Negazionismo dell'Olocausto

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Il negazionismo dell'Olocausto è una manipolazione degli eventi storici perpetrata per scopi politici, il cui principale assunto è la negazione della veridicità dell'Olocausto[1], ossia del genocidio degli ebrei da parte della Germania nazista. Secondo tale teoria, l'Olocausto sarebbe una gigantesca messinscena, funzionale alla demonizzazione della Germania, alle politiche sotterraneamente perseguite dai circoli ebraici mondiali e alla creazione e difesa dello Stato d'Israele[2].

I sostenitori di queste tesi si descrivono come persone che pretendono prove[3] e come "storici revisionisti" interessati a rivedere gli studi attuali, che essi definiscono in diversi modi, quali "olocaustomania"[4], "menzogna olocaustica"[5], "sacra vulgata olocaustica"[6]. L'uso del termine "revisionismo" viene contestato dalla comunità scientifica, che vi vede un tentativo di occultare dietro un termine dal legittimo uso accademico (revisionismo storiografico) un'operazione di minimizzazione e negazione di fatti acquisiti. Sono state quindi coniate delle espressioni che fanno invece leva sulla parola "negazione", rilevando come lo scopo sia unicamente quello di "negare" la veridicità storica della Shoah[7].

I negazionisti rifiutano il termine negazionismo, ritenendolo spregiativo e fuorviante, visto che essi sostengono di non negare alcunché, e hanno pertanto coniato il termine "sterminazionisti" (ovvero "coloro che credono che lo sterminio sia avvenuto") per descrivere i sostenitori della veridicità storica della Shoah.

In alcuni paesi (Austria, Francia, Germania e Belgio) la negazione dell'Olocausto è configurata come reato, mentre in altri (Israele, Portogallo e Spagna) viene punita la negazione di qualsiasi genocidio. Norme antinegazioniste sono state introdotte anche nell'ordinamento dei seguenti stati: Nuova Zelanda, Svezia, Australia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Polonia e Romania[8]. In genere è prevista come pena la reclusione, che in alcuni Paesi può arrivare fino a dieci anni[9]. Nel 2007 le Nazioni Unite hanno approvato una risoluzione degli Stati Uniti che "condanna senza riserve qualsiasi diniego dell'Olocausto e sollecita tutti i membri a respingerlo, che sia parziale o totale, e a respingere iniziative in senso contrario"[10][11]. I negazionisti considerano tali leggi come un mezzo di limitare la libertà di parola e una difesa degli storici "olocaustici", con la forza della legge[12].

Tesi negazionista sull'origine dell'antisemitismo fascista[modifica | modifica wikitesto]

Testimoni sopravvissuti dell'Olocausto

La genesi dell'antisemitismo dei movimenti fascisti nei vari paesi è molteplice: da un lato fece leva sul tradizionale antisemitismo religioso, dall'altro su altre interpretazioni riguardanti la presunta differenziazione delle razze, fino a giungere al cosiddetto "razzismo scientifico" adottato dal movimento nazista, che riuniva considerazioni di tipo misterico, religioso, storico, ma anche economico, criminologico e scientifico: si propugnava l'idea della sostanziale differenza fra le "razze" umane, registrabile - secondo questa corrente - addirittura dalla differenziazione dei tratti somatici. Seguendo queste teorie, a una data differenziazione somatica corrispondeva inevitabilmente un certo comportamento personale e sociale, i cui tratti salienti venivano evidenziati lungo la storia dei secoli[13]. Secondo la tesi negazionista invece, se il fascismo internazionale ha adottato l'antisemitismo come pilastro ideologico è perché il sistema economico liberal-capitalista vi è visto come una derivazione diretta della cultura ebraica trasposta nell'economia. E rifiutando il sistema economico liberal-capitalista di conseguenza non ci si poteva esimere dal rifiutarne anche le sue basi culturali, identificate con quelle ebraiche. La «presenza nel mondo di sistemi economici completamente diversi - quale il marxismo, viene risolta da una parte dei negazionisti secondo un assioma per cui il marxismo diviene solo un diverso tipo di capitalismo (capitalismo di Stato[14]. Secondo la corrente del negazionismo marxista chi afferma la veridicità della Shoah è di fatto il servitore di un doppio imperialismo sovietico/americano, entrambi di fatto succubi degli ebrei: "un popolo che aveva cessato di essere tale da circa duemila anni per trasformarsi in un gruppo sociale a caratterizzazione religiosa"[15].

Tesi negazioniste nella loro evoluzione storica[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra, le prime contestazioni della responsabilità tedesca nella Seconda guerra mondiale furono formulate già negli anni cinquanta. Secondo tali tesi, sarebbe stato il cosiddetto Weltjudentum, o "ebraismo mondiale", a dichiarare guerra alla Germania nel 1933, mentre i nazisti, come partito al governo, avrebbero semplicemente risposto.

Le tesi principali dei negazionisti odierni sono che:

  • non sia mai esistita la volontà da parte dei nazisti di sterminare gli ebrei, ma solo di rinchiuderli in campi di concentramento[16];
  • non siano mai esistite camere a gas per uccidere gli ebrei;
  • il numero degli ebrei morti durante la Seconda Guerra Mondiale sia inferiore a quanto si ritiene[17][18];
  • che la narrazione della Shoah sia un utile artificio pensato per giustificare la costituzione dello Stato di Israele nel dopoguerra, e giustificare i crimini commessi dagli eserciti e governi Alleati durante la seconda guerra mondiale.
Un camion carico di corpi di prigionieri dei nazisti, nel campo di concentramento di Buchenwald a Weimar, in Germania. I corpi erano in procinto di essere smaltiti per mezzo di combustione, quando il campo è stato catturato dalle truppe degli Stati Uniti 3 ° Armata, 14 aprile 1945.
Auschwitz, 23 agosto 1944, foto aerea di ricognizione della Royal Air Force. È chiaramente visibile il fumo di una fossa d'incenerimento dei corpi, utilizzata per eliminare i cadaveri in aggiunta ai forni crematori, non sufficienti in quel periodo. La foto smentisce le affermazioni di certi negazionisti, per i quali i roghi nelle fosse comuni sarebbero tecnicamente impossibili.

Oltre a queste tesi centrali, esiste tutta una serie ulteriore di affermazioni ricorrenti: la concentrazione degli ebrei nei campi sarebbe avvenuta per proteggerli dai pogrom in vista di un loro trasferimento in un luogo lontano dall'Europa[19]; a riprova di questo ci sarebbe il fatto che inizialmente gli ebrei videro la conquista tedesca di Polonia e Ucraina come una liberazione dalle persecuzioni delle popolazioni autoctone[20][21]; la "truffa di Auschwitz" sarebbe solo una voce ispirata al principio di Goebbels per il quale "ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità"[22]; le testimonianze dei sopravvissuti e degli imputati al processo di Norimberga si sarebbero in più punti rivelate palesemente incongruenti sui modi dello sterminio[23]; le immagini riprese dagli americani non vanno interpretate come prove della Shoah[24]; il "mito olocaustico" sarebbe stato avallato con lo scopo di giustificare la partecipazione degli Stati Uniti a una guerra impopolare[25]

Popolazione ebraica nel mondo dal 1900 al 2000.

Alcuni negazionisti hanno inoltre sostenuto che alcune delle prove e delle testimonianze presentate al processo di Norimberga si sarebbero in più punti rivelate incongruenti o false, ad esempio nel sostenere che:

Cadaveri fotografati nel crematorio di Buchenwald, aprile 1945.
Barattoli di gas asfissiante
  • i cieli fossero costantemente coperti di fumo nero, quando invece le foto aeree dei lager scattate dagli americani non ne darebbero conferma
  • gli operatori entrassero nelle camere a gas dei campi di sterminio, immediatamente dopo il decesso delle vittime (invece delle necessarie 24 ore di aerazione in una stanza contenente 1.500 corpi), comportamento che nella realtà - secondo i negazionisti - avrebbe provocato la morte degli stessi operatori anche se muniti della più moderna delle maschere antigas[23]. In realtà, come testimoniato da sopravvissuti, venivano utilizzati dei potenti ventilatori che spazzavano via il gas, e raramente le SS comunque vi entravano subito, lasciando il compito ai prigionieri costretti a lavorare nel Sonderkommando.[26]
Sopravvissuto all'inedia, Buchenwald 11 aprile 1945
  • le immagini riprese dagli americani, che testimoniano le terrificanti condizioni dei prigionieri, sarebbero da contestualizzare in quanto si riferiscono a luoghi e persone abbandonati a se stessi nei campi di concentramento, senza rifornimenti da parecchi giorni in seguito allo sfaldamento dell' organizzazione causata dal ritiro delle forze militari[24].

Essi sostengono inoltre che originariamente sarebbero stati ritenuti veritieri alcuni elementi che oggi non vengono più considerati da nessuno storico come plausibili (ad esempio l'utilizzo di parti umane per creare suppellettili o sapone), e che venne attribuita la qualifica di "campo di sterminio" a campi che in seguito sarebbe stato dimostrato non essere atti a tale scopo (come per esempio Dachau)[27]

Localizzazione dei principali campi-Lager

Autori e testate che sostengono il negazionismo[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni i negazionisti hanno identificato come proprio "capostipite" il francese Paul Rassinier, politico socialista, partigiano antinazista, e internato nei campi di concentramento di Buchenwald e Mittelbau-Dora. Ma in realtà i primi testi di critica della cosiddetta verità impostasi a Norimberga, apparvero già negli anni immediatamente seguenti il termine della Seconda Guerra Mondiale, a opera dell'ex collaborazionista francese Maurice Bardèche, nel dopoguerra amico personale di Rassinier.

Il punto focale del movimento negazionista è costituito dall'Institute for Historical Review (fondato nel 1978 negli Stati Uniti). Tale istituto pubblica un periodico (The Journal of Historical Review[28]) e organizza un congresso, cui negli anni hanno partecipato persone quali il direttore dell'istituto Mark Weber, David Irving, Robert Faurisson, Ernst Zundel, Jürgen Graf, David Cole. Fra questi, il britannico Irving è senza dubbio la personalità più conosciuta. Dello stesso istituto è membro il più noto negazionista italiano Carlo Mattogno. Nel tempo, partendo da un'attività prettamente analitico-speculativa l'Institute for Historical Review ha cercato di coltivare le proprie relazioni con i rappresentanti degli stati apertamente o velatamente negazionisti, primo fra i quali l'Iran.

David Irving[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi David Irving.

Irving cominciò dagli anni ottanta a negare alcuni elementi fondamentali dell'Olocausto (come l'uso delle camere a gas per lo sterminio di massa) oltre al coinvolgimento di Adolf Hitler. Per reazione molte librerie del Regno Unito annullarono le ordinazioni del suo libro Hitler's War e diversi governi (tra cui Canada, Australia, Nuova Zelanda, Italia, Germania e Sudafrica) gli hanno negato l'ingresso, anche se queste interdizioni non sempre vennero applicate. Nel maggio 1992, durante un raduno in Germania, Irving affermò che la camera a gas ricostruita ad Auschwitz era “un falso fabbricato dopo la guerra”.

Quando il mese successivo atterrò a Roma, fu circondato dalla polizia e messo sul primo aereo per Monaco di Baviera, dove fu imputato, secondo la legge tedesca, di “diffamare il ricordo dei morti”. In quella occasione, Irving è stato multato per tremila marchi e, dopo aver fatto ricorso in appello, ne dovette pagare trentamila, perché nel corso di un incontro pubblico aveva definito il giudice “un vecchio cretino alcolizzato”.

Essendosi sentito diffamato da un testo pubblicato dalla storica americana Deborah Lipstadt[29][30], Irving le intentò causa. Al termine della stessa (aprile 2000), fu giudizialmente sentenziato che lo stesso Irving avesse "falsificato e distorto l'evidenza storica" (Irving has falsified and misrepresented the historical evidence), che fosse un "negazionista dell'Olocausto" (Holocaust denial), un "antisemita" (Irving is anti-semitic) nonché un "razzista" (the allegation that Irving is a racist is also established)[31].

In base alla legislazione che punisce la negazione dell'Olocausto, David Irving nel novembre del 2005 fu arrestato in Austria, e fu successivamente condannato a tre anni di carcere.

Robert Faurisson[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Robert Faurisson.

Altra personalità di notevole interesse è l'ex professore di critica letteraria all'Università di Lione Robert Faurisson, che è stato soprannominato dai negazionisti australiani il “Papa del revisionismo” per i suoi instancabili sforzi tesi a consolidare la prima delle tre colonne portanti della negazione dell'Olocausto: le camere a gas non sono mai esistite, e se strutture simili sono esistite, non avevano la funzione di sterminare le persone, ma solo quella di uccidere i pidocchi, di cui il campo era sempre infestato.

Nell'ambito della diffusione di documentari, libri, opuscoli di tendenza negazioniste, si ricorda pure Alfred Olsen, attivista norvegese ispiratore di diversi siti internet che dedicano alla storia diverse pagine in più lingue.

Ha suscitato molto scalpore il fatto che Noam Chomsky abbia scritto la prefazione della sua opera “Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire”. Noam Chomsky spiegò di aver scritto la prefazione di quel libro per difendere il diritto alla libertà di parola di Faurisson, ma la sua scelta è stata assai criticata.

I reati di cui l'ex professore è accusato sono quelli previsti dalla legge francese Fabius-Gayssot, la quale sancisce che è reato “contestare con qualunque mezzo l'esistenza di uno o più crimini contro l'umanità così come sono definiti dall'articolo 6 dell'ordinanza del tribunale militare internazionale, legato all'accordo di Londra dell'8 agosto 1945, commessi sia da membri di un'organizzazione dichiarata criminale in applicazione dell'articolo 9 della stessa ordinanza, o da persona ritenuta colpevole di tale reato da una giurisdizione francese o internazionale” .

Il manifesto del negazionismo[modifica | modifica wikitesto]

Bradley Smith, già esponente del Institute for Historical Review, e fondatore del gruppo noto come CODOH (Committee for Open Debate on the Holocaust), nel novembre del 1999 pubblica il primo numero di una rivista che in quest'ambito pare essere di fondamentale importanza: “A Journal of Independent Thought”. In questo primo numero Bradley Smith dichiara quelli che dovrebbero essere gli intenti rappresentati dai revisionisti dell'Olocausto:

  • Catalogazione delle fonti:
« Se un accademico o un giornalista non è sicuro che una cosa sia esatta, non dovrebbe pubblicarla o dovrebbe rendere evidente l'incertezza esplicitando chiaramente la fonte delle informazioni e i suoi eventuali limiti »
  • Nessun conflitto d'interessi:
« Crediamo che il contenuto di tutto ciò che si vende come giornalismo non dovrebbe avere altra motivazione tranne quella di informare chi ne fruisce »
  • Responsabilità:
« Noi crediamo che gli accademici, così come i giornalisti, debbano ritenersi responsabili quanto coloro di cui scrivono »

Critiche al negazionismo dell'Olocausto[modifica | modifica wikitesto]

Museo a Berlino in memoria dell'Olocausto

Critica al "negazionismo scientifico"[modifica | modifica wikitesto]

L'argomento cardine della polemica negazionista è l'inesistenza delle camere a gas. Robert Faurisson e Fred Leuchter per primi hanno sostenuto questa teoria, cercando di dimostrare scientificamente l'impossibilità tecnica di stermini di massa mediante gas velenosi. A tal scopo pubblicarono nel 1988 un rapporto noto come Leuchter Report, una perizia tecnica nella quale la dimostrazione dell'inesistenza di camere a gas sarebbe stata confermata dall'assenza di residui di cianuri nei resti delle camere a gas stesse ad Auschwitz. Il Rapporto Leuchter fu ampiamente smentito, poiché il materiale esaminato da Leuchter stesso venne prelevato senza alcuna autorizzazione e soprattutto senza l'ausilio degli strumenti necessari, visto che la quantità di acido cianidrico rimasta sulla pareti delle camere a gas è esigua ed è concentrata sullo strato più superficiale delle pareti. Inoltre fu dimostrato che la quantità inferiore di acido cianidrico nelle camere a gas, rispetto alle camere di disinfestazione degli indumenti, è dovuto a diversi fattori molto importanti. Citiamone alcuni:

  • La quantità necessaria di Zyklon B per uccidere una persona è di 0,3 g/m3, mentre per disinfettare ne occorrono 14 g/m3
  • Nelle camere a gas,l'acido cianidrico invadeva l'ambiente per 10-15 minuti,mentre per la disinfestazione, le apposite stanze erano esposte per almeno 8 ore.
  • Le camere a gas venivano lavate dopo ogni loro utilizzo, per eliminare feci, vomito e sangue delle vittime.
  • I Tedeschi fecero saltare le camere a gas prima della ritirata, per eliminare le prove dello sterminio, e rimasero esposte per lungo tempo ai fenomeni atmosferici quali pioggia, neve, vento, grandine ecc.
  • La sporadica presenza di Blu di Prussia nelle camere a gas è dovuto alla mancanza delle condizioni necessarie per la sua formazione. Infatti,la breve durata dell'esposizione delle pareti,l'anidride carbonica prodotta dai gasati e i continui lavaggi a cui erano sottoposte le camere della morte, ne hanno impedito la formazione che invece si è avuta nelle stanze per la disinfestazione.

Su questo filone si sono susseguiti una serie di tentativi analoghi di altri autori negazionisti (Lüftl Report, Rudolf Report...) che hanno abbandonato l'atteggiamento apertamente antisemita del negazionismo "prima maniera" per adottarne uno più distaccato, con pubblicazioni che spesso ricalcano gli schemi della pubblicistica scientifica.

Memoriale dell'olocausto a Berlino

Le critiche e le risposte a questa nuova e più persuasiva forma di negazionismo, sono giunte inizialmente dal chimico e storico francese Georges Wellers, deportato ad Auschwitz e sopravvissuto all'Olocausto[32][33] dal farmacista e storico francese Jean-Claude Pressac, autore di un'analisi senza precedenti sulle tecniche di sterminio nei campi di concentramento nazisti,[34][35][36] e successivamente da altri studiosi, quali Robert Van Pelt, professore presso l'Università di Waterloo in Canada[37], Richard J. Green, chimico americano membro dell' Holocaust History Project[38] o Michael Shermer, fondatore ed editore dello Skeptic magazine, direttore di The Skeptics Society e collaboratore di Scientific American[39].

Il duplice processo del negazionismo secondo Bauman[modifica | modifica wikitesto]

A giudizio di Zygmunt Bauman, l'autoassoluzione della memoria storica tentata dai negazionisti sarebbe[40] un segno di cecità pericolosa e potenzialmente suicida, che si svilupperebbe attraverso due processi:

  1. Il processo di ramificazione, per cui
« mentre la quantità, lo spessore e la qualità scientifica dei lavori specialistici sulla storia dell'Olocausto crescono a un livello impressionante, lo spazio e l'attenzione a essa dedicati nelle opere di storia generale non fanno altrettanto »
(Z. Baumann, Modernità e Olocausto[41])
  1. Il «processo di sterilizzazione dell'immagine dell'Olocausto sedimentata nella coscienza popolare»}[42]. Le cerimonie commemorative e le solenni dichiarazioni non portano avanti nessuna analisi dell'esperienza dell'Olocausto, anche se sono di estrema importanza perché mantengono viva l'attenzione della gente comune, non specializzata sull'argomento, e cercano di sensibilizzare quanti non si sono mai posti il problema dell'importanza della memoria storica.

Metodologia stilistico-logica del negazionismo secondo Valentina Pisanty[modifica | modifica wikitesto]

La semiologa Valentina Pisanty, in un saggio pubblicato nel 1998[43] ha offerto un'analisi sulla metodologia stilistica dei negazionisti al fine di capire quella che è la struttura logica o paralogica sottesa agli scritti degli stessi, per capire se vi sia un'ossatura argomentativa costante in tali testi, e se (ed eventualmente come) tale ossatura si discosti sensibilmente dal metodo interpretativo comunemente impiegato dagli storici di professione.

L'autrice ritiene che Robert Faurisson sia la figura di transizione tra la fase propagandistica del fenomeno negazionista e il tentativo di conquistare una certa rispettabilità scientifica. Faurisson, insieme ad alcuni suoi allievi, fra cui spiccano Henry Roques e Carlo Mattogno, tenterebbe di legittimare il negazionismo attraverso l'utilizzo di strategie retoriche “oggettivanti”. Lo scopo dei negazionisti “ricercatori” sarebbe quello di dare l'impressione, del tutto illusoria, che sia in corso un serio dibattito storiografico tra la “storiografia ufficiale” da un lato e la “storiografia negazionista” dall'altro.

Le strategie usate dai negazionisti, a detta della Pisanty, sono semplici, ma efficaci.

  1. In primo luogo essi operano una drastica selezione sul materiale documentario di partenza. Essi procedono con un metodo “negativo”, tentano cioè di smontare le testimonianze e i documentari che attestano l'esistenza dello sterminio, ma non portano una testimonianza o documentazione a garanzia della loro tesi. Come dire che non possono dimostrare in modo “positivo” e quindi costruttivo, la loro teoria, dunque cercano di avvalorarla mettendo in crisi la teoria opposta.
  2. Procedono poi con un'ulteriore selezione, eliminando tutto quel materiale che non torna utile alla loro teoria. Essi, in pratica, si rendono ciechi e sordi davanti alle testimonianza dei Sonderkommandos o dei Sanitäter, fanno finta di ignorare le dichiarazioni trascritte dei discorsi in cui Hitler e gli altri grandi capi della gerarchia nazista dichiaravano a chiare lettere, senza possibilità di incomprensioni, il programma di genocidio in corso, come la conferenza di Posen dell'ottobre 1943, tenuta da Heinrich Himmler con alti ufficiali SS e con i Gauleiter, o la Conferenza di Wannsee del gennaio 1942, diretta da Reinhard Heydrich con la partecipazione di alti funzionari delle amministrazioni tedesche coinvolte nello sterminio, di cui negano l'autenticità.

Quello che i negazionisti propongono sarebbe dunque una decostruzione, una dissezione degli studi storiografici, quali il Poliakov, l'Hilberg ecc., e delle testimonianze dirette, per trovarvi, talvolta in modo veramente forzato, delle contraddizioni e per porre l'accento su eventuali errori o imprecisioni (reali o inesistenti). Essi, in fin dei conti, si “discostano dall'oggetto della discussione per attaccarsi a ciò che l'avversario ha detto”.

La Pisanty cita, a tale proposito, l'argumentum ad personam descritto da Arthur Schopenhauer nel suo saggio Sull'arte di ottenere ragione: “Quando ci si accorge che l'avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall'oggetto della contesa (dato che in quella sede si ha partita persa) al contendere e si attacchi in qualche modo la sua persona”.

I negazionisti sceglierebbero, fra le varie testimonianze ufficiali, quelle dei bersagli simbolici, come Anna Frank, esprimendo dubbi sull'autenticità degli scritti o sulla comprensione del testo, come nel caso di Rudolf Höß, o insinuando che la testimonianza è inventata o forzata o che sia un falso, come in molti casi relativi alle deposizioni lasciate dai gerarchi nazisti al processo di Norimberga.

I negazionisti, insomma, secondo l'autrice metterebbero in dubbio la veridicità di alcune testimonianze simbolicamente importanti, per arrivare a sostenere che tutte siano state fraintese, più o meno volutamente, nel loro vero significato. Appigliandosi ai minimi errori commessi dai testimoni (sia da parte dei superstiti, sia da quella delle SS), i negazionisti saltano precipitosamente alla conclusione che, se il testimone si è sbagliato su un dettaglio, nulla garantisce che egli non si sia sbagliato anche sul resto (è la logica del "Falsus in uno, falsus in omnibus").

All'occorrenza, tali autori non esiterebbero a fabbricare fonti inesistenti, come il presunto computo della Croce Rossa Internazionale, per cui le vittime della ferocia nazista non sarebbero state più di trentamila. La Pisanty sottolinea come la Croce Rossa Internazionale si sia preoccupata di smentire immediatamente tale informazione, infondata e del tutto falsa.

Processo di Norimberga e negazionismo[modifica | modifica wikitesto]

« I procuratori americani presenti a Norimberga decisero che i documenti lasciati dai Nazisti stessi costituissero le prove più forti contro i criminali di guerra nazisti; l'accusa voleva arrivare alla condanna degli imputati usando le loro stesse parole. Anche se i Tedeschi, alla fine della guerra, avevano distrutto alcune delle prove storiche dei crimini da loro commessi, e altri documenti erano andati perduti nei bombardamenti delle città tedesche, durante la conquista della Germania, nel 1945, gli eserciti alleati riuscirono ugualmente ad impossessarsi di milioni di carte. Ai processi di Norimberga gli avvocati dell'accusa dei governi alleati produssero circa 3.000 tonnellate di materiali. Più di dieci anni più tardi, a partire dal 1958, gli Archivi Nazionali Statunitensi, in collaborazione con l'Associazione di Storia Americana, iniziarono la pubblicazione di ben 62 volumi contenenti le prove raccolte dall'esercito americano alla fine della guerra. Più di 30 altri volumi furono poi pubblicati negli anni successivi, e prima della fine del ventesimo secolo »
(United States Holocaust Memorial Museum[44])

Nei diversi processi celebrati a Norimberga, il Tribunale Militare Internazionale non si limitò solo a processare diverse decine di criminali nazisti di spicco ma produsse un'enorme quantità di prove di vario genere[45], provenienti dalla raccolta di dati minuziosamente raccolti soprattutto dagli alleati e che furono usati in quei processi per dimostrare la innegabilità dell'olocausto. Tremila tonnellate di materiali ed un totale di 92 volumi pubblicati negli anni che seguirono il dopoguerra costituiscono tutt'oggi capi di accusa che dimostrano che l'Olocausto fu ed è innegabile[46].

Prove documentali cartacee naziste[modifica | modifica wikitesto]

Il genarale Eisenhower ispeziona parte del bottino trafugato dai nazisti e nascosto nella miniera di sale di Merkers. Alle sue spalle i generali George S. Patton e Omar N. Bradley. Nella miniera fu trovato anche oro e molti documenti nazisti

«In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi». Le parole, di questa convinzione "certa", pronunciate da un soldato SS e riportate da Simon Wiesenthal nel suo libro Gli assassini sono tra noi, [47], dimostrano quanto grande fosse l'interesse dei nazisti nel far sparire i loro documenti, bruciandoli od occultandoli in nascondigli sicuri. Le evidenze storiche hanno dimostrato che quando la sconfitta della Germania, fu certa, tale pratica, distruzione (come a Dachau) o imboscamento (come a Merkers) di documenti, fu eseguita regolarmente in tutti quei luoghi che avevano visto i nazisti all'opera compresi uffici, Ministeri, caserme e campi di concentramento. L'operazione di distruzione ed imboscamento nonostante tutto non riusci perfettamente, e di documenti distrutti in un luogo, ne furono trovate copie in altri luoghi.

Il 7 aprile 1945, genieri dell'esercito americano recuperarono molti documenti in una miniera di sale di Merkers (oltre che oro, opere d'arte e denaro razziato dai nazisti)[48].

La lettera con cui Göring ordinò a Reinhard Heydrich di preparare "eine Gesamtlösung der Judenfrage im deutschen Einflußgebiet in Europa" - una soluzione finale della questione ebraica nella sfera d'influenza tedesca in Europa.

Moltissimi altri documenti, nell'ordine di milioni, furono scoperti presso gli archivi di società commerciali di cui i nazisti si avvalsero, come ad esempio, la Krupp[49] e la Henschel & Sohn[50], presso i comandi dell'esercito, la Luftwaffe, il Ministero degli Esteri e documenti conservati dal comandante delle SS, Heinrich Himmler.

Di alcuni di questi documenti ritrovati, lo storico tedesco Reimund Schnabel, ne ha tratto un libro: Il disonore dell'uomo[51], Lerici Editore, Milano 1961. In 350 pagine riporta un elenco minuzioso della corrispondenza intercorsa fra funzionari nazisti SS con date, luoghi, firmatari, ed oggetto delle lettere. Il materiale della sua ricerca fu suddiviso in tre parti: D (Documenti), C (citazioni) ed R (resoconti)[52]. Molte pagine contenevano, per esempio, la corrispondenza che annunciava l'invio di materiale con elenchi e descrizioni minuziose con relativi numeri di quanto si stava per spedire: capi del vestiario da uomo, donna e bambino, orologi da polso in oro e non, capelli di donna, portafogli, penne stilografiche, lamette, forbici, valigie ed tanto altro; tutti oggetti razziati soprattutto agli ebrei nei campi di concentramento. Nelle pagine 121-124 del libro, per esempio, nella corrispondenza avvenuta su tanto di carta intestata SS e relativi firmatari, è descritta dettagliatamente la distinta di materiale razziato nei campi di Lublino (Campo di concentramento di Majdanek) ed Auschwitz.
Schnabel stesso nella sua prefazione dell'edizione tedesca del libro definisce questi documenti l' "autotestimonianza di questa organizzazione" (ovvero delle SS)[53]
Parti del libro sono dedicate ad alcune udienze dei Processi secondari di Norimberga e riportano dettagliatamente gli interrogatori, domande dei procuratori e risposte degli accusati (nonché le deposizioni e le testimonianze degli accusati), fatti a personaggi del mondo industriale tedesco sulle offerte dell'industria alle SS. Alle pagine 21-23 troviamo le deposizioni fatte nel 1948 al processo Flick dal capo delle ricerche chimiche della IG Farben, Heinrich Hörlein; da Fritz ter Meer responsabile IG Farben del dipartimento II, l'impianto chimico di Buna, vicino ad Auschwitz nonché dall' industriale Friedric Flick che ammise di aver versato,ogni anno, ad Himmler, una "tangente" di 100.000 RM[54]

Moltissimi furono i documenti che i nazisti distrussero, alcuni primari ed importanti, e le testimonianze nei processi di Norimberga lo comprovarono. I documenti del Reichssicherheitshauptamt ("ufficio centrale per la sicurezza del Reich") che aveva avuto a capo il "boia di Praga" Reinhard Heydrich prima, ed il criminale nazista Ernst Kaltenbrunner poi, furono bruciati a Praga in Cecoslovacchia, in uno scantinato degli uffici dell' RSHA, ma molte copie di questi documenti furono ritrovati e recuperati in Germania dagli Alleati in molte sedi locali della polizia segreta di Stato, la Gestapo. Alcuni di questi documenti furono in grado di provare anche nei processi di Norimberga che l'Olocausto era un fatto. Fra questi documenti i più importanti furono: Il protocollo Conferenza di Wannsee che dimostrava come diverse agenzie di stato sotto la supervisione delle SS misero in atto la pianificazione dell'Olocausto, e i dettagliati rapporti delle famigerate Einsatzgruppen[55][56][57], (letteralmente «unità operative», di fatto "squadre della morte") [58], unità operative mobili di sterminio. I rapporti dettagliati riguardavano il numero e la categoria degli uccisi da queste squadre [59].

Uno dei reperti presentato a Norimberga come prova delle responsabilità reali delle squadre della morte riguardava una mappa geografica della Bielorussia e di alcuni paesi del Baltico[60] con il titolo: Esecuzioni di Ebrei effettuate dalla Squadra della Morte A e che era allegata ad un rapporto segreto. La mappa mostrava cinque bare situate in luoghi geografici diversi, ognuna con un numero relativo alle vittime soppresse e precisamente: Prima bara: 963 uccisi - Seconda bara: 3600 uccisi - Terza bara: 35.238 uccisi - Quarta bara: 136.421 uccisi - Quinta bara: 41.828 uccisi.

Prove basate su video e fotografie naziste[modifica | modifica wikitesto]

Ai diversi processi di Norimberga furono presentati come prova dei crimini nazisti anche molti film[61][62] ed un numero considerevole di fotografie, opere non solo commissionate dalla propaganda di regime, ma anche foto e video di fotoamatori civili, militari e di nazisti "sul luogo di lavoro"[63]. Le riprese sulle "prodezze" naziste, documentate "ufficialmente", iniziarono già negli anni venti, all'ascesa del Partito Nazista ed in seguito durante le occupazioni militari compiute dai tedeschi durante la guerra[64]. Il fanatismo ideologico di regime aveva nei fotografi e cineoperatori nazisti validi collaboratori, tanto che questi avevano ripreso senza nessun pudore, ma semmai con orgoglio, molte delle atrocità naziste. Nell'ultimo periodo della guerra gli Alleati localizzarono questo materiale in diversi luoghi e lo catalogarono. Oltre a questo materiale "di regime" gli Alleati misero le mani anche su diverse fotografie e cortometraggi girati da privati i cui soggetti erano per lo più ebrei perseguitati, la loro discriminazione ed umiliazione, la deportazione e il comportamento crudele dei loro aguzzini nel campi di concentramento e di sterminio.

A Norimberga oltre a molti di questi filmati e fotografie furono presentate foto che corredavano il cosiddétto "rapporto Stroop" dal nome del criminale nazista Jürgen Stroop «che documentava la distruzione del ghetto di Varsavia» nel 1943.«Secondo i calcoli dello stesso Stroop, i suoi soldati catturarono più di 55.000 ebrei e di questi ne uccisero 7.000, mentre 7.000 furono deportati nel centro di sterminio di Treblinka»[65]

Oltre a queste prove fotografiche, nell'immediato dopoguerra, e mentre venivano raggiunti e liberati volta per volta i campi di concentramento nazisti, il «Corpo Segnalatori dell'esercito americano» documentò con il lavoro di professionisti e fotografi di guerra come Arnold E. Samuelson[66] e J. Malan Heslop[67] le atrocità naziste con filmati e foto.

Prove basate sulle dichiarazioni dei processati nazisti che non negarono l'olocausto[modifica | modifica wikitesto]

« Accetto la mia responsabilità per i campi, ma per quanto riguarda le misure prese contro gli ebrei, io non c'entro niente. Questo tipo di ordini proveniva dal RSHA. Himmler trasmetteva gli ordini a Kaltenbrunner, il quale li trasmetteva a Müller della Gestapo ed era Müller ad avere sotto il suo controllo l'intero programma di sterminio. Questo era il modo in cui erano attivati gli ordini di Himmler. Io non ho partecipato allo sterminio degli ebrei. »
(Oswald Pohl intervistato da Leon Goldensohn, 5 giugno 1946.[68])

Ai processi di Norimberga[69], sia al primo, quello ai principali criminali di guerra, sia il Processo ai dottori e tutti gli altri 11 procedimenti che furono denominati come processi secondari di Norimberga, nonché anche i processi tenuti negli anni che seguirono a personaggi e criminali di spicco nazisti, come per esempio quello tenuto in Israele ad Adolf Eichmann, ebbero tutti una costante comune: Nessuno dei personaggi e criminali giudicati negò l'olocausto. La strategia di quasi tutti fu uno scaricabarile delle proprie responsabilità e la giustificazione che eseguivano solo ordini superiori[70]

Tre fra gli esponenti principali al processo: Hermann Göring, considerato il numero due del Terzo Reich[71] (assieme a Joseph Goebbels), dopo Adolf Hitler, «ministro dell’interno della Prussia, istituì il Geheimes Staatspolizeiamt che successivamente divenne la GeStaPo, potente polizia segreta del regime; [...] Presidente del Reichstag, [...] Feldmaresciallo e comandante della Luftwaffe»[72]; Rudolf Höß primo comandante del campo di concentramento di Auschwitz e Otto Ohlendorf generale delle SS (Gruppenführer) e capodipartimento all'interno del Reichssicherheitshauptamt (RSHA, Ufficio centrale per la sicurezza del Reich), negli interrogatori del processo non negarono l'Olocausto, anzi, fornirono su di esso prove fondamentali[73]. Altri incriminati inoltre, come si evince dagli estratti degli interrogatori, ammisero di conoscere il reale uso fatto dalle camere a gas. Oswald Pohl, capo dell' "Ufficio amministrativo centrale delle SS" (WVHA) ed ispettore dei campi di concentramento, a uno dei Processi secondari di Norimberga a lui dedicato (Processo Pohl), senza nessuna reticenza, rispondendo alla domanda sollevata dal giudice Toms (che chiedeva se fosse a conoscenza del reale uso fatto dalle camere a gas), ammise: «So che gli ebrei venivano sterminati e che le camere a gas servivano per quello scopo»[74].

Hermann Göring, testimoniò senza riserve sulla persecuzione degli ebrei tedeschi iniziata nel 1933 e proseguita fino al 1939 quando scoppiò la guerra[75]. «Si difese con astuzia e teatralità, affermando di non avere avuto alcuna responsabilità per i crimini compiuti dagli altri, dei quali non era a conoscenza»[76].
Rudolf Höß, al processo testimoniò chiaramente «sull'uccisione durante il periodo della guerra, di più di un milione di Ebrei» nel Campo di sterminio di Birkenau[77].? Hoss, si lamentò: «Credetemi, non era sempre un piacere vedere quelle montagne di cadaveri, sentire continuamente l’odore di bruciato». Egli disse pure. riconoscendo l'esistenza delle camere a gas, con «stupita disapprovazione che i Sonderkommandos (reparti speciali) composti da ebrei erano pronti, per ottenere un prolungamento della loro vita, a prestare il loro aiuto nell’uccisione con il gas dei propri compagni».[78]. Lo storico tedesco Joachim C. Fest, commentando l'atteggiamento del criminale nazista, osserva: «C’è qualcosa dell’orgoglio professionale per la perfezione raggiunta nella dichiarazione di Höss sul fatto che "secondo la volontà del RFSS [Heinrich Himmler], Auschwitz divenne il più grande impianto di sterminio in massa che mai sia esistito", oppure in quella dove, con la soddisfazione del funzionario cui è riuscito bene un progetto, afferma che le camere a gas del proprio campo possedevano una capacità dieci volte superiore rispetto a quelle di Treblinka»[79] Nella sua autobiografia, Höss riconoscendo lo sterminio degli ebrei perpetuato nell'Olocausto, ammise francamente: «Inconsapevolmente, ero diventato un ingranaggio nella grande macchina di sterminio del Terzo Reich. Il Reichsführer delle SS [Himmler] inviava spesso alti funzionari del Partito e delle SS ad Auschwitz, affinché assistessero alle operazioni di sterminio degli ebrei. Alcuni di costoro [. . .] diventavano molto silenziosi e pensosi»[80]. «Evidentemente erano colpiti dalla differenza tra le parole "soluzione finale della questione ebraica" e la realtà delle camere a gas. Quando gli chiedevano come facesse a resistere, Höss rispose: Tutte le emozioni umane devono tacere di fronte alla ferrea coerenza con la quale dobbiamo attuare gli ordini del Führer»[81]. A Norimerga, anche lui si giustificò asserendo che aveva solo «eseguito ordini superiori»[82]
Otto Ohlendorf, affermò apertamente che una sua unità, la Squadra della morte D (Einsatzgruppe D), nel giro di un anno in Ucraina, era stata responsabile della eliminazione di 90.000 ebrei «comprese donne e bambini»[83], anche lui si giustificò asserendo che aveva soltanto «eseguito ordini superiori[84].

Prove basate su migliaia di testimonianze orali degli internati[modifica | modifica wikitesto]

A Norimberga furono ascoltatate anche le testimonianze delle vittime e perseguitati dell'olocausto: gli internati.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) «A characteristic of Holocaust denial is that it involves a politically motivated falsification of history.» Testimonianza dello storico inglese Sir Richard J. Evans citata in Sentenza del processo Irving vs Penguin Books e Deborah Lipstadt, presso l'Alta Corte di Giustizia 1996 -I- 1113, Queen's Bench Division, presieduta dal giudice Gray, cap. VIII - Justification: The claim that Irving is a “Holocaust denier”, capoverso 8.3, Londra, 24 marzo 2005.
  2. ^ Lettera del 26 dicembre 2005 di Robert Faurisson a Jawad Sharbaf, direttore generale dell'Istituto di scienze politiche di Tehran, nella quale il massimo negazionista mondiale afferma: "L’impostura dell’Olocausto è la spada e lo scudo dello Stato ebraico; essa ne è l’arma numero uno. Essa permette agli ebrei e ai sionisti di mettere sotto accusa il mondo intero: in primo luogo la Germania del III Reich che avrebbe commesso un crimine abominevole e senza precedenti, poi il resto del mondo che l’avrebbe lasciata commettere questo stesso crimine.". Cfr. l'"Archivio Faurisson" presso la sezione italiana del sito della Association des Anciens Amateurs de Récits de Guerres et d'Holocaustes
  3. ^ R. Faurisson, "Le falsificazioni di Auschwitz" secondo un dossier de L'Express, "Sentinella d'ltalia" n.259, 1995
  4. ^ [1] A.Butz, Contesto storico e prospettiva d'insieme nella controversia dell'olocausto
  5. ^ [2] Le ragioni del revisionismo storico contro la menzogna olocaustica
  6. ^ [3] C.Mattogno, Da Francesco Germinario a Luigi Vianelli, ossia il tracollo dell'anti-"negazionismo" in Italia
  7. ^ Nei paesi di lingua francese si utilizza quindi la parola "Négationnisme", nei paesi di lingua inglese "Holocaust denial" (dal verbo "to deny", che significa "negare"), nei paesi di lingua tedesca "Holocaustleugnung" (dal verbo "leugnen", che significa "negare", ma anche "mentire"), nei paesi di lingua spagnola "Negacionismo del Holocausto", nei paesi di lingua portoghese "Negação do Holocausto".
  8. ^ [4] A.Di Giovine, Il passato che non passa: 'Eichmann di carta' e repressione penalein Diritto pubblico comparato ed europeo, Giappichelli, Torino, 2006, fasc. 1, pp. XIV-XXVIII
  9. ^ (DE) Verbotsgesetz, legge austriaca che proibisce il nazionalsocialismo, promulgata nel 1947 con emendamenti del 1992
  10. ^ Corriere della Sera, 27-01-2007 - L'Onu contro il negazionismo 22 stati non votano, no dell'Iran
  11. ^ Una notizia del The New York Times del 25 luglio 1985 titolava quanto affermato dall'avvocato Gloria Allred, ovvero che, una ricompensa di 50.000 dollari sarebbe stata pagata al superstite di Auschwitz, Mel Mermelstein in base alle condizioni di un accordo stipulato dal tribunale che condannava l'Institute for Historical Review. La notizia conteneva i seguenti particolari: «Il giudice Robert Wenke della Corte Superiore [di Los Angeles] ha approvato l'accordo che impone all'Istituto per la Revisione della Storia di pagare [la riicompensa a] Mel Mermelstein, superstite di Auschwitz [...] L'istituto, il quale dice di non esserci mai stato nessun Olocausto, deve anche pagare al sig. Mermelstein 100.000 dollari per le sofferenze e i danni causati dall'offerta della ricompensa, ha detto l'avvocato [...] La vittoria del sig. Mermelstein in questa causa [ha detto l'avvocato Gloria Allred] costituirà un chiaro messaggio per tutti coloro che, in ogni parte del mondo, cercano di travisare la storia e di causare infelicità e sofferenze agli ebrei [nel senso che] i sopravvissuti dell'Olocausto risponderanno attraverso la legge per difendere se stessi e per sostenere la verità in merito alla propria vita»
  12. ^ [5] C. Mattogno, Come gli storici delegano alla giustizia il compito di far tacere i revisionisti
  13. ^ G.Mosse, Il razzismo in Europa. Dalle origini all'Olocausto, Laterza, Bari 2003 - ISBN 88-420-5401-1
  14. ^ Shoah: Un approccio criticoa alle teorie negazioniste di Carlo Mattogno, di Loris Derni, pag. 2
  15. ^ C.Saletta, Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet, Graphos 1993, p. 30
  16. ^ Paul Rassinier, "Il dramma degli ebrei europei", Ed. Europa, 1967
  17. ^ Richard E. Harwood, "Did Six Million Really Die?", Samisdat Publishers, Ltd, 1974
  18. ^ Nella pubblicazione Auschwitz o della soluzione finale - Storia di una leggenda, l'autore Richard Harwood (pseudonimo di Richard Verall) a pag. 3 afferma: «Il fatto di pretendere che durante la seconda guerra mondiale siano morti sei milioni di ebrei, vittime di un piano tedesco di sterminio, [costituisce] un'accusa assolutamente priva di fondamento»
  19. ^ L'ipotesi Madagascar
  20. ^ "Ogni cosa è illuminata", minuto 33
  21. ^ "I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia", Gross Jan T., Arnoldo Mondadori Editore, 2002
  22. ^ Leon Degrelle, "Lettera al Papa sulla truffa di Auschwitz", Ed. Sentinella d' Italia, 1979
  23. ^ a b Dal dossier "66 domande e risposte sull' olocausto" pubblicato da Institute for Historical Review
  24. ^ a b Jurgen Graf, "L'Olocausto allo scanner", Ed. Gideon Burg, 1993
  25. ^ Roger Garaudy, "I miti fondatori della politica israeliana", Ed. Graphos, 1996
  26. ^ Shlomo Venezia, Sonderkommando Auschwitz, Rizzoli, Milano, 2007
  27. ^ Ibidem
  28. ^ Un numero del The Journal of Historical Review
  29. ^ La Lipstadt nel libro Negare l'Olocausto-Il crescente assalto alla verità e alla memoria aveva definito Irving: un pericoloso negazionista - ANED (PDF di deportati.it), pag. 30-33
  30. ^ Corriere della Sera / Archivio storico
  31. ^ [6] Il verdetto del processo Irving - Lipstadt
  32. ^ Wellers G: Les chambres a gaz ont existe : des documents, des temoignages, des chiffres, Gallimard, 1981 (ed.it : Le camere a gas sono esistite: documenti testimonianze cifre. Torino, 1997
  33. ^ Wellers G: A propos du "rapport Leuchter" et les chambres a gaz d'Auschwitz. Le Monde Juif 134 (Apr-June 1989)
  34. ^ Pressac JC: Les carences et incohérences du Rapport Leuchter, Jour J., la lettre télégraphique juive, 12.12.1988 versione on line.
  35. ^ Pressac JC: Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989 versione on line.
  36. ^ Pressac JC: Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, CNRS Éditions, 1993
  37. ^ REPORT OF PROFESSOR ROBERT JAN VAN PELT.
  38. ^ Rich Green's Homepage.
  39. ^ Michael Shermer and Alex Grobman: Denying History.Who Says the Holocaust Never Happened and Why Do They Say It?.
  40. ^ Baumann Z., Modernità e Olocausto, il Mulino, Bologna 1992, p. 11
  41. ^ Modernità e Olocausto, pag. 7
  42. ^ Modernità e Olocausto, pag. 7
  43. ^ Valentina Pisanty, L'irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, Bompiani 1998 ISBN 88-452-3588-2.
  44. ^ Combattere il Negazionismo: Le prove dell'Olocausto presentate ai processi di Norimberga
  45. ^ Foto degli archivisti dei documenti presso il TMI
  46. ^ Combattere il Negazionismo: Le prove dell'Olocausto presentate ai processi di Norimberga
  47. ^ Gli assassini sono tra noi, di Simon Wiesenthal, Garzanti, Milano 1970, citato ne I sommersi e i salvati di Primo Levi a pag. 3, Einaudi, Torino 1986
  48. ^ Combattere il Negazionismo: le prove dell'Olocausto presentate ai processi di Norimberga nel sito dell' USHMM
  49. ^ Il Tribunale di Norimberga condannò Alfred Krupp come criminale di guerra (nel cosiddetto "Processo Krupp") per l'uso del lavoro schiavistico da parte dell'azienda. Venne condannato a 12 anni di carcere e costretto a vendere il 75% dei suoi averi
  50. ^ La produzione aziendale spaziava dai rotabili ferroviari al materiale aeronautico, da quello bellico a quello automobilistico. Sviluppò numerosi velivoli ed armi contraerei per la Luftwaffe e armi per l'esercito tedesco
  51. ^ Titolo originale: Macht ohne Moral, Hoderberg Verlag, Frankfurt am Main 1957
  52. ^ Lo storico in una nota introduttiva a pag. 11 spiega: «Il termine "documenti" è stato preso in senso stretto. Sono stati contrassegnati come documenti soltanto lettere, ordini, disposizioni, rapporti, formulari, appelli, non resoconti né descrizioni o testimonianze, ecc. Tranne due (cartoline) le illustrazioni sono fotografie originali. Dalle "citazioni" è indicata di volta in volta la fonte esatta. Come "resoconti" sono state raccolte testimonianze e descrizioni di testi oculari, la cui veradicità è stata convalidata da documenti e illustrazioni»
  53. ^ Pagina 7 del Il disonore dell'uomo
  54. ^ Deposizione di Friedrick Flick dinanzi alla Corte di Norimberga su offerte fatte alle SS, (1948), (pagina 23 del libro Il disonore dell'uomo),(D = Domanda dell'accusa/R = Risposta dell'accusato): D.: Nel 1944, insieme ad altre persone appartenenti alla cerchia di Himmler, non ha avuto un piccolo regalo da Himmler? - R.: Che cosa avrei avuto? - D.: Un regalo. - R.: Un regalo? Non direi. Dalla fabbrica di porcellane di Allach ho avuto una figurina equestre come se ne trovano nei negozi a 25 RM. Questo lo ricordo. - D.: Supponiamo fossero dieci pfenning. Lei li ha comunque accettati pur sapendo che venivano da Himmler? - R.: Si, il pacco mi è arrivato e suppongo che come mittente fosse indicato Himmler. Lo posso dire con certezza. Ma non ricordo esattamente. - D.: Ma i suoi regali a Himmler erano un po' più grandi? - R.: Si, molto più grandi, 100.000 RM all'anno - D.: È... - R.: Ma non erano regali. - D.: È vero che a un certo punto lei fu rimproverato da Himmler, e precisamente dopo l'incidente in cui il medico personale di Himmler le disse che costui intendeva mandarla come capitalista internazionale in un campo di concentramento? Kranefuss o Himmler accennarono alla cosa di fronte a lei, al convegno degli amici di Himmler nel 1940? - R.: Intende dire, dopo che la cosa si venne a sapere? - D.: Si. - R.: Dopo che l'ho saputa io? - D.: Si. - R.: Se Himmler fosse venuto a sapere che il suo medico personale me ne aveva parlato, senza dubbio sarebbe successo qualcosa.
  55. ^ Per le Einsatzgruppen, sarà istituito nella serie dei Processi secondari di Norimberga quello denominato: Processo agli Einsatzgruppen, qui, il video storico del processo con le dichiarazioni del Pubblico Ministero americano, Ben Ferencz, nella fase iniziale del dibattimento nel 1947
  56. ^ [Le Einsatzgruppen] «[...] il cui solo obiettivo era l’uccisione in massa degli ebrei[. . .] Seguendo da vicino la linea del fronte avanzante così che pochi potessero sfuggire alla loro rete, nei primi sei mesi della campagna gli Einsatzgruppen uccisero brutalmente con armi da fuoco, baionette, fuoco, torture, bastonate o seppellendoli vivi quasi mezzo milione di ebrei”» in Hitler’s Samurai: The Waffen-SS in Action, di Bruce Quarrie, (storico), Arco Pub., 1983, ISBN 978-0668058056
  57. ^ Quando questi gruppi speciali d’azione raggiunsero i territori sovietici, il numero dei morti, secondo dati non definitivii, era salito a " [...] 900.000, il che rappresenta solo i due terzi circa del totale degli ebrei rimasti vittime di operazioni mobili!- The Destruction of the European Jews, di Raul Hilberg, (storico), Holmes & Meier, 1985.
  58. ^ Einsatzgruppen ("Squadre della Morte")
  59. ^ Un incarico assegnato a questo gruppo, fra gli altri fu quello di «uccidere i civili ebrei durante l'invasione dell'Unione Sovietica, invasione che aveva avuto inizio nel 1941»[7]
  60. ^ La mappa nel sito dell'USHMM
  61. ^ Qui un filmato nazista sulla campagna antisemita il primo aprile 1933
  62. ^ Un altro "film di regime", qui. 30 gennaio 1939, Hitler in un discorso al Parlamento, prevede la distruzione della aazza ebraica in Europa in caso di guerra
  63. ^ Le prove fotografiche e dei filmati nazisti
  64. ^ L'inizio della "raccolta fotografica"
  65. ^ Le prove fotografiche e il rapporto Stroop
  66. ^ Samuelson fra le altre riprese di guerra documentò fotograficamente i due sottocampi del Campo di concentramento di Mauthausen-Gusen: Lenzing e Ebensee
  67. ^ Heslop fra le altre riprese di guerra documentò fotograficamente anche Ebensee, sottocampo del Campo di concentramento di Mauthausen-Gusen
  68. ^ Leon Goldensohn e Robert Gellately, The Nuremberg Interviews, Knopf, 2004, ISBN 978-0-375-41469-5.
  69. ^ Il numero totale dei processi celebrati a Norimberga furono 13 [8]
  70. ^ La linea difensiva di Eichmann, per esempio, confermò anni dopo i processi di Norimberga la regola: si definì l'imputato come un impotente burocrate, esecutore di ordini inappellabili e negando quindi ogni diretta responsabilità
  71. ^ Nazismo: il processo di Norimberga
  72. ^ Il processo di Norimberga nel sito della "storia del XXI secolo"
  73. ^ Tre degli accusati principali forniscono prove sull'Olocausto
  74. ^ La testimonianza di Oswald Pohl al processo secondario di Norimberga a lui dedicato nel sito di Olokaustos
  75. ^ Le prove dell'Olocausto presentate ai processi di Norimberga
  76. ^ Il processo di Norimberga nel sito www.storiaXXIsecolo.it
  77. ^ Rudolf Höß sull'Olocausto
  78. ^ Il volto del Terzo Reich, di Joachim C. Fest, (storico), Mursia, Milano 1970, traduzione di L. Berlot, p. 445
  79. ^ Il volto del Terzo Reich, di Joachim C. Fest, (storico), Mursia, Milano 1970, traduzione di L. Berlot, p. 445
  80. ^ Comandante ad Auschwitz, Einaudi, Torino 1985, traduzione di G. Panzieri Saija, pp. 137, 166
  81. ^ Comandante ad Auschwitz, Einaudi, Torino 1985, traduzione di G. Panzieri Saija, pp. 137
  82. ^ Affidavit firmato da Rudolf Höß il 14 mqggio 1946, nel sito dell'USHMM
  83. ^ Il processo di Norimberga nel sito della Storia del XXI secolo
  84. ^ Otto Ohlendorf sull'Olocausto

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Sul negazionismo[modifica | modifica wikitesto]

  • Zygmunt Bauman, Modernità e olocausto, (traduzione di Massimo Baldini, opera originale: Modernity and the Holocaust, Basil Blackwell, Oxford 1989), Il Mulino, Bologna 1992, ISBN 978-88-15-13415-8 PDF
  • Isaiah Berlin, Il legno storto dell'umanità, Adelphi, Milano, 1994
  • Alberto Burgio, L' invenzione delle razze: studi su razzismo e revisionismo, Roma, Manifestolibri, 1998
  • Richard J. Evans, Negare le atrocità di Hitler. Processare Irving e i negazionisti, Sapere 2000 ediz. Multimediali, 2003. Titolo originale: Lying About Hitler: History, Holocaust, and the David Irving Trial, Basic Books, New York 2001.
  • Marcello Flores, Storia, Verità e Giustizia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2001
  • AA.VV., Il nazismo oggi. Sterminio e negazionismo, Brescia, Fondazione Luigi Micheletti, 1996
  • Francesco Germinario, Estranei alla democrazia. Negazionismo e antisemitismo nella destra radicale italiana, Pisa, BFS, 2001
  • Leonelli R., Muscatello L., Perilli V., Tomasetta L., "Negazionismo virtuale: prove tecniche di trasmissione", in Altreragioni, n. 7, 1998
  • Domenico Losurdo, Il revisionismo storico: problemi e miti Bari, Laterza, 2002
  • Valentina Pisanty, L'irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, Milano, Bompiani, 1998
  • Pier Paolo Poggio, Nazismo e revisionismo storico, Roma, Manifesto libri, 1997
  • Rotondi F., Luna di Miele ad Auschwitz. Riflessioni sul negazionismo della Shoah, con nota di L. Parente, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2005
  • Gian Enrico Rusconi, Germania un passato che non passa
  • Michael Shermer, Alex Grobman, Negare la storia. L'olocausto non è mai avvenuto: chi lo dice e perché, Roma, Editori Riuniti, 2002 (tit. orig. Denying History: Who Says the Holocaust Never Happened and Why Do They Say It?, Berkeley, University of California Press, 2000.)
  • L.Canfora L'uso politico dei paradigmi storici, Laterza, Roma-Bari 2010.
  • D.Losurdo, Il revisionismo storico. Problemi e miti. Laterza, Roma-Bari 1996.
  • M.Testa, Il revisionismo storico. Le opinioni di studiosi e intellettuali. Historica edizioni, Cesena 2013.
  • A cura di A. del Boca, La storia negata : il revisionismo e il suo uso politico. Neri Pozza,Vicenza 2010.
  • C.Vercelli, Il negazionismo. Storia di una menzogna. Laterza, Roma-Bari 2013.
  • Deborah Lipstadt, Denying the Holocaust: The Growing Assault on Truth and Memory, New York Free Press 1986, (ristampa: Plume editor, 1994, ISBN 978-0452272743)
  • Don David Guttenplain, Processo all'Olocausto, traduzione di M. Sartori ed M. Bocchiola, Corbaccio editore, Milano 2001, ISBN 978-8879724395. Titolo originale in inglese: The Holocaust on Trial: History, Justice and the David Irving Libel Case, Granta Books, Londra 2002 ISBN 1-86207-486-0
  • John C. Zimmerman, Holocaust Denial: Demographics, Testimonies, and Ideologies, Lanham, MD, University Press of America, 2000.
  • Ted Gottfried, Deniers of the Holocaust: Who They Are, What They Do, Why They Do It, Brookfield, Twenty-First Century Books, 2001.

Sull'Olocausto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Olocausto (bibliografia).
  • Hoss R., Comandante ad Auschwitz, Torino, Einaudi, 1960.
  • Lauryssens S., Diario di un nazista, Roma, Newton & Compton, 2002

Scritti negazionisti[modifica | modifica wikitesto]

  • Richard Harwood (pseudonimo di Richard Verall), Auschwitz o della Soluzione finale - Storia di una leggenda, tradotto dalla seconda edizione inglese di Did Six Million Really Die? del 1974, Editrice Le Rune, Milano 1978 - Edizione italiana integrale col titolo: Ne sono morti davvero sei milioni? : breve introduzione al revisionismo olocaustico, Effepi editrice [9], Genova 2000 PDF
  • AA.VV. in The Journal of Historical Review (rivista trimestrale), Torrance US-CA, Institute for Historical Review, ISSN 0195-6752. Ad esempio: William B. Lindsey, Zyklon B, Auschwitz, and the Trial of Dr. Bruno Tesch, vol. 4, n. 3 - Autunno 1983.
  • Christophen T., La fandonia di Auschwitz, Parma, La Sfinge, 1984.
  • Cole D., Forty-six important Unanswered Questions Regarding The Nazi Gas Chambres, articolo inserito in codoh.com.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti a siti e testi di negazionisti