Miami Heat

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Miami Heat
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Campione della Eastern Conference
Campione della NBA Southeast Division
Miami Heat logo.png
MH, The Heat, El Heat
Segni distintivi
Uniformi di gara
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Casa
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Trasferta
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Terza
Colori sociali 600px Bianco e Nero con pallone infuocato.png nero, rosso, bianco e arancione
Dati societari
Città Flag of Miami, Florida.svg Miami
Paese Stati Uniti Stati Uniti
Campionato NBA
Conference Eastern Conference
Division Southeast Division
Fondazione 1988
Denominazione Miami Heat
(1988–oggi)
Proprietario Stati Uniti Israele Micky Arison
General manager Stati Uniti Pat Riley
Allenatore Stati Uniti Erik Spoelstra
Palazzetto AmericanAirlines Arena
(19.600 posti)
Sito web www.nba.com/heat
Palmarès
Larry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.pngLarry O'Brien Championship Trophy.png
Titoli NBA 3
Titoli di Conference 5
Titoli di Division 11

I Miami Heat sono una squadra di pallacanestro professionistica con sede a Miami, Florida. Sono membri della Southeast Division nella Eastern Conference della NBA (National Basketball Association), il campionato professionistico degli Stati Uniti d'America. Giocano le loro partite casalinghe all'AmericanAirlines Arena. L'attuale proprietario è Micky Arison, figlio di Ted Arison, mentre l'allenatore è Erik Spoelstra che è subentrato a Pat Riley che attualmente veste il ruolo di general manager.

Gli Heat e gli Orlando Magic sono le uniche due squadre della lega della Florida. Nonostante siano una squadra giovane nello scenario della lega, essendo nati nel 1988, gli Heat hanno raggiunto i playoffs in 18 delle 26 stagioni disputate, vincendo tre titoli, nel 2006 contro i Dallas Mavericks per 4-2, nel 2012 contro gli Oklahoma City Thunder per 4-1 e nel 2013 contro i San Antonio Spurs per 4-3. Prima della loro nascita l'unica franchigia di pallacanestro di rilievo della città erano i Miami Floridians che giocarono nella ABA tra il 1968 e il 1970. Nel 2014 il valore totale della franchigia era stimato per 770 milioni di dollari, di cui il 13% sono i debiti accumulati ed il budget è di 188 milioni di dollari[1]; sono affiliati ai Sioux Falls Skyforce della NBA Development League di cui sono proprietari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita degli Heat (1988-1995)[modifica | modifica wikitesto]

Nel mese di aprile 1987, la commissione approvò le offerte di espansione delle città di Charlotte e Minneapolis e successivamente di due città della Florida, Orlando e Miami. Fu deciso così di espandere la NBA a quattro nuove squadre, con i Charlotte Hornets e Miami Heat che debuttarono nella stagione 1988-1989 e i Minnesota Timberwolves e gli Orlando Magic nella stagione 1989-1990.[2] Gli Heat furono fondati nel 1988 come expansion team dell'NBA dall'armatore miliardario Ted Arison proprietario anche della Carnival Corporation & plc. Il nome Miami Heat fu scelto con un sondaggio tra i tifosi che lo preferirono a Miami Vice, il nome del noto telefilm poliziesco ambientato tra le palme di South Beach.

Tra i giocatori del roster dell'anno inaugurale furono chiamati giovani come Rony Seikaly, Kevin Edwards e Grant Long, l'allenatore era Ron Rothstein. Gli Heat giocarono la loro prima partita contro i Los Angeles Clippers alla Miami Arena perdendo 111-91, e nonostante le 17 sconfitte consecutive iniziali tra cui anche uno sconvolgente 138-91 dai Los Angeles Lakers di Magic Johnson, riuscirono a chiudere la loro prima stagione con un record di 15-67. A incidere sul record negativo fu anche la scelta di collocare gli Heat nella Midwest Division della Western Conference a dispetto di una realtà geografica del tutto diversa, questo obbligò la squadra a fare i viaggi più lunghi visto che gli avversari divisionali più vicini erano gli Houston Rockets che distano 900 miglia da Miami. Nel draft NBA 1989, gli Heat scelsero Glen Rice con la scelta numero quattro, con lui e con l'aiuto di Sherman Douglas, Rony Seikaly, Willie Burton e Steve Smith e sotto la guida del coach Kevin Loughery[3], gli Heat che giocavano in una divisone di ferro con Boston Celtics, New York Knicks e Philadelphia 76ers raggiunsero i playoffs per la prima volta nel 1991-1992, dove furono eliminati dai Chicago Bulls di Michael Jordan in tre partite, in quella stagione gli Heat subirono la sconfitta più larga della storia dai Cleveland Cavaliers per 148-80. Due anni dopo nel 1993-1994 gli Heat tornarono ai playoffs con un record di 42-40 trascinati dalla giovane stella Rice con 21,1ppg dove incontrarono al primo turno gli Atlanta Hawks che furono capaci di ribaltare l'iniziale 2-1 di Miami, eliminandoli per 3-2, sempre nel 1994 ottennero la loro miglior vittoria nella storia quando batterono i Clippers per 126-83. Nel 1995 la famiglia Arison, fino a quel momento faceva parte solo dei soci, acquistò la franchigia; Micky Arison dopo la sua nomina a general manager licenziò Loughery sostituendolo con Alvin Gentry.

L'era Hardaway-Mourning (1995-2003)[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1994 e il 1997, i Miami Heat cercarono dei piani di trasferimento, le città alternative con cui furono instaurati dei colloqui furono Las Vegas, Memphis, St. Louis e San Diego. Mentre i Miami Heat stavano lottando per rimanere a South Beach fu ingaggiato Pat Riley nel 1995 al posto di Gentry, un dirigente ed un allenatore che aveva già risollevato alcune franchigie come i Los Angeles Lakers e i New York Knicks prima di arrivare a Miami. Riley orchestrò uno scambio che mandò Rice agli Charlotte Hornets in cambio del centro Alonzo Mourning, destinato a diventare il giocatore simbolo della franchigia, la scelta fu subito premiante, Mourning fu il primo giocatore della franchigia ed essere convocato per l'NBA All-Star Game e permise agli Heat di vincere 11 delle prime 14 partite nel 1995-1996 e di raggiungere i playoffs a fine anno dove furono raffreddati dai Bulls in tre partite. Da li in avanti furono ingaggiati Tim Hardaway, P.J. Brown, Kurt Thomas, Chris Gatling, Dan Majerle, Terry Porter e Jamal Mashburn e gli Heat cominciarono una saga che li vide raggiungere la post-season per sei volte consecutive, con quattro vittorie della Atlantic Division tra il 1997 e il 2000. In quegli anni si accesero delle rivalità con i Chicago Bulls, i New York Knicks e gli Orlando Magic.

Alonzo Mourning

Nella stagione 1996-1997 la coppia Mourning-Hardaway esplose e gli Heat furono la più grande sorpresa dell'anno, ottennero un record di 61-21 con anche una serie di 11 vittorie consecutive, con cui vinsero il loro primo titolo dell'Atlantic Division ai danni dei Knicks mentre Riley fu nominato allenatore dell'anno e Hardaway fu il primo giocatore della franchigia ad essere inserito nell'All-NBA Team, nei playoffs gli Heat rimasero infuocati ed eliminarono gli Orlando Magic per 3-2 e i New York Knicks per 4-3, nonostante i Knicks si fossero portati sul 3-1, perdendo poi nelle finali della Eastern Conference con i Chicago Bulls della dinastia di Michael Jordan per 4-1. Nel 1997-1998 gli Heat vinsero l'Atlantic Division con un record di 55-27 ma vennero eliminati al primo turno dai Knicks, con tanto di rissa tra Alonzo Mourning e Larry Johnson, ex compagni di squadra agli Charlotte Hornets. L'anno successivo la stagione cominciò solo a febbraio a causa del lockout e gli Heat, guidati da Mourning che ebbe una campagna pazzesca con 20,1ppg vincendo il primo dei due consecutivi premi di difensore dell'anno, raggiunsero il record di 33-17 e il terzo titolo dell'Atlantic Division vinto al tie-break che permise a Miami di essere la testa di serie nei playoffs dove però furono eliminati clamorosamente al primo turno dai New York Knicks di Patrick Ewing negli ultimi secondi di gara 5, gli Heat diventarono il secondo team testa di serie a subire un upset dopo i Seattle SuperSonics cinque anni prima. L'anno successivo I Miami Heat vinsero il loro quarto titolo consecutivo di division con un record 52-30 e Mourning guidò la classifica delle stoppate per il secondo anno consecutivo e dopo avere battuto i Detroit Pistons con un secco 3-0 furono eliminati dai play-off ancora una volta per mano dei Knicks per 4-3, ma soprattutto lasciarono la loro storica casa, la Miami Arena per trasferirsi nella nuova AmericanAirlines Arena, la prima giocata fu vinta per 111-103 contro gli Orlando Magic. Il tentativo di Miami di costruire una squadra da titolo subì un durissimo colpo alla vigilia della stagione 2000-2001, allorché ad Alonzo Mourning fu diagnosticata una glomerulosclerosi segmentaria e focale, al di là dell'aspetto umano, gli Heat si ritrovarono di colpo senza un giocatore chiave che in quel periodo era tra i candidati più forti a vincere l'MVP e furono costretti nelle stagioni successive a rivedere il roster: perso Tracy McGrady finito agli Orlando Magic arrivarono Eddie Jones, A.C. Green, Anthony Mason, Jim Jackson, Cedric Ceballos, Rod Strickland, Bruce Bowen e Caron Butler e venne lasciato partire Tim Hardaway ai Dallas Mavericks. Dopo un lungo duello con i Philadelphia 76ers Miami chiuse la stagione seconda con un record 50-32 e venne eliminata al primo turno dei playoffs dagli Charlotte Hornets con un umiliante 3-0, mentre nelle due stagioni successive non raggiunse nemmeno la post-season, e preferì non rischiare di firmare la problematica superstar della high school Lenny Cooke al draft NBA 2002.

Shaq-Wade e il primo titolo NBA (2003-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Dwyane Wade

Dopo diversi anni di ricostruzione e scelte per sostituire Hardaway e Mourning passato ai New Jersey Nets, gli Heat sbaragliarono il draft NBA 2003 scegliendo Dwyane Wade da Marquette University con la quinta chiamata[4], piuttosto che prendere un free-agent di grande livello come Gilbert Arenas, con lui arrivarono anche Lamar Odom e Udonis Haslem. Nonostante la scioccante notizia dell'abbandono della panchina di Riley che fu sostituito da Stan Van Gundy, la squadra che partì con un terribile inizio 5-15, finisce l'anno con un record di 42-40 dietro i New Jersey Nets tornando così a fare i playoffs dove eliminarono i New Orleans Hornets in 7 partite prima di essere sconfitti al secondo turno dagli Indiana Pacers per 4-2. Un altro punto di svolta avvenne nell'estate del 2004, quando Pat Riley, diventato presidente, annunciò l'acquisizione del centro tre volte campione NBA, Shaquille O'Neal[5] e del veterano Christian Laettner, provò anche a prendere Karl Malone che poi decise di ritirarsi. La coppia Shaq-Wade, sotto la regia di Pat Riley e con la collaborazione di scafati veterani, avrebbe portato gli Heat allo status d'élite nella lega guidando Miami a tre titoli di Southeast Division e alla vittoria del titolo nel 2006 contro i favoriti Dallas Mavericks.

Nella stagione 2004-2005 Miami chiuse la regular season con un solido 59-23 con anche una striscia di 14 vittorie consecutive con Shaq che chiuse con 22,9ppg, e il titolo della Southeast Division, nei play-off come testa di serie avanzarono senza problemi spazzando via New Jersey Nets e Washington Wizards per 4-0, nelle finali della Eastern Conference incontrarono i campioni in carica dei Detroit Pistons dove furono sconfitti per 4-3 in una serie tiratissima che hanno anche condotto sul 3-2. Dopo la sconfitta in finale di Conference contro i Detroit Pistons, nel 2005-2006 gli Heat diedero di nuovo l'assalto al titolo ancora con Shaq e Wade, ma anche con l'arrivo di nuove stelle del calibro di Gary Payton[6], Antoine Walker, James Posey, Jason Kapono e Jason Williams, fortemente voluti dal presidente Pat Riley, che da metà stagione subentrò al posto di coach Van Gundy,[7] alla guida della squadra con ottimi risultati. A questi va aggiunto il grande ritorno di Alonzo Mourning, che non era stato rinnovato dagli Heat nel 2002 per i suoi problemi di salute e che era stato costretto a sottoporsi a trapianto di reni nel dicembre 2003. Pat Riley non fallì infatti la sua caccia al titolo e grazie ad un sempre più dominante Wade ed al solito Shaq, i Miami Heat chiusero la regular season con un record 52-30, il migliore della Southeast Division e il secondo miglior record della Eastern Conference, nonostante la crescita nel finale di stagione gli Heat non erano considerati una squadra in grado di vincere il titolo soprattutto tenendo conto delle sconfitte accumulate contro gli avversari più forti come i San Antonio Spurs, i Phoenix Suns e i Dallas Mavericks, ai playoffs eliminarono di seguito Chicago Bulls per 4-2, New Jersey Nets per 4-1 ed in finale di conference, i Pistons in sei gare, diventando così per la prima volta nella loro storia i campioni della Eastern Conference, e raggiungendo di conseguenza le prime, storiche, finali NBA, contro i favoriti Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki.

Nelle finali si incontrarono due squadre alla ricerca del primo titolo, dopo una partenza shock gli Heat erano ad un passo dal cappotto quando Dallas conduceva per 2-0, trascinati da uno straordinario Dwyane Wade MVP delle finali con 34,7ppg, gli Heat riuscirono a vincere all'ultimo respiro gara 3 grazie ai 42 punti di Wade mantenendo vive le speranze di vittoria, e successivamente a ribaltare incredibilmente la serie vincendola per 4-2 laureandosi per la prima volta nella loro storia campioni[8]. Gli Heat eguagliarono inoltre un record NBA: soltanto i Boston Celtics nel 1969 e i Portland Trail Blazers nel 1977 erano riusciti a vincere l'anello rimontando da uno 0-2. La visione di una parata per la vittoria del campionato lungo la Biscayne Boulevard di cui Riley aveva parlato quando arrivò nel 1995 era stata finalmente realizzata.

La fine del ciclo (2006-2010)[modifica | modifica wikitesto]

La stagione da campioni in carica però non partì in modo esaltante, a causa degli infortuni che investirono la franchigia, nella serata d'apertura subirono una pesantissima sconfitta per 108-66 dai Bulls. All'inizio della stagione, infatti il centro Shaquille O'Neal si infortunò al ginocchio, costringendo gli Heat a fare a meno del giocatore più dominante della lega, poco dopo anche Dwyane Wade si infortunò gravemente alla spalla[9]. Dopo l'infortunio di Wade, si pensava che la squadra non sarebbe stata in grado nemmeno di raggiungere i playoffs. Tali previsioni furono rapidamente smentite quando gli Heat vinsero 11 partite su 14 partite battendo squadroni come i Detroit Pistons, i Chicago Bulls e gli Utah Jazz, O'Neal, in assenza di Wade, disputò un buon finale di regular season, portando gli Heat a vincere il loro settimo titolo di campioni della Southeast Division con un record di 44-38, ma al primo round dei playoffs gli Heat vengono asfaltati dai Chicago Bulls in quattro gare, è la prima volta dal 1957 che la squadra campione in carica cade al primo turno, nonostante a inizio anno furono fatti più volte proclami di vittoria del secondo titolo.

Shaquille O'Neal

Il momento di gloria degli Heat sembrava ormai volgere alla fine. Il mercato dei free agents, gli scambi e gli infortuni contribuirono a portare gli Heat sul fondo della classifica. O'Neal fu ceduto a febbraio ai Phoenix Suns[10], diversi giocatori firmarono per altre squadre, Riley rassegnò le dimissioni da allenatore, arrivarono giocatori come Daequan Cook, Marcus Banks, Anfernee Hardaway e Shawn Marion, mentre Wade si sottopose ad alcuni interventi chirurgici in quella che alla fine si rivelò una stagione da incubo, la faticosa partenza 4-11 anticipò il disastroso record di 15-67, lo stesso della prima stagione d'esordio, ed il peggior ruolino di marcia dell'intera lega e il poco invidiabile record del terzo peggior punteggio ottenuto in una partita nella sconfitta 96-54 contro i Toronto Raptors. Solo Udonis Haslem, Dwyane Wade e Dorell Wright erano rimasti della squadra campione appena due anni prima.

Per la stagione 2008-2009 le ambizioni della squadra della Florida non erano di certo delle più temibili. Nel draft NBA 2008 i Miami Heat ingaggiarono Michael Beasley e Mario Chalmers, acquisito con una trade effettuata con i Minnesota Timberwolves. Inizialmente la squadra, affidata a Erik Spoelstra è riuscita a mantenere una media vittorie sconfitte sopra al 50% grazie alla grande prestazione di Wade che coi sui 30,2 ppg era stato il miglior marcatore della lega, durante la strada Wade aveva piovuto 50 punti contro gli Utah Jazz e gli Orlando Magic e ben 55 contro i New York Knicks. Con l'infortunio che pose fine alla gloriosa carriera di Alonzo Mourning, e quindi in seguito alla mancanza di un vero pivot, Pat Riley decise di scambiare Shawn Marion e Marcus Banks per Jermaine O'Neal e Jamario Moon, due giocatori dei Toronto Raptors, e di prendere Yakhouba Diawara, cercò anche di arrivare a Amar'e Stoudemire e Carlos Boozer senza successo. La stagione regolare vide i Miami Heat terminare al quinto posto della Eastern Conference con un record positivo 43-39 consentendo alla squadra di Miami di scontrarsi contro gli Atlanta Hawks in una interminabile serie durata 7 gare e finita con la resa degli Heat. Anche la stagione 2009-2010, nonostante l'arrivo di buoni giocatori come Quentin Richardson, Carlos Arroyo e Rafer Alston ha visto gli Heat chiudere la regular season in quinta posizione ad est con un record 47-35, grazie anche alle 12 vittorie ottenute nelle ultime 13 partite, ed uscire al primo turno dei playoffs, ma questa volta contro i Boston Celtics, l'unico acuto della stagione è arrivato ancora una volta da Wade nominato MVP dell'All-Star Game di Arlington.

I Big Three e altri due titoli NBA (2010-2014)[modifica | modifica wikitesto]

"The Big 3"

LeBron James
Dwyane Wade
Chris Bosh

Le sorti della franchigia sarebbero rapidamente cambiate nel 2010-2011 quando Miami firma Chris Bosh dai Toronto Raptors e LeBron James dai Cleveland Cavaliers[11] e rifirma Dwyane Wade e Udonis Haslem, in quello che viene spesso citato come il più grande colpo di mercato della storia della lega, che avrebbe fruttato agli Heat altri due titoli NBA nel 2012 contro gli Oklahoma City Thunder e nel 2013 contro i San Antonio Spurs. Dopo questi acquisti Riley riesce a mettere sotto contratto anche Mike Miller, Eddie House, Erick Dampier, Juwan Howard, Mike Bibby, Jerry Stackhouse e Žydrūnas Ilgauskas. Con i tre All-Star molti considerano i Miami Heat come la squadra che può rompere il record di 72 vittorie nella regular season fissato dai Chicago Bulls nel 1995-1996, ma soprattutto la squadra che avrebbe dominato la lega e riportato il titolo a South Beach. La partita d'apertura dei Big Three giocata contro i Boston Celtics è stata la più vista nella storia della lega.[12] Contro ogni pronostico però, la partenza degli Heat è stentata, dopo il 9-8 iniziale Miami inizia a migliorare sensibilmente, con il triumviratum Wade-James-Bosh che inizia a trovare una chimica di squadra ottenendo 12 vittorie consecutive, fino ad arrivare al 58-24 finale che gli vale la vittoria della Southeast Division, nei playoffs gli Heat trascinati dalle sue tre bocche di fuoco eliminano facilmente i Philadelphia 76ers e i Boston Celtics per 4-1 raggiungendo le finali della Eastern Conference contro la miglior squadra della lega, i Chicago Bulls di Derrick Rose battuti anche loro per 4-1.

Tuttavia il momento clou della stagione sarebbe arrivato alle finali NBA, dove gli Heat avrebbero incontrato i Dallas Mavericks nella riedizione delle NBA Finals 2006, desiderosi di prendersi la rivincita. La stagione però sembrava nata per concludersi con uno scontro fra titani con i Los Angeles Lakers di Kobe Bryant, prima che questi inciampassero nel secondo turno contro i Mavericks, per questo motivo secondo i media americani, soprattutto la ESPN, le finali sarebbero dovute essere solo una formalità per gli Heat. Nessuno però ha notato la trappola che era in agguato, quando la serie sul 1-1 si è spostata in Texas gli Heat si sono lentamente sbriciolati anche grazie alla folla in delirio che ha contribuito a far vincere l'anello ai Dallas Mavericks per 4-2.[13]

Miami Heat-Orlando Magic nel 2012

Nel 2011-2012 viene attuata una massiccia opera di rafforzamento della panchina con gli ingaggi di Eddy Curry, Shane Battier e Ronny Turiaf e dopo la cocente sconfitta nelle finali dell'anno scorso i Big Three sembravano pronti a mettere le mani sull'ambito anello. Come prevedibile, anche questa stagione, accorciata di un mese a causa del lockout, Miami accede ai playoffs dopo essersi assicurata il titolo divisionale con un record di 46-20 secondi solo ai Chicago Bulls ad est, che vale a LeBron James il titolo di MVP con 27,1ppg.[14] Al primo turno incontrano i New York Knicks di Carmelo Anthony che battono per 4-1, nel secondo turno incontrano gli Indiana Pacers, e finiscono addirittura sotto per 2-1, prima di rimontare e vincere per 4-2. Gli Heat riescono ad accedere alle finali di Conference contro i Boston Celtics dove riescono a vincere la serie dopo essere stati ad un passo dall'eliminazione sotto per 3-2 e si laureano per la seconda volta consecutiva campioni della Eastern Conference guadagnandosi il diritto a giocare le finali NBA con gli Oklahoma City Thunder di Kevin Durant.

La serie incomincia ad Oklahoma City e i Miami Heat vengono sconfitti dai Thunder. Gli Oklahoma City Thunder guidati dal miglior realizzatore della lega Kevin Durant erano visti come un avversario decisamente temibile visto che erano arrivati alle finali eliminando potenze dell'ovest come i Dallas Mavericks campioni in carica, i Los Angeles Lakers e i San Antonio Spurs tanto che l'1-0 non aveva sorpreso nessuno. Nelle successive quattro partite l'inesperienza dei giovani Thunder diventa l'arma in più per Miami, che trascinata da uno straripante LeBron James infila quattro vittorie consecutive che gli permettono di vincere il titolo per la seconda volta nella sua storia con il risultato di 4-1 davanti al pubblico dell'AmericanAirlines Arena,[15] LeBron viene nominato MVP delle finali con 28,6ppg.

Nella stagione 2012-2013 gli Heat riescono a ingaggiare la guardia Ray Allen,[16] miglior tiratore da 3 di sempre della lega Rashard Lewis e Juwan Howard vengono fatti anche tentativi a vuoto per convincere Steve Nash e Marcus Camby che alla fine non arrivano. A meta stagione, in assenza di un pivot di livello, Riley decide di firmare Chris Andersen per provare a contrastare la superiorità difensiva di Chicago Bulls e Indiana Pacers, e gli Heat, che viaggiavano al ritmo di 29-14 in pieno controllo della Southeast Division, riescono a rimanere imbattuti per quasi due mesi, vincendo ben 27 partite consecutive, seconda striscia di vittorie più lunga nella storia della lega[17], che comprendeva anche la vittoria numero mille della franchigia nella regular season ottenuta contro i Portland Trail Blazers per 117-104. Da lì in avanti gli Heat sarebbero andati a perdere solo altre due volte, chiudendo con un impressionante record di 66-16, il migliore di tutta la lega. Ai playoffs la musica non sarebbe cambiata, gli Heat hanno continuato a giocare il loro duro basket, e James avrebbe dimostrato una volta di più perché lui era l'MVP della lega, mandando in archivio la serie contro i Milwaukee Bucks in sole quattro partite e battendo i Chicago Bulls per 4-1, vittoria che vale l'accesso per il terzo anno consecutivo alle finali della Eastern Conference contro gli Indiana Pacers battuti per 4-3, raggiungendo i San Antonio Spurs alle finali NBA.

In finale gli Heat si ritrovano di fronte i San Antonio Spurs guidati da Tim Duncan, Tony Parker e Manu Ginóbili, una squadra che oltre ad essere una delle più titolate della lega, non aveva mai fallito la conquista del titolo nelle quattro precedenti finali disputate. Contrariamente rispetto a quanto successo contro i Dallas Mavericks e gli Oklahoma City Thunder, questa volta i Big Three avrebbero dovuto affrontare un avversario davvero tosto ed esperto. Gli Spurs vincono subito nella serata d'apertura e rimangono in controllo durante tutta la serie perdendo la possibilità di chiudere i conti in gara 6, quando avanti 3-2 nella serie e con un vantaggio di 13 punti nell'ultimo quarto d'ora di gara si fanno battere, portando gli Heat per la prima volta nella loro storia a doversi giocare il titolo nell'ultima e decisiva partita, poi vinta per 88-95 che vale a Miami il terzo anello NBA con James nominato un'altra volta MVP delle finali con 25,3 ppg[18]

In vista della stagione successiva, gli Heat mantengono sostanzialmente invariato il roster, con l'eccezione di Mike Miller (che, nonostante un'ottima stagione da riserva, viene tagliato a causa del suo oneroso ingaggio) e degli arrivi del mastodontico centro Greg Oden, di Toney Douglas e infine di Michael Beasley, a cui Riley decide di dare un'altra chance in maglia Heat. Con anche Wade ormai nella fase calante della sua carriera Riley ha cercato di ingaggiare senza successo il tiratore Ben Gordon per permettere a Wade di saltare qualche partita per riposare. Miami vince il quarto titolo di division consecutivo, con un record di 54-28, ma soprattutto riesce a raggiungere le finali NBA per la quarta volta in quattro anni, risultato finora ottenuto soltanto dai Boston Celtics e dai Los Angeles Lakers. Durante la loro incredibile cavalcata nei playoffs, gli Heat eliminano gli Charlotte Bobcats per 4-0, i Brooklyn Nets per 4-1 e gli Indiana Pacers per 4-2, ritrovando in finale i San Antonio Spurs come l'anno precedente.

Dopo la vittoria sul filo di lana ottenuta dagli Heat l'anno precedente, questa volta LeBron e compagni vengono travolti dai San Antonio Spurs per 4-1. I texani conducono una serie perfetta senza commettere le grossolane disattenzioni che gli sono state fatali dodici mesi prima, portandosi a casa il titolo. I Miami Heat sono riusciti a strappare solo una vittoria agli Spurs di 2 punti perdendo le altre quattro con una media di 20: questa si è dimostrata nettamente la loro più pesante sconfitta da quando i Big Three si sono formati a South Beach, inoltre dopo il mancato Three-peat una delle colonne dello spogliatoio, Shane Battier, annuncia il ritiro.

La fine della dinastia (2014-)[modifica | modifica wikitesto]

In estate i Miami Heat, all'apice del loro dominio e popolarità, perdono LeBron James che decide di tornare ai Cleveland Cavaliers[19], mentre mantengono Bosh e firmano Josh McRoberts, Luol Deng, Reggie Williams e Danny Granger. Molti dei veterani nel roster vengono lasciati partire per creare più spazio salariale possibile per ringiovanire la squadra e per mantenere Miami competitiva dopo la partenza di James. Nella stessa estate perdono anche giocatori come Ray Allen e Shane Battier. Gli Heat iniziano la stagione 2014-2015 con 3 vittorie, ma poi cominciano a perdere partite abbastanza semplici e ad inizio dicembre si trovano al settimo posto della East Conference.

Arene di gioco[modifica | modifica wikitesto]

Stendardi appesi all'interno dell'AmericanAirlines Arena

Evoluzione divisa[modifica | modifica wikitesto]

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1988–1999 c
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1988–1999 t
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1999–oggi t

Le attuali divise degli Heat sono state introdotte nel 1999,[20] dopo aver deciso di attuare un leggero restyling al logo e al disegno delle uniformi del 1988. I colori sono sempre stati bianco, rosso e arancione, o in alternativa completamente bianca per la divisa casalinga con scritto Heat e nero rosso e arancione, o in alternativa completamente nera per quella della trasferta con scritto Miami, Heat o El Heat, l'attuale fornitore è Adidas mentre in passato le divise sono state create anche da Nike e Reebok. Come gli Utah Jazz, i Chicago Bulls e gli Orlando Magic, gli Heat hanno un codice di abbigliamento che vieta ai giocatori di indossare le fasce in campo. Dal 2009 gli Heat hanno permesso l'uso di fasce, a cominciare da Jermaine O'Neal e proseguita con LeBron James, Eddie House e Erick Dampier. La divisa viene indossata anche dalla mascotte degli Heat ovvero Burnie. I Miami Heat hanno onorato anche i defunti Miami Floridians della ABA con una maglia che portava i loro colori, bianco, rosa e arancione sia nel 2005-2006 che nel 2011-2012. Nel 2014 viene introdotta una divisa a maniche corte per la partita di Natale contro i Los Angeles Lakers.

Record stagione per stagione[modifica | modifica wikitesto]

Campione NBA Campione di Conference Campione di Division † Stagione accorciata a causa del lockout
Stagione V P % F Playoff Risultati
1988–1989 15 67 18,3 - -
1989–1990 18 64 22,0 - -
1990–1991 24 58 29,3 - -
1991–1992 38 44 46,3 Perdono il Primo Round Chicago 3, Miami 0
1992–1993 36 46 43,9 - -
1993–1994 42 40 51,2 Perdono il Primo Round Atlanta 3, Miami 2
1994–1995 32 50 39,0 - -
1995–1996 42 40 51,2 Perdono il Primo Round Chicago 3, Miami 0
1996–1997 61 21 74,4 Vincono il Primo Round
Vincono le Semifinali di Conference
Perdono le Finali di Conference
Miami 3, Orlando 2
Miami 4, New York 3
Chicago 4, Miami 1
1997–1998 55 27 67,1 Perdono il Primo Round New York 3, Miami 2
1998–1999 33 17 66,0 Perdono il Primo Round New York 3, Miami 2
1999–2000 52 30 63,4 Vincono il Primo Round
Perdono le Semifinali di Conference
Miami 3, Detroit 0
New York 4, Miami 3
2000–2001 50 32 61,0 Perdono il Primo Round Charlotte 3, Miami 0
2001–2002 36 46 43,9 - -
2002–2003 25 57 30,5 - -
2003–2004 42 40 51,2 Vincono il Primo Round
Perdono le Semifinali di Conference
Miami 4, New Orleans 3
Indiana 4, Miami 2
2004–2005 59 23 72,0 Vincono il Primo Round
Vincono le Semifinali di Conference
Perdono le Finali di Conference
Miami 4, New Jersey 0
Miami 4, Washington 0
Detroit 4, Miami 3
2005–2006 52 30 63,4 Vincono il Primo Round
Vincono le Semifinali di Conference
Vincono le Finali di Conference
Vincono le NBA Finals
Miami 4, Chicago 2
Miami 4, New Jersey 1
Miami 4, Detroit 2
Miami 4, Dallas 2
2006–2007 44 38 53,7 Perdono il Primo Round Chicago 4, Miami 0
2007–2008 15 67 18,3 - -
2008–2009 43 39 52,4 Perdono il Primo Round Atlanta 4, Miami 3
2009–2010 47 35 57,3 Perdono il Primo Round Boston 4, Miami 1
2010–2011 58 24 70,7 Vincono il Primo Round
Vincono le Semifinali di Conference
Vincono le Finali di Conference
Perdono le NBA Finals
Miami 4, Philadelphia 1
Miami 4, Boston 1
Miami 4, Chicago 1
Dallas 4, Miami 2
2011–2012 46 20 69,7 Vincono il Primo Round
Vincono le Semifinali di Conference
Vincono le Finali di Conference
Vincono le NBA Finals
Miami 4, New York 1
Miami 4, Indiana 2
Miami 4, Boston 3
Miami 4, Oklahoma City 1
2012–2013 66 16 80,5 Vincono il Primo Round
Vincono le Semifinali di Conference
Vincono le Finali di Conference
Vincono le NBA Finals
Miami 4, Milwaukee 0
Miami 4, Chicago 1
Miami 4, Indiana 3
Miami 4, San Antonio 3
2013–2014 54 28 65,9 Vincono il Primo Round
Vincono le Semifinali di Conference
Vincono le Finali di Conference
Perdono le NBA Finals
Miami 4, Charlotte 0
Miami 4, Brooklyn 1
Miami 4, Indiana 2
San Antonio 4, Miami 1
2014–2015 0 0 00,0 - -
Totali 1085 999 52,1
Playoff 116 89 56,6 3 Titoli NBA

Statistiche aggiornate al: 31 maggio 2014

Rivalità[modifica | modifica wikitesto]

I Miami Heat campioni NBA alla Casa Bianca
Squadra[21] Vinte Perse
Chicago Bulls Chicago Bulls 43 53
New York Knicks N.Y. Knicks 46 59
Orlando Magic Orlando Magic 55 44

vs Chicago Bulls[modifica | modifica wikitesto]

La prima rivalità che gli Heat hanno cominciato a sentire è stata quella coi Chicago Bulls quando le due franchigie diventarono due potenze della Eastern Conference, negli anni novanta le due squadre si incontrarono per tre volte ai playoffs nel 1992, 1996 e 1997 con altrettante vittorie dei tori della dinastia di Michael Jordan. Miami sfruttò le sconfitte per affinare il proprio piano di attacco contro i Bulls, utilizzando la stessa tattica aggressiva e tosta che usò a New York, Pat Riley permise agli Heat di portarsi a casa una delle loro migliori soddisfazioni piegando Chicago per 99-72 nel 1997-1998. La rivalità ha vissuto un nuovo capitolo negli anni duemila con una vittoria degli Heat nel 2006, nel 2011 e nel 2013 e un'altra vittoria di Chicago ai danni della squadra di Dwyane Wade nel 2007. Nel 2010 inoltre gli Heat riuscirono a firmare Dwyane Wade e LeBron James, entrambi obiettivi dei Bulls.

vs New York Knicks[modifica | modifica wikitesto]

Sempre negli anni novanta si creò una intensa rivalità coi New York Knicks con cui gli Heat hanno giocato nella Atlantic Division per quasi due decenni, che fu il risultato di quattro scontri consecutivi ai playoffs nel 1997, 1998, 1999 e 2000, tutti quanti finiti all'ultima partita. La rivalità scoppiò quando Pat Riley passò dai Knicks agli Heat nel 1995 e il suo posto fu preso da Jeff Van Gundy, fratello di Stan, vice di Riley a Miami. I primi due incontri ai playoffs furono caratterizzati da molta violenza fisica nel corso delle serie, con sospensioni di giocatori che alla fine furono determinanti nel risultato finale. Nel 1999 i Knicks, che si classificarono ai playoffs da ottavi, riuscirono nell'impresa di eliminare Miami, classificatasi come prima, al primo turno, grazie ad una incredibile vittoria per 78-77 in gara cinque; quell'anno New York riuscì a zittire gli scettici raggiungendo le NBA Finals. Gli Heat hanno affrontato i Knicks per l'ultima volta nel 2012 battendoli.

vs Orlando Magic[modifica | modifica wikitesto]

La rivalità con l'altra franchigia della Florida, ovvero gli Orlando Magic, è nata fin dalla loro creazione, quando si credeva che sarebbe stata concessa allo Stato del Sole una sola squadra.[22] Gli Heat e i Magic hanno sempre giocato nella stessa divisione, spartendosi 15 titoli di Atlantic Division/Southeast Division. Le due franchigie si sono incontrate ai playoffs solamente nel 1997 e nell'occasione gli Heat ebbero la meglio, nel 2000-2001 invece, nella notte in cui Riley ottenne la sua millesima vittoria in carriera, gli Heat ottennero la loro vittoria più larga contro i Magic quando riuscirono a frantumarli per 105-79. Nello stesso anno la rivalità si riaccese quando i Magic riuscirono a soffiare Tracy McGrady agli Heat. Negli ultimi anni con l'arrivo della stella Dwight Howard i Magic si sono dimostrati la rivale divisionale più dura da battere per gli Heat, ma dopo la cessione dello stesso Howard ai Los Angeles Lakers da parte di Orlando, il predominio della Florida è a favore dei Miami Heat.

Squadra attuale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Miami Heat 2013-2014.

Roster[modifica | modifica wikitesto]

N. Naz.   Ruolo Sportivo Anno Alt. Peso 600px Bianco e Nero con pallone infuocato.png
1 Stati Uniti   C Chris Bosh 1984 211 104
3 Stati Uniti   G Dwyane Wade 1982 193 96
4 Stati Uniti   AG Josh McRoberts 1987 208 109
7 Stati Uniti   C Justin Hamilton 1990 213 118
8 Stati Uniti   G Tyler Johnson 1993 198 95
9 Regno Unito   AP Luol Deng 1985 206 99
11 Stati Uniti   C Chris Andersen 1978 208 103
13 Stati Uniti   P Shabazz Napier 1991 185 82
15 Stati Uniti   P Mario Chalmers 1986 188 86
22 Stati Uniti   AP Danny Granger 1983 203 100
26 Stati Uniti   G Shannon Brown 1985 193 93
30 Stati Uniti   P Norris Cole 1988 188 79
32 Stati Uniti   AP James Ennis 1990 201 95
40 Stati Uniti   AG Udonis Haslem 1980 203 107
43 Stati Uniti   AG Shawne Williams 1986 206 102
55 Stati Uniti   G Reggie Williams 1986 198 95
- Stati Uniti   AG Shawn Jones 1992 203 107

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Stagioni passate[modifica | modifica wikitesto]

Giocatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Cestisti dei Miami Heat.

Campioni olimpici[modifica | modifica wikitesto]

Gary Payton

Membri della Basketball Hall of Fame[modifica | modifica wikitesto]

Numeri ritirati[modifica | modifica wikitesto]

Selezione dell'NBA All-Star Game[modifica | modifica wikitesto]

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori dei Miami Heat.
Pat Riley

Dal 1988 ad oggi gli Heat sono stati allenati da sei coach diversi: Ron Rothstein è stato il primo allenatore della franchigia, Pat Riley dopo essere stato seduto sulla panchina di Miami in due periodi distinti detiene il record di franchigia di partite disputate nella stagione regolare (849), di vittorie nella stagione regolare (454), ed è l'unico ad aver vinto il NBA Coach of the Year Award, il NBA Executive of the Year Award e ad essere eletto nella Basketball Hall of Fame e nella top 10 degli allenatori della storia dell'NBA.[26] L'attuale coach Erik Spoelstra è l'unico nella storia ad aver iniziato la carriera da allenatore negli Heat, e detiene la più alta percentuale di vittorie (66%), il maggior numero di gare disputate nei playoffs (79) e di vittorie e nei playoffs (50). Riley e Spoelstra sono gli unici due coach ad aver vinto il titolo NBA coi Miami Heat. I general manager invece sono stati Lewis Schaffel, Dave Wohl, Randy Pfund e dal 2008 Pat Riley.

Allenatore Stagioni Partite Vinte Perse Titoli
Stati Uniti Ron Rothstein 1988–1991 246 57 189
Stati Uniti Kevin Loughery 1991–1995 300 135 165
Stati Uniti Alvin Gentry 1995 36 15 21
Stati Uniti Pat Riley 1995–2003 647 364 283 4 Atlantic Division
Stati Uniti Stan Van Gundy 2003–2005 213 129 84 1 Southeast Division
Stati Uniti Pat Riley 2005–2008 252 116 136 2 Southeast Division, 1 Eastern Conference, 1 Titolo NBA
Stati Uniti Erik Spoelstra 2008–oggi 564 372 192 4 Southeast Division, 4 Eastern Conference, 2 Titoli NBA

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Titoli Anni
NBA Larry O'brien Trophy.jpg Titoli NBA 3 2006, 2012, 2013
Titoli di Conference 5 2006, 2011, 2012, 2013, 2014
Titoli di Division 11 1996-1997, 1997-1998, 1998-1999, 1999-2000, 2004-2005, 2005-2006, 2006-2007, 2010-2011, 2011-2012, 2012-2013, 2013-2014

Premi e riconoscimenti individuali[modifica | modifica wikitesto]

All-NBA First Team

All-NBA Second Team

All-NBA Third Team

NBA All-Defensive First Team

NBA All-Defensive Second Team

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Leader di carriera
Categoria Cestista Statistica
Partite giocate Stati Uniti Dwyane Wade 719
Minuti giocati Stati Uniti Dwyane Wade 26.331
Punti Stati Uniti Dwyane Wade 17.481
Rimbalzi Stati Uniti Udonis Haslem 5.332
Assist Stati Uniti Dwyane Wade 4.301
Rubate Stati Uniti Dwyane Wade 1.262
Stoppate Stati Uniti Alonzo Mourning 1.625
Canestri Stati Uniti Dwyane Wade 6.276
Canestri % Stati Uniti Shaquille O'Neal 59,6 %
Tiri da 3-Pt Stati Uniti Tim Hardaway 806
Tiri da 3-Pt % Stati Uniti Jason Kapono 49,0 %
Tiri liberi Stati Uniti Dwyane Wade 4.503
Tiri liberi % Stati Uniti Jason Williams 88,3 %
Punti a partita Stati Uniti LeBron James 26,7
Rimbalzi a partita Libano Rony Seikaly 10,4
Assist a partita Stati Uniti Sherman Douglas 7,9
Rubate a partita Stati Uniti Dwyane Wade 1,8
Stoppate a partita Stati Uniti Alonzo Mourning 2,7
Triple doppie Stati Uniti LeBron James 13
Falli Stati Uniti Alonzo Mourning 1.960
Turnover Stati Uniti Dwyane Wade 2.418
Leader di stagione
Categoria Cestista Statistica Stagione
Minuti giocati Stati Uniti Anthony Mason 3.254 2000–2001
Punti a partita Stati Uniti Dwyane Wade 30,2 2008–2009
Rimbalzi a partita Libano Rony Seikaly 11,8 1991–1992
Assist a partita Stati Uniti Tim Hardaway 8,6 1996–1997
Rubate a partita Stati Uniti Dwyane Wade 2,2 2008–2009
Stoppate a partita Stati Uniti Alonzo Mourning 3,9 1998–1999
Triple doppie Stati Uniti LeBron James 4 2010–2011
Punti Stati Uniti Dwyane Wade 2.386 2008–2009
Rimbalzi Libano Rony Seikaly 934 1991–1992
Assist Stati Uniti Tim Hardaway 695 1996–1997
Rubate Stati Uniti Dwyane Wade 173 2008–2009
Stoppate Stati Uniti Alonzo Mourning 294 1999–2000
Canestri Stati Uniti Dwyane Wade 854 2008–2009
Canestri % Stati Uniti Shaquille O'Neal 60,1% 2004–2005
Tiri da 3-Pt Stati Uniti Damon Jones 225 2004–2005
Tiri da 3-Pt % Stati Uniti Jon Sundvold 52,2 % 1988–1989
Tiri liberi Stati Uniti Dwyane Wade 629 2005–2006
Tiri liberi % Stati Uniti Glen Rice 88,0 % 1993–1994
Falli Stati Uniti Grant Long 337 1988–1989
Turnover Stati Uniti Dwyane Wade 321 2004–2005
Partita singola (regular season)
Categoria Cestista Statistica Data
Punti Stati Uniti LeBron James 61 3 marzo 2014
Minuti giocati Stati Uniti Glen Rice 59 20 novembre 1992
Rimbalzi Libano Rony Seikaly 34 3 marzo 1993
Assist Stati Uniti Tim Hardaway 19 19 aprile 1996
Palle rubate Stati Uniti Mario Chalmers 9 5 novembre 2008
Stoppate Stati Uniti Alonzo Mourning 9 28 novembre 2005
Canestri Stati Uniti LeBron James 22 3 marzo 2014
Canestri da tre punti Stati Uniti Brian Shaw 10 8 aprile 1993
Tiri liberi segnati Stati Uniti Dwyane Wade 23 1º febbraio 2007
Palle perse Stati Uniti Dwyane Wade 12 1º febbraio 2007
Partita singola (playoffs)
Categoria Cestista Statistica Data
Punti Stati Uniti LeBron James 49 12 maggio 2014
Minuti giocati Stati Uniti Dwyane Wade 50 25 maggio 2006
Rimbalzi Stati Uniti Shaquille O'Neal 20 4 maggio 2006
Assist Stati Uniti Dwyane Wade 15 15 maggio 2005
Palle rubate Stati Uniti LeBron James 6 15 maggio 2012
Stoppate Stati Uniti Alonzo Mourning 9 22 aprile 2000
Canestri Stati Uniti LeBron James 19 7 giugno 2012
Canestri da tre punti Stati Uniti Damon Jones 7 24 aprile 2005
Tiri liberi segnati Stati Uniti Dwyane Wade 21 18 giugno 2006
Palle perse Stati Uniti Dwyane Wade 9 26 maggio 2011

Statistiche aggiornate al: 10 marzo 2014

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) NBA Team Valuations Rank, Forbes.com.
  2. ^ (EN) The Heat Group - Company History, Fundinguniverse.com.
  3. ^ (EN) Kevin Loughery è il nuovo allenatore dei Miami Heat, NYTimes.com.
  4. ^ (EN) HEAT Select Dwyane Wade with the 5th Pick in NBA Draft, NBA.com.
  5. ^ (EN) Shaquille O'Neal passa dai Lakers agli Heat, NBA.com.
  6. ^ (EN) Gli Heat prendono il veterano Gary Payton, NBA.com.
  7. ^ (EN) Riley torna sulla panchina degli Heat, ESPN.com.
  8. ^ (EN) NBA: Wade leads Heat to 1st NBA Championship, NBA.com.
  9. ^ (EN) Dwyane Wade Flies, Men's Health.com.
  10. ^ (EN) Suns, Heat agree to Shaq trade, Yahoo.com.
  11. ^ (EN) LeBron James Leaves the Cleveland Cavaliers for Miami Heat, TVguide.com.
  12. ^ (EN) Heat vs. Celtics draws record ratings, Sportifi.com.
  13. ^ (EN) Dallas Mavericks are champions; Nowitzki is MVP, CBSSports.com.
  14. ^ (EN) LeBron James wins MVP, Miamiherald.com.
  15. ^ (EN) Champions! Miami Heat defeats Oklahoma City Thunder to win second NBA title, Miamiherald.com.
  16. ^ (EN) Ray Allen joining Miami Heat, Espn.go.com.
  17. ^ (EN) Miami Heat's 27-game winning streak over, CNN.com.
  18. ^ (EN) LeBron James leads Heat to second straight NBA championship with Game 7 victory over Spurs, sport.Yahoo.com.
  19. ^ (EN) LeBron: I'm coming back to Cleveland, si.com.
  20. ^ (EN) Miami Heat Logos, Sportlogos.net.
  21. ^ (EN) Miami Heat Head-to-Head Results, Basketball-Reference.com.
  22. ^ (EN) Sunshine State Rivalry Storylines, NBA.com.
  23. ^ (EN) Hardaway's Heat jersey retired, ESPN.com.
  24. ^ (EN) Dan the Man, NBA.com.
  25. ^ (EN) Heat retire Mourning's No. 33, ESPN.com.
  26. ^ (EN) Miami Heat Coach Register, Basketball-Reference.com.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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