Rockets

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Rockets
File:Rockets Bari 01.jpg
I Rockets, prima del concerto di Bari nel 1980
Nazionalità Francia
Genere Synthpop Space Rock Elettronica
Periodo attività 1974 - 1986
1992
2000 - in attività sotto altre spoglie
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Album pubblicati 17
Studio 11
Live 1
Raccolte 5
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Sito ufficiale
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I Rockets sono stati un gruppo musicale francese molto famoso in Italia tra gli anni '70 ed '80 per successi quali Future Woman, Space Rock, One More Mission, Electric Delight e soprattutto la cover On the Road Again, ancor oggi udibile in radio, e Galactica, vero e proprio tormentone del 1980 che ha permesso loro di vincere il Telegatto come miglior gruppo straniero. Il loro genere iniziale era rock, definito subito dalla stampa "space-rock" per le venature fantascentifiche dei testi e dell'aspetto scenico, e per le sonorità elettroniche ed aliene. Più avanti venne invece associato alla disco, e infine al pop elettronico (synthpop), anche se quest' ultimo probabilmente a torto.

La line-up del gruppo nel periodo di maggiore attività (1977-1982) era costituita dal frontman/cantante Christian Le Bartz, il chitarrista Alain Maratrat, il bassista e cantante Gerard L'Her, il tastierista Fabrice Quagliotti ed il batterista Alain Groetzinger. Sesto elemento può essere considerato il produttore francese Claude Lemoine, che li creò e contribuì sostanzialmente a definirne il "sound".

I Rockets sono ricordati per vari motivi:

  • Si presentavano alle loro esibizioni come dei veri e propri extraterrestri, ricoprendosi il viso con una speciale crema argentea e vestendosi con delle tute in tessuto argenteo dal design fantascentifico;
  • Il loro suono faceva larghissimo uso di elettronica, pur includendo anche basso, chitarra e batteria tradizionali.
  • I loro concerti erano caratterizzati dall'utilizzo di spettacolari effetti visivi (raggio laser e fumi), artifizi pirotecnici, come bombe e bazooka spara fiamme (succedeva spesso che qualche spettatore si ferisse) e particolari effetti sonori, tra cui talk-box, vocoder e grande utilizzo di tastiere. Furono fra i primi, nel dicembre 1977, ad inserire l'effetto delle luci laser nei loro concerti (insieme ai Pink Floyd e ai Genesis e prima dei Pooh);
  • Assumevano movenze e sembianze da robot, e per questo accade spesso che vengano accomunati al gruppo tedesco dei Kraftwerk (anche se nel loro caso parliamo di musica elettronica e di uno stile a larghi tratti differente). Un altro motivo di confusione tra i Rockets ed i Kraftwerk è che On the Road Again del gruppo francese e The Robots di quello tedesco erano usciti entrambi nel 1978, entrambi con voce modificata con il vocoder.

Indice

[modifica] Storia

Come spesso succede nella genesi di alcuni dei maggiori o più influenti gruppi sulla scena mondiale, gli inizi sono legati a una sorta di "comune", una cerchia allargata di musicisti che vanno, vengono, collaborano, cambiano idea, tutti accomunati da una similare idea o intuizione musicale. Il produttore francese Claude Lemoine entrò in contatto con un gruppo di giovani e giovanissimi (all'epoca tra i 15 e i 20 anni) che, già stanchi del rock-blues "alla Zeppelin" in gran voga nella metà degli anni '70 in Europa, avevano iniziato a sperimentare con altre sonorità. Il gruppo, dopo gli inevitabili assestamenti e cambi di formazione e di nome avvenuti tra il 1974 e il 1976, si consolidò, al momento di entrare definitivamente in studio, nella formazione "storica" sopracitata, composta da Lebartz, L'Her, Quagliotti, Maratrat e Groetzinger.

Il primo album dei Rockets è l'omonimo lavoro del 1976 (uscito l'anno seguente nel resto d'Europa). Il disco è anche conosciuto familiarmente come Future Woman dal nome del brano-guida, presente in due versioni differenti che aprono e chiudono il disco. Già in quell'anno il loro look spaziale, argenteo e alieno, è completo: usano costumi in lamé di taglio assolutamente fantascentifico, chitarre e bassi fatti costruire in forma di stella, sole o altri simboli arcani; l'uso del vocoder non è ancora arrivato ma le voci sono già fortemente elaborate dasembrare provenienti da altri mondi; negli spettacoli fanno uso di fumi, luci e pirotecniche non comuni in gruppi di piccolo calibro. L'unico pezzo che crea un certo movimento in radio è il sopracitato Future Woman, ma anche lo strumentale Apache, remake di un classico degli inglesi Shadows del 1962 si fa notare. Il resto dell'album è ricco di paesaggi sonori alieni ed anche rockeggianti, ma nessuno degli altri pezzi, per quanto pregevoli, lascia il segno.

Il secondo album (1978) porta il nome del brano che a tutti gli effetti li lancerà come pezzi da novanta delle classifiche centro-europee: On the Road Again. La base è un vecchio pezzo blues dei Canned Heat, blues band del Sud degli USA, pezzo che i Rockets interpretano secondo il loro caratteristico stile, facendone un tormentone disco-psichedelico che vende uno spropositato numero di copie ed è ballato in tutte le discoteche nell'estate 1978. Il resto dell'album inoltre è della stessa caratura; i pezzi sono omogenei tra loro sia in stile che in sonorità, si sente che vengono dalle stesse menti, e mantengono, per così dire, l'atmosfera costante per tutta la durata dell'LP. Inoltre, la quantità e l'uso degli strumenti elettronici (vocoder e sintetizzatori, ma anche percussioni elettroniche e effetti per chitarra) è onnipresente e per giunta molto avveniristico. Nel 1978 i Rockets, si può dire, "emigrano" in Italia. Il produttore Maurizio Cannici, boss della CGD-Messaggerie Musicali, storica etichetta italiana, si "innamora" di loro e riesce quasi a trapiantarli, con l'effetto che dall'estate 1978 in poi i Rockets saranno presenti in pianta stabile sul nostro territorio molto più di quanto non lo siano nella stessa Francia o nel resto d'Europa. L'operazione commerciale di Cannici sortisce ottimi risultati: i Rockets in Italia arrivano in TV da subito, e le vendite dei dischi, le presenze ai concerti e sulle riviste sono pari a quelle dei grossissimi calibri della musica internazionale.

I Rockets, per nulla intontiti dal successo, lavorano molto bene, velocemente e in maniera molto competente: nel 1979 esce il loro disco di maggior successo, Plasteroid, che aumenta ed espande il lavoro fatto sul disco precedente. Qui la produzione è ancora più decisa; i suoni più ricercati e percussivi; gli strumenti sono di più, meglio suonati e meglio registrati; l'elettronica è quanto di meglio offrisse la tecnologia analogica di quel tempo(gli strumenti digitali non erano ancora disponibili e si lavorava solo in analogico), ma è anche ben calibrata e non ossessiva. Ma è soprattutto il materiale musicale a fare la differenza: poca concessione ai pezzi strumentali rispetto ai vecchi album, ma le canzoni hanno molte colorazioni, sonorità accattivanti e preponderanti melodie, rimangono facilmente in testa e contribuiscono a far vendere l'album ben oltre il disco d'oro e di platino (oltre 1 milione di copie). Plasteroid è unanimamente considerato il loro lavoro migliore, e il più rappresentativo in senso globale; le canzoni sono scritte quasi tutte a due mani: dal bassista Gerard l'Her, che di solito le canta anche tutte, e dal chitarrista Alain Maratrat. Contribuiscono anche gli altri tre in misura marginale. Il cantante Christian Lebartz ha una posizione un po' particolare: è sicuramente il frontman dal vivo, dove catalizza l'attenzione del pubblico "interpretando" le canzoni anche con le movenze sul palco, ma in realtà canta molto poco (solo alcuni interventi col vocoder e alcune strofe qua e là). Il cantante principale di tutti gli album dei Rockets dal '77 all'83 è infatti il bassista L'Her. I testi, nella stragrande maggioranza, parlano di visioni di un mondo futuro, di possibilità tecnologiche e umane, di desiderio di altri mondi su cui ricominciare. Non ci sono testi d'amore, di introspezione, di denuncia, o altro; una ragione per la quale parte del pubblico li considera, in ogni caso, un gruppo "leggero". Un'altra nota va fatta sui numerosi brani strumentali presenti nei loro dischi. È raro che un gruppo di nascita "rock" si dilunghi in brani strumentali, a meno che non siano code o "jam-sessions" alla fine di brani cantati. I Rockets in 5 dischi ne inseriscono addirittura 8 (10 se non consideriamo alcune voci di sottofondo presenti in un paio di brani), un vero record.

Tra il 1979 e il 1980 escono anche un album dal vivo, Live, ed una compilation con un paio di brani inediti, Sound of the Future; essi nulla aggiungono e nulla tolgono alla loro fama ed sono destinati solo ai fans più fedeli e ai collezionisti.

Durante il 1979 i Rockets cambiano ancora una volta i costumi usati (lo avevano fatto già prima di On the Road Again e prima di Plasteroid) e lo show dal vivo cresce a misura di stadio: i laser sono molto potenti ed in numero notevole, e gli artifici tecnici di scena si sprecano. Ma il culmine doveva essere raggiunto verso l'inizio dell'anno 1980, quando inizia il tour italiano, e il palco deve ora ospitare due enormi conchiglie contenenti le intere postazioni di tastiere e batteria, e due grandi uova contenenti il chitarrista e il bassista: queste quattro grosse e complesse macchine scenografiche si aprono ad inizio spettacolo in un tripudio di fumo, luci e laser sulle note della prima canzone. Alla fine del concerto, si richiudono con dentro i musicisti.

Nella primavera 1980 esce il loro lavoro-culmine, Galaxy, un disco molto ambizioso e a tratti eccessivo, dove il gruppo riversa tutte le sue energie e potenzialità, quasi a voler fare una sorta di testamento musicale a sé stessi. Il livello del materiale musicale è paragonabile al lavoro precedente, quindi molto buono, ma è certamente meno spontaneo, più incostante ed eccessivamente tecnologico. La registrazione è a livelli di perfezione mai raggiunti prima, la produzione precisissima, gli strumenti sembrano suonati da robots tale è l'assenza di sbavature, impressionismi, incertezze. Il "tiro" dei brani è aggressivo, il tempo molto scandito, e si intravede il primo accenno della tecnologia digitale che permette la replicazione infinita di segmenti di musica senza che il musicista fisicamente li ri-suoni; tutto questo contribuisce a creare un album potente e molto maschio, preciso e cristallino, che però si chiude con una nota malinconica: un "medley", cioè un pasticcio di brani di loro vecchie canzoni mixate un po' alla rinfusa, quasi a ricordare il tempo che passa, e a voler vedere una differente strada più avanti.

Il successo commerciale rimane abbastanza costante anche per questo disco, nonostante però sia quasi chiaro a tutti come il periodo d'oro della band sia ormai passato e questo album rappresenti la chiusura di un periodo. Del resto anche il clima musicale nel mondo è ormai cambiato: finiti i fasti degli anni '70 dove si poteva tentare di tutto e finiti anche i tempi della disco, è iniziata la grande riscossa della musica indipendente, iniziata con il punk e la New Wave in Inghilterra già nel '77-'78, e giunta ormai a maturità commerciale nel 1980. L'elettronica non è più appannaggio di pochi eletti, e le sonorità in auge diventano più moderniste, più scarne, più "dark". In una parola, più "fashion".

Per adeguarsi a queste tendenze i Rockets rimettono in discussione se stessi e il proprio sound, e non ultimo il loro aspetto scenico. Forse questo crea grosse tensioni tra loro e il loro management, infatti dopo varie questioni ed incomprensioni con i loro produttori, la situazione si assesta in una forma ibrida: le nuove canzoni non sono più scritte prevalentemente da l'Her e Maratrat, bensì molte portano la firma del produttore Lemoine o di autori esterni. Entrano a suonare sul disco anche musicisti che avevano collaborato coi Rockets a inizio carriera; circolano servizi fotografici in cui i costumi argentei da alieni sono sostituiti da abbigliamento informale o da lavoro.

L'album che esce nel 1981, π 3,14, non è male ma se si pensa che il loro pubblico ormai si è spostato sulla produzione new wave inglese, non puo' reggere il confronto. I suoni più scarni, la produzione più moderna, l'intervento di altri musicisti e le voci di donna non ottengono i risultati sperati. Le canzoni non sono brutte ma "non camminano da sole". Nel complesso l'album non disturba troppo le classifiche, gli show dal vivo si restringono parecchio in dimensioni e in affluenza di pubblico, e la band scivola lentamente nel dimenticatoio.

Seguono altri tre album nel 1982, nel 1984 e nel 1986, senza Claude Lemoine, che confermano ulteriormente che la band ha meno idee, è già divisa (Christian Lebartz è stato sostituito, l'Her a breve sarà sostituito), e continua a lavorare . Il pubblico, ignaro di tutto ciò, fa una cosa semplicissima: si dimentica pian piano che la band esiste.

Per l'ultimo album One Way del 1986 i Rockets addirittura tentano il tutto per tutto: assumono come vocalist un ex new-waver inglese, Sal Solo (cantante dei Classix Nouveaux ed oggi cantante di musica cristiana in USA), si cambiano radicalmente il look che di colpo ce li rivela "new romantic" con pizzi e ciuffi laccati e il nome della band diventa "Roket-z". Il pubblico riscopre la band e le vede protagonista della sigla del festival di San Remo. Segue un tour che ha un discreto successo. Dopo molti anni di silenzio, nel 1992 il produttore Claude Lemoine ha un rigurgito e richiama il tastierista Quagliotti, il chitarrista Maratrat e il batterista Groetzinger per assemblare un album sfruttando la nuova tecnologia digitale e il sampling, affiancandogli i nomi di alcuni musicisti di studio, tra cui Nick Beggs, ex bassista dei Kajagoogoo, Mike Payne, vocalist e percussionista che collaborò con Prince, e altri. Il disco non vendette moltissimo in quanto non venne promosso da stampa e tv.

Nel 2000, grazie all'impegno dello storico tastierista Fabrice Quagliotti (legale titolare del marchio "Rockets"), il nome della band torna sulle scene, seppure con una line up differente( Luca Bestetti LBM alla voce, Bruno Durazzi Little B drummer,l'amico d'infanzia di Fabrice Rosaire Riccobono al basso e Gian Luca Martino alla chittara. È del 2003 l'uscita di un nuovo album, Don't Stop, che raggiunse discreti dati di vendita, benché il nome della band fosse scomparso dalle classifiche da circa vent'anni. Nel 2006 esce un CD single Back to Woad che però viene snobbato dalle radio. Un 'altro cambio di cantante, il canadese John Biancale, e la band torna in studio per rivedere i brani che erano pronti per uscire inizio 2007 e che invece slittano ulteriormente, e voci di corridoio danno per certa la collaborazione di Claude Lemoine su alcuni brani.

Al momento la line-up del gruppo comprende oltre che al membro storico Fabrice Quagliotti alle tastiere e canto, anche Rosaire Riccobono, già bassista dei VISITORS e già presente con i Rockets sia nel disco π 3,14 che come bassista nei live dalla metà degli anni '80, Gianluca Martino alle chitarre, Eugenio 'UG' Mori alla batteria e John Biancale alla voce. Un grandissimo successo invece per il cofanetto The Silver Years dedicato in parte ai fans e ai collezionisti, che all'uscita ai primi di giugno del 2007 finisce per oltre 2 mesi nei primi posti nelle vendite di alcuni dei più grandi siti che vendono dischi online. Nel cofanetto, venduto ad un prezzo molto favorevole, vengono riproposti per la prima volta su CD i primi 7 album dei Rockets, dall'omonimo LP uscito in Italia nel 1977 fino ad Atomic uscito nel 1982, comprendendo anche Live uscito solo in Italia nel 1980 e alcune bonus track, tra cui due brani inediti del 1980 che avrebbero fatto parte del "disco fantasma", mai uscito dopo il clamoroso successo di Galaxy. Attualmente è possibile scaricare su iTunes la discografia del periodo argentato dei Rockets. Il 3 aprile 2009 è stato pubblicato un secondo cofanetto denominato "A Long Journey" contenente, per la prima volta, i video storici, alcune parti di concerti e 5 CD di rarità/live/demo. A causa di tale scelta esso risulta più indirizzato ai fans che al grande pubblico. Rimane tuttavia, grazie ai 2 DVD non venduti separatamente, un'occasione unica di vedere i Rockets "storici". Con la pubblicazione di questo secondo cofanetto risulta "ufficializzata" la pubblicazione della maggior parte del materiale del gruppo. Restano "non ufficialmente pubblicati" due album ("Imperception" e "One Way"), una parte del "disco fantasma" ed alcune rarità. Dopo l'uscita del secondo Box è atteso, sempre per il 2009, un nuovo album.


Per quanto riguarda gli ex componenti della formazione storica degli anni '70 e '80, circolano numerose leggende e storie, ma in realtà, dismessi i panni degli alieni, tutti hanno ripreso una loro vita normale lontano dalla ribalta. 'Little' Gerard L'Her, bassista, cantante e autore con i Rockets degli anni '70 e '80, vive nel sud della Francia e sta componendo del materiale che potrebbe portare alla realizzazione di un disco solista dopo 23 anni di assenza dal mondo della musica. Il genere non sarà però quello degli "anni argentati" ma più probabilmente un rock-blues. Alain 'Grotzo' Groetzinger, batterista della formazione argentata, ha preparato una biografia sulla sua vita da Rockets che potrebbe venire pubblicata in un prossimo futuro, mentre Alain Maratrat, chitarrista e compositore storico del gruppo, dopo il grande successo ottenuto con la produzione di Jordy, il bambino terribile della discografia anni '90 e figlio del loro ex produttore Claude Lemoine, resta nel mondo della musica insegnando chitarra e dilettandosi a suonare blues con alcune band francesi. Lontano dalla musica invece il frontman, l'uomo immagine dei Rockets argentati: Christian Le Bartz che, con l'abbandono dei Rockets 25 anni fa, ha lasciato definitivamente la scena musicale, ma che nonostante tutto continua ad essere un mito per tutti i fans che lo hanno visto dal vivo negli anni '80, lo ricordano e continuano ad alimentare leggende su di lui e su quello che faceva durante gli show in assoluto più belli e spettacolari di quegli anni. Vive in Normandia, gestisce allevamenti di cani e distribuzione di mangimi per animali.

Nel 1996 Elio e le Storie Tese hanno tributato una sorta di omaggio al gruppo francese nel corso del Festival di Sanremo di quell'anno: per una delle loro esibizioni si sono presentati sul palco con costumi e trucchi inequivocabilmente ispirati ai Rockets anni '80. Dal 2004 al 2008 i Rockets hanno fatto diversi live nel nord Italia, partecipato a numerosi showcase in Italia e in Russia.

[modifica] Discografia Singoli

Elenco per anno dei singoli:

Anno Titolo
1974 Rocket man
1975 Future woman
1975 Samourai
1977 Space rock
1978 Fils du ciel
1978 On the Road Again
1979 Electric delight
1979 Astral word
1980 Galactica
1980 Synthetic man
1981 Ideomatic
1981 Radiate
1982 Radio station
1984 Under the sun
1986 Don't give up
1992 On the Road Again

[modifica] Discografia LP o CD

Anno Titolo
1976 Rockets
1978 On the Road Again
1979 Sound of the Future
1979 Plasteroid
1980 Live
1980 Galaxy
1981 π 3,14
1982 Atomic
1984 Imperception
1986 One Way
1992 Another Future
1992 Galactica
1996 Greatest Hits
1996 Hits & Remixes
2000 Definitive Collection
2003 Original Greatest Hits
2003 Don't Stop
2006 Back to Woad (CD Single)
2007 The Silver Years (Box 7 cd)
2009 A Long Journey (Box 2 dvd + 5 cd)

[modifica] Collegamenti esterni


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