Alex Zanardi

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Alex Zanardi
Alex zanardi brandshatch2014.JPG
Zanardi nel 2014
Nome Alessandro Zanardi
Nazionalità Italia Italia
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Categoria Formula 1, CART, WTCC, Campionato italiano superturismo
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1991-1994, 1999
Scuderie Jordan
Minardi
Lotus
Williams
Miglior risultato finale 19º (1999)
GP disputati 44 (41 partenze)
Punti ottenuti 1
Carriera in Champ Car
Stagioni 1996-1998 e 2001
Scuderie Target Chip Ganassi Racing, Mo Nunn Racing
Mondiali vinti 2 (1997-1998)
GP disputati 67 (66 partenze)
GP vinti 15
Punti ottenuti 636
il campionato era allora denominato CART
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Specialità Paraciclismo
Categoria H5
Palmarès
Transparent.png Giochi paralimpici
Oro Londra 2012 Crono H4
Oro Londra 2012 In linea H4
Argento Londra 2012 Staffetta
Oro Rio de Janeiro 2016 Crono H5
Argento Rio de Janeiro 2016 In linea H5
Oro Rio de Janeiro 2016 Staffetta
Gnome-emblem-web.svg Mondiali su strada
Argento Roskilde 2011 Crono
Oro Baie-Comeau 2013 Crono
Oro Baie-Comeau 2013 In linea
Oro Baie-Comeau 2013 Staffetta
Oro Greenville 2014 Crono
Argento Greenville 2014 In linea
Oro Greenville 2014 Staffetta
Oro Nottwil 2015 Crono
Oro Nottwil 2015 In linea
Oro Nottwil 2015 Staffetta
Statistiche aggiornate al Settembre 2016

Alessandro "Alex" Zanardi (Bologna, 23 ottobre 1966) è un pilota automobilistico, paraciclista e conduttore televisivo italiano.

Nell'automobilismo si è laureato campione CART nel 1997 e 1998, e campione italiano superturismo nel 2005. Nel paraciclismo ha conquistato quattro medaglie d'oro ai Giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016, e otto titoli ai campionati mondiali su strada.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Alex Zanardi nacque a Bologna il 23 ottobre del 1966 da Anna e Dino Zanardi. La madre era una sarta, mentre il padre faceva l'idraulico.[1] Da bambino si trasferì a Castel Maggiore, a pochi chilometri dal capoluogo emiliano e qui sviluppò la passione per i motori, appassionandosi alla Formula 1. Aveva anche una sorella maggiore, Cristina, morta a seguito di un incidente stradale nel 1979.[2]

Diplomatosi come geometra, Alex è sposato con Daniela, ed è padre di Niccolò.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Automobilismo[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni nei kart[modifica | modifica wikitesto]

A quattordici anni il padre gli regalò il suo primo kart e Zanardi cominciò a praticare regolarmente la sua passione con alcuni amici. Il suo esordio avvenne a Vado, in una gara sponsorizzata dalla Pubblica assistenza nel 1980. Dopo un paio di anni di apprendistato, in cui affinò il suo stile di guida, tanto da guadagnarsi il soprannome di Parigino per la sua abilità nella gestione del mezzo,[3] cominciò a ottenere risultati di rilievo e nel 1982 si iscrisse al campionato nazionale, nella categoria 100cc. Nonostante potesse contare su un mezzo scarsamente competitivo e solamente sull'assistenza del padre che gli faceva da meccanico, a fine anno riuscì a concludere terzo in classifica generale e attirò l'attenzione del proprietario di un'azienda produttrice di pneumatici per kart che gli garantì la sponsorizzazione necessaria per passare alla categoria 100 Super e fare le prime apparizioni in gare di livello internazionale.[4]

Dopo aver disputato una buona stagione nel 1983 e una più altalenante nel 1984, Zanardi cominciò a cogliere diversi successi: correndo come pilota non ufficiale per il team di Achille Parilla, riuscì a conquistare il titolo italiano nel 1985, vincendo tutte le gare tranne una,[5] e si impose al Gran Premio di Hong Kong, risultato che ripeté nel 1988. Si riconfermò inoltre campione italiano e vinse il campionato europeo nella categoria 135cc. nel 1987. Proprio in quell'anno fu protagonista di un episodio singolare in una gara a Göteborg: protagonista di un lungo duello con Massimiliano Orsini, all'ultimo giro venne speronato da quest'ultimo, che si ritirò.[6] Nel tentativo di portare comunque a termine la gara, decise di spingere il kart fino al traguardo, ma venne bloccato dal padre di Orsini, che era nel frattempo entrato in pista scavalcando le barriere.[7] Questo episodio permise a Michael Schumacher, fino a quel momento in terza posizione, di laurearsi campione europeo nella categoria 100cc.

Le formule minori[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988 esordì nella F3 italiana, con una Dallara-Alfa Romeo del team di Coperchini, grazie anche all'aiuto del padre di Max Papis, con cui aveva stretto amicizia ai tempi dei kart, che lo sostenne finanziariamente e ad alcuni sponsor personali.[8] Durante questa stagione ebbe, però, alcune difficoltà ad adattarsi al nuovo tipo di vetture e non andò oltre un quinto posto.[6] L'anno seguente passò nella squadra di Ruggero Zamagna e si ritrovò a pilotare una Ralt-Toyota, con cui ottenne le prime soddisfazioni, come la pole position nella gara inaugurale di Vallelunga, conclusa poi al secondo posto, ma per via delle fragilità del motore nipponico e anche a causa del passaggio da parte della scuderia a una benzina senza piombo[6] per la prima vittoria dovette attendere il 1990. Lo stesso anno conobbe anche la futura moglie Daniela che in breve tempo sarebbe divenuta la sua compagna di vita.[6] Con il passaggio al team RC Motorsport riuscì a imporsi in due appuntamenti e sfiorò il titolo italiano, giungendo secondo a tre punti da Roberto Colciago. Partì inoltre in pole position al Gran Premio di Monaco di Formula 3 e vinse la Coppa Europa in prova unica a Le Mans (dopo la squalifica di Schumacher).

Nel 1991 decise quindi di passare in Formula 3000, categoria nel quale aveva già esordito a fine 1989 in una gara, guidando per il team "Il Barone Rampante", al volante di una Reynard. Nonostante diversi interrogativi antecedenti l'inizio della stagione, che in particolare riguardavano il fatto che pilota e scuderia fossero praticamente esordienti,[6] vinse la gara d'esordio a Vallelunga, ripetendosi un paio di mesi dopo al Mugello. Nonostante le otto partenze in prima fila su dieci gare (tra cui le pole position di Pau, Mugello, Pergusa e Brands Hatch) non riuscì a conquistare il titolo, che andò a Christian Fittipaldi, in particolare a causa di problemi di affidabilità che colpirono Zanardi durante la stagione.[6] Venne comunque premiato da Autosprint alla cerimonia dei "Caschi d'oro" come miglior pilota italiano dell'anno ed ebbe modo di testare per la prima volta una vettura di Formula 1, guidando una Footwork Arrows.[6]

L'esordio in Formula 1 (1991-1992)[modifica | modifica wikitesto]

1991

Le convincenti prestazioni in Formula 3000, attirarono l'attenzione di diversi addetti ai lavori di Formula 1. Zanardi venne infatti contattato, a seguito del Gran Premio del Belgio, sia da Eddie Jordan, manager dell'omonima squadra, che cercava un pilota che sostituisse Michael Schumacher, in procinto di passare alla Benetton, sia dalla stessa squadra anglo-italiana per tutelarsi nel caso il passaggio non fosse andato a buon fine.[9] Fallita l'occasione di esordire al Gran Premio d'Italia, il debutto avvenne al successivo Gran Premio di Spagna, quando Jordan decise di sostituire Roberto Moreno, che non rientrava nei piani della scuderia, con Zanardi per le ultime tre gare stagionali. Nonostante non fosse riuscito a eseguire alcun test preliminare,[10] in quanto era impegnato a disputare le ultime gare di Formula 3000, il pilota italiano si qualificò ventunesimo, dietro al compagno di squadra De Cesaris, e in gara ottenne il nono posto. Dopo un ritiro per la rottura del cambio a Suzuka mentre si trovava in ottava posizione e dimostrava una buona competitività, replicò il risultato della gara d'esordio in Australia in una corsa interrotta dopo pochi giri a causa della pioggia.

1992

Nonostante i buoni risultati ottenuti e il desiderio da parte di Eddie Jordan di confermarlo per la stagione successiva, il team irlandese versava in una situazione finanziaria precaria e necessitava di ingenti sponsor di cui Zanardi non disponeva. Il budget per disputare la stagione venne trovato solo grazie all'accordo con la Sasol, che però impose come secondo pilota Mauricio Gugelmin.[11] Fu quindi costretto a cercare un'altra scuderia e firmò un contratto con Ken Tyrrell per correre la prima gara stagionale con la sua squadra, ma il maggior introito economico garantito da De Cesaris fece sì che il bolognese si ritrovasse senza un volante.[12] Flavio Briatore gli propose allora di assumerlo come collaudatore e terza guida per la Benetton, affidandogli il compito di svolgere test aerodinamici per lo sviluppo della vettura.[12]

A metà stagione, poi, Giancarlo Minardi gli diede l'occasione di disputare tre corse in sostituzione di Christian Fittipaldi, infortunatosi durante le prove del Gran Premio di Francia. La scarsa confidenza con la monoposto della Minardi, unita a una forma fisica non perfetta dovuta alla sostanziale inattività agonistica, non favorirono il pilota bolognese nell'ottenere buoni risultati;[13] dopo aver mancato la qualificazione in Gran Bretagna, in Germania fu costretto al ritiro nel corso del primo giro per la rottura del cambio. L'ultima gara stagionale fu, per lui, il Gran Premio d'Ungheria, in cui mancò nuovamente la qualificazione, dopodiché ritornò alla Benetton per proseguire i test, dedicandosi a sessioni di collaudo del nuovo sistema di sospensioni attive che sarebbe stato utilizzato nel 1993.

Gli anni alla Lotus (1993-1994)[modifica | modifica wikitesto]

1993
Zanardi alla Lotus, qui costretto al ritiro nel Gran Premio di Gran Bretagna 1993.

L'anno seguente venne ingaggiato dalla Lotus come seconda guida di Johnny Herbert dopo che in una simulazione di gara a Le Castellet aveva realizzato tempi più veloci di Michael Schumacher, attirando le attenzioni del team inglese.[14] Zanardi firmò un contratto triennale con un'opzione di rinnovo annuale da esercitarsi da parte della squadra.[15] Nella prima parte di stagione, pur esibendo buone doti velocistiche, ebbe un andamento altalenante: ottenne il primo punto mondiale piazzandosi in sesta posizione al Gran Premio del Brasile, in cui era pure rimasto vittima di un infortunio durante la corsa, guidando per gli ultimi venti giri con una mano sola.[6] A Imola si rese, invece, protagonista di una lunga rimonta fino al quinto posto, ma durante un duello con JJ Lehto per la quarta posizione, ingannato da una frenata anticipata del rivale finlandese,[16] andò in testacoda perdendo la possibilità di ottenere un buon piazzamento. Seguirono un altro ritiro in Spagna, mentre occupava la sesta posizione, e un settimo posto a Monaco. A questo punto della stagione, però, la Lotus decise di evolvere ulteriormente il suo sistema di sospensioni attive, ma questo causò frequenti problemi di affidabilità; inoltre Zanardi, nel tentativo di conquistare qualche risultato utile, cominciò a prendere maggiori rischi in pista e spesso venne costretto al ritiro.[16]

A un incidente fuori dai circuiti, in cui venne investito mentre si trovava in bicicletta a Bologna, se ne sommò un altro durante le prove del Gran Premio del Belgio. Un guasto alle sospensioni fece sì che il pilota si schiantasse a oltre 240 km orari contro le barriere del Raidillon, costringendolo a concludere anticipatamente la stagione. Per la notevole forza che si scaricò sulla sua schiena Zanardi diventò più alto di 3 centimetri.[17] Uscì comunque dall'incidente senza gravi lesioni, nonostante avesse perso conoscenza durante lo scontro.[16] Nonostante poi si fosse ripreso abbastanza in fretta dall'urto, la Lotus decise di sostituirlo con Pedro Lamy in virtù, soprattutto, della dote finanziaria portata dal portoghese, ritrovandosi quindi senza un volante per la stagione successiva.[18]

1994

Perso il posto nel 1994 a vantaggio di Lamy, mantenne comunque quello di collaudatore nel team inglese, anche grazie alle sue buone capacità di fornire indicazioni agli ingegneri durante i test.[19] Il portoghese fu, però, vittima di un incidente durante una sessione di test a Silverstone, a causa del cedimento improvviso dell'alettone posteriore, e si ruppe entrambe le gambe; la squadra decise quindi di promuovere nuovamente Zanardi a pilota titolare. Si ritrovò, però, a utilizzare una monoposto lenta e non aggiornata, oltre che scarsamente affidabile; inoltre le principali novità tecniche erano riservate in prima battuta a Herbert, pilota di punta della scuderia.[20] Tutto ciò impedì nel corso della stagione a Zanardi di collezionare punti iridati. Inoltre la crisi economica della Lotus spinse il team a rimpiazzarlo in alcune gare con il belga Philippe Adams, pilota pagante che avrebbe dovuto garantire una dote di sponsor abbastanza ingente.[20] Ciò non fu comunque sufficiente per le casse della scuderia che, a fine anno, abbandonò la Formula 1, lasciando Zanardi senza un volante.

L'inattività sportiva e l'avvicinamento alla CART[modifica | modifica wikitesto]

Rimasto senza un contratto per il 1995, Zanardi non prese parte ad alcun evento sportivo, se si eccettua la partecipazione alla Porsche Supercup a Imola, e trascorse gran parte dell'anno a fare l'istruttore nella scuola di guida sicura di Siegfried Stohr.[21] Prese però contatti con Rick Gorne, direttore commerciale della Reynard, che conosceva già dai tempi in cui correva in Formula 3000, per sapere se era in grado di offrirgli qualche prospettiva per il continuo della sua carriera nelle categorie minori. Gorne lo mise in contatto con alcune squadre impegnate in Formula Cart, ma i suoi tentativi di fargli prendere parte a gare per l'anno in corso furono infruttuosi. Zanardi riuscì però ad accordarsi per lo svolgimento di alcuni test con Carl Wells, che intendeva entrare con un proprio team nella serie l'anno seguente.[22] Entro la fine della stagione disputò poi due ulteriori corse nella categoria GT3 ottenendo discreti risultati.[6] Chip Ganassi era, però, alla ricerca di un secondo pilota da affiancare a Jimmy Vasser per la stagione 1996 e Gorne gli fece il nome di Zanardi; decise quindi di organizzare una sessione di test comparativa con Jeff Krosnoff, in cui il pilota bolognese ben figurò, ottenendo i migliori parziali.[23]

I successi nelle corse americane (1996-1998)[modifica | modifica wikitesto]

1996
Zanardi in gara nella CART a Vancouver

Nell'ottobre del 1995 firmò quindi il contratto con Ganassi valido per i tre anni seguenti. Zanardi si ambientò velocemente alla serie e già nei test invernali ottenne tempi veloci e vicini a quelli di Vasser. Inoltre instaurò un proficuo rapporto con Morris Nunn, il suo ingegnere di macchina, e con il resto della squadra.[24] Nonostante un ritiro al primo appuntamento mondiale, dovuto a un errore dei meccanici nell'avvitamento di una ruota durante la sosta ai box, alla successiva corsa in Brasile conquistò la sua prima pole position nella serie. In gara ottenne anche i suoi primi punti, giungendo quarto dopo essere scivolato in fondo al gruppo per un errato calcolo nella strategia di sosta.[25] Nella prima parte di stagione, però, i risultati tardarono ad arrivare, nonostante alcune prestazioni convincenti, sia a causa di alcuni errori di Zanardi sia per alcuni guasti meccanici. A partire dalla gara di Portland, il pilota italiano cominciò a installarsi stabilmente nelle prime posizioni, entrando nella lotta al titolo: oltre a conquistare pole position e giro veloce, ottenne la prima vittoria stagionale. Nelle gare seguenti spesso riuscì a giungere a podio e, negli ultimi quattro appuntamenti stagionali, riuscì sempre a qualificarsi al primo posto. In tali occasioni vinse due gare, tra cui l'ultimo appuntamento a Laguna Seca, in cui si rese protagonista di un difficile sorpasso alla curva Cavatappi (o Corkscrew), durante l'ultimo giro, ai danni del più esperto Bryan Herta, che fino a quel momento era rimasto in testa.[26] L'enorme risonanza mediatica data all'evento contribuì allo sviluppo di una rivalità sportiva tra i due piloti, che si sarebbe sviluppata negli anni seguenti.[26] Zanardi chiuse la stagione al terzo posto, mentre il suo compagno di squadra si assicurò la vittoria del campionato. Inoltre vinse il titolo di Rookie of the Year, come miglior debuttante. Durante questa esperienza, poi, il suo ingegnere di pista Morris Nunn lo aveva soprannominato Pineapple, per la sua insistenza nell'analizzare l'assetto dell'auto per cercare correzioni di comportamento del mezzo.[27]

1997-1998

Nel 1997 Zanardi partiva tra i favoriti nella lotta al titolo, visto il finale in crescendo che aveva caratterizzato la stagione precedente. Nella prima parte del campionato, pur ottenendo una vittoria a Long Beach e due pole position, rimediò oltre trenta punti di distacco dal leader della classifica Paul Tracy, perdendo punti anche in alcuni circuiti, quali Nazareth e Milwaukee, in cui la monoposto non riusciva a essere competitiva.[28] Tornò a imporsi a Cleveland, in cui partì in pole e vinse dopo aver subito due penalità da parte dei giudici di gara, rimontando dal quintultimo posto al primo.[29] A questo punto, Zanardi giunse secondo a Toronto e ottenne tre successi di fila che lo portarono in testa alla classifica con un ampio margine nei confronti dei suoi inseguitori. Al penultimo appuntamento mondiale, a Laguna Seca, giunse terzo e si laureò per la prima volta campione di Formula CART. Saltò anche l'ultima gara per un incidente durante le prove e, per precauzione, decise di non correre, venendo sostituito dall'olandese Arie Luyendyk.

Nel 1998 riuscì a ripetersi dominando la stagione e divenne un idolo delle folle d'Oltreoceano grazie alle sue vittorie spettacolari e alle sue esultanze dopo ogni successo, i "Donuts".

Ritorno in Formula 1 (1999)[modifica | modifica wikitesto]

Alex Zanardi a Laguna Seca nel 1998

Nel luglio del 1998 Zanardi prese poi contatti con Frank Williams per partecipare al Campionato mondiale di Formula 1 1999, dopo che il suo nome era stato avvicinato anche alla Ferrari.[6] L'italiano firmò dunque un contratto triennale con il team inglese.[6] Durante i test, però, mostrò difficoltà sul giro singolo, mentre il suo passo gara era discreto.[6] Inoltre il pilota doveva adattarsi alle nuove vetture, completamente differenti sia da quelle a cui era abituato negli Stati Uniti sia da quelle con cui aveva corso negli anni precedenti.[6]

Già dalla prima gara stagionale Ralf Schumacher, suo compagno di squadra, ottenne prestazioni migliori e giunse a podio, mentre l'italiano venne costretto al ritiro. Nonostante il sostegno da parte del suo team in questa fase iniziale del campionato le pressioni su di lui aumentarono via via, a fronte anche di risultati non eccellenti.[6] In Brasile, poi, ricevette pure una multa di cinquemila dollari per aver superato il limite di velocità nella corsia dei box.[6] A Imola, invece, sembrò poter conquistare il primo punto, ma scivolò sull'olio lasciato dal motore della vettura di Herbert, ritirandosi mentre occupava la sesta posizione. Il prosieguo della stagione, però, fu deludente e raramente Zanardi riuscì a concludere le gare, venendo spesso costretto al ritiro o a posizioni di rincalzo. Durante l'estate, poi, venne resa nota l'intesa tra Williams e BMW per la fornitura dei motori a partire dal 2000 e si diffuse la voce che il pilota italiano a fine stagione avrebbe abbandonato la scuderia.[6]

Zanardi in F1 durante il Gran Premio del Canada 1999

Nonostante ciò in Belgio ripeté il suo miglior risultato in qualifica dell'anno e sembrava avviarsi verso la conquista dei primi punti stagionali quando, negli ultimi giri, a causa di un errato calcolo della quantità di benzina da immettere nel pit stop, fu costretto a rallentare perdendo diverse posizioni.[6] A Monza ottenne la sua miglior qualifica in carriera piazzandosi quarto, ma la rottura del fondo piatto al terzo giro, mentre occupava la terza posizione, non gli permise di mantenere tempi sul giro veloci e terminò la gara settimo.[6] Ormai demoralizzato[6] Zanardi non ottenne più alcun risultato di rilievo terminando la stagione a zero punti. Pilota e squadra risolsero quindi il contratto, pare per circa quattro milioni di dollari,[6] e l'italiano si ritrovò senza un volante per l'anno seguente.

Il ritorno nella CART e il grave incidente[modifica | modifica wikitesto]

Uscito demotivato dall'esperienza in Formula 1 Zanardi si allontanò momentaneamente dal mondo dell'automobilismo.[6] Nel luglio del 2000 tornò, però, negli Stati Uniti per sostenere dei test con il team di Mo Nunn, suo ingegnere all'epoca dei titoli conquistati in Champ Car e ora proprietario di una scuderia,[6] che lo ingaggiò per la stagione 2001. Lo stesso anno prese parte al Rally di Monza, unica competizione a cui partecipò durante l'anno.[6]

Fin dall'inizio del campionato, però, si evidenziarono diversi problemi, tra cui le difficoltà di Zanardi a trovare un buon assetto per le qualifiche e l'inesperienza del team.[6] Inoltre errori di strategia della squadra o inconvenienti tecnici gli impedirono più volte di salire sul podio,[6] tanto che il suo miglior risultato fu un quarto posto a Toronto. La squadra, però, stava acquisendo fiducia a causa dei progressi della monoposto, e il 15 settembre 2001 Zanardi si presentò motivato all'appuntamento europeo del Lausitzring.[6] Le qualifiche non vennero disputate a seguito di un violento acquazzone e la griglia fu determinata in base alla posizione in campionato.[30] Nonostante partisse ventiduesimo riuscì a recuperare posizione su posizione, portandosi al primo posto. A tredici giri dalla fine, dopo aver compiuto la sua ultima sosta, uscendo dai box, dopo aver tolto il limitatore di giri, Zanardi perse improvvisamente il controllo della vettura (pare per la presenza di acqua e olio sulla traiettoria di uscita)[31] che, dopo un testacoda, si intraversò lungo la pista, mentre sulla stessa linea sopraggiungevano ad alta velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani. Il primo riuscì a evitare lo scontro, il secondo no e l'impatto fu violentissimo: la vettura di Tagliani colpì perpendicolarmente la vettura del pilota bolognese all'altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe, spezzando in due la Reynard Honda.

Prontamente raggiunto dai soccorsi, Zanardi apparve subito in condizioni disperate: lo schianto aveva provocato, di fatto, l'istantanea amputazione di entrambi gli arti inferiori, il destro al di sopra del ginocchio, il sinistro poco sotto, [32] e il pilota rischiò di morire dissanguato.[6] Per salvargli la vita, Steve Olvey, capo dello staff medico della CART, "tappò" le arterie femorali del pilota per tentare di fermare la grave emorragia. Dopo aver ricevuto l'estrema unzione dal cappellano della serie automobilistica,[6] venne caricato sull'elicottero e condotto all'ospedale di Berlino, dove rimase in coma farmacologico per circa tre giorni e gli venne rimosso chirurgicamente il ginocchio sinistro, irrimediabilmente compromesso. Dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite Zanardi poté lasciare l'ospedale per cominciare il processo di riabilitazione.[6]

Il recupero e il rientro alle corse[modifica | modifica wikitesto]

Alex Zanardi in una prova del WTCC 2008 a Brands Hatch

Nel giro di diversi mesi riuscì nuovamente a camminare e, nel dicembre dello stesso anno, si presentò alla premiazione dei Caschi d'oro promossa dalla rivista Autosprint, in cui si alzò in piedi dalla sedia a rotelle, suscitando una grande emozione tra i presenti.[6] Zanardi decise poi di riavvicinarsi al mondo delle corse. Scherzando sulla sua menomazione ha affermato che, se si dovesse rompere di nuovo le gambe, questa volta basterebbe soltanto una chiave a brugola per rimetterlo in piedi, e che ora non rischia più di buscarsi un raffreddore camminando scalzo.[33]

Nel 2002 la CART diede al pilota la possibilità di far partire una gara della stagione a Toronto, Canada e nel 2003 Zanardi tornò nel circuito tedesco nel quale due anni prima era stato vittima del terribile incidente, per ripercorrere simbolicamente i restanti 13 giri della gara del 2001 a bordo di una vettura appositamente modificata. I tempi registrati sul giro furono velocissimi e gli avrebbero permesso di partire dalla quinta posizione se il pilota fosse stato iscritto al campionato.

Grazie anche a questo fatto Zanardi tornò a correre e nel 2005 tornò alla vittoria aggiudicandosi a bordo di una BMW 320si WTCC del team Italy-Spain la seconda gara del Gran Premio di Germania il 28 agosto a Oschersleben, gara valida per il Mondiale Turismo. Il bolognese, sempre nello stesso anno, riuscì a conquistare il Campionato Italiano Superturismo. Nell'ottobre del 2005 vinse la prima manche del Campionato Europeo Superturismo a Vallelunga, ma nella seconda corsa gli svedesi Bjork e Goransson dilagarono impedendogli di vincere il titolo. Nel 2006 partecipa ancora con la BMW al Campionato Italiano Superturismo e al WTCC, nel quale conquista la seconda vittoria in campo internazionale dall'incidente del Lausitzring nella gara 1 della tappa turca del WTCC a Istanbul. Nel 2009 si impone in gara-1 a Brno.

Nel 2014 prende parte alla Blancpain Sprint Series alla guida di una BMW Z4 GT3 per il team ROAL Motorsport.[34]

Nel 2015 prese parte alla sola 24 Ore di Spa, mentre nel 2016 partecipò alla gara di chiusura del Campionato Italiano Gran Turismo 2016, al Mugello, vincendo gara 2.[35]

Risultati completi in Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

1991 Scuderia Vettura Flag of the United States.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of Mexico.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Spain.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Jordan 191 9 Rit 9 0
1992 Scuderia Vettura Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Mexico.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of Spain.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Minardi M192 NQ Rit NQ 0
1993 Scuderia Vettura Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Brazil.svg Flag of Europe.svg Flag of San Marino.svg Flag of Spain.svg Flag of Monaco.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Lotus 107B Rit 6 8 Rit 14 7 11 Rit Rit Rit Rit NP 1 20º
1994 Scuderia Vettura Flag of Brazil.svg Flag of the Pacific Community.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Portugal.svg Flag of Europe.svg Flag of Japan.svg Flag of Australia.svg Punti Pos.
Lotus 107C/109 9 15 Rit Rit Rit 13 Rit 16 13 Rit 0
1999 Scuderia Vettura Flag of Australia.svg Flag of Brazil.svg Flag of San Marino.svg Flag of Monaco.svg Flag of Spain.svg Flag of Canada.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Austria.svg Flag of Germany.svg Flag of Hungary.svg Flag of Belgium.svg Flag of Italy.svg Flag of Europe.svg Flag of Malaysia.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
Williams FW21 Rit Rit 11 8 Rit Rit Rit 11 Rit Rit Rit 8 7 Rit 10 Rit 0 19º
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

Paraciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Apprezzato sia come atleta sia come persona per l'atteggiamento positivo verso la vita e le sue avversità, dopo l'incidente del Lausitzring Zanardi ha cominciato a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili, e dopo il ritiro dalle corse automobilistiche ha intrapreso una nuova carriera sportiva nel paraciclismo, dove corre in handbike nelle categorie H4 e successivamente H5.

Zanardi nel 2011 alla maratona di New York

Ha preso parte alla sua prima gara partecipando alla maratona di New York nel 2007, in cui ha colto un sorprendente 4º posto. Il 19 giugno 2010, ai campionati italiani di ciclismo su strada di Treviso, ha conquistato la maglia tricolore[36]. Ai campionati mondiali del 2011 a Roskilde, in Danimarca, ha vinto la medaglia d'argento nella prova a cronometro[37], e ha ottenuto un 5º posto nella prova in linea[38]. Il 6 novembre 2011 ha vinto la maratona newyorkese, stabilendo nell'occasione anche il nuovo record della categoria handbike[39][40]. Il 18 marzo 2012 ha vinto la maratona di Roma, timbrando anche stavolta il record del percorso.

Nell'estate del 2012 si presenta al via dei XIV Giochi paralimpici estivi di Londra, con ambizioni di medaglia sia a cronometro sia su strada. Il 5 settembre conquista l'oro nella gara contro il tempo svoltasi sul circuito di Brands Hatch[41]. Nella stessa pista, il 7 settembre ottiene il suo secondo titolo paralimpico, stavolta nella prova su strada[42]. Il giorno dopo riesce a ottenere la sua terza medaglia, questa volta d'argento, nella staffetta a squadre mista H1-4, assieme a Francesca Fenocchio e Vittorio Podestà[43]. Al termine della Paralimpiade, viene scelto come portabandiera azzurro per la cerimonia di chiusura dei Giochi[44]. Il 4 ottobre seguente, in virtù dei risultati conseguiti a Londra, viene eletto "Atleta del mese" da un sondaggio online del Comitato Paralimpico Internazionale[45].

L'anno successivo, Zanardi si conferma ai massimi livelli della sua categoria. In Canada, nello spazio di pochi giorni, dapprima vince la Coppa del mondo[46], e ai successivi campionati mondiali su strada di Baie-Comeau inanella tre medaglie d'oro, confermandosi dopo la Paralimpiade nelle prove a cronometro[46] e su strada[47], e trionfando stavolta anche nella staffetta mista assieme a Vittorio Podestà e Luca Mazzone[48]. L'anno successivo ai mondiali statunitensi di Greenville, Zanardi trionfa nuovamente nella cronometro e nella staffetta, mentre nella gara in linea conquista la medaglia d'argento alle spalle del sudafricano Ernst Van Dyk. Nel 2015, ai campionati mondiali su strada di Nottwil in Svizzera, si ripete aggiudicandosi i due titoli della categoria H5, a cronometro e in linea, e la staffetta mista in terzetto con Vittorio Podestà e Luca Mazzone[49].

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

  • 2012
1ª prova Coppa del mondo, Prova a cronometro H4 (Roma)
1ª prova Coppa del mondo, Prova in linea H4 (Roma)
Giochi paralimpici, Prova a cronometro H4
Giochi paralimpici, Prova in linea H4
  • 2013
1ª prova Coppa del mondo, Prova a cronometro H4 (Merano)
1ª prova Coppa del mondo, Prova in linea H4 (Merano)
2ª prova Coppa del mondo, Prova a cronometro H4 (Segovia)
2ª prova Coppa del mondo, Prova in linea H4 (Segovia)
3ª prova Coppa del mondo, Prova a cronometro H4 (Matane)
Campionati del mondo, Prova a cronometro H4
Campionati del mondo, Prova in linea H4
Campionati del mondo, Staffetta mista
  • 2014
1ª prova Coppa del mondo, Prova a cronometro H5 (Castiglione della Pescaia)
1ª prova Coppa del mondo, Prova in linea H5 (Castiglione della Pescaia)
2ª prova Coppa del mondo, Prova in linea H5 (Segovia)
2ª prova Coppa del mondo, Staffetta mista (Segovia)
Campionati del mondo, Prova a cronometro H5
Campionati del mondo, Staffetta mista
  • 2015
1ª prova Coppa del mondo, Prova a cronometro H5 (Maniago)
1ª prova Coppa del mondo, Staffetta mista (Maniago)
Campionati del mondo, Prova a cronometro H5
Campionati del mondo, Prova in linea H5
Campionati del mondo, Staffetta mista
  • 2016
2ª prova Coppa del mondo, Prova in linea H5 (Ostenda)
Giochi paralimpici, Prova a cronometro H5
Giochi paralimpici, Staffetta mista

Piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 debutta come conduttore televisivo, conducendo su Rai 3 il programma di divulgazione scientifica E se domani, sulla scienza e le nuove tecnologie[51][52]. Il programma ottiene buoni riscontri per via del carattere di semplicità del linguaggio divulgativo sollecitato dal conduttore che, non essendo addentro alla materia, svolge più il ruolo di "curioso" che non di "conoscitore"[53].

Dal 2012 conduce il programma di divulgazione sportiva Sfide, sempre su Rai 3[54].

Altre informazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Durante gli anni in cui ha lavorato per il team Lotus come collaudatore e come pilota, gli addetti del team lo hanno soprannominato Alice.
  • Alex è molto amico di Claudio Costa, lo storico medico che cura i piloti del Motomondiale con la sua clinica mobile. La prima volta che il dottor Costa vide Alex sul suo letto di ospedale dopo l'incidente del Lausitzring disse: "Questo uomo tornerà a fare tutto quello che faceva prima, camminare, guidare, sciare e soprattutto portare in spalla suo figlio". Oggi Alex guida normalmente, tiene in spalla suo figlio, gareggia e, grazie ad alcuni sci speciali, riesce anche a sciare.
  • In collaborazione con l'amico Dino Chiesa, della Chiesa Corse, ha dato vita a una linea di go-kart che porta il suo nome: Zanardi Kart.
  • Alex, nel fine settimana dal 24 al 26 novembre 2006, è tornato in pista a Valencia al volante di una BMW Sauber. Per entrare nell'abitacolo si è fatto preparare protesi speciali con numero di scarpa 36. Intervistato sull'evento, Alex ha dichiarato che la BMW sta facendo provare una F1 a un portatore di handicap, ringrazia tutti e soprattutto, sulla possibilità di tornare a correre in F1, ha espresso il suo parere negativo per un intero campionato.
  • Insieme a Reinhold Messner è stato testimonial della cerimonia di apertura dei IX Giochi Paralimpici invernali di Torino 2006. Celebre l'inizio del suo intervento: "Mi chiamo Alex Zanardi e sono un pilota".
  • Ha collaborato come voce narrante nella serie a cartoni animati Roary the racing car trasmessa nel 2008 da Rai Gulp e poi da Rai Yoyo; il suo compenso è stato interamente devoluto in beneficenza.
  • Ha doppiato il personaggio di Guido nei film d'animazione Cars - Motori ruggenti del 2006 e Cars 2 del 2011, parlando in dialetto bolognese nella versione italiana del film, e in italiano nelle altre versioni.
  • Compare in un cameo nel film Rush del 2013, nei panni di un telecronista italiano.
  • Nel novembre del 2004 si è aggiudicato il premio "Tor Vergata - Etica nello sport", organizzato dall'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" e assegnato ogni anno a personalità sportive che si sono contraddistinte per lealtà, correttezza, impegno sociale e lotta al doping.[55]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri»
— Roma, 27 dicembre 2014[senza fonte]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Casco d'Oro Speciale della rivista Autosprint nel 1996, 2001, 2008, 2011, 2012 e 2016
  • Casco d'Oro Cart della rivista Autosprint nel 1997 e 1998
  • Premio Sport e Solidarietà dell'AVIS nel 2002
  • Medaglia d'oro al valore atletico nel 2005
  • Laureus World Comeback of the Year nel 2005
  • Casco d'Oro Turismo della rivista Autosprint nel 2005
  • Premio Città di Mestre nel 2006
  • Giro d'onore della Federazione Ciclistica Italiana nel 2012[56]
  • Ape d'Oro del Comune di Castel Maggiore nel 2013[57]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Alex Zanardi e Gianluca Gasparini, ...però, Zanardi da Castel Maggiore!, Milano, Baldini Castoldi Dalai Editore, 2003, ISBN 88-8490-329-7.
  • Claudio Marcello Costa e Alex Zanardi, Alex guarda il cielo - Il mito dell'uomo antico. Le fiabe degli eroi moderni, disegni di Pietro Grandi, Milano, Fucina Editore, 2006, ISBN 978-88-88269-15-3.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Zanardi, Gasparini, p. 12
  2. ^ Zanardi, Gasparini, p. 20
  3. ^ Zanardi, Gasparini, p. 42
  4. ^ Zanardi, Gasparini, p. 40
  5. ^ Zanardi, Gasparini, p. 50
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad (EN) Alessandro Zanardi - Biography, f1rejects.com. URL consultato l'11 settembre 2012 (archiviato dall'url originale il 2 dicembre 2013).
  7. ^ Zanardi, Gasparini, p. 63
  8. ^ Zanardi, Gasparini, p. 60
  9. ^ Zanardi, Gasparini, p. 99
  10. ^ Zanardi, Gasparini, p. 108
  11. ^ Zanardi, Gasparini, p. 115
  12. ^ a b Zanardi, Gasparini, p. 116
  13. ^ Zanardi, Gasparini, p. 119
  14. ^ Zanardi, Gasparini, p. 122
  15. ^ Zanardi, Gasparini, p. 125
  16. ^ a b c Zanardi, Gasparini, pp. 128-129
  17. ^ Niente di Personale - Intervista ad Alex Zanardi, La7, 16 febbraio 2009. URL consultato il 15 settembre 2010.
  18. ^ Zanardi, Gasparini, p. 131
  19. ^ Zanardi, Gasparini, p. 134
  20. ^ a b Zanardi, Gasparini, pp. 139-140
  21. ^ Zanardi, Gasparini, p. 154
  22. ^ Zanardi, Gasparini, p. 161
  23. ^ Zanardi, Gasparini, p. 168
  24. ^ Zanardi, Gasparini, p. 179
  25. ^ Zanardi, Gasparini, p. 182
  26. ^ a b Zanardi, Gasparini, p. 206
  27. ^ Zanardi, Gasparini, p. 192
  28. ^ Zanardi, Gasparini, p. 206
  29. ^ Zanardi, Gasparini, p. 229
  30. ^ Cesare Maria Mannucci, L'obiettivo ora sono le Olimpiadi, in Autosprint, nº 37, 13 settembre 2011, p. 41.
  31. ^ Intervista al David Letterman Show, al minuto 6:41
  32. ^ Articolo della CNN del 15 settembre 2001
  33. ^ Intervista al David Letterman Show, al minuto 5:48
  34. ^ Alex Zanardi torna a gareggiare in auto per la Bmw Motorsport, ilsole24ore.com, 4 febbraio 2014. URL consultato il 6 novembre 2014.
  35. ^ Alex Zanardi vince al Mugello gara-2 del campionato italiano Gran Turismo, in Eurosport, 16 ottobre 2016. URL consultato l'08 novembre 2016.
  36. ^ Alex Zanardi campione italiano Handbike!, in suipedali.it, 21 giugno 2010. URL consultato il 7 novembre 2011.
  37. ^ (EN) 2011 UCI Para-Cycling Road World Championship – Official Results Men's H4 Time Trial, uci.ch, 8 settembre 2011. URL consultato il 7 aprile 2012.
  38. ^ Zanardi medaglia d'argento ai Mondiali di Handbike, in omnicorse.it, 12 settembre 2011. URL consultato il 7 novembre 2011.
  39. ^ Super Zanardi a New York: sua la maratona in handbike, in sport.sky.it, 6 novembre 2011. URL consultato il 7 novembre 2011.
  40. ^ Alessandro Mossini, Zanardi trionfa a New York, record nella maratona handbike, in corrieredibologna.corriere.it, 7 novembre 2011. URL consultato il 7 novembre 2011.
  41. ^ Silvia Galimberti, Handbike, Zanardi d'oro!, in gazzetta.it, 5 settembre 2012. URL consultato il 5 settembre 2012.
  42. ^ Silvia Galimberti, Zanardi, è uno strepitoso bis, in gazzetta.it, 7 settembre 2012. URL consultato il 7 settembre 2012.
  43. ^ Silvia Galimberti, Zanardi ancora a medaglia, in gazzetta.it, 8 settembre 2012. URL consultato il 9 settembre 2012.
  44. ^ Zanardi portabandiera, in it.eurosport.yahoo.com, 8 settembre 2012. URL consultato il 9 settembre 2012.
  45. ^ (EN) Alex Zanardi - Male Athlete of the Month August-September 2012, in paralympic.org, 4 ottobre 2012. URL consultato l'11 ottobre 2012.
  46. ^ a b Claudio Arrigoni, Zanardi oro in Canada nella crono, in gazzetta.it, 30 agosto 2013.
  47. ^ Claudio Arrigoni, Zanardi, fantastica doppietta. In Canada è oro pure su strada, in gazzetta.it, 1º settembre 2013.
  48. ^ Claudio Arrigoni, Record azzurro, 7 titoli, 13 medaglie. Protagonisti Zanardi e Mazzone, in gazzetta.it, 2 settembre 2013.
  49. ^ OFFICIAL RESULTS BOOK NOTTWIL, SWITZERLAND 2015 (PDF), su Uci.ch. URL consultato il 13 marzo 2016.
  50. ^ (EN) Para cycling About, su Uci.ch. URL consultato il 13 marzo 2016.
  51. ^ Andrea Di Quarto, Alex Zanardi racconta il mondo che cambia in «E se domani» su Raitre, su TV Sorrisi e Canzoni, Mondadori, 29 ottobre 2010. URL consultato il 16-11-2010.
  52. ^ Raitre - E se domani, esedomani.rai.it. URL consultato il 16-11-2010.
  53. ^ Puntata di TV Talk del 6 novembre 2010.
  54. ^ Sfide torna su Rai 3, conduce Zanardi, in televisionando.it, 21 settembre 2012.
  55. ^ Albo D'Oro
  56. ^ SCALETTA PREMIATI GIRO D'ONORE 2012 (PDF), in Ciclonews.it. URL consultato il 23 dicembre 2012.
  57. ^ Gli appuntamenti di lunedì 17: il violino del Titanic, Zanardi a Castel Maggiore, in bologna.repubblica.it, 17 giugno 2013.

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