Vincenzo Calace

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Vincenzo Calace nel 1920.

Vincenzo Calace (Trani, 24 novembre 1895Molfetta, 11 novembre 1965) è stato un politico e antifascista italiano.

« Eravamo concordi nel ritenere che i buoni, gli onesti, non se ne stessero in disparte a guardare, ma vi portassero il loro consiglio e la loro azione; non lasciassero campo libero agli scriteriati e - peggio - ai birbanti (...) egli militava già tra i repubblicani e si faceva banditore del mazzinianesimo »
(Alberto Simone, Testimonianza, Il Palazzolo, novembre 1996)

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Vicenzo Calace a Bisceglie.


Studente della Regia Scuola Tecnica Industriale di Bari, si laurea in ingegneria meccanica nel 1921 all'Università di Napoli.

Sin dal periodo partenopeo abbraccia con entusiasmo gli ideali mazziniani e repubblicani di Giovanni Bovio. Partecipa alla prima guerra mondiale come ufficiale di artiglieria.
Nel 1922 apre in via Muro Mangilli a Bisceglie, città dove vive ed insegna matematica nel locale Ginnasio, con alcuni compagni di fede mazziniana, la sezione repubblicana intitolata a Giuseppe Mazzini.

Dopo il periodo biscegliese, segnato dalle prime avvisaglie del prepotere fascista, dagli episodi di censura del sindaco e del commissario di PS, e dall'attentato incendiario che distrusse la sede repubblicana, Vincenzo Calace si trasferisce a Milano ed entra nel movimento Giustizia e Libertà. Con Riccardo Bauer, Ernesto Rossi, Giordano Viezzoli, Ferruccio Parri e altri, viene arrestato nel 1930 e condannato dal Tribunale speciale.[1] Si tratta della prima sentenza contro “Giustizia e Libertà” e i suoi massimi dirigenti. Tra gli imputati figurano lo scienziato Umberto Ceva, suicidatosi in carcere, e la spia dell'OVRA Carlo Del Re.
Tornerà libero solo alla caduta del fascismo, dopo aver scontato cinque anni di carcere e otto di confino nell'isola di Ventotene,[2][3] dove ha come compagni di prigionia Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, Altiero Spinelli, Francesco Fancello, Sandro Pertini, Luigi Grossuti, Nello Traquandi e altri.

A Bari, dopo un breve secondo arresto inflittogli dalle autorità badogliane, è tra gli esponenti più attivi del Partito d'Azione. Il Partito, nel corso dello storico congresso del CLN (gennaio 1944), lo designa proprio rappresentante nella Giunta Esecutiva Permanente. Qui, in aperta opposizione a Palmiro Togliatti, contrasterà invano la costituzione del Governo di Salerno.

L'anno successivo Calace rifiuta la nomina a Sottosegretario di stato offertagli da Ferruccio Parri. Dal 1947, scomparso il Partito d'Azione, milita nel PSI e, dopo l'espulsione da quest'ultimo, partecipa alle battaglie del movimento di Unità Popolare.
Funzionario della Cassa per il Mezzogiorno negli anni 50 e 60, si spegne a Molfetta in una clinica privata l'11 novembre del 1965.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Lapide in ricordo di Vincenzo Calace a Bisceglie.

Il Comune di Bisceglie ha eretto in ricordo di Vincenzo Calace un monumento in piazza Margherita.

Durante la cerimonia, che si svolse a Bisceglie in piazza Regina Margherita il 1º marzo del 1980 alla presenza di migliaia di cittadini, il presidente della repubblica Sandro Pertini al termine della commemorazione scoprì un busto in bronzo raffigurante Vincenzo Calace.

Il 15 novembre del 1987, la municipalità biscegliese eresse una lapide riportante un testo di Riccardo Bauer in ricordo di Vincenzo Calace, al fianco dell'ingresso della sua dimora locale.

Alcune città nella loro toponomastica hanno dedicato strade a Vincenzo Calace.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sentenza n. 33 del 6.3.1931 contro Vincenzo Calace ed altri (“Organizzazione e propaganda sovversiva”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia dissidente e antifascista. Le ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943, Milano 1980 (ANPPIA/La Pietra), vol. I, p. 499
  2. ^ Commissione di Roma, ordinanza del 3.12.1935 contro Vincenzo Calace (“Scontata la condanna inflittagli dal TS per attività giellista, è inviato al confino”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1389
  3. ^ Commissione di Littoria, ordinanza del 15.11.1940 contro Vincenzo Calace e altri (“Al termine della pena precedente, riassegnato per la cattiva condotta tenuta in colonia”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. IV, p. 1302

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Felice Pellegrini, Testimone di Libertà, Molfetta, editrice Mezzina, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN10657751