Mezzogiorno (Italia)
| Mezzogiorno | |||||
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| Stati | |||||
| Territorio | Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia | ||||
| Superficie | 123.024 km² | ||||
| Abitanti | 20.888.339[1] (31-05-2012) | ||||
| Densità | 169,79 ab./km² | ||||
Il Mezzogiorno o Meridione d'Italia è una macro-regione economica e geografica comprendente l'Italia Meridionale e quella insulare.
Secondo la classificazione statistica ufficiale NUTS (adottata dall'EUROSTAT e dall'ISTAT), l'Italia Meridionale comprende le regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, e Puglia. Secondo la medesima classificazione la Sardegna e la Sicilia appartengono all'Italia insulare. Lo sviluppo di questa macroregione italiana è oggetto di studi da parte di Istituzioni specializzate come la Svimez[2] con sede a Roma e l'Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno[3] con sede a Napoli.
Storicamente corrisponde con buona approsimazione alle regioni comprese nell'ex Regno delle Due Sicilie (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia)[4] più la Sardegna, con l'esclusione di parte della Terra di Lavoro e del Circondario di Cittaducale.
Indice |
Geografia [modifica]
| Per approfondire, vedi Italia Meridionale e Italia insulare. |
Il Mezzogiorno confina a nord-ovest con il Lazio, nord-est con le Marche e a sud con il mar Mediterraneo. Il suo territorio è prevalentemente collinare-montuoso, le pianure più estese sono: il Tavoliere delle Puglie (seconda pianura più estesa della penisola italiana), la pianura salentina, il Campidano, la piana di Metaponto, la piana del Sele, la Piana di Sibari e la piana di Catania.
È attraversato da nord a sud dalla catena montuosa degli Appennini, le vette più elevate sono il Gran Sasso d'Italia 2.912 m, monte Amaro 2.793 m , monte Miletto 2.050 m (Massiccio del Matese), il monte Terminio 1.783 m ed il Monte Cervialto 1.809 m (Appennino campano), il monte Pollino 2.248 m, serra Dolcedorme 2.267 m, monte Papa 2.005 m, monte Alpi 2.000 m (Appennino lucano), monte Botte Donato 1.930 m Appennino calabro, Montalto (Aspromonte) 1.956 m Aspromonte che rientra nel territorio del Parco nazionale dell'Aspromonte, di cui costituisce una delle principali attrattive; il monte Cervati 1.899 m e il monte Gelbison (o Sacro Monte di Novi Velia) i quali si trovano ambedue nel parco Nazionale del Cilento, il Roccamonfina alto 1.006 m.
I mari che bagnano le regioni Meridionali sono Adriatico, Ionio, Tirreno.
- Regioni Adriatiche: Abruzzo, Molise, Puglia
- Regioni Ioniche: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia;
- Regioni Tirreniche: Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.
Le città che hanno ottenuto il riconoscimento di città metropolitana, sono: Napoli, Palermo, Bari, Cagliari, Catania, Messina e Reggio Calabria.
Il clima è tipicamente mediterraneo sulle coste e continentale all'interno.
Storia [modifica]
| Per approfondire, vedi Storia dell'Abruzzo, Storia della Campania, Storia della Puglia, Storia della Basilicata, Storia della Calabria, Storia della Sicilia e Storia della Sardegna. |
Le prime tracce umane nel Mezzogiorno risalgono al paleolitico in base ai ritrovamenti di utensili tipo amigdala a Capri (NA) e a Castelpagano (BN) ed i manufatti di tipo musteriano a Palinuro (SA), Tufara (BN), Grottaminarda (AV), Nerano (NA) e Montemiletto (AV)[5]. Considerando, inoltre, i più antichi nuclei indo-europei dei Sardi (1800 a.C.), dei Siculi (1000-650 a.C.) e dei Sanniti (1000 a.C.)[6], l'Italia meridionale fu colonizzata dai greci che, nel VIII secolo a.C. con un flusso migratorio originato da singole città greche, fondarono città come Zankle, Pithekusa, Rhegion, Kyme, Metapontion e Taras[7]. Le colonie, che si estendevano dalla Calabria alla Sicilia, dalla Campania alla Puglia, divennero così la culla della civiltà europea e non solo.
A partire dal IV secolo a.C. fu progressivamente conquistata dai romani, che diedero grande impulso alle unità urbane, costruendo strade, città, templi, palazzi, acquedotti ed altre infrastrutture, imponendosi definitivamente dopo la seconda guerra punica[7]. Prima con le invasioni barbariche e poi con i Bizantini, vide l'alternarsi di molte entità politiche, che ne occuparono quasi tutto il territorio. Le ultime e rilevanti potenze, poco prima dell'unificazione politica, furono il Regno delle due Sicilie, sotto i Borbone di Napoli, e quello di Sardegna infine assegnato ai Savoia con un trattato ratificato all'Aia nel 1720, a seguito di una plurisecolare sovranità iberica sulla quale il Regno stesso era stato fondato.
Nel XIX secolo il Regno delle Due Sicilie, sotto i Borbone, ebbe un'economia vivace, aperta ad iniziative industriali a livello nazionale, europeo e mondiale con promettenti industrie rispetto al Nord (le Officine di Pietrarsa, la più grande industria metalmeccanica in Italia all'unificazione che fu riprodotta in miniatura dall'Ansaldo). Il sistema bancario meridionale, inoltre, era solido e non aveva bisogno di grandi aiuti esteri. Esistevano tre complessi per produrre locomotive: Pietrarsa, Guppy e Ansaldo, due erano del sud ma si nota come l'Ansaldo di Genova avesse solo 400 addetti, mentre Pietrarsa più di 1000[8] L'economia vantava, inoltre, il maggiore numero di società per azioni in Italia, terza flotta mercantile nel mondo, prima compagnia di navigazione del Mediterraneo, la più alta quotazione di rendita dei titoli di Stato e inoltre anche la più grande Industria Navale d'Italia per numero di operai e grandezza.[9][10]. Prima dell'Unità d'Italia, inoltre, il bilancio del Regno delle Due Sicilie era in attivo, pur avendo una "spesa sociale" non indifferente[11].
In seguito all'Unità d'Italia, il mancato sviluppo economico della parte meridionale del paese, diede origine, a partire dal 1870, alla questione meridionale e ad una corrente di pensiero e ricerca storica detta ”meridionalismo”[12].
Dopo il 1880, a seguito della crisi agraria che interessò il Mezzogiorno, si inasprì la povertà delle regioni meridionali, favorendo una massiccia emigrazione verso le Americhe. La crisi fu determinata dal crollo delle esportazioni dei prodotti agrari a causa della politica nazionale a favore delle industrie del nord[13]. I primi governi nazionali favorirono le imprese del nord con una politica di dazi sui manufatti industriali stranieri: senza dazi alle frontiere, infatti, i manufatti nazionali erano molto più costosi di quelli stranieri.
La politica di governo - che già aveva trasferito fisicamente fabbriche dal sud al nord (un esempio celebre sono i cantieri navali campani, ricostruiti in Liguria)[senza fonte] – determinò, però, la reazione dei paesi stranieri che introdussero dazi sui prodotti italiani, causando la rovina del settore agricolo meridionale e veneto. Le esportazioni di prodotti agrari crollarono. Le campagne furono letteralmente abbandonate e iniziò la piaga dell'emigrazione[14][15][16][17].
Nel corso del Novecento le direttrici migratorie si spostarono verso l'Europa centrale e settentrionale (Francia, Germania, Svizzera e Belgio) e, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, verso l'Italia settentrionale (segnatamente Piemonte e Lombardia) quando la ricostruzione richiamò manodopera per il lavoro nelle fabbriche.
Tutti i governi che si sono succeduti nel corso del XX secolo si sono adoperati, spesso con scarsi risultati, con interventi speciali sulle aree interessate, al fine di diminuire lo squilibrio che a molti livelli lasciava il Mezzogiorno lontano dalle restanti regioni italiane, a partire dalla legge speciale per Napoli, voluta fortemente da Francesco Saverio Nitti.
Durante il periodo fascista, parte dell'attuale Lazio (il circondario di Sora e quello di Gaeta) fu scorporata dalla ex provincia di Terra di Lavoro del Regno delle Due Sicilie e quindi dal Mezzogiorno. Lo stesso accadde a territori abruzzesi come l'area di Amatrice, Cittaducale e Leonessa, assegnata al Lazio da Mussolini.
Dopo la seconda guerra mondiale, fu istituito un apposito ente pubblico che aveva funzioni di realizzare politiche incentivanti la produzione e sussidiarie delle economie locali: la Cassa per il Mezzogiorno (CASMEZ). L'attività di tale ente, che soprattutto nei suoi primi venti anni di vita aveva contribuito a ridurre il divario tra il Mezzogiorno ed il resto del Paese, è cessata negli anni novanta ed è stata più volte oggetto di sospetti per una presunta gestione clientelare da parte della politica a partire dagli anni settanta.
Demografia [modifica]
La popolazione residente nel Mezzogiorno ammonta a 20.888.339 abitanti[1] suddivisa come segue:
- Italia Meridionale: 14.172.626
- Italia insulare: 6.715.713
Regioni [modifica]
| Regione | Popolazione | Capoluogo |
|---|---|---|
| 1.344.809 | ||
| 585.218 | ||
| 2.007.900 | ||
| 5.831.406 | ||
| 318.428 | ||
| 4.085.390 | ||
| 1.673.534 | ||
| 5.042.179 |
Città più popolose [modifica]
Di seguito si riporta l'elenco della popolazione residente nei comuni con più di 60.000 abitanti:
Note sulle principali unità urbane [modifica]
- Fra le città più popolose del Meridione d'Italia, vi sono 6 capoluoghi di regione: Napoli (Campania), Palermo (Sicilia), Bari (Puglia), Cagliari (Sardegna), Catanzaro (Calabria) e L'Aquila (Abruzzo);
- Le 5 città più popolose del Mezzogiorno (Napoli, Palermo, Bari, Catania e Messina), assieme a Reggio Calabria (settima) e Cagliari (ottava), sono anche fra le 15 città metropolitane italiane;
- Le prime 15 città sono anche dette "grandi città italiane", in quanto popolate da almeno 100.000 abitanti;
- Fra le prime 15 città del Meridione d'Italia, ve ne sono 2 (Reggio Calabria e Pescara) ad essere anche le più popolose delle rispettive regioni (Calabria e Abruzzo), pur non essendone capoluoghi di regione;
- Fra le prime 15 città del Meridione d'Italia ve n'è solo una (Giugliano in Campania), ad essere compresa fra le cosiddette "grandi città italiane", pur non essendo capoluogo di provincia;
- Catania è la città non capoluogo di regione più popolosa d'Italia;
- Giugliano in Campania è la città non capoluogo di provincia più popolosa d'Italia.
Economia [modifica]
Nonostante il mutamento avvenuto negli ultimi 30 anni, sussiste un profondo divario economico tra regioni del nord Italia e quelle del sud. Basti pensare che per ogni euro di PIL al sud se ne producono due al centro-nord[18]. A peggiorare la situazione concorrono diversi fattori. In primis i problemi dell'offerta per la quale si perdono più posti di lavoro durante le fasi di recessione di quanto se ne creino durante le fasi di espansione. Secondariamente, i problemi della domanda che vede acuirsi la distanza tra beni di mercato e tra servizi sociali alimentati rispettivamente dalla produttività del nord e dall'assistenzialismo del sud[19].
Il Mezzogiorno rappresenta circa un terzo della forza lavoro dell'Italia, eppure oltre il 20% della popolazione è esclusa dal mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione, in particolare, colpisce i giovani sotto i 24 anni per oltre il 50%[18]. Tra le cause di tale problema concorrono, tra l'altro, la carenza di investimenti, la dotazione di infrastrutture, la diffusione di attività illegali e la bassa accumulazione di capitale sociale.
Prospettive sul Mezzogiorno [modifica]
La crescente insofferenza della gestione dell'amministrazione pubblica nelle regioni meridionali, ha indotto il governo a destinare una parte del prelievo fiscale verso tali regioni, con risultati non sempre felici[18].
Accanto allo Stato, dunque, si è formato un terzo settore (impresa sociale, cooperative, fondazioni, associazioni, etc.) con il compito di erogare prestazioni assistenziali ed, allo stesso tempo, di creare nuovi posti di lavoro, pur rimanendo allo Stato il ruolo di controllo e di sussidio. Considerando poi che molte cooperative sono nate come evoluzione di realtà di volontariato, ciò ha favorito lo spirito d'iniziativa imprenditoriale svolgendo un ruolo significativo nelle regioni più depresse[18].
È evidente che la ricchezza non può misurarsi solo in termini di PIL ma anche e soprattutto di risorse umane e di capitale sociale così come lo definiva Mill. A tal proposito occorre sottolineare di come nel sud Italia coabitino “più mezzogiorni” intesi come più dimensioni non riconducibili esclusivamente agli stereotipi che hanno da sempre caratterizzato il meridione[20].
Note [modifica]
- ^ a b Dato Istat al 31/05/2012
- ^ Sito Svimez
- ^ Sito SRM
- ^ La programmazione dei fondi strutturali comunitari
- ^ La Porta G. (1994) Neapolis, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, p. 15
- ^ Aa., Vv. (1995) Le genti sicule, in “Viaggio nelle meraviglie dell'archeologia”, Istituto Geografico De Agostini, Novara, p. 9; Id., La civiltà nuragica, p. 133; Id., Le tribù del sannio, p. 361, (ISBN non disponibile)
- ^ a b Aa., Vv. (1954) I cinque libri del sapere. Il libro della storia, Milano, Garzanti, p. 77, 169, (ISBN non disponibile)
- ^ Il Regno delle Due Sicilie, primati e attività.
- ^ I primati del Regno delle Due siclie, Real casa di Borbone.
- ^ Oltre a ciò il sud poté vantare un'innumerevole lista di primati come prima ferrovia italiana, prima galleria ferroviaria al mondo, primo telegrafo elettrico, prima nave da crociera in Europa, prima nave a vapore del Mediterraneo, prima rete di fari con sistema lenticolare, primo telegrafo sottomarino dell'Europa continentale, tra i primi esperimenti di illuminazione elettrica in Italia, primo sismografo elettromagnetico del mondo e prima locomotiva a vapore costruita in Italia, cfr. Vocino M. (2007) Primati del Regno di Napoli, Grimaldi, Napoli, ISBN 978-88-89879-19-1.
- ^ Denis Mack Smith, Storia d'Italia dal 1861 al 1997, Bari, Laterza, 1998. ISBN 88-420-5345-7
- ^ Villari P. (1972) Le lettere meridionali ed altri scritti sulla questione sociale in Italia, Torino, Loescher (ed. orig. 1875), p. 156, (ISBN non disponibile)
- ^ Pino Aprile, Terroni.Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali, Roma, Piemme, 2010. ISBN 978-88-566-1273-8
- ^ Gigi Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento, Milano, Ed. Rizzoli, 2007. ISBN 978-88-17-01846-3
- ^ Carlo Scarfoglio, Il Mezzogiorno e l'Unità d'Italia, Firenze, Parenti, 1953. ISBN 54005018
- ^ Carlo Alianello, La conquista del Sud, Milano, Rusconi Editore, 1994. ISBN 88-18-70033-2
- ^ Nicola Zitara, L'unità truffaldina. URL consultato in data 23-10-2009.
- ^ a b c d Musella M., Carniti P., Frisanco R. (1999) Mezzogiorno: come valorizzare le risorse, Roma, Fondazione Italiana per il Volontariato, p. 11, 15, 57, 67, ISBN 88-87154-27-9.
- ^ ”Il Mattino”, 2 novembre 2000, Imprese del nord sbarcano nel Mezzogiorno?, p. 18
- ^ L'indice, novembre 2000.
Bibliografia [modifica]
- Aloi F. (2003) Mezzogiorno oggi. Attualità della questione meridionale in Google Libri
- Brancaccio G. (1991) Geografia, cartografia e storia del Mezzogiorno in Google Libri
- Del Treppo M. (2006) Storiografia del Mezzogiorno in Google Libri
- Massafra A. (1988) Il Mezzogiorno preunitario: economia, società, istituzioni in Google Libri
- Nappi G. (2005) Il paradigma Mezzogiorno: economia e società alla prova della modernizzazione della qualità in Google Libri
Emerografia [modifica]
- ”Roma”, 19 febbraio 2009, Villaggio preistorico, un sito unico al mondo.
- ”Il Mattino”, 30 marzo 2001, Informazione, una sfida.
- ”Il Mattino”, 2 novembre 2000, Mezzogiorni di fuoco. I vantaggi nascosti di un'ottica plurale.
Videografia [modifica]
Voci correlate [modifica]
- Italia Meridionale
- Italia insulare
- Gruppi di regioni italiane
- NUTS:IT
- Regioni d'Italia
- Meridionalismo
- Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d'Italia
- Due Sicilie