Parmalat

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Parmalat
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StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
ISINIT0003826473
Fondazione1961 a Collecchio
Fondata daCalisto Tanzi
Sede principaleCollecchio
GruppoLactalis
Persone chiave
SettoreAlimentare
Prodotti
Fatturato6,6 miliardi di [1] (2017)
Utile netto103 milioni di [1] (2017)
Dipendenti26.000 (2017)
Slogan«Vive con te»
Sito webwww.parmalat.com

Parmalat è una società per azioni italiana specializzata nel latte, yogurt, panna e nel settore alimentare. Dal luglio 2011 è controllata dalla francese Lactalis al termine di una scalata finanziaria costata 4 miliardi di euro.[2] Possiede 68 stabilimenti produttivi, in Italia si rifornisce di latte da circa 800 stalle.

La società è stata quotata fino al 2019 presso la Borsa valori di Milano nell'indice FTSE Italia Mid Cap.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La creazione e il consolidamento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Calisto Tanzi.

L'azienda venne stata fondata originariamente come Dietalat da Calisto Tanzi, che nel 1961 aprì un piccolo caseificio a Collecchio nelle immediate vicinanze di Parma. Negli anni settanta la forte richiesta di latte a lunga conservazione permise alla Parmalat di far crescere la propria fetta di mercato. Nel corso degli anni novanta, dopo la ristrutturazione del corporale setup e la conseguente quotazione in Borsa strutturata via la FCN Spa di Giuseppe Gennari, l'impresa rafforzò la propria posizione ed iniziò ad acquisire numerose altre società in Europa, America Latina e Africa, molte delle quali non strettamente legate al settore alimentare, tra le altre in Italia ci furono la società calcistica del Parma Associazione Calcio, il gruppo di villaggi turistici ParmaTour e il network televisivo Odeon TV.

Il nuovo gruppo societario rafforzò progressivamente la propria posizione sul mercato acquisendo vari marchi e società tra cui Latte Oro e Latte Berna; nel 1999 vengono avviate le trattative con Cirio per l'acquisizione della Eurolat, e del pacchetto azionario di controllo della Centrale del Latte di Roma, operazione che si concluse nel 2004 con un costo per la società emiliana di 324 miliardi di lire.[3]

Il fallimento del 2003 e i piani di Granarolo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Crac Parmalat.

La Parmalat è stata travolta da un colossale crac finanziario, scoppiato alla fine del 2003, che l'ha costretta a dichiarare bancarotta lasciando un buco di 14,3 miliardi di euro.[4] Con decreto del Ministero delle attività produttive gran parte delle società del gruppo sono state ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi[5] e da dicembre 2003 a ottobre 2005 Enrico Bondi ne è stato commissario straordinario.

Con sentenza del Tribunale di Parma le società sono state dichiarate insolventi nominando giudice delegato Vittorio Zanichelli; con tali sentenze, sono state fissate le date per il deposito delle domande di insinuazione nel passivo e per la verifica dei crediti. Successivamente gli obbligazionisti hanno visto le loro obbligazioni convertite in azioni Parmalat di nuovo tipo, quotate alla Borsa di Milano.

Nel frattempo nel 2005 Granarolo, società lattiero-casearia in mano alle cooperative e guidata da Luciano Sita, aveva iniziato a pianificare, con il contributo di McKynsey e l'appoggio di Banca Rothschild con allora vicepresidente Franco Bernabé, la possibilità di effettuare un intervento con il concorso della finanza e dei fondi d'investimento, con l'obiettivo di dare vita a un grande gruppo lattiero-caseario Granarolo-Parmalat. Tuttavia l'operazione non si concretizzerà, anche a causa dello scarso interesse mostrato dalla politica e dalle banche italiane, già impegnate con il commissario Bondi nelle trattative per transare i danni legati ai finanziamenti dati a Parmalat. Le intenzioni verranno definitivamente abbandonate a causa dei problemi di bilancio 2006 di Granarolo.[6]

Le cessioni dei marchi e il risanamento del 2005[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grisbì (biscotti).

Dopo essere stata rifondata come una nuova società, nel settembre 2005 la Parmalat vende la propria "divisione forno" all'azienda veronese Vicenzi, con essa i marchi Grisbì, Mr Day e ProntoForno;[7] tale divisione comprende anche 400 dipendenti e 4 stabilimenti: Bovolone (VR), Lurate Caccivio (CO), Nusco (AV), Atella (PZ),[8] e in ottobre le azioni della rifondata società iniziarono ad essere quotate nella borsa italiana.[9]

Nel maggio 2007 Parmalat cede i marchi Pomì, Pomito e Pais alla Boschi Luigi & Figli SpA, mentre nel luglio 2009 la controllata australiana, Parmalat Food Products Pty Ltd, completa l'acquisizione di alcune attività di National Foods nel settore del latte fresco localizzate in Nuovo Galles del Sud, Queensland e in Australia Meridionale.[10]

L'acquisizione di Lactalis[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lactalis.

Nel marzo 2011 la multinazionale francese Lactalis, che in Italia già possiede i marchi Galbani, Invernizzi, Locatelli e Cademartori ed è controllata dalla famiglia Besnier, inizia ad acquisire azioni Parmalat. Al 23 marzo Lactalis detiene il 29% del capitale di Parmalat, appena sotto il limite del 30% che comporta l'obbligo di OPA.[11] Il 26 aprile 2011 Lactalis annuncia il lancio di un'OPA totalitaria sul capitale di Parmalat, al prezzo di 2,60 euro per azione,[12] conclusasi con successo l'8 luglio 2011.[13] Una "scalata" costata 4 miliardi di euro.[2]

Il 27 dicembre 2016 il gruppo francese, che controlla Parmalat per l'87,74%, attiva la procedura di delisting cercando di ritirarla dalla quotazione in Borsa. Tramite la controllata Sofil, lancia un'Opa sul capitale non ancora posseduto (pari al 12,26%) a 2,80 euro per azione. Senza riuscirci per l'opposizione del fondo attivista Amber di Joseph Onaghoulian[2] che da sempre contesta la gestione francese.

La famiglia proprietaria del gruppo d'oltralpe nel dicembre 2018 acquisì 2,85 euro per azione un altro 6,17% dell'azienda e portando il controllo al 95,81%, in conseguenza avendo Lactalis superato il 90%, il 5 marzo 2019 è avvenuto il delisting che ha portato i francesi a possedere l'intera società.[14] Il 9 gennaio 2019 i dipendenti della Parmalat si sono trovati nella loro posta elettronica una email asettica[15] in cui si annuncia una riorganizzazione del gruppo: suddivisione in 9 divisioni di cui 3 di prodotti (formaggi, ingredienti, prodotti freschi), 5 di distribuzione geografica e 1 dedicata all'export.

Presenza nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Parmalat nel mondo: in blu i paesi con presenza diretta, in verde i paesi con presenza tramite licenza

Presenza diretta[modifica | modifica wikitesto]

Presenza tramite licenza[modifica | modifica wikitesto]

Marchi[modifica | modifica wikitesto]

Marchi internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Marchi locali italiani[modifica | modifica wikitesto]

Marchi locali di altri paesi[modifica | modifica wikitesto]

  • Astro
  • Beatrice
  • Black Diamond
  • Lactantia
  • Breaka
  • ICE Break
  • Pauls
  • Soy Life
  • Bonnita
  • EverFresh
  • Melrose
  • Simonsberg
  • UCAL
  • Frica
  • La Campiña
  • Len
  • Proleche

Azionariato[modifica | modifica wikitesto]

Parmalat ha attualmente un solo azionista sopra il 2%:

  • Sofil SAS - Societé Pour Le Financement De L'Industrie Laitiere (società veicolo di Lactalis di Besnier Emmanuel) - 83,330%

(Dati Consob sulle partecipazioni rilevanti aggiornati al 26 settembre 2014).

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

2010[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 il gruppo Parmalat ha avuto un utile di 138,50 milioni di euro (ricavi per 4,36 miliardi), di cui:[16]

  • 2,54 miliardi derivanti dalla Divisione Latte (latte, panne, besciamelle)
  • 1,39 miliardi derivanti dalla Divisione Derivati del Latte (yogurt, dessert, formaggi)
  • 0,25 miliardi derivanti dalla Divisione Bevande Base Frutta (bevande, )
  • 0,10 miliardi da altri ricavi.

Margine operativo lordo di 377,3 milioni di euro, Ebit di 334.2 milioni, utili per 282 milioni. Patrimonio netto di 3,5 miliardi, disponibilità finanziarie nette per 1,43 miliardi, 13.930 dipendenti. La quota del gruppo Parmalat nel mercato latte italiano è pari al 34,8% per il prodotto UHT e al 25,6 per il prodotto pastorizzato.

Solo Parmalat ha fatturato 820,5 milioni di euro (ricavi per 859,3), Margine operativo lordo di 69,7 milioni, Ebit di 98 milioni, 128,3 milioni di utili. 2,86 miliardi di patrimonio netto, disponibilità finanziarie nette per 1,34 miliardi, 766,12 milioni il valore delle partecipazioni, capitalizzazione di 3,56 miliardi.

2011[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2011 il gruppo Parmalat ha fatturato 4,49 miliardi di euro, in aumento grazie al rialzo dei prezzi di vendita in Canada, Italia e Venezuela e ai maggiori volumi di vendita conseguiti in Australia. [17]

  • 2,65 miliardi dalla Divisione Latte
  • 1,44 miliardi dalla Divisione Derivati del Latte
  • 0,27 miliardi dalla Divisione Bevande Base Frutta
  • 0,11 miliardi da altri ricavi

Ebitda di 374,1 milioni di euro, Ebit di 199,4 milioni, utili in calo a causa dell'esito negativo di un lodo arbitrale promosso da Ontario Teachers Pension Plan Board nei confronti di Parmalat Canada Inc. (53,9 milioni di euro) e i minori proventi da transazioni raggiunti nel corso dell'esercizio. La quota del gruppo Parmalat nel mercato latte italiano è pari al 33,8% per il prodotto UHT, al 24,6% per quello pastorizzato. Nel mercato bevande frutta ha una quota del 14,4%, in quello Panna UHT detiene il 35,4%, negli yogurt il 5,5%. 3,63 miliardi il patrimonio netto, disponibilità finanziarie nette pari a 1,51 miliardi, 13.932 dipendenti, di cui 2.042 in Italia.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dati finanziari 2017, su parmalat.com, aprile 2018. URL consultato il 9 settembre 2018.
  2. ^ a b c Simone Filippetti, Parmalat, dopo l'addio alla Borsa Lactalis adesso smonta il gruppo, in Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2019. URL consultato il 25 gennaio 2019.
  3. ^ Marco Mensurati e Paolo Galbiati, Cessione Eurolat da Cirio a Tanzi affare da 250 milioni per Geronzi, su repubblica.it, 22 gennaio 2004.
  4. ^ Gabriele Franzini, Il crac Parmalat, op.cit., p. 210
  5. ^ DL 347 del 23.12.2003
  6. ^ Luciano Nigro e Luciano Sita, Latte soldi e politica, op.cit., pp. 160-163
  7. ^ Parmalat vende Grisbi’ e MisterDay, su finanzaonline.com.
  8. ^ vicenzi.it/brand, su vicenzi.it. URL consultato il 29 luglio 2009 (archiviato dall'url originale il 18 marzo 2009).
  9. ^ Nuova Parmalat quotata in borsa, su it.wikinews.org.
  10. ^ Parmalat
  11. ^ Lactalis sempre più forte: Parmalat "accende" il dibattito politico. Il titolo perde il 7% in Borsa [collegamento interrotto], in Gazzetta di Parma, marzo 2011.
  12. ^ Svolta su Parmalat: Lactalis lancia l'Opa, Il Sole 24 ORE
  13. ^ L'Opa di Lactalis su Parmalat si è chiusa con successo - Repubblica.it
  14. ^ Parmalat, Lactalis sale al 96%. Il gruppo dice addio a Piazza Affari, su repubblica.it, 4 dicembre 2018. URL consultato il 25 gennaio 2019.
  15. ^ Carlo Cambi, Lactalis fa a pezzi Parmalat e stalle italiane, La Verità, 25 gennaio 2019, p. 5
  16. ^ Bilancio Parmalat S.p.A. al 31 dicembre 2010 (PDF), su parmalat.com.
  17. ^ Bilancio Parmalat S.p.A. al 31 dicembre 2011 (PDF), su parmalat.com.
  18. ^ Cirio e Parmalat pagavano il "pizzo" alla camorra, www.repubblica.it, 2 marzo 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Arnaldo Mauri, La tutela del risparmio dopo i casi Argentina e Parmalat, Working Paper n. 8, 2005, Dipartimento di Economia, Management e Metodi quantitativi, Università degli Studi di Milano.[1]
  • Marco Vitale, Parmalat: crisi di sistema, in Rinascimento Popolare, n. 2, 2004.
  • Sabino Cassese, Il caso Parmalat e i diritti dei consumatori, in “Consumi e Società”, 2004, n. 1, pp. 9-10.
  • Gabriele Franzini, Il crac Parmalat, Roma, Editori Riuniti, 2004
  • Vittorio Malagutti, Buco nero Spa dentro il crac Parmalat, Roma-Bari, Gius. Laterza & Figli, 2004
  • Luciano Nigro e Luciano Sita, Latte soldi e politica, Bologna, Società editrice Il Mulino, 2017 ISBN 978 8815274618

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]