George Lincoln Rockwell

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
George Lincoln Rockwell durante il servizio militare

George Lincoln Rockwell (Bloomington, 9 marzo 1918Arlington, 25 agosto 1967) è stato un politico statunitense, fondatore del Partito Nazista Americano. È stata la figura più influente e carismatica del movimento politico neonazista statunitense, e i suoi pensieri e i suoi scritti sono tutt'oggi punto di riferimento per le nuove generazioni di nazionalisti bianchi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Rockwell nacque a Bloomington, nell'Illinois; primo di tre figli da George Lovejoy "Doc" Rockwell e Claire Schade Rockwell. Suo padre era nativo di Providence (Rhode Island), con alle spalle origini inglesi e scozzesi. Sua madre era figlia di Augustus Schade, un immigrato tedesco, e Corrine Boudreau, con discendenze acadiane. Entrambi i genitori erano attori e comici di vaudeville; e alcuni tra i conoscenti di Doc erano personalità miliari dell'epoca come Fred Allen, Benny Goodman, Walter Winchell, Jack Benny e Groucho Marx. George aveva sei anni quando Doc e Claire divorziarono, e divise la sua giovinezza intervallando periodi spesi con la madre ad Atlantic City, nel New Jersey, e con il padre a Boothbay Harbor, nel Maine.[1][2]

Si diplomò alla Atlantic City High School, facendo domanda d'ammissione alla Harvard University quando era ancora diciassettenne. Tuttavia, a causa di alcuni errori di trascrizione della domanda da parte dell'istituto superiore, e la sua richiesta fu rifiutata. Un anno dopo, il padre lo iscrisse alla Hebron Academy, vicino Lewiston (Maine).[3] Durante gli studi fu un avido lettore di filosofia occidentale e romanzi socialmente significativi, comportando un iniziale riesame circa l'importanza delle religioni. Inizialmente si autodefinì come un protestante devoto, ma dopo essersi dedicato più volte alla lettura della Bibbia, percepì la religione come essenza necessaria al funzionamento della civiltà. Contemplò in seguito la possibilità dell'esistenza nell'universo di una "intelligenza sommaria", scegliendo di non avvicinarsi di più all'argomento, definendosi agnostico.

Nonostante ciò, si avvicinò e promosse negli anni sessanta l'identità cristiana. Nell'agosto 1938, Rockwell si iscrisse alla Brown University a Providence (Rhode Island) alla facoltà maggiore di filosofia. Nei suoi corsi di sociologia intrattenne i compagni di studio in discussioni circa l'uguaglianza delle persone, ripudiando l'idea che gli esseri umani nascessero tutti con lo stesso potenziale scopo nella vita. Aprì anche dibattiti su temi sociali cari ai romanzi popolari di cui era appassionato.

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Entrata in politica[modifica | modifica wikitesto]

Rapporti con la Nation of Islam[modifica | modifica wikitesto]

Il principale messaggio promulgato da Rockwell era riguardo alla separazione razziale in America. Nonostante questi pensieri, tentò un rapporto amichevole con l'organizzazione islamica afroamericana Nation of Islam, dal momento che secondo lui il nemico comune da combattere, nonostante le profonde diversità di pensieri delle sue organizzazioni, erano gli ebrei. Elogiò Elijah Muhammad, l'"Hitler dei neri", per la sua determinazione nel cercare di infondere integrità e fierezza al suo popolo. Non mancarono apprezzamenti anche a Malcolm X, da Rockwell riconosciuto come la vera guida degli afroamericani. Malcolm X, tuttavia, in un telegramma del 1965 inviato in occorrenza del tour negli Stati del Sud con il "Hate Bus", espresse il suo disappunto, minacciando il leader neonazista.[4]

Alle celebrazioni del Saviour's Day a Chicago del 1962, Rockwell parlò ai membri della Nation of Islam, tra i quali era presente anche Elijah Muhammad. La maggior parte degli ospiti fischiò e infastidì più volte il suo discorso, anche schernendo gli ideali di Rockwell. Muhammad, in contrasto, fu entusiasta dell'evento e rimproverò tutti coloro che si erano dimostrati contrariati a Rockwell nel numero di aprile '62 di Muhammad Speaks.[5]

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere sopravvissuto a un attentato alla sua vita il 28 giugno 1967 ad Arlington, attuato da sconosciuti e sul quale non si fece mai definitiva chiarezza; poco meno di due mesi dopo, il 25 agosto, Rockwell fu raggiunto da alcuni proiettili di ritorno in macchina dalla lavanderia Econowash sita al centro commerciale Hills Dominion nel blocco 6000 di Wilson Blvd in Arlington. Con le ultime forze uscì barcollando dall'uscita anteriore dal lato passeggero della vettura, spirando dopo pochi passi con il viso rivolto sul marciapiede.[6]

A causa dei colpi che avevano perforato alcune arterie vitali, Rockwell morì di emorragia due minuti dopo l'agguato senza che i soccorsi potessero far niente al loro arrivo. I testimoni indicarono alle autorità la presenza di un uomo posizionato sul tetto del centro commerciale al momento del fatto, poi scomparso poco dopo. Mezz'ora dopo l'assassinio, fu fermato ad alcune miglia di distanza ad una fermata di un autobus John Patler, ex membro del partito nazista americano, e arrestato come sospetto per l'omicidio. Il 78enne padre di Rockwell commentò laconicamente la morte del figlio: "Non sono sorpreso affatto. Ho atteso questo momento per molto tempo".[3]

Eredità e influenza[modifica | modifica wikitesto]

Rockwell è stato una delle principali fonti di ispirazione per la formazione politica del politico per il nazionalismo bianco, David Duke. Studente in una scuola superiore all'epoca dell'assassinio, pare che Duke commentò così il fatto: "il più grande americano che sia mai vissuto, è stato sparato e ucciso".[7]

Rockwell è anche menzionato nella canzone "Talkin' John Birch Paranoid Blues" di Bob Dylan. Nelle liriche, il cantante accusa satiricamente Abraham Lincoln e Thomas Jefferson di essere stati comunisti, giudicando Rockwell come l'unico "vero americano".[8]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio di George Lincoln Rockwell è uno dei protagonisti della miniserie Radici - Le nuove generazioni, ed è interpretato da Marlon Brando.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • American Fuehrer: George Lincoln Rockwell and the American Nazi Party by Frederick James Simonelli, (University of Illinois Press, 1999, ISBN 0-252-02285-8).
  • Hate: George Lincoln Rockwell and the American Nazi Party by William H. Schmaltz, (Brasseys, Inc., 2001, ISBN 1-57488-262-7).
  • The Fame of a Dead Man's Deeds by Robert S. Griffin, (1st Books Library, 2001, ISBN 0-7596-0933-0), pages 87–115.
  • Siege: The Collected Writings of James Mason by James Mason (Appendix III contains Mason's "George Lincoln Rockwell: A Sketch of His Life and Career"; introduced by Ryan Schuster, Black Sun Publications, ISBN 0-9724408-0-1)
  • "Rockwell, U.S. Nazi, Slain; Ex-Aide is Held as Sniper", Graham, Fred P., New York Times, Saturday, 26 August 1967, pages 1, 14.
  • "Rockwell Burial Causes A Dispute", uncredited, New York Times, Sunday, 27 August 1967, page 28.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Interview with George Lincoln Rockwell by Alex Haley in Playboy (April 1966)
  2. ^ "When Hate Came to Town: New Orleans' Jews and George Lincoln Rockwell" by Lawrence N. Powell in American Jewish History (85.4, 1997, pp. 393–419)
  3. ^ a b Engar Allen Beem, Rogues, Rascals, & Villains in Down East: the Magazine of Maine, agosto 2008, pp. 117–118.
  4. ^ A telegram to Rockwell from Malcolm X, 1965.
  5. ^ George Lincoln Rockwell Meets Elijah Muhammad
  6. ^ 1967: 'American Hitler' shot dead, BBC, 25 agosto 1967. URL consultato il 22 agosto 2007.
  7. ^ Elinor Langer, "A Hundred Little Hitlers," (Picador, New York, 2004), p. 131
  8. ^ Talkin' John Birch Paranoid Blues. URL consultato il 26 luglio 2010.

Controllo di autorità VIAF: 13160738 LCCN: n79055074