Carmagnola

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Carmagnola
comune
Carmagnola – Stemma Carmagnola – Bandiera
Carmagnola – Veduta
Centro storico
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Città metropolitana Città metropolitana di Torino - Stemma.png Torino
Amministrazione
Sindaco Ivana Gaveglio (centrodestra) dal 19-06-2016
Territorio
Coordinate 44°51′N 7°43′E / 44.85°N 7.716667°E44.85; 7.716667 (Carmagnola)Coordinate: 44°51′N 7°43′E / 44.85°N 7.716667°E44.85; 7.716667 (Carmagnola)
Altitudine 240 (min 232 - max 273) m s.l.m.
Superficie 95,72 km²
Abitanti 29 115[1] (31-3-2016)
Densità 304,17 ab./km²
Frazioni Bossola, Cappuccini, Casanova, Cavalleri, Cavalleri Piccoli, Cocchi, Corno, Due Provincie, Fumeri, Gaidi, Madama, Morello, Motta, Oselle, Pocchettino, Salsasio, San Bernardo, San Giovanni, San Grato, San Michele, Tetti Grandi, Tuninetti, Vallongo
Comuni confinanti Caramagna Piemonte (CN), Carignano, Ceresole Alba (CN), Lombriasco, Poirino, Racconigi (CN), Sommariva del Bosco (CN), Villastellone
Altre informazioni
Cod. postale 10022
Prefisso 011
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 001059
Cod. catastale B791
Targa TO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona E, 2 614 GG[2]
Nome abitanti carmagnolesi
Patrono Immacolata Concezione
Giorno festivo 8 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Carmagnola
Carmagnola
Carmagnola – Mappa
Posizione del comune di Carmagnola nella città metropolitana di Torino.
Sito istituzionale

Carmagnola (Carmagnòla in piemontese) è un comune italiano di 29 115 abitanti[1] della città metropolitana di Torino, in Piemonte, situato a circa 29 chilometri a sud del capoluogo piemontese.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio e idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il viale alberato d'ingresso al complesso naturalistico della Cascina Vigna nel territorio di Carmagnola

Carmagnola si trova sulla destra del Po, in un tratto di terra pianeggiante prima che il fiume devii verso nord per superare la "stretta" costituita dalla collina di Superga. Le acque del territorio comunale sono convogliate nel Po dal torrente Meletta (che scorre a sud della cittadina) e dal rio Stellone, un affluente del Banna. La natura del terreno ha determinato nel tempo l'accumulo di sabbie del fiume che in quel tratto rilascia i sedimenti strappati nel corso montano.

Il territorio, ricco di spazi verdi, dispone di istituzioni rilevanti come il Bosco del Gerbasso, il parco Cascina Vigna (dove tra l'altro ha sede il locale Museo civico di storia naturale) e la Riserva Naturale Speciale della Lanca di San Michele nei pressi del fiume Po.

Riserva Naturale Speciale della Lanca di San Michele[modifica | modifica wikitesto]

Istituita nei pressi della Lanca di San Michele (detta anche localmente "Po morto") essa è costituita da un alveo fluviale che nel corso della sua evoluzione viene abbandonato dal corso del fiume che si sposta verso un nuovo letto di scorrimento. Questo è quanto è accaduto nel 1977 quando, a seguito di un'improvvisa piena del Po, l'enorme massa di acqua aprì un nuovo percorso rettilineo sul fiume anziché curvo come era in passato, dando così origine ad un caratteristico ambiente umido con un proprio ecosistema che dal 1990 è stato protetto con la denominazione di Riserva Naturale Speciale del Parco del Po. L'area si estende su una superficie di 14.035 ettari.

Per salvaguardare l'inesorabile impaludimento dell'area, negli anni sono stati rimossi parte dei detriti fondali della lanca e sono stati favoriti gli insediamenti di canneti per aumentare il deflusso dell'acqua e mantenere nel contempo il delicato equilibrio originale, malgrado la presenza di un emissario naturale, alimentato da acque di falda sotterranea che successivamente vanno a gettarsi nuovamente nel vicino Po.

Oltre alla presenza di una grande varietà in esemplari presenti di flora e fauna (alcuni dei quali particolarmente rari), un posto d'onore spetta senz'altro alla presenza di molti volatili che frequentano abitualmente le aree palustri: il tuffetto, l'anatra marzaiola, il germano reale, la folaga, la gallinella ed il martin pescatore.

Geologia[modifica | modifica wikitesto]

Il carattere sabbioso del suolo rendeva la piana di Carmagnola poco adatta alla coltivazione del frumento, ma molto adatta ad una coltivazione che costituì la ricchezza della località: la canapa.[3] Nei secoli scorsi e fino all'affermarsi delle tecnofibre la canapa era indispensabile per la marina, per le vele e soprattutto le gomene. Carmagnola diventò il centro non solo di coltivazione, ma anche delle fasi di lavorazione e commercio verso la Liguria e la Francia, soprattutto Marsiglia.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Vera e propria "porta" tra Torino e la provincia di Cuneo, con i suoi 96,38 chilometri quadrati completamente pianeggianti, Carmagnola è per estensione il secondo comune con più di 25.000 abitanti più grande della provincia, preceduto solo dal capoluogo; è invece undicesimo nella classifica generale.

Nel territorio del comune di Carmagnola si trovano numerosi borghi e frazioni: fra i borghi più popolosi vi sono Salsasio (circa 2500 abitanti), San Bernardo (circa 2300 abitanti) e San Giovanni (circa 1200 abitanti), mentre quello con meno abitanti è Pochettino (circa 20 abitanti).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Carmagnola è quello caratteristico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi ed estati che risentono di elevate temperature; la piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera. Il paese appartiene alla zona climatica E.

Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temperatura max. media (°C) 4 7 12 16 21 25 28 27 23 16 9 5 16.80
Temperatura min. media (°C) -2 0 4 8 12 16 18 18 14 9 4 0 8.41
Piogge (mm) 35 37 55 99 105 86 58 58 67 83 74 47 67

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome

Il toponimo della città di Carmagnola deriva con tutta probabilità dal termine latino "quadra (centuria) magniola con riferimento ad un appezzamento di terreno di dimensioni non eccessive. Tuttavia, alcuni studiosi sostengono che il toponimo possa derivare dal nome gentilizio romano "Carminius".[4]

Dalle origini al dominio degli arduinici[modifica | modifica wikitesto]

Il primo nucleo della città era conosciuto come “contrada Gardexana” e nacque come casaforte in un sito paludoso, attorno al quale già dall’anno 1000 si sono attestati i primi abitanti, raccolti nei borghi San Giovanni in regione Zucchea, Santa Maria di Viurso ad ovest, Santa Maria di Moneta ad est, Salsasio. Furono probabilmente le scorrerie saracene tra XI e XII secolo a spingere parte dei borghigiani a cercare rifugio nella palude, creando il centro che nel XIV secolo verrà cinto da mura.

Carmagnola viene nominata la prima volta nel 1034 in un atto nel quale l'abate dell'Abbazia di Nonantola nel Modenese cede a Bosone e Guidone figli del marchese Arduino d'Ivrea la signoria di 40 castelli. La prima famiglia che costruì la città veniva chiamata Aloa quasi certamente si tratta dei discendenti di Alineo Robaldini, vasallo di Ruggero e Arduino II. Carmagnola fu feudo dei marchesi di Romagnano fino al 1163 (Manfredo II di Romagnano era nipote di Arduino IV).

Carmagnola nel Marchesato di Saluzzo[modifica | modifica wikitesto]

Cavallotto della fine del Quattrocento coniato a Carmagnola col volto di Ludovico II di Saluzzo.

Alla morte dell'ultima arduinica Adelaide di Susa (1091) la signoria della città fu divisa fra i Romagnano, i Conti di Lomello (discendenti da Cuniberto fratello di Pietro, cancelliere imperiale di Arduino d'Ivrea), i Marchesi del Vasto e infine nel 1200 dai Marchesi di Saluzzo di discendenza Aleramica. Nel 1203 i rappresentanti delle quattro consorterie che facevano parte di quattro "Hospitia Militum" ottennero le prime franchigie giurisdizionali. Si trattava dei rappresentanti della famiglia Carmagnola che comprendeva anche i Gatti e i Craveri, della famiglia Lovencito e delle famiglie dei Granetto de Gerbo e Granetto de Fogliati. Queste franchigie furono poi riconfermate in casa di Buongiovanni Granetto nel 1244 dal marchese Bonifacio II di Monferrato (1202-1253) reggente per volontà di Manfredo III di Saluzzo del figlio Tommaso orfano a cinque anni. Nel 1309 venne istituito il primo consiglio comunale cittadino. Nel 1375 i sindaci Antonio Granetto e Giovanni Masconderio consegnarono al capitano Guidone De Morgis la promessa del marchese Federico II di Saluzzo (1332-1396) di dare in pegno a re Carlo V di Francia (1338-1380) come Delfino, il castello e la terra di Carmagnola. Attorno al 1382, intanto, nacque nei pressi della città il celebre Francesco Bussone, detto Il Carmagnola (o impropriamente Il conte di Carmagnola), celebre condottiero del tardo medioevo che sarà cantato anche da Alessandro Manzoni nella sua celebre tragedia.

Dal 1486 al 1490 Carmagnola fu governata dal Duca Carlo I di Savoia per poi tornare sotto i marchesi di Saluzzo. Tra il XV e il XVI secolo la zecca dei marchesi di Saluzzo a Carmagnola coniò diverse monete. Alcune con l'effige di Ludovico II di Saluzzo e di Margherita di Foix che attualmente sono molto ricercate dai collezionisti, altre molto famose come il "Cornuto" con la raffigurazione sul fronte dell'imperatore Costantino I a cavallo. Alla morte di Lodovico II di Saluzzo la reggenza passò a Margherita di Foix che elesse Vicario Francesco Cavazza. Nel 1542 la città fu presa dal marchese del Vasto ma subito ripresa dai Francesi.

Dall'ingresso nello Stato Sabaudo al dominio napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Emanuele I strappò la città ai francesi nel 1588

Nel 1544 la Battaglia di Ceresole, vinta dai francesi sugli spagnoli, segnò la fine del marchesato di Saluzzo. Durante il quarantennio di reggenza francese che ne seguì (1548-1588), fu instaurata una corte della senescallia governata dal delfinengo Pietro Granetto, signore di Costigliole, che resse de facto le sorti dell'intera città.

Nel 1588 Carmagnola passò nelle mani dei Savoia, quando Carlo Emanuele I la assediò e la tolse ai francesi, che se ne impadronirono nuovamente nel corso del Seicento, durante la guerra civile scoppiata tra "Madamisti" e "Principisti". Fu in questo periodo (1637-1642), quando ancora non si erano sopiti gli effetti nefasti della peste del 1630, che vennero atterrati i tre grossi borghi originari posti a ridosso delle mura cittadine poiché essi si trovavano in posizione tale da pregiudicare l'efficacia delle strutture difensive; immediatamente furono riedificati ad un miglio circa di distanza dal centro fortificato, dove si trovano tutt'oggi.

Nel 1690 la città fu occupata dal generale francese Catinat ed il suo territorio venne completamente devastato. Nel 1691 Vittorio Amedeo II di Savoia riportò la città definitivamente entro l'orbita sabauda, ma essa aveva ormai perso la propria plurisecolare vocazione militare ed il proprio ruolo difensivo dell'area, motivo per cui si iniziò poco dopo la demolizione dei bastioni e delle mura cittadine per favorirne l'ingrandimento e lo sviluppo che di fatti avvenne in maniera notevole nel corso del secolo successivo.

Nel 1795 re Vittorio Amedeo III concesse Carmagnola in appannaggio feudale a Carlo Felice di Savoia, allora duca del Genevese, e fu questa l'ultima operazione feudale condotta sul territorio comunale.

Le Carmagnole

I sanculotti francesi adottarono come loro vestito una giacchina chiamata appunto carmagnola (o Carmagnole alla francese). La diffusione del termine prima della rivoluzione è sostenuta da molti autori, resta incerto se il nome deriva dalla sorta di tuta da lavoro degli operai del trattamento della canapa o dal nome della varietà di canapa usata per confezionarli. La Carmagnole divenne anche l'inno dei sanculotti e una danza simbolo degli elementi più estremisti della rivoluzione stessa.

Carmagnola subì una seconda e più cruenta devastazione il 13 maggio 1799, quando i francesi repubblicani saccheggiarono il borgo Salsasio, i cui paesani erano insorti riportando, inizialmente, una vittoria sugli invasori. Il generale rivoluzionario francese Philibert Fressinet ordinò per rappresaglia l'incendio del borgo Salsasio (Ël borgh ëd la Madòna, in lingua piemontese) ed i suoi abitanti vennero dispersi o massacrati.[5]

Dall'Ottocento ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Via Roma a Carmagnola in una cartolina d'inizio Novecento

Mentre veniva demolita la cinta muraria medievale, della quale rimane una piccola traccia nell'ex mercato coperto di piazza Antichi Bastioni, e con essa progressivamente scemava il ruolo strategico-militare della città, Carmagnola poté dedicarsi a sviluppare la sua vocazione agricola e commerciale, che le valse una notevole rinomanza in campo economico, legata principalmente alla coltura e alla commercializzazione della canapa e dei manufatti di tela e cordami, esportati in grande quantità verso la Liguria e il sud della Francia.

Nel 1853 giunse la ferrovia ma la trasformazione epocale di Carmagnola, ebbe invece luogo un secolo dopo con l'improvviso avvento della grande industria. Nel 1960 iniziò la costruzione dello stabilimento "Ghisa" della FIAT e nel 1966 anche le fonderie di alluminio di Fiat Mirafiori vennero trasferite a Carmagnola nell'impianto che negli anni Settanta prese il nome di Teksid. L'andamento demografico conobbe una forte impennata anche grazie alla forte immigrazione meridionale fino a stabilizzarsi negli anni ottanta.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Carmagnola-Stemma.png
Carmagnola-Gonfalone.png
« troncato di azzurro e d'argento alla lettera gotica S d'oro attraversante. Tenenti due delfini d'azzurro col motto svolzzante DAT CANDIDA COELO. Corona marchionale. »
(Descrizione araldica dello stemma[6])
« Drappo di rosso caricato dello stemma con la iscrizione centrata in oro CIVITAS FEDELISSIMA, senza la denominazione del Comune. Le parti di metallo ed i cordoni sono dorati. L'asta verticale è ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro »
(Descrizione araldica del gonfalone)
Lo stemma di Carmagnola affrescato nel 1688 su una facciata del centro cittadino

Lo stemma richiama apertamente quello di Saluzzo e di altri comuni piemontesi che fecero parte del marchesato locale. L'utilizzo dei due tenenti composti da due delfini d'azzurro è certamente un rimando alla dominazione francese del Cinquecento ed al possedimento del delfino di Francia in loco. Si noti inoltre che la corona marchionale che sovrasta lo stemma attuale ha una forma inusuale per l'araldica italiana e si ravvicina maggiormente al modello francese per il medesimo titolo, diversamente da quanto accade invece per quella dello stemma di Saluzzo o dell'esempio di stemma cittadino affrescato su una casa del centro cittadino di Carmagnola nel 1688.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— 1633 (1735)[7]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La facciata barocca della chiesa abbaziale di Santa Maria di Casanova

Abbazia di Casanova[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Abbazia di Casanova.

L'Abbazia di Casanova (più propriamente Abbazia di Santa Maria di Casanova) è l'architettura religiosa di ordine regolare di maggior rilievo nella città di Carmagnola, per quanto sia posta in posizione isolata rispetto al nucleo dell'abitato. Sin dal XII secolo fu sede di un istituto di culto cistercense. Durante il XVIII secolo, l'abbazia divenne anche residenza per i sovrani sabaudi a partire da Vittorio Amedeo III.

Chiesa collegiata dei Santi Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Collegiata dei Santi Pietro e Paolo

La chiesa collegiata dei Santi Pietro e Paolo venne fortemente voluta dalla comunità carmagnolese e venne sostenuta economicamente anche dal marchese Ludovico I di Saluzzo. Quest'ultimo, a sua volta, si fece promotore dell'iniziativa presso papa Sisto IV e già nel 1474 il pontefice aveva concesso il suo personale nulla osta all'erezione della chiesa, ma si dovette attendere sino al 1492 per dare l'avvio ai lavori, quando la prima pietra venne posata alla presenza di Margherita di Cominges, sorella del marchese di Saluzzo. Il progetto venne affidato all'architetto e canonico nobile Giorgino Costanza di Costigliole il qual venne nominato anche sovrintendente all'intero progetto sino al suo completamento nel 1512. L'edificio, sebbene ancora incompleto in alcune parti decorative, venne ufficialmente consacrato il 25 marzo 1514 ad opera di mons. Vacca, delegato dell'amministratore apostolico della diocesi di Saluzzo, il cardinale Sisto Gara della Rovere.

La chiesa, internamente, si presenta ad impianto basilicale con tre navate, di cui quella centrale appare suddivisa in sei campate di forma rettangolare con un'abside centrale di forma poligonale, coperta da una volta a costoloni. Quest'ultima appare esternamente completata da contrafforti di gusto tardogotico con finestre incorniciate in cotto. La chiesa venne alterata per la prima volta nel Seicento quando venne costruito il campanile barocco attualmente visibile, mentre nel XVIII secolo venne ridecorata completamente la sacrestia con stucchi di maestri luganesi oltre all'altare maggiore di marmo progettato nel 1726 dall'architetto Francesco Gallo. La facciata è stata alterata da interventi dell'ingegnere torinese Alessio Regazzoni tra il 1893 ed il 1896 che in parte hanno compromesso l'originaria struttura integralmente a mattoni a vista per un gusto maggiormente neogotico. Solo nel Novecento, internamente, si è proceduto a una modifica dell'aspetto che venne rigorosamente riportato all'epoca dello stile gotico. Nel 1907 vennero inoltre realizzate le vetrate istoriate dell'abside dalla prestigiosa bottega di Heinrich Oidtmann.

Di particolare pregio è la cappella dedicata all'Immacolata Concezione con il suo straordinario apparato decorativo e una tela di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo raffigurante l' Assunzione della Vergine (originariamente eseguita per la chiesa di San Bernardino di Carmagnola), a cui si affiancano anche quella della Madonna del Rosario (con stucchi di Domenico Beltramelli), decorata al suo interno con due grandi tele rappresentanti l' Adorazione de magi e l' Adorazione dei pastori, la cappella del Santissimo Crocifisso, eretta nel 1677 dal canonico Ludovico Telesio, cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e la cappella del Corpus Domini, la più antica, realizzata nel 1545 e dove troneggia una Deposizione d'epoca.

Chiesa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa della confraternita di San Rocco

L'origine del primo oratorio dedicato a San Rocco nella città di Carmagnola fu durante la peste del 1630 quando la città di Carmagnola, votandosi all'Immacolata, fece commissionare dapprima due dipinti ai fratelli Fiammenghini (oggi conservati presso il Palazzo Municipale) e poi decise di erigere una vera e propria confraternita dedicata a San Rocco, invocato contro le pestilenze e compatrono della città, realizzando un piccolo oratorio di preghiera in località Borgo Moneta appunto. Al termine della pestilenza, la confraternita continuò a fiorire offrendo i propri servigi ai poveri ed agli emarginati della città. Del primitivo oratorio oggi non rimane alcuna traccia in quanto esso venne raso completamente al suolo dai francesi nel 1640 che lo abbatterono per espandere le mura cittadine della città, collegate a Porta Moneta.

Trasferitasi in città, la confraternita ebbe sede provvisoriamente presso il locale convento di Sant'Agostino[8] per poi spostarsi dal 1668 nell'ubicazione attuale dove i confratelli acquistarono il terreno necessario per l'erezione di una nuova chiesa. Il progetto venne affidato all'architetto Francesco Lanfranchi e da subito ebbero inizio i lavori per la nuova costruzione anche se questi dovettero essere interrotti entro un decennio per la mancanza dei fondi necessari. Nel 1699 i confratelli inviarono una richiesta formale all'amministrazione dell città richiedendo il permesso di riutilizzare i mattoni ricavati dalla demolizione dei bastioni della città e dall'anno successivo vennero completate le volte della chiesa. La chiesa venne conclusa ufficialmente con la realizzazione del portale barocco nel 1745, anche se i lavori per le decorazioni interne proseguirono negli anni successivi.

Realizzata in stile barocco tardo, la chiesa oggi si presenta come uno degli esempi architettonici più riusciti del periodo in Piemonte con un fastoso insieme di effetti chiaroscurali nella facciata, con una insolita, grande cupola che è divenuta uno degli elementi caratterizzanti dell'abitato di Carmagnola ed una pianta a croce greca. Un elemento interessante è che, malgrado il fatto che richiedette più di un secolo e mezzo per essere completata, la chiesa mantenne sempre il progetto originario stilato dall'architetto Lanfranchi. All'interno della chiesa si trova anche un grandioso organo settecentesco.

Chiesa di San Filippo[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa di San Filippo

La chiesa di San Filippo (nome completo chiesa della Santissima Trinità e di San Filippo Neri) venne edificata a Carmagnola tra il 1715 ed il 1739 e venne definitivamente consacrata nel 1745 assieme a quella cittadina di San Rocco per mano del vescovo di Saluzzo, mons. Giuseppe Filippo Porporato.

Edificata dai padri Flippini da poco giunti in città ed insediatisi nel locale castello adibito ad uso di convento, il progettista dell'edificio è rimasto ad oggi sconosciuto, anche se in molti hanno avanzato il nome di Francesco Gallo o di un esponente di spicco della sua scuola di architettura. Essa venne realizzata recuperando parte del materiale (in particolare mattoni) proveniente dalla demolizione delle fortificazioni cittadine. Qui nello specifico era presente il ponte levatoio e la cosiddetta "Porta Zucchetta" che garantivano il collegamento tra l'abitato di Carmagnola ed il suo fortilizio.

Esternamente la facciata della chiesa si presenta di stile barocco piemontese con mattoni a vista e decorazioni in cotto, largamente elaborate.

Internamente, la struttura si presenta con una pianta a campata unica sulla quale si aprono due cappelle per lato. Pur desiderando un apparato decorativo solenne e sontuoso, i padri Filippini pretesero l'assenza di eccessi e richiesero espressamente la realizzazione di un'unica aula che aiutasse i fedeli a concentrarsi sull'altare maggiore. L'altare maggiore è decorato con una grande tela raffigurante la Santissima Trinità, opera di padre Ignazio Fassina (1701-1769) che pure eseguì in loco gli affreschi della volta del presbiterio che vennero intonacati nell'Ottocento quando essa servì temporaneamente come alloggiamento per i militari e poi riemersi a seguito di accurati restauri.

Nel 1863 la chiesa col vicino castello vennero abbandonate dai padri Filippini ed il complesso venne venduto all'amministrazione comunale di Carmagnola. La chiesa venne quindi sconsacrata ed attualmente è utilizzata per manifestazioni culturali e mostre. Solo nel 1956 la chiesa tornò a funzione di luogo di culto per qualche tempo mentre la collegiata dei Santi Pietro e Paolo era inagibile a causa di restauri.

Chiesa di Sant'Agostino[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa di Sant'Agostino

Edificata tra il 1406 ed il 1437, la chiesa di Sant'Agostino conserva ancora oggi dei caratteri spiccatamente gotici come l'abside, il transetto est ed il campanile appuntito e slanciato. La sua edificazione (narrata dettagliatamente dall'agostiniano Gabriele Bucci, uno dei primi storici di Carmagnola, nel suo Memoriale quadripartitum) ebbe inizio sotto gli auspici del popolo e della congregazione cittadina di Carmagnola nel 1406 con la posa della prima pietra del tempio e venne consacrata oltre trent'anni dopo. Alla chiesa venne annesso un convento che venne popolato dagli agostiniani e quando il complesso venne infine abbandonato dagli agostiniani nel 1858, venne acquistato dall'amministrazione comunale e la chiesa venne chiusa al culto pubblico per ricavarne uno spazio espositivo.

La facciata della chiesa, originariamente di forme semplici con quattro contrafforti con un portale strombato, subì diverse modifiche e già dal Settecento il portale venne rifatto ad opera di un maestro fiorentino, Amedeo da Settignano. Fu invece Ludovico Gonzaga-Nevers, duca di Nevers e governatore di Carmagnola per conto dei francesi, a voler abbellire la facciata nel 1567 con la pittura di una grande immagine di Sant'Agostino affiancato dallo stemma della città, ed ancora nel XVII secolo venne realizzato un grande affresco raffigurante La Sacra Sindone sostenuta da due vescovi e da due principi. La facciata attuale venne è quella risultata dai restauri del 1835. L’interno della chiesa ha invece l'aspetto tipico delle antiche cattedrali gotiche (in netto contrasto con l'attuale esterno) ed è composta da tre navate. L'altare maggiore, eretto nel 1612 in marmo scolpito con intarsi in marmi policromi e bronzo dorato, è sormontato da un baldacchino barocco e circondato da una ricca balaustra di marmi. All'interno si possono inoltre ammirare tracce di affreschi quattrocenteschi ed opere pittoriche su tela attribuite al Moncalvo ed a Giovanni Antonio Molineri.

Sinagoga[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sinagoga di Carmagnola.

La sinagoga di Carmagnola è l'ultimo monumento rimasto a testimonianza del ghetto ebraico presente un tempo all'interno della città. La struttura conserva i caratteri architettonici originari del XVIII secolo, con eleganti ambienti interni e mobilio di stile barocco.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Carmagnola[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Carmagnola.

Il castello di Carmagnola venne edificato nel XIII secolo dal marchese Manfredo II di Saluzzo, e venne successivamente distrutto in parte dagli spagnoli per poi essere ricostruito nuovamente dai francesi a metà del Cinquecento. Conquistato assieme alla città dai Savoia, dal XVIII secolo sino al 1863 fu sede di un locale convento diretto dei padri Filippini.

Attualmente ospita la sede dell'amministrazione comunale locale.

Ospedale San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Già conosciuto con questo nome dal 1311, nacque come ricovero per i pellegrini ed in assistenza alla popolazione locale. Nel 1584 l'antico edificio dell'ospedale venne demolito per far posto all'allargamento delle fortificazioni della città, ma l'istituzione continuò a sopravvivere nel sito attuale, pure distante rispetto al luogo originario di erezione dello stabile. Nel 1754 venne avviata la costruzione del nuovo edificio ospedaliero su progetto dell'architetto piemontese Filippo Castelli. La struttura venne ampliata ulteriormente tra il 1787 ed il 1790 con la costruzione dell'ala nord e nel 1856 venne aggiunta un'ulteriore parte a levante su progetto dell'architetto Alberto Tappi di Carignano.

Nel 1999 si sono svolti i primi restauri alla struttura antica per l'adeguamento dell'edificio alle moderne norme sanitarie, compreso il recupero del sottotetto dove sono stati posti i reparti di chirurgia ed urologia. E' stato inoltre aggiunto al complesso un nuovo edificio di 5500 mq. collegato al vecchio fabbricato tramite due vie coperte. L'ospedale è oggi gestito dall'Azienda Sanitaria Locale Torino 5.

Palazzo Lomellini[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Lomellini, sede oggi della Civica Galleria d'Arte Contemporanea di Carmagnola

Palazzo Lomellini venne edificato attorno alla metà del XV secolo, ma ha subito pesanti rimaneggiamenti nel XVIII secolo che comunque non hanno potuto cancellare integralmente i segni di finestrelle gotiche e monofore con cornici in cotto che si trovavano nella parte superiore del palazzo e che oggi sono in gran parte murate. La famiglia che fece edificare questa residenza a Carmagnola fu quella dei Lomellini (probabilmente originari di Genova), di cui si ha notizia di residenza stabile in città dall'inizio del XVII secolo e cioè quando gli esponenti della famiglia stessa decisero di registrare in comune la loro arma gentilizia.

La famiglia detenne il palazzo sino a 1717 quando l'ultima discendente della casata, Maddalena Pertusia Lomellini, decise di lasciarlo in eredità alla Congregazione della Carità di San Paolo che per una sessantina d'anni si occupò delle vocazioni religiose della città, in particolare per quanti pur volendo intraprendere la carriera ecclesiastica non potevano permetterselo.

La congregazione vendette la proprietà all'Amministrazione Comunale nel 1939 che, al termine di lavori di ristrutturazione, vi ha realizzato la sede della Civica Galleria d'Arte Contemporanea di Carmagnola.

La struttura ha una struttura quadrangolare ed appare nel complesso di forme severe, stemperate solo dalla presenza di alcune fasce in cotto sagomate che dividono orizzontalmente la facciata. Insolito e lontano dal progetto originario è anche il piccolo campanile angolare che si apre sul fianco sinistro della facciata e che supera il profilo del tetto del complesso. Sotto questo campanile si trova ancora oggi un affresco (in pessimo stato di conservazione) raffigurante San Paolo. All'interno, il portico presenta tre campate con archi a sesto acuto senza capitelli, sostenuti da pesanti pilastri quadrangolari. Il soffitto del portico è cassettonato in legno un tempo dipinto.

Casa Cavassa[modifica | modifica wikitesto]

Casa Cavassa.

Palazzina nobiliare risalente al XV secolo, Casa Cavassa venne fatta edificare da Enrico Cavassa, membro di una ricca famiglia che con lui per la prima volta raggiunse le alte cariche politiche del marchesato di Saluzzo. La struttura, di forma quadrangolare, dispone di un ricco apparato decorativo ed ornamentale, con una facciata riccamente affrescata a grisaille di cui però oggi rimangono solo degli accenni tra cui un curiosissimo "Corteo degli elefanti" recentemente restaurato, eseguito nel 1567 in occasione della visita a Carmagnola da parte del duca Ludovico Gonzaga-Nevers. Il cortile interno presenta un notevole loggiato con soffitti lignei a cassettoni al primo piano che risalgono al XVI-XVII secolo.

Casa delle Meridiane (o casa Piano)[modifica | modifica wikitesto]

Casa delle Meridiane

Quella che viene popolarmente definita "Casa delle Meridiane" è in realtà un palazzo signorile edificato nel centro della città di Carmagnola nella prima metà del Cinquecento ed appartenuto sempre alla ricca famiglia dei Cavassa. Il nome caratteristico con cui è maggiormente nota è dovuto allo straordinario complesso di affreschi ancora oggi presente e realizzati negli anni 1555-57 che rappresenta diversi quadranti solari e meridiane perfettamente funzionanti.

Casa Borioli[modifica | modifica wikitesto]

Edificata nel XV secolo, Casa Borioli venne fortemente alterata nei secoli da diversi interventi che ne hanno compromesso definitivamente l'aspetto originario. Di stile gotico sono rimaste le cornici di due grandi finestre ad arco acuto al primo piano, realizzate con formelle in cotto. Al piano terra, l'abitazione presenta un portico a quattro campate con volta a botte ed archi a sesto acuto che poggiano su robusti pilastri granitici.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia della città è attualmente legata ai settori della grande industria e della produzione intensiva di ortaggi e prodotti cerealicoli.

Riguardo l'industria vi è stato una grande crescita a partire dagli anni sessanta, quando la FIAT aprì un importante stabilimento (fonderia) alle porte della città, attirando migliaia di immigrati dal Sud Italia. In seguito all'affermarsi della FIAT è costantemente seguito uno sviluppo sempre più crescente dell'indotto stesso, nonché di altre realtà economiche, sempre più diversificate.

Le attività industriali ad oggi prevalenti sono la metallurgia, l'elettronica, l'ottica, la chimica, e l'alimentare. La vicinanza della città al fiume Po favorisce inoltre la presenza di numerose cave estrattive di sabbia e di ghiaia. Ben sviluppato è pure il settore terziario, soprattutto nei settori bancario, finanziario, assicurativo e servizi in genere.

Lo sviluppo agricolo di Carmagnola nei secoli scorsi è legato alla cultura della canapa, con produzione di tele e cordami destinati soprattutto all'esportazione. La caduta della produzione e del commercio della canapa fu dettata da una pluralità di ragioni, comprese le norme più restrittive per l'affinità tra la canapa per uso tessile e quella con effetti stupefacenti. Lo sviluppo delle tecnofibre tolse poi gran parte del mercato.

I terreni sabbiosi prima destinati alla cultura della canapa si mostrarono particolarmente adatti per la produzione di ortaggi.

Prodotti agroalimentari tradizionali[modifica | modifica wikitesto]

Il ministero delle politiche agricole, d'intesa con la regione Piemonte, ha riconosciuto per la zona di Carmagnola lo status di prodotti agroalimentari tradizionali a tre ecotipi molto apprezzati:

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2006 2011 Gian Luigi Surra centrodestra Sindaco
2011 2016 Silvia Testa centrosinistra Sindaco
2016 in carica Ivana Gaveglio centrodestra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Carmagnola è gemellata con:

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

La popolazione di Carmagnola è diminuita leggermente dal 1871 al 1901. Poi fino al 1961 la popolazione è aumentata, ma di molto poco, poi fino al 1971, la popolazione ha avuto un boom demografico, infatti la popolazione era salita di circa 7 000 abitanti in 10 anni, poi fino al 2001 la popolazione è tornata a salire leggermente, poi c'è stato un altro boom demografico, la popolazione infatti è salita di circa 4 000 abitanti. La popolazione in 150 anni a Carmagnola è più che raddoppiata.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Gli stranieri residenti a Carmagnola sono 2894, pari al 9,9% della popolazione comunale.

Le nazionalità più numerose sono:

Romania: 1619;
Marocco: 500;
Albania: 183;
Senegal: 75;
Cina: 73;
Perù: 72;
India: 48;
Moldavia: 30;

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Nel Comune è relativamente diffuso il dialetto piemontese, mentre è molto presente il dialetto cuneese che differisce dal primo in più punti. Come tutti i dialetti del Piemonte, anche il cuneese è sostanzialmente una lingua romanza derivata dal latino con tracce derivate dal francese.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza della popolazione è cattolica. L'immigrazione di cittadini comunitari ed extra-comunitari, ha portato all'insediamento di minoranze di musulmani e ortodossi.

Nel Comune è presente una parrocchia cattolica appartenente all'arcidiocesi di Torino.

La comunità ebraica di Carmagnola[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Comunità ebraica di Carmagnola.

Carmagnola fu sede, fino agli inizi del Novecento, di una piccola ma fiorente comunità ebraica. A testimonianza della sua storia resta il quartiere dell'antico ghetto con la splendida sinagoga barocca.[10]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria di Carmagnola

La città funge da snodo per le principali arterie stradali di collegamento fra il capoluogo piemontese ed il basso Piemonte (provincia di Cuneo). Proprio la particolare posizione dal punto di vista stradale ha fatto non poco discutere a riguardo della realizzazione di tangenziali/circonvallazioni che consentano di evitare l'attraversamento del concentrico urbano.[11]

Carmagnola è servita da una propria uscita autostradale sulla autostrada Torino-Savona; una nuova uscita, Carmagnola Sud,[12] risulta essere in fase di progettazione.

È dotata di una stazione ferroviaria, riferimento per moltissimi comuni limitrofi, lungo il percorso della ferrovia Torino-Savona e lungo le linee sfm4 e sfm7 del Servizio ferroviario metropolitano di Torino

Dispone di una rete propria di autobus suburbani e risulta essere ben collegata al capoluogo e ad altri centri minori anche tramite una rete di autobus.

Tra il 1881 e il 1948 il comune fu capolinea di una tranvia per Carignano, Torino e Saluzzo.

Istituzioni culturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Lomellini, Museo di Arte Contemporanea
  • Museo Civico di Storia Naturale; uno dei più interessanti e attivi nel campo della ricerca naturalistica di tutta la regione Piemonte. È situato nel parco comunale della Cascina Vigna
  • Ecomuseo della Cultura della Lavorazione della Canapa
  • Museo Civico Navale
  • Museo Tipografico Rondani
  • Gruppo Teatro Carmagnola
  • Società Filarmonica di Carmagnola
  • Le nostre Vespe, esposizione privata della Vespa aperta al pubblico

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nella città sono presenti diverse società sportive di diverse discipline:

  • ASD Team Dafne, società ciclistica giovanile iscritta alla Federazione Ciclistica Italiana.
  • CLD Carmagnola Calcio a 5, società di calcio a 5 militante nel campionato di serie A2.
  • CSF Carmagnola, società calcistica militante nel campionato di Promozione nata dalla fusione di più realtà calcistiche già presenti in città.
  • ASD San Bernardo, società calcistica militante nel campionato di Seconda Categoria.
  • USD Salsasio, società calcistica militante nel campionato di Seconda Categoria.
  • ABCarmagnola, società di pallacanestro militante nella serie C regionale.
  • Delfini Basket Carmagnola, squadra di pallacanestro militante nel Campionato di Promozione.
  • AD New Volley Carmagnola, società pallavolistica.
  • ASD Atletica Carmagnola, società di atletica.
  • Amatori Rugby 1974 Carmagnola, società di rugby militante in Serie C.

In città sono presenti diversi campi da calcio, calcetto, pallavolo, basket e tennis. Sono inoltre presenti una piscina, una pista da atletica, un campo da rugby oltre a diverse palestre.

In zona Teksid sono presenti il "CARMA BIKE PARK", un'area dedicata agli appassionati di MTB, ed una pista da motocross al coperto.

Persone legate a Carmagnola[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Sagra del peperone - Peperò. Si svolge annualmente tra l'ultima settimana di agosto e la prima di settembre; è una manifestazione eno-gastronomica della durata di dieci giorni e dedicata al prodotto tipico di Carmagnola. Ogni anno attira più di 250.000 visitatori. In occasione della sagra 2010 Carmagnola è entrata a far parte del Guinness dei primati per la peperonata più grande del mondo.[13]
  • Mercantico. Si svolge la seconda domenica di ogni mese (eccetto agosto). È un mercato del piccolo antiquariato, anticaglie, robivecchi, ed ospita oltre 400 bancarelle presenti lungo il centro storico cittadino.[14]
  • Ortoflora e natura. Manifestazione annuale che si tiene nei primi giorni di aprile (week-end) nel parco comunale Cascina Vigna. La manifestazione è dedicata al giardinaggio e all'orticoltura.
  • Fiera di primavera. Si svolge annualmente, nel mese di marzo, ed è una fiera dedicata al commercio agricolo e non, ricca di bancarelle e manifestazioni collaterali.
  • Festa nazionale del Nonno. Si svolge annualmente nella metà del mese di settembre, all'interno del parco "Cascina Vigna". Ha avuto la sua prima edizione nel settembre del 2003.
  • Tra le altre manifestazioni si ricordano "Carmagnola Jazz Festival", "Carmagnola Città d'Arte e Cultura", "Concorso ornitologico nazionale", "Fiera regionale del bovino da carne".

Fonti e bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carte cistercensi Casanova 1135-1280
  • Carta vendicionis 1284 febbraio 27 Carmagnola Regesto
  • Sentenza arbitramentale pronunciata da Manfredo Marchese di Saluzzo, colla quale si determinano le famiglie nobili di Carmagnola e quelle appartenenti ai quattro ospizi, e si stabilisce che in consiglio debbano sedere 20 nobili e 20 popolani 23 agosto 1312.
  • Trattato preliminare di dedizione di Carmagnola al Delfino Viennese e al Re dei Franchi, 20 aprile 1375, Copia autentica depositata nell'Archivio storico di Carmagnola
  • Sentenza arbitramentale profferta sovra le differenze insorte tra Gio. Pietro de Roxo, e Filippino Granetto di Carmagnola per certa società di mercanzia, ed altri Interessi particolari delli 27. 7mbre 1440
  • Fra Gabriele Bucci (1430-1497), Memoriale Quadripartitum,conservato dalla fine del sec. XVIII nella Biblioteca Nazionale di Torino, è stato pubblicato da Faustino Curlo, Pinerolo 1911
  • Pietro Granetto (Petrus Granetius) Stylus regius Galliarum iuridicus olim Salucianis præscriptus, Burgi Sebusianorum (Bourg en Bresse), Jean Tainturier, 1630
  • Lodovico Dalla Chiesa (1568-1621), Relazione dello stato presente del Piemonte, 1635
  • Lodovico Antonio Muratori, Annali d'Italia, dal principio dell'era volgare, 1744
  • Cesare Orlandi (conte.) - 1770, Delle città d'Italia e sue isole adjacenti compendiose notizie, 1770
  • Carlo Tenivelli, Biografia piemontese, 1787
  • Raffaello Menochio, Le Memorie storiche della città di Carmagnola, Torino, 1890.
  • Francesco Granetto, Una conversazione di famiglia, Tipografia S. Giuseppe degli Artigianelli, Torino, 1894
  • Domenico Chiattone, Piccolo archivio storico dell'antico marchesato di Saluzzo, 1901
  • Faustino Curlo, Storia della Famiglia Cavassa di Carmagnola e di Saluzzo, 1904
  • Lorenzo Pegolo, Storia della città di Carmagnola, Carmagnola, 1925.
  • M. Marchetti, La chiesa e il convento di S. Agostino di Carmagnola, Carmagnola, 1936
  • Mario Abrate, Popolazione e peste del 1630 a Carmagnola, Biblioteca di "Studi Piemontesi", 1973.
  • Bartolomeo Bertalmia, Vicende Carmagnolesi dalle origini ai tempi nostri, SOCIETA' OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO FRANCESCO BUSSONE ANNO DI EDIZIONE 1976
  • Santa Maria di Casanova. Un'abbazia cistercense fra i marchesi di Saluzzo e il mondo dei comuni, Soc. Studi Stor. Archeologici (collana Marchionatus Saluciarum Monumenta. Studi, 2006
  • N.Ghietti, Famiglie e personaggi della storia carmagnolese, Torino Graziano ed. 1980;
  • Nicola Ghietti, Memorie Araldiche della città di Carmagnola, editore Capricorno, 2006
  • Nicola Ghietti, Antologia dei Poeti Carmagnolesi dal 1400 ad oggi, ed. Arktos 2003;
  • Nicola Ghietti, Con passione e con tenacia. I 150 anni della Società Operaia di Mutuo soccorso "Francesco Bussone" di Carmagnola, Marene 2012;
  • N.Ghietti, La chiesa del Borgo San Giovanni di Carmagnola e le altre chiese della Parrocchia, Savigliano 2010;
  • Goffredo Casalis, Carmagnola. Descrizione geografico-storica della città e del territorio, Atesa, 2009
  • A. Mola-A.M, Faloppa, Monete dei Marchesi di Saluzzo, Saluzzo 1990.
  • Liliana Cerutti, tesi di laurea Beni storico artistici ospedalieri dell'ASLTO5
  • Alessandra Barbaglia, Schede storiche-territoriali dei comuni del Piemonte

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2016.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Quando in Italia si coltivava la canapa, su ilCambiamento.it. URL consultato il 20 maggio 2015.
  4. ^ vedi qui
  5. ^ Giorgio Enrico Cavallo, La tirannia della libertà: il Piemonte dai Savoia a Napoleone, Collegno, Roberto Chiaramonte, 2016, pp. 156-160, ISBN 978-88-95721-54-5.
  6. ^ www.AraldicaCivica.it
  7. ^ Cesare Orlandi nel suo Delle città d'Italia asserisce che la tradizione popolare attribuì al 1633 la concessione del titolo di città da parte del duca Vittorio Amedeo I di Savoia ma, essendosi perduti i documenti originari, re Carlo Emanuele III procedette a riconcedere la qualifica di città a Carmagnola nel 1735 (vedi qui)
  8. ^ Qui infatti essa viene indicata in sede nel Theatrum Statuum Sabaudiae commissionato dal duca Carlo Emanuele II di Savoia, i cui rilievi per Carmagnola vennero eseguiti nel 1666.
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova, 1986.
  11. ^ NO TANGENZIALE - AUTOSTRADA GRATIS - Il Progetto, su www.ecn.org. URL consultato il 05 settembre 2015.
  12. ^ Autostrada Torino-Savona - Nuovo svincolo di Carmagnola Sud - Info - Valutazioni Ambientali - VAS - VIA, su www.va.minambiente.it. URL consultato il 05 settembre 2015.
  13. ^ www.epublic.it, GUINNESS WORLD RECORD La Peperonata più grande del - Città di CARMAGNOLA (TO), su www.comune.carmagnola.to.it. URL consultato il 05 settembre 2015.
  14. ^ www.epublic.it, Mercantico dell'antiquariato e dell'usato - Città di CARMAGNOLA (TO), su www.comune.carmagnola.to.it. URL consultato il 05 settembre 2015.

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