Rocca Canavese

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Rocca Canavese
comune
Rocca Canavese – Stemma Rocca Canavese – Bandiera
Rocca Canavese – Veduta
La chiesa parrocchiale (foto di Paolo Monti, 1979)
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Città metropolitanaCittà metropolitana di Torino - Stemma.png Torino
Amministrazione
SindacoFabrizio Bertetto (lista civica La roca) dall'8-6-2009
Territorio
Coordinate45°19′N 7°35′E / 45.316667°N 7.583333°E45.316667; 7.583333 (Rocca Canavese)Coordinate: 45°19′N 7°35′E / 45.316667°N 7.583333°E45.316667; 7.583333 (Rocca Canavese)
Altitudine421 m s.l.m.
Superficie14,19 km²
Abitanti1 723[1] (31-12-2014)
Densità121,42 ab./km²
FrazioniAriet, Arsun, Avvocat , Borgno, Buretta, Ciama', Ferrando, Gerbido, Min, Moie, Monsignore, Montiglio, Nepote, Peroglio, Piana, Pit, Remondato, Ruvera, San Rocco, Trucco, Vallossera, Vauda di Rocca, Verna, Vinardi
Comuni confinantiBarbania, Corio, Forno Canavese, Levone, Nole, San Carlo Canavese, Vauda Canavese
Altre informazioni
Cod. postale10070
Prefisso011
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT001221
Cod. catastaleH386
TargaTO
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona F, 3 056 GG[2]
Nome abitantiRocchesi
PatronoAssunzione di Maria Vergine
Giorno festivo15 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rocca Canavese
Rocca Canavese
Rocca Canavese – Mappa
Localizzazione del comune di Rocca Canavese nella città metropolitana di Torino.
Sito istituzionale

Rocca Canavese (La Ròca in piemontese) è un comune italiano di 1 723 abitanti della città metropolitana di Torino in Piemonte.

Rocca Canavese è situato a circa 30 chilometri a nord dal capoluogo piemontese.

Fa parte della Comunità montana Alto Canavese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si raggiunge, passando attraverso le colline moreniche delle Vaude, dopo aver abbandonato la tangenziale di Torino: è allora che si affrontano i rilievi dell'alta valle del Malone.

Faggi, betulle, castagni, pioppi accolgono il visitatore per assaggiare i piatti forti del paese: un antico borgo, i ruderi di un castello ed una cappella dell'XI secolo, il campanile romanico del cimitero, un ponte di arcaica fattura risalente al 1722, che sormonta il torrente.
Sullo sfondo risaltano i verdi colli, appoggiati a montagne innevate.

Al paese, che si trova a 420 metri sul livello del mare, appartengono 82 borgate e molte case sparse disseminate sulle colline e lungo le vie che conducono a Levone, a Barbania, a Corio e a Cirié. Il torrente Malone rinfresca e cinge il lato meridionale del paese, dietro il quale sorgono alcune collinette poste a corona dell'antico borgo, che giace all'interno di una conca naturale ai piedi di una elevazione prealpina, il Monte Sapegna.

Cappella di S. Croce, affreschi della volta
I ruderi dell'antico castello
  • I ruderi del castello
La storia del Castello, di cui ancora oggi si conservano i suggestivi ruderi delle antiche mura, si può riassumere in alcune date fondamentali
-Prima del Mille: i primi Signori di Rocca pare fossero Longobardi, discendenti di Autari
-Dopo il Mille: Rocca fece parte della Marca d'Ivrea, di cui era uno dei baluardi difensivi: il Malone costituiva il confine fra la Marca d'Ivrea e la Marca di Susa. Successivamente i Signori di questi luoghi appartennero ad un ramo cadetto dei primi conti del Canavese, dei quali furono vassalli. Più tardi passò sotto il dominio dei conti di Biandrate, che si erano uniti ai conti di Valperga, mediante matrimoni.
-XIIXIII secolo: verso la metà del XII secolo il Marchese del Monferrato invase le terre canavesane e perciò i Conti del Canavese per difendersi strinsero un'alleanza con i signori al di là dell'Orco e al di qua del Malone, dando vita alla Confederazione detta De Canapicio, che nel 1252 si ruppe in due tronconi: i Valpeghiani, che si dichiararono Ghibellini, alleati ai Marchesi del Monferrato e dei conti di Biandrate (signori anche di Rocca), mentre i San Martino si dichiararono Guelfi, alleati ai conti di Savoia ed ai Principi d'Acaja.
-1307: dopo una lunga guerra che terminò nel 1294, si stipulò un trattato di pace ed il 5 novembre 1295 diventò Signore della Rocca Amedeo Cavalieri, che ebbe, in cambio di altri feudi, quelli di Corio, Grosso e Rocca. I successori di Amedeo nel 1307 fecero donazione del castello di Rocca al Principe Filippo di Savoia d'Acaja ed in cambio ricevettero un'infeudazione dei territori di Rocca, Corio e Levone, che governarono fino al 1309, quando a causa di un litigio il Principe d'Acaja espugnò il castello con le armi e nominò castellano Giorgio Provana. -1552: ancora una volta il castello venne gravemente danneggiato dai francesi e distrutto
-1631: il castello venne riedificato in posizione sottostante al primo e più tardi passò sotto il dominio dei Savoia.
-XVIII secolo: dopo varie incursioni, il castello venne nuovamente distrutto e non più ricostruito. Al momento rimangono soltanto i muri perimetrali.

Chiese e Cappelle[modifica | modifica wikitesto]

  • La Chiesa Parrocchiale
La cappella della Madonna della Neve
La sacralità di questo sito, ha origini molto antiche: era infatti sede di un monastero femminile fondato nel 1109 da Almeo di Barbania, dedicato a Santa Maria di Lucedio la cui festa viene solennizzata il 15 agosto, giorno dell' Assunzione. Utilizzando le pietre dell'antico castello, negli anni attorno al 1660, venne iniziata l'edificazione dell'attuale Chiesa parrocchiale, dedicata all'Assunzione di Maria Vergine. La costruzione, esternamente presenta cinque nicchie: in mezzo c'è una statua di Maria Vergine Assunta e ai lati, vi sono quattro Santi. L'interno è composto da tre navate e da una cupola, sotto la quale vi è l'altare maggiore, sormontato da un imponente crocifisso. Una grande statua della Vergine, veglia sui fedeli ed è essa che sfila per le vie del paese nella festa patronale che cade il 15 agosto. Inoltre la chiesa parrocchiale, possiede uno storico organo Vegezzi-Bossi costruito nel 1913 con due manuali ed una ventina di registri, strumento che attualmente la cantoria della parrocchia non usa come accompagnamento alle Liturgie, ma soltanto ai matrimoni e nelle celebrazioni più importanti.
La Chiesa Parrocchiale
  • La Cappella di Santa Croce
Nell'antico borgo esiste una cappella medievale di pregevole valore artistico, la Confraternita di Santa Croce, dedicata a San Giovanni Battista. Al suo interno troviamo importanti affreschi che vanno dal XV al XVI secolo.
La sua pianta è un quadrangolo irregolare; l'abside quadrata è coperta da una volta gotica a crociera, con quattro vele, su ognuna delle quali sono raffigurati un Evangelista ed un Dottore della Chiesa. Sulla parete di fondo sono rappresentati gli Apostoli, San Giovanni Battista, una Pietà e Dio Padre. Sulle pareti laterali una Madonna del Latte, una Madonna della Misericordia che protegge col suo manto i Flagellanti, e vari Santi, tra i quali Santa Apollonia, San Bernardino, Sant'Antonio e Santa Caterina.
La Cappella di Santa Croce era la chiesa del Castello, antico baluardo difensivo della Valle del Malone, una rocca, dalla quale prende il nome il piccolo centro, l'antico Rocha ad Corium (Rocca di Corio).
  • La Chiesa di Sant'Alessio e l'antica Madonna di Sant'Alessio
Prima del 1771, la parrocchiale era la Chiesa di Sant'Alessio, chiesa dell'attuale cimitero, posto su di un poggetto che sorveglia Rocca. Essa è stata ampiamente rimaneggiata e dell' originale struttura romanica non rimangono tracce. Qui è sopravvissuta una rara testimonianza di scultura lignea medioevale: la Madonna di Sant' Alessio, facente parte un tempo degli arredi della chiesa, che risale ai secoli IX-XII. Questa scultura è creata in legno di ciliegio e deve essere stata oggetto di numerose ridipinture e rimaneggiamenti nel corso dei secoli, tuttavia l' espressività del volto della Vergine pare richiamare lo stile diffusosi in Valle d' Aosta dal XII secolo. Il campanile è un manufatto arcaico in stile romanico piemontese ancora originale nella sua struttura in pietra, con archetti pensili e bifore sostenute da colonnine con capitelli a stampella.
  • La cappella della Madonna Della Neve
Al culmine del monte Sapegna è stata edificata nel 1673, a seguito di una terribile epidemia di peste, una chiesetta bianca dedicata alla Madonna della Neve, di proprietà dei Comuni di Rocca, Levone e Forno Canavese.Il santuario viene assiduamente frequentato dai cittadini ed è stato considerato tema fortemente caratterizzante per la comunità locale.La madonna della Neve è meta suggestiva per chi voglia salire a piedi o in bicicletta in mezzo al verde ed osservare un magnifico panorama del Canavese.Il primo martedì di agosto le genti dei tre paesi si riuniscono per venerare la Vergine e festeggiano insieme.La chiesa della Madonna della Neve non è certo un manufatto di carattere religioso isolato, in quanto a molte frazioni appartengono cappelle votive, che spesso danno il nome alla borgata stessa.

L'incidente della "PHOS Italiana"[modifica | modifica wikitesto]

Rocca Canavese divenne tristemente nota per uno tra i più gravi incidenti sul lavoro italiani prima della seconda guerra mondiale: il 15 marzo del 1924 persero la vita 21 persone che lavoravano in una fabbrica di fiammiferi, la "Phos Italiana".In quegli anni le uniche realtà "industriali" presenti nel paese erano le officine che, con lavorazioni di tipo metallurgico, assorbivano solo manodopera maschile e adulta, mentre per le donne non c' era alcuna possibilità di lavoro.Perciò l' insediamento, all' inizio degli anni Venti, dello stabilimento della S.A. Phos Italiana, fu considerato un' importante occasione di lavoro in un contesto economico e sociale assai povero.

La Phos Italiana aveva sede a Torino e risultava esistente già nel 1922; la decisione di aprire uno stabilimento a Rocca fu determinata dai contatti che alcuni Rocchesi avevano stabilito in Russia, paese per cui erano emigrati per cercare lavoro.

I fiammiferi della Phos, erano per lo più destinati all' esportazione nelle colonie Francesi. Si trattava di un nuovo tipo di fiammiferi "di sicurezza" costituiti da una pallottola di cloruro di potassio innestabili a bastoncini metallici; l' accensione poteva avvenire soltanto con un' azione di attrito su un corpo contenente fosforo.

Lo stabilimento era situato a pochi metri dal ponte del Malone, in un luogo che la tradizione vuole già essere segnato da tristi vicende legate ad incendi.

Il 15 marzo 1924 un tremendo scoppio investì il locale in cui si svolgeva la produzione di fiammiferi Phos. Lo scoppio inghiottì ben ventuno vittime di cui diciotto giovani operaie dai dodici anni in su. Il recupero delle salme carbonizzate richiese due giorni di duro lavoro tra le macerie; i corpi man mano che furono estratti furono portati nella Chiesa di Santa Croce. Il giorno della sepoltura delle piccole operaie, il popolo rocchese si riunì in preghiera per dare il triste saluto a quelle innocenti bambine.

Oggi, la via che un tempo portava alla fabbrica, è dedicata alle Vittime della Phos Italiana (Via Vittime Phos).

Leggende e curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La leggenda dell'oro maledetto

Come quasi tutte le fortezze che nel corso dei secoli sono state teatro di battaglie, esecuzioni... anche il castello di Rocca è protagonista di un' inquietante leggenda.

Si narra che nei primi anni del 1500 fosse signore del castello di Rocca un fantomatico barone: Ildebrando De Tours, che amava guerreggiare e circondarsi di dame e cavalieri. la sua prodigalità nelle spesa per cacce e ricevimenti gli procurava però forti preoccupazioni finanziarie; egli decise quindi di intraprendere la ricerca della pietra filosofale, cioè di quella sostanza che era in grado di trasformare in oro tutti i metalli nobili. Dopo aver effettuato senza successo alcuni tentativi in proprio, il barone fece assumere un alchimista francese, tale Hugues Amaury da Angers promettendo di fabbricare tanto oro così da risolvere qualsiasi problema economico del barone, se lasciato solo. Dopo una dozzina di giorni dal "ritiro" nella torre del castello l' alchimista si presentò con la prima barretta di oro purissimo. La produzione di oro fu notevole tanto da soddisfare Ildebrando. Tuttavia, quando questi volle ancora altro oro per avviare piani di conquista, si trovò di fronte al rifiuto dell' alchimista di produrne ancora. La punizione non tardò ad arrivare: l' alchimista fu sottoposto al taglio della mano destra e fu lasciato morire in una cella del castello. La mano, rinsecchita, conservata come monito si disobbedienti su una mensola, veniva utilizzata dal barone per schiaffeggiare qualcuno o per spaventare le dame. Ma il macabro trofeo divenne ancor più incubo per i cortigiani quando iniziò a muoversi e spostarsi da solo, puntando l' indice contro Ildebrando e chiudendo la mano in un pugno. Dopo aver sentito durante una festa un grande boato,il barone calmò gli invitati intonando una canzone, ma il boato si ripetè, più forte di prima, e la massiccia porta del castello si spalancò di colpo ed un gelido alito di vento spense le candele. Fece poi ingresso una figura che da tutti fu riconosciuta come l' alchimista che avvicinandosi alla mensola, si riprese la mano che si riattaccò al polso tramite un raggio di luce. Ildebrando e i suoi cortigiani cercarono di fermare la figura ma le loro spade si spezzarono d' improvviso. Il giorno successivo Ildebrando vuolle recarsi nella cella sotterranea per verificare della presenza del cadavere dell' alchimista, ma non vi trovò che la mano mozzata che svanì nel nulla quando cercò di infilzarla con la spada. Questa volta il barone, terrorizzato fece nascondere tutto il suo oro in un pozzo. La notizia di questo tesoro richiamò al castello gli assalitori che torturarono fino alla morte il barone, ma non gli strapparono il suo segreto che ancor oggi è custodito nelle maestose rovine del castello di Rocca.

  • La morte rinviata

Sul finire dell' Ottocento, svolgeva le funzioni di applicato comunale un personaggio davvero particolare: Giovanni Peroglio Deiro, quindi di cognome tipico Rocchese, appassionato cultore autodidatta di letteratura classica, noto a tutti in paese per il suo stile di vita pacato e regolarissimo. Tra le sue letture preferite c' era senz'altro la Divina Commedia di cui sapeva anche recitare i brani a memoria. Ogni giorno, Giovanni si presentava puntuale alle otto in comune dove sbrigava il suo lavoro; a mezzogiorno si recava a casa dai parenti con cui viveva, dopo pranzo, rosicchiando lentamente una mela, si consentiva una breve pennichella in poltrona davanti al camino. Nel primo pomeriggio era di nuovo al suo posto in comune. Un giorno, la pennichella parve più lunga del solito ed i parenti incuriositi, cercarono di svegliarlo. Il corpo però non dava segni di vita e sistemandolo sul letto, ne piansero la morte. Dopo alcune ore il "morto" si rianimò improvvisamente tra lo sbigottimento dei presenti, si domandò che cosa stesse succedendo.

Giovanni era convinto di essersi svegliato da un sogno animato da qualificate e, per un assiduo lettore come lui, abituali presenze: in un fitto bosco aveva incontrato Dante e Virgilio che lo accolsero con benevolenza e lo invitarono a seguirli nell' Aldilà. Preso alla sprovvista, il poveretto rispose che aveva lasciato diversi lavori in sospeso e perciò non poteva unirsi a loro. Vista la sua preoccupazione, Dante e Virgilio gli risposero che lo avrebbero lasciato libero di tornare indietro a sbrigare le faccende ma solo per otto giorni. Tutti ascoltarono con grande stupore il racconto del redivivo che, dal giorno successivo, riprese la sua vita quotidiana.

Lo stupore fu poi più intenso quando, esattamente otto giorni dopo, Giovanni Peroglio Deiro si addormentò definitivamente andando a raggiungere i "maestri".

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
12 giugno 1985 25 maggio 1990 Francesco Bertetto Partito Comunista Italiano Sindaco [4]
25 maggio 1990 24 aprile 1995 Giovanni Lajolo Democrazia Cristiana Sindaco [4]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Francesco Bertetto - Sindaco [4]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Giovanni Domenico Lajolo centro-destra Sindaco [4]
14 giugno 2004 8 giugno 2009 Giovanni Lajolo centro-destra Sindaco [4]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Fabrizio Bertetto lista civica Sindaco [4]
26 maggio 2014 in carica Fabrizio Bertetto lista civica La roca Sindaco [4]
Controllo di autoritàVIAF (EN247386193
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  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/