Elio Vito

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Elio Vito
Elio Vito daticamera 2018.jpg

Ministro per i rapporti con il Parlamento
Durata mandato 8 maggio 2008 –
16 novembre 2011
Capo del governo Silvio Berlusconi
Predecessore Vannino Chiti
Successore Piero Giarda

Presidente della 4ª Commissione Difesa della Camera dei deputati
Durata mandato 7 maggio 2013 –
21 luglio 2015
Predecessore Edmondo Cirielli
Successore Francesco Saverio Garofani

Capogruppo di Forza Italia
alla Camera dei deputati
Durata mandato 5 giugno 2001 –
28 aprile 2008
Predecessore Beppe Pisanu
Successore Fabrizio Cicchitto[1]

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 23 aprile 1992 –
13 luglio 2022
Legislature XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII
Gruppo
parlamentare
XI: Federalista Europeo
XII-XV: Forza Italia
XVI: PdL
XVII-XVIII: Forza Italia - Il Popolo della Libertà - Berlusconi Presidente
Circoscrizione XI: Napoli-Caserta
XII: Lombardia 1
XIII: Sicilia 2
XIV: Umbria
XV: Campania 1
XVI: Toscana
XVII: Piemonte 2
XVIII: Puglia
Collegio XII: Bollate
XIII: Catania-Misterbianco
Incarichi parlamentari
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Radicali Italiani (dal 2022)
In precedenza:
PRT (1987-1994)
FI (1994-2009)
PdL (2009-2013)
FI (2013-2022)
Titolo di studio Laurea in sociologia
Università Università degli Studi di Napoli Federico II
Professione Impiegato

Elio Vito (Napoli, 12 novembre 1960) è un politico italiano, deputato alla Camera dal 1992 al 2022, dove ha ricoperto gli incarichi di Capogruppo di Forza Italia dal 2001 al 2008 e Presidente della 4ª Commissione Difesa della Camera dal 2013 al 2015.

È stato Ministro per i rapporti col Parlamento dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011 nel quarto governo Berlusconi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un negoziante di ferramenta di Fuorigrotta, cresciuto in una famiglia cattolica favorevole al divorzio e all’aborto (cugino di Alfredo, deputato della Democrazia Cristiana e di Forza Italia), si è laureato in sociologia con una tesi sulle diverse letture che i mass media possono dare dello stesso risultato elettorale usando verbi, parole o tabelle differenti.[2][3]

A settembre 2021, in solidarietà col nuovo rettore Tomaso Montanari, si iscrive al corso di letteratura e arte italiane dell'Università per Stranieri di Siena.[4]

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Partito Radicale Transnazionale[modifica | modifica wikitesto]

Aderisce inizialmente al Partito Radicale di Marco Pannella, di cui è stato eletto alla elezioni amministrative del 1987 nel consiglio comunale di Napoli.

Alle elezioni politiche del 1992 viene candidato alla Camera dei deputati per la radicale Lista Marco Pannella, ed eletto nella circoscrizione Napoli-Caserta con 576 preferenze[3]. Alle politiche del 1994, grazie all'accordo elettorale con Silvio Berlusconi, viene rieletto a Montecitorio per la Lista Pannella.[5]

Adesione a Forza Italia[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente aderisce a Forza Italia di Berlusconi, unendosi all'area liberale del partito e diventandone un suo esponente[5][6]; nella XII legislatura è stato vice-capogruppo di Forza Italia alla Camera.[7]

Alle elezioni politiche del 1996 si è ricandidato alla Camera nel collegio uninominale di Catania-Misterbianco, sostenuto dalla coalizione di centro-destra Polo per le Libertà in quota forzista, dove viene riconfermato deputato con il 59,06% dei voti contro i candidati de L'Ulivo Pietro Motta (34,51%) e del Movimento Sociale Fiamma Tricolore Lino Mario Mazzola (6,42%). Nella XIII legislatura ricopre il ruolo di membro del consiglio direttivo di Forza Italia alla Camera fino al 18 febbraio 1999, e di vice-capogruppo vicario di Forza Italia alla Camera fino a termine legislatura.[8]

Capogruppo di Forza Italia[modifica | modifica wikitesto]

Elio Vito con il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel suo studio al Quirinale.

Alle elezioni politiche del 2001 è stato rieletto deputato, tra le liste di Forza Italia nella quota proporzionale della circoscrizione Umbria. Nella XIV legislatura ha ricoperto il ruolo di Capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

Alle politiche del 2006 viene rieletto per la quinta volta nella circoscrizione Campania 1 tra le liste forziste. Nella XV legislatura, oltre a ricoprire nuovamente il ruolo di Capogruppo di Forza Italia alla Camera, è stato membro della 3ª Commissione Affari esteri e comunitari.

Ministro per i rapporti con il Parlamento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Berlusconi IV.

Dopo la vittoria di Berlusconi e del centro-destra per la terza volta alle politiche del 2008, dov'è stato per la sesta volta rieletto deputato alla Camera nella circoscrizione Toscana, l'8 maggio 2008 diventa Ministro per i rapporti con il Parlamento nel quarto governo Berlusconi giurando nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, incarico che mantenne fino alla fine dell'esecutivo il 16 novembre 2011.[9]

A luglio 2011, in previsione di un rimpasto di governo, è dato dalla stampa tra i favoriti per succedere al dimissionario Angelino Alfano come ministro della Giustizia[10]. Tuttavia il 28 luglio viene scelto l'ex magistrato e sottosegretario all'Interno Nitto Palma.[11]

Presidente della Commissione Difesa[modifica | modifica wikitesto]

Alle politiche del 2013 viene rieletto deputato per Il Popolo della Libertà nella circoscrizione Piemonte 2. Il 7 maggio 2013 viene eletto Presidente della 4ª Commissione Difesa della Camera dei deputati. Il 16 novembre 2013, con la sospensione delle attività del PdL, aderisce alla rinascita di Forza Italia.[12][13]

Il 21 luglio 2015 non venne riconfermato come presidente della Commissione Difesa della Camera, visto che Forza Italia è passata all'opposizione parlamentare, venendo sostituito dal deputato del Partito Democratico Francesco Saverio Garofani.

Rielezione a deputato e dimissioni[modifica | modifica wikitesto]

Alle politiche del 2018 viene rieletto per l'ottava volta nella circoscrizione Puglia per Forza Italia. Nella XVIII legislatura diventa vice-capogruppo di Forza Italia alla Camera, oltre a far parte del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR), l'organo deputato alla sorveglianza sull'attività dei servizi segreti, dall'inizio della legislatura, da cui il 14 aprile 2021 si dimette per protesta contro le mancate dimissioni del presidente, l'esponente della Lega Raffaele Volpi, dopo la nascita del governo Draghi.[14]

Il 4 novembre 2020, insieme ai quattro colleghi di partito Giusi Bartolozzi, Stefania Prestigiacomo, Matteo Perego e Renata Polverini, vota a favore del disegno di legge a prima firma del deputato del Partito Democratico Alessandro Zan "Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità" per contrastare l'omotransfobia, in dissenso con il suo gruppo, che vota contro.[15] E per rimarcare questa sua posizione, l'8 maggio 2021, in una manifestazione a Milano organizzata dai Sentinelli, si presenta sul palco per ribadire il suo appoggio alla legge Zan.[16]

Il 27 ottobre 2021 si dimette dagli incarichi interni a Forza Italia (come quello di Responsabile del Dipartimento Difesa e sicurezza) con una lettera a Silvio Berlusconi, dopo che il suo partito ha votato al Senato a favore delle pregiudiziali sul ddl Zan che hanno bloccato l’iter della proposta di legge per il contrasto all’omo-transfobia, affermando: "La rivendicazione della nostra vocazione europeista, della nostra appartenenza al PPE, potrebbe essere contraddetta con il contrasto che stiamo manifestando al ddl Zan".[17]

Il 30 dicembre 2021 non vota la fiducia al governo Draghi sulla legge di bilancio 2022.

All'elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2022 si smarca dall'indicazione di partito di votare l'allora presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, astenendosi.[18][19]

In polemica con la bocciatura del ddl Zan prima e dei quesiti referendari riguardo a cannabis ed eutanasia poi, il 17 febbraio 2022 deposita un disegno di legge costituzionale volto ad abolire il concordato Stato-Chiesa.[20]

Il 19 giugno, a seguito di alcune dichiarazioni di Silvio Berlusconi riguardo all'invasione russa dell'Ucraina, della continuata polemica riguardo al ddl Zan e dell'alleanza del partito con liste di estrema destra alle elezioni amministrative di Lucca, lascia Forza Italia e presenta le dimissioni dal suo incarico parlamentare, accolte il successivo 13 luglio con 225 favorevoli e 158 contrari.[21][22]

Il 4 ottobre seguente aderisce ai Radicali Italiani.[23]

Incarichi parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Elio Vito nel 2006

XI Legislatura[modifica | modifica wikitesto]

XII Legislatura[modifica | modifica wikitesto]

XIII Legislatura[modifica | modifica wikitesto]

XIV Legislatura[modifica | modifica wikitesto]

XV Legislatura[modifica | modifica wikitesto]

XVI Legislatura[modifica | modifica wikitesto]

XVII Legislatura[modifica | modifica wikitesto]

XVIII legislatura[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 2009 Forza Italia confluisce nel Popolo della Libertà
  2. ^ Biografia di Elio Vito, su cinquantamila.it. URL consultato il 24 aprile 2021.
  3. ^ a b Corriere della Sera - Vito «murena», combattivo porta-elogi di Silvio, su corriere.it. URL consultato il 3 aprile 2022.
  4. ^ Elio Vito, ex ministro e deputato di Forza Italia "Iscritto a settembre, solidarietà con Montanari", su La Nazione, 1633754239620. URL consultato il 28 ottobre 2021.
  5. ^ a b I Pannella-boys: da Rutelli a Giachetti e Bonino, tutti i ragazzi di Tor Argentina - Politica, su ANSA.it, 19 maggio 2016. URL consultato il 3 aprile 2022.
  6. ^ Pagina personale sul sito web del Partito Radicale Transnazionale (RadicalParty.org)[collegamento interrotto]
  7. ^ a b c d e f La Camera dei Deputati, su legislature.camera.it. URL consultato il 3 aprile 2022.
  8. ^ a b c d e f g Camera dei Deputati - XIII legislatura - Deputati - La scheda personale, su leg13.camera.it. URL consultato il 3 aprile 2022.
  9. ^ Tutti i radicali di Berlusconi - Pagina 2 di 2, su Il Post, 14 settembre 2010. URL consultato il 4 aprile 2022.
  10. ^ Chi viene dopo Alfano, su Il Post, 2 giugno 2011. URL consultato il 3 aprile 2022.
  11. ^ Via libera al rimpasto di governoPalma alla Giustizia, Bernini Miss Ue, su lastampa.it, 27 luglio 2011. URL consultato il 4 aprile 2022.
  12. ^ Camera dei Deputati: Composizione del gruppo FORZA ITALIA - IL POPOLO DELLA LIBERTA' - BERLUSCONI PRESIDENTE
  13. ^ L'addio al Pdl (in frantumi), rinasce Forza Italia
  14. ^ Si infiamma lo scontro sul COPASIR. Arrivano le dimissioni di Vito (FI), su ilgiornale.it, 14 aprile 2021. URL consultato il 15 aprile 2021.
  15. ^ Omofobia: Camera approva legge. Protesta della Lega in Aula - Politica, su Agenzia ANSA, 4 novembre 2020. URL consultato il 4 novembre 2020.
  16. ^ Chi è Elio Vito, biografia dello sconosciuto deputato paladino della legge Zan e del Copasir, su True News., 24 maggio 2021. URL consultato il 1º giugno 2021.
  17. ^ Ddl Zan, Elio Vito lascia il suo incarico in Forza Italia: "Il voto in Senato contraddice la nostra vocazione europeista e liberale", su Il Fatto Quotidiano, 27 ottobre 2021. URL consultato il 28 ottobre 2021.
  18. ^ Elio Vito (Fi): "Mi sono astenuto su Casellati, sono franco ma non tiratore", su la Repubblica, 28 gennaio 2022. URL consultato il 17 febbraio 2022.
  19. ^ Quirinale, Vito si smarca da Forza Italia: "Non voto Casellati, mi astengo. Centrodestra manda allo sbaraglio alte personalità", su Il Fatto Quotidiano, 28 gennaio 2022. URL consultato il 4 aprile 2022.
  20. ^ Elio Vito, Ho presentato una proposta di legge per A B O L I R E I L C O N C O R D A T O, su twitter.com, 17 febbraio 2022.
  21. ^ A seguito della mia decisione di lasciare Forza Italia, il partito nelle cui liste sono stato eletto, rassegno le mie dimissioni dal mandato parlamentare., su twitter.com.
  22. ^ Camera, accolte le dimissioni di Elio Vito, su adnkronos.com, 13 luglio 2022. URL consultato il 13 luglio 2022.
  23. ^ Elio Vito, l’ex ministro berlusconiano si iscrive ai Radicali: si era dimesso da deputato a luglio, su ilfattoquotidiano.it, 5 ottobre 2022. URL consultato il 14 novembre 2022.
  24. ^ a b c La Camera dei Deputati, su legislature.camera.it. URL consultato il 3 aprile 2022.
  25. ^ a b c d Camera dei Deputati - XIV legislatura - Deputati - La scheda personale, su legxiv.camera.it. URL consultato il 3 aprile 2022.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Vannino Chiti 8 maggio 2008 - 16 novembre 2011 Piero Giarda
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