Stato Islamico dell'Iraq e del Levante

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Stato Islamico
الدولة الإسلامية
Stato Islamicoالدولة الإسلامية – Bandiera Stato Islamicoالدولة الإسلامية - Stemma
(dettagli)
Stato Islamico dell'Iraq e del Levante - Localizzazione
Territorio a status conteso
Motivo del contenzioso Stato autoproclamatosi indipendente dal 9 aprile 2013 (dichiaratosi califfato dal 29 giugno 2014)
Situazione de facto conflitto in corso
Posizione dell'ONU non riconosce l'indipendenza
Posizione dello Stato Islamico
Dichiarazione d'indipendenza 9 aprile 2013
Nome completo Califfato dello Stato Islamico dell'Iraq e di Sham o Levante
Nome ufficiale الدولة الإسلامية في العراق والشام
Governo califfato
Capo di Stato Abu Bakr al-Baghdadi
Riconoscimenti internazionali nessuno
Motto Bāqiyah wa-Tatamaddad (باقية وتتمدد)
"Conservare ed espandere"
Posizione dell'Iraq
Sintesi della posizione non riconoscimento dell'indipendenza; rivendicazione dell'intero territorio come parte integrante dello Stato
Posizione della Siria
Sintesi della posizione non riconoscimento dell'indipendenza; rivendicazione dell'intero territorio come parte integrante dello Stato
Informazioni generali
Lingua arabo
Capitale/Capoluogo al-Raqqa[1] (196.529 ab. / 2009)
Area km²
Continente Asia (Medio Oriente)
Fuso orario UTC+3

Lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (in arabo: الدولة الإسلامية في العراق والشام, al-Dawla al-Islāmiyya fī al-ʿIrāq wa al-Shām, a volte tradotto come Stato Islamico dell'Iraq e della Grande Siria), spesso abbreviato con l'acronimo inglese ISIL,[2] ISIS[3] o in arabo: داعش, Dāʿish, è uno Stato non riconosciuto e un gruppo jihadista attivo in Siria e in Iraq.

Questo gruppo ha proclamato nel giugno 2014 la nascita dello Stato Islamico,[4] con califfo il suo comandante Abu Bakr al-Baghdadi.

Cambi di nome[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo, formatosi nel 2004 come Jamāʻat al-Tawḥīd wa-al-Jihād (Organizzazione del Monoteismo e della Jihad, JTJ), ha subito numerosi cambi di nome.

Nell'ottobre del 2004 il leader del gruppo, Abu Musab al-Zarqawi, giurò fedeltà ad Osama bin Laden e cambiò il nome del gruppo in "Tanẓīm Qāʻidat al-Jihād fī Bilād al-Rāfidayn" (Organizzazione della Base della jihad nel Paese dei due Fiumi (con riferimento alla mesopotamia), più comunemente conosciuta come Al-Qaeda in Iraq, (AQI).[5][6] Anche se il gruppo non si è mai riferito a se stesso come Al-Qaeda in Iraq, questo nome è stato frequentemente usato per descrivere le sue varie incarnazioni.[7]

Nel gennaio del 2006 AQI unì vari e più piccoli gruppi ribelli iracheni sotto l'organizzazione chiamata Mujahideen Shura Council. Questo fu più che altro un atto propagandistico e un tentativo di dare al gruppo un sapore più iracheno e forse di distanziare al-Qaeda da alcuni errori tattici di al-Zarqawi come l'attentato terroristico di Amman nel 2005 nel quale vennero colpiti tre hotel.[8] Al-Zarqawi venne ucciso nel 2006 dopo un nuovo cambio di direzione del gruppo.

Il 12 ottobre del 2006 il Mujahideen Shura Council si unì ad altre quattro fazioni ribelli e rappresentanti varie tribù arabe irachene, ed insieme strinsero la loro alleanza con il tradizionale giuramento arabo chiamato Ḥilf al-muṭayyabīn ("Patto dei profumati").[9][10]

Durante la cerimonia i partecipanti giurarono di liberare l'Iraq sunnita da quella che descrissero come Shia e oppressione straniera e di promuovere il nome di Allah e riportare l'islam alla gloria. Durante questa cerimonia i partecipanti dichiararono:

« Noi crediamo ciecamente in Allah […] che noi ci batteremo per liberare i prigionieri dalle manette per porre fine all'oppressione alla quale i sunniti sono stati sottoposti dal malvagi sciiti e dalle crociate occupanti, di assistere gli oppressi e ripristinare i loro diritti anche a costo della nostre stesse vite […] per far diventare la parola di Allah suprema nel mondo e ripristinare la gloria dell'islam.[9] »

Il 13 ottobre del 2006 venne annunciata la fondazione del Dawlat al-ʻIraq al-Islāmīyah (Stato islamico dell'Iraq, ISI).[6][11]

Venne formato un governo e Abu Abdullah al-Rashid al-Baghdadi divenne l'emiro di ISI, ma di fatto era solamente un prestanome dato che il potere era detenuto dall'egiziano Abu Ayyub al-Masri.[12] La dichiarazione incontrò una critica ostile non solo dagli jihadisti rivali di ISI in Iraq, ma anche dai principali ideologi jihadisti fuori dal paese.[13] Al-Baghdadi e al-Masri vennero entrambi uccisi in un'operazione congiunta di Stati uniti e Iraq nell'aprile del 2010. Abu Bakr al-Baghdadi, che prese il potere successivamente, è l'attuale leader di ISIS.

Il 9 aprile 2013, essendosi espanso all'interno della Siria, il gruppo adottò il nome di Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, conosciuto anche come Stato Islamico dell'Iraq e di al-Sham.[14][15] Il nome viene abbreviato in ISIS o ISIL. La s finale nell'acronimo ISIS deriva dalla parola araba Shām (or Shaam), che nel contesto di una jihad globale si riferisce al Levante o alla Grande Siria.[16][17] ISIS era anche conosciuta come al-Dawlah (Lo Stato), o al-Dawlah al-Islāmīyah (Lo Stato Islamico). Queste sono forme abbreviate del nome dello Stato Islamico dell'Iraq e al-Sham.[18]

I detrattori di ISIS, particolarmente in Siria, si riferiscono al gruppo usando l'acronimo arabo DAESH (داعش), che dovrebbe significare Dawlat al-Islāmiyya fī al-Irāq wa s-Shām (Stato Islamico dell'Iraq e del Levante - o Più Grande Siria ), ma che può essere letto con significati spregiativi come "vigliacchi e polvere" (Dāhis wa’l-Ghabrā’) o con altre interpretazioni.[19][20] ISIS, a quanto riferiscono voci non confermate, usa la fustigazione come punizione per le persone che usano quell'acronimo.[21]

Il 14 maggio del 2014 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato la sua decisione di usare "Islamic State of Iraq and the Levant" (ISIL) come nome primario del gruppo.[20]

La questione dell'acronimo corretto da utilizzare per riferirsi al gruppo è stata discussa da molti commentatori.[17][18] Ishaan Taroor del Washington Post ha concluso:

« Nel crescente campo di battaglia delle controversie di editing, la distinzione tra ISIS o ISIL non è così grande.[18] »

Il 29 giugno 2014 venne annunciata la fondazione di un nuovo califfato, Abu Bakr a-Baghdadi venne nominato come suo califfo e il gruppo cambiò formalmente il suo nome in Stato Islamico.[22][23]

Ideologia e credo[modifica | modifica sorgente]

ISIS è un gruppo estremista che segue la linea dura dell'ideologia di al-Qaeda e aderisce ai principi dello jihadismo globale.[24]

Come al-Qaeda e molti altri gruppi jihadisti odierni, ISIS emerge dall'ideologia dei Fratelli Musulmani, la prima organizzazione islamista al mondo fondata nel 1928 in Egitto.[25]

ISIS segue un'interpretazione estremamente anti-occidentale dell'Islam, promuove la violenza religiosa e considera coloro che non concordano con la sua interpretazione come infedeli e apostati. Allo stesso tempo ISIS mira a fondare uno stato islamista orientato al salafismo in Iraq, Siria e altre parti del levante.[24]

L'ideologia di ISIS trae origine dalla branca dell'islam moderno che mira a ritornare ai primi giorni dell'islam, rifiutando le "innovazioni" più recenti nella religione che sono ritenute responsabili della corruzione del suo spirito originario. Condanna i califfati più recenti e l'Impero ottomano per aver deviato da quello che viene chiamato puro islam e perciò ha cercato di stabilire un suo califfato.[26] Comunque commentatori sunniti come Zaid Hamis, ed anche mufti jihadi e salafiti come Adnan al-Aroor e Abu Basir al-Tartusi, ritengono che ISIS e altri gruppi terroristici ad esso correlati non siano minimamente sunniti, ma eretici kaharigisti a servizio di un'agenda imperiale anti islamica.[27][28][29][30]

I salafiti come gli appartenenti all'ISIS credono che solo una autorità legittimata possa intraprendere la direzione del jihad, e che la purificazione della società islamica sia prioritaria rispetto ad altre attività, come quella di combattere contro paesi non musulmani. Ad esempio, per quanto riguarda la questione palestinese, ISIS considera Hamas, un gruppo sunnita, come apostata e senza alcuna autorità a guidare il jihad. Combattere Hamas sarà quindi il suo primo passo verso il confronto con Israele.[31]

Obiettivi[modifica | modifica sorgente]

Fin dal suo inizio l'istituzione di uno stato islamico puro è stato uno degli obiettivi principali dell'organizzazione.[32] Secondo la giornalista Sarah Birke, una delle "differenze significative" tra il fronte Al-Nusra e ISIS è che quest'ultima "tende ad essere più focalizzata sull'istituzione di un proprio governo nel territorio conquistato". Mentre entrambi i gruppi condividono l'ambizione di costruire uno stato islamico, ISIS è "molto più spietata […] compiendo attacchi settari e imponendo immediatamente la sharia".[33] ISIS ha raggiunto il suo obiettivo il 29 giugno 2014, quando ha rimosso la dicitura "Iraq e Levante" dal proprio nome, iniziando a riferirsi a se stessa come "Stato islamico", e dichiarando i territori occupati di Iraq e Siria come un nuovo califfato.[34]

Nella metà del 2014 il gruppo ha pubblicato un video intitolato "La fine di Sykes-Picot", nel quale è presente un cileno, Abu Safyya, che parla inglese. Il video annuncia le intenzioni del gruppo di eliminare gli attuali confini tra i paesi islamici del medioriente; questo è un riferimento ai confini decisi dall'Accordo Sykes-Picot durante la prima guerra mondiale.[35][36]

Rivendicazioni territoriali[modifica | modifica sorgente]

██ Territori controllati dallo Stato Islamico

██ Territori rivendicati dallo Stato Islamico

██ Restanti territori di Iraq e Siria

Il 13 ottobre 2006 il gruppo ha annunciato la fondazione dello Stato Islamico dell'Iraq, che rivendica l'autorità sui governatorati islamici di Baghdad, al-Anbār, Diyālā, Kirkuk, Ṣalāḥ al-Dīn, Nīnawā e parti del governatorato di Babil.[11]

In seguito all'espansione del gruppo all'interno della Siria nel 2013 e l'annuncio dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, il numero di wilaya (province) rivendicate è salito a 16. In più rispetto alle sette irachene, le wilaya siriane, in gran parte entro i confini dei governatorati esistenti, sono Hassaké, Deir el-Zor, al-Raqqa, Homs, Aleppo, Idlib, Hama, Damasco e Laodicea.[37]

La sede del potere di ISIS in Siria è il governatorato di al-Raqqa. È risaputo che più importanti leader dell'ISIS, incluso Abu Bakr al-Baghdadi, abbiano visitato il capoluogo, al-Raqqa.

Propaganda e social media[modifica | modifica sorgente]

Il logo del al-Furqan Media al-Furqan Institute for Media Production

Il gruppo è anche conosciuto per il suo uso efficace della propaganda.[38]

Il logo del Al-Hayat Media Center

Nel novembre del 2006, poco dopo la creazione dello Stato Islamico dell'Iraq, il gruppo ha fondato il al-Furqan Institute for Media Production, il quale produce CD; DVD, poster, pamphlet e propaganda relativa al web.[39] Il principale organo di stampa di ISIS è l'I'tisaam Media Foundation,[40] che venne fondato nel marzo del 2003 e distribuisce tramite il Global Islamic Media Front (GIMF).[41]

Nel 2014 ISIS ha fondato il Al Hyat Media Center, che mira ad un pubblico occidentale e pubblica materiale in inglese, tedesco, russo e francese.[42][43] Nel 2014 ha anche fondato la Anjad Media Foundation, che pubblica Anasheed (canti religiosi) jihadisti.[44]

L'uso da parte di ISIS dei social media è stato descritto da un esperto come "probabilmente più sofisticato di [quelli della] maggior parte delle compagnie statunitensi".[45][46]

ISIS regolarmente si avvantaggia dei social media, in particolare di Twitter. Per distribuire il suo messaggio organizza campagne hashtag, incoraggiando tweet con hashtag popolari e utilizzando software che abilitano ISIS a diffondere la propria propaganda sugli account dei suoi sostenitori.[47]

Un altro commento è che "ISIS mette più enfasi nei social media rispetto agli altri gruppi jihadisti […] Hanno una presenza sui social media molto coordinata".[48]

Anche se i feed di ISIS su Twitter vengono regolarmente messi al bando, frequentemente questi vengono ricreati, mantenendo una forte presenza online. Il gruppo ha tentato di espandersi in altri social network quali Quitter, Friendica e Diaspora; questi ultimi due hanno immediatamente rimosso la presenza di ISIS.[49]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile siriana e Guerra d'Iraq.

Dopo aver autoproclamato la propria sovranità politica su Siria e Iraq, lo Stato Islamico ha proclamato l'intenzione di allargare il suo progetto di dominio, come suggerisce la stessa inclusione del "Levante" nella denominazione, anche su Giordania, Israele, Palestina, Libano, Kuwait, Cipro e una zona meridionale della Turchia (l'ex Vilayet di Aleppo).[50][18] Attivo nella guerra civile siriana e in Iraq, dove ha occupato nel gennaio 2014 la città di Falluja, lo Stato Islamico è colpevole di numerosi crimini contro l'umanità.

Questa organizzazione jihadista si è unita ad al-Qāʿida nel 2004 prendendo il nome di al-Qāʿida in Iraq ed è guidata da Abū Bakr al-Baghdādī. Il rapporto tra al-Qāʿida in Iraq e al-Qāʿida si incrina nel 2005, quando emergono tensioni legate alla brutalità delle operazioni gestite dall'allora leader Abū Muṣʿab al-Zarqawī, che rischiano di alienare il sostegno popolare al gruppo.[51]. La definitiva rottura delle relazioni con al-Qāʿida avviene nell'aprile del 2013 quando Ayman al-Zawāhirī disconosce l'appartenenza dell'ISIL al gruppo islamista, riconoscendo invece il Fronte al-Nusra come emanazione ufficiale di al-Qāʿida in Siria.[52] L'azione di disconoscimento viene ribadita nuovamente a febbraio 2014 con un comunicato di al-Qāʿida diffuso via web.[53] Al-Qāʿida ha giudicato troppo estremi i propositi del movimento.[54]

L'obiettivo di ISIL è quello di imporre la Sharīʿa nei territori controllati e di realizzare un grande califfato islamico sunnita, riunendo le regioni a maggioranza sunnita di Siria e Iraq, all'interno di un unico Stato.[55]

Creazione dello Stato Islamico[modifica | modifica sorgente]

La sera del 29 giugno 2014 l'ISIS ha proclamato la restaurazione del Califfato islamico,[56] con Abū Bakr al-Baghdādī come califfo.

Il 25 luglio 2014, viene distrutta a Mossul la Moschea di Giona poiché frequentata anche dai cristiani e definita dallo Stato Islamico "meta di apostasia".[57] L'ISIS ha inoltre imposto ai cristiani di Mossul di abbandonare la città e di lasciare i propri beni o, in alternativa, di pagare la tassa di protezione, altrimenti sarebbero stati uccisi.[58].

L'8 agosto 2014 il presidente USA Barack Obama ha autorizzato bombardamenti mirati contro l'ISIL nel nord dell'Iraq, uniti al lancio di aiuti umanitari alle popolazioni in fuga dalle zone da esso occupate.[59][60] Tali attacchi servono per frenare l'avanzata dello Stato Islamico verso est e potrebbero andare avanti per mesi, fino ad avere raggiunto l'obiettivo.[61]

I primi attacchi sono stati effettuati con dei caccia F-18 e dei droni Predator.[62] I raid americani hanno permesso a ventimila dei quarantamila Yazidi (una minoranza finita nel mirino dell'ISIS, che nei giorni scorsi ne aveva uccisi almeno 500 durante l'avanzata nel nord dell'Iraq, seppellendo vive parte delle vittime, inclusi donne e bambini, e rapendo quasi trecento donne per trasformarle in schiave), di fuggire dai Monti del Sinjar, dove erano intrappolati sotto la minaccia degli jihadisti. Inoltre grazie all'appoggio aereo i Curdi hanno riconquistato Guwair e Makhmur, due cittadine in posizione strategica, e l'esercito iracheno ha lanciato due controffensive una nel distretto di Al-Bakri e una nel distretto di Muqdadiya.[63] Il 10 agosto gli Jihadisti hanno assediato 50.000 Yazidi rifugiatisi sul monte Sinjar, uccidendone almeno 500 e seppellendoli in fosse comuni.[63]

Per aiutare gli Yazidi in trappola gli Stati Uniti hanno inviato una missione militare composta da 100 uomini tra marines e forze speciali con il compito di organizzare una via di fuga per i civili minacciati.[64] Il 15 agosto 2014 il consiglio europeo ha approvato la fornitura di armi ai Curdi per aiutarli a contenere l'avanzata dell'ISIS.[65]

Nei giorni successivi gli jihadisti si sono resi responsabili di un nuovo massacro nel villaggio Yazida di Kocho, in cui hanno ucciso oltre 80 uomini e hanno rapito più di 100 donne, dopo che gli abitanti si erano rifiutati di convertirsi all'Islam. Lo stato islamico ha operato massacri anche in Siria, dove nelle prime due settimane di agosto ha ucciso oltre 700 membri della tribù Chaitat, che si era ribellata alla sua autorità nell'est del paese.[66][67] Il 17 agosto 2014 le forze peshmerga curde annunciano di aver ripreso il controllo della diga di Mossul, un importante sito strategico, con l'aiuto dei raid aerei americani, e di aver riconquistato le cittadine di Tel Skuf, Ashrafia e Batnaya.[68]. La notizia viene smentita dall'ISIS che la rigetta come "mera propaganda di guerra".[69] Anche secondo altre fonti la diga di Mossul sarebbe ancora nelle mani dell'ISIS.[70][71][72] Il 19 agosto 2014 l'esercito iracheno lancia un'offensiva per riconquistare la città di Tikrit.[73]

Note[modifica | modifica sorgente]

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  2. ^ Sigla per Islamic State of Iraq and the Levant.
  3. ^ Sigla per Islamic State of Iraq and Syria oppure Islamic State of Iraq and al-Sham.
  4. ^ (EN) Iraq crisis: Isis declares its territories a new Islamic state with 'restoration of caliphate' in Middle East, independent.co.uk, 30 giugno 2014. URL consultato il 17 agosto 2014.
  5. ^ (EN) Death Could Shake Al-Qaeda In Iraq and Around the World, washingtonpost.com, 10 giugno 2006. URL consultato il 15 agosto 2014.
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  66. ^ Iraq, fonti curde: “Uccisi da Isis altri 80 yazidi, 200 rapiti”. Primi aiuti italiani, ilfattoquotidiano.it, 16 agosto 2014. URL consultato il 17 agosto 2014.
  67. ^ I massacri dell’IS in Iraq e in Siria, ilpost.it, 17 agosto 2014. URL consultato il 17 agosto 2014.
  68. ^ Iraq, raid Usa per proteggere la diga di Mossul. I curdi annunciano: “Riconquistata”, lastampa.it, 17 agosto 2014. URL consultato il 18 agosto 2014.
  69. ^ Battle rages for control of Mosul dam, aljazeera.com, 18 agosto 2014. URL consultato il 20 agosto 2014.
  70. ^ Iraq Conflict: Fighting Resumes At Mosul Dam, sky.com, 19 agosto 2014. URL consultato il 20 agosto 2014.
  71. ^ ISIS booby traps Mosul Dam, which could unleash 18-metre-high wall of water on Iraq’s second largest city, nationalpost.com, 18 agosto 2014. URL consultato il 20 agosto 2014.
  72. ^ ‘World’s most dangerous’: Iraq’s retaken Mosul Dam could cause 500,000 deaths in days, rt.com, 19 agosto 2014. URL consultato il 20 agosto 2014.
  73. ^ Iraq, esercito iracheno cerca di riprendere Tikrit. Renzi a Bagdad ed Erbil, repubblica.it, 19 agosto 2014. URL consultato il 20 agosto 2014.

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