Torino Football Club

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Torino Football Club
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Torino FC logo.svg
Il Toro; I Granata
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px Granata.png granata
Simboli Toro
Inno Ancora Toro
Valerio Liboni[1]
Dati societari
Città Torino
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie A
Fondazione 1906
Rifondazione 2005
Presidente Italia Urbano Cairo
Allenatore Italia Giampiero Ventura
Stadio Stadio Olimpico
(28.140 posti)
Sito web torinofc.it
Palmarès
Scudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svg Coccarda Coppa Italia.svgCoccarda Coppa Italia.svgCoccarda Coppa Italia.svgCoccarda Coppa Italia.svgCoccarda Coppa Italia.svg
Scudetti 7
Titoli nazionali 3 Campionati di Serie B
Trofei nazionali 5 Coppe Italia
Trofei internazionali 1 Coppa Mitropa
1 Coppa dell'Amicizia
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

Il Torino Football Club (Foot Ball Club Torino dal 1907 al 1936, Associazione Calcio Torino dal 1936 al 1943 e dal 1959 al 1977, Torino FIAT nel 1944, Associazione Calcio Talmone Torino nel 1958-1959 e Torino Calcio dal 1977 al 2005), noto anche come Torino o, semplicemente, come Toro, è una società calcistica per azioni italiana con sede nell'omonima città. Milita nel campionato di Serie A e, insieme alla concittadina Juventus, è una delle due formazioni professionistiche del capoluogo piemontese.

Disputa le gare interne allo Stadio Olimpico (noto come Stadio Comunale "Vittorio Pozzo" fino al 2006). Il colore sociale è il granata mentre il simbolo rappresentativo è un toro rampante, da cui il soprannome del club (il Toro).

Nella classifica perpetua della Serie A, che tiene conto di tutte le squadre di calcio che hanno militato nella massima serie nazionale almeno una volta, occupa l'8º posto, avendo partecipato a 70 delle 82 edizioni disputate. Tra i club più blasonati d'Italia, vanta la conquista di sette campionati italiani, compresa una striscia di cinque titoli consecutivi (record a pari merito con la Juventus e l'Inter) all'epoca del Grande Torino, unanimemente riconosciuta come una delle squadre più forti della seconda metà degli anni quaranta. Nel suo palmarès figurano anche cinque Coppe Italia, l'ultima delle quali conquistata al termine dell'edizione 1992-93, e una Coppa dell'Europa Centrale, vinta nel 1991. In ambito internazionale, si segnala il raggiungimento della finale di Coppa UEFA nella stagione 1991-1992.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia delle prime società calcistiche in Italia.

Nella città il gioco del calcio arriva sul finire dell'Ottocento, portato dall'iniziativa di industriali svizzeri e inglesi. Già nel 1887 nel capoluogo piemontese nasce la compagine rossonera del Football & Cricket Club (la più antica squadra calcistica italiana), seguita nel 1889 dal sodalizio giallonero del Nobili Torino. Nel 1891 le due società si fondono nel bianconero Internazionale Torino, alla quale si aggiunge nel 1894 il Football Club Torinese (ancora giallonero).

Il nuovo gioco spopola, soppiantando presto quello del pallone elastico che al tempo era lo sport con la palla più seguito e, nel 1897, vengono fondate la sezione calcistica della polisportiva Ginnastica Torino (con divisa rossoblù) e la bianconera Juventus. L'Internazionale Torino, il Football Club Torinese e la Ginnastica Torino, assieme al Genoa, l'8 maggio 1898 nell'ambito dei festeggiamenti in occasione dell'Esposizione Internazionale per i cinquant'anni dello Statuto Albertino, sul campo del Velodromo Umberto I di Torino (nei pressi dell'attuale ospedale Mauriziano) danno vita al primo Campionato italiano di calcio, vinto dai rossoblù genovesi.

Nel 1900, il Football Club Torinese assorbe l'Internazionale Torino, ma la vera svolta per la società, arriva il 3 dicembre 1906, una gelida sera d'inverno: nella birreria Voigt (oggi bar Norman) di via Pietro Micca, viene sancita un'alleanza con un gruppo di dissidenti della Juventus, guidati dallo svizzero Alfredo Dick, che non condividono la svolta verso il professionismo della società bianconera. L'incontro è fissato alle ore 21, le persone presenti erano 23 e precisamente: Alfredo Dick, Giovanni Secondi, Fritz Bollinger, Eugenio De Fernex, Giuseppe Varetto, Enrico Debernardi, Arthur Rodgers, Federico Ferrari-Orsi, Fritz Roth, Carlo Pletscher, Carlo Dick, Hans Kaempfer, Oreste Mazzia, Paul Boerner, Ugo Muetzell, Robert Depenheuer, Alfredo Jaquet, C. Bart, O. Quint, I. Michel, I. Faelmdrich, A. Boulaz e Walter Streule. A questi vanno poi aggiunti i nomi di persone che, assenti casualmente, vennero nella seduta stessa eletti a cariche, come Franz Schoenbrod, il Presidente; Luigi Custer, il cassiere; Emilia Valvassori, uno dei revisori, e quello di un altro gruppo di soci del E C. Torinese che, pur non intervenendo di presenza, avevano al Club dato la loro adesione: Giacomo Zuffi, Gian Luigi Delleani, Vittorio Morelli di Popolo, Ademaro Biano, Ettore Ghiglione, Vittorio Berrà, Vittorio Pozzo e altri». Dalla fusione tra l'FC Torinese e il citato gruppo di dissidenti nasce il Foot-Ball Club Torino.

La nuova società utilizza in principio diversi colori sociali, optando alla fine per il granata. Sui motivi della scelta si narrano varie versioni. Spesso riportata è quella secondo la quale lo svizzero Alfredo Dick sarebbe stato tifoso del Servette, squadra di Ginevra dalle maglie granata. Pare, però, attendibile anche la versione che vorrebbe il granata in onore del Duca degli Abruzzi presidente onorario e della Brigata Savoia, la quale, dopo la vittoriosa liberazione di Torino dall'assedio francese del 1706, aveva adottato un fazzoletto color del sangue in onore del messaggero caduto per portare la notizia del trionfo. Il giallo ed il nero del FC Torinese non furono, pertanto, ritenuti appropriati essendo incidentalmente i colori degli Asburgo, nemici storici della Casa regnante. Un'altra ipotesi fa riferimento alla casacca "maroon" dello Sheffield FC, ritenuto il club calcistico più antico del mondo, inizialmente adottata anche dall'Internazionale Torino.[2] Non è da ritenersi del tutto infondata, infine, la leggenda che collega la particolare tonalità delle magliette quale risultato dei ripetuti lavaggi delle divise di gioco rosse con i calzettoni e i calzoncini neri. In seguito, essendo ritenuta di buon auspicio questa sfumatura, sarebbe stata scelta quale tenuta ufficiale.

Dai primi passi alla Grande Guerra[modifica | modifica sorgente]

I giocatori del Torino posano per uno scatto fotografico risalente al 1906

Il primo incontro ufficiale viene giocato già il 16 dicembre 1906, a Vercelli contro la Pro, terminato 3-1 per i granata, di nome ma non di fatto, poiché non disponendo ancora delle nuove casacche vestivano quelle giallonere ereditate dal FC Torinese. La foto storica di quel primo incontro ritrae un ragazzino destinato a rivestire un ruolo importantissimo nella storia del calcio italiano: Vittorio Pozzo.

Il primo derby viene invece con l'anno nuovo, è datato 13 gennaio 1907, e per Dick sono subito soddisfazioni: nel velodromo Umberto I il "Toro" vince di misura per 2-1, successo poi replicato con un più largo 4-1 un mese più tardi, conquistandosi il diritto di accesso al Girone Finale, piazzandosi al secondo posto, dietro al Milan. Campo di gioco sarà, fino al 1910, il già citato Velodromo Umberto I.

Il Campionato 1908 non vede la partecipazione del Torino in quanto una nuova norma approvata quell'anno richiedeva di limitare il ricorso ai giocatori di nazionalità straniera, e tra i suoi tesserati gli stranieri sono troppi: il Toro ripiega così su due Tornei "minori", ma all'epoca molto seguiti: innanzitutto strappa alla Pro Vercelli l'ambita "Palla Dapples" (un trofeo d'argento dalla forma e dimensioni di un pallone regolamentare), e partecipa ad un trofeo internazionale, organizzato da La Stampa e disputatosi a Torino quell'anno, venendo piegato in finale dagli svizzeri del Servette.

Nel 1912 entra a far parte dello staff tecnico Vittorio Pozzo: con lui nel 1914, in piena epoca di calcio eroico, partecipa addirittura ad una tournée transoceanica, in Sud America, conclusasi con sei vittorie in altrettante partite, contro squadre del calibro della Nazionale Argentina e dei brasiliani del Corinthians.

Con l'inizio della Grande Guerra viene sospeso anche il campionato di calcio, e questa decisione causerà la prima di una lunga serie di beffe del destino: il campionato 1914-15 viene infatti sospeso ad una giornata dal termine, e il Genoa, che era in testa, dichiarato campione. Nulla da eccepire, viste le cause di forza maggiore: un peccato solo per i granata che, secondi a due lunghezze dalla capolista, nell'ultima partita avrebbero avuto l'occasione di incontrare proprio i genovesi, battuti nella gara d'andata per 6-1.

In quel periodo, seppur in anni diversi, vestirono la maglia del Torino ben quattro fratelli, i Mosso: quella che oggi può apparire come una curiosità era invece, all'epoca, un costume abbastanza diffuso.

La partita più lunga[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Caso Allemandi.
Il Torino impegnato nella tournée argentina del 1929

Nella stagione 1920-1921 non esisteva ancora il girone unico. Nell'Alta Italia le vincenti dei gironi regionali venivano raggruppate in quattro gironi di semifinale; le prime classificate davano quindi vita a scontri diretti per determinare la finalista che avrebbe affrontato la vincente degli analoghi confronti del gruppo centro-sud. Il Torino aveva concluso il suo girone di semifinale a pari merito con il Legnano, e fu necessaria una gara di spareggio.

La gara era terminata 1-1 nei tempi regolamentari, e il regolamento dell'epoca prevedeva tempi supplementari "ad oltranza". Per sciogliere l'equilibrio si diede seguito a due tempi supplementari, da 30 minuti ciascuno, al termine dei quali il risultato era ancora in parità. L'arbitro fece iniziare un terzo tempo supplementare, ma dopo ulteriori 8 minuti di gioco le squadre, di comune accordo, si arresero, si strinsero cavallerescamente la mano e rinunciarono a proseguire, rinunciando anche a disputare la ripetizione. Lo scudetto quell'anno fu appannaggio della Pro Vercelli, che batté poi il Bologna nella finalissima. Gli anni venti videro inoltre iniziare, dopo la "serie dei Mosso", quella dei fratelli Martin, anche loro quattro. Il più forte sarà Martin II, che con il Torino disputerà 355 gare di campionato.

La squadra conosce il primo periodo felice della sua storia sotto la presidenza del conte Enrico Marone Cinzano, che fa anche costruire attorno al "Campo Torino" le prime tribune di quello che poi diventerà lo Stadio Filadelfia il 17 ottobre 1926, e che ospiterà tutti gli incontri interni dei granata fino al 1958; acquista giocatori di prim'ordine per fare subito una squadra molto competitiva, che in attacco poteva vantare sul "trio delle meraviglie" composta da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti. Sotto la sua guida i granata vincono il Campionato del 1928, bissando lo Scudetto dell'anno prima, revocato però per la corruzione da parte di un dirigente del Torino del terzino della Juventus Allemandi.

In base a quanto accertato dall'inchiesta Allemandi venne avvicinato al suo domicilio in una pensione torinese da un dirigente granata, il dottor Nani, che corruppe il giocatore anticipandogli metà della somma pattuita (50 000 lire), affinché questi "addomesticasse" la partita nello scontro diretto. In quella stessa pensione vi era anche il giornalista Renato Farminelli, corrispondente da Torino della testata "Il Tifone". Il derby si chiuse con la vittoria per 2 a 1 del Torino, ma Allemandi, secondo l'opinione del corruttore, contrariamente ai patti si segnalò tra i migliori in campo. Per questo, Nani si rifiutò di pagare le restanti 25 000 lire al calciatore: la discussione che si accese tra i due avviene nella pensione di via Lagrange alla presenza di un testimone, Gaudioso, venne udita da Farminelli che origliava da un'altra camera. Da questo episodio, a fine campionato, ne ricaverà un pepato articolo dal titolo: "C'è del marcio in Danimarca", riferendo di una lettera scritta dal difensore bianconero a reclamare il saldo del pattuito.

La formazione granata vincitrice della terza edizione della rinata Coppa Italia nel 1935-1936

Questo reportage provocherà le indagini della Federcalcio, il cui presidente era allora Leandro Arpinati, gerarca fascista, grande tifoso Felsineo, nonché podestà della città di Bologna. Lo scudetto restò "non assegnato", e non quindi dato al Bologna come i dirigenti della società felsinea reclamavano. La "prova schiacciante", in realtà molto fragile, erano alcuni pezzi di carta rinvenuti durante un sopralluogo nella famosa pensione il vice di Arpinati, Giuseppe Zanetti, che uniti risultavano essere una lettera nella quale Allemandi reclamava il pagamento a saldo delle 25 000 lire. Il direttorio Federale, riunito nella Casa del Fascio, revocò lo scudetto al Torino e squalificò a vita Allemandi (che nell'estate era passato dalla Juventus all'Ambrosiana). In seguito alla vittoria della Nazionale Italiana della medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1928 il giocatore godrà poi di un'amnistia, mentre dello scudetto revocato non se ne fece più nulla, neanche quando - durante i funerali del Grande Torino - ne venne promessa la riassegnazione.

Complice l'abbandono del conte Cinzano prima, e l'emergere della Juventus dei cinque scudetti consecutivi, per il Torino iniziò un lento declino che nei primi anni trenta lo portò ad accontentarsi di piazzamenti a centro classifica. Tuttavia, a partire dalla stagione 1935-36 iniziò una rinascita, che getterà le basi per il periodo d'oro che sarebbe stato poi rappresentato dal "Grande Torino": quell'anno il Torino conclude al terzo posto, dietro al Bologna (all'epoca una delle migliori formazioni d'Europa) e della Roma, ma soprattutto proprio nell'anno di esordio della manifestazione arriva la prima Coppa Italia. Il successo finale arriva contro i grigi dell'Alessandria, battuti a Genova per 5-1. Nella stagione 1936-1937, cambiato il nome in Associazione Calcio Torino per imposizione del regime fascista (che non tollerava la presenza di parole straniere), il Torino termina il campionato al terzo posto, nel 1938-1939 al secondo.

Il Grande Torino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande Torino.
Gli Invincibili del Grande Torino, vincitori di 5 scudetti consecutivi.

Il momento più fulgido è però quello rappresentato dal Grande Torino, una squadra imbattibile, capace di vincere 5 titoli consecutivi (non considerando l'interruzione della serie nel Campionato Alta Italia del 1943-44, a cui la FIGC nel 2002 ha riconosciuto soltanto valore onorifico e non ufficiale, vinto dai VV.F. Spezia) tra il 1942 e il 1949, e una Coppa Italia nel 1943 (e, grazie a questo successo, il Torino fu la prima squadra a centrare l'ambitissima accoppiata Scudetto-Coppa Italia nella stessa stagione). Asse portante della Nazionale di quegli anni, il Grande Torino riuscì a portare anche 10 giocatori contemporaneamente in campo in azzurro.

Capitano e leader indiscusso di quella formazione era Valentino Mazzola, padre di Ferruccio e Sandro che poi percorreranno le orme paterne diventando anch'essi calciatori. La formazione tipo era: Bacigalupo; Ballarin, Maroso; Grezar, Rigamonti, Castigliano; Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Il ciclo di vittorie viene bruscamente interrotto il 4 maggio del 1949, quando l'aereo che trasportava l'intera squadra, di ritorno da una amichevole con il Benfica giocata a Lisbona, a causa di una fitta nebbia e di un guasto all'altimetro, andò ad infrangersi contro il muraglione posteriore della Basilica di Superga. In quell'incidente aereo, la Tragedia di Superga, oltre all'intera squadra, titolari e riserve, perirono due dirigenti (Agnisetta e Civalleri), i tecnici Egri Erbstein e Leslie Lievesley, il massaggiatore Cortina e tre giornalisti al seguito, Luigi Cavallero, Renato Tosatti e Renato Casalbore.

Dalla retrocessione allo scudetto[modifica | modifica sorgente]

Il presidente Orfeo Pianelli, artefice della rinascita granata negli anni sessanta e settanta, festeggia con la squadra la conquista della Coppa Italia nell'annata 1970-1971.

A questa grave tragedia seguiranno anni difficili per il sodalizio torinese. Il lento declino porterà nel 1959 alla prima retrocessione in Serie B, avvenuta con la denominazione Talmone Torino. La permanenza nella serie cadetta durerà una sola stagione: già nel campionato 1960-1961 il Torino rientra nella massima serie nazionale. Nel 1963 assume la presidenza Orfeo Pianelli. Per ritrovare la squadra protagonista occorrerà aspettare l'avvento di uno dei giocatori che diverranno icona per i tifosi del Toro: Gigi Meroni, soprannominato "la farfalla granata". Già nel campionato 1964-1965 la squadra, guidata da Nereo Rocco, giungerà al 3º posto.

La parabola del Torino di Meroni si conclude tragicamente il 15 ottobre del 1967. Il giocatore granata, al termine del match di campionato giocato contro la Sampdoria, mentre attraversa la strada in Corso Re Umberto I viene travolto ed ucciso da una autovettura guidata da Attilio Romero (che diverrà poi presidente del Torino dal 2000 al 2005). Il Torino, questa volta, rimane tra le protagoniste della Serie A concludendo quel campionato al 7º posto. Quella stessa stagione giungerà anche il trionfo nella Coppa Italia. La ricostruzione di un squadra vincente, avviata dalla presidenza Pianelli, prosegue e nel 1971 si aggiungerà alla bacheca dei trofei granata una nuova Coppa Italia.

Nel campionato 1971-1972 il Torino giunge al 2º posto, distanziato di un solo punto dai "cugini" della Juventus. Nelle successive tre stagioni seguiranno piazzamenti tra le prime che saranno il preludio per la conquista di quello che sarà il 7º scudetto della storia.

Francesco Graziani e Paolo Pulici, coppia d'attacco del Torino campione d'Italia nella stagione 1975-1976.

Lo scudetto viene conquistato nella stagione 1975-1976, al termine di una rimonta entusiasmante ai danni della Juventus di "Carletto" Parola, la quale in primavera era giunta ad avere cinque punti di vantaggio sui granata. Ma tre sconfitte consecutive dei bianconeri, la seconda delle quali proprio nel derby di ritorno, consentono al Torino il clamoroso sorpasso. All'ultima giornata si arriva col Torino in vantaggio di un punto e, fino ad allora, sempre vittorioso in casa. Ospite al Comunale il Cesena di Pippo Marchioro: i granata non vanno oltre il pareggio, ma la Juve cade a Perugia. Il titolo tricolore viene vinto con due punti di vantaggio sui cugini: 27 anni dopo Superga.

La sfida si ripete l'anno seguente in un campionato appassionante e combattuto che vede il Torino terminare secondo a 50 punti contro i 51 della Juventus (record per il campionato a sedici squadre). Nel 1978 il Torino arriva di nuovo secondo (a pari merito col sorprendente Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi), ancora dietro alla Juventus ma più staccato; negli anni successivi, pur rimanendo tra le prime, la squadra avvia un lento declino e non riuscirà più a ripetere questi risultati, con l'eccezione del secondo posto del campionato 1984-85, dietro al Verona di Bagnoli. Nel 1987-1988 il Torino perde lo spareggio per la qualificazione alla Coppa UEFA contro i cugini bianconeri.

La cavalcata europea[modifica | modifica sorgente]

Il brasiliano Júnior, giocatore-simbolo del Torino di metà anni ottanta.

Al termine del campionato 1988-89 il Torino torna in serie B per la seconda volta nella sua storia. La serie cadetta sembra rigenerare la squadra, che, dopo una pronta risalita nel campionato 1989-90, vive un'entusiasmante stagione al suo ritorno in Serie A. Sotto la guida dell'allenatore Emiliano Mondonico, la squadra si qualifica per la Coppa UEFA, giungendo proprio davanti ai cugini della Juventus che, a sorpresa, restano fuori dalle coppe europee per la prima volta dopo ventotto anni (1963-1991). La cavalcata europea della stagione 1991-92 è quasi inarrestabile: i granata arrivano alla finale eliminando, tra le altre, il Real Madrid. La finale con l'Ajax appare quasi stregata: dopo il 2-2 nella gara di andata a Torino, ad Amsterdam finisce 0-0, con tre legni colpiti dal Torino e un presunto rigore reclamato dai granata che farà infuriare l'allenatore Mondonico, che si sfogò alzando la sedia al cielo d'Olanda, immagine che rimarrà impressa nella storia granata. Questa stagione, forse la migliore dopo quella dell'ultimo scudetto, si concluderà con un 3º posto in campionato.

L'appuntamento con la vittoria è solo differito di un anno. La quinta Coppa Italia si aggiungerà al palmarès nella stagione 1992-93 ai danni della Roma. Sarà anche questa un'altra finale incandescente, dopo il 3-0 in casa granata che sembrava chiudere la contesa, nel ritorno in casa giallorossa si assisterà ad una palpitante partita che vedrà prevalere 5-2 i capitolini, grazie a 3 calci di rigore concessi dall'arbitro. In virtù della regola che vuole che, in caso di parità, le reti in trasferta valgano "doppio", il Torino vincerà il trofeo, beffando clamorosamente i capitolini nello stesso modo in cui l'Ajax aveva fatto l'anno precedente.

La rosa del neopromosso Torino di Emiliano Mondonico nel 1990-1991, vincitore al termine della stagione della Coppa Mitropa, primo titolo internazionale del club.

Dopo la conquista della Coppa Italia, la società attraversa un periodo di gravi difficoltà economiche. Cambiano presidente e allenatore ma i risultati continuano a peggiorare: nel 1995 un derby perso 5-0 costa il posto all'allenatore Sonetti e al termine della stagione la squadra retrocede in serie B per la terza volta. Il ritorno in serie A dopo uno spareggio perso ai rigori contro il Perugia nel 1997-1998 (3-5 dcr a Reggio Emilia, con gli umbri promossi in serie A) avviene nel 1998-1999, con un secondo posto impreziosito dalla vittoria dell'attaccante Marco Ferrante nella speciale classifica dei migliori marcatori.

La rinascita dopo il fallimento[modifica | modifica sorgente]

Anche questa illusione di gloria si rivelerà effimera. Già al termine della stagione 1999-2000 il Torino retrocederà nuovamente nella serie cadetta. Conquista comunque subito la promozione nella stagione successiva, finendo prima nel campionato cadetto nonostante un inizio molto difficile con l'esonero di Gigi Simoni, sostituito da Giancarlo Camolese. Nella stagione 2001-2002 il Torino ottiene la salvezza e anche la qualificazione in Coppa Intertoto, torneo di qualificazione internazionale alla più prestigiosa Coppa UEFA. Nel campionato 2002-2003 la squadra però non riesce a confermarsi: qualificatasi all'Intertoto, di diritto al secondo turno, batte gli austriaci del Bregenz con un risultato complessivo di 2-1, vittoria 1-0 a Torino e pareggio successivo per 1-1 in Austria, uscendo poi al terzo turno all' Intertoto contro gli spagnoli del Villarreal, ai calci di rigore, 3-4, dopo un complessivo 2-2, vittoria casalinga per 2-0 e rimonta spagnola, si piazza ultima in campionato (con ben 4 allenatori: Camolese, Ulivieri, Zaccarelli e Giacomo Ferri). L'identità del Torino Calcio viene mantenuta in vita dai suoi tifosi: unica nella storia del tifo è la marcia popolare (50.000 persone secondo gli organizzatori) che il 4 maggio del 2003, all'indomani di un'ennesima retrocessione in serie B, affollerà le strade del capoluogo subalpino, partendo dai resti dello stadio Filadelfia, passano davanti alla lapide commemorativa di Luigi Meroni, piazza San Carlo, giungendo poi alla lapide dei grandi di Superga.

La Serie B 2003-2004, che vede la partecipazione di ben 24 squadre, il massimo di sempre, si chiude con un anonimo 12º posto, con Ezio Rossi in panchina. Nella Serie B 2004-2005, i granata, sotto la guida di Zaccarelli subentrato a Rossi, arrivano terzi ed eliminano in semifinale play-off l'Ascoli. Il 26 giugno 2005 il Torino festeggia il ritorno in Serie A, in una sorta di nemesi dello spareggio del 1998, contro il Perugia al termine dei play-off. Ma la gioia dura poco: i pesanti debiti che la società ha accumulato nel corso delle passate gestioni (ultima quella di Cimminelli) fanno sì che venga negata al club l'iscrizione al Campionato di Serie A, costringendo i granata ad attendere gli esiti dei ricorsi presso la giustizia sportiva e amministrativa. Tali ricorsi risulteranno negativi, dopo ben 5 gradi di giudizio e altrettante bocciature nell'arco di 40 lunghissimi ed estenuanti giorni, a fronte di una mancata presentazione - da parte dell'azionista di maggioranza - della fidejussione necessaria a garantire la copertura delle precedenti ed accumulate insolvenze per debiti pendenti con l'erario, il 9 agosto 2005 il Torino Calcio viene dichiarato in via definitiva non idoneo all'iscrizione del campionato suddetto, cosicché dopo novantanove anni di storia viene sancito il fallimento della società granata (dichiarato dal Tribunale di Torino il successivo 17 novembre), con la susseguente cancellazione dal panorama calcistico.

In seguito a questa situazione deficitaria, mai così drasticamente provata in passato dal Torino Calcio, una nuova cordata d'imprenditori facenti capo all'avv. Pierluigi Marengo (tra i più conosciuti Sergio Rodda, Manlio Collino, Marco Cena, Gianni Bellino, Alex Carrera), ma con limitate risorse finanziarie, si fa carico di far rinascere una nuova entità professionistica e, attraverso la creazione della Società Civile Campo Torino (la denominazione è presa dall'antico nome dello Stadio Filadelfia), il 19 luglio presenta la domanda per l'ammissione al Lodo Petrucci, che garantisce il trasferimento alla nuova società del titolo e dei meriti sportivi, in modo da evitare di dover ripartire dalla serie C, ed avvia le pratiche per l'iscrizione al Campionato di Serie B. Una prima proposta economica viene però ritenuta insufficiente dalla FIGC: alla cordata si aggiunge quindi anche la sponsorizzazione della municipalizzata SMAT (società che gestisce l'acquedotto torinese), completando così l'iter burocratico.

Roberto Muzzi, protagonista del ritorno in massima serie del 2005-2006 dopo il fallimento societario.

Il 16 agosto 2005 finalmente, la FIGC affida ufficialmente alla nuova società il titolo sportivo del Torino Calcio: la nuova dirigenza, ripartendo completamente da zero, acquisisce quindi l'onere e l'onore di rifondare tutto l'organigramma societario, nonché l'organico dei giocatori e dei relativi dipendenti del Club. Il 19 agosto, nel bar Norman (noto un tempo come birreria Voigt, lo stesso luogo delle origini), durante la conferenza stampa che avrebbe dovuto vedere la presentazione del nuovo organigramma societario, viene invece annunciato che la proprietà verrà ceduta all'editore-pubblicitario alessandrino Urbano Cairo, che il giorno prima aveva lanciato una proposta di acquisto.

Quando tutto sembra concluso per il passaggio al facoltoso imprenditore, il 22 agosto, Luca Giovannone, un imprenditore laziale di Ceccano (FR) che con 180.000 Euro aveva contribuito a finanziare il Lodo, facendosi forte di una scrittura privata (avuta dal presidente dei cosiddetti Lodisti) che gli garantiva il 51% delle azioni del nuovo Torino, si rifiuta di vendere. In un continuo tira-molla interviene anche il sindaco Sergio Chiamparino: il 24 agosto Giovannone si dichiara disposto a passare la mano, poi cambia di nuovo idea (facendo infuriare i tifosi, che già avevano acclamato Urbano Cairo nuovo presidente), fugge dalla città e diviene irreperibile. Rintracciato in un albergo a Moncalieri, poi assediato dai tifosi, rifiuta il tentativo di mediazione offerto dal Sindaco e dal Prefetto e, scortato dalla polizia, lascia la città. Il 26 agosto l'assemblea dei soci della SCC Torino delibera l'aumento di capitale a 10 milioni di Euro, e crea ufficialmente il Torino Football Club Srl con capitale da versare interamente entro il 31 agosto, giorno in cui, quasi alla mezzanotte, e dopo una lunga e estenuante trattativa, Giovannone cede: il 2 settembre viene così firmato l'atto notarile e Cairo diventa il secondo presidente della storia del nuovo Torino (dopo l'avvocato Marengo). Cairo chiama subito alla guida della squadra il tecnico Gianni De Biasi e forma un primo embrione di società: direttore sportivo è Fabrizio Salvatori (ex Perugia), segretario generale Massimo Ienca (ex Genoa), responsabile comunicazione il giovane Alberto Barile. Il luogo identificato per la sede è in via dell'Arcivescovado 1, nel cuore di Torino. Cairo trasforma anche la società da Srl a Spa, versando 10 milioni di euro per il capitale sociale.

La riunificazione della storia granata sarà poi completata il 12 luglio 2006 quando Urbano Cairo acquista all'asta fallimentare per 1 milione e 411 000 euro il marchio del "vecchio" Torino, con le coppe e i cimeli del Grande Torino, accogliendo così le richieste che tifosi, intellettuali ed esponenti della società civile cittadina avevano lanciato, consentendo così di programmare pienamente i festeggiamenti per il Centenario, non solo nella continuità sportiva, ma anche in quella societaria.

La squadra fa il suo esordio appena sette giorni dopo la firma di Cairo, rinforzata con gli ultimi innesti (alcuni dei quali acquistati la sera prima) sull'impianto ereditato dalla gestione dei lodisti e con il nuovo allenatore Gianni De Biasi, esordendo vittoriosamente contro l'Albinoleffe, superato per 1-0 con gol di Enrico Fantini, giocatore che si rivelerà importantissimo nella prima parte della stagione, realizzando numerose reti decisive. Si mette in luce anche un giovane prelevato dal Parma, Alessandro Rosina. Il Torino in breve conquista posizioni di vertice, salvo poi precipitare in coincidenza del calciomercato invernale finendo virtualmente fuori dalla zona play-off; con il tornare delle vittorie i giocatori granata terminano la stagione 2005-2006 al terzo posto (sfiorando la promozione diretta), conquistando i play-off: qui le vittorie contro Cesena (1-1 e 1-0) e in finale con il Mantova (2-4 e 3-1 dopo i supplementari), riportano il Torino in Serie A.

Il ritorno in massima serie per la stagione 2006-2007 è caratterizzato da un mercato in cui arrivano calciatori come Abbiati, Fiore e Barone. Gianni De Biasi viene esonerato prima ancora che il campionato inizi e al suo posto arriva Alberto Zaccheroni; la squadra procede a fasi alterne assestandosi a metà classifica al termine del girone d'andata. Nel ritorno però sei sconfitte consecutive costano la panchina anche a Zaccheroni: al suo posto torna De Biasi, che riesce a portare il Torino alla salvezza con una giornata d'anticipo. Il giovane Alessandro Rosina è il miglior realizzatore con le sue 9 reti. La stagione 2007-2008 vede l'arrivo, sulla panchina granata, di Walter Novellino, che conduce la squadra fino al 15 aprile 2008, quando, a seguito di una serie negativa di risultati (6 sconfitte ed una vittoria in sette gare) viene esonerato e, a cinque giornate dal termine, viene richiamato De Biasi, che conduce la squadra al quindicesimo posto. Il miglior realizzatore è ancora una volta Alessandro Rosina, sempre con 9 reti. La stagione seguente, nonostante tanti acquisti (come Rolando Bianchi, Blerim Dzemaili e Ignazio Abate), si rivela estremamente travagliata, sulla panchina piemontese si alterneranno ben tre allenatori (Gianni De Biasi, Walter Novellino e, infine, Giancarlo Camolese) che però non riusciranno ad evitare alla squadra di classificarsi solo al terzultimo posto ed a retrocedere in Serie B. Il miglior marcatore stagionale è Rolando Bianchi, realizzatore di 10 reti totali (9 in campionato ed una in Coppa Italia 2008-2009).

A seguito della retrocessione, il Torino esonera Camolese ed assume Stefano Colantuono. Dopo un brillante avvio di campionato, nella seconda parte del girone di andata si assiste ad una crisi di risultati e prestazioni che porta all'esonero del nuovo tecnico Colantuono e alla sua sostituzione con Mario Beretta. Tuttavia la situazione non migliora e, dopo la sconfitta col Cittadella, mister Beretta viene esonerato: al suo posto è richiamato Stefano Colantuono.[3] Intanto Cairo decide di affiancare a Foschi nel ruolo di Direttore Sportivo un DS più giovane e reso famoso dal lavoro svolto al Pisa: Petrachi. Questi diventerà unico DS in quanto dopo pochi giorni di lavoro insieme Foschi rassegna le dimissioni. Petrachi si ritrova davanti una squadra da rifondare quasi completamente in due settimane circa. In questo brevissimo periodo riesce a fare 10 operazioni in uscita e 12 in entrata, portando al Torino giocatori o giovani o in cerca di riscatto ma quasi sempre semisconosciuti, che però si riveleranno grandi lavoratori, infatti si crea subito un forte gruppo e il Toro riesce a totalizzare 42 punti nel girone di ritorno. Intanto la settimana successiva il ritorno di Colantuono vi sarà la vittoria contro il Grosseto per 4 a 1. Il 26 febbraio 2010 il Presidente Urbano Cairo comunica ufficialmente di aver messo in vendita la società granata. Il 2 maggio 2010 tramite una lettera ai tifosi il presidente comunica di non salire a Superga il 4 maggio per partecipare alla Santa Messa in suffragio dei caduti granata, cosa che ha sempre fatto dall'inizio del suo mandato.[4] Il campionato è chiuso al quinto posto, che qualifica la squadra per i play-off. Qui il Toro elimina il Sassuolo in semifinale (1-1 in casa e 2-1 in trasferta) ma perde in finale con il Brescia (0-0 in casa e 2-1 in trasferta). Per la stagione successiva, dopo il trasferimento di Colantuono all'Atalanta, sulla panchina torinese si siede Franco Lerda. Sarà esonerato il 9 marzo 2011 per far posto a Papadopulo ma il 20 marzo, dopo soli undici giorni, anche questi viene esonerato e Lerda viene richiamato. Ricomincia con una vittoria esterna e non perderà più fino all'ultima di campionato, quando il Torino perde in casa contro il Padova (0-2) rimanendo così fuori dalla zona play-off e restando per il terzo anno consecutivo nella serie cadetta.

Il 6 giugno 2011 il Torino ufficializza Giampiero Ventura come nuovo allenatore in vista del campionato di Serie B 2011-2012.[5] facendogli firmare un contratto di durata annuale[6] Dopo una lunga cavalcata, il 20 maggio 2012, con una giornata di anticipo, i granata tornano in Serie A battendo il Modena 2-0.[7] Il Torino chiude il campionato a pari punti con il Pescara, ma al secondo posto in classifica in virtù della peggior differenza reti. Nel campionato successivo in massima serie, raggiunge matematicamente la salvezza e quindi la conferma della permanenza in Serie A il 12 maggio 2013, grazie al pareggio esterno per 1 a 1 in casa del Chievo Verona e alla concomitante sconfitta del Palermo subita a Firenze dalla Fiorentina. La stagione 2013-2014 segna una netta inversione di marcia per il Torino che chiude al settimo posto della classifica un torneo al di sopra delle aspettative, centrando una qualificazione all'Europa League che lo riporta nelle coppe europee dopo dodici stagioni d'assenza:[8] protagonisti della positiva annata dei granata sono Ciro Immobile e Alessio Cerci, che divengono (a pari merito coi cugini bianconeri, Tévez e Llorente) la coppia d'attacco più prolifica del campionato; Immobile, in particolare, con 22 reti si laurea capocannoniere della Serie A, titolo che un giocatore del Toro non raggiungeva dai tempi di Graziani (1976-1977).

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria del Torino Football Club

Vince la Palla Dapples (da detentore, difenderà il titolo per quattro volte).
Finale del Torneo Internazionale Stampa Sportiva.
Perde la Palla Dapples.


Quarto turno di Coppa Italia.

Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (1º titolo).
Ottavi di finale di Coppa dell'Europa Centrale.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Semifinale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (2º titolo).
Il Torino diventa la prima squadra italiana a realizzare un double.
  • 1943 - Per proseguire l'attività calcistica durante la seconda guerra mondiale, il 25 novembre il Torino stipula un accordo con la FIAT attraverso il quale i giocatori granata entrano a far parte del Gruppo Sportivo FIAT, la polisportiva della casa automobilistica. Il club granata cambia denominazione in Torino FIAT.
Semifinale di Coppa Latina (vince la finale per il terzo posto).

Turno di qualificazione di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1959-60 - 1º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A. Riprende la denominazione di Associazione Calcio Torino.
Semifinale di Coppa Italia (perde la finale per il terzo posto).
Partecipa alla selezione vincitrice della Coppa dell'Amicizia italo-francese.

Semifinale di Coppa Italia (perde la finale per il terzo posto).
Fase a gironi della Coppa Mitropa.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Finale di Coppa dell'Amicizia italo-franco-svizzera.
Finale di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa Mitropa.
Finale di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa delle Coppe.
Quarto turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa delle Fiere.
Terzo turno di Coppa Italia.
  • 1967 - Altro lutto in casa granata: il 15 ottobre il giocatore Gigi Meroni, mentre attraversa a piedi Corso Re Umberto, viene travolto e ucciso da due auto.
  • 1967-68 - 7º in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (3º titolo).
2º nel Gruppo A2 di Coppa Piano Karl Rappan.
Girone finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa delle Coppe.
Girone finale di Coppa Italia.

Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (4º titolo).
Fase a gironi di Coppa Mitropa.
Gironi semifinali di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa delle Coppe.
Qualificazioni di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
Qualificazioni di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
Gironi semifinali di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
Qualificazioni di Coppa Italia.
Qualificazioni di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa dei Campioni.
  • 1977-78 - 2º in Serie A. La società cambia denominazione in Torino Calcio.
Gironi semifinali di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Qualificazioni di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
Finale di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.

Finale di Coppa Italia.
Fase a gironi del Torneo di Capodanno.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Finale di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Seconda fase del Torneo Estivo.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Finale di Coppa Italia.
Secondo turno di qualificazione di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.

Quarti di finale di Coppa Italia.
Coppaeuropa.jpg Vince la Coppa Mitropa (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Finale di Coppa UEFA.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (5º titolo).
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Finale di Supercoppa italiana.
Semifinale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa delle Coppe.
Terzo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.

Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Intertoto.
Ritirata dalla fase a gironi di Coppa Italia per protesta contro l'allargamento della Serie B a 24 squadre.
  • 2004-05 - 2º in Serie B a seguito delle sentenze della CAF sul caso Genoa. Vince la finale dei play-off contro il Perugia ma, a causa del dissesto economico-finanziario, viene escluso dai campionati il 15 luglio.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2005 - In agosto una nuova società denominata Società Civile Campo Torino aderisce al Lodo Petrucci ed è ammessa a disputare la Serie B. Il 1º settembre assume la denominazione di Torino Football Club e successivamente, dopo il fallimento della vecchia società, ne acquisirà l'eredità legale.[10][11]
  • 2005-06 - 3º in Serie B. Vince la finale dei play-off contro il Mantova. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
  • 2006 - 1º centenario della società (Centoro).
  • 2006-07 - 16º in Serie A.
Secondo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.

Terzo turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.
Quarto turno di Coppa Italia.
Terzo turno di Coppa Italia.

Colori e simboli[modifica | modifica sorgente]

Colori[modifica | modifica sorgente]

I granata del 1976-1977 con la tradizionale seconda maglia bianca, e lo scudetto sul petto che ingloba lo storico Toro.

La tradizionale divisa casalinga del Torino è composta da maglia granata, calzoncini bianchi (talvolta anch'essi granata) e calzettoni neri con risvolto granata. Il completo da trasferta prevede una maglia bianca con bordi granata, calzoncini granata (talvolta bianchi) e calzettoni bianchi con risvolto granata.

Ciclicamente viene riproposta come seconda maglia una casacca bianca con banda diagonale granata: questa è un omaggio al River Plate, la squadra argentina che ha storicamente stretti rapporti di gemellaggio col club torinese, fin dall'epoca della tragedia di Superga;[13] questa casacca debuttò per la prima volta il 6 gennaio 1953 nella sfida interna di campionato contro il Milan, terminata 1-1.[14]

Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Calzettoni
La maglia da trasferta del Torino che omaggia il River Plate

Nella stagione sportiva 2007-2008 il Torino, come terza divisa di gioco, ha presentato una maglia a strisce verticali arancioni e nere, che rifacendosi a quelle usate dalle società considerate "progenitrici" storiche dei granata (l'Internazionale Torino e il Football Club Torinese) ha riportato così alla memoria anche la prima divisa di gioco utilizzata dal Torino nella prima partita, giocata pochi giorni dopo la fondazione contro la Pro Vercelli; la suddetta terza maglia fu sfoggiata in una sola occasione, il 23 dicembre 2007, nella partita giocata in trasferta contro il Napoli e chiusa sull'1-1.

Simboli ufficiali[modifica | modifica sorgente]

In tutti gli stemmi usati dal club granata nella sua storia è sempre presente un toro rampante, simbolo della città di Torino. L'attuale simbolo societario del Torino Football Club è in uso dal 2006; nella stagione 2005-2006, la prima successiva al fallimento del Torino Calcio, lo stemma era identico all'attuale eccezion fatta per la mancanza della scritta "1906" sul lato sinistro dello scudo, aggiunta per richiamare l'anno di fondazione dello storico Foot-Ball Club Torino.

Stemmi del Torino
Stemma utilizzato dal 1983 al 1990
Stemma utilizzato dal 1990 al 2005
Stemma utilizzato nella stagione 2005-2006

Negli anni ottanta lo stemma del Torino era di forma quadrangolare, con in alto la dicituta "Torino Calcio" e all'interno un toro rampante stilizzato: tale simbolo è tuttora molto amato dai tifosi, e dinfatti è stato votato nel 2013 dai lettori del Guerin Sportivo come lo stemma calcistico più bello di tutti i tempi.[15]

Dal 1990 e sino al fallimento, lo stemma in uso richiamava quello utilizzato ai tempi del Grande Torino, con l'importante differenza che nel lato destro dell'ovale si incrociavano la lettera "T" e "C " (iniziali di Torino Calcio) invece che le lettere "A", "C" e "T" (iniziali dell'Associazione Calcio Torino).

Strutture[modifica | modifica sorgente]

Stadi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Filadelfia, Stadio Olimpico (Torino) e Stadio delle Alpi.

Dalla prima partita ufficiale successiva alla fondazione, il 13 gennaio 1907 (un derby con la Juventus), al 9 gennaio 1910, disputa le sue gare nel Velodromo Umberto I. Successivamente si trasferisce in Campo di Piazza d'Armi, dove in quegli anni esistevano numerosi campi: dal 23 gennaio utilizza quello detto "Lato Ferrovia", dal 26 febbraio 1911 quello detto "Lato Crocetta", per poi trasferirsi sul finire del 1913 in uno stadio vero e proprio, detto "Stradale Stupinigi", sito in zona di Torino che oggi non sarebbe lontana da dove sorge il "Filadelfia"; con lo scoppio della prima guerra mondiale, lo stadio verrà requisito a fini bellici.

Tifosi granata in curva allo Stadio Olimpico

Dall'11 ottobre 1925 e per tutto il campionato 1925-1926 disputa le gare interne al Motovelodromo di Corso Casale (oggi, restaurato è dedicato a Fausto Coppi, e vi si disputano anche incontri di Football Americano), in attesa di trasferirsi allo Stadio Filadelfia.

Il "Fila" è lo stadio legato indissolubilmente alle gesta del Grande Torino: inaugurato il 17 ottobre 1926 contro la Fortitudo Roma, ha ospitato le partite del Torino ininterrottamente fino all'11 maggio 1958 (partita Torino-Genoa 4-2); quindi nella stagione 1958-59 una breve parentesi nello Stadio "Vittorio Pozzo", meglio noto come "Comunale": il trasloco sarà di breve durata in quanto il Torino (targato Talmone) quell'anno precipita in Serie B, e scaramanticamente l'anno successivo torna a "casa", al Filadelfia.

Il Torino nel suo vecchio stadio disputa per intero ancora la stagione di serie B 1959-1960 e quella successiva, di nuovo in Serie A, per poi utilizzare nelle stagioni 1961-62 e 1962-63 anche il Comunale per le sole partite di "cartello". Il trasloco definitivo al "Comunale", un impianto capace di 65.000 persone in piedi, avviene dalla stagione 1963-64, e durerà fino al 27 maggio 1990, campionato di serie B 1989-90 (Torino-Messina 3-0), quando l'impianto - nel quale i granata hanno vinto il loro ultimo scudetto (nel 1976) è stato abbandonato in favore dello stadio "Delle Alpi".

Nello Stadio Delle Alpi, costruito per il Campionato mondiale di calcio di "Italia '90", il Torino gioca dal 1990 al 2006. Questo stadio non è stato mai amato perché giudicato troppo "freddo" e dalla pessima visibilità; eppure, paradossalmente, nelle rare occasioni in cui fu riempito in ogni ordine di posti si disputavano partite del Torino: l'ultimo "tutto esaurito" fu per Torino-Mantova (3-1), spareggio-promozione in serie A.

A partire dal 2006, in seguito alla ristrutturazione operata per renderlo adatto ad ospitare le cerimonie di apertura e di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali, che in quell'anno si sono svolte in città e nelle valli vicine, è tornato a giocare nell'ex Stadio Comunale, ribattezzato Stadio Olimpico: la capienza è ora di 28.140 posti tutti al coperto e a sedere, ridotta di circa 38.000 posti rispetto a quella originaria, in rispetto delle più moderne ed esigenti norme di sicurezza.

Società[modifica | modifica sorgente]

Dal sito web ufficiale della società.[16]

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Sedi societarie
  • 1907-1916: Via Pietro Micca, 22
  • 1916-1929: Via Pietro Micca, 4
  • 1929-1962: Via Vittorio Alfieri, 6
  • 1962-1963: Via Giovanni Prati, 1
  • 1963-1978: Corso Vittorio Emanuele II, 76
  • 1978-1995: Corso Vittorio Emanuele II, 77
  • 1995-2002: Via Maria Vittoria, 1
  • 2002-2005: Via del Carmine, 29
  • 2005-in corso: Via dell'Arcivescovado, 1
Torino FC logo.svg
Staff dell'area amministrativa
  • Italia Urbano Cairo - Presidente
  • Italia Giuseppe Cairo - Vicepresidente
  • Italia Giuseppe Ferrauto - Consigliere
  • Italia Uberto Fornara - Consigliere
  • Italia Marco Pompignoli - Consigliere
  • Italia Antonio Comi - Direttore generale
  • Italia Gianluca Petrachi - Direttore sportivo
  • Italia Pantaleo Longo - Segretario generale
  • Italia Sonia Pierro - Segretaria
  • Italia Alberto Barile - Responsabile marketing, new media e relazioni esterne
  • Italia Piero Venera - Responsabile ufficio stampa
  • Italia Andrea Canta - Ufficio stampa
  • Italia Luca Boccone - Direttore amministrativo
  • Italia Giacomo Ferri - Team manager
  • Italia Fabio Bernardi - Biglietteria e rapporti con i club
  • Italia Dario Mazza - Biglietteria e rapporti con i club
  • Italia Paolo Ravizza - Dirigente addetto agli arbitri


[modifica | modifica sorgente]

Torino FC logo.svg
Cronologia degli sponsor tecnici

Torino FC logo.svg
Cronologia degli sponsor ufficiali



Il Torino nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Citazioni al Torino si possono trovare in:

  • Altro:
    • Il 29º derby della Mole disputatosi allo stadio di Corso Marsiglia il 15 maggio 1932 fu il primo evento calcistico trasmesso in diretta radiofonica nazionale dall'EIAR, con la voce di Nicolò Carosio.
    • Il Torino è citato, insieme ai rivali cittadini della Juventus, anche in una storia a strisce titolata Paperoga in: Soffri, tifoso, soffri pubblicata su Mega Almanacco n. 409 (1991), la cui è una riadattazione della storia originale in lingua portoghese (Torcedor Sofre!) edita in Brasile dieci anni prima.[18] Nella storia originale Paperino e il suo cugino Paperoga assistono ad una partita di calcio tra Corinthians e Palmeiras, o meglio tra Coringa e Parreiras. Nella versione italiana del 1991, il primo traduttore aveva trasformato le due squadre in Corino e Rubentus, parodie di Torino e Juventus, per motivi sonori.[19]

Settore giovanile[modifica | modifica sorgente]

Raf Vallone, attore e giornalista cresciuto nel settore giovanile del club granata.

Il Torino è stata una delle prime società italiane a dotarsi di un vero e proprio settore giovanile, organizzato già a partire dagli anni trenta e considerato uno tra i migliori d'Italia.[20]

I ragazzi formatisi nel vivaio granata erano soprannominati Balon-Boys, in onore di Adolfo Baloncieri, giocatore-simbolo che proprio in quegli anni concluse la carriera. Curiosamente balon (prn. balùn), in lingua piemontese significa pallone.

Nelle giovanili granata sono cresciuti numerosi giocatori, tra cui anche l'attore e giornalista Raf Vallone, che preferì la carriera artistica all'arte pedatoria quando ormai calcava i campi da gioco nelle file della prima squadra.

Presidenti e allenatori[modifica | modifica sorgente]

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Presidenti
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Allenatori


Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori del Torino F.C. e Calciatori del Torino Football Club.

Campioni del mondo[modifica | modifica sorgente]

Lido Vieri, portiere recordman di presenze con il Torino e campione d'Europa 1968

Campioni continentali[modifica | modifica sorgente]

Medagliati ai Giochi olimpici[modifica | modifica sorgente]

Campioni di Coppa Internazionale[modifica | modifica sorgente]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palmarès del Torino Football Club.

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

1927-1928; 1942-1943; 1945-1946; 1946-1947; 1947-1948; 1948-1949; 1975-1976
1935-1936; 1942-1943; 1967-1968; 1970-1971; 1992-1993
1959-1960; 1989-1990; 2000-2001

Competizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

1991

Competizioni giovanili[modifica | modifica sorgente]

1966-1967; 1967-1968; 1969-1970; 1976-1977; 1984-1985; 1987-1988; 1990-1991; 1991-1992
1982-1983; 1983-1984; 1985-1986; 1987-1988; 1988-1989; 1989-1990; 1998-1999
1984; 1985; 1987; 1989; 1995; 1998
1973-1974; 1974-1975; 1977-1978; 1980-1981; 1985-1986; 1987-1988; 1988-1989; 1991-1992; 2006-2007; 2013-2014
1966-1967; 1971-1972; 1972-1973; 1975-1976; 1979-1980
1984-1985; 1999-2000

Statistiche e record[modifica | modifica sorgente]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria 7 1907 1920-1921 86
Prima Divisione 5 1921-1922 1925-1926
Divisione Nazionale 4 1926-1927 1945-1946
Serie A 70 1929-1930 2013-2014
Serie B 12 1959-1960 2011-2012 12

In 98 stagioni sportive a partire dall'esordio a livello nazionale il 10 febbraio 1907, compresi 16 campionati di Prima Categoria Nazionale e Prima Divisione e Divisione Nazionale (A). Sono esclusi i periodi 1907-09 e 1912-14, nei quali il Torino non superò le eliminatorie del Comitato Regionale Piemontese.

Statistiche di squadra[modifica | modifica sorgente]

Giorgio Ferrini, 566 partite e 56 reti in maglia granata.

Il Torino è all'8º posto nella classifica perpetua della Serie A, che tiene conto di tutte le squadre di calcio che hanno militato nella massima serie nazionale almeno una volta.

Per quanto riguarda il campionato italiano, la squadra, oltre ad essersi aggiudicata per 7 volte il titolo di campione d'Italia, si è classificata 7 volte seconda e 9 volte terza. In 100 stagioni sportive, di cui 18 nei vari campionati antecedenti al girone unico (nel 1908 non partecipò, e nel 1915-1916 la Coppa Federale non fu riconosciuta), 70 in Serie A e 12 in Serie B, la società è arrivata dunque sul podio nella massima serie nel 26,1% dei casi.

Nella stagione 2006-2007, il Torino ha giocato, per la prima volta nella storia, in una categoria superiore a quella in cui ha giocato la Juventus: infatti, mentre i granata hanno disputato il campionato di Serie A, i bianconeri hanno preso parte a quello di Serie B, in seguito alla retrocessione d'ufficio arrivata al termine della stagione 2005-2006 per i fatti di Calciopoli.

Statistiche individuali[modifica | modifica sorgente]

In grassetto i calciatori ancora in attività.

Paolo Pulici, 172 reti in 437 partite col Torino, conditi da tre titoli di capocannoniere della Serie A.

Per quanto riguarda le presenze, Giorgio Ferrini è il recordman in maglia granata, con 566 apparizioni (condite da 56 reti) messe assieme dal 1959 al 1975. Tra i cannonieri, il primato di reti è appannaggio di Paolo Pulici, con 172 reti ufficiali (in 437 incontri) siglate dal 1967 al 1982.

Sempre tra i marcatori, nella storia granata sono stati otto i calciatori capaci di laurearsi capocannonieri d'un torneo italiano di massima serie: il primo assoluto fu l'austriaco Heinrich Schönfeld, nella Prima Divisione 1922-1923 (22 reti). Nel 1927-1928 fu poi il turno dell'oriundo Julio Libonatti (35), mentre per il primo italiano sarà necessario attendere la stagione successiva, con Gino Rossetti (36). Eusebio Castigliano divenne il miglior marcatore (13) del primo campionato del secondo dopoguerra,[21] cui seguì Valentino Mazzola nella Serie A 1946-1947 (29). Bisognerà aspettare quasi trent'anni prima di rivedere un granata sul tetto dei gol: è Paolo Pulici a rompere il lungo digiuno a metà degli anni settanta, affermandosi nelle annate 1972-1973 (17), 1974-1975 (18) e 1975-1976 (21); Pulici è l'unico giocatore torinese ad aver conseguito tre titoli di capocannoniere, nonché l'unico che è stato capace di bissare la cosa. A lui succedette nella stagione 1976-1977 il compagno di reparto, Francesco Graziani (21). Dopo un nuovo, lungo, digiuno, stavolta di quasi quarant'anni, nel 2013-2014 è Ciro Immobile (22) a riportare un calciatore granata in vetta alla classifica marcatori della Serie A.

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Record di presenze

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Record di reti


Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

Il Torino ha ritirato la maglia numero 12, come da qualche tempo si fa per i calciatori più illustri, assegnandola in via definitiva alla Curva Maratona, quella del tifo più caldo e spettacolare, attribuendo così simbolicamente ai suoi tifosi il ruolo di dodicesimo uomo in campo.

Gemellaggi e amicizie[modifica | modifica sorgente]

Un'immagine dei tifosi del Torino

I tifosi del Torino sono gemellati con i tifosi della Fiorentina. Il legame tra le due tifoserie è nato agli inizi degli anni settanta per il comune sentimento anti-juventino e per la vicinanza della società viola a quella granata dopo la tragedia di Superga.[22] I sostenitori del Torino sono in buoni rapporti con la curva nord dell'Alessandria e con la curva sud della Nocerina.[23] A livello internazionale, hanno buoni rapporti con i tifosi del River Plate, Peñarol, Corinthians, Benfica, Raith Rovers, Celtic Glasgow, Nizza, Manchester City e Millwall.

L'amicizia con il Corinthians[modifica | modifica sorgente]

L'amicizia tra il Corinthians e il Torino risale al 1914. In quell'anno, il Torino diventò il primo club italiano ad approdare in Sud America per effettuare una tournée. Le destinazioni furono Brasile e Argentina. Una volta sbarcati nel porto di Santos e dopo aver viaggiato in treno fino a San Paolo, i Granata disputarono sei match amichevoli, tutti giocati allo Stadio Parque Antarctica della città paulista. La squadra granata vinse tutte le partite, due delle quali, giocate proprio contro il Corinthians. La prima partita tra le due squadre fu anche il primo incontro internazionale della storia del Corinthians, il 15 agosto 1914, ed il Toro dominò per 3 a 0, con reti di Debernardi II ed Arioni II (2).

La seconda amichevole si giocò il 22 agosto 1914 e a detta del tecnico Vittorio Pozzo ai giornali di San Paolo, si rivelò la partita più difficile dell'intera tournée. Il match rimase inchiodato sull'1 a 1, reti di Mosso III e Americo, fino a quando nei minuti finali Debernardi II riprese una palla respinta nell'area dei bianconeri segnando così la rete della vittoria. Questa partita ebbe tra l'altro come arbitro il Sig. Charles Miller, semplicemente l'uomo che introdusse il calcio nella città di San Paolo nel 1894. Nonostante i risultati sul campo, le due società - entrambe di origine popolare - coltivarono e mantennero nel tempo i rapporti di amicizia instaurati.

Così nel 1948, quando il Grande Torino tornò a giocare in Brasile, disputò nuovamente un'amichevole contro il Corinthians. Questa volta il club brasiliano colse un'incredibile quanto sorprendente vittoria per 2 a 1, e questa risultò come l'unica sconfitta del Grande Torino nell'arco di tutta la sua tournée brasiliana. Quando il 4 maggio 1949 il Grande Torino perì nel disastro aereo di Superga, il Corinthians si sentì in dovere di rendere il più semplice omaggio agli amici italiani tragicamente e prematuramente scomparsi, per cui, in una partita amichevole contro la Portuguesa, gli 11 giocatori scesi in campo indossarono una maglia granata, proprio in onore della leggendaria e invincibile squadra.[24]

Nella stagione 2011 il Corinthians indossa come terza maglia una maglia granata con la dicitura 1949 sul retro, in ricordo del Grande Torino.[25]

Il gemellaggio con il River Plate[modifica | modifica sorgente]

Il River Plate nel 1949 al Comunale di Torino, prima dell'incontro amichevole con la selezione mista del Torino Simbolo.

Gli argentini del River Plate hanno storicamente degli stretti rapporti di gemellaggio col Torino, fin dall'epoca della tragedia di Superga. Nel periodo seguente alla sciagura, il club argentino fu particolarmente vicino alla società italiana, organizzando amichevoli e raccolte di fondi per aiutare la squadra devastata; il 26 maggio 1949, tre settimane dopo lo schianto di Superga, il River volò fino a Torino per disputare un'amichevole benefica, organizzata dalla FIGC, assieme ad una selezione comprendente i più forti giocatori italiani dell'epoca, riuniti sotto il nome di Torino Simbolo.[14] Non deve stupire questo atteggiamento: bisogna ricordare come in Argentina, all'epoca, una percentuale notevole della popolazione fosse di origine italiana e, fra questi, numerosissimi fossero i piemontesi.

Come testimonianza odierna di questo legame tra le due società, in varie occasioni la maglia di riserva del club argentino è stata di colore granata (l'ultima volta nella stagione 2005-2006) in omaggio alla squadra del Grande Torino, mentre similmente la formazione torinese ha sfoggiato varie volte una casacca da trasferta con banda diagonale, in omaggio alla maglia casalinga del River.[13]

Rivalità[modifica | modifica sorgente]

A livello di rivalità a tutt'oggi sentite sono da citare quelle con i cugini della Juventus, con la Sampdoria, con il Verona, con la Roma, con l'Atalanta, con il Brescia, con il Mantova, con la Lazio, con il Bologna, con il Lecce, con il Perugia, con il Milan, con l'Inter, con il Pescara, con il Padova, con la Ternana e con il Piacenza.[senza fonte] Con il Genoa c'era uno storico gemellaggio che venne rotto a causa dei festeggiamenti genoani durante Torino-Genoa del 24 maggio 2009, incontro vinto dai rossoblù che contribuì in maniera determinante alla retrocessione della squadra granata in Serie B[26]. Il 16 dicembre 2012, giorno in cui i due club si riaffrontarono per la prima volta dopo il ritorno del Torino in Serie A, vi è stato un tiepido riavvicinamento tra le due tifoserie organizzate[27].

La rivalità con la Juventus[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Derby di Torino.

La rivalità con la Juventus è la più sentita: le due squadre danno vita al cosiddetto Derby della Mole. Al 23 febbraio 2014 sono 229 (di cui 188 relativi a gare ufficiali) i derby disputati tra Torino e Juventus; il bilancio generale delle partite ufficiali vede la Juventus in vantaggio per 79 vittorie a 55, con 54 pareggi; 273 i goal segnati dalla Juventus, 232 dal Torino. Il primo derby torinese fu disputato nel 1907 e si concluse con la vittoria dei granata per 2-1; l'incontro più recente, invece, è la gara di ritorno del campionato 2013-2014, conclusasi col successo casalingo dei bianconeri per 1-0.

Organico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Torino Football Club 2013-2014.

Rosa[modifica | modifica sorgente]

Rosa aggiornata al 28 luglio 2014[28]

N. Ruolo Giocatore
30 Italia P Daniele Padelli
Serbia P Vlada Avramov
Belgio P Jean Francois Gillet
Italia P Alfred Gomis
5 Italia D Cesare Bovo
24 Italia D Emiliano Moretti
19 Serbia D Nikola Maksimović
Italia D Marco Chiosa
Uruguay D Gastón Silva
36 Italia D Matteo Darmian
29 Montenegro D Marko Vešović
17 Italia D Salvatore Masiello
25 Polonia D Kamil Glik (capitano)
Svezia D Pontus Jansson
N. Ruolo Giocatore Flag - Garnet with white bull.svg
Italia D Cristian Molinaro
7 Marocco C Omar El Kaddouri
4 Albania C Migjen Basha
8 Svezia C Alexander Farnerud
Italia C Marco Benassi
11 Italia C Alessio Cerci
14 Italia C Alessandro Gazzi
23 Italia C Antonio Nocerino
20 Italia C Giuseppe Vives
Spagna C Rubén Pérez
27 Italia A Fabio Quagliarella
10 Brasile A Paulo Vitor Barreto
16 Argentina A Marcelo Larrondo
Venezuela A Josef Martínez

Staff tecnico[modifica | modifica sorgente]

Staff aggiornato al 11 luglio 2014.[28]

Torino FC logo.svg
Staff dell'area tecnica

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Inno al Toro, alla scoperta di Valerio Liboni, Torinogranata.it.
  2. ^ Sergio Salvi, Alessandro Savorelli, Tutti i colori del calcio, Le Lettere, Firenze, 2008. ISBN 88-6087-178-6.
  3. ^ Torino, esonerato Beretta. In panchina torna Colantuono, Repubblica.it, 10 gennaio 2010. URL consultato il 1º agosto 2013.
  4. ^ Torino, lettera di Cairo ai tifosi, TuttoB.com, 3 maggio 2010. URL consultato il 1º agosto 2013.
  5. ^ Il Toro sceglie Ventura, è lui il nuovo mister, Torino.Repubblica.it, 6 giugno 2011. URL consultato il 1º agosto 2013.
  6. ^ Ventura ha firmato, accordo per una sola stagione, ToroNews.net, 6 giugno 2011. URL consultato il 2 settembre 2011.
  7. ^ Divertimento, dialogo e zero ansie Toro, la rivoluzione di mister libidine- LASTAMPA.it
  8. ^ Il Torino, settimo classificato nella Serie A 2013-2014, ottenne la qualificazione all'Europa League 2014-2015 a discapito del Parma, sesto in graduatoria ma escluso dalle coppe europee a causa del mancato conseguimento della licenza UEFA per pendenze conomiche, cfr. Maurizio Galdi, Respinto il ricorso del Parma. Torino in Europa League. Ghirardi: "Calcio finito" in gazzetta.it, 29 maggio 2014.
  9. ^ A seguito delle decisioni del Direttorio Federale in merito ai fatti riguardanti il Caso Allemandi, lo scudetto vinto dal Torino nel Campionato 1926-1927 fu revocato e non più assegnato.
  10. ^ Torino, finalmente l'accordo a Cairo va la maggioranza in repubblica.it, 1º settembre 2005. URL consultato il 13 maggio 2010.
  11. ^ Cairo presidente, oggi si presenta De Biasi in La Gazzetta dello Sport, 3 settembre 2005. URL consultato il 13 maggio 2010.
  12. ^ Licenze UEFA, respinto il ricorso del Parma, torinofc.it, 29 maggio 2014. URL consultato il 29 maggio 2014.
  13. ^ a b Torna l'omaggio al River Plate per la maglia da trasferta del Torino in passionemaglie.it, 13 settembre 2010.
  14. ^ a b Dramma River Plate: piange anche il Torino in sport.notizie.it, 27 giugno 2011.
  15. ^ 27 giugno 2011, http://www.brand-identikit.it/it/articoli/football-logos.html.
  16. ^ Organigramma, TorinoFc.it.
  17. ^ Esempi di sponsor nel calcio italiano precedenti al 1979 – come nel caso dell'Associazione Calcio Talmone Torino 1958-1959 – non sono da considerarsi sponsorizzazioni, bensì abbinamenti, cfr. Sponsorizzazioni nel calcio italiano (e relative fonti).
  18. ^ Torcedor Sofre!. URL consultato il 30 novembre 2012.
  19. ^ Fabio Licari, La Rubentus sui fumetti. Juventini furiosi sul web in La Gazzetta dello Sport, 30 novembre 2012, p. 5.
  20. ^ Corrado Zunino, La nazionale degli esordienti arrivano i nuovi campioni, La Repubblica, 7 maggio 2009. URL consultato l'8 aprile 2012.
  21. ^ Il Campionato Alta Italia 1945-46, il correlato Campionato Misto del Sud, e il Girone Finale Nazionale, furono i tornei che costituirono la complessa organizzazione del quarantaquattresimo campionato di calcio italiano: per la prima e unica volta dal 1929, non fu disputato a girone unico. Il capocannoniere del Campionato Alta Italia fu Guglielmo Gabetto con 15 reti che sommate alle 7 reti del girone finale portano ad un totale di 22 reti. Alcune fonti riportano Gabetto come Capocannoniere della Serie A italiana di quell'anno con appunto 22 reti.
  22. ^ Gemellaggi e rivalità, Viola Ultras. URL consultato il 13 ottobre 2010.
  23. ^ Torino e Nocerina, si rinnova l'amicizia tra le due tifoserie, www.forzanocerina.it.
  24. ^ (PT) O INESQUECÍVEL TORINO, Citadini.com. URL consultato il 2 settembre 2011.
  25. ^ La terza maglia del Corinthians, omaggio al Grande Torino e a San Giorgio, Passionemaglie.it, 27 maggio 2011. URL consultato il 2 settembre 2011.
  26. ^ Genoa, la triste fine di un gemellaggio storico Cittadigenova.com
  27. ^ Genoa: oltre 400 tifosi in corteo
  28. ^ a b http://torinofc.it/prima-squadra/2014-2015/all

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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