Miami Heat
| Miami Heat Pallacanestro |
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|---|---|---|---|---|
| Campione della Eastern Conference | ||||
| Campione della NBA Southeast Division | ||||
| MH, The Heat, El Heat | ||||
| Segni distintivi | ||||
| Uniformi di gara
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| Colori sociali | ||||
| Dati societari | ||||
| Città | ||||
| Paese | ||||
| Campionato | NBA | |||
| Conference | Eastern Conference | |||
| Division | Southeast Division | |||
| Fondazione | 1988 | |||
| Denominazione | Miami Heat (1988-oggi) |
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| Proprietario | ||||
| General manager | ||||
| Allenatore | ||||
| Palazzetto | AmericanAirlines Arena (19.600 posti) |
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| Sito web | www.nba.com/heat | |||
| Palmarès | ||||
| Titoli NBA | 2 | |||
| Titoli di Conference | 3 | |||
| Titoli di Division | 10 | |||
I Miami Heat sono una squadra di pallacanestro professionistica con sede a Miami, Florida. Sono membri della Southeast Division nella Eastern Conference della NBA (National Basketball Association), il campionato professionistico degli Stati Uniti d'America. Giocano le loro partite casalinghe all'AmericanAirlines Arena. L'attuale proprietario è Micky Arison, figlio di Ted Arison, mentre l'allenatore è Erik Spoelstra che è subentrato a Pat Riley che attualmente veste il ruolo di general manager.
Gli Heat e gli Orlando Magic sono le uniche due squadre della lega della Florida. Nonostante siano una squadra giovane nello scenario della lega, essendo nati nel 1988, gli Heat hanno raggiunto i playoffs in 17 delle 25 stagioni disputate, vincendo due titoli, uno nel 2006 contro i Dallas Mavericks per 4-2 e l'altro nel 2012 contro gli Oklahoma City Thunder per 4-1. Prima della loro nascita l'unica franchigia di pallacanestro di rilievo della città erano i Miami Floridians che giocarono nella ABA tra il 1968 e il 1970. Nel 2012 il valore totale della franchigia era stimato per 457 milioni di dollari, di cui il 34% sono i debiti accumulati ed il budget è di 158 milioni di dollari[1]; sono affiliati ai Sioux Falls Skyforce della NBA Development League.
Indice |
Storia [modifica]
La nascita degli Heat (1988-1995) [modifica]
Nel mese di aprile 1987, la commissione approvò le offerte di espansione delle città di Charlotte e Minneapolis e successivamente di due città della Florida, Orlando e Miami. Fu deciso così di espandere la NBA a quattro nuove squadre, con i Charlotte Hornets e Miami Heat che debuttarono nella stagione 1988-1989 e i Minnesota Timberwolves e gli Orlando Magic nella stagione 1989-1990.[2] Gli Heat furono fondati nel 1988 come expansion team dell'NBA dall'armatore miliardario Ted Arison. Il nome Miami Heat fu scelto con un sondaggio tra i tifosi che lo preferirono a Miami Vice il nome del noto telefilm poliziesco ambientato tra le palme di South Beach.
Tra i giocatori del roster dell'anno inaugurale furono chiamati giovani come Rony Seikaly, Kevin Edwards, Grant Long e Sylvester Gray, nonché veterani come Rory Sparrow, Jon Sundvold, Pat Cummings, Scott Hastings, Dwayne Washington e Billy Thompson, l'allenatore era Ron Rothstein. Gli Heat giocarono la loro prima partita contro i Los Angeles Clippers alla Miami Arena perdendo 111-91, e nonostante le 17 sconfitte consecutive iniziali tra cui anche uno sconvolgente 138-91 dai Los Angeles Lakers di Magic Johnson, riuscirono a chiudere la loro prima stagione con un record di 15–67. A incidere sul record negativo fu anche la scelta di collocare gli Heat nella Midwest Division della Western Conference a dispetto di una realtà geografica del tutto diversa, questo obbligò la squadra a fare i viaggi più lunghi visto che gli avversari divisionali più vicini erano gli Houston Rockets che distano 900 miglia da Miami. Nel draft NBA 1989, gli Heat scelsero Glen Rice con la scelta numero quattro, con lui e con l'aiuto di Sherman Douglas, Rony Seikaly e Steve Smith e sotto la guida del coach Kevin Loughery[3], gli Heat raggiunsero i playoffs per la prima volta nel 1991-1992, dove furono eliminati dai Chicago Bulls di Michael Jordan in tre partite, in quella stagione gli Heat subirono la sconfitta più larga della storia dai Cleveland Cavaliers per 148-80. Due anni dopo nel 1993-1994 gli Heat tornarono ai playoffs con un record di 42-40 dove incontrarono al primo turno gli Atlanta Hawks che furono capaci di ribaltare l'iniziale 2-1 di Miami, eliminandoli per 3-2, sempre nel 1994 ottennero la loro miglior vittoria nella storia quando batterono i Clippers per 126-83. Nel 1995 la famiglia Arison, fino a quel momento faceva parte solo dei soci, acquistò la franchigia; Micky Arison dopo la sua nomina a general manager licenziò Loughery sostituendolo con Alvin Gentry.
L'era Riley-Mourning (1995-2003) [modifica]
Tra il 1994 e il 1997, i Miami Heat cercarono dei piani di trasferimento, le città alternative con cui furono instaurati dei colloqui furono Las Vegas, Memphis, St. Louis e San Diego. Mentre i Miami Heat stavano lottando per rimanere a South Beach fu ingaggiato Pat Riley nel 1995 al posto di Gentry, un dirigente ed un allenatore che aveva già risollevato alcune franchigie come i Los Angeles Lakers e i New York Knicks prima di arrivare a Miami. Riley orchestrò uno scambio che mandò Rice agli Charlotte Hornets in cambio del centro Alonzo Mourning, destinato a diventare il giocatore simbolo della franchigia, la scelta fu subito premiante e permise agli Heat di vincere 11 delle prime 14 partite nel 1995-1996 e di raggiungere i playoffs a fine anno dove furono raffreddati dai Bulls in tre partite. Da li in avanti furono ingaggiati Tim Hardaway, P.J. Brown, Kurt Thomas, Voshon Lenard, Chris Gatling, Dan Majerle, Walt Williams, Terry Porter e Jamal Mashburn e gli Heat cominciarono una saga che li vide raggiungere la post-season per sei volte consecutive, con quattro vittorie della Atlantic Division tra il 1997 e il 2000. In quegli anni si accesero delle rivalità con i Chicago Bulls, i New York Knicks e gli Orlando Magic.
Nella stagione 1996-1997 gli Heat furono la più grande sorpresa dell'anno, ottennero un record di 61-21 con anche una serie di 11 vittorie consecutive, con cui vinsero il loro primo titolo dell'Atlantic Division mentre Riley fu nominato allenatore dell'anno, nei playoffs gli Heat rimasero infuocati ed eliminarono gli Orlando Magic per 3-2 e i New York Knicks per 4-3, nonostante i Knicks si fossero portati sul 3-1, perdendo poi nelle finali della Eastern Conference con i Chicago Bulls della dinastia di Michael Jordan per 4-1. Nel 1997-1998 gli Heat vinsero l'Atlantic Division con un record di 55-27 ma vennero eliminati al primo turno dai Knicks, con tanto di rissa tra Alonzo Mourning e Larry Johnson, ex compagni di squadra agli Charlotte Hornets. L'anno successivo la stagione cominciò solo a febbraio a causa del lockout e gli Heat raggiunserò il record di 33-17 e il terzo titolo dell'Atlantic Division vinto al tie-break che permise a Miami di essere la testa di serie nei playoffs dove però furono eliminati clamorosamente al primo turno dai New York Knicks di Patrick Ewing negli ultimi secondi di gara 5, gli Heat diventarono il secondo team testa di serie a subire un upset dopo i Seattle SuperSonics cinque anni prima. L'anno successivo I Miami Heat vinsero il loro quarto titolo consecutivo di division con un record 52-30 e dopo avere battuto i Detroit Pistons con un secco 3-0 furono eliminati dai playoffs ancora una volta per mano dei Knicks per 4-3, ma soprattutto lasciarono la loro storica casa, la Miami Arena per trasferirsi nella nuova AmericanAirlines Arena, la prima giocata fu vinta per 111-103 contro gli Orlando Magic. Il tentativo di Miami di costruire una squadra da titolo subì un durissimo colpo alla vigilia della stagione 2000-2001, allorché ad Alonzo Mourning fu diagnosticata una glomerulosclerosi segmentaria e focale, al di là dell'aspetto umano, gli Heat si ritrovarono di colpo senza un giocatore chiave che in quel periodo era tra i candidati più forti a vincere l'MVP e furono costretti nelle stagioni successive a rivedere il roster: perso Tracy McGrady finito agli Orlando Magic arrivarono Eddie Jones, A.C. Green, Brian Grant, Anthony Mason, Jim Jackson, Ricky Davis, Cedric Ceballos e Caron Butler. Miami chiuse la stagione con un record 50-32 e venne eliminata al primo turno dei playoffs dagli Charlotte Hornets con un umiliante 3-0, mentre nelle due stagioni successive non raggiunse nemmeno la post-season.
Shaq-Wade e il primo titolo NBA (2003-2006) [modifica]
Dopo diversi anni di ricostruzione e scelte per sostituire Mourning passato ai New Jersey Nets, gli Heat sbaragliarono il draft NBA 2003 scegliendo Dwyane Wade da Marquette University con la quinta chiamata, piuttosto che prendere un free-agent di grande livello come Gilbert Arenas, con lui arrivarono anche Lamar Odom e Udonis Haslem. Nonostante la scioccante notizia dell'abbandono della panchina di Riley che fu sostituito da Stan Van Gundy, la squadra che partì con un terribile inizio 5-15, finisce l'anno con un record di 42-40 tornando così a fare i playoffs dove eliminarono i New Orleans Hornets in 7 partite prima di essere sconfitti al secondo turno dagli Indiana Pacers per 4-2. Un altro punto di svolta avvenne nell'estate del 2004, quando Pat Riley, diventato presidente, annunciò l'acquisizione del centro tre volte campione NBA, Shaquille O'Neal[4] e del veterano Christian Laettner, provò anche a prendere Karl Malone che poi decise di ritirarsi. La coppia Shaq-Wade, sotto la regia di Pat Riley e con la collaborazione di scafati veterani, avrebbe portato gli Heat allo status d'élite nella lega guidando Miami a tre titoli di Southeast Division e alla vittoria del titolo nel 2006 contro i favoriti Dallas Mavericks.
Nella stagione 2004-2005 Miami chiuse la regular season con un solido 59-23 con anche una striscia di 14 vittorie consecutive, e il titolo della Southeast Division, nei playoffs come testa di serie avanzarono senza problemi spazzando via New Jersey Nets e Washington Wizards per 4-0, nelle finali della Eastern Conference incontrarono i campioni in carica dei Detroit Pistons dove furono sconfitti per 4-3 in una serie tiratissima che hanno anche condotto sul 3-2. Dopo la sconfitta in finale di Conference contro i Detroit Pistons, nel 2005-2006 gli Heat diedero di nuovo l'assalto al titolo ancora con Shaq e Wade, ma anche con l'arrivo di nuove stelle del calibro di Gary Payton[5], Antoine Walker, James Posey, Jason Kapono e Jason Williams, fortemente voluti dal presidente Pat Riley, che da metà stagione subentrò al posto di coach Van Gundy,[6] alla guida della squadra con ottimi risultati. A questi va aggiunto il grande ritorno di Alonzo Mourning, che non era stato rinnovato dagli Heat nel 2002 per i suoi problemi di salute e che era stato costretto, dopo essere passato ai New Jersey Nets e ai Toronto Raptors, a sottoporsi a trapianto di reni nel dicembre 2003. Pat Riley non fallì infatti la sua caccia al titolo e grazie ad un sempre più dominante Wade ed al solito Shaq, i Miami Heat chiusero la regular season con un record 52-30, il migliore della Southeast Division e il secondo miglior record della Eastern Conference, nonostante la crescita nel finale di stagione gli Heat non erano considerati una squadra in grado di vincere il titolo soprattutto tenendo conto delle sconfitte accumulate contro gli avversari più forti come i San Antonio Spurs, i Phoenix Suns e i Dallas Mavericks, ai playoffs eliminarono di seguito Chicago Bulls per 4-2, New Jersey Nets per 4-1 ed in finale di conference, i Pistons in sei gare, diventando così per la prima volta nella loro storia i campioni della Eastern Conference, e raggiungendo di conseguenza le prime, storiche, finali NBA, contro i favoriti Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki.
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Nelle finali si incontrarono due squadre alla ricerca del primo titolo, dopo una partenza shock gli Heat erano ad un passo dal cappotto quando Dallas conduceva per 2-0, trascinati da uno straordinario Dwyane Wade MVP delle finali, gli Heat riuscirono a vincere all'ultimo respiro gara 3 mantenendo vive le speranze di vittoria, e successivamente a ribaltare incredibilmente la serie vincendola per 4-2 laureandosi per la prima volta nella loro storia campioni[7]. Gli Heat eguagliarono inoltre un record NBA: soltanto i Boston Celtics nel 1969 e i Portland Trail Blazers nel 1977 erano riusciti a vincere l'anello rimontando da uno 0-2. La visione di una parata per la vittoria del campionato lungo la Biscayne Boulevard di cui Riley aveva parlato quando arrivò nel 1995 era stata finalmente realizzata.
La fine del ciclo (2006-2010) [modifica]
La stagione da campioni in carica però non partì in modo esaltante, a causa degli infortuni che investirono la franchigia, nella serata d'apertura subirono una pesantissima sconfitta per 108-66 dai Bulls. All'inizio della stagione, infatti il centro Shaquille O'Neal si infortunò al ginocchio, costringendo gli Heat a fare a meno del giocatore più dominante della lega, poco dopo anche Dwyane Wade si infortunò gravemente alla spalla[8]. Dopo l'infortunio di Wade, si pensava che la squadra non sarebbe stata in grada nemmeno di raggiungere i playoffs. Tali previsioni furono rapidamente smentite quando gli Heat vinsero 11 partite su 14 partite battendo squadroni come i Detroit Pistons, i Chicago Bulls e gli Utah Jazz, O'Neal, in assenza di Wade, disputò un buon finale di regular season, portando gli Heat a vincere il loro settimo titolo di campioni della Southeast Division con un record di 44-38, ma al primo round dei playoffs gli Heat vengono asfaltati dai Chicago Bulls in quattro gare, è la prima volta dal 1957 che la squadra campione in carica cade al primo turno, nonostante a inizio anno furono fatti più volte proclami di vittoria del secondo titolo.
Il momento di gloria degli Heat sembrava ormai volgere alla fine. Il mercato dei free agents, gli scambi e gli infortuni contribuirono a portare gli Heat sul fondo della classifica. O'Neal fu ceduto a febbraio ai Phoenix Suns[9], diversi giocatori firmarono per altre squadre, Riley rassegnò le dimissioni da allenatore, arrivarono giocatori come Daequan Cook, Marcus Banks, Luke Jackson, Anfernee Hardaway, Mark Blount e Shawn Marion, mentre Wade si sottopose ad alcuni interventi chirurgici in quella che alla fine si rivelò una stagione da incubo, la faticosa partenza 4-11 anticipò il disastroso record di 15–67, lo stesso della prima stagione d'esordio, ed il peggior ruolino di marcia dell'intera lega e il poco invidiabile record del terzo peggior punteggio ottenuto in una partita nella sconfitta 96-54 contro i Toronto Raptors. Solo Udonis Haslem, Dwyane Wade e Dorell Wright erano rimasti della squadra campione appena due anni prima.
Per la stagione 2008-2009 le ambizioni della squadra della Florida non erano di certo delle più temibili. Nel draft NBA 2008 i Miami Heat ingaggiarono Michael Beasley e Mario Chalmers, acquisito con una trade effettuata con i Minnesota Timberwolves. Inizialmente la squadra, affidata a Erik Spoelstra è riuscita a mantenere una media vittorie sconfitte sopra al 50% grazie alla grande prestazione di Wade e compagni. Con l'infortunio che pose fine alla gloriosa carriera di Alonzo Mourning, e quindi in seguito alla mancanza di un vero pivot, Pat Riley decise di scambiare Shawn Marion e Marcus Banks per Jermaine O'Neal e Jamario Moon, due giocatori dei Toronto Raptors, e di prendere Yakhouba Diawara, cercò anche di arrivare a Amar'e Stoudemire e Carlos Boozer senza successo. La stagione regolare vide i Miami Heat terminare al quinto posto della Eastern Conference con un record positivo 43-39 consentendo alla squadra di Miami di scontrarsi contro gli Atlanta Hawks in una interminabile serie durata 7 gare e finita con la resa degli Heat. Anche la stagione 2009-2010, nonostante l'arrivo di buoni giocatori come Quentin Richardson, Carlos Arroyo, Shavlik Randolph e Rafer Alston ha visto gli Heat chiudere la regular season in quinta posizione ad est con un record 47-35, grazie anche alle 12 vittorie ottenute nelle ultime 13 partite, ed uscire al primo turno dei playoffs, ma questa volta contro i Boston Celtics, l'unico acuto della stagione è arrivato ancora una volta da Wade nominato MVP dell'All-Star Game di Arlington.
I Big Three e il secondo titolo NBA (2010-) [modifica]
Nel 2010-2011 Miami torna nell'élite dell'NBA firmando Chris Bosh dai Toronto Raptors e LeBron James dai Cleveland Cavaliers[10] e rifirma Dwyane Wade e Udonis Haslem, in quello che viene spesso citato come il più grande colpo di mercato della storia della lega. Dopo questi acquisti gli Heat riescono a mettere sotto contratto anche Mike Miller, Eddie House, Erick Dampier, Juwan Howard, Mike Bibby, Jerry Stackhouse e Žydrūnas Ilgauskas. Con i tre All-Star molti considerano i Miami Heat come la squadra che può rompere il record di 72 vittorie nella regular season fissato dai Chicago Bulls nel 1995-1996, ma soprattutto la squadra che avrebbe dominato la lega e riportato il titolo a South Beach. La partita d'apertura dei Big Three giocata contro i Boston Celtics è stata la più vista nella storia della lega.[11] Contro ogni pronostico però, la partenza degli Heat è stentata, dopo il 9-8 iniziale Miami inizia a migliorare sensibilmente fino al 58-24 finale che gli vale la vittoria della Southeast Division, nei playoffs gli Heat trascinati dalle sue tre bocche di fuoco eliminano facilmente i Philadelphia 76ers e i Boston Celtics per 4-1 raggiungendo le finali della Eastern Conference contro la miglior squadra della lega, i Chicago Bulls battuti anche loro per 4-1.
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Tuttavia il momento clou della stagione sarebbe arrivato alle finali NBA, dove gli Heat avrebbero incontrato i Dallas Mavericks nella riedizione delle NBA Finals 2006, desiderosi di prendersi la rivincita. La stagione però sembrava nata per concludersi con uno scontro fra titani con i Los Angeles Lakers di Kobe Bryant, prima che questi inciampassero nel secondo turno contro i Mavericks, per questo motivo secondo i media americani, soprattutto la ESPN, le finali sarebbero dovute essere solo una formalità per gli Heat. Nessuno però ha notato la trappola che era in agguato, quando la serie sul 1-1 si è spostata in Texas gli Heat si sono lentamente sbriciolati anche grazie alla folla in delirio che ha contribuito a far vincere l'anello ai Dallas Mavericks per 4-2.[12]
Nel 2011-2012 viene attuata una massiccia opera di rafforzamento della panchina con gli ingaggi di Eddy Curry, Shane Battier e Ronny Turiaf e dopo la cocente sconfitta nelle finali dell'anno scorso i Big Three sembravano pronti a mettere le mani sull'ambito anello. Come prevedibile, anche questa stagione, accorciata di un mese a causa del lockout, Miami accede ai playoffs dopo essersi assicurata il titolo divisionale con un record di 46-20 secondi solo ai Chicago Bulls ad est, che vale a LeBron James il titolo di MVP.[13] Al primo turno incontrano i New York Knicks che battono per 4-1, nel secondo turno incontrano gli Indiana Pacers, e finiscono addirittura sotto per 2-1, prima di rimontare e vincere per 4-2. Gli Heat riescono ad accedere alle finali di Conference contro i Boston Celtics dove riescono a vincere la serie dopo essere stati ad un passo dall'eliminazione sotto per 3-2 e si laureano per la seconda volta consecutiva campioni della Eastern Conference guadagnandosi il diritto a giocare le finali NBA con gli Oklahoma City Thunder.
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La serie incomincia ad Oklahoma City e i Miami Heat vengono sconfitti dai Thunder. Gli Oklahoma City Thunder guidati dal miglior realizzatore della lega Kevin Durant erano visti come un avversario decisamente temibile visto che erano arrivati alle finali eliminando potenze dell'ovest come i Dallas Mavericks campioni in carica, i Los Angeles Lakers e i San Antonio Spurs tanto che l' 1-0 non aveva sorpreso nessuno. Nelle successive quattro partite l'inesperienza dei giovani Thunder diventa l'arma in più per Miami, che trascinata da uno straripante LeBron James infila quattro vittorie consecutive che gli permettono di vincere il titolo per la seconda volta nella sua storia con il risultato di 4-1 davanti al pubblico dell'AmericanAirlines Arena,[14] James viene nominato MVP delle finali.
Nella stagione 2012-2013 gli Heat riescono a ingaggiare la guardia Ray Allen.,[15] miglior tiratore da 3 di sempre della lega Josh Harrellson, Rashard Lewis, Chris Andersen e Juwan Howard vengono fatti anche tentativi a vuoto per convincere Steve Nash e Marcus Camby che alla fine non arrivano. A meta stagione, gli Heat, che viaggiavano al ritmo di 29-14 in pieno controllo della Southeast Division, riescono a rimanere imbattuti per quasi due mesi, vincendo ben 27 partite consecutive, seconda striscia di vittorie più lunga nella storia della lega[16], che comprendeva anche la vittoria numero mille della franchigia nella regular season ottenuta contro i Portland Trail Blazers per 117-104. Da lì in avanti gli Heat sarebbero andati a perdere solo altre due volte, chiudendo con un impressionante record di 66-16, il migliore di tutta la lega. Ai playoffs la musica non sarebbe cambiata, gli Heat hanno continuato a giocare il loro duro basket, e James avrebbe dimostrato una volta di più perché lui era l'MVP della lega, mandando in archivio la serie contro i Milwaukee Bucks in sole quattro partite e battendo i Chicago Bulls per 4-1, vittoria che vale l'accesso per il terzo anno consecutivo alle finali della Eastern Conference contro gli Indiana Pacers.
Arene di gioco [modifica]
- Miami Arena (1988–1999)
- AmericanAirlines Arena (1999–oggi)
Evoluzione divisa [modifica]
Le attuali divise degli Heat sono state introdotte nel 1999,[17] dopo aver deciso di attuare un leggero restyling al logo e al disegno delle uniformi del 1988. I colori sono sempre stati bianco, rosso e arancione per la divisa casalinga con scritto Heat e nero rosso e arancione per quella della trasferta con scritto Miami, Heat o El Heat, l'attuale fornitore è Adidas mentre in passato le divise sono state create anche da Nike e Reebok. Come gli Utah Jazz, i Chicago Bulls e gli Orlando Magic, gli Heat hanno un codice di abbigliamento che vieta ai giocatori di indossare le fasce in campo. Dal 2009 gli Heat hanno permesso l'uso di fasce, a cominciare da Jermaine O'Neal e proseguita con LeBron James, Eddie House e Erick Dampier. La divisa viene indossata anche dalla mascotte degli Heat ovvero Burnie. I Miami Heat hanno onorato anche i defunti Miami Floridians della ABA con una maglia che portava i loro colori, bianco, rosa e arancione sia nel 2005-2006 che nel 2011-2012.
Record stagione per stagione [modifica]
| Campione NBA | Campione di Conference | Campione di Division |
| STAGIONE | VINTE | PERSE | PERCENTUALE | POSIZIONE | PLAYOFF | RISULTATI |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1988–1989 | 15 | 67 | 18,3 | 6º | - | - |
| 1989–1990 | 18 | 64 | 22,0 | 5º | - | - |
| 1990–1991 | 24 | 58 | 29,3 | 7º | - | - |
| 1991–1992 | 38 | 44 | 46,3 | 4º | Perdono il Primo Round | Chicago 3, Miami 0 |
| 1992–1993 | 36 | 46 | 43,9 | 5º | - | - |
| 1993–1994 | 42 | 40 | 51,2 | 4º | Perdono il Primo Round | Atlanta 3, Miami 2 |
| 1994–1995 | 32 | 50 | 39,0 | 4º | - | - |
| 1995–1996 | 42 | 40 | 51,2 | 3º | Perdono il Primo Round | Chicago 3, Miami 0 |
| 1996–1997 | 61 | 21 | 74,4 | 1º | Vincono il Primo Round Vincono le Semifinali di Conference Perdono le Finali di Conference |
Miami 3, Orlando 2 Miami 4, New York 3 Chicago 4, Miami 1 |
| 1997–1998 | 55 | 27 | 67,1 | 1º | Perdono il Primo Round | New York 3, Miami 2 |
| 1998–1999 † | 33 | 17 | 66,0 | 1º | Perdono il Primo Round | New York 3, Miami 2 |
| 1999–2000 | 52 | 30 | 63,4 | 1º | Vincono il Primo Round Perdono le Semifinali di Conference |
Miami 3, Detroit 0 New York 4, Miami 3 |
| 2000–2001 | 50 | 32 | 61,0 | 2º | Perdono il Primo Round | Charlotte 3, Miami 0 |
| 2001–2002 | 36 | 46 | 43,9 | 6º | - | - |
| 2002–2003 | 25 | 57 | 30,5 | 7º | - | - |
| 2003–2004 | 42 | 40 | 51,2 | 2º | Vincono il Primo Round Perdono le Semifinali di Conference |
Miami 4, New Orleans 3 Indiana 4, Miami 2 |
| 2004–2005 | 59 | 23 | 72,0 | 1º | Vincono il Primo Round Vincono le Semifinali di Conference Perdono le Finali di Conference |
Miami 4, New Jersey 0 Miami 4, Washington 0 Detroit 4, Miami 3 |
| 2005–2006 | 52 | 30 | 63,4 | 1º | Vincono il Primo Round Vincono le Semifinali di Conference Vincono le Finali di Conference Vincono le NBA Finals |
Miami 4, Chicago 2 Miami 4, New Jersey 1 Miami 4, Detroit 2 Miami 4, Dallas 2 |
| 2006–2007 | 44 | 38 | 53,7 | 1º | Perdono il Primo Round | Chicago 4, Miami 0 |
| 2007–2008 | 15 | 67 | 18,3 | 5º | - | - |
| 2008-2009 | 43 | 39 | 52,4 | 3º | Perdono il Primo Round | Atlanta 4, Miami 3 |
| 2009-2010 | 47 | 35 | 57,3 | 3º | Perdono il Primo Round | Boston 4, Miami 1 |
| 2010-2011 | 58 | 24 | 70,7 | 1º | Vincono il Primo Round Vincono le Semifinali di Conference Vincono le Finali di Conference Perdono le NBA Finals |
Miami 4, Philadelphia 1 Miami 4, Boston 1 Miami 4, Chicago 1 Dallas 4, Miami 2 |
| 2011–2012 † | 46 | 20 | 69,7 | 1º | Vincono il Primo Round Vincono le Semifinali di Conference Vincono le Finali di Conference Vincono le NBA Finals |
Miami 4, New York 1 Miami 4, Indiana 2 Miami 4, Boston 3 Miami 4, Oklahoma City 1 |
| 2012-2013 | 66 | 16 | 80,5 | 1º | Vincono il Primo Round Vincono le Semifinali di Conference Finali di Conference |
Miami 4, Milwaukee 0 Miami 4, Chicago 1 Miami 0, Indiana 0 |
| Totali | 1031 | 971 | 51,5 | |||
| Playoff | 88 | 75 | 54,0 | 2 Titoli NBA | ||
Rivalità [modifica]
| Squadra[18] | Vinte | Perse |
|---|---|---|
| 42 | 62 | |
| 51 | 66 | |
| 45 | 41 |
vs Chicago Bulls [modifica]
La prima rivalità che gli Heat hanno cominciato a sentire è stata quella coi Chicago Bulls, quando negli anni novanta le due squadre si incontrarono per tre volte ai playoffs nel 1992, 1996 e 1997 con altrettante vittorie dei tori della dinastia di Michael Jordan. Miami sfruttò le sconfitte per affinare il proprio piano di attacco contro i Bulls, utilizzando la stessa tattica aggressiva e tosta che usò a New York, Pat Riley permise agli Heat di portarsi a casa una delle loro migliori soddisfazioni piegando Chicago per 99-72 nel 1997-1998. La rivalità ha vissuto un nuovo capitolo negli anni duemila con una vittoria degli Heat nel 2006 e nel 2011 e un'altra vittoria di Chicago ai danni della squadra di Dwyane Wade nel 2007. Nel 2010 inoltre gli Heat riuscirono a firmare Dwyane Wade e LeBron James, entrambi obiettivi dei Bulls.
vs New York Knicks [modifica]
Sempre negli anni novanta si creò una intensa rivalità coi New York Knicks, che fu il risultato di quattro scontri consecutivi ai playoffs nel 1997, 1998, 1999 e 2000, tutti quanti finiti all'ultima partita. La rivalità scoppiò quando Pat Riley passò dai Knicks agli Heat nel 1995 e il suo posto fu preso da Jeff Van Gundy, fratello di Stan, vice di Riley a Miami. I primi due incontri ai playoffs furono caratterizzati da molta violenza fisica nel corso delle serie, con sospensioni di giocatori che alla fine furono determinanti nel risultato finale. Nel 1999 i Knicks, che si classificarono ai playoffs da ottavi, riuscirono nell'impresa di eliminare Miami, classificatasi come prima, al primo turno, grazie ad una incredibile vittoria per 78-77 in gara cinque; quell'anno New York riuscì a zittire gli scettici raggiungendo le NBA Finals. Gli Heat hanno affrontato i Knicks per l'ultima volta nel 2012 battendoli.
vs Orlando Magic [modifica]
La rivalità con l'altra franchigia della Florida, ovvero gli Orlando Magic, è nata fin dalla loro creazione, quando si credeva che sarebbe stata concessa allo Stato del Sole una sola squadra.[19] Le due franchigie si sono incontrate ai playoffs solamente nel 1997 e nell'occasione gli Heat ebbero la meglio, nel 2000-2001 invece, nella notte in cui Riley ottenne la sua millesima vittoria in carriera, gli Heat ottennero la loro vittoria più larga contro i Magic quando riuscirono a frantumarli per 105-79. Nello stesso anno la rivalità si riaccese quando i Magic riuscirono a soffiare Tracy McGrady agli Heat. Negli ultimi anni con l'arrivo della stella Dwight Howard i Magic si sono dimostrati la rivale divisionale più dura da battere per gli Heat, ma dopo la cessione dello stesso Howard ai Los Angeles Lakers da parte di Orlando, il predominio della Florida è a favore dei Miami Heat.
Squadra attuale [modifica]
| Per approfondire, vedi Miami Heat 2012-2013. |
Roster [modifica]
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Staff tecnico [modifica]
- Allenatore:
Erik Spoelstra - Assistente allenatore:
Keith Askins - Assistente allenatore:
Bob McAdoo - Assistente allenatore:
Ron Rothstein - Assistente allenatore:
Octavio De La Grana - Assistente allenatore:
David Fizdale - Assistente allenatore:
Chad Kammerer - Preparatore atletico:
Jay Sabol - Assistente preparatore atletico:
Bill Foran
Stagioni passate [modifica]
Giocatori [modifica]
| Per approfondire, vedi Categoria:Cestisti dei Miami Heat. |
Campioni olimpici [modifica]
Tim Hardaway
(Sidney 2000)
Alonzo Mourning
(Sidney 2000)
Dwyane Wade
(Pechino 2008)
LeBron James
(Londra 2012)
Membri della Basketball Hall of Fame [modifica]
Numeri ritirati [modifica]
- 10
Tim Hardaway - 13
Dan Marino (omaggio al grande ex-giocatore dei Miami Dolphins della NFL, si tratta di un ritiro "simbolico": il numero in realtà è ancora disponibile)[20] - 23
Michael Jordan (I Miami Heat hanno ritirato il 23 in onore del contributo di Jordan alla lega, anche se non ha mai giocato per la squadra) - 33
Alonzo Mourning
Selezione dell'NBA All-Star Game [modifica]
Alonzo Mourning – 1996, 1997, 2000, 2001, 2002
Tim Hardaway – 1997, 1998
Anthony Mason – 2001
Stan Van Gundy – 2005
Shaquille O'Neal – 2005, 2006, 2007
Dwyane Wade – 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013
LeBron James – 2011, 2012, 2013
Chris Bosh – 2011, 2012, 2013
Erik Spoelstra - 2013
Allenatori [modifica]
| Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori dei Miami Heat. |
Dal 1988 ad oggi gli Heat sono stati allenati da sei coach diversi: Ron Rothstein è stato il primo allenatore della franchigia, Pat Riley dopo essere stato seduto sulla panchina di Miami in due periodi distinti detiene il record di franchigia di partite disputate nella stagione regolare (849) e nei playoffs (50), di vittorie nella stagione regolare (454) e nei playoffs (26), ed è l'unico ad aver vinto un titolo NBA, il NBA Coach of the Year Award, il NBA Executive of the Year Award e ad essere eletto nella Basketball Hall of Fame e nella top 10 degli allenatori della storia dell'NBA,[21] Stan Van Gundy invece è l'allenatore con la più alta percentuale di vittorie (60,5%). L'attuale coach Erik Spoelstra è l'unico nella storia ad aver iniziato la carriera da allenatore negli Heat. I general manager invece sono stati Lewis Schaffel, Dave Wohl, Randy Pfund e dal 2008 Pat Riley.
| Allenatore | Stagioni | Partite | Vinte | Perse | Titoli |
|---|---|---|---|---|---|
| 1988–1991 | 246 | 57 | 189 | ||
| 1991–1995 | 300 | 135 | 165 | ||
| 1995 | 36 | 15 | 21 | ||
| 1995-2003 | 647 | 364 | 283 | 4 Atlantic Division | |
| 2003–2005 | 213 | 129 | 84 | 1 Southeast Division | |
| 2005–2008 | 252 | 116 | 136 | 2 Southeast Division, 1 Eastern Conference, 1 Titolo NBA | |
| 2008–oggi | 394 | 260 | 134 | 3 Southeast Division, 2 Eastern Conference, 1 Titolo NBA |
Palmarès [modifica]
| Titoli | Anni | |
|---|---|---|
| 2 | 2006, 2012 | |
| Titoli di Conference | 3 | 2006, 2011, 2012 |
| Titoli di Division | 10 | 1996-1997, 1997-1998, 1998-1999, 1999-2000, 2004-2005, 2005-2006, 2006-2007, 2010-2011, 2011-2012, 2012-2013 |
Premi e riconoscimenti individuali [modifica]
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Statistiche individuali [modifica]
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Note [modifica]
- ^ (EN) NBA Team Valuations Rank. Forbes.com
- ^ (EN) The Heat Group - Company History. Fundinguniverse.com
- ^ (EN) Kevin Loughery è il nuovo allenatore dei Miami Heat. NYTimes.com
- ^ (EN) Shaquille O'Neal passa dai Lakers agli Heat. NBA.com
- ^ (EN) Gli Heat prendono il veterano Gary Payton. NBA.com
- ^ (EN) Riley torna sulla panchina degli Heat. ESPN.com
- ^ (EN) NBA: Wade leads Heat to 1st NBA Championship. NBA.com
- ^ (EN) Dwyane Wade Flies. Men's Health.com
- ^ (EN) Suns, Heat agree to Shaq trade. Yahoo.com
- ^ (EN) LeBron James Leaves the Cleveland Cavaliers for Miami Heat. TVguide.com
- ^ (EN) Heat vs. Celtics draws record ratings. Sportifi.com
- ^ (EN) Dallas Mavericks are champions; Nowitzki is MVP. CBSSports.com
- ^ (EN) LeBron James wins MVP. Miamiherald.com
- ^ (EN) Champions! Miami Heat defeats Oklahoma City Thunder to win second NBA title. Miamiherald.com
- ^ (EN) Ray Allen joining Miami Heat. Espn.go.com
- ^ (EN) Miami Heat's 27-game winning streak over. CNN.com
- ^ (EN) Miami Heat Logos. Sportlogos.net
- ^ (EN) Miami Heat Head-to-Head Results. Basketball-Reference.com
- ^ (EN) Sunshine State Rivalry Storylines. NBA.com
- ^ (EN) Dan the Man. NBA.com
- ^ (EN) Miami Heat Coach Register. Basketball-Reference.com
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Miami Heat
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN, ES, JA) Sito ufficiale
- (EN) Miami Heat su ESPN
- (EN) Storia dei Miami Heat
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