Lanzo Torinese

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Lanzo Torinese
comune
Lanzo Torinese – Stemma Lanzo Torinese – Bandiera
Panorama dalla strada per Sant'Ignazio
Panorama dalla strada per Sant'Ignazio
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Città metropolitana di Torino - Stemma.png Torino
Amministrazione
Sindaco Ernestina Assalto (centrodestra) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 45°16′00″N 7°29′00″E / 45.266667°N 7.483333°E45.266667; 7.483333 (Lanzo Torinese)Coordinate: 45°16′00″N 7°29′00″E / 45.266667°N 7.483333°E45.266667; 7.483333 (Lanzo Torinese)
Altitudine 525 (min 440 - max 1.054) m s.l.m.
Superficie 10,29[1] km²
Abitanti 5 133[2] (30-09-2014)
Densità 498,83 ab./km²
Frazioni Oviglia, Fua, Ovairo, Brecco, Momello, Praile, Margaula, Colombaro, Grange, Cates
Comuni confinanti Balangero, Cafasse, Coassolo Torinese, Germagnano, Monastero di Lanzo, Pessinetto
Altre informazioni
Cod. postale 10074
Prefisso 0123
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 001128
Cod. catastale E445
Targa TO
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona F, 3 197 GG[3]
Nome abitanti lanzesi
Patrono san Pietro in Vincoli
Giorno festivo 1º agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lanzo Torinese
Lanzo Torinese
Localizzazione del comune di Lanzo Torinese nella città metropolitana di Torino.
Localizzazione del comune di Lanzo Torinese nella città metropolitana di Torino.
Sito istituzionale

Lanzo Torinese (Lans in piemontese e in francoprovenzale) è un comune italiano di 5 133 abitanti[2] della città metropolitana di Torino, in Piemonte.

Si trova nelle valli omonime, di cui è anche il centro più popoloso ed economicamente più importante[4][5], e fa parte dell' Unione dei comuni montani delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del nome Lanzo sono incerte. Secondo Milone[6] l'etimologia deriverebbe dalla forma a lancia (da qui lanceum) del borgo di Lanzo[7], anche se l'omonimia con altri 2 comuni francesi oltre il Moncenisio, Lanslebourg e Lanslevillard rende dubbia questa origine.

Secondo altre fonti, invece, il nome Lanzo deriva dalla parola tedesca Lanzman, che nell'antichità significava "paese" e che pare fosse una sorta di saluto che i soldati tedeschi si scambiavano tra di loro[8].

Il termine "Lanzo", che compare nel "Diploma di Occimiano" (che confermava al Vescovo di Torino il possesso di Lanzo) con un "de Lances", nel 1203 compare poi come "Delancius", nel 1211 come "Lanz" e nel 1296 come "Lanzeus"[9].

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Lanzo si trova ai piedi delle Alpi Occidentali (sezione Alpi Graie) ed è collocata all'imbocco delle Valli di Lanzo. Il centro storico della città è costruito sul monte Buriasco mentre il resto della città si trova ai suoi piedi. Lanzo è il centro abitato più importante delle Valli di Lanzo ed è bagnato dal fiume Stura e dai torrenti Tesso ed Uppia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'antichità alla fine del Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Lanzo fu centro politico ed amministrativo molto importante sin dalle prime testimonianze che si hanno su di esso: pare che già in epoca romana i pascoli verdi che vi erano nella zona attirarassero i primi abitanti della zona lanzese[10][11] che edificarono delle abitazioni in cima al Monte Buriasco. Il nome di Lanzo si trova indicato in un atto del 9 luglio 1029 con il quale il vescovo di Asti dota il monastero di San Giusto di Susa di molti beni tra cui dei terreni nella zona del mathiese ove sorgeva il borgo lanzese[12]. Nel 1159 Federico Barbarossa, con il Diploma di Occimiano, conferma a Carlo I, vescovo di Torino, tutte le terre già in possesso dell'arcidiocesi di Torino, tra cui, appunto, la "Curtis del Lancia" (corte di Lanzo)[13].
Il castello di Lanzo fu costruito da Landolfo, vescovo di Torino dal 1011 al 1038[14]. Era circondato da una cinta muraria con alcune porte fortificate che permettevano l'accesso al borgo che era attraversato da una via detta contrada la quale collegava il castello alla porta principale[15]. Dalla contrada si dipartiva, trasversalmente, una serie di strette viuzze chiamate chintan-e (alcune ancor oggi esistenti), talvolta sormontate da archi e lunghi voltoni che le fanno somigliare a gallerie pedonali e, parallelamente alla contrada, sia verso Torino che verso Germagnano, si snodavano due strade strette che correvano sulla sommità delle mura di difesa conosciute come "Strade di Corserio".

Via San Giovanni Bosco, l'antica contrada del Borgo. A sinistra l'imbocco di una delle chintan-e.

Successivamente, con vari toponimi, diventa feudo di appartenenza, con alcuni borghi delle Valli, di svariate casate: il primo signore di Lanzo di cui si ha memoria scritta[16] è un tale Robaldo, i cui succesori, tra cui Abbone, Giacomo e Giovanni, ricevettero il 15 gennaio 1219 il beneficio di tenere a Lanzo il mercato settimanale del martedì in cambio della terza parte dei proventi dello stesso[17]. Il 7 novembre 1246 l'imperatore Federico II concedette a Tommaso II di Savoia varie parti del Piemonte, tra le quali le città di Ivrea, Castellamonte e Lanzo, consentendogli di costruire castelli e torri nei luoghi che gli sembrassero più consoni[18]. Tale concessione venne poi ribadita da Guglielmo il Grande allo stesso Tommaso, costringendo il Vescovo di Torino ad accettare tale decreto. Il principe Tommaso ne fece dono al fratello Amedeo IV di Savoia, il quale lo investì come signore di Lanzo. Sotto il governo della marchesa Margherita, vedova del marchese Giovanni I del Monferrato, e figlia di Amedeo IV di Savoia, signora di Lanzo, Cirié e Caselle, nel 1305 Lanzo divenne una castellania, con tutti i privilegi che ciò prevedeva, tra i quali la Credenza[19] e l'esonero per i lanzesi dal partecipare alla guerre al di là dei monti. Alla sua morte (avvenuta per la peste nera nel 1349), non avendo eredi maschi, Lanzo passò a Teodoro Paleologo, che poi lo trasmise alla figlia Violante, sposa di Aimone e poi definitivamente alla casa dei Savoia con Amedeo VI. Proprio nel 1377, sotto la guida del Conte Verde, la Credenza di Lanzo fece erigere il Ponte del Diavolo in modo da permettere l'apertura di una via rapida tra Torino e Lanzo senza dover passare per le terre canavesane, allora non più sotto mano diretta Savoiarda[20].
In seguito alle guerre franco-spagnole in Italia della prima parte del cinquecento, quando Carlo III fu costretto alla fuga a Vercelli carico di debiti, furono i lanzesi che dovettero pagare i 4000 scudi d'oro di riscatto ai Medici di Firenze per la sua liberazione[21]. Quando però i francesi occuparono il Piemonte verso la metà del secolo XVI il castello di Lanzo, considerato uno dei più importanti del Piemonte, venne assediato, espugnato il 28 novembre 1551 e successivamente distrutto (1556-1557)[22] dai francesi comandati dal duca Carlo di Brissac, eccezion fatta per la porta di accesso al borgo, ancor oggi esistente e ben conservata (torre civica di Aymone di Challant).

Dal Medioevo all'Ottocento[modifica | modifica wikitesto]

In seguito alla pace di Cateau-Cambrésis il borgo tornò in mano ai Savoia con Emanuele Filiberto (1559): costui affidò la castellania ai Provana e, nel 1577, passò Lanzo a sua figlia naturale Maria, sposa di Filippo d'Este, dei marchesi di San Martino in Rio, assieme a tutte le Valli (eccezion fatta per Lemie ed Usseglio). In tale occasione Lanzo venne eretta al rango di marchesato. Il governo degli Este fu rovinoso per Lanzo, che perdette molti privilegi nei confronti dei paesi limitrofi, come quello di ottenere il dazio per ogni persona che transitava sul ponte del Diavolo, che all'epoca era l'unica strada di collegamento tra Torino e le Valli.

In seguito all'assedio di Torino ed alla vittoria piemontese sui francesi, Vittorio Amedeo II, per ripianare i debiti del ducato, nel 1720 dichiarò nulle tutte le concessioni ottenute dai lanzesi negli anni passati, esautorò gli Estensi dal loro feudo e, dopo averle suddivise in castellanie, vendette le sue terre al migliore offerente[23]. Fu così che il 1º luglio 1725 il marchesato di Lanzo venne venduto al conte Giuseppe Ottavio Cacherano Osasco della Rocca per 65000 lire il quale fondò l'ospedale di Lanzo, costruito nel borgo vecchio in sostituzione dell'ospizio trecentesco in funzione nell'attuale chiesa di Santa Croce. Alla sua morte questo passò al nipote e nel 1792, non essendoci più eredi, tornò in mano regia. In seguito alla Rivoluzione francese, nel 1798 Carlo Emanuele IV decise di abbandonare i suoi territori in Piemonte per rifugiarsi in Sardegna e Lanzo passò prima in mano francese, poi in mano austriaca ed occupato, infine, dai russi di Suvorov. In seguito alla battaglia di Marengo il Piemonte tornò in mano francese e Lanzo divenne capoluogo di arrondissement, poi declassato a capo distretto (mandamento). Fu nel 1820 che venne costruito il ponte sul Tesso su progetto dell'ing. Mosca, permettendo un transito più agevole e sicuro attraverso il borgo e verso le Valli[24].

Dall'Ottocento ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

La lapide dedicata a don Bosco nel 1914, cinquantenario della fondazione del collegio, posta sulla facciata dell'edificio

Nella seconda metà dell'Ottocento, sotto il regno di Vittorio Emanuele II, da centro prettamente agricolo e commerciale Lanzo divenne una cittadina ed una meta di villeggiatura da parte di molti cittadini torinesi e questa vocazione turistica aumentò dapprima con la costruzione della strada verso Torino e poi, esponenzialmente, con l'arrivo della ferrovia nel capoluogo valligiano il 6 agosto 1876. A testimonianza di questa nuova vocazione sono le numerose residenze di villeggiatura edificate nel periodo in cui, pressappoco, si insediarono nel territorio lanzese le prime industrie meccaniche, tessili e cartarie.

Nella seconda metà dell'Ottocento, Lanzo vide la presenza, tra le sue vie, di due dei "santi sociali" torinesi dell'epoca. Nel 1864 don Bosco, dopo alcune traversie, fondò a Lanzo, sui resti del vecchio convento benedettino in abbandono, sorto sui ruderi del vecchio castello in cima al monte Buriasco, il primo oratorio per i ragazzi al di fuori della città di Torino[25] e nel quale istituì corsi professionali per dare un futuro ai ragazzi delle Valli di Lanzo. L'altro dei Santi sociali che operò a Lanzo fu il Cottolengo, la cui presenza era testimoniata, fin alla metà degli anni '90 del '900, dalla Piccola casa della Divina Provvidenza di Lanzo, in via Vittorio Emanuele[26]. Sempre negli stessi anni Lanzo conobbe l'opera di un altro uomo di Chiesa illustre: Federico Albert, parroco di Lanzo dal 1852 al 1876, proclamato beato nel 1984, fondò l’asilo infantile, l'orfanotrofio per le fanciulle abbandonate dai genitori e, nel 1866, l'e­ducandato femminile per preparare le ragazze a diventare maestre. Fu lo stesso Albert che convinse don Bosco ad intervenire a Lanzo e ad aprire l'oratorio sul monte Buriasco[27].

Dopo l'unità d'Italia le sorti di Lanzo seguirono quelle dell'Italia: molti giovani lanzesi vennero mandati nelle trincee del Carso nella prima guerra mondiale e, a memoria di quelli che non tornarono più nei pressi della stazione ferroviaria venne edificato il monumento ai caduti. Diverse invece furono le sorti del comune durante la seconda guerra mondiale: in seguito all'armistizio le forze tedesche che occuparono il nord Italia si installarono di presidio nel collegio Salesiano, posto in posizione dominante su paese, per poter controllare le vie di accesso alle Valli, in cui si formarono, come nel resto della regione, brigate partigiane, tra cui l'11ª Brigata Garibaldi "Gardoncini". Il 26 giugno 1944, sull'onda del progressivo avanzamento degli alleati, le brigate partigiane tentarono, con la "Battaglia di Lanzo", di liberare il paese dai tedeschi e dai repubblichini: tale tentativo, tuttavia, si risolse con la ritirata dei partigiani[28]. Solo il 26 aprile 1945 la guarnigione tedesca che occupava il collegio, si arrese ai partigiani, grazie alla mediazione del vicario parrocchiale teologo Frasca e del direttore del collegio salesiano don Ulla. Fu proprio in seguito a tali azioni partigiane che, nel 1976, Lanzo ricevette la Medaglia d'argento al Valor Militare.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Queste sono alcune delle date più importanti della storia di Lanzo Torinese:

  • 1011-1038 - Costruzione del castello di Lanzo
  • 1159 - Citazione del nome di Lanzo nel diploma di Occimiano
  • 15 gennaio 1219 - Primo mercato settimanale del martedì
  • 1357 - La torre civica di Aymone di Challant viene terminata
  • 1378 - Il ponte del Diavolo viene ultimato
  • 1551 - Il 28 novembre il borgo ed il castello vengono occupati dai francesi comandati dal maresciallo Brissac
  • 1557 - Il castello di Lanzo viene completamente distrutto
  • 1679 - Invenzione del grissino
  • 1876 - La ferrovia raggiunge il comune valligiano
  • 26 aprile 1945 - Liberazione di Lanzo dai nazi-fascisti
  • 30 settembre 1984 - Beatificazione di Federico Albert, parroco di Lanzo dal 1852 al 1876

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lanzo Torinese-Stemma.png Lanzo Torinese-Gonfalone.png
Stemma e gonfalone della città

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

"Di rosso, alla croce d'argento accostata (attraversante) lateralmente da due frecce dello stesso con le punte in alto". Lo stemma di Lanzo reca la croce sabauda argentata in campo rosso ("di rosso alla croce argento"); il braccio orizzontale della croce è attraversato da due frecce, una per lato, che ne ricordano l'origine del nome[29].

Gonfalone[modifica | modifica wikitesto]

Il gonfalone è stato conferito al comune con decreto del presidente della Repubblica del 26 gennaio 1954; è stato poi modificato nel 2001, in seguito al conferimento al comune del titolo di città, con le caratteristiche da città. Esso consta di un "drappo partito di bianco e di rosso e caricato dello stemma comunale con l'iscrizione centrata in argento: CITTÀ DI LANZO TORINESE. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dai colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro".

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Nel quadro della lotta di resistenza contro la prepotenza tedesca e fascista il settore delle Valli di Lanzo resse un ruolo di grande rilievo grazie al particolare supporto, sia ideale e direttivo sia organizzativo ed operativo, offerto dalle popolazioni locali. Il capoluogo venne liberato dopo aspri combattimenti dalle formazioni partigiane ed anche quando cedendo alla schiacciante superiorità nemica venne rioccupato dagli oppressori rimase faro ideale per tutte le genti della zona che, mai dome, sopportando notevoli sacrifici di sangue e di distruzioni, continuarono l'incessante azione di guerriglia e di sabotaggio alle infrastrutture ed alle postazioni militari nemiche, apportando un valido contributo alla vittoria finale per la liberazione della Patria. Zona di Lanzo Torinese, 8 settembre 1943 - 8 maggio 1945.[30]»
— 10 maggio 1976
La torre civica di Aymone di Challant
Il ponte del Diavolo sulla Stura di Lanzo
Chiesa di San Pietro in Vincoli

Architetture militari, religiose e civili[modifica | modifica wikitesto]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Torre civica di Aymone di Challant[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Torre civica di Lanzo Torinese.

La torre civica di Lanzo (1329-1357) porta il nome di Aymone di Challant, suo costruttore, giunto a Lanzo al servizio di Margherita di Savoia. In epoca medievale la torre era fornita di ponte levatoio e non aveva il tetto di copertura. Sulla sommità è posta la campana del comune e sulla facciata erano raffigurati gli stemmi dei Savoia e degli Estensi, signori della città[31].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Ponte del Diavolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ponte del Diavolo (Lanzo Torinese).

Il Ponte del Diavolo o Ponte del Ròch ("pietra" in piemontese) fu edificato nel 1378 per collegare Lanzo e le sue valli con Torino superando la Stura e permettendo così di evitare il passaggio da Balangero, Mathi e Villanova, territori governati dai principi di Acaja, e da Corio, sotto il controllo dei marchesi del Monferrato, entrambi ostili ai Savoia[32].

Il nome del ponte deriva dalla leggenda secondo la quale fu il diavolo in persona a costruire il ponte dopo che per ben due volte ne era stato edificato uno, sempre crollato. In cambio il diavolo avrebbe preso con sé l'anima del primo a transitare sul ponte e per questo venne fatto passare un cagnolino. Il diavolo, adirandosi, avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le caratteristiche "Marmitte dei Giganti".

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Pietro in Vincoli (Lanzo Torinese).

La chiesa di San Pietro in Vincoli è la sede dell'unica parrocchia della cittadina piemontese. L'originale cappella, di epoca medievale, fu fatta demolire nella prima metà del Cinquecento per far sì che l'adiacente castello fosse più isolato e, quindi, difendibile. Demolito quest'ultimo dai francesi, la chiesa parrocchiale venne riedificata sullo stesso posto della precedente. Dal 1984 la parrocchia di Lanzo è stata affidata da Ballestrero, vescovo di Torino, all'ordine Salesiano.

Chiesa di Santa Maria del Borgo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria del Borgo.

Situata a metà del borgo lanzese, la chiesa di Santa Maria del Borgo è stata la chiesa parrocchiale di Lanzo quando l'edificio titolare, quello di San Pietro in Vincoli, posto in cima al monte Buriasco, è stato demolito per rendere il castello di Lanzo più isolato e quindi difendibile.

Chiesa di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Croce (Lanzo Torinese).

La chiesa di Santa Croce, posta nella parte bassa di Lanzo Torinese, è l'edificio religioso più antico della città piemontese ad oggi esistente. I suoi numerosi stili architettonici testimoniano i vari rimaneggiamenti da essa subiti nel tempo.

Il santuario di Loreto col torrione

Santuario di Loreto[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario fu costruito in pochi mesi nel 1618 prendendo come modello il santuario della Santa Casa di Loreto. La vedova del marchese del Monferrato, Margherita di Savoia, pose la prima pietra del porticato che circonda la chiesa e fece dono alla cappella di una statua in legno della Madonna nera. A poche decine di metri dal santuario sorge una massiccia costruzione medievale (forse seicentesca) che un tempo serviva da abitazione per gli eremiti che custodivano la chiesa; l'ultimo di essi, che operò nella seconda parte dell'Ottocento, fu il lanzese Vallino[33].

Eremo di Lanzo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Eremo di Lanzo Torinese.
La chiesa dell'eremo di Lanzo

L'eremo di Lanzo fu un edificio ospedaliero costruito su progetto dell'ingegnere Francesco Lanfranchi a partire dal 1661 tra Lanzo e Balangero. La maestosità dell'edificio era talmente grande che venne incluso nell'opera Theatrum Statuum Sabaudiae, in cui venivano raffigurati gli edifici più importanti di Casa Savoia; il progetto prevedeva la costruzione di una grande chiesa con la facciata rivolta verso Torino, grandi porticati nel retro della stessa sui quali affacciavano gli spazi di clausura, i parlatori, la foresteria, il chiostro, l'infermeria ed i giardini. Le celle erano strutturate come piccole casette indipendenti con un giardino cintato disposte in file di quattro[34].

L'ospedale "Eremo di Lanzo" venne riconvertito in residenza sanitaria assistenziale nel 1995 e venne definitivamente chiuso nel 2013[35][36]. Attualmente è in stato di completo abbandono e degrado.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Gallenga[modifica | modifica wikitesto]

In fondo alla scalinata attigua alla torre civica si perviene in piazza Gallenga, chiamata piasa Granda (piazza Grande) dai lanzesi la quale si formò tra il Quattrocento ed il Cinquecento come piazza principale della vecchia Lanzo, al di fuori delle mura del castello, e circondata da alte case. Nel 1561, quando il principe Emanuele Filiberto visitò Lanzo in seguito alla vittoria di San Quintino e alla successiva pace di Cateau-Cambrésis (1559) per riprendere il possesso dei suoi territori, la piazza venne addobbata da archi di trionfo formati da rami coperti da foglie (da cui il nome di piazza della Frascata) mentre, nel periodo della Rivoluzione francese, vi fu piantato l'albero della libertà.

Il nome attuale è quello della famiglia Gallenga, benemerita famiglia lanzese dell'Ottocento, che fondò l'Opera pia Gallenga a favore dei poveri del paese. L'ultima erede dei Gallenga fu la madre di Leopoldo Usseglio, sindaco di Torino e storico di Lanzo, morto nel 1919.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Parco del Ponte del Diavolo[modifica | modifica wikitesto]

La zona circostante il ponte del Diavolo, su proposta di Augusto Cavallari Murat, venne istituita come area protetta col nome di parco comunale Ponte del Diavolo nel 1977. A ricordo di tale avvenimento vennero posizionate, agli ingressi del parco di via Frasca e di via Pinin Pacot, delle targhe in pietra. Il parco del Ponte del Diavolo, che si estende su un'area complessiva di circa 30 ettari, ha svariate finalità:

  • tutelare le caratteristiche naturali, paesaggistiche e storiche dell'area anche mediante interventi di riqualificazione ambientale;
  • conservare gli aspetti culturali ed architettonici presenti nel luogo, garantendone il recupero e la valorizzazione;
  • salvaguardare gli elementi geologici presenti con particolare riferimento alle formazioni denominate "marmitte dei giganti";
  • organizzare il territorio per la fruizione a fini ricreativi, didattici e culturali[37].

Dopo essere stata trasformata in riserva naturale, l'area è stata affidata all'Ente di gestione del Parco regionale La Mandria e dei Parchi e delle Riserve naturali delle Valli di Lanzo con L.R. 27 del 14 giugno 1993 e fa parte della zona di salvaguardia della Stura di Lanzo[38].

Marmitte dei Giganti[modifica | modifica wikitesto]

Due delle Marmitte dei Giganti nei pressi del ponte del Diavolo

Le Marmitte dei Giganti sono fenomeni geologici dovuti all'azione vorticosa che l'acqua ha sulle rocce che trova lungo il suo passaggio. In corrispondenza del ponte del Diavolo di Lanzo, ed in particolare nei pressi della cappella dedicata a San Rocco (presso l'imbocco dal lato di Lanzo del ponte), se ne contano 21 disposte su 18 metri di dislivello dal livello della Stura. Furono studiate per la prima volta dal professore Francesco Virgilio dell'Università di Torino nel 1882. Le marmitte più piccole, poste ad un livello superiore, sono ormai all'asciutto mentre la "Marmitta Grande" è ancora in parte immersa nell'acqua e quindi soggetta ai fenomeni erosivi di formazione. Popolarmente le "Marmitte dei Giganti" sono considerate le pentole in cui il diavolo ha cucinato la minestra necessaria ai suoi aiutanti per la costruzione dell'adiacente ponte.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Con una popolazione di 5157 abitanti, Lanzo è il comune più popoloso della zona nord della città metropolitana di Torino a nord di Ciriè, al 62º posto dei comuni più popolosi della stessa ex provincia[39]. Il tasso di natività della città capofila delle Valli è del 10,3% (collocandola al 10º posto dell'ex provincia) e l'età media è di 45,6 anni[40]

Abitanti censiti[41]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultimo decennio del '900 e nel primo decennio del XXI secolo la popolazione di origine straniera di Lanzo si è notevolmente accresciuta. Al censimento del 2011[42][43], le principali minoranze straniere erano:

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Come nel resto d'Italia, la maggior parte della popolazione appartiene alla Chiesa cattolica; a Lanzo è presente una sola parrocchia, quella di San Pietro in Vincoli, ma le messe festive vengono celebrate anche nelle chiese di Santa Lucia, di Santa Maria del Borgo, di Santa Croce e presso il santuario di Loreto. A Lanzo sono presenti due confraternite, quella di Santa Croce e quella di Santa Maria del Borgo: entrambe hanno delle macchine, ossia delle statue lignee che venivano portate in processione al Corpus Domini e alle feste venticinquennali di Santa Croce: lo scopo di tali confraternite è il mantenimento in buono stato delle chiese presso le quali sono costituite. Tuttavia, a seguito della generale diminuzione nell'interesse della religione cattolica e del progressivo invecchiamento della popolazione in generale, tali confraternite, in modo particolare quella di Santa Maria del Borgo, esistono solo più come associazioni di gestione delle chiese senza più far partecipare alle processioni le macchine in esse conservate.

Oltre al culto cattolico, a Lanzo è anche presente una chiesa evangelica, in cui vengono celebrate le funzioni festive, ed una Sala del Regno dei Testimoni di Geova che fa da riferimento per i credenti di Lanzo e delle Valli[44].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

(PMS)

« Ò Lans, it ses bel con coj citi pra a randa dla Stura
ël cel sempre bleu 'nt ël sercc dle montagne,
le vile grassiose stërmà 'n mes ai pin. Ò Lans, it veuj bin. »

(IT)

« O Lanzo, sei bella, con quei piccoli prati a lato della Stura
il cielo sempre blu nel cerchio delle montagne
le ville graziose nascoste in mezzo ai pini. O Lanzo, ti voglio bene. »

(Ines Poggetto, Splùe)

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Lanzo sono presenti le seguenti tipologie di scuole:

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurata a novembre del 1970, la biblioteca civica "Augusto Cavallari Murat" è situata nell'edificio adiacente alla Torre civica Aymone di Challant, anticamente la casa delle guardie di presidio della torre stessa[53], ed è Centro rete del Sistema bibliotecario delle Valli di Lanzo, coordinando le biblioteche dei comuni delle Valli di Lanzo. La costruzione, su 4 piani, contiene oltre 35.000 volumi suddivisi per argomento e per tema; particolarmente importante è la sezione di biblioteca con testi specifici su Lanzo e le sue Valli di Lanzo. Tutti i libri in essa contenuti (eccezion fatta per i libri storici e quelli di pregio) sono consultabili a casa dall'utenza della stessa biblioteca, previa registrazione dell'apposita scheda di prestito. Inoltre, la biblioteca è collegata alla rete delle biblioteche del Piemonte e consente il prestito interbibliotecario.

Al suo interno vi è inoltre la sede della Società storica delle Valli di Lanzo, associazione culturale fondata il 31 agosto 1946 da Giovanni Donna d'Oldenico ed i cui scopi sono l'illustrazione dei valori storici, artistici, culturali, socio-economici e turistici delle Valli di Lanzo tramite la pubblicazione di libri e fascicoli[54].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Diversi sono i musei e gli ecomusei aperti nel territorio comunale[55]:

  • Ecomuseo Storia dell'alpinismo delle Valli di Lanzo
  • Museo mineralogico delle Valli di Lanzo
  • Museo dell'utensileria Silmax

Altri importani musei attivi sul territorio comunale sono:

Centro di documentazione "Nicola Grosa"[modifica | modifica wikitesto]

Il Centro di documentazione di storia contemporanea e della Resistenza "Nicola Grosa", nato su iniziativa di Ines Poggetto nel 1975[56], contiene al suo interno documenti e pubblicazioni di storia contemporanea soprattutto delle Valli di Lanzo. La finalità del centro, oltre alla conservazione dei documenti in esso conservati, consiste nella promozione di iniziative e pubblicazioni sulla storia contemporanea e del periodo delle guerre mondiali. Nel 1995 il centro di documentazione venne intitolato a Nicola Grosa, figura di spicco della Resistenza nelle Valli di Lanzo, e, sin dal 1985, entrò a far parte del Sistema bibliotecario delle Valli di Lanzo.
Nella sua sede sono esposti bandiere, manifesti, modellini e plastici degli avvenimenti storici che sono contemplati dai documenti storici in esso conservati. La collaborazione con l'Istoreto[57] e la presenza del Comitato scientifico del Centro di documentazione garantiscono l'autenticità dei documenti contenuti e la sua importanza è anche testimoniata dal fatto che il centro di documentazione "Nicola Grosa" è centro-rete del progetto "La memoria delle Alpi"[58], una rete transfrontaliera di centri di interpretazione del territorio alpino occidentale durante la seconda guerra mondiale.

Museo dell'arte tessile lanzese[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo etnografico-laboratorio dell’arte tessile è stato inaugurato il 20 giugno 2009[59] ed è situato nel seicentesco palazzo degli Estensi, ex istituto delle Suore Immacolatine. Lo scopo dell'istituzione è quella di preservare il ricordo e di favorire la riscoperta e la riproposta delle attività manuali del territorio lanzese. Al suo interno il museo è suddiviso in due distinte sezioni: nella prima sono spiegate ed illustrate le fasi di lavorazione della lana ed anche la tessitura (il telaio del XIX secolo esposto è perfettamente funzionante); la seconda sezione del museo è invece dedicata all'arte popolana lanzese o "Lavoro di Lanzo", ossia una particolare tecnica di ricamo nata in città nel primo decennio del Novecento consistente nella realizzazione di semplici elementi di uncinetto (fiori, foglie, fettucce) che venivano cuciti su tela grezza spesso rigata (chiamato popolarmente trogiu) componendo in tal modo arazzi, tappeti o altro.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ex ospedale Mauriziano

Sin dall'epoca medievale Lanzo fu sede di un ospedale. Il primo ospedale di cui si ha memoria era già edificato nel '300[60] ed era situato nell'attuale chiesa di Santa Croce, al di fuori della cinta muraria della città. L'ospedale di Lanzo venne fondato nel 1769 da Giuseppe Ottavio Cacherano d'Osasco della Rocca, marchese di Lanzo, all'interno del borgo vecchio e, su decreto di Carlo Emanuele III di Savoia, venne affidato all'ordine mauriziano[61]. L'edificio originario, più volte ampliato, venne completamente ricostruito su disegno dell'ingegnere Carlo Bernardo Mosca sotto il regno di Carlo Alberto. L'edificio storico, divenuto col tempo carente per quanto riguarda gli spazi e le dotazioni strutturali, venne sostituito nel 1983 dall'attuale ospedale Mauriziano costruito sulla collina di Oviglia.

Lanzo è sede di una stazione dei Carabinieri, di una stazione del Corpo Forestale dello Stato, di tenenza della Guardia di Finanza e di distaccamento dei Vigili del fuoco volontari[62].

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La targa che ricorda l'invenzione del grissino.

La tradizione vuole che nel 1679 il medico lanzese Teobaldo Pecchio, aiutato dal panettiere Antonio Brunero, inventò il ghërsin, che col tempo si diffuse col nome di grissino. Pecchio fece cuocere dal panettiere Brunero un pane molto sottile, croccante e facile da digerire per curare la gracilità e l'inappetenza del giovane Vittorio Amedeo II di Savoia dandogli, appunto, il nome che poi diventò famoso in tutto il mondo. Questa ricetta, che è commemorata a Lanzo da una targa posta all'esterno della casa in cui viveva il medico Pecchio, si è poi diffusa in tutto il mondo con innumerevoli varianti, delle quali però nessuna ricorda l'origine lanzese.

Torcetti di Lanzo

Molto noti sono anche i torcetti di Lanzo, considerati da alcuni una variante dolce dei grissini. I torcetti sono piccoli biscotti fatti con una striscia arrotolata di pasta ricoperta da una superficie caramellata. L'impasto tradizionale dei torcetti contiene il burro. Altre varianti contengono la margarina al posto del grasso animale. I torcetti sono stati inseriti dalla Provincia di Torino tra i prodotti del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino[63], una raccolta di prodotti locali eseguiti in maniera artigianale da produttori locali, appartenenti alla tradizione storica locale e prodotti con materie prime locali.

Altro prodotto tipico della zona di Lanzo è la toma di Lanzo, una variante della toma piemontese prodotta negli alpeggi e nei pascoli delle valli. Anch'esso inserito tra i prodotti del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino, si tratta di un formaggio di latte vaccino intero e crudo che, una volta nelle forme, viene pressato. La stagionatura minima è di 60 giorni e le forme, cilindriche, pesano tra i 6 e gli 8 chili[64].

Salame di turgia

Anche il salame di turgia ha le sue origini nella zona lanzese ed è un salame morbido ottenuto da carni di vacche in età non più riproduttiva (turge, in piemontese) con l'aggiunta di lardo, pepe e spezie che viene poi insaccato nel budello del bovino. Data la sua tipicità e peculiarità, anche questo alimento è inserito tra i prodotti del Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino[65]. Si consuma crudo oppure bollito, tenendo però presente che, con la cottura, perde parte della sua caratteristica morbidezza.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Lanzo la vedevano arroccata sulle pendici del Monte Buriasco, in posizione elevata rispetto alle propaggini della pianura che arriva sin ai piedi del monte e protetta da una cinta muraria con porte fortificate. Tale caratteristica è visibile ancora ai giorni nostri, sebbene la città si sia notevolmente espansa e la sua popolazione più che raddoppiata. Caratteristica del borgo vecchio di Lanzo, che corrisponde all'attuale via San Giovanni Bosco sono le chintan-e, ossia passaggi coperti da archi o da case soprastanti che la collegavano con le mura di cinta del borgo. Sebbene tali mura siano state distrutte in seguito all'invasione francese a fine '500, il loro percorso è ancora individuabile e percorribile a piedi lungo le vie "delle muraglie" e "San Giuseppe Benedetto Cottolengo".

Frazioni e località[modifica | modifica wikitesto]

Il terriotorio comunale, che si estende su una superficie di 10,37 chilometri quadrati è costituito, oltre che dal concentrico che si sviluppa attorno al borgo vecchio, dalle seguenti località: Margaula, Colombaro, Brecco, Ovairo, Praile, Momello, Loreto, Cates, Oviglia, Fua, Grange, Monte Basso, Santa Lucia ed Eremo[66].

Oviglia[modifica | modifica wikitesto]

La frazione più grande e popolata di Lanzo è Oviglia, situata sulla collina a nord-est del concentrico, lungo la strada provinciale 729 che conduce a Coassolo San Pietro. La località è suddivisa in superiore ed inferiore. Ad Oviglia inferiore è stato costruito ed inaugurato nel 1983 il nuovo ospedale Mauriziano di Lanzo (che ha sostituito l'edificio seicentesco nel borgo vecchio), mentre ad Oviglia superiore è presente la cappella della frazione dedicata alla Madonna dell'Avvento, comunemente chiamata dai borghigiani Madonna del Vento: la festa si celebra tradizionalmente la prima domenica di luglio.

Margaula[modifica | modifica wikitesto]

La frazione di Margaula, posta sulla collina ad ovest del concentrico, ha la peculiarità di essere raggiunta da una strada comunale che però parte dal concentico del comune di Germagnano. L'unico accesso alla frazione unicamente in territorio lanzese avviene da una mulattiera che risale la collina al di sopra della zona Fontana del Monte e perviene alla frazione. Margaula, che è suddivisa in una zona in territorio lanzese ed in una germagnanese, domina dall'alto l'abitato di Germagnano. La cappella della frazione, dedicata a san Giovanni Battista e la cui festa si celebra la domenica più vicina al 24 giugno, è edificata in territorio lanzese come la maggior parte delle abitazioni.

Brecco[modifica | modifica wikitesto]

Brecco (àl Brèch in piemontese) è forse la frazione più piccola di Lanzo. Situata sopra la località Loreto e sotto la frazione Ovairo, vanta solo una decina di famiglie. Raggiungibile solo attraverso un sentiero fino agli anni '60 quando fu costruita una vera e propria strada. Durante la festa della Madonna di Loreto i fuochi d'artificio per i festeggiamenti vengono eseguiti proprio dal Brecco posto una cinquantina di metri sopra la vicina località Loreto, in modo da migliorare la visibilità dello spettacolo pirotecnico.

Ovairo[modifica | modifica wikitesto]

La frazione più elevata di Lanzo è posta sulle pendici di Punta Serena, un rilievo di 1.100 m s.l.m. che separa il territorio di Lanzo da quello di Monastero di Lanzo. Ovairo, che è servita da una strada comunale che si diparte dalla provinciale 30 di Sant'Ignazio nei pressi della cappella dei Santi Sebastiano e Lorenzo, è suddivisa anch'essa in Inferiore e Superiore. Nella borgata inferiore, che si sviluppa attorno ad un nucleo di case ottocentesche a 650 m s.l.m., vi è la cappella della borgata, dedicata a san Bernardo (la cui festa è celebrata la domenica più vicina al 20 agosto), mentre in quella superiore, a 680 m s.l.m., vi sono le abitazioni più elevate di Lanzo e che la dominano dall'alto. La strada comunale, che termina poco oltre le ultime case della frazione, continua con dei sentieri che vengono utilizzati come percorsi da mountain bike e che permettono di raggiungere Chiaves o Monastero.

Loreto[modifica | modifica wikitesto]

La zona circostante il santuario della Madonna di Loreto, a nord-ovest del concentrico del comune, è chiamato tradizionalmente Loreto si sviluppa lungo le vie Loreto e Mario Vindrola (sindaco di Lanzo negli anni '60) e prosegue lungo la strada provinciale che conduce a Coassolo San Nicolao e Monastero di Lanzo. Col passare degli anni, da borgata nettamente separata dal paese sta subendo un'urbanizzazione via via crescente e che la sta collegando, senza soluzione di continuità, con il borgo vecchio di Lanzo. La festa della borgata, che viene celebrata la seconda domenica di settembre ed è la festa più grande che si tiene in città; la Madonna di Loreto è infatti compatrona di Lanzo[67].

Santa Lucia e Grange[modifica | modifica wikitesto]

La zona a sud del concentrico di Lanzo, che si dipana ai bordi della strada provinciale di Germagnano (che conduce a Cirié) e della ferrovia Torino-Ceres, è suddivisa dalla stessa linea ferroviaria tra Grange (la zona compresa tra la ferrovia e la Stura) e Santa Lucia (tra la ferrovia e la collina dell'eremo di Lanzo). Mentre la zona di Santa Lucia, che è servita da via Santa Lucia e dalla strada dell'Eremo, è completamente pianeggiante ed è sviluppata attorno alla cappella che dà il nome alla frazione (la cui festa si tiene a metà dicembre e nella cui cappella viene celebrata settimanalmente la messa prefestiva), la zona delle Grange è al bordo della zona pianeggiante che poi degrada verso la Stura nella zona in cui è stato edificato il centro polisportivo[68]. La cappella di riferimento della zona delle Grange è la cappella privata di Santa Maria Maddalena, la cui festa non viene però più celebrata, e che è ubicata nei pressi della cartiera. Il centro polisportivo di Lanzo, edificato negli anni '70 sulle rive della Stura, è un complesso di edifici e campi per la pratica di svariati attività sportive, comprendente campi da calcio, da calcetto, palestre, una piscina (originariamente di dimensioni olimpioniche ma ridotta e riammodernata nei primi anni 2000), campi da beach volley, da tennis (che però sono stati smantellati alla fine degli anni '90) ed un bocciodromo. Accanto al centro polisportivo sorge anche il campeggio "Luigi Bergera", l'unico campeggio di Lanzo con piazzuole e spazi per camper e roulotte.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Da sempre cittadina capofila delle Valli di Lanzo, fino alla fine dell'Ottocento aveva un'economia basata principalmente sul commercio e sull'agricoltura. Sin dal 1219[69] a Lanzo si tiene il mercato ogni martedì dell'anno, mentre le fiere, che fino a metà Novecento erano sei all'anno[70], attualmente sono due, il secondo lunedì di maggio ed il terzo lunedì di settembre di ogni anno. Tali fiere, alle quali prendono parte più di centro espositori, vedono la partecipazione di un pubblico proveniente da tutte le Valli di Lanzo e dal basso Canavese.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

La vocazione industriale della città è sorta nella seconda metà dell'800, periodo in cui sorsero due cotonifici, il cotonificio Remmert e Sottocornolo ed il cotonificio Valli di Lanzo. Il successo di tali aziende era dovuto alla vicinanza e alla comodità della ferrovia Ciriè-Lanzo per il trasporto del cotone grezzo e dei successivi prodotti derivati. In particolare il cotonificio Remmert, ubicato nei pressi dell'originaria stazione di Lanzo, aveva un binario di raccordo tra la stessa stazione e l'interno della fabbrica passando al di sotto della strada per Oviglia, di modo che i carri merci potessero giungere più comodamente. Nel Novecento la proprietà di tale azienda passò nelle mani del cotonificio Vallesusa, che negli anni '60 divenne ETI, e dava lavoro ad oltre 600 addetti[71]; rimase aperta fino alla fine degli anni '80. Attualmente l'edificio che la ospitava è sede di numerose piccole-medie aziende artigiane lanzesi.
Altre aziende particolarmente fiorenti a Lanzo nel Novecento furono quelle meccaniche ed in modo particolare quelle di precisione. Il ferro, proveniente dalle miniere delle valli, veniva trasformato in attrezzi ed utensili di precisione da svariate aziende disseminate sul territorio lanzese. In modo particolare era stato ricavato dalle acque del Tesso, un canale che permetteva il funzionamento di svariati mulini e fucine lungo di esso (il suo percorso, infatti, è attualmente ricordato dalle vie "delle fucine" e "dei molini"). Ancor oggi, mentre la roja dji Molin scorre quasi tutta tombata, le aziende meccaniche si sono decentrate ma mantengono ancora una voce di rilievo all'interno del panorama industriale lanzese.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine dell'800, in concomitanza con l'arrivo in città della ferrovia Torino-Lanzo, oltre per il commercio, Lanzo divenne un centro molto frequentato per il turismo elitario di villeggiatura[72]. Al tempo vennero costruite numerosissime ville in stile liberty ed art deco di proprietà di importanti famiglie torinesi dell'industria e del commercio. Tale vocazione turistica, andata scemando nel corso della seconda metà del '900, ha ripreso vigore agli inizi del XXI secolo, da quando il parco del Ponte del Diavolo è entrato a far parte del corollario del parco regionale La Mandria[73] e numerosi turisti hanno ripreso a visitare la città. Svariati itinerari escursionistici si dipartono dal concentrico, tra i quali sono degni di segnalazione:

  • escursione per il santuario di Sant'Ignazio (altitudine 910 m s.l.m.), percorrendo via Sant'Ignazio, il tratto iniziale nella strada provinciale 30 e il percorso dismesso della strada stessa, attraverso un bosco di betulle e larici;
  • escursione per il monte Basso (altitudine 1355 m s.l.m.) percorrendo il sentiero che si diparte dal ponte sulla strada provinciale 1 dir 2 in direzione Cafasse.

Lanzo è anche raggiunta da due piste ciclabili lunghe circa 35 km l'una che consentono di arrivare in bassa valle[74]. Tali percorsi, interamente asfaltati e adibiti quasi esclusivamente al transito di biciclette, consentono di raggiungere Torino attraverso strade secondarie che passano la prima per Balangero, Mathi, Villanova Canavese, Nole e Cirié, la seconda tramite Balangero, Mathi, Grosso, Nole e Cirié. Da qui le piste si unificano e permettono di arrivare a Borgaro Torinese e al capoluogo[75].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria

Lanzo non è servita da autostrade, anche se l'uscita Borgaro-Valli di Lanzo della tangenziale Nord di Torino ne porta il nome.

Strade[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti con la bassa ed alta valle sono garantiti unicamente da strade provinciali, in modo particolare dalle:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La città è servita dalla ferrovia Torino-Ceres, che consente il collegamento con Torino e l'alta valle tramite il servizio ferroviario metropolitano dalla stazione costruita nel 1913 in stile liberty[76]. Fino al 1916 la stazione di Lanzo, posta a valle del ponte Mosca, era stazione di testa della linea ferroviaria mentre, col prolungamento della linea, è diventata stazione passante[77].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il municipio
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1988 1993 Leonardo Cianci lista civica Sindaco
1993 1997 Andrea Filippin lista civica Sindaco
1997 2001 Sergio Papurello lista civica Sindaco
2001 2006 Andrea Filippin lista civica Sindaco I mandato
2006 2011 Andrea Filippin lista civica Sindaco II mandato
2011 in carica Ernestina Assalto lista civica Sindaco

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Lanzo fa parte dell'Unione dei Comuni montani delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, ex Comunità montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone, di cui è il centro più popoloso e presso cui vi è il magazzino dei mezzi e delle attrezzature utilizzate dalla stessa nella bassa valle.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio di Lanzo Torinese è l'A.D.C. MathiLanzese, nata al termine della stagione calcistica 2008/2009 dalla fusione dell'U.S. Lanzese e dell'A.S.D.C. Mathi. La nuova società ha militato nel campionato di Promozione piemontese per alcune stagioni, ma, nella stagione 2011/2012, la squadra è stata retrocessa in Prima categoria piemontese[78].

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di pallavolo femminile di Lanzo è la ASD Labor Volley, nata nel 2012 dalla fusione delle società ASD Balamund e ASD Volley Cafasse Borgaro, attualmente iscritta ai campionati regionali FIPAV di serie C oltre che a numerosi campionati minori[79].

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Lanzo possiede strutture sportive per la pratica di un gran numero di attività:

Il busto del beato Federico Albert sulla facciata della casa madre delle Suore Vincenzine di Maria Immacolata

Persone legate a Lanzo Torinese[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ISTAT - Superficie dei comuni, province e regioni al censimento 2011
  2. ^ a b Dato Istat al 30-09-2014
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Il dato, oltre ad essere storicamente ed economicamente assodato, è anche citato all'interno dello Statuto comunale
  5. ^ Statuto del Comune, 24 marzo 2015.
  6. ^ G. e P. Milone, p. 168
  7. ^ Anche il teologo Bricco sostiene tale ipotesi: "Aptius hinc nomen Lancis forma dedit
  8. ^ Sito ufficiale della Riserva naturale Ponte del Diavolo, pagina di Lanzo. URL consultato il 18 marzo 2015.
  9. ^ Sito ufficiale della Riserva naturale Ponte del Diavolo, pagina di Lanzo. URL consultato il 18 marzo 2015.
  10. ^ Sono infatti stati rinvenuti, nella zona ove sorgeva il castello di Lanzo, delle "tegulae" di epoca romana
  11. ^ P. Pollino, p. 109
  12. ^ Monumenta Hist. patr. n° CCLXXVII
  13. ^ G. e P. Milone, p. 168
  14. ^ G. e P. Milone, p. 179
  15. ^ Quella che sarà poi chiamata "Torre di Aymone di Challant"
  16. ^ P. Pollino, p. 109
  17. ^ G. e P. Milone, p. 179
  18. ^ Arch. di Stato, Dip. Imp. Maz. I
  19. ^ Una sorta di Consiglio comunale alla quale partecipavano i membri maschi anziani delle maggiori famiglie lanzesi, oltre al Signore di Lanzo, e che decideva su tasse, commercio, giustizia e politiche verso gli altri Castelli
  20. ^ A. Paviolo, p. 9
  21. ^ A. Paviolo, p. 10
  22. ^ Per rendere il castello più inespugnabile, agli inizi del 1500 venne abbattuta la chiesa parrocchiale di Lanzo; soltanto nel 1591 venne poi ricostruita nello stesso punto in cui si ergeva quella originaria
  23. ^ A. Paviolo, p. 12
  24. ^ Prima vi era un ponte a livello più basso rispetto a quello progettato dal Mosca, soggetto ad inondazioni frequenti in concomitanza con le piene del torrente
  25. ^ Don Bosco, infatti, aveva sin'ora fondato soltanto l'oratorio di Valdocco
  26. ^ La via che dalla torre civica sale sino alla piazza Albert, ove era edificato il collegio salesiano; venne intitolata a San Giovanni Bosco dopo la II guerra mondiale
  27. ^ Pagina sul Beato Federico Albert. URL consultato il 27 marzo 2015.
  28. ^ Gianni Oliva, La Resistenza alle porte di Torino, Milano, FrancoAngeli, 1989, p. 209.
  29. ^ G. e P. Milone, p. 168
  30. ^ La motivazione è disponibile inquesta pagina.
  31. ^ Torre civica Aymone di Challant. URL consultato il 3 marzo 2015.
  32. ^ Ponte del Diavolo. URL consultato il 17 marzo 2015.
  33. ^ Sito dell'Abbadia di Loreto. URL consultato il 17 marzo 2015.
  34. ^ E. Marchis e G. Scalva, IV parte
  35. ^ chiusura RSA di Lanzo. URL consultato il 16 marzo 2015.
  36. ^ Delibera della Giunta regionale del 22/04/2013
  37. ^ Sito ufficiale della Riserva naturale Ponte del Diavolo. URL consultato il 18 marzo 2015.
  38. ^ Sito ufficiale della Zona di Salvaguardia della Stura di Lanzo. URL consultato il 18 marzo 2015.
  39. ^ Comuni italiani.it, Statistiche comune di Lanzo, 24 marzo 2015.
  40. ^ Comuni italiani.it, Statistiche comune di Lanzo, 24 marzo 2015.
  41. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  42. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 16-03-2015.
  43. ^ Sito ISTAT demo, 24 marzo 2015.
  44. ^ Sito web città di Lanzo, 24 marzo 2015.
  45. ^ Sito web della scuola dell'infanzia "I. Poggetto". URL consultato il 20 marzo 2015.
  46. ^ Sito web della scuola primaria N. Costa. URL consultato il 20 marzo 2015.
  47. ^ Sito web della scuola secondaria di primo grado G. Cena. URL consultato il 20 marzo 2015.
  48. ^ Sito web della scuola secondaria di primo grado F. Albert. URL consultato il 20 marzo 2015.
  49. ^ Sito web dell'IIS F. Albert. URL consultato il 20 marzo 2015.
  50. ^ Sito web dell'IIS F. Albert, pagina liceo. URL consultato il 20 marzo 2015.
  51. ^ Sito web dell'IIS F. Albert, pagina alberghiero. URL consultato il 20 marzo 2015.
  52. ^ Sito web della Casa di carità arti e mestieri. URL consultato il 21 marzo 2015.
  53. ^ Torre civica Aymone di Challant. URL consultato il 3 marzo 2015.
  54. ^ Sito della Società Storica delle Valli di Lanzo. URL consultato il 19 marzo 2015.
  55. ^ Pagina sui musei della Città di Lanzo. URL consultato il 21 marzo 2015.
  56. ^ Sito web del Centro di documentazione N. Grosa. URL consultato il 20 marzo 2015.
  57. ^ Sito web dell'Istoreto. URL consultato il 20 marzo 2015.
  58. ^ Sito web del progetto La memoria delle Alpi. URL consultato il 20 marzo 2015.
  59. ^ Pagina del museo sul sito del Comune. URL consultato il 21 marzo 2015.
  60. ^ P. Pollino, Lanzo in Il Piemonte e le sue Valli, Torino, Edizioni Monviso.
  61. ^ G. e P. Milone, p. 171
  62. ^ Servizi di pubblica sicurezza di Lanzo. URL consultato il 19 marzo 2015.
  63. ^ Prodotti del Paniere, 28 marzo 2015.
  64. ^ Prodotti del Paniere, 28 marzo 2015.
  65. ^ Prodotti del Paniere, 28 marzo 2015.
  66. ^ Statuto del Comune, 24 marzo 2015.
  67. ^ Sito web dell'Abbadia di Loreto, 24 marzo 2015.
  68. ^ Pagina web con le strutture del centro polisportivo, 25 marzo 2015.
  69. ^ P. Molino, p. 114
  70. ^ G. e P. Milone, p. 170
  71. ^ P. Molino, p. 114
  72. ^ G. e P. Milone, p. 171
  73. ^ Il parco del Ponte del Diavolo, 17 marzo 2015.
  74. ^ Sito delle piste ciclabili di Lanzo, 19 marzo 2015.
  75. ^ Sito con la pista ciclabile Ciriè - Borgaro, 19 marzo 2015.
  76. ^ Stazione di Lanzo. URL consultato il 17 marzo 2015.
  77. ^ La stazione aveva originariamente 2 binari di transito e uno tronco, mentre dai primi anni 2000 ha solo più un binario di transito
  78. ^ Sito ufficiale ASD Mathilanzese. URL consultato il 17 marzo 2015.
  79. ^ Sito ufficiale ASD Labor Volley. URL consultato il 17 marzo 2015.
  80. ^ Sito ufficiale Lanzo Torinese. URL consultato il 17 marzo 2015.
  81. ^ Sito ufficiale ASD Mathilanzese. URL consultato il 17 marzo 2015.
  82. ^ Sito ufficiale CAI Lanzo. URL consultato il 17 marzo 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni e Pasquale Milone, Valli di Lanzo, Torino, Andrea Viglongo editore, 1911.
  • Maria Vassallo, Le Valli di Lanzo, in "Quaderni del Territorio della Provincia di Torino", Ivrea, Hever Edizioni, 2008.
  • Angelo Paviolo, Lanzo, Agliè, Mulatero editore, 1999.
  • Leopoldo Usseglio, Lanzo, studio storico, Torino, L. Roux editore.
  • Attilio Bonci, Caterina Calza, Valli di Lanzo, Santhià, GS editrice.
  • Maria Luisa Moncassoli Tibone, L.M. Cardino, Lanzo e le sue Valli, storia e arte, Torino, Omega edizioni.
  • AA.VV., Atlante stradale Italia Nord 1:200.000, Milano, TCI, 2014.
  • Massimo Condolo, Torino-Ceres, 140 anni di storia dalla "Ciriè-Lanzo" alla metropolitana regionale, Brescia, Fondazione Negri, 2008.
  • Piero Pollino, Il Piemonte e le sue Valli, le Valli di Lanzo, Torino, Edizioni Monviso.
  • Elena Marchis, Giuse Scalva, L'Eremo di Lanzo e L'Eremo di Lanzo Oggi, in II Miscellanea di Studi Storici sulle Valli di Lanzo, Lanzo, Società Storica delle Valli di Lanzo, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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