Personaggi di Corrado Guzzanti

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Corrado Guzzanti.

Questa lista raccoglie i personaggi creati da Corrado Guzzanti dal 1990 a oggi, con una scheda di presentazione per ognuno di essi. Esiste inoltre qualche inconsistente riferimento all'imitazione di Ottaviano Del Turco e al personaggio dell'Avvocato Spaziale (sagoma del giurista Giuliano Spazzali), portati entrambi in scena a Tunnel, nel 1994.[1][2]

Sono elencati i soli personaggi impersonati in carne e ossa, escludendo gli sketch in cui il comico faceva sentire solo la propria voce, come nel caso del telespettatore abruzzese (noto anche come l'uomo con la casa in Abruzzo) che interrompeva telefonicamente tutte le puntate del caso Scafroglia, travisando puntualmente le parole pronunciate poco prima dal presentatore del programma, a causa di banali disguidi linguistici, come «Fa l'ACI» al posto di «Fallaci» (Oriana, la giornalista).

In oltre vent'anni di carriera televisiva, Corrado Guzzanti ha portato in scena una miriade di personaggi diversi, alcuni più ricordati di altri. Tra questi ultimi, si ricordano per esempio l'inviato del TG1 che ad Avanzi voleva convincere a ogni costo persone emarginate che la colpa delle loro sfortune era attribuibile al Comunismo; Piercarlo, uno dei tanti mariti incapaci di soddisfare sessualmente la compagna (interpretata nelle gag da Carla Signoris)[3]; Afrosio, l'ingenuo inviato del TG4 al soldo di Emilio Fede (a Tunnel Afrosio era impersonato da Mauro Pirovano), del quale si può trovare un breve filmato alla fine del DVD Millenovecentonovantadieci; Gnol, cugino di Arnel (Marco Marzocca), entrambi collaboratori domestici del conduttore de Il caso Scafroglia.

Imitazioni[modifica | modifica wikitesto]

Antonello Venditti[modifica | modifica wikitesto]

« ...E allora vieni con me, amore, sul Grande Raccordo Anulare, che circonda la capitale, e nelle soste faremo l'amore, eh... E se nasce una bambina poi la chiameremo Roma! »
(Guzzanti - Venditti)
Antonello Venditti impersonato dal comico romano.

L'imitazione di Antonello Venditti fu proposta per la prima volta ne L'ottavo nano. In quasi ogni puntata dello show, il finto cantautore entrava in studio con il suo pianoforte bianco, trasportato al centro della sala mediante una pedana scorrevole, e nella sua canzone, costruita sul brano del vero Venditti Roma Capoccia, descriveva i personaggi e i (dis) servizi che si potevano incontrare a ogni svincolo del Grande Raccordo Anulare (Bruno l'infame all'uscita della Laurentina, una buca vicino a quella per Torpignattara, la benzinaia Sabrina che lavora all'autogrill) e così via. In un'altra occasione invece, Guzzanti - Venditti veniva ripreso di schiena mentre faceva finta di suonare il pianoforte e cercava, con la cartina appoggiata sui tasti dello strumento, una strada della viabilità romana da cui trarre ispirazione per un nuovo brano. Dal punto di vista vocale e canoro, invece, Guzzanti enfatizzava largamente l'accento romano dell'artista e la sua consuetudine di trascinare le vocali, in particolare la «a» e la «e», alla fine di ogni strofa.[4]

Dopo poche apparizioni la parodia divenne un cult e gli audio dei brani cantati in trasmissione si diffusero su internet in formato MP3.[5] Anche il vero Antonello Venditti dimostrò di apprezzare l'imitazione di Corrado Guzzanti, al punto da invitarlo a un suo concerto presso il Circo Massimo per interpretare con lui la canzone del Grande Raccordo Anulare,[6] inserita poi nel suo ultimo album Circo Massimo 2001.[7] La più recente apparizione di Guzzanti-Venditti conclude Aniene con un nuovo pezzo: L'Esondazione dell'Aniene.

Antonio Di Pietro[modifica | modifica wikitesto]

« [...] Allora qua mi sembra sempre che è come quando giochi a carte e tieni tre coppe in mano e vince coppe, poi quando tocca a te, quello dice: «No! Adesso vale spade!» Ma come! Quando faceva comodo a te, era coppe, mo' che è il cittadino che tiene 'i coppe, vale spade! Allora, noi dell'Italia dei Valori, se il dito indica la luna, non è la luna che la luna già stava prima... Qua è il cittadino che se io porto l'esca per chiappare 'o scarfaglione, me porto l'esca per lo scarfaglione, se tu mi dici che 'a barca ce mette le ali, non è che diventa un aeroplano... Capisci a me, qua stiamo sempre a taglià il salame col cucchiaino! Se io porto la forchetta tu mi versi a minestra, loro si pensa che i cittadini stanno qui per farsi vende fumo e farsi fregà l'arrosto; ma così neanche senza na bi... immane! Allora, per esempio, l'altra sera, stando calmi, l'altra sera noi dell'Italia dei Valori... è finito il provolone! »
(Guzzanti - Di Pietro)

Di questo personaggio esiste un solo sketch, di breve durata, trasmesso durante ogni tappa dello spettacolo teatrale, Recital, che il comico ha portato in giro per l'Italia nella prima metà del 2009. Con questa interpretazione, Corrado Guzzanti ha dato nuova linfa alla tradizione che lo ha visto imitare i più importanti uomini del Centrosinistra, con l'intento di smascherarne i vizi e i difetti: da Romano Prodi a Fausto Bertinotti fino a Francesco Rutelli e, per l'appunto, il leader dell'Italia dei Valori, offrendone un'immagine leggermente diversa da quelle create da altri due imitatori che si sono specializzati nella parodia di questo uomo politico: Neri Marcorè e Sergio Friscia.

Salta subito all'occhio dello spettatore il movimento delle mani, che è impulsivo, non accenna mai a fermarsi e che anzi, man mano che il personaggio prosegue nel suo discorso, si tramuta in un gesticolare che si fa quasi ossessivo. Ogni parola pronunciata dalla bocca del finto Di Pietro è accompagnata da uno scatto corporeo, segno di un'agitazione che si fa sempre più forte e che s'impossessa del personaggio. La comunicazione non è solo vocale e linguistica, ma è fisica, corporea, concreta. L'immedesimazione di Guzzanti nell'ex magistrato si completa nel modo con cui viene trasmesso il messaggio; la macchietta parla per metafore, per esempi, per paragoni che sulla carta servono a chiarire le idee al semplice cittadino che non parla il "politichese" e non capisce complesse formule giuridiche, ma in realtà gli rendono ancora più difficile la comprensione degli eventi.

Si potrebbe concludere il ragionamento sottolineando che con questa imitazione Guzzanti se la prende soprattutto con la scarsa capacità comunicativa di Di Pietro, dall'eloquenza spesso sgrammaticata e infarcita d'incomprensibili termini dialettali. Il giudizio di Corrado Guzzanti su Di Pietro è dunque dicotomico, fondandosi su due elementi, positivo e negativo.

Edward Luttwak[modifica | modifica wikitesto]

« (Tenendo al guinzaglio un attivista no global) Allora, giovinetto di merda, finiamo questa abiura. Okay? Rispondi «Sì». Credi tu nel libero mercato? Rispondi «Sì». Sì. Credi tu che il mercato si regolamenta da solo, e non ha bisogno di nessun capellone di merda fra i coglioni? Rispondi «Sì». Credi tu che siamo in democrazia? Rispondi «Heil». Hai tu il libero arbitrio? Rispondo io: sì. [...] E ringrazia che vivi in un paese libero. »
(Guzzanti - Luttwak)

La parodia dell'economista statunitense comparve un paio di volte nella trasmissione Il caso Scafroglia,[8] dove Guzzanti offrì il punto di vista del finto Luttwak sulla Guerra d'Iraq, a quel tempo intrapresa dagli Stati Uniti d'America e i suoi alleati. Con questa imitazione, l'attore volle criticare l'amministrazione Bush e le motivazioni da essa addotte per motivare l'invasione del Paese mediorientale; Guzzanti, come parte dell'opinione pubblica, non credeva infatti che il dittatore iracheno fosse realmente in possesso di armi di distruzione di massa e riteneva al contrario che le reali intenzioni degli USA fossero quelle di appropriarsi delle immense risorse petrolifere irachene.[9] Guzzanti-Luttwak, in collegamento da una stanza dove maltrattava giovani no global e li costringeva ad abiurare le loro idee, sosteneva che intervenire militarmente fosse davvero necessario per scongiurare il rischio di un attacco, che Saddam avrebbe potuto sferrare con le armi che aveva ricevuto in passato dagli stessi Stati Uniti.[10]

Emilio Fede[modifica | modifica wikitesto]

« ... La domanda del nostro sondaggio è: ha torto la sinistra o ha ragione la destra? »
(Guzzanti - Fede)

Corrado Guzzanti prese di mira per la prima volta il conduttore del TG4 nell'aprile 1994, all'interno della trasmissione satirica Tunnel. L'imitazione di Fede era proposta in ogni puntata; in questo modo, Guzzanti ebbe la possibilità di realizzare un ritratto completo del giornalista di Mediaset, ironizzando in particolare sul suo atteggiamento accomodante[11] verso Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, a partire dalla sua "discesa in campo". Ogni sketch prendeva spunto da eventi di attualità che riguardavano la figura del Presidente di Forza Italia, tra cui i problemi giudiziari, i sondaggi che ne decretavano un successo sempre crescente durante la campagna elettorale del 1994 e, dopo il successo alle elezioni, i provvedimenti legislativi del nuovo governo.

Guzzanti, che appariva sempre dietro alla scrivania dello studio del telegiornale con indosso una giacca simil-militare con l'allora simbolo di Canale 5 ricamato sullo scollo, faceva leva sulla prevalenza di notizie di cronaca nera e rosa nell'informazione del telegiornale diretto dal giornalista siciliano. L'attore romano rimarcò e caricaturizzò la passione di Fede nei confronti dell'altro sesso[12], traendo ispirazione dalla gaffe che il giornalista aveva commesso qualche anno prima, quando era stato scoperto, in un momento di distrazione, a fare pesanti apprezzamenti verso la giornalista e scrittrice Kay Rush, che insieme a Marino Bartoletti gli stava dando la linea da un altro studio per commentare le ultime notizie sulla Guerra del Golfo. Dalle allusive parole di Fede, Guzzanti trasse spunto per dare vita a un personaggio che faceva pesanti avances e alle sue collaboratrici Franca e Jolanda, e alla conduttrice Serena Dandini. Tratto distintivo di tale caricatura era altresì la gesticolazione frenetica (che pure, per ammissione dello stesso Guzzanti, non era una caratteristica peculiare di Emilio Fede).

Guzzanti ripropose l'imitazione a Mai dire gol (1995-1996) e per l'ultima volta a Comici (1998), riprendendo alcune delle battute che avevano dato notorietà al personaggio. Per l'interpretazione finale, dell'abbigliamento di scena il comico cambiò soltanto le spille appuntate sulla giacca, che a differenza del Fede di Tunnel raffiguravano il biscione, non più il logo di Canale 5. Nella nuova gag ci fu spazio anche per Michelino, un bambino di otto anni che appariva con frequenza a fianco del Guzzanti - Fede già qualche anno prima, sempre interpretato dall'amico Marco Marzocca. Maltrattato di continuo dal presentatore del TG4 e sottoposto a minacce di ogni tipo, come di chiamare Oliviero Diliberto e di farlo mangiare (in virtù della voce secondo cui i comunisti di Russia e Cina si cibavano di bambini nei momenti di crisi economica), nella scenetta di Comici Michelino uscì dal baule in cui era stato rinchiuso e si rifugiò nella sottana di Serena Dandini, dopo avere rivolto al pubblico il saluto che lo stesso Fede gli aveva insegnato e che riproduceva il verso del biscione.

Enrico Ghezzi[modifica | modifica wikitesto]

« ...Ma è vero che ce sta ancora un cinema alto e un cinema basso, se po' parlà oppure semplicemente vogliamo parlà de quello che sta solo davanti e come so' fatte alcune poltrone... »
(Guzzanti - Ghezzi)

Ghezzi, autore di Blob e critico cinematografico, è stato parodiato da Corrado Guzzanti in tre programmi. Prima ad Avanzi, poi al Pippo Chennedy Show, dove il comico presentò per la prima volta una "parodia nella parodia", nel senso che il finto Ghezzi era interpretato da un altro personaggio di Guzzanti, Lorenzo, che vestito con una semplice t-shirt bianca a mezze maniche e uno spesso paio di occhiali, raccontava, usando un linguaggio confuso e criptico, la trama di un film, realmente esistente oppure inventato. Nella gag non mancavano alcuni tipici comportamenti di Lorenzo (conduttore della rubrica Lorenzo Fuori Orario, ispirata dal programma notturno Fuori orario, condotto dallo stesso Ghezzi), come la forte cadenza dialettale romanesca e l'abitudine a enfatizzare determinati concetti con urla improvvise, accompagnati dall'uso di parole colte ma spesso non inerenti al tema trattato.[13]

L'imitazione di Enrico Ghezzi fu riproposta qualche anno dopo nel caso Scafroglia, ma con qualche differenza; mentre le recensioni del primo Ghezzi erano interrotte spesso dalle obiezioni della Dandini, in collegamento diretto con lui, e il critico appariva sullo sfondo di una scena del film che stava presentando, nel nuovo programma Guzzanti recitava su di uno sfondo completamente bianco e aveva la possibilità di parlare senza essere interrotto, cosa che tuttavia non gli impediva di rendersi ugualmente incomprensibile allo spettatore. Inoltre, pur denotando maggiore tranquillità nell'esposizione del racconto della pellicola di turno, qualche volta era contraddetto da un personaggio fuori scena, interpretato da Marco Marzocca, che interveniva vocalmente per avvertire l'autore di errori che lo portavano a confondere il film discusso con un altro lavoro cinematografico.[14] Oppure irrompeva direttamente davanti alla telecamera reclamando indietro delle «piotte» (soldi) da Ghezzi, dando inizio a un litigio che poneva termine alla discussione sul film: a quel punto lo stesso Corrado Guzzanti, in qualità di conduttore, prendeva la linea dallo studio principale.

Enrico Mentana[modifica | modifica wikitesto]

« Buonasera per questa edizione del nuovo TG5, il TG sopra le parti e sotto i partiti! »
(Guzzanti - Mentana)

Corrado Guzzanti vestì i panni di Enrico Mentana una sola volta, ai tempi di Avanzi, nel 1993, quando Mentana era il conduttore del TG5. L'imitazione del "mezzobusto" più famoso di Canale 5 fu la prima di una serie che avrebbe compreso anche altri importanti esponenti del mondo giornalistico italiano, tra cui Emilio Fede e Paolo Liguori, rispettivamente i volti più noti di TG4 e Studio Aperto, gli altri telegiornali delle reti Mediaset.

Enrico Mentana era balzato agli onori delle cronache nel 1992, quando aveva esordito positivamente alla conduzione del TG5, strappando giorno dopo giorno una fetta sempre più consistente di telespettatori al TG1 fino a vincere contro di esso la battaglia degli ascolti.[15] Guzzanti si interrogò evidentemente sul modo con il quale la televisione di stato era stata superata da Mediaset nel campo delle finestre d'informazione; la parodia di Mentana manifestò l'opinione sprezzante del comico verso la conduzione del telegiornale e gli argomenti in esso descritti. Il personaggio, infatti, presentava il telegiornale dal bancone di un bar, sul quale era appoggiata un'avvenente ragazza seminuda che aveva il compito di passare al conduttore uno dei tanti prodotti che venivano pubblicizzati all'interno del telegiornale, tra una notizia e l'altra. In una tranche della scenetta Mentana, affermando di essere pronto a dare alcune news in maniera svelta, le pronunciava troppo velocemente farfugliando un insieme di parole che si accavallavano tra loro, rendendo incomprensibile il discorso.

In pratica, Guzzanti accusò Mentana di avere ottenuto successo per avere preferito dare risalto a notizie di minor peso specifico, come quelle sul mondo delle celebrità e del gossip, nei cui relativi videoservizi venivano spesso mostrate procaci attrici con vistose scollature: una formula televisiva che lo Studio Aperto di Mario Giordano avrebbe apertamente importato e poi sviluppato qualche anno dopo. Gli infiniti elenchi di sponsor presentati tra le notizie dal finto conduttore erano poi un chiaro richiamo alla pausa pubblicitaria inserita tra le previsioni meteo e parte informativa, pausa che Canale 5 fu la prima rete televisiva a introdurre nel palinsesto.

Fausto Bertinotti[modifica | modifica wikitesto]

Nota: Nell'imitare Fausto Bertinotti, Corrado Guzzanti pronuncia la "r" come una "v", poiché il politico soffre di rotacismo.

« Io devo govevnave? Ma mi hai guavdato in faccia? Il nostvo scopo è quello di aveve il più gvande pavtito del Paese senza vesponsabilità di govevno. »
(Guzzanti - Bertinotti)

La parodia di Fausto Bertinotti, rappresentata da Guzzanti tra 1997 e 2001 in tre occasioni (una al Pippo Chennedy Show, altrettante a Comici e L'ottavo nano), fu strettamente legata all'attualità delle vicende politiche del primo governo Prodi, le cui decisioni incontravano spesso l'opposizione di Bertinotti e del suo partito, che rientrava a quel tempo nella maggioranza che sosteneva il governo, senza però farne parte.

Fausto Bertinotti imitato da Guzzanti nella tappa di Bologna dell'ultimo tour teatrale del comico romano, Recital, del 2009.

Il comico dipinse il politico come un uomo giocoso, per nulla serio, sempre pronto a fare scherzi al "povero" Romano Prodi e ai suoi alleati come Walter Veltroni e disposto a rompere con il compagno di partito Armando Cossutta non per motivazioni politiche e ideologiche, ma per questioni banali come il cattivo gusto in materia di abbigliamento. Proprio nello sketch del 1999, il finto Bertinotti dichiarò che la separazione in seno al partito decisa da Cossutta era dovuta non tanto a divergenze di pensiero, quanto al «cattivo gusto» del contendente, che a suo dire «vestiva veramente male».

Presentatosi sempre in modo elegante (Guzzanti riprende l'attenzione che il politico ha sempre dedicato alla sua immagine)[16], Bertinotti dichiarava che fare cadere il governo era un divertimento e un gioco; il suo obiettivo di strappare voti agli alleati di governo non era indirizzato all'assunzione di incarichi amministrativi sempre più prestigiosi, bensì alla volontà di causare la fine di ogni esperienza governativa alla quale partecipava il suo partito, solo per divertirsi e ridere alle spalle di chi si fidava di lui.

Alle tante parole informali e confidenziali che pronunciava, Guzzanti-Bertinotti affrontava a volte tematiche serie, riguardanti quasi sempre l'economia. Dopo avere cercato di chiarire determinati aspetti del mercato internazionale e del mondo del lavoro con complessi ed elaborati ragionamenti, come costume dell'originale, e ricevuta l'assicurazione dell'interlocutrice Dandini di averli compresi, smontava abitualmente le sue stesse tesi bollandole come «cazzate» e ammettendo di non averne neppure compreso il significato.

Francesco Rutelli[modifica | modifica wikitesto]

« Er Paese non è de destra né de sinistra: il Paese è de Berlusconi! »
(Guzzanti - Rutelli)

L'imitazione di Francesco Rutelli fu interpretata a L'ottavo nano, in piena campagna elettorale per le elezioni del 2001. Rutelli era il candidato del Centrosinistra alla Presidenza del Consiglio e Guzzanti decise di raccontare, immedesimandosi nel politico, i risultati conseguiti dalla sua coalizione negli anni precedenti, non disdegnando però di lanciare messaggi di affetto verso Silvio Berlusconi, suo avversario nella corsa alla poltrona di Presidente.

Il personaggio creato dal comico era un trasformista dallo spiccato accento romanesco, sgarbato, costantemente arrabbiato e insolente, per il quale Guzzanti trasse ispirazione dai tanti personaggi impersonati da Alberto Sordi[17]: beceri, maleducati e dal modo di fare semplice. Il comico, seguendo i risultati dei sondaggi che premiavano sempre di più la coalizione del Centrodestra, mutò di puntata in puntata l'atteggiamento del finto Rutelli, che da sicuro di sé divenne gradualmente preoccupato e pessimista, al punto da assicurare a Berlusconi la sua amicizia e il suo appoggio in caso di vittoria di quest'ultimo. Alla fine il politico lanciò un monito all'avversario, implorandolo di ricordarsi «degli amici, di chi t'ha voluto bene!» nel momento dell'assegnazione degli incarichi di governo.

In una puntata dello show, fu trasmesso uno sketch dove il falso Rutelli veniva ripreso mentre, seduto al pianoforte, cercava di trovare ispirazione per la realizzazione dell'inno dell'Ulivo: dopo vari tentativi, Guzzanti riprendeva il motivo che riproduceva un inno già esistente, quello di Forza Italia, con la parola «Ulivo» a sostituire «Italia». L'intento satirico della gag era evidentemente quello di trasmettere allo spettatore l'idea che gli interessi delle due coalizioni fossero diventati gli stessi e le differenze ideologiche tra le due fazioni venute a mancare. Quindi, secondo Guzzanti, in realtà i contrasti tra le due principali anime della politica italiana non c'erano e i membri di entrambe le parti scatenavano finte incompatibilità per mantenere uno status quo che permetteva loro di conservare il potere.

A confermare questa interpretazione, erano le parole pronunciate in un'altra scenetta da Guzzanti - Rutelli, il quale affermò che il suo principale avversario all'interno dell'Ulivo era Silvio Berlusconi, e rivendicava il "merito", parlando a nome di tutto il Centrosinistra, di non avere preso decisioni sfavorevoli nei confronti del Presidente di Forza Italia nella legislatura 1996-2001, non «torcendogli un capello» non sciogliendo mai il nodo del conflitto d'interessi e delle televisioni, liquidando l'ex Presidente del Consiglio Romano Prodi («Ciao Prodi! Mannace 'na cartolina!»), scatenando Mariotto Segni contro Gianfranco Fini, «disintossicando» Umberto Bossi dopo la rottura con Berlusconi del 1995 e «riconsegnandoglielo con la garanzia» e tante altre cose ancora.[18]

Gabriele La Porta[modifica | modifica wikitesto]

« Buonasera, e benvenuti a La Porta dell'anima[19], ricordo La Porta dell'anima va in onda che va in onda tutti i lunedì, martedì alle cinque sabato dalle due alle sette fino al tre lugno, giuglio, lugno, undicembre, dodicembre e tredicembre. Oggi è il tre marzo 1960 e ho quattordici anni. La volta scorza abbiamo parlato della conoscenza. Questa settimana invece parliamo della conoscenza ovvero della conoscenza come la volta scorza... altrimenti lui muore! (puntando il coltello contro l'ostaggio legato alla colonna) »
(Guzzanti - La Porta introducendo una puntata del suo "programma")

Il filosofo Gabriele La Porta, ex-direttore di Rai 2, fu colpito dalla satira di Corrado Guzzanti in molte puntate de L'ottavo nano e anche ne Il caso Scafroglia, tra il 2001 e l'inizio del 2003. Fisicamente, il La Porta interpretato da Guzzanti si presentava con dei lunghi capelli bianchi, stempiati sulla sinistra, e un lungo naso appuntito; era vestito con una giacca di pelle a frange e portava due paia di occhiali (uno indossato, l'altro tenuto nella mano per gesticolare).

Caratterialmente, si trattava di un personaggio schizofrenico, dedito all'enunciazione di ragionamenti sconclusionati e privi di filo logico: questa caratteristica fu la più accentuata da Guzzanti, in riferimento all'abitudine del filosofo di recitare, nel corso dei suoi programmi, monologhi filosofici difficilmente comprensibili, perlomeno a chi non è avvezzo alla materia e non conosce le linee di pensiero dei più eminenti rappresentanti della filosofia antica e moderna. Così nei suoi discorsi comparivano nomi come Giordano Bruno e Plotino, oppure dava conto di un «Edipo che impazzisce e fa le bolle di sapone dalle orecchie» e così via.

Guzzanti - La Porta era inoltre spesso vittima di raptus omicidi e minacciava, nel corso della scenetta, un uomo (Marco Marzocca) legato a una poltrona o a una delle quattro colonne che si notavano in fondo alla scena, al grido di «Altrimenti lui muore!», il tutto allo scopo di "costringere" la rete televisiva a lasciarlo andare in onda tranquillamente e spingere gli ascoltatori ad assecondare i suoi delirî[20]. In altri casi, credendo di udire delle persone entrare nello studio, il finto La Porta schizzava in piedi, pistola alla mano, e lasciava partire alcuni colpi alle sue spalle, urlando furiosamente "Chi c'è? Chi c'è?".

Le scenette si concludevano poi, di norma, con la lettura delle lettere dei "telespettatori", che sovente rivelavano al filosofo le loro difficoltà nella vita quotidiana: la macchietta allora si faceva beffe di loro, insultandoli per le loro deficienze e si giustificava asserendo che i suoi epiteti derivavano tutti da parole greche che significano "saggezza" (ad esempio, leggendo su una lettera di una ragazza che si definiva "claudicante", il comico ribatteva «no, tu sei una zoppa [...] che è una parola bellissima e deriva dal greco [...] zoppéus, che significa "saggezza"»). In due degli episodi che vedevano La Porta protagonista, apparvero in qualità di ospiti Gianfranco Funari e Gianni Baget Bozzo, sempre impersonati da Guzzanti, che litigarono con il conduttore della rubrica per diversi motivi; il primo, per il fatto che secondo la sua opinione la trasmissione del filosofo induceva al sonno, mentre il sacerdote voleva liberarsi di lui allo scopo di impadronirsi della scena.

In una puntata dell'ottavo nano, inoltre, Guzzanti - La Porta irruppe in studio portando con sé come ostaggi Marzocca, Biondic (Caterina Guzzanti) e la "spaventata" Serena Dandini, e armato di pistola e di coltello fece "strage" tra il pubblico in studio (una delle tre vittime della serata era il finto spettatore Andrea Blarzino, che avrebbe poi girato con Guzzanti Fascisti su Marte nel ruolo del renitente Santodio).[21] L'imitazione di Gabriele La Porta fu riportata in scena l'anno successivo al Caso Scafroglia, dove il filosofo, impegnato a giocare a Scarabeo contro tre avversari, non riusciva a formare una parola dotata di senso compiuto; tuttavia, non riconoscendosi sconfitto, insisteva perché la parola da lui creata («selfecce») fosse riconosciuta come effettivamente esistente o in ultima istanza aggiunta al vocabolario dopo la zeta, perché intanto «non avrebbe dato fastidio a nessuno».

Giampiero Mughini[modifica | modifica wikitesto]

« Se c'è una cosa che tollero ancora meno del fascismo è l'antifascismo, con questa sua tracotanza che io aborro. »
(Guzzanti - Mughini)

Giampiero Mughini fu parodiato da Corrado Guzzanti una sola volta all'interno di una puntata del Personal TG di Emilio Fede, nella trasmissione Tunnel del 1994. Mughini apparve in veste di ospite del telegiornale e fu interpellato da Fede sulla polemica tra fascismo e antifascismo, nella quale l'opinionista s'inserì dalla parte di chi rimpiangeva il periodo mussoliniano, affermando di «aborrire la tracotanza» dell'opposizione al fascismo. A quel punto, Fede interruppe improvvisamente le riflessioni di Mughini, proprio nel momento in cui stava per spiegare le ragioni della sua posizione, e gli riferì che a interessare il pubblico non erano le sue parole, ma piuttosto l'attitudine del suddetto a gesticolare e ad assumere pose divertenti. Mughini accolse la richiesta del direttore e cominciò a esibire una serie di «faccette», fino a bloccarsi e a costringere Fede a chiamare due infermieri per portarlo via.

Gianfranco Funari[modifica | modifica wikitesto]

« (rivolgendosi al cameraman) Inquadrame! Metteme a foco! Strignomo! Zummolo! De più! De meno! »
(Guzzanti - Funari)
« 'A mortadella è un prodotto molto delicato, perché è priva de polli fosfati. A me me piace tanto 'a mortadella, 'a taglio fina fina fina, 'a metto m'bocca, se squaja! »
(Guzzanti - Funari)

Tra tutti i personaggi imitati da Corrado Guzzanti, Gianfranco Funari fu quello che gli diede la maggiore notorietà, al punto che gli sketch del finto Funari divennero molto presto un cult. Il comico parodiò Funari nel periodo in cui lo showman stava progettando di entrare in politica, candidandosi alla carica di sindaco di Milano e cercando di accedere a quella categoria di persone che aveva spesso osteggiato nell'arco di tutta la sua carriera televisiva e professionale. Il personaggio creato da Guzzanti era particolarmente vicino a quello che si proponeva di imitare, sotto molti punti di vista, per esempio nella voce. Guzzanti assunse una tonalità vocale molto vicina a quella del vero Funari, non avendo inoltre alcun tipo di problema a riprendere la cantilenante parlata romanesca del presentatore, già provata in altre creazioni satiriche, come Lorenzo o Rokko Smithersons.

Un altro punto di forza della macchietta era la gestualità; nel rappresentarlo Guzzanti muoveva continuamente le braccia e soprattutto le dita, portandole sulle guance e ai lati della bocca, e accompagnando le parole più forti e provocatorie con movimenti delle mani altrettanto bruschi e improvvisi. Infine, il personaggio di Guzzanti descriveva e raccontava i personaggi e le situazioni più imbarazzanti del momento politico, servendosi di "disgustose" metafore, inerenti quasi sempre le feci, i cattivi odori e ciò che è additato comunemente come fastidioso (per esempio la figura della suocera).

Tra il primo e il secondo Funari, quest'ultimo proposto ne L'ottavo nano, non si possono rintracciare grandi differenze, neppure nella presentazione che il personaggio faceva al pubblico a casa. Infatti, il presentatore entrava abitualmente in studio camminando nervosamente nella sua parte centrale e, spostandosi da una telecamera all'altra, chiedendo ai vari cameramen di inquadrarlo a turno con un determinato zoom. Le storpiature grammaticali del finto Funari, che consistevano spesso in inviti quali «Zummolo!» e «Strignomo!», non facevano altro che aumentare ed enfatizzare l'intento satirico dell'interpretazione.

Dopo la morte del conduttore, Guzzanti ha usato nei suoi spettacoli teatrali la sua figura per fare una parodia di un Paradiso infernale:

« Qua è 'na tragedia... La cosa veramente drammatica so' i servizi, l'igiene nei posti pubblici è molto trascurata. [...] La cosa che m'ha veramente sbalordito? La tazza al contrario... 'na cattiveria! Questi so' i misteri. L'altro mistero è che mettono l'aglio dappertutto... Se magna male. »
(Guzzanti - Funari dal Paradiso)

Gianni Baget Bozzo[modifica | modifica wikitesto]

« Che cos'è l'Anticristo? Il Vangelo ce lo descrive come un uomo alto, maschio, bello, molto affascinante, i capelli neri, con uno sguardo che ti seduce... Che ti seduce! »
(Guzzanti - Baget Bozzo)

Parodia dell'omonimo, comparve solo due volte nella trasmissione L'ottavo nano, di cui una all'interno dello sketch di Gabriele La Porta, sempre imitato da Guzzanti: il tutto fu realizzato con "due Guzzanti" nella stessa inquadratura, ciascuno nella rispettiva parte. La gag si basava sulla quasi incomprensibilità delle bofonchiate parole pronunciate dal prete, fra le quali si poteva intuire la volontà di mettere al rogo un terzo personaggio della scenetta, imbavagliato e legato a un palo (interpretato come al solito da Marco Marzocca), e una disquisizione sul diavolo durante la quale pareva essere "posseduto" da un demone recante una voce simile a quella di Paperino, di cui a volte inseriva la tipica parlata.

In questa imitazione una funzione molto importante era rivestita dai truccatori, che realizzarono sul viso di Guzzanti una maschera, modellata in modo da creare una forte somiglianza a livello cutaneo con Baget Bozzo; infatti, il sacerdote savonese presentava un notevole invecchiamento della pelle nella parte inferiore del viso.

Giovanni Minoli[modifica | modifica wikitesto]

« (In riferimento al destino della vittima) Verrà innanzitutto strangolato, poi scolato il sangue, verrà aperto, sezionato a colpi di mannaia e verranno strappate le interiora! »
(Guzzanti - Minoli)

Il giornalista della Rai fu una delle prime vittime di Corrado Guzzanti, che portò in scena la sua imitazione già nella prima edizione di Avanzi, all'inizio degli anni novanta.

Il Minoli interpretato dal comico era un sanguinario, appassionato di omicidi e stragi di cui raccontava i retroscena, i protagonisti e soprattutto i dettagli più macabri, nel descrivere i quali si esaltava e provava un perverso piacere. La scena era organizzata in modo tale da assomigliare perfettamente a quella dello studio di Mixer, la trasmissione ideata e condotta per molti anni da Giovanni Minoli: Guzzanti era ripreso da una telecamera in primo piano e da un'altra un po' più lontana, angolata diversamente; l'immagine ripresa da quest'ultima veniva proiettata su di un pannello in chroma key, posto alle spalle del comico, che dunque appariva due volte nella stessa immagine (un accorgimento tecnico escogitato da Minoli per attirare l'attenzione dei telespettatori). Con ogni probabilità, Guzzanti volle colpire la tendenza del programma che, con il passare degli anni, stava sottraendo sempre maggiore spazio alla politica, per dedicarlo frequentemente alla cronaca nera, abitudine che stava dilagando nel mondo della televisione italiana e su cui avrebbe puntato il dito anche con la parodia di Emilio Fede.

Dal punto di vista politico, il comico rappresentò Giovanni Minoli come un protetto di Bettino Craxi, pronto a servire fedelmente il "padrone" nei suoi servizi, ciò in allusione all'afferenza del giornalista al Partito Socialista Italiano.

Giulio Tremonti[modifica | modifica wikitesto]

Nota: Nell'imitare Giulio Tremonti, Corrado Guzzanti pronuncia la "r" come una "v", poiché il politico soffre di rotacismo.

« Un Euvo! Un Euvo! Non si può neanche pvonunciave bene un euvo! È una moneta inutile! »
(Giulio Tremonti)

Corrado Guzzanti vestì per la prima volta i panni del politico Giulio Tremonti nella striscia satirica Il caso Scafroglia. Tremonti, soprannominato ironicamente «Treconti» per l'incarico di Ministro delle finanze che ricopriva allora, fu presentato dal comico in perenne confusione davanti a una calcolatrice, per trovare il modo di far quadrare i conti dello Stato. Il Ministro, dopo avere messo in preventivo dei tagli curiosi (per esempio, le gambe delle sedie del Parlamento) e calcolate tutte le spese, malediceva con disappunto il fallimento dei suoi calcoli, che non gli permettevano di rientrare nei costi dell'attività di governo e di risanare il debito pubblico, esclamando ripetutamente «Povca puttana! Povca tvoia!» e battendo con violenza i pugni sulla scrivania.

Il clone di Giulio Tremonti in una foto tratta dall'ultimo spettacolo teatrale Recital, nel 2009.

Il ritratto di Tremonti, dopo il primo sketch, sembrava completo: dalla gag scaturiva l'impressione di un uomo in difficoltà con il suo lavoro e privo di autocontrollo. In realtà, le scenette realizzate nelle puntate successive fornirono un'immagine molto diversa del politico, specialmente per quanto riguarda la forza del suo carattere, che emergeva soltanto nei momenti di solitudine. Infatti, l'approccio violento del finto Tremonti nei confronti di una macchinetta videopoker, nella quale spendeva i risparmi degli Italiani, scompariva nel momento in cui accorreva il gestore del bar dove si era rinchiuso in un momento di pausa; a quel punto, la macchietta si scusava umilmente promettendo di non sfogare più la sua frustrazione sull'apparecchio, cosa che avrebbe però fatto nuovamente non appena il barista si fosse allontanato.[22]

A confermare queste impressioni fu uno sketch successivo, liberamente ispirata dal film Il sorpasso, dove apparivano contemporaneamente Umberto Bossi e Giulio Tremonti, entrambi imitati da Guzzanti. Il secondo, impegnato a studiare come Jean-Louis Trintignant, fu trascinato a fare un giro in macchina dal senatur, la cui parlata romanesca ricalcava quella di Vittorio Gassman. Tremonti appariva in soggezione rispetto a Bossi e ne subiva nolente l'iniziativa, non riuscendo a farsi rispettare.

In un'altra scenetta Guzzanti volle criticare il cambiamento di prospettiva di Tremonti che, dopo avere stabilito più volte l'illegittimità della pratica del condono, ne promosse uno fiscale nel 2002. Guzzanti, nei panni del politico di Forza Italia, riportò le frasi di Tremonti che giudicavano negativamente questo tipo di provvedimento, prima di affermare alla fine «Un condono è per sempre», parafrasando un'espressione comune usata nelle pubblicità di gioielli e attaccando così il suo trasformismo.

Un'altra apparizione televisiva del Tremonti di Guzzanti risale al 2005, quando il comico fu ospite a Parla con me di Serena Dandini e rivendicò ironicamente i meriti del governo Berlusconi in materia di cultura e finanza.[23]

L'ultima apparizione di Guzzanti - Tremonti è stata nel 2009 nello spettacolo teatrale Recital.

Leoluca Orlando[modifica | modifica wikitesto]

La parodia di Leoluca Orlando risale al 1994, nella trasmissione Tunnel, dove Guzzanti - Orlando era ospite dell'angolo politico.[24]

Mariotto Segni[modifica | modifica wikitesto]

« Caro elettore, stringiamo 'sto patto, perché di te non mi son mai fidato; forse pendi un po' a destra, forse pendi a sinistra, in ogni caso sei un pazzo estremista! »
(Guzzanti - Segni)

Questa imitazione fu interpretata da Guzzanti a Tunnel, nel 1994, dopo che Segni, avverso sia a Silvio Berlusconi che al Centrosinistra di Achille Occhetto, decise di non schierarsi fondando un partito (il Patto Segni) dall'esperienza fallimentare. Il comico, nei panni del politico, fu ospite del programma in un paio di occasioni come cantante, portando in scena delle ironiche canzoni che vertevano sulla situazione politica del periodo e sulla personalità di Segni, da sempre ostile ad abbandonare le sue convinzioni politiche moderate. Lo sketch più noto della sagoma, nel quale canta accompagnato strumentalmente dai Tazenda, che erano ospiti del programma, è stato ritrasmesso nel 2006 all'interno de La Superstoria.[25]

Paolo Liguori[modifica | modifica wikitesto]

« Non abbiamo più libertà di far niente. Non ho neanche la libertà di far la piscia! Perché? Perché? Perché i bagni puzzano di regime, c'è puzza di regime! »
(Guzzanti - Liguori)

L'imitazione di Paolo Liguori, interpretata da Guzzanti nell'edizione di Mai dire gol 1996/1997, suscitò le polemiche del diretto interessato, dell'opinione che tale parodia screditasse pesantemente la sua reputazione e quella del telegiornale del quale era direttore (Studio Aperto). Guzzanti, nelle vesti di Liguori, accusava la Gialappa's band di faziosità e affermava che l'Italia era oppressa da «un regime guidato dal signor D'Alema» che lo costringeva a bere olio d'oliva (invece dell'olio di ricino che i fascisti facevano ingoiare ai socialisti), con chiaro riferimento al nome dell'Ulivo, raggruppamento di partiti appartenente alla sfera politica del Centrosinistra.

Guzzanti lo dipinse come un fedelissimo dell'opposizione, ossessionato dal lavoro del Governo Prodi e abituato a (dis) informare gli spettatori sulle reali presenze alle manifestazioni di protesta contro il governo. Il giornalista si considerava un prigioniero politico, rinchiuso in carcere per ordine di un governo che non concedeva libertà d'espressione e si serviva delle maniere forti per far tacere le voci di protesta. In ogni sketch Liguori, per denunciare le violenze contro gli oppositori, gridava infatti di essere stato incatenato o imbavagliato, pur essendo stato lui stesso a compiere tali azioni.

Roberto Baggio[modifica | modifica wikitesto]

« Bello eh! Puoi vincere anche tu, ogni milione, di settimane, alla P.P. (storpiando il nome dell'IP), alla P.P. un dollaro di benzina sono dollari in settimane! »
(Guzzanti - Baggio)

Per imitare il noto calciatore (unica vittima della satira di Guzzanti appartenente al mondo dello sport), il comico modificò a sua discrezione una pubblicità, nella quale Baggio apparve per sponsorizzare un concorso a premi promosso dall'IP. La parodia fu trasmessa in una puntata di Tunnel, nel 1994 e riproposta a Comici, nel 1998, durante l'intervista che Serena Dandini stava facendo a Guzzanti.

Corrado Guzzanti enfatizzò la ripetitività cantilenante della voce del protagonista, incapace di pronunciare una semplice frase che recitava: «Bello eh! Ogni settimana, alla IP, milioni di premi da vincere!» Lo slogan, all'apparenza conciso e facile da ripetere, era invece un ostacolo insormontabile per il finto Baggio, che pronunciava le parole in maniera disordinata, costringendo il regista a interrompere le riprese e a provare nuovamente, ottenendo risultati sempre più disastrosi. Inoltre, l'effetto comico della scenetta era accresciuto da un espediente pensato da Guzzanti, che a ogni tentativo faceva cambiare la sagoma di cartone sulla quale si appoggiava di volta in volta; questo cartello, riproducente la sua immagine, assumeva un'espressione via via più contrariata per l'incapacità di Baggio di portare a termine il lavoro. In un'altra versione dello spot, il regista si porta appresso la sagoma e comincia a parlare di lavoro lasciando sbigottito il povero Baggio, segno che il calciatore era così inespressivo che addirittura la sagoma di cartone lo era più di lui.

Romano Prodi[modifica | modifica wikitesto]

« ...Già da ragazzo, quando cominciavo a fare la politica, un simbolo, più di altri, mi aveva colpito e ispirato: il semaforo! »
(Guzzanti - Prodi)

L'ex-Presidente del Consiglio Romano Prodi è stato imitato da Guzzanti in tre occasioni, tra il 1997 e il 2009; prima al Pippo Chennedy Show, poi alla Posta del Cuore e infine a Parla con me.

Il comico usò la metafora del semaforo per rappresentare le posizioni del politico che, da "buon democristiano", preferiva assumere un atteggiamento equilibrato e di controllo nei confronti delle istituzioni e degli alleati. Il suo ruolo era simile a quello del semaforo, poiché Prodi dimostrava grande fermezza e i compagni di partito rispettavano la sua autorità, proprio come le automobili al comparire del segnale luminoso rosso.

Romano Prodi imitato da Corrado Guzzanti (a destra) assieme alla sorella Sabina, a sua volta nei panni di Silvio Berlusconi, e a Serena Dandini nel dietro le quinte del Pippo Chennedy Show (1997).

Guzzanti - Prodi affermava inoltre di essere stato ingaggiato da Massimo D'Alema per guidare la coalizione del Centrosinistra, e di non essere un politico. Le responsabilità delle sue azioni ricadevano in ogni caso su D'Alema e la sua ambizione era solo quella di restare al potere e di esercitarlo, pur incontrando l'ostilità dell'elettorato ed essendone conscio, affermando infatti di stare «sul culo a tutti, persino a mia moglie». Accarezzando il proprio cane da compagnia, in realtà una grossa mortadella di gomma (soprannome affibbiato storicamente a Romano Prodi)[26], approfittava della sua carica per lanciare missili contro gli avversari e si compiaceva delle sue decisioni, ben sapendo che la cosa più importante era governare anche a prezzo di deludere la maggioranza di governo.

La seconda parodia di Romano Prodi, invece, fu interpretata nel 1999 a La posta del cuore. L'ex-presidente del Consiglio, intervistato da Michele Cucuzza[27], si riparava solitariamente in un fienile in attesa di essere chiamato per guidare una nuova coalizione di Centrosinistra (cosa che avvenne realmente nel 2006).

L'8 dicembre 2007 l'allora Presidente del Consiglio ricordò l'imitazione di Guzzanti, dichiarando di averla trovata «proprio bella» e di sentirsi come un semaforo, mimando inoltre alcuni gesti del personaggio a lui ispirato.[28]

In una delle ultime puntate della stagione 2008-2009 del programma televisivo Parla con me, è stato trasmesso un nuovo sketch del personaggio, tratto dallo spettacolo teatrale Recital che Guzzanti ha portato in giro per l'Italia tra i mesi di aprile e maggio 2009. Nella gag Prodi appare in tutta la sua "fermezza"; dopo il secondo fallimento del progetto dell'Ulivo, il politico rimane immobile sulla pensilina di una non precisata stazione ferroviaria, aspetta «dietro la sua bella linea gialla» e non si muove, perché i suoi successori (Walter Veltroni e Dario Franceschini) «fanno un gran polverone ma son mica capaci di trovare il compromesso e di metter sempre d'accordo sempre e quello»; Guzzanti prevede così che nel giro di qualche tempo i dirigenti del Partito Democratico, non riuscendo a offrire un'alternativa appetibile all'elettorato per contrastare Silvio Berlusconi, andranno a pregare Prodi di provare nuovamente a guidare il Centrosinistra alla conquista del Paese, ma sarà a quel punto che l'anziano fondatore dell'Ulivo volterà loro le spalle vendicandosi finalmente per i tanti tradimenti subiti.[29]

Tareq Aziz[modifica | modifica wikitesto]

La parodia dell'ex vicepresidente dell'Iraq di Saddam Hussein venne presentata una sola volta nel 2002 durante Il caso Scafroglia. Il ministro iracheno veniva interpellato dal conduttore della trasmissione in merito alla scomparsa del suddetto Mario Scafroglia, ma Aziz, rispondendo in un inglese piuttosto maccheronico, non capiva e finiva per mostrare rabbiosamente e con affanno tutte le decine di stanze della sua casa, per dimostrare al mondo che lì non c'erano né Scafroglia, né armi di distruzione di massa, visto che in quel periodo l'Iraq era sotto ispezione dell'ONU, in cerca di armi atomiche e batteriologiche a seguito delle richieste degli Stati Uniti.

Ugo Intini[modifica | modifica wikitesto]

« Craxi è sempre presente... È qui, è lì, è dentro di noi![...] Mi risulta che lo Stato italiano deve ancora a Craxi 16 miliardi, 390 milioni, sedici appartamenti e un Ferrari Testarossa. »
(Guzzanti - Intini)

La parodia di Ugo Intini fu interpretata da Guzzanti in diverse occasioni; la maggior parte degli sketch che lo avevano come protagonista furono trasmessi ai tempi di Avanzi, nel periodo in cui le vicende di Tangentopoli e Mani Pulite avevano riguardato direttamente il partito socialista e il suo segretario, Bettino Craxi, del quale Intini era portavoce ufficiale. Oltre alla scenetta in cui il personaggio appariva in continuazione alla povera Francesca Reggiani, si ricordano le preghiere che Intini, accompagnato musicalmente dal gruppo di attori - musicisti del programma, rivolse ad Antonio Di Pietro per chiedere di perdonare la politica corrotta del pentapartito e soprattutto Bettino Craxi, costretto a fuggire clandestinamente a Hammamet per evitare le condanne decise dalla giustizia italiana.

Guzzanti riportò in scena a Mai dire gol il personaggio, che portato in studio da un cammello e da un condor (rispettivamente Giovanni Storti e Giacomo Poretti), elogiò l'operato di Craxi, reclamando per lui un risarcimento miliardario e parlandone come una divinità, presente dentro l'anima di tutti i cittadini italiani.

Umberto Bossi[modifica | modifica wikitesto]

« Il Papa è un immigrato che ruba il lavoro ai papi italiani! L'embrione è una vita umana, il meridione no! Per sparare agli scafisti non ci vuole il porto d'armi, specie se omosessuali!...Sharon Stone è una cozza! »
(Guzzanti - Bossi)

Corrado Guzzanti ha imitato il fondatore della Lega Nord tantissime volte: nelle prime due edizioni di Avanzi[30], due volte a L'ottavo nano e una a testa per Tunnel e Il caso Scafroglia. La particolarità di questa macchietta consiste nelle differenze che si possono riscontrare tra un'imitazione e l'altra.

L'Umberto Bossi di Tunnel era ospite del Personal TG di Emilio Fede e aveva cominciato a esporre i punti chiave del suo pensiero politico e i meriti della Lega, quando il conduttore lo invitò a passare in rassegna i programmi: ma non del suo partito, bensì quelli della prima serata televisiva. Per enfatizzare il cambiamento nell'atteggiamento del senatur, la telecamera allargò il campo e ritrasse il personaggio in mezzo busto con a fianco un vaso di fiori. A quel punto Bossi alleggerì i toni, aggressivi e forti all'inizio della scenetta, per assumere un comportamento più calmo e pacato, tipico delle signorine buonasera e un linguaggio più consono alla situazione. In precedenza, Bossi si era invece scatenato nel rivendicare il ruolo del suo partito nella frantumazione del «vecchio sistema partitocratico» e aveva commesso un clamoroso errore di grammatica («Abbiamo stato costretto Berlusconi...»).

Il "nuovo" Bossi fu proposto da Guzzanti in una puntata de L'ottavo nano. In quell'occasione, prima del suo arrivo in studio un'atmosfera di terrore si diffuse tra gli autori del programma e il pubblico in sala; nel dietro le quinte, un affrettato Marco Della Noce avvisò tutti i colleghi di ripararsi nelle rispettive stanze, annunciando l'arrivo del temutissimo Umberto Bossi, ritratto come il cannibale Hannibal Lecter dal film Il silenzio degli innocenti.[31] Guzzanti fu portato dalla Dandini da due boia e fu lentamente liberato dal bavaglio che gli ostruiva la bocca. La conduttrice, fintamente spaventata, apprezzò le prime parole del politico, che a un certo punto, però, inveì contro i classici bersagli della Lega Nord e si liberò dai legacci che lo tenevano inchiodato a una tavola di legno. Soltanto Neri Marcorè, travestito da Pier Ferdinando Casini, riuscì a calmarlo suonando il violino come il mostro del film Frankenstein Junior. In un'altra clip, trasmessa sempre nello stesso programma, Guzzanti - Bossi dichiarò di avere «fatto pace con i Socialisti», affermando che il problema era stato «risolto a tavola». Come? Divorandoli, visto che nella Casa delle libertà tutto è possibile.[32]

L'ultima parodia di Umberto Bossi risale al caso Scafroglia, dove il comico realizzò uno sketch double face, in cui il senatur trascinava il "mammone" Giulio Tremonti (anch'egli imitato da Guzzanti) a fare un giro in macchina con lui, ricalcando la celebre scena del film Il sorpasso. Bossi, dallo spiccato accento romanesco (una novità rispetto ai Bossi rappresentati in precedenza), ricopriva la parte che fu di Vittorio Gassman, mentre il Ministro dell'economia si comportava come il timido Jean-Louis Trintignant.

Vittorio Sgarbi[modifica | modifica wikitesto]

« Cosa posso dirle? La birra non è una bevanda, è un pensiero. È un pensiero che, guarda caso, fa ruttare: burp! »
(Guzzanti - Sgarbi)

La parodia di Sgarbi, apparsa una sola volta all'interno di Avanzi, fu realizzata da Guzzanti in un momento nel quale il critico d'arte, ospite del Maurizio Costanzo Show, era diventato celebre per i numerosi litigi dei quali era protagonista e le parole forti e frequentemente volgari che pronunciava in trasmissione. Nell'unica apparizione che si conosce di questa parodia, il personaggio era intervistato da una voce fuori campo sulla qualità della birra che Sgarbi stava sorseggiando. Guzzanti, riprendendo le scurrilità tipiche del linguaggio e del modo di parlare di Sgarbi, lo apostrofava emettendo forti rutti, segno di disprezzo nei confronti dell'intervistatore. Nella scena successiva il personaggio, fermato da alcuni fan per avere l'autografo, subiva degli strattonamenti e definiva i presenti «Mafiosi!», un insulto che il vero Sgarbi era abituato a usare contro i suoi avversari.

Qualche tempo dopo, Guzzanti fu anche protagonista di un noto diverbio televisivo quasi sfociato in rissa, durante il programma L'Istruttoria di Giuliano Ferrara; in occasione dell'incontro tra Roberto D'Agostino e il vero Vittorio Sgarbi, le illazioni di quest'ultimo sul suo conto fecero infuriare il giornalista che, dopo aver ricevuto dell'acqua minerale addosso, rifilò uno schiaffo a Sgarbi. Corrado Guzzanti, in secondo piano e impersonante il critico d'arte, assistette alla scena trattenendo a stento le risate, mentre Ferrara cercava di dividere i due litiganti.[33]

Walter Veltroni[modifica | modifica wikitesto]

« (Alla domanda di Livia Turco sulla possibilità di candidare Leonardo DiCaprio alla carica di Presidente del Consiglio) Io Di Caprio l'ho chiamato, è lui che ha rifiutato, ha rifiutato perché ha detto: "Già ho fatto Titanic, non mi posso fossilizzare nella parte di quello che affonda!" »
(Guzzanti - Veltroni)

La prima imitazione di Walter Veltroni risale al 1997, quando Guzzanti interpretò il personaggio enfatizzandone i tipici comportamenti: la pacatezza, il sacro rispetto dell'avversario, la ricerca di un'armonia tra i partiti di Centrodestra e Centrosinistra e l'inclinazione a «comporre i contrasti», anche «a prezzo di vedere diminuiti i consensi dell'elettorato». Guzzanti lo dipinse come un "bambinone" attaccato ai ricordi dell'infanzia e inadatto a risolvere i problemi della politica, a cui non sembrava particolarmente interessato, preferendo le conferenze dove vertevano discussioni vertenti l'enologia e in particolare il cinema, una delle passioni di Veltroni.[34]

La parodia fu recuperata qualche anno dopo a L'ottavo nano, che trasmise una serie di scenette commentate da Neri Marcorè (con la voce di Bruno Pizzul), in cui Veltroni era l'allenatore della squadra calcistica dell'Ulivo; in ogni episodio il "mister" non riusciva a incoraggiare la sua squadra, sempre sconfitta dalla formazione del Centrodestra, ma non mostrava delusione per l'ennesima debacle, accettandola sportivamente.[35]

In un'altra puntata, la compagna di partito Livia Turco (interpretata da Germana Pasquero) gli proponeva una sequenza di nomi su cui puntare per sostituire Francesco Rutelli nel ruolo di candidato alla Presidenza del Consiglio, allo scopo di lanciare qualche personaggio famoso per strappare elettori agli avversari; ma Veltroni la smentiva continuamente, riferendole che per varie ragioni nessuno era disposto o poteva accettare l'incarico, e che di conseguenza Rutelli rappresentava l'unica possibilità di vincere le elezioni.[36]

Creazioni originali[modifica | modifica wikitesto]

Aniene[modifica | modifica wikitesto]

Aniene compare per la prima volta nell'omonimo programma in onda su Sky. È un giovane dio biondo con un elmo alato in testa, dall'aspetto nordico, armato di martello come Thor, ma dallo spiccato accento romanesco. Egli è stato mandato sulla terra dal Dio suo padre per aiutare gli uomini in questo periodo di crisi economica. Gli sketch sono costituiti dai dialoghi tra Aniene e suo padre(raffigurato come un raggio di luce nel cielo che parla anch'egli in romanesco). Proprio il Dio Padre afferma che Aniene è la sua ultima speranza visto che suo fratello è "un mezzo delinquente" e che sua madre "nun ce sta più con la testa", per questo gli dà improbabili consigli su come compiere la sua missione.

Brunello Robertetti[modifica | modifica wikitesto]

Brunello Robertetti.
« (Parafrasando la poesia S'i' fosse foco di Cecco Angiolieri) Se fossi foco, bruciav', Se fossi acqua, bagnav', Se fossi saponetta, strofinav', Se fossi acqua n'altra volta, sciacquav'. »
(Brunello Robertetti)

Corrado Guzzanti lanciò sul piccolo schermo questo nuovo personaggio nel 1998, durante la trasmissione della sorella Sabina La posta del cuore, in onda su Rai 2. Brunello Robertetti fu poi riproposto, con molto successo, in ogni puntata deL'ottavo nano, dove il personaggio entrava in scena per raccontare alcune sue poesie, dopo essere stato preceduto da un balletto da lui detestato.

Il poeta Robertetti si presentava come un uomo molto introverso e timido, di età imprecisabile, vestito in ogni occasione con un monotono maglione grigio e con un ingombrante paio di occhiali; sulla scena appariva sempre seduto su una poltrona di colore nero, con un grosso libro sulle ginocchia, dal quale declamava i versi delle sue poesie, iniziando sempre con la frase:

« Ora diche una poesie. »

I componimenti poetici di Robertetti erano in realtà la parodia di famose poesie, modificate mantenendone il tema o giocando sui significati; molte poesie erano anche originate da detti popolari e luoghi comuni, puntualmente modificati in modo da farli apparire più buffi.[37]

Conduttore de Il caso Scafroglia[modifica | modifica wikitesto]

« (Descrivendo al pubblico Padre Federico) È uno studioso di riviste porno nascoste dentro grandi libri di teologia... »
(Conduttore de Il caso Scafroglia)
Il conduttore de Il caso Scafroglia.

Il personaggio fu inaugurato da Corrado Guzzanti nella prima puntata de Il caso Scafroglia, la striscia satirica della quale era il presentatore. Per interpretarlo, per la prima volta dagli esordi come imitatore, il comico fece a meno di qualsiasi tipo di trucco o camuffamento della voce; scelse di andare in scena normalmente, adattandosi a un particolare tipo di conduzione e comportandosi in modo tale da mettere in risalto le caratteristiche negative della macchietta. Essa, cambiando leggermente le parole dello stesso Guzzanti in un'intervista a Repubblica dell'ottobre 2002, costituiva un esempio di «presentatore ideale», allo stesso tempo «uno schizoide che voleva fare informazione ma anche intrattenimento, e finiva inevitabilmente per passare dai morti ammazzati alle ballerine senza mutande».[38] Il personaggio sembrava animato da una doppia personalità: all'apparenza gentile e pacato nelle affermazioni, era in realtà molto maleducato e sapeva essere molto pungente nei commenti e nelle opinioni.

Ad affiancarlo Padre Federico (Marco Marzocca), un sacerdote intervenuto in studio per instaurare un dialogo con i giovani, tramite un numero telefonico che doveva apparire in sovraimpressione, cosa mai avvenuta. Tra i due non correva buon sangue; si ricordano difatti alcuni momenti di tensione, frutto di frecciate anticlericali o semplicemente antipatiche lanciate al prete. Quest'ultimo rispondeva alle provocazioni senza perdere le staffe, e di questa predisposizione si approfittava Guzzanti, che commentava in modo critico ogni sua affermazione e lo interrompeva continuamente evocando la figura dello scomparso Mario Scafroglia.

Il conduttore, nel corso dei tormentati dialoghi con il sacerdote, appuntava delle critiche al Governo Berlusconi, che servirono a rendere chiare le posizioni del personaggio in materia di politica. Durante un dibattito in studio sui pericoli del terrorismo negli USA, il presentatore criticò aspramente la Legge Cirami, apostrofandola con un eloquente «L'ha portata Al Qaeda», e in un'altra occasione manifestò la sua opinione negativa dell'Italia e dei suoi cittadini, colpevoli secondo lui di non «prendere sul serio» Silvio Berlusconi e le sue azioni atte a «distruggere il Paese e la Rai e a fare a pezzi la democrazia».

Don Florestano Pizzarro[modifica | modifica wikitesto]

Don Florestano Pizzarro.
« Stiamo ar Medioevo aho', c'ha raggione mi fijo »
(Don Florestano Pizzarro)

Il personaggio esordì all'ottavo nano nel 2001 e fu riportato in televisione da Guzzanti nella puntata di Parla con me del 2 marzo 2008. Con Don Florestano Pizzarro, imitazione di un cardinale dal forte accento romanesco, il comico volle ribaltare il conservatorismo tipico delle gerarchie ecclesiastiche, costruendo una macchietta cinica, sincera e poco incline al politically correct, intervenuta in merito alle polemiche vissute nella società italiana sui grandi temi etici (per esempio l'aborto e la pillola anticoncezionale) e al complicato e contrastato rapporto tra il mondo della scienza e la religione cattolica. Il personaggio era di indole schietta e in un momento di candida lucidità ammise di considerare la vocazione religiosa alla stregua di una qualsiasi professione dirigenziale.[39]

Nell'ultima scenetta in cui apparve nei panni di Don Pizzarro, Guzzanti fece riferimento alla situazione politica e culturale corrente, inserendo un accenno alla celebre battuta pronunciata da Daniele Luttazzi nei confronti di Giuliano Ferrara durante la trasmissione televisiva Decameron,[40] e un discorso di Papa Benedetto XVI sulla natura del demonio, oltre alla citazione della M-theory e dei buchi neri:

«La teoria vera dell'universo, la sai qual è? La teoria attuale dell'universo, quella vera, ce stanno le equazioni, te le poi anda' a vede', no le fantasie, la metafisica, lo spirito... La teoria dell'universo se chiama M-theory, è un'evoluzione della teoria delle stringhe degli anni '70, praticamente dice che ci stanno undici dimensioni e infiniti universi paralleli, ma te rendi conto?»

«Lei crede a questo, quindi?»

«No "credo a questo", questa è la realtà! Ce stanno le equazioni, vattele a vedere! Ma te 'o sai che se te metti in orbita in un certo modo rispetto all'orizzonte degli eventi in un buco nero super massivo a rotazione puoi viaggiare avanti e indietro nel tempo? Ma de che stamo a parlà? Ancora do' spirito santo, da' cosa, da' pastorella. Ma stiamo scherzando? [...] Infiniti universi paralleli! Dio ci po esse, ce po non esse, ce ne ponno sta due, tre, quattro, sedici, una donna, quattro donne, co a barba, senza, du' giapponesi. Ma svejateve! Questo lo dicono gli scienziati! Ma che famo noi, je famo i processi? Finché era uno, Galileo, 'o famo sta' zitto... Questi so' migliaia di scienziati, che stanno sotto, co 'sti acceleratori de particelle... Non solo non li puoi processare, ma non ti danno manco il tesserino pe anda' sotto!»

Dottor Armà[modifica | modifica wikitesto]

Il Dottor Armà.
« (Riferendosi ai suoi quadri in vendita) Perché quello che oggi costa dieci, domani costa venti! Dopodomani costa trenta! I soldi passano, l'arte resta! »
(Dottor Armà)

Ispirato al televenditore di opere d'arte di Telemarket Francesco Boni, il Dottor Armà è stato uno dei personaggi apparsi più di frequente nella trasmissione L'ottavo nano.

La parodia di Boni realizzata dal comico, spesso col tagliando ancora penzolante dalla giacca, assomigliava molto all'originale, sia fisicamente che vocalmente, e ne riprendeva le caratteristiche immediatamente visibili, quali l'attitudine a "sfinire" lo spettatore a casa con ripetute spiegazioni sul valore artistico dei quadri esposti, per informarlo che si trattava di un'occasione irripetibile per acquistare un'opera d'arte a un prezzo scontato e quindi vantaggioso ma che dopo un'assurda peripezia tornava a costare quanto il prezzo iniziale.

Aiutato da un fedele e stupido assistente (Marco Marzocca, che prenderà spunto da questo per un altro personaggio, Ermes Cassiodoro), il televenditore spacciava i suoi quadri per opere di grande bellezza, «straordinarie» a suo dire, allo scopo di venderle a una tra Serena Dandini e Biondic, un'affascinante e bionda ballerina slava interpretata da Caterina Guzzanti. Malgrado le iniziali resistenze delle due presenze femminili, Armà non si scomponeva e iniziava a parlare delle correnti artistiche alle quali appartenevano gli autori di queste opere (si ricordano artisti del calibro di Fragolari, Carciofani, Mutandari e Staccolanana, spacciati per grandi pittori) esponenti di fantomatiche correnti pittoriche quali il Nascondismo e il Sorpresismo, per finire con l'eloquente invito a comprare i quadri per «rendere il proprio salotto un grande protagonista del '900».[41]

L'insistenza del personaggio si risolveva quasi sempre con la cessione dell'opera in questione, alla fine della quale il Dottor Armà ringraziava l'acquirente e salutava il pubblico in sala con il gesto dell'ombrello, sottolineando la compiuta impresa di avere venduto un'opera insignificante a un prezzo a dir poco eccessivo ma molto vantaggioso per lui.

Nel 2006, in una puntata di Very Victoria, la trasmissione di MTV condotta da Victoria Cabello, in cui Guzzanti era ospite insieme all'amico Lillo Petrolo, la presentatrice annunciò la presenza di Francesco Boni, che davanti al divertito duo descrisse con strampalati riferimenti all'arte moderna il poster del film Fascisti su Marte, incorniciato in modo da farlo somigliare a un quadro. Subito dopo, all'invito della Cabello di «fare qualcosa alla maniera di Franco Boni», Guzzanti disse «Non mi permetterei mai!», per poi assumere all'improvviso la caratteristica voce del suo personaggio e affermare che l'autore della tela in questione «quelli con il braccio alzato, non li fa più!», suscitando le risate della presentatrice, del pubblico e del televenditore stesso.

Gaetano Maria Barbagli[modifica | modifica wikitesto]

Il gerarca fascista Gaetano Barbagli a Parla con me nel 2005.
« Gli Inglesi: gente che andava nuda a caccia di marmotte quando noi già s'accoltellava un Giulio Cesare! »
(Gaetano Maria Barbagli)

Il personaggio fu interpretato per la prima volta ne Il caso Scafroglia, all'interno di una striscia satirica che lo vedeva guidare un manipolo di militi fascisti alla conquista del pianeta Marte. Il gerarca Barbagli era un fedelissimo di Benito Mussolini, di cui portava con sé un busto di bronzo per rivolgersi a lui in ogni momento di difficoltà; era misogino, carismatico, ossessivamente tormentato dal pericolo comunista e deciso a espandere l'Impero coloniale italiano anche in verticale, per sconfiggere i temibili mimimmi, le creature pietrose e "sinistroidi" abitanti del pianeta rosso (gioco di parole che accomunava il colore rosso alla dottrina socialista).[42]

L'inventata invasione extraterrestre fu raccontata interamente da Guzzanti nel film Fascisti su Marte, il cui incontrastato protagonista era proprio il gerarca, che alla fine del film non rinnegava le sue idee e non si pentiva di ciò che aveva realizzato nella vita, infondendo un carattere immortale e incorruttibile all'ideologia per la quale si era battuto fino alla morte.

Corrado Guzzanti portò in scena la macchietta anche nel 2005, quando irruppe "violentemente" in studio a Parla con me con una squadra fascista, ordinò di «portare a Ponza» la spalla della Serena Dandini, il comico Dario Vergassola, e fece un confronto tra i costumi moderni e quelli del Ventennio, paragonando il Duce al «tipetto» (Silvio Berlusconi).[43]

Gianni Livore[modifica | modifica wikitesto]

Il Dottor Gianni Livore.
« (Spiegando il motivo della sua ira) Perché? Pe' qquesto, qquesto questo e qquest'artro motivo! »
(Gianni Livore)

Il Dottor Gianni Livore era un personaggio psicopatico e irascibile, infuriato col mondo intero anche per colpa della moglie abruzzese (interpretata da Rocco Barbaro), che gli preparava di continuo terribili fritti - creati «con l'olio de mamma» - che era obbligato a ingurgitare. Il rapporto tormentato con la consorte, oltre a indurlo a un atteggiamento quasi razzista nei confronti delle persone di origine abruzzese, non gli permetteva di risolvere i suoi problemi mentali, che lo portavano a sfogarsi in continuazione con l'interlocutore e a imbottirsi di medicinali, i quali non gli consentivano però di affrontare con maggior tranquillità gli innumerevoli problemi familiari.[44]. Le richieste di poter staccare il collegamento con la Dandini per parlare finalmente «cò Tokyo», faceva capire che i giapponesi erano gli unici che potevano comprendere la sua condizione.

Inoltre, come se ciò non bastasse a tormentare la sua vita, Livore era anche alle prese con un commercialista molto frettoloso e inesperto, che per eccessivo timore della Guardia di Finanza, lo convinceva sempre a pagare l'anticipo IRPEF di due anni dopo per «fare bella figura»[45] e a far stilare il suo necrologio da «Zia Pina» in anticipo sulla sua morte per «portasse avanti ch'e'pratiche».

Il personaggio fu portato in televisione da Guzzanti al Pippo Chennedy Show, nel 1997.

Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

« Leopardi? Leopardi è morto de gobba: s'ammalò de gobba e arivato a 180° se spezzò! »
(Lorenzo)

Lorenzo fece il suo esordio assoluto nella terza stagione di Avanzi,[46] nella quale la caricatura divenne in breve uno degli elementi caratteristici della trasmissione. Lorenzo rappresentava la parodia dell'adolescente negletto e ignorante, privo di una cultura generale e assolutamente disinteressato ad appropriarsene. Lorenzo Skarz sarebbe figlio di genitori benestanti, partiti per una lunghissima vacanza in Australia. Il giovane afferma di essere iscritto a un fantomatica scuola media superiore romana, chiamata Istituto "Mary Poppins", sito sulla via Tuscolana, probabilmente un riferimento ironico a un istituto privato, discusso per la qualità didattica, e il liceo Scientifico Statale XXIII da lui frequentato. Trasandato, con indosso una camicia a scacchi scura, con sotto una t-shirt riproducente il logo della metal band Iron Maiden o della grunge band Nirvana, il personaggio ha per spalla la presentatrice del programma, Serena Dandini, con il compito di aiutarlo nella preparazione scolastica, desolantemente deficitaria.

Lorenzo.

Malgrado la disponibilità e la pazienza dell'improvvisata insegnante di sostegno, Lorenzo fa inevitabilmente ricadere ogni discussione su argomenti di suo interesse, quali la musica (appassionato di hard rock e metal) e il calcio, unica materia dove dimostra prontezza e competenza, tifoso romanista e con il proverbiale odio viscerale verso i tifosi della Lazio, imprecando soventemente con il termine laziale, per lui massimo insulto.

Con Lorenzo, Corrado Guzzanti ampliò il suo repertorio artistico inaugurando il sistema della "parodia della parodia" (di cui si parla anche qui), facendo imitare al medesimo il conduttore televisivo Enrico Ghezzi nella rubrica cinematografica Lorenzo fuori orario.[47]

Nel 1993, il personaggio fu protagonista di Maddecheao': come secernere agli esami, una rubrica comica quotidiana di quindici minuti, trasmessa ogni pomeriggio su Raitre nel mese di giugno, che lo vede impegnato in un'improbabile preparazione per l'esame di maturità, con il vano apporto di Serena Dandini. Coadiuvato da una decina di amici con il quale sentirsi a suo agio, Lorenzo si balocca tra motteggi e bambinate, ignorando i ripetuti inviti della donna a concentrarsi sugli spunti di discussione da lei proposti.[48]

Dato l'immediato consenso riscontrato, soprattutto tra i giovanissimi, il personaggio diede un contributo al repertorio gergale contemporaneo con neologismi come da panico per esprimere un'iperbole, il succitato Istituto Mary Poppins, per indicare istituti privati di fatto elargitori di diplomi, nonché la leggenda di un gioco pericoloso, il cordapanico, ovvero il far cadere malcapitati motociclisti con una corda d'acciaio tesa da un lato all'altro di una carreggiata. Seguono termini con riferimenti corporali viscerali come un generico secernere che può stare per scegliere (accostamento con cernere) o riuscire o semplicemente derivare, venir fuori.

Il personaggio appare successivamente nel 1994 in Tunnel,[46] in una puntata di Pippo Chennedy Show, confrontandosi con il vero gruppo dei Nirvana, poco prima della morte del leader Cobain, e nel 1996, in Mai dire gol (1996).[49] Lorenzo torna dopo una lunga assenza nel programma Aniene in uno sketch mirato a rappresentare le difficoltà economiche di cui molti italiani soffrono. Ora Lorenzo è il padre single di Luco, un ragazzo (sempre interpretato da Guzzanti) non certo brillante e piuttosto deludente per il genitore, in quanto laziale.

Il personaggio appare nel video musicale di Luca Barbarossa Cellai solo te.

Mafioso[modifica | modifica wikitesto]

« (Rivolgendosi al "picciotto") Sei un minchia! Tu con la minchia ragioni! Sei una protesi della tua stessa minchia! »
(Mafioso)

Il personaggio del mafioso fu creato ad hoc da Guzzanti nel 2002, per esprimere il proprio disappunto nei confronti delle recenti disposizioni del Governo Berlusconi in materia di giustizia, soprattutto verso la legge sul legittimo sospetto, che dava all'imputato la possibilità di chiedere lo spostamento della sede processuale, sospettando la parzialità dell'organo giudiziario competente.[50]

Una delle gag iniziava con l'ingresso in aula dei tre magistrati incaricati di giudicare il boss, che assisteva direttamente alla scena dalla cella dove era rinchiuso insieme a un minaccioso sgherro (Marco Marzocca). Pur imprigionato, il mafioso sembrava dominare la situazione; Marzocca, truccato con un paio di finti baffi neri e un'acconciatura da "picciotto", ordinava ai tre malcapitati di mostrarsi fisicamente al capo, che definendoli «quaquaraquà» (riprendendo il giudizio del boss mafioso Don Mariano Arena sulla maggioranza dell'umanità, pronunciata alla fine del film Il giorno della civetta) li liquidava con poche parole («quello lì tiene una faccia a minchia, tiene già la faccia della sentenza»). Dopo che i giudici erano stati allontanati, il padrino auspicava lo spostamento del processo in un'altra città o addirittura a Honolulu.

Evidente il riferimento alla Legge Cirami, che Guzzanti voleva porre in risalto per denunciare l'intenzione di Silvio Berlusconi - secondo alcuni - di approfittare appositamente della norma per trasferire al tribunale di Brescia il processo Imi-Sir, che lo vedeva imputato insieme a Cesare Previti e altre persone.[51] Inoltre, la caricatura del mafioso può essere vista come l'interpretazione di un Berlusconi "sicilianizzato", scaturita dai sospetti di suoi legami con la criminalità organizzata, alimentati da sempre dalle correnti politiche storicamente ostili al fondatore di Forza Italia.

La macchietta fu anche protagonista di altri sketch, dove il comico ironizzava sempre sull'incapacità o l'impossibilità da parte della giustizia di fare normalmente il suo corso.

Massone[modifica | modifica wikitesto]

« Fratell', il piano originale era in tre punti. Primo punto, rovinare le nuove generazioni, rincoglionirle con la televisione, facendoli puntare solo sui suord' (i soldi) e a fess' (la vulva) e il calcio, suord', a fess' e il calcio. Primo punto: acquisito! »
(Massone)
Il Massone.

Il personaggio del Massone fu inaugurato da Guzzanti nella striscia satirica Il caso Scafroglia, nella quale appariva improvvisamente, interrompendo la normale programmazione di Raitre e aggiornando gli adepti della Massoneria sui risultati raggiunti dall'organizzazione e sui nuovi obiettivi da perseguire.

Capo della schiera dei cavalieri della uallera (napoletano per scroto) d'oro, il personaggio appariva in video con la testa nascosta sotto un cappuccio, per non farsi riconoscere da chi era esterno all'organizzazione; inoltre, con uno spiccato accento napoletano, invitava gli estranei alla loggia massonica a non entrare in conflitto con gli ideali dell'associazione, simili a quelli della P2 di Licio Gelli e del suo Piano di rinascita democratica.

Uno tra i tanti obiettivi del Massone era controllare il sistema radio-televisivo nazionale per manipolare il mondo dell'informazione ed esercitare un «controllo totale delle menti deboli, cioè l'80% di questo Paese.» Dare notizie tendenziose od inutili e omettere quelle importanti era uno degli obiettivi principali dell'organizzazione che, allontanando l'interesse della maggior parte dei cittadini dalle questioni più rilevanti, si sarebbe potuta impadronire più facilmente delle istituzioni, non incontrando l'opposizione diffusa della gente.

Tra le parole pronunciate dal Massone, si potevano distinguere degli evidenti riferimenti al condizionamento subito dalla Rai da parte della politica; in uno sketch, per esempio, il personaggio ringraziava il direttore di Rai 2 Antonio Marano per avere «raso al suolo» il canale televisivo, al punto da rendere i cartoni animati di Tom e Jerry il programma di punta della rete. Inoltre, il personaggio dava ordine agli adepti in ascolto, responsabili dei telegiornali della tv pubblica, di omettere le notizie di alcune edizioni di TG1 e TG2 e tutte quelle del TG3, sospettato dagli ambienti liberali di essere lo specchio informativo gestito dal centrosinistra e quindi scomodo per i partiti politici al governo in quel momento.[52]

Usando le parole dello stesso Guzzanti, il Massone era «un personaggio senza faccia che gestiva i poteri occulti di questo Paese, i misteri italiani che non verranno mai svelati: organizzava i golpe, i NOCS e i cavalieri della uallera d'oro».[53]

Max[modifica | modifica wikitesto]

« Abbiamo la solidarietà e non mi stancherò mai di ripeterlo: solidarietà, solidarietà, solidarietà, solidarietà, solidarietà! »
(Max)

Unico presentatore di Radio Progo, ignota emittente radiofonica dichiaratamente di sinistra, Max si collegava ogni tanto con Tunnel per spiegare ai ragazzi in ascolto le ragioni delle manifestazioni di protesta organizzate dal suo movimento giovanile, del quale era capo e unico componente. In polemica con i partiti di centrodestra, con scarso successo faceva propaganda contro Silvio Berlusconi e le sue idee liberiste, pronunciando discorsi monotoni e ripetitivi, che non riuscivano ad attirare l'interesse del pubblico in ascolto.[54] Max curava direttamente gli spezzoni musicali, trasmettendo solo canzoni di Francesco De Gregori, universalmente riconosciuto come rappresentante del mondo della sinistra.

Padre Boffo[modifica | modifica wikitesto]

« Rivolgendosi a Padre Federico (Marco Marzocca) Senti, quello che cos'è, limoncello? Lo gradisco! »
(Padre Boffo)

Questo bizzarro personaggio, il secondo dopo Don Pizzarro a rappresentare una parodia delle gerarchie ecclesiastiche, fu portato in scena dal comico al caso Scafroglia in una sola occasione, nella puntata dell'11 novembre 2002. La macchietta, ufficialmente ospitata da Padre Federico (il sacerdote interpretato da Marco Marzocca) per parlare ai giovani di ritorno dalla discoteca e per rivolgere allo scomparso Mario Scafroglia l'invito a tornare a casa, cominciò subito a dare segni di squilibrio (probabilmente per ubriachezza), parlando di Pinocchio e perdendo completamente il filo del discorso. La situazione peggiorò non appena fu passata all'anziano prelato una bottiglia di spumante, che bevve avidamente mettendo in pericolo persino la facoltà di rimanere in piedi da solo. Alla fine, dopo essere riuscito a sorseggiare un po' di limoncello di cui c'era in studio un flaconcino, fu allontanato dallo studio in pochi secondi.[55]

Pippo Chennedy[modifica | modifica wikitesto]

« Ragazzi, facitte l'amore, ma ricordateve sempre di mettere la protezione in coppa! »
(Pippo Chennedy)
Pippo Chennedy.

La trasmissione cult del Pippo Chennedy Show prendeva il nome da quello del suo presentatore, che si alternava nella conduzione del programma alla più professionale Serena Dandini, il cui nome veniva da lui storpiato in «Simona Dandieri».[56] Il personaggio, costantemente assistito da due guardie del corpo (Olcese e Margiotta) che portavano la sua stessa acconciatura - lunghi capelli brizzolati annodati a formare un codino, e una sola basetta - mescolava «l'incedere veloce» di Paolo Bonolis agli «ammiccamenti» di Alberto Castagna, fino a comprendere in sé tratti dello stile di Maurizio Costanzo.[57]

Con questa macchietta, il comico volle rappresentare il «peggio del peggio» dei conduttori tv, quelli (come lui) che non provano imbarazzo a rovinare per sempre la reputazione di ospiti timidi e impacciati, protagonisti di vicende torbide e scomode, per aumentare gli ascolti e il successo dei propri programmi.

Sentendosi il padrone incontrastato dello studio, Pippo Chennedy si sentiva in diritto di sbeffeggiare ogni genere di persona, dall'ignorante all'intellettuale, come capitato nell'occasione in cui fece portare via dai suoi "sgherri" un luminare invitato dalla Dandini, per sostituirlo con una bella ragazza.[58] Il personaggio si permetteva persino di prendere in giro la conduttrice, che malgrado provasse ripetutamente a liberarsi di lui, doveva sopportare la sua ingombrante presenza fin quando l'"antipresentatore" riuscisse a combinarne una delle sue (come quando riuscì a rovinare l'atmosfera di suspense che la Dandini aveva generato in studio per preparare l'ingresso di un'ospite importante come Valeria Marini, imitata da Sabina Guzzanti).[59]

Quelo[modifica | modifica wikitesto]

Quelo.
« La seconda che hai detto! »
(Quelo)
« Ho capito, ma mica posso fa' tutto io! Te lo sai a che ora me so' alzato, stamattina? Alle sette meno un quarto! »
(Quelo)
« La gente non sa più quando stiamo andando su questa terra! La gente non sa più quando stiamo facendo su questa terra! Ti chiedi "quasi quasi...", e miagoli nel buio. Ma la risposta non è da cercare fuori: la risposta è dentro di te! E però è sbagliata... »
(Quelo)

Il personaggio di Quelo (scritto anche Quèlo con l'accento grave sulla e) fu lanciato da Corrado Guzzanti nella prima puntata del Pippo Chennedy Show, trasmessa nel 1997 su Rai 2.

Quelo era un semplice padre di famiglia foggiano che cercava di sfuggire ai problemi della vita reale (dall'infedeltà coniugale della moglie alla fragilità fisica della figlia, che puntualmente in ogni puntata vomitava copiosamente su qualcuno o qualcosa) spacciandosi per un profeta che recava la parola di un nuovo dio, da cui riprendeva il nome, rappresentato da una tavoletta di legno con chiodi al posto degli arti e i lineamenti del viso tratteggiati in modo da riprodurre un sorriso simile a quello delle emoticon.[60]

Sempre avvolto in un accappatoio bianco su camicia dello stesso colore, con cravatta e pantaloni neri, il "santone" esordiva in ogni sua apparizione affermando che c'era «grossa crisi», stabilendo che l'unico modo per sfuggire agli errori quotidiani, dovuti a risposte sbagliate che l'essere umano era abituato a ricercare dentro di sé, era riporre fede nel simulacro descritto in precedenza.

Quelo sul palco del PalaDozza di Bologna il 9 maggio 2009.

Quelo sosteneva che la sua divinità «desse speranza al genere umano» e che ogni giorno un milione di persone lo chiamasse per risolvere i propri dubbi esistenziali, che andavano dall'origine della vita e dell'universo fino ai problemi di tutti i giorni, per risolvere i quali il santone dava risposte semi-serie che si basavano sulla sua esperienza personale:

«Maestro, nella sua religione si possono avere rapporti sessuali tra persone anziane e ragazze giovani?»

«Dunque, nella mia religione no, ma poco più avanti c'è una pensione abbastanza economica.»

Ma Quelo era un uomo tutt'altro che sicuro di sé; criticato qualche volta dalla conduttrice Serena Dandini, non convinta delle sue doti salvifiche, il profeta si irritava adducendo come scuse una serie di problemi personali, dichiarando che «non poteva fare tutto lui» e che «la mattina si alzava alle sette meno un quarto» per accompagnare la bambina a scuola.

Quelo, nel parlare con la Dandini o con un altro interlocutore, assumeva quasi sempre un atteggiamento di superiorità intellettuale; inoltre, quando le domande che gli erano poste contenevano una scelta tra due o più possibilità, rispondeva molto spesso «La seconda che hai detto» e provvedeva a riportare su di un foglietto di carta l'idea suggeritagli.[61]

Una parte importante delle esibizioni di Quelo era costituita dalle telefonate in diretta, che qualche volta lo mettevano di fronte a questioni più grandi di lui e per discutere le quali era necessaria una cultura che andava ben al di là delle sue capacità intellettuali, quindi liquidava l'interlocutore di turno con una battuta od un motto di spirito. In questi casi l'anacoreta, risolto l'iniziale imbarazzo, riusciva con abilità a schivare le difficoltà della domanda e a convertirla in qualcosa di più comodo, come capitato a Comici in occasione della questione rivoltagli da Franco Battiato nel suo intervento:

«Vorrei chiedere se mi può spiegare, per favore, quel meraviglioso distico di Alfano di Salerno, che dice: "Mundus erat mundus, mundus cum munda creares"...»

«La domanda è malposta. Forse te volevi chiedere: "Maestro, che ore sono?"»

Rokko Smithersons[modifica | modifica wikitesto]

Rokko Smithersons.
« Ho già cercato di dirlo nel mio cortometraggio Figli di un dio Minoli! »
(Rokko Smithersons)

Rokko Smithersons, spesso identificato erroneamente come Rokko (Rocco) Smitherson o Smitherson's, fu il primo personaggio di Corrado Guzzanti: il suo esordio avvenne nel programma Scusate l'interruzione, nel 1990.[62]

Smithersons era uno dei tanti trombati del mondo dello spettacolo, recuperati da Serena Dandini e riportati sul piccolo schermo per parlare di cinema, del quale il personaggio pretendeva di essere un maestro indiscusso. Infatti, si presentava come regista di film «de paura», cioè horror, autore e produttore di pellicole spacciate per capolavori, i cui titoli erano storpiature di film realmente esistenti. Per esempio, dal film JFK sulla figura di John Fitzgerald Kennedy ne derivava una pellicola dal titolo FK, Francesco Kossiga, oppure Il muro di gomma diventava Il cimurro di gomma.

I metodi utilizzati dal giovane regista erano molto originali; interrogato da Serena Dandini sullo stile da lui perseguito, Rokko spiegava che prima di curare la sceneggiatura era solito girare il film, così da potere modificare o tagliare alcune scene a seconda del gradimento del pubblico. Inoltre, con la sua compagnia di produzione sceglieva prima le controfigure degli attori, che poi scritturava in base alle caratteristiche somatiche dei sosia.

Snack[modifica | modifica wikitesto]

« ... E ricorda: trova il Signore prima che lui trova te! Ti è rimasto molto poco tempo, sai? »
(Snack)

Il personaggio, parodia del telepredicatore televisivo Chuck Hall (conduttore di una trasmissione di carattere religioso in onda sull'emittente TBNE fino al 2007), fu lanciato da Guzzanti ne L'ottavo nano, dove andava in scena insieme a Gnola (o Mildred) alias Marina Massironi, che a sua volta imitava Nora, la moglie di Chuck, che lo affiancava nella conduzione del programma.

Divulgatore della dottrina della «Chiesa presbite intercostale», Snack (per il look del quale Guzzanti prese spunto anche da un altro telepredicatore, Benny Hinn), chiamato in causa con la coniuge dalla Dandini per dare una risposta agli interrogativi spirituali della conduttrice e del pubblico in sala, con uno stile estremamente pacato raccontava in ogni sketch una delle parabole di tradizione cristiana, che dopo un inizio fedele all'originale erano mescolate a personaggi e situazioni tratti da favole o storie di esperienza personale dello stesso Snack, nelle quali era coinvolta la Mildred, dipinta come una Maddalena peccatrice-redenta, che in realtà nelle parabole si trovava a scontare pene terribili per colpe commesse da altri, e alla fine era destinata da Dio all'inferno. Le continue invettive contro la donna erano però segno della crisi coniugale che Snack e Gnola cercavano inutilmente di mascherare nell'incipit di ogni scenetta e che prima o poi si manifestava, causando incomprensioni e liti che si risolvevano in azioni estreme, come l'erezione di un muro a separare i litiganti.[63]

Tra le tante parabole stravolte, si ricorda quella del cieco, deriso da Snack per avere inseguito per due settimane un pescatore, considerandolo erroneamente Gesù, oppure quella in cui una figura femminile, successivamente rivelatasi essere la Sirenetta, pregava il Signore di poter assumere completamente fattezze umane.

I continui contrasti tra i due personaggi erano dovuti al fatto che mentre Gnola aveva sempre condotto una vita parca e incentrata sulla preghiera e sulla ricerca della perfezione interiore, mediante il continuo appello all'aiuto divino, Snack aveva un passato da «stantuffo e trapano senza cuore», con evidente riferimento alle sue doti amatorie, che aveva messo da parte in un secondo momento in virtù di una conversione, mai messa del tutto in pratica. Infatti, dalle varie gag si comprendeva che il personaggio non aveva abbandonato completamente vizi come il fumo e l'alcool.

Altre differenze si potevano riscontrare nel carattere: tanto forte, repressivo e padronale quello di Snack, quanto debole, ingenuo e oppresso quello di Gnola. Inoltre, Snack era dichiaratamente maschilista e bloccava e zittiva la moglie ogniqualvolta cercasse di esprimere un'opinione diversa dalla sua.

In una puntata del loro programma, i veri Chuck e Nora fecero un'aperta e pacata "protesta" dicendo che c'era un "certo programma di Rai Due che si chiamava "Ottavo Nano" che a un certo punto prendeva in giro i programmi della TBNE". Chuck fece un appello, dal suo programma, alla Rai chiedendo di moderarsi sui toni, puntualizzando che a loro due faceva anche piacere se venivano imitati, ma di non prendere in giro la gente che riponeva seriamente la fede nel loro credo.

Tecnoco[modifica | modifica wikitesto]

« L'unica cosa da fare è aprirlo (apre il pupazzo difettoso): ecco, è stato aperto e ha perso la garanzia! »
(Tecnoco)

Il personaggio del Tecnoco comparve per la prima volta nel Pippo Chennedy Show (1997), per poi ricalcare il palco televisivo a L'ottavo nano quattro anni dopo, quando irruppe in trasmissione dopo essere stato chiamato dalla conduttrice dello show, Serena Dandini, per riparare il pupazzo "umano" Sturby (interpretato da Marco Marzocca), parodia del giocattolo Furby, a quel tempo molto famoso. Infatti, nella precedente puntata del programma, Neri Marcorè nei panni di Maurizio Gasparri aveva fatto finta di romperlo in uno scatto d'ira, rendendo necessaria la chiamata di un tecnico per rimetterlo in funzione. Fu così che Guzzanti usò questo curioso episodio per lanciare il nuovo personaggio, parodia di quelle categorie professionali (elettricisti, idraulici e così via) che mettono in difficoltà i clienti cercando inutilmente di chiarire modalità d'uso, accessori e quant'altro dell'oggetto che stanno montando o riparando, o che, per guadagnare di più, non si fanno scrupoli a imbrogliarli, convincendoli a sostituire l'oggetto, ancora perfettamente funzionante, con un modello più recente e moderno.

Colpito da uno stress cronico, il Tecnoco incarnava tutte queste caratteristiche, e alla fine di ogni gag, non volendo ammettere di essere stato incapace di svolgere correttamente il lavoro per il quale era stato chiamato, accusava la Dandini di avere acquistato la versione "tarocca" del giocattolo, oppure di non avere monitorato con attenzione la crescita del pupazzo, il cui comportamento si sarebbe fatto sempre più sconsiderato e incontrollabile: il personaggio faceva dunque ricadere la colpa di tutto all'incompetenza della conduttrice, che non sapeva come porre rimedio alle urla disperate del piccolo Sturby.[64]

Infine, pur non essendo riuscito a rimettere in funzione il giocattolo, pretendeva di essere pagato ugualmente e informava la cliente che il pupazzo non poteva più essere sostituito, pur essendo provvisto di garanzia, in quanto erano stati modificati i suoi ingranaggi. Aveva tentato anche di modificarne il comportamento mettendogli un cd chiamato "Emulatore di Ceccherini" che, una volta inserito nel pupazzo, lo aveva fatto parlare come Massimo Ceccherini facendolo diventare di una volgarità estrema (durata però pochi minuti).

Vulvia[modifica | modifica wikitesto]

Vulvia
« (all'inizio di ogni spezzone) Lo sapevate? (E alla fine) Sapevatelo, su Rieducational Channel! »
(Vulvia)

Il personaggio di Vulvia fu lanciato da Guzzanti nel 2001 a L'ottavo nano, trasmissione della quale divenne indiscutibilmente uno dei personaggi più famosi e attesi dal pubblico a casa.[65]

Presentatrice di stravaganti documentari a carattere divulgativo sul fittizio canale televisivo Rieducational Channel (nome frutto della storpiatura di Rai Educational, struttura della Rai che si occupa di cultura e didattica scientifica, e dell'unione con Discovery Channel)[66], Vulvia commentava con uno stile tutt'altro che professionale i brevi filmati trasmessi dalla televisione per cui lavorava, questo per merito esclusivo della sua "avvenenza". Storpiatrice di parole, anche facili, ed evidentemente superficiale e ignorante, la conduttrice, che si presentava in scena con una folta chioma bionda e un abito con lo spacco per mettere in risalto le gambe e attirare quindi l'attenzione del pubblico maschile a casa, ripeteva a memoria testi già preparati, improvvisando con risultati disastrosi l'ultima parte del discorso e finendo per dilungarsi in confusi monologhi su sciocchezze di ogni tipo, oppure sull'amore, tema su cui ritornava spesso per sottolineare le sue sfortunate esperienze con gli uomini.

Il suo rapporto con il principale divulgatore scientifico del canale, Alberto Angela (imitato nella stessa trasmissione da Neri Marcoré), era improntato all'Odi et amo. Vulvia invidiava molto il collega e non capiva le ragioni del suo successo, prendendolo spesso in giro per le sue ricerche e i suoi scavi[67] e accusandolo di lavorare solo perché «è il figlio!» di Piero Angela; in realtà era fisicamente attratta da Angela e lo dimostrò nell'ultima puntata dello show quando, nello studio del programma, si lanciò con lui in un ballo sensuale, che terminò con l'attesa riappacificazione.

Molto ricorrenti e famosi, nei suoi approfondimenti scientifici, erano le indagini sui «subbaqqui»[68] (subacquei) e soprattutto sugli «'mbuti»[69] (imbuti), inseriti in diversi documentari e diventati in breve tempo un tormentone tra gli spettatori, oltre al più famoso «Sapevatelo!», invenzione morfologica di un verbo coniugato a un impossibile imperativo passato.[70]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Così la banda di Avanzi rifà il processo Cusani, in la Repubblica, 24 gennaio 1994. URL consultato il 25-04-2009.
  2. ^ Leandro Palestini, Dandini: a noi la tele-piazza, in la Repubblica, 6 febbraio 1994. URL consultato il 25-04-2009.
  3. ^ Video di Piercarlo, youtube.com. URL consultato l'08-11-2008.
  4. ^ Video di Venditti - Guzzanti, youtube.com. URL consultato il 25-04-2009.
  5. ^ Antonio Dipollina, E il Guzzanti-Venditti è già un "cult" della Rete, in la Repubblica, 1° febbraio 2001. URL consultato il 25-04-2009.
  6. ^ vendittando.splinder.com. URL consultato l'08-09-2008.
  7. ^ MusicaItaliana - Recensione Antonello Venditti Circo Massimo 2001 di Paola De Simone, rockol.it. URL consultato l'08-09-2008.
  8. ^ bur.rcslibri.corriere.it. URL consultato il 09-09-2008.
  9. ^ pubblinet.com. URL consultato il 09-09-2008.
  10. ^ Video di Luttwak - Guzzanti, youtube.com. URL consultato il 09-09-2008.
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