Stato Islamico dell'Iraq e del Levante

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Stato Islamico dell'Iraq e del Levante
Stato Islamico dell'Iraq e del Levante – Bandiera Stato Islamico dell'Iraq e del Levante - Stemma
(dettagli)
Stato Islamico dell'Iraq e del Levante - Localizzazione
Territorio a status conteso
Motivo del contenzioso Proclamatosi indipendente il 3 gennaio 2014
Situazione de facto territorio occupato militarmente nel corso della guerra civile siriana e della guerriglia irachena, conflitti non ancora conclusisi
Governo Califfato
Capo di Stato Abu Bakr al-Baghdadi
Inno Ummati, Qad Lāḥa Fajarun
Motto Bāqiyah wa-Tatamaddad "Consolidarsi ed espandersi"
Posizione dell'ONU
Sintesi della posizione non riconoscimento dell'indipendenza
Informazioni generali
Lingua arabo
Capitale/Capoluogo Al-Raqqa (196.529 ab. / 2009)
Area ~32133[1] km²
 % delle acque trascurabile%
Continente Asia
Fuso orario UTC +3
Prefisso tel. +963 (parte siriana)
+964 (parte irachena)

Lo Stato Islamico dell'Iraq e della Siria (in arabo: الدولة الإسلامية في العراق والشام, al-Dawla al-Islāmiyya fī al-ʿIrāq wa al-Shām, a volte tradotto come Stato Islamico dell'Iraq e della Grande Siria), ufficialmente solo Stato Islamico[2], spesso abbreviato con l'acronimo inglese ISIL[3], ISIS[4], IS o in arabo: داعش, Dāʿish, è un gruppo jihadista attivo in Siria e in Iraq il cui leader, Abu Bakr al-Baghdadi, ha unilateralmente[5] proclamato la rinascita del califfato nei territori caduti sotto il suo controllo.

La posizione dell'ONU in merito alla legittimità di questo autoproclamato Stato Islamico è stata, a tutto il 13 agosto 2014, di dichiarare il più alto livello di emergenza sotto il profilo umanitario ed invitare il governo iracheno a formare un governo il prima possibile entro i limiti della Costituzione irachena, senza riconoscere alcuna legittimità all'ISIS (che si trova anche sul territorio dello stato iracheno, membro riconosciuto dell'ONU[6][7]) e facendo riferimento ad esso come "gruppo terroristico"[8].

Cambi di nome[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo, formatosi nel 2004 come Jamāʿat al-Tawḥīd wa al-Jihād (Organizzazione del Monoteismo e del Jihad, JTJ), ha subito numerosi cambi di nome.

Nell'ottobre del 2004 il leader del gruppo, Abu Mus'ab al-Zarqawi, giurò fedeltà ad Osama bin Laden e cambiò il nome del gruppo in "Tanẓīm Qāʿidat al-Jihād fī Bilād al-Rāfidayn" (Organizzazione della Base del jihad nel Paese dei due Fiumi (con riferimento alla Mesopotamia), più comunemente conosciuta come Al-Qāʿida in Iraq (AQI).[9][10] Anche se il gruppo non si è mai riferito a se stesso come Al-Qāʿida in Iraq, questo nome è stato frequentemente usato per descrivere le sue varie incarnazioni.[11]

Nel gennaio del 2006 AQI unì vari e più piccoli gruppi ribelli iracheni sotto l'organizzazione chiamata Mujahideen Shura Council. Questo fu più che altro un atto propagandistico e un tentativo di dare al gruppo un sapore più iracheno e forse di distanziare al-Qāʿida da alcuni errori tattici di al-Zarqawi come l'attentato terroristico di Amman nel 2005 nel quale vennero colpiti tre hotel.[12] Al-Zarqawi venne ucciso nel 2006 dopo un nuovo cambio di direzione del gruppo.

Il 12 ottobre del 2006 il Mujahideen Shura Council si unì ad altre quattro fazioni ribelli e rappresentanti varie tribù arabe irachene, ed insieme strinsero la loro alleanza con il tradizionale giuramento arabo chiamato Ḥilf al-muṭayyabīn ("Patto dei profumati").[13][14]

Durante la cerimonia, i partecipanti giurarono di liberare l'Iraq sunnita dalla Shi'a e dall'oppressione straniera, di promuovere il nome di Allah e di riportare l'islam alla sua gloria passata. Durante questa cerimonia i partecipanti dichiararono:

« Noi crediamo ciecamente in Allah […] che noi ci batteremo per liberare i prigionieri dalle manette per porre fine all'oppressione alla quale i sunniti sono stati sottoposti dai malvagi sciiti e dalle crociate occupanti, di assistere gli oppressi e ripristinare i loro diritti anche a costo della nostre stesse vite […] per far diventare la parola di Allah suprema nel mondo e ripristinare la gloria dell'islam.[13] »

Il 13 ottobre del 2006 venne annunciata la fondazione del Dawlat al-ʿIrāq al-Islāmīyya (Stato islamico dell'Iraq, ISI).[10][15]

Venne formato un governo e Abū ʿAbd Allāh al-Rashīd al-Baghdādī divenne l'emiro (comandante) di ISI, ma di fatto era solamente un prestanome, dato che il potere era detenuto dall'egiziano Abū Ayyūb al-Maṣrī.[16] La dichiarazione incontrò una critica ostile non solo dai jihadisti rivali dell'ISI in Iraq, ma anche dai principali ideologi jihadisti fuori dal paese.[17] Al-Baghdādī e al-Maṣrī vennero entrambi uccisi in un'operazione congiunta di Stati Uniti e Iraq nell'aprile del 2010. Abū Bakr al-Baghdādī, che prese il potere successivamente, è l'attuale leader di ISIS.

Il 9 aprile 2013, essendosi ampliato all'interno della Siria, il gruppo adottò il nome di Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, conosciuto anche come Stato Islamico dell'ʿIrāq e di al-Shām.[18][19] Il nome viene abbreviato in ISIS o ISIL. La s finale nell'acronimo ISIS deriva dalla parola araba Shām, che nel contesto di un jihād globale si riferisce al Levante o alla Grande Siria.[20][21] ISIS era anche conosciuto come al-Dawla (Lo Stato), o al-Dawla al-Islāmiyya (Lo Stato Islamico). Queste sono forme abbreviate del nome dello Stato Islamico dell'ʿIrāq e al-Shām.[22]

I detrattori di ISIS, particolarmente in Siria, si riferiscono al gruppo usando l'acronimo arabo DAESH (in arabo: داعش), che può significare Dawlat al-Islāmiyya fī l-ʿIrāq wa l-Shām (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante - o più Grande Siria), ma che può essere letto anche con significati spregiativi come "vigliacchi e polvere" (Dāhis wa l-Ghabrāʾ) o con altre interpretazioni.[23][24] ISIS, a quanto riferiscono voci non confermate, usa la fustigazione come punizione per le persone che usano quell'acronimo.[25]

Il 14 maggio del 2014 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato la sua decisione di usare "Islamic State of Iraq and the Levant" (ISIL) come nome principale del gruppo.[24]

La questione dell'acronimo corretto da utilizzare per riferirsi al gruppo è stata discussa da molti commentatori.[21][22] Ishaan Taroor del Washington Post ha concluso:

« Nel crescente campo di battaglia delle controversie di editing, la distinzione tra ISIS o ISIL non è così grande.[22] »

Il 29 giugno 2014 venne annunciata la fondazione di un nuovo "califfato", Abū Bakr al-Baghdādī venne indicato come suo califfo e il gruppo cambiò formalmente il suo nome in Stato Islamico.[26][27]

Ideologia e credo[modifica | modifica sorgente]

Stato Islamico
الدولة الإسلامية
ad-Dawlah l-ʾIslāmiyyah
Flag of The Islamic State of Iraq.jpg
Attiva 2004 - oggi
Nazione Siria Siria
Iraq Iraq
Contesto guerra d'Iraq
guerra civile siriana
guerriglia irachena
Ideologia Sunnismo
Jihadismo
Fondamentalismo islamico
Alleanze Fino al 2014:

Dal 2014:

Componenti
Fondatori Abu Musab al-Zarqawi
Componenti principali Abu Bakr al-Baghdadi
Abu Omar al-Shishani
Abu Mohammad al-Adnani
Attività
Azioni principali Battaglia di Aleppo
[28][29]
Voci su organizzazioni terroristiche in Wikipedia

ISIS è un gruppo estremista che segue la linea dura dell'ideologia di al-Qāʿida e aderisce ai principi del jihadismo globale.[30]

Come al-Qāʿida e molti altri gruppi jihadisti odierni, ISIS emerge dall'ideologia dei Fratelli Musulmani, la prima organizzazione islamista al mondo, fondata nel 1928 in Egitto,[31] che tuttavia non afferma la cogenza del jihād.

ISIS segue un'interpretazione radicale e anti-occidentale dell'Islam, promuove la violenza religiosa e considera coloro che non concordano con la sua interpretazione come infedeli e apostati. Allo stesso tempo ISIS mira a fondare uno Stato fondamentalista, secondo i principi del salafismo, in Iraq, Siria e altre parti del Levante.[30]

L'ideologia di ISIS mira a ritornare ai primi tempi dell'islam, rifiutando le "innovazioni" più recenti nella religione che sono ritenute responsabili della corruzione del suo spirito originario. Condanna i califfati più recenti e l'Impero ottomano per aver deviato da quello che viene chiamato "puro islam" e per questo motivo mira a stabilire un suo califfato.[32] Comunque commentatori sunniti come Zayd Hamis, ed anche mufti jihadisti e salafiti come Adnan al-Aroor e Abu Basir al-Tartusi, ritengono che ISIS e altri gruppi terroristici ad esso correlati non siano minimamente sunniti, ma eretici kharigiti, al servizio di un'agenda imperiale anti-islamica.[33][34][35][36]

I salafiti, come gli appartenenti all'ISIS, credono che solo un'autorità legittima possa intraprendere la direzione del jihād, e che la purificazione della società islamica sia prioritaria rispetto ad altre attività, come quella di combattere contro paesi non musulmani. Ad esempio, per quanto riguarda la questione palestinese, ISIS considera Ḥamās, un gruppo sunnita, come apostata e senza alcuna autorità per guidare il jihād. Combattere Ḥamās sarà quindi il suo primo passo verso il confronto con Israele.[37]

Obiettivi[modifica | modifica sorgente]

Fin dal suo inizio l'istituzione di uno Stato islamico puro è stato uno degli obiettivi principali dell'organizzazione.[38] Secondo la giornalista Sarah Birke, una delle "differenze significative" tra il fronte al-Nuṣra e ISIS è che quest'ultima "tende ad essere più focalizzata sull'istituzione di un proprio governo nel territorio conquistato". Mentre entrambi i gruppi condividono l'ambizione di costruire uno stato islamico, ISIS è "molto più spietata […] compiendo attacchi settari e imponendo immediatamente la shari'a".[39] ISIS ha raggiunto il suo obiettivo il 29 giugno 2014, quando ha rimosso la dicitura "Iraq e Levante" dal proprio nome, iniziando a riferirsi a se stessa come "Stato islamico", e dichiarando i territori occupati di Iraq e Siria come un nuovo califfato.[40]

Nella metà del 2014 il gruppo ha pubblicato un video intitolato "La fine di Sykes-Picot", nel quale è presente un cileno, Abu Safyya, che parla inglese. Il video annuncia le intenzioni del gruppo di eliminare gli attuali confini tra i paesi islamici del Vicino Oriente; questo è un riferimento ai confini decisi dall'Accordo Sykes-Picot durante la prima guerra mondiale.[41][42]

Rivendicazioni territoriali[modifica | modifica sorgente]

Il 13 ottobre 2006 il gruppo ha annunciato la fondazione dello Stato Islamico dell'Iraq, che rivendica l'autorità sui governatorati islamici di Baghdad, al-Anbār, Diyālā, Kirkuk, Ṣalāḥ al-Dīn, Nīnawā e parti del governatorato di Babil.[15]

In seguito all'espansione del gruppo all'interno della Siria nel 2013 e l'annuncio dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, il numero di wilaya (province) rivendicate è salito a 16. In più rispetto alle sette irachene, le wilaya siriane, in gran parte entro i confini dei governatorati esistenti, sono Hassaké, Deir el-Zor, al-Raqqa, Homs, Aleppo, Idlib, Hama, Damasco e Laodicea.[43]

La sede del potere di ISIS in Siria è il governatorato di al-Raqqa. È risaputo che più importanti leader dell'ISIS, incluso Abu Bakr al-Baghdadi, abbiano visitato il capoluogo, al-Raqqa.

Posizione delle Nazioni Unite[modifica | modifica sorgente]

La posizione dell'ONU in merito alla legittimità dello Stato Islamico è stata, a tutto il 13 agosto 2014, di dichiarare il più alto livello di emergenza sotto il profilo umanitario ed invitare il governo iracheno a formare un governo il prima possibile entro i limiti della Costituzione irachena[44][45]. Un ulteriore comunicato ONU del 2 settembre 2014 si riferisce all'ISIS come al «so-called Islamic State in Iraq and the Levant (ISIL)» (cosiddetto ISIL), contemporaneamente esprimendo apprezzamento alle forze di sicurezza irachene e peshmerga impegnate nella difesa di Amerli[46].

Propaganda e social media[modifica | modifica sorgente]

Il logo del al-Furqan Media al-Furqan Institute for Media Production

Il gruppo è anche conosciuto per il suo uso efficace della propaganda.[47]

Il logo del Al-Hayat Media Center

Nel novembre del 2006, poco dopo la creazione dello Stato Islamico dell'Iraq, il gruppo ha fondato il al-Furqan Institute for Media Production, il quale produce CD; DVD, poster, pamphlet e propaganda relativa al web.[48] Il principale organo di stampa di ISIS è l'I'tisaam Media Foundation,[49] che venne fondato nel marzo del 2003 e distribuisce tramite il Global Islamic Media Front (GIMF).[50]

Nel 2014 ISIS ha fondato il Al Hyat Media Center, che mira ad un pubblico occidentale e pubblica materiale in inglese, tedesco, russo e francese.[51][52] Nel 2014 ha anche fondato la Anjad Media Foundation, che pubblica Anasheed (canti religiosi) jihadisti.[53]

L'uso da parte di ISIS dei social media è stato descritto da un esperto come "probabilmente più sofisticato di [quelli della] maggior parte delle compagnie statunitensi".[54][55]

ISIS regolarmente si avvantaggia dei social media, in particolare di Twitter. Per distribuire il suo messaggio organizza campagne hashtag, incoraggiando tweet con hashtag popolari e utilizzando software che abilitano ISIS a diffondere la propria propaganda sugli account dei suoi sostenitori.[56]

Un altro commento è che "ISIS mette più enfasi nei social media rispetto agli altri gruppi jihadisti […] Hanno una presenza sui social media molto coordinata".[57]

Anche se i feed di ISIS su Twitter vengono regolarmente messi al bando, frequentemente questi vengono ricreati, mantenendo una forte presenza online. Il gruppo ha tentato di espandersi in altri social network quali Quitter, Friendica e Diaspora; questi ultimi due hanno immediatamente rimosso la presenza di ISIS.[58]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile siriana e Guerra d'Iraq.

Dopo aver autoproclamato la propria sovranità politica su Siria e Iraq, lo Stato Islamico ha proclamato l'intenzione di allargare il suo progetto di dominio, come suggerisce la stessa inclusione del "Levante" nella denominazione, anche su Giordania, Israele, Palestina, Libano, Kuwait, Cipro e una zona meridionale della Turchia (l'ex Vilayet di Aleppo).[59][22] Attivo nella guerra civile siriana e in Iraq, dove ha occupato nel gennaio 2014 la città di Falluja, lo Stato Islamico è colpevole di numerosi crimini contro l'umanità.

Questa organizzazione jihadista si è unita ad al-Qāʿida nel 2004 prendendo il nome di al-Qāʿida in Iraq ed è guidata da Abū Bakr al-Baghdādī. Il rapporto tra al-Qāʿida in Iraq e al-Qāʿida si incrina nel 2005, quando emergono tensioni legate alla brutalità delle operazioni gestite dall'allora leader Abū Muṣʿab al-Zarqawī, che rischiano di alienare il sostegno popolare al gruppo.[60]. La definitiva rottura delle relazioni con al-Qāʿida avviene nell'aprile del 2013 quando Ayman al-Zawāhirī disconosce l'appartenenza dell'ISIL al gruppo islamista, riconoscendo invece il Fronte al-Nusra come emanazione ufficiale di al-Qāʿida in Siria.[61] L'azione di disconoscimento viene ribadita nuovamente a febbraio 2014 con un comunicato di al-Qāʿida diffuso via web.[62] Al-Qāʿida ha giudicato troppo estremi i propositi del movimento.[63]

L'obiettivo di ISIL è quello di imporre la Sharīʿa nei territori controllati e di realizzare un grande califfato islamico sunnita, riunendo le regioni a maggioranza sunnita di Siria e Iraq, all'interno di un unico Stato.[64]

Creazione dello Stato Islamico[modifica | modifica sorgente]

La sera del 29 giugno 2014 l'ISIS ha proclamato la restaurazione del Califfato islamico,[65] con Abū Bakr al-Baghdādī come califfo.

Il 25 luglio 2014, viene distrutta a Mossul la Moschea di Giona poiché frequentata anche dai cristiani e definita dallo Stato Islamico "meta di apostasia".[66] L'ISIS ha inoltre imposto ai cristiani di Mossul di abbandonare la città e di lasciare i propri beni o, in alternativa, di pagare la tassa di protezione, altrimenti sarebbero stati uccisi.[67].

L'8 agosto 2014 il presidente USA Barack Obama ha autorizzato bombardamenti mirati contro l'ISIS nel nord dell'Iraq, uniti al lancio di aiuti umanitari alle popolazioni in fuga dalle zone da esso occupate.[68][69] Tali attacchi servono per frenare l'avanzata dello Stato Islamico verso est e potrebbero andare avanti per mesi, fino ad avere raggiunto l'obiettivo.[70]

I primi attacchi sono stati effettuati con dei caccia F-18 e dei droni Predator.[71] I raid americani hanno permesso a ventimila dei quarantamila Yazidi (una minoranza finita nel mirino dell'ISIS, che nei giorni precedenti ne aveva uccisi almeno 500 durante l'avanzata nel nord dell'Iraq, seppellendo vive parte delle vittime, inclusi donne e bambini, e rapendo quasi trecento donne per trasformarle in schiave), di fuggire dai Monti del Sinjar, dove erano intrappolati sotto la minaccia degli jihadisti. Inoltre grazie all'appoggio aereo i Curdi hanno riconquistato Guwair e Makhmur, due cittadine in posizione strategica, e l'esercito iracheno ha lanciato due controffensive una nel distretto di Al-Bakri e una nel distretto di Muqdadiya.[72] Il 10 agosto gli Jihadisti hanno assediato 50.000 Yazidi rifugiatisi sul monte Sinjar, uccidendone almeno 500 e seppellendoli in fosse comuni.[72]

Per aiutare gli Yazidi in trappola gli Stati Uniti hanno inviato una missione militare composta da 100 uomini tra marines e forze speciali con il compito di organizzare una via di fuga per i civili minacciati.[73] Il 15 agosto 2014 il consiglio europeo ha approvato la fornitura di armi ai Curdi per aiutarli a contenere l'avanzata dell'ISIS.[74]

Nei giorni successivi gli jihadisti si sono resi responsabili di un nuovo massacro nel villaggio Yazida di Kocho, in cui hanno ucciso oltre 80 uomini e hanno rapito più di 100 donne, dopo che gli abitanti si erano rifiutati di convertirsi all'Islam. Lo stato islamico ha operato massacri anche in Siria, dove nelle prime due settimane di agosto ha ucciso oltre 700 membri della tribù Chaitat, che si era ribellata alla sua autorità nell'est del paese.[75][76] Il 17 agosto 2014 le forze peshmerga curde annunciano di aver ripreso il controllo della diga di Mossul, un importante sito strategico, con l'aiuto dei raid aerei americani, e di aver riconquistato le cittadine di Tel Skuf, Ashrafia e Batnaya.[77]. La notizia viene smentita dall'ISIS che la rigetta come "mera propaganda di guerra".[78] Anche secondo altre fonti la diga di Mossul sarebbe ancora nelle mani dell'ISIS.[79][80][81] Il 19 agosto 2014 l'esercito iracheno lancia un'offensiva per riconquistare la città di Tikrit.[82]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 11 reasons the Islamic State might be more dangerous than al-Qaida, The Hamilton Spectator, 4 settembre 2014
  2. ^ La Siria dice sì ai raid Usa sui terroristi Isis ma «con il nostro coordinamento» in Il Sole 24 Ore. URL consultato il 28 agosto 2014.
  3. ^ Sigla per Islamic State of Iraq and the Levant.
  4. ^ Sigla per Islamic State of Iraq and Syria oppure Islamic State of Iraq and al-Sham.
  5. ^ Come si organizza lo Stato Islamico di al-Baghdadi in Istituto per gli studi di politica internazionale. URL consultato il 28 agosto 2014.
  6. ^ UN declares highest level of emergency in Iraq over ISIS advance in rt.com. URL consultato il 3 settembre 2014.
  7. ^ http://www.un.org/News/Press/docs/2014/sc11519.doc.htm
  8. ^ (EN) Security Council concerned about illicit oil trade as revenue for terrorists in Iraq, Syria in ONU News Centre, 28 luglio 2014.
  9. ^ (EN) Death Could Shake Al-Qaeda In Iraq and Around the World, washingtonpost.com, 10 giugno 2006. URL consultato il 15 agosto 2014.
  10. ^ a b Uppsala Data Conflict Programme: Conflict Encyclopaedia. URL consultato il 15 agosto 2014.
  11. ^ (EN) The ISIL's Stand in the Ramadi-Falluja Corridor, ctc.usma.edu, 29 maggio 2014. URL consultato il 17 agosto 2014.
  12. ^ Fishman 2008, pp. 48–9.
  13. ^ a b (EN) Jihad Groups in Iraq Take an Oath of Allegiance, memrijttm.org, 17 ottobre 2006. URL consultato il 17 agosto 2014.
  14. ^ (EN) al Qaeda's Grand Coalition in Anbar, longwarjournal.org, 12 ottobre 2006. URL consultato il 17 agosto 2014.
  15. ^ a b (EN) The Rump Islamic Emirate of Iraq, longwarjournal.org, 16 ottobre 2006. URL consultato il 17 agosto 2014.
  16. ^ Fishman 2008, pp. 49–50.
  17. ^ Phillips 2009, p. 74.
  18. ^ (EN) Key Free Syria Army rebel 'killed by Islamist group', bbc.com, 12 luglio 2013. URL consultato il 17 agosto 2014.
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