Dino Ballacci

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Dino Ballacci
Dino Ballacci.jpg
Dino Ballacci con la maglia del Bologna
Nazionalità Italia Italia
Altezza 178 cm
Peso 75 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex difensore)
Ritirato 1960 - giocatore
1988 - allenatore
Carriera
Giovanili
Bologna
Squadre di club1
1945-1957 Bologna 306 (8)
1957-1958 Lecco 28 (1)
1958-1959 Lucchese 29 (0)
1959-1961 Portogruaro 57 (8)
1961-1962 Portocivitanovese 11 (0)
Nazionale
1954 Italia Italia 1 (0)
Carriera da allenatore
1961-1962 Portocivitanovese
1962-1963 Rovigo
1963-1964 Prato
1964-1965 Reggiana
1965-1966 Catanzaro
1966-1968 Catania
1968-1969 Prato
1969-1970 Catanzaro
1970-1973 Arezzo
1973-1974 Alessandria
1974-1976 Pistoiese
1976-1979 Arezzo
1980 Anconitana
1980-1982 Alessandria
1982-1983 Riccione
1983-1984 Massese
1985-1986 Isernia
1988 Alessandria
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al agosto 2013

Dino Ballacci (Bologna, 24 maggio 1924Imola, 6 agosto 2013) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ebbe i primi contatti col calcio all'Oratorio di Sant'Egidio ed entrò nelle giovanili del Bologna su segnalazione di Amedeo Biavati e Raffaele Sansone[1]; in gioventù anche praticò il pugilato[2]. Nel luglio 1944 si unì alla Resistenza in Friuli, facendo parte della 5ª Brigata Osoppo[3]. Al termine della guerra diventò terzino titolare del Bologna e vi militò per dodici stagioni, sempre in Serie A, diventando uno dei calciatori rossoblù più rappresentativi degli anni Cinquanta[4].

Chiuse nelle serie minori per diventare poi apprezzato allenatore di diverse squadre provinciali. Negli ultimi anni visse con la moglie a Linaro d'Imola[5]; ebbe tre figli maschi, uno dei quali, Marco, calciatore[6].

È morto ad 89 anni dopo una malattia[5][6].

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Calciatore[modifica | modifica wikitesto]

Terzino sinistro[7], nel Bologna fece parte di un'arcigna coppia di difensori con Guglielmo Giovannini[8]. Ricordato generalmente per il gioco rude, dichiarò: «Io miravo al pallone, poi pazienza se prendevo le gambe»[9]; Carlo F. Chiesa lo ha descritto «mastino difensivo dal carattere proverbialmente combattivo»[4] che, secondo Fabio Campisi, «non abbandonava mai l'avversario»[8]. Raccontò negli anni della maturità: «Non riuscivo mai a fare tutte le partite, perché ero spesso squalificato. Se uno fingeva di ricevere un fallo, dopo lo portavano fuori perché gli si faceva male sul serio»[2].

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Allenatore per lo più in squadre di provincia, era solito imporre tattiche poco spettacolari e fortemente votate al difensivismo[10]; Ivo Bocca le descrisse sul Corriere dello Sport nel 1966: «Ballacci rifiuta i ghirigori, pretende il gioco volante, le fiondate improvvise. Difesa accorta e stoccata al cuore dell'avversario che si scopre nell'"a fondo"»[11]. Durante il campionato di Serie C2 1980-1981 la sua Alessandria fu contrapposta per filosofia di gioco alla vivace Carrarese di Corrado Orrico, avversaria nella lotta per la promozione. Ballacci, pesantemente contestato dal pubblico di Carrara in occasione dello scontro diretto, dichiarò apertamente al termine della partita: «Noi siamo brutti, per nulla tecnici, [...ma] lottiamo con accanimento su ogni pallone e badiamo più al risultato che al bel gioco»[12]. La giornalista alessandrina Mimma Caligaris lo ha definito «un po' scomodo per il suo carattere, ma con idee chiare e con grande personalità»[13], lodandone il «mix di qualità tecniche, abilità nella gestione del gruppo e esperienza»[14].

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Calciatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Bologna[modifica | modifica wikitesto]

Esordì col Bologna nel dopoguerra, contribuendo alla vittoria della Coppa Alta Italia nel 1946[4]; debuttò in Serie A l'anno successivo, in Venezia-Bologna 1-2 del 10 marzo 1947[7].

Iniziò a giocare con regolarità tra i titolari a partire dalla stagione 1948-1949, dopo l'addio di Luigi Spadoni. In quell'anno l'allenatore Cargnelli convertì la squadra, fino ad allora fedele al metodo, al sistema e Ballacci andò a comporre la nuova coppia di terzini con Giovannini; per Sappino fu «uno dei migliori della nuova squadra ad abituarsi al cambio del modulo»[7]. Disputò la prima gara del campionato successivo, in casa contro l'Atalanta, da centrale[4], ma la pesante sconfitta rimediata (2-6), prodromo di un campionato deludente in cui i rossoblù si salvarono solamente all'ultima giornata[15], convinse Cargnelli a riportarlo sulla fascia sinistra dove, scrive Chiesa, era «insuperabile»[4].

Confermato dall'allenatore Giuseppe Viani, al timone per quattro stagioni, negli anni della maturità fu tra gli artefici della «risalita rossoblù»[16]: nel 1954-1955 il Bologna s'inserì nella lotta scudetto, chiudendo al quarto posto, miglior prestazione dal 1941[16]; l'anno dopo, penultimo a fine febbraio, inaugurò col neo-allenatore Campatelli una clamorosa serie di risultati utili che gli permise di chiudere quinto. Ballacci, pur «stagionato», si dimostrò «ancora efficace»[16]. L'aneddotica ne ricorda gli incontri col presidente Renato Dall'Ara per il rinnovo del contratto, ai quali entrambi si presentavano muniti di pistola, e il tumultuoso rapporto con Viani, dal quale pure ereditò il credo tattico una volta divenuto allenatore[1]. Nel 1956-1957 finì tra le riserve per l'avvicendamento col giovane Mirko Pavinato.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957-1958 passò in Serie B, al neopromosso Lecco; giocò poi nelle serie minori con Lucchese, Portogruaro e Portocivitanovese[4].

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

L'irremovibilità di Sergio Cervato gli precluse la carriera in Nazionale: disputò un'unica partita, nella quale subentrò proprio al suo pari-ruolo fiorentino, a Milano nel 1954, per le qualificazioni alla Coppa del Mondo (Italia-Egitto 5-1)[4]. Dell'esperienza raccontò: «entrai sull'1-1 e feci anche un assist per Boniperti», che peraltro da avversario lo soffriva particolarmente[2]. Nell'occasione, il presidente del Bologna Renato Dall'Ara gli regalò un orologio d'oro[4].

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Le prime esperienze[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le prime esperienze da giocatore-allenatore con Portogruaro (scoprì Furlanis, che segnalò al Bologna)[1] e Portocivitanovese[4], nel 1962-1963 passò al Rovigo[17] e nel 1963-1964 fu chiamato in Serie B dal pericolante Prato, a stagione iniziata, dopo le dimissioni di Luigi Ferrero[18]. La squadra biancazzurra, relegata sul fondo della classifica, avviò una rimonta «tanto entusiasmante quanto sfortunata», insufficiente a garantirle la salvezza[19]; le buone prestazioni valsero a Ballacci la chiamata della neopromossa Reggiana[20], con cui ottenne un undicesimo posto nel 1964-1965.

Catanzaro, Catania e Arezzo[modifica | modifica wikitesto]

Tra le esperienze più significative vi fu quella al Catanzaro, nella stagione 1965-1966: la squadra calabrese, militante in B, fallì la promozione a causa di un girone di ritorno negativo[21], ma salì «per la prima volta alla ribalta del grande calcio nazionale»[22] conquistando la finale di Coppa Italia. Superate quattro squadre di A (Lazio, Napoli in trasferta, Torino e Juventus, nuovamente in campo avverso), il Catanzaro fu sconfitto dalla Fiorentina di Chiappella negli ultimi minuti supplementari della decisiva gara di Roma, da un calcio di rigore; Vittorio Pozzo volle complimentarsi coi giallorossi per la «gagliarda partita»[23].

Dopo due stagioni al Catania, che fruttarono come miglior risultato un quarto posto in B, fu ingaggiato dall'Arezzo, che allenò tra il 1970 ed il 1973 e poi nuovamente tra il 1976 e il 1979, per un totale di sei stagioni[6]: è ad oggi l'allenatore che ha guidato gli amaranto per più partite[24]. È ricordato soprattutto per il campionato 1970-1971, nel quale la squadra toscana lottò per la promozione in A[6]; in questi anni lanciò Francesco Graziani e Paolo Conti[24].

Le esperienze all'Alessandria e alla Pistoiese[modifica | modifica wikitesto]

Allenò poi a più riprese l'Alessandria: nel 1973-1974 seppe costruire una rocciosa difesa in grado di subire solo 9 reti in 34 gare[25] e conquistò la promozione in Serie B, l'ultima nella storia del sodalizio grigio, malgrado una stagione contrassegnata dal difficile rapporto con la società: minacciò più volte le dimissioni a causa di ricorrenti divergenze di vedute con la società sul mercato e sulla formazione titolare, e fu infine esonerato a due giorni dalla gara contro il Mantova, che sancì la matematica vittoria del torneo[26]; arrivò a dichiarare: «Ho dato un grande dispiacere ai dirigenti portando l'Alessandria tra i cadetti»[27].

All'Alessandria sarebbe tornato in due occasioni: nel 1980-1981, in «un grave momento di crisi per i grigi, dopo l'abbandono di Bruno Cavallo», proprietario fino alla stagione precedente, con la squadra caduta in C2[28]. Ballacci conquistò la promozione in terza serie con una formazione che definì «senza punte, improvvisata a ottobre»[29] e fu confermato nell'annata successiva; l'Alessandria non riuscì ad ottenere la salvezza, e il difensivismo dell'allenatore fu contestato dalla tifoseria. Nel 1988 fu chiamato nuovamente ad Alessandria per sostituire l'esonerato Adelmo Capelli: già distante dalla promozione in C1, la squadra fornì valide prestazioni comunque non sufficienti ad agganciare il vertice della classifica[30]. Secondo un sondaggio del giornale Il Piccolo (2012) Ballacci risultava lungamente l'allenatore più amato dai tifosi dell'Alessandria[31].

Nel 1974-1975 passò alla Pistoiese, con cui conquistò una promozione in C, primo passo dell'ambiziosa e rapida scalata dai dilettanti alla massima serie avviata del presidente arancione Melani[32].

Gli anni Ottanta e le ultime esperienze[modifica | modifica wikitesto]

Oltre all'Alessandria, negli anni Ottanta allenò diverse squadre. Nel 1980 subentrò ai due terzi di campionato a Pietro Fontana alla guida dell'Anconitana (Serie C1) non riuscendo ad evitarne la retrocessione[33]; seguì poi il Riccione in Interregionale[34], la Massese nel 1983-1984 (sostituito da Costanzo Balleri, venne poi richiamato prima del termine della stagione, guadagnando la salvezza)[35] e l'Aesernia, ultimo in C2 nel 1985-1986[36].

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1945-1946 Italia Bologna DN 5 0 CAI  ?  ? 5+ 0+
1946-1947 A 13 0 13 0
1947-1948 A 14 0 14 0
1948-1949 A 32 0 32 0
1949-1950 A 36 0 36 0
1950-1951 A 38 1 38 1
1951-1952 A 33 0 33 0
1952-1953 A 32 0 32 0
1953-1954 A 29 2 29 2
1954-1955 A 34 4 34 4
1955-1956 A 32 1 32 1
1956-1957 A 8 0 8 0
Totale Bologna 306 8 306 8
1957-1958 Italia Lecco B 28 1 28 1
1958-1959 Italia Lucchese C 29 0 CI  ?  ? 29 0
1959-1960 Italia Portogruaro D 27 6 27 6
1960-1961 D 30 2 30 2
Totale Portogruaro 57 8 57 8
1961-1962 Italia Portocivitanovese C 11 0 11 0
Totale carriera 431 17  ?  ? 431 17

Cronologia presenze e reti in Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
24-01-1954 Milano Italia Italia 5 – 1 Egitto Egitto Qual. Mondiali 1954 - Ingresso al 42’ 42’
Totale Presenze 1 Reti 0

Carriera da allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Totale Vittorie %
Comp G V N P Comp G V N P G V N P %
1962-1963 Italia Rovigo 1ª Cat. 30 11 10 9 30 11 10 9 36,67
dic. 1963-1964 Italia Prato B 27 6 13 8 27 6 13 8 22,22
1964-1965 Italia Reggiana B 38 11 14 13 CI 1 0 0 1 39 11 14 14 28,21
1965-1966 Italia Catanzaro B 38 10 16 12 CI 6 4 1 1 44 14 17 13 31,81
1966-1967 Italia Catania B 38 15 12 11 CI 1 0 0 1 39 15 12 12 38,46
set.-nov. 1967 B 11 2 3 6 CI 1 0 0 1 12 2 3 7 16,67
Totale Catania 49 17 15 17 2 0 0 2 51 17 15 19 33,33
1968-gen. 1969 Italia Prato C 18 3 8 7 18 3 8 7 16,67
Totale Prato 45 9 21 15 45 9 21 15 20
1969-1970 Italia Catanzaro B 38 7 19 12 CI 3 1 1 1 41 8 20 13 19,51
Totale Catanzaro 76 17 35 24 9 5 2 2 85 22 37 26 25,88
1970-1971 Italia Arezzo B 38 13 13 12 CI 3 1 0 2 41 14 13 14 34,15
1971-1972 B 38 8 17 13 CI 4 0 3 1 42 8 20 14 19,05
1972-1973 B 38 9 16 13 CI 4 1 2 1 42 10 18 14 23,81
1973-1974 Italia Alessandria C 33 21 9 3 CISP 8 3 4 1 41 24 13 4 58,54
1974-1975 Italia Pistoiese D 34 17 15 2 34 17 15 2 50
1975-1976 C 38 7 24 7 CI  ?  ?  ?  ? 38+ 7+ 24+ 14+ 18,42
Totale Pistoiese 72 24 39 9  ?  ?  ?  ? 72+ 24+ 39+ 9+ 33,33
1976-1977 Italia Arezzo C 38 7 24 7 CISP  ?  ?  ?  ? 38+ 7+ 24+ 14+ 18,42
1977-1978 C 38 14 13 11 CISP  ?  ?  ?  ? 38+ 14+ 13+ 11+ 36,84
1978-apr. 1979 C1 28 8 10 10 CISP 4 0 0 4 32 8 10 14 25
Totale Arezzo 218 59 93 66 15+ 2+ 5+ 8+ 233+ 61+ 98+ 74+ 26,18
feb.-giu. 1980 Italia Anconitana C1 13 3 5 5 13 3 5 5 23,08
1980-1981 Italia Alessandria C2 34 17 14 3 CISP 6 2 2 2 40 19 16 5 47,50
1981-1982 C1 34 7 11 16 CIC 4 1 1 2 38 8 12 18 21,05
1982-1983 Italia Riccione Int. 30 13 8 9 30 13 8 9 43,33
ago.-ott. 1983 Italia Massese C2 6 2 1 3 CIC 6 1 2 3 12 3 3 6 25
mar.-giu. 1984 9 0 4 5 9 0 4 5
Totale Massese 15 2 5 8 6 1 2 3 21 3 7 11 14,29
1985-1986 Italia Aesernia C2 34 7 12 15 CIC 6 2 1 3 40 9 13 18 22,50
mar.-giu. 1988 Italia Alessandria C2 10 5 3 2 10 5 3 2 50
Totale Alessandria 111 50 37 24 18 6 7 5 129 56 44 29 43,41
Totale carriera 731 223 294 214 57+ 16+ 17+ 24+ 788+ 239+ 311+ 238+ 30,33

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Bologna: 1946

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Alessandria: 1973-1974
Alessandria: 1980-1981
Pistoiese: 1974-1975

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Marco Tarozzi, Addio a Ballacci, il combattente che teneva testa a Dall'Ara, Renonews.it, 7 agosto 2013. URL consultato il 7 agosto 2013.
  2. ^ a b c Simone Monari, Addio Ballacci, il terzino partigiano che fece disperare pure Boniperti, Bologna.Repubblica.it, 6 agosto 2013. URL consultato il 7 agosto 2013.
  3. ^ Albertazzi, p. 97
  4. ^ a b c d e f g h i Chiesa, Il secolo azzurro, pp. 165
  5. ^ a b Mimma Caligaris, Addio a Dino Ballacci, portò i Grigi in serie B, Ilpiccolo.net, 6 agosto 2013. URL consultato il 7 agosto 2013.
  6. ^ a b c d Fausto Sarri, Addio a Dino Ballacci storico allenatore dell'Arezzo, Lanazione.it, 6 agosto 2013. URL consultato il 7 agosto 2013.
  7. ^ a b c Sappino, p. 53
  8. ^ a b Campisi, p. 48
  9. ^ Dario Giordo, Nielsen: Questa è ancora casa mia , da La Repubblica di Bologna, 3 ottobre 2009, p. 11
  10. ^ Per Roberto Gelato, Ballacci «di essere un difensivista non l'ha mai nascosto». Si veda: Grigi, un passo alla volta, da La Stampa di Alessandria e provincia, 22 marzo 1988, p. III.
  11. ^ Ivo Bocca, Cadetti ai nastri. Quelli della rivincita, da Corriere dello Sport, 1º settembre 1966, p. 6
  12. ^ Franco Badolato, Ballacci: Visto che gran difesa?, da Stampa Sera, 1º giugno 1981, p. 17
  13. ^ Caligaris, Grig100, p. 128
  14. ^ Caligaris, Grig100, p. 138
  15. ^ Chiesa, La grande storia... nona puntata, pp. 116-117
  16. ^ a b c Chiesa, La grande storia... dodicesima puntata, pp. 46-47
  17. ^ Arturo Faedo, Stabellini Goffredo, Bondeno to Roma in Serie A, Polesinesport.it, 12 dicembre 2012. URL consultato il 7 agosto 2013.
  18. ^ Michele Moro, Foggia-Napoli match di fuoco, da L'Unità, 8 dicembre 1963, p. 11
  19. ^ Al Prato non sono bastati i diciannove gol di Taccola, da Corriere dello Sport, 146 (XLV), 24 giugno 1964, p. 7
  20. ^ 20 cadette, 3 saranno grandi, da Corriere dello Sport, 211 (XLV), 12 settembre 1964, p. 3
  21. ^ S.L.P., Fiorentina-Catanzaro, finalmente nomi nuovi, da Corriere dello Sport, 115 (ILVII), 19 maggio 1966, pp. 1, 12
  22. ^ Domenico Bruni, I catanzaresi sognano la Coppa delle Coppe, da Corriere dello Sport, 114 (ILVII), 17 maggio 1966, p. 8
  23. ^ Franco Ferrara, Ceravolo: che dramma perdere per un rigore così sciocco, da Corriere dello Sport, 116 (ILVII), 19 maggio 1966, p. 5
  24. ^ a b Arturo Avato, È morto Dino Ballacci, l'allenatore più longevo della storia amaranto, Amarantomagazine.it, 6 agosto 2013. URL consultato il 7 agosto 2013.
  25. ^ Cristiano Chiavegato, Alessandria promossa con lode, da Stampa Sera, 20 maggio 1974, p. 13
  26. ^ Si vedano: Franco Mognon. Un caso risolto ad Alessandria, da La Stampa, 18 maggio 1974, p. 17; Cristiano Chiavegato, Guido Lajolo. Ballacci ha rischiato l'esonero, anche i tifosi contro la società, da La Stampa, 13 novembre 1973, p. 18; Ballacci polemico: "Potrei andar via", da La Stampa, 13 maggio 1974, p. 14; Franco Mognon. Incredibile: licenziato Ballacci, da La Stampa, 18 maggio 1974, p. 17.
  27. ^ Caligaris, Grig100, p. 129
  28. ^ Roberto Gelato, Se ne va Capelli, torna Ballacci, da La Stampa di Alessandria e provincia, 16 marzo 1988, p. IV
  29. ^ Pierangelo Sapegno, Ballacci si presenta, da La Stampa-Liguria, 23 aprile 1981, p. II
  30. ^ Caligaris, Grig100, pp. 148-149
  31. ^ Su circa tremila votanti, oltre 900 scelsero Ballacci, che superò il secondo classificato, Maurizio Sarri, di oltre 600 preferenze. Si veda: Caligaris, 100 volte grigi, pp. 58-59
  32. ^ Morto a 89 anni Dino Ballacci, allenatore dell'Arezzo in B, Saturnonotizie.it, 6 agosto 2013. URL consultato il 7 agosto 2013.
  33. ^ Calcio Sintesi, da La Stampa, 28 febbraio 1980, p. 23
  34. ^ Alessandria, definite le comproprietà, da Stampa Sera, 21 giugno 1982, p. 23
  35. ^ Arrigo Beltrami (a cura di). Almanacco illustrato del calcio 1985. Modena, Panini, 1994, pp. 298-299
  36. ^ Arrigo Beltrami (a cura di). Almanacco illustrato del calcio 1987. Modena, Panini, 1996, pp. 310-314

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Sauro Onofri, Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese, 1919-1945. Volume 2, Bologna, Istituto per la storia di Bologna, 1985.
  • Arrigo Beltrami (a cura di). Almanacco illustrato del calcio 1995. Modena, Panini, 1994.
  • Mimma Caligaris (a cura di). 100 volte Grigi. Supplemento al Piccolo, 17 febbraio 2012.
  • Mimma Caligaris. Grig100. Un secolo di Alessandria in cento partite. Alessandria, Il Piccolo, 2012.
  • Fabio Campisi. Il Bologna è una fede. Bologna, Pendragon, 2002.
  • Carlo F. Chiesa. Il secolo azzurro. Bologna, Minerva, 2010.
  • Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Nona puntata: la Signora torna a ruggire, da Calcio 2000, ottobre 2002, pp. 112-120.
  • Carlo F. Chiesa. Il grande romanzo dello scudetto. Dodicesima puntata: Pepe il divino e il debutto della viola, da Calcio 2000, gennaio 2003, pp. 34-51.
  • Marco Sappino (a cura di). Dizionario del calcio italiano - Vol. 2. Milano, Baldini, Castoldi & Dalai, 2000.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]