Magic Johnson

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Magic Johnson
Magic Lipofsky.jpg
Magic Johnson nel 1987
Dati biografici
Nome Earvin Johnson Jr.
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 206[1] cm
Peso 116[2] kg
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Playmaker
Allenatore
Ritirato 2000 - giocatore
1994 - allenatore
Hall of Fame Naismith Hall of Fame (2002)
Carriera
Giovanili
1973-1977
1977-1979
600px Bianco Rosso e Bianco.png Everett High School
Mich. St. Spartans Mich. St. Spartans
Squadre di club
1979-1991 Los Angeles Lakers Los Angeles Lakers 874
1996 Los Angeles Lakers Los Angeles Lakers 32
1999-2000 Borås Basket Borås Basket 6
2000 Magic Great Danes Magic Great Danes 2
Nazionale
1978-1992 Stati Uniti Stati Uniti 20 (197)
Carriera da allenatore
1994 Los Angeles Lakers Los Angeles Lakers 5-11
Palmarès
NBA 5 vittorie
NCAA 1 vittoria
Per maggiori dettagli vedi qui
Bandiera olimpica  Olimpiadi
Oro Barcellona 1992
 Campionati Americani
Oro Stati Uniti 1992
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Earvin Johnson Jr., noto come Magic Johnson (Lansing, 14 agosto 1959), è un ex cestista, allenatore di pallacanestro e imprenditore statunitense, considerato uno dei più grandi giocatori della storia di questo sport[1][3]. Ha vinto cinque titoli NBA con i Los Angeles Lakers, l'oro alle Olimpiadi 1992 e al Tournament of the Americas 1992 con il Dream Team statunitense, nonché un titolo NCAA con Michigan State nel 1979[1]. È stato eletto tre volte miglior giocatore NBA e miglior giocatore delle finali NBA. Il suo nome figura nel Naismith Memorial Basketball Hall of Fame[4] e nella lista dei 50 migliori giocatori della storia NBA[5]. La sua maglia numero 32 è stata ufficialmente ritirata dai Lakers il 16 febbraio 1992[6].

Magic Johnson è stato capace di rivoluzionare la pallacanestro[1][7]: giocò infatti da playmaker, un ruolo tradizionalmente riservato al giocatore più basso e agile di una squadra[8]. Con i suoi 206 centimetri di altezza è stato il play più alto nella storia della NBA[1][9], ma al tempo stesso si è dimostrato un giocatore dinamico e dotato di un'eccellente visione di gioco[1]: è divenuto celebre per le doti nel palleggio, i passaggi dietro la schiena, gli alley-oop e i passaggi no-look[1][9][10]. Nel corso degli anni ottanta è stato protagonista di un'accesa rivalità sportiva con l'ala dei Boston Celtics Larry Bird[11][12]. Fino al 1992, anno del ritiro di Bird, si divideranno in totale otto titoli NBA[13].

Magic ha annunciato più volte il ritiro dall'attività agonistica. La prima nel novembre 1991, quando rivelò al mondo di aver contratto il virus dell'HIV[14][15]. Tornò però a giocare il 9 febbraio 1992, avendo ricevuto il nulla osta per poter prendere parte all'All-Star Game 1992[15]; partecipò poi alle Olimpiadi, al termine delle quali si ritirò nuovamente. Si dedicò all'attività di commentatore televisivo per la NBC (1992-1994), allenò brevemente i Lakers nella stagione 1993-1994, e fu nominato vicepresidente della squadra nella stagione 1994-1995[15]. Riprese a giocare nel 1996, disputando 36 incontri in maglia Lakers[16] e terminando così la carriera NBA. Nel maggio 1999 stipulò un accordo di sponsorizzazione di un anno[17] con la squadra svedese Borås M7[18][19], con cui giocò 6 partite di Svenska basketligan[20][21]. Nel 2000 ripeté l'esperienza con i Great Danes danesi, di cui divenne presidente e giocatore[21][22].

Nel 1991 ha dato vita alla "Magic Johnson Foundation", con lo scopo di raccogliere fondi per lotta contro l'AIDS e per sensibilizzare l'opinione pubblica ai temi della prevenzione e della cura del virus[23][24]. Nel marzo 2012, alla guida del gruppo imprenditoriale Guggenheim Baseball Management LLC, ha acquisito la proprietà dei Los Angeles Dodgers, squadra di baseball di MLB[25].

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Primi anni e high school[modifica | modifica sorgente]

Il soprannome "Magic"

Nel corso della stagione da sophomore alla Everett High School, Johnson era ormai una stella della squadra, ed era costantemente protagonista di eccellenti prestazioni sul campo. In una partita realizzò una tripla doppia da 36 punti, 18 rimbalzi e 16 assist.

A fine gara gli si avvicinò Fred Stabley Jr., cronista del Lansing State Journal, che gli disse: «Credo che tu debba avere un soprannome. Stavo pensando di chiamarti "Dr. J." ma è già utilizzato, così come "Big E."[26]. Che ne pensi se ti chiamo "Magic"?».

Johnson, ancora quindicenne, con un po' di imbarazzo si disse d'accordo. Fu così che nacque il soprannome con cui Johnson divenne universalmente noto[27].

Earvin Johnson Jr. è il quarto di sette figli di Earvin Johnson Sr. e Christine Johnson[28]. Il padre, originario di Brookhaven nel Mississippi, si trasferì a Lansing nel Michigan per lavorare alla catena di montaggio[29] della Oldsmobile[30], una delle più antiche case automobilistiche statunitensi. Johnson visse con la famiglia in una casa modesta al numero 814 di Middle Street[31][32].

Acquisì le prime basilari nozioni della pallacanestro proprio dal padre[30] e sviluppò le doti di assistman già sui campi della Main Street School, scuola elementare di Lansing[30][33]. Dal padre imparò i fondamentali del gioco, vari schemi difensivi, il pick and roll, il concetto di aggressività sul campo[34], ma anche situazioni particolari come il tiro a due mani (sebbene non fosse più utilizzato), il gancio in corsa, il tiro dopo aver subito un contatto falloso[35]. Il giovane Johnson crebbe seguendo alla Cobo Arena di Detroit le partite di Dave Bing, playmaker - guardia dei Pistons[36]. Altri suoi idoli erano Earl Monroe e Marques Haynes; quest'ultimo (che non giocò mai in NBA ma fu un campione degli Harlem Globetrotters[37]) era apprezzato da Johnson per le eccellenti doti di palleggio[38]. A 11 anni conobbe di persona un altro dei suoi miti[39]: Kareem Abdul-Jabbar, centro dei Milwaukee Bucks e di cui Johnson sarebbe diventato compagno di squadra ai Los Angeles Lakers nel corso di tutti gli anni ottanta.

Earvin Johnson Jr., soprannominato dagli amici "E.J."[40], disputava le prime vere partite di pallacanestro sui campi della Main Street di Lansing. Con ai piedi le sue Chuck Taylor All-Stars di coloro rosso[41], si cimentava in sfide da playground[42] di fronte a numerosi spettatori[40]. Un ruolo importante nella crescita cestistica di Johnson fu svolto da Jim Dart, allenatore della squadra di pallacanestro della scuola e marito di Greta, insegnante di Johnson[43]. Dart gli insegnò i movimenti del pivot, l'uso della mano sinistra e il movimento del tagliafuori[32].

La scelta del liceo cadde inizialmente sulla Sexton High School, scuola a maggioranza di studenti di colore, situata a pochi passi da casa[44]. Tuttavia, a causa delle politiche di integrazione scolastica messe in atto nel corso degli anni settanta, Johnson fu costretto a optare per la Everett High School[32][44]. La scelta non gli fu molto gradita, sia perché la Everett era a maggioranza bianca, sia per la scarsa tradizione cestistica della squadra di pallacanestro della scuola[32][44]. Johnson non fu inizialmente ben accolto: una serie di contrasti con un proprio compagno lo spinse quasi ad abbandonare l'attività cestistica, ma il coach George Fox lo convinse a rimanere in squadra[44].

Nonostante fosse il giocatore più alto in rosa, Magic fu subito schierato come playmaker per via delle sue eccellenti doti atletiche e nei passaggi[44]. Progressivamente acquisì un ruolo da leader della squadra, e già al primo anno venne eletto miglior giocatore del campionato[44]. Johnson giocò alla Everett High School dal 1973 al 1977[45]. Nella stagione 1976-1977 guidò i compagni a un record di 27 vittorie e una sconfitta, che valse la vittoria nel campionato statale[1][30]; Magic collezionò 805 punti e 208 assist nell'arco della stagione, mantenendo una media di 28,8 punti e 16,8 rimbalzi per partita[30]. Nella finale contro i Birmingham Brother Rice di Bloomfield realizzò 34 punti, oltre a 14 rimbalzi e 4 assist[30].

È negli anni alla Everett che nacque il soprannome "Magic", che venne affibbiato a Johnson da Fred Stabley Jr., un giornalista del Lansing State Journal[46], dopo una partita in cui mise a segno 36 punti, collezionò 16 rimbalzi e servì 16 assist[1].

College a Michigan State[modifica | modifica sorgente]

Magic a rimbalzo contro Cedric Maxwell, numero 31 dei Celtics

Nella scelta del college Johnson optò per ciò che aveva sempre desiderato[27]: appoggiato nella scelta dal padre e dagli amici più cari[27], si iscrisse alla Michigan State University di East Lansing[1][20][47]. Con la maglia dei Michigan State Spartans disputò due stagioni in Big Ten Conference[48], dal 1977 al 1979.

Nel 1977-1978 collezionò 30 presenze, realizzando 511 punti; chiuse la stagione con la media del 45,8% nel tiro da due e del 78,5% nei tiri liberi, oltre a 7,9 rimbalzi e 7,6 assist a partita[47][48]. Gli Spartans vinsero la Big Ten Conference[1][49] grazie a 25 vittorie e 5 sconfitte in campionato[30] dopo undici anni[50], ma non riuscirono a qualificarsi per le finali NCAA poiché vennero sconfitti nella finale regionale dai Wildcats dell'Università del Kentucky con il punteggio di 52-49[30][51].

Le ottime prestazioni valsero a Johnson il premio come miglior freshman[52] della Big Ten Conference[53]. Magic iniziò a essere conosciuto e apprezzato come uno dei migliori giocatori della pallacanestro collegiale[53]. Il 27 novembre 1978 gli venne dedicata la copertina di Sports Illustrated: fu immortalato in frac nel momento di una schiacciata, con il titolo "Michigan State's classy Earvin Johnson" (in italiano: Earvin Johnson il giocatore di classe di Michigan State)[54].

Nel suo anno da sophomore[55] riuscì a conquistare il titolo NCAA 1979. Mantenne le stesse medie della stagione precedente[48], e guidò gli Spartans sino al primo posto finale in Big Ten Conference (a pari punti con gli Iowa Hawkeyes e i Purdue Boilermakers)[30][48]. Nella finale regionale contro i Notre Dame Fighting Irish Magic realizzò 19 punti più 13 assist, mettendo a referto anche 2 palle rubate[56]. Le Final Four del campionato NCAA di Salt Lake City videro Michigan State impegnata dapprima contro i Quakers dell'Università della Pennsylvania[57]; Magic disputò una partita di altissimo livello, in cui realizzò una tripla doppia da 29 punti (9/10 nei tiri da due; 11/12 nei tiri liberi), 10 assist e 10 rimbalzi[58]. La partita si concluse 101-67 per gli Spartans, che pertanto ebbero accesso alla finale contro gli Indiana State Sycamores.

I Sycamores erano capitanati da Larry Bird, già eletto miglior giocatore della stagione[59]. La finale NCAA 1979 fu la prima occasione di sfida tra Magic e Bird, che in NBA avranno poi modo di scontrarsi in tre finali per il titolo[60]. Furono gli Spartans a vincere, anche grazie ai 24 punti di Johnson[61], eletto poi miglior giocatore delle Finali[59] e insignito dell'All-America[62].

NBA[modifica | modifica sorgente]

Prima stagione NBA[modifica | modifica sorgente]

Al Draft NBA 1979, tenutosi a New York il 25 giugno[63], i Los Angeles Lakers acquisirono il diritto alla prima scelta assoluta dopo un accordo con i New Orleans Jazz[64]. I californiani scelsero Magic Johnson, che firmò un contratto da 600.000 dollari a stagione[62][65].

L'esordio in NBA confermò le aspettative: disputò 77 incontri, mantenendo una media di 18 punti e 7,3 assist a partita[66]. Magic guidò i Lakers ai play-off per il titolo, e durante le finali contro i Philadelphia 76ers si consacrò campione[1]. In gara-6 fu schierato nel ruolo di centro, a causa dell'infortunio subito da Kareem Abdul-Jabbar in gara-5; il ventenne Magic Johnson disputò una partita eccellente: 42 punti, 15 rimbalzi, 7 assist e 3 palle rubate[1]. I Lakers vinsero il titolo sul campo dei 76ers, e Magic fu il primo rookie[67] della storia a essere eletto miglior giocatore delle finali NBA[1]; fu inoltre il terzo giocatore della storia a vincere consecutivamente un titolo NCAA e uno NBA, dopo Bill Russell e Henry Bibby[63] (nel 1987 toccherà anche a Billy Thompson)[68]. Nella stessa stagione era già stato selezionato per l'All-Star Game[69].

L'infortunio e la ripresa[modifica | modifica sorgente]

Kareem Abdul-Jabbar e sullo sfondo Magic Johnson, nel 1985

L'11 novembre 1980, nel corso della partita tra i Los Angeles Lakers e gli Atlanta Hawks, Johnson si infortunò al ginocchio sinistro dopo un contrasto con il centro Tommy Burleson[70]. Inizialmente lo scontro sembrò non aver procurato danni seri, ma una settimana dopo si scoprì che la cartilagine del ginocchio aveva subito una grave lesione[70]. Magic fu costretto a saltare 45 incontri[1] e rientrò in occasione della sfida dei playoff 1981 contro gli Houston Rockets[1]; tuttavia la sua prestazione sottotono in gara-3 (solo 2 su 13 al tiro, e l'errore nell'ultimo tiro decisivo) costò la sconfitta e l'eliminazione della squadra già al primo turno[1].

Nell'estate del 1981 Magic Johnson rinegoziò il contratto con i Lakers, accordandosi per la cifra record di 1 milione di dollari a stagione per ben 25 anni, per un totale di 25 milioni[1][71][72]; il nuovo contratto (il più ricco nella storia della NBA sino ad allora) entrò in vigore a partire dal 1984[71][73]. L'accordo venne poi modificato ulteriormente nel 1988, quando Magic si accordò con il proprietario dei Lakers Jerry Buss per la riduzione della durata sino al 1994[73].

La stagione 1981-1982 vide ancora una volta vincenti i Lakers, che si aggiudicarono il titolo sconfiggendo nuovamente in finale i Philadelphia 76ers. Non fu però un'annata semplice per Magic, che fin da principio si scontrò con l'allenatore Paul Westhead riguardo ad alcuni aspetti legati ai nuovi schemi che, a detta di Johnson, penalizzavano il gioco offensivo suo e dell'intera squadra[1][74]. La società si schierò dalla parte del giocatore: Westhead venne esonerato dopo 11 partite[75] e sostituito da Pat Riley[1][74], con Jerry West responsabile degli schemi offensivi[76][77]. Nonostante lo stesso Magic Johnson avesse negato la propria responsabilità nell'esonero dell'allenatore, durante le successive partite il giocatore venne fatto oggetto di fischi e contestazioni su molti campi della NBA, anche dai tifosi dei Lakers[1][78]. Magic disputò una stagione da 18,6 punti, 9,5 assist e 9,6 rimbalzi a partita[66], divenendo il terzo giocatore della storia NBA (dopo Oscar Robertson e Wilt Chamberlain) a realizzare 700 punti, 700 rimbalzi e 700 assist nella stessa stagione[79].

Durante il campionato 1982-1983 Magic si mantenne sulle stesse medie della stagione precedente[66]; ciò gli valse la prima di nove convocazioni consecutive nell'All-NBA First Team[79]. I Lakers si qualificarono per le finali del 1983, e ancora una volta la sfida decisiva fu contro i Philadelphia 76ers[79] di Julius Erving e Moses Malone[80]. Il talento di Magic non bastò e, anche a causa degli infortuni di Norm Nixon, James Worthy e Bob McAdoo, i Lakers furono sconfitti per 4-0[80].

Le sfide con i Celtics di Bird[modifica | modifica sorgente]

Magic Johnson e Larry Bird durante gara-2 delle finali playoff 1985

Alla quinta stagione nei Lakers Magic Johnson realizzò 1.560 punti totali tra stagione regolare (1.178) e playoff (382)[66]. La squadra raggiunse la terza finale consecutiva (la quarta in cinque anni), per la prima volta contro i Boston Celtics guidati dall'ala grande Larry Bird[81]. Magic e Bird si sfidarono per la prima volta in carriera nei playoff NBA, cinque anni dopo essersi incontrati nella finale per il titolo NCAA del 1979. I due erano stati compagni di squadra ai tempi del college nella selezione nazionale statunitense che disputò il World Invitational Tournament dell'aprile 1978[82].

La finale, al meglio delle sette partite, vide i Lakers portarsi in vantaggio grazie alla vittoria in trasferta in gara-1. Gara-2 fu invece vinta dai Celtics anche a causa dell'errore di Magic che, non accortosi che il tempo regolamentare stesse scadendo, non tirò in tempo sul punteggio di parità; la partita finì quindi ai tempi supplementari con la vittoria di Boston per 124-121[81]. La sfida si trasferì al Forum di Inglewood (Los Angeles); in gara-3 Magic mise a referto 21 assist nel 137-104 per i californiani, ma nell'incontro successivo i suoi errori nel finale (una palla persa, due errori decisivi ai tiri liberi) costarono la sconfitta per 129-125 ai supplementari[81]. Le due partite seguenti videro rispettare il fattore campo (i Celtics vincenti in gara-5, i Lakers in gara-6) e pertanto il titolo venne assegnato nella partita finale del Boston Garden. Con i Lakers sotto nel punteggio di tre punti, Magic ebbe due volte in mano il pallone decisivo per pareggiare il punteggio, ma lo perse a causa dell'intervento difensivo di Dennis Johnson prima e di Cedric Maxwell subito dopo[81]. I Boston Celtics vinsero poi per 111-102 aggiudicandosi il loro quindicesimo titolo, e Larry Bird fu eletto miglior giocatore delle finali[81].

L'occasione per la rivincita si presentò già nella stagione successiva, quando Lakers e Celtics si ritrovarono ancora una volta in finale. Durante il campionato Magic mantenne una media di 18,3 punti, 12,6 assist e 6,2 rimbalzi a partita[66]. La serie iniziò male per i Lakers, che persero 148-114 in casa dei Celtics[83]; i californiani seppero poi recuperare e portarsi avanti per 3-2[83]. Gara-6 fu disputata al Boston Garden, e venne vinta dai Lakers per 111-100: fu la prima vittoria nella finali NBA per i Lakers contro i Celtics, dopo otto sconfitte consecutive[1].

Il dominio dei Lakers in Western Conference negli anni ottanta fu interrotto solamente dagli Houston Rockets nella stagione 1985-1986, che sconfissero la squadra di Los Angeles nella finale di Conference per 4-1[84]. Ciò impedì a Magic di sfidare per la terza volta consecutiva Bird e i Celtics nella finale per il titolo; il playmaker si era comunque confermato con le sue medie abituali: 18,8 punti, 12,6 assist e 5,9 rimbalzi a partita in 72 presenze[66].

Magic tira un gancio contro i Celtics durante le finali 1987

La sfida Lakers-Celtics tornò nuovamente nella stagione 1986-1987[85]. In campionato Magic realizzò il suo record stagionale di punti in carriera: 1.909 in 80 partite, vale a dire una media di 23,9 per partita[66]. Johnson fu inoltre eletto per la prima volta miglior giocatore dell'anno, precedendo in classifica Michael Jordan e Larry Bird[86]. La prima partita della finale playoff 1987 si concluse 126-113 per i Lakers, con un Magic Johnson da 29 punti, 13 assist e 8 rimbalzi; stesso destino ebbe gara-2, con i californiani vincenti per 141-122[87]. Si arrivò alla gara-6 di Boston con Magic e i suoi davanti nella serie per 3-2; la partita fu subito molto combattuta e il primo tempo si concluse sul 55-51 per i Celtics, con Magic autore di soli 4 punti[87]. Nel secondo tempo però i Lakers seppero ribaltare il risultato: Magic realizzò 16 punti totali, corredati da 19 assist e 8 rimbalzi; il punteggio finale fu 106-93 per gli ospiti, che pertanto vinsero il titolo. Johnson si aggiudicò per la terza volta in carriera il premio come miglior giocatore delle finali[1].

La finale del 1987 è anche ricordata per un gesto atletico di Johnson, che permise ai Lakers di vincere gara-4 all'ultimo secondo, con il risultato di 107-106[1][87]. Magic realizzò infatti il canestro decisivo grazie a un "gancio cielo"[1][87][88], movimento classico del compagno di squadra Kareem Abdul-Jabbar[89], di fronte a Larry Bird, Robert Parish e Kevin McHale, che tentarono invano di stopparlo[87]. A fine gara negli spogliatoi lo stesso Magic definì il suo tiro come uno «junior, junior, junior sky-hook» (in italiano lo sky-hook è il gancio cielo[90])[1][87]. Il suo rivale sul campo Larry Bird dichiarò invece sorridendo: «Ti aspetti di perdere per un gancio cielo. Quello che non ti aspetti è che a farlo sia Magic.»[87] Al termine della sfida decisiva, che sarà l'ultima finale che i due giocheranno contro, lo stesso Bird ammise: «Magic è un grande, grande giocatore di pallacanestro. Il migliore che io abbia mai visto.»[87][91][92]

Ultimo titolo NBA[modifica | modifica sorgente]

Pat Riley, allenatore dei Lakers e di Johnson dal 1981 al 1990

Prima dell'inizio della stagione NBA 1987-1988 l'allenatore dei Los Angeles Lakers Pat Riley dichiarò pubblicamente che la squadra avrebbe certamente confermato il titolo conquistato al termine dei playoff NBA 1987[93]; all'epoca, gli ultimi ad aver vinto due titoli NBA consecutivi erano i Boston Celtics, campioni nel 1967-1968 e 1968-1969. Durante il campionato, Magic Johnson seppe confermarsi ai suoi livelli con quasi 20 punti, 12 assist e 6 rimbalzi di media a partita[66]. I Lakers vinsero 62 partite su 80 e nei playoff sconfissero i San Antonio Spurs, gli Utah Jazz e i Dallas Mavericks[94]; approdarono pertanto per la seconda volta consecutiva in finale, contro i Detroit Pistons guidati dal playmaker Isiah Thomas. L'amicizia tra Magic e Thomas era all'epoca talmente consolidata che i due si scambiarono un bacio sulla guancia[95] prima dell'inizio di gara-1 della finale[96]; il rapporto iniziò però a deteriorarsi in gara-5, quando i due si scontrarono in un violento contrasto (Thomas spinse Magic, che rispose con una gomitata) che provocò la caduta del playmaker dei Pistons[96][97]. I Lakers vinsero ancora il titolo grazie al successo per 4-3 nella serie[98]; per Magic si trattò del quinto e ultimo titolo NBA in carriera. La sua media durante le sette partite fu di 21 punti, 13 assist e quasi 6 rimbalzi a partita[99]; nonostante le ottime statistiche, gli fu preferito il compagno di squadra James Worthy come miglior giocatore delle finali[100].

Il confronto Lakers-Pistons si ripeté anche nei playoff 1989. Magic aveva vinto il suo secondo titolo di miglior giocatore dell'anno[101] e si presentò in finale con una media in campionato di 22,5 punti, quasi 13 assist e 8 rimbalzi a partita[66]. A differenza dell'anno precedente la serie non ebbe storia: i Pistons vinsero infatti 4-0. Magic fu costretto a giocare solo la prima partita, e pochi scampoli delle due successive: nel corso di gara-2 subì infatti un infortunio alla parte posteriore della coscia che gli impedì di giocare gli ultimi due quarti dell'incontro; provò a tornare in gara-3, ma riuscì a rimanere in campo solo per pochi minuti[102].

Il campionato 1989-1990 si aprì senza Kareem Abdul-Jabbar, ritiratosi dopo 14 stagioni ai Los Angeles Lakers. Magic disputò un'ottima annata da oltre 22 punti, 11,5 assist e 6,6 rimbalzi di media a partita[66], che gli valse il terzo titolo di miglior giocatore stagionale[101]. Nei playoff i Lakers vennero però eliminati nelle semifinali di Western Conference dai Phoenix Suns[103]. La stagione 1990-1991 fu invece quella del confronto in finale contro i Chicago Bulls di Michael Jordan, colui che è considerato il più forte giocatore di pallacanestro di ogni epoca[104]. La serie fu vinta dai Bulls per 4-1[105], anche grazie all'ottima difesa di Scottie Pippen su Johnson nel corso di tutte le partite della finale[106].

Il dramma dell'HIV e il primo ritiro[modifica | modifica sorgente]

Il Forum di Inglewood, che vide Magic protagonista per 13 stagioni NBA con i Lakers

Dopo un controllo di routine antecedente l'inizio della stagione NBA 1991-1992, Magic Johnson ricevette una terribile notizia: aveva contratto il virus dell'HIV[1][107].

Michael Mellman, medico dei Lakers, fu il primo a ricevere i risultati della diagnosi il 24 ottobre 1991[108]; si preoccupò quindi di richiamare immediatamente a Los Angeles il giocatore, impegnato in una partita amichevole a Salt Lake City contro gli Utah Jazz; tornato in città il giorno successivo, Magic fu informato della cosa nello studio dello stesso Mellman[107]. Il playmaker stentò a crederci, e richiese un ulteriore test, che però confermò i risultati del primo; ancora incredulo, fece eseguire un terzo test, che fornì la stessa diagnosi[107]. In quei giorni di ottobre Magic Johnson non venne convocato dai Lakers, ma la società non fornì mai una spiegazione dettagliata dei motivi dell'esclusione; addirittura il 5 novembre l'allenatore Mike Dunleavy disse alla stampa di aspettarsi a giorni il rientro del giocatore[107].

Il 7 novembre 1991 Magic Johnson annunciò pubblicamente la notizia, in una conferenza stampa che scioccò il mondo dello sport[1][23][107][109]. Magic spiegò anche che la moglie e il figlio che lei aspettava non risultavano sieropositive al test HIV[107], e il dottor Mellman precisò che Magic non era malato di AIDS, specificando la differenza tra l'essere malati e l'aver contratto il virus[110]. Il dottore aggiunse anche che la situazione non produceva alcun effetto immediato sulla vita del giocatore, al quale fu comunque sconsigliato di continuare l'attività agonistica per evitare un possibile peggioramento delle condizioni del sistema immunitario[110].

A 32 anni, con 12 stagioni da professionista alle spalle, Magic Johnson ufficializzò pertanto il proprio ritiro dall'attività cestistica[107].

Olimpiadi 1992 e il secondo ritiro[modifica | modifica sorgente]

Magic Johnson, dopo il ritiro dall'attività cestistica

Nonostante il ritiro, Magic Johnson fu il quarto giocatore più votato della Western Conference tra i candidati all'All-Star Game 1992[111]. I suoi compagni di squadra Byron Scott e A.C. Green dichiararono che Magic non avrebbe dovuto partecipare alla partita[112] perché ormai era un giocatore ufficialmente ritiratosi[113]. Karl Malone, ala grande degli Utah Jazz, disse che il rischio di ferite e di tagli durante una partita era molto frequente, facendo intendere che la presenza di Magic non lasciava sicuri gli altri giocatori[114].

Dopo aver ricevuto il parere medico favorevole, Magic Johnson scelse di prendere parte all'All-Star Game[15]. Disputò una partita eccellente[1]: mise a segno 25 punti, più 9 assist, 5 rimbalzi e 2 palle recuperate in 29 minuti di gioco[115]. A fine gara venne nominato miglior giocatore dell'All-Star Game per la seconda volta in carriera[1].

Magic decise di ritornare ufficialmente a giocare, accettando la convocazione della nazionale statunitense per il FIBA Tournament of the Americas, torneo continentale di qualificazione ai Giochi olimpici del 1992[116]. Disputò tutti i sei incontri della manifestazione, e mise a referto 58 punti e 54 assist totali[116]. Gli Stati Uniti vinsero tutte le partite, e si qualificarono alle Olimpiadi di Barcellona: era nato il cosiddetto Dream Team[117] (in italiano: "Squadra dei sogni").

I giocatori convocati per i Giochi furono gli stessi che parteciparono al Tournament of the Americas. Oltre a Magic figuravano in squadra campioni del calibro di Jordan, Bird, Malone, Pippen, Barkley, Drexler, Ewing, Mullin, Robinson, Stockton e il giocatore universitario Laettner; l'allenatore era Chuck Daly, dei New Jersey Nets[118]. La squadra vinse agevolmente la medaglia d'oro; Johnson disputò 5 delle 8 partite del torneo olimpico, realizzando 48 punti complessivi[119].

Un mese dopo la vittoria olimpica, Magic dichiarò di voler tornare a giocare nei Los Angeles Lakers[79]. Nel frattempo la NBA introdusse una nuova regola, detta poi colloquialmente "Magic Johnson rule" (in italiano: "Regola Magic Johnson") e ancora in vigore, che prevede che un giocatore sanguinante (o con la maglietta sporca di sangue) debba obbligatoriamente uscire dal campo fino a che l'emorragia non sia stata bloccata[120].

In settembre e ottobre Magic Johnson disputò alcune partite amichevoli di esibizione, ma prima dell'inizio della stagione 1992-1993 annunciò ancora una volta il ritiro. La ragione non era legata a un aggravarsi delle sue condizioni di salute, bensì alle troppe polemiche sollevate da alcuni giocatori sulla presenza in campo di un giocatore sieropositivo all'HIV[79][121].

Il ritorno da allenatore[modifica | modifica sorgente]

Johnson fotografato nel 2007

Magic Johnson non rimase lontano dal mondo della pallacanestro; nel dicembre 1992[122] venne infatti assunto dalla NBC come commentatore per gli incontri della NBA. Nel 1993 fece parte di una cordata di imprenditori che propose invano la creazione di una nuova franchigia NBA con sede a Toronto[123][124].

Il 27 marzo 1994 tornò ufficialmente in NBA nelle vesti di allenatore dei Los Angeles Lakers[125]; dichiarò di non essere rientrato con l'intenzione di proseguire la carriera da allenatore, ma semplicemente per assecondare la richiesta del proprietario della squadra Jerry Buss[126]. Nella stagione 1993-1994 i Lakers, allenati da Randy Pfund, erano reduci da un record di 27 vittorie e 37 sconfitte; Buss esonerò Pfund, affidò l'interim della guida tecnica a Bill Bertka per due incontri, e infine assunse Magic Johnson[127].

Magic esordì con una vittoria per 110-101 nella sfida contro i Milwaukee Bucks[128]. I Lakers vinsero altre quattro delle successive cinque partite ma chiusero la stagione perdendone dieci consecutive[128]: fu il record negativo nella storia della squadra, che non aveva mai subito una striscia così lunga di sconfitte[129][130]. Il 16 aprile 1994 Johnson dichiarò ufficialmente di non voler continuare la carriera da allenatore[131].

L'ultima stagione in NBA[modifica | modifica sorgente]

Magic non smise di sorprendere il mondo della pallacanestro: il 30 gennaio 1996 tornò ancora una volta a indossare la maglia giallo-viola numero 32 dei Los Angeles Lakers, nella sfida contro i Golden State Warriors[132]. In un Forum tutto esaurito, disputò 27 minuti di partita, mettendo a referto 19 punti, 10 assist e 8 rimbalzi[133]. Magic Johnson riuscì finalmente a superare anche lo scetticismo dei suoi colleghi, ormai divenuti più informati e consapevoli di cosa significasse essere sieropositivi al test dell'HIV; lo stesso Karl Malone, che negli anni precedenti aveva espresso grosse perplessità, dichiarò: «Oggi siamo tutti più informati. Ho parlato a lungo con Magic, ogni cosa è chiarita: è il benvenuto.»[132]

Nel corso della stagione Johnson disputò 32 incontri[134]; ingrassato sino a 115 chili, non fu impiegato nel suo ruolo classico di playmaker bensì in quello di ala forte[1]. La partita più attesa[135] fu quella contro i Chicago Bulls di Michael Jordan, anch'egli rientrato in NBA dopo aver annunciato il ritiro nel 1993; vinsero i Bulls 99-84, e Magic realizzò 15 punti, due in meno di Jordan[136]. Magic concluse la stagione regolare con 14,6 punti, 6,9 assist e 5,7 rimbalzi di media a partita[66].

I Lakers riuscirono a qualificarsi per i playoff 1996, ma furono eliminati al primo turno dagli Houston Rockets, che vinsero 3-1 nella serie[137]. Nelle quattro partite di playoff, Magic mise a referto in totale: 61 punti, 26 assist e 34 rimbalzi[66].

L'incontro del 2 maggio 1996[138] al The Summit di Houston fu l'ultimo della sua carriera in NBA, dopo 13 stagioni nei Los Angeles Lakers.

Svezia e Danimarca[modifica | modifica sorgente]

Magic Johnson

L'attività agonistica di Magic Johnson non cessò definitivamente nel 1996. Nel maggio 1999 stipulò un accordo di sponsorizzazione di un anno con una società cestistica con sede a Borås, nel sud della Svezia: il Borås Basket; la squadra assunse pertanto la denominazione ufficiale "Magic M7"[17][139]. Secondo il contratto, valido dal maggio 1999 al 21 maggio 2000, il Borås si impegnò a pagare 900.000 corone per poter utilizzare il nome "Magic"; inoltre la società aveva l'obbligo di versare a Johnson il 70% dei profitti netti[17]. Magic scelse di sponsorizzare una squadra svedese perché rimase fortemente impressionato dal paese scandinavo, quando nel 1996 vi si recò per disputare alcuni incontri di esibizione con una squadra di ex giocatori NBA[140].

Johnson disputò sei partite ufficiali della Svenska basketligan 1999-2000, il massimo campionato svedese. Esordì il 26 ottobre 1999 contro il Sallén Uppsala, mettendo subito a referto una doppia doppia da 14 punti e 11 rimbalzi; il Magic M7 vinse 84-60, davanti ad oltre 3.300 spettatori[141]. Tornò poi in Svezia nel gennaio 2000, per un tour di cinque partite.

Giocò e vinse due incontri consecutivi contro i Sundsvall Dragons, realizzando rispettivamente 17 e 30 punti[142]. Nella vittoria 105-102 del 21 gennaio contro i Norrköping Dolphins Magic realizzò due tiri liberi decisivi a cinque secondi dal termine; giocò tutti i 40 minuti della partita, e mise a segno 34 punti in totale[143]. Il 23 gennaio 2000 i Magic M7 affrontarono i Mölndals Kvarnby; vinsero 88-65 e Magic Johnson concluse l'incontro con 17 punti, 11 rimbalzi e 7 assist[144].

Il 24 gennaio 2000 Magic disputò la sua ultima partita ufficiale in campionato contro l'Alvik Stoccolma: i Magic M7 ebbero la meglio 120-96 e lui segnò 15 punti[145].

Terminata l'esperienza svedese, alla fine del 2000 Magic Johnson decise di sponsorizzare la società danese dei Great Danes, in modo analogo a quanto fatto con il Borås Basket. La squadra, che prendeva parte alla Lega NEBL, cambiò pertanto nome in "Magic Great Danes"[21]. Il suo esordio avvenne il 5 novembre 2000 a Copenaghen contro lo Žalgiris Kaunas[21][146]; in 40 minuti[147] mise a referto 9 punti (1/6 al tiro da due, 0/1 nel tiro da tre e 7/8 nei liberi), 14 assist e 8 rimbalzi, che non bastarono a evitare la sconfitta per 68-97[21]. La seconda e ultima partita ufficiale di Magic in Danimarca fu giocata il 7 novembre contro i finlandesi dell'Espoon Honka[21][147][148]; i Magic Great Danes vinsero 90-79 dopo un tempo supplementare, e il tabellino di Johnson (che giocò tutti i 45 minuti dell'incontro[147]) fu di 8 punti (4/6 nel tiro da due, 0/1 nel tiro da tre), 11 assist e 12 rimbalzi[21].

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

La statua dedicata a Magic, posta di fronte lo Staples Center di Los Angeles

Le presenze ufficiali di Magic Johnson nella nazionale degli Stati Uniti, riconosciute dalla USA Basketball, sono 20[149]. La prima di esse è datata 5 aprile 1978 contro Cuba[150], in occasione della prima partita del World Invitational Tournament[151]; l'ultima fu la finale dei Giochi olimpici 1992 di Barcellona, quando gli Stati Uniti sconfissero la Croazia aggiudicandosi la medaglia d'oro[152]. In totale ha realizzato 197 punti.

World Invitational Tournament 1978[modifica | modifica sorgente]

Il World Invitational Tournament del 1978 fu un torneo amichevole a inviti a cui presero parte gli Stati Uniti, Cuba, la Jugoslavia e l'Unione Sovietica[151]. La nazionale statunitense era composta da giocatori di NCAA, e fu la prima volta in cui Magic Johnson e Larry Bird giocarono insieme in Nazionale[153], cosa che accadrà nuovamente nel 1992 in occasione del Tournament of the Americas e dei Giochi olimpici.

Nel primo incontro, disputato contro Cuba il 5 aprile ad Atlanta, gli Stati Uniti vinsero 109-64; Johnson realizzò i suoi primi 4 punti con la Nazionale[150]. Due giorni dopo si giocò a Chapel Hill in Carolina del Nord, gli statunitensi vinsero 88–83 contro la Jugoslavia guidata da Dragan Kićanović (22 punti) e Mirza Delibašić (19 punti); Magic non realizzò alcun punto nell'incontro[154]. L'ultima partita si giocò il 9 aprile alla Rupp Arena di Lexington in Kentucky; gli americani vinsero la manifestazione, grazie al successo 107-82 sui sovietici. Il miglior marcatore fu Sergej Belov con 32 punti, mentre Johnson ne mise a referto 11[155].

Gagarin Cup 1978[modifica | modifica sorgente]

La Jurij Gagarin Cup fu una manifestazione organizzata nell'agosto 1978 a Vilnius nell'ex Unione Sovietica, in modo analogo a quanto fatto con il World Invitational Tournament. Vennero invitati gli Stati Uniti, la Lituania, il Messico e la Cecoslovacchia; l'URSS vi partecipò con due selezioni[156].

Nel primo incontro vinto 106-68 contro i lituani, Johnson realizzò 16 punti[157]. Nelle successive quattro partite la nazionale statunitense perse solamente contro la prima selezione sovietica per 104-99, concludendo così al secondo posto in classifica. Magic chiuse il torneo con 76 punti totali realizzati (media di 15,2 a partita) e 18 rimbalzi; realizzò 34 tiri da due su 54 tentativi (media del 63%) e 8 tiri liberi su 9 (media dell'88,9%)[156].

Tournament of the Americas 1992[modifica | modifica sorgente]

Magic (al centro) scherza con Barack Obama durante un incontro NCAA

Il quinto Tournament of the Americas del 1992 passò alla storia come il debutto ufficiale assoluto del Dream Team, la selezione nazionale statunitense composta dai più grandi campioni NBA dell'epoca, considerata una delle più forti squadre di pallacanestro di tutti i tempi[116]. L'edizione 1992 era valida come qualificazione alle Olimpiadi 1992[116].

Gli Stati Uniti vinsero agevolmente tutti i sei incontri disputati, mantenendo una media di margine con gli avversari di 51,5 punti a partita, mettendo a segno 121,1 punti di media[116]. Magic giocò tutti gli incontri, e realizzò 54 punti totali; la sua media punti fu tra le più basse della squadra, ma si distinse per il numero di assist: ne servì ai compagni 54, vale a dire la media di 9 a partita.

Giochi olimpici 1992[modifica | modifica sorgente]

Ai Giochi olimpici del 1992 di Barcellona Magic disputò 6 delle 8 gare disputate dal Dream Team, a causa di un infortunio al ginocchio subito durante l'incontro del 27 luglio contro la Croazia[158], in cui aveva già realizzato 4 punti[119]. Nella partita precedente, l'esordio degli Stati Uniti nella manifestazione, Johnson aveva contribuito con 6 punti nella vittoria 116-48 contro l'Angola[119]. Rimasto fuori dal campo contro Germania, Brasile, tornò per pochi minuti senza segnare contro la Spagna[159]. Nei quarti di finale contro Porto Rico realizzò 13 punti nel 115-77 finale[119].

La semifinale contro la Lituania fu vinta 127-76 dagli Stati Uniti, e per Magic furono altri 14 punti a referto[119]. In finale il Dream Team sconfisse con ampio margine la Croazia: 117-85 il punteggio, anche grazie a 11 punti del giocatore dei Lakers[119]. La finale rappresentò l'ultima partita di Magic Johnson in Nazionale.

Fuori dal campo[modifica | modifica sorgente]

Magic durante una conferenza nel 2010

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Magic Johnson è divenuto padre per la prima volta nel febbraio 1981 dopo la nascita di Andre, figlio avuto fuori dal matrimonio[160] con Melissa Mitchell[161]. Il 5 settembre 1991 si è sposato con "Cookie" Kelly: i due organizzarono un matrimonio da 275 invitati presso la Union Missionary Baptist Church di Lansing, a cui presero parte amici stretti come Isiah Thomas e Mark Aguirre[162]. La coppia ha avuto un figlio (Earvin III, nato nel 1992[163]) e nel 1995 ha adottato una bambina di nome Elisa[161][164].

Imprenditore[modifica | modifica sorgente]

Magic Johnson ha fondato nel 1987 la Magic Johnson Enterprises, la cui sede è a Beverly Hills in California[165]. L'azienda è proprietaria di varie attività commerciali negli Stati Uniti, tra cui gli "AMC Magic Johnson Theatres" (cinema multisala della AMC Entertainment), oltre 30 Burger King, la catena di palestre "24 Hour Fitness Magic Johnson Sport Clubs"[166]. Fino al 2010 ha detenuto la comproprietà della Urban Coffee Opportunities, azienda proprietaria di oltre 100 Starbucks negli Stati Uniti; la Magic Johnson Enterprises ha poi ceduto la propria quota alla Starbucks Corporation[167].

Nel 1994 Magic ha acquisito circa il 5% della quota azionaria dei Los Angeles Lakers[167][168], divenendo inoltre vice presidente della squadra[169]. Nel 2010 ha ceduto la quota a Patrick Soon-Shiong[168], uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti[170].

Nel 2001 gli è stata dedicata una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame, come riconoscimento alla creazione dei Magic Johnson Theatres[171].

Nel marzo 2012, alla guida del gruppo imprenditoriale "Guggenheim Baseball Management LLC", ha acquisito la proprietà dei Los Angeles Dodgers grazie all'offerta vincente di 2 miliardi di dollari. Oltre allo stesso Magic Johnson, del gruppo fanno parte gli imprenditori Mark R. Walter, Peter Guber, Stan Kasten, Bobby Patton e Todd Boehly[25].

Lotta all'AIDS e attivismo[modifica | modifica sorgente]

Magic Johnson con Nancy Pelosi

Dopo aver dichiarato pubblicamente la propria sieropositività all'HIV nel novembre 1991, Magic Johnson creò la Magic Johnson Foundation: una fondazione benefica nata inizialmente con il fine di raccogliere finanziamenti da destinare a programmi per la lotta contro la diffusione dell'AIDS[23][24]. Con il passare degli anni la fondazione ha allargato i propri obiettivi, dedicandosi a svariate problematiche di tipo sociale: organizza programmi scolastici mirati all'inserimento di studenti provenienti da famiglie in difficoltà; promuove politiche per facilitare l'accesso alle cure mediche; ha costruito più di 15 centri di formazione tecnologica per insegnare l'uso del computer e garantire adeguato addestramento professionale[23][172]. Il programma "I stand with Magic", organizzato dalla Magic Johnson Foundation dal dicembre 2006, ha garantito oltre 38.000 test gratuiti per il controllo della sieropositività in 16 delle maggiori città statunitensi[172].

Nel 1992 entrò a far parte della Commissione Nazionale sull'AIDS, su invito dall'allora presidente degli Stati Uniti d'America George H. W. Bush[173]. Nei mesi successivi Johnson cercò di informare e sensibilizzare riguardo all'HIV e all'AIDS[173], sindrome all'epoca ancora poco conosciuta e considerata pericolosa quasi esclusivamente per gli omosessuali e i tossicodipendenti[174]. Scrisse il libro What You Can Do to Avoid AIDS (in italiano: Cosa Puoi Fare per Evitare l'AIDS), prese parte a un programma televisivo su Nickelodeon chiamato A Conversation with Magic Johnson (in italiano: Una Conversazione con Magic Johnson) in cui i giovani spettatori potevano rivolgergli domande sul tema[173].

Nel 1999 è stato il relatore principale nella conferenza tenutasi presso la sede delle Nazioni Unite in occasione della Giornata mondiale contro l'AIDS[24]; è stato inoltre nominato Messaggero di Pace ONU[175].

Politica[modifica | modifica sorgente]

Magic Johnson è un elettore del Partito Democratico statunitense: nel 2005 ha sostenuto Phil Angelides nella candidatura alla carica di Governatore della California[176]; due anni più tardi è stato uno dei promotori della campagna elettorale di Hillary Clinton nella corsa alle elezioni primarie[177]; nel 2010 è stato uno degli endorser di Barbara Boxer per le elezioni del 111º Congresso degli Stati Uniti[178].

Cifre e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Le maglie ritirate dai Los Angeles Lakers: la numero 32 è quella di Magic Johnson

In 906 incontri di stagione regolare NBA Magic Johnson ha messo a referto 17.707 punti, 6.559 rimbalzi, 10.141 assist e 1.724 palle rubate[66]. Nei playoff ha disputato 190 incontri, collezionando 3.701 punti, 2.346 assist, 1.465 rimbalzi e 358 palle rubate[16].

Figura al primo posto di sempre nella classifica per numero di assist a partita sia in stagione regolare grazie alla media di 11,2[179], sia nelle partite di playoff con la media di 12,3[180]. È al quarto posto nella classifica per numero di assist totali realizzati[181].

Ha concluso in testa nella classifica dei giocatori con più assist in campionato in tre stagioni: 1982-1983 (829 assist totali), 1985-1986 (907), 1986-1987 (977)[182]. Nelle stagioni 1982-1983, 1983-1984, 1985-1986 e 1986-1987 è stato il giocatore NBA con più assist di media a partita[182].

Nel 1988-1989 ha tenuto la migliore media in assoluto nei tiri liberi, con il 91,1% di canestri realizzati (513 su 563)[182]. Nel 1990-1991 è stato colui che ha perso più palloni (341), mentre nel 1980-1981 e nel 1981-1982 è stato quello con la migliore media di palloni recuperati per partita (rispettivamente 3,4 e 2,7)[182].

Magic Johnson è uno dei soli sette giocatori che nel corso della propria carriera hanno vinto almeno un campionato NCAA, un titolo NBA e una medaglia d'oro ai Giochi olimpici. Insieme a lui figurano: Clyde Lovellette, Bill Russell, K.C. Jones, Jerry Lucas, Quinn Buckner e Michael Jordan[135].

È stato selezionato per 12 NBA All-Star Game: la prima volta fu nell'All-Star Game 1980, e poi consecutivamente dall'edizione 1982 sino a quella del 1992[182]. Nel 1979-1980 è stato scelto per l'NBA All-Rookie Team, e dal 1981-1982 al 1990-1991 nell'All-NBA Team (sempre nel First Team, tranne nel 1981-1982)[182].

In suo onore il 16 febbraio 1992 i Los Angeles Lakers hanno ufficialmente ritirato la maglia numero 32[6]. Lo stesso privilegio è stato riservato dalla società californiana a Jerry West (numero 44), Wilt Chamberlain (13), Elgin Baylor (22), Gail Goodrich (25), Kareem Abdul-Jabbar (33), James Worthy (42)[6] e Shaquille O'Neal[183].

Dal 2002 il nome di Magic Johnson figura tra quello dei membri del Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, massimo riconoscimento del mondo della pallacanestro; nel 2010 anche il Dream Team di cui fece parte nel 1992 è stato ammesso nell'elenco. Nel 1996 è stato inserito tra i 50 migliori giocatori del cinquantenario della NBA[5]. Nel 1992 è stato insignito del J. Walter Kennedy Citizenship Award, premio della NBA intitolato a Walter Kennedy e consegnato al miglior allenatore o cestista che più si è impegnato nel sociale[184].

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

NBA[modifica | modifica sorgente]

Stagione regolare[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campion. Partite Statistiche tiro Altre statistiche
Pres. Titol. Minuti Tiri da 2 Tiri da 3 Liberi Rimb. Assist Rubate Stopp. Punti
1979-1980 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 77 72 2795 503/949 7/31 374/462 596 563 187 41 1387
1980-1981 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 37 35 1371 312/587 3/17 171/225 320 317 127 27 798
1981-1982 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 78 77 2991 556/1036 6/29 329/433 751 743 208 34 1447
1982-1983 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 79 79 2907 511/933 0/21 304/380 683 829 176 47 1326
1983-1984 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 67 66 2567 441/780 6/29 290/358 491 875 150 49 1178
1984-1985 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 77 77 2781 504/899 7/37 391/464 476 968 113 25 1406
1985-1986 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 72 70 2578 483/918 10/43 378/434 426 907 113 16 1354
1986-1987 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 80 80 2904 683/1308 8/39 535/631 504 977 138 36 1909
1987-1988 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 72 70 2637 490/996 11/56 417/489 449 858 114 13 1408
1988-1989 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 77 77 2886 579/1137 59/188 513/563 607 988 138 22 1730
1989-1990 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 79 79 2937 546/1138 106/276 567/637 522 907 132 34 1765
1990-1991 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 79 79 2933 466/976 80/250 519/573 551 989 102 17 1531
1995-1996 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 32 9 958 137/294 22/58 172/201 183 220 26 13 468
Totale carriera 906 870 33245 6211/11951
52%
325/1074
30,3%
4960/5850
84,8%
6559 10141 1724 374 17707
Nota: per la NBA, la WNBA e la NCAA, la colonna "Tiri da 2" comprende la somma dei tiri dal campo (tiri da 2 + tiri da 3).

Play-off[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campion. Partite Statistiche tiro Altre statistiche
Pres. Titol. Minuti Tiri da 2 Tiri da 3 Liberi Rimb. Assist Rubate Stopp. Punti
1979-1980 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 16 16 658 103/199 2/8 85/106 168 151 49 6 293
1980-1981 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 3 3 127 19/49 0/0 13/20 41 21 8 3 51
1981-1982 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 14 14 562 83/157 0/4 77/93 158 130 40 3 243
1982-1983 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 15 15 643 100/206 0/11 68/81 128 192 34 12 268
1983-1984 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 21 21 837 151/274 0/7 80/100 139 284 42 20 382
1984-1985 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 19 19 687 116/226 1/7 100/118 134 289 32 4 333
1985-1986 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 14 14 541 110/205 0/11 82/107 100 211 27 1 302
1986-1987 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 18 18 666 146/271 2/10 98/118 139 219 31 7 392
1987-1988 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 24 24 965 169/329 7/14 132/155 130 303 34 4 477
1988-1989 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 14 14 518 85/174 10/35 78/86 83 165 27 3 258
1989-1990 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 9 9 376 76/155 5/25 70/79 57 115 11 1 227
1990-1991 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 19 19 823 118/268 21/71 157/178 154 240 23 0 414
1995-1996 Stati Uniti Los Angeles Lakers NBA 4 0 135 15/39 3/9 28/33 34 26 0 0 61
Totale carriera 190 186 7538 1291/2552
50,6%
51/212
24,1%
1068/1274
83,8%
1465 2346 358 64 3701
Nota: per la NBA, la WNBA e la NCAA, la colonna "Tiri da 2" comprende la somma dei tiri dal campo (tiri da 2 + tiri da 3).

NCAA[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campion. Partite Statistiche tiro Altre statistiche
Pres. Titol. Minuti Tiri da 2 Tiri da 3 Liberi Rimb. Assist Rubate Stopp. Punti
1977-1978 Stati Uniti Michigan St. Spartans NCAA 30 - - 175/382 × 161/205 237 222 - - 511
1978-1979 Stati Uniti Michigan St. Spartans NCAA 32 - 1159 173/370 × 202/240 234 269 - - 548
Totale carriera 62 - - 348/752
46,3%
[nota 1] 363/445
81,6%
471 491 - - 1059
  1. ^ Il tiro da tre punti non era ancora stato adottato in NCAA.

Basketligan[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campion. Partite Statistiche tiro Altre statistiche
Pres. Titol. Minuti Tiri da 2 Tiri da 3 Liberi Rimb. Assist Rubate Stopp. Punti
1999-2000 Svezia Magic M7 Borås BL 6 - - - - - - - - - 127
Totale carriera 6 - - - - - - - - - 127

Lega NEBL[modifica | modifica sorgente]

Stagione Squadra Campion. Partite Statistiche tiro Altre statistiche
Pres. Titol. Minuti Tiri da 2 Tiri da 3 Liberi Rimb. Assist Rubate Stopp. Punti
2000-2001 Danimarca Magic Great Danes NEBL 2 2 85 5/12 0/2 7/8 20 25 - - 17
Totale carriera 2 2 85 5/12
41,6%
0/2
0%
7/8
87,5%
20 25 - - 17

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

La stella dedicata a Earvin Magic Johnson sulla Hollywood Walk of Fame

Club[modifica | modifica sorgente]

  • NBA Larry O'brien Trophy.jpg Titoli NBA: 5
Los Angeles Lakers: 1980, 1982, 1985, 1987, 1988
Michigan State Spartans: 1979

Individuale[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae (EN) Profilo biografico, NBA. URL consultato il 5 gennaio 2012.
  2. ^ Le fonti sono discordanti. NBA Encyclopedia: Playoff Edition riporta 116 kg; Basketball-reference.com 97 kg; NBA Earvin Magic Johnson Info Page 99,8 kg.
  3. ^ Mario Arceri, Valerio Bianchini, La leggenda del basket, Baldini Castoldi Dalai Editore, 2004, p. 538. ISBN 978-88-8490-626-7.
  4. ^ (EN) Hall of Famers, Naismith Memorial Basketball Hall of Fame. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  5. ^ a b (EN) The NBA's 50 Greatest Players, NBA. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  6. ^ a b c (EN) Lakers Retired Numbers, NBA. URL consultato il 6 gennaio 2012.
  7. ^ Wallace R. Pratt, The Turning Point That Changed Everything, Xulon Press, 2009, p. 153. ISBN 978-1-61579-521-5.
  8. ^ (EN) Peter Pascarelli, The courage of Magic Johnson: from boyhood dreams to superstar to his toughest challenge, Bantam Books, 1991, p. 22. ISBN 978-0-553-29915-1.
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  10. ^ I passaggi no-look sono quelli effettuati guardando nella direzione opposta verso cui si passa il pallone.
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  193. ^ (EN) Bill Barnard, Dream Team conquers Spain 122-81 in Times Daily, 3 agosto 1992, p. 4B. URL consultato il 14 gennaio 2012.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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