Foot Ball Club Unione Venezia

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FBC Unione Venezia
Calcio Football pictogram.svg
Fbcunioneveneziastemma.png
Arancioneroverdi, Lagunari, Leoni
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali 600px Verde Nero e Arancione (Diagonale).png Arancio-Nero-Verde
Simboli Leone di San Marco
Dati societari
Città Venezia
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Lega Pro
Fondazione 1907
Rifondazione 2005
Rifondazione 2009
Presidente Russia Jurij Korablin
Allenatore Italia Alessandro Dal Canto
Stadio Pier Luigi Penzo, Venezia
(16.000 massima ora ridotta a 7.450 posti)
Sito web www.fbcunionevenezia.com
Palmarès
Coccarda Coppa Italia.svg
Titoli nazionali 2 Campionati di Serie B
1 Campionato di Serie C
1 Scudetto Dilettanti Scudetto.svg
Trofei nazionali 1 Coppe Italia
Soccerball current event.svg Stagione in corso
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Il Foot Ball Club Unione Venezia, meglio conosciuto come Unione Venezia, è una società calcistica italiana con sede nella città di Venezia.

Fondato nel 1907 come Venezia Foot Ball Club, venne ribattezzato nel 1919 Associazione Calcio Venezia. Nel 1987 la fusione con l'Associazione Calcio Mestre comportò un breve cambio di denominazione in VeneziaMestre, assumendo tuttavia due anni dopo il nome di Associazione Calcio Venezia 1907 mantenuto sino al fallimento del 2005. La nuova Società Sportiva Calcio Venezia, nata nello stesso anno, scomparve a sua volta nel 2009. Da allora il club, nel frattempo nuovamente rifondato, ha assunto l'attuale denominazione: questa si fa portatrice delle due identità della squadra, quella originaria veneziana e quella mestrina assunta successivamente.

Occupa il 37º posto nella Classifica perpetua della Serie A dal 1929. Nel suo palmarès figura una Coppa Italia vinta nella stagione 1940-1941, durante il periodo di maggior successo del club. Oltre a questo successo, si segnala la vittoria di due campionati italiani di Serie B nel 1960-1961 e nel 1965-1966, di altrettanti campionati italiani di Serie C nel 1935-1936 nel 1955-1956 e di un Campionato Nazionale Dilettanti nel 2011-2012. Milita in Lega Pro.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fondazione del FBC e i primi anni[modifica | modifica sorgente]

Il Venezia Foot Ball Club fu fondato il 14 dicembre del 1907 presso la Trattoria Corte dell'Orso a due passi da campo San Bortolomio a Venezia da una ventina di praticanti ed appassionati attraverso la fusione delle sezioni calcistiche di due società sportive veneziane: la Palestra Marziale e la Costantino Reyer. Il luogo prescelto dai fondatori per dar vita alla nuova realtà calcistica, fu l'ormai scomparsa trattoria "Da Nane in Corte dell'Orso", a due passi dal centralissimo campo veneziano di San Bartolomeo. Fra i fondatori vi furono il terzino destro elvetico Walter Aemissiger, proveniente dalla squadra del Winterthur e primo capitano della squadra, Guido Battisti, Antonio Borella, Gerardo Bortoletti, Davide Fano, il primo presidente, Aldo Federici, detto "Baciccia", mediano destro e poi anche allenatore, Pietro Golzio, detto "Pioppa", Silvio Lorenzetti, Pietro Piccoli, Primo Pitteri, Alessandro Santi, Marcello Santi, Luigi Vianello, Pietro Visintin e Mario Vivante.

In quegli anni le partite dei leoni lagunari si disputavano nella pineta di Sant'Elena, avendo cura di tracciare di volta in volta le linee del campo. Gli allenamenti si svolgevano invece nel campazzo delle Chiovere. Le prime partite del Venezia furono giocate contro le squadre venete del Padova, dell'Hellas Verona e del Vicenza, nonché contro gli equipaggi delle navi che giungevano al porto di Venezia. Il primo incontro disputato dai lagunari, che terminò con il risultato di 1-1, fu giocato contro il Vicenza.

Tra il 1908 ed il 1910 il Venezia disputò due campionati dell'allora Terza Categoria, intervallati da uno di Prima Categoria disputato nel 1909: al debutto nel campionato di massima serie i lagunari vennero ammessi direttamente alla semifinale contro i campioni di Lombardia in quanto unica iscritta veneta, ma nel doppio confronto con i meneghini dell'US Milanese fu letteralmente sommersa di reti (perdendo 7-1 l'andata e 11-2 il ritorno), dimostrando di non essere ancora competitivi per la Prima Categoria.

Anni dieci[modifica | modifica sorgente]

Dal campionato 1910-11 i neroverdi si insediarono saldamente in Prima Categoria e nel 1911-12 il Venezia, dopo aver vinto il girone veneto-emiliano, raggiunse la finale nazionale contro la Pro Vercelli, perdendo poi per 7-0 all'andata e per 6-0 al ritorno. L'anno successivo fu inaugurato il campo sportivo di S. Elena, poi ribattezzato Pier Luigi Penzo.

Nella stagione 1914-1915, ultimo campionato disputato prima della guerra, i neroverdi approdarono, venendo peraltro subito eliminati, nel girone A di semifinale con Casale, Genoa e Juventus. Durante la prima guerra mondiale l'attività calcistica a Venezia non cesserà mai totalmente grazie all'impegno della società minore lagunare Aurora F.B.C. Tra i giocatori distintisi in questo periodo segnaliamo i tre "stranieri" triestini, all'epoca cittadini dell'Impero austrungarico, Stritzel, Riccobon e Marincich, oltre al forte centravanti Umberto Vecchina.

Nel mese d'aprile del 1919, a palazzo Gritti-Faccanon, nell'allora sede del Gazzettino, i soci del Venezia F.B.C e dell'Aurora F.B.C., società minore lagunare, decisero di unire le forze ribattezzando la squadra neroverde in Associazione Calcio Venezia. Nell'occasione anche il Governo contribuì al rilancio del sodalizio lagunare con un contributo straordinario di 40.000 lire.

Anni venti[modifica | modifica sorgente]

Dopo un periodo di alti e bassi, durante il quale retrocesse in Seconda Divisione nel 1921-22 dopo uno spareggio con la Rivarolese (regolamentarmente non previsto, ma organizzato dalla Federazione dopo la iniziale retrocessione dell'Inter la ricomposizione dello scisma FIGC-CCI), ritornò in Prima Divisione al termine della stagione 1925-26. La Prima Divisione però, in seguito a una riforma dei campionati e alla creazione del nuovo campionato di massima serie, la Divisione Nazionale, non era più la massima serie, ma il secondo livello dei campionati italiani.

Nel 1926-27 il Venezia partecipò così al campionato di prima divisione, classificandosi 6º su dieci squadre partecipanti. Nella stagione successiva i neroverdi giunsero secondi alle spalle dell'Atalanta nel girone A della prima divisione, venendo poi ammessa d'ufficio in Divisione Nazionale per decreto della FIGC insieme ad altre sette squadre:

« Nella prossima stagione al campionato di Divisione Nazionale parteciperanno 32 squadre, che giuocheranno in due gironi di 16 ciascuna... Le iscrizioni si chiuderanno il prossimo 10 luglio. In base alle medesime pervenute, il Direttorio Federale stabilirà i gironi fissando di conseguenza le varie squadre da promuovere. Tuttavia possiamo finora comunicarvi che in Divisione Nazionale entreranno otto squadre più delle previste seguendo nella scelta criteri politici oltre che sportivi. Oltre alle 24 che già hanno diritto, andranno dunque nella massima categoria le seguenti squadre: Hellas, Reggiana, Triestina (indipendentemente quest'ultima dal posto che occupa in classifica, ma in omaggio agli altri titoli della nobilissima Trieste), la Fiorentina, il Legnano, la Milanese, la Venezia e la Prato, tenendo per questa in conto che la cittadina toscana ha ben 155 giuocatori tesserati... »
(Deliberazione della FIGC riportato da La Stampa del 29 giugno 1928, p. 5.)

I due gironi da sedici squadre così costruiti avrebbero dunque avuto il duplice scopo sia di assegnare il titolo del 1929 - che per ovvi motivi di tempistica a quel punto non sarebbe stato disputato con un torneo conclusivo, bensì reintroducendo per un'ultima volta la finale (e per lo stesso motivo anche la Coppa CONI non fu disputata) -, sia quello di suddividere le società in un raggruppamento d'élite e in uno cadetto per le stagioni a venire: in particolare, metà delle società avrebbero costituito la Divisione Nazionale Serie A, quelle classificate tra la nona e la quattordicesima posizione la Divisione Nazionale Serie B insieme alle quattro vincenti della Prima Divisione, mentre le ultime due classificate di ogni girone sarebbero state addirittura retrocesse in Prima Divisione. Il Venezia, tra alcune vittorie (5-2 alla Pro Vercelli) e pesanti rovesci (sconfitta 10-2 a Milano contro l'Ambrosiana con 5 gol di Meazza), giunse 11º e retrocesse in Serie B.

Intanto, la squadra lagunare dalla stagione 1929-30 cambiò nome e venne ribattezzata Società Sportiva Serenissima.

Anni trenta[modifica | modifica sorgente]

Dopo quattro campionati in serie B, nella stagione 1934-35 la squadra ritornò a chiamarsi Associazione Calcio Venezia (seppur con l'aggiunta, all'epoca inevitabile, dell'aggettivo Fascista) ma la società, non ancora ripresasi da vicissitudini finanziarie[quali?], retrocesse in Serie C.

La prima esperienza in terza serie fu brevissima perché i neroverdi vinsero subito il campionato, davanti a Vicenza, Udinese e Padova e tornarono in serie B, raggiungendo in quell'anno anche i sedicesimi di finale di Coppa Italia, dove il Venezia fu sconfitto 2-0 dalla Lazio. Punto di forza di quella formazione era "la mediana di ferro" Varini-Biffi-Kossovel. La stagione successiva in serie B il Venezia si salvò grazie ad un torneo di qualificazione giocato tra Pro Vercelli, Messina e Catania, giunte quartultime insieme ai neroverdi. Nello stesso anno il Venezia raggiunse gli ottavi in Coppa Italia contro il Milan. Tra i giocatori distintisi in questo periodo di storia del Venezia si ricordano Giovanni "Nane" Vecchina, poi pluricampione d'Italia con la Juventus e nazionale azzurro, il portiere De Sanzuane e Aldo Gorini che disputò i suoi 15 anni d'attività indossando solo la maglia dei lagunari.

Nel 1938-39 i lagunari grazie a un secondo posto in Serie B tornarono di nuovo in Serie A.

Anni quaranta: il periodo di gloria[modifica | modifica sorgente]

« Il materiale umano era grezzo fino alla più assoluta innocenza: e bisognava imparasse tutto, dal controllo di palla o stop al calcio punta e collo, di piatto, di esterno e così via. I putei de Venexia ghe dava dentro con appassionato fervore, per non dire con rabbia. »
(Gianni Brera)
Ezio Loik e Valentino Mazzola, i due maggiori protagonisti della squadra salita alla ribalta nazionale nei primi anni quaranta.

All'inizio degli anni quaranta il Venezia vinse la Coppa Italia (1940-41) e si piazzò terzo nella stagione successiva. A quei tempi nel Venezia militavano due grandi del calcio italiano come Ezio Loik e Valentino Mazzola, vincitori in seguito di scudetti a ripetizione con il Grande Torino. Dal 1940 al 1947 disputò 5 campionati consecutivi di serie A, registrando così il maggior periodo di permanenza nella massima serie di tutta la sua storia; per due anni il campionato non si giocò a causa degli eventi bellici.

Uno dei migliori periodi della storia del calcio veneziano coincide con la presidenza di Arnaldo Bennati, che ricostruisce dalle fondamenta la società neroverde. Dopo aver trovato una nuova sede, anche il Pierluigi Penzo viene ampliato. Nel campionato 1937-1938, in cui il Venezia giunge ottavo, Bennati getta le basi della successiva stagione facendo seguire giocatori importanti come Tortora e Alberti, che a fine campionato approderanno in laguna. Infatti il campionato 1938-39 vede il Venezia raggiungere il secondo posto valido per la promozione in A, superando a Bergamo all'ultima giornata proprio la diretta concorrente Atalanta. Il gol della vittoria, segnato davanti a 5.000 tifosi neroverdi, è di Pernigo, che è tuttora il giocatore lagunare ad aver realizzato il maggior numero di gol (45) nei campionati giocati in serie A.

Tornata nella massima serie la squadra viene rinforzata e, dopo essersi presa il lusso di battere al Penzo i campioni d'Italia dell'Ambrosiana, conclude onorevolmente il campionato al decimo posto. I neroverdi però colpirono a tal punto la stampa nazionale che per un periodo venne addirittura presa in considerazione la possibilità di trapiantare in nazionale il blocco del Venezia. Quell'anno comunque in azzurro ci arrivò il neroverde Corbelli. Questa stagione va ricordata, oltre che per l'arrivo agli ottavi di Coppa Italia, anche per l'esordio in maglia neroverde del più forte giocatore che abbia indossato la maglia del Venezia: Valentino Mazzola. In servizio militare a Venezia il marinaretto Mazzola fu acquistato dal Venezia dopo essersi messo in luce al campo dei Bacini giocando degli incontri tra rappresentative militari. Nel 1940-41 esordisce così la celebre coppia di mezzali formata dal fiumano Loik, acquistato dal Milan e Mazzola. Se in campionato i lagunari non vanno oltre il 12º posto, il Venezia però conquista al Penzo, al termine della doppia sfida finale con la Roma (3-3 nella capitale ed 1-0 a Venezia, gol di Loik), la Coppa Italia, iscrivendo per la prima (ed unica, per il ventesimo secolo) volta il proprio nome nell'albo d'oro dei trofei nazionali con questa formazione: Bacigalupo, Piazza, Di Gennaro, Tortora (il capitano), Puppo (il giocatore con più presenze in A del Venezia, 145), Stefanini, Alberti, Loik, Pernigo, Diotalevi, Mazzola, Alberico.

La consegna della Coppa Italia 1940-1941 al Venezia

L'anno successivo, con il tricolore della Coppa Italia puntato sul petto il Venezia, sostituito il portiere Bacigalupo con Fioravanti, ha addirittura lo scudetto a portata di mano. A poche domeniche dal termine i neroverdi hanno infatti l'occasione di fermare la Roma battendola al Penzo ma dopo aver fallito un rigore i lagunari perdono incredibilmente la partita compromettendo il campionato, vinto poi dai capitolini con 42 punti davanti al Torino (39) ed al Venezia (38).

La vendita, per l'allora esorbitante cifra di un milione, di Loik e Mazzola al Torino e l'abbandono di Piazza rompono il giocattolo neroverde che la stagione successiva ottiene solo una stentata salvezza, pur raggiungendo ancora una volta la finale di Coppa Italia dove il Venezia viene sconfitto 4-0 a Milano dal Torino. L'anno successivo è campionato di guerra. I neroverdi vincono il raggruppamento regionale ed arrivano fino al torneo finale, vinto dai VV.FF. di La Spezia, dove però vengono fermati dal Torino degli ex Loik e Mazzola. Il calcio nazionale torna dopo la guerra con il campionato 1945-46 Alta Italia. Il Venezia arriva penultimo davanti alla Sampierdarenese. L'anno successivo ripristinata la serie A, i neroverdi nonostante i 13 gol di Ottino (miglior goleador in una stagione di serie A del Venezia) retrocedono, insieme al Brescia, in serie B e il presidente Bennati lascia definitivamente la presidenza del Venezia.

Anni cinquanta[modifica | modifica sorgente]

È un decennio contraddittorio in cui il Venezia del dopo Bennati paga, come avverrà molte altre volte, da un lato l'assenza di un ambiente solido attorno alla società e dall'altro una certa latitanza delle amministrazioni comunali nel supportare logisticamente il Venezia.

Nella stagione di B nel 1947-48 il Venezia arriva 4º, poi, l'anno successivo, in cui si mette in mostra il veneziano Renosto, i lagunari salgono insieme al Como nuovamente in serie A. È un fuoco di paglia perché il Venezia dopo una stagione incolore termina ultimo e torna mestamente in B.

Una fase di gioco di Venezia-Atalanta del torneo 1958-1959

Giunto 8º nel campionato 1950-51, il Venezia retrocede in C la stagione successiva. Dovranno passare ben quattro anni prima che i lagunari vincendo il campionato 1955-56 davanti alla Sambenedettese, ritornino in serie B. Un successo dovuto alle capacità dirigenziali di un altro grande presidente del Venezia: Mario Valeri Manera.

Anni sessanta[modifica | modifica sorgente]

Con Valeri Manera presidente e Carlo Alberto Quario allenatore inizia un nuovo periodo di successi per i neroverdi. Dopo aver vinto il campionato di C, il Venezia del 1956-57 giunge 5º in serie B, facendo intravvedere anche la possibile promozione e lanciando nel firmamento del calcio Paolo Barison, futuro nazionale azzurro. In questi anni, grazie ad un'oculata gestione societaria, il Venezia disputa degli onorevoli campionati di serie B, tanto che l'allenatore Quario verrà premiato con il "Seminatore d'oro", iniziando anche un'importante opera di rilancio per tutto l'ambiente calcistico lagunare.

Nell'anno del cinquantenario di fondazione i neroverdi sfiorano ancora una volta la promozione in A, terzi dietro Triestina e Bari, mettendo in luce molti giovani, tra cui Milan, Canella, Cicogna e il portiere Bubacco futuro giocatore-bandiera dei neroverdi, provenienti dal ricchissimo vivaio delle formazioni minori veneziane, come la storica Italosport. L'anno seguente i leoni neroverdi arrivano solo noni ma si fanno notare il tenace Mario Tesconi, un altro di quei giocatori destinati a entrare nella storia neroverde, l'attaccante Patino, 11 gol nella sua unica stagione in neroverde, insieme ai veneziani Mion, Danieli ed Ardizzon. La stagione 1959-60 segna un brusco ritorno nelle sabbie mobili della bassa classifica. Il Venezia si salva agli spareggi condannando il Taranto.

E siamo arrivati ad uno dei più emozionanti campionati del Venezia, quello del 1960-61, che vede i lagunari vincere trionfalmente il campionato di B davanti all'Ozo Mantova ed al Palermo. Il trionfo viene celebrato con il tradizionale corteo acqueo dei tifosi che dal Penzo a Piazza S.Marco circondano festanti la bissona che porta i giocatori. Artefici del successo l'imprenditore Anacleto Ligabue, giunto ai vertici del sodalizio lagunare, che durante la campagna acquisti portò al Venezia giocatori come Grossi, Frascoli e l'attaccante Raffin.

Il campionato di A del 1961-62 è una stagione di grandi soddisfazioni per il Venezia che, sotto la presidenza del conte Volpi, giunge 12º davanti alla Juventus, battuta 3-0 a S. Elena. Acquistato il forte centrocampista Juan Santisteban dal Real Madrid, i neroverdi dopo un inizio stentato disputano infatti un bellissimo campionato togliendosi la soddisfazione di battere, davanti a un Penzo gremito di 25.000 persone, perfino il Milan di Ghezzi e Greaves che poi si aggiudicherà lo scudetto: 2-1 il risultato con gol di Siciliano e Raffin.

L'anno successivo, dopo l'ottimo esordio a San Siro (3-3 con il Milan), il Venezia chiude il girone d'andata con 11 punti all'attivo. Nel girone di ritorno il Milan viene battuto per 2-1, ma a causa di una bottiglietta di plastica lanciata in campo che ha colpito il milanista David costringendolo alla sostituzione, per la prima volta nella storia del calcio italiano viene applicata la sconfitta a tavolino per la regola della responsabilità oggettiva. L'annata, dopo la vittoria esterna per 4-1 a Firenze (la migliore in A della lunga storia dei neroverdi), è caratterizzata dalla retrocessione in Serie B. Nei due anni successivi i neroverdi giocano due campionati di Serie B arrivando rispettivamente al 14º e 13º posto. Nella stagione 1965-1966 il Venezia, allenato dall'ex nazionale Armando Segato, va verso la Serie A. La squadra perde al Penzo per 4-1 a opera dal Mantova.

Foto di squadra del Venezia nella stagione 1963-1964, sull'isola di San Giorgio Maggiore, sullo sfondo del campanile di San Marco. I lagunari indossano la storica divisa neroverde, poi abbandonata dopo la fusione del 1987 col Mestre.

In serie A il Venezia ci resta una sola stagione. Diverse le ragioni della retrocessione. Se da un lato gli imprenditori veneziani non affiancarano il bravo Mario Gatto ai vertici della società, dall'altra ancora una volta gli amministratori persero l'occasione di realizzare il nuovo stadio. Neppure la campagna acquisti fu delle migliori perché, venduto il bravo D'Alessi, furono acquistati due stranieri, Manfredini e Benitez, ormai in piena fase calante. Nelle prime 6 giornate della stagione 1966-67, i neroverdi raccolgono solo 3 punti, poi a Venezia e Firenze è alluvione. Ma mentre la Fiorentina ottiene il rinvio della partita, il Venezia viene costretto a raggiungere con mezzi di fortuna Cagliari.

Il Venezia perse 4-0, ma alla fine il pubblico di Cagliari colpito dal dramma che stava vivendo la città lagunare tributò un lunghissimo applauso ai neroverdi. A sette giornate dal termine, con il Venezia ancora in corsa per la salvezza, al Penzo scende l'Inter che segna con Sandro Mazzola e Corso, cui il Venezia risponde con Manfredini e Bertogna. Poi l'arbitro Sbardella prima concede una punizione ai nerazzurri, da cui scaturisce il vantaggio dell'Inter, quindi annulla due gol di Manfredini.[1] Al termine di quell'incontro Sbardella lascerà il Penzo dal Cantiere Celli mentre i neroverdi perderanno ogni speranza di salvezza.

Anni settanta e ottanta: l'epoca buia[modifica | modifica sorgente]

Il Venezia trascorre gran parte degli anni settanta e ottanta in Serie C, arrivando, in due occasioni, a retrocedere addirittura in Interregionale. Nel 1967-68 il Venezia con l'ossatura della serie A, dopo un inizio discreto finisce incredibilmente in serie C al termine di un lunghissimo girone di spareggio. Le cause sono ancora una volta l'instabilità societaria insieme all'immaturità dell'ambiente; alla fine sarà presidente l'industriale di Caorle Bruno Bigatton, che chiede assurdi cambi d'allenatore (Segato, Lerici ed ancora Segato) e critica aspramente i giocatori.

Retrocessi in serie C i neroverdi giocano con alterne fortune per nove stagioni. L'11 settembre del 1970 il Venezia paga di nuovo la furia degli eventi atmosferici. La fortissima tromba d'aria che si abbatte sulla laguna, provocando morti e feriti, si porta via infatti anche parte del vecchio stadio Penzo senza che l'amministrazione si occupi di ripristinarne la capienza. Nonostante tutto in quella stagione il Venezia dell'elegante centrocampista veneziano Nello Scarpa e dell'attaccante Bellinazzi (15 reti) giunge quarto.

È la stagione 1972-73 la migliore dei neroverdi. Il Venezia di Seda, Parlanti, Ardizzon, Bassanese, Ronchi, Flaborea, Ridolfi, Badari, Serato, Scarpa e Modonese entusiasma il pubblico che torna a gremire il Penzo. A due giornate dalla conclusione il Venezia è solo in testa alla classifica, ma poi avviene il disastro. Prima un pareggio a Solbiate Arno e poi davanti ai 14 mila del Penzo il Venezia getta via la promozione perdendo 2-0 contro l'Alessandria. Purtroppo dopo altri tre campionati in terza serie, sempre sotto la contestatissima presidenza di Bigatton, il Venezia finisce in serie D. Nel primo anno in quarta serie i neroverdi non riescono nemmeno a conquistare la posizione necessaria per accedere alla nuova C2.

L'anno successivo quindi il Venezia riparte dalla quinta serie ma grazie all'entusiasmo del nuovo gruppo di dirigenti veneziani (Heinrich, Baldrocco, Bramante e dei fratelli Puntar), insediatosi al vertice della società, i neroverdi al termine di un campionato avvincente conquistano al Penzo (1-0 al Pordenone, gol di Scarpa) davanti a migliaia di tifosi la promozione in C2. Grazie a questo campionato il Venezia vede improvvisamente riavvicinarsi la tifoseria che cresce in presenze e in numero di club. Il primo anno di C2 il Venezia del vecchio Scarpa, della bandiera Bisiol e del goleador Bresolin (13 reti), giunge ottavo. L'anno successivo con gli stessi punti è decimo.

La stagione 1981-82 è probabilmente una delle più sconcertanti della lunga storia del calcio lagunare. Dopo qualche tempo d'incertezza societaria il presidente Siviero vende la squadra all'industriale avellinese Pompeo Cesarini. Il neopresidente illude i tifosi parlando di programmi ambiziosi ma, né il cambio d'allenatore (Ferrario che subentra a Costagliola), né i 29 giocatori scesi in campo in quella stagione riescono a salvare il Venezia dall'incredibile retrocessione.

Nel purgatorio dell'Interregionale i neroverdi restano una sola stagione. Con Gianni Rossi in panchina e il bomber Fantinato, 15 gol, in campo il Venezia stravince il campionato con 7 punti di distacco sulla seconda; è anche però l'anno del fallimento societario, il Venezia e i suoi titoli sportivi vengono acquistati dai fratelli Mazzuccato. Gli anni che precedono l'arrivo di Maurizio Zamparini sono contrassegnati dall'entusiasmo del presidente Luciano Mazzuccato che, riorganizzata la società e il settore giovanile, prova per tre anni ad allestire formazioni vincenti. La prima stagione di C2 è la migliore, il Venezia giunge infatti 5º dopo aver a lungo fatto sognare i tifosi grazie alla coppia gol Capuzzo-Ballarin e al contributo del forte terzino Pevarello.

La stagione successiva Mazzuccato ci riprova, arrivano così in laguna dopo aver giocato ai massimi livelli nazionali Francesco Guidolin e i due fratelli Trevisanello. Nonostante le 11 reti del solito Capuzzo il Venezia giunge però solo 15º. Il campionato 1985-86, con l'ex centrocampista neroverde Dino D'Alessi in panchina, inizia di nuovo all'insegna dell'ottimismo. Ancora una volta però gli acquisti non sembrano azzeccati e Gigi Capuzzo, che segna uno dei suoi 9 gol con una rovesciata proprio nel derby con il Mestre, è ancora il migliore.

1987: la fusione col Mestre[modifica | modifica sorgente]

La svolta del calcio a Venezia avvenne nel 1986 con l'avvento di Maurizio Zamparini e del suo progetto. Luciano Mazzuccato, azionista di maggioranza della società neroverde, cedette le sue quote azionarie all'imprenditore friulano. Al termine della stagione 1986-87, consigliato da esponenti della giunta comunale, Zamparini rilevò da Gianni Pagotto anche l'altra realtà calcistica del Comune di Venezia, il Mestre che militava all'epoca nello stesso girone della Serie C2, operando una fusione per incorporazione di quest'ultimo club nel Venezia.[2]

Un'amichevole allo stadio Baracca tra VeneziaMestre e Inter nel 1987-1988

Zamparini decise, quindi, di cambiare temporaneamente la denominazione della società lagunare in VeneziaMestre (non esiste, però, alcun documento ufficiale in FIGC che confermi il cambio di denominazione, tesi confermata dalla successiva vittoria in sede giudiziaria contro Danilo Maddalena sulla proprietà del nome Venezia) trasferendola, per la disputa delle gare interne, allo stadio Francesco Baracca di Mestre, dove aveva sede la società stessa. Il titolo sportivo del Mestre fu ceduto alla nuova società fondata a Palermo dopo il fallimento rosanero dell'anno precedente (i siciliani poterono, così, ripartire dalla Serie C2).

Con Gibì Fabbri alla guida, e con una rosa più ampia dovuta all'incorporazione dei giocatori del Mestre, la nuova squadra mantenne la categoria, e l'anno successivo fu promossa in C1. Anche in questo caso la formazione mantenne, seppur con più patemi, la nuova categoria, e Fabbri favorì l'esordio di alcuni giovani, come il trequartista Niky Panarello e il metronomo di centrocampo Cavedon.

L'incorporazione del Mestre nel Venezia determinò numerose reazioni negli ambienti dei due centri. In particolare, a Venezia città (che con lo spostamento della nuova squadra al Baracca si era sentita spodestata del proprio team) venne subito costituito, da soggetti contrari alla fusione, un Calcio Venezia che nei primi anni novanta militò nel Campionato Nazionale Dilettanti e che giocava con le tradizionali divise neroverdi. Questo club sparì attorno al 1996 dopo che, con la promozione del Venezia arancioneroverde in serie B, gli venne sottratto l'utilizzo del Penzo, lasciando il posto ad altre realtà meno solide economicamente, che non riuscirono a raggiungere nemmeno il massimo campionato di livello regionale (l'Eccellenza). Anche a Mestre vennero fondate altre società; in particolare, dopo che la squadra si ritrasferì a Venezia, con la conquista della serie B.

Anni novanta[modifica | modifica sorgente]

Con l'avvento di Maurizio Zamparini e grazie all'integrazione delle due rose del Venezia e del Mestre, la squadra venne subito promossa in C1 (stagione 1987-1988) e nell'anno successivo ottenne la salvezza che le permise di mantenere la categoria (Serie C1). Dopo due campionati di assestamento, nella stagione 1990-91 (la quinta con Zamparini presidente dall'86-87), dopo uno spareggio per il secondo posto giocato a Cesena, davanti a 7000 tifosi veneziani e mestrini, e vinto per 2-1 contro il Como, il Venezia riconquistò la B, confermando quanto espresso dal patron all'atto dell'unione delle due società professionistiche del Comune di Venezia.

A causa della insufficiente capienza per la nuova categoria dello stadio Baracca di Mestre, venne deciso di ristrutturare e ampliare, con eliminazione della pista di atletica, lo stadio Pierluigi Penzo di Venezia, a ventitré anni dall'ultima apparizione in Serie B dei lagunari (mentre il Mestre aveva lì disputato il suo unico campionato cadetto nel 1946-47).

Álvaro Recoba, tra gli artefici dell'insperata salvezza in Serie A della stagione 1998-1999.

Nel 1997-98 il Venezia, guidato da Walter Novellino, chiuse il campionato in seconda posizione alle spalle della Salernitana, ritornando in Serie A a oltre trent'anni di distanza dall'ultima apparizione nella massima categoria. In vista del torneo di A del 1998-99, il Venezia si presentò all'appuntamento con molti interrogativi: celava sì in rosa alcune promettenti novità, come i giovani Bilica e Volpi, alternate tuttavia a grosse lacune di reparto. Diede immediatamente grandi stimoli il neoacquisto padovano Filippo Maniero, prelevato dal Milan di Zaccheroni; i gol della nuova punta fecero respirare i lagunari, anche se la squadra arrancò agli ultimi posti della classifica per tutto il girone d'andata. Tuttavia nella tornata di ritorno, trovato anche l'appoggio del fantasista uruguaiano Álvaro Recoba arrivato in prestito dalla corte del patron Moratti, il Venezia cominciò a ingranare gioco e risultati. Le reti dell'accoppiata Recoba-Maniero (23 complessive al termine della stagione) guidarono i lagunari a un'insperata salvezza: a fine torneo gli arancioneroverdi ottennero un lusinghiero undicesimo posto in graduatoria, a quattro lunghezze dall'Inter.

Nonostante nell'annata successiva vennero rafforzati alcuni reparti, con l'arrivo del portiere Konsel, del difensore Bettarini, dei centrocampisti Berg e Nanami e delle punte Borgobello e Petkovic, il Venezia cedette di colpo: con Recoba ritornato ai nerazzurri, e una rosa meno convincente rispetto a quella della stagione passata, i lagunari capitolarono chiudendo l'annata al terz'ultimo posto della classifica, con appena 26 punti e tanti rimpianti. A rendere meno amara la stagione furono le prodezze di Pippo Maniero (che stese Fiorentina e Milan) e del giovane difensore brasiliano Fábio Bilica, il quale durante l'amara trasferta di Milano s'improvvisò portiere, data l'espulsione dell'estremo difensore arancioneroverde, neutralizzando pure un rigore al bomber ucraino Andrij Ševčenko. Da segnalare, nonostante il deludente campionato, la semifinale raggiunta in Coppa Italia.

Anni duemila[modifica | modifica sorgente]

Riparte dalla Serie B, il Venezia nel 2000-01, che sotto il pressing del presidente Zamparini, viene affidata a Cesare Prandelli, allenatore che solo alcuni mesi prima aveva guidato alla salvezza in A i cugini dell'Hellas Verona. La scelta è effettivamente azzeccata, e il Venezia risale nella massima serie dopo appena un anno la retrocessione in B. Sarà ancora Maniero l'uomo determinante per la promozione arancioneroverde, la seconda nella massima serie nel giro di soli tre anni.

Cesare Prandelli, tecnico della promozione ottenuta al termine del campionato di Serie B 2000-2001.

Tuttavia la stagione seguente ha un esito ben diverso rispetto al '98-'99: un Venezia mai in gara, guidato da tre coach differenti durante il corso del campionato, s'abbandona ai piedi della classifica, e precipita nuovamente in B, con un verdetto finale se possibile ancor peggiore rispetto a quello del 2000: ultimissimo posto, con solamente 18 punti.

Il crac del 2005[modifica | modifica sorgente]

Dopo la retrocessione nel 2001-02 l'imprenditore Zamparini coglie l'opportunità di acquisire il Palermo (club potenzialmente più redditizio), cedendo il Venezia. Il patron friulano motiva la sua scelta con l'impossibilità di dotare la squadra lagunare di un moderno stadio nella terraferma veneziana, che egli stesso aveva tentato ripetutamente ma inutilmente di far costruire (anche a proprie spese a patto che fosse accompagnato da un centro commerciale); in realtà, egli stesso aveva appena firmato una convenzione vincolante con il Comune per la realizzazione dello stadio. Convenzione misteriosamente stracciata pochi giorni dopo. La squadra andò in profonda crisi anche perché, nel passaggio al Palermo, Zamparini portò con sé diversi giocatori (tra cui lo stesso Maniero), mandando dei pulmini a caricare i giocatori nel ritiro di Pergine Valsugana, dove gli arancioneroverdi si preparavano per la nuova stagione, per portarli a Longarone dove si allenava il Palermo: questo fatto resterà nella memoria storica dei tifosi come il "furto di Pergine" e la tifoseria non perdonerà mai l'ex presidente che "affida" il club a Franco Dal Cin, trasferendogli la proprietà e una situazione economica disastrosa.

Il dirigente friulano, che ha il mandato di Zamparini, si barcamena per tenere a galla la società. Dopo due salvezze miracolose la squadra, al termine del campionato 2004-05, tra sospetti e voci di combine (vedi la partita Genoa-Venezia), venne retrocessa in Serie C1. Nel frattempo Dal Cin aveva fatto entrare nel Club un gruppo ligure, capitanato dal discusso imprenditore edile Luigi Gallo; i tifosi, che vedono nell'operazione lo spettro del fallimento, iniziano a mobilitarsi, con manifestazioni e proponendo un progetto di salvataggio attraverso una Public Company, ma è tutto inutile: il 22 giugno 2005 la società arancioneroverde viene dichiarata fallita.

La breve rinascita[modifica | modifica sorgente]

La nuova società viene denominata Società Sportiva Calcio Venezia ed ha come soci fondatori, a parità di quote, Gruppo Guaraldo e Poletti Group, oltre ad un 5% del gruppo Umana. L'organigramma risulta essere composto nella seguente maniera: presidente Lorenzo Marinese, vice presidente Arrigo Poletti, consiglieri Ugo Poletti, Luigi Brugnaro e Vincenzo Marinese. Il Venezia, aderendo al lodo Petrucci, riparte quindi dalla Serie C2 dove, dopo una partenza al rallentatore, risale con l'avvento dell'allenatore Nello Di Costanzo velocemente le posizioni fino ad ottenere con due giornate di anticipo la promozione in serie C1, dopo la vittoria contro Jesolo in trasferta per 3-1. In seguito il Gruppo Guaraldo cede la propria quota di partecipazione ai fratelli Arrigo e Ugo Poletti, già soci paritetici, quindi nuovo presidente diviene Arrigo Poletti, vice Ugo Poletti, con consiglieri Andrea Girardi, Vincenzo Marinese e Andrea Seno, quest'ultimo rappresentante anche la carica di direttore sportivo.

Nella stagione 2006-07 il Venezia si affaccia nel campionato di Serie C1 come matricola, ma dimostra subito di avere le carte in regola per un'immediata promozione in Serie B. Dopo qualche pareggio di troppo nelle prime giornate di campionato, il Venezia inizia ad infilare una buona serie di vittorie, trovando nello stadio Penzo la propria roccaforte. Tra le mura amiche qui la formazione arancioneroverde è rimasta imbattuta per quasi due anni (settembre 2005 - aprile 2007), anche grazie all'apporto di un numeroso e caloroso pubblico; ad interrompere questa striscia positiva è un 1-2 subito nell'aprile 2007 contro la Cremonese, sconfitta che peraltro rimane l'unica della stagione 2006-07.

Dalla 18ª alla 23ª giornata la formazione lagunare ha detenuto la prima posizione della classifica, anche se in coabitazioni con altre formazioni, a testimonianza del grande equilibrio e del buon livello vigente nel girone A della C1.

La squadra gioca con un classico 4-4-2 e fa delle ali la sua forza maggiore (Pradolin e Collauto), assieme alla prolificità delle due punte (Moro e Gennari, oltre al sempre vivo Paolino Poggi). A metà del girone di ritorno il Venezia registra un vistoso calo nei risultati, tanto da scendere sino alla 6ª posizione e, ad una giornata dal termine, sono virtualmente fuori dagli spareggi per la Serie B.

Ma all'ultimo turno i lagunari battono 1-0 il Pisa con un gol al 94º minuto del centrocampista Romondini ed accedono così quasi miracolosamente ai play-off dove, in semifinale, affrontano nuovamente la squadra toscana. Nel doppio confronto il Venezia riesce a pareggiare in casa per 1 a 1 ma viene sconfitto per 3 a 1 nella gara di ritorno: entrambe le reti sono messe a segno dal bomber Marco Moro.

L'avvio della seconda stagione in C1 è stato difficile, tanto che il nuovo allenatore Corradini (l'anno precedente vice di Deschamps alla Juventus) è stato immediatamente licenziato. Dopo un breve periodo in cui la gestione della squadra è stata affidata all'ex-giocatore Paolo Favaretto è stato scelto il nuovo allenatore Fulvio D'Adderio, l'altr'anno ad un passo dalla promozione nella serie cadetta con il Foggia. Con D'Adderio si consacra il bomber Marco Veronese, autore alla settima giornata già di cinque reti. A Busto Arsizio, Venezia corsaro con rete in apertura di incontro di Manolo Gennari, vittoria che porta al terzo posto la squadra veneziana a due soli punti dalla coppia Padova e Cittadella. La partita successiva in casa con la Cavese viene vinta solamente nei minuti di recupero dopo aver subito la rete del vantaggio ospite. Dopo aver perso malamente il derby con il Padova per 4 a 1, il Venezia si rifà dopo soli 3 giorni battendo il Novara per 1 a 0 con rete di Manolo Gennari e raggiungendo la terza posizione in classifica.

Il logo del Venezia dal 2005 al 2009

Nei mesi invernali il campionato del Venezia prosegue con un alternarsi di vittorie, sconfitte e pareggi, tanto da far oscillare costantemente la propria posizione in graduatoria tra la 5ª e la 6ª posizione. La ripresa del campionato dopo la sosta invernale prevedeva il confronto con la capolista Cittadella in trasferta. La squadra viene sconfitta per 1-3 dopo essere passata in vantaggio con Antenucci, al suo primo goal in maglia arancioneroverde. Il Venezia piomba così a 9 punti di distanza dal Cittadella stesso, complicando notevolmente le possibilità di vincere il campionato e salire direttamente in B. Ciononostante la squadra si rifà prontamente, vincendo la domenica successiva contro il Lecco con un rotondo 4-0, il risultato più largo ottenuto dal Venezia nei suoi precedenti storici contro la formazione lombarda. Il campionato 2007-08 per il Venezia continua in maniera altalenante: si perde fuori, Sassuolo e Foggia, ma si vince in casa il derby con il Verona, 1-0 con rete decisiva del neo acquisto Drascek. Gli arancioneroverdi oscillano quindi tra il quinto e il sesto posto, cioè dentro e fuori dalla zona play-off. La sconfitta casalinga con la Pro Patria, poi, fa scendere la squadra al 7º posto, a 3 punti dal Padova, quinto. A Cava de' Tirreni, la domenica successiva, arriva l'ennesima sconfitta in trasferta (0-2) che costa la panchina all'allenatore D'Adderio. Al suo posto viene chiamato l'allenatore degli allievi Nazionali Michele Serena, che debutta battendo i cugini del Padova nel derby del 16 marzo giocato al Penzo. Ma la carica data dalla vittoria nel derby non è sufficiente al Venezia per ripetersi nel prosieguo del campionato, il sabato successivo gli arancioneroverdi vengono sconfitti per 2-1 sul campo del Novara, e la giornata successiva perdono in casa contro il meno quotato Manfredonia. Il momento difficile sembra non terminare più per la formazione lagunare, che viene sconfitta anche la settimana successiva sul campo della Paganese, ultima in classifica. Il Venezia si trovava quindi a lottare per obiettivi completamente opposti da quelli prefissati dalla dirigenza ad inizio campionato: a 4 partite dal termine gli arancioneroverdi hanno un distacco di otto punti dai playoff, ormai irraggiungibili, e sei dai play-out. Evitare questi ultimi diviene quindi l'unico traguardo della squadra nel finale di stagione. La partita successiva il Venezia dà spettacolo e vince per 4-1 sul Monza, ottenendo la matematica salvezza. Da ricordare il goal in rovesciata di Antenucci, inserito tra le reti più belle della stagione dalla trasmissione Satellite C di Raisport. A questo punto il pubblico veneziano si aspetta di vedere un po' di bel calcio nelle rimanenti tre partite dato che, in base alla classifica, i giocatori arancioneroverdi erano nella condizione di giocare sereni senza assilli di salvezza o promozione. Invece, il Venezia rimedia tre secche sconfitte: due in trasferta, a Terni e Legnano, e una in casa, dove perde 0-2 contro il Foligno, giocando per l'ultima volta con la maglia granata del centenario, mai amata e spesso contestata dal pubblico.

Dopo la stagione 2007-2008, i presidenti Poletti, che nel frattempo hanno preso pieno controllo dei vertici societari, riescono ad iscrivere la squadra soltanto grazie all'appoggio del Sindaco e del Casinò di Venezia, mentre il D.S. Andrea Seno riesce a fare il possibile rifondando quasi completamente la rosa a budget praticamente uguale a zero.[senza fonte] Si assiste alle conferme del portiere Giuseppe Aprea, del capitano Mattia Collauto, e della bandiera Paolo Poggi, al suo ultimo anno di attività. Dopo l'avvio di campionato, vennero fuori i limiti tecnici di una squadra non in grado di competere ad alti livelli in campionato. Così, dopo una serie interminabile di risultati negativi, Michele Serena venne esonerato. Al suo posto venne ingaggiato Stefano Cuoghi.[3]

Nonostante l'arrivo nel mercato di gennaio di ben 7 giocatori la squadra continua a peggiorare la sua situazione in classifica fino ad arrivare ad essere il fanalino di coda del campionato. Nel frattempo a causa delle parallele vicende imprenditoriali dei fratelli Poletti la società entrò in crisi finanziaria e non fu più in grado di pagare gli stipendi dei giocatori, né di assicurare una corretta gestione delle strutture d'allenamento, cumulando per altro nel corso della stagione ben 4 punti di penalità.[4] Il 24 febbraio Cuoghi venne esonerato e al suo posto tornò il ben accolto Michele Serena[5], che riuscì ad infondere nel gruppo la grinta ed il morale necessario per riuscire ad ottenere un inaspettato penultimo posto a fine campionato che valse l'accesso ai play-out per la salvezza contro la Pro Sesto. Ai play-out il Venezia vinse per 3-1 all'andata e spinta da 700 tifosi giunti a Sesto San Giovanni pareggiò 1-1 in trasferta al ritorno ed ottenne una soffertissima salvezza.

Tuttavia, ciò che la squadra riuscì a fare sul campo venne annullato da questioni societarie, visto che i fratelli Poletti annunciarono di non essere in grado di iscrivere la squadra al prossimo campionato e cedettero la squadra all'imprenditore Anglo-Iraniano Shahrdad Golban.[6] Il neo proprietario, nonostante l'aiuto del comune, non riuscì a raggiungere i liquidi necessari per la ricapitolarizzazione e l'8 luglio 2009 il Venezia viene inserito nell'elenco delle sedici squadre escluse dalla Lega Pro. La FIGC l'11 agosto 2009 iscrive in Serie D la F.B.C. Unione Venezia in luogo della squadra esclusa. Alcuni mesi dopo il tribunale civile di Venezia decreta il fallimento della vecchia società, con un debito stimato tra i 10 e i 15 milioni.[7] In compresenza con altre frodi rilevate a loro carico, i fratelli Poletti vennero arrestati e rinchiusi in carcere.[8][9][10] Ad alcuni mesi di distanza si venne poi a scoprire che anche il misterioso imprenditore Shahrdad Golban si interessò alla società solo per scopi illeciti.[11][12]

La ripartenza: nasce l'Unione[modifica | modifica sorgente]

Durante i difficili mesi estivi la piazza veneziana avverte il serio pericolo di poter rimanere senza una seria realtà calcistica in città, così già pochi giorni prima che la vecchia S.S.C. Venezia venga esclusa dai campionati F. I.G.C. il Sindaco Massimo Cacciari crea una nuova società calcistica "salvagente" che affida all'avvocato Mauro Pizzigati, già presidente del Casinò di Venezia.

Il 27 luglio 2009 venne ufficialmente costituita la F.B.C. Unione Venezia, successivamente inserita nel girone C del campionato di Serie D per la stagione 2009-2010, che rileverà i titoli sportivi della vecchia società. Nella denominazione sociale, accanto alla riscoperta dell'originario F.B.C., fa finalmente la sua comparsa, con l'approvazione della tifoseria, il termine Unione, a sancire anche nel nome quel processo identitario avviato con la fusione del 1987. Il nuovo presidente è l'avvocato Pizzigati, che opera sotto la guida del Comune con lo scopo di aspettare l'avvento di nuovi imprenditori. Nell'organigramma fanno parte anche lo stimato D.S. Andrea Seno e il segretario Leandro Casagrande, gli unici due ex dirigenti della S.S.C. ad aver mantenuto pulita la loro immagine. La guida tecnica viene affidata all'ex allenatore delle giovanili ed ex vice allenatore Paolo Favaretto. Della squadra che aveva disputato la C1 fanno ancora parte il portiere Massimo Lotti, il centrocampista Simone Rigoni e il fedele Capitano Mattia Collauto, ai quali vengono aggregati una manciata di giovani provenienti dalle vecchie giovanili e una serie di giocatori più esperti trovati da altre squadre. Tra questi si segnalano il difensore Filippo Vianello, i centrocampisti Matteo Nichele e Nicola Segato, gli attaccanti Giovanni Volpato, Matias Ragusa e Simone Corazza.

La squadra parte in cattive condizioni a causa di un ritiro durato solo un paio di settimane per via di un assembramento di rosa cominciato solo a metà agosto dovuto delle convulse vicissitudini societarie. L'inizio di campionato anche per questo motivo fu infelice, con due sconfitte nelle prime due gare, salvo poi dare il via ad una inaspettata ripresa che portò la squadra nelle zone alte della classifica prima dell'inverno. La stagione proseguì con altre vittorie e con qualche pareggio di troppo, che non permisero alla volonterosa squadra di andare oltre il terzo posto in campionato alle spalle di Montichiari ed Este, un risultato tuttavia soddisfacente. Nei play-off l'Unione Venezia superò l'US Jesolo per 1-0, salvo poi perdere nella finale decisiva contro l'Union Quinto per 2-0, in una calda domenica di maggio con oltre duemila tifosi arancioneroverdi presenti. L'Unione Venezia fu quindi costretta a restare in Serie D. Un passo decisivo per il futuro della società avviene però a marzo, quando Enrico Rigoni (padre del giocatore Simone) rileva la totalità delle quote societarie diventando il nuovo Patron. Tuttavia l'organigramma societario e sportivo rimane pressoché invariato, con l'avv. Pizzigati che mantiene la carica di presidente a garanzia del Comune.[13]

Anni duemiladieci[modifica | modifica sorgente]

Enrico Rigoni, patron della società, si dichiara non desideroso di dare il suo appoggio oltre la serie D, pertanto non viene inviata la domanda di ripescaggio in Lega Pro che costituiva un grosso carico oneroso e che rimarrà con alcuni posti vuoti costringendo i suoi dirigenti a riorganizzare i gironi. I tifosi, preoccupati di garantire un futuro al Club costituiscono sul modello dei Supporters Trust inglesi, l'associazione VeneziaUnited che supplisce alle lacune organizzative della società organizzando e gestendo la campagna abbonamenti e aprendo un sito internet molto ricco, con webradio e webtv che regala ampia visibilità al Club. Viene anche aperta una sottoscrizione per l'acquisizione di quote del capitale sociale. L'obiettivo dell'associazione è quello di affiancare la gestione Rigoni e di costruire un modello di gestione partecipata e democratica del Club, ma la dirigenza tentenna e l'accordo non si concretizza. Dal punto di vista tecnico viene allestita una squadra quasi completamente nuova, dato che molti dei giocatori dello scorso anno si sono accasati altrove. Tra i nuovi acquisti spiccano i difensori William Pianu (lunga carriera tra i professionisti) e Rudy Nicoletto, il centrocampista Tommaso Lelj (figlio di Giuseppe Lelj), gli attaccanti Emil Zubin, De Fretais (ex San Paolo), Fabio Mazzeo (già a Venezia nel 2004-2005), el il suggestivo ritorno di Arturo Di Napoli. Il Segretario Leandro Casagrande lascia per accasarsi al Treviso, mentre il patron Rigoni inaspettatamente non conferma l'allenatore Favaretto scegliendo al suo posto l'ex Calcio Montebelluna Enrico Cunico.

Ciononostante l'Unione Venezia si rivela fin dall'inizio molto competitiva: tre vittorie e una sconfitta nelle prime quattro giornate. Successivamente una striscia di successive vittorie porta i lagunari soli in vetta con tre punti di vantaggio su uno stoico Treviso. Lo scontro diretto dell'andata, disputato all'Omobono Tenni, si chiuse con la vittoria per 3-1 dei trevigiani che agganciarono i lagunari in vetta.

Tutto a un tratto ad attirare l'attenzione sono di nuovo vicende societarie: Le instabili condizioni fisiche del patron Rigoni portano alcuni giocatori a lasciare la squadra a gennaio (Pianu e Di Napoli), mentre la squadra ne risente e comincia a mancare qualche colpo. Tuttavia il 10 febbraio 2011, il presidente Pizzigati rassegna le dimissioni annunciando il passaggio di proprietà ad un gruppo di imprenditori russi, senza renderne note le generalità.[14] A capo di questo gruppo vi è Yuri Korablin, che diviene il nuovo presidente, con Aleks Samokhin, Massimo Venturini, Ignazio Guerra e l'ex patron Enrico Rigoni a fare da subordinati.[15] A limitare gli entusiasmi però, dopo un mese dal passaggio di mano l'ex patron Rigoni muore a causa di un male incurabile.[16]

La parte centrale del campionato venne dominata da Treviso e Unione Venezia, che staccarono nettamente tutte le avversarie ed andarono in fuga solitaria. Tuttavia, furono proprio i trevigiani ad avere la meglio nello sprint finale e a guadagnare la promozione diretta in Seconda Divisione. Decisivo il derby di ritorno in uno Stadio Penzo quasi esaurito (5.800 spettatori, record stagionale per la Serie D), giocato il 27 marzo e concluso col punteggio di 1-1, risultato favorevole ai trevigiani che riuscirono a mantenere il vantaggio in classifica sugli arancioneroverdi. Dopo la sconfitta esterna con il Rovigo l'allenatore Cunico viene sollevato dall'incarico ed al suo posto ritorna in laguna Gianluca Luppi.[17] Il F.B.C. Unione Venezia terminò così la stagione al secondo posto in solitaria e disputò i play-off per il secondo anno consecutivo: negli spareggi del girone batté prima il San Paolo Padova per 1-0, ma poi si arrese per 2-3 in finale contro il SandonàJesolo. Della stagione si ricordano i problemi difensivi dovuti alla mancanza di un portiere adeguato e le ottime prestazioni di Emil Zubin, capocannoniere del campionato con 25 reti.[18]

Durante l'estate, la società dichiara più volte di voler far di tutto per essere ripescata in Seconda Divisione, salvo poi all'ultimo momento non presentare a sorpresa la documentazione necessaria.[19] L'Unione Venezia si deve così rassegnare ad un altro anno di Serie D. Come previsto si verifica una ridefinizione societaria con gli imprenditori russi che prendono il controllo totale della società e rimescolano il C.D.A. Non vengono confermati il D.S. Andrea Seno[20] e l'allenatore Gianluca Luppi.[21] Al loro posto arrivano il D.G. Oreste Cinquini[22] e il giovane allenatore David Sassarini.[23] Della vecchia rosa sono riconfermati solo il centrocampista Casagrande, il capitano Mattia Collauto e il bomber Emil Zubin, ai quali si aggiungono una serie di giovani provenienti da giovanili di squadre professionistiche, alcuni giocatori in precedenza militanti nel girone toscano della Serie D, e qualche colpo ad effetto, come gli ingaggi dell'esperto difensore centrale Roberto Mirri, e degli esterni d'attacco Diego Santos Oliveira (l'anno precedente in Serie B) e Fabio Lauria (ex C1 con il Lumezzane). Durante il mercato invernale viene poi ingaggiato il centrocampista ex Triestina Nicola Silvestri, seguito poco dopo dall'attaccante Marco Moro, già in arancio-nero-verde durante i primi anni della gestione Poletti.[24][25] A dicembre a termine della diciottesima giornata l'Unione poteva contare su un vantaggio di ben undici lunghezze sulla seconda in classifica.[26] Da quel momento in poi però la squadra subisce un clamoroso crollo che porta alla riduzione del vantaggio in classifica e all'esonero del tecnico David Sassarini, sostituito a gennaio dall'esperto Giancarlo Favarin quando la squadra era ancora capolista a +5.[27] Ad inizio aprile quando mancano solo quattro giornate alla fine del campionato al termine della sfida contro l'MM Sarego pareggiata 1-1 l'Unione perde il primato solitario ritrovandosi clamorosamente a pari punti con il Delta Porto Tolle.[28] Al termine di questa sfida l'allenatore Giancarlo Favarin si lascia andare ad uno sfogo rabbioso nei confronti dei suoi giocatori accusandoli di "non avere palle".[29]

Nonostante le difficoltà l'Unione Venezia ottiene la promozione in Lega Pro con una giornata di anticipo ed alcuni giocatori danno il merito del cambio di passo proprio allo sfogo dell'allenatore al termine della sfida col Sarego.[30][31] La lunga e combattuta stagione si conclude nei migliori dei modi con la vittoria dello Scudetto Dilettanti in virtù del successo per 3 a 2 nella finale giocata a Gubbio contro il Teramo.[32] Il Bomber Emil Zubin anche per questa stagione si conferma capocannoniere del girone con 23 reti.[33]

Nel campionato di Seconda Divisione 2012-13 l'Unione parte a rilento, senza riuscire a trovare una buona continuità di risultati anche per colpa di numerosi infortuni e di una rosa ancora da rifinire. Dopo la secca sconfitta a Castiglione nella seconda giornata di ritorno, gli arancioneroverdi sono impantanati a metà classifica, con 6 vittorie e altrettanti pareggi e sconfitte. L'allenatore Diego Zanin viene sollevato dall'incarico e al suo posto viene chiamato Stefano Sottili, già vincitore della categoria alla guida del Carpi nel 2010-11. Grazie anche ad un vincente mercato di riparazione (preziosissimo l'innesto di Riccardo Bocalon, dalla Prima Divisione), comincia la lenta ma costante risalita dei lagunari, che inanellano un'impressionante striscia di risultati utili consecutivi (sette vittorie e due pareggi), piombando in piena zona play-off. Complice anche la crisi delle formazioni di vertice, Savona e Pro Patria, a metà aprile la promozione diretta diventa un obiettivo incredibilmente alla portata, ma qualche passo falso di troppo (due pareggi consecutivi con Alessandria e Giacomense) relega l'Unione Venezia al terzo posto al termine della stagione regolare, comunque un risultato insperato fino a pochi mesi prima. Nella semifinale play-off la squadra di Sottili ha la meglio nel doppio confronto coi lombardi del Renate (1-1 e 1-0) e giunge così nella finale promozione contro il Monza, virtuale vincitore del campionato appena concluso. Dopo un prezioso pareggio a reti bianche ottenuto in trasferta, la gara di ritorno degli arancioneroverdi, a lungo in salita, si conclude con una trionfale rimonta per 3-2 nei minuti finali. L'Unione così può finalmente festeggiare la promozione in Prima Divisione, a 4 anni dall'ultima apparizione. Grandi protagonisti della stagione, l'intramontabile Denis Godeas, capocannoniere della squadra con 18 centri tra campionato e play-off, e il giovane cresciuto nel vivaio arancioneroverde Davide D'Appolonia, anch'egli in doppia cifra (11 gol tra campionato e play-off).

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria del Foot Ball Club Unione Venezia
  • 1907 - A metà dicembre nasce il Venezia F.B.C. che viene subito affiliato alla F.I.F.
  • 1908 - 2º nel girone unico della Terza Categoria Veneta.
  • 1909 - Unico iscritto della Prima Categoria Veneta è ammesso direttamente alle semifinali. Eliminato in semifinale nazionale dalla U.S. Milanese.
  • 1909-1910 - 2º nel girone unico della Seconda Categoria Veneta.

  • 1910-1911 - 4º nel girone unico della Prima Categoria Veneto-Emiliana.
  • 1911-1912 - 1º nel girone unico della Prima Categoria Veneto-Emiliana, Ammesso alla finale nazionale. Perde la doppia finale con la Pro Vercelli (0-6 in casa e 0-7 fuori).
  • 1912-1913 - 3º nel girone unico della Prima Categoria Veneto-Emiliana.
  • 1913-1914 - 4º nel girone unico della Prima Categoria Veneto-Emiliana.
  • 1914-1915 - 3º nel girone unico della Prima Categoria Veneto-Emiliana, Ammesso alle semifinali arriva 4º nel girone A delle semifinali nazionali.
  • 1915–1919 - Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1919 - Ricostituito incorporando l'Aurora F.B.C. di Venezia diviene Associazione Calcio Venezia.
  • 1919-1920 - 2º nel girone unico della Prima Categoria Veneta. Ammesso alle semifinali Nord arriva 6º nel girone A delle semifinali Nord.

  • 1920-1921 - 3º nel girone A della Prima Categoria Veneta.
  • 1921 - È nel gruppo dei dissidenti che vistisi bocciare il Progetto Pozzo fondano la C.C.I.
  • 1921-1922 - 10º nel girone B della Prima Divisione della C.C.I.
  • 1922 - Il Compromesso Colombo, concordato di riunificazione delle due federazioni, prevede degli spareggi d'ammissione alla nuova Prima Divisione. Perde al secondo turno il doppio confronto con la Rivarolese (0-0 fuori e 1-2 in casa). Red Arrow Down.svg Retrocesso nella nuova Seconda Divisione dopo aver perso il turno di ripescaggio con la Sestrese 0-1.
  • 1922-1923 - 4º nel girone E della Seconda Divisione Nord.
  • 1923-1924 - 2º nel girone E della Seconda Divisione Nord.
  • 1924-1925 - 3º nel girone D della Seconda Divisione Nord.
  • 1925-1926 - 1º nel girone D della Seconda Divisione Nord. Le promozioni erano comunque bloccate, conformemente a quanto stabilito dall'Assemblea federale di Genova del 1925.
  • 1926 - La Carta di Viareggio ribattezza la categoria di competenza della società come Prima Divisione Nord. Il torneo cadetto è peraltro sempre organizzato da Milano dalla ex Lega Nord, ora Direttorio Divisioni Superiori, e sempre strutturato su 40 squadre come deciso nell'Assemblea Federale del 1924.
  • 1926-1927 - 6º nel girone B della Prima Divisione Nord.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1927-1928 - 2º nel girone A della Prima Divisione Nord. Green Arrow Up.svg Ammesso alla Divisione Nazionale a titolo divulgativo dalla Presidenza federale.
  • 1928-1929 - 11º nel girone B della Divisione Nazionale. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
  • 1929-1930 - 7º in Serie B. Cambia denominazione in Società Sportiva Serenissima.

  • 1930-1931 - 9º in Serie B.
  • 1931-1932 - 14º in Serie B.
  • 1932-1933 - 11º in Serie B.
  • 1933-1934 - 12º nel girone B della Serie B. Retrocesso dopo aver perso gli spareggi retrocessione contro Verona e Vicenza e successivamente ripescato a causa dell'aumento delle squadre nei due gironi. Cambia denominazione in Associazione Fascista Calcio Venezia.
  • 1934-1935 - 11º nel girone B della Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.
  • 1935-1936 - 1º nel girone A della Serie C. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1936-1937 - 12º in Serie B dopo una prima sessione di spareggi-retrocessione chiusi in parità a 6 punti, e una seconda serie di spareggi in cui perde le semifinali 2-3 con la Pro Vercelli e batte 4-0 il Catania in finale.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1938-1939 - 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A grazie al quoziente reti (1,695) migliore di quello dell'Atalanta (1,653).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (1º titolo).
Semifinalista di Coppa Italia.
Finalista di Coppa Italia.
  • 1943-1944 - 1º nel girone A del Torneo Misto di Divisione Nazionale gestito dal Direttorio III Zona (Veneto), va alla finale Veneta. In finale batte il Verona (5-1 in casa e 2-2 fuori) ed è campione Veneto 1943-44. Alle qualificazioni interzonali con la Venezia Giulia è 1º e ammesso al girone finale in cui arriva 3º nel girone finale vinto dai Vigili del Fuoco della Spezia.
  • 1944–1945 - Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1945 - Ricostituito con denominazione Associazione Calcio Venezia.
  • 1945-1946 - 13º nel Campionato Alta Italia.
  • 1946-1947 - 19º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
  • 1947-1948 - 4º in Serie B.
  • 1948-1949 - 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
  • 1949-1950 - 20º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.

Fase a gironi di Coppa Italia.
Quarto posto in Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 1966-1967 - 17º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B. Cambia denominazione in Calcio Venezia S.p.a.[35]
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
  • 1968-1969 - 11º nel girone A della Serie C.
  • 1969-1970 - 9º nel girone A della Serie C.

Fase eliminatoria di Coppa Italia Semiprofessionisti.
  • 1973-1974 - 3º nel girone A della Serie C.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Semiprofessionisti.
  • 1974-1975 - 6º nel girone A della Serie C.
Fase a gironi di Coppa Italia Semiprofessionisti.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Semiprofessionisti.
Ottavi di finale di Coppa Italia Semiprofessionisti.

  • 1980-1981 - 10º nel girone B della Serie C2.
? di Coppa Italia Semiprofessionisti.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1982-1983 - 1º nel girone C del Campionato Interregionale. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C2. Cambia denominazione in Calcio Venezia S.r.l..
  • 1983-1984 - 5º nel girone B della Serie C2.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1984-1985 - 15º nel girone B della Serie C2.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1985-1986 - 12º nel girone B della Serie C2.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1986-1987 - 5º nel girone B della Serie C2.
? di Coppa Italia Serie C.
  • 1987 - Incorpora l'Associazione Calcio Mestre S.p.A. e, a seguito della fusione, cambia denominazione in Calcio Venezia-Mestre S.r.l. aggiungendo il colore arancione al tradizionale nero-verde: il titolo sportivo del Mestre viene ceduto al rinato Palermo. Gioca allo Stadio "Francesco Baracca" di Mestre.
  • 1987-1988 - 2º nel girone B della Serie C2. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie C1.
Fase a gironi di Coppa Italia Serie C.
  • 1988-1989 - 9º nel girone A della Serie C1.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 1989-1990 - 4º nel girone A della Serie C1. Cambia denominazione in A.C. Venezia 1907 S.r.l..
? di Coppa Italia Serie C.

  • 1990-1991 - 2º nel girone A della Serie C1. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B dopo aver vinto lo spareggio col Como (2-1).
Semifinalista di Coppa Italia Serie C.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Semifinalista di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Fase a gironi di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2004-2005 - 21º in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso e finanziariamente fallito, viene coinvolto nel caso Genoa ma viene giudicato a causa del fallimento.
Fase a gironi di Coppa Italia.
Perde il triangolare di Supercoppa di Lega di Serie C2.
  • 2006-2007 - 4º nel girone A della Serie C1. Perde il play-off col Pisa (1-1 in casa e 1-3 fuori).
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia Serie C.
  • 2007-2008 - 11º nel girone A della Serie C1. Ammesso al nuovo campionato di Lega Pro Prima Divisione.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Serie C.
  • 2008-2009 - 17º nel girone A della Lega Pro Prima Divisione. Salvo dopo i play-out con la Pro Sesto (3-1 in casa e 1-1 fuori), ma successivamente escluso dal campionato per gravi irregolarità di bilancio.
Primo turno di Coppa Italia Lega Pro.
  • 2009 - Nasce il Foot Ball Club Unione Venezia S.r.l., che viene iscritto in soprannumero nel girone C della Serie D.
  • 2009-2010 - 3º nel girone C della Serie D. Eliminato alla finale play-off del girone C.
Trentaduesimi di finale di Coppa Italia Serie D.

  • 2010-2011 - 2º nel girone C della Serie D. Eliminato alla finale play-off del girone C.
Primo turno di Coppa Italia Serie D.
Primo turno di Coppa Italia Serie D.
Fase eliminatoria di Coppa Italia Lega Pro.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia Lega Pro.
Secondo turno di Coppa Italia.
Partecipa alla Coppa Italia Lega Pro.

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La prima divisa del Venezia F.C.
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
La divisa della S.S. Serenissima
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
I colori dell'A.C. Venezia 1907

L'attuale maglia dell'Unione Venezia è arancio-nero-verde. La prima storica divisa, invece, fu una maglia per metà rossa e per metà blu ma, dato che quei colori erano già utilizzati dal Genoa – la squadra del capoluogo ligure, da sempre ostile alla Serenissima – fu sostituita già la stagione successiva con l'originale accostamento del nero con il verde. La prima muta di casacche a strisce verticali neroverdi venne commissionata dal giocatore elvetico Walter Aemissiger a una ditta del suo paese d'origine.

Nella stagione 1929-1930, in coincidenza con cambio di denominazione del club in Serenissima, il colore delle maglie divenne il rosso veneziano tratto dal gonfalone cittadino.[36] Dopo un quadriennio giocato con le tinte della bandiera di San Marco, nell'annata 1934-1935 la squadra ritornò al nome Venezia rispolverando anche i tradizionali colori neroverdi. Nella stagione 2007-2008, in occasione del centenario del calcio a Venezia, la squadra rispolverò una maglia simile a quella usata negli anni trenta dalla Serenissima.

Dopo la fusione tra Venezia e Mestre del 1987, al nero e al verde s'è affiancato l'arancione del club mestrino. Da qui in avanti, la squadra arancioneroverde non ha più avuto una divisa iconica, giostrando di stagione in stagione tra i più diversi template di maglia, soprattutto palati, fasciati o a bande.[37]

Lo stemma della società, oltre al nome e ai colori sociali, reca al centro il Leone di San Marco simbolo della città lagunare nonché della Repubblica Serenissima.

Strutture[modifica | modifica sorgente]

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Pier Luigi Penzo.

Attualmente l'Unione disputa le sue gare interne nello Stadio Pier Luigi Penzo a Venezia. La capienza si aggira attorno agli 8000 spettatori (ridotta rispetto alle norme di sicurezza); l'impianto comunque può raggiungere la capienza massima di 16.500 posti.

Dedicato alla memoria dell'omonimo aviatore, che partecipò alla Grande Guerra, è il secondo stadio più vecchio tra quelli in cui giocano società professionistiche italiane dopo lo Stadio Luigi Ferraris di Genova inaugurato nel 1911[38].

Lo Stadio Pier Luigi Penzo è unico in Italia per il fatto di poter essere raggiunto solo in barca o a piedi. Negli anni sessanta è arrivato ad ospitare fin 26.000 persone, nonostante la capienza fosse minore.

Il progetto di un nuovo stadio nel Comune di Venezia, e precisamente in terraferma, è un argomento molto dibattuto già a partire dagli anni sessanta, ma per il momento lo storico Penzo rimane l'unico vero impianto adeguato alle serie professionistiche del capoluogo veneto.

Allenatori e presidenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori del F.B.C. Unione Venezia e Categoria:Presidenti del F.B.C. Unione Venezia.
Fbcunioneveneziastemma.png
Allenatori
Fbcunioneveneziastemma.png
Presidenti


Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori del F.B.C. Unione Venezia.

Capitani[modifica | modifica sorgente]

Di seguito l'elenco dei capitani della compagine lagunare con il periodo in cui hanno portato la fascia.

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

1940-1941
1960-1961, 1965-1966
1955-1956
2011-2012

Competizioni interregionali[modifica | modifica sorgente]

1935-1936 (girone A)
2011-2012 (girone C)

Statistiche e record[modifica | modifica sorgente]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria Nazionale 8 1908-1909 1914-1915 23
Prima Divisione 1 1921-1922
Divisione Nazionale 1 1928-1929
Serie A 13 1939-1940 2001-2002
Seconda Divisione 4 1922-1923 1925-1926 39
Prima Divisione 2 1926-1927 1927-1928
Serie B 33 1929-1930 2004-2005
Serie C 14 1935-1936 1976-1977 22
Serie C1 5 1988-1989 2007-2008
Lega Pro Prima Divisione 2 2008-2009 2013-2014
Lega Pro 1 2014-2015
Serie C2 9 1979-1980 2005-2006 10
Lega Pro Seconda Divisione 1 2012-2013
Serie D 5 1977-1978 2011-2012 6
Campionato Interregionale 1 1982-1983

È esclusa la partecipazione alla stagione 1943-1944, essendo competizione non ufficiale F. I.G.C.

Statistiche individuali[modifica | modifica sorgente]

Partite e reti totali in campionato

Le classifiche delle presenze e delle reti tengono conto di tutti i campionati disputati dalla compagine lagunare dalla sua fondazione avvenuta nel 1907. I dati sono comunque relativi al solo campionato (eventuali play-off e play-out esclusi).

Aggiornato al 29 novembre 2012

Fbcunioneveneziastemma.png
Record di presenze
Fbcunioneveneziastemma.png
Record di reti
Serie A

Aggiornato al 4 dicembre 2012

Gol totali in Serie A: 324

Fbcunioneveneziastemma.png
Record di presenze
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Record di reti

Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Una spaccatura nella parte più calda della tifoseria determina una complessa geografia delle relazioni con altre tifoserie. All'epoca degli Ultras Unione, gruppo leader della tifoseria, scioltosi nel 2005, vi erano due storici gemellaggi: con i tifosi della Pistoiese e del Modena. Queste relazioni, complici le trasformazioni del tifo organizzato arancioneroverde, pistoiese e modenese, si sono allentate ed hanno perso gran parte della loro importanza.

Amicizie altrettanto importanti erano quelle con il Cosenza e con gli Ultras Rapid Wien che sono state ereditate dal Gate 22 - "A sostegno di un ideale", il nuovo raggruppamento di tifosi, nato nel 2006 sulle ceneri degli Ultras Unione, dei Rude Fans e della Nuova Guardia, che ha preso posto nel settore Distinti dello stadio Penzo. I tifosi rimasti nella sud, raggruppati sotto le sigle Vecchi Ultrà, Curva Sud e Zona d'Ombra, hanno costruito invece un solido rapporto con gli Ultras Union C.S., tifosi del Chioggia Sottomarina.

Nel passato possiamo ricordare la Vecchia Guardia 1986, che nel periodo pre e post fusione era legata soprattutto al nome Venezia, gemellati con il Vicenza calcio, scioltosi ma mai in maniera definitiva nel 1994. Oggi parte della Vecchia Guardia ha dato origine al club Associazione Culturale Cuore Neroverde Venezia 1907, il gruppo prende posto nel settore Tribuna laterale e si rifà alla tradizione del Venezia pre fusione. Storici furono i Panthers, Gioventù Neroverde e Brigate Neroverdi negli anni settanta e ottanta. Altri club storici furono il Centro Coordinamento Venezia clubs (oggi Associazione Venezia clubs e Centro coordinamento clubs Venezia-Mestre).

A ottobre 2012 il gruppo Gate 22 - "A sostegno di un ideale" si scioglie e attualmente, complice anche lo scioglimento dei Vecchi Ultrà avvenuto ad agosto 2012, l'unico gruppo ultras rimasto è la Curva Sud VeneziaMestre, di matrice totalmente apolitica, che accoglie tra le sue fila ex componenti di Ultras Unione, Vecchi Ultrà, Old Firm, Zona d'Ombra. I membri del Gate 22 al momento non frequentano lo stadio.

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Derby calcistici in Veneto.

Organico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Foot Ball Club Unione Venezia 2014-2015.

Rosa[modifica | modifica sorgente]

N. Ruolo Giocatore
Italia P Marco D'Arsiè
Italia P Stefano Fortunato
Rep. Ceca P Lukáš Zima
Italia D Francesco Cernuto
Giordania D Shadi Ghosheh
Italia D Alberto Giuliatto
Italia D Elia Legati
Italia D Antonio Marino
Italia D Emanuele Panzeri
Italia D Simone Sales
Italia C Tommaso Bellazzini
Italia C Davide Carcuro
N. Ruolo Giocatore 600px Verde Nero e Arancione (Diagonale).png
Rep. Dominicana C Vinicio Espinal
Italia C Gennaro Esposito
Ghana C Edmund Etse Hottor
Italia C Alessandro Scialpi
Italia C Federico Varano
Italia C Mattia Zaccagni
Italia A Fabio Alba
Italia A Raffaele Franchini
Italia A Giuseppe Greco
Italia A Simone Magnaghi
Italia A Andrea Raimondi

Staff tecnico[modifica | modifica sorgente]

Fbcunioneveneziastemma.png
Staff dell'area tecnica

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La Storia del Venezia (1957-1967). URL consultato il 15 febbraio 2013.
  2. ^ La Storia del Venezia (1986-1999). URL consultato il 22 maggio 2013.
  3. ^ Esonerato Serena Il Venezia affidato a Stefano Cuoghi. La Nuova di Venezia e Mestre. URL consultato il 18 settembre 2011.
  4. ^ Mazzata sul Venezia: altri 2 punti in meno. URL consultato il 18 settembre 2011.
  5. ^ Cuoghi, oggi l’esonero. Ritorna Michele Serena. La Nuova di Venezia e Mestre. URL consultato il 18 settembre 2011.
  6. ^ UFFICIALE: il Venezia passa a Shahrdad Golban. Tuttomercatoweb. URL consultato il 17 settembre 2011.
  7. ^ Corrado Zunino, Venezia addio è ancora fallito, Repubblica.it, 18 novembre 2009. URL consultato il 30 luglio 2011.
  8. ^ Aeroterminal di Venezia, condannati per bancarotta i due fratelli Poletti. Il Corriere del Veneto. URL consultato il 17 settembre 2011.
  9. ^ Arrigo Poletti indagato per truffa a Padova. Geolocal Trentino. URL consultato il 17 settembre 2011.
  10. ^ Crac Aeroterminal, la banca pignora case e garage di Arrigo Poletti. Geolocal Trentino. URL consultato il 17 settembre 2011.
  11. ^ Golban, un prestanome manovrato da imprenditori a caccia di finanziamenti. Il Corriere del Veneto. URL consultato il 17 settembre 2011.
  12. ^ Golban, acquirente VE con titoli del "monopoli". Ve.Sport. URL consultato il 17 settembre 2011.
  13. ^ Enrico Rigoni acquista FBC Unione Venezia. URL consultato il 16 settembre 2011.
  14. ^ Calcio, colpo di scena: il Venezia ceduto ai russi. La Nuova di Venezia e Mestre. URL consultato il 16 settembre 2011.
  15. ^ Parla il russo Yuri Korablin, lo zar: Tutto è cominciato per un'acqua alta. Corriere del Veneto. URL consultato il 16 settembre 2011.
  16. ^ Il Venezia ha perso Enrico Rigoni. La Nuova di Venezia e Mestre. URL consultato il 16 settembre 2011.
  17. ^ Esonerato Cunico, Luppi nuovo allenatore del Venezia. La Nuova di Venezia e Mestre. URL consultato il 16 settembre 2011.
  18. ^ Classifica marcatori serie D Girone C 2010/2011. URL consultato il 16 settembre 2011.
  19. ^ Ripescaggio? Non se ne parla neanche. Ve.Sport. URL consultato il 16 settembre 2011.
  20. ^ Seno liquidato per telefono. La Nuova di Venezia e Mestre. URL consultato il 16 settembre 2011.
  21. ^ CALCIO. IL VENEZIA IN SERIE D Luppi, delusione e tanti rimpianti «Scaricato così, m'hanno preso in giro». La Nuova di Venezia e Mestre. URL consultato il 16 settembre 2011.
  22. ^ Oreste Cinquini, nuovo direttore generale . Ve.Sport. URL consultato il 16 settembre 2011.
  23. ^ Silurato Luppi, il Venezia a Sassarini. La Nuova di Venezia e Mestre. URL consultato il 16 settembre 2011.
  24. ^ Nicola Silvestri a Venezia. URL consultato il 16 settembre 2011.
  25. ^ Venezia, torna Marco Moro. URL consultato il 16 settembre 2011.
  26. ^ UnVE: il vantaggio è enorme (+11). URL consultato il 29 maggio 2012.
  27. ^ Calcio Venezia: esonerato Sassarini, la panchina a Favarin. URL consultato il 29 maggio 2012.
  28. ^ Venezia 1-1, ma è una squadra allo sbando. URL consultato il 29 maggio 2012.
  29. ^ Intervista a Favarin post Sarego - 20120407. URL consultato il 29 maggio 2012.
  30. ^ Da +11 alla paura e poi il trionfo. URL consultato il 29 maggio 2012.
  31. ^ Collauto: «Mai più in D» Scanta promette il tuffo.... URL consultato il 29 maggio 2012.
  32. ^ UnVE vince (3-2). E' Scudetto. URL consultato il 6 febbraio 2013.
  33. ^ Emil Zubin superbomber con 23 reti. URL consultato il 29 maggio 2012.
  34. ^ Almanacco illustrato del calcio, op. cit., 1967, pag.75 (Associazione Calcio Venezia)
  35. ^ Almanacco illustrato del calcio, op. cit., 1968, pag.224 (Calcio Venezia S.p.a.)
  36. ^ 1931/1932 – Società Sportiva Serenissima, calciovenezia.com.
  37. ^ Welter, op. cit., p. 204
  38. ^ Oggi il Penzo compie 100 anni. URL consultato il 9 settembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Walter Ravazzolo, Cinquant'anni, 1907-1957, con l'Associazione calcio Venezia, Venezia, Tip. commerciale, 1957.
  • Lino Cascioli, Storia fotografica del calcio italiano: dalle origini al campionato del mondo 1982, edizioni Newton, 1982.
  • Franco Bacciolo, Michele Maturi, Antonio Tenderini, Domenico Tenderini, In campo - Il Calcio Venezia dal 1957 ad oggi parole e immagini dei suoi protagonisti, Venezia, 1984.
  • Michele Maturi, Ottanta anni di storia del calcio Venezia, Venezia, Comune di Venezia, Assessorato allo Sport, 1987.
  • Claudio de Min, Cinquantanove anni di storia del calcio Mestre, Venezia, Comune di Venezia, Assessorato allo Sport, 1987.
  • Gregorio Giangiacomi, Manuale del calcio veneziano. Anni 1992, 1993, 1994, 1995.
  • Gianni Brera, Il calcio veneto, Vicenza, Neri Pozza editore, 1997.
  • Ivo Lombardo, Una partita di calcio a Venezia, Venezia, Tipografia Cartotecnica Veneziana Srl, 1998.
  • Roberto Ferrucci, Giocando a pallone sull'acqua, Venezia, Marsilio Editore, 1999.
  • di Franco Bacciolo, Michele Maturi, Alessandro Rizzardini, Fino alla vittoria, il Venezia ritorna in Serie A, Venezia, Ve. Sport, 2001.
  • Raffaele Rosa, I putei de Venexia ghe dava dentro. Storia, storie e curiosità arancioneroverdi Venezia 1907, Venezia, edizioni Mazzanti, 2001.
  • Filippo Bonfante, Piero Brunello, Lettere dalla curva sud, Roma, Odradek edizioni Srl, 2001.
  • Alessandro Rizzardini, Franco Bacciolo, Venezia 1907, una squadra metropolitana, Venezia, Ve. Sport, 2002.
  • Valter Esposito, Quel giorno ad Anversa... Storie, personaggi e curiosità dello sport veneziano del '900 1896-1960 da Atene a Roma, Venezia, 2003.
  • Paolo Ongaro, Panathlon International di Mestre 1984-2004, Venezia, 2004.
  • Carlo Cruccu, La porta del leone, Edizioni Amos, 2004.
  • Franco Bacciolo, Alessandro Rizzardini, Arancio Nero Verdi. Il nuovo Calcio Venezia, un anno da leoni, Venezia, Ve. Sport, 2006.
  • Alessandro Rizzardini, Arancioneroverdi, vent'anni di passioni, Venezia, Catalogo della mostra fotografica al Centro Culturale Candiani, 2006.
  • Michele Gottardi, Il Venezia, Dolo (VE), Il Poligrafo. Collana il Novecento a Venezia, le memorie, le storie, 2006.
  • AA.VV., Bulova Accutron, l'orologio dell'era spaziale - 40 racconti brevi sul centenario del Venezia, a cura di Alessandro Rizzardini, Franco Bacciolo, Venezia, Ve. Sport, 2007.
  • Sebastiano Giorgi, 1907-2007 cento anni da Leoni, Venezia, 2007.
  • AA.VV., Un secolo di calcio a Venezia, a cura di Sebastiano Giorgi, Venezia, 2007.
  • Tiziano Bolpin e Comune di Venezia, foto di Luigi Bortoluzzi Borlui, Antonio Viola e Alessandro Rizzardini, Immagini e storia del calcio a Venezia, Venezia, Catalogo delle mostre a Palazzo Tito (Venezia) e Villa Franchin (Mestre), 2008.
  • Umberto Zane, Un ruggito lungo un secolo, cento anni di calcio a Venezia e a Mestre, Venezia, Matteo Editore, 2008.
  • AA.VV., Grandi, ragazzi! 100 racconti brevi e un po' matti sullo sport veneziano, a cura di Franco Bacciolo, Alessandro Rizzardini, Ed. Ve. Sport 150º numero, speciale maggio/giugno 2010.
  • Alberto Fiorin, Sebastiano Giorgi, Alessandro Rizzardini, Veneziani (quasi) famosi, Studio LT, 2010.
  • Almanacco illustrato del calcio, Milano, Edizioni Carcano.
  • Franco Bacciolo, Sergio Barizza, Giulio Bobbo, Alessandro Rizzardini, Lo scudetto dimenticato, Ve.Sport, 2013.
  • Giorgio Welter, Venezia in Le maglie della Serie A, Milano, Codice Atlantico, 2013, pp. 204-207, ISBN 978-88-905512-9-1.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]