898 e nuovamente nel 899 portarono al saccheggio e alla breve occupazione delle importanti città della terraferma di Cittanova, Padova, e Treviso oltre a diversi centri minori e insediamenti nella e intorno alla Laguna di Venezia.[4] Sebbene i veneziani avessero sconfitto e respinto gli invasori sul Lido di Albiola il 29 giugno 900,[5] Venezia rimaneva vulnerabile per via del profondo canale navigabile che permetteva l'accesso al porto dal mare. In particolare, la giovane città era minacciata dai pirati slavi che regolarmente infastidivano le rotte veneziane nell'Adriatico.[6]
Di conseguenza, una serie di fortificazioni fu eretta durante il dogado di Pietro Tribuno (in carica dall'887 all'911) per proteggere Venezia dalle invasioni via mare.[7] Queste fortificazioni comprendevano un muro che partiva dal rivulus de Castello (Rio del Palazzo), appena a est del Palazzo Ducale, e si estendeva lungo la riva fino all'area occupata dalla prima chiesa di Santa Maria Iubanico.[note 1] Tuttavia, la posizione esatta del muro non è stata determinata né si sa quanto a lungo sia esistito.[note 2][note 3]
Parte integrante di questa struttura difensiva, una catena di ferro poteva essere tesa trasversalmente sul Canal Grande per impedire la navigazione e bloccare l'accesso al centro città, installata in corrispondenza della chiesa San Gregorio.[8][9] Inoltre, fu costruita una massiccia torre di avvistamento e faro in Piazza San Marco. Probabilmente iniziata durante il dogado di Tribuno, doveva anche servire come punto di riferimento per guidare le navi veneziane in porto in sicurezza, allora occupava una porzione consistente dell'attuale piazza.[1][10][11][12][note 4] Lo storico Wladimiro Dorigo ha proposto che questa prima torre sia stata edificata su fondazioni di origine romana ma tale tesi non è universalmente accettata.[13]
Costruzione
[modifica | modifica wikitesto]Torre
[modifica | modifica wikitesto]Il sistema difensivo iniziato sotto Pietro Tribuno fu probabilmente provvisorio, e la costruzione potrebbe essere stata limitata al rinforzo di strutture preesistenti.[10] Le cronache medievali suggeriscono che la posa delle fondamenta della torre continuò durante i regni dei suoi immediati successori, Orso II Participazio (in carica dal 912 al 932) e Pietro II Candiano (in carica dal 932 al 939). I ritardi erano probabilmente dovuti alla difficoltà di sviluppare tecniche di costruzione adeguate e al reperimento e importazione dei materiali da costruzione.[14][15][note 5] Alcuni dei mattoni più antichi risalgono al tardo Impero romano e furono recuperati da rovine sulla terraferma.[16] Per le fondazioni, furono infissi olmi di circa 1,5 metri (4,9 ft) di lunghezza e 26 centimetri (10 in) di diametro, in uno strato denso di argilla situato a circa 5 metri (16 ft) sotto la superficie.[17][18] Le palificazioni furono coperte da due strati di tavolame di quercia sui quali furono posati più strati di pietra.[16]
L'innalzamento della torre vera e propria sembra sia iniziata durante il breve regno di Pietro Partecipazio (in carica dal 939 al 942) ma non progredì molto.[15] Le lotte politiche durante i regni successivi di Pietro III Candiano (in carica dal 942 al 959) e, in particolare, Pietro IV Candiano (in carica dal 959 al 976) impedirono ulteriori lavori.[15] Sotto Pietro I Orseolo (in carica dal 976 al 978), la costruzione riprese e avanzò considerevolmente durante il regno di Tribuno Memmo (in carica dal 979 al 991).[19] Non furono apportate ulteriori aggiunte alla torre fino all'epoca di Domenico Selvo (in carica dal 1071 al 1084), segno che aveva raggiunto un'altezza funzionale e poteva essere usata per controllare l'accesso alla città.[20] Selvo aumentò l'altezza a circa 40 metri (130 ft), che corrispondeva alla quinta delle otto finestre presenti.[21][22] Nel XII secolo il doge Domenico Morosini (in carica dal 1147 al 1156) la alzò poi al livello dell'attuale campanile.[23] Il suo ritratto nel Palazzo Ducale lo mostra insieme a una pergamena che elenca gli eventi significativi del suo regno, tra cui la costruzione del campanile: "Sub me admistrandi operis campanile Sancti Marci construitur...".[24] I lavori furono condotti dall'architetto Buono di Napoli[25], su imitazione dei campanili di Aquileia e soprattutto di San Mercuriale a Forlì.[26]
Campanile e guglia
[modifica | modifica wikitesto]Il primo campanile fu aggiunto sotto Vitale II Michiel (in carica dal 1156 al 1172). Era sormontato da una guglia piramidale in legno rivestita con lastre di rame.[27][28] Intorno al 1329, il campanile fu restaurato e la guglia ricostruita. La guglia stessa era particolarmente soggetta a incendi a causa della struttura lignea. Bruciò quando un fulmine colpì la torre il 7 giugno 1388, ma fu comunque ricostruita in legno. In questa occasione, le lastre di rame furono ricoperte da foglia d'oro, rendendo la torre visibile alle navi lontane nell'Adriatico.[29] Marcantonio Sabellico annota nella sua guida alla città, De Venetae urbis situ (1494 circa), che i marinai consideravano la guglia dorata come una «stella che accoglie»:
La guglia fu distrutta nuovamente nel 1403 quando le fiamme di un falò acceso per illuminare la torre in occasione della vittoria veneziana sui genovesi nella battaglia di Modone avvolsero la struttura lignea.[29][31] Fu ricostruita tra il 1405 e il 1406.[32] Un altro fulmine colpì la torre durante una violenta tempesta l'11 agosto 1489, incendiando la guglia che alla fine crollò nella piazza sottostante. Le campane caddero sul pavimento del campanile e la muratura della torre si crepò.[33] In risposta a questa ultima calamità, i procuratori di San Marco de supra, gli ufficiali governativi responsabili degli edifici pubblici intorno a Piazza San Marco, decisero di ricostruire completamente in muratura il campanile e la guglia per prevenire futuri incendi. La commissione fu affidata al loro proto (architetto consulente e responsabile dei lavori), Giorgio Spavento. Sebbene il progetto fosse stato presentato entro pochi mesi, il costo stimato di 50000 ducati e le difficoltà finanziarie nel periodo di recupero dalle guerre di Lombardia contro Milano (1423–1454) ritardarono la costruzione.[34] Spavento limitò invece gli interventi alle riparazioni dei danni strutturali alla torre. Fu posto un tetto temporaneo in coppi di terracotta sul campanile e le campane ancora intatte furono riappese. Lo scoppio nel 1494 delle grandi guerre d'Italia per il controllo della terraferma impedì ulteriori azioni.[35][36]
Il 26 marzo 1511 un violento terremoto danneggiò ulteriormente la fragile struttura e aprì una lunga crepa sul lato nord della torre, rendendo necessario un intervento immediato. Su iniziativa del procuratore Antonio Grimani, il tetto provvisorio e il campanile furono rimossi e si prepararono i lavori per eseguire finalmente il progetto di Spavento.[37] I lavori furono eseguiti sotto la direzione di Pietro Bon, che era succeduto a Spavento come proto nel 1509.[38][note 6] Per finanziare i lavori iniziali, i procuratori vendettero oggetti in metalli preziosi non reclamati, depositati nel tesoro di San Marco nel 1414, per un valore di 6.000 ducati.[39][40] Nel 1512 la torre stessa fu completamente riparata e iniziarono i lavori per il nuovo campanile realizzato in pietra d'Istria.[41]
I quattro lati dell'attico in mattoni sovrastante presentano sculture in alto rilievo in pietra d'Istria a contrasto. I lati est e ovest raffigurano figure allegoriche di Venezia, presentata come una personificazione della Giustizia con la spada e la bilancia. Essa siede su un trono sorretto da leoni ai lati, in allusione al trono di Salomone, il re dell'antico Israele noto per la sua saggezza e giudizio.[42] Questo tema di Venezia che incarna, piuttosto che invoca, la virtù della Giustizia è comune nell'iconografia dello stato veneziano e ricorre sulla facciata del Palazzo Ducale.[43] I lati rimanenti dell'attico mostrano il leone di San Marco, simbolo della Repubblica di Venezia.
Il 6 luglio 1513 una statua lignea dell'arcangelo Gabriele, rivestita in rame e dorata, fu posta sulla cima della guglia.[44] Nel suo diario, Marin Sanudo riportò l'evento:
Una novità rispetto alla torre precedente, la statua fungeva anche da banderuola, ruotando in modo da essere sempre rivolta verso il vento.[46] Francesco Sansovino suggerì nella sua guida della città, Venetia città nobilissima et singolare (1581), che l'idea di una banderuola in cima alla nuova torre derivasse dalla descrizione di Vitruvio della torre dei venti di Atene, che aveva un tritone di bronzo montato su un perno.[47][48] Ma la scelta specifica dell'arcangelo Gabriele voleva richiamare la leggenda della fondazione di Venezia il 25 marzo 421, festa dell'Annunciazione.[note 7] Nella storiografia veneziana, la leggenda, rintracciabile al XIII secolo, fonde l'inizio dell'era cristiana con la nascita di Venezia come repubblica cristiana e afferma il posto e il ruolo unico di Venezia nella storia come atto di grazia divina.[49] Come costruzione ideale, è espressa nelle frequenti rappresentazioni dell'Annunciazione in tutta Venezia, in particolare sulla facciata della Basilica di San Marco e nei rilievi di Agostino Rubini alla base del Ponte di Rialto, che raffigurano la Vergine Maria di fronte all'arcangelo Gabriele.[50]
Come riportato da Marin Sanudo, i lavori strutturali sulla torre terminarono nel giugno 1514.[51] I lavori rimanenti furono completati entro ottobre 1514, inclusa la doratura della guglia.[52]
Loggetta
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Nel Quindicesimo secolo, i procuratori di San Marco de supra eressero una galleria esterna coperta annessa al campanile. Si trattava di una struttura lignea addossata, parzialmente chiusa, che serviva da luogo di ritrovo per i nobili quando si recavano in piazza per affari di governo. Ospitava anche i procuratori, che talvolta vi si riunivano, e le sentinelle incaricate di sorvegliare l'accesso a Palazzo Ducale durante le sedute del Maggior Consiglio.[53]
Nel tempo, la struttura fu danneggiata più volte da crolli di materiale proveniente dal campanile a causa di tempeste e terremoti, ma fu sempre riparata dopo ciascun evento. Tuttavia, quando un fulmine colpì il campanile l'11 agosto 1537 danneggiando nuovamente la loggia sottostante, si decise di ricostruire completamente la struttura.[54] L'incarico fu affidato allo scultore e architetto Jacopo Sansovino, successore immediato di Bon come proto dei procuratori di San Marco de supra. I lavori furono completati nel 1546.[55]
I tre lati rimanenti del campanile erano occupati da baracche lignee addossate, destinate ad attività commerciali. Esse rappresentavano una fonte di reddito supplementare per i procuratori di San Marco de supra e venivano affittate per finanziare la manutenzione degli edifici della piazza. Le baracche furono rimosse nel 1873.[56][57]
Storia successiva
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Nel corso della sua storia, il campanile rimase vulnerabile ai danni causati dalle tempeste. Fu colpito da fulmini nel 1548, 1562, 1565 e 1567.[58][59] In ciascuna occasione, i lavori di riparazione furono eseguiti sotto la direzione di Jacopo Sansovino, responsabile in qualità di proto della manutenzione degli edifici amministrati dai procuratori di San Marco de supra, tra cui il campanile. I lavori, finanziati con i fondi dei procuratori, erano generalmente eseguiti da carpentieri forniti dall'Arsenale, i cantieri navali statali.[60] La torre fu danneggiata due volte anche nel 1582.[61][62]
Nei secoli successivi fu necessario intervenire ripetutamente per riparare i danni causati dai fulmini. Nel 1653 Baldassarre Longhena, divenuto proto nel 1640, si occupò delle riparazioni dopo un altro fulmine. In quell'occasione i danni dovevano essere rilevanti, dato il costo di riparazione pari a 1230 ducati.[63] Lavori significativi furono necessari anche per riparare i danni seguiti al fulmine del 23 aprile 1745, che causò crepe nella muratura e la morte di quattro persone in piazza a causa del crollo di frammenti di pietra.[64] Il campanile fu nuovamente colpito da fulmini nel 1761 e nel 1762. I costi di riparazione per il secondo evento raggiunsero la notevole somma di 3329 ducati.[65] Infine, il 18 marzo 1776, il fisico Giuseppe Toaldo, professore di astronomia all'Università di Padova, installò un parafulmine, il primo a Venezia.[65][66][67]
Interventi periodici furono inoltre necessari per riparare i danni alla torre e alla statua dell'arcangelo Gabriele causati dall'erosione del vento e della pioggia. La statua originale fu sostituita nel 1557 con una versione più piccola.[68] Dopo numerosi restauri, quest'ultima fu a sua volta sostituita nel 1822 con una statua progettata da Luigi Zandomeneghi, insegnante presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia.[69]
La torre mantenne un ruolo strategico per la città. L'accesso ai dignitari stranieri in visita era consentito solo dalla Signoria, l'organo esecutivo del governo, e idealmente durante l'alta marea, quando non era possibile distinguere i canali navigabili nella laguna.[70] Il 21 agosto 1609, Galileo Galilei dimostrò il suo telescopio al procuratore Antonio Priuli e ad altri nobili dal campanile. Tre giorni dopo, il telescopio fu presentato al doge Leonardo Donato dalla loggia di Palazzo Ducale.[71]
Campane
[modifica | modifica wikitesto]Storia
[modifica | modifica wikitesto]Una campana fu molto probabilmente installata per la prima volta nella torre durante il dogado di Vitale II Michiel. Tuttavia, i documenti che ne attestano la presenza sono rintracciabili solo a partire dal XIII secolo. Una delibera del Maggior Consiglio, datata 8 luglio 1244, stabiliva che la campana per convocare il consiglio dovesse essere suonata la sera se la riunione era prevista per il mattino successivo e nel primo pomeriggio se la riunione era fissata per la sera dello stesso giorno. Un riferimento simile si trova nello statuto dell'arte dei ferramentieri, datato 1271.[72]
Nel corso del tempo, il numero delle campane variò. Nel 1489 ve n'erano almeno sei. Nel XVI secolo se ne contavano quattro, fino al 1569, quando ne fu aggiunta una quinta. A partire dal 1678 fu appesa nella torre la campana portata a Venezia da Creta dopo la perdita dell'isola a vantaggio dei Turchi Ottomani, detta Campanon da Candia, che però cadde sul pavimento della cella campanaria nel 1722 e non fu più risollevata. Da allora rimasero cinque campane.[73] Esse erano denominate (dalla più piccola alla più grande): Maleficio (anche Renghiera o Preghiera), Trottiera (anche Dietro Nona), Meza-terza (anche Pregadi), Nona e Marangona.[74][75][76][note 8]
I resoconti storici dei danni arrecati alla torre dai fulmini menzionano campane spezzate, il che indica che esse devono essere state rifuse più volte. Tuttavia, il primo caso documentato riguarda la Trottiera, rifusa nel 1731. Il suono risultante fu giudicato insoddisfacente e la campana fu rifusa altre due volte prima di armonizzarsi con le campane più antiche.[77] Dopo che la Basilica di San Marco fu designata cattedrale di Venezia (1807), la Marangona e la Renghiera, insieme al Campanon da Candia e ad altre campane provenienti da chiese soppresse, furono rifuse tra il 1808 e il 1809 da Domenico Canciani Dalla Venezia in due campane di bronzo più grandi. Queste però furono fuse nuovamente con la Meza-terza, la Trottiera e la Nona nel 1820, sempre da Dalla Venezia, per creare una nuova serie di cinque campane.[78] Di queste campane, solo la Marangona sopravvisse al crollo del campanile nel 1902.[79]

Funzioni
[modifica | modifica wikitesto]Secondo varie combinazioni, le campane indicavano le ore del giorno e coordinavano le attività della città. Quattro campane avevano inoltre funzioni specifiche legate alle attività del governo veneziano.[note 9]
Ore del giorno
[modifica | modifica wikitesto]All'alba, con il primo apparire della luce del giorno, suonava la Meza-terza (16 serie di 18 rintocchi).[80] La Marangona seguiva al sorgere del sole (16 serie di 18 rintocchi).[81] Questo segnale indicava l'apertura della Basilica di San Marco per la preghiera e della loggetta alla base del campanile. Inoltre, venivano aperti anche i cancelli del Ghetto ebraico.[82][note 10] Il suono della Marangona serviva anche ad avvisare i lavoratori di prepararsi alla giornata. Il nome di Marangona, attribuito alla campana più grande, derivava proprio da questa funzione, in riferimento ai marangoni (falegnami) dell'Arsenale.[73] Dopo che la Marangona cessava, seguiva una mezz'ora di silenzio. La Meza-terza suonava poi ininterrottamente per trenta minuti.[81] Il nome Meza-terza (mezza terza) derivava dall'orario in cui suonava, ossia tra l'alba e la Terza ora, il momento liturgico tradizionale della preghiera di metà mattina.[83] Alla fine della mezz'ora, si celebrava una messa solenne a San Marco. Indicava anche lìinizio della giornata lavorativa per gli operai dell'Arsenale, degli artigiani da grosso (arti meccaniche pesanti) e dei funzionari pubblici. I lavoratori in quel momento non ancora presenti, non avrebbero ricevuto la paga completa. L'orario dei negozi e della giornata lavorativa di alcune corporazioni artigiane era regolato dalla Realtina, la campana situata nella torre della chiesa di San Giovanni Elemosinario al Rialto.[84]
Terza
[modifica | modifica wikitesto]La Terza era segnalata dal suono della Marangona (15 serie di 16 rintocchi).[81]
La Nona prendeva il nome dalla nona ora, tradizionale momento della preghiera liturgica pomeridiana. Suonava (16 serie di 18 rintocchi) a mezzogiorno e segnava l'inizio della pausa lavorativa. Dopo che la Nona cessava, seguiva mezz'ora di silenzio. La Trottiera suonava poi ininterrottamente per 30 minuti: per questa funzione specifica era detta anche Dietro Nona (dietro o dopo la Nona). Quando il suono cessava, il lavoro riprendeva.[85] Un'ora più tardi, la Nona suonava (9 serie di 10 rintocchi per tre volte) per segnalare la recita vespertina dell'Ave Maria, seguita dalla Marangona (15 serie di 16 rintocchi).[86]
La Marangona suonava (15 serie di 16 rintocchi) al tramonto, corrispondente alla ventiquattresima ora e alla fine della giornata lavorativa per l'Arsenale, per le arti meccaniche pesanti e per gli uffici pubblici.[86] Un'ora dopo il tramonto, la Meza-terza suonava per 12 minuti, segnalando l'obbligo di presenza della guardia notturna in Piazza San Marco.[87] Dopo una pausa di dodici minuti, la Nona suonava per altri 12 minuti. Ciò indicava che le lettere dovevano essere portate a Rialto per la spedizione. Dopo ulteriori 12 minuti, la Marangona suonava per 12 minuti, terminando due ore dopo il tramonto.[88] Cominciava così il turno della guardia notturna. La Realtina segnalava, poi, il momento di spegnere i fuochi domestici.[note 11]
La mezzanotte era segnalata dal suono della Marangona (16 serie di 18 rintocchi).[89]
Esecuzioni pubbliche
[modifica | modifica wikitesto]La campana più piccola, nota alternativamente come Renghiera, Maleficio o Preghiera, segnalava le esecuzioni pubbliche suonando per 30 minuti. In precedenza si trovava nel Palazzo Ducale ed è menzionata in relazione all'esecuzione per tradimento del doge Marin Falier nel 1355. Nel 1569 fu trasferita nella torre. Il nome più antico, Renghiera, derivava da renga (arringa), in riferimento ai procedimenti giudiziari che si svolgevano nel Palazzo. Il nome Maleficio, da malus (male, delitto), richiamava l'atto criminale, mentre Preghiera invocava suppliche per l'anima del condannato.[90] Dopo l'esecuzione, la Marangona suonava per mezz'ora, seguita dalla Meza-terza.[91] Quando la pena capitale era ordinata dal Consiglio dei Dieci, la Maleficio suonava subito dopo la Marangona dell'alba e la sentenza era eseguita al mattino. Le condanne a morte emesse dal Consiglio dei Quaranta o dai Signori della Notte venivano eseguite nel pomeriggio, con la Maleficio che suonava subito dopo la fine della Dietro Nona.[92]
Convocazione delle assemblee di governo
[modifica | modifica wikitesto]La Marangona annunciava le sessioni del Maggior Consiglio.[93] Se il consiglio si riuniva nel pomeriggio, la Trottiera suonava per prima per 15 minuti, subito dopo la Terza. Dopo mezzogiorno, la Marangona risuonava (4 serie da 50 rintocchi seguite da 5 da 25). La Trottiera suonava poi ininterrottamente per mezz'ora come secondo richiamo per i membri del Maggior Consiglio, segnalando la necessità di affrettarsi. Il nome della campana si riferiva infatti all'uso dei cavalli in città: il suono indicava la necessità di procedere al trotto. Quando la campana cessava, le porte della sala del consiglio venivano chiuse e la sessione aveva inizio. Non era ammesso alcun ritardatario. Quando il Maggior Consiglio si riuniva al mattino, la Trottiera suonava la sera precedente per 15 minuti dopo che la Marangona aveva segnato la fine della giornata al tramonto. La Marangona suonava poi al mattino, con la serie prescritta di rintocchi, seguita dalla Trottiera.[84][94]
Le riunioni del Senato veneziano erano annunciate dalla Trottiera, che suonava per 12 minuti. Seguiva la Meza-terza, che suonava per 18 minuti. Per questa funzione, la Meza-terza era anche detta Pregadi, in riferimento all'antico nome del Senato, i cui membri erano "pregati" (pregadi) di partecipare.[83]
Festività e celebrazioni
[modifica | modifica wikitesto]Durante le solennità e alcune feste, tutte le campane suonavano in plenum. Inoltre, le campane suonavano all'unisono per tre giorni, fino a tre ore dopo il tramonto, per annunciare l'elezione del doge e la incoronazione del papa. In tali occasioni erano percosse rapidamente. Duecento lanterne erano inoltre disposte su quattro livelli all'altezza della cella campanaria come segno di festa.[95]
Per annunciare la morte del doge e per i funerali, le campane suonavano all'unisono (9 serie, ciascuna lentamente nell'arco di 12 minuti). Per la morte del papa, le campane suonavano per tre giorni dopo la Terza (6 serie, ciascuna lentamente in 12 minuti).[96] Le campane suonavano anche per la morte di cardinali e ambasciatori stranieri deceduti a Venezia, della dogaressa e dei figli del doge, del patriarca e dei canonici di San Marco, dei procuratori di San Marco e del Gran Cancelliere (il più alto funzionario civile).[97]
Custode
[modifica | modifica wikitesto]Il custode del campanile era responsabile del suono delle campane. Nominato a vita dai procuratori di San Marco de supra, era spesso succeduto dai figli o, in un caso, dalla vedova. Lo stipendio variava nel tempo e poteva comprendere un salario, l'alloggio nella torre e l'uso, per affitto o attività commerciali, di una delle baracche addossate alla base del campanile.[98]
Crollo e ricostruzione (1902–1912)
[modifica | modifica wikitesto]Crollo
[modifica | modifica wikitesto]Durante la primavera del 1902 si manifestarono segnali preoccupanti, sotto forma di screpolature e di una fenditura sul lato settentrionale che andò via via allargandosi.
Alcuni sopralluoghi tecnici esclusero la presenza di problemi strutturali seri. Tuttavia, il 12 luglio furono rilevate le rotture di numerosi "vetrini spia" (usati un tempo per controllare l'evoluzione delle crepe nei muri, oggi sostituiti dai fessurimetri) e una copiosa caduta di calcinacci. La sera del 13 luglio fu annullato poco prima dell'inizio, tra il malumore della folla, un concerto della banda del 18º Reggimento di fanteria che avrebbe dovuto tenersi nella piazza.
Infine, la mattina di lunedì 14 luglio, alle 9:47 (o, secondo altre fonti, alle 9:52), il campanile crollò.
La polvere si rovescia ovunque, come la cenere di un'eruzione vulcanica, e acceca la gente terrorizzata che si disperde spezzando i vetri dei negozi in una fuga pazza".[99] Poco prima, alle 9:30, una squadra di tecnici aveva appoggiato una scala per dei controlli e aveva dovuto fuggire precipitosamente, riuscendo a fare sgomberare l'area circostante.


Non ci furono vittime, tranne il gatto del custode [100] e, vista la posizione della costruzione, i danni furono relativamente limitati. Vennero distrutte completamente la loggetta alla base del campanile e il lato meridionale verso la Libreria di San Marco del Sansovino. La "pietra del bando", un tozzo tronco di colonna in porfido, su cui al tempo della repubblica venivano bandite le leggi, protesse dalle macerie l'angolo della basilica di San Marco, salvandola dal crollo.
I lavori, su progetto degli architetti milanesi Luca Beltrami e Gaetano Moretti, che videro tra l'altro il rifacimento dei leoni che erano stati scalpellati durante la dominazione austriaca, durarono fino al 6 marzo 1912. La struttura portante, per alleggerire il carico, fu costruita in calcestruzzo armato con il sistema Hennebique dall'impresa dell'ingegnere Giovanni Antonio Porcheddu.[101]
Quando le baracche addossate ai lati del campanile furono rimosse tra il 1873 e il 1874, si scoprì che la base era in cattive condizioni, ma il restauro si limitò alla riparazione dei danni superficiali. Allo stesso modo, gli scavi in Piazza San Marco effettuati nel 1885 sollevarono preoccupazioni sullo stato delle fondamenta e sulla stabilità della struttura.[102] Tuttavia, i rapporti di ispezione redatti da ingegneri e architetti nel 1892 e nel 1898 rassicurarono sul fatto che la torre non fosse in pericolo. I successivi interventi furono pertanto sporadici e consistettero principalmente nella sostituzione di mattoni deteriorati.[103]
Nel luglio del 1902 erano in corso lavori di riparazione del tetto della loggetta. La trave portante del tetto, fu rimossa dove poggiava contro la torre aprendo una grossa fessura, larga circa 40 centimetri e profonda 30, alla base del campanile.[104] Il 7 luglio si osservò che il fusto della torre tremava mentre gli operai martellavano per posizionare la nuova trave. Furono inseriti "vetrini spia" (usati un tempo per controllare l'evoluzione delle crepe nei muri, oggi sostituiti dai fessurimetri) nelle crepe per monitorare eventuali spostamenti della torre. Diversi di questi furono trovati rotti il giorno seguente.[105][106]
Al 12 luglio si era formata una grossa crepa sul lato nord della torre, che correva quasi per l'intera altezza del fusto in mattoni. Furono quindi inseriti misuratori in gesso, più precisi rispetto a quelli di vetro, nelle fessure. Sebbene fu immediatamente costituita una commissione tecnica, questa concluse che non vi fosse alcun pericolo per la struttura. Ciononostante, furono erette barricate di legno per tenere i visitatori a distanza di sicurezza, poiché pezzi di malta cominciavano a staccarsi dalla fessura sempre più ampia e a cadere nella piazza sottostante. L'accesso alla torre fu vietato e si dispose che venisse suonata solo la campana che segnava l'inizio e la fine della giornata lavorativa, per limitare le vibrazioni. Il giorno seguente, domenica, fu annullato anche il consueto concerto della banda in Piazza San Marco per lo stesso motivo.[107]
La mattina seguente, lunedì 14 luglio, tutti i testimoni posizionati più recentemente risultarono rotti; la nuova crepa più ampia formatasi rispetto al giorno precedente misurava 0,75 centimetri. Alle 9:30 fu ordinata l'evacuazione della piazza. Alle 9:47 cominciarono a cadere pietre e alle 9:53 l'intero campanile crollò.[108] Le indagini successive determinarono che la causa immediata del disastro fu il crollo delle rampe di accesso situate tra i fusti interno ed esterno della torre. A partire dai livelli superiori, queste crollarono una dopo l'altra. Privato del loro sostegno, il fusto esterno collassò contro quello interno.[109] Poiché il crollo avvenne in modo verticale e per via della posizione isolata della torre, i danni risultarono relativamente limitati. A parte la loggetta, che fu completamente distrutta, solo un angolo dell'edificio storico della Biblioteca Marciana fu danneggiato. La basilica rimase illesa, anche se la pietra del bando, una grande colonna di porfido da cui si proclamavano le leggi, risultò danneggiata.[110] L'unica vittima fu il gatto del custode.[111] Quella stessa sera, il consiglio comunale si riunì in sessione straordinaria e votò all'unanimità per ricostruire il campanile esattamente com'era prima del crollo. Il consiglio approvò anche un primo stanziamento di 500000 lire italiane per la ricostruzione.[112] Il 22 luglio seguente, la provincia di Venezia aggiunse con un contributo di 200000.[113] Sebbene alcuni detrattori della ricostruzione, tra cui l'editorialista del Daily Express e Maurice Barrès, sostenessero che la piazza fosse più bella senza il campanile e che una replica non avrebbe avuto valore storico, il sentimento prevalente fu "dove era e com'era".[114]
Ricostruzione
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Oltre alle somme stanziate dal comune e dalla provincia, arrivò una donazione personale del re Vittorio Emanuele III e della regina madre (100000 lire).[115] Seguirono ulteriori stanziamenti da altri comuni e province italiane, oltre che da privati cittadini.[116] In tutto il mondo iniziarono raccolte fondi, promosse dai giornali internazionali.[113] Lo specialista tedesco di impalcature Georg Leib di Monaco donò l'impalcatura il 22 luglio 1902.[117]
Nell'autunno del 1902 iniziarono i lavori di sgombero dell'area. I frammenti della loggetta, comprese colonne, rilievi, capitelli e statue bronzee, furono rimossi con cura, inventariati e trasferiti nel cortile di Palazzo Ducale. I mattoni riutilizzabili per altri progetti di costruzione furono recuperati, mentre le macerie inutilizzabili vennero trasportate su chiatte e scaricate in mare aperto nell'Adriatico.[118] Entro la primavera del 1903 l'area fu liberata dai detriti, e il moncone del vecchio campanile fu demolito e rimosso. I pali della fondazione medievale furono ispezionati e risultarono in buone condizioni, richiedendo solo un moderato rinforzo.[119]

La cerimonia che segnò l'inizio della vera e propria ricostruzione si svolse il 25 aprile 1903, giorno della festa di San Marco, con la benedizione del patriarca di Venezia Giuseppe Sarto, futuro papa Pio X, e la posa della prima pietra da parte del principe Vittorio Emanuele, conte di Torino, in rappresentanza del re.[120] Per i primi due anni, i lavori si concentrarono sulla preparazione della nuova fondazione, che fu estesa di 3 metri in tutte le direzioni. Questo fu realizzato piantando 3076 pali di larice, lunghi circa 3,8 metri e con diametro di circa 21 centimetri.[121] Otto strati di blocchi in pietra d'Istria furono poi posizionati sopra per creare la nuova base. Questo lavoro fu completato nell'ottobre 1905.[122] Il primo dei 1203000 mattoni usati per la nuova torre fu posato in una seconda cerimonia il 1º aprile 1906.[123] Per facilitare i lavori fu concepita un'impalcatura mobile, che circondava la torre su tutti i lati e veniva sollevata man mano che si progrediva, estendendo i supporti.[124]
Rispetto alla torre originale, furono introdotte modifiche strutturali per garantire una maggiore stabilità e ridurre il peso complessivo. I due fusti, uno dentro l'altro, erano in precedenza indipendenti: il guscio esterno sosteneva tutto il peso della cella campanaria e della cuspide, mentre il fusto interno sosteneva solo parzialmente la serie di rampe e gradini. Con il nuovo progetto, i due fusti furono collegati tra loro mediante travi in cemento armato che sostenevano anche il peso delle rampe, ricostruite in cemento anziché in muratura. Inoltre, il supporto in pietra della cuspide fu sostituito con cemento armato, e il peso fu distribuito su entrambi i fusti della torre.[125]
La torre vera e propria fu completata il 3 ottobre 1908. A quel punto aveva un'altezza di 48,175 metri (158,05 ft).[126] L'anno successivo iniziarono i lavori per la cella campanaria e l'anno seguente per l'attico. Le figure allegoriche di Venezia come Giustizia sui lati est e ovest furono riassemblate dai frammenti recuperati e restaurate. Le effigi gemelle del leone alato di San Marco, poste sui restanti lati dell'attico, erano state scalpellate e irrimediabilmente danneggiate dopo la caduta della Repubblica di Venezia durante la prima occupazione francese (maggio 1797 – gennaio 1798). Furono completamente rifatte.[127]
I lavori alla cuspide iniziarono nel 1911 e durarono fino al 5 marzo 1912, quando la statua restaurata dell'arcangelo Gabriele fu issata sulla sommità. Il nuovo campanile fu inaugurato il 25 aprile 1912, nella ricorrenza della festa di San Marco, esattamente 1000 anni dopo che, secondo la tradizione, erano state poste le fondamenta dell'edificio originale.[128]
Nuove campane
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| Campana | Diametro | Peso | Nota | |
| Marangona | 180 centimetri (71 in) | 3 625 chilogrammi (7 992 lb) | La2 | |
| Nona | 156 centimetri (61 in) | 2 556 chilogrammi (5 635 lb) | Si2 | |
| Meza terza | 138 centimetri (54 in) | 1 807 chilogrammi (3 984 lb) | Do3 | |
| Trottiera | 129 centimetri (51 in) | 1 366 chilogrammi (3 012 lb) | Re3 | |
| Maleficio | 116 centimetri (46 in) | 1 011 chilogrammi (2 229 lb) | Mi3 | |
| Immagine: Giuseppe Cherubini, La benedizione delle campane di San Marco (1912) | ||||
Delle cinque campane fuse da Domenico Canciani Dalla Venezia nel 1820, solo la più grande, la Marangona, sopravvisse al crollo.[129]
Il 14 luglio 1902, Papa Pio X, patriarca di Venezia al momento del crollo, annunciò l'intenzione di finanziare personalmente la rifusione delle quattro campane come dono alla città. A tal fine, fu attivata una fonderia nei pressi della chiesa di Sant'Elena, sull'isola omonima. I lavori furono supervisionati dai direttori dei cori di San Marco e della basilica del Santo a Padova, dal direttore del Conservatorio di Milano e dal proprietario della Fonderia Barigozzi di Milano.[130] I frammenti delle quattro campane furono dapprima assemblati, quindi si realizzarono gli stampi per garantire le stesse dimensioni e forme. Il bronzo originale fu rifuso e le nuove Maleficio, Trottiera, Meza terza e Nona furono fuse il 24 aprile 1909, vigilia della festa di San Marco.[note 8] Dopo due mesi, le campane furono intonate per armonizzarsi con la Marangona, prima di essere trasportate in Piazza San Marco per essere immagazzinate.[131][note 12] Il 15 giugno 1910 furono benedette dal cardinale Aristide Cavallari, patriarca di Venezia, in una cerimonia alla presenza del principe Luigi Amedeo, prima di essere issate sulla nuova cella campanaria il 22 giugno.[132]
Per suonare le nuove campane, il semplice sistema a corda e leva, usato in precedenza per far oscillare il ceppo in legno, fu sostituito da una ruota scanalata attorno alla quale viene avvolta la corda. Ciò fu fatto per ridurre al minimo le vibrazioni durante il suono e quindi il rischio di danni alla torre.[127]
Nel 1819/20 il fonditore Domenico Canciani Dalla Venezia[133] fuse un nuovo concerto, composto da 5 campane, con i resti delle vecchie campane (tra le quali la maggiore, del peso di oltre 40 quintali); di questo concerto, nel crollo del 1902, si salvò solo la campana maggiore, erede della famosa Marangona. Le campane spezzatesi durante il crollo del campanile furono invece rifuse, riutilizzando i frammenti delle vecchie 4 campane per fonderne le nuove. Queste nuove campane vennero donate da papa Pio X. Il nuovo concerto, eseguito dai fonditori Barigozzi di Milano nel 1909 in una fonderia costruita appositamente sull'isola di Sant'Elena, è composto di cinque campane, i cui nomi sono legati alle occasioni in cui venivano anticamente utilizzate:
- Marangona o Carpentiera o Campanon (prima), nota La2, fusa da Domenico Canciani nel 1819/20, diametro di 180 cm; peso di 36,25 quintali;
- è la campana maggiore e l'unica ad essersi salvata dal crollo del precedente campanile nel 1902; i suoi rintocchi annunciavano l'inizio e la fine dell'orario di lavoro dei marangoni (da cui la campana prende il nome), cioè dei carpentieri dell'Arsenale (e questo suono tradizionale è rimasto in parte tutt'oggi con la distesa della Nona a mezzogiorno, che oltre ad annunciare l'Angelus ricorda la fine dell'orario di lavoro; e alle 14:00, con la distesa delle 2 campane minori, ad annunciare l'inizio del lavoro pomeridiano, appunto). La Marangona suonava inoltre per le sedute del Maggior Consiglio.
- Nona o Mezzana (seconda), nota Si2 calante, fusa dai Fratelli Barigozzi di Milano nel 1909, diametro di 156 cm; peso di 25,56 quintali;
- Ha sempre suonato a mezzogiorno e a mezzanotte e tuttora suona mezzogiorno e mezzanotte, era l'orario in cui si potevano spedire le ultime lettere a Rialto.
- Trottiera (terza), nota Do♯3 calante, fusa dai Fratelli Barigozzi di Milano nel 1909, diametro di 138,5 cm; peso di 18,07 quintali;
- Suonava per dare il secondo segnale ai nobili che dovevano partecipare alle riunioni del Maggior Consiglio.
- Pregadi o Pregadio o Mezza Terza (quarta), Re3 calante, fusa dai Fratelli Barigozzi di Milano nel 1909; diametro di 129 cm; peso di 13,66 quintali;
- Suonava per le riunioni del Senato, i cui membri erano detti Pregadi; per tutte le funzioni religiose e alle prime luci dell'alba.
- Renghiera o Maleficio (quinta), nota Mi3 calante, fusa dai Fratelli Barigozzi di Milano nel 1909, diametro di 116 cm; peso di 10,11 quintali;
- è la minore delle campane e annunciava le esecuzioni capitali che avvenivano tra le colonne di San Marco e San Todaro.
Il plenum, cioè il suono a distesa di tutte le campane contemporaneamente, avveniva solo per le maggiori solennità dell'anno liturgico e per la festa di San Marco (25 aprile).
Queste 5 campane sono state inceppate a slancio con i ceppi in legno dalla Morellato, originariamente elettrificate nel 1953 dalla ditta svizzera "Schlieren - Wagons & Ascenseurs", e attualmente in manutenzione dalla Vanin di Trebaseleghe (PD), che ha rifatto l'impianto nel 1996.
A gennaio 2018 la Procuratoria della Basilica di San Marco ha deciso di installare 5 elettro-percussori esterni per ciascuna delle 5 campane. Questi "martelli" simulano, mediante dei rintocchi disordinati, il suono tradizionale a distesa a slancio (campana in movimento o meglio a dondolo in cui il battaglio vola e percuote il lato superiore del bronzo). Già nel 2017 era stato installato un martello sulla seconda campana denominata Nona per simulare la distesa di mezzogiorno. Questi martelli sono stati installati per la sicurezza dei turisti nonostante che le campane vengano revisionate ogni mese e non si sia mai verificato nessun incidente. Nemmeno il plenum delle 5 campane, nelle solennità, viene più eseguito con le campane a distesa a slancio, durante gli orari di apertura del campanile.
Ascensore
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1892 fu proposta per la prima volta l'installazione di un ascensore nel campanile. Tuttavia, ll'Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti del Veneto sollevò preoccupazioni riguardo alla stabilità della struttura. Sebbene una commissione speciale fosse stata nominata e avesse concluso che le preoccupazioni non fossero fondate, il progetto fu abbandonato.[134]
Al momento della ricostruzione, fu utilizzato un ascensore per sollevare le nuove campane fino al livello della cella campanaria, ma si trattò di un impianto temporaneo.[127] Infine, nel 1962 ne fu installato uno permanente. Collocato all'interno del vano interno, impiega 30 secondi per raggiungere la cella campanaria dal livello del suolo.[135]
Lavori di restauro (2007–2013)
[modifica | modifica wikitesto]Al momento della ricostruzione, la fondazione originale fu estesa da circa 220 metri quadri (2 400 ft²) a 410 metri quadri (4 400 ft²) con l'obiettivo di distribuire il peso del campanile su una base più ampia e di ridurre il carico da 9 chilogrammi (20 lb) a 4 chilogrammi (8,8 lb) per 1 centimetro quadro (0,16 in²). Ciò fu realizzato infittendo ulteriori pali nell'argilla. Sopra i pali furono quindi posati tre strati di tavole di quercia, seguiti da più strati di blocchi di pietra istriana. Tuttavia, le fondazioni vecchie e nuove non furono fuse con successo in un unico corpo e cominciarono a sprofondare a velocità diverse. Di conseguenza, crepe nella nuova torre erano già visibili nel 1914 e si moltiplicarono nel tempo. Un sistema di monitoraggio installato nel 1995 rivelò che la torre era inclinata di 7 centimetri.[136]
A partire dal 2007, il Magistrato alle Acque, responsabile dei lavori pubblici, ha rinforzato la fondazione adottando un sistema usato per consolidare la facciata della Basilica di San Pietro a Roma. Ciò consiste nel posare quattro cavi in titanio, di 6 centimetri di diametro, attorno al perimetro della fondazione in pietra. Due dei cavi, posti a 20 centimetri di distanza l'uno dall'altro all'interno di un unico tubo protettivo in polietilene, si trovano a 40 centimetri (16 in) sotto la superficie della piazza e sono ancorati ai quattro angoli della fondazione tramite pilastri in titanio. Altri due cavi si trovano a una profondità di 2,3 metri (7,5 ft) e sono trattenuti da blocchi di granito. Questi cavi sono monitorati e possono essere serrati se necessario.[137] Il progetto, inizialmente previsto per durare due anni e mezzo, è stato completato dopo cinque anni nell'aprile 2013.[138]
Il volo dell'angelo
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Durante il carnevale di Venezia, il giovedì grasso, una delle attrazioni consisteva nello svolo de l'angelo o del turco. Era l'esibizione di un equilibrista che scendeva dal campanile a una barca ancorata nel bacino di san Marco camminando lungo una fune. In seguito, probabilmente a causa di cadute, venne sostituito da una colomba di legno[139]. Ancora oggi, con alcune varianti sul tema originale, si può assistere allo spettacolo del volo della colombina, durante la domenica precedente il giovedì grasso. Il tragitto però va dal campanile alla loggia del Palazzo Ducale, inscenando l'antico rito di omaggiare di uno scettro il doge che proclama l'inizio del Carnevale in un tripudio di coriandoli e palloncini. Per l'esattezza è il carnevale del 2001 che ha segnato un ritorno alla tradizione dei carnevali settecenteschi rimettendo in scena nuovamente, dopo secoli, il volo dell'angelo, così come si svolgeva i tempi della Serenissima. Da quell'anno infatti la manifestazione simbolo del carnevale, il volo dal campanile di San Marco al Palazzo Ducale, è tornata ad essere eseguita da un "angelo" in carne e ossa, sostituendo la più recente colombina pupazzo[140].
Influenza su altri monumenti
[modifica | modifica wikitesto]- I campanili delle chiese di Sant'Eufemia a Rovigno, di San Giorgio a Pirano e Trezzo sull'Adda furono costruiti sul modello del fratello maggiore veneziano.
- Il campanile della Chiesa di Santa Maria Immacolata e San Giovanni Berchmans a Roma è ispirato al campanile veneziano, pur presentando qualche differenza: oltre ad avere complessivamente dimensioni minori, la cella campanaria ha 3 finestre per lato invece di 4, il dado è posto al di sotto della cella stessa anziché sopra e su 2 facce reca un orologio, sulla sommità c'è una croce e non un angelo, la canna ha 2 scanalature anziché 4.
- A Las Vegas, Nevada, una delle attrazioni è costituita dall'hotel Venetian. L'albergo è una spettacolare riproduzione di piazza San Marco, compresa una replica del campanile alta diverse decine di metri.
- I progettisti della Metropolitan Life Insurance Company Tower di New York si sono ispirati al campanile.
- Al momento della sua prima ascensione, avvenuta nell'agosto del 1902, una cima del Gruppo delle Marmarole prese il nome del campanile appena crollato.
- La Sather Tower all'Università della California - Berkeley (progettata nel 1903 e completata nel 1915) è comunemente nota come Il Campanile perché il suo design era ispirato dal campanile di san Marco.
- Il campanile della Chiesa di San Rocco di Dolo (costruito tra il 1790 ed il 1836) molto simile al campanile di San Marco anche se di dimensioni ridotte.
- Il campanile della King Street Station di Seattle, Washington.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- Esplicative
- ^ Il riferimento nel cronista Giovanni il Diacono al rivulus de Castello ha portato alcuni storici a collocare alternativamente l'origine del muro sull'isola di Olivolo. Vedi Norwich, 1981, pp. 37–38.
- ^ La mappa veneziana del XIV secolo di Paolino Minorita mostra un muro solo nell'area di Piazza San Marco. Ma l'esistenza del muro a quell'epoca non è documentata e la mappa probabilmente riflette una situazione precedente. Vedi Agazzi, Platea Sancti Marci..., pp. 14–15.
- ^ Scavi all'inizio del XX secolo rivelarono fondamenta in pietra tra il campanile e la Biblioteca Marciana che potrebbero appartenere al muro originario. Vedi Dorigo, 2003, I, p. 24.
- ^ Le cronache medievali datano in modo vario l'inizio della costruzione tra il 897 (Chronicon Venetum et Gradense) e il 1150 (Cronaca di Agostino, BNM ms It. VII, 1). Le date contrastanti si riferiscono probabilmente a diverse fasi costruttive o alla ripresa dei lavori dopo lunghi intervalli. La maggior parte delle cronache accetta la tradizione che la fondazione fu posta durante il dogado di Pietro Tribuno, con la maggioranza che indica gli anni 912 o 913. Gregorio Gattinoni accetta la tradizione e suggerisce il 912, considerandolo l'ultimo anno del dogado di Tribuno. Vedi Gattinoni, 1910, pp. 24–29. Tuttavia c'è una discrepanza, poiché il dogado di Tribuno terminò in realtà nell'aprile/maggio 911 ed ebbe un interregno di otto mesi. Vedi Claudio Rendina, I dogi: storia e segreti (Roma: Newton, 1984), p. 45. ISBN 9788854108172.
- ^ Gli scavi condotti nel 1884 e gli studi più dettagliati svolti dopo il crollo del campanile nel 1902 hanno rivelato che la fondazione del campanile consiste in sette strati di qualità e tecniche costruttive diverse, indicazione che la fondazione fu posata in più fasi e nel tempo. Vedi Agazzi, Platea Sancti Marci..., p. 16.
- ^ Pietro Bon, architetto consulente e responsabile delle costruzioni per i procuratori di San Marco de supra, è spesso confuso con Bartolomeo Bon, capo architetto consulente per l'Ufficio del Sale. Per documentazione relativa e attribuzione di vari progetti, si veda Gattinoni, 1910, pp. 63–72. e Stefano Mariani, 'Vita e opere dei proti Bon Bartolomeo e Pietro' (tesi di dottorato inedita, Istituto Universitario di Architettura – Venezia, Dipartimento di Storia dell'Architettura, 1983)
- ^ La leggenda della nascita di Venezia il 21 marzo 421 è rintracciabile almeno al cronista trecentesco Martino da Canal, Les estoires de Venise. Appare negli scritti di Jacopo Dondi (Liber partium consilii magnifice comunitatis Padue, XIV secolo), Andrea Dandolo, Bernardo Giustiniani, Marin Sanudo, Marc'Antonio Sabellico, e Francesco Sansovino. Si veda Muir, Civic Ritual in Renaissance Venice, pp. 70–71.
- ^ a b Alcuni elenchi moderni riportano la sequenza come Maleficio, Meza-terza, Trottiera, Nona e Marangona. Tuttavia, i testi storici indicano chiaramente che la Meza-terza era più grande della Trottiera. Cfr. Gattinoni, 1910, pp. 147–148.
- ^ Diverse fonti forniscono informazioni sul suono delle campane di San Marco, tra cui Giovanni Nicolò Doglioni, Historia Venetiana scritta brevemente (Venezia: Damian Zenaro, 1598), pp. 87–91; Francesco Sansovino e Giovanni Stringa, Venetia città nobilissima et singolare... (Venezia: Altobello Salicato, 1604), fols 202v–204r; Giuseppe Filosi, Narrazione Istorica Del Campanile Di San Marco In Venezia (Venezia: Gio. Battista Recurti), 1745, pp. 25–28; e il manoscritto di Giambattista Pace, Ceremoniale Magnum, sive raccolta universale di tutte le ceremonie spettanti alla Ducal Regia Capella di S. Marco, 1684. Tuttavia, queste fonti non sempre concordano. Gregorio Gattinoni sostiene che due manoscritti del XVI secolo, attribuiti ai custodi del campanile, siano più attendibili. Cfr. Gattinoni, 1910, pp. 166–172.
- ^ La legislazione originaria del 29 maggio 1516 fissava il tramonto come orario di chiusura del ghetto. Ma nel dicembre dello stesso anno l'orario fu posticipato a 2 ore dopo il tramonto in inverno e 1 ora dopo in estate. Sebbene la carta del 1738 ristabilisse il tramonto come orario di chiusura, nel 1760 fu modificato a 4 ore dopo il tramonto in inverno (ottobre – marzo) e a 2 ore dopo in estate (aprile – settembre). Dopo il 1788, il ghetto chiudeva ogni giorno a mezzanotte. Cfr. Benjamin Ravid, Curfew Time in the Ghetto of Venice, in Ellen E. Kittell e Thomas F. Madden (a cura di), Medieval and Renaissance Venice (Chicago: University of Illinois Press, 1999), pp. 241–242.
- ^ Il riscaldamento domestico era consentito per due ore dopo il tramonto a partire dal primo giorno feriale di ottobre. Il periodo era esteso a tre ore dopo il 18 ottobre e a quattro ore dopo il 12 novembre. L'ultimo giovedì di Carnevale il periodo era ridotto a tre ore, e al 1º marzo a due ore. Dopo il mercoledì della Settimana Santa, non era più consentito riscaldare le abitazioni la sera. Cfr. Gattinoni, 1910, p. 190.
- ^ La Marangona originale era intonata in La2. Cfr. Distefano, 2012, pp. 77–78.
- Bibliografiche
- ^ a b Zanetto, 2012, p. 9.
- ^ Fenlon, Piazza San Marco, p. 59.
- ^ Torres, 1953, p. 8.
- ^ Fasoli, Le incursioni ungare..., pp. 96–100.
- ^ Kristó, Hungarian History in the Ninth Century, p. 198.
- ^ Parrot, 2013, p. 30.
- ^ Agazzi, Platea Sancti Marci..., p. 19.
- ^ Norwich, 1981, pp. 37–38pp. 37–38.
- ^ Parrot, 2013, pp. 30–31.
- ^ a b Agazzi, Platea Sancti Marci..., p. 16.
- ^ Carla Coco, Venezia quotidiana: una guida storica, Laterza, 2005, p. 95, ISBN 978-88-420-7561-5..
- ^ Dorigo, 2003, I, p. 24.
- ^ Giuseppe Gullino, Storia della Repubblica veneta, La Scuola, 2010, p. 7, ISBN 978-88-350-2630-3..
- ^ Agazzi, Platea Sancti Marci..., p. 16.
- ^ a b c Gattinoni, 1910, p. 31.
- ^ a b Zanetto, 2012, p. 11.
- ^ Torres, 1953, p. 23.
- ^ Zanetto, 2012, pp. 4-5.
- ^ Zanetto, 2012, pp.12-13.
- ^ Gattinoni, 1912, p. 7.
- ^ Gattinoni, 1912, p. 8.
- ^ Zanetto, 2012, p. 14.
- ^ Gattinoni, 1910, pp. 33–39.
- ^ Gattinoni, 1912, p. 10.
- ^ Giambattista Gennaro Grossi, Biografia degli uomini illustri nelle arti dipendenti dal disegno del regno..., su books.google.it..
- ^ In effetti, per la ricostruzione, proprio al campanile di San Mercuriale si guardò come al miglior modello: "Nel 1902 i genieri veneziani lo usarono come modello per la ricostruzione del campanile di San Marco, crollato in una nube di polvere il 17 luglio di quell'anno" Forlì: due giorni per vedere presepe e panorama dal campanile di S.Mercuriale, su romagnaoggi.it (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2011)..
- ^ Gattinoni, 1912, pp. 9–11.
- ^ Zanetto, 2012, p. 17.
- ^ a b Gattinoni, 1912, p. 13.
- ^ Sabellico, De situ urbis Venetae, c. c iiir
- ^ Zanetto, 2012, p. 21.
- ^ Gattinoni, 1912, p. 9–17.
- ^ Gattinoni, 1912, p. 18–20.
- ^ Marchesini, 2002, p. 32.
- ^ Gattinoni, 1912, pp. 21–22.
- ^ Zanetto, 2012, p. 22.
- ^ Gattinoni, 1912, pp. 23–25.
- ^ Gattinoni, 1912, pp. 32–34.
- ^ Gattinoni, 1910, p. 61.
- ^ Marchesini, 2002, p. 38.
- ^ Gattinoni, 1910, p. 62.
- ^ Rosand, Myths of Venice..., p. 25.
- ^ Rosand, Myths of Venice..., pp. 32–36.
- ^ Distefano, 2012, p. 25.
- ^ Sanudo, Diarii, XVI (1886), 6 luglio 1513.
- ^ Gattinoni, 1912, pp. 73–74.
- ^ Vitruvius, De architectura, 1.6.4.
- ^ Sansovino, Venetia città nobilissima et singolare..., fol. 106r
- ^ Rosand, Myths of Venice..., pp. 12–16.
- ^ Rosand, Myths of Venice..., pp. 16–18.
- ^ Sanudo, Diarii, XVIII (1887), col. 246.
- ^ Gattinoni, 1910, p. 63.
- ^ Morresi, 2000, p. 216.
- ^ Morresi, 2000, p. 213.
- ^ Morresi, 2000, p. 215.
- ^ Morresi, 2000, p. 219.
- ^ Lupo, 'Il restauro ottocentesco della Loggetta...', p. 132.
- ^ Distefano, 2012, pp. 26–27.
- ^ Gattinoni, 1912, pp. 37–38.
- ^ Gattinoni, 1912, p. 44.
- ^ Distefano, 2012, p. 27.
- ^ Gattinoni, 1912, p. 38.
- ^ Gattinoni, 1912, p. 39.
- ^ Distefano, 2012, pp. 30–31.
- ^ a b Gattinoni, 1912, p. 42.
- ^ Block, Benjamin Franklin..., p. 91.
- ^ Distefano, 2012, pp. 31–32.
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Video del "plenum" suonato in occasione del centenario delle campane, su youtube.com.
- Sezione sul campanile del sito della basilica di San Marco, su basilicasanmarco.it.
- Alessia Rosada e Carlos Travaini, Campanile di San Marco, su canalgrandevenezia.it.
- Venezia, 14 Luglio 1902, il Crollo del Campanile di San Marco, su youtube.com.
- Audioguida del Campanile di San Marco, su leaudioguide.net.
- El Paron de Casa - Campanile di San Marco, su elparondecasa.net.
- Campanile di San Marco, su museivenezia.it.
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