Soft power

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Copertina di Soft Power, di Joseph Nye (2004)

Soft power è un termine utilizzato nella teoria delle relazioni internazionali per descrivere l'abilità di un potere politico di persuadere, convincere, attrarre e cooptare, tramite risorse intangibili quali "cultura, valori e istituzioni della politica"[1]. Il termine è stato coniato al principio degli anni novanta da Joseph S. Nye, Jr., della Harvard Kennedy School of Government. Nye partiva dall'idea che a dominare l'atlante geopolitico nel mondo globalizzato debba essere non lo scontro di civiltà, ma un complesso meccanismo di interdipendenze (appunto, il soft power), attraverso cui gli Stati Uniti potessero migliorare la propria immagine internazionale e rafforzare il proprio potere, in contrapposizione all'esercizio dell'hard power, e della conseguente dispendiosa ricerca di nuovi e costosi sistemi d'arma[2].

Si cerca oggi di stilare una sorta di classifica delle nazioni che più influenzano il mondo nell'ambito del soft power. È il caso della compagnia Monocle che nel 2013 ha rilasciato il suo quarto studio annuale con il nome di Soft Power Survey[3]:

Posizione Nazione
1 Germania Germania Green Arrow Up.svg
2 Regno Unito Regno Unito Red Arrow Down.svg
3 Stati Uniti Stati Uniti Red Arrow Down.svg
4 Francia Francia Red Arrow Down.svg
5 Giappone Giappone Green Arrow Up.svg
6 Svezia Svezia Red Arrow Down.svg
7 Australia Australia Green Arrow Up.svg
8 Svizzera Switzerland Straight Line Steady.svg
9 Canada Canada Green Arrow Up.svg
10 Italia Italia Green Arrow Up.svg

Origine e significato[modifica | modifica sorgente]

Il termine è stato coniato dal professore di Harvard Joseph Nye, che ne rimane il più importante propositore, in un articolo ("The misleading metaphor of decline") apparso nel 1990 su The Atlantic Monthly, ripreso nei libri Bound to Lead: The Changing Nature of American Power (1990) e Il paradosso del potere americano (2002) (p. X), e trattato separatamente in Soft Power (2004). Sebbene la sua utilità come teoria descrittiva non è indenne da contestazioni, il concetto di soft power è entrato da allora nel discorso politico.

Il soft power è "l'altra faccia del potere" (Soft Power, cap. I, p. 8), contrapposto e complementare all'hard power, misura storicamente predominante della potenza nazionale tramite indici quantitativi (popolazione, capacità militari reali, PIL nazionali) quale stima qualitativa del grado in cui i valori o la cultura percepiti da una nazione (o individuo) ispirano affinità sugli altri.

Il successo del soft power dipende pesantemente dalla reputazione degli attori nella comunità internazionale, così come dal flusso di informazioni tra gli attori. Il soft power è perciò spesso associato con la nascita della globalizzazione e della teoria neoliberista delle relazioni internazionali.

La cultura di massa e i media sono puntualmente indicati come fonti del soft power, come lo sono la diffusione di una lingua nazionale, o un particolare insieme di strutture normative. Una nazione con un ampio accumulo di soft power e con la benevolenza che genera può ispirare gli altri all'acculturazione[4], evitando il ricorso a costose spese in hard power.

Le tre dimensioni della distribuzione del potere[modifica | modifica sorgente]

L'importanza del soft power può essere meglio compresa evitando di considerare meramente gli Stati Uniti quali "unica superpotenza in un mondo «unipolare»"[5], riconoscendo come sulle questioni economiche e sul terreno dei rapporti transnazionali (lotta al terrorismo, cambiamenti climatici, emergenze sanitarie) non possano più agire da soli (tesi già sostenuta da Nye ne Il paradosso del potere americano).

La distribuzione del potere fra i paesi "nell'era dell'informazione globale" si gioca su una scacchiera tridimensionale. La "scacchiera superiore delle questioni politico-militari", la "scacchiera dell'economia" e "la scacchiera inferiore dei rapporti transnazionali". Se gli Stati Uniti dominano la prima scacchiera, l'Europa unita ha pari peso nella scacchiera economica mentre sulla scacchiera inferiore il potere è sparso caoticamente e le categorie tradizionali (unipolarità vs. multipolarità) sono inapplicabili[6]. fsg

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Joseph Nye, Soft Power, cap. I, p. 9
  2. ^ Joseph Nye, "The misleading metaphor of decline", The Atlantic Monthly, marzo 1990, pp. 86-94.
  3. ^ http://monocle.com/film/affairs/soft-power-survey-2013/
  4. ^ Economic warfare on the silver screen- Interview of Violaine Hacker, http://www.france24.com/en/20110625-economic-warfare-on-the-silver-screen-cinema-cannes-festival-2011-hollywood-france
  5. ^ Soft Power, cap. I, p. 6
  6. ^ Soft Power, cap. V, p. 172

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]