Europa 7

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Europa 7
Logo dell'emittente
Il logo della rete televisiva utilizzato dal 1999 al 2010.
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Tipo generalista
Target tutti
Versioni Europa 7
(data di lancio: 1º gennaio 1999)
Data chiusura 28 luglio 2010
Sostituisce Italia 7
Canali affiliati Atv7
Tvr Voxson
Teleregione Toscana
Gruppo Centro Europa 7 S.r.l.
Editore Francesco Di Stefano

Europa 7 è stata una rete televisiva italiana, lanciata ufficialmente il 1º gennaio 1999 come syndacation di televisioni locali. Successivamente, pur avendo vinto la concessione per le frequenze nazionali dallo stato italiano, non le ha mai potuto utilizzare per la mancata assegnazione delle stesse e, dopo un contenzioso durato dieci anni, nel 2012 l'Italia è stata condannata a pagare 10 milioni di euro di risarcimento alla società.[1]

La società che gestisce il marchio - di proprietà dell'editore Francesco Di Stefano - ha lanciato nel 2010 la piattaforma commerciale in alta definizione sul digitale terrestre Europa7 HD che è stata la prima emittente nazionale a produrre trasmissioni televisive in standard DVB-T2.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

1994-1999[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che Fininvest lasciò nel 1994 la gestione di Italia 7 a seguito della legge Mammì[2], questa fu ceduta alla D.A.P.S., costituita dalle emittenti locali affiliate che ne avevano costituito la syndacation; questa fu poi acquisita nel 1996 da parte dell’imprenditore Francesco Di Stefano - già proprietario della syndication avente come capofila Tvr Voxson. Le trasmissioni di Italia 7 continuarono fino al 31 dicembre 1998 quando assunse la denominazione di Europa 7. Alcune emittenti del nord Italia che già facevano parte della precedente syndication, decisero in seguito di abbandonare il circuito Europa 7 e fondare un nuovo network concorrente, Italia 7 Gold, le cui trasmissioni iniziarono poco tempo dopo quelle di Europa 7. Il canale, dopo la scissione, non riuscì a coprire l'intero territorio italiano e rimase visibile fino alla seconda metà degli anni 2000 perlopiù solo nelle regioni meridionali e del centro Italia. Il palinsesto consisteva di programmi della precedente emittente e altri film trasmessi a ciclo continuo. Nel 1999 Di Stefano decise di creare una televisione nazionale e con 12 miliardi di lire derivanti dalla precedente attività di syndication, decise di partecipare alla gara pubblica per l'assegnazione delle frequenze televisive nazionali, prevista dalla Legge Maccanico del 1997[3], al fine di ottenere due concessioni per due canali, Europa 7 e per 7 plus. A tal fine dovette vendere sia l'emittente di cui era proprietario, la Tvr Voxson, sia il circuito il quale, non essendo poi mai partita la televisione nazionale, è rimasto in gestione al gruppo Media 2001 srl, controllato a sua volta dalla società Fincentro Uno, controllata dallo stesso imprenditore per il 98%.[4] La società vinse la gara ottenendo la concessione ma non le frequenze necessarie a trasmettere su scala nazionale.

Il "Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva" aveva individuato 51 bande usabili (45 della gamma UHF e 6 della gamma VHF) e a ogni emittente dovevano essere assegnate tre bande su cui trasmettere, a seconda della zona geografica, per un totale teorico di 17 emittenti, di cui sei a livello locale, tre per i canali nazionali Rai e otto per quelli nazionali privati. Ulteriori frequenze rimaste libere avrebbero dovuto essere dedicate alle emittenti locali[5]. La gara prevedeva, per semplificare e velocizzare le assegnazioni, che se un vincitore di concessione stesse già trasmettendo su scala nazionale, in modo compatibile con quanto deciso dalle suddivisioni delle bande, avrebbe potuto continuare a impiegare le stesse frequenze, senza attendere il piano di adeguamento delle frequenze. In virtù del ristretto numero di frequenze assegnabili, gli articoli 1 e 2 della concessione prevedevano per i concessionari un termine massimo di 24 mesi dalla notifica della concessione per dimostrare, una volta avute le frequenze (che quindi era previsto venissero assegnate prima di questo termine) di essere in grado di usare le frequenze assegnate coprendo l'80% del territorio nazionale, compresi tutti i capoluoghi di provincia (per le assegnazioni effettuate con la precedente legge Mammì era stato ritenuto sufficiente il coprire il 60% del territorio), a cui si aggiungevano eventualmente altri dodici mesi di proroga in caso di problemi, a giudizio del Ministero.

Nella Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 1999 vennero pubblicati i punteggi che serviranno per la valutazione dei richiedenti delle concessioni[6] Alcuni giornalisti che si sono interessati al caso[7] hanno fatto notare come questo regolamento avrebbe avvantaggiato chi già trasmetteva a livello nazionale, rendendo così più difficoltoso l'ingresso di nuove reti come quelle di Di Stefano e rafforzando invece lo status quo.

Europa 7 vince nel 1999 la gara per la concessione delle frequenze nazionali. Con Decreto Ministeriale del 28 luglio 1999 si dichiarano le vincitrici delle concessioni e Di Stefano risultò vincitore di una concessione per Europa 7 (settima in classifica)[8] pur non avendo ottenuto dallo Stato le frequenze; in concomitanza Rete 4 e Tele+ Nero, che già trasmettono a livello nazionale, pur non essendo in funzione il nuovo Piano delle Frequenze (sul quale è calcolato il limite di due reti per operatore) perdono la concessione. La commissione ministeriale della gara nega la richiesta per 7 Plus, ritenuto non soddisfatto un requisito basato sul capitale sociale. Relativamente a questa seconda concessione Di Stefano fa ricorso al Tar del Lazio che, nel 2000, conferma la decisione e successivamente al Consiglio di Stato, che l'anno seguente annulla la decisione del Tar e costringe il ministero a dare anche una seconda concessione, rendendo 7 Plus l'ottava emittente in graduatoria[9].

Il 22 settembre 1999 fu registrata la concessione di Europa 7 alla Corte dei Conti e il 28 ottobre 1999 gli fu rilasciato il titolo concessorio.[10] La licenza prevedeva l'inizio delle trasmissioni entro il 31 dicembre 1999 e il piano di Europa7 prevedeva 700 assunzioni, un centro di produzione a Roma di 20000 m², composto da 8 studi e un magazzino di programmi.

Europa 7, al contrario del servizio pubblico e di altri concessionari privati, ancora non aveva ricevuto frequenze su scala nazionale, doveva pertanto attendere il piano di assegnazione delle frequenze per poter iniziare le trasmissioni. Secondo il governo italiano, alcuni ricorsi effettuati da Rete Mia, Retecapri e Rete A (oltre a 7 Plus) ritardarono la realizzazione del nuovo piano.[10]

Nonostante Europa 7 sia l'unico nuovo soggetto televisivo vincitore delle concessioni e privo di frequenze già in uso, nel luglio 1999 non può cominciare a trasmettere in quanto vincolato dall'applicazione del piano nazionale di assegnazione delle frequenze il quale, per la persistente inadempienza ministeriale nella redazione dello stesso, unita alla proroga fino al 31 dicembre 2003 per le trasmissioni delle emittenti non vincitrici - data ritenuta successivamente dalla Corte Costituzionale come termine improrogabile a partire dal quale si sarebbe verificato un «effettivo e congruo sviluppo dell'utenza dei programmi radiotelevisivi via satellite o via cavo» - contribuisce a consolidare gli editori già presenti.

Il ministero delle comunicazioni con autorizzazione ministeriale del 1999 e contravvenendo al risultato della gara pubblica, permise la prosecuzione delle trasmissioni analogiche da parte delle "reti eccedenti" (Rete 4 e TELE+NERO). In una nota del 22 dicembre 1999, il ministero si impegnava comunque con Centro Europa 7 perché in breve tempo si arrivasse "di concerto con l'Autorità, alla definizione del programma di adeguamento al piano d'assegnazione delle frequenze".[10] A seguito del ricorso al Tar da parte di Europa 7 in relazione a questa nota, con sentenza n. 9325/04 si affermò che il Ministero avrebbe dovuto assegnare subito le frequenze una volta deciso, in base all'esito della gara, di assegnare la concessione.[10]

Il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze, di competenza dell’AGCOM, di fatto, non verrà mai attuato; inoltre a causa dei vincoli antitrust imposti dalla legge Maccanico, Rete 4 avrebbe dovuto essere trasferita sul digitale entro un termine stabilito dall’Autorità ma tale termine non sarà mai indicato.

2000-2007[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo, dall'aprile 2000 al giugno 2001, il Governo Amato II si disinteressa completamente della vicenda permettendo in questo modo a Rete 4 di continuare a trasmettere in assenza di concessione e, a circa una settimana dalla scadenza dell'autorizzazione a trasmettere, ottiene una proroga per trasmettere in analogico fino alla data dello switch over grazie al decreto definito dal centro-sinistra "Salva Rete 4".

Nel novembre 2002 alla Corte Costituzionale fu chiesto di valutare la costituzionalità dell'art. 3, comma 6 e 7, della legge 31 luglio 1997, n. 249[3], che permettevano a chi ha un numero di reti superiore al 20% - massimo previsto - di prorogare le trasmissioni in analogico, a patto che a queste si inizino ad affiancare le trasmissioni via satellite o cavo, fino ad un termine che doveva essere deciso dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. La Corte, con sentenza 466/2002[11], confermò - come già nel 1994[12] - che nessun privato può possedere più del 20% delle frequenze televisive e le reti eccedenti (quindi Rete 4 e TELE+ Nero), dovevano cessare la trasmissione in via analogica terrestre; ritenne anche non incostituzionale il comma 6 (che ammetteva le proroghe), ma incostituzionale il comma 7 (per cui il periodo della durata massima della proroga non era fissato dalla legge, ma la sua decisione era demandata all'Autorità per le Comunicazioni, che tuttavia non si era ancora espressa in merito nonostante fossero già trascorsi diversi anni sia dall'emanazione della legge sia dalla gara); fissò inoltre un limite improrogabile (il 31 dicembre 2003) per il passaggio esclusivo al satellite e/o al cavo, basandosi su una valutazione dell'AgCom che riteneva quella data sufficiente per trasferire tutte le trasmissioni di Rete 4 e TELE+ Nero su mezzi digitali, senza entrare nello specifico del caso della ricorrente Europa 7 (che aveva chiesto di considerare incostituzionali entrambi i commi, in quanto «l'attuale normativa di settore», ovvero le proroghe per le reti eccedenti regolate dai due commi, «le impedirebbe di utilizzare concretamente le frequenze che le sono state assegnate nella fase di pianificazione»), che per le precedenti decisioni (il DM del luglio 1999) rimaneva comunque l'assegnataria delle frequenze che così si fossero liberate. È da sottolineare che la Corte non era chiamata ad esprimersi sulla supposta correttezza della gara di assegnazione delle concessioni nazionali, ma solo sulla supposta incostituzionalità dei due articoli che permettevano la prosecuzione delle trasmissioni alle "reti eccedenti", infatti specifica che:

« Nel contempo, il collegio rimettente precisa che l'obiettivo della sottoposizione delle questioni all'esame della Corte è quello di impedire la continuazione in modo indefinito — attraverso "una facoltà non delimitata nel tempo" — dell'assetto giudicato incostituzionale dalla sentenza n. 420 del 1994, con conseguenze sulla disponibilità delle frequenze, sul pluralismo informativo e, quindi, sulla legittimità delle impugnate concessioni ed autorizzazioni, nonché delle relative clausole. »

(dalla sentenza 466/2002 della Corte Costituzionale)

Successivamente il ministro delle comunicazioni Maurizio Gasparri presenta - settembre 2002 - un disegno di legge per il riordino del sistema radiotelevisivo italiano e l'introduzione della trasmissione su piattaforma digitale terrestre che viene approvata dal parlamento ma rinviata alle Camere dal presidente della Repubblica per le problematiche relative alla pluralità dell'informazione, sia al concetto di un termine certo per il regime transitorio introdotto proprio dalla sentenza n. 466 del 20 novembre 2002 della Corte costituzionale, che con la legge Gasparri sarebbe stato spostato di un anno e senza indicazioni certe su come operare nel caso per quella data non si fosse raggiunta la pluralità indicata dalla Corte[13]. Così, per poter garantire a Rete 4 di continuare a trasmettere via etere e a Rai 3 di poter continuare ad ospitare pubblicità, il 24 dicembre 2003 il governo Berlusconi vara un decreto legge (decreto legge n. 352/2003, divenuto noto come "decreto salvareti")[14][15][16], trasformato in legge nel febbraio 2004[17]. Il decreto prevede che le "reti eccedenti" possano proseguire le trasmissioni sulle frequenze da loro impiegate, sia nell'analogico che nel digitale, fino al termine di una verifica sullo sviluppo delle reti del digitale terrestre (sviluppo che, con l'aumentato numero di canali, porterebbe a un aumento della pluralità e quindi alla cancellazione del limite di due concessioni per privato. In occasione della conversione del decreto in legge, Berlusconi accuserà la Corte Costituzionale di aver voluto produrre una sentenza con finalità politiche, in quanto "si sa che la Consulta è composta da 10 membri dello schieramento di sinistra e 5 membri del centrodestra"[17].

La legge Gasparri viene successivamente approvata definitivamente il 29 aprile 2004 (legge n. 112/2004[18]). Tra le altre cose la legge prevedeva che:

« Art. 23 (Disciplina della fase di avvio delle trasmissioni televisive in tecnica digitale)
...
5. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, la licenza di operatore di rete televisiva è rilasciata, su domanda, ai soggetti che esercitano legittimamente l’attività di diffusione televisiva, in virtù di titolo concessorio ovvero per il generale assentimento di cui al comma 1, qualora dimostrino di avere raggiunto una copertura non inferiore al 50 per cento della popolazione o del bacino locale.
...
9. Al fine di agevolare la conversione del sistema dalla tecnica analogica alla tecnica digitale la diffusione dei programmi radiotelevisivi prosegue con l’esercizio degli impianti legittimamente in funzione alla data di entrata in vigore della presente legge. Il repertorio dei siti di cui al piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la diffusione radiotelevisiva resta utilizzabile ai fini della riallocazione degli impianti che superano o concorrono a superare in modo ricorrente i limiti e i valori stabiliti in attuazione dell’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 15), della legge 31 luglio 1997, n. 249. »

(legge n. 112/2004, art 23[18])

bloccando la riassegnazione delle frequenze delle concessioni analogiche, in attesa del passaggio completo al digitale terrestre con una diversa assegnazione delle frequenze.

Centro Europa 7 fece nuovamente ricorso al Tar del Lazio chiedendo di ottenere l'assegnazione delle frequenze e richiedendo un risarcimento per il danno subito ma il ricorso fu respinto dal 16 settembre 2004 (provvedimento n. 9315/04 e n. 9319/04), con la motivazione che pur avendo vinto la gara, Europa 7 non avrebbe un diritto soggettivo all'assegnazione delle frequenze per trasmettere e che tale assegnazione spettava in ultima istanza alle autorità in base alle varie normative che tuttavia nel frattempo erano cambiate per prolungare la possibilità alle reti eccedenti di continuare a trasmettere. Dallo stesso Tar nello stesso giorno[10] fu invece accettato il ricorso (n. 9325/04) contro la nota del ministero del 22 dicembre 1999, sostenendo appunto che il Ministero doveva assegnare le frequenze una volta avuto l'esito della gara.[10]

Nel luglio 2005 il Consiglio di Stato,[10] dopo il ricorso di Centro Europa 7 contro la sentenza del TAR, chiese alla Corte di Giustizia Europea di rispondere a dieci quesiti,[19] dove fu messo in discussione il quadro legislativo e un risarcimento danni in favore di Europa 7.

Il 30 novembre 2006 si è tenuta l'udienza alla Corte di Giustizia Europea[20]; durante l'udienza l'avvocatura dello Stato ha difeso la legge Gasparri e sostenuto le posizioni precedentemente espresse nella memoria difensiva del precedente governo.[21][22] Successivamente, dopo alcune interrogazioni alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero dei Beni Culturali da parte di esponenti della maggioranza e dopo che lo stesso ministro Gentiloni aveva disconosciuto l'operato dell'avvocatura dello Stato, il 13 dicembre questa precisò di aver sostenuto in sede comunitaria che i problemi di trasmissione di Europa 7 non riguardavano la legge Gasparri, ma la precedente legge Maccanico del 1997 e che anzi, secondo alcune interpretazioni dell'art. 23 della legge Gasparri - che regolamenta la "fase di avvio delle trasmissioni televisive in tecnica digitale" - sarebbe permesso a Di Stefano di acquistare delle frequenze da un operatore già attivo e iniziare a trasmettere in attesa del passaggio completo al digitale terrestre; l'avvocatura ha anche sostenuto di aver informato la Corte di giustizia europea che, in caso di approvazione del ddl Gentiloni di modifica della legge Gasparri, la società Centro Europa Sette avrebbe potuto ottenere le frequenze che le spettavano.[23] Il 12 settembre 2007 le conclusioni dell'avvocatura generale della Corte evidenziavano che:

« L'art. 49 CE richiede che l'assegnazione di un numero limitato di concessioni per la radiodiffusione televisiva in ambito nazionale a favore di operatori privati si svolga in conformità a procedure di selezione trasparenti e non discriminatorie e che, inoltre, sia data piena attuazione al loro esito.

I giudici nazionali devono esaminare attentamente le ragioni addotte da uno Stato membro per ritardare l'assegnazione di frequenze ad un operatore che così ha ottenuto diritti di radiodiffusione televisiva in ambito nazionale e, se necessario, ordinare rimedi appropriati per garantire che tali diritti non rimangano illusori »

(Causa C-380/05, conclusioni dell'avvocato generale Poiares Maduro[24])

2008-2010[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 gennaio 2008 la Corte ha emesso la sentenza su tale ricorso:

« L’art. 49 CE e, a decorrere dal momento della loro applicabilità, l’art. 9, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/21/CE, che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica (direttiva «quadro»), gli artt. 5, nn. 1 e 2, secondo comma, e 7, n. 3, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 7 marzo 2002, 2002/20/CE, relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica (direttiva «autorizzazioni»), nonché l’art. 4 della direttiva della Commissione 16 settembre 2002, 2002/77/CE, relativa alla concorrenza nei mercati delle reti e dei servizi di comunicazione elettronica, devono essere interpretati nel senso che essi ostano, in materia di trasmissione televisiva, ad una normativa nazionale la cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell’impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati. »

(Causa C-380/05, sentenza della Corte Europea[25])

La sentenza della Corte di Giustizia europea del 31 gennaio 2008 affermava che il sistema televisivo in Italia non è conforme alla normativa europea che impone criteri obiettivi, trasparenti e non discriminatori nell'assegnazione delle frequenze. Un ritardo nell'applicazione della direttiva europea avrebbe comportato una pena pecuniaria a partire dal 1º gennaio 2009 di circa 350 000 euro al giorno e calcolata con effetto retroattivo fino al 1º gennaio 2006.[26][27]

L'ultima udienza al Consiglio di Stato ha avuto luogo martedì 6 maggio 2008 - sentenza n. 2624[28] e il 31 maggio il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato da Europa 7 contro il Ministero delle Comunicazioni e RTI in cui si chiedeva la sospensione dell'autorizzazione a trasmettere per Rete 4, poiché «tardivo». Inoltre, è stato dichiarato inammissibile il ricorso di Europa 7 che chiedeva l'assegnazione delle frequenze, in quanto il Consiglio di Stato non può sostituirsi all'esecutivo ma ha respinto anche un ricorso di Mediaset che chiedeva l'annullamento della sentenza del Tar del Lazio del 2004 - la quale imponeva che ad Europa 7 venissero assegnate le frequenze. Il Consiglio di Stato ha quindi richiesto al Ministero dello Sviluppo Economico di pronunciarsi nuovamente sulla richiesta di frequenze di Europa 7 entro il 15 ottobre 2008, fornendo, in particolare, una nuova «risposta motivata» dal Governo, formulata in base alla sentenza della Corte di Giustizia della Comunità Europea del 31 gennaio, favorevole a Di Stefano. Per questo motivo Rete 4 potrà continuare a trasmettere fino a quando non avverrà l'assegnazione delle frequenze.[29] Tuttavia molti punti restarono aperti: in base alle risposte avute dal governo, il 16 dicembre 2008 il Collegio si riserverà di decidere in via definitiva sul ricorso con cui Europa 7 chiede il risarcimento del danno, valutato intorno ai 2,169 miliardi se le frequenze dovessero essere attribuite, 3,5 miliardi nel caso opposto. Entro tale data[29]:

  • Europa 7 dovrà:
    • descrivere la propria attività dal 1999 a oggi;
    • chiarire perché non ha partecipato alla gara indetta nel 2007 per l'assegnazione delle frequenze;
  • il Ministero dovrà:
    • dare una risposta alla sentenza del 31 maggio;
    • dichiarare quali frequenze sono state rese disponibili dopo la gara del 1999 e come sono state assegnate;
    • chiarire la situazione di Europa 7, la cui concessione mai goduta, secondo l'esecutivo, è scaduta nel 2005 (su questo aspetto, è in atto un contenzioso legale in primo grado);
  • l'Autorità garante per le Comunicazioni dovrà spiegare perché il piano frequenze non è stato adottato, come previsto dalla concessione vinta da Europa 7.

L'Agcom il 13 ottobre 2008 fece sua la proposta di riordino dei canali VHF III impiegati per la trasmissione dei segnali televisivi che avrebbe permesso di ottenere un nuovo canale in banda VHF III, necessario per il passaggio completo al digitale terrestre e previsto entro il 2012 (in base a decisioni europee prese nella conferenza di Ginevra del 2006), se effettuato in anticipo permetterebbe di ottenere un nuovo canale in banda VHF III (attualmente occupato in alcune zone da Rai 1 e secondo l'AGCOM in alcune zone non utilizzabile in quanto disturbato da altre emittenti.[30][31]

Il 15 ottobre, alla scadenza del termine fissato dal Consiglio di Stato, Paolo Romani, sottosegretario allo Sviluppo economico, ha affermato che il Governo ha iniziato le trattative con la RAI al fine di applicare la nuova canalizzazione europea proposta da Sassano (per passare da 7 a 8 canali in banda VHF III) nelle zone digitalizzate: l'accordo si è concluso e tale procedura è avvenuta tra il 22 e il 30 giugno 2009.

A seguito degli annunci dell'AGCOM e del governo, i legali di Europa 7 hanno risposto di essere in attesa di verificare se a queste dichiarazioni seguirà l'effettiva assegnazione delle frequenze, riservandosi comunque di valutare le caratteristiche di questa banda (per es. la copertura del territorio e della popolazione effettiva), affermando tuttavia che non intendono rinunciare alla richiesta di danni dovuti al fatto di non aver potuto trasmettere in questi anni.[32][33][34][35][36][37] L'11 dicembre 2008, il Ministero dello Sviluppo Economico ha assegnato la frequenza E8 (198,5 MHz; VHF III banda) a Europa 7, ma Di Stefano in un'intervista ha manifestato nuovamente il suo dissenso, aspettando la pronuncia del Consiglio di Stato sul risarcimento danni, prevista per il 16 dicembre 2008. La richiesta di risarcimento prevedeva un importo pari a 3,5 miliardi di euro senza assegnazione di frequenze, e 2,16 miliardi con le frequenze.[38]

La procedura di infrazione aperta da parte dell'UE è stata congelata a seguito della decisione di mettere a gara un dividendo digitale di cinque reti nazionali: per tre di esse l'accesso sarà riservato ai nuovi entrati e agli operatori con meno di due reti, le restanti due saranno accessibili a tutti.[39] La procedura verrà chiusa in via definitiva solamente quando "il beauty contest sarà stato effettuato in accordo con le norme Ue". [40]

Tuttavia, dal 23 agosto 2010, Mediaset ha attivato nelle aree all-digital un sesto multiplex di proprietà sul canale 58 UHF (Mediaset 6).[41] Anche il gruppo Telecom Italia Media il 28 settembre 2010 ha attivato un ulteriore multiplex di proprietà sul canale 54 UHF (TIMB 4).[42] Entrambe le frequenze, secondo quanto dichiarato dal Ministro Paolo Romani, sono state autorizzate in via provvisoria per la sperimentazione dell'alta definizione. Le trasmissioni sono cessate il 14 luglio 2011 nella penisola e in Sicilia, mentre in Sardegna lo spegnimento è avvenuto il 19 dicembre 2012[43].

Il 16 dicembre si tenne l'udienza in cui le parti hanno presentarono le loro valutazioni: da una parte Europa 7 ribadì l'insufficienza tecnica delle frequenze e il risarcimento mentre dall'altra parte l'Avvocatura dello stato nominata dal governo sostenne che il ricorso era inammissibile. I giudici il 21 gennaio 2009, con decisione n.242[44] - riprendendo la questione già parzialmente decisa con la sentenza non definitiva del Consiglio n. 2622/08 del 31 maggio 2008 - hanno stabilito che Europa 7 otterrà dallo Stato un risarcimento di poco più di 1 milione di euro.[38][45][46][47] Di Stefano annuncia sull'Espresso del 27 marzo 2009 che nonostante la scarsa copertura, darà finalmente il via all'attività radiotelevisiva in tecnica analogica.[48]

La Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano per aver ostruito la concessione di frequenze televisive alla sua emittente televisiva stabilendo il risarcimento per danni morali e materiali dove l'Italia pagherà all'imprenditore dieci milioni contro una richiesta di due miliardi di euro; tuttavia la Corte ha respinto l'accusa rivolta da Di Stefano nei confronti di Mediaset, che ha potuto regolarmente trasmettere il segnale grazie all'autorizzazione in suo possesso.[49]

Nel marzo 2009, l'emittente ha presentato un altro ricorso al Tar del Lazio per chiedere un'integrazione delle frequenze[50]. Poiché le frequenze assegnate risultano attualmente utilizzate per il DAB, i consorzi interessati, a loro volta si sono rivolti anche loro al Tar del Lazio per chiedere l'annullamento dell'assegnazione ministeriale a Europa 7.[51] In attuazione degli accordi presi con il Governo, in adempimento a un obbligo normativo europeo, tra il 22 giugno e il 30 giugno 2009, si è avviata la procedura di ricanalizzazione delle frequenze radiotelevisive VHF nazionali[52]: il canale ulteriore ai sette preesistenti resosi così disponibile verrà attribuito a Europa 7. Una perizia tecnica effettuata per conto di Europa 7 dalla IRTE, azienda che si occupa di radiodiffusione, mostra che il canale assegnato dal Ministero copre il 10% del territorio e il 18% della popolazione nazionali, con «problemi interferenziali notevoli e diffusi».[53] La concessione vinta nel 1999 prevedeva invece la copertura dell'80% del territorio, di tutti i capoluoghi di provincia[54] e il 95% della popolazione[55] ed Europa 7 sostenne che, per realizzare una rete nazionale in tecnica analogica, ci vogliono tre frequenze per ogni bacino, altrimenti non si può competere con emittenti che coprono il 95% della popolazione.[56] Al contrario il governo replicò che «tra pochi mesi potrà, volendo, trasmettere anche in analogico con una vasta copertura pari a non meno del 70% della popolazione»[55]. Quindi Europa 7 avrebbe dovuto attivare gli impianti entro il periodo compreso tra il 1º luglio 2009 e il 30 giugno 2011. In un'intervista a Radio 24, Di Stefano dichiara che non partirà il 1º luglio 2009 poiché convinto che la sua emittente possa fallire in sei mesi a causa della scarsa copertura.[57] A fine novembre 2009 il Ministero dello Sviluppo Economico aveva tentato di trovare un accordo coi rappresentanti legali di Europa 7 per risolvere il problema delle frequenze. A tal proposito, in data 11 febbraio il Tar del Lazio doveva discutere la richiesta della rete di annullare la delibera che le concedesse l'uso del canale VHF.[58] Su accordo di ambo le parti l'incontro è stato rinviato e sono state effettuate nel frattempo trattative finalizzate a soddisfare i requisiti previsti dalla gara del 1999. L'8 aprile 2010 è stata risolta definitivamente la disputa decidendo che per integrare la copertura del canale 8 in banda VHF, il Ministero avrebbe assegnato dei canali ulteriori, mettendo dunque fine al decennale contenzioso e al ricorso al Tar. Nell'intesa venne inserito il divieto per l'emittente di vendere le frequenze aggiuntive fino al termine ultimo del passaggio al digitale terrestre.[59]

2010-2014[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010, dopo l'ottenimento delle frequenze, la syndication è passata sotto il controllo di Media 2001 S.r.l., società che fa capo a Giuseppe Di Stefano, fratello di Francesco. Il circuito si è via via ridimensionato con l'uscita di tutte le reti affiliate e ha contato, fino alla cessazione delle trasmissioni, solo le tre emittenti di proprietà (Tvr Voxson, Teleregione Toscana, Atv7) che coprirono, rispettivamente, Lazio, Toscana e Abruzzo. Dopo l'avvio delle trasmissioni nazionali di Europa7 HD, il circuito Europa 7 ha abbandonato questo nome senza adottarne uno nuovo fino alla chiusura; anche le trasmissioni in interconnessione, dunque, hanno presentato il solo logo dell'emittente locale.

Di Stefano presentò il piano industriale il 27 maggio 2010 che prevedeva il lancio della prima piattaforma televisiva commerciale con un'offerta di canali in alta definizione sul digitale terrestre in Italia chiamata Europa7 HD con l'utilizzo dello standard DVB-T2.[60][61][62] Il 28 luglio 2010 iniziarono le trasmissioni in via sperimentale dall'impianto di Pratarena presso Monte Compatri e l'11 ottobre 2010 è avvenuto l'inizio definitivo delle trasmissioni, visibili su tutto il territorio nazionale tramite decoder.[60][61][62] Europa7 HD inizia a penetrare nel mercato televisivo grazie a un accordo con la Serie B, che portò alla nascita di Serie B TV con il fine di trasmettere in diretta e a pagamento le partite del campionato Serie B del 2010. Oltre al canale E8 in VHF, l'emittente usò nelle varie regioni dei canali supplementari al fine di garantire una maggiore copertura.[63]

A seguito del fallimento del gruppo Dahlia TV nel 2011, Europa 7 risultava essere l'unico concorrente disponibile all'acquisto dei diritti della Serie B per le restanti giornate del campionato 2010-2011 e per il successivo anno calcistico[64] ma due giorni dopo la Lega di Serie A e quella di Serie B entrambe rifiutarono l'offerta di Europa 7.[65] Successivamente Di Stefano si è accordato con la Lega Serie B per la trasmissione del canale Serie B TV sul digitale terrestre dopo che Mediaset si era aggiudicata anticipi e posticipi. Il nuovo canale, inserito sulla piattaforma di Europa 7 in DVB-T2, trasmise per tre stagioni tutte le partite delle stagione regolare.

A seguito della mancata messa a disposizione delle frequenze a Europa 7 per dieci anni, la Corte europea dei diritti umani ha condannato a giugno 2012 l'Italia al pagamento alla società di Di Stefano un risarcimento di dieci milioni di euro per i danni materiali e morali contro una richiesta di due miliardi di euro.[1] A luglio 2012 il Tar del Lazio condannò poi il ministero dello Sviluppo Economico a seguito della mancata esecuzione del precedente dispositivo della sentenza nominando un commissario per l’esecuzione della sentenza fissando una penale di 1500 euro al giorno per le frequenze negate all'imprenditore di Stefano finché non riuscirà a trasmettere dove e come promesso.[66][67]

Dopo un periodo nel quale aveva trasmesso pochi contenuti - una stagione della Serie B del campionato di calcio italiano, non ha avuto altri contenuti rilevanti e non aveva mai avuto un palinsesto definito - ad agosto 2014 sono cessate le trasmissioni della rete come era comunque successo altre volte nel corso dell’anno ma, diversamente dalle altre volte, sono stati spenti anche i ripetitori.[68]

Per la società Centro Europa 7 S.r.l. è stato dichiarato fallimento il 10 aprile 2014.[69]

Circuito di emittenti[modifica | modifica wikitesto]

Europa 7 in versione gratuita ha potuto trasmettere solo come circuito televisivo, vale a dire come syndication. Dal 1999 al 2010, Europa 7 è stata diffusa come syndication[70] da diverse emittenti televisive regionali, di seguito elencate.

Programmi[modifica | modifica wikitesto]

Telefilm e animazione[modifica | modifica wikitesto]

Programmi autoprodotti[modifica | modifica wikitesto]

  • GAM - Giappone animato magazine
  • Seven Show
  • Super Trambusto

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Elemedia, Europa 7, la Corte europea condanna l'Italia "10 milioni di euro per le frequenze negate" - Repubblica.it, in La Repubblica. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  2. ^ fissava il 25% come tetto massimo per la proprietà di reti televisive nazionali da parte di un unico operatore
  3. ^ a b Legge n. 249 del 1997 (artt. 2 - 7), su www.camera.it. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  4. ^ http://www.frt.it/rs.php?id=66[collegamento interrotto]
  5. ^ Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva Archiviato il 26 settembre 2007 in Internet Archive., sintesi della delibera n. 68/98 dell'AGCOM
  6. ^ Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12/03/99, su gazzette.comune.jesi.an.it. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  7. ^ Si veda per es Alessandro Wagner, Il grande scippo. Europa 7 e Rete 4. L'incredibile vicenda delle frequenze televisive e gli effetti della legge Gasparri, Editori Riuniti, 2003, ISBN 88-359-5493-2, pag 27 e 28
  8. ^ GIOVANNI VALENTINI "Adesso voglio le mie frequenze e il risarcimento per i danni subiti" pubblicato su La Repubblica
  9. ^ Alessandro Wagner, Il grande scippo. Europa 7 e Rete 4. L'incredibile vicenda delle frequenze televisive e gli effetti della legge Gasparri, Editori Riuniti, 2003, ISBN 88-359-5493-2, pag 53
  10. ^ a b c d e f g Ordinanza del Consiglio di Stato del 19 luglio 2005 Archiviato il 27 gennaio 2007 in Internet Archive. sezione "DIRITTO 2.49"
  11. ^ sentenza n 466/2002 della Corte Costituzionale
  12. ^ sentenza n 420/1994 della Corte Costituzionale
  13. ^ Messaggio con cui il presidente Ciampi ha rinviato in data 15 dicembre 2003 la legge Gasparri alle Camere
  14. ^ Decreto tv, mediazione sui rilievi di Ciampi, articolo del Corriere della Sera, del 23 dicembre
  15. ^ Decreto salva reti, la proroga è di cinque mesi, articolo del Corriere della Sera, del 24 dicembre 2003
  16. ^ Riparte la legge Gasparri, Cheli conferma le critiche, articolo del Corriere della Sera, dell'8 gennaio 2004
  17. ^ a b Fiducia al governo sul decreto salvareti, articolo del Corriere della Sera, del 18 febbraio 2004
  18. ^ a b Legge n. 112/2004 Archiviato il 1º marzo 2008, in Internet Archive.
  19. ^ Dettagli Causa C-380/05 Centro Europa 7 in materia di Politica industriale
  20. ^ Quarta Sezione della corte, trattazione orale della causa C-380/05 Centro Europa 7, Calendario 30 nov 2006
  21. ^ Interpellanza su Europa 7 Archiviato il 28 settembre 2007 in Internet Archive. dell'On. Tana De Zulueta
  22. ^ Europa 7, Giulietti: il governo difende Mediaset? E la legge Gasparri? Archiviato il 29 settembre 2007 in Internet Archive., articolo de "L'Unità", del 6 dicembre 2006
  23. ^ Botta e risposta su Europa 7[collegamento interrotto], articolo di millecanali.it, del 28 dicembre 2006
  24. ^ Causa C-380/05, conclusioni dell'avvocato generale Poiares Maduro, presentate il 12 settembre 2007 e sentenza della Corte Europea del 31 gennaio 2008
  25. ^ Causa C-380/05
  26. ^ Europa 7, CGE, le mezze verità e le idee confuse di Beppe Grillo, in newslinet.it, 24 maggio 2008. URL consultato il 21 dicembre 2012.
  27. ^ Giovanni Valentini, La nemesi storica del Cavaliere, in la Repubblica, 31 gennaio 2008. URL consultato il 22 giugno 2009.
  28. ^ Consiglio di Stato, sentenza n.2624 maggio 2008
  29. ^ a b La mancata assegnazione di frequenze per Europa 7 vale 3,5 miliardi, il Sole 24 Ore, 3 giugno 2008
  30. ^ http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=1596 (URL aggiornato)
  31. ^ Per Europa7 nuova frequenza - Il Sole 24 ORE
  32. ^ Europa7, il governo trova le frequenze ma sono della Rai Archiviato il 19 ottobre 2008 in Internet Archive., articolo de "L'Unità", del 15 ottobre 2008
  33. ^ ECO - Rai Uno, e non Rete 4, farà spazio a Europa 7 Archiviato il 9 febbraio 2009 in Internet Archive., articolo de "Il Velino", del 15 ottobre 2008
  34. ^ Per Europa7 arrivano le frequenze grazie a Rai Uno, articolo dell'APCOM, del 15 ottobre 2008, riportato da Alice Notizie
  35. ^ Ok dell'Agcom a frequenze di Rai Uno per Europa 7. Si attende adesso il risarcimento dei danni Archiviato il 8 febbraio 2009 in Internet Archive., articolo di "key4biz", del 16 ottobre 2008
  36. ^ Tv, spunta il lodo Fede Per Europa7. paga la RAI. Ipotesi dell'Authority salva Rete 4[collegamento interrotto], articolo de "il Manifesto", del 16 ottobre 2008, riportato da megachip
  37. ^ Frequenze TV per Europa7. Il governo fa pagare alla RAI il conto salato di Rete4 Archiviato il 21 ottobre 2008 in Internet Archive., articolo di "Articolo 21"
  38. ^ a b Europa7, un milione di risarcimento per la televisione senza frequenze, articolo de "La Repubblica", del 21 gennaio 2009
  39. ^ Ricorso Telecom per avere più spazi sul digitale terrestre - Il Sole 24 ORE
  40. ^ Tv digitale: Ue, bene bando ma infrazione chiusa solo dopo beauty contest - Adnkronos CyberNews
  41. ^ DTT, assegnazione a Mediaset del ch UHF 58 per test HD. Romani: è solo temporanea, lo avremmo fatto con chiunque ce l'avesse chiesto
  42. ^ Digitale terrestre: ancora sperimentazioni HD sui canali del dividendo. Telecom Italia testa sul canale 54
  43. ^ Mediaset spegne i canali HD
  44. ^ Consiglio di Stato n.242/20 gennaio 2009
  45. ^ Il social fard di Europa 7[collegamento interrotto], articolo di "Articolo 21"
  46. ^ Spiegazione della sentenza, anche con riferimento a quelle del 2008 - Travaglio,gennaio 2009
  47. ^ Consiglio di Stato: «Un milione di risarcimento per Europa 7» - Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  48. ^ Il Messaggero
  49. ^ Italia paghi 10 mln a Europa 7
  50. ^ [1], articolo di Primaonline
  51. ^ Caso Europa 7. La beffa delle frequenze già occupate al vaglio della Commissione europea Archiviato il 17 marzo 2009 in Internet Archive., articolo di "Articolo 21"
  52. ^ RAIWay Archiviato il 27 giugno 2009 in Internet Archive.
  53. ^ MELE MARCO EUROPA 7 AVRÀ UN SUO CANALE da Il Sole 24 ore, 12 Dic 2008, p.23
  54. ^ Mauro W. Giannini TV : Europa 7 ancora senza adeguate frequenze? Interrogazione 12 dicembre 2008, pubblicato in Osservatorio Sulla Legalità
  55. ^ a b Europa 7: Di Stefano protesta, "Avevamo vinto una Ferrari con una frequenza che copriva l'80% del territorio. Ora ci danno una bicicletta" Archiviato il 15 dicembre 2008 in Internet Archive.
  56. ^ TV: la vicenda di Europa 7 al Consiglio di Stato Agr, 15 Dic 2008
  57. ^ il VELINO Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale - Leggi l'articolo[collegamento interrotto]
  58. ^ Europa 7: Tar rinvia trattazione delle frequenze - Corriere della Sera
  59. ^ Raggiunto l'accordo per Europa 7
  60. ^ a b E ora va in onda Europa 7 » Camere d'aria - Blog - L'espresso
  61. ^ a b Europa7 HD: lunedì si parte
  62. ^ a b Europa7 HD, lunedì 11 ottobre al via le trasmissioni dei 12 canali - Digital-Sat Magazine
  63. ^ Europa 7, accordo fatto. In onda da giugno
  64. ^ Solo Europa 7 per la serie B - Il Sole 24 ORE
  65. ^ Diritti calcio, Europa 7 offre 5 milioni La Lega li rifiuta e apre a Mediaset | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano
  66. ^ Tv, risarcimento a Europa 7: "grazie" a Berlusconi pagano i cittadini - Il Fatto Quotidiano, in Il Fatto Quotidiano, 15 agosto 2012. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  67. ^ sentenza 2012 (PDF), su camera.it.
  68. ^ L'avventura DVB-T2 di Europa 7 forse è finita, in DDay.it. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  69. ^ Zucchetti Software Giuridico srl, 283/2014 Centro Europa 7 S.r.l. - Fallimento - Portale dei creditori - Fallco, su Portale dei Creditori. URL consultato il 20 febbraio 2018.
  70. ^ Pagina su Storiaradiotv.it, su storiaradiotv.it. URL consultato il 19 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alessandro Wagner, Il grande scippo. Europa 7 e Rete 4. L'incredibile vicenda delle frequenze televisive e gli effetti della legge Gasparri, Roma, Editori Riuniti, 2003, ISBN 88-359-5493-2.

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