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Jacques Villeneuve

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Jacques Villeneuve
Jacques Villeneuve at Mont-Tremblant 2010 01.jpg
Nome Jacques Joseph Charles Villeneuve
Nazionalità Canada Canada
Altezza 168[1] cm
Peso 67[1] kg
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Categoria Champ Car, Formula 1, 24 Ore di Le Mans, NASCAR, Rallycross
Carriera
Carriera in Champ Car
Stagioni 1994-1995
Scuderie Team Green
Mondiali vinti 1 (1995)
GP disputati 33
GP vinti 5
Podi 10
Punti ottenuti 266
Pole position 5
Giri veloci 2
Carriera in Formula 1
Stagioni 1996-2006
Scuderie Williams
BAR
Renault
Sauber
BMW Sauber
Mondiali vinti 1 (1997)
GP disputati 165 (163 partenze)
GP vinti 11
Podi 23
Punti ottenuti 235
Pole position 13
Giri veloci 9
Carriera nella 24 Ore di Le Mans
Stagioni 2007-2008
Scuderie Peugeot 908 HDi FAP
Miglior risultato finale
GP disputati 2
 

Jacques Joseph Charles Villeneuve (IPA: [ʒak vilˈnœv]; Saint-Jean-sur-Richelieu, 9 aprile 1971) è un pilota automobilistico canadese, campione del mondo di Formula 1 nel 1997 e vincitore della 500 Miglia di Indianapolis e del Campionato CART nel 1995.

Nella massima serie dimostrò indubbie capacità velocistiche e grande abilità nei duelli ravvicinati[2][3], tanto che Frank Williams lo accostò al campione australiano Alan Jones per la sua durezza in pista e per la mancanza di timori reverenziali nei confronti degli avversari[4]. La sua personalità anticonformista e il suo atteggiamento schietto ebbero un forte impatto nella Formula 1 della seconda metà degli anni novanta[3].

Dopo aver terminato la carriera nella classe regina a metà della stagione 2006, ha preso parte a due edizioni della prestigiosa 24 Ore di Le Mans, ottenendo come miglior risultato il secondo posto. Villeneuve ha quindi sfiorato la Triple Crown (Campionato mondiale di Formula 1, 500 miglia di Indianapolis e 24 Ore di Le Mans), affermandosi come uno tra i piloti più versatili nel panorama automobilistico moderno. Nella Le Mans Series ha vinto la 1000 km di Spa. Successivamente ha partecipato ad alcune gare della serie Americana Nascar Nationwide Series, ottenendo discrete prestazioni. Nel 2013 ha iniziato l'attività di commentatore per il campionato mondiale di Formula 1, lavorando per Sky Sport Italia e Canal+.

Suo padre Gilles, che fu uno dei più amati piloti della Ferrari, morì tragicamente durante le qualifiche del Gran Premio del Belgio 1982, quando Jacques aveva undici anni. Uno zio, anche lui di nome Jacques, è stato a sua volta pilota professionista di successo.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

« In quel momento ho sentito che avrei dovuto gestire da solo la mia vita. Questo mi ha dato una grande determinazione che mi ha fatto crescere e mi ha dato la forza di superare i tanti ostacoli di una carriera difficile. »
(Jacques Villeneuve riferendosi alla tragica morte del padre Gilles[5])

Appena due anni dopo la morte del padre, il tredicenne figlio di Gilles decise di seguirne le orme, ma la sua volontà si scontrò presto con quella della protettiva madre Joann. Secondo un curioso aneddoto, per scoraggiare il figlio, Joann gli promise che lo avrebbe accompagnato in una pista per kart solo se fosse riuscito a conseguire ottimi risultati in matematica, materia in cui il ragazzo aveva gravi lacune. Il giovanissimo e caparbio Villeneuve, contrariamente alle aspettative materne, riuscì a mantenere la sua parola e Joann fu così costretta a rispettare l'accordo[6].

Un esordiente Villeneuve a Magione nel 1989, per dei test a bordo di una monoposto di Formula 3.

Il battesimo in pista avvenne a Imola dove i proprietari del tracciato rimasero impressionati nel vedere Villeneuve passare con disinvoltura dal Kart 100 al 130, fino alla Formula 4. Una volta tornato in Canada, il giovane fu iscritto da suo zio alla prestigiosa scuola di pilotaggio "Jim Russell". A fine corso, l'istruttore dichiarò che Villeneuve era il pilota migliore che avesse mai avuto[6]. Dopo ottimi esordi con l'Alfa 33, cominciò a correre nella Formula 3 italiana nel 1989 e vi rimase fino 1991, con alterne fortune, per poi passare alla Formula Nippon nel 1992, dove vinse tre gare e arrivò secondo in campionato.

Nel 1993 si trasferì in America per competere in Formula Atlantic, alla guida di una delle vetture del team minore di Barry Green (il team maggiore correva invece in Formula Cart)[7]. Nella categoria ottenne cinque successi e sette pole position, conquistando il terzo posto generale.

Formula CART e 500 Miglia di Indianapolis[modifica | modifica wikitesto]

La Reynard Cosworth-Ford del Team Green con cui Jacques Villeneuve vinse la 500 Miglia di Indianapolis e la Formula Cart

I buoni risultati ottenuti indussero Barry Green a offrigli un volante per disputare il Campionato CART nel 1994. Il team manager rimase molto colpito dall'esplosione agonistica di Villeneuve in Formula Atlantic, dove aveva mostrato rapidità di adattamento, velocità e maturità, oltre a buone doti di "calcolatore" e decise quindi di puntare su di lui[7]. Villeneuve non deluse le aspettative e, dopo alcune corse di apprendistato, grazie alla sua motivazione e concentrazione riuscì a ripagare la fiducia del patron[7]; il canadese infatti si impose come Rookie of the Year (miglior esordiente), ottenendo anche la sua la sua prima vittoria nel Campionato Cart nella gara di Elkhart Lake e il secondo posto nella 500 Miglia di Indianapolis.

Nel 1995, forte dell'esperienza accumulata l'anno precedente, vinse la 500 Miglia di Indianapolis in una delle sue edizioni più avvincenti e spettacolari. Infatti al trentottesimo giro, Villeneuve, che dopo il caos dei pit stop si era ritrovato in prima posizione, non si accorse di aver sorpassato la pace car e quest'infrazione venne punita con due giri di penalità. Il pilota canadese si ritrovò così da primo a ventisettesimo. Tuttavia, riuscì con intelligenza e aggressività a recuperare entrambi i giri di svantaggio e quando in testa alla gara il pilota Scott Goodyear sorpassò anch'egli irregolarmente la pace car, si ritrovò nuovamente in prima posizione, con ampio margine sugli altri concorrenti; così, nello stupore generale, vinse una delle corse più importanti del mondo[8]. Nel corso dell'anno conquistò altre tre vittorie, diventando campione di Formula CART, categoria che all'epoca presentava tra le sue fila vetture potenti come le Formula 1 ed era riconosciuta, a livello mondiale, come la seconda competizione motoristica per vetture con ruote scoperte[9].

Curiosamente Jacques Villeneuve vinse l'Indy 500 e la Formula Cart con il numero 27, lo stesso che aveva utilizzato il padre sulla sua Ferrari, in Formula 1, quattordici anni prima. Quell'anno ricevette anche il Trofeo Lou Marsh come miglior sportivo canadese dell'anno. Le ottime prestazioni ottenute attirarono l'interesse di Frank Williams, che gli offrì l'opportunità di girare a Silverstone, su una Williams FW17, per tre giorni di prove nell'agosto 1995.[10] I test furono talmente positivi da indurre la scuderia britannica ad offrire a Villeneuve un contratto di due anni con opzione per il terzo.[11] L'aggressivo e irriverente campione della Formula Cart e della Indy 500, avrebbe così affiancato Damon Hill per la stagione 1996, prendendo il posto di David Coulthard.[12]

Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

1996-1998: Williams[modifica | modifica wikitesto]

1996

Nel 1996 Villeneuve, dopo essersi misurato in lunghi test invernali nei quali percorse circa 10.000 chilometri[11], organizzati affinché potesse rapidamente entrare in sintonia con le monoposto europee e alcuni tracciati[11], esordì in Formula 1 alla guida di una Williams-Renault. Il pilota canadese si fece notare già al debutto, sul nuovo Circuito Albert Park a Melbourne, ottenendo pole position e giro più veloce in gara e rimanendo in testa per la maggior parte della corsa, fin quando fu costretto a cedere la vittoria al compagno di squadra Hill a causa di una perdita d'olio, dovendosi accontentare del secondo posto[13]. La prima vittoria non tardò molto ad arrivare, grazie anche alla competitività della sua vettura: nella quarta gara della stagione, il Gran Premio d'Europa, vinse in volata davanti alla Ferrari di Michael Schumacher. Nel prosieguo della stagione il canadese ottenne altre tre vittorie, in Gran Bretagna, Ungheria e in Portogallo, dove, nell'ultima curva precedente il traguardo, effettuò un difficile sorpasso all'esterno su Schumacher[13].

Nella parte centrale della stagione, inoltre, riuscì a salire sul podio per ben sette volte consecutive, dimostrando oltre alle doti velocistiche anche una buona costanza. Nella seconda parte del campionato, poi, Villeneuve cominciò a competere apertamente con Damon Hill, arrivando all'ultima gara, in Giappone, con ancora la possibilità matematica di vincere il titolo; il canadese avrebbe, però, dovuto assolutamente vincere, sperando che il suo compagno di squadra, in testa alla classifica con nove punti di vantaggio, non marcasse punti. Villeneuve ottenne la pole position, ma una brutta partenza lo costrinse a una lunga rimonta, che si arrestò comunque al 37º giro per il distacco di una ruota. Tuttavia, nella stagione di debutto collezionò quattro vittorie, tre pole position, 78 punti e il titolo di vice campione del mondo. In seguito alla mancata conferma di Hill da parte della Williams, si ritrovò a essere prima guida della scuderia britannica per la stagione 1997.

1997
« Michael era convinto che gli altri non potessero sorpassarlo, si sentiva il più forte. Dovetti agire d'astuzia: dopo il pit-stop avevo le gomme più fresche di lui perché ero entrato dopo. Sapevo che quello sarebbe stato il solo momento per passarlo. Allora l'ho tratto in inganno: non gli sono stato troppo vicino perché non si insospettisse. Sapevo dove avrei potuto attaccarlo e ho fatto la curva precedente tanto forte da rischiare di uscire. Quando gli sono arrivato addosso lui non se lo aspettava. Sono passato. »
(Jacques Villeneuve riferendosi al Gran Premio d'Europa 1997, quando vinse il mondiale[5])
La Williams Renault FW19, vettura con cui Villeneuve conquistò il mondiale di Formula 1 1997

Il campionato 1997 si dimostrò più difficile del previsto a causa della grande crescita prestazionale della Ferrari, che, con Michael Schumacher, contese fino all'ultimo il titolo al pilota canadese. Inoltre nel novembre del 1996 si registrò l'interruzione dello sviluppo della Williams FW19, in quanto il progettista Adrian Newey sarebbe passato alla McLaren[14]; ciò comportò un ritardo dei lavori di un paio di settimane e l'impossibilità di valersi delle innovazioni aerodinamiche dell'ingegnere inglese durante il corso del campionato[15]. A fine anno, inoltre, la Renault avrebbe abbandonato la Formula 1, spezzando il binomio con la Williams, che aveva dominato gli anni novanta. La casa inglese, fin da inizio stagione, si ritrovò a gestire una pressione molto elevata[15], visto che si sarebbe avviata verso alcuni anni di transizione che la avrebbero esclusa dalla lotta al titolo mondiale.

In Australia Villeneuve centrò la pole position nelle qualifiche, ma alla partenza scattò lentamente e fu coinvolto in un incidente innescato dalla Ferrari di Eddie Irvine. L'episodio causò varie polemiche, soprattutto da parte del canadese, che si sarebbero trascinate fino a fine stagione[16]. Riuscì comunque ad affermarsi sia in Brasile sia in Argentina con relativa facilità, balzando in testa alla classifica mondiale. A Imola, dopo aver conquistato la quarta pole consecutiva, fu però costretto al ritiro per problemi al cambio, mentre in un bagnato Gran Premio di Monaco, Villeneuve e Frentzen pagarono la sbagliata strategia della Williams che li fece partire con le gomme e l'assetto d'asciutto[17].

Riuscì poi a imporsi in Spagna, ma a questa vittoria seguirono due risultati negativi: in Canada Villeneuve andò a muro per un errore quando occupava la seconda posizione e in Francia giunse quarto subendo la vittoria di Schumacher; il pilota canadese, in quest'ultima occasione, criticò non poco la Williams per aver nuovamente sbagliato la messa a punto delle monoposto, visto che la scuderia optò per un assetto da bagnato su una pista che andava progressivamente asciugandosi[18]. A questo punto il tedesco della Ferrari comandava la classifica con quattordici punti di vantaggio. Nella seconda parte della stagione Villeneuve ridusse progressivamente il distacco e vinse altri quattro Gran Premi: in Inghilterra (dove diede la centesima vittoria alla Williams), Ungheria, Austria e al Nürburgring; questi risultati lo proiettarono in vetta alla classifica mondiale e avrebbe potuto laurearsi campione già in Giappone, ma una squalifica rimediata per non aver rispettato una bandiera gialla nelle prove libere del sabato mattina, dovuta al fatto che il pilota fosse recidivo a questa infrazione, portò i due contendenti al titolo a decidere il mondiale al Gran Premio d'Europa, con il pilota della Ferrari in vantaggio di un punto su Villeneuve.

Nelle qualifiche, ben tre piloti (Villeneuve, Frentzen e Schumacher) ottennero lo stesso tempo, ma il pilota canadese partì dalla pole position, avendo ottenuto il proprio tempo prima dei due tedeschi. Tuttavia, alla partenza scattò male e Schumacher prese il comando; Villeneuve così cominciò il suo inseguimento alla Ferrari e dopo il primo pit stop iniziò a rimontare nettamente, fino a raggiungere il rivale qualche tornata dopo la seconda sosta. Al 47º giro, alla curva "Dry Sac", si decise la stagione[13]. Il pilota canadese attaccò e infilò la Ferrari con una mossa sorprendente al punto da costringere Schumacher alla scorrettezza[19]. Infatti il pilota tedesco, che non si aspettava la manovra del rivale, entrò piuttosto largo in curva e non potendo più difendersi, fu costretto ad abdicare. Nel tentativo estremo di resistere al sorpasso di Villeneuve, Schumacher tentò di speronare la Williams cercando l'incidente, ma fu il pilota tedesco ad avere la peggio, insabbiandosi[20].

Il ventiseienne canadese rimase sul tracciato e, giungendo terzo al traguardo, si assicurò l'iride mondiale che il paese della foglia d'acero non aveva mai visto[20]. Due settimane più tardi, Schumacher venne squalificato ed eliminato dalla classifica generale. Jacques Villeneuve vinse così il campionato del mondo, conquistando 7 vittorie, 10 pole position e 81 punti complessivi, facendo meglio del padre in Formula 1[13]. Verso la fine del campionato, Villeneuve prese duramente posizione contro Max Mosley (presidente della FIA) e l'introduzione delle nuove regole per il 1998, norme che avrebbero reso le vetture e i circuiti più sicuri, ma che, a giudizio del campione del mondo, avrebbero quasi inibito il fattore rischio, penalizzando i piloti capaci di calcolarlo e sfidarlo, appiattendo così la Formula 1 e rendendola meno attraente[21]. Nel dicembre 1997 Villeneuve venne votato per la seconda volta come miglior sportivo canadese dell'anno.

1998
Su Williams Mecachrome FW20 nel 1998

Nel 1998 una serie di cambiamenti fecero cessare l'enorme competitività della Williams: la Renault lasciò la Formula 1, cosicché la squadra inglese passò ai poco potenti motori Mecachrome, in realtà propulsori conformi in tutto al motore campione del mondo in carica dell'anno precedente, ma con delle modifiche nella testata aggiornata, nel peso e nella compattezza[22]. Il propulsore risultò essere subito affidabile, ma nel corso del tempo avrebbe pagato in sviluppi e potenza, arrivando ad avere addirittura 50 cavalli in meno del Mercedes montato dalla McLaren[22]. Inoltre la FW20 fu la prima vettura, dopo molti anni, a essere realizzata senza il fantasioso apporto di Adrian Newey, passato alla McLaren all'inizio del 1997[22]; la progettazione della vettura, evoluzione della FW19, ebbe come responsabili Patrick Head e Gavin Fisher e si basò su soluzioni troppo conservative per puntare sull'affidabilità; scelte evidentemente errate, vista la stagione che fu all'insegna delle rivoluzioni tecniche[22]. Tutto questo contribuì a realizzare una monoposto che non riuscì più a essere competitiva per la vittoria e Villeneuve non poté mai seriamente difendere il proprio titolo.

Il canadese cominciò la stagione con un quinto posto in Australia, anche se venne penalizzato dal surriscaldamento degli pneumatici[23]. In Brasile fu protagonista di un brutto incidente nelle qualifiche e corse in condizioni fisiche precarie[24], non riuscendo a entrare in zona punti. Anche in Argentina non riuscì a conseguire alcun risultato, essendo stato costretto al ritiro dopo un incidente con David Coulthard. Al Gran Premio di San Marino il campione del mondo mostrò pienamente le sue doti, terminando la gara in quarta posizione alle spalle di Irvine, ma perse un potenziale podio perché rallentato, nell'imminenza della sua prima sosta, dal doppiaggio del lentissimo Rosset[25] e, successivamente, perché costretto a una lunghissima seconda fermata ai box per problemi allo sportellino del serbatoio. Villeneuve andò a punti anche in Spagna e a Monaco, mentre in Canada, dopo aver condotto un'ottima prima parte di gara, compromise la sua corsa arrivando lungo a una curva in seguito a un tentativo di sorpasso sul momentaneo leader Fisichella.

Villeneuve tornò a punti in Francia con un quarto posto, mentre in Inghilterra, partito terzo con un assetto rigido (per condizioni di pista asciutta), scivolò fuori dai primi sei, apparendo poco a suo agio sulla pista bagnata[26]. Colse punti anche in Austria, in cui finì sesto, e in Germania, dove impressionò per la sua combattività, in quanto fu l'unico pilota in grado di tenere il passo delle McLaren; nella parte finale della gara Häkkinen fu costretto a rallentare in seguito ad alcuni problemi tecnici e anche Coulthard, che in ottica mondiale non doveva togliere punti preziosi al compagno di scuderia, alzò il piede dall'acceleratore. Villeneuve avrebbe potuto vincere, ma incredibilmente anch'egli fu costretto a rallentare a causa di un problema al differenziale, terminando al terzo posto[27], risultato che replicò anche in Ungheria. Dopo un ritiro in Belgio dovuto all'acquaplaning, nelle qualifiche del Gran Premio d'Italia, il campione canadese, con un assetto notevolmente scarico, riuscì a conquistare sorprendentemente la seconda posizione in griglia alle spalle di Michael Schumacher[28]; durante la gara però la vettura soffrì di seri problemi all'impianto frenante che andò del tutto in avaria al trentasettesimo giro, causando l'uscita di pista di Villeneuve con un violento testacoda alla seconda curva di Lesmo; il pilota della Williams perse così un potenziale podio[29]. Dopo una gara negativa al Nürburgring, in cui venne penalizzato da un errore dei meccanici durante il pit-stop che vanificò la sua strategia, in Giappone raccolse il suo ultimo punto in Williams con un sesto posto.

Nella classifica finale si piazzò al quinto posto con 21 punti complessivi, preceduto dai piloti di McLaren e Ferrari. Il pilota canadese dimostrò di essere degno del titolo conquistato l'anno precedente[2], vinse per il secondo anno consecutivo il confronto interno con il veloce compagno di scuderia Heinz Harald Frentzen e senza il suo accanimento per la ricerca del risultato, la stagione della Williams, classificatasi terza nel mondiale costruttori, sarebbe stata ancora più deludente[30]. Risultò essere inoltre il pilota più consistente in gara, avendo completato 937 giri totali, 16 in più di Michael Schumacher e addirittura 81 in più del campione del mondo Mika Häkkinen (856 giri totali), dimostrando non soltanto la discreta affidabilità della FW20, ma anche ottima intelligenza tattica e scarsa propensione all'errore[31]. Per il 1999 Villeneuve, nonostante la volontà della Williams di proseguire nel rapporto lavorativo[32], scelse di trasferirsi nella nuova scuderia BAR diretta dal suo manager e amico Craig Pollock.

1999-2003: BAR[modifica | modifica wikitesto]

1999
Jacques Villeneuve sulla debuttante BAR Supertec 01

Nel 1999 Villeneuve, sorprendendo addetti ai lavori, stampa e tifosi, invece di cercare un volante in una scuderia vincente decise di trasferirsi al team esordiente BAR (che aveva rilevato la Tyrrell)[13], con cui firmò un contratto biennale[33] di 25 miliardi di lire[34]. La BAR era in parte proprietà del suo manager personale Craig Pollock e in parte della BAT, multinazionale del tabacco, anche se probabilmente lo stesso pilota possedeva segretamente delle azioni del team[35]. La vettura sarebbe stata motorizzata dalla Supertec, mentre il telaio fu fornito dalla Reynard, costruttore con cui Villeneuve e Pollock avevano già trionfato in Formula Cart nel 1995; come compagno di squadra, avrebbe avuto il debuttante brasiliano Ricardo Zonta.

Le aspettative erano molto alte, visto anche che la BAR godette alla nascita di un budget di circa 180 miliardi di lire[34], e Craig Pollock dichiarò di voler vincere almeno una gara nell'arco della stagione[34], ma le ambizioni si scontrarono con la realtà: la scuderia infatti pagava l'inesperienza nella massima formula e in particolare la vettura non si rivelava mai all'altezza soprattutto dal punto di vista dell'affidabilità[36]; infatti, nonostante le buone prestazioni in qualifica, come un quinto posto al Gran Premio di San Marino e un sesto in Spagna, in gara le cose andarono sempre al peggio. Proprio in Spagna Villeneuve riuscì a mostrare la sua abilità: inseritosi al terzo posto dopo un'ottima partenza, fu in grado di precedere i piloti Ferrari per lungo tempo e perse la posizione solo a causa di una sosta ai box più lenta rispetto a quella degli avversari. Mentre occupava la quinta piazza, però, fu costretto nuovamente al ritiro.

Il calvario proseguì per tutta la stagione: si registrarono undici ritiri consecutivi e Villeneuve giunse per la prima volta al traguardo al Gran Premio del Belgio, ottenendo un quindicesimo posto a cui seguì un ottavo posto in Italia, miglior risultato annuale. La stagione finì quindi senza punti e con più ritiri che arrivi al traguardo, una vera delusione per l'ex campione del mondo che aveva scelto la BAR per tornare a vincere[37].

2000
Jacques Villleneuve su BAR Honda 002 nel 2000

Nel 2000 la BAR cambiò motorizzazione, passando alla casa giapponese Honda; il nuovo propulsore e una migliorata affidabilità risollevarono le prestazioni del team[13]. La stagione risultò subito migliore della precedente, infatti, dopo un anno di attesa, nella prima gara del campionato Villeneuve rivide la zona punti giungendo al quarto posto. Emulò tale risultato in altre tre occasioni (Francia, Austria e Stati Uniti) e sfiorò il podio a Monza dove fu costretto al ritiro per problemi al propulsore e in occasione del Gran Premio degli Stati Uniti, dove intraprese una lunga lotta con Frentzen, che riuscì infine a precederlo. In totale raccolse punti in sette differenti occasioni, che gli permisero di classificarsi a fine stagione al settimo posto in classifica mondiale con 17 punti totali. Il bilancio complessivo fu quasi sorprendente se comparato con quello dell'anno precedente e il team registrò un deciso balzo in avanti giungendo quinto nel mondiale costruttori[38].

Con la speranza che la squadra stesse finalmente intraprendendo la strada giusta per lanciare la sfida mondiale a Ferrari e McLaren, Villeneuve, nonostante la corte di altri team più importanti[39], decise di restare fedele al suo manager Craig Pollock e all'idea di vincere insieme alla BAR. L'ex campione del mondo firmò quindi un nuovo contratto triennale da 25 miliardi di lire all'anno, con l'opzione di liberarsi eventualmente dalla BAR a fine 2001 se la stagione non fosse stata soddisfacente[40]. Il canadese rifiutò infatti anche un'offerta economicamente importante della Renault, dopo che per diverse settimane si trovò in trattative con Briatore[40]; tuttavia subentrarono troppe complicazioni, tanto da avvalorare la tesi che Villeneuve fosse in realtà coinvolto in qualche modo con la società che gestiva la stessa BAR[40].

2001
Su BAR Honda 003 al GP Canada 2001

Nel 2001 non vi furono sostanziali cambiamenti rispetto al 2000: la BAR 003 risultò essere meno veloce della vettura precedente, ma grazie a una maggiore affidabilità, Villeneuve fu capace di salire sul podio in Spagna e in Germania[38]. Oltre a questi due acuti, la stagione però non si rivelò all'altezza delle aspettative: Villeneuve e la BAR speravano di potersi distinguere come terza forza del mondiale[1], ma il team si ritrovò ben lontano dalle posizioni di vertice. Nella gara di apertura a Melbourne, durante un tentativo di sorpasso su Ralf Schumacher, il canadese fu risucchiato dalle turbolenze del pilota tedesco, lo tamponò e la sua vettura volò andando a sbattere violentemente contro un muro; durante l'impatto una ruota si staccò e colpì un commissario uccidendolo[38].

Inoltre, nelle prime gare stagionali successive all'incidente, il nuovo compagno di squadra Olivier Panis risultò essere leggermente più veloce di Villeneuve che, dopo il botto australiano, subì lo spostamento di una vertebra[41]. Dal Gran Premio di Spagna, però, il canadese, ormai recuperata la condizione fisica, tornò a essere più competitivo, conquistando poi nel corso della stagione punti molto importanti per la BAR e battendo nettamente nel confronto diretto Panis. In Canada, nelle prove libere del venerdi, Villeneuve e Montoya vennero a contatto, con il colombiano che tamponò il canadese; successivamente, nella consueta riunione dei piloti del venerdì, i due ebbero un violento litigio e dopo un duro scambio di accuse arrivarono alle mani[42].

Nell'arco della stagione, l'ex campione del mondo ottenne, oltre ai due terzi posti in Spagna e in Germania, anche un ottimo quarto posto a Monaco, dove giunse a un secondo e mezzo dal terzo classificato Eddie Irvine, e un sesto posto al Gran Premio d'Italia. Nonostante i saltuari piazzamenti a punti e con la maggior parte delle gare conclusasi tra il settimo e il nono posto, Villeneuve conquistò nuovamente la settima posizione finale nel campionato davanti ai piloti Jordan, Benetton e Sauber e alle spalle dei soli piloti appartenenti ai tre top team (Ferrari, McLaren e Williams). La BAR-Honda, quindi, grazie in particolare alla spinta di Villeneuve che fu capace di totalizzare 12 punti finali rispetto ai 5 ottenuti da Panis[38], riuscì a classificarsi sesta nel mondiale costruttori, un risultato di per sé discreto, ma modesto se paragonato alle ambizioni di Villeneuve e della multinazionale BAT. Villeneuve decise, comunque, in estate di proseguire il rapporto con la BAR e di non svincolarsi, dando ancora credito al progetto dell'amico e manager Craig Pollock, nonostante un interessamento della Jaguar[43].

2002
Jacques Villeneuve nel 2002

Nel 2002, il "progetto" BAR ebbe un brusco cambiamento, infatti Craig Pollock venne clamorosamente estromesso dalla squadra a inizio anno e sostituito dal manager inglese David Richards, che sin dall'inizio cominciò a ridisegnare i vertici della scuderia di cui Villeneuve, probabilmente, possedeva ancora delle azioni[44]. La nuova vettura fu comunque disastrosa e il canadese raccolse solo quattro punti, mentre Panis non andò oltre i tre. Solo nel Gran Premio d'Austria risultò competitivo, adottando una strategia di gara estremamente aggressiva che, sorpasso dopo sorpasso, gli consentì di raggiungere la terza posizione prima di essere costretto al ritiro per la rottura del motore.

Villeneuve, a fine 2002, si trovò davanti a un bivio della sua carriera: infatti David Richards, già durante l'anno, gli aveva comunicato a più riprese che il suo ingaggio (18 milioni di dollari) avrebbe potuto rappresentare un ostacolo per le finanze destinate allo sviluppo del team e che quindi, in futuro, non sarebbe stato più contemplato[44]. Secondo molte voci attendibili, il patron, per liberarsi dall'oneroso contratto di Villeneuve, gli offrì un sedile in Formula Indy; in questo modo, il canadese avrebbe potuto prendersi un anno sabbatico dalla Formula 1, per attendere che, eventualmente, si liberasse un sedile in un team di vertice per il 2004, ma il pilota declinò l'offerta[44]. Così, non trovando offerte migliori, non ebbe altra opportunità che continuare in BAR, nonostante i rapporti tutt'altro che sereni, usufruendo dell'ultimo anno di contratto con il multimilionario ingaggio.

2003
Jacques Villeneuve sulla BAR Honda 005, al suo ultimo anno nel team

Il 2003, però, cominciò malissimo ancora prima del via: infatti gli attriti tra Villeneuve e Richards continuarono sulla scia del finale di stagione precedente[38]; il pilota, a inizio anno, dichiarò che se la stagione non fosse stata positiva, avrebbe preso in considerazione il ritiro dalla massima categoria[45]. Villeneuve visse un'annata sportiva negativa e perse il confronto interno con il giovane e consistente Jenson Button, che diventò quasi subito l'uomo di punta del team. Il pilota inglese fu anche evidentemente avvantaggiato dal rapporto burrascoso che intercorse tra la scuderia e il compagno di squadra, giunto ormai a fine contratto e con un divorzio certo. Inoltre Villeneuve, al contrario del regolarista Button, parve mal adattarsi ai cambi di regolamento, che per il 2003 prevedevano l'introduzione del singolo giro in qualifica, l'abolizione del warm-up e l'ampliamento della zona punti fino all'ottava posizione[38].

Alla fine del 2003 i rapporti tra il canadese e David Richards si incrinarono a tal punto che il pilota non disputò l'ultima gara della stagione in programma a Suzuka, venendo così sostituito dal collaudatore Takuma Sato, sostenuto dalla Honda e che sarebbe poi divenuto pilota titolare la stagione seguente. Richards proseguì così nel cambiamento ai vertici della scuderia, che avrebbe di lì a poco consentito l'acquisizione della BAR da parte della Honda. Villeneuve lasciò quindi la BAR, squadra che probabilmente doveva proprio a lui la nascita, dopo aver speso i suoi migliori anni sportivi a lottare in una scuderia mai sufficientemente competitiva e lasciandosi chiudere per sempre alle sue spalle, anche per l'amicizia con il manager Craig Pollock[44], le porte dei top team. I suoi migliori risultati restarono i due terzi posti del campionato 2001.

2004: Renault[modifica | modifica wikitesto]

Rimasto senza un volante per il 2004, Villeneuve fu inattivo per gran parte della stagione. A fine giugno tornò a pilotare una vettura di Formula 1 per la prima volta dopo otto mesi, partecipando al Festival di Goodwood alla guida della Ferrari 312 T3 utilizzata dal padre nel 1978[46]. Nel frattempo cercò di mantenere la forma fisica praticando vari sport, quali il calcio e l'hockey[46]. A settembre venne reso ufficiale il suo rientro nella massima serie: dopo il licenziamento di Jarno Trulli dalla Renault, Briatore contattò il canadese offrendogli la possibilità di disputare gli ultimi tre Gran Premi dell'anno. Contemporaneamente la Sauber diffuse un comunicato in cui rese noto il suo ingaggio con un contratto biennale a partire da novembre[47]. Dopo aver svolto alcuni test a Silverstone[47], Villeneuve fece il proprio esordio stagionale in Cina, ma non ottenne buoni risultati anche a causa di una condizione fisica non ottimale e di difficoltà di adattamento alla vettura[48].

2005-2006: Sauber e BMW Sauber[modifica | modifica wikitesto]

Jacques Villeneuve rientra a tempo pieno in Formula 1 con la Sauber C24 (2005)
2005

A partire dal 2005 si accordò con il team Sauber, ma la squadra svizzera non fu all'altezza degli anni passati e, inoltre, Villeneuve faticò a rientrare nel ritmo della gara: infatti nella prima metà di stagione fu spesse volte superato in prestazioni dal veloce e giovane compagno di squadra Felipe Massa e, per questo motivo, venne poi messo in discussione dalla critica. Villeneuve però si riprese e riuscì a totalizzare 9 punti complessivi e, nonostante le difficoltà incontrate nella prima metà del campionato, il pilota canadese stette davanti a Massa nella classifica piloti fino all'ultima gara, dove venne sorpassato dal compagno di squadra per soli due punti. Comunque, le prestazioni di Villeneuve nella seconda metà dell'anno risultarono essere equivalenti a quelle del compagno di scuderia destinato alla Ferrari[13]. Il risultato migliore ottenuto durante l'anno fu un quarto posto a Imola. Il contratto di Villeneuve era biennale, quindi continuò nel 2006, quando la squadra prese il nome di BMW Sauber dopo l'acquisto da parte del costruttore BMW.

2006
Jacques Villeneuve su BMW Sauber F1.06, al suo ultimo anno in massima Formula

Con la BMW Sauber ebbe un inizio di campionato discreto e portò alla scuderia i primi punti in Formula 1, giungendo settimo in Malesia. Nelle successive quattro gare riuscì a giungere tra i primi otto in tre occasioni, marcando come miglior risultato un sesto posto al Gran Premio d'Australia. Villeneuve, però, pagò anche alcuni ritiri che gli tolsero punti importanti: in Canada, occupava l'ottava posizione a nove giri dal termine, ma durante il doppiaggio di Ralf Schumacher, a causa delle turbolenze generate dalla Toyota, si ritrovò improvvisamente senza carico sull'anteriore e questo lo fece andare largo, costringendolo a un impatto contro le barriere[49].

Il canadese fu costretto al ritiro anche in America per il cedimento del suo propulsore, quando si trovava in settima piazza e aveva un ritmo gara tale da permettergli di guadagnare altre posizioni[50] inoltre il suo comportamento in qualifica si stava rivelando migliore di quello del compagno di squadra Heidfeld. A metà stagione il pilota Canadese ebbe un serio incidente all'Hockenheimring durante il Gran Premio di Germania. Venne quindi sostituito per problemi fisici nel Gran Premio d'Ungheria dal giovane collaudatore Robert Kubica, che si dimostrò ben presto competitivo e con un futuro assicurato nella scuderia bavarese; poco dopo, infatti, i vertici BMW proposero al convalescente Villeneuve di confrontarsi in test privati con il polacco per stabilire chi tra i due sotto contratto fosse più idoneo per il prosieguo della stagione. A quel punto, dopo aver compreso di non rientrare nei progetti futuri del team, decise per la separazione con effetto immediato, sostenendo di aver già superato prove importanti nella sua carriera e di non avere più niente da dimostrare[51].

Jacques Villeneuve, ormai demotivato e lontano dall'essere il pilota veloce e ambizioso visto fino al 2002, decise quindi di ritirarsi dalla Formula 1 dopo una carriera di alto profilo culminata con la conquista dell'iride mondiale, anche se l'epilogo della stessa nella massima serie può anche raccontare la storia di un talento dilapidato con scelte sportive evidentemente sbagliate[52]. Lasciò però la classe regina con la soddisfazione di essere stato uno tra i pochi piloti in grado di poter battere Michael Schumacher in un confronto diretto[53] (insieme a Mika Häkkinen e Fernando Alonso).

Risultati completi in Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

1996 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Brazil.svg Flag of Argentina.svg Flag of Europe.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
Williams FW18 2 Rit 2 1 11 Rit 3 2 2 1 3 1 2 7 1 Rit 78
1997 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Brazil.svg Flag of Argentina.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Austria.svg Flag of Luxembourg.svg Flag of Japan.svg Flag of Europe.svg Punti Pos.
Williams FW19 Rit 1 1 Rit Rit 1 Rit 4 1 Rit 1 5 5 1 1 SQ 3 81
1998 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Brazil.svg Flag of Argentina.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Austria.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Luxembourg.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
Williams FW20 5 7 Rit 4 6 5 10 4 7 6 3 3 Rit Rit 8 6 21
1999 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Brazil.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Austria.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of Malaysia.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
BAR 01 Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit Rit 15 8 10 Rit 9 0 21º
2000 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Brazil.svg Flag of San Marino.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Spain.svg Flag of Europe.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of Austria.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Japan.svg Flag of Malaysia.svg Punti Pos.
BAR 002 4 Rit 5 16 Rit Rit 7 15 4 4 8 12 7 Rit 4 6 5 17
2001 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Malaysia.svg Flag of Brazil.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Austria.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Europe.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
BAR 003 Rit Rit 7 Rit 3 8 4 Rit 9 Rit 8 3 9 8 6 Rit 10 12
2002 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Malaysia.svg Flag of Brazil.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Austria.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Europe.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of France.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
BAR 004 Rit 8 10 7 7 10 Rit Rit 12 4 Rit Rit Rit 8 9 6 Rit 4 12º
2003 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Malaysia.svg Flag of Brazil.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Austria.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Europe.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
BAR 005 9 Rit 6 Rit Rit 12 Rit Rit Rit 9 10 9 Rit 6 Rit 6 16º
2004 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Malaysia.svg Flag of Bahrain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Monaco.svg Flag of Europe.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of the People's Republic of China.svg Flag of Japan.svg Flag of Brazil.svg Punti Pos.
Renault R24 11 10 10 0
2005 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Malaysia.svg Flag of Bahrain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Monaco.svg Flag of Europe.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Turkey.svg Flag of Italy.svg Flag of Belgium.svg Flag of Brazil.svg Flag of Japan.svg Flag of the People's Republic of China.svg Punti Pos.
Sauber C24 13 Rit 11 4 Rit 11 13 9 NP 8 14 15 Rit 11 11 6 12 12 10 9 14º
2006 Scuderia Vettura Flag of Bahrain.svg Flag of Malaysia.svg Flag of Australia.svg Flag of San Marino.svg Flag of Europe.svg Flag of Spain.svg Flag of Monaco.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of France.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Turkey.svg Flag of Italy.svg Flag of the People's Republic of China.svg Flag of Japan.svg Flag of Brazil.svg Punti Pos.
BMW Sauber F1.06 Rit 7 6 12 8 12 14 8 Rit Rit 11 Rit 7 15º
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

Le Mans[modifica | modifica wikitesto]

Jacques Villeneuve alla 24 ore di Le Mans 2007
2007

Il 16 e il 17 giugno 2007, Jacques Villeneuve ha partecipato alla 24 ore di Le Mans alla guida della Peugeot 908 in equipaggio con i piloti Marc Gené e Nicolas Minassian. I tre piloti si trovavano in seconda posizione quando, a due ore dalla fine, la loro auto manifestò problemi meccanici che li condussero al definitivo ritiro.

2008

Il 14 e 15 giugno 2008 Jacques Villeneuve ha partecipato nuovamente alla 24 ore di Le Mans, sempre alla guida della Peugeot 908 e sempre in equipaggio con Marc Gené e Nicolas Minassian. Dopo aver dominato per ben più di metà corsa, il team di Villeneuve perse la prima posizione all'alba (ore 5:17); la vettura fu costretta a una lunga sosta ai box per il surriscaldamento del motore, anche se giocò un ruolo fondamentale l'incapacità della scuderia ad adeguarsi alla pioggia costante che si era abbattuta nottetempo sul circuito francese. Al contrario della Peugeot, l'Audi R10 guidata da Tom Kristensen, Rinaldo Capello e Allan McNish aveva un assetto adatto anche per il bagnato e, pur essendo meno veloce, poteva fare affidamento su consumi inferiori e quindi in definitiva disponeva della possibilità di effettuare meno soste ai box rispetto ai rivali[54].

Così Villeneuve e i suoi compagni, nonostante un progressivo riavvicinamento all'Audi, durante le ore della mattina (con pista meno bagnata) si classificarono al secondo posto assoluto, riuscendo comunque a concludere la gara a meno di un giro dal vincitore. In questo modo, Jacques Villeneuve ha perso l'occasione di eguagliare il britannico Graham Hill quale unico pilota ad aver vinto la 500 miglia di Indianapolis, il Campionato Mondiale di Formula 1 e la 24 Ore di Le Mans. Villeneuve poteva anche in qualche modo superare Hill perché vincitore del Campionato CART del 1995 e vantare così un record unico al mondo, solo sfiorato anche da Mario Andretti, cui - a parità di successi col canadese come vincitore della Indy 500, del Mondiale di F1 e della massima serie americana a ruote scoperte - è mancata proprio l'affermazione a Le Mans. Comunque, Jacques Villeneuve ha vinto nel 2008 la prestigiosa 1000 km di Spa una delle corse più importanti nell'endurance e nella Le Mans Series; si è trattato della sua prima vittoria dal 1997.

Apparizioni in NASCAR[modifica | modifica wikitesto]

Jacques Villeneuve nella serie Nascar (2011)

Nel 2007 Villeneuve partecipò ad alcune gare della serie americana NASCAR, sia con i Truck che con le Stock car, con delle vetture Toyota ottenendo discreti risultati in qualifica. Nel 2008 doveva correre l'intera stagione con il team Bill Davis Racing nella Sprint Cup Series, ma dopo aver perso la sponsorizzazione Unicef e aver fallito la qualificazione alla Daytona 500 l'accordo con il team saltò[55]. Nel 2010 prese parte alle due gare di Montréal e Road America nella serie NASCAR Nationwide. A Road America, si è qualificato secondo ed è rimasto in seconda posizione per gran parte della gara, venendo però costretto al ritiro per la rottura dell'alternatore nel giro finale.

Nel 2011 Villeneuve accettò di prendere in consegna, per le medesime due corse dell'anno precedente, la vettura di Brad Keselowski del Penske Racing, sempre nella Nationwide. A Road America, dopo essersi qualificato terzo, mantenne la posizione anche in gara, mentre sul circuito titolato a Gilles Villeneuve siglò la pole position e condusse per gran parte della gara prima di commettere un errore e concludere al 27º posto. Nel 2012, sempre con la medesima scuderia, Villeneuve giunse sesto a Road America dopo un discusso contatto con Danica Patrick[56], mentre a Montreal, partito terzo, dopo aver condotto più di metà gara al comando, vide sfumare la prima vittoria in NASCAR all'ultimo giro a causa di un lieve ma discusso tamponamento operato da Justin Allgaier poi vincitore della corsa[56]; Villeneuve chiuse comunque al terzo posto.

Campionato mondiale di rallycross e ritorno a Indianapolis[modifica | modifica wikitesto]

Per il 2014 venne annunciata la partecipazione di Villeneuve al nuovo campionato mondiale di rallycross FIA con la Peugeot 208 del Team Albatec Racing. Le gare avrebbero avuto luogo su dodici tracciati contraddistinti dall'alternanza tra asfalto e sterrato. L'esordio del canadese nella categoria era circondato da grandi aspettative, anche da parte del pilota stesso, ma di fatto i risultati furono molto inferiori alle attese[57]. Solo in occasione della gara nella terra natia mostrò una discreta competitività, ma venne penalizzato dal distacco del serbatoio a seguito di un salto molto violento, vedendo sfumare un probabile piazzamento tra i primi sei[57]. I suoi migliori risultati rimangono due quindicesimi posti e un totale di otto punti ottenuti.

Nel febbraio dello stesso anno Villeneuve annunciò, a 19 anni di distanza dalla vittoria che gli aprì le porte della Formula 1, che avrebbe preso parte alla 500 Miglia di Indianapolis, guidando la terza vettura del team Schmidt Motorsport[58]. Dopo aver superato la prova necessaria per essere ammessi alla competizione[59], riuscì a qualificarsi ventisettesimo e al termine di una gara accorta si classificò al quattordicesimo posto, nello stesso giro del vincitore; un buon ritorno visto che il canadese non guidava una monoposto dal 2006, giungendo all'appuntamento dell'Indiana, praticamente senza aver mai potuto guidare con continuità per otto anni.

Formula E[modifica | modifica wikitesto]

Villeneuve impegnato nelle qualifiche dell'EPrix di Punta del Este.

Nel mese di agosto 2015, dopo aver eseguito alcuni test sul circuito Paul Ricard venne annunciata la partecipazione di Villeneuve al mondiale di Formula E con il Team Venturi.[60] Nonostante l'iniziale entusiasmo del pilota canadese la sua carriera nella categoria durò appena tre gare: ottenne come miglior risultato un undicesimo posto e in Uruguay non riuscì nemmeno a prendere il via a seguito di un incidente durante le qualifiche. Poche settimane dopo annunciò di aver rescisso consensualmente il contratto con il Team Venturi adducendo contrasti riguardanti il futuro della squadra.[61]

Risultati completi[modifica | modifica wikitesto]

Anno Squadra Vettura 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Punti Posizione
2015-16 Venturi Grand Prix Spark-Venturi VM200-FE-01 CHI
14
MAL
11
URU
NP
ARG MEX USA FRA GER GBR GBR

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Jacques Villeneuve è figlio di Gilles e di Joann Barthe e nacque a Saint-Jean-sur-Richelieu il 9 aprile 1971. Ha anche una sorella, Melanie, e una sorellastra, Jessica, nata sul finire degli anni ottanta dal secondo matrimonio della madre. Durante la giovinezza spesso seguiva il padre nei fine settimana di gara, giacché questi aveva preso l'abitudine di portare con sé la famiglia durante le corse, vivendo in un motorhome[62]. Dopo la tragica scomparsa del padre, avvenuta quando aveva 11 anni, la famiglia Villeneuve fu ospitata, per un certo periodo di tempo, da Patrick Tambay nella sua casa in Svizzera; questi fece anche da mentore al ragazzo, di cui è anche padrino e con cui ha conservato negli anni un ottimo rapporto[63].

Successivamente Villeneuve fu iscritto al Collegio Svizzero di Beusoleil, all'indirizzo scientifico, dove si dimostrò brillante scolaro e iniziò a incanalare la sua passione per la velocità sugli sci, sport che ha praticato anche a livello agonistico[7]; proprio al collegio conobbe colui che sarebbe diventato il suo futuro manager, il maestro di sci Craig Pollock, con cui strinse una forte amicizia. Quando poi a 18 anni il mondo delle corse entrò prepotentemente nella vita del giovane canadese, il divorzio con gli studi diventò inevitabile per via delle sue molteplici assenze; fu infatti costretto a continuare la sua istruzione per corrispondenza a causa dei suoi numerosi impegni sportivi[7].

Dopo essere stato fidanzato con la pop star australiana Dannii Minogue negli anni novanta, ha sposato Johanna Martinez nel 2006, che gli ha dato due figli: Jules (14 novembre 2006) e Jonas (23 dicembre 2007); la famiglia si è trasferita nella famosa località sciistica di Villars sur Ollon nel Cantone di Vaud in Svizzera. La coppia ha poi divorziato nel luglio 2009. Villeneuve si è risposato nel 2012 con la modella brasiliana Camila Lopez, dalla quale ha avuto il terzo e il quarto figlio. Risiede nel Principato di Andorra.

Persona di vivace intelligenza e cultura, parla correntemente tre lingue (inglese, francese, italiano). Nell'ambiente della Formula 1, ma anche all'esterno del paddock, è sempre stato noto per essere un personaggio molto carismatico, dall'atteggiamento estremamente schietto con opinioni su tutto[2]. Nel corso degli anni si è dimostrato personaggio razionale e profondo, ma ugualmente istintivo nel seguire i suoi princìpi di vita, non piegandosi davanti a nessuno e creandosi, talvolta, più nemici di quanti non ne avesse in realtà[13].

Anche il suo personalissimo look cambiò nel corso degli anni: ai tempi dell'esordio in Formula 1 amava utilizzare tinture per capelli, celebre quella biondo platino del biennio 1997/1998, utilizzata successivamente anche da Valentino Rossi, all'epoca suo fan[64], per poi cambiare lasciando i capelli al loro stato naturale e facendosi crescere la barba in stile disimpegnato negli anni duemila[41]. Indossava un abbigliamento casual e la sua tuta da gara era più grande almeno di una taglia rispetto a quella reale: al riguardo, sosteneva di volersi sentire comodo al volante come con una sorta di pigiama[65].

Nel giugno 2006 Villeneuve ha iniziato la distribuzione del suo primo disco[66] da cantautore, Private Paradise, cantato in lingua francese canadese. Il pilota ha scritto la maggior parte delle canzoni e delle melodie, suonando anche la chitarra folk e il pianoforte. In questo album vi è anche una canzone cantata in collaborazione con la sorella, intitolata "Father", dedicata al padre. È stato anche proprietario di un noto ristorante a Montreal chiamato NewTown (traduzione inglese del suo cognome), ma la struttura è stata venduta nel 2009.

Casco utilizzato da Jacques Villeneuve nel 1997

Jacques Villeneuve è stato inserito nella Canada's Walk of Fame nel 1998[67] e ha vinto due volte il Lou Marsh Trophy come miglior sportivo canadese dell'anno (1995 e 1997); inoltre è stato insignito come Ufficiale dell'Ordine Nazionale del Quebec (1998).

Nel celebre videogioco per PS1, Formula One 97, viene chiamato, da Andrea De Adamich, "Il canadese" e "Numero 1 della Williams".

Casco[modifica | modifica wikitesto]

A partire dai 18 anni, Jacques Villeneuve ha sempre utilizzato un casco multicolore a base gialla, con la parte superiore blu e varie linee di color rosa, verde e rosso presenti nel resto della superficie. Disse di averlo progettato scarabocchiando su un foglio; la linea rosa forma una «V» su entrambi i lati, ma l'effetto non fu intenzionale[68]. Alcuni credono che i colori furono ispirati da un maglione della madre Joann[69].

Villeneuve stesso affermò di non aver mai modificato il disegno del proprio casco ritenendo che esso rappresenti lo spirito del pilota che lo indossa e che quindi vada conservato per tutta la carriera[70].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale dell'Ordine Nazionale del Quebec - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine Nazionale del Quebec
— 1998[71]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c BAR: Vuole arrivare al terzo posto!, in Quattroruote, Speciale Formula 1 2001, nº 20, marzo 2001, pp. 64-65.
  2. ^ a b c Amaduzzi, Schittone, p. 42.
  3. ^ a b (EN) Gerald Donaldson, Jacques Villeneuve, Formula 1.com. URL consultato il 6 febbraio 2015.
  4. ^ Schumacher e Villeneuve al duello finale, in Corriere della Sera, 26 ottobre 1997. URL consultato l'8 marzo 2013 (archiviato dall'url originale il ).
  5. ^ a b Antonio Ghini, Gilles e Jacques. Quello che non si sapeva, Magazineferrari.com, 8 maggio 2012.
  6. ^ a b Jacques Villeneuve e l'importanza dello studio della matematica, formulapassion.it, 7 maggio 2013. URL consultato il 14 maggio 2013.
  7. ^ a b c d e Andrea Cremonesi, Jacques Villeneuve, "due o tre cose che dicono su di lui", in La Gazzetta dello Sport Magazine 1998, Supplemento "Gazzetta dello Sport", nº 10.
  8. ^ Indy 500 Classics, 1995: Jacques Villeneuve entra nel mito, recupera due giri e vince, Motorsport Rants, 8 maggio 2013. URL consultato il 14 maggio 2013.
  9. ^ Jacques Villeneuve "L'anticonformista" VHS, novembre 1997
  10. ^ Giancarlo Falletti, Villeneuve 2 Williams:dopo l'amore, voci di matrimonio, in Corriere della Sera, 3 agosto 1995. URL consultato il 9 febbraio 2015.
  11. ^ a b c Giancarlo Falletti, Villeneuve 2 Williams:dopo l'amore, voci di matrimonio, in Corriere della Sera, 3 agosto 1995. URL consultato il 9 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il ).
  12. ^ Gianluca Gasparini, Graham e Damon Hill, in La Gazzetta dello Sport, I miti della F1 ai raggi x, nº 21.
  13. ^ a b c d e f g h Paolo Ianieri, Gilles e Jacques Villeneuve, in La Gazzetta dello Sport, "I miti della f1 ai raggi x", nº 7.
  14. ^ (EN) Williams FW19 Renault, f1techincal.net. URL consultato il 9 febbraio 2015.
  15. ^ a b Williams, in Quattroruote, Speciale F1 1997, nº 8, p. 46.
  16. ^ Alessandro Tommasi, Quanta rabbia Jacques 'Irvine, pericoloso idiota'., in La Repubblica, 26 ottobre 1997, p. 3. URL consultato il 15 febbraio 2010.
  17. ^ Carlo Marincovich, MAGIA MONTECARLO IL TEAM AZZECCA TUTTO, in La Repubblica, 12 maggio 1997. URL consultato il 12 febbraio 2015.
  18. ^ Andrea Cremonesi, "Williams, hai sbagliato tutto", in La Gazzetta dello Sport, 30 giugno 1997. URL consultato il 12 febbraio 2015.
  19. ^ Giorgio Terruzzi, Giorgio Terruzzi racconta: Jacques Villeneuve, Red Bull .it, 25 settembre 2014. URL consultato il 5 febbraio 2015.
  20. ^ a b Mauro Coppini, F1 | “Il brivido di un ricordo”: Jerez e un Villeneuve cappottato, Formula Passion . it, 7 febbraio 2013. URL consultato il 6 febbraio 2015.
  21. ^ Villeneuve critica rivali e nuovo regolamento, adnkronos.com, 24 maggio 1997. URL consultato il 26 agosto 2012.
  22. ^ a b c d Piola, Formula 1 '98. Analisi tecnica, p. 98.
  23. ^ Amaduzzi, Schittone, p. 20.
  24. ^ Amaduzzi, Schittone, p. 24.
  25. ^ Amaduzzi, Schittone, p. 38.
  26. ^ Amaduzzi, Schittone, p. 111.
  27. ^ Boccafogli, p. 199.
  28. ^ Amaduzzi, Schittone, p. 162.
  29. ^ Autosprint n°38, 15-21 settembre, 1998, p. 24.
  30. ^ Jacques Villeneuve, in Quattroruote Speciale Formula 1 1999, marzo 1999, p. 93.
  31. ^ (EN) Terje Kjensli, The most consistent driver of the 1998 season, home.online.no. URL consultato l'8 aprile 2013.
  32. ^ (EN) Jacques Villeneuve sent Montoya to CART, "The Edge". URL consultato l'8 aprile 2013.
  33. ^ Paolo Ianieri, Villeneuve: "la mia scommessa con la Bar", in La Gazzetta dello Sport, 25 luglio 1998. URL consultato il 9 febbraio 2015.
  34. ^ a b c Mauro Coppini, BAR, Obiettivo:subito vincenti, in Quattroruote, Speciale F1 1999, 15, Marzo 1999.
  35. ^ Andrea Cremonesi, Villeneuve scopre la nuova Bar, in La Gazzetta dello Sport, 15 dicembre 1998. URL consultato il 9 febbraio 2015.
  36. ^ Piola, Formula 1 '99. Analisi tecnica, p. 111.
  37. ^ Jacques Villeneuve, in Quattroruote Speciale F1, marzo 2000, p. 49.
  38. ^ a b c d e f Alessandro Bucci, British American Racing, il sogno infranto di Jacques Villeneuve, F1 Race, 23 febbraio 2013. URL consultato il 5 febbraio 2015.
  39. ^ Ribelle con giudizio..., F1 Racing n° 19 settembre 2000. URL consultato l'8 marzo 2013.
  40. ^ a b c Villeneuve sulla Bar altri 3 anni Benetton: Button con Fisichella, in La Gazzetta dello Sport, 25 luglio 2000. URL consultato il 9 febbraio 2015.
  41. ^ a b Roberto Gurian, Un Compagno per nemico, in Autosprint, nº 25, 19-25 giugno 2001, p. 35.
  42. ^ Riccardo Romani, Tutti contro Montoya, in Autosprint, nº 24, 12-18 giugno 2001, p. 46.
  43. ^ Andrea Cremonesi, La F.1 cambia volto, in La Gazzetta dello Sport, 2 agosto 2001. URL consultato il 9 febbraio 2015.
  44. ^ a b c d Jacques Villeneuve il grande dubbio : F1 o USA?, in F1 Racing, nº 43, 19-25 settembre 2002, pp. 36-40.
  45. ^ Villeneuve: "mi ritiro se il 2003 va male", in La Gazzetta dello Sport, 17 dicembre 2002. URL consultato il 12 febbraio 2015.
  46. ^ a b Cesare Maria Mannucci, Era mio padre, in Autosprint, nº 26, 29 giugno-5 luglio 2004, pp. 21-24.
  47. ^ a b Filippo Falsaperla, Villeneuve ritorna. Renault poi Sauber, in Gazzetta dello sport, 16 settembre 2004. URL consultato il 20 febbraio 2015.
  48. ^ Renault soddisfatta del risultato 2004, gpupdate.net, 25 ottobre 2004. URL consultato il 12 febbraio 2015.
  49. ^ (EN) Keith Collantine, Canadian Grand Prix 2006 Review, f1fanatic.co.uk, 25 giugno 2006. URL consultato il 12 febbraio 2015.
  50. ^ Saracinesche abbassate in casa Sauber, gpupdate.net, 3 luglio 2006. URL consultato il 12 febbraio 2015.
  51. ^ (EN) "Villeneuve: The real reason I left F1", The Sports Network, 5 febbraio 2015. URL consultato il 5 febbraio 2015.
  52. ^ Vicentini Mario, Villeneuve via dalla Bar. E dai GP, in La Gazzetta dello Sport, 5 ottobre 2003. URL consultato il 12 febbraio 2015.
  53. ^ Paolo Ciccarone, Jacques Villeneuve: il figlio di Gilles che riuscì a battere Schumacher, in AutoMoto, 23 marzo 2015. URL consultato il 31 marzo 2015.
  54. ^ 24 Ore di Le Mans 2008: è vittoria per Audi, omniauto.it, 16 giugno 2008. URL consultato il 14 maggio 2013.
  55. ^ (EN) Norris McDonald, Villeneuve loses NASCAR ride, thestar.com, 16 febbraio 2006. URL consultato il 12 febbraio 2015.
  56. ^ a b (EN) Justin Allgaier wins at Montreal, in espn.go.com, 18 agosto 2012. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  57. ^ a b Giovanni Cortinovis, Villeneuve non ingrana: "Un esito deludente", in gazzetta.it, 11 luglio 2014. URL consultato il 28 febbraio 2015.
  58. ^ Villeneuve tornerà alla 500 Miglia di Indy!, autosprint.corrieredellosport.it, 25 febbraio 2014. URL consultato il 26 febbraio 2015.
  59. ^ Sergio Remondino, Villeneuve ha superato il test Indy, autosprint.corrieredellosport.it, 30 aprile 2014. URL consultato il 26 febbraio 2015.
  60. ^ Eleonora Ottonello, Jacques Villeneuve torno in pista. Correrà in Formula E, f1grandprix.motorionline.com.
  61. ^ Stefano Ollanu, Formula E: Villeneuve lascia il team Venturi. Al suo posto Conway, in formulapassion.it, 22 gennaio 2016. URL consultato il 23 gennaio 2016.
  62. ^ Donaldson, pp. 50-51, 114.
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  70. ^ (EN) Thanks Jacques Villeneuve!, f1technical.net, 11 settembre 2006. URL consultato il 24 febbraio 2015.
  71. ^ (FR) Jacques Villeneuve, ordre-national.gouv.qc.ca. URL consultato il 26 febbraio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Boccafogli, Paolo D'Alessio, Bryn Williams, F1 '98. La prima volta di Hakkinen, SEP Editrice, 1998, ISBN 88-87110-03-4.
  • Daniele Amaduzzi, Guido Schittone, F1 magic '98, L'artiere, 1998, ISBN 88-87569-02-9.
  • Giorgio Piola, Formula 1 '98. Analisi tecnica, Giorgio Nada Editore, 1998, ISBN 88-7911-200-7.
  • Giorgio Piola, Formula 1 '99. Analisi tecnica, Giorgio Nada Editore, 1999, ISBN 88-7911-218-X.
  • (EN) Gerald Donaldson, Gilles Villeneuve: the life of the Legendary Racing Driver, Londra, Virgin, 2003, ISBN 0-7535-0747-1.
  • (EN) Timothy Collings, The New Villeneuve: A Life of Jacques Villeneuve, 1997.
  • (EN) Christopher Hilton, Jacques Villeneuve: In His Own Right, 1996.

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