Emilio Fede

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Emilio Fede nel 2016

Emilio Fede (Barcellona Pozzo di Gotto, 24 giugno 1931) è un giornalista, conduttore televisivo e scrittore italiano, già direttore del TG1 (dal 29 maggio 1981 all'8 agosto 1982), di Videonews (dal 31 ottobre 1989 al 10 settembre 1991), di Studio Aperto (dal 16 gennaio 1991 al 2 novembre 1993) e del TG4 (dal 1º giugno 1992 al 28 marzo 2012).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un Maresciallo Maggiore della Pubblica Sicurezza di stanza in Etiopia per diversi anni e di una cantante d’opera, Emilio Fede nacque il 24 giugno 1931 a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) e trascorse parte della giovinezza a San Piero Patti, paese d'origine della famiglia, dove frequentò la scuola dell'obbligo. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, si trasferì con la famiglia a Roma dove conseguì il diploma di maturità classica[1].

Dalla carta stampata alla RAI[modifica | modifica wikitesto]

Emilio Fede nel 1965

Cominciò giovanissimo l'attività di giornalista collaborando con Il Momento - Mattino di Roma, per poi passare alla Gazzetta del Popolo di Torino dove divenne inviato speciale. Nel 1954 incominciò a collaborare con la Rai come conduttore a contratto del programma Il circolo dei castori assieme a Enza Sampò – con la quale ebbe anche un breve flirt[2] – e a Febo Conti, passando così dalla carta stampata alla televisione. Il rapporto con la Rai divenne esclusivo a partire dal 1961.

Nel 1965 Fede sposò la giornalista e futura senatrice Diana de Feo (figlia dello scrittore Italo de Feo), conosciuta in Rai: il matrimonio sarebbe durato fino alla morte di lei, avvenuta il 23 giugno 2021 dopo lunga malattia. La coppia ebbe due figlie: Sveva e Simona.

Inviato speciale in Africa per otto anni, realizzò servizi in oltre 40 Paesi nel periodo della decolonizzazione e dell'inizio delle guerre civili. L'esperienza africana terminò a seguito di una malattia e di un contenzioso sulle spese di viaggio. Lavorò poi con Sergio Zavoli nella redazione della trasmissione d'inchiesta TV7, il settimanale di approfondimento del TG1. Uno dei suoi contributi più significativi fu un servizio sulle conseguenze sulla salute umana dell'impiego di ormoni nella crescita dei bovini. Dal 1976 fu per cinque anni conduttore del TG1, in particolare della prima edizione a colori il 28 febbraio del 1977, e dal 1981 lo diresse per due anni; sotto la sua direzione la testata trasmise la celebre diretta, condotta da Piero Badaloni, relativa all'incidente di Vermicino, durata ben 18 ore e seguita da circa 25 milioni di telespettatori, primo esempio di cronaca in tempo reale di un avvenimento fortemente negativo, dando origine a quella che negli anni verrà soprannominata: "TV del dolore". Nel 1983[3] e 1984[4] condusse il programma di intrattenimento Test, che andava in diretta concorrenza con Superflash su Canale 5. Curato da Fede e da Sandro Baldoni, nel 1983 su Rai 1 andò in onda Obiettivo su…, dedicato all'attualità; in quegli anni venne nominato vicedirettore del TG1.

Il rapporto con la Rai terminò nel 1987, a seguito di un processo per gioco d'azzardo finito con l'assoluzione[5] e, come lui stesso poi dichiarò[senza fonte], per il cambiamento degli accordi politici sulle poltrone RAI: il passaggio della direzione del TG1 dal Partito Socialista Italiano, all'epoca riferimento politico di Fede, alla Democrazia Cristiana, nell'ambito dei riequilibri politici e di potere relativi al nascituro Governo Fanfani VI[la direzione del TG1 è stata affidata ad un giornalista in quota DC sia prima che dopo il 1987][6].

Il passaggio alla Fininvest-Mediaset e la direzione del TG4[modifica | modifica wikitesto]

Fede riprese il suo cammino professionale accettando l'offerta di Rete A, emittente nata nel 1983, dove va a fondare e dirigere il TgA, il primo telegiornale nazionale privato della televisione italiana, la cui prima edizione va in onda lunedì 7 settembre 1987[7]. Nel 1989 passa alla Fininvest di Silvio Berlusconi, dapprima come direttore di Videonews[8], poi di Studio Aperto, notiziario di Italia 1, che il 16 gennaio 1991 fu il primo telegiornale in Italia ad annunciare in diretta l'inizio dell'operazione Desert Storm durante la Guerra del Golfo, proprio nel giorno della sua prima messa in onda. Studio Aperto è anche il primo telegiornale a informare della cattura dei due ufficiali dell'Aeronautica italiana Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone.

Dal 20 settembre del 1990, tutti i giovedì, in seconda serata su Rete 4, conduce il rotocalco settimanale d'attualità Cronaca, supplemento d'informazione da lui curato per gli appassionati di cronaca-spettacolo[9], con un'audience attestata intorno al milione e 300.000 spettatori[10].

Nel 1992 venne nominato alla direzione del TG4, il nuovo telegiornale di Rete 4[11], sostituendo Edvige Bernasconi, pur rimanendo formalmente direttore di Studio Aperto fino al 1993.

Dal 28 novembre 1997[12] e poi nel 1999[13] conduce su Rete 4 il ciclo Le grandi interviste, interviste-ritratto di mezz'ora a personaggi come: Clara Agnelli Nuvoletti, Massimo D'Alema, Umberto Bossi, Simona Ventura, Rosa Bossi Berlusconi, Pippo Baudo. Il 25 febbraio 1998 ha condotto in prima serata su Canale 5 il falso televisivo Indagine sulla canzone truccata, dove ha raccontato il finto arresto di Iva Zanicchi[14].

Dal 2000 cura Sipario, il rotocalco rosa del TG4 di sua concezione, in onda tutti i giorni in coda al telegiornale di Rete 4, ed affida la conduzione della rubrica dedicata alle previsioni del tempo Meteo 4 ad alcune annunciatrici di bella presenza senza una competenza specifica nel campo meteorologico, da lui selezionate personalmente, che vengono battezzate con il neologismo "meteorine". Dal 2008 sperimenta l'edizione notturna Sipario notte.

Nel luglio del 2004 conduce il TG4 in diretta da Nāṣiriyya per portare la sua solidarietà ai militari italiani colpiti dall'attentato del 12 novembre 2003.

L'8 febbraio 2005 ha condotto eccezionalmente, insieme ad Ezio Greggio, una puntata di Striscia la notizia (programma che lo prende continuamente di mira, trasmettendo i filmati in cui si arrabbia e litiga fuori onda con la direzione del TG4) al posto di Enzo Iacchetti, impossibilitato a causa dell'influenza.

Dal 16 febbraio 2009 dirige su Rete 4 tre prime serate speciali con Password - Il mondo in casa, programma di attualità in diretta da studio con ospiti in collegamento e inviati sul territorio.

Il 28 marzo 2012, a seguito di una trattativa con Mediaset non andata a buon fine, la società solleva Emilio Fede dalla direzione del TG4[15][16]. L'azienda di Cologno Monzese afferma in un comunicato che non è stato possibile arrivare a una risoluzione del rapporto in modo consensuale; altresì specifica che l'ex direttore lascia anche Mediaset. Alla direzione del TG4 gli subentra Giovanni Toti, già direttore di Studio Aperto, che da quel momento dirigerà entrambi i notiziari per circa due anni[17]. Il giorno seguente, dopo aver dichiarato di essersi chiarito con l'azienda, firma le dimissioni dal TG4 dichiarando di proseguire nella trattativa per nuove trasmissioni, mantenendo una carica all'interno di Mediaset[18][19][20].

Dopo il TG4[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agosto del 2012 Emilio Fede approda al canale del digitale terrestre Vero Capri, presente al numero 55, dove incomincia a condurre una rubrica settimanale di attualità politica ed economica intitolata Attualità con Fede.

Tra il 2013 e il 2014 è direttore editoriale del quotidiano La Discussione, in passato già organo della Democrazia Cristiana per le Autonomie[21][22], movimento politico di centro-destra di Gianfranco Rotondi, esistito dal 2005 al 2009, quando è confluito ne Il Popolo della Libertà.

In questo periodo gli viene diagnosticato un tumore al pancreas e i medici gli danno ancora 6 mesi di vita, ma le analisi erano errate[23].

Il 30 ottobre 2014 Mediaset gli comunica la rescissione unilaterale, a partire dal giorno successivo, del contratto in scadenza a giugno. Fede guadagnava 27.000 euro al mese, oltre a beneficiare di una casa a Milano 2 a carico dell'azienda, di due autisti, di una segretaria e di un ufficio[24]. A dicembre fa ricorso al tribunale civile di Milano per chiedere a Mediaset il reintegro e il pagamento di 8.411.000 euro come risarcimento. RTI motiva la scelta sottolineando che Fede è indagato per associazione a delinquere a scopo di diffamazione per il presunto ricatto nei confronti dei vertici Mediaset con un fotomontaggio a luci rosse.

Il 9 aprile 2015 il Tribunale civile di Milano respinge la sua richiesta di risarcimento e gli impone di versare a Mediaset circa 10.000 euro per le spese di causa[25].

Da Giugno 2020 torna in tv come ospite fisso al fianco di Kevin Dellino nel talk show “Punti di Vista” su Go-tv.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Alle Elezioni politiche in Italia del 1979 e alle Elezioni europee del 1984 si candida tra le file del PSDI. In entrambe le occasioni non viene eletto (nella seconda ottenne 1.901 preferenze nella circoscrizione nord-occidentale e 5.303 nella circoscrizione centrale)[26].

Nel luglio 2012 fonda il movimento d'opinione Vogliamo Vivere, che sale alle cronache soltanto durante la fine di agosto dello stesso anno[27] poiché durante la presentazione al Teatro Nuovo di Milano la sala era semivuota e, tra i pochi soggetti presenti, spiccavano Ombretta Colli e Tiziana Maiolo. In seguito il movimento verrà sciolto per mancanza di fondi.

Nel settembre 2013, attraverso il suo blog, Fede annuncia di aver fondato un nuovo movimento politico chiamato Le Ali della Libertà[28].

Nel maggio 2014 aderisce al movimento Uniti si vince di Luca Miatton a sostegno di Silvio Berlusconi[29]. La tessera numero uno del movimento gli viene poi revocata nel luglio seguente in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni con Gaetano Ferri, suo personal trainer, che riguardano Berlusconi e Marcello Dell'Utri.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Accuse di faziosità[modifica | modifica wikitesto]

Il modo di fornire informazione con il TG4 di Fede, notevolmente sbilanciato a favore di Silvio Berlusconi secondo i dati dell'osservatorio di Pavia[30], lo ha esposto a critiche sulla qualità del suo prodotto giornalistico[31][32] e a interventi dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni a partire dal 1998. Il convinto e fervente sostegno politico a Berlusconi, che Fede da parte propria ha sempre ammesso, è testimoniato anche da quanto accadde dopo le elezioni politiche del 1994, quando annunciò la vittoria dell'allora leader di Forza Italia con elogi e opinioni parziali[33]. Parte del suo discorso agiografico è stato anche documentato nel film Aprile di Nanni Moretti[34].

Tra il 1993 e il 1994 prese parte a una sorta di killeraggio televisivo contro Indro Montanelli, direttore de il Giornale, contrario all'ingresso in politica di Silvio Berlusconi[35]. Il 6 gennaio 1994 aprì l'edizione serale del TG4 con un editoriale in cui chiedeva le dimissioni di Montanelli, poiché non condivideva le strategie politiche dell'azienda[36], rincarando la dose in un'intervista a Il Giorno dal titolo Montanelli è un piccolo uomo[37]. In quell'occasione alcuni giornalisti Fininvest, tra cui Maurizio Costanzo, Gianfranco Funari ed Enrico Mentana, intervennero a difesa di Montanelli[37], mentre altri soggetti vicini a Berlusconi, come Vittorio Sgarbi, che conduceva Sgarbi quotidiani, si schierarono con Fede e contro Montanelli.

Nel 2014 vennero pubblicate alcune conversazioni tra Fede e Gaetano Ferri – il suo personal trainer – segretamente registrate da quest'ultimo, in cui l'ex giornalista rivelava particolari importanti sui rapporti illeciti tra Berlusconi e la mafia siciliana, veicolati attraverso Marcello Dell'Utri, che operava come tramite dell'imprenditore[38][39]. In questi dialoghi registrati Fede parla anche di Flavio Briatore, che, secondo quanto risulta dalle registrazioni di Ferri, sarebbe stato coinvolto anch'egli in una storia di mafia, ordinando l'assassinio di un industriale di Cuneo[40].

Multe subite dall'Autorità per le telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004, dopo la sanzione pecuniaria inflitta dall'AGCOM per il mancato rispetto della par condicio nel suo telegiornale prima delle elezioni europee, Fede nell'edizione delle 18:55 del TG4 del 10 giugno 2004 andò in onda con una targhetta al collo su cui era riportato il contenuto del provvedimento. Nel 2006, dopo un'altra sanzione di 250.000 € dell'AGCOM per violazione della legge sulla par condicio (la seconda in due settimane per un totale di 450.000 €[41]), il giornalista si disse contrario alla motivazione della sanzione e minacciò le dimissioni, mandando tre volte in sovraimpressione il contenuto del provvedimento sanzionatorio adottato dall’AGCOM. Successivamente Fede ritirò l'ipotesi delle dimissioni, dichiarando di esser stato indotto a restare dalle lettere dei telespettatori.

Discussione con Piero Ricca[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2007 viene fermato dal giornalista indipendente Piero Ricca, che gli pone delle domande sul caso dell'emittente televisiva Europa 7 le cui frequenze, già occupate da Rete 4 dagli anni ottanta quando non esisteva una regolamentazione (Legge Mammì), secondo una sentenza emessa dalla Corte di giustizia europea, dovevano esserle cedute da Rete 4 stessa[42]. Ricca dapprima chiede le sue dimissioni per l'illegittimità a trasmettere di Rete 4 e successivamente indirizza al direttore gli insulti "servo" e "verme", visto il rifiuto di Fede che dice "Berlusconi lo sa ed è praticamente d'accordo, e mi ha detto: "Se incontri qualche imbecille che ti chiede se ti sei dimesso, digli di sì". Il direttore poi sputa da una scalinata in direzione dei suoi contestatori[42]. Il diverbio tra i due viene anche trasmesso da Striscia la notizia, che però non mostra l'antefatto dell'incontro tra Fede e Ricca, sia quando quest'ultimo parla dell'abusivismo di Rete 4 e sia quando il direttore del TG4 sputa al reporter. Fede successivamente querela Ricca, il cui blog viene temporaneamente bloccato dalla Guardia di Finanza per un mese[43] e il cui articolo precedentemente pubblicato viene reso inaccessibile a seguito dell'ordinanza.

Critiche a Roberto Saviano[modifica | modifica wikitesto]

Nell'edizione serale del TG4 del 9 settembre 2008 Emilio Fede commenta la condizione del giornalista e scrittore Roberto Saviano, che dall'ottobre 2006 è costantemente scortato dalle Forze dell'Ordine in seguito alle minacce ricevute dalla camorra. In questo commento risulta molto polemica la critica del direttore riguardo a un Saviano il cui aspetto peculiare, a suo dire, è quello di guadagnare molti soldi dal libro (e film) Gomorra. Il 9 maggio 2010 questi attacchi si ripetono, per di più nell'ambito di un servizio non direttamente riconducibile a Saviano o alla camorra, suscitando immediate polemiche da parte di numerosi blog ed esponenti del centro-sinistra[44].

La vicenda dei due milioni e mezzo di euro[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni quotidiani italiani (Corriere della Sera e La Stampa[45]), Fede nel dicembre 2011 avrebbe voluto depositare 2.500.000 euro presso una banca svizzera di Lugano, ma quest'ultima avrebbe rifiutato a causa della dubbia provenienza dell'ingente somma di denaro[46]. A seguito di ciò la Guardia di Finanza ha avviato una serie di verifiche su tale vicenda[47]. Fede comunque ha smentito con decisione questa notizia definendola "totalmente falsa, inventata di sana pianta"[46].

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

La querela da parte del Comune di Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Durante una puntata del rotocalco del TG4 Sipario Notte dell'11 ottobre 2008 viene trasmesso un servizio inerente a una zona di Venezia, identificabile come Campo Santi Giovanni e Paolo, il cui commento da parte del direttore stesso scatena una violenta protesta via web sul social network Facebook e altri siti, con cui si accusa il suddetto servizio di essere mistificatorio e diffamatorio. La polemica raggiunge il comune di Venezia, che successivamente dà incarico all'Avvocatura civica di verificare gli estremi per sporgere querela e chiedere i danni arrecati all'immagine della città[48].

La querela da parte di D'Elia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 fu condannato in primo grado in sede civile per diffamazione contro Sergio D'Elia, deputato radicale ed ex membro di Prima Linea, per averlo definito "terrorista" e aver presentato al TG4, nel 2006, un lungo servizio che il tribunale di Roma definì nella sentenza come «diffamatorio (...) all'evidente fine di offrire ai telespettatori un'immagine negativa (...) La notizia per esser vera deve essere completa, in modo da favorire la libera formazione delle opinioni del pubblico»[49].

Caso Ruby[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2011 è indagato dalla Procura della Repubblica per induzione e favoreggiamento della prostituzione, insieme con Silvio Berlusconi, Lele Mora e Nicole Minetti, sul "caso Ruby" (maggio 2010), soprannome con cui i media italiani hanno battezzato la giovane marocchina Karima El Mahroug, sulla base delle prove rappresentate da una lettera anonima, pubblicata poi in prima pagina su due quotidiani, e di una valigetta che avrebbe portato in Svizzera[50][51][52]. Qualche anno dopo, nel 2014, viene licenziato da Mediaset.[50].

Il 3 ottobre 2011, assieme a Minetti e Mora, viene rinviato a giudizio per il caso Ruby. La decisione è stata presa dal Giudice dell'udienza preliminare di Milano Maria Grazia Domanico, della V Sezione penale del tribunale del capoluogo lombardo. Tutti e tre sono accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile. Il processo è cominciato il 21 novembre 2011[53][54].

Il 19 luglio 2013 assieme agli altri due imputati Fede è condannato dal Tribunale di Milano nell'ambito del processo "Ruby" bis a 7 anni di reclusione e all'interdizione a vita dai pubblici uffici, per induzione alla prostituzione, favoreggiamento della prostituzione e favoreggiamento della prostituzione minorile[55], più all'interdizione da uffici di mezzi di informazione considerati come pubblici uffici. Viene assolto dall'accusa di induzione alla prostituzione minorile. Nel processo principale Silvio Berlusconi, condannato in primo grado, è invece assolto in secondo grado e in Cassazione[50].

Il 13 novembre 2014 la corte d'appello ha ridotto la pena a 4 anni e 10 mesi[56], con le accuse riqualificate nel solo favoreggiamento della prostituzione di una maggiorenne, mentre viene assolto dalle accuse di induzione alla prostituzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, in quanto viene riconosciuto che, come Berlusconi, non era a conoscenza della minore età di Karima El Mahroug detta Ruby; Fede si dichiara innocente di tutte le accuse, afferma di non aver portato lui la ragazza marocchina ad Arcore, di non sapere chi fosse e che cosa facesse. Ruby stessa non ha mai ammesso di essere una prostituta[50][57]. Il 22 settembre 2015 la Corte suprema di cassazione accoglie il suo ricorso e annulla la sentenza del "Ruby bis" a carico di Fede e Minetti, rinviando a un nuovo processo d'appello, respingendo al contempo il ricorso della procura di Milano che voleva condanne più elevate[58].

Il 7 maggio 2018 la corte d'appello ha ridotto le pene, condannando Fede a 4 anni e 7 mesi per favoreggiamento della prostituzione di Ruby, e Minetti a 2 anni e 10 mesi[59][60]. La sentenza d'appello è nuovamente stata impugnata, ma la Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle difese e le pene sono state confermate in via definitiva l'11 aprile 2019[61][62].

A causa dell'età avanzata (88 anni) e delle condizioni di salute, Fede sconterà la pena in detenzione domiciliare, in quanto, recependo la giurisprudenza di Cassazione, il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha stabilito l'11 ottobre 2019 che «in carcere sarebbe sottoposto ad un'enorme sofferenza»[63].

Il 22 giugno 2020 viene arrestato a Napoli per evasione dagli arresti domiciliari mentre stava cenando con la moglie Diana de Feo in un ristorante per il suo 89º compleanno e viene posto agli arresti in un hotel sul lungomare: dopo aver avvisato i carabinieri di Segrate, aveva raggiunto il capoluogo partendo in treno senza avere ancora l'autorizzazione del giudice del Tribunale di sorveglianza. Fede aveva scontato sino ad allora 7 mesi ai domiciliari e avrebbe dovuto completare la pena con 4 anni di servizi sociali[64].

Concorso in bancarotta fraudolenta[modifica | modifica wikitesto]

Per aver ricevuto del denaro di Silvio Berlusconi da Lele Mora nel 2011 ed essendo l'ingente somma «distratta dal fallimento e divisa con Fede, ma anche trattenuta da Mora», è stato condannato in primo grado nel giugno del 2017 a tre anni e mezzo per concorso in bancarotta fraudolenta[65][66]. Nel maggio 2018 la Corte di Appello di Milano annulla la sentenza di primo grado perché ha ritenuto che i soldi ricevuti fossero «come corrispettivo per la sua intercessione» e quindi il fatto è penalmente irrilevante[67].

Caso Mediaset[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre del 2014 Fede viene indagato per associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione per la tentata diffusione di immagini ai giornali, elemento di indagine collegato a un presunto ricatto nei confronti dei vertici Mediaset per un fotomontaggio a luci rosse[25][68]. La pubblica accusa chiede una condanna a 4 anni e 9 mesi[69]. Il 15 giugno 2017 il Tribunale di Milano ha condannato Emilio Fede alla pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione[70]. Il 4 aprile 2019, la pena è stata rideterminata dalla Corte d'Appello di Milano in 2 anni di reclusione, mentre Fede è stato assolto da uno degli episodi contestati "perché il fatto non sussiste"[71].

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nella musica[modifica | modifica wikitesto]

  • È citato nel testo della canzone Ripetutamente del gruppo musicale napoletano 99 Posse.
  • È citato nel testo delle canzoni Con le buone ed Italiano Medio del gruppo musicale Articolo 31.
  • È citato nel testo della canzone Tufello Talenti del rapper romano Rancore.
  • È citato nel testo della canzone Bunga bunga di Elio e le Storie Tese (2010).

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Chi è Emilio Fede, su Chi è...?, 17 giugno 2018. URL consultato il 12 dicembre 2018.
  2. ^ Aldo Cazzullo, Da Fede a Eco, vi racconto i miei amori e la mia Rai, in Corriere della Sera, 20 febbraio 2006. URL consultato il 26 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 27 dicembre 2014).
  3. ^ Dal sito Rai Teche Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive..
  4. ^ Dal sito Rai Teche Archiviato il 25 settembre 2013 in Internet Archive..
  5. ^ Gigi Marzullo, Bellidinotte: guerrieri moderni & cavalieri d'altri tempi, Guida Editori, 1999, p. 138, ISBN 8871883047.
  6. ^ ALLA RAI ARRIVANO 28 NOMINE ANCHE I COMUNISTI DICONO SI', in la Repubblica, 6 marzo 1987.
  7. ^ Mariella Tanzarella, DA DOMANI IN DIRETTA IL TGA DI PERUZZO, in la Repubblica, 6 settembre 1987.
  8. ^ E' EMILIO FEDE IL NUOVO DIRETTORE DELLE NEWS FININVEST, in la Repubblica, 1º novembre 1989.
  9. ^ Mariella Tanzarella, Parte 'Cronaca' una prova del tg di Emilio Fede, in La Repubblica, 20 settembre 1990. URL consultato il 26 dicembre 2014 (archiviato il 27 dicembre 2014).
  10. ^ Zoom su Emilio Fede, inventore della formula dell'eterna popolarità, L'Europeo, n.527, 28 dicembre 1990.
  11. ^ Mariella Tanzarella, NASCE IL TG4, IL COMANDO A FEDE, in la Repubblica, 30 maggio 1992.
  12. ^ Aldo Grasso, Emilio Freud cerca l'inconscio, in Corriere della Sera, 14 dicembre 1997. URL consultato il 26 dicembre 2014 (archiviato il 27 dicembre 2014).
  13. ^ Maria Volpe, Fede: basta politici, ora scopro i segreti delle donne, in Corriere della Sera, 12 marzo 1999, p. 37. URL consultato il 26 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 27 dicembre 2014).
  14. ^ Rossella Malaspina, Scherzo a Canale 5: arrestata la Zanicchi, in La Gazzetta dello Sport, 26 febbraio 1998. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato il 21 settembre 2016).
  15. ^ Emilio Fede licenziato da Mediaset, su ansa.it, 29 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato il 26 ottobre 2014).
  16. ^ Fede-Mediaset, divorzio clamoroso "Licenziato". Nuovo direttore al Tg4, su repubblica.it, 28 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato il 26 ottobre 2014).
  17. ^ Emilio Fede lascia Mediaset, Giovanni Toti è il nuovo direttore del TG4, su ilgiornaledelfriuli.net, 29 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  18. ^ Toti: mio tg non berlusconiano, via anche le meteorine, su ansa.it, 30 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato il 26 ottobre 2014).
  19. ^ L'ultimo giorno di Emilio Fede al Tg4: “Ma non è un addio, bensì un arrivederci”, su ilfattoquotidiano.it, 29 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato il 6 novembre 2014).
  20. ^ Fede firma le dimissioni: lascia il Tg4. Poi il saluto: «È solo un arrivederci», su corriere.it, 29 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato il 26 ottobre 2014).
  21. ^ Emilio Fede: "Presto direttore de La Discussione", su liberoquotidiano.it. URL consultato l'8 dicembre 2016 (archiviato il 21 dicembre 2016).
  22. ^ "Il cerchio magico ha soffocato Silvio La Pascale? Pentito di averla aiutata", su iltempo.it. URL consultato l'8 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 21 dicembre 2016). Vi si legge: «Per un anno e mezzo ho diretto La Discussione».
  23. ^ Emilio Fede e la diagnosi sbagliata sul cancro, su liberoquotidiano.it, 23 maggio 2014. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato il 26 ottobre 2014).
  24. ^ Fede licenziato ancora da Mediaset: addio a casa e super contratto da 27mila euro al mese, su liberoquotidiano.it. URL consultato il 27 maggio 2020 (archiviato il 20 ottobre 2017).
  25. ^ a b Fede licenziato chiede a Mediaset 8 milioni e mezzo, su liberoquotidiano.it. URL consultato il 27 maggio 2020 (archiviato il 4 marzo 2016).
  26. ^ Europee 17/06/1984 Area ITALIA + ESTERO Circoscrizione ITALIA NORD-OCCIDENTALE
  27. ^ Emilio Fede fonda il suo partito «Vogliamo Vivere». Berlusconi? «Non ne sa niente», su milano.corriere.it, 30 agosto 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato il 26 ottobre 2014).
  28. ^ Emilio Fede presenta il suo Movimento: “Le Ali della Libertà”, su blitzquotidiano.it, 16 settembre 2013. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato il 26 ottobre 2014).
  29. ^ Emilio Fede torna in politica: dopo il flop di ‘Vogliamo vivere’, ecco ‘Uniti si vince’, su tv.ilfattoquotidiano.it, ilfattoquotidiano.it, 7 maggio 2014. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato il 26 ottobre 2014).
  30. ^ Dati di febbraio 2006 del pluralismo politico in televisione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (PDF) [collegamento interrotto], su agcom.it, 28 febbraio 2006. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  31. ^ Informazione e tg4: analisi giuridica della conduzione di Emilio Fede, su difesadellinformazione.com. URL consultato il 19 febbraio 2018.
  32. ^ Perché il Tg4 viola la par condicio | Ordine dei Giornalisti, su odg.mi.it. URL consultato il 19 febbraio 2018.
  33. ^ Antonio Dipollina, E FEDE SPARGE LACRIME IN DIRETTA, in la Repubblica, 29 marzo 1994.
  34. ^ Ewa Mazierska e Laura Rascaroli, Il cinema di Nanni Moretti: sogni e diari, Gremese Editore, 2006, p. 111, ISBN 8884404185.
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