Miami Dolphins

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Miami Dolphins
Football americano American football pictogram.svg
Miami Dolphins logo 2013.png
The Fins
Segni distintivi
Uniformi di gara
Miamidolphins uniforms13.png
Colori sociali                    
Verde acqua, Arancione, Bianco, Blu
Mascotte T. D.
Dati societari
Città Flag of Miami, Florida.svg Miami (FL)
Paese Stati Uniti Stati Uniti
Lega Stati Uniti National Football League
Conference AFC
Division AFC East
Fondazione 1966
Denominazione Miami Dolphins (1966-presente)
Proprietario Stati Uniti H. Wayne Huizenga (5%)
Stati Uniti Stephen M. Ross (95%)
General manager Stati Uniti Dennis Hickey
Capo-allenatore Stati Uniti Joe Philbin
Stadio Sun Life Stadium
(75540 posti)
Sito web www.miamidolphins.com
Palmarès
Vince Lombardi Trophy.pngVince Lombardi Trophy.pngAmerican Football Conference logo.svgAmerican Football Conference logo.svgAmerican Football Conference logo.svgAmerican Football Conference logo.svgAmerican Football Conference logo.svg
Super Bowl 2
Titoli AFC 5
Titoli divisionali 13
Apparizioni ai playoff 22
AmericanFootball current event.svg Stagione in corso

I Miami Dolphins sono una squadra di football americano della NFL con sede a Miami. Competono nella East Division della American Football Conference.

Giocano al Sun Life Stadium, stadio che ha ospitato diverse edizioni del Superbowl. La squadra fu fondata nel 1966 da Joe Robbie come expansion team dell'American Football League (AFL). Nel 1970 i Dolphins entrarono nella NFL quando avvenne la fusione AFL–NFL. Sono la più vecchia franchigia ancora operativa della Florida tra le maggiori leghe professionistiche americane.

È l’unica squadra nella storia NFL ad aver disputato una stagione perfetta nel 1972 vincendo tutte le partite del campionato: 14 nella stagione regolare, 2 di playoff e il Super Bowl VII contro i Washington Redskins; impresa che non è riuscita ai New England Patriots nel 2007 che pur vincendo tutti i 16 incontri di regular season e i 2 di playoff hanno poi perso nel Super Bowl XLII contro i New York Giants.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dei Miami Dolphins.
Le cheerleader dei Dolphins

Nel 1966, la AFL stava iniziando ad affermarsi; i proprietari delle squadre ed il Commissioner Joe Foss decisero che era ormai giunto il momento di espandersi. Miami divenne così la nuova frontiera. La squadra, di proprietà di Joe Robbie e della star televisiva Danny Thomas scelse per sé il nome di Dolphins, al termine di un concorso che vide ben 19.843 voti espressi dagli appassionati. Il 2 settembre, davanti ad una folla di 26.776 fans convenuti all’Orange Bowl, i Dolphins iniziarono alla grande la loro prima partita di regular season, allorquando Joe Auer portò in meta dopo 95 yards il kickoff d’apertura. Tuttavia, i Dolphins uscirono sconfitti dalle mura amiche, piegati per 23-14 dagli Oakland Raiders. La formazione della Florida non riuscì a vincere un incontro fino al 16 ottobre, data in cui sconfissero per 24-7 i Denver Broncos. Da ricordare, in quella partita, lo screen pass del quarterback George Wilson Jr. per Billy Joe, che questi trasformò in una galoppata vincente da ben 67 yards. La prima stagione di vita della franchigia si chiuse con un pessimo 3-11.

Nel primo draft in comune tra NFL ed AFL, i Dolphins selezionarono il quarterback Bob Griese, prodotto di Purdue, con la quarta scelta assoluta. Griese fu gettato nella mischia praticamente subito, quando il titolare John Stofa si ruppe la caviglia il 17 settembre, all’esordio contro i Broncos. Griese scese in campo e guidò i DolPhins alla vittoria per 35-21. Ciononostante, anche quell’anno si chiuse con un record negativo, un deludente 4-10.

Nel draft 1968, i Dolphins usarono l’ottava scelta assoluta per il running back All America dalla Syracuse University, Larry Csonka. I Dolphins migliorarono il record finale, passando a 5-8-1, mentre Bob Griese stabilì il record di franchigia con 2.473 yards, 186 passaggi completati e 21 TD.

Nel 1969 i Dolphins fecero due grandi colpi, aggiudicandosi altrettanti futuri Hall of Famers. Prima acquistarono il linebacker Nick Buoniconti dai Boston Patriots, e pochi mesi più tardi la guardia Larry Little dai San Diego Chargers. Nonostante queste buone mosse, i Dolphins furono falcidiati dagli infortuni; tra i più colpiti, Bob Griese, che saltò gran parte della stagione a causa di un problema al ginocchio. I Dolphins terminarono sul 3-10-1, record negativo che condusse al siluramento del coach George Wilson.

Don Shula[modifica | modifica sorgente]

I 'Phins avevano un disperato bisogno di una legittimazione: per ottenerla, cedettero la loro prima scelta al draft ed ingaggiarono Don Shula come nuovo allenatore capo. Shula era stato un allenatore di successo con i Baltimore Colts, che aveva portato fino al Super Bowl III: la sconfitta rimediata contro i Jets di Joe Namath, però, aveva reso la permanenza di Shula nel Maryland alquanto scomoda; il coach sperava quindi di ripartire alla grande da Miami. Ironia della sorte, proprio la città della Florida era stato il teatro della sua più grande sconfitta. Oltre a Shula, i Dolphins aggiunsero altri futuri Hall of Famer ad un pacchetto crescente di giocatori di talento. Shula sembrò subito essere ciò di cui i DolPhins avevano bisogno, guidandoli ad un record di 10-4, che li proiettò per la prima volta ai playoff. L’avventura nella postseason ebbe comunque breve durata, dato che i Dolphins vennero sconfitti per 21-14 dai Raiders a Oakland.

Il logo usato dalla fondazione fino al 2012.

Il 1971 vide Miami mettere a segno un altro importante colpo, con l’arrivo del linebacker Bob Matheson, che divenne il perno della “53 defense”. Con un reparto di giocatori pressoché sconosciuti, chiamati col soprannome di “No-Name Defense”, i Dolphins iniziarono ad affermarsi come la miglior squadra della AFC. Anche l’attacco continuò a far bene, con Bob Griese aiutato da un talentuoso trio di corridori guidato da Larry Csonka (il primo giocatore di franchigia ad infrangere il traguardo delle 1.000 yard). Insieme a lui c'erano Jim Kiick e Mercury Morris, e grazie a loro i Dolphins conquistarono il loro primo titolo di division, col record di 10-3-1. Dopo aver vinto la AFC East, i Dolphins furono protagonisti di una classica partita di Natale, contro i Chiefs a Kansas City. Per tutto l’incontro, i Dolphins non riuscirono a fermare il grande running back avversario Ed Podolak. Tuttavia, i ragazzi di Shula seppero restare in partita, rimontando ogni volta che i Chiefs si erano portati in vantaggio e portando l'incontro ai supplementari sul 24-24. Nell'overtime, entrambe le squadre fallirono grandi opportunità di mettere fine alla partita, costringendole a un secondo supplementare nel quale i Dolphins riuscirono ad imporsi per 27-24, grazie ad un field goal da 37 yard di Garo Yepremian. La partita, con i suoi 82 minuti e 40 secondi, è tuttora la più lunga nella storia NFL. Una settimana dopo la maratona di Kansas City, i Dolphins ospitarono gli Indianapolis Colts nella finale della AFC, vincendo alla grande, per 21-0 davanti 78.629 spettatori all’Orange Bowl. Il TD della svolta giunse con il ritorno di intercetto vincente, da ben 62 yard, messo a segno dalla safety Dick Anderson. Nel Super Bowl VI, i Dolphins affrontarono i Dallas Cowboys al Tulane Stadium di New Orleans. I texani, che da ben 6 anni aspettavano di fare il grande passo, erano determinati a non lasciarsi sfuggire l’ennesimo Super Bowl, e così fecero: i Dolphins vennero letteralmente surclassati da una formazione di maggiore esperienza, che corse per 252 yard e finì per imporsi col punteggio di 24-3.

La perfect season[modifica | modifica sorgente]

Nel 1972, i Dolphins portirono con l'obiettivo di vincere il campionato, sfuggito ne Superbowl dell’anno prima. La formazione di Miami iniziò la stagione a Kansas City, dove, portatasi in vantaggio per 20-0, resistette al ritorno avversario, chiudendo sul 20-10 nella prima gara mai disputata all’Arrowhead Stadium. All’esordio casalingo, i Dolphins superaron per 34-13 gli Houston Oilers, mentre nella terza giornata i Dolphins superarono in rimonta i Vikinga con 10 punti nell'ultimo quarto, iniziato in svantaggio per 14-6, portando così il record parziale sul 3-0. Il record migliorò ulteriormente una settimana dopo, con la vittoria per 27-17 sui Jets allo Shea Stadium. Nella quinta settimana, i Dolphins videro le loro speranze di Super Bowl messe a serio repentaglio quando Bob Griese si ruppe una gamba nella sfida casalinga contro i Chargers. Tuttavia, il quarterback di riserva Earl Morrall, acquistato a inizio stagione, si fece trovare pronto e trascinò i Dolphins alla vittoria per 24-100. Morrall dovette fare gli straordinari, per sostituire Griese nel resto della regular season. Una settimana più tardi, contro Buffalo, i Dolphins dovettero nuovamente rimontare nell’ultimo quarto, imponendosi per 24-23 per la sesta vittoria. I Dolphins misero a segno la settima vittoria, piegando per 23-0 i Colts a Baltimore.

Bob Griese fu il quarterback dei due Super Bowl vinti dai Dolphins.

Nella settimana 8, Miami sfidò nuovamente i Bills a Buffalo, ma stavolta non dovette faticare troppo, superando i padroni di casa per 30-16. La nona giornata vide i Dolphins superare con un devastante 52-0 i malcapitati New England Patriots all’Orange Bowl. Sul record 9-0, i Dolphins erano ancora imbattuti, ma guidati da una riserva, ragion per cui molti pensavano che la prima sconfitta fosse solo una questione di tempo. Nella Week 10, l’Orange Bowl fu il teatro di una sfida tiratissima contro i Jets, che vide i Dolphins spuntarla per 28-24. La formazione di Shula passò sull’11-0 con un’altra vittoria casalinga contro i Cardinals, battuti per 31-10.

I Dolhins giunsero così a dicembre ancora imbattuti, dopo aver superato nuovamente i Patriots per 37-21 a Foxboro. Nella settimsna 13 allo Yankee Stadium di New York, i Dolphins si imposero sui Giants nell’ultimo quarto, grazie a 2 field goal di Garo Yepremian, che fissarono il punteggio sul 23-13. Con 13 vittorie già in carniere, ai Dolphins bastava ancora un successo per chiudere la regular season senza sconfitte. Vittora che arrivò puntuale quando i Dolphins batterono per 16-0 i Colts all’Orange Bowl.

Imbattuta, Miami iniziò quindi la postseason affrontando i Cleveland Browns nel Divsional Playoff. I Dolphins si portarono rapidamente sul 10-0, ma la difesa dei Browns serrò i ranghi, impedendo agli avversari di mettere punti a referto fino all’ultimo quarto. Dopo un field goal di Yepremian, che portò il punteggio sul 13-0, i Dolphins subirono un inaspettato uno-due dei Browns, che passarono sul 14-13 nell’ultima frazione di gioco. Negli ultimi secondi, Jim Kiick riuscì a mettere a segno un touchdown dopo una corsa da 8 yards, che diede ai Dolphins la vittoria per 21-14. Con quel successo, i Dolphins approdarono così alla finale di AFC.

Nel 1972, il vantaggio campo non era deciso in base al miglior record quindi i Dolphins dovettero così affrontare una difficile trasferta fino al Three Rivers Stadium di Pittsburgh contro gli Steelers. I Dolphins apparvero subito in difficoltà andando sotto 7-0 ad inizio gara, ma riuscirono a pareggiare prima dell’intervallo. Quando gli Steelers ripassarono in vantaggio per 10-7 Don Shula gettò nella mischia il rientrante Bob Griese al posto di Earl Morrall. Ciononostante i Dolphis non riusciro a cambiare marcia e Shula lanciò il punter Larry Sieple che corse per 17 yards, conquistando un insperato primo down, dal quale partì la rimonta. Due touchdown di Jim Kiick diedero ai Dolphins il vantaggio, che conservarono fino alla fine, imponendosi per 21-17 e diventando il primo team AFC a partecipare a 2 Super Bowl consecutivi. Nel Super Bowl VII i Washington Redskins erano però dati per favoriti. ma la “No Name Defense” imbrigliò i Pellerossa per tutto l’incontro, limitandoli a sole 87 yards di passaggio ed a 228 yards di total offense. I Dolphins si portarono sul 14-0, vantaggio che mantennero fino all’ultimo quarto, quando su un field goal di Garo Yepremian che avrebbe potuto portare il punteggio 17-0, il calcio venne intercettato e riportato in meta da Mike Bass cossicchè i Redskins accorciarono le distanze, portandosi sul 14-7. La difesa si dimostrò impenetrabile e i Dolphins divennero la prima squadra NFL a disputare una “perfect season”, rimanendo imbattuti sia nella stagione regolare che nei playoffs, chiudendo con un incredibile 17-0[1].

Jake Scott, che intercettò 2 passaggi, venne nominato MVP del Super Bowl,

Ancora un successo[modifica | modifica sorgente]

Dopo una stagione straordinaria, nel 1973 molti si aspettavano che i Dolphins fossero ancora migliori dell’anno prima, ma la caccia alla seconda “perfect season” finì prestissimo: nella settimana 2 i Dolphins vennero infatti scontitti dai Raiders a Berkley, California. I ragazzi di Shula chiusero la stagione regolare sul 12-2. Tra i momenti da ricordare, la partita casalinga del 30 settembre contro New England, nella quale il Runningback Mercury Morris stabilì il record di corsa con 197 yards e 3 touchdown (da 24, 70, e 35 yards), che trascinarono i Dolphins alla vittoria per 44-23. L’11 novembre i Dolphins lasciarono a secco i Colts per la quarta volta di fila (44-0). I Dolphins chiusero la regular season con il successo per 34-7 sui Detroit Lions: in quell’incontro, Paul Warfield mise a segno 4 ricezioni da touchdown. La vittoria portò il bilancio dei Dolphins sul 26-2 in due anni, miglior record NFL per un tale arco temporale. I Dolphins affrontarono i Cincinnati Bengals nel Divisional Playoff, superandoli agevolmente col punteggio di 34-16 ed approdando al Championship AFC. In quell’incontro, i Dolphins si trovarono nuovamente opposti agli stessi Raiders che avevano messo fine alla loro striscia vincente. Stavolta, però, la partita si disputò tra le mura amiche dell’Orange Bowl, e i Dolphins si vendicarono, piegando gli avversari per 27-10, con 266 yards corse. I ragazzi di Shula staccarono così il biglietto per il loro terzo Super Bowl consecutivo, divenendo la prima formazione di sempre a riuscirvi. Il Super Bowl VIII, fu giocato al Rice Stadium di Houston, contro i Minnesota Vikings. Il grande protagonista fu Larry Csonka, poi nominato MVP dell’incontro, che corse per 145 yard, e mise a segno 2 touchdown, trascinando i Dolphins alla vittoria per 25-7 e al loro secondo Lombardi Trophy di fila[2]. I Dolphins divennero così la seconda squadra di sempre a vincere 2 Super Bowl consecutivi. Il gioco sulla corsa ed il controllo della palla furono così schiaccianti che Bob Griese dovette solo completare 6 passaggi su 7 per 73 yards, mentre sul terreno la formazione della Florida guadagnò 196 yard. Nelle 3 gare di playoff, i Dolphins chiusero con un incredibile bilancio punti di 85-33.

Il declino[modifica | modifica sorgente]

Nel 1974 l’inizio della pre-season venne infatti rinviato a causa di uno sciopero. I rapporti difficili tra la NFL ed i giocatori si rivelarono un serio ostacolo per le chance dei Dolphins di conquistare il terzo Super Bowl di fila. A rendere ancor più difficile la situazione ci fu la nascita della World Football League, che vide partecipare diversi giocatori dei Dolphins, tra i quali Larry Csonka. Tuttavia, la formazione della Florida ebbe ancora il suo runner per la stagione 1974, che iniziò al termine dell’agitazione dei giocatori nel mese di agosto. Ancora una volta, i Dolphins conquistarono il titolo divisionale, con il record di 11-3, vincendo anche la propria 31ª partita consecutiva in casa, record NFL per la regular season. Sapendo che quella sarebbe stata l’ultima occasione, a causa della fuga di molti giocatori chiave verso la WFL, i Dolphins volarono ad Oakland per il Divisional Playoff, con l'obiettivo di giungere fino al Super Bowl. La partita fu combattuta, e a soli 26 secondi dal termine, con i Dolphins in vantaggio per 26-21, avvenne la svolta, con l’azione passata alla storia come “The Sea of Hands”: un lancio di Ken “The Snake” Stabler passò attraverso una selva di mani dei giocatori dei Dolphins, fino a giungere tra quelle del wide receiver Clarence Davis, che diede la vittoria ai Raiders per 28-26, mettendo fine al regno dei Dolphins.

Nel 1975, con la partenza di Larry Csonka, i Dolphins persero all’esordio in casa contro i Raiders per 31-21, chiudendo la striscia di 31 successi interni consecutivi. Tuttavia, la formazione della Florida restò competitiva, piegando sia i Jets che i Bills. I Baltimore Colts si rivelarono un ostacolo insormontabile nella corsa ai playoffs. Nella prima gara contro i Colts all’Orange Bowl, il 23 novembre, Bob Griese si spezzò un tendine del piede e gli ospiti non si fecero pregare, portando a casa una facile vittoria. Ma i Dolphins non mollarono, e guidati da Don Strock in cabina di regia, giunsero all’ultima di campionato proprio contro Baltimore, con la quale si giocavano il primo posto in Division. I Dolphins persero per 10-7 al supplementare, e fallirono l’aggancio ai playoff per la prima volta nell’era Shula, nonostante un record di 10-4.

Il 1976, con diversi giocatori vincitori del Super Bowl ormai andati in altri lidi od alle prese con l'età ormai avanzata, vide i Dolphins giocare un campionato mediocre, chiuso al terzo posto di division con un record di 6-8. Fu la prima stagione di segno negativo in sette anni.

La reazione giunse prontamente l’anno successivo, chiusa con un ottimo 10-4. Pur saltando i playoff per il terzo anno di fila, Bob Griese disputò una stagione stellare, benché costretto a indossare degli occhiali a causa di problemi con le lenti a contatto. Griese, il cui momento di gloria giunse nell’incontro di St. Louis contro i Cardinals (6 touchdown e 503 yards all’attivo) venne nominato Player of the Year dal Maxwell Club di Philadelphia.

Nel 1978, pur dovendo fare a meno di Bob Griese per le prime 7 gare a causa di un infortunio al ginocchio, i Dolphins iniziarono con un ottimo parziale di 5-2, guidati da Don Strock. Col ritorno di Griese, i Dolphins chiusero sul 11-5 ed si qualificarono al wild card match. Un grande contributo al ritorno dei Dolphins in postseason venne dal runningback Delvin Williams, che stabilì un record di franchigia di 1.258 yards corse in stagione. Nel wild card match, i Dolphins vennero piegati per 17-9 dagli Houston Oilers all’Orange Bowl.

Prima dell’inizio della stagione 1979, i Dolphins rimisero sotto contratto Larry Csonka, che era andato a giocare nella WFL al termine della stagione 1974. La WFL aveva chiuso i battenti dopo solo una stagione e mezzo, e Csonka aveva disputato le 3 stagioni successive con la maglia dei New York Giants. Nonostante le prestazioni non eccelse di Bob Griese, i Dolphins chiusero sul 10-6, conquistando il primo titolo divisionale da cinque anni. Tra i momenti da ricordare, la 19ª e 20ª vittoria consecutiva dei Dolphins contro i Buffalo Bills. Per tutti gli anni ’70, i Dolphins avevano totalizzato un record di 20-0 negli scontri diretti contro la formazione di Buffalo, il che impedì, tra l’altro, ad O.J. Simpson di conquistare alcun successo in postseason. Nel Divisional Playoff, i Dolphins non ebbero scampo contro i Pittsburgh Steelers, che si portarono sul 20-0 nel primo quarto, finendo poi per imporsi per 34-14, nella corsa al loro secondo Super Bowl consecutivo.

Titoli[modifica | modifica sorgente]

Super Bowl[modifica | modifica sorgente]

Anno Allenatore Super Bowl Città Avversario Punteggio Record
1972 Don Shula VII Los Angeles Washington Redskins 14-7 17-0
1973 Don Shula VIII Houston Minnesota Vikings 24-7 15-2
Totale Super Bowl vinti: 2

Titoli AFC[modifica | modifica sorgente]

Anno Allenatore Città Avversario Punteggio Record
1971 Don Shula Miami Baltimore Colts 21-0 12-4-1
1972 Don Shula Pittsburgh Pittsburgh Steelers 21-17 17-0
1973 Don Shula Miami Oakland Raiders 27-10 15-2
1982 Don Shula Miami New York Jets 14-0 10-3
1984 Don Shula Miam Pittsburgh Steelers 45-28 16-3
Totale titoli AFC: 5

Stagione per stagione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stagioni dei Miami Dolphins.

Loghi e uniformi[modifica | modifica sorgente]

I Miami Dolphins hanno 3 maglie, 2 tradizionali con i colori sociali invertiti; indossano principalmente una maglia bianca quando giocano in casa, ad eccezione delle partite in notturna e in trasferta nelle quali usano una maglia color verde acqua. Dal 2003, i Dolphins hanno introdotto la 3 maglia, tutta arancione e la usano soltanto una volta all'anno in occasioni speciali, per ricorrenze storiche della squadra; con questa maglia hanno un record di due partite vinte e nessuna persa. Nella stagione 2007 non è stata indossata. Il casco è bianco con profili verde acqua e arancio e ai lati un delfino che salta davanti ad un sole raggiante.

Giocatori importanti[modifica | modifica sorgente]

Membri della Pro Football Hall of Fame[modifica | modifica sorgente]

Fino alla classe 2014, 9 giocatori e un membro dello staff dei Dolphins sono stati indotti nella Pro Football Hall of Fame:

Anno di induzione Numero Ruolo Giocatore
1983 42 WR Paul Warfield
1987 39 FB Larry Csonka
1987 62 C Jim Langer
1990 12 QB Bob Griese
1993 66 G Larry Little
1997 -- Allenatore Don Shula
1998 57 C Dwight Stephenson
2001 85 WR Nick Buoniconti
2005 13 QB Dan Marino
2013 88 WR Cris Carter

Premi individuali[modifica | modifica sorgente]

MVP della NFL
Anno Giocatore Ruolo
1984 Dan Marino QB
MVP del Super Bowl
SB Giocatore Ruolo
VII Jake Scott S
VIII Larry Csonka RB
Giocatore offensivo dell'anno
Anno Giocatore Ruolo
1984 Dan Marino QB
Difensore dell'anno
Anno Giocatore Ruolo
1973 Dick Anderson S
1983 Doug Betters DE
2006 Jason Taylor DE
Rookie offensivo dell'anno
Anno Giocatore Ruolo
1987 Troy Stradford RB
Rookie difensivo dell'anno
Anno Giocatore Ruolo
1977 A.J. Duhe DE
1994 Tim Bowens DT
MVP del Pro Bowl
Anno Giocatore Ruolo
1973 Garo Yepremian K
2002 Ricky Williams RB
2011 Brandon Marshall WR

Numeri ritirati[modifica | modifica sorgente]

Numeri ritirati dai Miami Dolphins
MiamiDolphins12.png MiamiDolphins13.png MiamiDolphins39.png
Bob Griese
QB
1967-1980
Purdue
Dan Marino
QB
1983-1999
Pittsburgh
Larry Csonka
FB
1968-74, '79
Syracuse

La squadra[modifica | modifica sorgente]

Lo staff[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Super Bowl VII Game Recap, NFL.com. URL consultato il 15 novembre 2012.
  2. ^ (EN) Super Bowl VIII Game Recap, NFL.com. URL consultato il 15 novembre 2012.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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