Emilio Fede

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Emilio Fede nel 1965

Emilio Fede (Barcellona Pozzo di Gotto, 24 giugno 1931) è un giornalista e scrittore italiano, già direttore del TG1 (tra il 1981 e il 1982), di Studio Aperto (dal 1991 al 1992), del TG4 (dal 1992 al 2012) e di Videonews (dal 1989 al 1991).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un brigadiere dei Carabinieri di stanza diversi anni in Etiopia, Emilio nasce a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), trascorre parte della giovinezza a San Piero Patti, il paese d'origine della famiglia, dove frequenta le scuole dell'obbligo. Si trasferisce poi a Roma con la famiglia dopo la guerra. Sposato con Diana De Feo, giornalista del TG1 nonché figlia dell'ex vicepresidente della RAI Italo De Feo ed eletta al Senato per il PdL nel 2008, ha due figlie: Sveva e Simona.

Dalla carta stampata alla RAI[modifica | modifica wikitesto]

Comincia giovanissimo l'attività nella carta stampata collaborando con Il Momento - Mattino di Roma. Poi lavora per la Gazzetta del Popolo a Torino dove diviene inviato speciale. Comincia a collaborare con la RAI nel 1954, come conduttore a contratto per Il circolo dei castori con Enza Sampò, con cui ebbe un breve flirt[1] e Febo Conti, passando così dalla carta stampata alla televisione. Il rapporto con la televisione di Stato diventa esclusivo dal 1961.

Inviato speciale in Africa per otto anni, realizza servizi in oltre 40 paesi nel periodo della decolonizzazione e dell'inizio delle guerre civili. L'esperienza africana termina per una malattia e per un contenzioso relativo alle spese di viaggio. Lavora poi con Sergio Zavoli nella redazione della trasmissione d'inchiesta Tv7, il settimanale di approfondimento del TG1. Uno dei suoi contributi più significativi è stato un servizio sulle conseguenze dell'uso degli ormoni usati per la crescita dei bovini sulla salute umana. Dal 1976 è per cinque anni conduttore del TG1 e il 28 febbraio del 1977 è il conduttore della prima edizione a colori, dal 1981 lo dirige per due anni; sotto la sua direzione la testata trasmette la morte di Alfredino Rampi a Vermicino (Roma). Nel 1983[2] e 1984[3] conduce la trasmissione di intrattenimento Test. Curato da Fede e da Sandro Baldoni, nel 1983 su Rai 1 va in onda Obiettivo su… dedicato all'attualità.

Nel 1987 termina il rapporto con la RAI, in seguito a un processo per gioco d'azzardo finito con l'assoluzione[4] e, come lui stesso poi dichiarò, per il cambiamento degli accordi politici sulle poltrone RAI: il passaggio della direzione del TG1 dal Partito Socialista Italiano, ultimo riferimento politico di Fede, alla Democrazia Cristiana, nell'ambito dei riequilibri politici e di potere relativi al nascituro Governo Fanfani VI.

Il passaggio alla Fininvest-Mediaset e la direzione del TG4[modifica | modifica wikitesto]

Fede riprende il suo cammino professionale accettando l'offerta di Rete A, dove va a fondare e dirigere il TgA, il primo telegiornale nazionale privato della televisione italiana, la cui prima edizione va in onda lunedì 7 settembre 1987[5]. Nel 1989 passa alla Fininvest di Silvio Berlusconi, dapprima come direttore di Videonews delle tre reti, poi di Studio Aperto che il 16 gennaio 1991 è il primo notiziario ad annunciare in diretta l'inizio dell'Operazione Desert Storm durante la Guerra del Golfo, proprio nel giorno della sua prima messa in onda su Italia 1. Studio Aperto è anche il primo telegiornale a informare sulla cattura dei due piloti italiani Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone.

Dal 20 settembre del 1990, tutti i giovedì in seconda serata su Rete 4, conduce il rotocalco settimanale d'attualità Cronaca, supplemento d'informazione da lui curato per gli appassionati di cronaca-spettacolo[6], con un'audience attestata intorno al milione e 300 mila spettatori[7].

Nel 1992 lascia la direzione di Studio Aperto perché aveva già accettato la direzione del TG4, il nuovo telegiornale di Rete 4, sostituendo Edvige Bernasconi.

Dal 28 novembre 1997[8] e poi nel 1999[9] conduce su Rete 4 il ciclo Le grandi interviste, interviste-ritratto di mezz'ora a personaggi come Clara Agnelli Nuvoletti, Massimo D'Alema, Umberto Bossi, Simona Ventura, Rosa Bossi Berlusconi, Pippo Baudo. Il 25 febbraio 1998 ha condotto in prima serata su Canale 5 il falso televisivo Indagine sulla canzone truccata, dove ha raccontato il finto arresto di Iva Zanicchi.[10]

Dal 2000 cura Sipario, il rotocalco rosa del TG4 di sua concezione, in onda tutti i giorni in coda al telegiornale di Rete 4: crea il neologismo giornalistico "meteorine" per classificare le 'weather girls', annunciatrici del meteo di bella presenza senza una competenza specifica nel campo meteorologico. Dal 2008 sperimentò l'edizione notturna Sipario notte.

Nel luglio del 2004 conduce il TG4 in diretta da Nassiriya per portare la sua solidarietà ai militari italiani colpiti dall'attentato del 12 novembre 2003.

Dal 16 febbraio 2009 dirige su Rete 4 tre prime serate speciali con Password - Il mondo in casa, programma di attualità in diretta da studio con ospiti in collegamento e inviati sul territorio.

Il licenziamento e l'addio al TG4 e a Mediaset[modifica | modifica wikitesto]

Emilio Fede nel 2010

Il 28 marzo 2012, a seguito di una trattativa con Mediaset non andata a buon fine, la società solleva[11] Emilio Fede dalla direzione del TG4.[12] L'azienda di Cologno afferma in un comunicato che non è stato possibile arrivare a una risoluzione del rapporto in modo consensuale. Altresì specifica che l'ex direttore lascia anche Mediaset. Giovanni Toti, già direttore di Studio Aperto, diventa il nuovo direttore del TG4.[13] Il giorno seguente, dopo aver dichiarato di essersi chiarito con l'azienda, firma le dimissioni dal TG4 dichiarando di proseguire nella trattativa per nuove trasmissioni, mantenendo una carica all'interno di Mediaset.[14][15][16]

Nell'agosto del 2012 Emilio Fede incomincia a condurre una rubrica settimanale di attualità politica ed economica intitolata Attualità con Fede.

Tra il 2013 e il 2014 è direttore editoriale del quotidiano La Discussione, in passato già organo della Democrazia Cristiana per le Autonomie[17][18], movimento politico di centro-destra di Gianfranco Rotondi, esistito dal 2005 al 2009, quando è confluito ne Il Popolo della Libertà.

In questo periodo gli viene diagnosticato un tumore al pancreas e i medici gli danno ancora 6 mesi di vita, ma le analisi erano errate.[19]

Il 30 ottobre 2014 Mediaset gli comunica la rescissione unilaterale a partire dal giorno successivo del contratto, in scadenza a giugno. Fede guadagnava 27.000 euro al mese oltre a beneficiare di una casa a Milano 2 a carico dell'azienda, di due autisti, di una segretaria e di un ufficio.[20] A dicembre fa ricorso al tribunale civile di Milano per chiedere a Mediaset il reintegro e il pagamento di 8.411.000 euro come risarcimento e RTI motiva la scelta sottolineando che Fede è indagato per associazione per delinquere a scopo di diffamazione per il presunto ricatto nei confronti dei vertici Mediaset con un fotomontaggio a luci rosse.

Il 9 aprile 2015 il Tribunale civile di Milano respinge la sua richiesta di risarcimento e gli impone di versare a Mediaset circa 10.000 euro per le spese di causa.[21]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Alle Elezioni politiche italiane del 1979 si candida tra le file del Partito Socialista Democratico Italiano.

Nel luglio 2012 fonda il movimento d'opinione Vogliamo Vivere, che sale alle cronache soltanto durante la fine di agosto dello stesso anno[22] poiché durante la presentazione al Teatro Nuovo di Milano la sala era vuota. In seguito verrà sciolto per mancanza di fondi.

Nel settembre 2013 attraverso il suo blog Fede annuncia di aver fondato un nuovo movimento politico chiamato Le Ali della Libertà[23].

Nel maggio 2014 aderisce al movimento Uniti si vince di Luca Miatton a sostegno di Silvio Berlusconi.[24] La tessera numero uno del movimento gli viene poi revocata nel luglio seguente in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni con Gaetano Ferri, suo personal trainer, che riguardano Berlusconi e Dell'Utri.

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

È sposato dal 1964 con la giornalista e senatrice del PdL Diana De Feo, da cui ha avuto due figlie, Sveva e Simona.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Accuse di faziosità[modifica | modifica wikitesto]

Il suo modo di condurre la testata, sbilanciato a favore di Silvio Berlusconi secondo i dati dell'osservatorio di Pavia[25], lo ha esposto a critiche sulla qualità del suo prodotto giornalistico e a interventi dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni a partire dal 1998. Il sostegno politico a Berlusconi, mai negato da Fede, è testimoniato anche da quanto accadde dopo le elezioni politiche del 1994, quando annunciò la vittoria dell'allora leader di Forza Italia con elogi e opinioni parziali. Parte del suo discorso agiografico è stato anche documentato nel film Aprile di Nanni Moretti.[26]

Tra il 1993 e il 1994 prese parte a una sorta di killeraggio televisivo contro Indro Montanelli, direttore del Giornale, contrario all'ingresso in politica di Berlusconi[27]. Il 6 gennaio 1994 aprì l'edizione serale del TG4 con un editoriale in cui ne chiedeva le dimissioni, poiché non condivideva le strategie politiche dell'azienda[28], rincarando la dose in un'intervista a Il Giorno dal titolo Montanelli è un piccolo uomo[29]. In quell'occasione i giornalisti Fininvest, tra cui Maurizio Costanzo, Gianfranco Funari ed Enrico Mentana, intervennero a difesa di Montanelli[29].

Nel 2014 vennero pubblicate alcune conversazioni tra Fede e Gaetano Ferri, il suo personal trainer, segretamente registrate da quest'ultimo, in cui l'ex giornalista rivela particolari importanti sui rapporti illeciti tra Berlusconi e la mafia siciliana, veicolati attraverso Marcello Dell'Utri, che operava come tramite dell'imprenditore[30][31]. In questi dialoghi registrati Fede parla anche di Flavio Briatore, che, secondo quanto risulta dalle registrazioni di Ferri, sarebbe stato coinvolto anch'egli in una storia di mafia, ordinando l'assassinio di un industriale di Cuneo[32].

Multe subite dall'autorità per le telecomunicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2004, dopo la sanzione pecuniaria inflitta dall'Agcom per il mancato rispetto della par condicio nel suo telegiornale prima delle elezioni europee, Fede nell'edizione delle 18:55 del TG4 del 10 giugno 2004 andò in onda con una targhetta al collo su cui era riportato il contenuto della sentenza. Nel 2006, dopo un'altra sanzione di 250.000 € dell'Agcom per violazione della legge sulla par condicio (la seconda in due settimane per un totale di 450.000 €[33]), il giornalista si dice contrario alla motivazione della sanzione e minaccia le dimissioni, mandando tre volte in sovraimpressione il contenuto della sentenza. Successivamente Fede ritira l'ipotesi delle dimissioni, dichiarando di esser stato indotto a restare dalle lettere dei telespettatori.

Discussione con Piero Ricca[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2007 viene fermato dal giornalista indipendente Piero Ricca, che gli pone delle domande sul caso dell'emittente televisiva Europa 7 le cui frequenze, già occupate da Rete 4 dagli anni ottanta quando non esisteva una regolamentazione (Legge Mammì), secondo una sentenza emessa dalla Corte di giustizia europea, dovevano esserle cedute da Rete 4 stessa[34]. Ricca dapprima chiede le sue dimissioni per l'illegittimità a trasmettere di Rete 4 e successivamente indirizza al direttore gli insulti "servo" e "verme", visto il rifiuto di Fede che dice "Berlusconi lo sa ed è praticamente d'accordo, e mi ha detto: "se incontri qualche imbecille che ti chiede se ti sei dimesso digli di sì". Il direttore poi sputa da una scalinata in direzione dei suoi contestatori.[34]

Il diverbio tra i due fu anche trasmesso da Striscia la notizia, che però non mostrò l'antefatto dell'incontro tra Fede e Ricca, sia quando quest'ultimo parlò dell'abusivismo di Rete 4 e sia quando il direttore del TG4 sputò al reporter.

Fede successivamente querela Ricca, il cui blog viene temporaneamente bloccato dalla Guardia di Finanza per un mese[35] e il cui articolo precedentemente pubblicato viene reso inaccessibile a seguito dell'ordinanza.

Critiche a Roberto Saviano[modifica | modifica wikitesto]

Nell'edizione serale del TG4 del 9 settembre 2008 Emilio Fede commenta la condizione di Roberto Saviano, scortato dalle Forze dell'Ordine in seguito alle minacce ricevute dalla camorra. In questo commento risulta molto polemica la critica del direttore riguardo a un Saviano il cui aspetto peculiare, a suo dire, sia di guadagnare molti soldi dal libro (e film) Gomorra. Il 9 maggio 2010 questi attacchi si ripetono, per di più nell'ambito di un servizio non direttamente riconducibile a Saviano o alla camorra, suscitando immediate polemiche da parte di numerosi blog ed esponenti del Centro-sinistra.[36]

La querela da parte del comune di Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Durante una puntata del rotocalco del TG4 Sipario Notte dell'11 ottobre 2008 viene trasmesso un servizio inerente a una zona di Venezia, identificabile come Campo Santi Giovanni e Paolo, il cui commento da parte del direttore stesso scatena una violenta protesta via web sul social network Facebook e altri siti, con cui si accusa il suddetto servizio di essere mistificatorio e diffamatorio. La polemica raggiunge il comune di Venezia, che successivamente dà incarico all'Avvocatura civica di verificare gli estremi per sporgere querela e chiedere i danni arrecati all'immagine della città.[37]

La vicenda dei due milioni e mezzo di euro[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni quotidiani italiani (Corriere della Sera e La Stampa[38]) Fede nel dicembre 2011 avrebbe voluto depositare 2.500.000 euro presso una banca svizzera di Lugano, ma quest'ultima avrebbe rifiutato a causa della dubbia provenienza dell'ingente somma di denaro[39]. A seguito di ciò la Guardia di Finanza ha avviato una serie di verifiche su tale vicenda[40]. Fede comunque ha smentito con decisione questa notizia definendola "totalmente falsa, inventata di sana pianta".[39]

Scorta[modifica | modifica wikitesto]

Ha a disposizione costantemente due uomini di scorta della Polizia, come è emerso da un'inchiesta de Il Tempo.[41]

Procedimenti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Caso Ruby[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2011 è indagato dalla Procura della Repubblica per induzione e favoreggiamento della prostituzione, insieme con Silvio Berlusconi, Lele Mora e Nicole Minetti sul "caso Ruby", sulla base delle prove rappresentate da una lettera anonima, pubblicata poi in prima pagina su due quotidiani, e di una valigetta che avrebbe portato in Svizzera.[42][43][44] Nello stesso periodo viene licenziato da Mediaset.[42]

Il 3 ottobre 2011, assieme a Minetti e Mora, viene rinviato a giudizio per il caso Ruby. La decisione è stata presa dal Giudice dell'udienza preliminare di Milano Maria Grazia Domanico della V Sezione penale del tribunale del capoluogo lombardo. Tutti e tre sono accusati di induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile. Il processo è cominciato il 21 novembre 2011[45][46].

Il 19 luglio 2013 assieme agli altri due imputati Fede è condannato dal Tribunale di Milano nell'ambito del processo "Ruby" bis a 7 anni di reclusione e all'interdizione a vita dai pubblici uffici, per induzione alla prostituzione, favoreggiamento della prostituzione e favoreggiamento della prostituzione minorile[47], più all'interdizione da uffici di mezzi di informazione considerati come pubblici uffici. Viene assolto dall'accusa di induzione alla prostituzione minorile. Nel processo principale Silvio Berlusconi, condannato in primo grado, è invece assolto in secondo grado e in Cassazione.[42]

Il 13 novembre 2014 la corte d'appello ha ridotto la pena a 4 anni e 10 mesi[48], con le accuse riqualificate nel solo favoreggiamento della prostituzione di una maggiorenne, mentre viene assolto dalle accuse di induzione alla prostituzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, in quanto viene riconosciuto che, come Berlusconi, non era a conoscenza della minore età di Karima El Mahroug detta Ruby; Fede si dichiara innocente di tutte le accuse, afferma di non aver portato lui la ragazza marocchina ad Arcore, di non sapere chi fosse e che cosa facesse. Ruby stessa non ha mai ammesso di essere una prostituta.[42][49].

Il 22 settembre 2015 la Corte suprema di cassazione accoglie il suo ricorso e annulla la sentenza del "Ruby bis" a carico di Fede e Minetti, rinviando a un nuovo processo d'appello, respingendo al contempo il ricorso della procura di Milano che voleva condanne più elevate.[50]

Il 7 maggio 2018 la corte d'appello ha ridotto le pene, condannando Fede a 4 anni e 7 mesi per favoreggiamento della prostituzione di Ruby, e Minetti a 2 anni e 10 mesi.[51][52]

Caso Mediaset[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre del 2014 Fede viene indagato per associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione per la tentata diffusione di immagini ai giornali, elemento di indagine collegato a un presunto ricatto nei confronti dei vertici Mediaset per un fotomontaggio a luci rosse.[21][53] La pubblica accusa chiede una condanna a 4 anni e 9 mesi.[54] Il 15 giugno 2017 il Tribunale di Milano ha condannato Emilio Fede alla pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione.

Concorso in bancarotta fraudolenta[modifica | modifica wikitesto]

Per aver ricevuto del denaro di Silvio Berlusconi da Lele Mora nel 2011 ed essendo l'ingente somma «distratta dal fallimento e divisa con Fede, ma anche trattenuta da Mora», è stato condannato in primo grado nel giugno del 2017 a tre anni e mezzo per concorso in bancarotta fraudolenta.[55]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 fu condannato in primo grado in sede civile per diffamazione contro Sergio D'Elia, deputato radicale ed ex membro di Prima Linea, per averlo definito "terrorista" e aver presentato al Tg4, nel 2006, un lungo servizio che il tribunale di Roma definì nella sentenza come «diffamatorio (...) all'evidente fine di offrire ai telespettatori un'immagine negativa (...) La notizia per esser vera deve essere completa, in modo da favorire la libera formazione delle opinioni del pubblico».[56]

Per non aver retribuito il suo ex avvocato Nadia Alecci come da accordi, nel 2014 gli vengono pignorati circa 450.000 euro tra parcella e riserve.[57]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Presenze nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aldo Cazzullo, Da Fede a Eco, vi racconto i miei amori e la mia Rai, Corriere della Sera, 20 febbraio 2006. URL consultato il 26 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 27 dicembre 2014).
  2. ^ Dal sito Rai Teche Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive..
  3. ^ Dal sito Rai Teche Archiviato il 25 settembre 2013 in Internet Archive..
  4. ^ Gigi Marzullo, Bellidinotte: guerrieri moderni & cavalieri d'altri tempi, pag. 138, Guida Editori, 1999. ISBN 8871883047
  5. ^ pag. 20 de L'Unità del 6-9-1987, vd. Archivio Storico Unità [1][collegamento interrotto].
  6. ^ Mariella Tanzarella, Parte 'Cronaca' una prova del tg di Emilio Fede, La Repubblica, 20 settembre 1990. URL consultato il 26 dicembre 2014.
  7. ^ Zoom su Emilio Fede, inventore della formula dell'eterna popolarità, L'Europeo, n.527, 28 dicembre 1990.
  8. ^ Aldo Grasso, Emilio Freud cerca l'inconscio, Corriere della Sera, 14 dicembre 1997. URL consultato il 26 dicembre 2014.
  9. ^ Maria Volpe, Emilio Freud cerca l'inconscio, Corriere della Sera, 14 dicembre 1997. URL consultato il 26 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 27 dicembre 2014).
  10. ^ Rossella Malaspina, Scherzo a Canale 5: arrestata la Zanicchi, in La Gazzetta dello Sport, 26 febbraio 1998. URL consultato il 3 settembre 2016.
  11. ^ Emilio Fede licenziato da Mediaset, ansa.it, 29 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  12. ^ Fede-Mediaset, divorzio clamoroso "Licenziato". Nuovo direttore al Tg4, repubblica.it, 28 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  13. ^ Emilio Fede lascia Mediaset, Giovanni Toti è il nuovo direttore del TG4, ilgiornaledelfriuli.net, 29 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  14. ^ Template:Cita web url=http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2012/03/28/visualizza new.html 158596206.html
  15. ^ L'ultimo giorno di Emilio Fede al Tg4: “Ma non è un addio, bensì un arrivederci”, ilfattoquotidiano.it, 29 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  16. ^ Fede firma le dimissioni: lascia il Tg4. Poi il saluto: «È solo un arrivederci», corriere.it, 29 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  17. ^ Emilio Fede: "Presto direttore de La Discussione", su liberoquotidiano.it. URL consultato l'8 dicembre 2016.
  18. ^ "Il cerchio magico ha soffocato Silvio La Pascale? Pentito di averla aiutata", su iltempo.it. URL consultato l'8 dicembre 2016. Vi si legge: «Per un anno e mezzo ho diretto La Discussione».
  19. ^ Emilio Fede e la diagnosi sbagliata sul cancro, liberoquotidiano.it, 23 maggio 2014. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  20. ^ Fede licenziato ancora da Mediaset: addio a casa e super contratto da 27mila euro al mese
  21. ^ a b Fede licenziato chiede a Mediaset 8 milioni e mezzo
  22. ^ Emilio Fede fonda il suo partito «Vogliamo Vivere». Berlusconi? «Non ne sa niente», corriere.it, 30 agosto 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  23. ^ Emilio Fede presenta il suo Movimento: “Le Ali della Libertà”, blitzquotidiano.it, 16 settembre 2013. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  24. ^ Emilio Fede torna in politica: dopo il flop di ‘Vogliamo vivere', ecco ‘Uniti si vince', ilfattoquotidiano.it, 7 maggio 2014. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  25. ^ Dati di febbraio 2006 del pluralismo politico in televisione dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (PDF)[collegamento interrotto], agcom.it, 28 febbraio 2006. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  26. ^ Ewa Mazierska e Laura Rascaroli, Il cinema di Nanni Moretti: sogni e diari, Gremese Editore, 2006, p. 111. ISBN 8884404185
  27. ^ Paola Di Caro, Indro al Cavaliere: fratelli separati. Fede: lo licenzierei, in Corriere della Sera, 13 dicembre 1993. URL consultato il 6 novembre 2016 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2015).
  28. ^ Fede: Montanelli dimettiti, in Corriere della Sera, 7 gennaio 1994. URL consultato il 6 novembre 2016 (archiviato dall'url originale il 25 ottobre 2015).
  29. ^ a b Marco Travaglio, Montanelli e il Cavaliere, Milano, Garzanti, 2004.
  30. ^ Fede in un audio: "La vicenda Berlusconi? Soldi, mafia... Dell'Utri sa e 'mangia'", repubblica.it, 22 luglio 2014. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  31. ^ Fede: “La storia di Berlusconi? Mafia, mafia, mafia. Sosteneva famiglia Mangano”, ilfattoquotidiano.it, 22 luglio 2014. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  32. ^ Fede: “Ruby? Silvio scopava, scopava”. Su Dell'Utri: “Solo lui sa sulla mafia”, ilfattoquotidiano.it, 23 luglio 2014. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  33. ^ Par condicio, multa a Rete 4 e Italia Uno, corriere.it, 23 marzo 2006. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  34. ^ a b Filmato audio Video dell'incontro tra Emilio Fede e il giornalista indipendente Pietro Ricca, youtube.com, 27 aprile 2007. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  35. ^ Bloccato il Blog di Piero Ricca, over-blog.com, 9 luglio 2007. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  36. ^ Fede all'attacco di Saviano: "Basta, non è un eroe", repubblica.it, 10 maggio 2010. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  37. ^ Il Consiglio comunale approva mozione contro Emilio Fede, gelocal.it, 4 novembre 2008. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  38. ^ Emilio Fede: “La valigetta piena di contanti in Svizzera? Un falso organizzato contro di me”, ilfattoquotidiano.it, 27 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  39. ^ a b Fede e la valigetta con 2,5 milioni di euro: "Mai portato quei contanti in Svizzera", repubblica.it, 27 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  40. ^ Emilio Fede tenta di portare 2,5mln in Svizzera, ansa.it, 27 marzo 2012. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  41. ^ Mancano i soldi, ma le scorte no Ecco tutti i potenti da proteggere, iltempo.it, 20 settembre 2013. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  42. ^ a b c d Emilio Fede: «Lui è salvo io sono stato mandato al patibolo»
  43. ^ Indagati anche Emilio Fede e Lele Mora, ilsole24ore.com, 14 gennaio 2011. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  44. ^ Domanda di autorizzazione ad eseguire perquisizioni domiciliari (PDF), corriere.it, 14 gennaio 2011. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  45. ^ Ruby 2: Fede, Mora e Minetti a giudizio, repubblica.it, 3 ottobre 2011. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  46. ^ Caso Ruby, le ragazze di Arcore parti offese contro Fede, Mora e Minetti, blitzquotidiano.it, 21 novembre 2011. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  47. ^ Ruby bis: 7 anni a Mora (che rinuncia a ricorrere in appello) e Fede, 5 a Minetti. Atti di Berlusconi e legali in Procura, repubblica.it, 19 luglio 2013. URL consultato il 26 ottobre 2014.
  48. ^ Ruby: condannati Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora, ANSA, 13 novembre 2014. URL consultato il 13 novembre 2014.
  49. ^ Niente carcere per la Minetti. "Mi ero illusa di essere assolta", Il Resto del Carlino, 14 novembre 2014. URL consultato il 26 dicembre 2014.
  50. ^ Ruby bis, Cassazione: processo da rifare
  51. ^ [2]
  52. ^ [3]
  53. ^ Paolo Colonnello, Emilio Fede indagato per alcune foto che scottano. Ipotesi vendetta su Mediaset, La Stampa, 23 ottobre 2014. URL consultato il 26 dicembre 2014.
  54. ^ Emilio Fede, pm chiede condanna a 4 anni: «Ricattò Mediaset»
  55. ^ Emilio Fede condannato a tre anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, su lastampa.it.
  56. ^ Radicali: il Tribunale di Roma condanna in primo grado Fede ed il Tg4 per diffamazione nei confronti di Sergio D'Elia
  57. ^ Emilio Fede: "Il mio avvocato m'ha lasciato in mutande"

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