Cortina d'Ampezzo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
| Cortina d'Ampezzo | |||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
|
|
|||||||||
| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 1.224 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 254,51 km² | ||||||||
| Abitanti: |
|
||||||||
| Densità: | 24,2 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Vedi elenco | ||||||||
| Comuni contigui: | Auronzo di Cadore, Badia (BZ), Braies (BZ), Colle Santa Lucia, Dobbiaco (BZ), Livinallongo del Col di Lana, Marebbe (BZ), San Vito di Cadore | ||||||||
| CAP: | 32043 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0436 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 025016 | ||||||||
| Codice catasto: | A266 | ||||||||
| Nome abitanti: | Ampezzani o Cortinesi | ||||||||
| Santo patrono: | Santi Filippo e Giacomo | ||||||||
| Giorno festivo: | 3 maggio | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Cortina d'Ampezzo (Anpezo in ladino,[1] Hayden in tedesco) è un comune di 6.150 abitanti[2] della provincia di Belluno.
È il più grande e famoso fra i 18 comuni che formano la Ladinia, rinomata ed esclusiva località turistica invernale, che ha ospitato le Olimpiadi del 1956 e ancora oggi è teatro di numerosi eventi sportivi di importanza internazionale. Con la denominazione di Ampezzo il comune fece parte della provincia di Trento (all'epoca comprendente anche l'Alto Adige) fino al 1923 quando vi fu l'aggregazione del territorio alla provincia di Belluno.[3]
[modifica] Geografia
Cortina è situata al centro della Valle d'Ampezzo, che fu il bacino terminale di un antico ghiacciaio quaternario,[4] ed è posizionata tra il Cadore (a sud) e la Val Pusteria (a nord), la Val d'Ansiei (a est) e l'Alto Agordino (a ovest). È circondata a 360° dalle Dolomiti, che conferiscono alla vallata una bellezza unica al mondo.
Tra le montagne più famose si ricordano le Tofane a ovest, il Pomagagnon a nord, il Cristallo a nord-est, il Faloria e il Sorapiss a est, il Becco di Mezzodì, la Croda da Lago e le Cinque Torri a sud. Il centro urbano è all'incirca a 1224 m s.l.m., ma la vetta più alta è quella della Tofana di Mezzo (ovvero il picco centrale dell'omonimo massiccio) con i suoi 3244 m.
Inoltre, è da segnalare la cospicua presenza di acque nel territorio, sotto forma di torrenti, ruscelli e piccoli laghi (Ghedina, Pianozes, d'Ajal...), costantemente alimentati anche d'estate dalle nevi che si conservano ad alte quote. In molti di essi è praticabile la pesca sportiva. Infine è da ricordare il fiume Boite, che, raccolte le acque del bacino idrografico della valle ampezzana, sfocia come affluente nel Piave.
Particolare conformazione rocciosa è la Gola di Fanes, un orrido naturale con cascate e percorsi attrezzati.
[modifica] Clima
| Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Cortina d'Ampezzo. |
Il clima ampezzano è tipicamente alpino, con estati brevi e fresche e inverni lunghi, rigidi e nevosi. Tra la fine di dicembre e i primi di gennaio di ogni anno, si registrano alcune delle temperature più basse d'Italia, in particolare all'altezza del passo Cimabanche, zona di confine tra le province di Belluno e Bolzano. Le mezze stagioni, invece, sono generalmente piovose, fredde e molto ventilate.
Secondo i dati raccolti nell'arco del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a -2,5 °C, mentre quella del mese più caldo, luglio, è di +15,4 °C.[5]
| Dobbiaco[6] | Mesi | Stagioni | Anno | ||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | ||
| T. max. media (°C) | 0,1 | 2,8 | 6,6 | 10,3 | 15,4 | 18,9 | 21,7 | 21,2 | 17,4 | 11,6 | 4,8 | 0,4 | 1,1 | 10,8 | 20,6 | 11,3 | 10,9 |
| T. min. media (°C) | -8,5 | -7,3 | -3,4 | -0,2 | 4,2 | 7,4 | 9,5 | 9,2 | 6,0 | 1,9 | -3,5 | -7,3 | -7,7 | 0,2 | 8,7 | 1,5 | 0,7 |
| Precipitazioni (mm) | 22,2 | 28,8 | 33,9 | 43,8 | 78,6 | 103,9 | 120,5 | 97,9 | 75,8 | 72,1 | 44,4 | 29,6 | 80,6 | 156,3 | 322,3 | 192,3 | 751,5 |
| Giorni di pioggia (≥ 1 mm) | 4 | 4 | 5 | 7 | 11 | 13 | 13 | 12 | 8 | 7 | 6 | 5 | 13 | 23 | 38 | 21 | 95 |
| Umidità relativa (%) | 70 | 64 | 62 | 62 | 63 | 63 | 61 | 63 | 66 | 70 | 72 | 73 | 69 | 62,3 | 62,3 | 69,3 | 65,8 |
- Classificazione sismica: zona 3[7]
- Classificazione climatica: zona F, 4433 GG[8]
[modifica] Frazioni
Come riportato nello statuto comunale,[9] il territorio è articolato in numerosi villaggi, nessuno dei quali è però considerato frazione. Essi erano inizialmente piccolissimi borghi unitisi poi col nome del maggiore di questi, Cortina, e poi affiancati più recentemente alcuni nuovi insediamenti abitativi (tra parentesi gli originali nomi ladini): Acquabona (Agabòna), Alverà, Bigontina (Begontina), Cadelverzo (Ciadelvèrzo), Cademai, Cadin (Ciadìn), Campo (Ciànpo), Chiamulera (Ciamulèra), Chiave (Ciàe), Cianderìes, Coiana (Cojana), Col, Cortina, Crìgnes, Doneà, Fiames (Fiàmes), Fraìna, Gilardon (Jilardòn), Grava (Gràa), Guargné, Lacedel (Lazedèl), Manaìgo, Maion (Majon), Melères, Mortisa (Mortìja), Pecol (Pecòl), Pezié, Pian da Lago, Pocol (Pocòl), Rònco, Salieto, Socòl, Staulin (Staulìn), Val, Verocai (Gnoche), Vera (Ra Éra), Zuél (Suél).
[modifica] Sestieri
I vari insediamenti del comune di Cortina d'Ampezzo sono riuniti in sei contrade, che prendono il nome di "Sestieri" e hanno la funzione di rappresentare le comunità locali. In particolare, sono legati all'organizzazione di eventi folkloristici (tra cui il Palio dei Sestieri e le Feste campestri).
Questi sei Sestieri sono:
- Alverà
- Azzon
- Cadin
- Chiave
- Cortina
- Zuel
[modifica] Infrastrutture e Trasporti
Il paese è raggiungibile tramite due arterie principali:
la Strada Statale 51 di Alemagna, che dal Trevigiano giunge fino a Dobbiaco, in Val Pusteria (BZ), tagliando l'Ampezzo in direzione SE-NO;
la Strada Statale 48 delle Dolomiti, che mette in collegamento Cortina con la Val di Fassa da una parte, e la zona di Auronzo dall'altra, attraversando il paese in direzione SO-NE.
In passato Cortina era servita anche da una linea ferroviaria, la cosiddetta Ferrovia delle Dolomiti, voluta a fine Ottocento da Francesco Giuseppe d'Asburgo,[10] ma costruita soltanto alcuni decenni dopo dagli italiani, che tra il 1921 e il 1964 collegò Calalzo di Cadore a Dobbiaco. La linea, a scartamento ridotto, fu poi dismessa a causa di alcuni incidenti ferroviari e di scarsità di fondi, ma soprattutto per la crescente concorrenza del trasporto su gomma.[10] Ancora oggi, tuttavia, è visibile il vecchio tracciato delle rotaie: attualmente è una calma stradina asfaltata chiamata "Passeggiata della Ferrovia", meta soprattutto di ciclisti, lungo la quale si possono ancora vedere i piccoli edifici in stile tirolese che erano le fermate del trenino bianco e azzurro delle Dolomiti.
Infine presso Fiames, località a pochi chilometri dal centro abitato ampezzano, era funzionante persino un piccolo aeroporto per elicotteri e altri velivoli privati di piccole dimensioni. Anch'esso al giorno d'oggi è dismesso.
[modifica] La Tangenziale di Cortina
Nel 2001 si è cominciato a parlare della costruzione di una tangenziale a Cortina d'Ampezzo. Attualmente, infatti, il paese è attraversato dalle Strade Statali 51 e 48, con un conseguente afflusso di numerosissimi autoveicoli (in particolare camion e tir), provenienti e diretti all'Austria, alla Slovenia, al Veneto, al Friuli e al Trentino, che rendono assai congestionata la viabilità del paese, soprattutto nei periodi di maggior afflusso turistico. L'intervento è stato approvato dal CIPE nella seduta del 21 dicembre 2001,[11] ed è inoltre compreso tanto nel "Piano Pluriennale della viabilità 2003-2012", quanto nel "Contratto di Programma Triennale 2003-2005". Secondo le stime, l'opera dovrebbe ridurre del 20% i veicoli che passano abitualmente per Cortina.[12] Il costo complessivo della tangenziale è di 441 milioni di euro,[11][12] e il periodo di tempo stimato per il completamento dei lavori pari a circa 1200 giorni.[11][12]
[modifica] Il progetto
Il progetto consiste nella costruzione di una variante alla SS 51 nel comune di Cortina di Ampezzo, con l'obiettivo di realizzare un asse tangenziale al centro abitato. Il tracciato dovrà risultare lungo 11,350 km ca.,[11] avrà una sezione stradale a doppia corsia (una per senso di marcia), e presenterà quattro gallerie, per complessivi 9,3 km di percorso interrato.[11] I tratti in aperto saranno dotati di due bretelle di collegamento alla rete stradale urbana già esistente, uno svincolo per la Statale 51 e tre rotatorie.
Il piano è composto da uno "stralcio A" e uno "stralcio B". Lo stralcio A prevede un primo tratto della tangenziale, da Zuel (zona meridionale di Cortina) sino all’interferenza con il fiume Boite, totalmente interrato in galleria naturale, detta Galleria Zuel (tale tratta serà chiamata Completamento a sud), e una seconda sezione all’aperto lungo la quale saranno posizionati una bretella di allacciamento alla Statale 48 delle Dolomiti verso il Passo Falzarego, e lo svincolo di Cortina Sud.[11] Ma il vero by-pass al centro urbano di Cortina si sviluppa quasi del tutto nello stralcio B, che prevede nuovamente una galleria naturale presso la località di Meleres (Galleria Meleres, nella zona occidentale del paese) che fiancheggi ad ovest l'abitato a partire dallo svincolo di Cortina Sud sino al km 106 dell’attuale Statale 51, alla quale si congiunge tramite una delle tre rotatorie; alla stessa confluirà il Completamento ad est dell'arteria che congiungerà le Statali 51 e 48 in direzione di passo Tre Croci, mediante una terza galleria sotto le località di Grava e Pierosà.[11]
[modifica] La "guerra della tangenziale"
Per molti anni, il progetto di costruzione della tangenziale è rimasto stagnante a causa di forti opposizioni. Le proteste di Verdi e ambientalisti, nonché di alcuni celebri e influenti habitué dell'Ampezzano,[13] hanno frenato per anni l'avvio delle procedure di realizzazione. Il principale nodo della questione è il forte impatto ambientale di quest'immensa opera su uno dei paesaggi universalmente ritenuti tra i più affascinanti del continente. Sebbene l'80% del futuro by-pass cortinese risulterà essere interrato, il tunnel sarà vistoso e in parte sostenuto da grossi pilastri in cemento.[13]
Insomma, molti temono che la nuova infrastruttura possa deturpare in modo irrimediabile la conca ampezzana.[13] Tutti vorrebbero migliorare la viabilità del paese, che nei periodi estivo e invernale causa un innalzamento a livelli pericolosamente alti del tasso di smog,[13] ma sono assai pochi coloro che accetterebbero di veder costruita una tratta della tangenziale nel proprio giardino sotto casa.[14] Fenomeno, questo, a cui alcuni studiosi hanno dato pure un nome: NIMBY, acronimo dell'espressione inglese Not In My Back Yard, "non nel mio cortile".
Le polemiche sono infuriate per anni, spaccando tanto l'opinione pubblica, quanto i famosi habitué ampezzani. Gli unici a non essere mai entrati nel vivo della questione sono stati paradossalmente i cortinesi, e per questo più volte accusati di anteporre a tutto le ragioni del turismo,[13] che è per il paese la fonte economica primaria. Lo scoglio maggiore, tuttavia, è stato superato con l'approvazione del progetto sia da parte del CIPE sia da parte della Regione Veneto, e la tangenziale di Cortina si farà.
| Lo stemma comunale |
|
|
[modifica] Storia
[modifica] Le origini del nome
Alcuni esperti hanno ipotizzato che la parola "Cortina" potrebbe derivare dal diminutivo di curtis (dal latino tardo, "corte"),[16] che nell'Alto Medioevo indicava piccole unità territoriali facenti parte di un feudo, e comprendenti case e terre, alcune delle quali usufruibili liberamente dai paesani, altre invece proprietà private del signore. Ma "Cortina" poteva anche indicare una "piccola corte", cioè uno spazio delimitato da un muretto, utilizzato per le funzioni religiose e come cimitero.[16] Sembra che già in epoca romana esistesse un centro abitato in Ampezzo ove sorgeva per l'appunto questa "cortina".[16]
Secondo lo studioso Mario Toller, anche Ampezzo trarrebbe le proprie origini dal latino: o da ad piceum, ossia "presso l'abete", o da amplitium (a sua volta derivante da amplus, "ampio"), cioè "luogo aperto e spazioso".[16]
Da un punto di vista prettamente storico, la prima testimonianza del nome di questa località montana nonché della presenza in Ampezzo di una comunità stabile, risale a un antico documento notarile datato 15 giugno 1156, quando due fratelli, Giovanni e Paganello, acquistarono un appezzamento di terra da un trevigiano. Artroto, il notaio che stilò il rogito di compravendita, specificò anche il nome del luogo in cui si trovavano tali terreni: Ampicium Cadubri, "Ampezzo del Cadore".[17] Un successivo documento del 1241 riporta Actum in Ampicio Cadubri, ossia "Redatto in Ampezzo del Cadore".
[modifica] Preistoria e antichità
I recenti ritrovamenti di sepolture primitive a Mondevàl e Similaun (risalenti al 7500 a.C. ca.), fanno pensare che la conca ampezzana fosse abitata già in epoca molto antica da tribù di antichi Veneti. A partire dal VI-V secolo a.C., fu introdotta in tutto il Cadore la scrittura a caratteri etruschi. I Romani che conquistarono la zona, sottomisero i popoli venetici, installandosi in diverse località (non si sa se anche nella vallata di Cortina), e dando il nome di Amplitium o Ampicium all'odierna Ampezzo.
[modifica] Medioevo
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, per otto secoli non si hanno notizie riguardo tutto il Cadore, di cui l'Ampezzo era ancora parte integrante. Si ritiene che, in questo lungo periodo, una parte delle popolazioni venetiche stanziate nelle valli d'Isarco, della Rienza e della Drava, si rifugiò nelle valli poco antropizzate di Fassa, Badia, Gardena, Cordevole, fuggendo dalle invasioni barbariche, dando così origine ai cosiddetti "ladini dolomitici".[18] Ciò che è certo, è che all'epoca della calata dei Longobardi in Italia doveva già esistere una comunità nella Valle d'Ampezzo, poiché in data 572 d.C. sarebbe avvenuto un miracolo ad opera della Madonna in difesa degli ampezzani, che le chiesero protezione dalle razzie longobarde.[19] Certamente, però, la dominazione longobarda fu fondamentale per la formazione delle Regole, comunità familiari che possedevano il territorio collettivamente, acquistandolo per allodio. Ai Longobardi succedettero i Franchi di Carlo Magno, e in quest'epoca si vennero a delineare i confini linguistici della zona: a nord della dorsale alpina, nella regione occupata dai Bajuvari (o Bavaresi) si diffuse il tedesco, a sud rimase invece il latino tardo, che si differenziò poi in ladino e italiano.[18]
Sotto il regno di Berengario del Friuli, re d'Italia (X secolo), venne utilizzato per la prima volta il termine Cadore. Circa un secolo dopo, il Sacro Romano Imperatore Enrico IV concedette l'area cadorina e l'attuale Ampezzo al Patriarcato di Aquileia. Degno di nota è il Castello di Botestagno, dal ted. Peutelstein (di cui oggi rimangono solo poche rovine), fortilizio medievale fatto costruire probabilmente nel 1077 dai patriarchi aquileiani su un preesistente appostamento ligneo d'età longobarda. Passato successivamente dal dominio friulano ai signori trevigiani da Camino, il Cadore ottenne nel 1235 un piccolo codice di norme, lo Statuto, che fu il primo ad essere comune a tutta la zona. Coinvolto nelle vicende economiche e politiche del tempo, essendo un importante collegamento tra il Sacro Romano Impero e l'Italia, il Cadore tornò nuovamente ad essere governato dagli aquileiani, per poi passare, nel 1420, alla Serenissima Repubblica di Venezia.
Il rapporto con Venezia era sempre stato stretto,[20] sia per la grossa affinità linguistica (in area altoatesina, infatti, si parlava già il tedesco, lingua sconosciuta alla maggioranza della poplazione cadorina), sia per i frequenti scambi commerciali: dalla pianura, il Cadore e l'Ampezzo importavano buona parte dei beni di consumo, frumento, vino, tessuti, utensili e quasi tutti gli arredi sacri per le chiese, mentre Venezia richiedeva in gran quantità il legname delle montagne, utilizzato per costruire le navi della sua leggendaria flotta militare e mercantile.
[modifica] La guerra della Lega di Cambrai
Nel 1508 papa Giulio II organizzò una lega antiveneziana, nota come Lega di Cambrai, cui presero parte diversi Paesi, tra cui il Sacro Romano Impero. Il 22 febbraio di quello stesso anno, le truppe imperiali entrarono nella località cortinese di Alverà, aggirando il castello di Botestagno, nel quale i veneziani si erano asserragliati. I tedeschi continuarono la marcia verso sud, sconfiggendo un manipolo di cadorini fedeli alla Serenissima presso la chiusa di Venàs. Negli anni successivi la guerra procedette in un continuo andirivieni di truppe veneziane da sud e di lanzichenecchi tedeschi da nord. Il 18 ottobre 1511 le truppe imperiali espugnarono la rocca di Botestagno, assumendo del tutto il controllo dell'Ampezzo, e il 21 ottobre l'imperatore Massimiliano si presentò di persona agli ampezzani richiedendo l'atto di sottomissione: essi fecero omaggio al nuovo signore e ottennero in cambio il mantenimento di tutti i privilegi di cui la comunità aveva goduto sotto Venezia, oltre all'assicurazione che non sarebbero stati aggregati alla Pusteria. Terminava così la lunga e felice convivenza tra il Cadore e l'Ampezzo, e si compiva il distacco definitivo tra le due regioni.
[modifica] La dominazione asburgica
Nel 1531 Cortina fu ufficialmente annessa all'arciducato del Tirolo. Proclamatosi Magnifica Comunità (di fatto repubblica indipendente) durante il XVII secolo, il paese fu nuovamente sottomesso all'autorità imperiale da Giuseppe II, il quale fece annullare tutti gli statuti e le autonomie concessi agli Ampezzani.
Con la rivoluzione francese una colonna franco-italiana invase l'Ampezzo. Era il 31 agosto 1809. Il 28 febbraio dell'anno seguente Cortina e Dobbiaco vennero nuovamente unite al Cadore. La disastrosa spedizione in Russia nel 1812 e la caduta di Napoleone Bonaparte, fecero sì che i due paesi alpini tornassero a far parte dell'Austria.
Con la fine dell'Ottocento, Cortina conobbe il suo primo periodo d'oro: scoperta dalla nobiltà austro-tedesca e dall'alta borghesia inglese, francese e americana, grazie alla sua straordinaria bellezza divenne una nuova St. Moritz, frequentata come luogo di villeggiatura estiva e invernale. I turisti cominciarono a mettere gli sci ai piedi, scendendo per le meravigliose piste (ancora non battute) in neve fresca. L'Ampezzo si arricchì, a differenza del Cadore, in territorio italiano, costretto a subire una forte emigrazione a causa della grandissima miseria. Cortina era internazionalmente conosciuta come "perla delle Dolomiti" e "regina delle Alpi". Tra il 1850 e il 1858, l'artigiano Silvestro Franceschi fece erigere il famoso campanile della chiesa parrocchiale, mentre nel 1893 fu creata La Cooperativa. Mentre alberghi lussuosi, destinati ad accogliere ricchi villeggianti, crescevano come funghi sul suolo ampezzano, nel 1903 venne fondata la Scuola Sci Cortina (conosciuta oggi anche come "Scuola Sci Rossa"), la più antica scuola sciistica italiana. La fortuna del paese, però, cessò di colpo: con l'attentato di Sarajevo all'arciduca ereditario d'Austria Francesco Ferdinando e alla moglie Sofia (28 giugno 1914), e il conseguente scoppio della Prima Guerra Mondiale, l'Ampezzo divenne uno dei teatri principali del conflitto più sanguinoso che il mondo avesse mai visto.
[modifica] Prima guerra mondiale
| Per approfondire, vedi le voci Prima guerra mondiale e Storia di Cortina d'Ampezzo durante la Prima Guerra Mondiale. |
| « Bombardano Cortina! ... Oilà dicon che gettan fiori! ... Oilà |
|
|
(Bombardano Cortina, canto alpino della Grande Guerra)
|
Dal 28 luglio 1914, ormai, Cortina era stata spopolata di uomini, mandati a combattere per l'impero austro-ungarico sui Carpazi, in Galizia, sulla frontiera con la Russia. Il 16 maggio del 1915, quando ormai la dichiarazione di guerra da parte del Regno d'Italia era imminente, e cominciava ad essere questione di giorni, in Ampezzo si chiamarono alla visita militare tutti gli uomini non ancora arruolati d'età compresa fra i 16 e i 50 anni, inquadrati negli Standschützen (tiratori scelti) o nel Landsturm (milizia territoriale). Vennero chiamati alle armi 669 ampezzani, più 35 lavoratori, e mandati a difendere le numerose postazioni militari che si andavano costruendo sui monti circostanti
Il 23 maggio 1915 il Regno d'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria, comunicando l’inizio delle ostilità per la mezzanotte. Alle ore 18:00 del 24 maggio, gli Italiani varcarono il confine ad Acquabona, dando inizio ai combattimenti nell'Ampezzo. Il 27 maggio dal Passo Tre Croci scesero due compagnie italiane, e il giorno successivo, 28 maggio, otto fanti della Brigata Marche entrarono in Cortina, proseguendo per Zuèl, senza imbattersi in alcun soldato austriaco. Il 29 maggio, alle ore 16:00, Cortina venne occupata senza colpo ferire dal 23° Reggimento della Brigata Como, mentre il sindaco del paese inviava alla popolazione questo annuncio:
| « La guerra che sta per invadere il nostro paese, viene combattuta da truppe regolari, non dalla popolazione. La nostra salvezza e dei nostri bene dipende solo dalla ragionevolezza e dal modo di comportarsi verso le truppe regolari. Astenetevi da qualsiasi ostilità, ogni azione a voi ostile denunciatela fiduciosi a questo ufficio. Raccomando la massima calma. Il capo comune Demai. » |
I militari italiani rimasero delusi per la freddezza con cui furono accolti dagli abitanti, ma non si poteva pretendere che gli ampezzani, vecchi, donne e bambini, provassero simpatia per invasori indesiderati e armati che si apprestavano a combattere e forse uccidere i loro cari, dai quali si trovavano separati per colpa loro. Gli alberghi furono requisiti e le case saccheggiate. A seconda dei periodi furono presenti in Ampezzo da 20.000 a 30.000 soldati italiani. Sul territorio sorsero attendamenti, baracche, trincee, strade, camminamenti, ospedali da campo, osservatori ecc.
Le forze austriache, come in altri punti del fronte alpino, avevano effettuato una ritirata strategica, abbandonando Cortina e appostandosi sulle montagne adiacenti ad essa e in punti ben difendibili. In questo modo, l'esercito asburgico ebbe l'enorme vantaggio di trincerarsi per primo sui monti più alti, lasciando ai nemici soltanto le postazioni più basse, esposte ai cannoneggiamenti e dalle quali era assai arduo compiere assalti. È fondamentale ricordare che su tutto il fronte, l’Austria ebbe sempre intenzioni difensive e non pensò mai a grandi avanzate. In base al concetto difensivo e per mancanza di forze, gli austriaci si limitarono a frenare gli assalti e le cariche italiane. Eccetto arretramenti di poco conto, la linea difensiva asburgica rimase pressoché invariata fino alla fine del conflitto. Gli italiani non riuscirono mai a sfondare in profondità, nonostante gli sforzi e le apocalittiche mine.
Cominciò così una logorante guerra di trincea che durò fino al novembre del '17. Sul Col di Lana, sul Monte Piana, al Passo Falzarego, sulle Tofane, alle Cinque Torri e in molti altri luoghi vennero sacrificate migliaia di giovani vite da entrambe le parti. Si compivano cariche alla baionetta sotto i colpi delle mitragliatrici, si usavano gas tossici, granate e obici. I soldati erano costretti a passare all'aperto ogni stagione, dalla mite estate al nevosissimo inverno, notte e giorno, marcendo all'umidità e al gelo, morendo per le ferite riportate durante gli scontri, o per le diffuse epidemie di colera, polmonite e dissenteria. Sia le truppe italiane che quelle austriache si batterono con valore, fin quando, inaspettato, giunse per gli italiani l'ordine di ritirata: a Caporetto gli austro-tedeschi avevano sfondato le linee italiane, dilagando nella Pianura Padana fino al Piave. Nonostante la rabbia dei soldati, che non accettavano di lasciare i monti conquistati col sangue di migliaia di commilitoni, gli italiani ripiegarono, rilasciando Cortina in mano agli austriaci. L'anno successivo, tuttavia, la situazione si ribaltò: vinti a Vittorio Veneto, il 4 novembre 1918 gli asburgici firmarono un armistizio con l'Italia.
Le truppe regie italiane tornarono nell'Ampezzo, entrarono in Cortina, e giunsero fino al Passo del Brennero, dove fu posta la nuova frontiera con la neonata Repubblica Austriaca. Ancora oggi sono aperti e visitabili dal pubblico molti cimiteri di guerra di medie e piccole dimensioni, sparsi un po' in tutta l'area delle Alpi orientali, che raccolgono le poche spoglie di tutti i soldati (di ogni cultura e nazione) che morirono sulle Dolomiti.
[modifica] Seconda guerra mondiale
Con l'armistizio di Villa Giusti, che sancì il termine del conflitto in Italia, Cortina poté ospitare nuovamente molti ricchi villeggianti. Questa seconda età dell'oro vide la frequentazione dell'Ampezzo anche e soprattutto da parte degli italiani, che, avendola annessa al proprio regno, potevano più facilmente e comodamente raggiungerla. A partire dagli anni '20, divenne meta turistica delle più alte gerarchie fasciste. Nel 1921 fu inaugurata la Ferrovia delle Dolomiti, collegante Calalzo di Cadore, l'Ampezzo e Dobbiaco, che rimase in funzione fino al 1964. Gli anni '30 e i primissimi anni '40 videro un notevole sviluppo degli impianti sciistici, nonché la nascita del Notiziario di Cortina, il giornale locale (1936). Il 29 gennaio 1923 il paese fu assegnato alla provincia di Belluno, deludendo le speranze della popolazione, che avrebbe preferito rimanere parte della regione Trentino-Alto Adige, nelle province di Trento o di Bolzano.
Contemporaneamente, però, Cortina (così come tutte le altre località ladine e sudtirolesi) fu oggetto di una feroce italianizzazione forzata da parte del governo fascista. L'idioma ladino, lingua madre per l'intera popolazione ampezzana, fu bandito da ogni frangente della vita quotidiana, le feste e le tradizioni popolari vennero abolite, i nomi di luoghi e località vennero italianizzati. Questo fu un durissimo colpo per la popolazione ampezzana, la quale non aveva mai sperimentato nulla di simile, ma anzi si era sempre assicurata una forte indipendenza culturale, linguistica, giuridica, amministrativa.
Il 10 giugno 1940 l'Italia scese in guerra a fianco della Germania nazista. A Cortina si fecero sentire pesantemente le ristrettezze dovute al conflitto: fu vietata, per esempio, la consumazione di carne dal martedì al venerdì compresi; nessuna deroga per gli atleti che disputarono i campionati del mondo di sci sulle piste ampezzane nel febbraio del '41. Il 26 luglio 1943 la Wehrmacht occupò il vicino Sud Tirolo, infondendo il terrore nel cuore dei Cortinesi. L'anno successivo, il '44, il paese divenne città ospedale, sicura dai bombardamenti, ma affollata di invalidi di guerra. Finalmente, il 2 maggio 1945, le truppe americane entrarono a Cortina: la guerra era finita.
[modifica] Le Olimpiadi invernali del 1956
| Per approfondire, vedi la voce VII Giochi olimpici invernali. |
Come stabilito dal CIO nel 1930, il paese si era aggiudicato il compito di ospitare i VII Giochi olimpici invernali del '44, che a causa della guerra non furono mai disputate. Fu così che nel '47 si tornò a parlare di tale evento in consiglio comunale. Tuttavia la proposta fu accolta tiepidamente dall'amministrazione, tanto che si pensò di chiedere il parere della comunità tramite un referendum. A sbloccare la situazione giunse da Roma la promessa che il CONI avrebbe pagato tutte le spese della preparazione. Rassicurati dunque dalla conferma che non il comune ma il governo avrebbe pagato le costose infrastrutture, il 30 novembre 1948 si decise di chiedere ufficialmente che la VII Olimpiade invernale del '56 fosse assegnata a Cortina. Il 4 aprile 1949 giunse l'accettazione della proposta da parte del CIO.
I problemi che gli organizzatori dovettero affrontare furono immani: per questo motivo fu creato un ente apposito e a presiederlo fu chiamato Otto Menardi. In primis si decise di potenziare e ampliare le strutture sportive: tra il 1952 e il 1955 venne creato uno Stadio del ghiaccio per alcune competizioni di pattinaggio (quelle di velocità furono disputate al Lago di Misurina, a pochi chilometri da Cortina). Furono inoltre costruiti un trampolino per il salto, la pista da bob e gli impianti di risalita con le relative piste per le gare di sci. Furono infine potenziate le infrastrutture che collegavano il paese alle zone circostanti: la SS51 venne resa ovunque più scorrevole, e si pensò di riammodernare il materiale rotabile della vecchia Ferrovia delle Dolomiti acquistando due nuovi locomotori.
Alla fine giunse il gran giorno: la fiaccola olimpica, benedetta da papa Pio XII, aveva fatto il giro dell'Italia, portando speranza e frenesia ovunque. Cortina aveva a disposizione circa 8000 letti in grado di ospitare la grande massa di curiosi che sarebbe giunta ad assistere alle prime Olimpiadi italiane.
Il 26 gennaio 1956 il Presidente Gronchi inaugurò la VII Olimpiade invernale, la prima ad essere trasmessa per televisione.[21] Per la prima volta nella storia, il giuramento olimpico fu pronunciato a nome di tutti i concorrenti da una donna,[21] Giuliana Chenal Minuzzo, atleta italiana che partecipò per lo sci alpino. A tale manifestazione sportiva presero parte i rappresentanti di ben 32 nazioni (per un totale di 821 atleti - 134 donne e 687 uomini)[21] tra cui per la prima volta anche l'URSS,[21] che sottrasse numerosissime medaglie agli atleti nordeuropei, attestandosi al primo posto nel medagliere. I partecipanti segnarono una grandissima quantità di record, addirittura 73 record olimpici sulla sola pista di Misurina. In particolare fu notissima la figura dell'austriaco Toni Sailer, che si aggiudicò tutti e tre gli ori in palio nelle gare di sci alpino maschile.
Gli atleti italiani vinsero tre medaglie, un oro e due argenti. Questi ultimi furono conquistati proprio da un bobbista cortinese, il leggendario Eugenio Monti.
Giunse infine il termine delle competizioni anche per questa Olimpiade, e il 5 febbraio si tennero le celebrazioni di chiusura. Per Cortina ed i suoi abitanti una nuova era si era aperta.
[modifica] La terza età dell'oro
Già dall'inverno successivo ai giochi olimpici, l'Ampezzo si gremì di turisti come non mai. Era l'inizio della terza età dell'oro. I prezzi ancora accessibili di case e alberghi, la forte ripresa dell'economia italiana e la fama acquisita da Cortina grazie alla manifestazione sportiva, la fecero diventare di voga in tutt'Italia e in gran parte d'Europa. In breve tempo vennero costruite decine di edifici abitativi, richiestissimi dalle centinaia di villeggianti provenienti dalle città. Ancora oggi, a cinquant'anni di distanza, Cortina è certamente una delle maggiori località turistiche italiane e delle Alpi, meta della ricca società e del jetset internazionale.
[modifica] Proposta di aggregazione alla Provincia autonoma di Bolzano - Trentino-Alto Adige/Südtirol
| Per approfondire, vedi le voci Questione dei confini regionali e Questione trentina dei comuni lombardo-veneti confinanti. |
Con l'inizio del nuovo millennio, si è riaperta la discussione di un possibile passaggio della località ampezzana, insieme ai comuni di Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia, alla limitrofa Provincia di Bolzano, e quindi alla Regione Trentino-Alto Adige - Südtirol (situazione, questa, che porterebbe notevoli vantaggi economici a tutta la comunità ampezzana), tramite un referendum popolare tenutosi il 28 e il 29 ottobre 2007. L'esito della votazione è stato favorevole al cambio di regione con l'appoggio di circa l'80% dei votanti.[22][23] La richiesta dovrà essere adesso sottoposta al Parlamento italiano e dovrà essere varata dai due consigli,[24] quello provinciale di Bolzano (nel quale metterà parola anche l'Austria, quale garante di determinate autonomie altoatesine) e quello regionale del Veneto.
[modifica] Luoghi d'intaresse
[modifica] Edifici religiosi
[modifica] Chiesa dei santi Filippo e Giacomo
La Chiesa dei santi Filippo e Giacomo, dedicata agli apostoli Filippo e Giacomo il Minore, patroni del paese, è sede della parrocchia e del decanato di Cortina d'Ampezzo. Costruita tra il 1769 e il 1775 sul luogo in cui erano sorte due precedenti chiese del XIII e del XVI secolo, è il vanto della comunità. È posizionata nel pieno centro del paese, chiusa tra il celebre Corso Italia (sul lato destro) e Via del Mercato (su quello sinistro). Composto di un'unica navata, l'interno rispecchia il tipico gusto settecentesco, elegante e ricco, appariscente ma senza gli eccessi del Barocco, con nicchie poco profonde e un ampio presbiterio illuminato da due finestroni rettangolari. Le decorazioni della navata sono state realizzate tra il 1774 eil 1775 dal pittore tirolese Franz Anton Zeiller, mentre i cicli pittorici del soffitto sono opera dall'ampezzano Giuseppe Ghedina (1859). Degne di nota sono anche una pala del Brustolon e una tela del pittore ottocentesco cortinese Luigi Gillarduzzi. Sono inoltre conservate le spoglie attribuite a San Liberale e a San Teofilo.
Celeberrimo è, infine, il campanile della chiesa parrocchiale, divenuto un simbolo inconfondibile di Cortina d'Ampezzo. Eretto dall'architetto Silvestro Franceschi tra il 1852 e il 1858 al posto di una precedente torre campanaria tardocinquecentesca, il campanile si erge per 71 metri, in uno stile sobrio, elegante e maestoso che non è né tirolese, né cadorino. In estate è aperto anche al pubblico, che può così ammirare il paesaggio dolomitico a più di 60 mestri d'altezza.
[modifica] Chiesa della Madonna della Difesa
La Chiesa della Madonna della Difesa, con l'annesso cimitero comunale, in località Bigontina, è attualmente gestita dai Frati Minori Francescani. È dedicata alla Madonna della Difesa, culto molto radicato in Ampezzo a seguito di due avvenimenti miracolosi, attribuiti alla Madre di Dio, avvenuti nel 572 e nel 1412 in difesa della popolazione ampezzana. Edificata nel 1750 su un preesistente sacello del XIV secolo, presenta sulla liscia facciata a capanna un delicato affresco raffigurante la Madonna della Difesa. Gli interni sono decorati con grande ricchezza di statue, dipinti, marmi policromi e foglie d'oro.
[modifica] Chiesa di Sant'Antonio da Padova
La Chiesa di Sant'Antonio da Padova, a Chiave, la cui edificazione terminò nel 1791, fu ricostruita interamente ai primi dell'Ottocento a seguito di un devastante incendio che rase al suolo l'intera frazione di Chiave. Dedicata ad Antonio di Padova, di cui il villaggio celebra solennemente la festa il 13 giugno, la chiesetta pare protetta e racchiusa tra le antiche mura della frazione. L'impianto è classico ad un'unica navata, con il soffitto in pietra appoggiato su un largo cornicione. All'interno sono conseravti due pregevoli busti lignei (il Cristo flagellato e santa Caterina), una pala di sant'Antonio del cortinese Giuseppe Lacedelli e un altare ligneo riccamente lavorato.
[modifica] Cappella della Beata Vergine di Lourdes
La Cappella della Beata Vergine di Lourdes, a Grava di Sotto, la cui costruzione terminò nel 1907. Decorata dall'artista gardenese Corrado Pitscheider, è una chiesetta di particolare suggestione data la ricostruzione scultorea, posta nell'abside, di una delle apparizioni della Nostra Signora di Lourdes a Bernadette Soubirous. Ai lati dell'abside sono conservate anche due statue raffiguranti l'arcangelo Michele e santa Lucia, di pregevole fattura.
[modifica] Chiesa di San Francesco
La Chiesa di San Francesco, in Piazzetta S. Francesco, nel pieno centro del paese, è una piccola cappella privata, proprietà della famiglia ampezzana dei Costantini, di cui non si conosce la data di fondazione: appare per la prima volta in un atto di compravendita risalente al 29 settembre 1396. Essa è rimasta praticamente inalterata nei secoli, eccezion fatta per la grotta di Lourdes fatta costruire nel 1913 sulla parete destra dell'unica navata dal sacrestano del tempo, Fedele Siorpaes. Di indubbio interesse artistico sono gli affreschi trecenteschi della parete in fondo al presbiterio.
[modifica] Cappella della Santissima Trinità
La Cappella della Santissima Trinità, in località Majon, risale alla fine del Seicento e la sua storia è legata a quella della nobile famiglia cortinese dei de Zanna e del loro castello. La chiesetta fu infatti fatta costruire a ridosso del proprio castello dal soldato in ventura Zamaria Zanna (o Giovanni Maria de Zanna), insignito nel 1692 dall’Imperatore Leopoldo I del titolo di "Nobile di S. Trinità e Pietra Reale", donde deriva la dedicazione della cappella. L'esterno presenta un arioso porticato, mentre l'interno, in tipico gusto settecentesco, è decorato da due altari lignei e un dipinto attribuito a Palma il Giovane.
[modifica] Chiesa di San Rocco
La Chiesa di San Rocco, sita in località Zuel di Sopra, è dedicata a San Rocco di Montpellier, venerato come protettore dalla peste. L'edificio, consacrato il 10 settembre 1604, è costruito in tipico stile tirolese, con il caratteristico campanile "a cipolla". Vi è conservato il "Cristo de Zuel", un crocifisso del XVII secolo che, secondo la tradizione, fu miracolosamente rinvenuto nell'estate del 1695 tra lo strame di una stalla di Zuel.
[modifica] Chiesa di San Nicolò, San Biagio e Sant'Antonio abate
La Chiesa di San Nicolò, San Biagio e Sant'Antonio abate, a Ospitale, risale al secolo XIII ed sorge al confine settentrionale d'Ampezzo, dove, fin dal XI secolo era presente un ospizio che dava ricovero ai viandanti, ai pellegrini e a coloro che, percorrendo questa strada, si dirigevano dalla Repubblica di Venezia alla Germania o viceversa. La dedica a San Nicolò, infatti, non sembra causuale: quest'ultimo era infatti considerato patrono dei viandanti. Parzialmente riedificata nel Cinquecento, a seguito delle riforme giuseppine fu spogliata dei propri antichi arredi. Gli interni oggi conservano antichi affrechi di grande valore, oltre a incisioni e iscrizioni.
[modifica] Chiesetta alpina di Pian de ra Costaza
La Chiesetta alpina di Pian de ra Costaza è una piccola cappella inaugurata il 3 settembre 2000, anno del grande giubileo. Edificata interamente in legno in un suggestivo angolo del bosco che costeggia la SS 48 delle Dolomiti, e realizzata per iniziativa dell’Associazione Nazionale Alpini - Gruppo di Cortina d’Ampezzo, la chiesetta è dedicata alla Madonna delle Tofane ed eretta in memoria delle migliaia di soldati (italiani ma anche austro-ungarici) che persero la vita su queste vette durante il primo conflitto mondiale.
[modifica] Edifici e infrastrutture civili
[modifica] Ciaṣa de ra Regoles
La Ciaṣa de ra Regoles (o Casa delle Regole), posizionato in Piazza Venezia, a metà di Corso Italia, era, un tempo, il centro dell'amministrazione ampezzana e rappresenta tuttora lo spirito di cooperazione e il senso comunitario di un popolo che conosceva già molti secoli or sono l'importanza del buon utilizzo del patrimonio collettivo, fatto di edifici, pascoli e boschi. Oggi la Casa delle Regole ospita al proprio interno una triade di musei, conosciuta sotto il nome di Musei delle Regole d'Ampezzo:
- il Museo Paleontologico "Rinaldo Zardini", una raccolta di centinaia di fossili di ogni colore, forma e dimensione, trovati, radunati e catalogati dal fotografo ampezzano Rinaldo Zardini, appassionato di paleontologia. Tutti i pezzi esposti sono stati rinvenuti sulle Dolomiti e narrano di un'epoca in cui queste alte vette alpine si trovavano ancora sul fondale di un grande mare tropicale, popolato da invertebrati marini, pesci, coralli e spugne.
- il Museo Etnografico "Regole d'Ampezzo", nel quale sono esposti oggetti della vita quotidiana, contadina e pastorale di un passato non tanto lontano: sono conservati oggetti della religiosità popolare, testimonianze artistiche, utensili agricoli, tecniche di lavorazione dei materiali e abiti tipici di questa valle che ancora oggi vengono sfoggiati nelle maggiori occasioni.
- il Museo d’Arte Moderna "Mario Rimoldi", ove sono conservate 300 opere dei maggiori pittori del '900 italiano: Campigli, Carrà, de Chirico, de Pisis, Guttuso, Morandi, Mušič, Savinio, Severini, Sironi, Tomea e molti altri. La galleria espone occasionalmente anche opere di altri artisti provenienti da pinacoteche internazionali o da collezioni private.
[modifica] Alexander Girardi Hall
L'Alexander Girardi Hall (o semplicemente Alexander Hall), in località Pontechiesa, poco sopra il fiume Boite, è un edificio di proprietà regoliera di recentissima costruzione (terminata nel dicembre 2006) nato per soddisfare le più diverse esigenze del settore congressuale. Parallelamente all'attività congressistica, l'edificio accoglie mostre ed eventi (come la mostra sulla Grande Guerra, allestita nel 2008 per celebrare i novant'anni dal termine del conflitto) ma soprattutto promuove attività culturali strettamente connesse alla cultura locale ampezzana e alle collezioni regoliere. L'edificio è stato dedicato ad Alexander Girardi (1850 - 1918), celebre attore teatrale austriaco di fine Ottocento, nativo di Graz, i cui genitori erano proprio d'origine ampezzana.
[modifica] Edifici storici
[modifica] Forte Tre Sassi
Il Forte Tre Sassi (o Forte Tra i Sassi, in tedesco: Werk Tre Sassi e in ladino: Fort 'ntra i sas) è un fortilizio di costruzione austro-ungarica fatto erigere a partire dal 1897 presso il Passo Valparola. Posto tra il Sass de Stria e il Piccolo Lagazuoi, il forte dominava il passaggio tra il Passo Falzarego (ossia l'Ampezzo, il Cadore e il Bellunese) e la Val Badia in Alto Adige.
Esso faceva parte del grande complesso di fortificazioni austriache al confine italiano, fatto costuire per volere dello Stato Maggiore austro-ungarico tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. La funzione di tale edificio militare era quella di respingere una possibile avanzata del Regio Esercito Italiano, che, provenendo dalla Valle del Boite o dalla Val Cordevole, avrebbe potuto proseguire verso la Val Badia e in Val Pusteria.
Reso inutilizzabile a causa di un bombardamento italiano il 5 luglio 1915, il rudere rimase in uno stato di totale abbandono fino all'avvento del nostro secolo, quando venne restaurato dalle Regole d'Ampezzo assieme alla famiglia divenutane proprietaria, i Lacedelli. Il restauro, appaltato al comune di Cortina per un totale di 263.820,00 €, si è svolto tra il 2007 e il 2008.[25] Il Forte Tre Sassi ospita oggi un Museo della Grande Guerra, all'interno del quale sono conservati reperti (bellici e non) risalenti agli anni del primo conflitto mondiale.
[modifica] Castello di Botestagno
Il Castello di Botestagno (detto anche di Podestagno, dal tedesco Boite Stein, "Sasso sul Boite") era un fortilizio d'etàmedievale (oggi, purtroppo, quasi completamente scomparso) che si ergeva sull'omonimo sasso, situato nella valle del fiume Boite, poco più a nord di Cortina, in località Prà del Castel.
Si ritiene che i primi a costruire un appostamento ligneo su Botestagno siano stati i Longobardi tra il VII e l'VIII secolo, certamente con al fine di dominare le tre valli che sotto di esso convergono: la Valle del Boite, la Val di Fanes e la Val Felizon; il primo nucleo in pietra, tuttavia, risale probabilmente all'XI secolo.[17] Nel corso dei secoli successivi fu tenuto dai tedeschi (fino al 1077), dai patriarchi di Aquileia (XII secolo) e dai Caminesi (XIII secolo), sotto i quali Botestagno divenne sede di un capitanato. Passò poi in mano veneziana e infine asburgica. Durante il Settecento il castello perse via via d'importanza, fino a quando fu messo all'asta nel 1782 per volontà dell'imperatore Giuseppe II. La demolizione finale della rocca avvenne nel 1915 ad opera del Regio Esercito Italiano.
Oggi sono visibili solamente pochi poveri ruderi di quelle che dovevano essere le cantine e le fondamenta del castello, ormai in buona parte inghiottite dalla vegetazione e dal tempo.
[modifica] Castello de Zanna
Il Castello de Zanna è una piccola fortezza, situata in località Majon, la cui costruzione è legata ad una particolarissima storia di fine Seicento. Costituito di bianche e basse mura perimetrali e da due candide torrette angolari, presenta, su quella che doveva essere la facciata principale, una piccola cappella dedicata alla Santissima Trinità (di cui abbiamo già parlato nella sezione Edifici religiosi).
Il castello fu voluto da Zamaria Zanna, partito nel 1670 per presare servizio come soldato di ventura sotto l'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo contro i Turchi che stavano assediando Vienna. Zamaria si distinse a tal punto nei combattimenti contro gli Ottomani che nel 1692 ricevette dal sovrano una bisaccia di zecchini d'oro e persino una patente di nobiltà, che lo insigniva del titolo di "Nobile di Santa Trinità e Pietra Reale".[26] Tornato nella sua nativa Ampezzo, pensò che un nobiluomo come lui avrebbe dovuto vivere in una residenza degna del suo nuovo rango sociale. Diede così inizio alla costruzione di un castello, ma il 19 agosto 1696 i lavori furono interrotti dalla stessa comunità ampezzana, che, fedele alle proprie tradizioni di eguaglianza e democrazia, non gli riconobbe né il titolo nobiliare né la facoltà di potersi costruire una fortezza come dimora.[26] Di qui la pittoresca leggenda degli ampezzani che, come moderne Penelopi, distruggevano nottetempo le stesse mura che avevano costruito durante il giorno.
L'edificio rimase così incompiuto fino a quando, nel 1809, venne dato alle fiamme dai francesi che avevano invaso l'Ampezzo, venendo parzialmente danneggiato. Da allora il castello non ha subito altri interventi e oggi si presenta come una piccola fortezza diroccata perfettamente inglobata nel paesaggio circostante, circondata dalle moderne case di abitanti e turisti.
[modifica] Aree naturali
[modifica] Parco naturale regionale delle Dolomiti d'Ampezzo
| Per approfondire, vedi la voce Parco naturale regionale delle Dolomiti d'Ampezzo. |
L'area protetta del Parco naturale regionale delle Dolomiti d'Ampezzo, interamente compreso all'interno del comune di Cortina, si estende a nord dell'abitato di Cortina d'Ampezzo fino al confine con la regione Trentino-Alto Adige, inserendosi nel Parco naturale di Fanes - Sennes e Braies, con il quale forma un più esteso comprensorio naturalistico dalle caratteristiche ambientali simili, dell'ampiezza totale di circa 37.000 ha.
Il parco, che copre un'area complessiva di 11.200 ha, è stato ufficialmente istituito il 22 marzo 1990 con Legge Regionale n. 21 della regione Veneto. Nato con il consenso dell'Assemblea generale dei Regolieri, è stato affidato in gestione dalla Regione Veneto alla Comunanza delle Regole d'Ampezzo.
Il territorio del parco comprende molti famosi gruppi dolomitici: il Cristallo, le Tofane, la cima Fanes, il Col Bechei e la Croda Rossa, rispettivamente divisi dalla Val Travenanzes, dalla Val di Fanes, dall'alta Valle del Boite e dalla Val Felizon. Alcuni di questi massicci presentano vette che superano i 3.200 metri s.l.m. e racchiudono nelle rientranze dei loro versanti settentrionali alcuni piccoli ghiacciai. Le valli sono strette e formano degli spettacolari orridi naturali in prossimità della comune confluenza, in corrispondenza della quale è situata l'entrata principale del parco, e si aprono in vasti altopiani a pascolo verso le quote più alte. Altri due solchi vallivi costituiscono i limiti meridionali dell'area. Il parco è poi delimitato dalla valle del rio Falzarego ad ovest e dalla Val Padeon ad est. All'interno del parco vi sono ben diciannove tra ristoranti e rifugi alpini.
[modifica] Geografia antropica
[modifica] Evoluzione demografica
| Evoluzione storica della popolazione | |
| 1982 | 8.211[27] |
| 1985 | 7.912[28] |
| 1990 | 7.432[29] |
| 1995 | 6.843[30] |
| 2000 | 6.269[31] |
| 2001 | 6.185[32] |
| 2002 | 6.072[33] |
| 2003 | 6.071[34] |
| 2004 | 6.087[35] |
| 2005 | 6.210[36] |
| 2006 | 6.218[37] |
| 2007 | 6.150[38] |
| 2008 | 6.112[39] |
Abitanti censiti 
La popolazione ampezzana, come si può evincere dai grafici e dai dati, ha avuto una costante crescita della propria popolazione nel periodo compreso tra l'annessione allo Stato Italiano e tutti gli anni '60, mentre a partire dagli anni '70 ha visto un forte calo (-2.099 unità in trent'anni), con accenno di ripresa solo negli ultimissimi anni. Nonostante tutto, con i suoi 6.112 abitanti, il comune di Cortina d'Ampezzo si piazza al settimo posto tra i comuni più popolosi della propria provincia, dopo Belluno (36.509), Feltre (20.688), Ponte nelle Alpi (8.521), Santa Giustina (6.795), Sedico (9.734) e Mel (6.272).[40]
Alla fine del 2008 si sono contati 44 nati (7,1‰) e 67 morti (10,9‰) con un incremento naturale di -23 unità (-3,8‰). Le famiglie (2.808) contano in media 2,2 componenti.[41]
[modifica] Etnie
| Provenienza della popolazione straniera residente[42] (2008)[43] | |
| 43 | |
| 34 | |
| 29 | |
| 22 | |
| 21 | |
| 16 | |
| 15 | |
| 5 | |
| 5 | |
| 4 | |
| 39 | |
La presenza di popolazione straniera residente a Cortina d'Ampezzo è un fenomeno abbastanza recente e di proporzioni piuttosto ridotte, anche viste le dimensioni poco estese della città.
La percentuale di popolazione straniera nel territorio ampezzano è corrispondente al 3,7% della popolazione totale[44], a fronte del 5,7% del comune di Belluno, del 2,5% della media della provincia di Belluno e del 4.3% della media della regione Veneto.
Nella tabella di destra sono riportati i dieci gruppi di stranieri più consistenti (al 31/12/2007):
| Evoluzione storica della popolazione straniera residente | |
| 2003 | 93[45] |
| 2004 | 128[46] |
| 2005 | 168[47] |
| 2006 | 190[48] |
| 2007 | 199[49] |
| 2008 | 233[50] |
[modifica] Lingua
Accanto all'idioma italiano, la maggioranza della popolazione cortinese parla correntemente l'ampezzano. La parlata ampezzana è una variante locale del più ampio gruppo del ladino, cui è ormai riconosciuto il rango di una vera e propria lingua. Si tratta di una lingua romanza discendente dal latino, alla pari dell'italiano, del francese o del castigliano, e rassomiglia per molti aspetti il romancio parlato in Svizzera. Il mantenimento di questo idioma, conosciuto dagli anziani ma anche da molti tra i più giovani, è diventato per una parte dei cortinesi un vero e proprio simbolo di attaccamento alle proprie radici montane e rustiche, talvolta vissuto in contrapposizione all'italiano, diffusosi massicciamente nella valle solo dopo la seconda guerra mondiale.[51] Lo stesso sentimento di orgoglio comunitario è riscontrabile nell'appartenenza alla cultura ladina, diversa e distinta da quelle italiana e tedesca, che continua a sopravvivere benché sempre più compressa tra queste ultime.[51] Una tendenza culturale che comincia a trovare un riconoscimento da parte delle istituzioni: notevole, ad esempio, che nel dicembre 2007 l'amministrazione comunale abbia deciso di affiancare il ladino all'italiano nella nomenclatura stradale e delle frazioni, nel rispetto della normativa in vigore dal 1999 per la tutela delle minoranze linguistiche.[52]
[modifica] Religione
La religione dominante nell'Ampezzo è quella cristiana di credo cattolico romano. Non ci è dato sapere né l'epoca né l'autore dell'evangelizzazione di queste terre in epoca antica; tuttavia, come già precedentemente affermato riguardo la storia medievale dell'Ampezzo, la tradizione vuole che nel corso del VI secolo gli abitanti abbiano ricevuto dalla Madonna una protezione miracolosa che li avrebbe salvati dalle razzie dei Longobardi,[19] che in quegli anni stavano compiendo la propria calata nella penisola italiana. Al secolo VI, dunque, la regione già professava la fede cristiana. In particolare, è molto sentita la venerazione della "Madonna della Difesa", anche in virtù di un secondo miracolo (sempre attribuito alla Vergine Maria), avvenuto quando, nel 1412, un esiguo gruppo di ampezzani e cadorini riuscì a bloccare le truppe imperiali di Sigismondo del Lussemburgo al passo di Cimabanche.[19][20] Tale evento venne attribuito alla Madonna della Difesa e da allora, ogni 19 gennaio, si celebra la "Festa del Voto".
Il forte sentimento religioso di questa valle è testimoniato dalla grande quantità di altari, cappelle, chiese, edicole sparse per tutto il territorio: pressoché ogni località ampezzana possiede una propria chiesetta, dedicata alla venerazione di un particolare santo che è anche patrono di quel villaggio. I Santi san Filippo e Giacomo il Minore sono invece patroni di tutto l'Ampezzo, venerati nella chiesa principale del paese. Ai fianchi delle strade, ai bivi e agli incroci, nei boschi o presso le sorgenti dei ruscelli, è poi facile trovare piccole edicole dedicate alla Madre di Dio o crocifissi di legno che testimoniano una religiosità popolare semplice ma ancora sentita.
L'intero territorio è compreso in una sola parrocchia, quella dei Santi Filippo e Giacomo, sede anche del decanato di Cortina d'Ampezzo (oggi retto da don Davide Fiocco). L'Ampezzano fa parte della diocesi di Belluno-Feltre.
Tra le minoranze religiose, conseguenza soprattutto della recentissima immigrazione, si registrano cristiani ortodossi e musulmani. È inoltre presente una congregazione dei Testimoni di Geova, che ha la propria sede in località Pian da Lago.
[modifica] Cultura
| La leggenda dell'Enrosadira |
|
I Ladini lo chiamano Enrosadira (letteralmente: "diventare di colore rosa") ed è certamente lo spettacolo più suggestivo e straordinario che tutte le Dolomiti, ed in particolare quelle ampezzane, possano offrire all'uomo. Un fenomeno unico nel suo genere, una magia della natura indimenticabile e mozzafiato: nelle sere d'estate, quando l'aria è particolarmente limpida e il sole lucente cala a Occidente, le vette delle montagne prendono vita, colorandosi prima di un rosso acceso come il fuoco, poi d'arancione, rosa e violetto, per essere infine inghiottite nel buio delle notti stellate. Scientificamente l' Enrosadira è spiegata dal fatto che le scoscese pareti delle Dolomiti, composte da una miscela di carbonato di calcio e magnesio, possono assumere all'alba e al tramonto, in presenza di una particolare atmosfera, una bellissima colorazione rossa o rosa. Le popolazioni ladine, tuttavia, mantengono saldo ancora oggi il ricordo della "Leggenda di re Laurino", che spiegherebbe il fenomeno dell' Enrosadira: tanto tempo fa, sarebbe esistito sul massiccio del Catinaccio un popolo di nani, governati da Laurino, un sovrano saggio e buono. La figlia di questi, la bellissima principessa Ladina, aveva un enorme campo di rose che curava assieme al padre (il nome tedesco del Catinaccio è Rosengarten, "giardino di rose"). Un giorno passò di lì il principe Latemar, sovrano dell'omonimo monte, che, vedendo il giardino di rose, e domandandosi come potesse crescere in un luogo così tanto selvaggio e inospitale, decise di avvicinarsi. Vide così la principessa Ladina, intenta come ogni giorno a curare le coloratissime piante, e innamoratosene, la rapì. Quando re Laurino venne a sapere che gli era stata portata via la figlia, che amava più di ogni altra cosa al mondo, pianse tutte le sue lacrime e, prima di morire per il dolore, maledisse i fiori che avevano rivelato la posizione del suo regno e avevano causato il rapimento di Ladina. Poi, dopo aver ordinato che tutte le rose non fiorissero mai più nè di giorno nè di notte, spirò. Ma nella disperazione si era dimenticato dell'aurora e del tramonto, che da allora in estate ammantano i monti di rose colorate, al principio e al termine di ogni giornata.
|
[modifica] Manifestazioni e feste folkloristiche
Ogni anno vengono celebrate manifestazioni musicali, culturali e folkloristiche (soprattutto durante il periodo estivo), che si trasformano spesso in efficaci attrazioni turistiche. A partire dall'inizio di luglio fino ai primi giorni di agosto, si tengono le feste campestri (una ogni fine settimana), organizzate dai diversi sestieri del paese, durante le quali viene preparata una cena a base di prodotti e piatti tipici.
La sera di ogni 14 agosto, invece, alla vigilia di Ferragosto e dell'Assunzione in cielo di Maria Vergine vengono accesi grandi falò un po' in tutta la vallata. Attorno ad essi si raccoglie la popolazione della zona, che spesso intona canti popolari. Contemporaneamente, sul versante della Tofana di Mezzo che s'affaccia sulla valle, si può vedere un'enorme lettera "M" (in onore di Maria), visibile anche a grandissima distanza, formata dai partecipanti di un'apposita fiaccolata.
Un altro importante appuntamento con le tradizioni ampezzane (che generalmente segna la fine della stagione turistica estiva) si tiene durante l'ultima settimana di agosto: è la Fèŝta de ra Bandes ("Festa delle Bande"). Nel paese si raccolgono le bande paesane delle comunità alpine venete, friulane e tirolesi, che sfilano lungo Corso Italia attraversando per intero Cortina (spesso accompagnati da carri tipici trainati da buoi). Il culmine della celebrazione si tiene l'ultima domenica del mese, quando alla Conchiglia viene allestito un palco che ospita i concerti delle bande paesane e militari. La particolarità della festa è che i partecipanti (così come gran parte dei Cortinesi e dei turisti) scendono in paese vestiti con abiti tradizionali ampezzani. La sera vengono offerte ai visitatori le specialità gastronomiche locali e l'immancabile vin brulé.
Durante i primi giorni di settembre, si tiene la Coppa d'Oro delle Dolomiti, una celebre competizione automobilistica tra auto d'epoca. Inoltre il 5 dicembre si festeggia san Nicolò, che seguendo la tradizione austriaca scende in piazza a portare doni accompagnato dai Krampus, maschere tradizionali di diavoli (Toifel)
[modifica] Mostre, musei e incontri
Oltre che un grande centro turistico e naturalistico, Cortina ha di recente assunto un carattere culturale di rilievo: infatti sono stati aperti numerosi musei (seppur di piccole dimensioni), e ogni anno si svolgono mostre e incontri con grandi personalità del cinema, della politica e del giornalismo. L'edificio adibito alle tre maggiori esposizioni permanenti è la Ciasa de ra Regoles: al suo interno troviamo il Museo Paleontologico "Rinaldo Zardini", una raccolta di centinaia di fossili di ogni colore, forma e dimensione, trovati, radunati e catalogati dal fotografo ampezzano Rinaldo Zardini, appassionato di paleontologia. Tutti i fossili presenti sono stati da lui rinvenuti sulle Dolomiti ampezzane e facevano parte della sua immensa collezione (che contava più di un milione di esemplari). Nel medesimo edificio, al secondo piano, è situato anche il Museo Etnografico d'Ampezzo, nel quale sono esposti oggetti della vita quotidiana, contadina e pastorale di un passato non tanto lontano: sono conservati oggetti della religiosità popolare, testimonianze artistiche, e abiti tipici che ancora oggi vengono sfoggiati nelle maggiori occasioni. All'ultimo piano si trova infine il Museo d’Arte Moderna "Mario Rimoldi", ove sono conservate 300 opere dei maggiori pittori del '900 italiano: Campigli, De Chirico, De Pisis, Sironi, Guttuso, Morandi, Mušič, Savinio, Tomea e molti altri. La galleria espone occasionalmente anche opere di altri artisti provenienti da pinacoteche internazionali o da collezioni private. Questa triade museale è anche conosciuta col nome di Musei delle Regole d'Ampezzo. Sotto le famosissime Cinque Torri è stato recentemente inaugurato un "museo all'aperto" dedicato interamente alla Prima Guerra Mondiale, che, come già è stato detto, attorno a Cortina fu combattuta in modo alquanto violento. Sono attualmente aperte al pubblico numerose trincee ricostruite così come dovevano apparire alle milizie italiane ed austriache tra il 1915 e il 1918. Inoltre, i percorsi sono disseminati di manichini raffiguranti i soltati intenti alle mansioni più diverse. Di fronte alle Cinque Torri, sul Lagazuoi, sono visitabili alcune delle gallerie scavate durante il conflitto, sia austriache sia italiane, con le ricostruzioni delle stanze con le cuccette per le truppe e delle piccole sale di ristoro per i comandanti. Sempre sul Lagazuoi, alla stazione di arrivo della funivia, è visitabile un piccolo ma affascinante museo che raccoglie i reperti della Grande Guerra raccolti nelle zone circostanti.
Il 31 luglio 2003 a Cortina è stato inaugurato un centro di incontri e avvenimenti culturali, il cosiddetto Palavolkswagen, divenuto ormai popolarissimo fra gli abituali frequentatori dell'Ampezzo. Vi hanno tenuto conferenze già molti giornalisti quali Bruno Vespa e l'editorialista e vice direttore del Corriere della Sera Magdi Allam, solo per citarne un paio; altrettanto numerose sono state le manifestazioni musicali (si ricordi la partecipazione della Filarmonica della Scala nel 2003).
Nel dicembre 2006, infine, è stato aperto il Centro Congressi Alexander Girardi Hall (località Pontechiesa), una struttura polifunzionale destinata ad ospitare importanti eventi culturali nonché grandi convegni. I maggiori appuntamenti all'Alexander Hall, tuttavia, sono stati fissati per l'estate 2007.
[modifica] Gastronomia
La cucina ampezzana è in parte simile a quella tirolese, rispecchiando anche nella gastronomia i forti legami con l'Austria occidentale;[53] pertanto molti piatti tipici cortinesi portano ancor oggi gli originali nomi tedeschi. Sono tutte vivande della tradizione popolare, generalmente povere, ma ricche di sapore e tradizione.
I primi piatti più famosi sono certamente i chenedi (variante ampezzana dei knödel tirolesi), palle di pan grattato ripiene di spek, spinaci, lardo o formaggio e serviti in brodo caldo o con burro fuso, i casunziei, ravioli a mezzaluna ripieni di rapa rossa o patata, conditi con burro fuso e semi di papavero, e i pestariei, pezzetti di pasta di farina bianca e acqua cotti in latte bollente salato; questo tipico piatto rappresentava l'antica colazione degli ampezzani.[53] Dalla tradizione veneta, Cortina ha ereditato la polenta e il rise e bise (conosciuto anche come riso e piselli), affiancati da minestra di fave (detta anche faariesa) o di orzo; da quella asburgica, invece, la Goulasch süppe, specialità originaria dell'Ungheria, consistente in una zuppa di carne speziata.
Tra le pietanze si ricordano l'arrosto ai funghi (che crescono abbondanti nei sottoboschi circostanti la valle), il gröstl, tortino di carne e patate d'origine austriaca, le costine di maiale, gli spezzatini di cacciagione (di capriolo o di camoscio), serviti in modo molto originale con la tradizionale marmellata di mirtilli rossi, e un gran numero di salumi e insaccati; tra i contorni, il più conosciuto sono le celebri patate all'ampezzana. Molto sviluppata è anche la tradizione casearia, come il tipico zigar, servito fuso con la polenta.
La torta di mele (in tedesco apfelstrudel), le fartaies e il tortino di ricotta, infine, sono squisiti dessert, così come i krapfen (alla crema o alla confettura d'albicocca), i nighele (piccoli bomboloni privi di ripieno) e la torta sacher, tipici dolci austriaci. Tra le conserve, sono da ricordare soprattutto quelle di frutti di bosco: mirtilli, lamponi, more, ribes, fragole. Infine è da citare la locale produzione di miele, in particolare di millefiori e di rododendro.
[modifica] Personalità legate a Cortina
- Renzo Alverà - bobbista italiano
- John Ball - alpinista e naturalista britannico
- Antonio Cantore - generale italiano
- Giuliana Chenal Minuzzo - sciatrice italiana
- Enrico Cisnetto - giornalista italiano
- Angelo Dibona - guida alpina e alpinista italiano
- Angelo Dimai - alpinista italiano
- Bartolomeo Gilardoni - inventore italiano
- Luigi Gillarduzzi - pittore italiano
- Giuseppe Ghedina - pittore italiano
- Kristian Ghedina - sciatore italiano
- Paul Grohmann - alpinista austriaco
- Francesco Lacedelli - alpinista italiano
- Giulia Lacedelli - giocatrice di curling italiana
- Giuseppe Lacedelli - pittore italiano
- Lino Lacedelli - alpinista italiano
- Milena Milani - scrittrice e giornalista italiana
- Indro Montanelli - giornalista e scrittore italiano
- Eugenio Monti - bobbista italiano
- Giorgio Pisanò - scrittore e senatore italiano per l'MSI
- Toni Sailer - sciatore austriaco
- Santo Siorpaes - alpinista italiano
- Giovanni Siorpaes - alpinista italiano, figlio del precedente
[modifica] Economia
[modifica] Turismo invernale
La fama ormai centenaria di Cortina d'Ampezzo si deve soprattutto al fascino unico e ammaliante delle sue montagne innevate e delle magnifiche piste da sci, tra le più impegnative delle Dolomiti. A partire dalla fine delle Olimpiadi del '56, come si è detto, l'Ampezzo è stato letteralmente preso d'assalto da centinaia, migliaia di turisti provenienti da ogni parte d'Italia, d'Europa e del mondo.[54][55] Le grandi infrastrutture e gli edifici sportivi fatti costruire per le gare olimpiche, sono stati riutilizzati con grandissimo profitto per i turisti invernali. Gli impianti di risalita sono 34 (dati risalenti al 1999), di cui 4 funivie, 22 seggiovie e 8 sciovie; molto maggiore, invece, il numero delle piste, concentrate soprattutto in Tofana, e nei comprensori Cortina Cube (Mietres - Cristallo - Faloria) e Cinque Torri - Col Gallina - Lagazuoi. Tutto l'Ampezzo è a sua volta una delle componenti più importanti e conosciute del grande comprensorio Dolomiti Superski, il maggior carosello sciistico del mondo.[56] Le piste da discesa sono attualmente 78, di cui 2 verdi (per principianti), 39 blu (difficoltà bassa o medio-bassa), 30 rosse (difficoltà media o medio-alta), 7 nere (difficoltà alta o molto alta). Sulla cima delle montagne e al termine degli impianti di risalita si trovano generalmente i cosiddetti rifugi, luoghi di ristoro più o meno grandi all'interno dei quali gli sciatori possono scaldarsi gustando i piatti della gastronomia ampezzana.
[modifica] Le piste da discesa
Ecco un elenco delle piste da discesa di Cortina:
Piste dalla funivia Cortina-Ra Valles Freccia nel Cielo:
- Pian Ra Valles;
- Bus Tofana;
- Forcella Rossa.
Piste dal complesso di seggiovie Rumerlo-Tofana-Pomedes:
- Olimpia (sulla quale si gareggiò la discesa libera maschile alle Olimpiadi del 1956, e si disputa ogni anno la Coppa del Mondo Femminile);
- Pomedes;
- Caprioli;
- Labirinti;
- Vertigine Bianca.
- Tofanina;
- Canalone (sulla quale si gareggiò la discesa libera femminile alle Olimpiadi del 1956);
- Cacciatori.
Piste dalla funivia Cortina-Col Drusciè Freccia nel Cielo e dalla seggiovia Colfiere-Col Drusciè:
- Col Drusciè A (sulla quale si gareggiarono gli slalom speciale alle Olimpiadi del 1956);
- Col Drusciè B;
- Colfiere.
Pista dalla seggiovia Piemerlo:
- Piemerlo.
Piste dal complesso funivia Cortina-Faloria, seggiovia Vitelli e dalla sciovia Tondi:
- Tondi di Faloria ;
- Stra-Tondi;
- Slittone;
- Canalone Franchetti;
- Pista Vitelli (ospitò lo slalom gigante maschile alle Olimpiadi del 1956);
- Faloria normale.
Piste dalla sciovia Pian de ra Bigontina:
- Faloria normale 1° tratto;
- Vitelli 2° tratto.
Piste della seggiovia Cristallo:
- Cristallo.
Piste dalla seggiovia Son Forca-Forcella Staunies:
- Canalone Staunies (il Canalone è sempre aperto nella sua parte bassa, cioè fino alla fermata intermedia della seggiovia. La parte alta, a causa della sua pericolosità, è chiusa se le condizioni della neve non sono ottimali: vari sciatori, nel corso degli anni, vi hanno perso la vita).
Piste dalla seggiovia Son Forca-Padeon:
- Padeon;
- Son Forca.
Piste dalla seggiovia Guargnè-Col Tondo-Mietres:
- Mietres;
- Col Tondo;
- Guargnè (adibita a percorso per i bob).
Piste dalla funivia Falzarego-Lagazuoi:
- Lagazuoi-Falzarego;
- Lagazuoi-Armentarola.
Piste del complesso delle Cinque Torri-Averau:
- Potor;
- Cinque Torri;
- Scoiattoli;
- Forcella Nuvolau;
- Troi Averau.
Pista dalla sciovia di Pocol:
- Pocol.
Piste dalla seggiovia Olympia:
- Olympia Nord;
- Prati di Pocol.
[modifica] Le piste da fondo
Per un totale di 58 km, con tracciati di ogni grado di difficoltà, lo sci di fondo (tecnica classica e tecnica libera) è praticabile principalmente in località Fiames e in particolare sulla pista che, passando per Cimabanche, giunge fino a Dobbiaco percorrendo la vecchia ferrovia. Una pista per l'agonismo si trova a Passo Tre Croci. Piste per la sola pratica della tecnica classica si trovano, sempre a Fiames, nella zona dell'ex aeroporto (anelli di Pian de Ra Spines e Pian de Loa).
[modifica] Snowboard
In Faloria è stato recentemente aperto un piccolo ma funzionale Snowpark per tutti gli amanti dello snowboard, situato nella parte finale del canalone Franchetti, dove si trovano un half-pipe di media difficoltà lungo 100 m ca., un table jump di 10 m ca., e una vasta zona dedicata ai rails.
[modifica] Turismo estivo
Il turismo estivo offre una gamma di attività forse ancor più vasta che non durante il periodo invernale. Cortina d'Ampezzo, infatti, non è famosa soltanto per le sue piste da sci, bensì anche per essere una delle mete più ambite da tutti gli appassionati d'escursionismo d'Europa.
La conca ampezzana, così come le verdissime vallate circostanti e i gli imponenti massicci che le racchiudono, offrono ai turisti estivi un numero enorme di tragitti di qualsiasi lunghezza e difficoltà, dalle semplici passeggiate nel mezzo dei boschi, fino alle ferrate sulla nuda roccia a centinaia di metri dal suolo, nonché escursioni da compiere a piedi o in bicicletta.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Andrea Franceschi (lista civica) dal 29/05/2007
Centralino del comune: 0436 4291
Posta elettronica: segreteria.cortina@cmcs.it
[modifica] Gemellaggi
[modifica] Galleria fotografica
|
Lago del Sorapiss. |
[modifica] Note
- ^ Voce in Incubatorio Wikipedia in ladino
- ^ Fonte ISTAT al 01/01/2007 in Venetoimmigrazione.com.
- ^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3
- ^ Treccani , op. cit., p.555
- ^ Tabella climatica [1]
- ^ (PDF) Servizio meteorologico dell'Aeronautica Militare [2]
- ^ (PDF) Classificazione 2006 della Protezione Civile [3]
- ^ (PDF) D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 [4]
- ^ (PDF) Statuto Comunale di Cortina d'Ampezzo [5]
- ^ a b Da: La ferrovia delle Dolomiti (1921-1964) di Evaldo Gaspari, op.cit. in bibliografia.
- ^ a b c d e f g Comunicato di adnkronos.com: Veneto, il CdA dell’ANAS approva il progetto preliminare della Tangenziale di Cortina d’Ampezzo
- ^ a b c Dati, immagini e progetto della tangenziale toneguzzi.it
- ^ a b c d e Tutte le informazioni sono reperibili all'articolo di Anna Sandri: Cortina, la guerra della tangenziale del 3/5/2006 da La Repubblica.
- ^ Il caso della tangenziale di Cortina è proprio citato come fenomeno NIMBY: I guardiani del cortile sotto casa. Articolo di Mario Giordano dell'11/12/2005 tratto da Il Giornale
- ^ Da comuni-italiani.it e araldicacivica.it
- ^ a b c d Cortina forum.
- ^ a b Da: La Storia di Cortina d'Ampezzo di Mario Ferruccio Belli - capitolo 5 [6]
- ^ a b Da: La Storia di Cortina d'Ampezzo di Mario Ferruccio Belli - capitolo 4 [7]
- ^ a b c Scheda sulla chiesa della Madonna della Difesa [8]
- ^ a b Da: La Storia di Cortina d'Ampezzo di Mario Ferruccio Belli - capitolo 8 [9]
- ^ a b c d (EN, FR) Sito ufficiale del CIO: Cortina 1956
- ^ Referendum Cortina, trionfo dei "sì": superato il quorum nei tre Comuni da La Repubblica del 29 ottobre 2007.
- ^ (PDF) A Cortina gli aventi diritto al voto erano 5.191, di cui 2.418 uomini e 2.773 donne: hanno votato in totale 3.643 cittadini, di cui 1.757 uomini e 1.886 donne. I voti favorevoli al passaggio al Trentino-Alto Adige sono stati 2.788 contro 829. A Livinallongo del Col di Lana i sì sono stati 834 contro 119 no. Colle Santa Lucia, infine, ha registrato 225 sì contro 41 voti a sfavore. Ulteriori dati sono reperibili nel documento REFERENDUM POPOLARE EX ART. 132, SECONDO COMMA, DELLA COSTITUZIONE del 28-29 ottobre 2007 per il distacco dei comuni di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana e Colle Santa Lucia dalla Regione Veneto e la loro aggregazione alla Regione Autonoma Trentino-Alto Adige del Ministero dell'Interno.
- ^ Come stabilisce l'articolo 132 della Costituzione Italiana, al secondo comma:
« Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un'altra. » - ^ Il termine dei lavori era previsto per la fine del 2007, ma slittò di qualche mese [10]
- ^ a b Da: La storia di Cortina d'Ampezzo di Mario Ferruccio Belli - capitolo 13 [11]
- ^ Dati ISTAT [12]
- ^ Dati ISTAT [13]
- ^ Dati ISTAT [14]
- ^ Dati ISTAT [15]
- ^ Dati ISTAT [16]
- ^ Dati ISTAT 14^ Censimento della popolazione
- ^ Dati ISTAT [17]
- ^ Dati ISTAT [18]
- ^ Dati ISTAT [19]
- ^ Dati ISTAT [20]
- ^ Dati ISTAT [21]
- ^ Dati ISTAT [22]
- ^ Dati ISTAT [23]
- ^ Dati ISTAT [24]
- ^ Dati ISTAT [25]
- ^ Sono riportati solo le nazionalità più rappresentate. Per i restanti dati, consultare Demo.ISTAT
- ^ Dati ISTAT 01-01-2008
- ^ Dati ISTAT 01-01-2008
- ^ Dati ISTAT [26]
- ^ Dati ISTAT [27]
- ^ Dati ISTAT [28]
- ^ Dati ISTAT [29]
- ^ Dati ISTAT [30]
- ^ Dati ISTAT [31]
- ^ a b Alto Adige/Südtirol Diari di viaggio - Ladini, la grande cultura [32]
- ^ ANSA datata 08/12/2007 [33]
- ^ a b Come riportato nel paragrafo "Tradizioni gastronomiche a Cortina" su guidaviaggio.com
- ^ I turisti stranieri più numerosi sono gli americani, gli inglesi, gli svedesi e i tedeschi [34]
- ^ (PDF) Cortina d'Ampezzo è in cima alla lista delle preferenze dei turisti stranieri tra le località turistiche invernali [35]
- ^ dolomitisuperski.com
[modifica] Bibliografia
- AA. VV.: Una trincea chiamata Dolomiti, Gaspari editore, Udine, 2003. ISBN 8886338864
- Alverà, Pietro: Cronaca d'Ampezzo nel Tirolo dagli antichi tempi fino al XX secolo, Edizioni La Cooperativa di Cortina, Cortina d'Ampezzo, 1985. ISBN 8887174024
- Belli, Mario: Cortina d'Ampezzo, Nuove Edizioni Dolomiti, Pieve d'Alpago, 1987. ISBN 8885080162
- Belli, Mario: Cortina d'Ampezzo - Da Aquileia ai santi Filippo e Giacomo, Ist. Bellunese Ricerche Sociali, Belluno, 2006.
- Bolcato, Vittorio: Gli organi delle chiese di Cortina d'Ampezzo, Edizioni La Cooperativa di Cortina, Cortina d'Ampezzo, 2002. ISBN 8887174210
- Casanova, Roberto: Arrampicate sportive a Cortina d'Ampezzo, Cierre Edizioni, 1996. ISBN 8886654235
- D'Anza, Daniele: Zoran Music a Cortina. Il ciclo naturalistico della vita, Il ramo d'oro edizioni, Trieste, 2009. ISBN 9788889359419
- Da Pozzo, Michele; Tempesta, Tiziano; Thiene, Mara: Turismo e attività ricreative a Cortina d'Ampezzo, Forum Edizioni, Udine, 2003. ISBN 8884201144
- Gaspari, Evaldo: La ferrovia delle Dolomiti (1921-1964), Athesia, Bolzano, 1994. ISBN 8870148203
- Ghedini Giuseppe; Monego Sara; Tassi Paolo: Bianco su bianco. Lo sci fuori pista è arte, Edizioni Compositori, Bologna, 2005. ISBN 8877944781
- Giacomel, Paolo: 1914 - 1918, la Grande Guerra nella Valle d'Ampezzo. Cinque Torri, parte I: 1914 - 1915, Gaspari editore, Udine, 2002. ISBN 8886338791
- Giacomel, Paolo: 1914 - 1918, la Grande Guerra nella Valle d'Ampezzo. Cinque Torri, Lagazuoi, Forte Tre Sassi, parte II: 1916, Gaspari editore, Udine, 2003. ISBN 8886338791
- Majoni, Angelo: Cortina d'Ampezzo nella sua parlata, Edizioni La Cooperativa di Cortina, Cortina d'Ampezzo, 1981. ISBN 8887174008
- Padovan, Rachele: La cucina ampezzana, Franco Muzzio Editore, Padova, 1981.
- Richebuono, Giuseppe: Storia d'Ampezzo, Edizioni La Cooperativa di Cortina, Cortina d'Ampezzo, 1997. ISBN 8887174156
- Russo, Lorenza: Pallidi nomi di monti, Edizioni La Cooperativa di Cortina, Cortina d'Ampezzo, 1995. ISBN 8887174113
- Spampani, Massimo: Sulle tracce dello scoiattolo. Animali delle Dolomiti di Cortina d'Ampezzo, Renografica Editore, Bologna, 2002. ISBN 8890155906
- Tosato, Giorgio: Zona di guerra. Auronzo, Cortina d'Ampezzo, monte Piana, Tre Cime di Lavaredo, Comelico, Isonzo, Albania nella prima guerra mondiale, Rossato editore, Verona, 1997. ISBN 8881300540
- Treccani, Giovanni: Enciclopedia Italiana Vol. XI, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1949.
- Wundt Theodor: Sulle Dolomiti d'Ampezzo, Edizioni La Cooperativa di Cortina, Cortina d'Ampezzo, 1996. ISBN 888717413X
- Zardini, Rinaldo: La flora montana e alpina di Cortina d'Ampezzo, Edizioni La Cooperativa di Cortina, Cortina d'Ampezzo, 1985. ISBN 8887174032
- Zardini Folòin, Stefano e Nicola: Cortina d'Ampezzo. Ritratto inedito di una signora, Light Hunter Publication, Cortina d'Ampezzo, 2002. ISBN 8886297114
[modifica] Voci correlate
- Ladinia
- Ampezzo
- Ferrovia delle Dolomiti
- Ciclabile delle Dolomiti
- Dolomiti Superski
- Parco naturale regionale delle Dolomiti d'Ampezzo
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Cortina d'Ampezzo
Wikisource contiene opere originali di o su Cortina d'Ampezzo
[modifica] Collegamenti esterni
- Cortina d'Ampezzo su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Cortina d'Ampezzo")
- Storia delle telecabine di Forcella Staunies
- Sciare a Cortina d'Ampezzo
| Città che hanno organizzato i Giochi olimpici invernali | |
|
1924 - Chamonix | 1928 - St. Moritz | 1932 - Lake Placid | 1936 - Garmisch-Partenkirchen | 1948 - St. Moritz | 1952 - Oslo | 1956 - Cortina d'Ampezzo | 1960 - Squaw Valley | 1964 - Innsbruck | 1968 - Grenoble | 1972 - Sapporo | 1976 - Innsbruck | 1980 - Lake Placid | 1984 - Sarajevo | 1988 - Calgary | 1992 - Albertville | 1994 - Lillehammer | 1998 - Nagano | 2002 - Salt Lake City | 2006 - Torino |
|




