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Dolo (Italia)

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Dolo
comune
Dolo – Stemma Dolo – Bandiera
Dolo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Venezia-Stemma.png Venezia
Amministrazione
Sindaco Alberto Polo (centrosinistra) dal 1-6-2015
Territorio
Coordinate 45°26′34″N 12°05′28″E / 45.442778°N 12.091111°E45.442778; 12.091111 (Dolo)Coordinate: 45°26′34″N 12°05′28″E / 45.442778°N 12.091111°E45.442778; 12.091111 (Dolo)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 24,28 km²
Abitanti 15 099[1] (31-12-2014)
Densità 621,87 ab./km²
Frazioni Arino, Sambruson
Comuni confinanti Campagna Lupia, Camponogara, Fiesso d'Artico, Fossò, Mira, Pianiga, Stra
Altre informazioni
Cod. postale 30031
Prefisso 041
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 027012
Cod. catastale D325
Targa VE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 467 GG[2]
Nome abitanti dolesi
Patrono san Rocco
Giorno festivo 16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Dolo
Dolo
Posizione del comune di Dolo nella città metropolitana di Venezia
Posizione del comune di Dolo nella città metropolitana di Venezia
Sito istituzionale

Dolo (El Dòło /el 'dɔeo/ in veneto) è un comune italiano di 15 099 abitanti[1] della città metropolitana di Venezia, in Veneto. È sede dell'unione di comuni "Città della Riviera del Brenta".

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio del comune si trova al centro della Riviera del Brenta, estendendosi su entrambe le rive del Naviglio. In corrispondenza del centro di Dolo, il Naviglio si sdoppia formando la cosiddetta isola Bassa. L'area è solcata da numerosi altri corsi d'acqua, piccoli rii e canali di scolo come la Seriola, il Serraglio, il Brentoncino e il Tergolino.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo un documento conservato nell'archivio di Stato di Padova, nel 1241, nel territorio di Dolo era situata una torre, tuttavia su questa la fonte non aggiunge altro, inoltre, anche un disegno databile al 1463 raffigura una torretta di modeste dimensioni in corrispondenza della sponda settentrionale del Brenta. Come alcuni sostengono da questa tipologia strutturale sarebbe derivato il toponimo Dolo, difatti queste venivano chiamate, in latino, dolon e in volgare, a seconda del luogo, dolo o dolone, dolione,dulone, dosone dojone, dogone e dongione. A località chiamate Dollo e Dullo fanno riferimento almeno quattro atti notarili del XIII secolo.

Il toponimo Dolo viene rintracciato per la prima volta in modo certo nei Diari di Marin Sanudo databili al 30 settembre 1513. Egli annotò:

''Se intese i nemici, levati eri di Piove di Saco, aver brusato alcune case di zentilhomeni e di altri et alcune non aver toco [=toccato], e aver passà tutto il campo la Brenta e la cha' dil Dolo, brusato e ruinato quante case hanno trovato, e ale Gambarare, a San Bruson brusà assa' case di Valieri e Badoeri et altri. Item, vegnando di Padoana, hanno brusà molte case poste su la Brenta, et hanno passato la Brenta a guazo [=a guado], ch'è bassa a la cha' dil Dolo, tutto il campo e il viceré''

Sull'etimologia del toponimo sono state avanzate altre 4 ipotesi:

  1. deriverebbe dal nome Dauli e Dotto -famiglie con possedimenti sul territorio-, non storicamente riconosciute;
  2. dal diminutivo di nomi medievali (Davulus e Dadulus);
  3. nel 1978 Alessandro Baldan afferma che ''il nome di Dauli deriva da Ca' del Bosco'', un agglomerato di case che sorgeva a est di Dolo, infatti 'dauli' in Greco significa '' da luoghi boscosi e legna'';
  4. dalla figura di Dolo Dotto, il quale aveva possedimenti nel territorio; secondo documenti la zona veniva chiamata '' volta di Dolo Dotto'' e le abitazioni ''le case di Dolo'' o ''del Dolo''.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Madonna dei Molini

La statua della "Madonna dei Molini" è esposta sulla facciata principale del vecchio molino demaniale di Dolo. Una leggenda di tempi relativamente recenti racconta di un cieco da oltre 40 anni, tale Giovanni Candian, che il 17 aprile 1813 fu miracolato dalla Madonna riacquistando improvvisamente la vista. Subito, la "Madonna dei Molini" divenne oggetto di devozione da parte dei cittadini dolesi.

Dolo fu probabilmente una mansione romana e un borgo medioevale. Il suo sviluppo inizia, però, solo nel Basso Medioevo.

Tra il XII e il XIV secolo il comune di Padova si espande a danno dei comuni limitrofi e della Repubblica di Venezia, per difendersi dalla quale costruisce numerose città e opere fortificate fornite di uomini in armi (a Stra, Camponogara, Sambruson, Dolo, Mirano ecc.) soprattutto sotto la signoria dei Carraresi, che costruirono, ad esempio, il castello di Oriago, ma soprattutto utilizzarono l'area paludosa tra Arino e Cazzago come zona difensiva costruendo quattro torri (torre di Arino; torre di Cazzago; torre Asinara e torre della Stradella). Questo sistema difensivo venne definito ''serraglio''.

Tra il 1405 e il 1406 ha luogo l'ultima guerra tra Carraresi e la Repubblica di Venezia la quale conquista Padova e tutti i suoi territori. Il territorio dolese dunque passa sotto la Serenissima ma continua ancora a dipendere, religiosamente, dalle parrocchie di Fiesso d'Artico e di Sambruson (sotto la diocesi di Padova) e amministrativamente dalle ''ville'' (comune rurale dotato di autonomia) di Ca' del Bosco e di Alture di Sambruson.

Per tutto il XV secolo Venezia sorvolò su moltissime zone le quali caddero nelle mani di monasteri e famiglie confinanti, altre zone vennero, invece, messe all'asta così passarono, ad esempio, nelle mani di grandi famiglie come i Malatesta nel 1470-73 (Mira, Sambruson e Lova).

Cristoforo Contarini acquistò Ca' del Bosco che poi rivendette a Guio Ferragù; Marco della Scola, tra gli altri territori, prese l'Isola del Maltempo e Andrea Corbelli i campi della Molinella.

Terreni ''carraresi'' andarono anche a Rambaldo Capodivacca, egli acquistò nel 1406 13 campi e mezzo ad oriente del centro di Dolo e nel 1413 prese in affitto territori dalle monache benedettine di S.Maria Fistomba. Alla sua morte i territori passarono alla figlia Francesca e al marito Dolo Dotto il quale propose iniziative di recupero del pascolo e dell'agricoltura.

Nel 1405 dopo che Dolo Dotto si impadronisce della zona dove passava strada della Fornace le monache di S.Maria di Fistomba per permettere alle derrate agrarie di arrivare al monastero fecero costruire una strada (strada delle Monache) che partiva dalla punta orientale dell'Isola del Maltempo e giungeva fino a Cazzago.

Nel 1459 il monastero, e di conseguenza tutti i suoi territori (compreso Cazzago e Ca' del Bosco), furono uniti al monastero padovano di Santo Stefano.

Tra il 1464 e il 1467 Dolo Dotto muore e i territori passano in eredità ai figli, in seguito, tra il 1508 e il 1516 il territorio venne saccheggiato durante la guerra tra Venezia e la lega di Cambrai.

Negli ultimi decenni del XV secolo il territorio ebbe un cospicuo sviluppo dato dalla costruzione dei mulini, pontili e squeri. Il nuovo paese si caratterizzò fin da subito per la vivacità dei commerci e da qui nacque la necessità di unire le numerose ville sotto un unico toponimo e in un unico comune autonomo. Le tre parti però non giunsero mai a ad unità amministrativa, per cui il toponimo, entrato veramente in utilizzo nei documenti ufficiali nel 1540, comprendeva solamente l'area compresa tra i due comuni di Ca' del Bosco ed Isola di Sambruson.

Nel 1572 alla villa mancava solamente un'autonomia religiosa così la popolazione prese l'occasione della visita del vescovo Nicolò Ormanetto alla parrocchia di Fiesso per farsi promettere l'esercitazione della cura delle anime se la chiesa fosse stata ingrandita. Così nel 1576 Dolo venne colpito dalla peste ma se la cavò egregiamente affidandosi a San Rocco al quale venne così dedicata la Chiesa.

Nel 1579 la chiesa non era ancora terminata ma la popolazione esortò il nuovo vescovo, Federico Corner, ad elevarla a luogo di ''cura d'anime'', questo così inviò don Camillo Ronconi a risolvere alcuni problemi; egli infatti:

  1. terminò la costruzione della chiesa;
  2. concordò al sacerdote-rettore di Dolo per il suo mantenimento un'entrata di 16 ducati dai parroci di Sambruson e di Fiesso e di 44 ducati dalla popolazione di Dolo;
  3. stabilì che la nuova parrocchia avrebbe dovuto estendersi sulle terre di Ca' del Bosco, sulle isole del Maltempo e delle Acque e sulla Giudecca. Tutti gli abitanti di queste zone erano così compresi tranne quelli della Giudecca.

La chiesa venne così completata nel 1580 e nel 1581 nacque la chiesa di Dolo, ''figlia'' delle ''matrici'' di Fiesso e Sambruson ma non una vera e propria parrocchia. Successivamente divenne indipendente dalla parrocchia di Sambruson e perse, però, i territori della Giudecca.

Per tutto il Settecento i veneziani vedevano nel Naviglio del Brenta il naturale proseguimento del Canal Grande e ogni anno trascorrevano lunghi periodi di villeggiatura nelle loro dimore di campagna. Col tempo l'influenza veneziana trasforma Dolo in un luogo ricco di eleganti palazzi e famoso per le conversazioni nei salotti che faranno del paese uno dei luoghi d'incontro più frequentati della Riviera del Brenta.

Sotto Napoleone Bonaparte (dal 1797), Dolo divenne comune del Distretto di Venezia. Dopo il 1815 appartenne al Regno Lombardo-Veneto e, nel 1866, entrò a far parte del Regno d'Italia.

L´8 luglio 2015 una violenta tromba d'aria, di grado F4 della Scala Fujita, si è abbattuta su Dolo. Il fenomeno, durato quasi 10 minuti, ha coinvolto altresì i comuni di Mira e Pianiga. Il tornado ha percorso 11.5 km e ha avuto una larghezza variabile dai 500 m al chilometro. Vi sono stati gravi danni materiali a case, automobili e infrastrutture nonché una vittima, 72 feriti e alcune centinaia di sfollati[3].

Il Brenta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1457 dopo i danni apportati alle colture nel 1446-47 e la distruzione del ponte di Bassano venne autorizzato lo scavo in territorio di Sambruson di un canale, lo ''sborador'', tramite il quale far defluire in laguna le acque del Brenta. La costruzione iniziò solo nel 1459, questo aveva inizio a Mira Taglio e portava le acque brentane a Giare. Doveva avere una larghezza sui 35 metri, il suo alveo doveva essere un metro e mezzo più alto di quello del Brenta. Doveva passare a un tiro di pietra dalla torre di Sambruson, in linea retta, e sul nuovo canale dovevano venir costruiti due ponti. Di questi due ne venne costruito solo uno presso l'incile, in questo modo gli edifici a destra dello sborador rimasero isolati e perciò, secondo attestazioni, almeno dal 1470 nacque un terzo comune sul territorio parrocchiale di Sambruson, con le terre di Alture e Sambruson Torre: Isola di Sambruson.

Nel 1460 iniziarono i lavori per rettificare tre anse del Brenta, presso Ca' di Dolo ''super Miram'' (oltre Mira), la volta di Dolo Dotto e presso Mira. Lo scopo era quello di far scorrere il flusso del Brenta più velocemente evitando così la troppa pressione sugli argini. I lavori vennero ostacolati dagli elevati costi così si decise di impiegare persone condannate dallo Stato come manodopera, non si sa ancora, però, se i lavori vennero effettivamente iniziati e portati a termine.

Nel 1488 il Senato, data l'inefficienza dello sborador, approvò la costruzione del Brenta Nova che, utilizzando il tratto iniziale dello sborador, portasse le acque del Brenta a scaricarsi nella laguna di Chioggia, i lavori procedettero lentamente anche perché si aggiunse la costruzione di un invaso con doppie porte indispensabile per la navigazione fluviale da e per Venezia. Il tutto venne ulteriormente rallentato dalla guerra dei Cambrai in cui si vide coinvolta Venezia e che portò un'enorme ondata di violenza nei territori dolesi nel 1513.

Nel 1534 il Collegio delle acque dispose di proseguire i lavori del Brenta Nova e la costruzione a Fusina dei mulini ed altri edifici. Si arrivò così nel 1540 quando il Collegio stabilì di deviarne lo sbocco a Brondolo e di spostare la costruzione dei molini da Fusina a Dolo. I mulini vennero completati nel 1551 e in tre anni si munirono di 12 ruote o macine. Gli edifici del Brenta Nuova e i mulini, così, divennero i punti di forza per lo sviluppo economico del paese. La Repubblica di Venezia mantenne la proprietà dei molini che però affittò a privati.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture[modifica | modifica wikitesto]

  • Dolo ha una chiesa (Duomo) completata nel 1776
  • i Mulini ed uno "Squero" (cantiere per barche) cinquecentesco.

Ville venete[modifica | modifica wikitesto]

  • Villa Grimani-Migliorini: via Martiri della Libertà; prime notizie 1635.
  • Villa Velluti già Baffo-Vezzi-Avogadro: via Ettore Tito; prime notizie storiche 1661.
  • Palazzetto Molin-Tito: via Ettore Tito; prime notizie storiche 1797.
  • Villa Nani Mocenigo: via Martiri della Libertà 113; prime notizie storiche dal '700.
  • Villa Mocenigo-Basso: via Martiri della Libertà 3; prime notizie storiche 1642.
  • Villa Badoer Fattoretto: angolo via Badoera e via Tito; prime notizie storiche 1518.
  • Palazzo Badoer-Gottardo: via Badoera; prime notizie storiche 1740.
  • Villa Badoer-Basso: via Badoera; prime notizie storiche 1520.
  • Villa Morosini-Velluti: via Argine sinistro; prime notizie storiche 1621.
  • Villa Morosini: via Ca'Tron.
  • Villa Mioni: via Ca'Tron 81.
  • Villa Barbo-Baldan: via Brentabassa; p.n.s. 1637.
  • Villa Ferretti Angeli; via Brentabassa 41; p.n.s. 1582.
  • Villa Foscari-Zen-Bon-Lazzaroni: via Brentabassa; p.n.s. 1630.
  • Villa Collalto-Mocenigo-Carminati; via Matteotti; p.n.s. 1620.
  • Casa Dotto de Dauli-Gottardo: via Matteotti 84; p.n.s. 1605.
  • Villa Bortoletti-Bianchi-Seranto-Pittaro: via Matteotti 32; p.n.s. 1635.
  • Villa Venier-De Goetzen (oggi ristorante): via Matteotti 6; p.n.s. 1739.
  • Palazzina Bianche-Duodo-Valeggia: via Matteotti 51; p.n.s. 1797.
  • Palazzetto "delle Finanze": via Matteotti 63.
  • Canonica di Dolo: via Dauli 12/14.
  • Villa Lusi-Andreuzzi-Bon-Spezzati: via Rizzo; p.n.s. 1661.
  • Villa Dandolo-Michiel: via Mazzini; p.n.s. 1518.
  • Villa Barbarigo (attualmente in uso all'ospedale di Dolo) via Mazzini 2; p.n.s. 1661.
  • Palazzo Molin: via Garibaldi 19; p.n.s. 1566.
  • Palazzo Corner: Piazza Cantiere; p.n.s. 1740.
  • Palazzetto Ottoboni: via Garibaldi 63; p.n.s. 1661.
  • Ca' Ottoboni: via Garibaldi; p.n.s. 1661.
  • Villa Contarini-Donà-Pisani-Prà: via San Giacomo; p.n.s 1566.
  • Villa Concina; via Comunetto 5.
  • Villa Fini: via Martiri della Libertà 27; prime notizie storiche 1665; distrutta da un tornado l'8 luglio 2015[4].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[5]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Dolo[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al Patrono San Rocco (16 agosto), a Dolo si festeggia la Madonna della Salute (21 novembre), venerata nella chiesetta dell'ospedale.

Nella frazione di Arino si festeggia il patrono San Michele Arcangelo il 29 settembre, con la tradizionale sagra paesana e "Paio dea gaina", competizione famosa in tutta la zona.

Nella frazione di Sambruson si festeggia il patrono Sant'Ambrogio il 7 dicembre. Gli ambrosiani festeggiano, inoltre, quale co-Patrono San Valentino il 14 febbraio.

Feste, fiere[modifica | modifica wikitesto]

  1. Il mercato settimanale, molto frequentato, al venerdì;
  2. Il mercatino dell'antiquariato, la quarta domenica di ogni mese;
  3. Il "Carnevale dei Storti" una parata di carri allegorici;
  4. La Fiera dell'Agricoltura di San Rocco, il 16 agosto;
  5. La Fiera dell'Artigianato, nella seconda metà di settembre;
  6. La gara podistica non competitiva Family Run, sul finire di ottobre;
  7. La "Fiera dei mercanti veneti" ogni seconda domenica del mese.
  8. La Festa della birra, dal 6 al 18 agosto.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Arino[modifica | modifica wikitesto]

Interessanti alcune considerazioni sull'attuale frazione di Arino, nella quale si trovava una torre difensiva (la torre Da Rin, da cui deriva Arino ed il nome di una via).
La località di Arino è segnalata per la prima volta nel 1073, ed è verosimilmente di fondazione longobarda, poiché è noto che quel popolo era devoto a San Michele Arcangelo, tuttora patrono della frazione.
Nei vari documenti antichi, il centro viene riportato con le seguenti denominazioni: Adrino, Adrine, Arino, Arin, Rin. Nella guerra tra Padova e Venezia agli inizi del XV secolo, questi ultimi la scelsero quale campo trincerato e come testa di ponte per assalire gli avversari: in questo senso nelle fonti è nominato il Serraglio d'Arin.

Sambruson[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo Sambruson risulta essere un agionimo derivato dall'accrescitivo latino di Ambrogio (ovvero da Santuc Ambrosonus), il patrono infatti della comunità ambrosiana è per l'appunto sant'Ambrogio che si festeggia il 7 dicembre. Ciò è testimoniato fin dalle primissime attestazioni del toponimo del paese, in cui lo si trova indicato con le denominazioni Sancto Ambrosone, villa Sancti Ambrosonis, villa Sancti Broxonis. Di questa derivazione aveva certezza già nel 1506 il vescovo Barozzi il quale, riferendosi a Sambruson, puntualizzò che si trattava del paese "Sancti Ambrosii quem, corupto vocabulo, Brusonum vocant". Tutto ciò non permette però di capire i motivi per i quali in questa località, in passato, si venne manifestando una forma di venerazione verso il grande vescovo milanese (Poppi M., 2008). Secondo una tradizione, probabilmente una pia leggenda, nell'anno 381 Sant'Ambrogio, in cammino da Padova verso Aquileia lungo la via Annia, avrebbe soggiornato o, almeno, si sarebbe fermato a Sambruson. A ricordo di quel prezioso passaggio e delle conversioni fiorite alla sua predicazione, gli abitanti avrebbero trasformato la casa in cui aveva preso dimora in luogo di preghiera: un oratorio che divenne centro di un culto verso di lui. I paesi di Arino e Sambruson sono stati colpiti da una violentissima tromba d'aria il giorno 8 luglio 2015 che ha causato un morto a Sambruson.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Nel Dolese il turismo è molto importante; altra attività artigianale fiorente nella zona della Riviera del Brenta sono i calzaturifici.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Dolo è attraversata dalla Strada regionale 11 Padana Superiore, già strada statale che costeggia il naviglio, ed è presente un casello autostradale posta sulla tangenziale di Mestre - A57.

La stazione ferroviaria, ubicata in realtà nella frazione Ballò di Mirano lungo la ferrovia Milano-Venezia, è servita da treni regionali svolti da Trenitalia nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione del Veneto.

Fra il 1885 e il 1954 nella città fu presente inoltre una stazione della tranvia Padova-Malcontenta-Fusina, gestita dalla Società delle Guidovie Centrali Venete (gruppo Società Veneta).

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2005 2010 Antonio Gaspari Centrosinistra Sindaco
2010 in carica Mariamaddalena Gottardo PDL - Lega Nord Sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Il tornado tra Mira e Dolo (VE) dell’8 luglio 2015. URL consultato il 2015-07-09.
  4. ^ Tornado Venezia, Villa Fini a Dolo rasa al suolo su huffingtonpost.it. URL consultato il 10 luglio 2015.
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Studio storico ambientale artistico della Riviera del Brenta, Alessandro Baldan, Edizioni Bertato, Villa del Conte, 1995
  • In Sancto Ambrosone - uomini ed eventi a Sambrsuon tra l'alto Medioevo e il primo Ottocento, Mario Poppi, Edizioni Associazione Culturale Sambruson la Nostra Storia, Sambruson 2008
  • Sambruson - tra ottocento e novecento, AA.VV., Edizioni Associazione Culturale Sambruson la Nostra Storia, Sambruson 2010
  • Arino e i venti secoli della chiesa, di Don Igino Maroso, 2006.
  • Dolo 1406-1581, Mario Poppi, 2010.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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