Jacky Ickx

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Jacky Ickx
Festival automobile international 2013 - Photocall - Jacky Ickx - 003.jpg
Jacky Ickx nel 2013
Nome Jacques Bernard Ickx
Nazionalità Belgio Belgio
Automobilismo Casco Kubica BMW.svg
Categoria Formula 1, Sport Prototipo, CanAm, Rally raid
Carriera
Carriera in Formula 1
Stagioni 1966-1979
Scuderie Cooper
Ferrari
Brabham
McLaren
FWRC
Lotus
Wolf
Ensign
Ligier
Miglior risultato finale 2° (1969, 1970)
GP disputati 122 (116 partenze)
GP vinti 8
Podi 25
Punti ottenuti 181
Pole position 13
Giri veloci 14
Statistiche aggiornate al 2 settembre 2012

Jacques Bernard Ickx, detto Jacky (Bruxelles, 1º gennaio 1945), è un ex pilota motociclistico e pilota automobilistico belga.

Ha vinto 8 Gran Premi di Formula 1 e conquistato 25 podî, mancando per due volte il titolo mondiale, nel 1969 e nel 1970, quando arrivò al secondo posto della classifica piloti; in F1 ha gareggiato con Ferrari (1968, e dal 1970 al '73), Brabham (1969), Lotus (1974-75), Williams (1976), Ensign (dal 1976 al '78) e Ligier (1979).

Ickx è noto soprattutto per la sua elevata versatilità e polivalenza, che gli hanno permesso di trionfare in discipline diverse: nel 1979 è stato campione della serie CanAm con la Lola, nel biennio 1982-83 si laureò campione del mondo sportprototipi, mentre sempre nell'83 ha vinto la Parigi-Dakar. Il suo nome resta particolarmente legato alla 24 Ore di Le Mans, vinta per 6 volte nell'arco di tre lustri, con vetture molto diverse tra loro; ha inoltre conquistato una 6 Ore di Daytona nel 1972, e due volte la 12 Ore di Sebring (1969 e 1972).

Figlio di Jacques, è fratello di Pascal e padre di Vanina, anche loro piloti.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Jacques Bernard Ickx nacque il 1º gennaio 1945 a Bruxelles. Figlio del giornalista automobilistico Jacques e di Marie Mouffe, che avevano in precedenza avuto Pascal, trascorse l'infanzia a Ixelles, nella periferia della capitale. Poco propenso allo studio, si dedicò fin da ragazzino agli sport motoristici che in futuro diventeranno il suo lavoro;[1] appassionato di ciclismo, era solito allenarsi con Eddy Merckx, coetaneo e concittadino, con il quale instaurò una lunga e duratura amicizia.[2]

Divenuto pilota professionista, nell'agosto del 1970 sposò Catherine Blaton, nipote del pilota Jean,[3] dalla quale ebbe due figlie: Larissa e Vanina, che seguirà, seppur con minore successo, la professione del padre.[4] In seconde nozze sposò Maroussia Janssen che gli diede due figli maschi, Clément e Romain, ed una femmina, Joy;[5] la donna era figlia del dottor Paul Janssen, fondatore della Janssen Pharmaceutica.[6] Attualmente è sposato con Khadja Nin, cantante burundese, con la quale si occupa di beneficenza verso le popolazioni africane.[2]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli esordi[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un giornalista, si avvicinò alle corse competendo tra le moto trial, per poi passare alle auto, nella categoria turismo, dove vinse il campionato belga del 1965 con una Lotus Cortina e la 24 Ore di Spa con una BMW 2000ti (col compagno di squadra Hubert Hahne)[7]. Tra i primi titoli conquistati dal giovane Ickx spicca il Campionato europeo di Formula 2 conquistato nel 1967 su Matra-Cosworth, nel primo anno di istituzione della serie continentale.

Formula 1[modifica | modifica wikitesto]

Il debutto e l'ascesa[modifica | modifica wikitesto]

Jacky Ickx seduto all'interno della sua Brabham, durante il weekend del Gran Premio d'Olanda 1969.

Jacky debutta nel Gran Premio di Germania 1966 alla guida di una Matra di F.2, categoria di vetture ammessa alla gara tedesca per rinfoltire la grigli di partenza, e si rende protagonista di un urto con la Brabham di John Taylor, che morirà circa un mese più tardi a causa delle ustioni procuratesi dall'incendio susseguente all'incidente. L'anno seguente sarebbe salito agli onori della cronaca per le sue prestazioni: nonostante la disparità di potenza (oltre 150 cv di differenza con le più potenti F1), Ickx si qualificò in quarta posizione, mentre la pole fu appannaggio di Clark.
Costretto dal regolamento a prendere il via della gara alle spalle dell'ultima qualificata tra le Formula 1, nel corso di una manciata di giri Ickx tornò strepitosamente in quarta posizione. Sfortunatamente, in pieno recupero sul trio di testa, fu fermato da un guasto meccanico, che lo costrinse ad abbandonare la gara, risparmiando una cocente umiliazione ai piloti a bordo delle Formula 1.

Nel 1967 Ickx non fu pilota titolare e gareggiò solamente in tre occasioni, ottenendo comunque il sesto posto al GP d'Italia. Suscitò pertanto l'interesse della Ferrari, anche grazie alla sua vittoria in F.2, che lo ingaggiò per il 1968. Il belga conclude con un quarto posto nella classifica piloti, vincendo in Francia. Va detto che Jacky fu penalizzato anche dalla non partecipazione a due gare, e forse anche per questo non riuscì a lottare fino in fondo per il titolo. A sorpresa nel 1969 Ickx lasciò Maranello e approdò alla Brabham, vincendo due GP. Concluse secondo in classifica piloti, ma non poté niente contro Jackie Stewart, a causa di una monoposto ed un team scarsamente competitivi.

Jacky Ickx (a destra) nel 1971 a Zandvoort assieme a Clay Regazzoni (a sinistra).

Per il 1970 il belga tornò in Ferrari ed iniziò la stagione con grandi aspettative.[8] La prima parte del campionato fu, però, disastrosa, a seguito di errori del team e della mancanza di competitività della sua monoposto. Riuscirà tuttavia a rimontare, vincendo in Austria. A Monza il suo rivale Jochen Rindt, favorito nella corsa al titolo da una vettura nettamente superiore, morì a seguito di un incidente. Per vincere il mondiale Jacky deve vincere le tre gare restanti. Centrò il primo obiettivo, ma arrivò quarto negli Stati Uniti, rendendo inutile il suo trionfo in Messico. Non avesse pagato lo scotto della scarsa competitività iniziale della sua Ferrari, ed alcuni errori grossolani del team, Ickx avrebbe potuto conquistare il tanto agognato mondiale. Il belga si classificò così per la seconda volta consecutiva al secondo posto.

Gli ultimi anni in Ferrari e il passaggio in Lotus[modifica | modifica wikitesto]

Jacky Ickx nel 1975 a Spa-Francorchamps

Nel 1971 Ickx rimase in Ferrari, con grandi speranze per il titolo, ma non andò oltre il quarto posto in classifica piloti e una sola vittoria in Olanda. Stessa cosa anche l'anno successivo, con risultati quasi identici. Il 1973 fu un anno disastroso, con la Ferrari in crisi tecnica e gestionale, che partecipa raramente con più di una vettura e salta alcuni Gran Premi, come quello di Germania dove Ickx dimostrò le sue doti innate quando partecipò alla corsa al volante di una McLaren e conquistò il terzo posto e il podio per l'unica volta nella stagione.

Lasciò dunque la Ferrari proprio alla vigilia del riscatto delle Rosse nell'era di Luca Montezemolo e passò alla Lotus, reduce dalla vittoria titolo costruttori con Emerson Fittipaldi (passato ora alla McLaren) secondo e Ronnie Peterson terzo. Purtroppo incappò in un'annata tribolata, con la vettura vecchia (la "72 D" ormai obsoleta e la nuova "76" che si dimostrò fallimentare. Nel 1975 la Lotus prosegue con la vecchia "72" e Jacky lasciò il team a metà stagione.

Le ultime stagioni[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1976, la carriera di Jacky rimase principalmente imperniata sulle vetture Sport. In F1, Ickx corse con team minori. alcune gare con la Williams per poi passare alla Ensign, dove rimase fino al 1978 senza mai ottenere punti, partecipando solo ad un limitato numero di eventi. Nel 1979, ultimo anno della sua carriera, corse per la Ligier nella seconda parte della stagione, in sostituzione dell'infortunato Patrick Depailler, ed ottenne tre punti.

In tutto Ickx ha vinto otto gare, ma non è mai riuscito a conquistare un titolo mondiale.

L'esperienza come direttore di gara[modifica | modifica wikitesto]

Abbandonata la Formula 1 come pilota, rimase nell'ambiente per molti anni come direttore di gara del Gran Premio di Monaco.[9] In tale veste, prestò il suo servizio anche nell'edizione del 1984, funestata dalla pioggia fortissima che rendeva pericolosa la pista; pressato dagli organizzatori, diede ordine di sospendere la gara al trentunesimo giro, quando un giovane Ayrton Senna, al debutto sul circuito di Monte Carlo stava per sorpassare Alain Prost, in quel momento in testa al Gran Premio.[10] Ickx giustificò la decisione dicendo:

« Il Gran Premio poteva continuare, ma se si fosse verificato un un grave incidente, avrebbero detto che ero un pazzo irresponsabile. Meglio bloccare la gara, perché la visibilità era inesistente, l'aderenza nulla. »
(Jacky Ickx, dal libro Ayrton.)

Venne accusato, tra gli da Mauro Forghieri e Jean-Marie Balestre, di aver voluto agevolare Prost che guidava una McLaren motorizzata Porsche, costruttore di cui Ickx era pilota nel Campionato del mondo endurance; Senna criticò la decisione del commissario di gara, senza però ritenerla un favoritismo nei confronti del rivale francese.[10]

Sport Prototipi[modifica | modifica wikitesto]

Jacky Ickx alla guida della Ferrari 312PB nel corso della vittoriosa 1000 km del Nürburgring del 1973

È nella categoria Sport Prototipi che per circa quindici anni Jacky ha ottenuto i migliori successi, correndo sempre per scuderie di primo piano. Ickx è stato definito per molto tempo Monsieur Le Mans, avendo stabilito un record di 6 vittorie nella celebre "24 Ore" (in seguito, solo Tom Kristensen ha dapprima eguagliato e poi battuto questo primato); ha inoltre vinto per cinque volte la 1000 km di Spa (in tre occasioni sul vecchio tracciato di 14 km e in due sul rinnovato circuito), la 6 Ore di Daytona nel 1972 e la 12 Ore di Sebring nel 1969 e 1972.

Vinse la sua prima "Le Mans" nel 1969 alla guida di una Ford GT40, in coppia con Jackie Oliver, battendo in un arrivo in volata la Porsche 908 di soli 100 metri. Oltre a cogliere una prestigiosa vittoria, dette anche una lezione di saggezza: il pilota, profondamente contrario alla fin lì classica procedura di partenza – in cui i piloti attraversavano la pista, correndo verso le vetture disposte a lisca di pesce, e iniziavano la corsa senza allacciarsi le cinture di sicurezza –, al via attraversò il tracciato, si sedette a bordo del mezzo, allacciò le cinture e aspettò con calma che tutte le macchine fossero passate, per poi partire. Al primo giro un tragico evento dimostrò che Ickx aveva ragione: il pilota John Woolfe, alla guida di una Porsche 917, perì in un incidente mortale venendo sbalzato fuori dalla vettura, non avendo ancora allacciato le cinture. Nello scontro venne coinvolto anche Chris Amon che, anch'esso contrario al sistema di partenza, senza gesti plateali, si era "attardato" per "legarsi" correttamente; il pilota neozelandese centrò con la sua Ferrari il serbatoio in fiamme della vettura di Woolfe, ma ne uscì indenne. L'edizione successiva vide l'abbandono della partenza "stile Le Mans" in favore di quella lanciata, come alla 500 miglia di Indianapolis.

Jacky Ickx nell'abitacolo della Porsche 935 Martini Racing, durante la 6 Ore di Silverstone del 1976.

Jacky tornò al successo sul circuito de la Sarthe nel 1975, per la prima di tre vittorie consecutive nella maratona di durata: la prima con la Gulf-Mirage e le altre due con la Porsche 936; proprio con casa tedesca inizia un fruttuoso sodalizio. Dopo un secondo posto nel 1980, anche nel 1981 vince a Le Mans sempre su Porsche 936, in una versione aggiornata che portava al debutto in gara il nuovo motore della vettura sua erede. Intenzionato a ritirasi, venne convinto dalla Porsche a restare per affidargli lo sviluppo della 956, la nuova arma della casa per le gare di durata. Con tale vettura Ickx vince nel 1982 la sua sesta e ultima "Le Mans", oltre a conquistare il Campionato mondiale Endurance 1982 e 1983. Con la Porsche continua a correre fino al 1985, anno in cui, durante la 1000 km di Spa, è coinvolto nell'incidente che causerà la morte di Stefan Bellof.

Negli anni 90 continua a correre nei rally raid.

Contraddistinto da un'innata capacità d'analisi, da una versatilità ineguagliata che gli ha permesso, nel corso della sua lunga carriera, di trionfare in ogni categoria in cui abbia corso, Ickx è stato nominato "Driver del Secolo". Nessun altro pilota, infatti, può vantare un palmarès tanto completo, che include vittorie in Formula 1, Sport Prototipi, Turismo e Gran Turismo, rally raid e motociclismo. A tutt'oggi (sebbene il suo record di vittorie sul tracciato de la Sarthe sia stato battuto da Kristensen) continua a rimanere lui l'unico, vero, Monsieur Le Mans.

Dal 1998 collabora con JVD International all'organizzazione del Rally dei Faraoni, prima gara per importanza – dopo che la Dakar ha cambiato continente – tra le prove africane.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il francobollo delle poste yemenite che celebra la prima vittoria alla 24 Ore di Le Mans.

Famossimo in Belgio, secondo un sondaggio della rete televisiva nazionale RTBF del 2013, Jacky Ickx è considerato il terzo migliore sportivo belga di sempre, preceduto da Eddy Merckx e Stefan Everts;[11] in patria era stato precedentemente premiato con il Trofeo per il Merito sportivo nel 1968, quando era ancora agli esordi della carriera professionistica,[12] e nominato Sportivo dell'anno nel 1982, quando ormai pilota affermato vinse il Campionato mondiale endurance.[13] Già dal 2000 Ufficiale dell'Ordine della Corona,[14] nel 2007 venne insignito del titolo di Grand'Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo, la più alta onorificenza nazionale.[15] Da dicembre 2014 a giugno 2015, a Bruxelles venne allestita una mostra per celebrare il settantesimo compleanno di Jacky Ickx ed Eddy Merckx, concittadini e coetanei; oltre a motociclette, vetture turismo, monoposto e sportprototipi guidati dal pilota nella sua lunga carriera, vennero esposti trofei, fotografie e il casco bruciato nel rogo del Gran Premio di Spagna 1970.[16]

Molti sono anche i riconoscimenti ricevuti all'estero, in modo particolare in Francia e legati alla 24 Ore di Le Mans: nominato Pilota del secolo per la maratona francese, dal 16 giugno 2000 divenne cittadino onorario di Le Mans;[17] nel centro della cittadina è presente, tra le impronte dei vincitori, una targa in bronzo a lui dedicata che ne riproduce il calco di mani e piedi. Nel 2004 l'Automobile Club de l'Ouest gli assegnò il trofeo Spirit of Le Mans come riconoscimento per le sei vittorie ottenute nella corsa francese e in occasione del Festival Internazionale dell'Automobile di Parigi del 2012 venne premiato con la Palma d'Oro[18] Per la lunga attività svolta come direttore di gara a Montecarlo, nel 2002 il Principe di Monaco lo nominò Ufficiale dell'Ordine di San Carlo.[9] Sempre nel 2002 venne inserito nella International Motorsport Hall of Fame di Talladega, negli Stati Uniti, dove sono iscritti i grandi nomi dell'automobilismo di tutti i tempi.[19] In Italia, alla cerimonia dei Caschi d'oro del 2014, organizzati dalla rivista Autosprint, venne premiato con il Casco Legend.[2]

Anche nella cultura di massa Jacky Ickx è stato celebrato. Alcuni libri trattano integralmente la sua biografia, mentre in altri gli vengono riservati capitoli o viene citato. Apparve spesso nei fumetti di Michel Vaillant tanto che, per festeggiare il suo settantesimo compleanno, venne pubblicato un cofanetto contenente sei volumi con tutti gli episodi che lo videro rappresentato.[20] Le poste yemenite realizzarono un francobollo per celebrare la sua prima vittoria alla 24 Ore di Le Mans, mentre quelle austriache uno inserito nella serie dedicata alle celebrità della Formula 1;[21] altri due vennero emessi dagli Emirati Arabi, in due diverse collezioni sui piloti automobilistici.[22][23]

Tabelle riepilogative[modifica | modifica wikitesto]

1966 Scuderia Vettura Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Germany.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Mexico (1934-1968).svg Punti Pos.
Tyrrell[24] MS5 Rit
1967 Scuderia Vettura Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Monaco.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Belgium.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Canada.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Mexico (1934-1968).svg Punti Pos.
Tyrrell[25]
Cooper
MS5
T81
Rit 6 Rit 1 20º
1968 Scuderia Vettura Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of Mexico.svg Punti Pos.
Ferrari 312 Rit Rit 3 4 1 3 4 3 NP Rit 27
1969 Scuderia Vettura Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of Mexico.svg Punti Pos.
Brabham BT26 Rit 6 Rit 5 3 2 1 10 1 Rit 2 37
1970 Scuderia Vettura Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of Mexico.svg Punti Pos.
Ferrari 312 B Rit Rit Rit 8 3 Rit Rit 2 1 Rit 1 4 1 40
1971 Scuderia Vettura Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Ferrari 312 B e 312 B2 8 2 3 1 Rit Rit Rit Rit Rit 8 NC 19
1972 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Ferrari 312 B e 312 B2 3 8 2 2 Rit 11 Rit 1 Rit Rit 12 5 27
1973 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Ferrari
McLaren[26]
Iso Rivolta[27]
312 B3
M23
IR
4 5 Rit 12 Rit Rit 6 5 8 NA 3 8 7 12
1974 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Sweden.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Lotus 72E e 76 Rit 3 Rit Rit Rit Rit Rit 11 5 3 5 Rit Rit 13 Rit 12 10º
1975 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Sweden.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Lotus 72E 8 9 12 2 8 Rit 15 Rit Rit 3 16º
1976 Scuderia Vettura Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1945 - 1977).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
Williams
Wolf[28]
Ensign[29]
FW05
P308
MN176
8 16 NQ 7 NQ NQ 10 NQ Rit 10 13 Rit 0
1977 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Flag of Japan.svg Punti Pos.
Ensign MN177 10 NA 0
1978 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of the United States.svg Flag of Monaco.svg Flag of Belgium.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Sweden.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of the United States.svg Flag of Canada.svg Punti Pos.
Ensign MN177 Rit 12 Rit NQ 0
1979 Scuderia Vettura Flag of Argentina.svg Flag of Brazil (1968-1992).svg Flag of South Africa (1928-1994).svg Flag of the United States.svg Flag of Spain (1977 - 1981).svg Flag of Belgium.svg Flag of Monaco.svg Flag of France.svg Flag of the United Kingdom.svg Flag of Germany.svg Flag of Austria.svg Flag of the Netherlands.svg Flag of Italy.svg Flag of Canada.svg Flag of the United States.svg Punti Pos.
Ligier JS11 Rit 6 Rit Rit 5 Rit Rit Rit 3 16º
Legenda 1º posto 2º posto 3º posto A punti Senza punti Grassetto=Pole position
Corsivo=Giro più veloce
Solo prove/Terzo pilota Non qualificato Ritirato/Non class. Squalificato Non partito

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Heuvink, p. 12
  2. ^ a b c Alfredo Filippone, Xfactor, in Autosprint, 51-52, San Lazzaro di Savena, Conti Editore, dicembre 2014, pp. 50-54.
  3. ^ Heuvink, p. 109
  4. ^ (FR) Catherine Blaton, su Geneanet.org. URL consultato il 9 gennaio 2016.
  5. ^ (FR) Maroussia Janssen, su Geneanet.org. URL consultato il 9 gennaio 2016.
  6. ^ (FR) Docteur Paul Janssen 1926 -2003 (PDF), su Inist.fr. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  7. ^ Jonathan Moore
  8. ^ David Paine, Ickx: "Daremo a tutti un sacco di dispiaceri", in Corriere dello Sport, 10 gennaio 1970, p. 2.
  9. ^ a b (EN) Ickx Honoured for Monaco Duties, su Autosport.com. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  10. ^ a b Cesare Maria Mannucci, Ayrton, Conti Editore, 2004, pp. 41-43.
  11. ^ Les dix plus grands sportifs belges, in Rtbf.be. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  12. ^ Trophée National du Mérite Sportif, in Dhnet.be, 30 novembre 2007. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  13. ^ Sportifs de l'année, in Lesoir.be, 18 dicembre 2004. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  14. ^ (NE) Koninklijk Besluit gepubliceerd op 23 september 2000, su Etaamb.be. URL consultato il 3 gennaio 2016.
  15. ^ (NE) Koninklijk Besluit gepubliceerd op 20 juli 2006, su Etaamb.be. URL consultato il 3 gennaio 2016.
  16. ^ (NE) Merckx-Ickx. De expo, su Merckx-ickx.be. URL consultato il 3 gennaio 2016.
  17. ^ (EN) Jacky Ickx: honorary Citizen of Le Mans, in Maisonblanche.co.uk. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  18. ^ Palmarès du 28ème Festival Automobile International, su Festivalautomobile.com. URL consultato il 5 gennaio 2016.
  19. ^ (EN) Hall of Fame members, su Motorsportshalloffame.com. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  20. ^ Collection Michel Vaillant – Jacky Ickx, l'intégrale, su Lesoir.be. URL consultato il 4 gennaio 2016.
  21. ^ Formula 1 Celebrities - Jacky Ickx, su Colnect.com. URL consultato il 4 gennaio 2016.
  22. ^ Jacques Bernard „Jacky“ Ickx (*1945), Belgium, su Colnect.com. URL consultato il 4 gennaio 2016.
  23. ^ Jacques Bernard „Jacky“ Ickx, su Colnect.com. URL consultato il 4 gennaio 2016.
  24. ^ Con la Matra di Formula 2 della scuderia Tyrrell nel GP di Germania.
  25. ^ Con la Matra di Formula 2 della scuderia Tyrrell nel GP di Germania.
  26. ^ Con la McLaren nel GP di Germania.
  27. ^ Con l'Iso Rivolta nel GP degli Stati Uniti.
  28. ^ Con la Wolf dal GP di Spagna al GP di Gran Bretagna.
  29. ^ Con l'Ensign dal GP d'Olanda.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Enzo Ferrari, Piloti che gente..., San Lazzaro di Savena, Conti Editore, 2003.
  • Vincenzo Borgomeo, Dizionario della Ferrari. Storia, piloti, gare e modelli, Roma, Newton & Compton editori, 2004, ISBN 88-541-0182-6.
  • Paolo D'Alessio, Top Drivers, Savigliano, Edizioni Gribaudo, 2005, ISBN 88-7906-056-2.
  • Renato D'Ulisse, Da Hill l'americano al computer Lauda. I ferraristi 1961-1978, in Ferrari Opera Omnia, Milano, RCS Quotidiani, 2007.
  • Aldo Zana, L'Epopea delle Sport e Prototipi, Vimodrone, Giorgio Nada Editore, 2011, ISBN 978-88-7911-535-3.
  • Mario Donnini, Le Mans. 24 ore di corsa 90 anni di storia, Vimodrone, Giorgio Nada Editore, 2013, ISBN 88-7911-576-6.

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