Istituto nazionale Ferruccio Parri

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Istituto Nazionale Ferruccio Parri
Portale della rete degli istituti per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea
Logo INSMLI.jpg
Logo dell'Istituto Nazionale Ferruccio Parri
Tipoassociazione di istituti per la ricerca storica
Fondazione1949
Sede centraleItalia Milano
PresidenteItalia Valerio Onida
Sito web

L'Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Rete degli istituti per la Storia della Resistenza e dell'età contemporanea (in precedenza, Istituto Nazionale per la storia Movimento di Liberazione in Italia - INSMLI) è un sistema federativo di istituti storici diffusi in tutta Italia. Fondato da Ferruccio Parri nel 1949 allo scopo di conservare e studiare il patrimonio documentario del Corpo volontari della libertà e del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, ha in realtà allargato il suo raggio di intervento alla storiografia contemporanea, di cui ha promosso lo sviluppo e l'elaborazione su base scientifica in Italia. La sede nazionale è a Milano[1].

L'Istituto cura una serie di pubblicazioni, tra cui una rivista trimestrale dal titolo "Italia Contemporanea" (in precedenza "Il Movimento di liberazione in Italia"), e dal 2007 cura l'edizione aggiornata e consultabile sul web delle "Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza Italiana", mentre nel 2016 ha realizzato (insieme all'ANPI) l'"Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia"[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La creazione del Comitato promotore per la fondazione dell'Istituto Nazionale, presieduto da Ferruccio Parri, risale al gennaio del 1949 su iniziativa dei Comitati direttivo degli Istituti storici del Piemonte, della Liguria e della Lombardia. Nel corso dell'assemblea del comitato, tenutasi il 20 febbraio dello stesso anno viene decisa la "costituzione dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia"[3].

L'atto costitutivo risale al 19 aprile 1949, i soci fondatori sono Ferruccio Parri, presidente dell'Istituto storico della Resistenza in Lombardia, Andrea Guglielminetti rappresentante dell'Associazione per la storia della Resistenza in Piemonte e Luciano Bolis delegato per l'Istituto storico della resistenza in Liguria. Viene nominato presidente Ferruccio Parri, il vicepresidente è Amedeo Ugolini[3].

Il 26 giugno viene costituito il comitato direttivo della pubblicazione bimestrale di studi e documenti "Il Movimento di Liberazione in Italia", composto da Franco Antonicelli, Mario Bendiscioli, Mario Dal Pra, Ferruccio Parri e con direttore responsabile Giorgio Vaccarino, il primo numero esce nel luglio 1949. Il 14 dicembre del 1952 il presidente Luigi Einaudi inaugura la nuova sede in piazza del Duomo, 14 presso il Palazzo Reale.

Nel 1956 viene nominato un secondo vicepresidente, il primo a ricoprire la carica è Achille Marazza. Nel 1965 viene istituita la Commissione scientifica per coordinare il lavoro di ricerca composta da Franco Catalano, Fausto Fonzi e Guido Quazza[4].

Il riconoscimento giuridico dell'Istituto avviene con la legge n. 3 del 16 gennaio 1967[5], nello stesso anno viene presentata al Consiglio direttivo la proposta di un progetto di raccolta delle di notizie e fonti con relativa rappresentazione cartografica, l'embrione di quello che diventerà l'"Atlante storico della resistenza italiana"[6] un progetto di ricerca che solo nel 2000 si concretizzerà nella pubblicazione dell'omonimo libro[7].

Nel 1971 Ferruccio Parri, per motivi di salute, lascia la carica di presidente che passa nel 1972 allo storico Guido Quazza, Parri rimane vicino all'Istituto mantenendo la carica di presidente onorario. Dal 1974 la pubblicazione periodica cambia nome divenendo "Italia contemporanea"[8].

L'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia è oggi un sistema federativo (denominato "Rete degli istituti storici della Resistenza") che comprende 64 Istituti associati e 10 enti collegati, diffusi sull'intero territorio nazionale[9].

Sede[modifica | modifica wikitesto]

Situato inizialmente nei locali del Castello Sforzesco (prima sede), l'Istituto nazionale si è trasferito poi in via Friguglia e nel 1952 al Palazzo Reale (in Piazza Duomo)[3], traslocando infine nel 2001 al numero civico 336 di viale Sarca, all'interno dell'area che ha ospitato per quasi un secolo (ed in parte ospita tuttora) gli stabilimenti di alcune importantissime industrie italiane, come Ansaldo, Breda, Ercole Marelli e Pirelli.

La zona, che all'inizio del Novecento costituiva uno dei principali centri della produzione industriale lombarda, nella primavera del 1943 è stato uno degli epicentri della massiccia ondata di scioperi contro il regime fascista. Dopo l'armistizio un gran numero di operai impiegati nelle fabbriche qui dislocate hanno aderito al movimento di liberazione, impedendo oltretutto la distruzione degli impianti durante la ritirata nazista del 1945.

A partire dagli anni '70, e fino ai primi anni '80, un progressivo processo di deindustrailizzazione ha portato ad una complessiva riorganizzazione dell'intera area, grazie soprattutto al contributo della stessa Pirelli, che nel 1985 ha indetto un concorso pubblico per il recupero delle proprie strutture industriali dismesse. Verso la metà degli anni '90, progetti di riqualificazione parziale sono stati avviati anche da altre imprese della zona, nota attualmente come “ex-Breda ed ex-Marelli”. La palazzina numero 15 di viale Sarca 336, originariamente di proprietà di Ansaldo e acquistata successivamente da Pirelli, è anch'essa frutto del globale progetto di risanamento.

Struttura e attività[modifica | modifica wikitesto]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2011 il sesto presidente dell'Istituto è Valerio Onida, succeduto a Oscar Luigi Scalfaro[10].

I suoi predecessori sono stati Ferruccio Parri (1949-1971), Guido Quazza (1972-1996), Giorgio Rochat (1996-2000), Laurana Lajolo (2000-2002) e Oscar Luigi Scalfaro (2002-2011)[11].

Tina Anselmi ne è stata vicepresidente dal 1998 al 2003[12] e presidente onorario fino al momento della sua morte nel 2016, dall'aprile 2012 la vicepresidenza è ricoperta da Alberto De Bernardi[13]. Il Consiglio di Amministrazione è composto da Giulia Albanese, Guido D’Agostino[14], Carla Marcellini, Simone Neri Serneri, Stefano Pivato, Mario Renosio e Marco Rossi Doria. Direttore generale è Claudio Silingardi[15]; direttore scientifico è invece Marcello Flores[16]. Membri del comitato scientifico sono Mimmo Franzinelli, Marco Fioravanti, Gianluca Fulvetti, Enrico Galavotti, Piero Graglia, Isabella Insolvibile, Paolo Pezzino, Valentina Pisanty, Gabriele Ranzato, Marica Tolomelli, Marta Verginella, Gilda Zazzara, Nicola Labanca, Direttore della rivista Italia contemporanea, e Antonio Brusa, Direttore del periodico di didattica della storia online Novecento.org.

Archivio storico[modifica | modifica wikitesto]

L'Archivio dell'Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia di Milano fu costituito nel 1949 su iniziativa di Ferruccio Parri, con il concorso di studiosi di tutte le componenti resistenziali, allo scopo di conservare i documenti prodotti nel corso della Resistenza, promuovendone lo studio e la conoscenza. L'anno precedente, il Consiglio superiore per gli Archivi di Stato si era pronunciato a favore del deposito del patrimonio archivistico resistenziale presso gli Istituti della Resistenza (Isr) che andavano costituendosi: gli Isr venivano autorizzati a conservare, al pari degli Archivi di Stato, i documenti prodotti dalle formazioni partigiane e dagli organi politici della Resistenza[17].

Il nucleo originario dell'archivio dell'Istituto è costituito infatti dal patrimonio documentario prodotto nel corso della Resistenza. Sono conservate infatti le carte del Clnai, del Cln lombardo, dei Cln provinciali, comunali e aziendali, dell'archivio del Corpo Volontari della Libertà (Cvl) e materiale proveniente dagli uffici stralcio dei comandi militari regionali ligure e lombardo. La documentazione sugli organismi militari è completata dai fondi Brigate Garibaldi, Brigata Stefanoni, Comando militare provinciale di Novara. Si segnalano gli archivi di protagonisti del movimento di liberazione quali Cesare Merzagora, Ferruccio Parri, Giuliano Pischel, Vincenzo Calace, Adolfo Scalpelli, Ettore Tibaldi, Natale Mazzolà, Luigi Campolonghi, Carlo a Prato, Giuseppe Bacciagaluppi, Mario Alberto Rollier, Alfredo Pizzoni, Antonino La Rosa, Ettore Bonomi. Accanto al patrimonio resistenziale è in continua espansione la documentazione relativa a tutta l'età contemporanea riguardante partiti, sindacati, associazioni, strutture della società civile oltre ad archivi di singole persone.

L'archivio custodisce inoltre una rilevante sezione iconografica, comprendente fotografie (circa 15.000) – soprattutto del periodo resistenziale – e cartoline storiche illustrate. Accanto a queste tipologie di documenti, si affianca poi una serie eterogenea di altro materiale, come ad esempio microfilm, manifesti e volantini del periodo clandestino e non solo. Di particolare rilevanza sono poi i 73 pannelli originali di una mostra sulla Resistenza italiana preparata per un'esposizione a Bordeaux nel 1946, presentati per la prima volta al pubblico in occasione della mostra “Un'immagine dell'Italia”, organizzata dall'Istituto per il 60º anniversario della liberazione.

Biblioteca ed emeroteca[modifica | modifica wikitesto]

La Biblioteca di storia contemporanea "Ferruccio Parri" possiede serie di documenti diplomatici e di fonti europee e nord-americane; studi, saggi e riviste italiani e stranieri di storia e storiografia, di politica, economia, scienze sociali, pedagogia e diritto; volumi di storiografia, storia militare, memorialistica e di storia locale.

Cura in particolare gli ambiti tematici del movimento antifascista e della Resistenza italiana ed europea; del nazifascismo e dei totalitarismi del Novecento; del colonialismo e della decolonizzazione; delle guerre mondiali; della Costituzione della Repubblica Italiana e della costruzione della Repubblica; della ricostruzione economica e industriale; dei movimenti politici e culturali e del pensiero politico.

La biblioteca raccoglie e cataloga estratti di saggi, tesi di laurea specialistiche e di dottorato e favorisce le donazioni di fondi pubblici e privati garantendone la conservazione e la valorizzazione. Possiede oltre 70.000 titoli monografici e 4.700 testate di periodici italiani e stranieri (di cui circa 300 correnti).

Italia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel 1949 da Giorgio Vaccarino con il nome di M"ovimento di liberazione in Italia", la rivista è stata un punto di riferimento fondamentale per gli studiosi di storia contemporanea, contribuendo a porre le basi della disciplina in Italia. Nel 1974 il titolo della testata è stata modificato in "Italia contemporanea", proprio per sottolineare l'ampliamento degli interessi a tutta la vicenda novecentesca, pur senza dimenticare un'attenzione costante agli sviluppi della ricerca relativa alla Resistenza.

Ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei compiti fondamentali dell'Istituto è promuovere la ricerca sulla storia contemporanea e fare in modo che i suoi risultati siano divulgati utilizzando tutti gli strumenti comunicativi a disposizione: pubblicazioni, riviste, convegni, seminari, mostre, audiovisivi, strumenti informatici, eccetera. Rientra in questo ambito anche l'impegno di mettere a disposizione degli studiosi le fonti per lo studio della storia contemporanea nazionale e internazionale, attraverso l'edizione di cataloghi, repertori, banche dati informatizzate.

Le aree tematiche su cui si concentra questa attività di ricerca possono essere riassunte nel modo seguente: Resistenza, Antifascismo, leggi razziali, seconda guerra mondiale, Shoah, deportazione, nascita e storia della Repubblica. Tutti questi filoni tematici sono collocati in un contesto internazionale di adeguata ampiezza, sicché l'Istituto nazionale si è caratterizzato negli ultimi anni per risultati di eccellenza nel campo degli studi sul colonialismo fascista, sull'intervento della Chiesa cattolica nella politica e nella cultura, sui rapporti internazionali del movimento di liberazione, ecc.

Dal 2005 al 2011 l'Istituto ha costituito nel suo ambito una Scuola Superiore di Studi di Storia Contemporanea, con l'obiettivo di formare giovani studiosi, laureati o con dottorato di ricerca, delle diverse regioni nazionali. Le ricerche degli studenti sono state finora pubblicate nella collana "Studi di storia contemporanea"[18].

L'attività scientifica dell'Istituto si sviluppa in raccordo con la progettualità proveniente dalla rete degli Istituti storici. La programmazione delle attività scientifiche è garantita dal Comitato scientifico, coordinato dal Direttore scientifico dell'Istituto Marcello Flores.

Didattica e formazione[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto nazionale Ferruccio Parri è stato sensibile fin dagli anni settanta alle tematiche relative all'insegnamento della storia contemporanea, promuovendo incontri e corsi di formazione. Tale attività è andata consolidandosi con il tempo e si è concretizzata in una serie di protocolli di intesa firmati con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (già Ministero della pubblica istruzione) fin dal 1996.

L'impegno formativo è rivolto tanto agli insegnanti che agli studenti, con un'ampia gamma di iniziative. Negli ultimi anni una forte attenzione è stata riservata ai temi dell'"Educazione alla cittadinanza" e di "Cittadinanza e costituzione".

Infotelematica[modifica | modifica wikitesto]

Il portale dell'Istituto[19], è on line dal 17 dicembre del 2005. Attraverso di esso è possibile accedere a diversi servizi, nonché ai siti web dei singoli istituti storici associati all'istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia.

Per rendere accessibile e consultabile il patrimonio archivistico e documentario in possesso dell'Istituto e rendere pubblici i risultati delle ricerche compiute, sono state realizzate alcune applicazioni informatiche consultabili on-line.

Innanzitutto vi sono le banche dati archivistiche, che raccolgono le descrizioni dei fondi archivistici conservati presso la sede dell'Istituto nazionale e di buona parte dei fondi custoditi presso gli Istituti storici della Resistenza e della società contemporanea ad esso associati. A seconda della tipologia di documenti descritti, essi si suddividono in:

  • Database GUIDA, concernente i documenti cartacei[20].
  • Database FOTO, concernente i documenti fotografici[21].
  • Database CARTO, concernente le cartoline storiche[22].

I tre strumenti sono consultabili simultaneamente da un unico ambiente, denominato Metaopac archivistico[23].

La base di dati “Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza Italiana[24] è on line dal 26 aprile 2007. Essa è costituita essenzialmente dai fondi archivistici donati all'Istituto Nazionale da Piero Malvezzi (tra il 1985 e il 1986) e da Mimmo Franzinelli (nel 2005). Quest'ultimo corpus documentario raccoglie i risultati delle ricerche condotte da Enrica Cavina, Paolo Ferrari, Manuela Lanari, Bruno Maida e Chiara Saonara, e realizzate nell'ambito del progetto proposto e coordinato dallo stesso Mimmo Franzinelli. Negli anni successivi alla pubblicazione on line, la ricerca di documenti è proseguita ad opera della redazione della banca dati, che è tuttora impegnata nel reperimento delle lettere, siano esse autografe o trascrizioni, edite o inedite.

Nel 2016 invece l'Istituto Nazionale ha realizzato (insieme all'ANPI) l'Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, banca dati con un sistema di georeferenziazione che censisce tutti gli episodi di violenza con esito letale avvenuti sul territorio nazionale nel periodo 1943-1945, commessi dalle forze di occupazione naziste e/o dai loro alleati fascisti. L'Atlante è il risultato di una ricerca biennale, finanziata dal Fondo italo-tedesco per il futuro, che ha coinvolto oltre 120 ricercatori in tutta la penisola. Il coordinamento scientifico è stato affidato a Paolo Pezzino. Attualmente nel database sono censiti oltre 5300 episodi (comprese le cosiddette "uccisioni singole"), per un totale di quasi 24000 vittime (inclusi i partigiani catturati e giustiziati dopo essere stati disarmati).

Rete Istituti per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea (elenco non esaustivo)[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chi siamo, italia-resistenza.it. URL consultato il 1º novembre 2017.
  2. ^ Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, su straginazifasciste.it. URL consultato il 17 febbraio 2018.
  3. ^ a b c Gaetano Grassi (a cura di), Resistenza e storia d'Italia, Milano, Franco Angeli, 1993, p. 4.
  4. ^ Grassi, p. 6
  5. ^ Legge 16 gennaio 1967, n. 3: Riconoscimento giuridico dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione. (GU n.22 del 26-1-1967 )
  6. ^ Grassi, p. 8
  7. ^ curato da Luca Baldissara ed edito da Mondadori ISBN 978-8842496618
  8. ^ Grassi, p. 9
  9. ^ La rete degli istituti storici della Resistenza, su italia-resistenza.it. URL consultato il 17 febbraio 2018..
  10. ^ La notizia sul sito dell'Istituto Nazionale "Ferruccio Parri" di Milano
  11. ^ I Presidenti dell'INSMLI: dati e biografie, su italia-resistenza.it. URL consultato il 06-03-2013.
  12. ^ Addio a Tina Anselmi, su italia-resistenza.it. URL consultato il 17 febbraio 2018.
  13. ^ Docente di Storia contemporanea presso l'Università di Bologna , autore di numerose pubblicazioni, elencate dettagliatamente sul sito dell'Università di Bologna.
  14. ^ nasce a Napoli nel 1942 titolare di cattedra presso la Facoltà di giurisprudenza dell'Università di Camerino: con insegnamento su Storia e Istituzioni del Mezzogiorno d'Italia nell'età medioevale e moderna, tra i suoi libri: La Capitale ambigua. Napoli dal 1458 al 1580 , Parlamento e Società nel Regno di Napoli , Le Istituzioni parlamentari nell'Ancien Regime , Per una storia di Napoli capitale , Re, Viceré, Rivolte , Poteri, Istituzioni e Società nel Mezzogiorno medievale e moderno , Poteri, Istituzioni e Società nel Mezzogiorno contemporaneo , Le Quattro giornate di Napoli
  15. ^ Anche direttore dell'Istituto storico di Modena (associato all'INSMLI)
  16. ^ Professore di Storia Comparata presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione dell'Università di Siena
  17. ^ Seduta n. 224 del 1º luglio 1948 Archiviato il 13 aprile 2014 in Internet Archive..
  18. ^ Elenco delle opere della collana "Studi di storia contemporanea" finora pubblicate, su italia-resistenza.it. URL consultato il 06-03-2013..
  19. ^ Portale della rete degli Istituti per la storia della Resistenza e della società contemporanea in Italia, su italia-liberazione.it. URL consultato il 06-03-2013.
  20. ^ Database GUIDA, su beniculturali.ilc.cnr.it:8080. URL consultato il 06-03-2013.
  21. ^ Database FOTO, su beniculturali.ilc.cnr.it:8080. URL consultato il 06-03-2013..
  22. ^ Database CARTO, su beniculturali.ilc.cnr.it:8080. URL consultato il 06-03-2013..
  23. ^ Metaopac archivistico, su beniculturali.ilc.cnr.it:8080. URL consultato il 06-03-2013..
  24. ^ Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana, su ultimelettere.it. URL consultato il 06-03-2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Storia d'Italia Portale Storia d'Italia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di storia d'Italia