Coltura intensiva

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'agricoltura intensiva permette di sfruttare al massimo la capacità produttiva del terreno.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Alle origini, la coltura intensiva si basava sulla fertilità di alcuni suoli, associata a climi favorevoli, il che rendeva possibile ottenere elevate rese. Come contropartita, sono richieste maggiori cure e maggiori risorse - p.es. più acqua per l'irrigazione o più personale per la raccolta. Un esempio classico di coltura intensiva di questo tipo si è avuto fin dai tempi degli antichi Egizi nella valle del Nilo.

L'affermazione generalizzata della coltura intensiva si ha definitivamente solo nell'Inghilterra del XVII secolo con la nascita delle aziende agrarie capitalistiche durante la Rivoluzione Agricola. Da lì prese piede anche nelle altre nazioni europee.

Il maggiore sfruttamento è dato dall'utilizzo di innovazioni tecnologiche, nonché di macchinari adatti a rendere più rapidi i processi di lavorazione. Tra queste possiamo citare il terrazzamento, per esempio, e l'azotofissazione.

Normalmente lo sviluppo agricolo di tipo intensivo è considerato più avanzato di quello estensivo perché implica l'utilizzo di nuove tecnologie e nuove tecniche, è tipico quindi delle piccole proprietà terriere che si affidano a questo metodo per produrre di più, la coltura estensiva è invece tipica del latifondo e delle grandi estensioni di coltivazioni. Gli Stati Uniti fanno eccezione: lì a causa della scarsità di manodopera, le operazioni agricole sulle immense estensioni di terre coltivate furono meccanizzate contemporaneamente all'Inghilterra.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]