Rotazione triennale delle colture

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La rotazione triennale delle colture è una tecnica agricola diffusasi in varie zone d'Europa a partire dalla fine dell'Alto Medioevo e del x°secolo, in sostituzione all'avvicendamento biennale. L'introduzione di tale pratica viene comunemente indicata nei paesi nord-occidentali intorno al X secolo. Questa tecnica aiutava a diminuire il rischio di siccità. Il primo anno nel primo terreno viene piantato il grano, nel secondo i legumi e il terzo viene lasciato a maggese (ossia a riposo). Il secondo anno il terreno che era occupato dal grano veniva lasciato a maggese, in quello precedentemente occupato dai legumi veniva piantato il grano e in quello vuoto nel primo anno venivano piantati i legumi . Nel terzo anno il primo terreno veniva seminato con legumi, il secondo lasciato a maggese e il terzo seminato con il grano.

Antecedenti storici[modifica | modifica wikitesto]

Fin dall’alba della coltivazione i primi agricoltori constatarono che, continuando a coltivare cereali sullo stesso terreno, la sua produttività diminuiva e i raccolti si contraevano. Ne conseguiva la necessità di abbandonare un campo dopo una serie di raccolti per coltivarne uno vergine: quel terreno rimaneva così inutilizzato finché la prateria non lo avrebbe "invaso". Il potere produttivo dei campi, d'ora in poi, sarà chiamato “fertilità”. Era questo il sistema della coltura “vagante” o, per l’agronomia francese, il sistema “celtico”.

Con il progredire della civiltà in età protostorica, sulle sponde del Mediterraneo si stabilì il sistema della rotazione “biennale”: un anno di coltivazione, uno di riposo. Nel sistema mediterraneo il riposo è (si deve sottolineare) “riposo coltivato”: per accumulare acqua il terreno viene lavorato dalla tarda primavera al periodo della semina, per tre o quattro volte[1]. Nelle terre dell’Europa centrale, in cui la necessità di accumulare acqua è meno pressante che sulle rive del Mediterraneo, si stabilì, all’alba dell’età storica degli stessi paesi, la rotazione “triennale”.

La situazione nel Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Solitamente nell'alto Medioevo si coltivava con i cereali metà del campo e non si seminava l'altra metà. Nel basso Medioevo, invece, i contadini ridussero la superficie lasciata a riposo dalla metà a un terzo, coltivando prodotti diversi nelle due parti rimanenti: in una grano (semina autunnale) e nell'altra avena e legumi (semina primaverile). Facendo ruotare ogni anno le colture sul terreno (seminando cioè grano dove il terreno era a riposo, legumi e avena dove l'anno prima c'era il grano e lasciando incolta una parte), i contadini riportavano in tre anni il terreno alla situazione di partenza: da ciò il nome di "rotazione triennale". Un ulteriore vantaggio era dato dal fatto che, alternando coltivazioni a semina autunnale con quelli a semina primaverile, si realizzava una migliore distribuzione dei momenti di lavoro e di quelli di disponibilità dei prodotti e inoltre rendeva più varia e sana la dieta dei contadini, perché si coltivavano anche legumi, ricchi di proteine.

In questo modo la popolazione dell'epoca poté aumentare la produzione agricola (poiché la superficie coltivata era più ampia) e poté migliorare la qualità della propria nutrizione: i legumi (piselli, ceci, lenticchie e fave - ricchi di proteine) andarono infatti a compensare la povertà di carne nella dieta della gente. Per contro, sostituire la rotazione biennale con quella triennale comportava una diminuzione dell'area riservata al grano, appunto dalla metà a un terzo. Contemporaneamente delle innovazioni tecniche come la nuova bardatura a collare degli animali impiegati nell'aratura e l'aratro pesante, aumentarono la resa agricola.

In molte zone d'Europa le proprietà terriere che non appartenevano al signore feudale o alle organizzazioni ecclesiastiche, erano frantumate fra i piccoli contadini. Per realizzare ugualmente la rotazione agraria, c'era la consuetudine che le proprietà limitrofe venissero spesso intercluse e assoggettate alla stessa cultura o allo stesso periodo di riposo (maggese). In tal caso, quindi, doveva sussistere un'organizzazione comune, in genere su rigide basi consuetudinarie, per poter realizzare le rotazioni. Si deve sottolineare che la rotazione triennale si impose, per la sua razionalità, a popoli interi, che ne fecero un sistema non solo agrario, ma economico e giuridico. I campi di ogni villaggio erano divisi in tre grandi appezzamenti, su ognuno dei quali ogni famiglia possedeva lunghe strisce, da un capo all’altro, più o meno larghe secondo la ricchezza della famiglia. Anche i campi del signore erano strisce, più larghe, nei tre campi. Ogni anno un campo era lavorato, su uno cresceva il frumento, su uno orzo, avena o legumi. Dopo la messe l’intero campo costituiva pascolo comune della mandria del villaggio, in cui ogni famiglia aveva diritto di includere un numero preciso di animali, partecipando all’elezione del mandriano.

Successive evoluzioni[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema creava vincoli tanto rigidi che quando l’evoluzione della tecnologia agronomica suggerì di ampliare le rotazioni a cinque, sei, sette anni, nei villaggi in cui vigeva la rotazione triennale il mutamento dovette superare ostacoli quasi insormontabili. È proprio nell’analisi delle difficoltà del superamento dell’antico sistema agrario e giuridico che il maggiore agronomo tedesco dell’alba dell’Ottocento, Albrecht Thaer, scrisse una delle proprie opere fondamentali, aprendo la strada al superamento del sistema e al trionfo, in Germania, delle rotazioni moderne[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Saltini, Storia delle scienze agrarie, vol I, 1984, pagg. 58-66
  2. ^ Idem, Ibidem vol. II, 1987, pagg. 569-584)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marc Bloch, Les caractères originaux de l’histoire rurale française, A. Colin, Paris 1952
  • Fernand Braudel, Une “économie paysanne" jusqu'au XXe siècle, in vol. III, L'identité de la France, 3 voll., Artaud-Flammarion, Paris 1986
  • David B. Grigg, Agricultural systems of the world, Cambridge University Press, Cambridge 1974
  • Raymond Gromas, Histoire agricole de la France des origines à 1930, Chaptal Mende, 1947
  • Antonio Saltini, I semi della civiltà. Frumento, riso e mais nella storia delle società umane, Bologna 1996
  • Daniel Thaer, Grundsaetze der rationellen Landwirtschaft, 4 voll., Berlin 1809-1812
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