DVB-T2

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Logo di DVB-T2
Diffusione in Europa dello standard DVB-T2 (in blu scuro) rispetto allo standard DVB-T (in blu chiaro)

Il DVB-T2, abbreviazione per Digital Video Broadcasting - Second Generation Terrestrial, nelle telecomunicazioni è un'estensione dello standard DVB-T del consorzio europeo DVB per una modalità di trasmissione televisiva digitale terrestre.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo 2006 il DVB decise di migliorare lo standard DVB-T, tanto che nel giugno del 2006 venne creato il gruppo di studio TM-T2 (Technical Module on Next Generation DVB-T, modulo tecnico sul DVB-T di prossima generazione) all'interno del gruppo DVB, al fine di sviluppare uno schema di modulazione avanzato adottabile da uno standard televisivo digitale terrestre di seconda generazione, con il nome di DVB-T2.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

In base ai requisiti commerciali e tecnologici proposti nell'aprile del 2007, la prima fase del DVB-T2 sarà destinata a fornire la miglior ricezione possibile a ricevitori stazionari (fissi) e portatili (cioè unità trasportabili, ma non completamente mobili) usando gli apparati d'antenna attuali, mentre una seconda e terza fase studieranno metodi per raggiungere bit rate più alti (con nuovi tipi d'antenna) e il problema dei ricevitori mobili. Il nuovo sistema sarebbe in grado di fornire un aumento minimo del 30% in termini di bit rate utile, a pari condizioni di canale trasmissivo usato per il DVB-T.

Le tecnologie utilizzate, a grandi linee, saranno le seguenti:

  • Codici a correzione d'errore di tipo LDPC/BCH, in accordo con quanto già avviene nello standard satellitare DVB-S2
  • Opzione di utilizzo di sistemi MIMO o a diversità d'antenna
  • Metodiche per ridurre la potenza di picco irradiata all'antenna trasmittente
  • Più di 8000 portanti: 16.000 e 32.000 portanti permetteranno di minimizzare l'overhead di prefisso ciclico su reti a frequenza singola (nei documenti citati si prospetta un incremento del 50% in termini di bit rate)
  • Stima del canale migliorata e utilizzo di un numero inferiore di portanti pilota
  • Aumento del 30% nella distanza tra ripetitori di reti a frequenza singola
  • Codifica e modulazioni variabili
  • Multiplazione flessibile che permetterà più transport stream in contemporanea e un incapsulamento dei pacchetti di protocollo IP (MHP)
  • I nuovi ricevitori DVB-T2 dovrebbero essere in grado di ricevere segnali DVB-T, ma non l'opposto, a causa delle grandi differenze a livello hardware.

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia gli apparecchi atti a ricevere servizi radiotelevisivi venduti dalle aziende produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale integreranno un sintonizzatore digitale per la ricezione di programmi in tecnologia DVB-T2 con codifica HEVC[1]. A partire dal 1º gennaio 2017, gli apparecchi atti a ricevere servizi radiotelevisivi venduti ai consumatori sul territorio nazionale integrano un sintonizzatore digitale per la ricezione di programmi in tecnologia DVB-T2 con codifica HEVC o successive evoluzioni approvate nell'ambito dell'Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU). I sistemi di ricezione DVB-T2 permettono, di norma, anche la retro-compatibilità con il DVB-T. Invece, i decoder e i televisori non indicati come compatibili con il DVB-T2 non potranno essere aggiornati al nuovo standard con una modifica del software, rendendosi per alcuni necessaria la sostituzione o l'uso di un decoder esterno, come avvenuto con l'introduzione del DVB-T.

Timeline[modifica | modifica wikitesto]

  • Dal 1º gennaio 2017 è possibile vendere solo televisori con DVB-T2 e con HEVC[1], mentre a partire dal 2020 inizieranno le trasmissioni nel nuovo formato.[2]
  • L'8 febbraio 2019 l'AGCOM delibera il nuovo piano di assegnazione delle frequenze del DVB-T2.[3]
  • Il 20 aprile 2019 pubblica la Delibera 129/19/CONS che definisce i criteri di conversione dei diritti d’uso delle frequenze in ambito nazionale per i canali T2.[4]
  • Il 25 giugno 2019 il Mise pubblica gli esiti delle consultazioni pubbliche sui bandi per i diritti d'uso "T2" e per le graduatorie degli "FSMA" locali.[5]
  • Il 22 luglio 2019 pubblica online la tabella di marcia e le linee guida definitive per l'emittenza locale.[6]
  • L'8 ottobre 2019 l'AGCOM pubblica online gli esiti della procedura di assegnazione dei mux in DVB-T2 ai provider nazionali.[7]
  • Il 22 ottobre 2019 viene pubblicata la dismissione dei canali UHF 51 e 53.[8]
  • Dal 1º luglio 2022 saranno permesse solo le trasmissioni con il nuovo standard.[9]

A gennaio del 2020, i gruppi Rai e Mediaset hanno rilasciato due canali di test (i canali 100 e 200) per verificare se il televisore sia compatibile con il nuovo standard di trasmissione che sarà introdotto entro il 2022, ovvero se esso debba essere sostituito con un nuovo apparecchio acquistato successivamente al 2016.[10][11]
Nel luglio 2019, il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato il piano di migrazione alla codifica DVBT/MPEG-4 e allo standard DVBT-2 per le singole aree geografiche italiane, fatta salva la facoltà degli operatori di anticipare discrezionalmente i termini massimi previsti dal MISE.[12][13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b L'Italia ha deciso: dal 2017 scatta l'obbligo DVB-T2 e HEVC per TV e decoder, in DDay.it, 12 marzo 2015. URL consultato il 2 novembre 2017.
  2. ^ Stanno per cambiare le cose col digitale terrestre, in Il Post, 1º novembre 2017. URL consultato il 2 novembre 2017.
  3. ^ AgCom, Delibera n. 39/19/CONS Piano nazionale di assegnazione delle frequenze da destinare al servizio televisivo digitale terrestre (PNAF), su italiadvbt2.blogspot.com, 8 febbraio 2019 (archiviato dall'url originale il 20 aprile 2019).
  4. ^ AgCom, AgCom pubblica la Delibera 129/19/CONS che definisce i criteri di conversione dei diritti d’uso delle frequenze in ambito nazionale per i canali T2., su italiadvbt2.blogspot.com, 20 aprile 2019 (archiviato dall'url originale il 20 aprile 2019).
  5. ^ MISE, MI.S.E: PUBBLICAZIONE ESITI CONSULTAZIONI PUBBLICHE SUI BANDI PER I DIRITTI D'USO T2 E PER LE GRADUATORIE DEGLI FSMA LOCALI., su webcache.googleusercontent.com, 25 giugno 2019.
  6. ^ MISE, TV 4.0: ONLINE LA ROAD MAP E LE LINEE GUIDA DEFINITIVE PER L'EMITTENZA LOCALE., su webcache.googleusercontent.com, 22 luglio 2019.
  7. ^ AgCom, ESITI PROCEDURA ASSEGNAZIONE MUX IN DVB-T2 A PROVIDER NAZIONALI., su webcache.googleusercontent.com, 8 ottobre 2019.
  8. ^ DISMISSIONE CANALI UHF 51 53: CONSULTAZIONE PUBBLICA SU MODALITA' E CONDIZIONE ECONOMICA PER CESSIONE CAPACITA' TRASMISSIVA RAI, su webcache.googleusercontent.com, 22 ottobre 2019. URL consultato il 23 ottobre 2019.
  9. ^ DECISIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativa all'uso della banda di frequenza 470-790MHz nell'Unione (PDF), su ec.europa.eu. URL consultato il 1º gennaio 2019.
  10. ^ Nuovo digitale terreste: ecco il test per capire se dovremo cambiare televisore, su altroconsumo.it, 17 gennaio 2020 (archiviato il 20 gennaio 2020).
  11. ^ Nuovo digitale terrestre, chi deve cambiare il TV?, su tecnologia.libero.it, 18 gennaio 2020 (archiviato il 20 gennaio 2020).
  12. ^ TV 4.0: online la road map e le linee guida definitive per l'emittenza locale, su mise.gov.it, 2 luglio 2019.
  13. ^ DVB T2, cos'è e cosa cambia con la nuova tecnologia, su ilsoftware.it, 16 gennaio 2020 (archiviato il 20 gennaio 2020).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • ETSI EN 300 744 V1.5.1 (2004-11), Digital Video Broadcasting (DVB); Framing structure, channel coding and modulation for digital terrestrial television, scaricabile dal sito ETSI.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]