Clemente Mimun

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Clemente Jackie Mimun, in TV identificato come Clemente J. Mimun (Roma, 9 agosto 1953), è un giornalista italiano.

Giornalista dal 1976, è approdato nel 1983 alla RAI, dove ha lavorato nella più importante testata giornalistica dell'azienda, il TG1, conducendo diversi speciali e numerose volte la rubrica Speciale TG1. Nel 1991 è passato in Fininvest, per poi diventare cofondatore insieme a Enrico Mentana del TG5. Dal 1994 al 2002 è tornato in RAI in qualità di direttore del TG2; successivamente è stato direttore del TG1, fino al 2006, e di Rai Parlamento. Dal 3 luglio 2007 è direttore del TG5. È il primo giornalista italiano ad aver diretto nella sua carriera quattro telegiornali.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Clemente Mimun nasce a Roma nel 1953 da genitori di religione ebraica, madre italiana e padre libico, conosciutisi in Tunisia dove lei era in vacanza mentre lui vi si era rifugiato per sfuggire alle persecuzioni anti-ebraiche.[1] I Mimun tornano in Italia quando Clemente ha cinque anni. Sposato con la giornalista Karen Rubin, ha due figli: Simone (1990) e Claudio (1991)[2].

Tra il 1965 e il 1970 Mimun è con Renzo Arbore tra i ragazzi di Bandiera Gialla.[1]

Mimun inizia la sua carriera giornalistica come fattorino presso l'agenzia Asca di Roma, quindi collabora con L'Europeo,[1] per poi iscriversi all'Albo dei giornalisti nel 1976.

Giornalista RAI[modifica | modifica wikitesto]

Mimun viene assunto dalla RAI nel dicembre del 1983, dietro segnalazione del socialista Claudio Martelli.[1] Inizialmente fa parte del TG1 come redattore ordinario, per poi passare alla qualifica di giornalista parlamentare nel 1985, quindi caposervizio interni nel 1987 e successivamente capo della redazione degli speciali due anni dopo. Durante gli anni ottanta cura Speciale TG1, l'approfondimento della testata in onda alle 23 su Rai 1.

Giornalista in Fininvest[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1991 passa alla Fininvest, in qualità di vicedirettore, dove insieme a Emilio Carelli, Lamberto Sposini, Cristina Parodi, Enrico Mentana, è tra i fondatori del TG5. Il notiziario di Canale 5 ottiene ogni sera quasi sette milioni di spettatori e batte per la prima volta il TG1.

Direttore del TG2[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994 torna in RAI succedendo a Paolo Garimberti come direttore del TG2, dove apporta numerose novità: dall'edizione delle 20:30 alla creazione del primo telegiornale di un'ora, quelle delle 13, coi supplementi Costume e società, e tg2 salute.Introduce numerose rubriche da Nonsolosoldi, a Neon Libri ,Neon Cinema,Si viaggiare.,motori. Queste novità permangono ancora oggi e hanno permesso al tg di Rai 2 di raggiungere il più grande successo d'audience della sua storia,.Mimun dichiarò "abbiamo inventato il giornale-rotocalco.

Viene criticato, nel 1997 da La Voce, il quotidiano diretto da Indro Montanelli, che pubblica in prima pagina un fotomontaggio con tutti i direttori considerati di centrodestra di RAI e Fininvest, tra cui figura anche lui, in divisa nazista. Mimun, che replicherà con un editoriale in diretta dal TG2, riceverà la solidarietà di molti colleghi e le scuse di Montanelli. Grazie al successo di ascolti della testa, vince numerosi riconoscimenti tra cui un Premiolino nel 1998 e 5 Oscar della TV . Rimane direttore del TG2 per 8 anni, fino al 5 maggio 2002, apportando diverse novità alla linea editoriale.

Direttore del TG1[modifica | modifica wikitesto]

Dal maggio 2002 al settembre 2006 è stato direttore del TG1. Durante il suo periodo di direzioni, gli ascolti delle edizioni serali della testata oscillavano tra i 7 milioni e mezzo e gli otto milioni di spettatori con uno share molte volte superiore al 35%, anche quando ci sono i GP di Formula 1 (nei primi 3 anni anche 10-12 milioni, favoriti dalla grande perfomance della Ferrari).

La conduzione del TG1 da parte di Clemente J. Mimun è stata caratterizzata da numerose controversie, legate alla relazione tra il principale telegiornale del servizio pubblico e la maggioranza del governo Berlusconi III e IV.

Le critiche più forti nei confronti di Mimun sono state indirizzate verso l'utilizzo della tecnica giornalistica del "panino" nei servizi di politica. Tale metodo consiste nel mettere all'inizio ed alla fine della notizia la parte dedicata rispettivamente al governo e alla maggioranza parlamentare ed "imbottirlo" con la parte dedicata all'opposizione, in modo da far risaltare sempre l'opinione di un'unica parte politica. A causa di questo modo di presentare la notizia,si dimise in segno di protesta il vicedirettore del TG1 Daniela Tagliafico dichiarando: "Si dà risalto solo al governo".[3] Mimun si è difeso da tali critiche affermando che il "panino" è la conseguenza della politicizzazione della RAI: «La regola dei tre terzi dello spazio divisi tra governo, maggioranza e opposizione risale al presidente ulivista Roberto Zaccaria. L'allora direttore generale della RAI Claudio Cappon ha confermato: "Se facciamo il panino ci criticano, se non lo facciamo si lamentano"». Secondo il quotidiano La Repubblica l'invenzione del panino è precedente alla presidenza di Zaccaria ed è attribuibile allo stesso Mimun quando dirigeva il Tg2 al tempo del primo governo Berlusconi.[4]

Mimun fu criticato da Marco Travaglio e dall'Ulivo[5] per il servizio andato in onda nell'edizione del TG1 del 2 luglio 2003, riguardante la seduta del Parlamento europeo in cui il premier Silvio Berlusconi paragonava ad un kapò l'eurodeputato socialista tedesco Martin Schulz, colpevole di avergli mosso delle critiche. Il direttore scelse di non mandare l'audio dell'intervento, che fu sostituito con un resoconto di Susanna Petruni.[6] Secondo il Financial Times: Neanche il telegiornale sovietico di Breznev avrebbe potuto fare di meglio.[7]

Nel settembre 2003 Striscia la notizia dimostrò come l'intervento di Silvio Berlusconi all'ONU, che il TG1 di Mimun presentò come accolto da applausi dell'aula al gran completo, fu fatto in realtà davanti a sedie semivuote e poca gente. Le immagini del pubblico erano quelle dell'intervento di Kofi Annan, avvenuto alcune ore prima di quello di Berlusconi.[8] Mimun in altre occasioni tagliò le scene in cui Berlusconi veniva fischiato: ne nacque un dissenso con Giorgino che contestò quella decisione, e per questo Mimun lo sospese dalle edizioni serali del Tg1.[9]

Nel 2003 ci fu uno scontro tra il consiglio di redazione del TG1 e il direttore Mimun, che fu poi portato in consiglio di amministrazione RAI. Il CdR lamentò "l'atteggiamento pesante" di Mimun nei propri confronti[10]: accuse mosse dall'Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. Nel 2007 Mimun, che ha sempre respinto le accuse, ha dichiarato: «Per anni i DS hanno chiesto la mia testa»[11].

Nella puntata del DopoTG1 del 15 febbraio 2006, l'allora Ministro delle Riforme Roberto Calderoli ha tentato di esibire una maglietta contro l'Islam, nel quadro della polemica sulle caricature di Maometto sullo Jyllands-Posten[12], scatenando tensioni tra Libia e Italia. Mimun è stato criticato per aver mandato in onda la puntata. Enzo Carra afferma che l'episodio sarebbe frutto di una combine e che sarebbe stato opportuno non mandarlo in onda visto che era registrato. Altri invece hanno criticato il fatto che Mimun non abbia impedito al ministro di mostrare la maglietta e non abbia tagliato il pezzo incriminato. Mimun si è difeso dicendo: «A Calderoli non è stato consentito di mostrare nulla. Se avessi disposto il taglio a quella parte dell'intervista vi sarebbe stato chi avrebbe denunciato una censura o, addirittura, una manomissione per evitare una gaffe del ministro».[12]

Controversie a parte, nel 2006 conduce la rubrica DopoTG1, approfondimento politico in onda dopo l'edizione del Tg1 delle 20.,con medie d'ascolto superiori ai 7 milioni. Il 14 marzo 2006 Clemente Mimun conduce il primo faccia a faccia tra Berlusconi e Prodi per la campagna elettorale del 2006, che registra oltre 16 milioni di telespettatori e il 50% di share[13]; si tratta del faccia a faccia più visto della storia della televisione italiana[14].

Nell'autunno 2006 lascia la direzione del TG1 a Gianni Riotta. L'11 ottobre 2006 viene nominato direttore della Testata Servizi Parlamentari della RAI. Nei 9 mesi della sua direzione rinnova sigla, studio, grafica, linea editoriale della testata che assume la denominazione di Rai Parlamento.

Il 7 gennaio 2008, Gianfranco Funari legge in diretta un sms ricevuto il 23 marzo 2007 da Mimun, quando quest'ultimo non era più direttore del Tg1 ma era ancora in Rai; nel sms, Mimun dà dell'infame a Marco Travaglio[15], quella sera ospite in studio, e si lamenta anche del comportamento dello stesso Funari. Mimun eviterà di dare ulteriori chiarimenti sulla vicenda.

Direttore del TG5[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 luglio 2007 torna al TG5, stavolta nel ruolo di direttore, succedendo a Carlo Rossella e lasciando il posto a Giuliana Del Bufalo a Rai Parlamento.

Nel luglio 2007 il TG5 mise in onda limmagini riprese da distante di bambini coinvolti nel caso di Rignano Flaminio. La scelta effettuata dal direttore di trasmettere questo documento è stata criticata dalle famiglie dei presunti abusati.[16] Mimun è stato in seguito condannato a un'ammenda di 3.420 euro; secondo la Cassazione, il «sacrificio della privacy delle vittime è stato operato non sull'altare dell'interesse generale bensì per il successo della testata».[1]

Dal settembre 2007 Mimun cura una rubrica sul settimanale TV Sorrisi e Canzoni in cui commenta ogni settimana un fatto di attualità. Cura la nuova versione del telegiornale di Canale 5 che va in onda dal 5 novembre 2007, con grafiche e studio rinnovati. Il direttore decide di andare in onda personalmente, conducendo il tg serale alternandosi ad altri 4 giornalisti (Cristina Parodi, Cesara Buonamici, Alberto Bilà e Giuseppe De Filippi).

A fine 2007 Mimun è coinvolto nelle polemiche su presunti accordi segreti tra RAI e Mediaset su gestione e diffusione di alcuni eventi. Mimun chiede ed ottiene di essere sentito dall'ufficio di investigazione interno della Rai, cui dichiara di aver perseguito sempre la massima concorrenzialità. Non gli vengono sollevate contestazioni.[1]

Nel 2008 Mimun rifiuta il ritorno al TG1: «Nel 2008 mi è stato chiesto di tornare al Tg1. Ho risposto: “No grazie, preferisco vivere”».[1]

Nel giugno 2009 Mimun attacca frontalmente Michele Santoro con un editoriale in prima serata al Tg5.[17]La sera prima Santoro aveva detto che il Tg5 non aveva dato la notizia dell'intervento di Beppe Grillo in Senato. Mimun fa rivedere il servizio, a suo avviso ineccepibile.[17] Ma alcune critiche sono rimaste, in quanto il servizio non riporterebbe invece con dovuta specificità la notizia in sé.[17] Tra l'altro nel servizio viene detto che l'intera commissione avrebbe querelato Grillo dopo il suo intervento, mentre i membri dell'Italia dei Valori non avevano seguito la linea comune di PD e PdL.[17]

Nell'ottobre del 2009 Clemente Mimun adotta quella che definisce una "rivoluzione" nell'edizione del TG5 dell'ora di pranzo, rimuovendo la conduzione doppia "all'americana", tradizione e marchio di quella fascia oraria. Mimun decide che quell'edizione deve essere condotta solo da donne e rimuove dal video quattro giornalisti e conduttori: Salvo Sottile, Luca Rigoni, Fabrizio Summonte e Giuseppe Brindisi, scatenando le proteste dei telespettatori. I quattro conduttori "epurati" dalla conduzione hanno criticato duramente l'operato del loro comitato di redazione composto da Paolo Di Mizio, Andrea Pesciarelli e Paolo Trombin. I tre sindacalisti in un'infuocata assemblea sono stati accusati di non aver fatto nulla per difendere i colleghi rimossi dalle conduzioni, neanche una lettera "formale" di solidarietà, preferendo invece appiattirsi sulle posizioni del direttore Mimun per non inimicarselo. I conduttori rimossi a questo punto non potendo contare sui colleghi del CDR si sono rivolti all'associazione della stampa e all'ordine dei giornalisti chiedendo un intervento ufficiale a tutela dei loro diritti[senza fonte]. Il 22 settembre 2014 il tribunale di Roma respinge il ricorso fatto dai giornalisti contro la scelta di Mimun, giudicandolo "infondato"[18].

Il 24 giugno 2011 viene colpito da un grave ictus cerebrale, da cui si riprende completamente. Le sue memorie e i fatti accaduti quel giorno, sono raccolti nel libro "Ho visto cose" edito da Mondadori l'anno seguente.

Nel maggio 2014, a seguito di un pesante calo di ascolti dell'edizione delle 20 del TG5, la stampa riporta di una possibile sostituzione di Mimun alla direzione della testata, ma la notizia viene rapidamente smentita[19][20].

Il 17 ottobre 2017 nell’edizione delle ore 13:00 dopo un servizio di astronomia la conduttrice Cristina Bianchino doveva intervistare il giornalista scientifico Luigi Bignami ma subito lo presentò con l’omonimo di Giovanni Bignami (professore di fisica e astronomia deceduto pochissimi mesi prima) e il giornalista la corresse educatamente ma per questo Mimun lo licenziò. Il giornalista scientifico ha quindi lasciato un lungo post di sfogo il 23 ottobre sul suo account Facebook dove ha ottenuto qualche migliaia di reazioni e più di mille commenti tra solidarietà e polemiche. http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/tapiro-a-luigi-bignami_29377.shtml https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/25/luigi-bignami-il-giornalista-licenziato-per-aver-corretto-la-giornalista-in-diretta-pensavo-che-dire-la-verita-fosse-una-cosa-normale/3934173/

Cariche associative[modifica | modifica wikitesto]

Appassionato tifoso della S.S. Lazio, nel biennio 1998-1999 è stato consigliere di amministrazione della stessa società calcistica durante la gestione di Sergio Cragnotti.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 27 dicembre 2000. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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