Tim Duncan

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Tim Duncan
Tim duncan vs wizards 2009 cropped.jpg
Duncan in azione con la maglia dei San Antonio Spurs
Dati biografici
Nome Timothy Theodore Duncan
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Altezza 211 cm
Peso 118 kg
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Ala grande / centro
Squadra San Antonio Spurs San Antonio Spurs
Carriera
Giovanili

1993-1997
Saint Dunstan's Episcopal
W.F. Dem. Deacons W.F. Dem. Deacons
Squadre di club
1997- San Antonio Spurs San Antonio Spurs 1180
Nazionale
1999-2004 Stati Uniti Stati Uniti 27
Palmarès
Bandiera olimpica  Olimpiadi
Bronzo Atene 2004
 Campionati Americani
Oro Porto Rico 1999
Oro Porto Rico 2003
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 18 aprile 2013

Timothy Theodore "Tim" Duncan (Christiansted, 25 aprile 1976) è un cestista statunitense, professionista nella NBA con i San Antonio Spurs. Gioca nel ruolo di ala/pivot: alto 211 cm, ha un peso-forma di 118 kg. È considerato una delle migliori ali grandi di tutti i tempi[1], nonché uno dei giocatori più forti della storia.

Vincitore di ben 4 titoli NBA, spiccano tra i premi individuali due MVP della regular season e tre come MVP delle finali NBA. È stato inoltre eletto da Sports Illustrated come miglior giocatore della decade 2000-2010[2].

È il capitano dei San Antonio Spurs, squadra nella quale milita da inizio carriera. È stato la prima scelta del Draft NBA 1997 dove si è dichiarato eleggibile dopo aver terminato il college.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica sorgente]

Tim Duncan è un'ala grande, ma può giocare anche da centro. È un ottimo difensore, come dimostrato dalle numerose apparizioni nell'NBA All-Defensive Team[3]. Grazie alla doppia doppia di media in carriera in punti e rimbalzi è sempre stato uno dei giocatori più completi, più dominanti e più consistenti[4] dell'intera NBA diventando un perenne candidato al titolo di MVP (vinto per due volte) e al titolo di miglior difensore dell'anno. Oltre queste impressionanti statistiche, il famoso centro Bill Russell lo ha reputato come uno dei giocatori più efficienti della sua generazione e ne ha lodato le doti da passatore[5].

Possiede parco offensivo davvero numeroso, che va dal post basso al tiro dalla media distanza, dalla schiacciata esplosiva al terzo tempo tra i difensori; straordinario è anche il suo lavoro di piedi e le sue grandi finte di tiro e di passaggio che mandano molto spesso a vuoto il difensore avversario. I suoi detrattori lo hanno definito "noioso" a causa del suo stile di gioco che appunto predilige la tecnica alla giocata spettacolare e la rivista Sports Illustrated dopo il suo primo titolo lo definì "un noioso e calmo MVP"[6] ma è apprezzatissimo dai fan e critici della pallacanestro, tra i quali Kareem Abdul Jabbar[7]. Nei playoff si trasforma, le sue medie crescono in tutto, anche se una delle sue lacune sono i tiri liberi nei quali ha una percentuale di realizzazione che non supera il 70%[8]. Ha ottenuto la reputazione di "clutch player"[9], ovvero di giocatore capace di decidere la partita nei momenti finali, diventando così il leader della sua squadra.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Inizi nel nuoto[modifica | modifica sorgente]

Da piccolo pratica il nuoto, sotto la supervisione di sua madre, e a 14 anni è considerato uno degli atleti più promettenti sui 400 metri stile libero.

La preparazione per le Olimpiadi di Barcellona 1992 continua senza problemi fino a quando, nel 1989, l'uragano Hugo devasta completamente la città, scoperchiando la piscina. Una delle poche "infrastrutture" salvatasi dalla furia distruttrice dell'uragano è un modesto canestro di un suo vicino di casa. Qui Tim può sfogarsi, dimenticandosi dei problemi che affliggono la sua famiglia (sua madre, infatti, era malata terminale di cancro).

La pallacanestro al college[modifica | modifica sorgente]

Innamoratosi della pallacanestro, decide di aggregarsi alla rappresentativa locale che, nel periodo estivo, affronta alcune squadre dell'NCAA. La fortuna vuole che durante una di queste partite, non sapendo come fermare Alonzo Mourning, i responsabili della sua squadra decidono di farlo marcare proprio a Tim, il quale si esibisce in una serie di giocate difensive che annichiliscono Mourning[10].

Dopo la sfida molti talent scout accorsero a vedere il nuovo fenomeno e fra tutte le università sceglie la Wake Forest University, dove nel corso dei quattro anni diventa un giocatore dominante. Il suo stile di gioco già dalle prime partite si rivelò semplice ma efficace: gioco in post basso, tiri dalla media distanza in attacco e difesa solida dall'altra parte del campo.

Ad inizio stagione NCAA del 1994-95 molti parlavano di lui come probabile top pick al Draft NBA nel caso si fosse reso eleggibile[10], ma Tim decise di continuare la sua esperienza al college rifiutando quindi di entrare subito nella lega maggiore. Fu un'ottima annata per lui dato che raggiunse la convocazione All-ACC First Team, fu nominato miglior difensore dell'anno e ottenne medie di 16,8 punti e 12,5 rimbalzi[10]. Nel campionato NCAA 1995-96 diventa il leader assoluto della propria squadra guidandola alle Sweet 16, ma non riesce a portarli più avanti complice un'influenza. Viene nominato ancora una volta miglior difensore dell'anno e segna una media di 19,8 punti. A fine stagione ancora molte voci lo vedono protagonista per il Draft NBA, ma ancora una volta lui decide di rimanere al college[10].

Tim è stato un All-American e nel 1997, annata nella quale vince all'unanimità il John R. Wooden Award, mantiene una media di 20,8 punti e ben 14,7 rimbalzi a partita e vince per la terza volta consecutiva il premio come miglior difensore dell'anno. A differenza di molti altri giocatori NBA di quel periodo Duncan decise di rimanere al college per tutti i 4 anni, durante i quali ha vinto tre volte di migliore difensore ed è stato due volte miglior giocatore dell'ACC. Nel 1996 fu il primo per punti, rimbalzi, percentuale al tiro e stoppate nella sua conference, ed è stato il primo nella storia dell'NCAA a superare i 1.500 punti, 1.000 rimbalzi, 400 stoppate e 200 assist.

NBA[modifica | modifica sorgente]

Draft ed esordio[modifica | modifica sorgente]

Viene poi preso a sorpresa dai San Antonio Spurs come prima scelta assoluta al Draft NBA del 1997. La sorpresa fu dovuta al fatto che alla lotteria i favoritissimi per la prima scelta erano i Boston Celtics, tanto che oramai i giornali parlavano del caraibico come il prescelto per risollevare le sorti di una franchigia storica allo sbando da alcuni anni. Duncan non era affatto contento della prospettiva di andare ai Celtics. Temeva sia il rigido clima di Boston, sia le forti pressioni dei media. Con un gran colpo di fortuna, invece, la franchigia texana degli Spurs viene pescata alla lotteria, aggiudicandosi il numero 1. La dirigenza degli Speroni senza alcun dubbio sceglie Tim.

Nella NBA si mette subito in mostra vincendo il premio come matricola dell'anno nella stagione 1997-98 ottenendo 113 preferenze su 116.

Il primo titolo[modifica | modifica sorgente]

L'anno seguente i San Antonio Spurs mettono insieme una squadra in grado di puntare in alto, contando soprattutto sui due lunghi Duncan e David Robinson, mirando a interrompere il dominio dei Chicago Bulls, da quell'anno privi di Michael Jordan ritiratosi dopo la vittoria alle Finals del 1998 contro gli Utah Jazz. Duncan conduce i San Antonio Spurs al titolo NBA sconfiggendo i New York Knicks a gara-5, e si aggiudica anche il premio di MVP delle finali, diventando il primo giocatore nella storia NBA a vincere il premio nella sua stagione da sophomore (giocatore al secondo anno nella NBA). Le sue prestazioni, nonostante un solo anno di carriera alle spalle, sono di livello altissimo: segna con ottime percentuali (51,1%) e in abbondanza, cattura molti rimbalzi. In 17 partite di playoff riesce a realizzare ben 10 doppie doppie. Di particolare rilevanza poi le partite contro i Knicks[11]: 27 punti, 14 rimbalzi, 2,2 stoppate in 45,8 minuti di media a gara.

Un giovane Duncan al tiro libero

Consacrazione assoluta e dinastia texana[modifica | modifica sorgente]

Nell'annata 2002-03 viene nominato MVP della stagione, premio che vince anche nella stagione seguente, in cui guida per la seconda volta San Antonio al titolo NBA. Per giungere al secondo anello gli Spurs hanno la meglio sui New Jersey Nets di Jason Kidd per 4-2. Alle critiche di quei pochi che lo accusavano di vincere solo grazie all'aiuto di David Robinson, Duncan risponde da vero leader, giocando quasi alla perfezione, e collezionando prestazioni monster: in gara 6 mette a referto ben 21 punti, 20 rimbalzi, 10 assist e 8 stoppate (record delle finali eguagliato), sfiorando una storica "quadrupla doppia". Al termine delle finali le sue medie conteranno 24,2 punti, 17,0 rimbalzi, 5,3 assist e 5,3 stoppate (record), che gli varranno un altro titolo di MVP.

L'anno seguente Tim e i suoi compagni non riescono a ripetersi, fermati nel loro cammino dai Los Angeles Lakers del duo Shaq-Kobe. I losangelini eliminano San Antonio per 4-2, ma verranno a loro volta fermati in finale dagli agguerritissimi Detroit Pistons di Chauncey Billups e coach Larry Brown. La serie tra texani e californiani rimarrà comunque nella storia per l'epilogo thrilling di gara-5: con i Lakers avanti di un punto Duncan segna un canestro impossibile riportando i suoi avanti 73-72 con 0,4 secondi da giocare. La vittoria sembra ormai in pugno. A gelare l'SBC Center arriva invece il miracoloso canestro di Derek Fisher, che manda a bersaglio il classico "tiro della disperazione", fissando il punteggio finale sul 74-73 per Los Angeles. La dirigenza dei San Antonio Spurs sosterrà poi nella conferenza stampa post-gara che il cronometro degli arbitri era partito in ritardo, ma non espone alcun reclamo alla Lega, accettando la decisione presa dagli arbitri alla moviola. La sconfitta sul parquet amico ribalta però il fattore campo, che era in favore di San Antonio, e risulta decisiva per la sconfitta finale nella serie.

Duncan in attacco contro Ben Wallace.

Nella stagione 2004-2005 Duncan non è al meglio, tormentato per tutta la regular season dalla fascite plantare. Riesce comunque, grazie anche al continuo miglioramento dei suoi compagni (in particolare di Emanuel Ginóbili), a trascinare la squadra alla finale contro Detroit. I Pistons sono anch'essi una squadra molto solida e difensiva, e danno vita ad una delle finali più combattute di sempre, che si conclude in gara 7 con la vittoria di San Antonio per 81-74 e la conquista del terzo titolo. Nonostante le difficoltà fisiche, Tim viaggia ad una media di quasi 21 punti e 14 rimbalzi, e si aggiudica per la terza volta il premio di miglior giocatore delle finali battendo per 6 voti a 4 Ginóbili. Il voto tiene conto delle normali gerarchie che ci sono all'interno delle squadre NBA, penalizzando però di fatto il fenomeno argentino, che secondo molti critici sportivi avrebbe meritato almeno l'ex aequo, se non di più.

Nel 2005-2006 il caraibico viene torturato dalla fascite plantare che ne limitò i movimenti e lo "costrinse" per la prima volta al secondo quintetto ideale, anziché del primo. Tim e compagni non vanno al di là delle semifinali di conference: complice un sistema che assegna le teste di serie ai play-off in maniera non totalmente meritocratica (che infatti verrà rimodificato già dall'anno successivo) San Antonio incontra prima del previsto i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki, loro principali rivali nella Western Conference per la conquista del titolo. La compagine del tedesco riesce ad avere la meglio sugli speroni texani al termine di una serie epica, che si conclude solo al supplementare della decisiva gara-7, dove il senegalese DeSagana Diop, complice la maggior freschezza, annulla un Duncan fino a quel momento dominante, condannando il caraibico e compagni ad una vacanza anticipata e confermando la tradizione negativa degli Spurs negli anni pari.

Il 2006-07 vede di nuovo i texani protagonisti nella post-season. Il mese in più di vacanza rispetto all'anno precedente fa bene sia a Duncan che ai suoi compagni, che nonostante una partenza stentata nella regular season ritrovano solidità e affiatamento giungendo nuovamente in finale a combattere per il titolo, ma non senza aver superato grandi difficoltà nel corso dei playoff. In semifinale di conference affrontano infatti gli ostici Phoenix Suns guidati in panchina da Mike D'Antoni e in campo dal fenomenale playmaker canadese Steve Nash, vincitore degli ultimi due titoli di MVP della regular season, in quella che si rivelerà poi la serie più difficile di tutti i playoff. San Antonio soffre molto la squadra dell'Arizona, e lo stesso vale per Tim che, anche marcato in maniera molto fisica ed efficace da Kurt Thomas, non riesce ad esprimersi al meglio in un primo momento ma poi alza il livello del suo gioco tanto da ottenere medie di 26,8 punti, 13,7 rimbalzi, 4,2 stoppate. La serie è dura, equilibrata e combattuta, ma alla fine gli Spurs riescono a prevalere in 6 gare. In finale poi hanno buon gioco dei Cleveland Cavaliers della stella nascente LeBron James, che non vincono nemmeno una partita, finendo sconfitti per 4-0. Duncan per la prima volta, nonostante i suoi 22,2 punti, 11,5 rimbalzi, 3,3 assist, ed un incredibile apporto difensivo, non vince il titolo di miglior giocatore delle finali, che va meritatamente a Tony Parker, che segna nella serie 24,5 punti di media, tirando con il 57%.

Fine dell'era Spurs e prosieguo di carriera leggendaria[12][modifica | modifica sorgente]

TD in azione contro Andrew Bynum

Nella National Basketball Association 2007-2008 le sue cifre si mantengono a livelli altissimi, così come il suo livello di gioco[11]: conduce gli Spurs alle finali della Western Conference dopo essere giunti terzi in regular season. Tim mantiene medie molto buone: 19,1 punti, 11,3 rimbalzi, 2,8 assist, 1,95 stoppate. Realizza 15 doppie-doppie e 4 triple doppie in stagione regolare, mentre durante i playoff è memorabile la sua prestazione contro i Phoenix Suns in gara 1. Questa partita, quasi vinta dai Suns a due secondi dalla fine in vantaggio di tre, fu risollevata grazie ad una tripla alla sirena di Duncan, che fissò il risultato sul 104-104 alla fine del primo tempo supplementare. La partita venne risolta poi nel secondo supplementare, e il big man degli Spurs chiuse con 40 punti, 15 rimbalzi, 5 assist e 3 stoppate.

Nelle finali di conference contro i Los Angeles Lakers lotta da vero leader[13], e i numeri testimoniano grandi partite come gara 1 (30 punti e 18 rimbalzi), gara 3 (22 punti e 21 rimbalzi), e gara 5 (19 punti, 15 rimbalzi e 10 assist).

L'annata 2008-09 gli Spurs vinsero la Southwest Division con un record 52-28. Duncan è il ventiquattresimo miglior marcatore della lega (19,1 punti), il quarto miglior rimbalzista (10,7 a partita), l'undicesimo migliore nelle stoppate (1,68), facendo anche un buon numero di assist (3,5 a partita). Durante questa stagione soffre di tendinite ad un ginocchio a febbraio, ed è costretto a saltare alcune partite. È però in forma per i playoff, dove non riesce a condurre San Antonio oltre il primo turno (sconfitti 4-1 dai Dallas Mavericks). Le cifre mostrano un sensibile calo di utilizzo da parte di Coach Gregg Popovich del suo campione: ha all'incirca 7 minuti di media in meno a partita nel dopo-stagione regolare, segno di un non completo recupero ancora dai travagli fisici. Nonostante questo segna quasi 20 punti a partita nelle sole 5 gare di playoff disputate.

Il 12 dicembre 2010, in occasione della partita contro i Blazers, raggiunge quota 1000 partite in NBA, tutte con la maglia degli Spurs.

Nella stagione della National Basketball Association 2011-2012 vede abbassarsi il suo minutaggio per partita, a causa dell'età e per dare spazio ai numerosi giocatori in panchina ma nonostante ciò riesce a tenere il livello del suo gioco molto alto. Supera anche un'altra leggenda quale Larry Bird per punti segnati in carriera. Approda nuovamente ai playoff vincendo la Southwest Division con un record di 50-16, secondo solo ai Chicago Bulls. Le sue medie sono 15.4 punti e 9.0 rimbalzi a partita. I playoff iniziano nel migliore dei modi dato che gli Spurs superano con facilità i primi due turni battendo gli Utah Jazz e i Los Angeles Clippers ma una volta arrivati in finale di Conference affrontano i giovani Oklahoma City Thunder trascinati dall'emergente Kevin Durant. Gli Spurs iniziano benissimo la serie andando avanti 2-0 e raggiungendo una striscia di 20 vittorie consecutive, purtroppo per loro ad Oklahoma City la serie cambia totalmente e si conclude 4-2 a favore dei Thunder nonostante una gara 6 del caraibico da 25 punti e 14 rimbalzi.

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Ha fatto parte della Nazionale di pallacanestro degli Stati Uniti che ha conquistato la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Atene 2004. Figurava anche nella lista iniziale dei convocati della selezione americana che avrebbe poi vinto l'oro alle Olimpiadi di Sydney 2000, ma un infortunio gli precluse la possibilità di partecipare ai Giochi. Fu sostituito da Antonio McDyess.

Statistiche[modifica | modifica sorgente]

Tim Duncan in azione contro i Lakers

Finora nella NBA ha mantenuto una media di 20,3 punti, 11,3 rimbalzi, 3,1 assist e 2,2 stoppate. Nei Playoff NBA conta 22,6 punti, 12,4 rimbalzi, 3,4 assist e 2,6 stoppate.

Il 22 gennaio 2010 raggiunge quota 20.000 punti nel campionato NBA contro gli Houston Rockets, chiudendo la partita con 25 punti, 14 rimbalzi e 2 assist, cifre notevoli ma non sufficienti per evitare la sconfitta: a prevalere sono i Rockets, con un punteggio di 116-109.

Il 15 gennaio 2012 raggiunge i 21.289 punti segnati in carriera, durante la partita disputata contro i Phoenix Suns, mettendo a referto uno score di 24 punti e 11 rimbalzi nella vittoria per 102-91. Con questo risultato, Duncan supera nella classifica marcatori all time Gary Payton (fermo a 21.813 punti), collocandosi al 26º posto generale. Due settimane prima aveva superato un mostro sacro come Larry Bird (27° a 21.791 punti).

Il 31 maggio 2012 mettendo a referto la 477° stoppata in carriera nel post season supera Kareem Abdul-Jabbar diventando il miglior stoppatore nella storia dei Playoff[14].

È inoltre uno degli unici 5 giocatori nella storia della lega a mettere a segno una tripla doppia in una finale decisiva NBA, segnando 21 punti, prendendo 20 rimbalzi e fornendo 10 assist[15].

Da inizio carriera a oggi, in 15 stagioni ha totalizzato in totale 1.111 partite con gli Spurs, 22.558 punti, 12.533 rimbalzi, 3.428 assist e 2.469 stoppate. Nei play-off invece in 187 presenze ha totalizzato 4.169 punti, 2.274 rimbalzi, 635 assist e 478 stoppate.

Regular season[modifica | modifica sorgente]

Anno Squadra PG PI MPG FG% 3P% FT% OFF DIF RPG APG PRPG SPG PPG
1997-1998 San Antonio 82 82 39,1 54,9 0,0 66,2 3,3 8,6 11,9 2,7 0,7 2,5 21,1
1998-1999 San Antonio 50 50 39,3 49,5 14,3 69,0 3,2 8,2 11,4 2,4 0,9 2,5 21,7
1999-2000 San Antonio 74 74 38,9 49,0 9,1 76,1 3,5 8,9 12,4 3,2 0,9 2,2 23,2
2000–2001 San Antonio 82 82 38,7 49,9 25,9 61,8 3,2 9,0 12,2 3,0 0,8 2,3 22,2
2001–2002 San Antonio 82 82 40,6 50,8 10,0 79,9 3,3 9,4 12,7 3,7 0,7 2,5 25,5
2002–2003 San Antonio 81 81 39,3 51,3 27,3 71,0 3,2 9,7 12,9 3,9 0,7 2,9 23,3
2003–2004 San Antonio 69 68 36,6 50,1 16,7 59,9 3,3 9,2 12,4 3,1 0,9 2,7 22,3
2004–2005 San Antonio 66 66 33,4 49,6 33,3 67,0 3,1 8,0 11,1 2,7 0,7 2,6 20,3
2005–2006 San Antonio 80 80 34,8 48,4 40,0 62,9 2,9 8,1 11,0 3,2 0,9 2,0 18,6
2006–2007 San Antonio 80 80 34,1 54,6 11,1 63,7 2,7 7,9 10,6 3,4 0,8 2,4 20,0
2007–2008 San Antonio 78 78 34,0 49,7 0,0 73,0 3,0 8,3 11,3 2,8 0,7 2,0 19,3
2008–2009 San Antonio 75 75 33,7 50,4 0,0 69,2 2,7 8,0 10,7 3,5 0,5 1,7 19,3
2009–2010 San Antonio 78 77 31,3 51,8 18,2 72,5 2,8 7,3 10,1 3,2 0,6 1,5 17,9
2010–2011 San Antonio 76 76 28,4 50,0 0,0 71,6 2,2 6,7 8,9 2,7 0,7 1,9 13,4
2011-2012 San Antonio 58 58 28,2 49,2 0,0 69,5 1,9 7,1 9,0 2,3 0,7 1,5 15,4
2012-2013 San Antonio 69 69 30,1 50,2 28,7 81,7 1,8 8,1 9,9 2,7 0,7 2,6 17,8
Carriera 1180 1178 35,1 50,7 18,2 69,3 2,9 8,3 11,2 3,1 0,7 2,2 20,2
All-Star 14 12 21,0 54,9 25,0 76,5 2,6 6,4 9,1 2,1 0,9 0,6 9,9

Play-off[modifica | modifica sorgente]

Year Team PG PI MPG FG% 3P% FT% OFF DIF RPG APG PRPG SPG PPG
1998 San Antonio 9 9 41,6 52,1 0,0 66,7 2,2 6,8 9,0 1,9 0,6 2,6 20,7
1999 San Antonio 17 17 43,1 51,1 0,0 74,8 3,2 8,2 11,5 2,8 0,8 2,6 23,2
2001 San Antonio 13 13 40,5 48,8 100 63,9 4,2 10,3 14,5 3,8 1,1 2,7 24,4
2002 San Antonio 9 9 42,2 45,3 33,3 82,2 3,1 11,3 14,4 5,0 0,7 4,3 27,6
2003 San Antonio 24 24 42,5 52,9 0,0 67,7 4,0 11,4 15,4 5,3 0,6 3,3 24,7
2004 San Antonio 10 10 40,5 52,2 0,0 63,2 3,3 8,0 11,3 3,2 0,8 2,0 22,1
2005 San Antonio 23 23 37,7 46,4 20,0 71,7 3,8 8,7 12,4 2,7 0,4 2,3 23,6
2006 San Antonio 13 13 37,9 57,3 0,0 71,8 2,5 8,0 10,5 3,3 0,8 1,9 25,8
2007 San Antonio 20 20 36,8 52,1 0,0 64,4 3,6 7,8 11,4 3,2 0,6 3,1 22,2
2008 San Antonio 17 17 39,2 44,9 20,0 62,6 3,6 10,9 14,5 3,3 0,9 2,1 20,2
2009 San Antonio 5 5 32,8 53,2 0,0 60,7 2,4 5,6 8,0 3,2 0,6 1,2 19,8
2010 San Antonio 10 10 37,3 52,0 50,0 47,8 3,0 6,9 9,9 2,6 0,8 1,7 19,0
2011 San Antonio 6 6 35,3 47,8 0,0 62,5 2,7 7,8 10,5 2,7 0,5 2,5 12,7
2012 San Antonio 14 14 33,1 49,5 0,0 70,7 2,3 7,1 9,4 2,8 0,7 2,1 17,4
Carriera 190 190 39,0 50,1 16,1 67,9 3,3 8,8 12,1 3,4 0,7 2,5 22,3
Legenda
  PG Partite giocate   PI  Partite iniziate  MPG  Minuti a partita
 FG%   % dal campo  3P%   % da tre punti  FT%   % tiro libero
 OFF  Rimbalzi offensivi a partita  DIF  Rimbalzi difensivi a partita  RPG  Rimbalzi a partita
 APG  Assist a partita  PRPG  Palle rubate a partita  SPG  Stoppate a partita
 PPG  Punti a partita  Grassetto  Career high

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

NCAA[modifica | modifica sorgente]

Individuali[modifica | modifica sorgente]

NBA[modifica | modifica sorgente]

Squadra[modifica | modifica sorgente]

San Antonio Spurs: 1999, 2003, 2005, 2007

Individuali[modifica | modifica sorgente]

2002, 2003
1999, 2003, 2005
1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2013
First Team: 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2007, 2013
Second Team: 2006, 2008, 2009
Third Team: 2010
  • NBA All-Defensive Team:
First Team: 1999, 2000, 2001, 2002, 2003, 2005, 2007, 2008
Second Team: 1998, 2004, 2006, 2009, 2010, 2013

Nazionale[modifica | modifica sorgente]

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Duncan e gli Spurs alla Casa Bianca

Fuori dal campo Tim è una persona tranquilla e umile, che non ama apparire spesso nei media, non partecipa spesso a programmi televisivi o simili, e non possiede una propria pagina Facebook o Twitter. Ha solo un sito web nel quale comunica notizie e informazioni sulla sua fondazione. La Tim Duncan Fondation è impegnata in svariati campi, dall'educazione e lo sport dei giovani, alla ricerca nel campo della salute, specie nella lotta contro il cancro al seno.

Ha due sorelle maggiori, Cheryl e Tricia, entrambe grandi nuotatrici: la seconda ha nuotato per gli Stati Uniti alle Olimpiadi di Seoul 1988. Tim afferma che la sua famiglia, specie sua madre, è la sua fonte d'ispirazione principale, tanto che una frase dettagli da questa ("Good, Better, Best. Never let it rest / Until your Good is Better, and your Better is your Best"/ "Bene, Meglio, Massimo/ Mai riposarsi finché il tuo bene non diviene meglio, e il tuo meglio diventa il tuo massimo") è divenuta il suo personale motto[16]. Dentro e fuori dal campo, crede che i valori più importanti siano dedizione, lavoro di squadra e fratellanza. Ha scelto il numero 21 perché era il medesimo portato da suo fratello al college, e ritiene che il giocatore che lo ha ispirato di più sia la leggenda dei Los Angeles Lakers Magic Johnson.

È stato sposato dal 2001 al 2013 con Amy, con la quale ha avuto una figlia di nome Sydney, nata del 2005, e un figlio di nome Draven, nato nel 2007.

Possiede una laurea in psicologia ottenuta nei suoi anni a Wake Forest, ed ama le feste in atmosfera rinascimentali, nonché il gioco di ruolo Dungeons & Dragons.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Tim Duncan is the Greatest Power Forward in NBA History.
  2. ^ Tim Duncan, Kobe Bryant, Shaquille O'Neal dominate NBA decade - 2000s: The Decade in Sports - SI.com Tim Duncan, Kobe Bryant, Shaquille O'Neal dominate NBA decade.
  3. ^ San Antonio Teammates Bowen and Duncan Top 2006-07 NBA All-Defensive Team Selections.
  4. ^ Spurs Dethrone Pistons To Take Third NBA Title.
  5. ^ Russell, Bill, "Quality Basketball", nba.com, May 29, 2007. Retrieved June 4, 2007.
  6. ^ CNN/SI - 1999 NBA Playoffs - Duncan: A quiet, boring, dominant MVP - Monday June 28, 1999 09:45 PM
  7. ^ Hareas, John, "Q&A: Kareem on teaching, the Lakers and Tim Duncan", nba.com, March 10, 2009. Retrieved March 12, 2009.
  8. ^ Tim Duncan.
  9. ^ The 25 most clutch players in Nba Finals history.
  10. ^ a b c d Tim Duncan Biography, jockbio.com. Retrieved April 19, 2007.
  11. ^ a b NBA.com : Tim Duncan Bio Page
  12. ^ Tim Duncan: The NBA's Unappreciated Legend - Yahoo! Voices - voices.yahoo.com
  13. ^ Tim Duncan - ArmchairGM Wiki - Sports Wiki Database
  14. ^ Tim Duncan supera Kareem Abdul Jabbar nel conto delle stoppate ai PO.
  15. ^ Nba players recorded triple double in Title clinching games.
  16. ^ slamduncan.com - 21

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