Gaio Valerio Catullo

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Sirmione, busto di Catullo

Gaio Valerio Catullo (in latino: Gaius Valerius Catullus; Verona, 84 a.C.Roma, 54 a.C.) è stato un poeta romano. Il poeta veronese è noto per l'intensità delle passioni amorose espresse, per la prima volta nella letteratura latina, nel suo Liber, in cui l'amore ha una parte preponderante, sia nei componimenti più leggeri che negli epilli ispirati alla poesia di Callimaco e degli alessandrini in generale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini familiari[modifica | modifica wikitesto]

Catullo da Lesbia, dipinto di Lawrence Alma-Tadema (1865)

Gaio Valerio Catullo proveniva dalla Gallia Cisalpina, da Sirmione ed apparteneva ad una famiglia agiata, dato che il padre avrebbe ospitato Q. Metello Celere e Giulio Cesare in casa propria al tempo del loro proconsolato in Gallia[1]. Per quanto concerne gli estremi cronologici della sua biografia, San Gerolamo[2] pone l'87 a.C. e il 57 a.C. rispettivamente come data di nascita e di morte e specifica che appunto egli morisse alla giovane età di trent'anni. Tuttavia, poiché nei suoi carmi vengono accennati avvenimenti che riportano all'anno 55 a.C. (come l'elezione a console di Pompeo[3] e l'invasione della Britannia da parte di Cesare[4]), si è maggiormente propensi a ritenere che egli sia nato nell'84 e morto nel 54 a.C., dato per certo il fatto che sia morto a trent'anni.

Trasferimento a Roma, vita sociale e letteraria[modifica | modifica wikitesto]

Trasferitosi nella capitale, si suppone intorno al 61-60 a.C., cominciò a frequentare ambienti politici, intellettuali e mondani, conoscendo personaggi influenti dell'epoca, come Quinto Ortensio Ortalo, Gaio Memmio, Cornelio Nepote e Asinio Pollione, oltre ad avere rapporti, non molto lusigìnghieri, con Cesare e Cicerone; con una ristretta cerchia d'amici letterati, quali Licinio Calvo ed Elvio Cinna fondò un circolo privato e solidale per stile di vita e tendenze letterarie. Durante il suo soggiorno prolungato a Roma ebbe una relazione travagliata con la sorella del tribuno Clodio, tale Clodia.[5].
Clodia viene cantata nei carmi con lo pseudonimo letterario "Lesbia" in riferimento alla poetessa Saffo dell'isola di Lesbo. Lesbia, che aveva una decina d'anni più di Catullo, viene descritta dal suo amante non solo graziosa, ma anche colta, intelligente e spregiudicata. La loro relazione, comunque, alternava periodi di litigi e di riappacificazioni ed è noto che l'ultimo carme che Catullo scrisse all'amata fu del 55 o 54 a.C., proprio perché in essa viene citata la spedizione di Cesare in Britannia.
Da alcuni suoi carmi emerge, inoltre, che il poeta ebbe anche un'altra relazione, con un giovinetto romano di nome Giovenzio. Catullo si allontanò, comunque, varie volte da Roma per trascorrere del tempo nella villa paterna a Sirmione, sul lago di Garda, luogo da lui particolarmente apprezzato e celebrato per il suo fascino ameno, ma anche perché situato nella sua terra di origine, causa per il poeta di periodi di riposo.
Nel 57-56 a.C. fece parte della cohors praetoria di Gaio Memmio in Bitinia: in quella circostanza andò a rendere omaggio alla tomba del fratello situata nella Troade. Quel viaggio non recò alcun beneficio al poeta, che ritornò senza guadagni economici, né la lontananza riuscì a fargli riacquistare la serenità perduta a causa dell'incostanza e dell'indifferenza di Lesbia nei suoi confronti.
Catullo non partecipò mai attivamente alla vita politica, anzi voleva fare della sua poesia un lusus fra amici, una poesia leggera e lontana dagli ideali politici tanto osannati dai letterati del tempo[6]. Tuttavia seguì la formazione del primo triumvirato, i casi violenti della guerra condotta da Cesare in Gallia e Britannia, i tumulti fomentati da Clodio, comandante dei populares, fratello della sua celebre amante Lesbia e acerrimo nemico di Marco Tullio Cicerone, che verrà da lui spedito in esilio nel 58 a.C. ma poi richiamato, i patti di Lucca e il secondo consolato di Pompeo. Una nota da sottolineare è il Carme 52 dove, per usare le parole di Alfonso Traina, "il disprezzo della vita politica si fa disprezzo per la vita stessa":

(LA)

« Quid est, Catulle? quid moraris emori?
sella in curuli struma Nonius sedet,
per consulatum peierat Vatinius:
quid est, Catulle? quid moraris emori? »

(IT)

« Che c'è, Catullo? Che aspetti a morire?
Sulla sedia curule siede Nonio lo scrofoloso,
per il consolato spergiura Vatinio:
che c'è, Catullo? Che aspetti a morire? »

(Carme 52)

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della letteratura latina (78-31 a.C.).
Marco Antonio Mureto, Catullus et in eum commentarius, Venetiis, apud Paulum Manutium, 1554
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Liber (Catullo).

Il liber di Catullo non fu ordinato dal poeta stesso, che non aveva concepito l'opera come un corpo unico, anche se un editore successivo (forse lo stesso Cornelio Nepote a cui è stata dedicata la prima parte dell'opera) ha diviso il liber catulliano in tre parti secondo un criterio di tipo metrico: i carmi da 1 a 60, sotto il nome di "nugae" (letteralmente "sciocchezze"), brevi carmi polimetri, per lo più faleci e trimetri giambici; i carmi da 61 a 68, i cosiddetti "carmina docta" d'impronta alessandrina e per lo più in esametri e distici elegiaci; i carmi dal 69 al 116 sono gli epigrammi ("epigrammata"), in distici elegiaci.

Il mondo poetico e concettuale di Catullo[modifica | modifica wikitesto]

Il poeta Catullo legge uno dei suoi scritti agli amici, da un dipinto di Stefano Bakalovich.

Catullo è per noi uno dei più noti rappresentanti della scuola dei neoteroi (cioè "poeti nuovi"), che prendevano a modello Callimaco, creatore di un nuovo stile poetico che si distacca dalla poesia epica di tradizione omerica divenuta a suo parere stancante, ripetitiva e dipendente quasi unicamente dalla quantità (in riferimento all'abbondanza dei versi di quest'ultima) piuttosto che dalla qualità. Sia Callimaco che Catullo, infatti, non descrivono le gesta degli antichi eroi o degli dei[7], ma si concentrano su episodi semplici e quotidiani. Da questa matrice callimachea proviene anche il gusto per la poesia breve, erudita e mirante stilisticamente alla perfezione. Si sviluppano, originari dell'alessandrinismo e nati da poeti greci come Callimaco, Teocrito, Asclepiade, Fileta di Cos e Arato, generi quali l'epillio, l'elegia erotico-mitologica e l'epigramma, che più sono apprezzati e ricalcati dai poeti latini.
Catullo stesso definì il suo libro expolitum (cioè "levigato") a riprova del fatto che i suoi versi sono particolarmente elaborati e curati. Inoltre, al contrario della poesia epica, l'opera catulliana intende evocare sentimenti ed emozioni profonde nel lettore, anche attraverso la pratica del vertere, rielaborando pezzi poetici di particolare rilevanza formale o intensità emozionale e tematica, in particolare come nel carmen 51, una emulazione del fr. 31 di Saffo, come anche i carmina 61 e 62, ispirati agli epitalami' saffici.
A Catullo si ispira il carme 65, una rielaborazione della Chioma di Berenice di Callimaco, che viene ripreso per mostrare l'adesione ad una raffinata elaborazione stilistica, una dottrina mitologica, geografica, linguistica ed infine la brevitas dei componimenti, con la convinzione che solo un carme di breve durata può essere un'opera raffinata e preziosa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Svetonio, Vita di Cesare, 73.
  2. ^ Chonicon, ad annum.
  3. ^ Carme 113, 2.
  4. ^ Carmi 11, 12; 29, 4; 45, 22.
  5. ^ Secondo un'indicazione di Apuleio nell'Apologia, 10, la donna a cui si riferisce Catullo rimase vedova nel 59 a.C. di Quinto Metello Celere, sicché si può pensare a Clodia.
  6. ^ Al riguardo si veda il carme 93: Nil nimium studeo, Caesar, tibi velle placere / nec scire utrum sis albus an ater homo" - "Non mi interessa affatto piacerti, Cesare, né sapere se tu sia bianco o nero".
  7. ^ Eccezion fatta, forse, per i carmina 63 e 64.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Rassegne bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  • J. Granarolo, Catulle 1948-1973, in Lustrum, vol. 17, 1973-1974, pp. 27-70.
  • J. Granarolo, Catulle 1960-1985, in Lustrum, 28-29, 1986-1987, pp. 65-106.
  • H. Harrauer, A Bibliography to Catullus, Hildesheim, 1979.
  • J.P. Holoka, Gaiu Valerius Catullus. A Systematic Bibliography, New York-Londra, 1985.

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Commenti[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Ellis, Oxford 1876.
  • A. Riese, Lipsia 1884.
  • E. Baehrens, Lipsia 1885.
  • G. Friedrich, Lipsia-Berlino 1908.
  • W. Kroll, Lipsia 1923.
  • Massimo Lenchantin de Gubernatis, Torino 1928.
  • G. Fordyce, Oxford 1961.
  • G.B. Pighi, Verona 1961.
  • K. Quinn, Londra 1970.
  • F. Della Corte, Milano 1977.
  • F. Caviglia, Bari 1983.
  • E. Merrill, Boston 1983.
  • H.-P. Syndikus, Darmstadt 1984-1990.

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Fedeli, Introduzione a Catullo, Roma-Bari, Laterza, 1990.
  • J. Ferguson, Catullus, Oxford, 1988.
  • E.A. Schimdt, Catull, Hidelberg, 1985.
  • F. Della Corte, Due studi catulliani, Genova, 1951.
  • C.L. Neduling, A Prosopography to Catullus, Oxford, 1955.
  • D. Braga, Catullo e i poeti greci, Messina-Firenze, 1950.
  • O. Hezel, Catull und das griechische Epigramm, Stuttgart, 1932.
  • J.K. Newman, Roman Catullus and the Modification of the Alexandrian Sensibility, Hildesheim, 1990.
  • A.L. Wheeler, Catullus and the Tradition of Ancient Poetry, Londra-Berkeley, 1934.
  • Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff, Catullus hellenistische Gedichte. in Hellenistische Dichtung in der Zeit des Kallimachos, II, Berlino 1924.
  • Mario Rapisardi, Catullo e Lesbia. Studi, Firenze, Succ. Lemonnier, 1875.
  • Enzo Marmorale, L'ultimo Catullo. Napoli, 1952
  • Giancarlo Pontiggia, Maria Cristina Grandi, Letteratura latina. Storia e testi. Vol. 2, Milano, Principato, marzo 1996, ISBN 978-88-416-2188-2.
  • (EL) N. Kaggelaris, Wedding Cry: Sappho (Fr. 109 LP, Fr. 104(a) LP)- Catullus (c. 62. 20-5)- modern greek folk songs, in E. Avdikos e B. Koziou-Kolofotia (a cura di), Modern Greek folk songs and history, pp. 260-270.

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