Ayrton Senna

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Ayrton Senna da Silva
Ayrton Senna 8 - Cropped.jpg
Nazionalità Brasile Brasile
Altezza 175 cm
Peso 70 kg
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Categoria Formula 1
Ruolo pilota
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1984-1994
Scuderie Toleman 1984
Lotus 1985-1987
McLaren 1988-1993
Williams 1994
Mondiali vinti 3 (1988, 1990, 1991)
GP disputati 162 (161 partenze)
GP vinti 41
Podi 80
Punti ottenuti 614 (610 iridati validi)
Pole position 65
Giri veloci 19
 

Ayrton Senna da Silva (San Paolo, 21 marzo 1960Bologna, 1º maggio 1994[1]) è stato un pilota automobilistico brasiliano, tre volte campione del mondo di Formula 1 nel 1988, 1990 e 1991. Soprannominato Magic[2], è considerato da numerosi esperti il più forte pilota di Formula 1 di tutti i tempi.[3][4]

Coniugava la capacità di portare al limite la sua monoposto con una grande sensibilità nella messa a punto e nella scelta degli pneumatici[5]. Morì in seguito a un tragico incidente nel Gran Premio di San Marino del 1994, divenendo l'unico campione del mondo a morire durante lo svolgimento di una gara di Formula 1. Jochen Rindt, che perse anch'egli la vita durante un fine settimana di gara, morì nelle prove del G.P. di Monza del 1970 diventando iridato post mortem.

Particolarmente veloce sul giro in qualifica, Senna ha detenuto il record assoluto di pole position dal 1989 al 2006, superato soltanto da Michael Schumacher e Lewis Hamilton[6], ed è il quinto pilota in classifica per numero di vittorie (41) dietro a Michael Schumacher, Lewis Hamilton, Sebastian Vettel e Alain Prost[7].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Milton Da Silva e di Neide Senna, la famiglia Senna era di origine in parte napoletana ed in parte toscana[8]. Nato in una famiglia benestante, Senna ebbe la possibilità di avvicinarsi precocemente al mondo dell'automobilismo, cominciando nel 1973 a gareggiare nei kart a tredici anni con un Parilla 100 cm³ a Interlagos grazie al primo istruttore Lucio Pascual (detto Tsche), vincendo all'esordio e conquistando nello stesso anno il Campionato Junior[9]. Nel 1977 e nel 1978 vinse il Campionato Sudamericano di categoria e dal 1978 per quattro volte consecutive quello brasiliano. Sbarcato in Italia, a Milano, con i colori della Dap fu protagonista dei campionati mondiali del 1979 e del 1980, sfiorando entrambe le volte il titolo.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Le formule minori[modifica | modifica wikitesto]

Ayrton impegnato in Formula Ford nel 1981

Nel novembre 1980 Ayrton si trasferì in Gran Bretagna. Conosceva già Chico Serra, che viveva nell'isola da tre anni e conosceva l'inglese. Serra presentò il giovane pilota a Ralph Firman, proprietario della scuderia Van Diemen e, dopo un test, riuscì ad ottenere un ingaggio. Senna prese casa con la moglie a Norwich, nel Norfolk[10]. Nel 1981 esordì in Formula Ford 1600, disputando il campionato britannico RAC e il Townsend-Thoresen: li vinse entrambi con 12 vittorie, 3 pole e 10 giri veloci su 19 gare. L'anno seguente passò alla Formula Ford 2000, disputando sia il campionato britannico Pace British sia l'Europeo EFDA: li vinse entrambi con 21 vittorie, 15 pole e 22 giri veloci su 29 gare. A fine stagione esordì nell'ultima prova del difficile Campionato Britannico di Formula 3 conquistando pole, vittoria e giro più veloce.

Nel 1983 gareggiò nel Campionato Britannico F3 con una Ralt-Toyota del team West Surrey Racing e lo vinse con 12 vittorie, 15 pole e 13 giri veloci su 20 gare. A fine stagione partecipò alla prestigiosa gara internazionale di F3 di Macao nella quale si confrontano tutti i più forti piloti della categoria: partì dalla pole, dominò entrambe le manche e segnò il giro veloce. È di quest'anno la decisione di adottare il cognome materno Senna, meno comune del Da Silva usato sino all'anno precedente.

Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

1984: L'arrivo in Formula 1 con la Toleman[modifica | modifica wikitesto]

Senna alla guida della sua Toleman nel 1984

Nel corso del 1983 Senna svolse i primi test su vetture di Formula 1. Dopo aver svolto una giornata di prove alla guida di una Williams FW08C messagli a disposizione da Frank Williams per curiosità personale[11], partecipò insieme a Martin Brundle e Stefan Bellof a una sessione di prove organizzata dalla McLaren sul circuito di Silverstone, risultando il più veloce dei tre[11]. Già dal mese di giugno, però, Senna intratteneva stretti contatti con Bernie Ecclestone, patron della Brabham, che aveva individuato nel brasiliano il profilo ideale per sostituire Riccardo Patrese che sarebbe passato all'Alfa Romeo per la stagione successiva[12]. Il suo ingaggio venne, però, bloccato dalla Parmalat, sponsor principale della scuderia, che voleva un pilota italiano come seconda guida[12]. Senna dovette allora accettare la proposta di Alex Hawkridge della Toleman, che gli offrì un contratto da 100.000 sterline[13]. Esordì quindi in Formula 1 nel 1984 (Gran Premio del Brasile).

Nel corso della sua prima stagione diede subito prova di un talento eccezionale, cogliendo per la piccola scuderia inglese risultati mai registrati prima: su tutti il clamoroso secondo posto nel Gran Premio di Monaco, disputatosi sotto un diluvio. La gara venne interrotta per l'enorme quantità di acqua che rendeva impraticabile la pista, negando ad Ayrton (che stava recuperando oltre sei secondi al giro su Alain Prost) una vittoria che sembrava sicura. Inoltre, la vittoria di un debuttante su una monoposto di gran lunga inferiore alle vetture di vertice avrebbe potuto alterare la lotta per il mondiale, che sembrava già riservata ai grandi team. Il duello con Prost questa volta mancò, ma Senna e Prost ebbero modo di confrontarsi più volte negli anni successivi, fomentando un'accesa rivalità. Nel 1984 Ayrton Senna chiuse il Campionato al 9º posto, conquistando, oltre a quello di Montecarlo, piazzamenti sul podio in Gran Bretagna e Portogallo. Sempre nel 1984 si verificò la sua unica mancata qualificazione, sul circuito di Imola dove dieci anni dopo perse la vita.

1985-1987: Gli anni alla Lotus[modifica | modifica wikitesto]

Ayrton Senna alla guida della sua Lotus nel 1986

1985

Nel 1985 Senna passò alla Lotus, dove trovò come compagno di squadra il pilota Italiano Elio De Angelis. Sul circuito Portoghese dell'Estoril, teatro del secondo appuntamento stagionale, Senna ottenne la sua prima vittoria in Formula 1[14], in un Gran Premio caratterizzato dalla pioggia torrenziale. La gara portoghese mostrò nuovamente, dopo il Gran Premio di Monaco dell'anno precedente, l'abilità del brasiliano sul bagnato. Senna infatti, (partito dalla pole position per la prima volta in carriera) vinse il gran premio con oltre un minuto di vantaggio su Michele Alboreto, doppiando tutti gli altri piloti arrivati al traguardo, compreso il terzo classificato Patrick Tambay. Senna non riuscì a ripetersi due settimane più tardi a Imola, dove, dopo essere stato in testa per tutta la gara, fu costretto a cedere il comando a pochi giri dal termine dopo aver finito la benzina[15].

Dopo questo brillante inizio di stagione, il brasiliano incappò in una serie di risultati negativi dovuti alla scarsa competitività della Lotus, ma riuscì comunque a mettersi in luce in qualifica, conquistando diverse Pole Position, compresa quella sullo storico tracciato di Monte Carlo[16]. Proprio sulla pista monegasca, la determinazione e la grinta del brasiliano fecero infuriare piloti ben più esperti del calibro di Lauda e Alboreto[16], che accusarono Senna di ostacolare gli avversari nei loro giri di qualificazione, con il fine di mantenere la pole position, fondamentale in un tracciato cittadino come quello di Monaco. Il pilota brasiliano, dopo una prima parte di stagione non facile, riuscì a raddrizzare il campionato cogliendo quattro podi (Austria, Olanda, Italia e Gran Bretagna) e la seconda vittoria in carriera, ottenuta sul tracciato belga di Spa-Francorchamps[17], nuovamente in condizioni di bagnato. Senna concluse il campionato in quarta posizione con 38 punti, cinque in più del compagno de Angelis.

1986

L'anno seguente Senna si ritrovò come compagno di squadra l'ex test driver della Ferrari Dumfries[18]. L'arrivo del pilota scozzese fu preceduto da molteplici trattative. Senna spinse molto per avere come compagno il connazionale Maurício Gugelmin, ma lo sponsor del Team Lotus, la John Player & Sons, insistette per l'acquisto di un pilota britannico. Il campionato iniziò molto bene, con due podi nelle prime due gare; un secondo posto in Brasile[19], dietro al connazionale Piquet e l'incredibile successo a Jerez de la Frontera[20], in volata su Nigel Mansell, con un vantaggio di soli 14 millesimi. Con questo successo Senna prese la testa della classifica, ma con l'avanzare della stagione la superiorità tecnica di Williams e McLaren prese il sopravvento, con Piquet e Mansell in lotta per il titolo con il campione in carica Alain Prost. Nonostante ciò, il bottino di Senna a fine stagione era estremamente positivo: otto pole position, otto podi, una seconda vittoria, sul circuito cittadino di Detroit[21] e, per il secondo anno di fila il quarto posto in classifica generale, dietro a Prost, campione per il secondo anno consecutivo e al duo Williams Mansell – Piquet.

1987

Nel 1987, dopo il ritiro dalle corse della Renault, la Lotus trovò un accordo per la fornitura dei motori con la Honda. Senna, in Lotus per il terzo anno consecutivo, venne affiancato dal debuttante Satoru Nakajima, ingaggiato grazie all'appoggio della casa motoristica nipponica. L'inizio di stagione fu caratterizzato da fortune alterne: dopo un ottimo podio al Gran Premio di San Marino, a Spa, terza prova del mondiale, Senna fu protagonista di un controverso contatto con Mansell, il quale, rientrato ai box, corse verso il garage Lotus per fare i conti con il brasiliano, a suo dire responsabile della collisione; la rissa tra i due fu inevitabile[22]. All'episodio del Belgio seguirono due vittorie, a Monaco[23] - la prima di un incredibile record di sei vittorie - e, per il secondo anno consecutivo, sul tracciato cittadino di Detroit.

Senna, nonostante il notevole divario tecnico con la Williams, riuscì a sopperire alle difficoltà, restando in lotta per il mondiale per gran parte della stagione, ma la superiorità del team di Frank Williams divenne evidente con l'avanzare della stagione, con Mansell e Piquet in lotta per il titolo. A Monza, nel frattempo, venne annunciato il passaggio di Senna alla McLaren[24], come compagno del due volte campione del mondo Alain Prost. Nonostante questo annuncio, Senna riuscì a finire in maniera convincente la stagione, cogliendo il podio in Giappone e nell'ultima gara in Australia, ad Adelaide, dove però fu squalificato al termine della gara a causa di un'irregolarità tecnica[25]. Senna concluse la stagione al terzo posto in classifica generale, dietro a Piquet, laureatosi campione per la terza volta in carriera, e Mansell.

1988-1993: McLaren[modifica | modifica wikitesto]

1988
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1988.
Senna sul gradino più alto del podio, davanti al compagno di squadra Prost, al termine del Gran Premio del Canada 1988. La stagione segnò l'inizio della rivalità in pista tra il brasiliano e il francese.

In Mclaren Senna trovò come compagno di squadra il “professore”[26] Prost, con cui iniziò una rivalità destinata a segnare la storia della Formula 1[27]. La netta superiorità tecnica della McLaren MP4/4 motorizzata Honda[28], consentì ai due piloti di dominare il campionato, aggiudicandosi 15 delle 16 gare in programma e riducendo di fatto il mondiale a una lunga lotta tra di loro. L'inizio di stagione del brasiliano fu però altalenante.

Alla squalifica nel GP di casa in Brasile (a causa dell'utilizzo del muletto, azione vietata dal regolamento di allora[29]) seguì il ritiro nel GP di Monaco a poche tornate dalla fine; in testa con un vantaggio di oltre 1 minuto, il pilota paulista andò a sbattere all'uscita della curva del Portier, regalando a Prost una vittoria ormai certa[30]. Con l'avanzare della stagione, tuttavia, Senna inanellò una striscia positiva di sei vittorie in sette gare, portandosi in testa alla classifica con un vantaggio di pochi punti sul rivale. La battaglia tra i due, sempre più accesa, raggiunse il suo apice al Gran Premio del Portogallo, dove Senna spinse il compagno contro il muretto dei box nel tentativo di mantenere la testa della corsa. Ciò nonostante il francese riuscì a portare a termine la manovra, sorpassando Senna e involandosi verso la vittoria.

A fine gara, interrogato sull'accaduto, Prost criticò ampiamente la manovra, accusando il compagno di aver messo a repentaglio la gara di entrambi[31]. Il campionato si decise alla penultima gara a Suzuka. A causa della regola degli scarti[32], a Senna bastava una vittoria per diventare campione, nonostante in classifica il francese avesse più punti. In qualifica il brasiliano ottenne la dodicesima pole position stagionale, ma questa fu vanificata da un'esitazione in partenza che lo fece scivolare a metà gruppo. Nonostante ciò non si arrese, e si lanciò in una rimonta nei confronti del compagno che si concretizzò con un sorpasso sul rettilineo del traguardo al 28º passaggio. Con questo trionfo Senna si laureò matematicamente campione del mondo per la prima volta in carriera, con un bottino stagionale di 8 vittorie (e ben 13 pole position) a discapito delle 7 del compagno.

1989
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1989.
Senna sorpassa Prost alla ripartenza del Gran Premio di San Marino 1989, disattendendo al patto precedentemente siglato ai box tra i due circa il non attaccarsi durante il primo giro: l'episodio, passato alla storia come "la guerra della Tosa" (dal nome della curva al centro dell'episodio), fece divampare la rivalità tra i due piloti.

Il 1989 iniziò sulla falsariga dell'anno precedente, con un dominio incontrastato della scuderia inglese e con Senna protagonista di tre vittorie nelle prime quattro gare. Al Gran Premio di San Marino, seconda prova del mondiale, la rivalità con Prost esplose definitivamente. La sospensione della gara in seguito al violento incidente di Berger al Tamburello (nel quale l'austriaco riportò delle ustioni alle mani) comportò l'organizzazione di una seconda procedura di partenza; Prost scattò meglio, portandosi in testa, ma Senna lo passò poche curve dopo non rispettando un accordo preso prima del via[33].

A questo punto Senna si involò verso la vittoria, con Prost incapace di avvicinarsi; a fine gara i due si scambiarono accuse reciproche, con il francese che arrivò addirittura a minacciare la squadra di non correre il seguente Gran Premio se il brasiliano non si fosse scusato[34]. Nelle gare successive però, Senna fu fermato da diversi problemi di affidabilità che permisero al compagno di prendere la testa del campionato con un buon margine. A tre gare dalla fine il brasiliano era distanziato di ben ventiquattro lunghezze. La matematica lo costringeva a vincere tutte le gare rimanenti per confermarsi campione del mondo. Senna vinse in Spagna, dove dominò la gara dalla partenza all'arrivo, precedendo sul traguardo Berger e Prost. Mancavano due gare: Giappone e Australia.

Lo scontro per il titolo iridato giunse al punto di maggiore tensione al Gran Premio del Giappone. Senna, partito dalla pole position, fu sopravanzato da Prost al via; il francese guadagnò un margine di circa cinque secondi, ma poi il compagno cominciò a recuperare terreno, portandoglisi in scia. Al 46º giro, nel disperato tentativo di mantenere vive le chance iridate, Senna tentò un attacco alla Casio Triangle, ma Prost chiuse la traiettoria e i due si agganciarono, terminando la loro corsa nella via di fuga. Il francese, sicuro di aver conquistato il titolo, scese dalla vettura, mentre Senna rimase al volante e, con l'aiuto dei commissari, riuscì a ripartire.

La sua vettura aveva il musetto danneggiato e il brasiliano fu costretto a tornare ai box per sostituirlo; rientrato in pista alle spalle di Alessandro Nannini, rimontò velocemente e al 50º passaggio lo sopravanzò, conquistando la vittoria. Subito dopo la gara, però, Senna fu squalificato[35] per avere tratto vantaggio dalla spinta dei commissari, rientrando in pista attraverso la via di fuga della chicane anziché percorrendo la medesima[36]; Alain Prost diventava così campione del mondo per la terza volta in carriera, mentre la vittoria veniva assegnata ad Alessandro Nannini, che poteva così fregiarsi della sua prima affermazione in Formula 1.

L'episodio di Suzuka diede avvio a un mare di polemiche tra Senna ed il presidente della FISA Jean-Marie Balestre che si trascinò per tutto l'inverno. La McLaren, con Prost in procinto di passare alla Ferrari[37], prese le difese del brasiliano, presentando ricorso contro la decisione dei commissari al tribunale d'appello. Questo fu respinto, con Senna che anzi fu accusato, nella sentenza del 31 ottobre 1989, di essere pericoloso per l'incolumità degli altri piloti[38], in riferimento ad altri episodi controversi in cui il pilota era stato coinvolto nelle ultime due stagioni, vedendosi infliggere inoltre una multa di 100 000 dollari. Senna, profondamente rattristato e scoraggiato, considerò il ritiro dalle corse, accusando la federazione di aver manipolato l'esito del campionato[36][39]. A seguito di queste dichiarazioni, la federazione rispose con la sospensione, per sei mesi, della super licenza necessaria per correre[40].

1990
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1990.
La McLaren MP4/5B con cui Senna vinse il suo secondo titolo mondiale

La polemica tra Senna e Balestre si risolse solo poco prima l'inizio della nuova stagione; alle scuse (via lettera) del brasiliano seguì il ripristino della super licenza da parte della federazione[41]. Con l'arrivo di Berger al posto del francese, la situazione in Mclaren si normalizzò, con Senna al centro del progetto tecnico del Team. Tuttavia, il leitmotiv della stagione era sempre lo stesso: Prost contro Senna. A due gare dalla fine i due contendenti erano distaccati di sole nove lunghezze in favore del brasiliano. Suzuka era nuovamente la sede dello scontro decisivo; con Prost fuori dalla zona punti, Senna poteva fregiarsi del secondo titolo iridato.

Il brasiliano dominò le qualifiche proprio davanti all'acerrimo rivale, ma al termine delle prove l'attenzione si focalizzò sul posizionamento della prima casella di partenza[42]. Senna infatti, chiese agli steward il riposizionamento della Pole Position sul lato più pulito della pista, dopo che questi avevano deciso di spostare i numeri dispari (compresa la prima posizione) sul lato sporco[42]. La richiesta del pilota Mclaren venne rigettata, con il brasiliano che accusò nuovamente Balestre di agire in favore di Prost[43].

Alla partenza, il pilota della Ferrari prese il comando, sfruttando il lato più pulito della pista. Arrivati alla prima curva, mentre il francese si accingeva a rallentare per impostare correttamente la traiettoria, Senna non alzò il piede dall'acceleratore, speronando Prost ad oltre 270 Km/h. La corsa era finita per entrambi. La manovra del brasiliano destò grandi polemiche, ma la Fia, contrariamente a quanto fatto l'anno precedente, non sanzionò il pilota, considerando l'accaduto come un incidente di gara. Senna era campione del mondo per la seconda volta in carriera. Commentando l'episodio a caldo, il pilota brasiliano affermò, alludendo all'episodio dell'anno precedente: a volte le gare finiscono a sei giri dal termine, a volte alla prima curva. Un anno dopo, Senna ammise pubblicamente di aver provocato volontariamente l'incidente[44], affermando che in quel gesto avevano avuto una forte influenza il controverso episodio del 1989 ed il comportamento della federazione guidata da Jean Marie Balestre, a suo dire sostenitore di Prost.

1991
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1991.
Senna prende un passaggio da Nigel Mansell al termine del Gran Premio di Gran Bretagna, dopo essere rimasto senza benzina nel corso dell'ultima tornata.

Nel 1991 Senna divenne campione del mondo per la terza volta in carriera. L'inizio di stagione fu decisivo per la vittoria del campionato; al trionfo sul cittadino di Phoenix seguirono le vittorie ad Interlagos (la prima davanti al pubblico di casa), Imola e Monaco, che sommate ai problemi tecnici dei rivali consentirono al brasiliano di prendere un margine rassicurante. Particolare fu la vittoria in Brasile; sul tracciato di Interlagos, il brasiliano dovette lottare con problemi al cambio dal 60º giro in poi, perdendo tutte le marce ad eccezione della sesta[45]. Nonostante tutto vinse, riuscendo a gestire un vantaggio di 40 secondi su Patrese, ma a fine gara svenne a causa dell'immane stress fisico, accusando dolori lancinanti alle spalle e alle mani[45].

Con il passare delle gare, tuttavia, il britannico Mansell al volante della Williams iniziò ad opporsi al dominio del pilota Mclaren, ravvivando il campionato. Non appena lo sviluppo della vettura di Frank Williams si perfezionò, questa divenne la macchina da battere, con Mansell che in estate colse tre vittorie consecutive (Magny Cours, Silverstone e Hockenheim). Tuttavia, i trionfi di Senna a Budapest e Spa, sommati al clamoroso errore dei meccanici Williams durante il Gran Premio del Portogallo consentirono al brasiliano di incrementare, in maniera decisiva, il vantaggio nei confronti del pilota Inglese.

Il titolo arrivò alla penultima gara a Suzuka. Con Mansell obbligato a vincere, a Senna bastava un secondo posto per aggiudicarsi il mondiale. La lotta per il campionato si risolse nelle prime battute di gara, quando Mansell, nel tentativo di rimanere in scia a Senna, andò lungo alla prima curva, finendo nella ghiaia e dovendosi ritirare[46]. Sicuro della vittoria, Senna rallentò nelle ultime fasi di gara, lasciando il successo al compagno Berger[46]. Da dimenticare invece la stagione per Prost. Alle prese con una Ferrari poco competitiva, il francese non fu mai in grado di lottare per il titolo, venendo addirittura licenziato dalla scuderia di Maranello proprio al termine del Gran Premio di Suzuka, dopo aver definito la macchina un trattore[47].

1992
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1992.
Ayrton Senna sul gradino più alto del podio nel Gran Premio d'Italia 1992; alla sua sinistra, il terzo classificato e astro nascente Michael Schumacher, con cui il brasiliano si ritrovò più volte in conflitto nel corso della stagione

Nel 1992 Senna e la McLaren non poterono nulla contro lo strapotere della Williams FW14B guidata da Nigel Mansell. Nelle prime cinque gare il brasiliano arrivò al traguardo solo due volte, terzo in Sudafrica ed a Imola, accusando in più occasioni problemi di affidabilità. Il tempo perso per risolvere i problemi, la tardiva introduzione del cambio al volante oltre alla scelta sbagliata di adottare il nuovo motore Honda V12, impedirono a Senna di lottare per il titolo, relegandolo, al termine della stagione, in quarta posizione, dietro anche all'astro nascente della Benetton, Michael Schumacher.

Fu proprio con il giovane tedesco che Senna durante la stagione si ritrovò a discutere più volte. I rapporti tra i due si deteriorarono già in Brasile, secondo appuntamento stagionale, dove il tedesco accusò pubblicamente Senna di averlo ostacolato con comportamenti poco corretti, mentre in realtà, come ammesso dallo stesso brasiliano al termine della gara, la sua vettura soffriva di problemi di elettronica che causavano continui rallentamenti. Nel Gran Premio di Francia l'accusa cadde invece su Schumacher, dopo che questi tamponò nel corso del primo giro Senna, costringendolo al ritiro. Dopo l'interruzione della gara Senna, già in borghese, prese da parte il tedesco, spiegandogli il suo punto di vista riguardo ai rapporti con la stampa – alludendo a quanto era accaduto in Brasile – e con gli altri piloti.

I contrasti degenerarono infine durante dei test ad Hockenheim, dove i due si sfiorarono più volte con le ruote in pista ed ai box arrivarono quasi alle mani. I problemi relativi alla competitività della McLaren e la decisione di abbandonare la Formula 1 da parte della Honda al termine della stagione, misero in discussione la permanenza di Senna nel team inglese, spingendolo ad intraprendere contatti con la Williams, che però furono interrotti dall'ingaggio di Prost (al rientro in Formula 1 dopo un anno sabbatico), che pose il veto su un eventuale ingaggio del brasiliano al suo fianco.[48].

Si aprì, inoltre, un dibattito sul possibile passaggio di Senna alla Ferrari, del quale già si era parlato al termine del campionato 1989: Senna, l'anno successivo, avrebbe già potuto correre per la scuderia del "Cavallino" a fianco di Prost, nonostante le vicende del Gran Premio del Giappone, ma per via di altri piloti sotto contratto il suo trasferimento a Maranello fu nuovamente rimandato per almeno un paio di anni.[49]. Indeciso sul da farsi, Senna meditò anche il passaggio in IndyCar (allora CART), ottenendo un test con il Team Penske del connazionale Emerson Fittipaldi sul Firebird International Raceway di Chandler, in Arizona. Il test fu positivo, con Senna che fermò il cronometro sul 49.0 contro il 48.5 del ben più esperto Fittipaldi, alimentando sempre di più le voci su un possibile passaggio alla serie americana per l'anno successivo.

1993
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Campionato mondiale di Formula 1 1993.
Senna fu protagonista a Donington di una prestazione di grande rilievo, imponendosi con oltre un minuto di distacco su Hill

Nei primi mesi dell'anno, dopo aver pensato al passaggio in Formula CART o ad un eventuale ritiro dalla Formula 1[50], Senna decise di firmare un accordo in extremis con la McLaren. Il contratto, però, era a gettone: Senna avrebbe deciso di volta in volta se correre e al termine di ogni Gran Premio gli spettava la cifra di un milione di dollari.[48]. La Mclaren, nel frattempo, dopo l'uscita di scena della Honda, intavolò trattative per la fornitura dei motori con Renault e Lamborghini, ma alla fine decise di optare per i propulsori Ford. Senna venne affiancato in Mclaren dall'americano Michael Andretti, proveniente dal campionato CART, che prendeva il posto di Berger, ritornato alla Ferrari.

Nonostante l'evidente inferiorità di mezzo e un rapporto con il team che andava sempre più deteriorandosi durante la stagione,[48] la prima parte di campionato fu incredibilmente positiva, con Senna che colse due vittorie, a Donington e a Monaco, che lo proiettarono in testa alla classifica davanti al suo eterno rivale Prost. In particolare, nella gara di Donington, Senna ottenne una delle vittorie più belle della sua carriera: sotto l'acqua effettuò quattro sorpassi nel solo primo giro e dominò la gara, dando quasi un minuto e mezzo di distacco al secondo, Damon Hill, e più di un giro a Prost. A Monaco invece, Senna colse la sesta vittoria nel principato (la quinta consecutiva), superando il record di Graham Hill di 5 successi e diventando il pilota più vittorioso sul tracciato monegasco. Un mese dopo questo successo tra l'altro, con grande stupore di Ron Dennis, accettò un rinnovo del contratto fino al termine della stagione.[48]

Contemporaneamente, però, iniziò a trattare con la Williams il suo ingaggio per il 1994.[48]. Nella seconda parte del campionato, tuttavia, Senna dovette lasciare spazio allo strapotere tecnico della Williams, che con Prost colse quattro vittorie consecutive e, approfittando delle disavventure tecniche del brasiliano, riuscì a laurearsi per la quarta volta campione del mondo già sul tracciato portoghese dell'Estoril, dopo aver annunciato, nello stesso week end, il ritiro definitivo dalla Formula 1. Senna riuscì a vincere le restanti gare della stagione 1993 a Suzuka e ad Adelaide, consolidando il secondo posto in classifica generale ai danni del pilota britannico della Williams Damon Hill. Al termine della corsa Australiana, in particolare, Senna sorprese tutti, complimentandosi con Prost nel Parc Fermé e abbracciandolo successivamente sul podio, quasi a voler celebrare la conclusione di una delle lotte sportive più intense degli ultimi anni.

1994: Il passaggio alla Williams e il drammatico fine settimana di Imola[modifica | modifica wikitesto]

Il DC-9 presidenziale che volò dall'aeroporto di Bologna a Parigi con a bordo il feretro del campione di formula 1. L'aereo è ora esposto al Parco e Museo di Volandia.

Dopo la conquista dell'ultimo titolo iridato, Prost conclude la propria carriera. Nel 1994 Senna lascia la McLaren per trasferirsi proprio alla Williams campione del mondo in carica. Da quell'anno il regolamento vieta tutti i dispositivi elettronici (come le sospensioni attive e il controllo di trazione), un punto di forza della Williams nel 1992 (FW14B) e 1993 (FW15C). Con il nuovo regolamento, la Williams perde competitività. La monoposto progettata da Adrian Newey non è solo meno competitiva che in passato; è anche troppo stretta nella zona dell'abitacolo, e Senna fatica a calarvisi e di conseguenza fatica nella guida (lo stesso Senna, dopo le prime prove effettuate con la vettura, afferma: "Se mangio un panino non entro più in questa macchina"). La vettura è inoltre instabile e difficile da guidare, a causa dell'eliminazione dei dispositivi elettronici.

Senna comincia i lavori di collaudo, ma servirebbe del tempo per risolvere tutti i problemi della vettura; è con questi presupposti che comincia il mondiale. Nelle prime due prove Senna conquista due pole position, però in gara colleziona due ritiri (le due gare sono vinte dal futuro campione Michael Schumacher). Anche nella terza prova del mondiale, il Gran Premio di San Marino, Senna conquista la pole position, la terza di fila, ma a caratterizzare la gara sarà ben altro. Le prove, cominciate in malo modo il venerdì con l'incidente di Rubens Barrichello alla variante bassa (senza gravi conseguenze)[51], e funestate il sabato dall'incidente mortale di Roland Ratzenberger alla curva Villeneuve, segneranno profondamente lo stato d'animo di Ayrton e lo porteranno a correre con la bandiera austriaca nella monoposto, pensando di sventolarla in caso di vittoria in segno di solidarietà (tale bandiera fu poi rinvenuta all'interno dei resti della Williams dopo l'incidente, intrisa del sangue del pilota brasiliano)[52].

La corsa comincia con un incidente alla partenza tra JJ Lehto e Pedro Lamy, in cui i rottami delle vetture provocano il ferimento di alcuni spettatori. La safety car, entrata in pista a seguito dell'incidente, vi rimane fino alla fine del 5º giro. Dopo la ripartenza, durante il 7º giro, Senna esce di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo[53], che era stato modificato per consentire la guida del mezzo in quanto le nocche del pilota toccavano l'abitacolo[54][55]. Sono le 14:17. Il piantone era stato modificato e allungato nella notte dopo le prove cronometrate, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione[56]. La saldatura manuale si mostra però insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara[57], togliendo al pilota il controllo totale della vettura durante la percorrenza della curva. Secondo la perizia dell'Alenia, per conto della Williams, la saldatura non cedette, ma si ruppe il raccordo dello sterzo con i leveraggi delle ruote, ma questo solo dopo la collisione che avvenne per l'instabilità della vettura causata dal cattivo rifacimento del manto stradale.

La tomba di Senna con l'incisione "Niente mi può separare dall'amore di Dio"

Senna infatti, praticamente passeggero di una vettura ingovernabile, poté solo frenare (come si vede anche dalle immagini riprese dalla videocamera montata sulla monoposto), ma non riuscì a evitare il muro a bordo pista. L'impatto fu tremendo, coinvolgendo la parte anteriore destra della monoposto, e fu reso ancora più letale da un gradino d'asfalto coperto d'erba all'ingresso della via di fuga, che fece sobbalzare la vettura facendole conservare la velocità.

Il puntone della sospensione anteriore destra, spezzatosi, penetrò nella visiera del casco del pilota, dal bordo superiore[58]. Ciò causò lo sfondamento della regione temporale destra e provocò gravissime lesioni, che si riveleranno fatali. In seguito il pilota brasiliano perse oltre 3 litri di sangue e, dopo i primi soccorsi a bordo pista prestatigli dall'équipe medica guidata dal medico della FIA Sid Watkins, fu deciso di trasportarlo via elicottero all'Ospedale Maggiore di Bologna. Qui il pilota venne ricoverato nel reparto di rianimazione, dove si accertò che il danno più rilevante era il trauma cranico provocato proprio dal puntone della sospensione.

Ogni sforzo per salvargli la vita fu vano e Senna spirò alle 18:40, all'età di 34 anni, senza aver mai ripreso conoscenza. Poche ore dopo, la magistratura italiana ordinò l'autopsia sul corpo del campione, nel quale non furono riscontrati altri danni fisici di particolare gravità. Ciò è spiegabile col fatto che l'angolo d'impatto, di soli 22º, aveva permesso una progressiva dissipazione dell'energia cinetica, prima contro il muretto e quindi nella sabbia. Analoghi incidenti ad alta velocità nello stesso punto, come quello di Nelson Piquet nel 1987, quello di Gerhard Berger nel 1989 o quello di Michele Alboreto nel 1991, si erano risolti senza particolari traumi da decelerazione al pilota.

In Brasile furono proclamati tre giorni di lutto nazionale, mentre, a seguito delle indagini sulla morte del brasiliano, il circuito di Imola fu posto sotto sequestro[59]. Il fotografo Angelo Orsi, collaboratore del settimanale Autosprint e amico di Ayrton, è stato l'unico a scattare una foto in cui è visibile il volto del pilota dopo i primissimi soccorsi successivi all'incidente. Tuttavia egli ha deciso di non pubblicare né mostrare a nessuno tale foto, decidendo subito di distruggerla una volta arrivato nella redazione di Autosprint[60]. Molte migliorie sono state successivamente apportate a livello tecnico, dopo che in un primo momento la Federazione aveva varato un piano d'emergenza per il prosieguo della stagione[61].

Il rientro del corpo di Senna in Brasile, sollecitato dall'allora presidente della repubblica brasiliana al suo omologo italiano Oscar Luigi Scalfaro, avvenne con un volo sull'aereo presidenziale italiano sino a Parigi e da lì su un volo della Varig, nel quale - per esplicita decisione del comandante dell'aereo - la bara non venne inserita in stiva ma in cabina, in uno spazio ricavato dalla rimozione di alcuni sedili passeggeri[62]. Durante il volo il giornalista Livio Oricchio - connazionale del pilota - e altri amici restarono sempre vicino al feretro[63].

Rimpatriata la salma di Senna, dopo i funerali di stato[62] questa venne inumata nel cimitero di Morumbi, nella città natale di San Paolo il 5 maggio 1994. Sedici fra amici, rivali ed ex piloti lo accompagnarono al luogo della sepoltura: Emerson Fittipaldi, Christian Fittipaldi, Wilson Fittipaldi, Roberto Moreno, Rubens Barrichello, Raul Boesel, Maurizio Sandro Sala (rivale di Ayrton ai tempi dei kart), Alain Prost (che aveva seguito la gara di Imola come commentatore per TF1), Jackie Stewart, Johnny Herbert, Thierry Boutsen, Gerhard Berger, Michele Alboreto, Hans-Joachim Stuck, Derek Warwick e Damon Hill.

Il logo "Ayrton Senna Sempre" sul musetto delle monoposto Williams nel 2014, nel ventennale della scomparsa del pilota brasiliano

Il 26 aprile 1997 fu eretto un monumento in memoria del pilota all'interno della curva del Tamburello (oggi trasformata in variante), pressappoco nel punto in cui Ayrton ebbe l'incidente mortale. La statua, alta circa due metri, è un corpo bronzeo che poggia su un prezioso basamento di marmo grigio e pesa quasi 380 chili. Commissionata dal Comune di Imola, proprietario dell'autodromo, e dalla Sagis, la società che all'epoca aveva in gestione l'impianto, l'opera è stata realizzata dallo scultore Stefano Pierotti di Pietrasanta (LU).

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente, nel 1997, si aprì il processo sulla morte di Senna, che portò nel 2005 all'assoluzione sia del patron della Scuderia Williams F1 Frank Williams, sia del progettista della vettura Adrian Newey, in tutti i tre gradi di giudizio. La Corte di cassazione ha invece sentenziato nel medesimo anno, il "non luogo a procedere" per la richiesta di assoluzione rivolta al direttore tecnico del team Patrick Head, in quanto egli, già riconosciuto colpevole di omicidio colposo, non era condannabile essendosi estinto il reato per prescrizione[64]. Il processo ha consentito di portare alla luce numerose anomalie nell'atteggiamento della Williams e della Federazione, nel caso ad esempio della misteriosa sparizione delle centraline elettroniche della FW16[65] o nel caso della cancellazione degli ultimi fotogrammi del camera-car di Ayrton[66].

Numeri e statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Ayrton Senna ha preso il via in 161 GP (su 162 partecipazioni), cogliendo 41 vittorie (35 McLaren e 6 Lotus), 65 pole position (46 McLaren, 16 Lotus e 3 Williams)[67], 19 giri più veloci (15 McLaren, 3 Lotus e 1 Toleman), 7 Hat Trick (6 McLaren e 1 Lotus), in gara e 610 punti iridati validi (su 614 totali). È partito per 87 volte in prima fila e ha ottenuto 96 piazzamenti a punti, 80 dei quali sul podio, percorrendo 13672 km al comando di una corsa, vale a dire 2931 giri. Memorabili e ricche di pathos furono le sue vittorie commentate dal famoso telecronista brasiliano Galvão Bueno, che per Ayrton aveva un'autentica predilezione. Proprio Galvão commentò in diretta e con grande emozione, la gara in cui Ayrton perse la vita per la rete televisiva brasiliana Rede Globo.

Dopo il tragico incidente, tutti i circuiti di Formula 1 furono oggetto di controlli e successive revisioni dei tracciati, ove necessarie, per garantire maggior sicurezza ai piloti. La curva del Tamburello, nella fattispecie, fu modificata e, nel tratto centrale, sostituita con una variante. Furono anche prese misure, sia immediate sia a lungo termine, per aumentare la sicurezza delle vetture e diminuirne le velocità, tanto che dopo l'incidente di Senna per 21 anni non ci sono stati più incidenti mortali in Formula 1, fino al Gran Premio del Giappone 2014, nel corso del quale Jules Bianchi andò a sbattere contro una gru presente a bordo pista per rimuovere una vettura incidentata. Entrato in coma, il pilota italo-francese è poi deceduto il 18 luglio 2015[68].

Risultati in Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

1984 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968–1992).svg Flag of South Africa (1928–1994).svg Flag of Belgium.svg Flag of San Marino.svg Flag of France.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of the United States.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of Portugal.svg Punti Pos.
Toleman TG183B e TG184 Rit 6 6 NQ Rit 2 7 Rit Rit 3 Rit Rit Rit Rit 3 13
1985 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968–1992).svg Flag of Portugal.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Belgium.svg Flag of Europe.svg Flag of South Africa (1928–1994).svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Lotus 97T Rit 1 7 Rit 16 Rit Rit 10 Rit 2 3 3 1 2 Rit Rit 38
1986 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968–1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Mexico.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Lotus 98T 2 1 Rit 3 2 5 1 Rit Rit 2 2 Rit Rit 4 3 Rit 55
1987 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968–1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Mexico.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Lotus 99T Rit 2 Rit 1 1 4 3 3 2 5 2 7 5 Rit 2 SQ 57
1988 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968–1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Mexico.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/4 SQ 1 Rit 2 1 1 2 1 1 1 1 10 6 4 1 2 90 (94)
1989 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968–1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Mexico.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/5 11 1 1 1 Rit 7 Rit Rit 1 2 1 Rit Rit 1 SQ Rit 60
1990 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968–1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Mexico.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/5B 1 3 Rit 1 1 20 3 3 1 2 1 1 2 Rit Rit Rit 78
1991 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968–1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Mexico.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/6 1 1 1 1 Rit 3 3 4 7 1 1 2 2 5 2 1 96
1992 Scuderia Vettura Flag of South Africa (1928–1994).svg Flag of Mexico.svg Flag of Brazil (1968–1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/6B e MP4/7A 3 Rit Rit 9 3 1 Rit Rit Rit 2 1 5 1 3 Rit Rit 50
1993 Scuderia Vettura Flag of South Africa (1928–1994).svg Flag of Brazil.svg Flag of Europe.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
McLaren MP4/8 2 1 1 Rit 2 1 18 4 5 4 Rit 4 Rit Rit 1 1 73
1994 Scuderia Vettura Flag of Brazil.svg Flag of the Pacific Community.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Europe.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Williams FW16 Rit Rit Rit 0
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

Confronto con i compagni di squadra[modifica | modifica wikitesto]

In tutte le stagioni in F1 tranne che nel 1989 Senna ha sempre totalizzato più punti rispetto ai suoi compagni di squadra. Nell'unico anno in cui fu sconfitto nello scontro diretto fu superato dal francese Alain Prost di 16 punti (76-60). Va segnalato che anche l'anno precedente Senna ottenne meno punti di Prost, ma poiché nel periodo 1985-1990 il regolamento permetteva che venissero contati solo i migliori undici risultati su sedici gran premi disputati, Senna in quella stagione ha battuto il compagno (e si è aggiudicato il titolo iridato) per 90-87 pur avendo totalizzato un minor numero di punti totali di Prost (94 a 105).

Anno Punti di Senna Punti del compagno Compagno di squadra
1984 13 0 Johnny Cecotto
1985 38 33 Elio De Angelis
1986 55 3 Johnny Dumfries
1987 57 7 Satoru Nakajima
1988 90 (94) 87 (105) Alain Prost
1989 60 76 (81) Alain Prost
1990 78 43 Gerhard Berger
1991 96 43 Gerhard Berger
1992 50 49 Gerhard Berger
1993 73 7 Michael Andretti
4 Mika Häkkinen

Senna e la religione[modifica | modifica wikitesto]

«Mi ferisce che si dica che credo di essere imbattibile a causa della mia fede in Dio. Ciò che voglio dire è che Dio mi dà la forza e inoltre che la vita è un dono che Dio ci ha dato e noi siamo obbligati a mantenerlo con cura[69]

Il rapporto profondo di Ayrton Senna con la religione aveva radici lontane derivanti dalla sua famiglia, in particolar modo dall'educazione ricevuta dalla madre. Nella sua valigetta personale Senna portava con sé la Bibbia e prima di ogni partenza ne leggeva un passo. In un'intervista, dichiarò di aver visto Dio accanto a lui, sullo schieramento di partenza del Gran Premio del Giappone 1988[5].

Sulla sua tomba, a San Paolo del Brasile, è scolpita una citazione dalla Lettera dell'apostolo Paolo ai Romani 8,39: «Nada pode me separar do amor de Deus» (Niente mi può separare dall'amore di Dio)[70].

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

  • Dal 1990 al 1994, ha avuto una relazione con Carol Alt.[71][72]
  • Senna spesso dava in beneficenza parte dei guadagni che accumulava grazie alla sua attività di pilota. La sua opera di carità è stata rivelata solamente dopo la sua morte; è stata la sorella a dichiarare e a svelare queste donazioni, che il pilota tenne sempre nascoste mentre era in vita[73]. Nel testamento del campione brasiliano, grosse somme sono state destinate a opere di beneficenza[74]. Tale generosità rivive nella Fondazione Ayrton Senna, un ente senza scopo di lucro creata proprio dalla sorella Viviane al termine della stagione 1994 e che dà la possibilità ai ragazzi brasiliani meno abbienti di studiare e di sviluppare le loro abilità e talenti. Una citazione famosa di Ayrton Senna era: "I ricchi non possono vivere su un'isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti la stessa possibilità"[75].
  • Ayrton è stato un aeromodellista, oltre che pilota di aerei. Amante del volo in tutte le sue forme, ha volato sul Mirage III biposto. Fu nominato pilota da caccia onorario della Força Aérea Brasileira.

Influenza di Senna nel cinema, nella musica e nello sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucio Dalla ha inciso nel 1996 la canzone Ayrton, scritta da Paolo Montevecchi[76].
  • Senna viene citato nella canzone Marmellata #25 del cantante Cesare Cremonini.
  • Senna viene citato nella canzone Victory del rapper francese Soprano.
  • Il gruppo italiano degli SHW ha dedicato un brano al pilota, intitolato ADS (Ayrton da Silva).
  • In occasione del Gran Premio del Brasile 2010 è stato presentato, per il lancio internazionale, il film biografico Senna.
  • Un'altra canzone dedicata a Senna è Saudade di Chris Rea.
  • La band The Rock Alchemist dedica il brano Live or Die ad Ayrton Senna, proponendolo dal vivo anche all'Ayrton Senna Tribute di Imola nel 2014
  • Enigma cita Senna nella canzone Turbo di Raige con il featuring di Salmo e DJ Slait.
  • MadMan cita Senna nella canzone Escape From Heart
  • La nazionale di calcio brasiliana dedicò a Senna la vittoria del Campionato mondiale di calcio 1994.
  • Nesli cita Senna nella sua canzone Strano Italiano, appartenente all'album Home.
  • La scuola di Samba di Rio de Janeiro "Unidos da Tijuca" gli ha dedicato il tema della sfilata durante il Carnevale di Rio 2014 vincendo la competizione tra le 12 scuole in gara.
  • Nel 1994, la Ducati lancia la versione "Senna" della 916 seguita, nel 2013, dall'omonima versione della 1199 Panigale.[77]
  • Nel 2002 la MV Agusta lancia una motocicletta dedicata ad Ayrton Senna, la "Agusta F4 750 Senna".
  • Nel 2018 la McLaren lancia una supercar dedicata ad Ayrton Senna denominata "McLaren Senna".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Marincovich, Ecclestone il padrino più dollari che cuore, in La Repubblica, 6 maggio 1994, p. 26. URL consultato il 28 gennaio 2019.
  2. ^ L'omaggio di Google per il compleanno di "Magic", su quattroruote.it, Quattroruote, 20 marzo 2014. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  3. ^ Stefano Semeraro, Ayrton per sempre. La corsa senza fine dell’ultimo martire, in La Stampa - Speciale Formula 1, 20 aprile 2006, p. 23 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 2013).
  4. ^ B con cui Senna vinse il suo secondo titolo mondiale5 I maghi della pioggia, in La Stampa, 23 ottobre 1997, p. 33. URL consultato il 28 gennaio 2019 (archiviato il 10 novembre 2013).
  5. ^ a b Pino Allievi, Senna, il fuoriclasse col tocco mistico della F.1, in La Gazzetta dello Sport, 1º maggio 2009. URL consultato il 28 gennaio 2019.
  6. ^ (EN) Pole positions by number, su statsf1.com. URL consultato il 28 gennaio 2018.
  7. ^ (EN) Wins by number, su statsf1.com. URL consultato il 28 gennaio 2018.
  8. ^ Beppe Donazzan, Immortale. Ayrton Senna il campione di tutti, capitolo Tante premonizioni, Lit Edizioni books.google.it
  9. ^ (EN) Ayrton Senna, motorsportsetc.com. URL consultato il 21 marzo 2014.
  10. ^ Richard Williams, The Death of Ayrton Senna, Penguin UK, 2010.
  11. ^ a b Cesare Maria Mannucci, Così Senna scoprì la Formula 1 (1ª parte), autosprint.corrieredellosport.it, 29 aprile 2014. URL consultato il 19 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2014).
  12. ^ a b Cesare Maria Mannucci, Così Senna scoprì la Formula 1 (2ª parte), autosprint.corrieredellosport.it, 29 aprile 2014. URL consultato il 19 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 14 dicembre 2014).
  13. ^ Toleman story, autosprint.corrieredellosport.it, 27 luglio 2010. URL consultato il 16 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2014).
  14. ^ La prima volta di Ayrton nuovo mago della pioggia, in La Stampa, 22 aprile 1985.
  15. ^ Un Gran Premio emozionante con Senna e Johansson ko per la Benzina e Prost squalificato, in La Stampa, 6 maggio 1985.
  16. ^ a b Senna ne ha fatte di tutti i colori, in La Stampa, 19 maggio 1985.
  17. ^ In Belgio vince Senna (Lotus): il francese, terzo, consolida il suo vantaggio nel mondiale, in La Stampa, 16 settembre 1985.
  18. ^ Il «conte» Dumfries correrà per la Lotus, in La Stampa, 30 gennaio 1986.
  19. ^ Un samba brasiliano con i tifosi in delirio, in La Stampa, 24 marzo 1986.
  20. ^ Senna vola, le Ferrari crollano, in La Stampa, 14 aprile 1986.
  21. ^ Senna rivincita sui francesi, in La Stampa, 23 giugno 1986.
  22. ^ Pugni e calci tra Mansell e Senna, in La Stampa, 18 maggio 1987.
  23. ^ Senna davanti a Piquet in un Gran Premio di Monaco privo di emozioni, in La Stampa, 1º giugno 1987.
  24. ^ Il divorzio tra Porsche e McLaren sconvolge la F1, in La Stampa, 3 settembre 1987.
  25. ^ Carlo Marincovich, 'LE MIE FERRARI FIGLIE DEL VENTO', in La Repubblica, 17 novembre 1987.
  26. ^ Alan Prost: Il Professore, autosprint.corrieredellosport.it, 20 maggio 2010. URL consultato il 22 febbraio 2019.
  27. ^ Francesco Bizzarri, Da Vettel-Hamilton a Prost-Senna: tutti i duelli della Formula 1, foxsports.it, 28 giugno 2017. URL consultato il 22 febbraio 2019.
  28. ^ Luca Ferrari, F1 McLaren Mp4/4: l'arma perfetta per Senna, iridato nel 1988, formulapassion.it, 21 marzo 2014. URL consultato il 18 marzo 2019.
  29. ^ Giulio Scrinzi, Formula 1 | F1 Story 1988, GP del Brasile: dominio di Prost, Senna squalificato, f1world.it, 19 giugno 2017. URL consultato il 15 marzo 2019.
  30. ^ Monaco, 70 edizioni di pathos: storie e personaggi, curva per curva (f1web.it), 23 maggio 2011. URL consultato il 22 febbraio 2019.
  31. ^ (EN) Grand Prix Results: Portuguese GP 1988, grandprix.com, 25 settembre 1988. URL consultato il 22 febbraio 2019.
  32. ^ Dal 1985 al 1990 erano considerati validi i migliori 11 risultati conseguiti nell'arco dell'intera stagione.
  33. ^ Luca Ferrari, GP San Marino 1989: inizia la guerra fratricida tra Senna e Prost, FormulaPassion.it, 4 aprile 2014. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  34. ^ Hughes, Mark., The Unofficial Formula One encyclopedia : the history, the teams, the tracks, the cars, the future, Select Editions, 2004, ISBN 1843098644, OCLC 156768278. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  35. ^ Japanese GP, 1989, grandprix.com. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  36. ^ a b Matteo Bramati, Senna vs Prost: Suzuka 89 – La Gara della Discordia, f1grandprix.motorionline.com, 1º Ottobre 2013. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  37. ^ Carlo Marincovich, Il professore è con noi, La Repubblica, 7 settembre 1989. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  38. ^ Carlo Marincovich, Il lungo dossier dei dubbi, La Repubblica, 1º Novembre 1989. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  39. ^ Un solo colpevole, Senna, La Repubblica, 1º Novembre 1989. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  40. ^ Australian GP, 1989, grandprix.com. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  41. ^ Senna perdonato da Balestre, La Stampa, 17 febbraio 1990. URL consultato il 7 marzo 2019.
  42. ^ a b Giulio Scaccia, F1 Suzuka 1990: Senna e Prost alla resa dei conti, f1sport.it, 4 ottobre 2016. URL consultato il 7 marzo 2019.
  43. ^ JOE SAWARD, Ayrton Senna attacks Jean-Marie Balestre, grandprix.com, 1º Ottobre 1991. URL consultato il 7 marzo 2019.
  44. ^ Clamorosa ammissione del pilota brasiliano «Nel '90 ho volutamente sbattuto fuori Prost», La Stampa, 21 ottobre 1991. URL consultato il 7 marzo 2019.
  45. ^ a b Matteo Sala, F1 Gp Brasile 1991: finalmente Senna!, formulapassion.it, 17 aprile 2014. URL consultato il 4 aprile 2019.
  46. ^ a b Edoardo Sanfilippo, Flashback Gp Giappone F1 1991: Senna cede la vittoria all'amico Berger, circusf1.com, 4 ottobre 2018. URL consultato il 4 aprile 2019.
  47. ^ Prost licenziato, La Stampa, 30 ottobre 1991. URL consultato il 4 aprile 2019.
  48. ^ a b c d e Santoro, pp.6-15.
  49. ^ https://www.motorsportitalia.net/sguardo-al-passato-quando-senna-firmo-per-la-ferrari/
  50. ^ Saluti e baci, in Autosprint, nº 45, 1993.
  51. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1241967.
  52. ^ Ayrton per sempre, la corsa senza fine dell'ultimo martire, in La Stampa, 20 aprile 2006.
  53. ^  Foto del piantone lesionato.. L'immagine è stata tratta da: ayrton-senna.com
    Si vedano anche le fotografie pubblicate dalla rivista Autosprint nei numeri subito successivi l'incidente che mostrano il relitto del piantone di sterzo accanto alla vettura di Senna già durante i soccorsi.
  54. ^ Newey e l'incidente di Senna: quando gli incubi durano anni
  55. ^ Senna, la vera storia dello sterzo rotto
  56. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1503970.
  57. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1374940.
  58. ^ (EN) Ayrton Senna Yellow Helmet: The Senna Files: PicSfiles #3 - The Yellow Helmet Mistery, ayrton-senna.com. URL consultato il 21 marzo 2014.
  59. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1242797.
  60. ^ omnicorse.it.com, 1° maggio 2014, http://www.omnicorse.it/magazine/37315/speciale-senna-angelo-orsi-l-amico-che-non-ha-tradito-ayrton. URL consultato il 19 marzo 2014.
  61. ^ Senna, il processo. Il piano d’emergenza che travolge regolamenti e circuiti, F1WEB.it, 16 febbraio 2012. URL consultato il 21 marzo 2014.
  62. ^ a b Leo Turrini, Senna: In viaggio con Ayrton, Capitolo "Tornando a casa", Imprimatur editore books.google.it
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  71. ^ Carol Alt: si', ero l'amante di Senna in Sette del 22 marzo 1995
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  73. ^ Bambini, crescete felici nel nome di Ayrton, in Corriere della Sera, 5 dicembre 1996, p. 9. URL consultato il 21 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2014).
  74. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1332253.
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  76. ^ La Stampa, http://archivio.lastampa.it/LaStampaArchivio/main/History/tmpl_viewObj.jsp?objid=1621224.
  77. ^ Ducati present "Senna" version of 1199 Panigale S exclusively in Brazil from June 2014 (press release), ducati.it, 8 ottobre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Carlo Cavicchi e Angelo Orsi, Senna vero, 2ª ed., San Lazzaro di Savena, Conti Editore, 1993.
  • Paolo D'Alessio, Ayrton Senna. La storia e la carriera in 300 immagini, Edizioni Gribaudo, 2008, ISBN 978-88-7906-596-2.
  • Beppe Donazzan, Darwin Pastorin e Giorgio Lago, Senna vive, Limina Editore, 2004, ISBN 88-88551-58-1.
  • Christopher Hilton, Ayrton Senna. Il genio della Formula 1, 1ª ed., Vimodrone, Giorgio Nada Editore, 1991, ISBN 88-7911-050-0.
  • Nicola Santoro, Il caso Ayrton Senna. Tutta la verità sul processo, GoWare, 2014, ISBN 978-88-6797-177-0.
  • Giorgio Terruzzi, Suite 200. L'ultima notte di Ayrton Senna, Collana Vite inattese, 66th and 2nd, 2014, ISBN 978-88-96538-80-7.
  • Leo Turrini, Senna. In viaggio con Ayrton., Imprimatur, 2014, ISBN 978-88-6830-112-5.
  • Fabiano Vandone, Senna & Clark. Due miti a confronto, 1ª ed., Vimodrone, Giorgio Nada Editore, 1995, ISBN 88-7911-147-7.
  • Marco Evangelisti e Fulvio Solms, Senna e il diluvio. Ricordando Ayrton 10 anni dopo, 1ª ed., Roma, Edizioni La Campanella, 2004, ISBN 88-88519-14-9.

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