Carme LXXXV

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Liber (Catullo).

Odi et amo (lett. "Odio e amo") è l'incipit e il titolo del carme 85 del poeta latino Catullo. È forse l'epigramma più noto di tutto il suo Liber.

Testo[modifica | modifica wikitesto]

Il carme è composto da un solo distico elegiaco:

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Come tutte le opere di poesia classica, il carme può essere letto (nella convenzione scolastica moderna) in base alle regole della metrica classica. Di seguito è riportata la maniera corretta di scandire ed accentare il distico elegiaco:

Òdi et a/mò. Qua/re ìd faci/àm, for/tàsse re/quìris.
Nèscio, / sèd fie/rì // sèntio et / èxcruci/òr.

Il contrasto di sentimenti che l'amore provoca ("Ti odio e, contemporaneamente, ti amo") è uno dei tòpoi più comuni nella letteratura mondiale di ogni tempo. Un componimento simile, ma non uguale, poiché contrapponeva non amore ed odio ma amore ed assenza d'amore, lo si ritrova in uno scritto di Anacreonte:

(GRC)

«Ὲρέω τε δηὖτε κοὐκ ἐρέω,
καὶ μαίνομαι κοὐ μαίνομαι.»

(IT)

«Amo e non amo,
sono pazzo e non sono pazzo.»

(Frammento 46, Gentili)


La traduzione[modifica | modifica wikitesto]

Proprio per la sua fama, il carme 85 è stato tradotto numerose volte, da autorevoli poeti e non, oltre che da importanti latinisti. La difficoltà nella traduzione di questo carme, è comune alla traduzione anche di altri testi poetici, a causa della forte espressività nella lingua latina e anche dell'importanza metrica. Proponiamo, dunque, varie traduzioni di questo carme. Rispettando il significato del carme il più possibile, la traduzione è la seguente:

"Odio ed amo. Perché lo faccia, mi chiedi forse./ Non lo so, ma sento che succede e mi struggo"

Traduzione invece rispettosa della metrica catulliana è quella del Pascoli:[1]

"L'odio e l'adoro. Perché ciò faccia, se forse mi chiedi,/ io, nol so: ben so tutta pena che n'ho"

Quasimodo tenta invece di dare una traduzione più letterale e moderna rispetto al Pascoli:

"Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; / non so, ma è proprio così e mi tormento"

Più recentemente, Francesco Della Corte ha tradotto il distico ripristinando il significato etimologico del verbo excrucior:

"Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia. / Non so, ma sento che questo mi accade: qui è la mia croce"[2]

Infine proponiamo la traduzione del bolognese Stefano Benni, il quale prova ad avvicinare il più possibile il lettore al testo antico, traducendolo in una mistura tra italiano e napoletano, in rima:

"Odio e amo: / fusse che chiedi/ come faccio? / nunn 'o saccio / ma lo faccio / e mme sient' nu straccio!"[3]

L'analisi[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo composto da un unico distico elegiaco, questo carme racchiude in se tutto il mondo interiore di Catullo. Esso esordisce con un'antitesi "Odi et amo" che è forse la massima espressione del dissidio interiore del poeta: da una parte troviamo l'amore passionale per Lesbia, dall'altra l'odio profondo per i suoi continui tradimenti. Nell'avverbio interrogativo "quare" è presente l'intero dubbio catulliano: egli sa di non poter rispondere razionalmente alla sua tribolazione intrinseca. L'amore veniva tradizionalmente considerato come un'esperienza contraddittoria: la poetessa greca Saffo, alla quale Catullo si ispirò, lo aveva definito con un potentissimo ossimoro <<dolceamara invincibile fiera>>, esprimendo l'alternanza di esaltazione e disperazione che è caratteristica del sentimento amoroso. Il poeta decide di rendere tutto ciò con assoluta semplicità, tramite la compresenza di due verbi con significati opposti. Un altro termine importantissimo, anche per il fatto che viene presentato alla fine del componimento, è il verbo excrucior, che letteralmente significa "sono messo in croce", porta con se un'immagine fortemente drammatica e rimanda, con la sua pronuncia, all'idea del dolore lacerante e la condanna alla croce, nel mondo romano, era la condanna a morte più umiliante, e come tale era riservata solo a schiavi e rivoltosi e non applicabile ai cittadini romani. Questo breve distico è passato alla storia come una delle più famose e più belle poesie d'amore di tutti i tempi. Per ciò che riguarda il livello logico, il carme è abbastanza semplice da suddividere: "Odi fortasse requiris" e " Nescio" sono due reggenti; " et amo " è la coordinata alla prima reggente; "Quare id faciam" è un'interrogativa indiretta e infine " sed fieri sentio et excrucior" sono due coordinate avversative alla seconda reggente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Traduzioni "Odi et amo", su defaste.altervista.org (archiviato dall'url originale il 16 novembre 2016).
  2. ^ Catullo, Poesie, a cura di Francesco Della Corte, 1992, Mondadori, Milano, p. 197.
  3. ^ Traduzione Benni odi et amo, su ilsuonatorejones.ilcannocchiale.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Lechantin De Gubernatis, Catullo, Carmina selecta, Loescher Editore, Torino 1972. ISBN non esistente
  • Luca Canali, Catullo, Poesie, Giunti, Firenze 2007. ISBN 978-88-09-033-65-8

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