Lilli Gruber

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Lilli Gruber
LillGubr.jpg

Parlamentare europea
Legislature VII
Gruppo
parlamentare
PSE
Coalizione Uniti nell'Ulivo
Circoscrizione Italia nord-orientale
Incarichi parlamentari
Presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati del Golfo, compreso lo Yemen.

Membro della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni


Dati generali
Partito politico Lista Uniti nell'Ulivo
Titolo di studio Laurea in Lingue e Letteratura straniera
Professione giornalista

Dietlinde Gruber, detta Lilli (Bolzano, 19 aprile 1957), è una giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva ed ex politica italiana.

Attiva come giornalista televisiva dai primi anni ottanta, lavorò per il TGR, il TG2 e il TG1, conducendo le principali edizioni delle testate, ricoprendo pure il ruolo di inviata, seguendo per la RAI avvenimenti importanti come il crollo del muro di Berlino e la guerra in Iraq. Nel corso della lunga carriera ha scritto diversi saggi e romanzi, pubblicati per Rai Eri e per Rizzoli.

Dal 2004 al 2008 è stata parlamentare europea, eletta dalle Lista Uniti nell'Ulivo, dimettendosi anzitempo per assumere nel settembre 2008 la conduzione della trasmissione Otto e mezzo, tuttora in onda su LA7.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lilli Gruber e Francesco Gaetano Caltagirone

Figlia di Alfred Gruber, imprenditore di lingua tedesca proprietario di un'industria di macchine edili (la Tiger), dopo la separazione dei genitori cresce a Egna, coi due fratelli maggiori, frequentando il liceo linguistico all'interno dell'istituto delle suore Marcelline a Bolzano.[1] Laureata a Venezia in lingue e letterature straniere, svolge il praticantato giornalistico a Telebolzano e scrive per i quotidiani L'Adige e Alto Adige, quindi approda in RAI, dapprima a Sender Bozen, il canale in lingua tedesca, poi, nei primi anni ottanta, alla redazione di Bolzano del TGR Trentino-Alto Adige.[2]

Sotto la guida di Antonio Ghirelli, nel 1986 passa al TG2 conducendo l'edizione di mezza sera del telegiornale e facendosi notare per lo stile aggressivo e per la postura di tre quarti, atipica per un mezzobusto, solitamente inquadrato sempre frontalmente.[2] Avendo chiesto di fare l'inviato dall'estero, nel 1989 ha raccontato per la RAI i giorni che hanno portato al crollo del muro di Berlino, raccontando la sua esperienza sul campo nel suo primo libro Quei giorni a Berlino, pubblicato da Rai Eri e scritto insieme a Paolo Borella.

Dal 1990 è passata al TG1, inizialmente occupandosi di politica estera, per poi condurre l'edizione principale delle 20, senza però trascurare l'attività di inviata, andando spesso in territori coinvolti da conflitti, come le guerre jugoslave, la guerra in Iraq (anche da questa esperienza ha tratto diversi saggi, pubblicati dalla Rizzoli) e gli attentati dell'11 settembre 2001.[2] Nel 1994 ha esordito come conduttrice presentando il programma giornalistico Al voto, al voto!, proposta dalla RAI in occasione della campagna elettorale per le elezioni politiche di quell'anno.[2] Nel 1997 ha ricevuto il "Premio Nazionale Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo". Ha collaborato inoltre con i quotidiani La Stampa e Corriere della Sera.

Sempre negli anni novanta è stata attiva anche all'estero, conducendo nel 1996 il settimanale Focus TV, in onda sulla tedesca Pro 7, e nel 1998 un talk show per SWF. Per conto della CBS ha realizzato una intervista-ritratto all'attrice Sophia Loren.[2]

Dopo aver denunciato la carenza di libertà d'informazione in Italia sotto il governo Berlusconi, nel 2004 ha lasciato la RAI per candidarsi con la coalizione Uniti nell'Ulivo alle elezioni per il Parlamento europeo. Capolista nelle circoscrizioni nord-est e centro, risulta prima degli eletti in entrambe[3], raccogliendo complessivamente oltre 1 milione e 100 000 voti. La fase finale della campagna elettorale della Gruber è seguita da Caterina Borelli, che realizzerà il documentario Lilli e il cavaliere - 10 giorni per battere Berlusconi.

Si iscrisse al gruppo parlamentare del Partito Socialista Europeo ed è stata presidente della Delegazione per le relazioni con gli Stati del Golfo; membro della Conferenza dei presidenti di delegazione; della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della Delegazione per le relazioni con l'Iran. Nel 2007, dopo un iniziale rifiuto a entrare nel Comitato promotore 14 ottobre del Partito Democratico, divenne membro della Commissione per l'Etica, nominata dall'Assemblea Costituente Nazionale.

Nel settembre 2008 ha annunciato la conclusione dell'esperienza politica dimettendosi da eurodeputata, sei mesi prima della fine della legislatura, rinunciando al diritto alla pensione. È tornata così all'attività giornalistica, conducendo dal 2008 la trasmissione Otto e mezzo su LA7. Nel frattempo, ha proseguito anche l'attività come scrittrice, pubblicando i romanzi autobiografici Eredità e Tempesta, ambientati a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento e aventi come protagonisti i componenti della sua famiglia, e il saggio Prigionieri dell'Islam (2016).

Si è sposata a Montagna col giornalista francese Jacques Charmelot.

Parla fluentemente la lingua italiana, il tedesco, l'inglese e il francese.

Aspetti controversi[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2012, 2013, 2015 e 2016 ha partecipato alle riunioni annuali del Gruppo Bilderberg.[4][5]
  • In un articolo di Aldo Grasso su Corriere.it la Gruber viene accusata di non fare mai domande scomode e di essere di parte.[6]
  • Nel corso della campagna del referendum costituzionale 2016, durante una puntata con la Ministra Maria Elena Boschi e il costituzionalista Valerio Onida, la Boschi avrebbe fatto un cenno alla conduttrice per fermare l'intervento della controparte.[7]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gian Antonio Stella, [1]
  2. ^ a b c d e Grasso, pp. 356-357
  3. ^ È Lilli Gruber la più votata E al Sud trionfa Massimo D'Alema, in La Repubblica, 14 giugno 2004. URL consultato il 30 gennaio 2010.
  4. ^ Bilderberg Meetings - Latests Conferences, in Bilderberg Meetings. URL consultato il 31 gennaio 2016.
  5. ^ Participants, in Bilderberg Meetings. URL consultato il 9 giugno 2016.
  6. ^ (IT) Aldo Grasso, La cortesia istituzionale e il gioco di sponda di Lilli Gruber, in Corriere della Sera. URL consultato il 05 dicembre 2016.
  7. ^ Il gesto della Boschi alla Gruber: così il governo pilota i media?, in ilGiornale.it. URL consultato il 05 dicembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN10103448 · LCCN: (ENn91016686 · SBN: IT\ICCU\RAVV\042328 · ISNI: (EN0000 0001 1872 9199 · GND: (DE128597739 · BNF: (FRcb14624179p (data)