Isiah Thomas

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Isiah Thomas
Isiah Thomas.jpg
Isiah Thomas nel 2007, durante una partita dei New York Knicks
Dati biografici
Nome Isiah Lord Thomas III
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 183 cm
Peso 82 kg
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Allenatore (ex playmaker)
Ritirato 1994 - giocatore
Hall of Fame Naismith Hall of Fame (2000)
Carriera
Giovanili

1979-1981
Saint Joseph's High School
Indiana Hoosiers Indiana Hoosiers
Squadre di club
1981-1994 Detroit Pistons Detroit Pistons 979 (18822)
Nazionale
1979-1980 Stati Uniti Stati Uniti 9
Carriera da allenatore
2000-2003 Indiana Pacers Indiana Pacers 131-115
2006-2008 New York Knicks New York Knicks 56-108
2009-2012 FIU Panthers FIU Panthers 26-65
Palmarès
Flag of PASO.svg Giochi Panamericani
Oro San Juan 1979
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 9 aprile 2012

Isiah Lord Thomas III (pron. IPA [aɪˈzeɪə ˈtɔməs]; Chicago, 30 aprile 1961) è un ex cestista e allenatore di pallacanestro statunitense, professionista nella NBA.

Benché privo di una statura ragguardevole (1,83 m) per la pallacanestro professionista, è il leader di tutti i tempi in punti, assist, palle rubate e partite giocate dei Detroit Pistons, squadra dalla quale fu scelto nel draft del 1981 come seconda scelta assoluta.

Vinse il titolo NBA due volte consecutivamente nelle stagioni 1988-89 e 1989-90, insieme ad altri giocatori famosi come Joe Dumars, Dennis Rodman e Bill Laimbeer, celebri per un gioco particolarmente duro, tanto da esser definiti "Bad Boys". Fu inserito nella Basketball Hall of Fame nel 2000.

Dal 2006 al 2008 ha ricoperto il ruolo di allenatore/general manager nei New York Knicks, prima di venire sostituito da Mike D'Antoni nel maggio 2008.

Carriera NBA[modifica | modifica wikitesto]

Nel Draft NBA 1981, i Detroit Pistons scelsero Thomas come seconda scelta assoluta e gli fecero firmare un contratto di quattro anni a 1,6 milioni di dollari. Thomas partecipò al All-Rookie team e venne convocato per la Eastern Conference nel 1982 all'All-Star Game. Nella gara di apertura del 1984 dei play-off di NBA, Thomas e i Pistons affrontarono fuori casa Bernard King e i suoi New York Knicks. Al termine di una gara incolore, Thomas segnò 16 punti negli ultimi 94 secondi portando così la partita ai tempi supplementari, ma nonostante questo la franchigia di New York vinse la partita. Nel 1985 Thomas e compagni riuscirono ad arrivare alla semifinale di conference contro i 15 volte campioni NBA, i Boston Celtics guidati da Larry Bird, Kevin McHale, Robert Parish, e Dennis Johnson, ma i Pistons furono eliminati. Nel 1987 raggiunsero le finali di Conference sempre contro la squadra capitanata da Larry Bird. I Pistons furono in grado di portare la serie con i Celtics fino a gara 7, dove però persero nuovamente. Nel 1988, i Pistons, dopo essere riusciti stavolta a battere i Celtics nell'ultimo atto della Conference, arrivarono per la prima volta alle finali NBA contro i Los Angeles Lakers, che erano guidati da Magic Johnson, James Worthy e Kareem Abdul-Jabbar. Prima della serie, Thomas e Johnson si scambiarono un bacio sulla guancia a bordo campo prima del tip-off come segno della loro profonda amicizia.[1][2] Il team di Detroit verrà piegato dai gialloviola solo in gara-7. Nella stagione 1988-89, Thomas, insieme ai compagni di squadra Joe Dumars, Rick Mahorn, Vinnie Johnson, Dennis Rodman, James Edwards, John Salley, Bill Laimbeer, e Mark Aguirre, guidò la sua franchigia ad un record di 63-19 durante la stagione regolare. I Pistons grazie al loro modo di giocare ruvido, ma spettacolare si aggiudicarono il nickname di "Bad Boys". Nei Playoff prima sconfissero Boston con un netto 4-0, successivamente si scontrarono con i Milwaukee Bucks sconfiggendoli sempre con un secco 4-0, infine incontrarono Michael Jordan e i Chicago Bulls nelle finali di Conference riuscendo a superare anch'essi. In finale incontrarono nuovamente i Lakers riuscendo questa volta a sconfiggerli e ad aggiudicarsi il titolo. L'anno successivo riuscirono a riconfermare la loro supremazia nella Lega vincendo il secondo titolo consecutivo. Thomas fu nominato MVP delle finali NBA 1990, grazie anche a una media di 27.6 punti a partita, 7,0 assist e 5.2 rimbalzi nella serie contro Clyde Drexler e i Portland Trail Blazers. Nella stagione successiva raggiunse insieme ai suoi compagni la quinta finale di Conference consecutiva, la terza di fila contro Jordan e i Bulls, che stavolta però schiacciarono i Pistons 4-0. La squadra di Detroit continuò a giocare ad alti livelli negli anni successivi, senza però raggiungere le finali NBA sovrastati nettamente dai Chicago Bulls guidati da Michael Jordan e Scottie Pippen. L'invecchiamento e la difficoltà di giocare di Thomas lo portarono alla decisione di concludere la sua carriera alla fine della stagione 1994, ma per colpa di un infortunio al tendine d'Achille dovette finire l'attività agonistica un mese prima della fine della stagione.

Thomas è stato nominato per la squadra All-NBA First tre volte ed è leader all-time dei Pistons riguardo ai punti, alle palle rubate, alle partite giocate e agli assist. Si colloca al quinto posto nella storia della NBA negli assist (9.061, 9,3 apg) e al nono posto nella storia della NBA per palle recuperate (1.861). Il suo numero 11 è stato ritirato dai Detroit Pistons.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Gioc.  %Tiri tot.  %Tiri lib. Rimb. Media r. Ass. Media a. Palle rub. Punti Media p.
979 45,2 75,9 3478 3,6 9061 9,3 1861 18822 19,2

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Detroit Pistons: 1989, 1990
1990
1984, 1986
First Team: 1983, 1984, 1985
Second Team: 1982, 1986
1982-1993
Indiana Hoosiers: 1981
1981
  • NCAA AP All-America First Team: 1
1981

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ian Thomsen, Isiah blasts Magic Johnson over criticisms in forthcoming book in SI.com, Time Inc., 22 ottobre 2009. URL consultato il 26 maggio 2011 (archiviato dall'url originale il 26 maggio 2011).
  2. ^ Roland Lazenby, The Show: The Inside Story of the Spectacular Los Angeles Lakers in the Words of Those Who Lived It, New York, New York, McGraw-Hill Professional, 2006, p. 261, ISBN 978-0-07-143034-0. URL consultato il 26 maggio 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 25963567 LCCN: n82222001