Unione Sportiva Alessandria 1912

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U.S. Alessandria Calcio 1912
Calcio Football pictogram.svg
Alessandria US 1912 (Since 2015).png
L'Orso Grigio, I Grigi
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali      Grigio
Simboli orso
Inno Forza Alessandria
Dati societari
Città Alessandria
Nazione Italia Italia
Confederazione
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Lega Pro
Fondazione 1912
Rifondazione 2003
Presidente Italia Luca Di Masi
Allenatore Italia Angelo Gregucci
Stadio Stadio Giuseppe Moccagatta
(5 827 posti)
Sito web www.alessandriacalcio.it
Palmarès
Coccarda Coppa Italia LegaPro.png
Titoli nazionali 1 Campionato di Serie B
Trofei nazionali 1 Coppe Italia Serie C/Lega Pro
1 Coppa CONI
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

L'Unione Sportiva Alessandria Calcio 1912, meglio nota come Alessandria, è una società calcistica italiana con sede nella città di Alessandria.

La sua fondazione si fa risalire tradizionalmente al 1912, tuttavia essa è da collegare all'attività della preesistente sezione calcistica della società Forza e Coraggio, d'incerta datazione[1]. La squadra disputò 13 stagioni in Serie A tra il 1929 e il 1960 e 20 in Serie B (l'ultima nel 1975); raggiunse inoltre una finale di Coppa Italia, nel 1936. Oltre alle vittorie di un campionato di Serie B, uno di Serie C e uno di Serie C2, conta nel suo palmarès una Coppa Italia di Serie C, vinta nel 1973, e una Coppa CONI, conquistata nel 1927.

Tra i più celebri giocatori che hanno indossato la maglia grigia del sodalizio piemontese sono ricordati il Pallone d'oro 1969 Gianni Rivera e i campioni del mondo Bertolini, Borel, Ferrari e Rava, oltre a Carlo Carcano e Adolfo Baloncieri.

Il periodo di maggior lustro per la squadra si fa risalire ai decenni del primo dopoguerra e della cosiddetta «scuola alessandrina» che, dando continuità ai dettami importati nei primi anni dieci dall'allenatore inglese George Arthur Smith, prevedeva metodi di allenamento e tattiche di gioco inediti per il calcio italiano[2]. In quegli anni, con Pro Vercelli, Novara e Casale, l'Alessandria andò a formare il «quadrilatero piemontese», fucina di grandi campioni e di importanti vittorie[3].

Negli ultimi decenni l'Alessandria ha vissuto periodi assai turbolenti per ricorrenti problemi di natura economica, che hanno condizionato i tentativi di ritorno in auge messi in atto da varie dirigenze e che l'hanno portata, nel 2003, al fallimento. Rinata, è risalita fino alla terza serie, la Lega Pro, categoria nella quale milita nella stagione 2015-2016.

Indice

Storia della società[modifica | modifica wikitesto]

Le prime squadre di calcio ad Alessandria[modifica | modifica wikitesto]

L'Alessandria del 1912, in maglia biancazzurra.

Già sul finire del XIX secolo il calcio era arrivato ad Alessandria: vi sono notizie riguardanti un'amichevole del 1894 disputata da una squadra alessandrina contro una compagine genovese (forse il Genoa)[4]. Nell'agosto 1896 nacque l'Unione Pro Sport Alessandria[5] (con divisa grigio scura) che partecipò tra il 1897 e il 1898 ad alcuni tornei amichevoli con squadre di Torino e Genova; nel 1897 vinse, nel capoluogo ligure, il "Concorso nazionale ginnico-Sezione gioco football"[6] con otto punti in classifica e venne premiata con la «corona di quercia»[7]. Il 15 marzo 1898 fu invitata a far parte della costituente Federazione Italiana Football (FIF): prese parte alle sfide antecedenti il primo campionato ufficiale ma, ritenutasi danneggiata a favore di Torinese e Genoa[8][9], preferì gareggiare nell'ambito dei tornei organizzati dalla Federazione Italiana di Ginnastica secondo un differente regolamento[10].

La Pro Sport andò poi dissolvendosi; dalle sue ceneri nacque, nel 1907, la Pro Alessandria che scomparve, dopo un'attività sporadica, presumibilmente negli ultimi mesi del 1911[11].

Dalla Forza e Coraggio al Foot Ball Club[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado queste precocissime esperienze, per circa un decennio il foot-ball ad Alessandria ebbe un ruolo decisamente subalterno rispetto a quello di altre tradizionali discipline quali il canottaggio, il ciclismo e l'atletica[12]. A dare nuovo impulso alla diffusione dello sport fu la fondazione di due società ginniche rivali. Nel maggio 1907 nacque, per iniziativa dell'ex militare Francesco Ratti, la Unione Ginnastica Frangar Non Flectar, poi sostituita il 17 marzo 1908 dalla Unione Ginnastica Forza e Coraggio, che vestiva maglie di colore grigio chiaro[13]. Nel 1909 nacque la Forza e Concordia, con maglie grigio scuro, la prima società a formare stabilmente una sezione calcistica[14], seguita nel 1911 dalla Forza e Coraggio, presumibilmente per l'interesse dei figli di Ratti, Alfredo e Attilio[15], di Enrico Badò e di Augusto Rangone[16]; in più occasioni le due squadre si sfidarono per aggiudicarsi il primato cittadino.

Mentre la Forza e Concordia declinò, per poi sparire nel 1913[17], l'ambiziosa Forza e Coraggio prese l'importante decisione di allestire una squadra che disputasse finalmente il Campionato Nazionale. La prospettiva si concretizzò nei mesi a venire. La tradizione fa risalire la fondazione del club al 18 febbraio 1912[18], con la stipula di un atto costitutivo del Foot Ball Club Alessandria: le firme apposte su di esso sarebbero state quelle di Badò, di Amilcare Savojardo e di Alfredo Ratti che fu nominato primo "direttore"[19]. Nonostante l'assenza di documenti ufficiali comprovanti la fondazione e l'affiliazione alla FIGC datati 1912, altre fonti indicano che già da almeno un anno la Forza e Coraggio giocava con regolarità gare amichevoli[15]: l'atto del 1912 avrebbe rappresentato, sulla scia della moda dell'epoca, un semplice cambio di denominazione in onore della città d'origine, che celava probabilmente anche l'intento di rendere la politica locale più sensibile alle esigenze del sodalizio e dunque più propensa ad un patrocinio[20].

Il Foot Ball Club Alessandria disputò le prime gare amichevoli in maglia biancazzurra per poi riacquisire la casacca grigia della Forza e Coraggio in occasione del campionato di Promozione del 1912-1913[21]. Con la vittoria del torneo, sancita dallo spareggio disputato a Novara contro la Vigor di Torino, la squadra cinerina ottenne immediatamente un posto nella prima categoria del Campionato Nazionale. Nell'estate del 1913 avvenne il divorzio dalla Forza e Coraggio: il FBC divenne pertanto società autonoma[22].

La «scuola alessandrina» e il «quadrilatero»

Il metodo di lavoro che Smith, allievo di William Garbutt, applicò all'Alessandria presentava aspetti inediti per il calcio italiano dei primi decenni; introdusse allenamenti intensi e mirati, irrobustì il centrocampo arretrando due attaccanti per ispirare meglio la manovra offensiva ed insegnò un gioco corale basato su schemi e palla a terra[2]. L'opera di Smith, morto durante la prima guerra mondiale, fu ripresa da Carlo Carcano (che la esportò alla Juventus e in Nazionale), da Béla Révész, Karl Stürmer e Umberto Dadone, e garantì alla giovane società diversi decenni di militanza ad alti livelli facendo affidamento su elementi provenienti quasi esclusivamente dal vivaio[23].

Alessandria andò così a comporre il "quarto lato" di quello che la Gazzetta dello Sport in un'inchiesta del 1914 definì il «quadrilatero delle università del foot-ball», completato da Vercelli, Novara e Casale Monferrato, città dove l'«autodidattica calcistica» aveva avuto come inaspettato risultato una «sicura marcia ascensionale di unità che fino a ieri erano confinate in una categoria inferiore», contro cui nulla potevano «il rinnovarsi e l'intensificarsi della forza degli squadroni maggiori». Il giornale notava che una realtà di provincia poteva attuare «una sorveglianza diretta della sua squadra», e che il giovane calciatore «nella piccola cerchia della vita cittadina che si alimenta delle nuove tradizioni sportive e le difende ad oltranza», lontano dalla «tumultuosa e pericolosa vita scapigliata», era pressoché obbligato «a spendere le ore di svago e di riposo nei quotidiani esercizi di allenamento»[24].

I primi campionati nazionali e la «scuola alessandrina»[modifica | modifica wikitesto]

« [L'Alessandria] è la vera, la grande rivelazione di quest'annata [...], una squadra che, sconosciuta fino a pochi mesi fa, impone oggi il suo nome e la sua forza di fianco agli avversari più anziani. »
(Lo Sport del Popolo, 5 dicembre 1913[25])

Nel 1913 entrò in squadra il giocatore-allenatore inglese George Smith. Al debutto nei campionati di Prima Categoria l'Alessandria, squadra dall'età media bassa e formata essenzialmente da atleti locali, ben figurò e si guadagnò il plauso della critica[25]. Inoltre, nel campionato 1914-1915 mancò l'ammissione al girone finale per soli due punti.

I principi che Smith mise in atto ad Alessandria, rivolti soprattutto ai giovani calciatori, furono particolarmente innovativi per il calcio italiano dell'epoca; ripresi nel dopoguerra dal fido allievo Carlo Carcano, primo giocatore grigio ad essere convocato in Nazionale[26] e allenatore a più riprese negli Anni Venti, vennero inclusi nel concetto di «scuola alessandrina», modello di vivaio capace di plasmare nei decenni successivi atleti di livello mondiale: al 1915 risale l'esordio in prima squadra di Adolfo Baloncieri. Su queste basi, nel primo dopoguerra l'Alessandria poté continuare a migliorare le proprie prestazioni: nel campionato 1919-1920 s'impose nettamente nel girone eliminatorio, con nove vittorie e un pareggio, per fermarsi poi al cospetto del Genoa in semifinale.

Nell'aprile 1920 il FBC si fuse con l'Unione Sportiva Alessandrina, altra squadra cittadina fondata nel 1916, divenendo Alessandria Unione Sportiva e mantenendo la maglia grigia[27]. Al termine della stagione 1920-1921, dopo un vittorioso spareggio giocato a Milano contro il Modena, il club ottenne l'ammissione alla semifinale per il Nord Italia. Il 10 luglio 1921, a Torino, l'Alessandria incontrò la Pro Vercelli nella gara che avrebbe decretato il nome della squadra destinata a giocare, contro il Bologna, la finale settentrionale (la cui vincente avrebbe, a sua volta, incontrato il Pisa nella finale nazionale). La gara fu violenta e aspramente contestata dai giocatori grigi che, ridotti in nove per i gravi infortuni occorsi a Carcano e a Moretti, scelsero di ritirarsi per protesta dopo appena un'ora di gioco sul risultato di 0-4[28].

Negli anni successivi l'Alessandria continuò a sfoderare buone prestazioni in campionato e a lanciare giovani calciatori di valore destinati alla Nazionale quali Brezzi, Gandini, Elvio Banchero, Cattaneo e Giovanni Ferrari, senza mai riuscire a piazzare lo scatto decisivo per la conquista di uno scudetto; persi anzi Brezzi, costretto dalla salute precaria ad abbandonare il calcio, Baloncieri, passato al ricco Torino, e Ferrari, ceduto frettolosamente all'Internaples, la squadra cinerina nella stagione 1925-1926 rischiò addirittura il declassamento in Prima Divisione, cui scampò solamente grazie a una serie di spareggi[29].

La Coppa CONI, lo scudetto mancato e la Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Coppa CONI 1926-1927 · Finali

Casale-Alessandria 1-1 (0-0)

Alessandria: Morando, Viviano, Costa, Bruno, Gandini, Bertolini, Cattaneo, Avalle, Banchero, Ferrari, Chierico. Allenatore: Carcano.

Reti: rig. Viviano, Caligaris (C).

Alessandria-Casale 2-1 (2-1)

Alessandria: Curti, Viviano, Costa, Lauro, Gandini, Bertolini, Tosini, Avalle, Cattaneo, Ferrari, Chierico. Allenatore: Carcano.

Reti: Ferrari, Cattaneo, rig. Caligaris (C)

« Se ci fosse una scuola di football, il maestro ricorrerebbe all'Alessandria per dare l'esempio di una squadra che, pur essendo sistematicamente spogliata dei suoi campioni, non altera lo stile del proprio gioco, l'armonica compattezza dei propri reparti, la dignità del proprio rango sportivo. Partono gli assi e rimane la squadra. Ciò significa che l'Alessandria è viva e vitale. Vuole dire che quello che fa la personalità dell'Alessandria è lo spirito di club, è la bontà della scuola, è l'intrinseca classe del gioco. »
(Bruno Roghi, 1931[23])

Nel 1926 l'Alessandria si riaffidò all'allenatore Carcano e al non ancora ventenne Ferrari; ritornata ai vertici, si aggiudicò nel luglio 1927 il primo trofeo ufficiale, la Coppa CONI, una sorta di Coppa Italia ante litteram, conquistata dopo una doppia finale contro i cugini del Casale (1-1 a Casale Monferrato e 2-1 ad Alessandria)[32]; nelle eliminatorie l'Alessandria aveva superato Livorno, Andrea Doria, Brescia, Alba Roma e Napoli[33]. In quello stesso anno iniziarono i lavori di costruzione del nuovo stadio.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Derby della Provincia di Alessandria § Il caso del 1928.
L'Alessandria 1927-1928.

Nella stagione successiva l'Alessandria sfiorò la conquista dello scudetto. Superata la prima fase del campionato i lanciatissimi grigi si ritrovarono a lottare per il titolo, nel girone finale a otto squadre, contro il Torino dell'ex Baloncieri[34]. Fu una pesante e inopinata sconfitta subita sul campo del Casale, ultimo in classifica, a cancellare i sogni di gloria della squadra di Carcano, alla quale non bastò sconfiggere il Torino, nello scontro diretto, per riagganciarlo in vetta. L'esperto portiere Curti, autore di una prestazione negativa[35] e sospettato da più parti di aver organizzato una combine con i monferrini, fu presto ceduto. Non fu ritenuto necessario dalle autorità, già pesantemente screditate dopo la bufera che aveva travolto il mondo del calcio dopo il "Caso Allemandi", aprire indagini sul derby e sul suo misterioso andamento[36].

Al termine della stagione 1928-1929 la squadra venne ammessa al primo campionato di Serie A (1929-1930). In occasione della prima giornata l'Alessandria calcò per la prima volta il terreno del Campo del Littorio, inaugurato ufficialmente il successivo 28 ottobre 1929[37]; all'esordio sul nuovo campo di gioco, il 6 ottobre, i grigi sconfissero la Roma[38]. L'Alessandria, terminato il girone d'andata a ridosso della prima posizione, concluse sesta. Nel 1931-1932 (allenatore Stürmer) la squadra reagì ad un infortunio che troncò prematuramente la carriera di Gandini e, sospinta dalle 21 reti di Libero Marchina, terminò nuovamente il campionato in sesta posizione fissando, in 38, il proprio record di punti in A[39].

L'Alessandria che arrivò 6ª in Serie A nel 1930.

Il contributo alla Nazionale e il crescente gap con le metropolitane[modifica | modifica wikitesto]

« Con i giocatori usciti da Alessandria ed oggi sparsi ai quattro venti nelle squadre italiane, si potrebbe formare il più formidabile squadrone nostro. E sarebbe uno squadrone che avrebbe anche l'allenatore migliore, poiché Carcano è alessandrino. »
(Adolfo Baloncieri, 1932[40])

Sempre più spesso, negli anni trenta, i giocatori finirono per lasciare la società, ancora legata al dilettantismo, per migrare verso grandi centri. La conseguenza fu che, se nel 1928 erano stati due i giocatori alessandrini a festeggiare con la Nazionale la vittoria della medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam, ovvero l'attaccante Banchero e il terzino Viviano (che non scese mai in campo per un infortunio che lo costrinse ad abbandonare il calcio)[41] cui si aggiungeva l'ex grigio Baloncieri[42], ai vittoriosi campionati mondiali del 1934 e del 1938 parteciparono solamente gli "ex" Ferrari e Bertolini, che assieme all'allenatore Carcano (che coadiuvò peraltro il commissario tecnico Pozzo nel 1934[43]) erano passati, nel periodo 1930-1931, alla forte Juventus dell'epoca.

Anche a causa del frequente ricambio, l'Alessandria nei primi anni Trenta non ebbe altre aspirazioni che posizioni di centroclassifica[44]; nel 1936 raggiunse comunque, dopo aver battuto Cremonese, Modena, Lazio e Milan, la finale di Coppa Italia, giocata a Genova l'11 giugno 1936 e persa per 5-1 contro il Torino[45]. Nell'estate del 1936 la Lazio, dopo aver soffiato Piola alla Pro Vercelli e in procinto di allestire una forte squadra per puntare alla vittoria dello scudetto, offrì alla società grigia la considerevole cifra di 400 000 lire per i promettenti Busani, Riccardi e Milano; la dirigenza grigia accettò, ma la squadra ne risultò snaturata e indobolita e, al termine del campionato 1936-1937 l'Alessandria retrocesse per la prima volta in Serie B[3].

La Serie B e l'avvento della guerra[modifica | modifica wikitesto]

La prima stagione tra i cadetti terminò con una nuova delusione: dopo aver guidato la classifica per gran parte del torneo, la squadra grigia andò incontro a una crisi di risultati nel finale che permisero a Modena e Novara di agganciarla in testa; furono gli azzurri a completare la rimonta, espugnando Alessandria all'ultima giornata, il 5 giugno 1938 e neanche gli spareggi, disputati a Milano e a Torino, risollevarono le sorti della formazione cinerina, che perse entrambe le partite e vide le altre due contendenti passare direttamente in Serie A[46]. A partire da quel momento, l'Alessandria non riuscì più a inserirsi in modo concreto nella lotta per la promozione; anche le aspettative nate dopo l'inizio del campionato 1941-1942, con allenatore Pasquale Parodi, furono funestate nel girone di ritorno: la squadra precipitò al decimo posto.

L'evento bellico complicava poi notevolmente lo svolgimento del campionato, come dimostrano gli episodi relativi al giovane attaccante Zaio, fuggito dalla caserma per raggiungere la decimata squadra in trasferta a Pescara e perciò aggregato ai reparti diretti in Russia per punizione[47], e alla trasferta di Palermo del dicembre 1942, quando la squadra, impossibilitata a raggiungere la Sicilia per l'assenza di mezzi ferroviari, fu condannata dalla Federazione alla sconfitta a tavolino[48]. Nel 1943 i campionati nazionali vennero sospesi a causa della guerra.

I campionati di guerra e il ritorno in massima serie[modifica | modifica wikitesto]

L'Alessandria 1945-1946, vincitrice del campionato misto Serie B-C.

Durante la guerra l'Alessandria parve ormai svuotata. Prese parte al Campionato Alta Italia 1944 tra molte difficoltà, riuscendo a fatica a radunare undici calciatori tra membri della vecchia rosa e militari di stanza in città (tra di essi, Virgilio Maroso). In un'occasione anche l'allenatore, il quarantasettenne Baloncieri, scese in campo; la squadra cinerina chiuse ultima sul campo un girone composto da formazioni liguri e piemontesi, anche di terza serie[49][50].

Alla ripresa dei campionati nazionali, la famiglia Moccagatta salì al vertice della società e gettò le basi per una risalita; per convertire definitivamente la squadra all'imperante sistema fu affiancato all'allenatore Cattaneo l'ex torinista Sperone, che aggregò Ellena e Cassano alla folta rappresentanza di elementi locali, tra cui un giovane Gino Armano. Il torneo, denominato «Promozione», si svolse in un clima molto teso a causa delle intemperanze dei tifosi: fu in quel periodo che si riaccese quel "campanilismo" che il Fascismo aveva tentato in ogni modo di sopire per riunire il popolo sotto l'unico vessillo italiano[51]; il 3 febbraio 1946, al termine della gara casalinga persa 2-3 contro il Piacenza, la polizia fu costretta a chiamare due autoblinde per sedare le intemperanze della tifoseria alessandrina, che si era scagliata contro il direttore di gara[36]. L'Alessandria, comunque, vinse nettamente sia il girone eliminatorio che quello finale, riottenendo un posto in Serie A per la stagione 1946-1947, in cui venne sancito il ritorno del massimo campionato alla formula del girone unico.

La seconda esperienza in Serie A e la caduta in Serie C[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno in Serie A si aprì con l'improvvisa morte del presidente Giuseppe Moccagatta, cui fu intitolato lo stadio; nelle due stagioni successive l'Alessandria ottenne alcuni successi di prestigio, specialmente quando favorita dal campo di gioco pesante (nel 1947 sconfisse per 2-0 sia il Torino che la Juventus), ma nel complesso i risultati non furono particolarmente entusiasmanti. Il 2 maggio 1948 il club subì quella che rimane ancora oggi la più pesante sconfitta mai patita da una squadra in una partita del massimo campionato a girone unico, in Torino-Alessandria 10-0; l'infierire dei granata sugli ospiti nell'ultimo quarto d'ora fu dovuto a uno screzio tra Valentino Mazzola e un tifoso che lo sbeffeggiava da bordo campo[52]. Al termine di quel campionato, i grigi fecero ritorno in Serie B.

Proprio negli anni quaranta, l'Alessandria fu protagonista di un episodio curioso quando, prima di una partita contro il Venezia, l'arbitro ordinò a una delle due squadre di cambiare divisa, poiché, a suo parere, la maglia grigia non si distingueva da quella nera degli avversari. Dopo la gara, la FIGC chiese all'arbitro di sottoporsi a una visita oculistica, dalla quale risultò daltonico: la visita divenne allora obbligatoria per tutti gli arbitri[53].

La seconda esperienza in Serie B fu contrassegnata da risultati opachi (un 11º e un 18º posto); in due anni, dunque, l'Alessandria cadde dalla prima alla terza serie, rimanendo vittima negli ultimi minuti del torneo 1949-1950 della prima retrocessione in Serie C[54]. Continuava comunque a brillare il vivaio: nel 1949 la squadra «Juniores», allenata da Umberto Dadone, vinse il campionato nazionale[55]. In Serie C l'Alessandria disputò campionati di vertice, salvandosi nel 1952 da un riforma che abbatté di un quarto il numero delle partecipanti e ottenendo, nel successivo campionato a girone unico, il ritorno tra i cadetti.

L'era di Silvio Sacco e le ultime stagioni in A[modifica | modifica wikitesto]

L'Alessandria del 1959-1960, stagione dell'esordio nelle Coppe Europee e dell'ultimo campionato di Serie A.
« Millenovecentocinquantasette. Alessandria cantava la vita in grigio, e nessuno sbadigliava. Anzi. »
(Roberto Beccantini[56])

Nel 1955 prese il timone della società Silvio Sacco, magnate petrolifero di origine tortonese che non nascondeva l'ambizione di riportare il sodalizio in Serie A; allestì perciò una squadra in grado di lottare per il vertice nel torneo 1956-1957, e riuscì nell'opera al termine di un campionato equilibrato, contrassegnato dalla rischiosa scelta di sostituire nel finale l'esperto allenatore Sperone col debuttante Pedroni[57]. Rimontato il Catania in campionato e sconfitto il Brescia in uno spareggio giocato a Milano[58], i grigi, che peraltro nel dicembre 1956 avevano superato in amichevole la Nazionale italiana per 3-2, festeggiarono il ritorno in A dopo otto anni.

Se nei primi decenni di vita il club piemontese brillò per la sua manovra offensiva, in questo periodo si dimostrò invece ottimo interprete del catenaccio[59] ed ottenne in massima serie alcune non scontate salvezze, con largo anticipo, contrassegnate dal ritorno di due alessandrini, Tagnin e Giacomazzi, in Nazionale nel 1957[60] e dall'esordio in prima squadra, nel giugno 1959, del quindicenne Gianni Rivera, promosso a titolare per la stagione successiva[61]: dopo uno spettacolare gol segnato al Napoli, preceduto da un rapido slalom tra i difensori partenopei, l'allenatore e pigmalione Pedroni si mise a piangere[62]. Sempre nella stessa annata, 1959-1960, l'Alessandria esordì in una competizione internazionale, affrontando il Velež di Mostar in Coppa Mitropa. Proprio quella rimane ancora oggi l'ultima stagione nella massima categoria per l'Alessandria, che retrocesse tra i cadetti al termine del campionato, a tre anni dallo spareggio di Milano.

Il ritorno in Serie C e la Coppa Italia Semiprofessionisti[modifica | modifica wikitesto]

Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Coppa Italia Serie C 1972-1973 · Finale

Roma, 29 giugno 1973[63]

Alessandria-Avellino 4-2 (dts; 1-0, 1-2, 0-0, 2-0)

Alessandria: Pozzani, Maldera II, Di Brino, Paparelli, Colombo (Mayer), Berta, Vanzini (Dolso), Salvadori, Cini, Lorenzetti, Musa. Allenatore: Marchioro.

Reti: Maldera II, Bongiorni (AV), Palazzese (AV), Cini, Lorenzetti, Lorenzetti.

Note: sospesa al 112' per invasione di campo, la gara fu omologata con il risultato di 4-2.

Ancora una volta alla caduta in Serie B non fece seguito un'immediata riscossa; nonostante la vena realizzativa dei capocannonieri dei campionati 1960-1961 e 1961-1962 Fanello e Cappellaro, la squadra non andò oltre posizioni di centroclassifica. Durante il periodo di permanenza tra i cadetti i grigi parteciparono a due edizioni della Coppa delle Alpi (1960 e 1962, nella quale raggiunsero le semifinali), torneo dedicato inizialmente a squadre europee delle serie minori. I campionati procedevano nell'anonimato, complice il distacco del presidente Sacco, fino al 1966-1967, quando l'Alessandria – partita addirittura con ambizioni di promozione – scivolò inaspettatamente in Serie C[64].

In occasione dell'800º anniversario dalla fondazione della città di Alessandria, nel 1968, la società invitò la squadra brasiliana del Santos a disputare una gara amichevole allo Stadio Moccagatta. L'incontro venne disputato il 12 giugno e fu vinto dai sudamericani per 2-0: tra i gol, quello di Pelé, che uscì dallo stadio indossando la maglia numero 10 dell'Alessandria, tra i tifosi in visibilio[53].

Nei primi anni settanta, l'Alessandria fallì per tre volte consecutive la promozione in Serie B in modo rocambolesco, dopo scontri al vertice risolti a sfavore per pochi punti[65]. Trovò consolazione nelle vittorie del Campionato Juniores Semiprofessionisti 1971-1972 (con Giorgio Tinazzi allenatore e il giovane Luigi Manueli, autore di una doppietta nella finale di Rimini contro il Giulianova, capitano)[66] e, con la prima squadra, della prima edizione della Coppa Italia Semiprofessionisti, nel 1973 (allenatore Giuseppe Marchioro), quando superò nell'ordine Asti Macobi, Savona, Derthona, Pro Vercelli, Spezia, Modena[67] e, infine, l'Avellino, sconfitto per 4-2 dopo i tempi supplementari nella finale disputata allo Stadio Flaminio di Roma, interrotta poi a pochi minuti dalla fine per invasione di campo[68].

L'Alessandria della stagione 1973-1974, artefice dell'ultima promozione dei grigi in serie cadetta.

La promozione tra i cadetti arrivò, finalmente, vincendo con quattro giornate d'anticipo la Serie C 1973-1974, con Dino Ballacci in panchina; la stagione si chiuse in maniera convulsa, con il clamoroso esonero dell'allenatore, in contrasto con la dirigenza, dopo che la decisiva gara di Mantova aveva sancito la vittoria matematica del campionato per l'Alessandria, e con le successive dimissioni del presidente Paolo Sacco, contestato dalla tifoseria[69].

Dal trentennio in Serie C al fallimento[modifica | modifica wikitesto]

La permanenza in Serie B durò una sola stagione e, a quindici anni dall'addio alla Serie A, sfuggì definitivamente anche la categoria cadetta: nonostante un buon inizio (all'esordio i grigi espugnarono il campo di un Como destinato alla promozione), un grave infortunio privò la squadra della punta Baisi, condizionandone l'andamento e condannandola a uno spareggio salvezza disputato ancora a San Siro e perso contro la Reggiana[70]. A partire da quel momento i grigi diventarono una presenza fissa in quella categoria per quasi trent'anni; passata nelle mani dell'ex presidente dell'Asti Bruno Cavallo e con rose allestite secondo logiche di risparmio mediante la valorizzazione di giovani e dilettanti[71], l'Alessandria disputò alcuni discreti tornei, senza riuscire poi ad evitare la caduta in Serie C2 nel 1979[72]. Il passaggio all'era Sandroni coincise col ritorno in C1 (1981-1982, con Ballacci nuovamente al timone), ma l'assenza dei mezzi economici necessari impedì di mantenere a lungo la categoria[73].

Nel 1983 iniziò da Alessandria l'ascesa nel mondo del calcio dell'ambizioso Gianmarco Calleri e del fratello Giorgio, provenienti dall'Ivrea[74]. Le ricche campagne acquisti condotte dalla famiglia ligure, con Carlo Regalia dirigente[75], non diedero però risultati apprezzabili; dopo tre stagioni chiuse a ridosso della zona promozione, inasprite dalla delusione per la sconfitta nello spareggio per la Serie C1 perso al Braglia di Modena contro il Prato (1984-1985), i Calleri abbandonarono il progetto, trasferendosi alla Lazio assieme ai calciatori più talentuosi della rosa grigia.

Un'Alessandria nel marasma societario, sostenuta per la prima parte del torneo dal presidente della Massese Bertoneri[76], partecipò dunque al campionato 1986-1987 con una rosa di giovani e la costante minaccia dell'esclusione. In quel clima fu inevitabile la prima retrocessione in Interregionale, poi evitata per la rinuncia del Montebelluna e le garanzie fornite da una nuova dirigenza, che aveva a capo l'imprenditore valenzano Gino Amisano[77]; questi legò così il suo nome al club per quasi quindici anni. In questo lasso di tempo la squadra ottenne per due volte la promozione in Serie C1 (nel 1988-1989 e nel 1990-1991, con vittoria del campionato), superò indenne la crisi della Kappa, azienda tessile torinese che nei primi anni novanta aveva investito nella società e, al termine della stagione 1995-1996, mancò per un punto la qualificazione ai play-off per la Serie B. Nel 1998, in coda ad un campionato combattuto, l'Alessandria retrocesse nuovamente in Serie C2, sopraffatta ai play-out dalla Pistoiese[78].

Le speranze di una risalita, maturate al termine del felice campionato 1999-2000, che conobbe il suo apice nella vittoriosa finale dei play-off vinta a Reggio Emilia contro il Prato[79], si affievolirono l'anno dopo, a causa della rapida ridiscesa in C2. Infine, al clamoroso esito del campionato 2001-2002, con i grigi che dapprima sperperarono nelle ultime giornate, a beneficio del Prato, l'abbondante vantaggio accumulato nei primi due terzi del torneo e successivamente persero la semifinale dei play-off a causa di una larga e inopinata sconfitta interna contro la meno quotata Sangiovannese[80], si aggiunse il triste epilogo dell'anno successivo: alla fine del campionato 2002-2003 la società, dopo anni di delusioni sportive e di tribolati passaggi di proprietà che coinvolsero anche il patron del Livorno ed ex-presidente del Genoa Spinelli[81], retrocesse tra i Dilettanti, per poi dichiarare il 13 agosto 2003 fallimento per inadempienze economiche[82].

La rinascita e il ritorno tra i professionisti[modifica | modifica wikitesto]

L'attaccante Fabio Artico, protagonista del ritorno dell'Alessandria tra i professionisti.

Dalle ceneri dell'Unione Sportiva nacque inizialmente, per iniziativa del Comune di Alessandria e nonostante la forte contrarietà della tifoseria alessandrina (che decise di non seguire la nuova squadra per la durata dell'intero campionato)[83], una nuova società, la Nuova Alessandria 1912, che ripartì dall'Eccellenza regionale. Nel 2004, con gli acquisti del titolo sportivo e, successivamente, del marchio originale da parte di una cordata d'imprenditori locali, il club in maglia grigia fece il suo ritorno nel calcio italiano, salendo con facilità nel campionato di Serie D[84].

Dopo alcuni tornei di transizione, il 30 marzo 2008 l'Alessandria ottenne con largo anticipo sulla fine del campionato la promozione in Lega Pro Seconda Divisione per la stagione 2008-2009; il primo torneo tra i professionisti a cinque anni dal fallimento vide l'Alessandria costantemente al vertice. Mancata la promozione diretta in Prima Divisione per una peggiore differenza reti rispetto al Varese e persa poi la finale play-off contro il Como, la squadra grigia realizzò comunque il doppio salto dalla quinta alla terza serie, venendo inserita, al termine del torneo, nel novero delle ripescate per il campionato 2009-2010[85].

Completata la propria resurrezione al termine di un campionato di buon livello[86], la società passò dalle mani dell'imprenditore ovadese Gianni Bianchi a quelle del già presidente del Sansovino Giorgio Veltroni. Malgrado l'improvviso ripresentarsi di questioni economiche, una squadra vivace e ben condotta dal tecnico Maurizio Sarri andò ben oltre i pronostici, centrando il terzo posto finale del campionato 2010-2011, miglior risultato sportivo degli ultimi decenni, e la prima partecipazione ai play-off per la promozione in Serie B, poi persi al cospetto della Salernitana[87]. L'era Veltroni si chiuse dopo un'unica stagione[88], con il ritorno sotto l'egida di imprenditori locali, ma vicende giudiziarie portate in dote dall'ex proprietà relative al caso Scommessopoli costarono alla squadra la retrocessione a tavolino in Lega Pro Seconda Divisione.[89]

Anni recenti e la semifinale di Coppa Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2013 la società passò nelle mani dell'imprenditore torinese Luca Di Masi[90] e, al termine del campionato 2013-2014, ottenne l'accesso al nuovo campionato di terza serie, istituito nella susseguente stagione sportiva; nella stagione 2015-2016 ha conquistato la semifinale della Coppa Italia maggiore, eliminando su campo avverso due formazioni di Serie A (Palermo e Genoa)[91][92] e due di Serie B (Pro Vercelli[93] e Spezia), diventando la prima formazione di terza serie in grado di raggiungere una fase così avanzata della competizione dopo trentadue anni[94].

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria dell'Unione Sportiva Alessandria 1912

Vince la Coppa CONI (1º titolo).

Finalista di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.

Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.

Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Secondo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Partecipa alla Coppa Mitropa in rappresentanza dell'Italia.
Vince la Coppa delle Alpi in rappresentanza dell'Italia.

Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Semifinalista della Coppa delle Alpi.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Secondo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.

Vince la Coppa Italia Semipro (1º titolo).
Ottavi di finale di Coppa Italia Semipro.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1975 - Assume la denominazione di Unione Sportiva Alessandria Calcio.
  • 1975-1976 - 16ª nel girone A di Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Semipro.
Semifinalista di Coppa Italia Semipro.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Semipro.
Ottavi di finale di Coppa Italia Semipro.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Semipro.

Sedicesimi di finale di Coppa Italia Semipro.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
Ottavi di finale di Coppa Italia Serie C.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
  • 1986-1987 - 16ª nel girone A di Serie C2. Inizialmente retrocessa e successivamente ripescata.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.

Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Trentaduesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
  • 1993-1994 - 14ª nel girone A di Serie C1. Inizialmente retrocessa in Serie C1 dopo aver perso i play-out e successivamente ripescata.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
Trentaduesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
Quarti di finale di Coppa Italia Serie C.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.

Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie C.
  • 2003 - 18 agosto: il tribunale di Alessandria dichiara fallita l'Unione Sportiva Alessandria Calcio e la FIGC la radia con comunicato n. 69A del 30 agosto. Il Comitato Regionale Piemontese affilia la Nuova Alessandria 1912, in maglia bianco-grigia e priva dello stadio Moccagatta.
  • 2003-2004 - Nuova Alessandria 1912 8ª nel girone B di Eccellenza Piemonte-Valle d'Aosta
  • 2004 - Confluenza del marchio dell'Unione Sportiva Alessandria 1912 e del titolo sportivo della Nuova Alessandria 1912. Ritorno alla maglia grigia e allo stadio Moccagatta.
  • 2004-2005 - 1ª nel girone A di Eccellenza Piemonte-Valle d'Aosta. Green Arrow Up.svg Promossa in Serie D.
  • 2005-2006 - 8ª nel girone A di Serie D.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie D.
Secondo turno eliminatorio di Coppa Italia Serie D.
Ottavi di finale di Coppa Italia Serie D.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Lega Pro.
Secondo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Primo turno ad eliminazione diretta di Coppa Italia Lega Pro.

Secondo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Primo turno ad eliminazione diretta di Coppa Italia Lega Pro.
Secondo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Secondo turno ad eliminazione diretta di Coppa Italia Lega Pro.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia Lega Pro.
Fase a gironi di Coppa Italia Lega Pro.
Secondo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia Lega Pro.
Semifinale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia Lega Pro.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
1912
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Alessandrina

Il colore sociale dell'Alessandria è il grigio, precisamente il "Cool Gray 7 C" della classificazione Pantone; è l'unica squadra in Europa ad indossarlo[95].

La prima divisa dell'Alessandria, utilizzata per un breve periodo successivo alla nascita, era bianca ed azzurra, a tre grandi strisce verticali; la sua adozione, secondo quanto riportato da Antonio Fasano nel 1962, risale all'acquisto o al prestito di una dotazione di maglie usate dalla Vigor, squadra torinese attiva già dal 1908[96]. Questa teoria sarebbe convalidata, oltre che dalla similarità delle divise rilevabile dal confronto tra le immagini d'epoca, dalla presenza dello stemma della città di Torino su una maglia[97]. Queste divise, una volta usurate, sarebbero state poi sostituite da quelle di colore grigio donate da Giovanni Maino, patron della quarta industria ciclistica fondata in Italia e prima a non aver sede a Milano; il benestare dell'imprenditore sarebbe giunto in un'osteria cittadina, dopo una richiesta informale.[98]

Più recentemente, Ugo Boccassi ha ipotizzato che i completi biancazzurri fossero stati acquistati in realtà dalla Vigo & C., azienda tessile di Torino specializzata in forniture per giocatori di foot-ball, e che dunque la Vigor non sia mai stata direttamente coinvolta nella loro scelta[96], che il loro utilizzo sia da ricollegare ad altre cause e che si sia poi scelto di tornare al grigio della Forza e Coraggio; sebbene l'«argento» sia caratteristico dello stemma comunale[97][99], alcune fonti narrano che il grigio avesse soppiantato il bianco, troppo incline a macchiarsi[100]. In ogni caso, il colore grigio rimase anche dopo la fusione, avvenuta nel 1920, con l'Alessandrina[101].

Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
1937-1938
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
1948-1949
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
1956-1964

Sul finire degli anni trenta furono apportate prime modifiche a una maglia da sempre prevalentemente monocroma, accompagnata tutt'al più da un colletto bianco o biancorosso, da uno scudo crociato all'altezza del petto o da calzoncini grigi o neri. Con la prima stagione in Serie B (1937-1938) esordì una maglia grigia con fascia orizzontale bianca e rossa[46]. La storia della divisa "grigiocerchiata" fu rapidamente archiviata al termine di quell'annata, ma trovò echi in alcuni completi destinati ai portieri nel turbolento decennio successivo e nella singolare maglia biancocerchiata elaborata per la stagione 1948-1949, anch'essa di breve vita[102].

Dagli anni cinquanta in poi, la maglia dell'Alessandria fu più volte ridisegnata e al grigio furono abbinati diversi colori. In particolare tra il 1956 e il 1964 venne adottata una maglia grigia con colletto, pantaloncini e calzettoni azzurri, il cui disegno fu scelto dai tifosi attraverso un sondaggio[103][104]; successivamente negli anni settanta-ottanta i pantaloncini divennero neri, come quelli delle origini, mentre il colletto, per un breve periodo, venne tramutato in rosso. Per parte degli anni ottanta, inoltre, lo stemma fu ingrandito e spostato al centro della maglia. Per tutto l'ultimo decennio del XX secolo, infine, vennero mantenute la maglia cinerina e i calzoncini neri; è per questo motivo che i giocatori dell'Alessandria, con il passare del tempo, sono stati sempre più spesso soprannominati erroneamente "i grigioneri".

Dopo il fallimento della squadra, avvenuto nel 2003, nacque una società chiamata Nuova Alessandria 1912: questa indossò, nel corso del Campionato di Eccellenza 2003-2004, una maglia divisa verticalmente a metà, colorata per una parte di bianco e per l'altra di grigio[105]. Dopo la riacquisizione del marchio e dei trofei, nel 2004, ritornò l'Unione Sportiva, con la tradizionale maglia grigia; nel 2006, in occasione del 50 anniversario dell'ultima promozione in Serie A, la società scelse d'ispirarsi allo stile utilizzato negli anni Cinquanta, dapprima adottando calzoncini e calzettoni azzurri e, successivamente, applicando alla divisa un bordo del medesimo colore. Dal 2007 sono state utilizzate per lo più divise a tinta unita, mentre negli ultimi anni si è verificato un aumento degli accostamenti col rosso.

Data l'unicità della maglia grigia nel panorama calcistico, la seconda divisa risulta ben poco utilizzata dalla società; nella stagione 2007-2008, ad esempio, non venne neppure presentata, e i calciatori disputarono tutte le gare in maglia grigia alternando, all'occorrenza, i pantaloncini grigi o neri. Anche il completo da trasferta ebbe, quando presente, una sua evoluzione, con frequenti cambiamenti di foggia: negli anni Cinquanta constava di maglia granata e pantaloncini azzurri, negli Anni Sessanta e Settanta era interamente azzurra con banda grigia verticale a sinistra, più recentemente prevalse l'utilizzo di magliette rosse e, in alcuni casi, verde chiaro (soprattutto a fine Anni Novanta, quando lo sponsor era la Cassa di Risparmio di Alessandria). Una terza maglia gialla viene usata in casi sporadici, come le partite contro i grigiorossi della Cremonese. L'attuale sponsor tecnico è Acerbis, in virtù di un contratto di partnership quadriennale sottoscritto nel 2013[106], quello di maglia General Logistics Systems, con cui la società ha un accordo annuale.

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemmi
Il classico stemma dell'U.S. Alessandria, con monogramma e sezione crociata.
Lo stemma «commerciale», utilizzato a partire dal 2015, che indica anche la ragione sociale della società.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Cartolina d'epoca ritraente l'Arco di trionfo di Alessandria.

Il caratteristico stemma dell'Unione Sportiva fu disegnato dall'incisore Lorenzo Carrà nel 1920. È circolare o a volte riprodotto all'interno di scudi polacchi, prevalentemente grigio con una sezione bianca e crociata di rosso e con un monogramma riproducente le lettere intrecciate U, S ed A. Quest'ultima, per forma, ricorda uno dei monumenti-simbolo di Alessandria, ovvero il settecentesco Arco di trionfo di piazza Giacomo Matteotti[107]. Il Guerin Sportivo, nel febbraio 2013, lo ha classificato 26º in una graduatoria comprendente i cento migliori stemmi del calcio mondiale[108].

Mascotte[modifica | modifica wikitesto]

Il simbolo della squadra è l'orso. L'idea fu del disegnatore "Carlin" Bergoglio, storico vignettista del Guerin Sportivo che, negli anni Venti creò mascotte (prevalentemente animali) per molte squadre di calcio italiane: optò per questa scelta facendo riferimento «al gioco pacato, ma scardinatore dell'undici grigio, un gioco che raggiungeva la punta massima proprio in quelle giornate di clima siberiale e su terreni pantanosi»[109]. In alcune vignette del periodo Carlin, come ulteriore simbolo d'identificazione con la città, tra i principali centri mondiali della produzione di cappelli, raffigurò l'orso alessandrino con una bombetta in testa – forse rifacendosi ad una pubblicità Borsalino creata dal cartellonista Aleardo Terzi nel 1909[110]. Questo storico abbinamento ha ispirato varie strategie di comunicazione e promozione: tra le più recenti, la nascita della mascotte ufficiale, Grison, nel 2014[111].

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stadio Giuseppe Moccagatta.
La facciata dello Stadio Moccagatta.

Da oltre ottant'anni il club disputa le sue partite interne presso lo Stadio Giuseppe Moccagatta di Spalto Rovereto. Nel 2006 e nel 2010 sono ventilate ipotesi relative all'edificazione di un nuovo campo da gioco nelle zone periferiche della città piemontese[112][113], ma nessun atto concreto è mai stato avviato.

Inizialmente l'Alessandria organizzò le sue gare sui campi di Piazza d'Armi Vecchia (attuale Piazza Matteotti) tra il 1912 e il 1915, e nella zona dell'attuale campo d'aviazione, su un campo costruito da prigionieri di guerra austriaci, fino al 1919[114]. Successivamente, per un decennio, la squadra grigia si mise in luce sul campo del quartiere Orti, ribattezzato dai tifosi «il pollaio», poiché in quel luogo venivano «spennati» gli avversari e per gli spogliatoi in legno, o «la fabbrica del fango» per il terreno umido e scivoloso[115]. Il progetto per l'attuale campo da gioco fu presentato tra il 1927 e il 1928; prevedeva l'allestimento d'un innovativo centro sportivo di qualità, ma fu accantonato in seguito alle polemiche suscitate dall'idea di erigere a fianco degli impianti ludici un monumento ai Caduti, giudicato da molti stonato accanto a costruzioni di quel tipo. I piani furono dunque ridimensionati, ma il 6 ottobre 1929 l'Alessandria poté giocare la sua prima partita presso l'attuale stadio, inaugurato poi ufficialmente il 28 di quel mese in occasione del settimo anniversario dalla marcia su Roma[37].

Lo Stadio Giuseppe Moccagatta come si presenta oggi.

Intitolato nel 1946 a Giuseppe Moccagatta, lo Stadio subì nel corso dei decenni vari rinnovi. Nel 1957, con la promozione in A, fu ampliato a 25 000 posti, per poi conoscere il degrado negli anni successivi: per lunghi periodi ampi settori delle tribune furono dichiarati inagibili. Nel gennaio 1995, dopo l'alluvione che aveva colpito la città pochi mesi prima, la capienza fu ridotta prima a 8 182 e poi a 7 694 posti; sulla base di norme introdotte negli ultimi anni, solo 5 827 di essi sono utilizzabili[37].

Centro di allenamento[modifica | modifica wikitesto]

La prima squadra svolge i propri allenamenti presso il Michelin Sport Club di Spinetta Marengo[116].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito l'organigramma tratto dal sito internet ufficiale della società.[117]

Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Staff dell'area amministrativa
  • Italia Luca Di Masi - Presidente
Area organizzativa
  • Italia Stefano Toti - Segretario generale
  • Italia Cristina Bortolini - Segretaria amministrativa
  • Italia Federica Rosina - Segretaria amministrativa
  • Italia Stefano Toti - Delegato alla sicurezza
  • Italia Emiliano Gallione - Addetto all'arbitro
  • Italia Emanuele Bellingeri - Resp. rapporti con la tifoseria
  • Italia Gregorio Mazzone - Resp. rapporti con la tifoseria
Area comunicazione
  • Italia Gigi Poggio - Resp. area comunicazione
  • Italia Mauro Risciglione - Ufficio stampa
  • Italia Michela Amisano - Ufficio stampa
  • Italia Tino Pastorino - Ufficio stampa
  • Italia Mauro Bavastri - Speakers stadio
  • Italia Carlo Camurati - Speakers stadio
Area marketing
  • Italia Luca Borio - Dir. commerciale
  • Italia Federico Vaio - Addetto commerciale
  • Italia Alessandro Soldati - Addetto commerciale

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Di seguito l'elenco dei fornitori tecnici e degli sponsor ufficiali della storia della società.[118]

Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Cronologia degli sponsor tecnici
  • dal 1984 al 1986: Ennerre
  • dal 1986 al 1988: Puma
  • dal 1988 al 1990: Diadora
  • dal 1990 al 1994: Kappa
  • dal 1994 al 1997: Diadora
  • stagione 1997-1998: Sportika
  • dal 1998 al 2001: Erreà
  • stagione 2001-2002: Galex
  • stagione 2002-2003: Lotto Sport Italia
  • stagione 2004-2005: Look
  • stagione 2005-2006: Sportika
  • dal 2006 al 2008: Garman
  • dal 2008 al 2010: Joma
  • dal 2010 al 2013: Macron
  • dal 2013 al 2017: Acerbis
Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Cronologia degli sponsor ufficiali
  • stagione 1981-1982: INA Assitalia
  • dal 1982 al 1986: nessuno sponsor
  • dal 1986 al 1991: AGV
  • dal 1991 al 1993: ERG
  • dal 1993 al 2003: Cassa di Risparmio di Alessandria
  • stagione 2004-2005: nessuno sponsor
  • stagione 2005-2006: Cassa di Risparmio di Alessandria
  • stagione 2006-2007: Cafè Sol
  • stagione 2007-2008: Costa Crociere
  • stagione 2008-2009: Alegas-Suisse Gas
  • stagione 2009-2010: Alegas-Happy Tour
  • stagione 2010-2011: Alegas-Cassa di Risparmio di Alessandria
  • stagione 2011-2012: GSA
  • stagione 2012-2013: nessuno sponsor
  • stagione 2013-2014: Azimut (ottobre 2013) e Relais 23 (dal gennaio 2014)
  • stagione 2014-2015: Relais 23
  • dal 2015: GLS-Ascom Alessandria; Santero 958 (semifinali di Coppa Italia)

Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

L'Alessandria ha per lunghi anni attinto quasi esclusivamente dal suo settore giovanile, in coerenza coi principi della «scuola alessandrina»[23]. Fu l'ex calciatore e talent scout Giuseppe Cornara (che vinse il premio Seminatore d'Oro nel 1958[119], seguito nel 1966 da Umberto Dadone[120]), a fondare il Centro Addestramento Giovani Calciatori dell'Alessandria, una delle prime scuole calcio italiane, nel 1957[121].

Ad oggi il settore giovanile, denominato «Accademia Grigia», comprende la squadra partecipante al campionato nazionale Dante Berretti, l'Under-17, l'Under-16, l'Under-15, i Giovanissimi Regionali (due squadre), gli Esordienti, gli Esordienti a 9, i Pulcini a 7 e i Piccoli Amici[122].

L'Alessandria nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

L'Alessandria è generalmente annoverata tra le «nobili decadute» del calcio italiano, assieme ad altre «provincial[i] che non ce l'ha[nno] fatta di fronte alle esigenze del calcio superprofessionistico», come ha scritto il giornalista Rino Tommasi[123].

In virtù di questa considerazione ha ispirato il film del regista Mario Camerini Gli eroi della domenica (1952), la cui trama ruota attorno alle vicende di una squadra provinciale intenta a preparare una gara di campionato decisiva per la salvezza[124], e il romanzo del giornalista sportivo Fabio Caressa Scrivilo in cielo (2014), nel quale una giovane donna si ritrova alla presidenza della società al suo ritorno in Serie A, tra varie difficoltà economiche[125].

Dell'Alessandria scrisse inoltre Alessandro Baricco in un articolo (Quando Rivera era un tecnigrafo al Moccagatta) del 25 gennaio 1995 per la rubrica Barnum del quotidiano La Stampa, raccolto nello stesso anno in un omonimo volume (e ivi intitolato La palla dopo il diluvio); l'occasione era la riapertura dello stadio "Moccagatta", due mesi e mezzo dopo l'esondazione del fiume Tanaro[126].

« Un'alluvione finisce anche così, con ventidue giocatori in braghette corte che entrano in campo. E quindici hanno la maglia grigia. E il campo si chiama "Moccagatta" »

Alessandria-Padova del 10 gennaio 1960, commentata da Andrea Boscione, fu una delle tre partite scelte per il debutto della trasmissione radiofonica Tutto il calcio minuto per minuto)[127].

Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Allenatori dell'U.S. Alessandria 1912

La ricostruzione storica indica che, tra il 1912 e il 1915, si sono succeduti alla conduzione tecnica dell'Alessandria 93 diversi allenatori, con alcuni punti non del tutto chiari (ci sono dubbi in merito a chi abbia ricoperto il ruolo per primo e sull'allenatore della stagione 1924-1925)[128].

Dopo l'insediamento di George Smith e la teorizzazione della «scuola alessandrina», la dirigenza grigia si affidò per lungo tempo a chi meglio sapeva portarne avanti i principi, a partire dall'allievo Carcano, ad oggi l'allenatore più presente in gare di campionato (126 tra il 1919 e il 1930) cui seguirono Révész, Stürmer, Baloncieri ed infine Dadone, il quale, pur non occupandosi direttamente della prima squadra, fece a lungo da supervisore e da "ponte" tra quella e il vivaio[2][120].

Sono da citare poi i «difensivisti» Franco Pedroni, artefice del «catenaccissimo» che fruttò ai grigi la promozione e la permanenza in Serie A a fine anni Cinquanta[59], Dino Ballacci e Renzo Melani, vincitore di un campionato di Serie C2 nel 1988-1989 (in quell'anno l'Alessandria, con 12 reti subite in 34 gare, vantò la miglior difesa di tutte le categorie professionistiche)[27] e poi dirigente. Un sondaggio effettuato nel 2012 dal periodico Il Piccolo, indicava Ballacci, ricordato per la promozione in B del 1974 e per quella in C1 del 1981, come l'allenatore più amato dai tifosi dell'Alessandria, davanti a Maurizio Sarri, che nel 2012 condusse l'Alessandria ai vertici della Lega Pro Prima Divisione nonostante la società fosse in preda ad una grave crisi economica, e Giuseppe Sabadini, vincitore del campionato di C2 nel 1991[129].

Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Allenatori

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Presidenti dell'U.S. Alessandria 1912

Compresi i commissari straordinari, sono quarantasei i nomi dei presidenti succedutisi alla guida dell'Alessandria; nella stagione 1954-1955, inoltre, fu ai vertici della società un comitato di reggenza composto da sei commissari[130]. Tradizionalmente si indica Alfredo Ratti come primo membro del sodalizio a rivestire il ruolo[131]; tecnicamente, secondo Ugo Boccassi, andrebbe considerato tale l'allora presidente della Forza & Coraggio, Italo Filippa[132]. Nei primi tre decenni ricoprirono il ruolo personalità legate dapprima al mondo dell'industria (Ansaldo, Borsalino) e poi, dal 1928, al Partito Fascista allora al governo.

A partire dal 1940, anno dell'insediamento ai vertici della famiglia Moccagatta, si sono succeduti ai vertici della società imprenditori più o meno connessi al tessuto imprenditoriale cittadino, le cui gestioni furono conformate in senso fortemente personalistico. Sono ricordati il petroliere Silvio Sacco, l'omonimo impresario edile Remo Sacco, l'imprenditore tessile Bruno Cavallo, la famiglia Calleri e il «re dei caschi» Gino Amisano. Dalla rinascita, i grigi furono per lo più amministrati da imprenditori locali (con l'eccezione dell'ex presidente del Sansovino Giorgio Veltroni), fino al 2013, anno dell'insediamento dell'imprenditore torinese dell'abbigliamento Luca Di Masi[90].

Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Presidenti
  • 1912-1913 Alfredo Ratti
  • 1913-1920 Giuseppe Brezzi
  • 1920-1922 Camillo Borasio
  • 1922-1925 Luciano Oliva
  • 1925-1927 Giovanni Ronza
  • 1927-1928 Aldo Marchese
  • 1928-1932 Ladislao Rocca
  • 1932 Carlo Uggè
  • 1932-1933 Carlo Poggio
  • 1933-1934 Umberto Pugno
  • 1934-1937 Otello Finzi
  • 1937-1938 Luigi Riccardi
  • 1938-1940 Primo Polenghi
  • 1940-1943 Filippo Moccagatta
  • 1943-1944 Pietro Mignone
  • 1944-1946 Giuseppe Benzi
  • 1946 Giuseppe Moccagatta
  • 1946-1953 Mario Moccagatta
  • 1953-1954 Adelio Taverna
  • 1954-1955 Comitato di Reggenza
  • 1955-1960 Silvio Sacco
  • 1960-1964 Amedeo Ruggiero
  • 1964-1965 Piero Melchionni
  • 1965-1967 Gino Testa
  • 1967-1968 Bruno Montini
  • 1968-1973 Remo Sacco
  • 1973-1974 Paolo Sacco
  • 1974-1975 Paolo Giovanni Boidi
  • 1975-1976 Paolo Sacco
  • 1976-1977 Pier Ugo Melandri
  • 1977-1980 Bruno Cavallo
  • 1980-1981 Adelio Taverna
  • 1981-1983 Nando Cerafogli
  • 1983-1985 Gianmarco Calleri
  • 1985-1986 Massimo Silei
  • 1986-1987 Marco Bertoneri
  • 1987-1991 Gino Amisano
  • 1991-1994 Edoardo Vitale Cesa
  • 1994 Franco Gatti
  • 1994-2001 Gino Amisano
  • 2001 Roberto Spinelli
  • 2001-2003 Antonio Boiardi
  • 2004-2005 Francesco Sangiovanni
  • 2005-2010 Gianni Bianchi
  • 2010-2011 Giorgio Veltroni
  • 2011 Gionata Cella
  • 2011-2012 Paola Debernardi
  • 2012 Maurizio Pavignano
  • 2013- Luca Di Masi

Calciatori[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Calciatori dell'U.S. Alessandria 1912

Fu dal fiorente vivaio della «scuola alessandrina» che uscirono i calciatori generalmente ritenuti rappresentativi nella storia dell'Alessandria. Tra le due guerre, Carcano, Baloncieri, Gandini, Banchero, Avalle, Ferrari e Bertolini furono protagonisti delle stagioni disputate ai più alti livelli nella storia dei grigi e militarono in più occasioni nella Nazionale italiana[133]. Cattaneo, in particolare, è ad oggi il calciatore ad aver segnato di più, per l'Alessandria, sia in Serie A (67)[134] che in assoluto (148 reti, di cui 130 in gare di campionato)[135]. Michele Borelli è invece il giocatore più presente in gare di Serie A (187 tra il 1929 e il 1936)[136]. Dopo aver debuttato in grigio, si laurearono campioni d'Italia negli anni Quaranta e Cinquanta Aristide Coscia, Virgilio Maroso, Mario Foglia, Francesco Rosetta e Bruno Garzena.

L'esordiente Rivera in maglia grigia, nel 1959.

Nel dopoguerra il vivaio, curato da Dadone e Cornara, lanciò Gianni Rivera, destinato a successi di caratura mondiale con la maglia del Milan, Gino Armano, Mario Fara, Carlo Tagnin ed Elio Vanara, ai quali sono stati dedicati specifici settori dello Stadio Moccagatta[137]. Tra i talenti espressi in anni più recenti sono ricordati Luigi Manueli, Pier Paolo Scarrone e Valerio Bertotto, ultimo prodotto del vivaio grigio ad approdare stabilmente in A[121]. Altri giocatori formati in maglia grigia e poi vincitori di scudetti furono Egidio Morbello, Giancarlo Bercellino, Francesco Rizzo, Roberto Salvadori e Fabio Marangon, oltre al campione d'Europa Massimo Carrera.

Sono infine ricordati atleti giunti in Alessandria e considerati «bandiere» per la lunga militanza o per le felici esperienze vissute. Tra i protagonisti in A vi furono Pedroni, Giacomazzi, l'argentino Tacchi e lo svizzero Vonlanthen; più avanti chiuse la carriera al Moccagatta Francisco Lojacono. Con la caduta in C assursero poi ad idoli della tifoseria figure poco conosciute presso il grande pubblico, ma tutt'ora popolari a livello locale come Antonio Colombo, storico capitano giunto dal Legnano, ad oggi il calciatore con più presenze ufficiali in grigio[138] (466, di cui 404 in gare di campionato[135]), e Franco Marescalco, centravanti protagonista di alcuni campionati in Serie C negli anni Ottanta[138]. L'ultimo decennio, infine, è stato fortemente caratterizzato dalla presenza del leader Fabio Artico, «bomber, capitano, bandiera»[139].

Hall of Fame[modifica | modifica wikitesto]

Nella Hall of Fame del calcio italiano, creata dalla FIGC nel 2011 ed aggiornata annualmente, compaiono le seguenti personalità legate alla storia dell'Alessandria[140]:

  • Giovanni Ferrari: calciatore 1923-1925 e 1926-1930 (dal 2011);
  • Gianni Rivera: calciatore 1956-1960 (dal 2013);
  • Carlo Carcano: calciatore 1913-1924, allenatore 1926-1930; direttore tecnico 1949-1950 (dal 2014).

Dal 2015 Rivera è parte anche della Walk of Fame dello sport italiano, inaugurata dal CONI in quello stesso anno[141].

Non esiste ancora una hall of fame ufficiale dell'Alessandria: un esperimento in tal senso fu il sondaggio del trisettimanale locale Il Piccolo «La squadra del secolo», che nel 2012 chiese ai lettori, nell'arco di tre mesi, d'indicare su schede precompilate un giocatore per ogni ruolo ed un allenatore tra i più amati. Dai tremila tagliandi raccolti, emersero i nomi di: Nobili, Servili, Zanier e Stefani tra i portieri; Colombo, Gregucci, Cammaroto, Di Brino, Vanara, Ferrarese, Galparoli, Pedroni, Giacomazzi e Carrera tra i difensori; Rivera, Lorenzetti, Scarrone, Ferrari, Manueli, Fara, Tagnin, Camolese, Bertolini e Reja tra i centrocampisti; Artico, Marescalco, Cattaneo, Fanello, Baloncieri e Banchero I tra gli attaccanti. Il periodico aveva voluto escludere da principio il coinvolgimento di una giuria tecnica; le classifiche risultavano tendere al recentismo: solo cinque personalità su trenta (e nessun allenatore) vantavano una militanza in grigio precedente al 1955, mentre tre calciatori erano in rosa contemporaneamente all'inchiesta[142].

L'Alessandria e le Nazionali di calcio[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal debutto di Carlo Carcano, il 31 gennaio 1915, le occasioni in cui calciatori dell'Alessandria hanno vestito da titolari la maglia della Nazionale italiana maggiore in gare ufficiali sono 45[26], da suddividere tra 10 giocatori: Baloncieri (20 presenze, 7 reti); Banchero I (2, 4); Bertolini, (6, 0); Brezzi (2, 0); Carcano (5, 1); Cattaneo (1, 1); Ferrari (1, 0); Gandini (6, 0); Rava (1, 0), Ticozzelli (1, 0). L'ultimo a scendere in campo fu Rava, il 1º dicembre 1946[143]. Carcano fu anche vice-allenatore dell'Italia ai Mondiali del 1934[43].

Sette calciatori dell'Alessandria vantano inoltre presenze nella Nazionale B: Avalle (8, 2), Bertolini (3, 0); Busani (1, 0); Cattaneo (3, 2); Ferrari (1, 1); Milano (1, 1); Riccardi (1, 0). Il 6 aprile 1930, quattro di loro – Avalle, Bertolini, Cattaneo, Ferrari, più l'ex Banchero – furono schierati contemporaneamente, a Genova, in Italia-Lussemburgo 8-1[144]. Gianni Rivera conta, infine, otto presenze con la Nazionale giovanile e due con la Nazionale Juniores[143].

Tre calciatori hanno vinto con la Nazionale Universitaria il torneo calcistico delle Universiadi durante la militanza nei grigi: Gianni Califano (1997), Luca Mora e Roberto Sabato (2015)[145].

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Altri piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

secondo posto: 1956-1957
secondo posto: 1952-1953
secondo posto: 1980-1981, 1988-1989, 1999-2000

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

  • Campionato Nazionale Juniores: 1
1949[55]
  • Campionato Juniores Semiprofessionisti: 1
1971-1972[66]

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

In 94 stagioni sportive a partire dall'incardinamento nel sistema della FIGC nel 1912 con un primo torneo di Promozione, l'Alessandria ha partecipato a 90 campionati nazionali. Tra il 1913 e il 1929 prese parte ad un campionato di Prima Categoria Regionale, tre di Prima Categoria Nazionale, cinque di Prima Divisione e tre di Divisione Nazionale. Si aggiungono due campionati regionali di Eccellenza, uno dei quali disputato dalla Nuova Alessandria 1912.

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria 4 1914-1915 1920-1921 24
Prima Divisione 4 1921-1922 1925-1926
Divisione Nazionale 3 1926-1927 1928-1929
Serie A 13 1929-1930 1959-1960
Serie B-C Alta Italia 1 1945-1946 21
Serie B 20 1937-1938 1974-1975
Serie C 13 1950-1951 1977-1978 29
Serie C1 12 1978-1979 2000-2001
Lega Pro Prima Divisione 2 2009-2010 2010-2011
Lega Pro 2 2014-2015 2015-2016
Serie C2 14 1980-1981 2012-2013 17
Lega Pro Seconda Divisione 3 2008-2009 2013-2014
Serie D 3 2005-2006 2007-2008 3
Partecipazione ai campionati regionali
Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria 1 1913-1914 4
Promozione 1 1912-1913
Eccellenza 2 2003-2004 2004-2005

Partecipazione alle coppe[modifica | modifica wikitesto]

Competizione Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Coppa Italia 24 1935-1936 2015-2016 24
Coppa Italia Semiprofessionisti 7 1973-1974 1980-1981 36
Coppa Italia Serie C 21 1981-1982 2002-2003
Coppa Italia Lega Pro 8 2008-2009 2015-2016
Coppa Italia Serie D 3 2005-2006 2007-2008 2
Scudetto dilettanti 1 2007-2008 1

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

L'Alessandria detiene alcuni primati a livello nazionale; è la prima squadra ad aver vinto la Coppa CONI e la Coppa Italia Semiprofessionisti (oggi Lega Pro).

La vittoria per 17-2 ottenuta nel primo turno della Coppa Italia 1926-1927 contro l'AC Bologna è la più larga affermazione nella competizione (assieme a Cento-Juventus 0-15 della stessa edizione e Cittadella-Potenza 15-0 del 2015), oltre ad essere la gara nella quale si sono segnate più reti complessive[146]. Nell'edizione 2015-2016 ha raggiunto le semifinali, diventando la seconda formazione militante in terza serie a raggiungere una fase così avanzata della competizione dopo il precedente del Bari 1983-1984[92].

Per quanto riguarda il massimo campionato, va ricordato che lo 0-10 subito dal Torino nel 1948 è la sconfitta più larga verificatasi in tutti i campionati a girone unico. Altri record negativi, limitati ai tornei a 16 squadre, sono detenuti dall'Alessandria 1936-1937, che ottenne solamente due pareggi complessivi e che perse 20 gare su 30[147].

Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
In Serie A
  • Miglior vittoria casalinga
    Alessandria-Legnano 5-0 (1930-1931)
    Alessandria-Modena 5-0 (1931-1932)
    Alessandria-Pro Patria 6-1 (1931-1932)
    Alessandria-Brescia 5-0 (1935-1936)
    Alessandria-Milan 6-1 (1935-1936)
    Alessandria-Napoli 5-0 (1946-1947)
    Alessandria-Triestina 5-0 (1946-1947)
  • Miglior vittoria esterna
    Triestina-Alessandria 1-4 (1931-1932)
    Torino-Alessandria 0-3 (1934-1935)
    Brescia-Alessandria 0-3 (1946-1947)
    Vicenza-Alessandria 0-3 (1947-1948)
  • Peggior sconfitta casalinga
    Alessandria-Bologna 1-6 (1930-1931)
    Alessandria-Roma 1-6 (1934-1935)
  • Peggior sconfitta esterna
    Torino-Alessandria 10-0 (1947-1948)
  • Pareggio casalingo con più gol
    Alessandria-Torino 3-3 (1929-1930)
    Alessandria-Bologna 3-3 (1931-1932)
    Alessandria-Fiorentina 3-3 (1959-1960)
  • Pareggio esterno con più gol
    Milan-Alessandria 3-3 (1932-1933)
    Bologna-Alessandria 3-3 (1934-1935)
Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
In Serie B

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

L'elenco, aggiornato al 31 dicembre 2015, tiene conto di presenze e reti registrate nelle gare di campionato disputate dall'Alessandria dalla sua nascita ad oggi. Sono segnalati in grassetto calciatori attualmente in attività[135].

Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Record di presenze
Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Record di reti

Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In una ricerca sulla storia della tifoseria grigia, lo scrittore Alessandro Barillaro racconta che, nel 1975, gli ultras del Genoa erano stati «messi in guardia» dai «tifosi più anziani» prima di una trasferta ad Alessandria, poiché essa «aveva fama di essere un posto caldissimo e molto appassionato fin da quando, molti anni prima, scontri violentissimi al termine di un incontro col Piacenza erano stati addirittura sedati grazie all'intervento dell'esercito» (ci si riferisce al già citato episodio del febbraio 1946)[148]; a dimostrazione della precoce «penetrazione del tifo sul territorio» e «nel tessuto cittadino», la giornalista Mimma Caligaris ricorda «la banda musicale» che accolse al suo ritorno in città «la squadra che, nel 1912, conquistò la Coppa Flotta Aerea a Piacenza», i ritrovi dei sostenitori in storici locali quali «il Caffè Boratto e il Bar Florè», che fu anche sede della società, le «cinquecento persone» che nel 1920 seguirono la compagine cinerina in trasferta a Genova e il voto onorato da una certa «signorina Castelli» che, dopo la vittoria dello spareggio per la promozione in Serie A del 23 giugno 1957, si recò a piedi «da Felizzano a Castellazzo, fino al santuario, per ringraziare la Madonnina per il successo dell'Alessandria»[149]; negli anni immediatamente successivi, secondo un'indagine della Lega Nazionale, Alessandria era il centro con la maggiore «affluenza di spettatori alle partite del campionato di Serie A [...] in rapporto alla popolazione effettiva»[150]. Proprio lo spareggio del 1957 contro il Brescia, disputato a San Siro, è ricordato tra le partite con il maggiore afflusso di spettatori (70 000 spettatori totali)[151], così come la gara di Serie C Alessandria-Parma del 18 marzo 1973 (17 000 spettatori e record d'incassi per l'epoca)[152] e la semifinale di Coppa Italia Alessandria-Milan del 26 gennaio 2016, disputata allo Stadio Olimpico di Torino di fronte a circa 20 000 tifosi grigi[153].

Un primo esperimento di tifoseria organizzata dell'Alessandria, il Gruppo Fedelissimi Grigi[154], nato su suggerimento dell'allenatore ungherese Lajos Nems Kovács, risale al 1947; dell'anno successivo è la provocazione del tifoso che suscitò l'ira di Valentino Mazzola in Torino-Alessandria.

Gli ultras grigi durante un derby contro il Casale della stagione 1991-1992.

Nel 1974, in occasione del ritorno in Serie B della squadra, alcuni club e singoli tifosi che occupavano la curva Nord dello stadio Moccagatta scelsero di unirsi in unico gruppo, chiamato inizialmente "Supporters" e poi, ispirandosi alla tifoseria organizzata della Fiorentina, "Ultras". Dei sostenitori viola si tese ad imitare anche lo stile di tifo, osservato durante una gara di Coppa Italia, con tamburi, cori, canti, coriandoli ed un primo striscione lungo quattro metri[155]. Fu ad un ultras dell'Alessandria che, nel gennaio 1988, il questore di Mantova inflisse il primo Daspo in Italia per invasione di campo ed oltraggio a pubblico ufficiale[156].

Il gruppo "Ultras Grigi" si sciolse ufficialmente dopo la retrocessione in Serie C2 del 1998 e il nome riunisce oggi, convenzionalmente, un certo numero di distinte compagnie di tifosi (Fedelissimi 1947, Supporters '99, Gentaglia, Sezione Birre Vuote)[149].

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Ugo Boccassi cita come prima tifoseria rivale dell'Alessandria quella dell'Andrea Doria[157]: si verificarono scontri sia a Genova, il 1º novembre 1914 (gara caratterizzata da quello che i giornali dell'epoca definirono «un premeditato pestaggio» del pubblico ai danni degli alessandrini presenti «insultati, coperti di sputi, e dovettero poi più tardi fare un lungo giro per raggiungere l'albergo e portati in salvo», dal ferimento per arma da taglio di un dirigente ospite all'uscita dal campo e dall'arresto «per un incidente sorto tra il pubblico durante lo svolgimento del match» di un alessandrino «per minacce a mano armata contro alcuni spettatori parteggianti per l'Andrea Doria»)[158], sia sul Campo degli Orti, il 17 aprile 1921; in quest'ultimo caso la gara fu fatta sospendere dai carabinieri per i disordini creati da genovesi «armati di rivoltelle e di rasoi», in quello che l'inviato della Stampa definì «il primo disgustoso incidente occorso in tanti anni di sane e belle battaglie sportive combattute nella nostra città»[159]. Marcello Marcellini riporta invece che nel 1957, in occasione dello spareggio di San Siro per la promozione in A, i tifosi dell'Inter si unirono a quelli del Brescia, allenato dall'ex calciatore nerazzurro Fattori, mentre quelli del Milan scelsero di sostenere l'Alessandria dell'ex Pedroni[160].

La tifoseria organizzata, dichiaratamente apolitica[149], conobbe i suoi primi scontri nel corso del campionato 1974-1975 con gli ultras di Genoa e Verona; paradossalmente fu proprio coi rossoblù che, il 4 maggio 1975, sancì il suo primo gemellaggio, «che ancora oggi esiste ed è uno tra i più vecchi d'Italia»[161]. Nel corso dei primi anni di militanza in Serie C1 e C2 vennero a crearsi rapporti ostili con diverse tifoserie liguri e toscane: episodi di violenza si verificarono in occasione delle gare contro lo Spezia a partire dal 1979 e per tutto il ventennio successivo[162][163]; nello stesso arco temporale si ricordano screzi di varia entità con Savona, Carrarese, Lucchese, Siena e Montevarchi. Più recentemente si sono consolidate rivalità con altre tifoserie del Nord Italia: in particolare, gli scontri più aspri si sono avuti coi sostenitori del Varese[164].

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Derby della Provincia di Alessandria.

Rapporti controversi si hanno anche con i tifosi del Casale: le gare tra grigi e nerostellati (i derby della Provincia di Alessandria, che si giocano da oltre novant'anni), sono tra le più appassionate in Piemonte[165]. Altri derby, meno celebrati e sentiti, sono quelli con altre squadre della provincia come Derthona, Novese, Acqui e Valenzana, e della zona del Piemonte Orientale, in particolare Novara (fu in occasione di uno scontro diretto contro gli azzurri che gli Ultras Grigi, nel 1974, realizzarono la loro prima coreografia) e Pro Vercelli; è accaduto anche che, in alcune occasioni, gruppi di tifosi grigi e delle Bianche Casacche si siano manifestati reciproca stima[166][167].

Successivamente a quello con i tifosi del Genoa, gli Ultras Grigi hanno stretto gemellaggi con quelli di Trento (nel 1989)[168] e Viareggio (nel 1990)[169]. Rapporti più o meno profondi di amicizia e di rispetto sono intercorsi negli anni tra gruppi di tifosi grigi ed altri di Torino[170], Ravenna[171], Vicenza, Pisa, Perugia, Pro Sesto[172] e Moncalieri[173], oltre che coi francesi del Tolone[174]. Dopo l'alluvione del 1994 i tifosi della SPAL manifestarono tra i primi vicinanza ai sostenitori grigi, sottoscrivendo una raccolta fondi per il restauro dello stadio Moccagatta[175]; altri contributi giunsero da gruppi di tifosi di Milan, Bari, Modena, Ravenna, Leffe, Trento[176], Parma e Crevalcore[175].

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Unione Sportiva Alessandria 1912 2015-2016.

Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Aggiornata al 24 gennaio 2016[177]

N. Ruolo Giocatore
Italia P Emanuele Nordi
Italia P Gianmarco Vannucchi
Croazia D Vedran Celjak
Italia D Marco Guerriera
Italia D Gianni Manfrin
Argentina D Santiago Morero
Italia D Roberto Sabato
Italia D Alex Sirri
Uruguay D Cristian Sosa
Italia D Nicolò Sperotto
Italia D Leonardo Terigi
Italia C Filippo Boniperti
Italia C Simone Branca
N. Ruolo Giocatore
Italia C Andrea Cittadino
Italia C Massimo Loviso
Brasile C Adriano Mezavilla
Italia C Gianluca Nicco
Italia C Giuseppe Picone
Italia C Ferdinando Vitofrancesco
Italia A Riccardo Bocalon
Italia A Manuel Fischnaller
Italia A Simone Iocolano
Italia A Antimo Iunco
Italia A Michele Marconi
Italia A Manuel Marras
Italia A Matteo Principe

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Stemma U.S. Alessandria Calcio.png
Staff dell'area tecnica
  • Italia Giuseppe Magalini - Direttore sportivo
  • Italia Angelo Gregucci - Allenatore
  • Italia Antonio Rizzolo - Allenatore in 2ª
  • Italia Andrea Servili - Preparatore dei portieri
  • Italia Alessandro Scaia - Preparatore atletico
  • Italia Andrea Bocchio - Recupero infortuni
  • Italia Gianfranco Sguaizer - Magazziniere

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Boccassi Cavalli, p. 81
  2. ^ a b c Caligaris, 100 volte..., p. 9
  3. ^ a b Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Terza puntata: Il Bologna fa tremare il mondo, da Calcio 2000, febbraio 2002, pp. 58-77.
  4. ^ Massimiliano Lussana, I Grigi e quegli incroci con Genova che hanno fatto la storia del calcio, in IlGiornale.it, 9 agosto 2011. URL consultato il 4 febbraio 2013.
  5. ^ Boccassi Cavalli, p. 21
  6. ^ Roberto Gelato, Scudetto ad Alessandria, da La Stampa di Alessandria e Provincia, 257 (CXXXVII), 19 settembre 2003, p. 53
  7. ^ Boccassi Cavalli, pp. 14, 24
  8. ^ Roberto Beccantini, Un secolo allo stadio, da La Stampa, 124 (CXXXII), 8 maggio 1998, p. 21
  9. ^ Boccassi Cavalli, p. 15
  10. ^ Boccassi Cavalli, p. 18
  11. ^ Boccassi Cavalli, p. 41
  12. ^ Boccassi Cavalli, pp. 20, 39
  13. ^ Boccassi Cavalli, pp. 31-34
  14. ^ Boccassi Cavalli, p. 53
  15. ^ a b Boccassi Cavalli, p. 49
  16. ^ Boccassi Cavalli, p. 65
  17. ^ Boccassi Cavalli, p. 77
  18. ^ Boccassi Cavalli, p. 67
  19. ^ Ugo Bocccassi, Riscriviamo la vecchia storia dei grigi, da La Stampa di Alessandria e Provincia, 223 (CXXXVII), 15 agosto 2003, p. 44
  20. ^ Boccassi Cavalli, p. 80
  21. ^ Boccassi Cavalli, pp. 63-64
  22. ^ Boccassi Cavalli, p. 128
  23. ^ a b c Boccassi Dericci, p. XV
  24. ^ La Gazzetta dello Sport, 16 novembre 1914, citato in Boccassi Cavalli, pp. 204-205
  25. ^ a b Citato in Boccassi Cavalli, pp. 169-172
  26. ^ a b Chiesa, Il secolo azzurro, pp. 204-205; per il tabellino si veda: 31 gennaio 1915: Italia-Svizzera 3-1, Solocalcio.com. URL consultato il 23 dicembre 2015.
  27. ^ a b Caligaris, Grig100, p. 19
  28. ^ Caligaris, Grig100, pp. 22-23
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