Los Angeles Lakers

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Los Angeles Lakers
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Segni distintivi
Uniformi di gara
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Casa
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Trasferta
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{{{terza divisa}}}
Colori sociali 600px colori lakers.svg Viola e giallo
Dati societari
Città Los Angeles, California
Paese Stati Uniti Stati Uniti
Conference Western Conference
Division Pacific Division
Fondazione 1946
Denominazione Detroit Gems
1946-1947
Minneapolis Lakers
1947-1960
Los Angeles Lakers
1960-presente
Proprietario Stati Uniti Jeanie Buss
General manager Stati Uniti Mitch Kupchak
Allenatore Stati Uniti Byron Scott
Palazzetto Staples Center
(19.060 posti)
Sito web www.nba.com/lakers
Palmarès
Larry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.png
Titoli NBA 16
Titoli di Conference 31
Titoli di Division 23
Titoli NBL 1

I Los Angeles Lakers sono una delle trenta squadre di pallacanestro che militano nella NBA (National Basketball Association), il campionato professionistico degli Stati Uniti d'America. I Lakers disputano le loro partite casalinghe allo Staples Center che dividono con i rivali Los Angeles Clippers e con la squadra femminile Los Angeles Sparks.

I Lakers hanno vinto complessivamente 16 titoli NBA (secondi solo ai Boston Celtics), cinque dei quali a Minneapolis prima di trasferirsi a Los Angeles nella stagione 1960-1961.

Detengono, al termine della stagione 2008-2009, il record del più alto numero di partite vinte (2.905) e il più alto numero di finali disputate (31). Detengono anche il record di vittorie consecutive per uno sport professionistico americano (ovviamente record anche NBA) pari a 33, stabilito tra il 5 novembre 1971 e il 7 gennaio 1972.

14 membri della Hall of Fame hanno indossato la maglia dei Lakers; altri quattro (John Kundla, Bill Sharman, Pat Riley e Phil Jackson) hanno allenato la squadra. 4 giocatori dei Lakers (Kareem Abdul-Jabbar, Magic Johnson, Shaquille O'Neal e Kobe Bryant) hanno vinto il premio come miglior giocatore dell'anno (MVP).

Storia della franchigia[modifica | modifica wikitesto]

1946-1959: La nascita e gli inizi a Minneapolis[modifica | modifica wikitesto]

La storia dei Lakers comincia nel 1946 quando Ben Berger e Maurizio Chalfen comprarono i Detroit Gems dalla National Basketball League per 15.000 dollari. La squadra fu trasferita a Minneapolis nel 1947. Potendo contare già su una squadra solida con Jim Pollard e il playmaker Herm Schaefer, l'unico innesto di spessore fu il centro George Mikan considerato tra i pionieri del basket americano. Con quest’ultimo a guidare la squadra i Lakers vinsero, al loro primo anno, la propria Division con un record di 43 vittorie e 17 sconfitte. Nel campionato BAA del 1949 i Lakers continuarono il loro dominio battendo i Washington Capitols 3-1 in finale, e vincendo ancora il titolo nel 1950 contro i Syracuse Nationals per 4-2. La stagione seguente, la squadra migliorò il proprio record portandolo a 44 vittorie e 24 sconfitte vincendo la Western Division. Nei playoff vinsero in tre partite contro gli Indianapolis Olympians, ma furono sconfitti dai Rochester Royals il turno successivo. La squadra detiene il record per la partita con il minor punteggio nella storia dell'NBA assieme ai Fort Wayne Pistons: il 22 novembre 1950, i Lakers erano in vantaggio fino all'ultimo quarto, quando i Pistons si portarono in testa e vinsero per 19 a 18. Questo avvenne in un periodo in cui non erano ancora state introdotte regole che velocizzassero il gioco, come ad esempio la regola dei 24 secondi. Nella stagione 1951-1952 i Lakers vinsero 40 partite terminando al secondo posto nella propria Division. In finale, contro i New York Knicks, i giallo-viola si imposero dopo sette partite molto combattute. Con un record di 48-22 i Lakers nella stagione 1952-1953 andarono nuovamente alle finali NBA battendo prima i Fort Wayne Pistons nella finale di Conference e poi i Knicks per il titolo, Mikan divenne il primo Laker a vincere l'MVP dell'All-Star Game. Sebbene la stella dei Lakers, George Mikan, patì un problema al ginocchio per l'intera stagione 1953-1954 egli riuscì a segnare 18 punti di media a partita grazie anche all’aiuto del rookie Clyde Lovellette. La squadra vinse, così, il terzo titolo consecutivo battendo i Syracuse Nationals in sette gare. In seguito al ritiro di Mikan al termine della stagione, la squadra riuscì comunque a vincere 40 partite. Nonostante la vittoria contro i Royals al primo turno dei playoff, la squadra fu sconfitta dai Fort Wayne Pistons il turno successivo. Negli ultimi cinque anni della decade i Lakers non riuscirono più a vincere almeno il 50% delle partite e non tornarono più a disputare le finali. Con l'arrivo della stella Elgin Baylor che vinse il NBA Rookie of the Year Award e il MVP dell'All-Star Game nel 1958-1959 i Lakers tornarono alle finali dove furono sconfitti per 4-0 dai Boston Celtics.

1959-1974: Trasferimento a Los Angeles e la rivalità con i Celtics[modifica | modifica wikitesto]

Sconfitte nelle finali[modifica | modifica wikitesto]

Al loro ultimo anno a Minneapolis i Lakers stabilirono un record negativo di 25 vittorie 50 sconfitte ottenendo così il diritto per la seconda chiamata al draft e scelsero Jerry West proveniente dalla West Virginia University. Durante l’offseason del 1960 la squadra diventò la più importante della costa occidentale quando Bob Short decise di spostarsi a Los Angeles. Nonostante la squadra potesse contare sui futuri Hall of Famers Elgin Baylor, Jerry West e Gail Goodrich le speranze di vittoria del titolo non si concretizzarono nei loro primi cinque anni a Los Angeles, poiché la squadra perse 4 finali NBA contro i Boston Celtics di Bob Cousy e Bill Russell nel 1962, 1963, 1965, 1966. Dopo aver giocato per sette stagioni alla Los Angeles Memorial Sports Arena la squadra si spostò in un nuovo palazzetto, il Forum. Nella stagione 1967-1968, i Lakers furono nuovamente sconfitti alle finali dai Celtics. Il 9 luglio 1968 fu acquistato Wilt Chamberlain dai Philadelphia 76ers per Darrell Imhoff, Archie Clark e Jerry Chambers. I Lakers e i Celtics si incontrarono di nuovo alle finali del 1969 con i lacustri che avevano il vantaggio del campo in tutta la serie, con l'eventuale gara decisiva in casa. Tuttavia non poterono nulla contro gli storici rivali e persero il titolo in sette gare. I Celtics ottennero così il loro undicesimo titolo in tredici anni. Jerry West fu nominato primo Finals MVP ed è l'unico giocatore ad aver vinto il premio nonostante avesse perso le finali. Nel 1970 la squadra tornò a disputare le finali e per la prima volta gli avversari non furono i Celtics. I New York Knicks vinsero 4 a 3. La stagione seguente i Lakers persero contro i Milwaukee Bucks guidati da Lew Alcindor (ora conosciuto come Kareem Abdul-Jabbar) alle finali della Western Conference.

Il titolo 1972[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 1971-1972 portò forti cambiamenti. Il proprietario della franchigia Jack Kent Cooke prese come allenatore Bill Sharman, mentre Elgin Baylor annunciò il ritiro all’inizio della stagione dopo aver appreso di avere un problema alle gambe. La squadra, tuttavia, riuscì a vincere 14 partite di fila a novembre e 16 partite di fila a dicembre. A gennaio seguirono altre tre vittorie consecutive prima di arrestare a 33 vittorie consecutive la straordinaria striscia record contro i Milwaukee Bucks. Quell'anno i Lakers vinsero 69 partite stabilendo il nuovo record NBA rimasto tale fino a quando i Chicago Bulls vinsero 72 partite nella stagione 1995-1996. Chamberlain ottenne la media personale più bassa di punti a partita (14,8), ma guidò la classifica dei rimbalzi con una media di 19,2 a partita. Jerry West fu il miglior uomo assist della stagione con 9,7 assist e una media di 25 punti a partita e vinse MVP dell'All-Star Game. Alla fine della stagione Bill Sharman fu nominato coach dell’anno. Alle finali i Lakers sconfissero i New York Knicks ottenendo, così, il loro primo titolo a Los Angeles (sesto complessivo) e Chamberlain fu eletto Finals MVP.

Durante la stagione 1972-1973 i Lakers non riuscirono a migliorare il record di vittorie dell’anno precedente, ma vinsero comunque la propria Division con 60 vittorie. Wilt Chamberlain vinse di nuovo il titolo come miglior rimbalzista. La squadra trionfò contro i Chicago Bulls dopo sette partite durante le semifinali di Conference, e poi sconfisse i Golden State Warriors nelle finali della Western Division.

La finale persa e i ritiri[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1973 i Lakers incontrarono nuovamente i Knicks in finale, ma stavolta furono battuti nettamente in cinque partite. L’anno successivo Chamberlain si ritirò dopo 15 anni di carriera NBA. La stagione 1973-1974 proseguì con i problemi alle gambe per Jerry West che giocò solo 31 partite. Gail Goodrich guidò la squadra a vincere la Pacific Division con un record di 47-35. Ai playoff i Lakers furono sconfitti dai Milwaukee Bucks alle semifinali di Conference. La stagione seguente iniziò con il ritiro di West dopo 14 anni di carriera NBA.

1974-1979: Kareem e gli inizi dello Showtime[modifica | modifica wikitesto]

Il gancio cielo di Kareem Abdul-Jabbar

Dopo aver saltato i playoff nella stagione 1974-1975 i Lakers acquistarono Kareem Abdul-Jabbar, il giocatore più forte del campionato a quei tempi. Esperto in ganci cielo e stoppate, Abdul-Jabbar vinse il premio di MVP nella stagione 1975-1976 guidando la classifica nei rimbalzi, nelle stoppate e nei minuti giocati. Alla fine della stagione la squadra non riuscì comunque a qualificarsi per i playoff con un record negativo di 40-42. West sostituì Bill Sharman alla guida della squadra e al termine della stagione 1976-1977 i Lakers ottennero il record di 53-29 con Abdul-Jabbar eletto ancora MVP. Sconfissero i Golden State Warriors in sette gare, ma furono battuti alle finali di Conference dai Portland Trail Blazers. Per la stagione successiva i Lakers acquistarono Jamaal Wilkes da Golden State e Adrian Dantley da Indiana e scelsero Norm Nixon ai draft. Nei primi due minuti della prima gara della stagione 1977-1978 contro i Milwaukee Bucks, Abdul-Jabbar prese a pugni Kent Benson per un gomito troppo alto e si ruppe la mano. La squadra vinse 45 partite senza Abdul-Jabbar nei due mesi successivi. Durante la stagione 1978-1979 arrivò il forte difensore Michael Cooper e il team ottenne un record di 47-35, ma fu battuto dai Seattle SuperSonics alle semifinali.

1979-1989: Lo Showtime[modifica | modifica wikitesto]

Magic Johnson e il titolo[modifica | modifica wikitesto]

Durante il draft del 1979 i Lakers selezionarono Earvin Johnson da Michigan State. I Lakers vinsero 60 partite nell’anno da rookie di Magic Johnson con Abdul-Jabbar che vinse il suo terzo titolo di MVP. I Lakers batterono nell'ordine Phoenix Suns e Seattle SuperSonics e sconfissero in gara-6 delle finali del 1980 i Philadelphia 76ers grazie a un'ottima prestazione da parte di Johnson che giocò da centro a causa di un infortunio ad Abdul-Jabbar. Finì la partita con 42 punti, 15 rimbalzi e 7 assist e permise ai Lakers di vincere il settimo titolo (il secondo a Los Angeles), venendo nominato MVP delle finali, riconoscimento mai ottenuto da nessun rookie nella storia della NBA.[senza fonte]

1981 - 1989: la seconda rivalità con Boston[modifica | modifica wikitesto]

L'Hall of Famer Pat Riley, coach dei Los Angeles Lakers dal 1981 al 1990, con cui ha vinto 4 titoli NBA.

L’anno dopo la squadra terminò al secondo posto dietro i Phoenix Suns nella Pacific Division con un record di 54-28 nonostante l’infortunio a Magic Johnson. Ma gli Houston Rockets, guidati da Moses Malone, stopparono i Lakers al primo turno dei playoff. Il proprietario Jerry Buss acquisto il centro Bob McAdoo e licenziò Paul Westhead come allenatore capo dopo che i Lakers iniziarono la stagione 1981-1982 con un record di 7-4. Buss promosse da allenatore in seconda ad allenatore capo Pat Riley il 19 novembre e la squadra vinse 17 delle sue 20 partite successive. I Lakers vinsero il titolo della Pacific Division. La squadra proseguì la propria striscia vincente ai playoffs vincendo nove partite di fila ed aggiudicandosi il titolo di campione con un record di 12-2 battendo i Phoenix Suns, i San Antonio Spurs e i Philadelphia 76ers con Johnson eletto ancora MVP delle finali. Nel draft NBA 1982 i Lakers scelsero James Worthy dal Nord Carolina. Vinsero la Pacific Division con un record di 58-24, avanzando alle finali NBA del 1983 dopo aver battuto Portland e San Antonio nei primi due rounds. I Sixers, tuttavia, guidati da Julius Erving e Moses Malone vinsero il campionato con quattro vittorie consecutive. Nel 1983-1984 inizio un nuovo capitolo della rivalita coi Boston Celtics guidati da Larry Bird, Robert Parish e Kevin McHale che sconfissero i Lakers in finale. Con la stagione 1984-1985, l’era "Showtime" dei Lakers, la più spettacolare e vincente era di una squadra NBA, era all’apice del successo. La squadra vinse per la quarta volta consecutiva la Pacific Division. In finale i Lakers persero gara-1 contro i Celtics di Larry Bird col punteggio di 148-114 in quello che oggi è ricordato come il “Massacro del Memorial Day”. Tuttavia i giallo viola riuscirono a resistere e a battere i Celtics in gara sei al Boston Garden laureandosi campioni per la nona volta con Abdul-Jabbar MVP delle finali.

Nella stagione 1985-1986 nelle prime 27 partite i Lakers ottennero ben 24 vittorie e conclusero la season con 62 vittorie vincendo il loro quinto titolo consecutivo della Pacific Division. Comunque gli Houston Rockets sconfissero i Lakers nella finale della Western Conference in cinque partite con un tiro all'ultimo decimo di secondo di Ralph Sampson. L’anno successivo i Lakers rafforzarono la loro panchina con Mychal Thompson e Wes Matthews e ottennero ben 65 vittorie, la seconda miglior prestazione di sempre della franchigia. I Lakers arrivarono alle finali per la terza volta consecutiva dopo aver battuto Denver, Golden State e Seattle contro i Boston Celtics di Larry Bird e li sconfissero conquistando gara-4 al Boston Garden con un tiro in gancio di Magic a due secondi dalla fine, in una serie che fu vinta dai Lakers per 4-2. Johnson vinse il suo primo MVP della stagione regolare. Nella stagione 1987-1988 i Lakers vinsero il loro settimo consecutivo titolo della Pacific Division e sconfissero in finale i Detroit Pistons per 4 a 3. James Worthy fu nominato MVP delle finali. Nella stagione 1988-1989 la squadra vinse 57 partite arrivando facilmente in finale con un record 11-0 e Johnson vinse l'MVP. Anche questa volta gli avversari furono i Detroit Pistons che riuscirono ad avere la meglio con un netto 4-0 grazie anche agli infortuni di Byron Scott e Magic Johnson.

1989-1999: Il post-Showtime[modifica | modifica wikitesto]

Il calo[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 giugno 1989 Kareem Abdul-Jabbar dopo 20 anni di carriera professionistica annunciò il ritiro e venne sostituito da Vlade Divac e Sam Perkins nel posto di centro, Pat Riley alla sua ultima stagione alla guida dei Lakers vinse il premio coach dell’anno mentre Johnson l'MVP dell'All-Star Game e l'MVP, ma i Lakers fallirono l'approdo in finale. Nel 1990-1991 la squadra disputò un’altra finale, ma fu sconfitta dai Chicago Bulls di Michael Jordan in cinque partite. Il 7 novembre 1991 Magic Johnson annunciò di essere risultato positivo ad un test dell’HIV e che si sarebbe ritirato immediatamente lasciando i Lakers con il solo James Worthy come unico superstite dello squadrone plurivincitore degli anni '80. Nella prima stagione senza Magic i lakers vinsero solo 43 partite. Durante la stagione 1993-1994 Worthy si ritirò, mentre arrivarono la giovane guardia Nick Van Exel e il centro Sam Bowie, il team si aggiudicò appena 33 partite non qualificandosi per i playoffs per la quarta volta nella propria storia.

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Arrivano O'Neal e Bryant[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1996 i Lakers acquistarono il free agent Shaquille O'Neal e il rookie Kobe Bryant dagli Charlotte Hornets per Vlade Divac (che avrebbe dovuto cedere il ruolo di centro titolare a O'Neal), ponendo le basi per un duo che avrebbe garantito grandi soddisfazioni negli anni a venire. Usarono la loro 24ª scelta del draft per selezionare Derek Fisher. Durante la stagione fu scambiato Cedric Ceballos con i Phoenix Suns per Robert Horry, mentre fu preso anche Eddie Jones.

O'Neal guidò la squadra ad un record di 56-26, il loro miglior risultato dal 1991 saltando 31 partite per un infortunio. I Lakers sconfissero i Portland Trail Blazers al primo turno dei playoffs nel 1997. O’Neal realizzò in gara 1 contro Portland ben 46 punti realizzando la migliore prestazione di un Laker ai playoff dopo i 53 punti di Jerry West contro i Celtics nel 1969. Al turno successivo i Lakers furono sconfitti 4-1. La stagione 1997-1998 cominciò come mai era successo con un record positivo di 11-0. Per tutta la stagione i giallo viola lottarono contro i Seattle SuperSonics per la testa della Pacific Division. Negli ultimi due mesi della stagione i Lakers vinsero 22 delle 25 partite restanti aggiudicandosi la Division. Al primo turno dei playoff i Lakers sconfissero Portland 4-1. Nel turno successivo affrontarono i SuperSonics che nonostante la vittoria in gara 1 non poterono fare nulla contro i Lakers che si aggiudicarono le successive quattro partite. Furono battuti dagli Utah Jazz alle finali di Conference per 4-0. Shaq e Kobe intanto garantivano sempre maggiore sostanza e Los Angeles aveva da ben sperare per il futuro. In estate i Lakers puntellarono la panchina con veterani di grande qualità come Glen Rice, Dennis Rodman e Derek Harper.

2000-2002: il three-peat di Kobe & Shaq[modifica | modifica wikitesto]

Phil Jackson, l'unico allenatore nella storia della NBA ad aver vinto undici titoli NBA, cinque dei quali con i Los Angeles Lakers

I Lakers all'inizio del nuovo millennio dominarono la scena del basket statunitense vincendo tre titoli NBA consecutivi (2000 contro gli Indiana Pacers, 2001 contro i Philadelphia 76ers, 2002 contro i New Jersey Nets); in tutti e tre i casi il centro Shaquille O'Neal vinse il MVP delle finali, O'Neal vinse anche l'MVP e l'MVP dell'All-Star Game nel 1999-2000. In questo fantastico triennio, i Lakers fecero probabilmente la cavalcata più travolgente nel 2001: dal primo turno dei playoff alle finali persero infatti una sola partita (per di più all'overtime) contro gli altri finalisti, i Philadelphia 76ers. Nel 2001-2002 ci fu anche la consacrazione di Kobe Bryant che vinse l'MVP dell'All-Star Game.

La transizione (2003-2007)[modifica | modifica wikitesto]

L'upset del 2004 con Malone e Payton[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002-2003 Mitch Richmond si ritirò, mentre i Lakers giocarono ancora una volta con i favori del pronostico, ma furono sconfitti in semifinale di conference dai futuri vincitori di quella stagione, i San Antonio Spurs.

Desiderosi di riconquistare subito il titolo, prima dell'inizio della stagione 2003-2004 i Los Angeles Lakers acquistarono due futuri Hall of Famers accomunati dal non aver ancora vinto un titolo Nba: il regista Gary Payton e l'ala grande Karl Malone. Per ultimo si unì un altro giocatore in cerca dell'ultimo anello in carriera, Horace Grant. Durante i playoff i Lakers sconfissero in semifinale di conference i San Antonio Spurs, e in finale di conference la squadra che aveva dominato la stagione regolare, i Minnesota Timberwolves di Kevin Garnett; si presentarono così alle finali contro i Detroit Pistons per una sfida che gran parte dei media riteneva solo una formalità. I Pistons, invece, dominarono le finali vincendole per 4 gare a 1. Il rapporto non idilliaco fra le due stelle della squadra, Shaquille O'Neal e Kobe Bryant, unito ad una generale sottovalutazione del valore della squadra di Detroit (che, anche successivamente, si dimostrò invece uno dei migliori team della lega) permisero l'allora clamoroso upset.

Gli addii di Shaq e Jackson[modifica | modifica wikitesto]

Il coach dei Lakers, Phil Jackson, si ritirò al termine di quella stagione; la dirigenza lacustre, considerati i dissapori tra le due star della squadra, scelse di puntare su Kobe Bryant e di cedere O'Neal. L'anno successivo la stagione dei Lakers fu fallimentare: la squadra non si qualificò per i playoff, alla mancata chimica di squadra si aggiunsero problemi come l'infortunio di Bryant e l'abbandono a metà stagione del coach Rudy Tomjanovich.

Il ritorno di coach Zen[modifica | modifica wikitesto]

Al termine della stagione, la dirigenza convinse Phil Jackson a tornare alla guida dei Lakers. L'allenatore riuscì a portare la squadra nuovamente ai play-off, dove perse al primo turno contro i Phoenix Suns. Sempre al primo turno contro Phoenix si fermò anche la stagione successiva dei Lakers.

Nell'estate 2007 Bryant si lamentò pubblicamente della dirigenza della squadra, colpevole di non aver comprato rinforzi, e chiese di essere ceduto. Malgrado le numerose voci di un suo trasferimento imminente, la cessione di Bryant non si concretizzò.

La rinascita (2008-2011)[modifica | modifica wikitesto]

Gasol e la sconfitta coi Celtics[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2007/08 i Lakers sembravano destinati ad un'altra annata mediocre, ma l'esplosione del giovane centro Andrew Bynum permise alla squadra di ritornare tra le prime posizioni della Western Conference. Proprio in concomitanza con il raggiungimento del primo posto della conference ad oltre quattro anni di distanza dall'ultima volta, Bynum s'infortunò alla caviglia, costringendo così il team a fare a meno di lui per oltre un mese. Condizionato o meno da tale infortunio, il general manager dei Lakers Mitch Kupchak decise di agire sul mercato: il 1º febbraio 2008, a pochi giorni dalla trade deadline, riuscì ad acquistare, approfittando della cattiva stagione dei Memphis Grizzlies, il leader della squadra del Tennessee, l'ala-centro Pau Gasol. Gasol, uno dei migliori cestisti europei, arrivò in seguito ad uno scambio molto vantaggioso (per taluni troppo), dato che costò a L.A. 2 scelte future al primo giro del draft, il fratello di Gasol (Marc, a quel tempo ancora in Spagna) e tre giocatori di basso livello (Crittenton, McKie e Brown). L'acquisto si è rivelato azzeccato, infatti, a due giornate dal termine (prima dei playoff) i Lakers hanno conquistato il loro primo titolo division dal 2004 e pochi giorni dopo, il 16 aprile battendo i Sacramento Kings si sono assicurati anche la testa della Western Conference.

Nei playoff hanno battuto i Denver Nuggets di Carmelo Anthony e Allen Iverson conquistando il diritto di disputare le semifinali della Western Conference. Al secondo turno dei playoff riescono a battere, anche se con una certa difficoltà, gli Utah Jazz, vincendo l'ultima partita fuori casa. I Lakers nella finale di conference hanno affrontato e sconfitto i temibili Spurs (campioni per 3 volte in 5 anni) i detentori del titolo. LA ha sconfitto gli Spurs, che sembrano aver perso il cinismo di sempre, per 4-1, riuscendo a vincere una fondamentale partita in casa dei texani. I Lakers tornano così in finale dopo 4 anni, assaporando la possibilità di incontrare gli antichi rivali di Boston, la squadra con il miglior record di tutta la stagione NBA 2007-2008: sarà la decima sfida Celtics-Lakers in finale, la prima dopo ben 21 anni, che perderanno per 4-2.

Il ritorno al titolo[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 2008-2009 rappresenta per i Los Angeles Lakers l'occasione della riscossa. Chiudono la Regular Season con un ottimo record, 65 vittorie e 17 sconfitte, con il quale si aggiudicano la Pacific Division ed il miglior record della Western Conference, secondi nella lega solo ai Cleveland Cavaliers dell'MVP LeBron James. Giunti ai Playoffs, i Lakers affrontano nell'ordine gli Utah Jazz, battuti 4 a 1, gli Houston Rockets, superati in sette partite, e in finale di Conference battono i Denver Nuggets per 4 a 2, approdando così alle NBA Finals, dove incontrano gli Orlando Magic. I Lakers sconfiggono la franchigia della Florida in 5 gare, Kobe Bryant viene nominato MVP delle Finals e Phil Jackson conquista il suo decimo titolo NBA come allenatore, superando Red Auerbach.

La franchigia insieme al presidente Obama

2010: Back-to-back[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 2009-2010 vede i Lakers grandi favoriti per la vittoria finale (assieme ai Cleveland Cavaliers di LeBron James), anche per via di una formazione praticamente immutata rispetto a quella dell'anno precedente. L'unico scambio, infatti, ha visto la partenza di Trevor Ariza e l'arrivo dello specialista difensivo Ron Artest. Lo stesso Artest si era reso protagonista di accese "discussioni" con Kobe Bryant nelle stagioni precedenti[1] ma, all'arrivo a Los Angeles, ha immediatamente mostrato grande partecipazione con la star dei Lakers. I Lakers chiudono la stagione con il miglior record della Western Conference, 57-25, il terzo della lega dietro Cleveland e Orlando, vincendo così la Pacific Division. Ai Playoffs i Lakers battono prima gli Oklahoma City Thunder di Kevin Durant, vera sorpresa del campionato, quindi spazzano via gli Utah Jazz in 4 partite e approdano in finale di Conference contro i Phoenix Suns, sconfitti 4 a 2. In finale i Lakers ritrovano i Boston Celtics, sorprendentemente tornati in finale 2 anni dopo la vittoria contro i californiani, avendo battuto Miami e le superfavorite Cleveland e Orlando. Trascinati da Kobe Bryant, MVP delle Finals e da Pau Gasol e grazie all'apporto decisivo di Fisher e Artest (definito dal coach Phil Jackson il vero MVP di gara 7), i Lakers agguantano il trofeo vincendo per 4 - 3, recuperando uno svantaggio di 13 punti nel terzo quarto. La serie, equilibratissima, aveva visto L.A. perdere la seconda in casa, vincere la prima in trasferta, perdere le altre e affrontare le ultime 2 partite allo Staples Center sotto 3-2. Con le vittorie in gara 6 e gara 7 i Lakers si aggiudicano il sedicesimo titolo della loro storia, avvicinandosi al record di 17 titoli vinti proprio dai Boston Celtics. Con questa vittoria, Jackson conquista l'undicesimo titolo da allenatore (cui si deve aggiungere un campionato vinto da giocatore) mentre i due co-capitani Bryant e Fisher vincono il loro quinto anello.

La stagione 2010-11 si apre con la notizia che sarà l'ultima di coach Phil Jackson alla guida della franchigia. I Lakers ingaggiano Steve Blake per rimpiazzare il partente Jordan Farmar e Matt Barnes come vice-Artest. Arriva inoltre il veterano centro Theo Ratliff che prende il posto di Josh Powell. Come l'anno precedente, i Lakers finiscono a quota 57 vittorie, che però stavolta non gli valgono la prima posizione nella Western Conference. Nei playoff, i californiani battono i New Orleans Hornets al primo turno, ma le loro opportunità di realizzare il three-peat vengono stroncate dai Dallas Mavericks - futuri vincitori del titolo - che si impongono a sorpresa con un netto 4-0 al secondo turno, trascinati da uno strepitoso Dirk Nowitzki. Al termine della stagione Jackson, come promesso, annuncia il suo ritiro.

L'era post-Jackson (2011-presente)[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 maggio 2011 la società annuncia l'ingaggio di Mike Brown, ex allenatore dei Cleveland Cavaliers, come nuovo head coach dei Lakers. Pochi giorni dopo la fine del lockout e prima dell'inizio della stagione i Lakers mettono in piedi una trade a tre squadre con gli Houston Rockets e i New Orleans Hornets per portare a Los Angeles il playmaker All-Star Chris Paul, cedendo Lamar Odom a New Orleans e Pau Gasol a Houston. Con la trade ormai data quasi per conclusa il commissioner NBA David Stern, in qualità di amministratore della franchigia della Lousiana (La NBA ha rilevato nel corso del 2010 gli Hornets ed è in cerca di un compratore disposto a lasciare la squadra a New Orleans) ha rifiutato l'offerta citando "basketball reasons". Successivamente i Lakers hanno abbandonato l'idea di prendere Paul ed hanno mandato Odom ai Dallas Mavericks in cambio di una trade exception ed una scelta futura al draft. Durante la stagione i Lakers sistemano il ruolo di playmaker con Ramon Sessions, giocatore di buon livello ma non certo al livello di Paul, e cedendo al contempo Derek Fisher. Nella serie 2011-2012 i Lakers si qualificano per i Playoffs, dove incontrano nel primo turno i Denver Nuggets. Arrivati a gara 4 con il vantaggio dei Los Angeles per 3-1, i Denver riescono nell'impossibile portando la serie sul 3-3. In gara 7 i Lakers trionfano con 9 punti di vantaggio, accedendo al turno successivo. Qui incontrano gli Oklahoma City Thunder, appena arrivati da un netto 4-0 contro i campioni in carica Dallas Mavericks. Dopo una sonora sconfitta in gara uno in trasferta con 29 punti di svantaggio, in gara due si dimostrano ben più combattivi, anche se verranno sconfitti 77-75. In casa vincono la terza gara per 99-96, ma le seguenti gara quattro e cinque verranno dominate dai Thunder, che passano in finale di conference per 4-1.

Steve Nash

La stagione 2012-2013 inizia con un colpo di mercato: viene infatti ingaggiato il playmaker Steve Nash: 2 volte MVP e 8 volte All-Star; con questo acquisto i Lakers rientrano così tra le squadre favorite per il titolo NBA. Dopo l'ingaggio di Nash i Lakers concentrano le loro forze sull'ingaggio di Dwight Howard (considerato il miglior centro al mondo) dagli Orlando Magic. Il 26 luglio 2012, in attesa di Howard, i Lakers ingaggiano il veterano Antawn Jamison (sesto uomo dell'anno nel 2004 e 2 volte All-Star). L'11 agosto arriva finalmente il tanto atteso ingaggio di Howard; per arrivare a lui i Lakers attuano una trade che coinvolge 4 squadre e 11 giocatori tra i quali, oltre ad Howard, Andrew Bynum, Andre Iguodala e Jason Richardson. Nonostante questo, la squadra ha una partenza disastrosa (bilancio iniziale di 1-4), che costa il posto a Brown. Il club giallo-viola pensa di sostituirlo con Phil Jackson ma le condizioni poste dall'11 volte campione NBA da allenatore (come un staff personalizzato e selezionato da lui, e la possibilità di non affrontare trasferte lunghe) non hanno convinto la dirigenza che sceglie così di affidare la squadra a Mike D'Antoni. Nonostante il nuovo allenatore, la stagione non migliora e i Lakers riescono a stento a qualificarsi per i play-off, chiudendo con un bilancio di 45-37. A completare la già sfortunatissima stagione, poco prima dei play-off, Bryant subisce un gravissimo infortunio, che gli fa chiudere anticipatamente la stagione, mettendo addirittura a rischio la successiva. Il 19 febbraio 2013 muore, a causa di un cancro, lo storico proprietario dei Lakers Jerry Buss. Ai play-off i Lakers, ormai privi di ogni speranza dopo l'infortunio di Bryant, incontrano al primo turno i San Antonio Spurs, dai quali vengono facilmente sconfitti per 4-0.

Prima della stagione successiva Howard firma con gli Houston Rockets. I Lakers, per sostituirlo, mettono sotto contratto il veterano Chris Kaman e tagliano World Peace. Al draft viene selezionata l'ala grande Ryan Kelly dalla Duke University. La stagione si rivela però disastrosa: la squadra, letteralmente falcidiata dagli infortuni, chiude con un record di 27-55, al penultimo posto in Western Conference, non riuscendo a qualificarsi ai play-off per la prima volta dal 2005 e per la sesta volta nella sua storia. Dopo la chiusura della stagione regolare D'Antoni rassegna le sue dimissioni.

Grazie alla deludente stagione, i Lakers ottengono la 7ª scelta al draft, con la quale selezionano l'ala grande Julius Randle.

Arene di gioco[modifica | modifica wikitesto]

Record[modifica | modifica wikitesto]

I Lakers sono la seconda squadra più titolata della storia dell'NBA dopo i Boston Celtics, potendo vantare 16 titoli NBA, 31 titoli Conference (record assoluto) e 23 titoli di Division. Tra il 5 novembre 1971 e il 7 gennaio 1972 i Los Angeles Lakers vinsero 33 partite consecutive in NBA, stabilendo il record della categoria[2].

Nome, colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il font corrente dei Lakers, utilizzato dalla stagione 1999-2000

Il nome Los Angeles Lakers (letteralmente "I lacustri di Los Angeles") deriva dalla fondazione della franchigia, quando era insediata a Minneapolis. Questa città infatti è situata nel Minnesota, stato soprannominato spesso "Terra dei 10.000 laghi". Con lo spostamento a Los Angeles hanno mantenuto il loro nome, nonostante la nuova città e la California non abbiano particolari laghi. Ciò dà motivo di confusione ad alcuni, i quali attribuiscono la denominazione a Los Angeles (L.A., alla quale si aggiungerebbe la terminazione -ers come in newyorker, per esempio).

I Lakers giocano, nelle partite in cui sono in casa, in tenuta color giallo con bordi viola e bianchi. In match in trasferta la loro divisa è viola con bordi gialli e bianchi. Nei giorni festivi o in altre occasioni non è raro vederli in bianco con bordi giallo-viola. Hanno effettuato soltanto un cambio di stile nella loro storia, peraltro neanche molto appariscente.

Il loro logo è piuttosto semplice, una scritta stampatello color viola bordata di bianco su un pallone color oro. Esistono anche altre forme più semplificate, come la sola "L" nello stesso stile.

Roster attuale[modifica | modifica wikitesto]

N. Naz.   Ruolo Sportivo Anno Alt. Peso 600px colori lakers.svg
0 Stati Uniti   G Nick Young 1985 201 95
2 Stati Uniti   G Wayne Ellington 1987 193 91
4 Stati Uniti   AG Ryan Kelly 1991 211 103
5 Stati Uniti   AG Carlos Boozer 1981 206 121
6 Stati Uniti   P Jordan Clarkson 1992 196 84
7 Stati Uniti   G Xavier Henry 1991 198 100
9 Stati Uniti   P Ronnie Price 1983 188 86
10 Canada   P Steve Nash 1974 187 81
11 Stati Uniti   AP Wesley Johnson 1985 201 98
14 Stati Uniti   AP Roscoe Smith 1991 203 98
15 Stati Uniti   G Jabari Brown 1992 196 97
17 Stati Uniti   P Jeremy Lin 1988 191 91
21 Stati Uniti   AG Ed Davis 1989 208 102
24 Stati Uniti   G Kobe Bryant 1978 198 93
27 Stati Uniti   AG Jordan Hill 1987 208 107
30 Stati Uniti   AG Julius Randle 1994 206 113
50 Canada   C Robert Sacre 1989 213 118

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Titoli Anni
NBA Larry O'brien Trophy.jpg Titoli NBA 16 1949, 1950, 1952, 1953, 1954, 1972, 1980, 1982, 1985, 1987, 1988, 2000, 2001, 2002, 2009, 2010
Titoli di Conference 31 1949, 1950, 1952, 1953, 1954, 1959, 1962, 1963, 1965, 1966, 1968, 1969, 1970, 1972, 1973, 1980, 1982, 1983, 1984, 1985, 1987, 1988, 1989, 1991, 2000, 2001, 2002, 2004, 2008, 2009, 2010
Titoli di Division 23 1970-1971, 1971-1972, 1972-1973, 1973-1974, 1976-1977, 1979-1980, 1981-1982, 1982-1983, 1983-1984, 1984-1985, 1985-1986, 1986-1987, 1987-1988, 1988-1989, 1989-1990, 1999-2000, 2000-2001, 2003-2004, 2007-2008, 2008-2009, 2009-2010, 2010-2011, 2011-2012

Premi individuali[modifica | modifica wikitesto]

NBA Most Valuable Player Award

Bill Russell NBA Finals Most Valuable Player Award

NBA Defensive Player of the Year Award

NBA Sixth Man of the Year Award

NBA Rookie of the Year Award

NBA Coach of the Year Award

NBA All-Star Game Most Valuable Player Award

All-NBA First Team

All-NBA Second Team

All-NBA Third Team

NBA All-Defensive First Team

NBA All-Defensive Second Team

NBA All-Rookie First Team

NBA All-Rookie Second

NBA Slam Dunk Contest

Giocatori principali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Cestisti dei Minneapolis Lakers e Categoria:Cestisti dei Los Angeles Lakers.

Membri della Basketball Hall of Fame[modifica | modifica wikitesto]

I banner appesi all'interno dello Staples Center

Numeri ritirati[modifica | modifica wikitesto]

Minneapolis Lakers: a fianco ai loro numeri ritirati, i Lakers hanno appeso un banner con i nomi di sei Hall-of-Famers che furono giocatori chiave nei successi della franchigia durante gli anni a Minneapolis:

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori dei Minneapolis Lakers e Categoria:Allenatori dei Los Angeles Lakers.
Los Angeles Lakers logo.png
Allenatori dei Los Angeles Lakers[3]


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kobe Bryant's Elbow on Ron Artest(HD) - YouTube
  2. ^ Guinness World Records 2002. Milano, Mondadori, 2001. ISBN 88-04-49721-1.
  3. ^ (EN) Elenco allenatori dei Los Angeles Lakers, www.basketball-reference.com. URL consultato il 14 dicembre 2008.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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