Ostsiedlung

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Con il termine Ostsiedlung (Colonizzazione dell'Est) si indica la colonizzazione realizzata tra il XII ed il XV secolo dai popoli germanici verso l'Europa dell'Est. I tedeschi, partendo dalla moderna Germania occidentale e centrale, fondarono insediamenti nelle regioni meno popolate dell'Europa centro-orientale e orientale. Le aree interessate si estendevano all'incirca dalla Slovenia all'Estonia, e verso est in Transilvania. In parte, l'Ostsiedlung seguì l'espansione territoriale del Sacro Romano Impero e dell'Ordine Teutonico.

Indice

[modifica] Contesto storico

[modifica] Germania: impero e frammentazione

Evoluzione dell'area linguistica tedesca dal 700 al 1910.

Ottone I, re di Germania dal 936 e re d'Italia dal 951, governò sui due terzi dell'ex Impero carolingio, esclusa la Francia centroccidentale. Vincitore di Slavi e Ungari e difensore del mondo cristiano, dal 962 fu imperatore del Sacro romano impero, una fragile costruzione politica la cui autorità si reggeva sul consenso dei ducati germanici.

Per sottrarsi al potere dei duchi, Corrado II decise di riconoscere l'ereditarietà dei piccoli feudi.

Tra l'XI e il XII secolo gli imperatori si contesero col papato il primato sulle nomine religiose dei vescovi-conti. I grandi feudatari si schierarono con il Papa e l'imperatore Enrico V rinunciò alle investiture firmando nel 1172 il concordato di Worms, che sancì anche la separazione tra la sfera d'influenza della Chiesa e quella dello Stato. Federico I Hohenstaufen, detto Barbarossa (1152-1190), ristabilì l'autorità imperiale in Germania, mentre in Italia il suo potere incontrò la ferma opposizione dei comuni.

Fra il 1250 e il 1400 l'Impero divenne una forza politico-militare regionale essenzialmente tedesca. L'imperatore, nominato dai principi elettori, curava quasi esclusivamente i propri interessi personali.

A partire dal 1437 la casa degli Asburgo attuò una politica di accentramento ponendo le basi della futura potenza.

Un fenomeno particolare, che segnò la storia nei secoli seguenti fino all'età moderna, fu l'avanzata dei tedeschi verso est. Il mosaico linguistico che caratterizzava tutta l'Europa centrorientale fu il risultato delle migrazioni tedesche e della resistenza opposta dalle popolazioni slave alla germanizzazione.

[modifica] I Cavalieri Portaspada

Il canonico Albert von Appeldern, vescovo di Riga dal 1199 al 1229, raccolse un esercito crociato, fondò Riga nel 1201 e creò l'Ordine dei Cavalieri Portaspada (croce rossa su manto bianco). Fino al 1230 l'Ordine assoggettò la Livonia e la Curlandia; la nobiltà fece conquiste territoriali; vennero fondate città e vescovati tedeschi, ma non ci fu traccia di colonizzazione rurale. Dopo la sconfitta presso Bauska (1236) subita ad opera dei Lituani e dei Semgalli, l'Ordine dei Portaspada si fuse (1237) con l'Ordine Teutonico.

[modifica] L'Ordine Teutonico

Mappa dei territori dell'Ordine Teutonico nel 1410.

L'ordine dei Cavalieri Teutonici, nato in Palestina nel XII secolo per assistere crociati e pellegrini di nazione germanica, indirizzò la propria attività verso l'Europa nord-orientale all'inizio del Duecento.
Nel 1226 il duca Corrado di Masovia chiese aiuto all'Ordine contro i Borussi e cedette in cambio la Terra di Kulm. La Terra di Kulm costituì la base dello Stato Monastico dei Cavalieri Teutonici e la sua successiva conquista della Prussia orientale, segnando l'inizio della Drang nach Osten tedesca. Sempre nel 1226, il Gran Maestro Hermann von Salza (Ermanno di Salza) ricevette da Federico II di Svevia con la Bolla d'Oro di Rimini la Prussia come territorio dell'Ordine; nel 1231 i Cavalieri fondarono sulla Vistola la città di Torun. Nel 1234 l'Ordine e il suo territorio vennero posti sotto la protezione del papa.

Dopo la fusione con i Cavalieri Portaspada (1237), l'ordine continuò le conquiste nelle epoche successive, e provvide anche a liberare il Baltico dalle scorrerie dei pirati.

Nel 1242 un attacco verso Novgorod terminò infelicemente con la battaglia del Lago Peipus.

Repressa un'insurrezione dei prussiani nel 1260, i Cavalieri, già famosi per i metodi brutali con cui imponevano la conversione al cristianesimo, procedettero a un largo sterminio dei popoli baltici, per lo più rimpiazzati da coloni tedeschi.

Nel 1283 si concluse la conquista e l'evangelizzazione della Prussia. Nel 1309 venne acquistata la Pomerelia a spese dei Polacchi.

Con la creazione dello Stato Monastico dell'Ordine Teutonico, lungo la costa sud-orientale del Mar Baltico, gli insediamenti tedeschi accelerarono. Queste zone, centrate attorno a Danzica e Königsberg, rimasero una delle più grandi zone di insediamento tedesco al di fuori del Sacro Romano Impero e solo nel 1871 furono incluse nell'Impero Tedesco come Prussia Orientale e Prussia Occidentale.

Nel 1346 l'Ordine acquistò l'Estonia dalla Danimarca[1].

Winrich von Kniprode (1351-1382) portò l'Ordine al suo massimo splendore. Nel 1370 vennero sconfitti i Lituani presso Rudau: iniziò una colonizzazione sistematica, con la fondazione di oltre 1.400 villaggi. Le nuove città (in forza dei privilegi statuari di Kulm) entrarono, con i loro empori, a far parte dell'Hansa cosicché l'Ordine, che esercitava un proprio commercio (cereali, legno, ambra), venne a trovarsi in concorrenza con esse; iniziarono i contrasti con la nobiltà terriera che pretendeva una partecipazione alle decisioni politiche.

Nel 1398 Corrado di Jungingen (1393-1407), per garantire la sicurezza dei traffici marittimi nel Baltico, cacciò i cosiddetti Vitalienbrüder, una temibile consorteria di pirati, da Gotland (Visby).

La massima espansione dell'Ordine si ebbe con gli acquisti della Neumark nel 1402 e della Samogizia nel 1404.

[modifica] L'Ostsiedlung

Mappa degli insediamenti tedeschi in Polonia e nelle regioni della Cechia e dell'Elba.

Fu nel Medioevo che avvenne la migrazione verso est dei tedeschi chiamata anche Ostsiedlung. I tedeschi, partendo dalla moderna Germania occidentale e centrale, fondarono insediamenti nelle regioni meno popolate dell'Europa centro-orientale e orientale, precedentemente abitate da balti, romeni, ungheresi e slavi. Il territorio interessato si estendeva all'incirca dalla moderna Estonia alla moderna Slovenia, e verso est in Transilvania (in tedesco Siebenbürgen).

La spinta demografica delle popolazioni germaniche durante l'alto Medioevo, causando movimenti demografici da Renania, Fiandre e Sassonia, territori del Sacro Romano Impero, si indirizzò verso regioni fra i fiumi Elba e Saale, il Baltico e Polonia, abitati da popoli slavi e baltici.[2] Questi movimenti, sostenuti dalla nobiltà di Germania e Polonia, i re polacchi, duchi e dalle autorità ecclesiastiche medioevali, furono effettuati soprattutto a spese dei gruppi etnici di religione non cristiana dell'area baltica stessa (vedi Crociate del nord).

Il futuro stato nazionale tedesco, la Prussia, affonda le sue radici proprio in questi spostamenti di popolazioni germaniche verso est. Verso la fine del Medio Evo, i cavalieri teutonici avevano convertito e posto sotto il proprio controllo la maggior parte delle coste baltiche meridionali, così da formare una frontiera più o meno stabile tra la Prussia ed il regno cattolico della Polonia, per essere poi sconfitti dall'esercito polacco nel 1410 e nel 1466, perdendo i territori a favore della formazione di un feudo polacco[3]. L'Estonia e la Livonia furono successivamente conquistate prima dal Regno di Danimarca, poi dall'Impero svedese ed infine dall'Impero russo.

Nel XIV secolo il processo di colonizzazione subì un arresto a causa della peste, terminando con la sconfitta dei cavalieri teutonici. Inoltre, quasi tutti i territori arabili erano già abitati.

Nel XVIII secolo alcuni autori nazionalisti tedeschi cominciano ad utilizzare il termine Drang nach Osten ("spinta verso l'est") per giustificare l'espansione verso l'Europa orientale, termine poi ripreso diffusamente in ambito geopolitico e nazionalsocialista.

[modifica] L'espansione tedesca a est

L'imperatore Lotario di Supplimburgo diede nuovo impulso all'espansione verso est. Intenti missionari e considerazioni politiche indussero l'imperatore a insediare nei territori dell'Est, quali portatori della politica orientale, feudatari tedeschi:

Enrico il Leone sottomise il principe degli Abodriti Pribislavo (1167), costrinse i duchi di Pomerania a riconoscere la sua sovranità, ma perdette i territori dell'Est nel processo (1178-1180) davanti al palatino e al tribunale dei principi.

Dal 1250 ebbe inizio una nuova colonizzazione a est che partì dalle vecchie colonie. Il re Ottocaro II di Boemia fondò nel suo regno più di 60 città tedesche.

Nel XIV secolo finì l'espansione a est a causa della mancanza di uomini per la colonizzazione: la popolazione rurale emigrò nelle città e scomparvero i villaggi.

[modifica] Lo sviluppo rurale

La ripresa dell'agricoltura che ebbe inizio nell'XI secolo, per cui in Germania si dissodarono e si bonificarono nuove terre, fu resa possibile dal sistema della rotazione triennale (alternanza di raccolti invernali, raccolti estivi e maggese), diffusosi nelle regioni settentrionali della Francia. Tale sistema comportò un aumento della cerealicoltura e della coltura intensiva rispetto al sistema della rotazione biennale. Si ebbe anche un miglioramento della tecnica agricola, con il perfezionamento dell'aratro e dell'erpice (ora di ferro), l'acquisto per la falce della sua forma attuale, la diffusione del correggiato, la macinazione del frumento con mulini ad acqua (dal XII secolo con mulini a vento). Il cavallo sostituì il bue come animale da tiro. La coltura intensiva delle terre determinò una maggiore offerta di derrate alimentari.

All'aumento delle colture per unità di superficie, si aggiunse un aumento assoluto del totale delle terre coltivate, soprattutto attraverso l'abbattimento delle foreste.[4] L'estensione di questo incremento differì nelle varie regioni: mentre per esempio in Polonia l'area delle terre arabili raddoppiò (passando dal 16% della superficie totale all'inizio dell'XI secolo al 30% nel XVI, con il massimo tasso di crescita registratosi nel XIV secolo), l'area delle terre arabili aumentò da 7 a 20 volte in molte regioni della Slesia durante l'Ostsiedlung.[4]

Come conseguenza, si verificò un eccezionale incremento delle nascite e, in generale, l'aumento di tutta la popolazione:[4] se nel XII secolo la Germania raggiunse il numero di abitanti della Francia, prima molto più popolata, ciò si dovette soprattutto allo sviluppo demografico delle regioni tedesche orientali. Durante il XII e il XIII secolo, la densità di popolazione aumentò, per esempio, da 2 a 20-25 abitanti per chilometro quadrato nella zona dell'attuale Sassonia, da 6 a 14 in Boemia e da 5 a 8,5 in Polonia (30 nella regione di Cracovia).[4] L'aumento fu dovuto dall'afflusso di coloni da un lato, e da un aumento nelle popolazioni indigene dopo la colonizzazione dall'altro: l'insediamento è stato il motivo principale per l'aumento ad esempio nelle aree ad est dell'Oder, nel Ducato di Pomerania, nella Grande Polonia occidentale, nella Slesia, in Austria, in Moravia, Prussia e nella Transilvania (Siebenbürgen), mentre nella maggior parte dell'Europa centrale e orientale fu la popolazione indigena ad essere responsabile della crescita.[4] Al contrario dell'Europa occidentale, questo aumento della popolazione fu in gran parte risparmiato dalla pandemia di peste nera del XIV secolo.[4]

I villaggi si ingrandirono e si infittirono, assumendo la forma di agglomerati compatti; anche le città aumentarono di numero e di estensione e intensificarono la loro vita economica: tra le prime conseguenze della maggiore importanza dei centri urbani, un forte aumento dei prezzi dei prodotti agricoli. Feudatari tedeschi e principi slavi, nonché i nobili locali e l'alto clero, favorirono l'insediamento di coloni tedeschi in Pomerania, Polonia, Slesia, Boemia, Moravia e Meclemburgo, tutte regioni destinate grazie a ciò a un grande sviluppo agricolo. Gli antichi confini orientali vennero largamente oltrepassati: superata la linea Elba-Saale-Böhmerwald, l'emigrazione si spinse in direzione est e nord-est penetrando in profondità. Larga parte ebbero in questa espansione colonizzatrice gli Ordini religiosi, tra cui Agostiniani, Premonstratensi e Cistercensi. Un ruolo decisivo fu svolto dagli Ordini cavallereschi (soprattutto dai cavalieri dell'Ordine Teutonico), con la fondazione di ospedali, istituti di beneficenza ecc. e con l'impianto di un'ordinata amministrazione.

[modifica] Lo sviluppo urbano

Poznan (Posen) come esempio di una città Ostsiedlung collegata ad un preesistente castrum (castello con un suburbium). La città Ostsiedlung, con le sue strade perpendicolari, è stata costruita sulla riva del fiume. Il castrum preesistente è situato sull'isola laterale con al centro la cattedrale.[5]
Greifswald, nella Pomerania medievale, come esempio per una città Ostsiedlung costruita in una zona precedentemente non insediata.[6] I Locatori la costruirono a blocchi rettangolari in un'area di forma ovale con un mercato centrale, e organizzarono l'insediamento.

Nelle zone slave, città-insediamento esistevano già prima della Ostsiedlung, con aree adibite a mercato per gli artigiani ed i commercianti. Di solito il mercato slavo era un'area aperta, con pochi edifici permanentemente abitati e con, dopo la cristianizzazione, una chiesa. Queste aree adibite a mercato erano molto vicine le une alle altre, ma non all'interno dei villaggi o dei castelli fortificati. I Principi locali avevano il monopolio del commercio ed i mercanti stranieri (soprattutto tedeschi ed ebrei, ma anche italiani e altri), che arrivavano al mercato con i loro carri pagavano il Principe proprietario del mercato. Questo sistema era iniziato nel X secolo nella Francia orientale e continuò nelle regioni slave fino all'Ostsiedlung, mentre in Occidente si era già trasformato in un sistema dove il monopolio di alcuni mestieri erano passati alle corporazioni in cambio di una tassa pagata al Principe.

Questo tipo di città venne introdotto nell'est durante l'Ostsiedlung. I governanti locali (Principi e monasteri) concedevano terre e privilegi per aumentare la densità delle città nei loro regni, poiché si pensava con questo di accelerare la crescita economica e la prosperità. Durante la creazione di una città, il reddito del sovrano veniva assicurato dalla vendita dei monopoli ai mercanti. Una volta che la città era stata istituita e iniziava a fiorire, il governatore ricavava nuovo reddito dalle tasse.

Tra le grandi città si ricordano Stettino (Stettin), raggiunse i 9.000 abitanti e aveva diversi templi, Cracovia (Krakau), che fu la capitale della Polonia durante la dinastia Piast, e Breslavia (Breslau), che era già esistente con un'ampia amministrazione statale e presenza della chiesa. In Polonia le maggiori città come Cracovia, Gniezno (Gnesen), Breslavia e Wolin (Wollin) avevano in media una popolazione di 4.000-5.000 abitanti ciascuna all'inizio del XII secolo.[7] Le teorie precedenti secondo le quali lo sviluppo urbano fu portato in aree quali la Pomerania, il Meclemburgo o in Polonia dai tedeschi durante la Ostsiedlung vengono ora scartate, e gli studi dimostrano che le città esisteva molto prima dell'arrivo di tutti i coloni tedeschi e dei migranti polacchi e di altre nazionalità.[8][9]

Le nuove città non sempre venivano costruite vicino ad un preesistente castrum, ma venivano fondate anche in aree precedentemente non insediate. Esempi per le città costruite vicino ad un preesistente castrum sono Brandeburgo sulla Havel, Cracovia, Breslavia ed Opole (Oppeln); esempi di città fondate in aree non ancora insediate sono Francoforte sull'Oder, Neubrandenburg, Varsavia e České Budějovice (Böhmisch Budweis). I privilegi concessi alle città erano simili, a volte con piccole modifiche, alla legge di Lubecca, alla legge di Magdeburgo, alla legge di Norimberga, ed alla legge di Iglau. Oltre alle leggi basilari, esistevano numerose leggi minori.

Molte città iniziarono a curare i propri interessi molto di più di quelli del governatore locale, sino a guadagnare la totale indipendenza economica e militare. Molte di loro si unirono alla Lega Anseatica.

[modifica] Lo stanziamento

Diritto tedesco applicato nell'Europa orientale.
Lo Sachsenspiegel ("Specchio Sassone") raffigura la Ostsiedlung: il Locator (con un cappello speciale) riceve la carta di fondazione dal signore della terra. I coloni disboscano la foresta e costruiscono le case. Il locatore agisce come giudice nel paese.

Anche se la stragrande maggioranza dei coloni erano considerati "tedeschi", questo termine va preso nel suo significato medievale, così che oggi la maggioranza dei coloni non sarebbero più considerati "tedeschi" ma austriaci, olandesi e fiamminghi. In misura minore, i coloni furono anche Danesi, Scozzesi o Venedi locali.

I coloni migrarono da ovest ad est; a sud-est erano quasi sempre tedeschi del sud (Bavari, Svevi), mentre nel nord-est si insediarono prevalentemente Fiamminghi, Olandesi e Sassoni.

Lo stanziamento avvenne:

  • in comunità rurali (grandi villaggi lungo strade di traffico o in zone prative e boschive), con appezzamenti eguali per tutti i coloni, distribuiti in blocchi o fasce (il manso francone pari a 24 ettari, o il manso fiammingo pari a 16,8 ettari venne assunto come unità di misura).
L'insediamento avveniva tramite un imprenditore (locator) che otteneva in cambio del suo lavoro la carica ereditaria di capo del villaggio da lui fondato.
Ogni villaggio aveva una chiesa propria con annesso «beneficio» (1-4 mansi). Come compenso per aver abbandonato il loro Paese e per il duro lavoro di colonizzazione, i coloni ottenevano una migliore posizione sociale: trasmissione dei beni in eredità, ma contro pagamento di un canone in denaro o in frumento; diritto di trasmettere l'eredità indivisa.
La sostituzione dell'economia estensiva a rotazione biennale (alternanza di coltura e maggese, o pascolo, e quindi prevalente allevamento del bestiame) con l'economia a rotazione triennale portò a una estensione della superficie coltivabile e a un incremento del raccolto;
  • in città appositamente costruite dai principi slavi (amministrazione e giurisdizione autonome, diritto di fortificazione), con una struttura regolare a scacchiera e al centro la piazza del mercato. Sotto il reggimento di balivi esse divennero centri economici, culturali e religiosi oltreché avamposti per il commercio con Paesi lontani. Concessione del «diritto tedesco» (diritto del Magdeburgo: raccolta di consuetudini civiche e deliberazioni emesse dal collegio degli scabini. Da essa derivano il diritto di Lubecca e i diritti sud-tedeschi);
  • in comunità rurali e urbane slave già esistenti, in cui o i coloni vivevano secondo il loro proprio diritto, oppure il diritto tedesco veniva esteso anche ai coloni non tedeschi;
  • secondo il diritto tedesco ma con coloni slavi, per esempio in Polonia orientale, in Lituania, in Ucraina, nella Russia Bianca, dove vennero adottate le norme tedesche, ma con notevoli alterazioni.

[modifica] Conseguenze

L'espansione a est ebbe come conseguenza una pacifica penetrazione culturale nelle regioni orientali: la popolazione slava non venne assoggettata o sterminata (secondo le esortazioni di Bernardo di Chiaravalle). Si ebbe pertanto una coesistenza di Slavi e tedeschi, ma con la germanizzazione di vasti territori tra l'Elba-Saale e l'Oder. Aumentò inoltre la popolazione: la produzione alimentare quintuplicò. Il commercio, che fino al XII secolo era esercitato da Slavi e Scandinavi (Haithabu-Schleswig), passò gradatamente nelle mani dei tedeschi che disponevano di navi a vela più veloci e di maggior capienza. Da Lubecca (città libera dal 1226) le Compagnie commerciali estesero i loro traffici fino al Mare del Nord. Vennero infine introdotte forme politiche, economiche e giuridiche occidentali.

[modifica] L'assimilazione

La colonizzazione fu il pretesto per il processo di assimilazione, che andò avanti per secoli. L'assimilazione si verificò da entrambi i lati: a seconda della regione, sia i tedeschi che popolazione locale sono stati assimilati.

[modifica] Assimilazione dei tedeschi

Il processo di polonizzazione dei tedeschi, che dal XIII secolo si stabilirono città polacche come Cracovia (Krakau) e Poznan (Posen) durò circa due secoli. I Sorbi, nel corso del tempo, assimilarono i coloni tedeschi, ma altri Sorbi furono assimilati dai tedeschi circostanti. Molte città dell'est europeo furono un crogiolo multietnico.[10]

[modifica] Assimilazione dei Venedi

Anche se in molte zone la densità di popolazione slava non era molto elevata rispetto a quella dell'Impero ed era ulteriormente diminuita durante le guerre dal X al XII secolo, alcune aree erano ancora popolate esclusivamente dai Venedi. Ci furono anche casi in cui i Venedi furono cacciati, al fine di ricostruire il villaggio con i coloni. In questi casi il nuovo villaggio avrebbe comunque mantenuto il suo vecchio nome slavo. Ad esempio, nel caso del villaggio Böbelin nel Meclenburgo è documentato che i precedenti abitanti Venedi invasero ripetutamente il loro ex paese per ostacolare il reinsediamento.

Eppure la discriminazione dei Venedi non deve essere scambiata con il concetto generale di Ostsiedlung. Piuttosto, i Venedi locali erano soggetti ad un diverso livello di tassazione e quindi non più proficuo per i nuovi coloni. I Venedi parteciparono anche allo sviluppo del territorio da parte di coloni tedeschi ed i nuovi coloni non furono attratti per la loro appartenenza etnica, un concetto sconosciuto nel Medioevo, ma per la loro manodopera e l'esperienza tecnica nel campo dell'agricoltura. Anche se la maggioranza dei coloni erano tedeschi (Franchi e Bavari nel Sud, Sassoni e Fiamminghi nel Nord), anche i Venedi ed altri parteciparono all'insediamento.

Nel tempo, la maggior parte dei Venedi fu gradualmente germanizzata. Tuttavia, in zone rurali isolate, dove i Venedi erano una parte considerevole della popolazione, continuarono ad usare la lingua slava e conservarono gli elementi della cultura locale Veneda nonostante un forte afflusso tedesco. Questi erano i Polabi della Landa di Luneburgo (bassa Sassonia), gli Slovinzi e i Casciubi della Pomerania Orientale ed i Sorabi della Lusazia.

[modifica] Toponimi

Nei casi in cui i tedeschi si stabilivano ed ampliavano un insediamento slavo già esistente, mantenevano il nome slavo, o lo traducevano, o lo rinominavano o gli assegnavano un nome misto tedesco-slavo.[11] Nella maggior parte dei casi venne mantenuto il nome slavo.[11] A volte i Venedi continuarono a vivere in una piccola parte distinta del villaggio, la Kiez. Quando i tedeschi fondavano un villaggio nei pressi di un insediamento slavo, il nuovo insediamento prendeva il nome dal vicino insediamento slavo e raramente veniva assegnato un nuovo nome.[11] La colonia tedesca e quella slava si distinguevano per gli attributi Deutsch- per il quella tedesca e Wendisch- per quella slava,[11] o Klein- (piccolo) per il vecchio villaggio e Groß- (grande) per il nuovo. Se il villaggio tedesco veniva fondato senza alcun insediamento slavo nelle vicinanze, il nome poteva essere sia tedesco, o il toponimo slavo della zona, o misto.[11]

Nei casi in cui furono introdotti nomi tedeschi, di solito terminavano con -dorf o -hagen nel nord o -rode e -hain nel sud.[12] Spesso erano il nome del Lokator della regione da cui provenivano i coloni a dare il nome al villaggio.

Visto che i nomi slavi vennero utilizzati per insediamenti di nuova costituzione o per l'ampliamento di precedenti, un gran numero (in molte zone anche la maggioranza) di città e villaggi nella Germania orientale e nei territori orientali dell'antico Impero Tedesco hanno nomi con radici slave. I più evidenti sono i nomi che terminano con -ow, -witz e -in, ad esempio Berlin. In caso di territori orientali della Germania passati alla Polonia dopo il 1945, questi nomi sono stati polonizzati o sostituiti da nuovi nomi polacchi o russi.

Poiché in Germania i cognomi vennero utilizzati soltanto dopo l'inizio dell'Ostsiedlung, molti cognomi tedeschi derivano dal villaggio o dalla città natale di un antenato, e molti cognomi sono infatti toponimi Venedi germanizzati.

[modifica] Marche e regioni interessate dall'Ostsiedlung

[modifica] Marca Sassone Esterna

La Marca Sassone Esterna (Nordalbingen), occupava il territorio compreso tra Hedeby e la fortezza danese Dannevirke a nord e il fiume Eider a sud; era parte dell'Impero durante il regno di Carlo Magno. Il confine è stato successivamente fissato al fiume Eider.

[modifica] Marca Sassone Orientale

Mentre i Franchi nel IX secolo avevano già stabilito la Marca Sorabica ad est del fiume Saale, il re Ottone I designò una zona molto più vasta della Marca Sassone Orientale nel 937, che comprendeva all'incirca il territorio tra i fiumi Elba, Oder e Peene. Prendendo il nome dal Margravio Gero I, è indicata anche come Marca Geronis. Alla morte di Gero I, avvenuta 965, venne divisa in piccoli distretti: la Marca del Nord, la Marca della Lusazia, la Marca di Meißen e la Marca di Zeitz.

Nella Marca si erano insediate diverse tribù slave occidentali, le più importanti delle quali erano gli Slavi Polabi nel nord e gli Slavi Sorabi nel sud.

[modifica] Marca dei Billunghi e la Marca del Nord

La Marca dei Billunghi, zona di origine dei Wagri, Obodriti, Rani e Pomerani, verso l'anno 1000.
Statua di Enrico il Leone (duomo di Braunschweig).

La Marca dei Billunghi fu costituita contemporaneamente alla Marca Orientale dal Re sassone Ottone I nel 936. Comprendeva le aree a sud del Mar Baltico non incluse nella Marca Orientale ed era sotto il governo di Hermann Billung.

La zona era abitata dagli Obodriti ad occidente, dai Rani nel nord-est e dalla tribù Slava dei Polabi nel sud est.

A causa della grande rivolta slava del 983, la Marca dei Billunghi e la marca del Nord furono perse dall'Impero, ad eccezione di una piccola area occidentale. Nella breve esistenza di queste Marche non venne stabilito nessun insediamento sassone di particolare importanza.

Furono compiuti vari sforzi per ristabilire la legge sassone in questi territori, i più importanti dei quali furono l'incursione a Rethra nel 1068 e la crociata contro i Venedi nel 1147. Inoltre, ci furono diverse campagne militari dei Piast (Polonia) e della Danimarca rispettivamente nella parte orientale e settentrionale del territorio. Fino alla sconfitta finale degli Slavi, avvenuta nel XII secolo, non ebbe luogo alcuna Ostsiedlung.

La Marca del Nord venne in parte ristabilita come Marca del Brandeburgo nel corso dei secoli successivi.

Nella battaglia di Verchen del 1164 l'ultimo esercito degli Obodriti fu sconfitto dal duca sassone Enrico il Leone e nel 1168 i Rani furono sconfitti dai Danesi. Il Meclemburgo, la Pomerania e Rügen ormai erano sotto la sovranità danese e tedesca, come feudi governati da dinastie locali di origine slava. Questi duchi chiamarono insieme signori e coloni tedeschi, adottarono la legge tedesca e la lingua basso-tedesca. Questa è anche chiamata la "Seconda Ostsiedlung", a causa dell'intervallo di circa due secoli dalla precedente.

[modifica] Meclemburgo, Principato di Rügen e Pomerania

Dopo la sconfitta di Enrico il Leone, il Meclemburgo e la Pomerania vennero trasformati da feudi sassoni in parti dirette del Sacro Romano Impero dall'Imperatore Federico I Barbarossa, mentre il ducato di Rügen era ancora danese. Nel corso del successivo mezzo secolo, l'Impero e la Danimarca lottarono per la sovranità su Meclemburgo, Rügen e Pomerania; la maggior parte di questi territori finì alla Danimarca. Inoltre, i piccoli nobili locali utilizzarono le truppe per ampliare i loro territori. Quando la Danimarca perse nella battaglia di Bornhoved nel 1227, il Meclemburgo, la Pomerania e le aree circostanti tornarono nuovamente ad essere controllate dal Sacro Romano Impero.

Nonostante i conflitti di frontiera in corso tra i duchi di Pomerania, Meclemburgo, Rügen e Brandeburgo, il numero di coloni tedeschi aumentò rapidamente. Villaggi e fattorie già esistenti ma disabitati vennero nuovamente reinsediati e vennero fondati nuovi villaggi, soprattutto trasformando i vasti boschi in terreno coltivabile. Grandi e nuove città tedesche sostituirono i castelli slavi, o ne vennero fondate di nuove in zone prima deserte.

Furono attratti Tedeschi, specialmente Sassoni, da una bassa tassazione, o dai terreni a buon mercato e dai privilegi. Gli insediamenti furono organizzati da locatori che avevano avuto dai duchi l'incarico di pianificarli ed insediarli, e a loro volta, furono privilegiati ancor più dei coloni che avevano richiamato.

L'adozione delle leggi e della cultura tedesca e il grande numero di coloni, nonché la sostituzione dei signori slavi, determinò un'organizzazione completamente nuova nella gestione degli insediamenti e dell'agricoltura.

La popolazione slava locale partecipò solo in parte, e la maggior parte si stabilì in separati "villaggi Venedi", "strade Venede" o "quartieri Venedi".

La maggior parte del Meclemburgo e della Pomerania Occidentale (Vorpommern), la parte settentrionale della Pomerania Orientale (Hinterpommern) e la parte continentale del ducato di Rügen furono insediate dai tedeschi nel XII e XIII secolo, le altre regioni di Rügen e della Pomerania Orientale furono insediate circa un secolo dopo. In alcune enclavi, soprattutto in nella Pomerania Orientale, ci fu un minore afflusso di coloni tedeschi, e quindi persistevano minoranze slave, come i Casciubi.

In Pomerania l'afflusso di coloni si verificò dal 1220 al 1240, su chiamata dei duchi di Pomerania Wartislaw III e Barnim I, così come del Vescovo Cammin Herrmann von der Gleichen. Nello stesso periodo, l'insediamento massiccio cominciò nella parte continentale del Principato di Rügen, mentre l'isola di Rügen fu insediata solamente nel 1300.[10]

Hohenkrug, vicino a Stettino, fu il primo paese registrato in modo chiaro come tedesco (villa teutonicorum) nel 1173. Allo stesso tempo ci sono notizie di tedeschi nella corte ducale. Insediamenti nei centri urbani è probabile che si siano verificati anche prima del 1150; la comunità tedesca di Stettino aveva una propria chiesa (S. Giacomo), eretta nel 1187.[10]

Nel Meclenburgo Orientale, i primi coloni, provenienti dall'Holstein e da Dithmarschen, arrivarono sull'isola di Poel. Dal 1220, l'Ostsiedlung fu coordinata dai cavalieri tedeschi, piuttosto che dal duca slavo. L'insediamento tedesco, nel suo primo periodo, si incentrò sulla regione costiera con i suoi boschi e pochi grandi insediamenti slavi. Specialmente verso sud-est del Meclemburgo, gli insediamenti furono stabiliti non solo da basso-tedeschi, ma anche da locatori slavi. Qui, gli slavi locali vennero fortemente coinvolti nel processo di insediamento, quando i tedeschi cominciarono a muoversi dalla seconda metà del XIII secolo. I coloni erano originari delle zone ad ovest del Meclemburgo (Holstein, Frisia, Bassa Sassonia, Vestfalia), fatta eccezione per le terre intorno a Burg Stargard, che dal 1236 faceva parte del Margraviato di Brandeburgo e venne insediata da tedeschi provenienti dalla regione Brandenburgiana di Altmark.[10]

[modifica] Marca del Brandeburgo

Ai tempi di Alberto I di Brandeburgo (1134-1170), la Marca del Nord si estendeva dal territorio degli Ascanidi (Anhalt) sino al Margraviato del Brandeburgo e quindi divenne parte dell'Impero. Nel 1147, Enrico il Leone conquistò la Marca dei Billunghi, poi il Meclemburgo e nel 1164 la Pomerania, che si trovava più a est del Mar Baltico. Nel 1181, Meclemburgo e Pomerania divennero ufficialmente parti del Sacro Romano Impero tedesco.

Dopo la battaglia di Bornhöved del 1227, il Brandeburgo si assicurò la Pomerania. La presa di potere fu confermata da Federico II che assegnò il feudo della Pomerania al margravio del Brandeburgo.

[modifica] Polonia

Vilamoviani (in tedesco Wilmesauer), un gruppo etnico che vive nella città polacca di Wilamowice.

Dal XII secolo coloni e mercanti tedeschi risposero alla chiamata dei signori polacchi che invitavano i monaci a cristianizzare il territorio della successiva Prima Repubblica Polacca. Colonie tedesche sorsero nei territori delimitati dai fiumi Vistola e Warta.

Nei secoli XVI e XVII, i coloni provenienti dai Paesi Bassi e dalla Frisia, spesso di fede mennonita, fondarono villaggi nella Prussia Reale, lungo il fiume Vistola ed i suoi affluenti, in Cuiavia, Masovia e Grande Polonia. La legge in base alle quali questi villaggi erano organizzati era il diritto olandese o Olęder, per cui i villaggi vennero chiamati Holendry o Olędry. Gli abitanti di questi villaggi venivano chiamati Olędrzy, indipendentemente dalla loro etnia. In effetti, la stragrande maggioranza dei villaggi Olęder in Polonia erano insediati dai tedeschi etnici, di solito luterani, che parlavano un antico dialetto tedesco chiamato Plautdietsch.

Contemporaneamente alla metamorfosi dello Stato polacco e della sua sovranità, avvenne un impoverimento economico e sociale del paese. Perseguitati dalla guerra civile e dalle invasioni straniere, come quella dei Mongoli nel 1241, i piccoli principati si indebolirono e si spopolarono. I redditi dei Principi cominciarono a diminuire sostanzialmente. Ciò portò ad adottare misure per incoraggiare l'immigrazione da paesi stranieri. Un gran numero di contadini tedeschi, che durante l'interregno seguito alla morte dell'Imperatore Federico II avevano sofferto per l'oppressione dei loro signori, furono indotti a stabilirsi in Polonia, con condizioni molto favorevoli. L'immigrazione tedesca in Polonia era iniziata spontaneamente in un periodo precedente, verso la fine dell'XI secolo, a causa della sovrappopolazione nelle province centrali dell'Impero. Ora il movimento migratorio si intensificava.

I nuovi insediamenti tedeschi in Polonia sorsero lungo l'ampia fascia che era stata devastata dai Mongoli nel 1241: un lembo di terra che comprendeva la Galizia e la Slesia Meridionale. Prima dell'invasione mongola queste due province erano fortemente consolidate ed altamente sviluppate. Attraversate dalle strade commerciali per l'Oriente ed il Levante, per il Baltico e l'ovest dell'Europa. Cracovia e Breslavia (Breslau) erano grandi e prospere città. Alcuni storici, soprattutto quelli che sottolineano l'importanza degli insediamenti tedeschi, sostengono che, dopo la ritirata dei mongoli, il paese era in rovina e la popolazione era fuggita o era stata sterminata. Lo storico tedesco Walter de Gruyter ha affermato che la maggioranza dei cittadini delle città polacche e boeme era di origine tedesca.[13] Altri minimizzano l'effetto della colonizzazione tedesca, sottolineando che la distruzione mongola era limitata principalmente alla Piccola Polonia. In realtà molti polacchi fuggirono a nord e contribuirono a colonizzare le zone scarsamente abitate e le foreste a est della Vistola in Mazovia.

Sulla scia dei mongoli che si allontanavano, arrivavano i tedeschi. Ai nuovi coloni fu risparmiato il duro lavoro dei pionieri, visto che il suolo che andavano ad occupare era stato usato per secoli come terreno seminativo. Non ci fu alcun bisogno di disboscamento o di colonizzare un deserto. In poche parole, i tedeschi erano stati invitati ad insediare territori che erano già stato abitati.

Come in Boemia, la maggioranza dei cittadini delle città polacche erano inizialmente tedeschi. Nel 1257 il decreto di fondazione di Cracovia, rilasciato da Boleslao V il Casto, era alquanto insolito, visto che escludeva esplicitamente la popolazione locale.[14] Spesso le città dell'Ostsiedlung erano fondate in prossimità di una fortezza preesistente, come è avvenuto per esempio con Poznan (Posen) e Cracovia.[15]

[modifica] Pomerelia

In Pomerelia, l'Ostsiedlung è stata avviata dai duchi Pomereliani[16] e si incentrò sulle città, mentre la gran parte della campagna rimase slava (Casciubi).[10] Un'eccezione erano gli insediamenti tedeschi del delta della Vistola[10] (i tedeschi della Vistola), delle regioni costiere[16] e della valle della Vistola.[16]

Mestwin II di Pomerelia nel 1271 chiamò gli abitanti della città di Danzica (Gdansk) come "burgensibus theutonicis fidelibus" (fedeli borghesi tedeschi).[17]

I coloni provenivano da zone come Holstein, Paesi Bassi, Fiandre, Bassa Sassonia, Vestfalia e Meclemburgo, ma alcuni anche dalla Turingia.[10]

[modifica] Slesia

Nel XII secolo la Slesia diventò un'area di destinazione per i tedeschi cattolici nella colonizzazione dell'est. La colonizzazione venne avviata da Enrico I Piast, duca della Slesia.

A seguito delle numerose divisioni di eredità da parte della dinastia dei Piast, dal Ducato di Slesia si staccò l'Ober Slesia (Ducato di Ratibor), delimitata a sinistra dal fiume Oder ed a destra dal fiume Stober.

Dall'inizio del XIV secolo, la dinastia polacco-slesiana dei Piast (Ladislao di Opole), richiamò coloni tedeschi sul territorio, che nei decenni successivi fondarono più di 150 città e villaggi sulla base della legge tedesca delle città, in particolare secondo la legge di Magdeburgo. Stime suggeriscono che nel 1300 nella Slesia vi erano circa 175.000 tedeschi. Il centro di attrazione dei coloni tedeschi fu soprattutto la città di Breslau, che era stata fondata intorno al 1000 e che aveva goduto dei diritti di città tedesca dal 1250 circa; già nel XIV secolo aveva 20.000 abitanti, il che la rendeva, a quel tempo, una città di livello europeo. I tedeschi, insieme agli ebrei Aschenaziti provenienti dalla Renania, formarono anche una grande parte della popolazione della città di Cracovia.

[modifica] Eventi successivi

Nel XIV secolo, a causa della peste nera, avvenne un arresto temporaneo della colonizzazione ad est.

Nel XVI secolo, con la riforma protestante, ci furono le guerre di religione europee, tormenti di coscienza e difficoltà di esistenza che portarono ad una nuova migrazione verso est, soprattutto di coloni protestanti.

Nel XVII, XVIII e XIX secolo gli imperatori Leopoldo I, Carlo VI, Maria Teresa d'Austria, Giuseppe II e gli zar russi Pietro I, Elisabetta I, Caterina II e Alessandro I fecero insediare da tedeschi i territori ad est, appena conquistati. Nacquero così in Europa tante isole linguistiche tedesche.

Nel 1762 Sophie Fredericke Auguste von Anhalt-Zerbst, tedesca originaria di Stettino, sostituì il marito Pietro III di Russia sul trono imperiale di Russia, prendendo il nome di Caterina II. Caterina la Grande nel 1762 e nel 1763 concesse privilegi ai tedeschi che si fossero insediati nel Basso Volga. All'indomani della Rivoluzione d'Ottobre, nel 1918, Lenin ordinò la costituzione della Regione dei Tedeschi del Volga, dal 1924 Repubblica autonoma nell'ambito della Unione sovietica. Dopo l'invasione nazista del '41, Stalin accusò i tedeschi del Volga di collaborazionismo col nemico, sciolse la Repubblica autonoma e ne deportò gli abitanti in Siberia o nel Kazakhstan. Molti morirono in esilio. I tedeschi del Volga non tornarono mai più ad abitare la loro regione d'origine in un numero paragonabile a quello precedente, anche perché per anni non fu loro concesso. Dopo la guerra molti rimasero nella regione degli Urali, in Siberia, in Kazakistan (secondo il censimento del 2009, i tedeschi del Kazakistan - 178.409 persone - costituisco circa l'1,1% della popolazione totale kazaka, ma nel 1953 erano addirittura il 7,1%, 659.800 persone), Kirghizistan e Uzbekistan (circa 16.000 persone). Alcuni decenni dopo la fine della guerra fu proposto di ricolonizzare le aree in cui sorgeva la repubblica autonoma tedesca, ma questo movimento incontrò l'opposizione della popolazione che abitava quei luoghi e l'iniziativa non ebbe successo.

[modifica] L'Impero Tedesco

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero tedesco.
L'Impero tedesco (1871-1918).

Il 18 gennaio 1871 il Cancelliere prussiano Otto von Bismarck fondò l'Impero tedesco (Deutsches Reich). Bismarck volle l'unificazione per raggiungere il suo scopo di uno stato tedesco dominato dalla Prussia e comprendente la Prussia stessa e gli Stati che lo avevano appoggiato nella guerra Austro-Prussiana del 1866. Furono incluse quindi nell'Impero anche zone abitate da Danesi, Casciubi ed altre minoranze. In alcune zone, come ad esempio la Provincia della Posnania o la parte meridionale dell'Alta Slesia, la maggioranza della popolazione era polacca.
I tedeschi etnici dell'Austria rimasero al di fuori dell'impero e così accadde a molte regioni tedesche dell'Europa centrale e orientale. La maggior parte delle regioni abitate da tedeschi del sud, centro e sud-est dell'Europa erano invece incluse nella monarchia multietnica degli Asburgo d'Austria-Ungheria.

[modifica] Drang nach Osten

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Drang nach Osten.

Nel XIX secolo, il complesso fenomeno dell'Ostsiedlung si accoppiò con l'ascesa del "nazionalismo romantico". In Germania e in alcuni paesi slavi, soprattutto in Polonia, l'Ostsiedlung è stata percepita negli ambienti nazionalisti come un preludio all'espansionismo ed agli sforzi di germanizzazione; l'espressione utilizzata per questa percezione era Drang nach Osten ("spinta verso l'est").

[modifica] XX secolo

A partire dalla fine del XIX secolo in Prussia si svolse una migrazione interna, dalle zone rurali orientali alle prospere province occidentali (in particolare la Regione della Ruhr e Colonia), un fenomeno chiamato Ostflucht. Di conseguenza, queste migrazioni aumentarono la percentuale della popolazione polacca nella Posnania e nella Prussia occidentale. Guidato da intenzioni nazionaliste, lo stato prussiano istituì una Commissione per gli insediamenti (Preußische Ansiedlungskommission), con lo scopo di insediare più tedeschi in queste regioni. In totale 21.886 famiglie (154.704 persone) delle previste 40.000 vennero insediate entro la fine della sua esistenza.

Le guerre del XX secolo annientarono gli insediamenti tedeschi nella maggior parte dell'Europa centro-orientale, ed i restanti insediamenti furono oggetto di emigrazione in Germania per ragioni economiche.

[modifica] La prima guerra mondiale

Con la prima guerra mondiale, vi erano gruppi isolati di tedeschi fino a sud-est del Bosforo (Turchia), in Georgia ed in Azerbaigian. Dopo la guerra, la perdita di territori dell'Impero tedesco e dell'Austria-Ungheria, fece sì che tanti tedeschi, mai come prima, divennero minoranze etniche in diversi paesi; il trattamento che hanno ricevuto variava da paese a paese; spesso erano soggetti a persecuzioni risentite dagli ex nemici della Germania. La percezione di questa persecuzione filtrò nuovamente in Germania, dove venne sfruttata ed amplificata dal partito nazista per guadagnare popolarità come salvatore del popolo tedesco.

L'avanzata degli alleati degli Imperi Tedesco e Asburgico nel territorio dell'Impero russo indusse alla fuga, all'evacuazione ed alla deportazione della popolazione che viveva vicino alle zone di combattimento. I tedeschi di Russia, a causa della loro appartenenza etnica, furono assoggettati a misure severe, tra cui il reinsediamento forzato e la deportazione nella Russia orientale, il divieto di usare la lingua tedesca dalla vita pubblica (anche la stampa di libri e giornali) e la negazione dei mezzi di sostentamento (posti di lavoro e proprietà della terra) in base alle "leggi di liquidazione" rilasciate dal 1915.

Anche i tedeschi di Russia, così come il resto della popolazione, furono colpiti dalla tattica della "terra bruciata" durante la ritirata dei russi. Circa 300.000 tedeschi di Russia vennero assoggettati alle deportazioni in Siberia e nella steppa della Baschiria; tra 70.000 e 200.000 erano tedeschi della Volinia, 20.000 erano i tedeschi della Podolia, 10.000 erano tedeschi dalla zona di Kiev e 11.000 erano tedeschi dalla zona di Chernihiv. Nelle zone russe controllate dalle forze tedesche, austriache e ungheresi, le sistemazioni in grande scala dei tedeschi furono organizzate dal Fürsorgeverein, con il reinsediamento di 60.000 tedeschi di Russia e Deutsche Arbeiterzentrale ("lavoratori tedeschi da Ufficio") e la nuova sistemazione per 25.000-40.000 ulteriori tedeschi di Russia.
Due terzi di queste persone furono poi reinsediati nella Prussia orientale, la parte restante nelle province a nord-est della Prussia e del Meclemburgo.

[modifica] Il nazismo e lo "spazio vitale"

Il pangermanismo e il concetto di Drang nach Osten diedero in parte origine al concetto di Lebensraum ("spazio vitale").

I nazionalisti tedeschi sfruttarono l'esistenza di grandi minoranze tedesche in altri paesi, come base per le rivendicazioni territoriali. Molti temi della propaganda nazista contro la Cecoslovacchia e la Polonia sostenevano che i tedeschi etnici (Volksdeutsche) in questi territori erano stati perseguitati. Nel periodo tra le due guerre ci furono molti episodi di persecuzione dei tedeschi, tra cui l'invasione francese della Germania proprio nel 1920. Lo Stato tedesco fino al 1933 era debole e non poteva nemmeno difendersi secondo i termini del Trattato di Versailles. Lo status dei tedeschi etnici e la mancanza di contiguità dei territori a maggioranza tedesca, portarono a numerosi patti di rimpatrio, in base ai quali le autorità tedesche avrebbero organizzato trasferimenti di popolazione (in particolare il trasferimento di popolazione organizzato tra Hitler e Stalin ed altri con l'Italia di Benito Mussolini) in modo che sia la Germania che l'altro paese avrebbe aumentato la sua omogeneità.

Prima della seconda guerra mondiale, i nazisti avviarono il trasferimento della popolazione di etnia tedesca che viveva nell'Unione Sovietica, eliminando dalle zone degli antichi insediamenti, i tedeschi del Baltico, i tedeschi della Bessarabia ed altri.

[modifica] La seconda guerra mondiale

Mappa propagandistica che mostra i piani tedeschi di ri-colonizzazione del Reichsgau Wartheland.
In blu, l'esodo dei tedeschi dall'Europa orientale in applicazione del Patto Molotov-Ribbentrop e a seguito della sconfitta del Terzo Reich.

Con il patto Molotov-Ribbentrop gli Stati baltici, fatta eccezione per Memelland, furono assegnati all'Unione Sovietica e la Germania cominciò a trasferire la popolazione Volksdeutsche dopo aver raggiunto rispettivi accordi con l'Estonia e la Lettonia nel mese di ottobre 1939. I tedeschi del Baltico dovevano essere reinsediati nella Polonia occupata e compensati per le loro perdite con i beni confiscati nei nuovi insediamenti. Anche se il reinsediamento era volontario, la maggioranza dei tedeschi del Baltico accettò il trasferimento perché temeva la repressione dei sovietici quando sarebbero arrivati. Alla fine, questo accadde realmente a chi rimase. I tedeschi del Baltico furono spostati verso le città della Germania nord-orientale via nave. I polacchi furono espulsi dalla Prussia occidentale per fare spazio per il reinsediamento, ma il reinsediamento entrò in una fase di stallo e in seguito i "rimpatriati" furono spostati a Poznań.

Il 6 ottobre 1939, Hitler annunciò un programma di reinsediamento per le popolazioni di lingua tedesca della provincia italiana di Bolzano. Con un pensiero iniziale per il reinsediamento della popolazione nei territori occupati della Polonia o della Crimea, i tedeschi in realtà si trasferirono nella vicina Austria e in Baviera. Anche tedeschi della Val Canale (Kanaltal) e della Val Gardena (Gröden) furono interessati al reinsediamento. Il reinsediamento si interruppe con la caduta del regime di Mussolini e la successiva occupazione in Italia dalla Germania nazista.

Durante la seconda guerra mondiale, con l'espansione della Germania nazista, il progetto nazista del Generalplan Ost intendeva espellere e schiavizzare gli slavi secondo il concetto del Lebensraum ("spazio vitale") nazista. Fortunatamente questo fu impedito dall'evolversi della guerra, ma riuscì invece l'espulsione di 2 milioni di polacchi e l'insediamento dei Volksdeutsche (cittadino di etnia tedesca) nei territori annessi alla Germania nazista.

[modifica] Dopoguerra

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Espulsione dei tedeschi dopo la seconda guerra mondiale e espulsione dei tedeschi dall'Europa orientale.
Durante il secondo dopoguerra milioni di immigrati di origine tedesca nell'Europa dell'est furono uccisi o deportati.

Con avanzare dell'Armata Rossa e la sconfitta della Germania nazista nel 1945, la composizione etnica dell'Europa orientale e dell'Europa Centro-Orientale cambiò radicalmente, con quasi tutti i tedeschi espulsi dalle zone di insediamento tedesco in tutta l'Europa orientale, e dagli ex territori del Reich ad est della linea Oder-Neisse, come la Slesia, la Prussia orientale, il Brandeburgo orientale e la Pomerania.

Le popolazioni tedesche nell'Europa Orientale fuggirono all'avanzare dell'Armata Rossa, con un conseguente grande spostamento di popolazione. Dopo che nel gennaio del 1945 iniziò l'offensiva finale sovietica, centinaia di migliaia di profughi tedeschi, molti dei quali erano fuggiti a piedi dalla Prussia orientale verso Danzica, cercarono di fuggire attraverso il porto della città con una evacuazione in grande scala che coinvolse centinaia navi tedesche. Alcune navi furono affondate dai sovietici, tra cui la Wilhelm Gustloff, affondata da un sommergibile sovietico il 30 gennaio 1945 nel Mar Baltico; il naufragio causò la morte di oltre 9.000 persone divenendo il più grave mai registrato nella storia.

Anche città come Danzica subirono pesanti bombardamenti dagli alleati occidentali e sovietici. Coloro che sopravvissero non potevano sfuggire all'Armata Rossa. Il 30 marzo 1945, i sovietici conquistarono la città e la lasciarono in rovina.

I Sovietici crearono la Repubblica Popolare di Polonia alla quale furono annesse quasi tutte le terre, mentre la metà settentrionale della Prussia Orientale divenne un'enclave della Repubblica Socialista Sovietica Russa. La regione di Memel fu annessa alla RSS Lituana. Le ex aree tedesche furono reinsediate con altri gruppi etnici: cechi, slovacchi e rom negli ex Sudeti e polacchi, lemko, ucraini nella Slesia ed in Pomerania.

L'espulsione dei tedeschi dall'Europa orientale dopo la seconda guerra mondiale, ebbero luogo principalmente in Polonia (7 milioni) e Cecoslovacchia (3 milioni), ma toccarono la maggior parte dei paesi dell'Europa centrale e orientale. Questi movimenti coinvolsero tra i 12 e i 16 milioni di persone e rappresentano il più grande trasferimento di popolazione avvenuto alla fine della guerra e, probabilmente, di tutta la storia contemporanea. Questo esodo è stato descritto in vari modi: spostamento di popolazione, pulizia etnica, democidio e genocidio. Almeno 500.000 civili morirono durante i trasferimenti a causa dei maltrattamenti subiti, di malattie e di stenti. Le espulsioni terminarono nei primi anni cinquanta. In quel momento, negli ex territori tedeschi d'oriente restava solo il 12% della popolazione di etnia tedesca residente in loco prima della guerra. Altre fughe si verificarono nei territori del nord della Jugoslavia (soprattutto nella regione della Vojvodina), e in altre regioni dell'Europa centrale e orientale.

[modifica] Note

  1. ^ Niels Skyum-Nielsen, Danish Medieval History & Saxo Grammaticus, Museum Tusculanum Press, 1981, pp. 129. ISBN 87-88073-30-0
  2. ^ Wallbank and Schrier, Living World History, pp. 193
  3. ^ Sebastian Haffner, Preußen ohne Legende. Goldmann Stern-Bücher, München, 1981, pp. 6–10 (in tedesco).
  4. ^ a b c d e f Jan Maria Piskorski, The Historiography of the So-called "East Colonisation" and the Current State of Research in The Man of Many Devices, Who Wandered Full Many Ways... Festschrift in Honour of Janos Bak, Budapest, 1999, 654–667, here p. 658. ISBN 963-9116-67-X
  5. ^ Sebastian Brather, Archäologie der westlichen Slawen. Siedlung, Wirtschaft und Gesellschaft im früh- und hochmittelalterlichen Ostmitteleuropa (in German), Walter de Gruyter, 2001, Vol. 30, 156, 159. ISBN 3-11-017061-2
  6. ^ Sebastian Brather, Archäologie der westlichen Slawen. Siedlung, Wirtschaft und Gesellschaft im früh- und hochmittelalterlichen Ostmitteleuropa (in German), Walter de Gruyter, 2001, Vol. 30, pp. 156. ISBN 3-11-017061-2
  7. ^ Anna Paner, Jan Iluk: Historia Polski Virtual Library of Polish Literature, Katedra Kulturoznawstwa, Wydział Filologiczny, Uniwersytet Gdański.
  8. ^ The German Hansa P. Dollinger, page 16, Routledge 1999
  9. ^ Francis W. Carter, Trade and urban development in Poland: an economic geography of Cracow, from its origins to 1795, Cambridge University Press, 1994, pg. 381: "Some German historians are inclined to regard Polish medieval towns as a result of municipal German colonization in the East, or even as East German towns. Towns, however, existed in Poland long before German colonists came, and the urban centres contained numerous nationalities as well as Poles"
  10. ^ a b c d e f g Klaus Herbers, Nikolas Jaspert, Grenzräume und Grenzüberschreitungen im Vergleich: Der Osten und der Westen des mittelalterlichen Lateineuropa, 2007, pp. 76ff, ISBN 3-05-004155-2, ISBN 978-3-05-004155-1
  11. ^ a b c d e Winfried Schich, Bibliothek der brandenburgischen und preussischen Geschichte. Volume 12. Wirtschaft und Kulturlandschaft: Gesammelte Beiträge 1977 bis 1999 zur Geschichte der Zisterzienser und der "Germania Slavica", BWV Verlag, 2007, 217–218. ISBN 3-8305-0378-4 URL consultato il 25 agosto 2009.
  12. ^ Gabriele Schwarz, Lehrbuch der allgemeinen Geographie. Volume 6. Allgemeine Siedlungsgeographie I, 4, Walter de Gruyter, 1989, pp. 190. ISBN 3-11-007895-3
  13. ^ Sebastian Brather, Archäologie der westlichen Slawen. Siedlung, Wirtschaft und Gesellschaft im früh- und hochmittelalterlichen Ostmitteleuropa (in German), Walter de Gruyter, 2001, Vol. 30, pp. 87. ISBN 3-11-017061-2 Quote: "Das städtische Bürgertum war - auch in Polen und Böhmen, zunächst überwiegend deutscher Herkunft."
  14. ^ Kancelaria miasta Krakowa w średniowieczu Uniwersytet Jagielloński, 1995, page 15
  15. ^ Sebastian Brather, Archäologie der westlichen Slawen. Siedlung, Wirtschaft und Gesellschaft im früh- und hochmittelalterlichen Ostmitteleuropa (in German), Walter de Gruyter, 2001, Vol. 30, 156, 158. ISBN 3-11-017061-2
  16. ^ a b c Hartmut Boockmann, Ostpreussen und Westpreussen, Siedler 2002, p. 161,ISBN 3-88680-212-4
  17. ^ Howard B. Clarke, Anngret Simms, The Comparative History of Urban Origins in Non-Roman Europe: Ireland, Wales, Denmark, Germany, Poland, and Russia from the Ninth to the Thirteenth Century B.A.R., p.690, 1985

[modifica] Bibliografia

  • Sebastian Haffner, Preußen ohne Legende. Goldmann Stern-Bücher, München, 1981.
  • Wallbank and Schrier, Living World History.

[modifica] Voci correlate

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