Lega Nord

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Lega Nord
Lega
Segretario Matteo Salvini
Presidente Umberto Bossi (a vita)[1]
Vicesegretario Flavio Tosi
Matteo Mognaschi
Coordinatore Roberto Calderoli
Portavoce Davide Caparini
Stato Italia Italia
Fondazione 4 dicembre 1989
Sede Via Carlo Bellerio, 41
20161 Milano
Ideologia Federalismo,[2][3]
Regionalismo,[4][5]
Etnonazionalismo,[6][7][8][9][10]
Indipendentismo padano (1998-2005),[6]
Populismo di destra,[5][11][12]
Euroscetticismo,[3][13]
Alter-globalizzazione[14]
Collocazione Destra[15][16][17]
Coalizione Polo delle Libertà (1994)
Casa delle Libertà (2000-2008)
Coalizione di centro-destra (2008-2011)
Coalizione di centro-destra (2013)
Partito europeo Alleanza Europea per la Libertà
Gruppo parlamentare europeo Non Iscritti
Seggi Camera
20 / 630
[18]
Seggi Senato
15 / 315
[19]
Seggi Europarlamento
5 / 73
Seggi Consiglio regionale
48 / 1019
Testata La Padania
Organizzazione giovanile Movimento Giovani Padani
Colori verde
Sito web www.leganord.org

La Lega Nord per l'Indipendenza della Padania, meglio nota come Lega Nord (LN), è un partito politico italiano nato dall'unione di sei movimenti autonomisti regionali del nord Italia: Lega Lombarda, Liga Veneta, Piemont Autonomista, Union Ligure, Lega Emiliano-Romagnola e Alleanza Toscana.

L'attuale denominazione è stata adottata nel 1997;[20] la denominazione dal 1995 al 1997 fu invece Lega Nord Italia Federale[21].

Il partito, giornalisticamente noto come il Carroccio, è attivo soprattutto nell'Italia settentrionale, ma è presente anche in alcune regioni del Centro e in Sardegna[22].

Fondatore e per oltre 20 anni segretario federale è stato Umberto Bossi, dal 5 aprile 2012 presidente federale a vita[1]. Nel 2012 a Bossi è subentrato Roberto Maroni. Dal 15 dicembre 2013 il segretario del partito è Matteo Salvini.

La Lega Nord è fortemente contraria a immigrazione clandestina e adozioni gay[23][24][25][26][27].

Indice

Storia[modifica | modifica sorgente]

Da alleanza a confederazione (1983-1990)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lega Lombarda (partito politico) e Liga Veneta.
Il monumento ad Alberto da Giussano di Legnano, a cui si ispira il simbolo del partito

Alle elezioni amministrative del 1983, la Liga Veneta, partito regionalista del Veneto, elegge un deputato, Achille Tramarin, e un senatore, Graziano Girardi. Alle successive elezioni del 1987 un altro partito regionalista, la Lega Lombarda, attiva nel territorio della Lombardia, ottiene rilevanza nazionale con l'elezione del leader Umberto Bossi in Senato. Nel 1989, alle elezioni europee di giugno, i due partiti, assieme ad altri movimenti regionalisti, si presentano sotto il nome di «Lega Lombarda–Alleanza Nord». Il cartello elettorale ottiene l'1,8% dei voti.

Il 4 dicembre 1989 nasce ufficialmente il Movimento Lega Nord: a Bergamo vengono sottoscritti davanti ad un notaio l'atto costitutivo e lo statuto. Il nuovo soggetto politico confederale riunisce in modo definitivo le seguenti forze politiche:

In seguito la Lega crea delle sezioni regionali nelle province autonome di Trento e Bolzano, in Friuli-Venezia Giulia, Valle d'Aosta, Umbria e Marche. In poco tempo gli altri partiti italiani iniziano a considerare la Lega come un autentico avversario. Indicativo, in tal senso, il raduno del Partito socialista, celebratosi a Pontida il 3 marzo 1990. Qui, dove la Lega ha il 16% dei voti, il segretario Bettino Craxi lancia la proposta di modificare la Costituzione per passare a una Repubblica presidenzialista e federalista. I leghisti passano alle contestazioni[28] e risponderanno con un proprio raduno a Pontida il 25 marzo dello stesso anno: il primo di una lunga serie di raduni (solo nel 2004, perché Bossi era gravemente malato, nel 2006 e nel 2012 non presero luogo)[29][30].

Il 1º maggio il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga allude alle leghe, avvertendo che «se poi vi fosse qualche farneticamento che, al di là del sentimento confuso, del risentimento oscuro, della forzatura folkloristica, al di qua del calendario della storia e della cultura, e al di là di quello del possibile futuro, pensasse a più avventurosi tentativi di divisione, sarà bene ricordare che dovere fondamentale del presidente della Repubblica, che anche per giuramento si è impegnato davanti al Parlamento e alla sua coscienza, è quello di tutelare l'integrità territoriale, l'indipendenza e la sovranità dello Stato e di difendere, nelle istituzioni e nella società, l'unità nazionale. Un avvertimento preciso: per l'adempimento di questo dovere tutti i legittimi poteri dello Stato sono esercitabili con il suo concorso: e lo sarebbero»[31]. Per Bossi «in tutto questo comunque c'è il riflesso della paura che si ha di noi, delle nostre liste. [...] Noi non vogliamo separarci dall'Italia, ma vogliamo che cambi la Costituzione, che diventi quella di uno Stato federale»[32].

Le elezioni amministrative del 6 maggio 1990 confermano la tendenza in crescita della Lega che raccolse circa il 4% dei voti su base nazionale, ma nella sola Lombardia è il secondo partito con il 18,9% dei voti validi, davanti al Partito Comunista Italiano (18,8%) e dietro alla Democrazia Cristiana (28,6%).

Vengono quindi eletti oltre 700 consiglieri e persino il sindaco di Cene, ma presenti nelle giunte di solo tre comuni con Pianello del Lario retto da un'intesa DC-Lega[33]. Questo perché, come dirà Bossi, la Lega è «un partito di governo transitoriamente all'opposizione»[34]. Tutti gli eletti si ritroveranno il successivo 20 maggio a Pontida per giurare fedeltà alla causa autonomista e al partito davanti a ottomila persone sotto la pioggia[35][36]. Craxi, replicando alle «smargiassate» di Bossi contro di lui e il Presidente della Repubblica, commentò: «Credono di dover liberare la Lombardia? Io dico che, se non ritorneranno su un programma democraticamente ragionevole, faremo di tutto perché la Lombardia si liberi di loro»[37].

Dopo le amministrative del 1990, si impone «l'allarme per il voto di protesta» leghista che «ha colpito al cuore il mondo politico»[38]. Anche L'Osservatore Romano mostra preoccupazione[39]. Una protesta che pare a molti qualunquista, ma Bossi si difende spiegando che invece «non è affatto qualunquista la protesta. Se no, si sarebbe rivolta al Msi che è il cane da guardia del sistema. La gente si è svegliata e ha visto nella Lega uno strumento di liberazione. Questo è avvenuto soprattutto al Nord, nelle aree di civiltà industriale dove è più critico il rapporto cittadini-istituzioni»[40].

Come osserverà il socialista Valdo Spini, «vi è chi non vuole rendersene conto, ma le elezioni del sei maggio del 1990 hanno veramente segnato una svolta storica nel nostro sistema politico istituzionale. Quando in una regione importante come la Lombardia, superando la tradizionale vischiosità degli spostamenti elettorali, una lista anti-partiti come la Lega Lombarda, arriva quasi d'improvviso al 20%, avviene qualcosa di nuovo nella nostra vita politica. È un segnale di distacco preoccupante tra cittadini e istituzioni.

Quando il PCI perde il 6% dei voti, ma l'ex elettore comunista può restarsene a casa, votare per i verdi delle varie articolazioni, o per i cacciatori, o, perfino, per le Leghe, e solo in parte prende la strada del voto per l'altro partito della sinistra, il PSI, avviene un altro fatto da non sottovalutare.

È la crisi delle ideologie, come è stato altre volte detto, e più in particolare la crisi, all'interno dell'elettorato comunista, della tradizionale disciplina.

Ma cade anche la diga dell'anticomunismo nell'elettorato democristiano del Nord, che non ha inibizioni a lasciare lo scudo crociato per le Leghe. Si allentano i vincoli della disciplina di partito»[41]. Mentre Giorgio Ruffolo nota che «è amaro constatarlo: ma la Lega Lombarda, con campagne prive di faccioni e di strumenti clientelari, ha saputo parlare direttamente alla gente, molto più dei partiti tradizionali»[42].

Persino Achille Occhetto, segretario generale del PCI, ammetterà davanti ai bresciani che «le proteste della Lega contro lo Stato corrotto sono accettabili... Occorrono dunque nuovi poteri alle autonomie locali, più forza alle regioni, più controllo sulla spesa pubblica»[43].

Il 26 maggio l'Azione Cattolica non nasconde la sua ostilità verso il fenomeno leghista[44]. Contro la Lega anche il Partito Sardo d'Azione che vota contro all'ingresso del partito di Bossi nell'Alleanza Libera Europea, l'eurogruppo degli autonomisti, perché «il potenziale politico della Lega può essere un grande patrimonio della democrazia italiana, europea, e quindi mondiale, purché superi la fase xenofoba e ponga problemi di uno sviluppo generalizzato, diffuso e affidato ai poteri della base»[45].

L'ideologo leghista Gianfranco Miglio affermerà quattro anni dopo di aver ricevuto quello stesso giorno una telefonata da Cossiga che intimava al professore amico: «Dì ai tuoi amici leghisti che sono indignato con loro: devono piantarla. Non mi mancano i mezzi per persuaderli. Rovinerò Bossi facendogli trovare la sua automobile imbottita di droga; lo incastrerò. E quanto ai cittadini che votano per la Lega, li farò pentire: nelle loro località che più simpatizzano per il vostro movimento autonomo aumenteranno gli agenti della Guardia di Finanza e della polizia; anzi li aumenteremo in proporzione al voto registrato. I negozianti e i piccoli e grossi imprenditori che vi aiutano saranno passati al setaccio: manderemo a controllare i loro registri fiscali, e le loro partite IVA; non li lasceremo in pace»[46]. Cossiga non ha mai smentito[47].

Il 31 maggio la Lega crea il Sindacato Autonomista Lombardo con l'obiettivo di «rompere le gabbie salariali egualitarie, difendere i lavoratori indigeni dall'assalto degli immigrati, combattere i monopoli privilegiando piccoli imprenditori e artigiani» per un «liberismo federalista»; a guidare il SAL viene posto Antonio Magri, già sindacalista socialista della UIL[48]. Ai referendum del 3 giugno su caccia e fitofarmaci, la Lega dà agli elettori indicazione di astenersi «per contrastare l'intenzione del governo romano di avallare la propria logica di potere centralista, negatrice della norma costituzionale dell'articolo 17 che stabilisce competenze legislative alle regioni in materia di caccia»[49].

In agosto viene annunciata l'iniziativa di raccogliere le firme per un referendum che abroghi parzialmente la recente legge Martelli che regola l'immigrazione. Per Bossi dietro quella legge «c'era un progettino finalizzato alla creazione di uno Stato multirazziale, uno Stato che crei insicurezza nella gente favorendo così la richiesta di un governo forte e rafforzando il potere centralista dei partiti»[50][51]. Per il Forum delle Comunità Straniere in Italia «con questa campagna referendaria la Lega Lombarda tenta di dare legittimazione costituzionale al razzismo più triviale»[52].

Il 3 settembre si costituisce la Lega Venezia Giulia ed aderisce alla Lega Nord[53].

A settembre hanno luogo alcune feste di partito, come la Bèrghemfest di Alzano Lombardo (1-9 settembre).

È l'occasione per lanciare la proposta di fare dell'Italia una repubblica confederale di tre repubbliche federali: Nord, Centro e Sud[54]. Per il vicesegretario del PSDI Maurizio Pagani la proposta di Bossi può essere il pretesto per aprire un dibattito politico sul federalismo, ma Craxi ironizza: «Perché dividere l'Italia in tre e non in quattro? Se si affermasse un'idea separatista dovrebbero essere almeno cinque, per non fare torto alla Sicilia e alla Sardegna»[55]. Arrivano anche i primi attacchi alla bandiera tricolore italiana, che Franco Castellazzi, presidente della Lega Lombarda, definisce massonica per via del colore verde[56]. Fuori dalla Lega, avrà tutti contro[57]. Lo stesso Bossi sminuirà parlando di «battuta infelice»[58].

Il 27 settembre viene depositata in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare riguardante l'immigrazione che ha Bossi come primo firmatario[59]. Il 16 ottobre viene acquistata Radio Varese, emittente fondata nel 1976 tra gli altri da Roberto Maroni per l'estrema sinistra varesotta[60]. Quattro giorni dopo diventerà Radio Varese-Lega Lombarda, primo embrione di quella che dal 17 maggio 1997 sarà Radio Padania Libera[61].

Il 26 ottobre il presidente Cossiga, in visita ufficiale in Gran Bretagna, dichiara che «separare» l'Italia «mi sembra una cosa criminale, una cosa sciocca, vergognosa»[62]. Per queste parole, il 30, durante una riunione del consiglio regionale lombardo, Castellazzi rivolgerà «un invito alla classe dei medici curanti perché lo assistano meglio. Non è un problema politico, ma un problema medico, di sclerosi» perché «Cossiga ha criminalizzato un milione e settecentomila persone che hanno votato per noi: questo è straparlare». Ne seguirà un vespaio di polemiche[63]. Il 24 novembre intervistato dal GR1, Cossiga preciserà che non voleva «censurare o valutare le intenzioni di nessuno. Ho detto che sarebbe criminoso separare Roma da Milano, dopo tutti gli sforzi che si sono fatti per unirle»[64].

Nelle elezioni amministrative di quattro piccoli comuni lombardi del 12 novembre, la Lega si conferma in crescita[65]. Il 18 novembre a Varese si tiene l'Assemblea nazionale della Lega Lombarda che dà il via libera alla fusione della Lega Nord[66]. Il 1º dicembre da una nuova scissione nasce l'Unione Federalista che unisce l'Alleanza Lombarda di Pierangelo Brivio, l'Union Piemonteisa di Roberto Gremmo, la Lega Padana di Umberto Mori e altri espulsi vari dal Carroccio[67]. L'8 dicembre, polemizzando coi leghisti, Craxi rilancia il disegno del PSI per una «grande riforma che attui un nuovo disegno di decentramento e consolidamento delle autonomie regionali. (...) Cosa ben diversa dalla improvvisazione delle tre repubblichette di cui si è sentito parlare. Se per avventura domani dovesse essere attuato, sarebbe un disegno che aprirebbe la strada al disfacimento dell'unità nazionale e all'indebolimento dell'indipendenza stessa del Paese»[68].

Il giorno dopo, da Cene, Bossi attacca la DC: «Stia attento il partito democratico cristiano, se ci fa arrabbiare c'è il rischio che per la prima volta si ritrovi all'opposizione»[69]. Tre giorni dopo ancora, Bossi preciserà che ciò potrebbe divenire possibile con un'alleanza a sinistra guidata da Craxi[70]. Davanti a una simile proposta Craxi, Di Donato, Pillitteri e i socialisti milanesi restano vaghi, mentre Claudio Martelli si dice disponibile[71]. Successivamente Bossi entrerà in contraddizione formulando altre ipotesi di alleanze anche con la DC, ma in definitiva chiederà solo che Craxi faccia «quello che deve fare, cioè le elezioni anticipate, spaccare con la DC, e mangiarsi i voti del PCI»[72].

Il 17 dicembre la CEI diretta dal cardinale Ugo Poletti e dal vescovo Camillo Ruini presenta il documento Evangelizzazione e testimonianza della carità dove è scritto che «nella prospettiva del bene comune del paese, della nuova Europa da costruire insieme e del servizio allo sviluppo integrale dell'umanità, non si giustificano le varie forme di chiusure particolaristiche che insidiano il tessuto sociale, politico e culturale della nazione: siano esse di stampo corporativo, a livello professionale ed economico, o invece facciano leva su caratteristiche anche positive della propria gente e della propria terra, finendo però col trasformarle in motivi di divisione e di discordia. Senza misconoscere le obiettive situazioni di malessere che tali tendenze denunciano, e a cui occorre far fronte, l'impegno della comunità ecclesiale non può non camminare nella direzione del rafforzamento di una solidale e unitaria coscienza comune, all'interno della quale le diversità siano stimolo di crescita e non motivo di divisione»[73]. Verrà letto come un chiaro attacco alla Lega[74] e Bossi replicherà: «Oggi questo cattolico è costretto a chiedersi se polemizzare democraticamente con la DC significhi frantumare l'unità religiosa degli italiani. Più ancora questo cattolico è costretto a ribellarsi quando legge che, poste in pratica sullo stesso piano, sono da condannare la mafia e le leghe»[75].

La fusione definitiva e i primi successi elettorali (1991-1993)[modifica | modifica sorgente]

Striscione di sfondo al congresso federale della Lega Nord nel 1991

Nei giorni 8-9-10 febbraio 1991, al I Congresso della Lega Lombarda, tenutosi al Centro Congressi dell'Hotel Ripamontidue di Pieve Emanuele, viene approvata la confluenza nella Lega Nord. Alla platea di 500 persone, Bossi spiega che la loro via «non poteva che essere quella dell'etnofederalismo, cioè quella unione di più movimenti etnonazionalisti in un unico strumento capace di vincere» e che «l'etnonazionalismo deve costituire un attacco al centralismo dello Stato».[76] Segretario del movimento è Bossi, mentre il Presidente è Marilena Marin della Liga Veneta. Nelle istituzioni si parte con un senatore e un deputato, due europarlamentari, 60 consiglieri comunali, due provinciali[77]. L'atto costitutivo e lo statuto vengono approvati all'unanimità; secondo lo statuto approvato, nel Movimento Lega Nord vengono a confluire i movimenti denominati Liga Veneta, Lega Lombarda, Piemònt Autonomista, Union Ligure, Alleanza Toscana - Lega Toscana - Movimento per la Toscana, Lega Emiliano-Romagnola.

Il movimento si conferma negli anni successivi come una delle forze politiche più significative del Nord Italia, portando i suoi candidati alla vittoria in diverse amministrazioni locali.

Nell'ottobre 1991 tuttavia avviene una prima scissione: Franco Castellazzi, che fino ad allora era stato il numero due del partito, esce dal movimento insieme ad altri cinque consiglieri regionali lombardi, dopo essere stato attaccato duramente da Bossi. I fuoriusciti fonderanno la Lega Nuova, ma con poco successo, tanto che l'esperienza politica del nuovo partito durerà meno di un anno[78].

Alle elezioni politiche del 1992, celebrate nel mezzo dello scandalo di Tangentopoli, la Lega Nord, con l'8,6% alla Camera e l'8,2% al Senato dei voti a livello nazionale, ottiene 80 parlamentari, di cui 25 senatori e 55 deputati. Bossi e i suoi parlamentari festeggeranno un mese dopo per tre giorni il successo elettorale a Pontida[79].

Eletto come indipendente nella lista al Senato della Lega anche Gianfranco Miglio, emerito professore dell'Università Cattolica di Milano e insigne studioso dei sistemi politici, convinto federalista e detto il Profesùr, che elaborò un progetto di riforma federale fondato sul ruolo costituzionale assegnato all'autorità federale ed a quella delle macroregioni o cantoni (del Nord o Padania, del Centro o Etruria, del Sud o Mediterranea, oltre alle cinque regioni a statuto speciale); la costituzione migliana prevedeva l'elezione di un governo direttoriale composto dai governatori delle tre macroregioni, da un rappresentante delle cinque regioni a statuto speciale e dal presidente federale, eletto da tutti i cittadini in due tornate elettorali e rappresentante l'unità del paese.

Alle elezioni amministrative del 1993 si vota al Comune di Milano.

La Lega candida a sindaco Marco Formentini, da un anno deputato nazionale. Formentini vince le elezioni al secondo turno su Nando Dalla Chiesa, candidato del centro-sinistra. Uno dei consiglieri comunali eletti è Matteo Salvini.

La conquista della poltrona a sindaco di Milano è per la Lega Nord il fiore all'occhiello di una fortunata tornata di elezioni amministrative. Vengono conquistate diverse province del Settentrione.

Nel settembre di quell'anno la sede del partito si sposta da via Arbe 63 a via Carlo Bellerio 41, rimanendo comunque a Milano.[80]

Elezioni politiche 1994: la prima breve stagione al governo[modifica | modifica sorgente]

Irene Pivetti, deputato leghista dal 1992 al 2001 e Presidente della Camera dei Deputati dal 1994 al 1996.

In occasione delle elezioni politiche 1994, le prime celebrate col sistema maggioritario, quando ancora il Paese vive una situazione di transizione dal sistema della Prima Repubblica a quello del bipolarismo, la Lega si allea con Silvio Berlusconi, entrato in politica fondando il movimento di Forza Italia e organizzando in breve tempo una coalizione di centrodestra. Berlusconi guida due diversi schieramenti, visto il reciproco disconoscimento fra la Lega e il Movimento Sociale Italiano: al nord Forza Italia, CCD e Lega si presentano come Polo delle Libertà, mentre al sud c'è il Polo del Buon Governo con FI, AN e CCD ma senza la Lega.

La Lega, pur con un leggero calo percentuale, con l'8,4% dei voti alla Camera ottiene 180 parlamentari, grazie alla presenza di candidati leghisti nei collegi uninominali come rappresentanti di tutta la coalizione di centrodestra, e il partito di Bossi diviene il più grande raggruppamento parlamentare. Il Polo vince le elezioni e viene costituito il primo governo Berlusconi. I ministri leghisti che compongono il governo sono cinque: Roberto Maroni all'Interno nonché Vicepresidente del Consiglio; Giancarlo Pagliarini al Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica; Vito Gnutti all'Industria, Commercio e Artigianato; Domenico Comino al Coordinamento delle politiche dell'Unione Europea; Francesco Speroni alle Riforme istituzionali.

Dopo una serie di colloqui con gli altri partiti della coalizione, la Lega ottiene anche la carica di Presidente della Camera (inizialmente aveva chiesto la Presidenza del Senato, da affidare a Speroni, ma successivamente per quest'ultimo venne trovato un ruolo ministeriale): Bossi sceglie per questo incarico la giovane Irene Pivetti, già deputata dal 1992 al 1994, che, a soli 31 anni, diventa la più giovane Presidente della Camera della storia italiana.

Il governo è destinato a durare in carica soltanto pochi mesi, proprio a causa della sottrazione dell'appoggio da parte della Lega: in un primo momento l'Assemblea federale leghista (6 novembre 1994) presenta un progetto di Costituzione che divide l'Italia in 9 macroregioni o macroaree, riferibili agli stati preesistenti all'Unità d'Italia; lo scontro scoppia alcuni giorni dopo sul tema delle pensioni: Berlusconi afferma che non si può governare con un alleato come Bossi e che non rimane altro da fare che ritornare alle urne. Sul tema i rapporti si alterano, e anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni, Vicepresidente del Consiglio, accusa la maggioranza per la mancanza di accordi con i sindacati.

Lo scontro diretto arriva in Aula fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta televisiva Silvio Berlusconi, con un discorso duro nei confronti dell'alleato Bossi, dichiara che il patto sancito con lui il 27 marzo è stato tradito e chiede di ritornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambia le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo è stato ampiamente disatteso dal governo. Così si apre la crisi: Berlusconi rassegna le proprie dimissioni e invita i suoi militanti a manifestare in piazza contro il tradimento.

Il 23 dicembre si incontrano, nella casa romana di Bossi, il leader leghista con Massimo D'Alema e Rocco Buttiglione, rispettivamente segretari del PDS e del PPI. I tre leader decidono di stringere un'alleanza parlamentare che porterà all'appoggio esterno al successivo governo tecnico guidato da Lamberto Dini. È il cosiddetto patto delle sardine, chiamato così perché alla richiesta di Bossi se i due ospiti avessero fame, il Senatùr offrì quello che aveva nel frigorifero in quel momento, ovvero sardine in scatola, lattine di birra, di Coca-Cola e pancarré[81] (anche se D'Alema preciserà anni dopo che allora «preferii digiunare. Quel frugale pasto fu consumato da Bossi e Buttiglione»)[82].

La scelta di lasciare Berlusconi provocò tuttavia una scissione all'interno del partito: 40 deputati su 117 e 17 senatori su 60, tra i quali Luigi Negri, Enrico Hüllweck e Giorgio Vido, lasciarono la Lega e formarono il partito Lega Italiana Federalista; altri, fra cui Lucio Malan, passarono a Forza Italia; Maroni prese le distanze dal segretario, ma, dopo alcuni mesi di freddezza con Bossi, tornò a essere membro attivo della Lega.

Il progetto secessionista[modifica | modifica sorgente]

Il Sole delle Alpi simbolo scelto dalla Lega come bandiera della Padania
L'irruzione della Digos in via Bellerio

Il 18 settembre 1996, pochi giorni dopo la Dichiarazione d'indipendenza della Padania del 15 settembre, la Digos (organo di polizia per gli interventi speciali) eseguì un mandato di perquisizione nell'abitazione di Corinto Marchini (capo delle «camicie verdi» in Lombardia). Marchini e altri erano indagati dalla Procura della Repubblica di Verona per attentato all'unità dello Stato (reato previsto dal Codice penale).
Il mandato prevedeva anche la perquisizione dell'«ufficio di Marchini» presso la sede leghista. Gli agenti si fecero dunque accompagnare nella sede della Lega Nord, in via Bellerio. Qui trovarono Umberto Bossi, Roberto Maroni e alcuni militanti. I leghisti sostennero che non ci fosse nessun ufficio di Marchini nella sede leghista. A questo punto la Digos decise di fare irruzione. Facendosi strada con la forza, gli agenti entrarono nella sede travolgendo i militanti tra cui Bossi e Maroni, che ricevettero gomitate e botte in testa. Maroni cadde e rimase ferito[83]. Qualche giorno più tardi la polizia rese noto il verbale dell'operazione. Nella sede leghista fu sequestrato il seguente materiale: camicie, gadget, manifesti, una carta geografica del Po e copie dell'inno Va' pensiero di Giuseppe Verdi.[84]

Contro la perquisizione la Camera dei deputati avanzò ricorso secondo l'articolo 68 della Costituzione, che vieta la violazione di locali a disposizione dei parlamentari senza consenso del Parlamento. La perquisizione venne condannata nel 2004 dalla Corte Costituzionale in quanto lesiva proprio dell'articolo 68[85].

La Cassazione condannò comunque Roberto Maroni e Piergiorgio Martinelli a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale (pena poi convertita in una multa di 5.320 euro[86]). Umberto Bossi venne assolto in appello il 22 giugno 2007, dopo avere chiesto precedentemente l'immunità al Parlamento europeo[87].

Si arriva allo svolgimento di nuove elezioni, e stavolta la Lega non stringe alleanze. Si presenta da sola e conquista il 10,4% dei voti a livello nazionale e 87 parlamentari. Questa decisione penalizza il Polo di centrodestra e favorisce la nuova coalizione dell'Ulivo, guidata da Romano Prodi, il quale andò a formare il suo primo governo.

Al momento della ricostituzione dei gruppi parlamentari leghisti, nel maggio 1996, viene introdotto il nome Lega Nord per l'Indipendenza della Padania (dopo la bocciatura di "Lega Parlamento della Padania" al Senato e "Lega Padania indipendente" alla Camera[88]) che diventerà il nuovo nome del movimento con la modifica dello statuto approvata il 15 febbraio 1997. In quell'occasione entra nel patrimonio simbolico leghista il Sole delle Alpi in verde su bianco[89].

Forte del consenso elettorale (30% in Veneto, 25% in Lombardia), il 15 settembre la Lega Nord, radicalizzando la propria politica, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po il cui culmine si tiene a Venezia, in Riva degli Schiavoni, dove Umberto Bossi, dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col Sole delle Alpi, e proclama unilateralmente l'indipendenza della Padania. A seguito di questa svolta secessionista, alcuni importanti esponenti del Carroccio entreranno in rotta con Bossi: Irene Pivetti è espulsa il 12 settembre 1996 e fonderà Italia Federale, Vito Gnutti lascia la Lega l'11 giugno 1999[90] e fonderà con altri ex leghisti Futuro Nord[91].

Nel frattempo il Parlamento, attraverso i decreti legislativi noti come legge Bassanini, attribuisce numerose funzioni amministrative agli enti locali, e in particolar modo ai comuni. La Lega mostra, fin dalla legge di delegazione (legge 15 marzo 1997 n. 59), di non accontentarsi delle riforme e decide di proseguire nella sua battaglia secessionista, creando un Governo padano.

Mentre il programma secessionista è in atto, il Parlamento (a maggioranza centro-sinistra) approva una riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione, che modifica profondamente il regionalismo italiano. La riforma si fonda sui principi di sussidiarietà - art. 118 - e di leale collaborazione - art. 120 -, indicando espressamente le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato e concorrente tra Stato e Regioni, e riservando alla competenza legislativa esclusiva delle Regioni tutte le altre materie.

A partire dall'autunno 1998 si staccano dalla Lega diversi dirigenti e militanti che fondano movimenti regionali autonomi: in Veneto movimenti come la Liga Veneta Repubblica, che nelle tornate elettorali ha raccolto un consenso tra l'1,3% (2005) e il 2,3% (2000) a livello regionale con un piccolo exploit nelle elezioni per il Senato nel 2001 dove ha raggiunto il 5%, sfiorando l'elezione di un senatore, nel 2000 diversi gruppi regionali staccatisi dalla Lega fondano Autonomisti per l'Europa, nel 2001 nasce in Liguria il Movimento Indipendentista Ligure e nel 2006 in Lombardia Max Ferrari, ex direttore di TelePadania, dopo essere stato espulso dalla Lega fonda il movimento autonomista Fronte Indipendentista Lombardia raccogliendo però pochi consensi.

Il ritorno col centrodestra: nasce la CdL e vince le Politiche 2001[modifica | modifica sorgente]

Alle elezioni europee del 1999 il partito raccoglie il 4,5% dei consensi, meno della metà rispetto alle politiche del 1996, ed elegge quattro europarlamentari, di cui uno, Marco Formentini, fautore di un'alleanza con il centrosinistra, avrebbe presto lasciato il partito per aderire a I Democratici. Quell'anno la Lega organizza una manifestazione a Roma. Il 5 dicembre convergono nella capitale decine di migliaia di militanti, che sfilano nelle strade del centro per gridare la loro opposizione alle politiche dello Stato centrale.

Tra il 1999 e il 2000 la Lega si avvicina nuovamente alla coalizione di centrodestra, rinsaldando i rapporti con Silvio Berlusconi e il suo partito, Forza Italia. La nuova alleanza tra Lega, Forza Italia, AN e centristi, che viene chiamata Casa delle Libertà, muove i primi passi già alle elezioni regionali del 2000, quando la Lega, alleata della CdL, conquista posizioni di rilievo nelle giunte regionali e locali; il successo della CdL provocherà le dimissioni del Governo D'Alema II.

La CdL è riproposta per le elezioni politiche del 2001 come alleanza tra Lega Nord, Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico, Cristiani Democratici Uniti, Nuovo PSI e Partito Repubblicano Italiano, vince: Silvio Berlusconi torna Presidente del Consiglio e la Lega torna al governo. I risultati elettorali vedono la Lega in forte calo rispetto al passato: 3,9% dei consensi nella quota proporzionale (dunque di poco sotto la soglia di sbarramento) e solo 47 parlamentari eletti nel maggioritario. Ma l'alleanza con il centrodestra risulta vincente.

La Lega Nord entra nel Governo Berlusconi II con Umberto Bossi che viene nominato Ministro delle Riforme istituzionali e devoluzione, Roberto Castelli Ministro della Giustizia e Roberto Maroni Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; e negli uffici di presidenza delle assemblee legislative con Roberto Calderoli, che viene eletto vicepresidente del Senato.

La nuova azione di governo[modifica | modifica sorgente]

Manifestazione a Milano per il federalismo fiscale e la libertà della Padania[92]

Nel governo la Lega spinge per la realizzazione delle riforme costituzionali, in particolare di quella federalista chiamata "devolution" che valorizza il ruolo delle autonomie regionali, attraverso l'attribuzione di competenze esclusive attinenti alla sanità, alla scuola e alla sicurezza pubblica. La mattina dell'11 marzo 2004 Umberto Bossi è ricoverato in ospedale in gravi condizioni, colpito da un ictus cerebrale; la riabilitazione lo costringe a una lunga degenza ospedaliera in Svizzera e a una faticosa convalescenza, poi conseguentemente a una lunga interruzione dell'attività politica. Nel frattempo al suo posto a capo del dicastero delle riforme istituzionali viene nominato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli.

Nonostante le condizioni di salute (la malattia gli ha lasciato un braccio indebolito, difficoltà a camminare e parlare da cui si è successivamente ripreso, anche se non completamente) Bossi si candida come capolista al Parlamento europeo alle elezioni di giugno, risultando eletto nelle due circoscrizioni del nord, con circa 285.000 voti. Per il seggio di Strasburgo lascia quindi la carica di deputato italiano. Bossi riapparirà solo il 19 settembre nella sua casa a Gemonio[93] e tornerà in pubblico gradualmente prima partecipando il 28 febbraio 2005 nella sede della Lega in via Bellerio a Milano all'inaugurazione dell'asilo nido interno.[94]

Il 6 marzo Bossi effettua la sua prima uscita pubblica dopo l'ictus nella casa-museo di Carlo Cattaneo a Castagnola[95]. Alla manifestazione di Castagnola prende parte anche il ministro dell'Economia Giulio Tremonti (uomo chiave del cosiddetto «asse del Nord» tra Bossi e Berlusconi),[96][97] il ministro Roberto Calderoli, il Ministro della Giustizia Roberto Castelli, il Ministro del Lavoro e politiche sociali Roberto Maroni e una delegazione della Lega dei Ticinesi, movimento politico localista a ispirazione cantonale elvetico guidato dall'imprenditore luganese Giuliano Bignasca[98].

Il 19 giugno 2005 Bossi torna a partecipare ai tradizionali raduni di Pontida[99][100], ma solo dal 15 novembre ritornerà a far politica a Roma ripresentandosi al Senato[101][102]. Nelle elezioni europee del 2004 e nelle elezioni regionali del 2005, la Lega Nord recupera parte dei consensi persi in precedenza, ricevendo rispettivamente il 5,1% e il 5,6% dei suffragi a livello nazionale.

Politiche 2006: alleanza con MPA e all'opposizione di Prodi[modifica | modifica sorgente]

Simbolo elettorale della Lega Nord e del MPA alle elezioni politiche del 2006

In vista delle elezioni politiche del 2006, la Lega conferma l'adesione alla Casa delle Libertà, che candida nuovamente Berlusconi a premier, e, per la prima volta, apre anche alle energie provenienti dal Sud Italia, stipulando un accordo, detto Patto per le Autonomie, con il meridionalista Movimento per l'Autonomia, guidato da Raffaele Lombardo, eurodeputato eletto nelle file dell'UDC e proveniente dalla corrente DC di Calogero Mannino.

Esso è composto da esponenti largamente provenienti dalla Democrazia Cristiana, ha il suo radicamento in Sicilia e sostiene politiche in favore del Mezzogiorno, come la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina.

Condivide con la Lega il fattore dell'autonomismo regionale. Si oppone però ad un federalismo fiscale che poggi totalmente sulle spalle delle Regioni.

L'obiettivo dei due partiti alleati, secondo Raffaele Lombardo, è quello di «porre fine alla conflittualità tra autonomia e federalismo» e «trasformare i conflitti in sinergie e collaborazione tra Nord e Sud del Paese»[103]. Anche Partito Sardo d'Azione presenterà suoi candidati nella lista Lega-MpA per l'elezione dalla Camera.

Alle elezioni la Casa delle Libertà perde di misura, si forma il Governo Prodi II e la Lega si colloca all'opposizione di Prodi.

Dopo le elezioni, il gruppo leghista alla Camera è formato da ventitré deputati e il capogruppo è l'ex ministro Roberto Maroni, mentre al Senato a capo dei tredici senatori c'è l'ex Guardasigilli Roberto Castelli.

Il Referendum costituzionale del 2006[modifica | modifica sorgente]

Fra 18 ottobre 2004 e il 16 novembre 2005 il Parlamento dà i quattro sì necessari per modificare la Costituzione e introdurre la devolution, cioè la devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in materia di organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria[104], riforma fortemente voluta dalla Lega. Tuttavia l'approvazione è avvenuta a maggioranza semplice e questo obbliga la maggioranza a indire un referendum confermativo.

Il secondo referendum costituzionale, dopo quello del 2001 sulla riforma del Titolo V, si tiene così il 25 e 26 giugno 2006 e a questo partecipa il 52,3% degli aventi diritto[105]. La maggioranza dei voti risulta di parere contrario alla riforma costituzionale. In sole due regioni, Lombardia e Veneto, i sì prevalgono sui no[106]. Il progetto federalista della Lega subisce così una battuta d'arresto. Bossi ammetterà di essere «un po' deluso da questa Italia che fa un po' tristezza»[107][108].

Politiche 2008: il ritorno al governo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Coalizione di centro-destra alle elezioni politiche italiane del 2008.

Alle elezioni politiche del 2008 la Lega partecipa alla coalizione del centro-destra con Il Popolo della Libertà e il Movimento per l'Autonomia, candidando ancora una volta Berlusconi a Presidente del Consiglio. Il partito di Bossi ha presentato le proprie liste e il proprio simbolo tuttavia esclusivamente nelle regioni del Centro-Nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Marche e Umbria.

Al voto, la Lega ha ottenuto un risultato di rilievo, partecipando in maniera decisiva alla vittoria del centro-destra e ottenendo l'8,30% alla Camera[109] e l'8,06% al Senato[110], in netto rialzo rispetto alle precedenti votazioni.

Nel Governo Berlusconi IV sono ministri: Umberto Bossi alle Riforme per il Federalismo, Roberto Calderoli alla Semplificazione Normativa, Roberto Maroni all'Interno e Luca Zaia all'Agricoltura; sono sottosegretari: Maurizio Balocchi alla Semplificazione Normativa, Michelino Davico all'Interno, Roberto Castelli alle Infrastrutture e Trasporti e Francesca Martini alla Salute. Rosy Mauro è vicepresidente del Senato.

Elezioni europee del 2009[modifica | modifica sorgente]

Risultati elettorali del 2009 in percentuale

Alle elezioni europee del 2009 la Lega Nord ottiene il 10,21%.[111] Elegge per la prima volta un parlamentare europeo nella circoscrizione Centro, l'allora segretario della Lega Nord Toscana Claudio Morganti.[112] In Veneto ottiene il 28,38%[113] e risulta il partito più votato nelle province di Belluno, Treviso, Verona e Vicenza.

Subito dopo le elezioni la Lega Nord, con l'UKIP, è tra i fondatori del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia (ELD), creatosi il 1º luglio 2009 dopo lo scioglimento dell'Unione per l'Europa delle Nazioni.[114]

Regionali 2010: la Lega governa Piemonte e Veneto[modifica | modifica sorgente]

Nelle elezioni regionali 2010 la Lega Nord si è presentata, sempre alleata del PdL, in 8 delle 13 regioni che andavano al voto (Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria). In due di queste, Piemonte e Veneto, ha presentato i propri esponenti Roberto Cota e Luca Zaia quali candidati presidenti dei due partiti e risultano entrambi eletti.

Complessivamente la Lega ha ottenuto il 12,28% del totale dei voti validi delle 13 regioni (19,77% nelle otto in cui era presente), con una punta del 35,15% in Veneto, dove è risultata essere il primo partito a livello regionale. Rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2005, il partito ha raddoppiato i propri consensi[115] ottenendo «un avanzamento generalizzato in tutte le regioni del Nord e anche in quelle “rosse”»[115]. In termini di voti assoluti il partito ha comunque perso 117 mila voti rispetto al 2008 (–4,1%) e 195 mila voti rispetto al 2009 (–6,6%), ma è una perdita «molto contenuta rispetto all'andamento della partecipazione e quindi equivale a una crescita dei consensi»[116].]

Secondo studi condotti in nove città del Nord, rispetto alle precedenti elezioni europee si è registrato un consistente flusso di voti dal PdL alla Lega Nord[117].

Il 30 e 31 maggio successivi la Lega Nord ha partecipato al rinnovo delle otto provincie sarde, presentando proprie liste a Cagliari, Ogliastra, Olbia-Tempio e Sassari. Qui, dove la Lega non è ancora radicata, il partito ha ottenuto 4.179 voti, pari allo 0,58% su scala regionale (0,93% relativamente alle quattro provincie citate).

L'11 febbraio 2014 il Consiglio di Stato annulla definitivamente le elezioni regionali in Piemonte, svoltesi nel 2010, e che avevano visto vittorioso Roberto Cota.

Caduta del Berlusconi IV e passaggio all'opposizione[modifica | modifica sorgente]

Tra il 2010 ed l 2011, periodo politicamente turbolento per la maggioranza di centrodestra a causa della scissione di Futuro e Libertà e dell'insuccesso delle amministrative 2011, la Lega garantisce il proprio appoggio al Governo Berlusconi IV.

Alle elezioni amministrative del 2011 infatti la Lega decide di allearsi con PdL solo nelle grandi città, mentre nelle piccole si presenta da sola[118], ma i risultati sia per la Lega che per l'alleanza di centrodestra sono scarsi e viene persa anche la città di Milano.

Successivamente alle dimissioni di Silvio Berlusconi dell'autunno 2011, la Lega è contraria a qualsiasi governo tecnico, chiedendo il ritorno alle urne.[119][120] Alla nascita del Governo Monti la Lega, contrariamente agli ex alleati del Popolo della Libertà, si colloca fin dal primo istante all'opposizione di tale governo: infatti la Lega è stata l'unico partito del Parlamento a votare contro la fiducia d'insediamento del tecnico Mario Monti.

Intanto nel partito i rapporti tra Bossiani e Maroniani diventano sempre più tesi: dopo gli scontri interni al gruppo della camera sulla richiesta di arresto per Cosentino, ma smentite dal capogruppo bossiano Reguzzoni[121], il partito vieta a Maroni di parlare ai comizi[122]. Maroni però non ha intenzione di rispettare il divieto e la base leghista è rivolta, tant'è che Maroni viene invitato da molte sezioni, e Bossi è costretto a ritirare il divieto[123].

Il caso Belsito e le dimissioni di Bossi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Francesco Belsito#Appropriazione indebita dei rimborsi elettorali e Rosi Mauro#Scandalo Belsito.

Il 5 aprile 2012 Bossi si è dimesso da Segretario Federale del partito a seguito dell'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto il tesoriere del partito Francesco Belsito, anche lui dimissionario, e la famiglia dello stesso Bossi, dal momento che parte del denaro della Lega Nord, ottenuto come finanziamento pubblico, sarebbe stato utilizzato dalla famiglia Bossi per scopi privati[124][125].

Tale vicenda coinvolge altri esponenti di spicco della Lega come Rosi Mauro, Roberto Calderoli e Francesco Speroni[126]. La vicenda ha portato, inoltre, il figlio di Bossi, Renzo Bossi, a dimettersi dal Consiglio regionale della Lombardia[127].

Contestualmente alle dimissioni da Segretario, il Consiglio Federale del partito nomina Bossi Presidente Federale, al vertice del partito nomina un triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago, che lo guiderà fino al congresso, e Stefano Stefani nuovo tesoriere[128].

Roberto Maroni, Segretario Federale della Lega Nord dal 1º luglio 2012 al 15 dicembre 2013

Il coinvolgimento di Rosy Mauro induce i vertici a chiederne le dimissioni dalla carica di vicepresidente del Senato. Il suo rifiuto le costa l'espulsione[129].

Nel maggio 2012 Bossi viene iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, unitamente ai figli Renzo e Riccardo, al senatore Piergiorgio Stiffoni e a Paolo Scala[130][131][132]. Nel novembre 2013 Bossi e i propri figli vengono rinviati a giudizio.

Alle elezioni amministrative del 2012 la Lega Nord partecipa alle competizioni elettorali generalmente da sola, rinunciando ad un'alleanza col Popolo della Libertà, e vede il proprio esponente Flavio Tosi riconfermato alla guida di Verona.

A Como e a Monza i candidati leghisti non riescono a raggiungere il secondo turno[133][134][135] e, complessivamente, la Lega assiste ad un calo generalizzato del consenso.

Congressi nazionali e Maroni segretario[modifica | modifica sorgente]

Slogan utilizzato dal partito durante e dopo il V Congresso Federale

Prima del V congresso vengono celebrati i congressi nazionali (regionali): in Veneto il maroniano Flavio Tosi batte il bossiano Massimo Bitonci e diventa segretario della Liga Veneta[136]; in Lombardia il maroniano Matteo Salvini batte il bossiano Cesarino Monti diventando segretario della Lega Lombarda[137]; in Liguria la maroniana Sonia Viale batte il bossiano Giacomo Chiappori[138]; in Friuli Venezia Giulia il maroniano Matteo Piasente batte il bossiano Marco Ubaldi[139]; in Emilia il maroniano Fabio Rainieri batte il bossiano Riad Ghelfi[140]; in Romagna il maroniano Gianluca Pini viene confermato segretario mentre in Trentino è confermato segretario il maroniano Maurizio Fugatti[141].

Durante il V Congresso Federale della Lega Nord che viene celebrato il 30 giugno e il 1º luglio 2012, il primo dopo le dimissioni di Bossi, Roberto Maroni, unico candidato alla segreteria federale al congresso, viene eletto nuovo Segretario Federale della Lega Nord[142]. Maroni innova l'assetto organizzativo nominando tre vicesegretari: il veneto Federico Caner vicesegretario federale vicario con la delega a costruire la scuola di formazione del partito, il lombardo Giacomo Stucchi vicesegretario responsabile dell'Ufficio politico e degli undici dipartimenti e due consulte e la piemontese Elena Maccanti vicesegretario coordinatrice degli enti locali. Roberto Calderoli è responsabile federale organizzativo del territorio[143]. Viene modificato il simbolo del partito: scompare la parola "Bossi", sostituita con "Padania"[144].

Elezioni politiche del 2013, i primi insuccessi e opposizione al governo Letta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Coalizione di centro-destra alle elezioni politiche italiane del 2013.

Alle elezioni politiche del 2013 la Lega decide di correre in coalizione col Popolo delle Libertà[145] con Berlusconi capo coalizione[146] presentandosi insieme alla Lista 3L, partito politico guidato dall'ex ministro Giulio Tremonti, uscito nel 2012 dal Popolo della Libertà e ex ministro dell'economia in governi guidati da Silvio Berlusconi.

Questa tornata elettorale vede il partito in netto calo di consenso, avendo ottenuto a livello nazionale soltanto il 4,08%[147] per l'elezione della Camera dei Deputati e il 4,33%[148] per il Senato. Il crollo del supporto popolare al partito è molto evidente ad esempio in Veneto, dove la Lega non raggiunge l'11%[149] (meno della metà rispetto alle elezioni politiche del 2008, e circa due terzi in meno rispetto al massimo dei consensi raggiunto in occasione delle regionali del 2010).

In Lombardia al contrario, dove in contemporanea si vota anche per il rinnovo del Consiglio Regionale (a seguito delle dimissioni anticipate del presidente della giunta regionale uscente, Roberto Formigoni), la Lega limita in parte il calo registrato nelle altre regioni del Nord. Grazie al supporto, ritenuto determinante, del Popolo delle Libertà e degli altri partiti e liste civiche che compongono la coalizione di centro-destra, il segretario leghista Maroni riesce ad imporsi sul candidato del centro-sinistra Umberto Ambrosoli ed essere eletto governatore. Dopo il colloquio con il presidente del Consiglio incaricato Enrico Letta, il 25 aprile 2013 il segretario Roberto Maroni ha dichiarato che la Lega Nord sarà all'opposizione del Governo.[150]. Il 20 aprile, al sesto scrutinio, la Lega vota per la rielezione a presidente della repubblica di Giorgio Napolitano assieme a Partito Democratico, Popolo della Libertà e Con Monti per l'Italia[151], ma si astiene dal voto di fiducia al Governo Letta in entrambe le camere[152][153] e durante il governo Letta si scaglia duramente contro il ministro di origine congolese Cécile Kyenge, difendendo la legge Bossi-Fini.[154][155]. Il 27 novembre la Lega vota al Senato contro la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi causata dalla legge Severino[156].

L'11 dicembre 2013 in occasione del voto di fiducia al governo Letta la Lega perde un componente del suo gruppo al Senato, Michelino Davico, il quale decide di votare, contrariamente alla linea del partito, la fiducia al premier.[157]

Primarie per la segreteria e congresso federale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni primarie della Lega Nord del 2013.
Matteo Salvini durante il discorso come candidato segretario della Lega Nord

Il 7 dicembre si tengono primarie per la segreteria del partito organizzate da Roberto Calderoli, i candidati iniziali erano Umberto Bossi, Matteo Salvini, Giacomo Stucchi, Manes Bernardini, Roberto Stefanazzi, Flavio Tosi, Gianluca Pini e Erminio Boso. Ma in seguito alla rinuncia di Tosi, alla non ammissibilità delle candidature di Pini e Boso raggiungono le mille firme necessarie solo Bossi e Salvini[158]. I seggi erano 56 in tutto il centro-nord con la possibilità di voto solo per i soci ordinari con almeno un anno di militanza nel partito che sono 17.747[159].

Il vincitore delle primarie è stato Salvini con l'82% di voti e Bossi ha ottenuto il 18%, su un totale di 10.206 votanti[159][160]. L'elezione è stata ratificata dai 300 delegati durante il congresso convocato dal partito il 15 dicembre al Lingotto di Torino[161], proclamando ufficialmente Matteo Salvini nuovo segretario federale del movimento.[162]

Salvini segretario (2013-2014)[modifica | modifica sorgente]

A seguito degli aumenti autostradali che hanno colpito il nord Italia, in media del 3,9%, con punte del 18%,[163] il segretario Salvini ha indetto per sabato 11 gennaio un presidio leghista in 30 caselli autostradali per protestare contro gli aumenti.[164][165][166] Presentandosi assieme a un centinaio di militanti, tra cui il presidente Bossi, al casello di Gallarate, Salvini dichiara: «A Roma si circola sul Grande raccordo gratis, la Salerno-Reggio Calabria è gratis. Qui si paga un occhio della testa» e successivamente ha attraversato il casello ritirando lo scontrino per poi strapparlo, affermando che non l'avrebbe pagato.

La medesima scena si è ripetuta alla barriera più a nord.[167]

Il governatore del Veneto Luca Zaia ha commentato a proposito: «Penso che si debba protestare non solo per il pedaggio sull'A28 ma per tutte le realtà in cui lo si paga, perché il Veneto versa a Roma 21 miliardi di tasse all'anno e abbiamo diritto alle autostrade gratuite».[168]

Successivamente, lo stesso giorno, si è svolta una manifestazione a sostegno dell'allora governatore del Piemonte Roberto Cota, pochi giorni dopo la sentenza del Tar piemontese che aveva dichiarato nulla l'elezione dei consiglieri eletti alle elezioni regionali del 2010[169], indicendo così nuove elezioni.

Agli inizi della primavera del 2014 venne lanciata dalla Lega Nord la raccolta firme per cinque referendum, che riguardano l'abrogazione delle leggi Merlin e Mancino e della riforma delle pensioni Fornero e l'abolizione dei concorsi pubblici per gli immigrati e delle prefetture[170]. Il 25 giugno vennero depositate in Cassazione 3 milioni di firme raccolte a sostegno dei cinque referendum, di cui 570 mila per il solo quesito sulla legge Fornero.[171]

Ideologia[modifica | modifica sorgente]

Il partito si qualifica innanzitutto come regionalista[4][5] ed etnonazionalista[6][7][8][9][10], caratteristiche che lo hanno portato a tutelare gli interessi dell'Italia settentrionale (ribattezzata significativamente Padania), ponendosi sovente in contrasto con le istituzioni centrali[172]).

L'attualizzazione della questione settentrionale è oscillata nel tempo tra semplici richieste di una maggiore autonomia (proponendo per esempio il federalismo, politico e fiscale,[2][3] e la devoluzione alle regioni di alcune funzioni esercitate dallo Stato) e proposte di secessione dallo Stato italiano. A tal proposito, il 15 settembre 1996, Bossi arriva a proclamare l'indipendenza della "Repubblica Federale della Padania";[173] lo statuto della Lega, all'articolo 1, riporta come obiettivi del movimento "il conseguimento dell'indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana"[174]).

Alcune posizioni[quali?] sono state inoltre sono state interpretate negativamente; si pensi alle accuse di xenofobe e razziste.[175]

L'euroscetticismo[3][13] risiede essenzialmente nella contrarietà all'allargamento della giurisdizione dell'Unione europea (definita «superstato giacobino») nelle dinamiche nazionali,[176] mentre sostiene invece un'"Europa dei popoli e delle regioni";[177][178] nel 2005 la Lega votò contro la ratifica della Costituzione europea.[179]

Riguardo all'euro, già nel 1996 Umberto Bossi dichiarò che «l'Europa ci imbroglia, e la moneta unica sarà una scelta politica»; la Lega è stata l'unica formazione italiana a votare contro l'adozione della moneta unica al Parlamento europeo.[176] La Lega Nord inoltre è contraria all'ingresso della Turchia nell'UE.

A livello italiano la Lega ha partecipato alla coalizione di centro-destra fin dal nel 1994, alleandosi con Forza Italia nel Polo delle Libertà (esperienza durata solo qualche mese), dal 2000 al 2011 nella Casa delle Libertà e in coalizione con il Popolo della Libertà.

Al Parlamento europeo, dopo vari anni passati tra i Non Iscritti, la Lega ha contribuito a formare, unitamente ad altri partiti della destra europea, gruppi parlamentari a orientamento euroscettico e conservatori nazionali, quali Indipendenza e Democrazia (2004-2007), Unione per l'Europa delle Nazioni (2007-2009) ed Europa della Libertà e della Democrazia (2009-2014).

Essa viene frequentemente classificata all'interno della famiglia del populismo di destra,[5][11][12] con cui condivide un'impostazione economica liberista[180] e anti-statalista[181].

Non mancano infine posizioni volte a sostenere una collocazione a sinistra della Lega, citando il suo radicamento presso settori operai, talvolta anche afferenti alla CGIL.[182] Celebre in tal senso la frase di Massimo D'Alema, allora segretario del PDS, che nel 1995 ha dichiarato dichiarò che "la Lega è una nostra costola."[183] La condivisione di tale analisi aumentò nel corso degli anni e, nel 2009, portò lo stesso D'Alema a rivendicarne la primogenitura.[184]

Correnti e gruppi interni[modifica | modifica sorgente]

La Lega Nord vuole unire tutti quei cittadini delle regioni settentrionali italiane i quali domandano l'autonomia e il federalismo, secondo un criterio di pragmatismo ideologico.

Secondo Vittorio Locatelli, la Lega Nord «esiste in funzione di quello che il segretario decide di fare. E ogni volta che Bossi detta la linea si muove come un solo uomo, ubbidendo ciecamente. Il dissenso, nel Carroccio, non è tollerato. Chi non è d'accordo o se ne va da solo o viene cacciato. Le correnti non possono esistere, le candidature le ha sempre decise Bossi, spesso anche per le liste dei piccoli Comuni».[185]

Le diverse sensibilità fra i vari esponenti del partito non sono infatti organizzate in correnti. Esistono diverse associazioni, che si definiscono partiti padani, ma non svolgono effettiva azione politica.

Primi anni Novanta[modifica | modifica sorgente]

Secondo una ricostruzione del giornalista di Repubblica Guido Passalacqua, nel 1993 nella Lega si potevano individuare tre aree[186]:

Gruppi nel Parlamento del Nord[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Parlamento del Nord.

Il 26 ottobre 1997 la Lega Nord organizzò in migliaia di gazebo allestiti nelle piazze le cosiddette «prime elezioni del Parlamento Padano» (successivamente Parlamento del Nord). 6.026.000 persone si recarono ai seggi e scelsero tra diversi partiti padani[187]:

Anni 2000[modifica | modifica sorgente]

I suoi membri sono generalmente forti sostenitori dell'alleanza con Il Popolo della Libertà e Silvio Berlusconi nonché delle posizioni della Chiesa cattolica nelle tematiche etico-sociali. Inoltre sono istintivamente filo-americani (alcuni di loro hanno sostenuto la guerra d'Iraq del 2003).

Anni 2010: bossiani e maroniani[modifica | modifica sorgente]

Nel 2011, le cronache giornalistiche riportano una divisione informale all'interno dei dirigenti del Carroccio tra i fedelissimi di Bossi e quelli di Maroni. All'inizio del 2012, la divisione è resa esplicita in occasione del voto sull'arresto del deputato Nicola Cosentino. Mentre Maroni annuncia il voto favorevole della Lega, Bossi spinge per il voto contrario. Contro Maroni viene emesso il divieto di parlare in pubblico, che viene poi ritirato a fronte della rivolta della base. Attualmente sono ravvisabili le seguenti correnti:[194][195]:

Struttura[modifica | modifica sorgente]

La Lega Nord è una confederazione composta da circa quindici movimenti politici regionali[199].

Gli organi che rappresentano tutto il partito sono detti federali, mentre quelli che rappresentano le comunità regionali, sub-regionali o provinciali sono detti nazionali (nella Lega i coordinatori regionali sono detti segretari nazionali).

Secondo lo storico Giuseppe Vacca, «la Lega di Bossi» è «l'unico erede» del modello gramsciano di partito politico, inteso come elemento mediatore della democrazia, strutturato e radicato nel territorio, capace di rispondere alle richieste del popolo[200]. Roberto Maroni ha anche dichiarato che nell'organizzazione i leghisti sono «gli unici che si ispirano a chi sapeva cosa erano i partiti, cioè a Lenin. I partiti sono un'organizzazione difficile da mantenere, perché si fondano sul volontariato e migliaia di persone devono essere motivate. C'è uno che comanda e gli altri che danno esecuzione al progetto»[201].

Organi federali[modifica | modifica sorgente]

Segretario federale[modifica | modifica sorgente]

Vicesegretario federale[modifica | modifica sorgente]

Presidente federale[modifica | modifica sorgente]

Capo segreteria politica federale[modifica | modifica sorgente]

Coordinatore delle Segreterie nazionali[modifica | modifica sorgente]

Segretario amministrativo federale[modifica | modifica sorgente]

Organi nazionali[modifica | modifica sorgente]

La Lega Nord è articolata nelle seguenti Sezioni nazionali, al cui vertice vi è un Segretario nazionale e un Presidente nazionale.

Tredici sono ufficialmente riconosciute dallo Statuto e, come tali, sono rappresentate nel Consiglio federale del partito:[174][207]

Oltre a queste, vi sono altre due Sezioni Nazionali citate nel sito, ma che non sono ancora riconosciute dallo Statuto:

Organizzazione giovanile[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Movimento Giovani Padani.

L'organizzazione giovane del partito è il Movimento Giovani Padani, nato nel 1991 che raccoglie i giovani dai 13 ai 35 anni.

Come il partito anche il MGP si compone di un coordinamento federale e dei vari coordinamenti nazionali (regionali). Collegati al MGP sono:

  • Movimento Studentesco Padano (M.S.P.), presente nelle scuole superiori;
  • Movimento Universitario Padano (M.U.P.), presente nelle università.

Nelle istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Capogruppo alla Camera[modifica | modifica sorgente]

Capogruppo al Senato[modifica | modifica sorgente]

Capo-delegazione al Parlamento europeo[modifica | modifica sorgente]

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Accuse di xenofobia e omofobia[modifica | modifica sorgente]

La Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza (ECRI), organo di esperti indipendenti del Consiglio d'Europa, in due rapporti consecutivi sulla situazione italiana, nel 2002 e nel 2006, ha denunciato come «gli esponenti della Lega Nord hanno fatto un uso particolarmente intenso della propaganda razzista e xenofoba, quantunque si debba notare che anche dei membri di altri partiti hanno usato un linguaggio politico xenofobo o in altra maniera intollerante».[210] Quattro anni dopo l'ECRI ha notato «con rammarico che, da allora, alcuni membri della Lega Nord hanno intensificato l'uso di discorsi razzisti e xenofobi in ambito politico. Pur rilevando che si sono espressi in tal senso soprattutto dei rappresentanti eletti locali di questo partito, anche certi importanti leader politici a livello nazionale hanno rilasciato dichiarazioni razziste e xenofobe. Tali discorsi hanno continuato a prendere di mira essenzialmente gli immigrati extracomunitari, ma anche altri membri di gruppi minoritari, ad esempio i Rom e i Sinti». Di seguito si ricorda «che nel dicembre del 2004, Il tribunale di prima istanza di Verona ha giudicato colpevoli di incitamento all'odio razziale sei esponenti locali della Lega Nord, in relazione a una campagna organizzata per cacciare un gruppo di Sinti da un campo temporaneo sul territorio locale. Le sei persone furono condannate a sei mesi di prigione, e al pagamento di 45.000 euro per danni morali, con divieto di partecipare a qualsiasi attività di propaganda elettorale per tre anni e di presentarsi alle elezioni nazionali e locali»[211][212].

Al momento della pubblicazione del rapporto del 2002, Bossi aveva difeso sé e la Lega affermando che «La Lega non è razzista e non è xenofoba. Noi siamo democratici. (...) Io sono tranquillo, queste accuse le respingo al mittente. Razzista e xenofoba è la sinistra. Noi siamo in regola, non siamo Le Pen. (...) Noi siamo il contrario di Le Pen e chi ci accosta è un farabutto. Altro che razzisti e xenofobi»[213].

La Lega Nord si è sempre schierata contro le adozioni gay ed è stata per questo accusata di omofobia.

Nel settembre 2000, durante un comizio a Venezia, Umberto Bossi affermò:"I poteri occulti hanno tentato di far passare in Europa, con l'appoggio dei comunisti e delle lobby gay, l'affidamento dei bambini in adozione alle coppie omosessuali. Non abbiamo niente contro gli omosessuali, ma lanciamo un monito alla nuova famiglia Addams. Guai, Europa! Giù le mani dai bambini, sporcaccioni!". Successivamente Bossi tornò sull'argomento: "I poteri forti sostengono la famiglia omosessuale. Non possono fare figli, e quindi si scardinano i valori. E la sinistra, i nazisti rossi, non amano la famiglia tradizionale. Alleati con i banchieri e i poteri forti, sognano l'utopia". Nei mesi successivi, la Lega Nord raccolse le firme contro il progetto europeo che voleva riconoscere le adozioni per i gay.

Nel 2006, Roberto Calderoli affermò: «La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni».[214] e «Questi culattoni hanno nauseato. Pacs e porcherie varie hanno come base l'arido sesso e queste assurde pretese di privilegi da parte dei culattoni, sono fuori luogo e nauseanti.»[215][216]

Nel 2007, Giancarlo Gentilini dichiarò: «Darò immediatamente disposizioni alla mia comandante (dei vigili urbani) affinché faccia pulizia etnica dei culattoni, i culattoni devono andare in altri capoluoghi di regione che sono disposti ad accoglierli. Qui a Treviso non c'è nessuna possibilità per culattoni o simili».[217]

Gianluca Buonanno ha più volte espresso posizioni considerate omofobe. Nel 2011, nel pieno della discussione della legge contro l'omofobia, dichiara: «Si fa sempre finta di nulla, le vittime sono sempre gli omosessuali. Invece no, esistono delle situazioni imperdonabili anche in altri ambiti, si pensi alle denunce nel mondo della Chiesa. Ai gay sembra sempre tutto dovuto, invece ognuno deve stare al proprio posto, tutti hanno i diritti però loro su ogni cosa si sentono discriminati. Quando succede che un omosessuale viene malmenato viene fuori un grande clamore, ma nessuno dice niente quando chi è malmenato non è gay».[218] «Al Gay Pride si vedono delle scene che fanno schifo, scene orripilanti. Il Pride fa schifo. Un bambino se lo vede si chiede: cosa fanno quei pagliacci che sfilano lì? Si svolge in posti pubblici e un bambino potrebbe pensare che qualcosa non quadra se vede certe porcherie. La Idem e la Boldrini non dovrebbero rappresentare le istituzioni a una carnevalata con gay e lesbiche che fanno vedere di tutto, fanno vedere il culo, si baciano in strada, fanno strani versi e hanno i seni rifatti. Se un gay si avvicina e ci prova se viene a rompermi le palle gli do un calcio nei coglioni».[219][220]

Nel settembre 2013, Flavio Tosi, durante "La Zanzara" su Radio 24, ha affermato: «Pensare che i gay siano malati è un'opinione legittima, non è reato. Fino a qualche anno fa l'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, metteva l'omosessualità nella categoria delle malattie, voi pensate che all'Oms fossero tutti omofobi? Bisogna avere rispetto di tutte le opinioni. Non sono d'accordo, ma non posso aver il diritto di impedire che uno dica che l'omosessualità è una malattia». «Il Gay Pride? Chi lo organizza sbaglia perché è una carnevalata. E fare una carnevalata non aiuta».[221][222]

Il 15 novembre 2013, Matteo Salvini si è dichiarato contrario alle adozioni gay, quando, commentando la decisione del tribunale di Bologna di affidare una bimba a una coppia gay, ha affermato che «è assurdo affidare una bimba a due gay. Pare davvero ci sia qualcuno che vuole un mondo alla rovescia».[23] Successivamente ha aggiunto: «Il matrimonio è fra un uomo e una donna e i figli nascono da un uomo e da una donna. Senza la famiglia fondata su una mamma e su un papà la società finisce».

Vertenze giudiziarie[modifica | modifica sorgente]

Il processo ENIMONT[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre 1993 la Lega Nord entra per la prima volta nelle indagini di Mani Pulite, che da quasi due anni stavano scuotendo la politica italiana incassando anche il plauso leghista. Il 24 novembre nel processo ENIMONT, il processo più celebre di Tangentopoli, Carlo Sama, amministratore Montedison e cognato di Raul Gardini, afferma di «non escludere che la Lega abbia percepito soldi in campagna elettorale nel '92»[223]. Il 4 dicembre L'espresso rivela che la Montedison avrebbe deciso di versare 200 milioni di lire ad Alessandro Patelli, segretario organizzativo, e, fino al 12 agosto 1992, tesoriere della Lega Nord[224]. Tre giorni dopo Patelli è posto agli arresti perché chiamato in causa dal responsabile delle relazioni istituzionali dei Ferruzzi, Marcello Portesi, il quale conferma di aver dato 200 milioni al bar Doney di via Veneto a Roma a Patelli per conto di Sergio Cusani «in prossimità delle elezioni politiche del 1992»[225]. Bossi e la Lega difendono Patelli: «abbiamo sempre confidato nella magistratura che deve punire i colpevoli e assolvere gli innocenti. Non cambiamo idea e quindi esigiamo che la magistratura agisca in tempi brevi e che, di conseguenza, rilasci chi è innocente come Patelli»[226]. Ma il giorno dopo Patelli ammette tutto e dunque posto agli arresti domiciliari[227]. Il 20 dicembre Antonio Di Pietro interroga Umberto Bossi dopo che il giorno prima l'ex leghista Piergianni Prosperini aveva sostenuto che «c'erano ben poche possibilità che il cassiere agisse senza l'input del segretario. Anche perché altrimenti nessuno gli avrebbe dato una lira»[228]. Bossi raccoglie allora i 200 milioni al II Congresso della Lega Lombarda e consegna l'assegno alla procura, la quale rifiuta e interroga Bossi (che nega tutto, tranne gli incontri con Sama). Bossi è così ufficialmente indagato per concorso in violazione della legge sul finanziamento dei partiti in concorso con Patelli[229].

Il 5 gennaio 1994 Bossi è interrogato in aula al processo Cusani in diretta TV per quasi un'ora[230][231]. Per questa vicenda, la giustizia italiana riconoscerà Bossi e Patelli sempre colpevoli e li condannerà a 8 mesi di reclusione ciascuno, ma nessuno vedrà mai il carcere grazie alla sospensione automatica della pena in virtù della Legge 27 maggio 1998, n. 165 detta legge Simeone-Saraceni, approvata poco tempo prima della sentenza di Cassazione[232][233].

La Guardia Nazionale Padana[modifica | modifica sorgente]

Nel 1998 il pm di Verona Guido Papalia ha chiesto il rinvio a giudizio per Umberto Bossi ed altri 41 dirigenti della Lega ipotizzando i reati di attentato contro l'integrità dello Stato, attentato contro la Costituzione, associazione di carattere militare con scopo politico, associazione antinazionale[234]. Il pm accusa la Lega di aver tentato di «disciogliere l'unità dello Stato italiano mediante disgregazione del suo territorio per creare una nuova entità statuale chiamata Padania».[235]

I fatti contestati rislagono al maggio del 1996, quando a villa Riva Berni di Bagnolo San Vito Umberto Bossi varò il Parlamento della Padania e rivendicando «il diritto all'esercizio della resistenza e della secessione», sul quale avrebbero dovuto vegliare due gruppi: le "camicie verdi" e la Guardia Nazionale Padana[236].

Tuttavia nel frattempo è stato approvato un provvedimento che cancella il reato se non accompagnato da violenze[237].

Solo nel 2010 vi sarà il rinvio a giudizio per gli esponenti del Carroccio per i fatti del 1996. Però solo 36 leghisti sono stati rinviati, poiché il GUP ha preso atto della mancata autorizzazione nei confronti di dieci parlamentari, tra cui Bossi, Maroni e Calderoli[238].

Le presunte tangenti al partito[modifica | modifica sorgente]

Il 6 marzo 2012 il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni, della Lega Nord, è iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l'accusa di corruzione. La somma delle tangenti il cui valore ammonterebbe a oltre un milione di euro sarebbe stata utilizzata per "esigenze del partito"[239]. Il 20 febbraio 2014 viene chiesta l'archiviazione del caso corruzione per infondatezza della notizia di reato, in quanto «gli accertamenti disposti hanno fornito riscontri, nella maggior parte dei casi, inconciliabili con i fatti esposti».[240]

Il 23 aprile 2012 i magistrati di Napoli si sono recati in Svizzera per sequestrare documenti contabili di una fiduciaria elvetica che, a detta di questi, dimostrerebbero il pagamento di tangenti del valore di dieci milioni di euro alla Lega da parte di Finmeccanica. La questione è legata alla sigla dell'accordo per la vendita di 12 elicotteri di Agusta Westland al governo indiano[241]. La dirigenza della Lega Nord ha respinto con decisione[242] il coinvolgimento del partito in tale vicenda. La Procura di Napoli, a distanza di alcuni mesi, ha inoltre smentito le voci secondo cui l'ex ministro Maroni sarebbe stato indagato, in quanto non ve n'è motivo[243]. Il 18 luglio 2014 il pm Eugenio Fusco chiede l'archiviazione del reato in quanto, secondo l'esito delle indagini, non è stata raggiunta «la prova del reato di illecito finanziamento alla Lega».[244] A tal proposito il governatore lombardo Maroni, durante il congresso federale di Padova, ha detto:[245]

« Due anni fa ricordo i giornali, le prime pagine, la Finmeccanica, le tangenti alla Lega, dieci milioni di euro alla Lega, le cene di Orsi con Maroni e Giorgetti, i sospetti. L'altro ieri nel silenzio generale hanno ovviamente archiviato tutto, ma nessun giornale l'ha scritto. Questa è la vergogna italiana. »

Scandalo dei rimborsi regionali in Lombardia[modifica | modifica sorgente]

Il 14 dicembre 2012 viene resa nota l'indagine della procura di Milano sull'utilizzo illecito dei rimborsi ai gruppi consiliari da parte dei gruppi politici del consiglio regionale lombardo. Tra i 40 indagati vi sono anche i capigruppo di Pdl e Lega Nord, Paolo Valentini e Stefano Galli, e Renzo Bossi con l'accusa di peculato.[246][247][248]

Scandalo dei rimborsi regionali in Piemonte[modifica | modifica sorgente]

Il 28 novembre 2013 viene resa nota un'indagine che coinvolge una regione a guida Lega, ossia la regione Piemonte. L'indagine è quella relativa ai rimborsi delle spese sostenute dall'allora presidente della regione Piemonte Roberto Cota (decaduto dall'incarico di Presidente della Regione Piemonte a seguito di annullamento delle elezioni del 2010). A detta della guardia di finanza il danaro speso dal governatore non avrebbe nulla a che vedere con l'attività istituzionale, e dunque il danaro pubblico sarebbe stato utilizzato per fini personali La somma contestata è di circa venticinquemila euro.[249]

Relazioni con la Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

Le relazioni tra la Lega Nord e la Chiesa cattolica hanno attraversato diverse fasi, passando più volte da buone a pessime.

La Chiesa di Roma è stata talvolta attaccata come esempio di centralismo o per le sue posizioni in difesa dell'immigrazione. In altri momenti, la Chiesa è stata difesa dalla Lega Nord, che si è schierata dalla stessa parte per quanto riguarda bioetica, diritto di famiglia e la proposta di inserimento delle radici giudeo-cristiane nella Costituzione Europea.

Il 17 dicembre 1990 la Conferenza Episcopale Italiana diretta dal cardinale Ugo Poletti e dal vescovo Camillo Ruini con il documento Evangelizzazione e testimonianza della carità condannava le «chiusure particolaristiche» e quindi per molti si trattava di una sconfessione dell'allora emergente Lega Nord (cfr. sopra Da alleanza a confederazione (1989-1990)).

Più esplicitamente nel novembre 1992 il cardinale Giovanni Saldarini, arcivescovo di Torino e vicepresidente della CEI, e i presuli Attilio Nicora, vescovo di Verona, e Bruno Foresti, vescovo di Brescia, scrivevano sul settimanale Famiglia Cristiana perché votare Lega fosse anticristiano e perché dunque «allo stato attuale "nessuna benedizione" può venire dai vescovi, perché corrisponderebbe ad una legittimazione del particolarismo»[250][251]. Seguiranno altri attacchi dalle colonne de L'Osservatore Romano e de La Civiltà Cattolica, con quest'ultima che definirà la Lega un movimento «assai pericoloso e distruttivo»[252].

Altro momento basso nei rapporti Lega-Chiesa si è avuto nel 1997, quando Umberto Bossi dichiarava:

« Il Papa polacco ha investito nel potere temporale, nello Ior e nei Marcinkus. Ha investito nella politica dimenticando il suo magistero di spiritualità e di evangelizzazione. [...] I vescovoni sono stati arruolati nell'esercito di Franceschiello, l'esercito del partito-Stato. Il caporale in testa è Massimo D'Alema, lo seguono in seconda fila i vescovoni sulla giumenta, dietro ci sono gli stipendiati del sindacato e a debita distanza el conductor Berluscons, a testa bassa con gli occhiali scuri, agganciato alla mangiatoia del nazionalsocialismo. [...] Altrimenti, come già accade nel bergamasco, i fedeli andranno in parrocchia con il fazzoletto verde e si alzeranno se solo sentiranno pronunciare certi sermoni. Urleranno: va' a da' via el cu'. Si faranno seppellire avvolti nelle bandiere della Lega e se rinasceranno, se mai rinasceranno, saranno padani. Non possiamo continuare ad accettare una Chiesa romanocentrica. Il nazional clericalismo è diventato una delle bretelle che reggono il sistema centralista.[253] »

e ancora «Il Sud è quello che è grazie all'Atea Romana Chiesa, con i suoi vescovoni falsoni che girano con la croce d'oro nei paesi dove si muore di fame: il principale potere antagonista dei padani» (...) «I preti pensino all'anima, lascino stare la politica»[251].

Alla fine degli anni '90, la Lega sembrava rigettare il Cristianesimo a favore di pratiche paganeggianti. Nel dicembre 1996 Bossi raccoglieva le ampolle di acqua del "dio Po"[251], e nel 1998, Roberto Calderoli si sposava con "rito celtico"[254].

Negli anni 2000 la Lega si riavvicina alla Chiesa, in funzione anti-islamica, trovandosi vicina alle posizioni del vescovo di Como Alessandro Maggiolini, e dell'arcivescovo di Bologna Giacomo Biffi[251]. Allo stesso periodo risale la frequentazione dei lefebvriani da parte dei leghisti. Una forte campagna viene invece condotta da Radio Padania contro il nuovo arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi, considerato un buonista amico dei comunisti e degli immigrati musulmani[251].

Infine, la Lega Nord ha dimostrato negli anni una forte consonanza con la CEI sui temi di bioetica e diritti civili: aborto, eutanasia e fine vita, matrimoni gay e inseminazione artificiale[251].

A livello europeo, nel 2005-2006 ha tenuto banco la controversia sull'introduzione del riferimento alle "radici giudaico-cristiane dell'Europa", fortemente voluto da papa Giovanni Paolo II. La Lega Nord ha sostenuto, così come tutto il centrodestra, tale battaglia[255].

Un forte momento di scontro tra Lega Nord e Chiesa italiana si è avuto poi nell'agosto 2009 sulla rinnovata questione dell'accoglienza degli immigrati clandestini, dal 2009 perseguiti penalmente[256][257]. In seguito a ciò, Bossi ha dichiarato "Andrò con Roberto Calderoli in Vaticano per avere un chiarimento con la Chiesa per ricordare che le nostre radici sono cristiane. La matrice della Lega è cristiana e cattolica e siamo gli unici che veramente hanno radici cristiane"[258] e, di ritorno dall'incontro, "Ho capito che il Vaticano non ce l'ha con noi"[259]. Nella stessa occasione, Roberto Cota ha derubricato le polemiche come "episodi isolati", dichiarando che la linea politica della Lega Nord sull'immigrazione sarebbe perfettamente in linea con i valori cristiani[260].

Un altro episodio di divergenza tra Lega Nord e vertici ecclesiastici ha avuto luogo tra il 6 e l'8 dicembre 2009, quando su La Padania appare un attacco contro l'arcivescovo di Milano (paragonato a un imam), Dionigi Tettamanzi, a causa, tra l'altro, della sua presa di posizione contro lo sgombero di 250 gitani da un campo abusivo presso il capoluogo lombardo. Altri attacchi sono giunti poco dopo dal ministro Roberto Calderoli e dal viceministro Castelli[261]. Tali affermazioni hanno suscitato polemiche da parte delle altre forze politiche, compresi esponenti dell'area cattolica del Popolo della Libertà. Bossi ha tuttavia minimizzato, e altri esponenti della Lega, tra cui l'europarlamentare Salvini, hanno chiesto di incontrare il cardinale per un chiarimento, pur senza smentire quanto scritto dal quotidiano leghista[262].

Per Ilvo Diamanti tali episodi mostrano che in Italia «la religione viene usata come strumento di consenso partigiano ed elettorale.»[263].

Vicinanza ai lefebvriani[modifica | modifica sorgente]

Per anni alla Lega è stata considerata vicina al movimento lefebvriano, col quale condivide il cattolicesimo della tradizione, usato «all'occorrenza, come elemento di identità padana»[264].

Alla notizia che il 21 gennaio 2009 il Papa ha rimosso la scomunica ai lefebvriani, il capogruppo della Lega al Senato, Federico Bricolo, ha espresso gioia, osservando che «si chiude oggi un doloroso periodo che aveva visto i difensori della tradizione cattolica e del magistero costante e continuo della Chiesa allontanati, esiliati dalla chiesa romana»[265].

Il rapporto col movimento tradizionalista si rompe quando il 29 gennaio 2009 don Floriano Abrahamowicz della Fraternità Sacerdotale San Pio X, già celebrante ufficiale e di messe dell'associazione Padania Cristiana di Mario Borghezio,[266][267] dichiara «che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no».[268] Queste parole porteranno all'espulsione del prete dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X[269] e all'immediata presa di distanza dei massimi esponenti leghisti da Abrahamowicz e dal movimento lefebvriano.[270][271][272]

Associazioni padane[modifica | modifica sorgente]

Ambulanza della Padanassistenza
Ambulanza della Padanassistenza
 
Cassonetto per le donazioni di vestiti dell'Umanitaria Padana
Cassonetto per le donazioni di vestiti dell'Umanitaria Padana

Volontariato e sociale[modifica | modifica sorgente]

La Lega Nord conta all'interno della propria organizzazione diverse associazioni di volontariato. Tra le associazioni figurano:[273]

  • Guardia Nazionale Padana
  • Scuola Bosina (presidente: Bruno Specchiarelli): l'obiettivo è quello fornire agli alunni le conoscenze per potersi meglio integrare nel contesto storico, culturale ed economico in cui vivono.
  • Per una scuola nostra: Regionale e Federale (presidente: prof. Sergio Bianchini)
  • Donne Padane (presidente: Ornella Callioni): l'associazione mira a difendere gli interessi delle donne padane e dei valori della famiglia
  • Umanitaria Padana Onlus (presidente: Ornella Callioni): promuove operazioni di aiuto e solidarietà in favore delle popolazioni bisognose del terzo mondo; le campagne sono svolte in modo particolare nei paesi in via di sviluppo e in quelli colpiti da eventi bellici e catastrofi naturali[274].
  • Associazione Medica Padana (presidente: Cesare Ercole): per la creazione di un modello di organizzazione sanitaria scientificamente avanzata e adeguata alle esigenze della società della Padania. In collaborazione con la CO.PA.M. raccogli medicinali e attrezzature sanitarie da inviare ai paesi in via di sviluppo.
  • Associazione Padana Donatori Abituali Sangue, o Padas (presidente: Renzo Di Prima): per favorire la disponibilità di trasfusioni di sangue.
  • Padanassistenza (presidente: Silvana Fandella): offre servizi come il sostegno ai disabili nelle strutture scolastiche, a domicilio e nei centri diurni per anziani. Fornisce inoltro uno sportello di ascolto telefonico sia per le famiglie che per gli anziani soli in alcune province.
  • Associazione Insieme nel futuro (presidente: Daniele Baviera): in aiuto a Padanassistenza, offre servizi di trasporto di disabili, grazie all'acquisto di una ambulanza/camper, e di sostegno alle famiglie in condizioni di disagio sociale. Inoltre è attivo uno sportello di informazione sociale.
  • Cooperazione Padania nel Mondo, o CO.PA.M (presidente: Fiorello Provera): opera nei settori della cooperazione allo sviluppo e dell'aiuto umanitario ai popoli del terzo mondo; particolarmente attiva nel campo sanitario ed agro-alimentare. Il motto dell'associazione è "Aiutiamoli a casa loro", adottato dalla fondazione nel 1998
  • Cattolici Padani (presidente: Giuseppe Leoni)
  • Centro Culturale Roberto Ronchi (presidente: Francesco Nosari): si occupa di studi e ricerche su eventi culturali legati al territorio ed alle tradizioni.
  • Orsetti Padani (presidente: Ilaria Preti): rivolta sia a genitori che a bambini, l'associazione organizza iniziative ricreative, feste di beneficenza ed attività scoutistica con il fine dell'educazione infantile.

Cultura e arte[modifica | modifica sorgente]

  • EURO C.A.M.P. (presidente: Roberto Lazzarin)
  • Arte Nord - Cultura Padana (presidente: Andrea Rognoni)
  • Musicisti Padani
  • Associazione Culturale Venezia Serenissima

Ambiente e territorio[modifica | modifica sorgente]

Alcune associazioni si occupano di ambiente e salvaguardia del territorio: Padania Bella, Volontari Verdi, Padania Ambiente, Alpini padani.[273]

Media[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi TelePadania, Radio Padania Libera, la Padania e Miss Padania.

Nel mondo dei mass media, sono vicini alla Lega:

Ogni anno la Lega organizza Miss Padania, concorso di bellezza patrocinato dal partito nato nel 1998.

La Lega Nord ha gestito anche una rete televisiva, TelePadania, i cui programmi sono andati in onda dal 1998 al 30 giugno 2014 su TLC Telecampione.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Padania Calcio e Giro di Padania.

Per le attività sportive, sono attive:[273]

  • SportPadania
  • Padania Calcio: è stata creata la selezione di calcio della Padania, rappresentativa calcistica nata nel 1996 e dal 2007 affiliata all'NF-Board.
  • Associazione liberi padani escursionisti, o Alpe
  • Ciclisti Padani
  • Compagnia dei velisti e marinai del 45º parallelo

Dal 2011 viene organizzato il Giro di Padania, corsa a tappe maschile di ciclismo su strada, ideata dal senatore leghista Michelino Davico.

Altro[modifica | modifica sorgente]

  • Automobil Club Padano
  • Autisti Padani
  • Professionisti-Imprenditori Uniti, o P.I.U
  • Collezionisti Padani
  • Il Collare verde
  • Associazione Giornalai Padani, o A.Gi.P

Congressi federali[modifica | modifica sorgente]

Di seguito l'elenco dei congressi svoltisi nel corso degli anni, con luogo, data e motto:

Discorso di Roberto Maroni durante il V congresso.
  • II congresso - Bologna, 4-6 febbraio 1994
  • Congresso straordinario - Milano, 10-12 febbraio 1995
  • III congresso - Milano, 14-16 febbraio 1997 - "Padania libera"
  • Congresso straordinario - Milano, 27-29 marzo 1998
  • Congresso straordinario - Brescia, 24-25 ottobre 1998 - "Blocco padano"
  • Congresso straordinario - Varese, 24-25 luglio 1999
  • IV congresso - Assago, 1-3 marzo 2002 - "Sovranità dei popoli"
  • V congresso - Assago, 30 giugno-1º luglio 2012 - "Prima il Nord!"
  • Congresso straordinario - Torino, 15 dicembre 2013 - "Futuro è Indipendenza"
  • Congresso straordinario - Padova, 20 luglio 2014 - "Liberiamo il lavoro!"

Raduni[modifica | modifica sorgente]

Pontida[modifica | modifica sorgente]

Raduno del 2011
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Raduno di Pontida.

Il primo raduno della Lega Nord si tenne a Pontida, in provincia di Bergamo, il 19 maggio 1990.[36] Da allora si svolge costantemente con cadenza annuale (solo tra il 1992 e il 1996 si tenne più di un raduno all'anno) tranne nel 2004[275] e nel 2012, per un totale di 26 edizioni.

Venezia[modifica | modifica sorgente]

Militanti leghisti alla festa dei popoli padani del 2011
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Festa dei popoli padani.

Il 15 settembre 1996, a Venezia, si tenne la prima Festa dei popoli padani; in quell'occasione venne dichiarata l'indipendenza della Padania.[276] Si sono tenute 15 edizioni, con cadenza annuale, tranne nel 2004.

Iscritti[modifica | modifica sorgente]

Lo statuto della Lega Nord prevede due diversi livelli di partecipazione all'attività del partito:

  • il "socio sostenitore", che sottoscrive la propria adesione con decorrenza annuale, senza obblighi particolari né vincoli (per esempio, in merito al luogo di residenza) ma, per contro, senza la possibilità di candidarsi a ricoprire cariche interne e senza il diritto di voto nei congressi, a qualunque livello;
  • il "socio ordinario militante" è invece un iscritto che gode del diritto di voto e rappresentanza all'interno del partito, secondo le modalità stabilite dallo statuto e dai regolamenti, e che può candidarsi a ricoprire ruoli interni, se in possesso dei requisiti di anzianità previsti per ciascuno di essi. Il socio militante è tenuto a partecipare all'attività della Lega Nord, in particolare alle iniziative della sezione nella quale è iscritto, ed è sottoposto a ulteriori vincoli che escludono, ad esempio, l'iscrizione a qualsiasi altro partito o movimento politico. La qualifica di socio ordinario militante può essere acquisita, previa apposita richiesta, solo da persone maggiorenni che abbiano alle spalle un certo periodo (attualmente non inferiore a un anno) in cui abbiano sottoscritto l'adesione al partito come sostenitori, e abbiano partecipato all'attività politica o di propaganda. L'innalzamento di un socio sostenitore alla qualifica di socio ordinario militante è di competenza del consiglio direttivo provinciale.

Le statistiche sotto riportate si riferiscono al totale delle tessere sottoscritte.

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Risultati elettorali della Lega Nord per regione italiana.
Lega Nord
Voti % Seggi
Europee 1984[281] 164.115 0,47 0
Politiche 1987 Camera 484.657[282] 1,25[283] 1[284]
Senato 435.828[285] 1,34[286] 1[284]
Europee 1989 636.242 1,83 2
Politiche 1992 Camera 3.395.384 8,65 55
Senato 2.732.461 8,20 25
Politiche 1994 Camera 3.235.248 8,36 117
Senato nel PdL - 60
Europee 1994 2.162.586 6,56 6
Regionali 1995 1.687.199 6,41 29
Politiche 1996 Camera 3.776.354 10,07 59
Senato 3.394.733 10,41 27
Europee 1999 1.391.595 4,49 4
Regionali 2000 1.262.603 5,04 21
Politiche 2001 Camera 1.464.301 3,94 30
Senato nella CdL - 17
Europee 2004 1.615.834 4,96 4
Regionali 2005 1.381.282 5,55 26
Politiche 2006 (lista LN-MPA) Camera 1.747.730 4,58 26
Senato 1.530.667 4,48 14
Politiche 2008 Camera 3.026.844 8,3 60
Senato 2.644.248 8,1 26
Europee 2009 3.126.915 10,2 9
Regionali 2010 2.749.176 12,2 58
Politiche 2013 Camera 1.390.156[147] 4,08[147] 18
Senato 1.328.555[148] 4,33[148] 18[287]
Europee 2014 1.688.197 6,15 5

Note[modifica | modifica sorgente]

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  284. ^ a b Eletto con la Lega Lombarda
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  286. ^ Somma tra i voti della Lega Lombarda (0,42) e quelli della Liga Veneta (0,92)
  287. ^ di cui uno è Giulio Tremonti, eletto in quota lista "3L" (Lista Lavoro e Libertà). Sergio Divina viene invece ripescato come miglior perdente nel collegio di Pergine Valsugana.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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