Cultura degli Stati Uniti d'America

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La cultura degli Stati Uniti d'America nasce dalla fusione di numerose culture, sebbene la frangia dirigente provenga in maggioranza dall'Inghilterra (i primi coloni giunsero sulla costa Est degli attuali Stati Uniti a seguito della repressione dei Puritani dopo la restaurazione stuartiana): tedeschi, nativi americani (o indiani d'america), neri africani, britannici, italiani, francesi e spagnoli.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Si è spesso usato l'acronimo WASP (White Anglo-Saxon-Protestant) per indicare una tipologia di americano specifica, senza errori: Bianco, Anglosassone, Protestante. Non senza intenti dispregiativi verso gli altri gruppi etnici, provenienti da Irlanda, Svezia, Germania, Olanda, Francia, Italia.

Basti pensare al fatto che della cultura nel senso più ampio fanno parte gli usi alimentari, e che questi ultimi dovettero essere adattati, da parte dei coloni di origine nordeuropea, ai prodotti disponibili sul nuovo territorio in cui s'insediavano man mano. Inoltre, non si può non tener conto dell'importanza delle cosiddette captive narratives nella genesi della letteratura e più in generale della cultura degli Stati Uniti: in queste storie si raccontavano le esperienze di bianchi catturati e tenuti prigionieri dai nativi americani. Tra le più famose, quella della principessa Pocahontas.

Un altro importante fattore nell'evoluzione della cultura statunitense è quello religioso. Molti dei coloni di provenienza inglese e tedesca si recavano in America per fondare comunità nelle quali professare liberamente il loro credo religioso. È il caso dei puritani, una chiesa di matrice calvinista fondamentalista, che s'insediò nel Massachusetts; ma anche dei quaccheri (anche detti amish o mennoniti), che fondarono la Pennsylvania. L'identità culturale delle colonie inglesi che diventeranno alla fine del XVIII secolo gli Stati Uniti si distingue anche per questo aspetto da quella dalla madrepatria.

Al momento della Rivoluzione americana (1775) la nuova nazione si pone il problema di avere una propria cultura distinta da quella dell'Inghilterra, che fino ad allora aveva governato quei territori. È per esempio in questo momento che si smette di bere (secondo la tradizione britannica) e la bevanda nazionale diviene il caffè. Ma il tentativo di creare un'identità culturale americana del tutto distaccata dalle radici europee è di dubbio successo, fino a un altro tentativo, stavolta però in grande stile e assai più efficace, presente nell'intera opera del filosofo e scrittore Ralph Waldo Emerson, considerato il padre fondatore della cultura americana. Emerson, con il saggio "Lo studioso americano" scrive quella che è stata considerata "la dichiarazione di indipendenza intellettuale americana".

In seguito, a partire dalla seconda metà del XIX secolo si sono fatti sentire gli apporti di altre culture, a seconda dei flussi migratori che si sono succeduti: hanno contribuito l'Irlanda, l'Italia, l'Europa orientale (soprattutto a seguito della forte immigrazione ebraica da Polonia, Ucraina, Bielorussia, ecc.), la Grecia.

Libertà che illumina il mondo, stampa a opera della ditta Currier and Ives.

Nel frattempo si è sviluppata in territorio statunitense, tra mille contraddizioni e lacerazioni, una cultura afro-americana, legata alla peculiare e travagliata storia degli americani discendenti degli schiavi (ma anche di quella minoranza di africani immigrati nel corso di secoli volontariamente negli Stati Uniti). E in modo ancor più faticoso e drammatico, comincia a uscire dall'isolamento la cultura dei nativi americani, ridotti allo 0,8% della popolazione e confinati nelle riserve dove però hanno la possibilità di professare la loro religione e continuare a vivere secondo le proprie tradizioni.

L'immigrazione dal Messico e dagli altri paesi latino-americani ispanofoni, quella cinese e quella giapponese contribuiscono a far sì che la cultura americana assuma (non senza resistenze e incomprensioni) anche caratteri non-europei.

La più recente ondata immigratoria è quella dai paesi islamici, che ancora non si può dire abbia segnato la cultura statunitense nel suo complesso (per quanto l'islam si sia diffuso già a partire dagli anni trenta tra gli afro-americani).

Americana[modifica | modifica sorgente]

Un aspetto tipico della cultura statunitense consiste nel fenomeno dell'Americana, termine che si riferisce all'insieme di oggetti e artefatti, naturali o creati dall'uomo, legati al retaggio, alla storia, alla geografia e al folclore degli Stati Uniti d'America e che ne caratterizzano il patrimonio culturale.[1] Sotto l'etichetta di Americana cadono prodotti artistici o oggetti comuni, come stampe, dipinti, targhe automobilistiche, insegne, armi o bandiere. A definire questi oggetti come parte dell'Americana giocano un ruolo importante il patriottismo e la nostalgia: gli artefatti non devono necessariamente essere vecchi, ma in essi va individuato un profondo legame con il territorio statunitense.[1] Il termine è utilizzato anche per descrivere gli studi sulla cultura americana, specie se in contrapposizione con quella di altri paesi.

Il genere musicale dell'americana è detto tale perché incorpora elementi tipici e caratteristici della musica statunitense, come il country, il folk, il blues e il roots rock.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Americana in Enciclopedia Britannica. URL consultato il 2 aprile 2013.
  2. ^ (EN) Jerry Shriver, Grammys will be putting Americana on the map in USA Today, 31 agosto 2009. URL consultato il 2 aprile 2013.

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